13 ottobre PAG. I e VII. Minacce alla moglie, non potrà avvicinarsi a casa Applicata per la prima volta in città la nuova legge sul femminicidio

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1 13 ottobre 2013 PAG. I e VII Minacce alla moglie, non potrà avvicinarsi a casa Applicata per la prima volta in città la nuova legge sul femminicidio di Alessandro Cori Ha minacciato di ammazzare la moglie, e la polizia lo ha subito allontanato da casa, con il divieto tassativo di avvicinarsi a lei o di farsi vedere nei luoghi che frequenta. E se non dovesse rispettare le misure precautelari, rischia di finire dietro le sbarre. È il primo caso sotto le Due Torri di applicazione del decreto sul femminicidio appena convertito in legge dal parlamento. Lo ha spiegato ieri mattina in questura il dirigente delle volanti, Stanislao Caruso, che ha parlato di una legge «che ora ci dà strumenti efficacissimi». È successo venerdì mattina verso le Una donna bolognese di 40 anni ha chiamato il 113 dopo essere stata minacciata di morte dal marito, un cinquantenne residente in città. «Ti ammazzo, farai la fine delle altre donne, non chiamare la polizia», le ha gridato contro l uomo, solo perché lei aveva rifiutato di dargli i soldi per comperare le sigarette. La donna, che già in passato lo aveva denunciato per maltrattamenti, danneggiamento, lesioni e atti persecutori (ma poi, come spesso accade in casi di violenze in famiglia, aveva ritirato le querele) si è chiusa in camera e ha chiamato la polizia. Due volanti sono intervenute e hanno trovato l uomo, molto agitato, sotto casa. Lo hanno identificato e hanno adottato le misure previste dalla nuova legge, che permettono alle forze dell ordine di agire subito, salvo poi avvisare la procura per la convalida. Così ora l uomo non può più avvicinarsi a casa e a una serie di luoghi indicati dalla moglie, altrimenti verrà arrestato. Grazie a questa legge, sottolinea Caruso, «ora possiamo immediatamente prendere provvedimenti, in casi come questi che vedono un imminente pericolo per una donna». Capita spesso, infatti, che la vittima ritiri la denuncia e faccia dei passi indietro, rischiando poi che gli episodi di violenza o le minacce accadano di nuovo. In questo caso, invece, con l allontanamento, la vittima viene subito tutelata. Le autorità, peraltro, stanno verificando se si può ipotizzare un quadro di maltrattamenti ai danni della signora, visti i precedenti del marito. Se il reato dovesse essere accertato, l uomo rischia l arresto.

2 14 ottobre 2013 PAG. 4 L ecatombe dell eroina bianca: otto vittime Imprenditore trovato senza vita dalla sorella sabato sera in un palazzo di via Bertiera di Enrico Barbetti L eroina bianca uccide ancora. La micidiale sostanza è infatti la probabile causa della morte di un imprenditore di 44 anni, Emiliano Pavoni, trovato riverso a terra nel suo monolocale in un elegante palazzo di via Bertiera (nella foto), in pieno centro. L uomo è la quattordicesima vittima della droga dall inizio dell anno e l ottava dell eroina bianca dallo scorso giugno, quando si sono accesi i riflettori sulla impressionante serie di decessi dovuti sempre alla stessa polvere contenente una percentuale elevatissima di principio attivo. A cadere sotto i colpi dello stupefacente sono anche persone senza apparenti problemi di tossicodipendenza. Come nel caso del 44enne, incensurato e mai segnalato come assuntore di droghe. La tragica scoperta è stata fatta sabato sera attorno alle 22. Nessuno era più riuscito a parlare con Pavoni da giovedì, così la sorella sempre più preoccupata è andata a cercarlo in via Bertiera. Lì il 44enne, imprenditore del settore immobiliare, ha ristrutturato un appartamento ricavandone sei monolocali da affittare. Egli stesso si era stabilito in uno degli alloggi. Dopo avere suonato invano, la sorella ha chiamato i vigili del fuoco, che sono entrati da una finestra e hanno aperto ai soccorritori del 118, i quali non hanno potuto che constatare il decesso. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione Bologna. Su una scrivania è stata trovata una banconata arrotolata, vicino a una striscia di polvere grigiastra. Le analisi hanno confermato che si tratta di eroina. Nel monolocale c erano anche un altro involucro di sostanza, uno spinello e quasi 30 grammi di hashish in un cassetto. Per i vicini la morte dell uomo è giunta del tutto inaspettata: «Era una persona di grande cultura e intelligenza, viaggiava spesso per il mondo e quando era qui veniva ogni tanto da noi a prendere il caffè». Niente lasciava pensare che facesse uso si stupefacenti. Dell episodio è stato informato il pm di turno Marco Forte, ma la vicenda potrebbe essere collegata ai precedenti casi di overdose, su cui indagano il procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Augusto Borghini con i carabinieri del nucleo operativo. Accertamenti sono in corso anche su un altro decesso sospetto, avvenuto due notti fa all ospedale di Bentivoglio, dove era stato portato un cinquantenne di Castel Maggiore colpito da arresto cardiaco. Sarebbe la nona vittima dell eroina bianca.

