Povertà in Alto Adige: capire per contrastare

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1 Povertà in Alto Adige: capire per contrastare Analisi sulla povertà in Alto Adige

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3 pagina 3 Indice Indice Capitolo 1: La povertà invisibile in Alto Adige...3 Capitolo 2: Che cos è la povertà e come si misura...6 Capitolo 3: Chi sono i poveri? Forme di povertà in Alto Adige...13 Capitolo 4: Cosa porta alla povertà? I fattori che l originano...22 Excursus: uno sguardo ai vicini. La povertà nel Tirolo del Nord e in Trentino...30 Capitolo 5: Povertà e distribuzione del reddito: non c è povertà senza ricchezza...36 Capitolo 6: Chi è a rischio di povertà? I più importanti gruppi a rischio Fattori di rischio per la povertà relativa...41 Povertà ed età...43 Famiglie numerose e famiglie monoparentali...48 Povertà e immigrati...52 Povertà e gruppi al margine...57 Capitolo 7: Cosa fa la politica contro la povertà?...62 Capitolo 8: Come si vive la povertà?...69 Capitolo 9: L impegno della Caritas contro la povertà...75 Capitolo 10: Come contrastare la povertà?...81 Glossario...89 Bibliografia...91

4 Capitolo 1: La povertà invisibile in Alto Adige pagina 4 Capitolo 1 La povertà invisibile in Alto Adige La povertà non è una vergogna, recita un proverbio. Ciononostante, nessuno ammette volentieri di essere povero. La povertà può significare molte cose, dall obbligo di dovere vivere ogni giorno con lo stretto indispensabile, fino alla povertà relativa, cioè la condizione di avere un reddito e beni (casa, auto, risparmi) in misura minore rispetto alla media della società in cui si vive. Si possono considerare povere delle persone o delle famiglie che a casa hanno una lavatrice o addirittura un auto? Singoli o famiglie che vanno persino in vacanza ogni anno, per qualche giorno o addirittura per settimane? O sono veramente povere solo quelle persone che non possono permettersi altro che la pura sopravvivenza e dipendono dagli aiuti sociali pubblici? La povertà, nella nostra società moderna, è quasi invisibile pubblicamente. Alcune persone sono abituate a una vita modesta fin dall infanzia; molte persone devono stare attente ad ogni Euro che spendono per poter arrivare a fine mese con la pensione minima; altri non possono più permettersi il normale stile di vita della famiglia media altoatesina e ne sentono la mancanza, senza per questo considerarsi poveri. Spesso ci vuole molto tempo prima che le persone in situazione di povertà prendano la decisione di non tenere più nascosti i loro problemi e di cercare aiuti. Chi lavora alla Caritas si confronta ogni giorno con gli emarginati della società e sa raccontare di miserie molto concrete, miserie che però non giungono all esterno: la povertà nascosta. La povertà è relativa perché le persone in questione vivono in una provincia benestante. In base al reddito pro capite, l Alto Adige è diventata la seconda regione più ricca d Italia e l ottava regione più ricca dell Unione Europea. Nel 2003 ogni famiglia altoatesina ha raggiunto, in media, un reddito di Euro. Ma anche il limite di povertà è salito a Euro per una famiglia di due persone ( per una famiglia con un solo componente). Secondo studi attuali dell ASTAT, il 14,9% delle famiglie altoatesine è sotto questo limite e questo gruppo sta crescendo di numero. Il 10% più povero delle famiglie deve sopravvivere con 534 Euro al mese. Quanto più crescono i gruppi di reddito superiori tanto più altre famiglie e singoli sembrano dover restare indietro come una specie di base di povertà.

5 pagina 5 Capitolo 1: La povertà invisibile in Alto Adige Questo tipo di povertà non equivale più alla completa miseria fisica e sociale. La povertà in Alto Adige significa sempre una carenza negli ambiti vitali più importanti e una partecipazione limitata al benessere, in confronto con lo standard di vita materiale e sociale medio corrente. La statistica si deve basare su condizioni chiare e oggettivamente rilevabili, ma le situazioni e le condizioni di vita delle persone che hanno un reddito al di sotto della soglia di povertà sono molto diverse tra di loro. Molte migliaia di persone in Alto Adige non sanno più come andare avanti: perché i problemi finanziari diventano troppi, perché i debiti opprimono, perché la pensione o gli alimenti non bastano più, perché non si trovano più sostegni nell ambiente sociale. Questa povertà però non è visibile, diversamente da quella evidente dei senza dimora, dei tossicodipendenti o di chi passa le giornate nei servizi sociali. In questi ultimi tempi gli operatori di enti assistenziali si confrontano con una nuova esperienza incontrando sempre più persone che non hanno la povertà è scritta in faccia. Nascosta fra chi aspetta nelle sale d attesa dei servizi sociali, dei consultori della Caritas, fra le famiglie sfrattate o fra quei dipendenti del tutto normali ai quali si pignora lo stipendio. In Alto Adige, dove la Provincia Autonoma ha competenza primaria in materia di politica sociale, la lotta alla povertà costituisce uno degli impegni più importanti. La Provincia nel suo bilancio annuale ha a disposizione più di Euro per ogni cittadino quindi, teoricamente, la povertà non dovrebbe esistere. Invece, la povertà relativa e il numero delle persone ufficialmente riconosciute come bisognose crescono parallelamente al benessere della società. Come si possa affrontare al meglio la povertà è argomento di discussioni controverse che naturalmente seguono i vari orientamenti politici e i vari interessi sociali. Si inizia dal concetto di fondo: come possono essere definiti lo svantaggio sociale, la carenza, la povertà? Si continua nella ricerca delle cause: sono determinanti dei deficit personali o motivi strutturali o è addirittura la stessa assistenza sociale a rendere permanente la dipendenza dei poveri dalla mano pubblica? Infine, si discute sulla politica contro la povertà: quali misure sono eticamente dovute, quali sono quelle politicamente più efficaci? Nelle considerazioni sulla povertà in Alto Adige è importante tenere presenti dati centrali e fatti concreti sulla povertà, ma i numeri da soli non bastano a spiegare il fenomeno, necessitano di interpretazione. Conoscere le dimensioni di un problema è importante, ma occorre la comprensione critica di una problematica sociale. Questo studio intende fornire un introduzione al problema della povertà e un panorama sui risultati degli studi disponibili sul tema in Alto Adige, senza la pretesa di essere esauriente. Occorrono molti altri studi, ma i dati disponibili permettono di farsi un idea di massima della consistenza, delle cause e delle implicazioni della povertà. A questo scopo saranno anche brevemente spiegati alcuni concetti teorici fondamentali per approfondire successivamente gli orientamenti etici e politici nei confronti della povertà e gli sforzi politici per combatterla e prevenirla. Il testo è arricchito da una serie di dialoghi con esperti di diversi ambiti che dal loro punto di vista commentano vari aspetti della povertà. La pubblicazione vuole integrare l informazione ufficiale sulla povertà e contribuire a una comprensione critica e differenziata della questione, nonché promuovere la disponibilità a intervenire attivamente nel dibattito sulla povertà.