3 13 ottobre Bologna: contro le barriere arriva il fai-da-te Un disabile bolognese che si fa chiamare Toro seduto costruisce in centro con gli amici una rampa per uscire di casa: Questa città ha adattato tutti i mezzi pubblici, ma non i marciapiedi di Irene Leonardi Contro le barriere arriva il fai da te. Un disabile bolognese, che preferisce restare anonimo e si fa chiamare Toro seduto, con un gruppetto di amici ha preso mattoni e cemento e si è costruito da solo in pieno centro la rampa che gli permette di uscire di casa. Bologna ha adattato tutti gli autobus affinché possano essere utilizzati dai disabili ma non i marciapiedi racconta il giovane bolognese Toro seduto ai microfoni di Radio Città del Capo. Una persona in carrozzina dovrebbe dunque scendere dal bus e andare lungo la strada rischiando di essere investito da macchine e motori. È così che, come il condottiero americano dei Sioux nel 1876 reclutò guerrieri nella battaglia di Little Bighorn, assicurandosi un indiscutibile vittoria, il Toro Seduto che vive sotto le Due Torri ha mobilitato i suoi amici per costruire una rampa che gli permettesse di arrivare in strada, con la sua sedia a ruote, superando il gradino dei portici. Un lavoretto fatto in autonomia, uno scivolo fabbricato nottetempo con l aiuto degli amici e sul quale è stato inciso, come un marchio, una stella e la firma: Toro seduto. Un nome da indiano proprio perché a tutti gli effetti mi ritrovo seduto in carrozzina racconta. Sotto casa ha una fermata degli autobus ma lui, di mezzi pubblici, non ne ha mai preso uno fino ad ora: Da stasera la rampa che abbiamo costruito mi aiuterà a superare il gradino. Una volta sceso dal bus potrò arrivare sotto i portici e quindi, a casa. Un iniziativa che nasce dall esigenza, racconta, di ottemperare ad una mancanza del Comune che non è intervenuto per rendere accessibile il portico. Di richieste alle amministrazioni ce ne sono migliaia, ma esiste la legge 13/89 che, con le altre, prevede l eliminazione delle barriere architettoniche.

4 14 ottobre Le donne bocciano la nuova legge Carmen Marini: «Le norme approvate sull onda dell emergenza, mentre serve un cambiamento culturale» di Lucia Cuccurese A tre giorni dalla conversione del decreto sul femminicidio in legge, le voci reggiane che a vario titolo, si occupano del tema sembrano concordare sul fatto che la legge, pur introducendo singole norme utili e positive, sia manchevole. «È un decreto emergenziale, invece dovrebbe essere qualcosa di più organico. Bisogna che ci sia un coordinamento sul territorio: dalla Procura, agli avvocati, alla Casa delle donne, al Provveditorato, all ospedale e così via. Le pene sono utili, ma non bastano se non sono supportate da una sinergia», ha commentato l Avvocato Giovanna Fava, componente del tavolo interistituzionale di Reggio Emilia contro la violenza sulle donne. Tavolo a cui fa parte anche il centro antiviolenza Casa delle donne di Reggio, la cui presidente, Carmen Marini, concorda con l Avvocato Fava nel dire che la nuova legge in materia di femminicidio (il cui nome, tra l altro, è fortemente contestato, dato che di violenza sulle donne si parla solo in cinque articoli su undici) avrebbe dovuto essere pensata in maniera più strutturata e condivisa : «Noi ci teniamo a dire che non siamo in emergenza, ma il problema purtroppo lo si affronta come se fossimo in emergenza. Dalla ratifica della convenzione di Istanbul da parte dell'italia, la ministra Josefa Idem si era mossa in maniera positiva con i centri antiviolenza, costruendo un dialogo. Poi con le dimissioni della ministra e con la delega delle Pari opportunità, c è stata una retrocessione nei confronti dell attenzione alle donne e ci siamo perciò ritrovati con questo nuovo decreto. Certo, qualcosa di positivo all interno c è: mi riferisco, ad esempio, al riconoscimento della violenza assistita, al fatto che si parli di centri antiviolenza, di audizione protetta e del permesso di soggiorno per le donne straniere offese. Ma il decreto ha un taglio prettamente penale e, se così vuole essere, non è sufficiente. Gli uomini, infatti, hanno sì più pene, che è un bene, ma le donne, parallelamente, non hanno maggior protezione. Se non si rafforzano, dunque, i centri antiviolenza, non avverrà una maggiore tutela». I fondi stanziati dalla norma a favore del piano antiviolenza sono difatti insufficienti a garantire un servizio di appoggio adeguato alle esigenze delle vittime, considerato che come sottolinea Marini i centri vivono o, in certi casi, sopravvivono, grazie al volontariato. A riguardo, poi, l Onorevole Pd Vanna Iori, pur consapevole della carenza del denaro stanziato, ha calcato l accento sull impegno nella ricerca delle risorse, che saranno investite oltre che nelle attività dei centri antiviolenza anche in quella di prevenzione all interno delle scuole e nello sviluppo dei centri di recupero per gli uomini maltrattanti, dato che, sostiene la deputata, «il problema delle violenza sulle donne è un problema anzitutto degli uomini e si combatte anche lavorando sugli uomini».

5 Carmen Marini, tuttavia, pur riconoscendo l interesse delle parlamentari reggiane nell avviare un dialogo sugli emendamenti approntati alla legge, non si accontenta e afferma che i centri antiviolenza sono «in attesa dell inizio di un percorso partecipato, come era nelle intenzioni della ministra Idem», poiché «il problema della violenza di genere non è di sicurezza, ma è di tipo politico e culturale». Perciò, prosegue Marini, «serve un piano a lungo termine, poichè la punizione di per sé non basta a modificare la cultura paternalistica». E, a proposito di paternalismo, Marini indica come rischiosa l irrevocabilità della denuncia, introdotta dalla nuova legge: «Essa dovrebbe essere accompagnata ad un piano di assistenza delle donne. Noi, come centri, abbiamo infatti paura che le donne non denuncino nemmeno più per timore che poi non possano ritirare la querela. Il motivo è che c è un idea negativa sulle donne che querelano e poi ritirano e questo lo si capisce dal fatto che un provvedimento di questo genere, cioè di tipo paternalistico, non lo si sarebbe mai pensato per gli uomini».

6 13 ottobre "Prostituzione in appartamento in aumento. Sfruttate schiave del sesso" E' difficile ricostruire con precisione la mappa della prostituzione in città, il giro d'affari e come si propaga. Non è un caso che per descrivere ciò che c'è a Cesena si parli di prostituzione invisibile; non quella in strada, ma quella che si confonde nelle stanze dei condomini vicino alle famiglie comuni di Alessandro Mazza E' difficile ricostruire con precisione la mappa della prostituzione in città, il giro d'affari e come si propaga. Non è un caso che per descrivere ciò che c'è a Cesena si parli di prostituzione invisibile; non quella in strada, ma quella che si confonde nelle stanze dei condomini vicino alle famiglie comuni. Il sentore di chi lavora nel progetto Oltre la strada, che ha il compito di dare un'alternativa onesta, è che negli ultimi anni sia aumentata anche a Cesena. Ne è prova l'incremento dei messaggi pubblicitari a pagamento che si trovano in quotidiani, settimanali, riviste e su internet passati da 450 nel 2010 ai 600 del «Vogliamo far sapere spiegano gli operatori di Oltre la Strada che chi frequenta una ragazza in appartamento non dà i soldi a lei, ma ad una organizzazione che la sfrutta: una organizzazione transnazionale che recluta le ragazze nei paesi d'origine, soprattutto in zone di periferia o degradate, per sfruttarle in Italia». Le ragazze vengono anche spostate di città in città e spesso anche tra regioni. A Cesena le nazionalità che vanno per la maggiore sono tre: est europa, sudamerica e Cina. Le testimonianze raccolte dagli operatori nel corso degli anni raccontano di persone che pensano di entrare nel giro solo per poco tempo. Vengono in Italia per mandare soldi in patria ai genitori o per guadagnare lavorando qualche mese. In realtà uscire dalla morsa è molto difficile visto che partono le minacce verso la ragazza e la famiglia. Senza contare che della vecchia marchetta alla ragazza resta poco tolta la percentuale dell'organizzazione, l'affitto, le bollette, le inserzioni pubblicitarie; tutto a suo carico. Le prestazioni di sudamericane e ragazze dell'est in abitazione si aggirano sui euro e ciò che avviene nella casa è sotto il controllo di una connazionale che controlla il flusso di clienti e di cassa; la madame è più stanziale nelle abitazioni rispetto le ragazze che vengono spostate di frequente. Per quanto riguarda la pubblicità, ci sono frasi in codice per far capire senza essere espliciti quello che si offre. Massaggio naturale significa che si può farlo senza preservativo oppure senza fretta significa che non ci sono limiti di tempo. Per chi arriva dall'america Latina e dai Caraibi c'è un trucco: le ragazze si "sposano" in Spagna diventando comunitarie. A quel punto possono entrare in Italia. Oltre la Strada è un servizio dell'asp valle savio che rappresenta a livello istituzionale la soluzione per uscire dal giogo dello sfruttamento. Sia sessuale che quello legato alla pratica criminale del caporalato. Per chi è costretto a prostituirsi, Oltre la Strada offre anche tutte le informazioni ed indicazioni per la tutela sanitaria. Il numero verde da contattare è

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