6 Capitolo 2: Che cos, è la povertà e come si misura pagina 6 Capitolo 2 Che cos è la povertà e come si misura? La povertà è un fenomeno che è stato spesso descritto con termini quali povertà vecchia e nuova, povertà evidente o invisibile, povertà contrastata o accettata. Gli approcci alla povertà sono molti e sempre nuovi. La povertà è un problema talmente complesso che nessun approccio individuale può esaurire del tutto l argomento. Nonostante tutta la sua complessità si possono comunque rilevare due costanti. La prima: la povertà è difficile da determinare scientificamente. Devono essere oggettivate condizioni di vita del tutto quotidiane e dunque occorre sviluppare strumenti sufficientemente precisi. La seconda: quando si parla di povertà è sempre presente una componente politica. Valutazioni politiche sono inevitabili nell analisi, ciò che conta è esprimerle chiaramente. Dove inizia la povertà? Quanti più aspetti delle condizioni di vita concrete delle persone si considerano, tanto più difficile diventa tracciare una linea di demarcazione tra povertà e non-povertà. Già oggi si ricorre a termini quali rischio di povertà o gamma dei gruppi a rischio, ma quando la politica sviluppa degli interventi per le persone in questione bisogna definire precisamente i destinatari di queste misure. Bisogna quindi individuare un concetto comune di povertà, come misurarla o rilevata, quali sono le cause che la determinano e come bisogna cominciare a prevenirla e combatterla. Per questo cerchiamo di spiegare come la povertà viene definita e quantificata. Le definizioni della povertà divergono e ognuna di esse comporta metodi diversi di misurazione, livelli e gruppi diversi di povertà. Ciò porta a diverse ipotesi su come combattere le concrete situazioni di povertà. Per la politica sociale, l identificazione delle persone colpite da povertà è di fondamentale importanza perché sono loro le destinatarie dei contributi pubblici e degli aiuti sociali. Ma anche per le attività delle associazioni sociali è importante avere una definizione chiara di povertà e un immagine altrettanto chiara delle persone che ne sono colpite così da poter impiegare al meglio propri mezzi limitati e raggiungere chi ha veramente bisogno d aiuto. Una definizione chiara permette di escludere l arbitrarietà e dà certezza alle persone sui loro diritti.

7 pagina 7 Capitolo 2: Che cos, è la povertà e come si misura Chi è considerato povero? Sono sempre state considerate povere le persone che vivono in condizioni di carenza assoluta, che possono saziarsi raramente, che hanno vestiti e alloggi più che modesti, che soffrono il freddo e l umidità quanto la solitudine e le malattie, senza avere la forza di reagire. Oggi è generalmente considerato povero chi non riesce a procurarsi con le proprie forze vestiti, viveri, alloggio e altre cose indispensabili in maniera sufficiente e adeguata. Nei paesi in via di sviluppo vale la definizione ONU della povertà assoluta: sono povere le persone che, secondo il potere d acquisto locale, hanno giornalmente a disposizione meno di un dollaro. Nei paesi industrializzati vale la definizione della povertà relativa che è applicata anche dall UE: Sono da considerare poveri quei singoli, famiglie e gruppi di persone che dispongono di mezzi (materiali, culturali e sociali) talmente esigui da essere esclusi dallo stile di vita che è accettabile come minimo nello Stato membro nel quale vivono. ¹ Una volta povertà significava soprattutto miseria materiale, in seguito un secondo aspetto ha guadagnato importanza: la dipendenza umiliante e l emarginazione dovute alla povertà. La povertà non ha solo un lato materiale, ma anche uno sociale e psicologico. Oggi sempre più ambiti di vita sono sottoposti al mercato e organizzati in modo commerciale. Chi non guadagna abbastanza può partecipare sempre meno alla vita sociale e ciò porta a una sottile emarginazione. Le persone colpite non sono più considerate membri della società a pieno titolo. Sempre più bambini nei paesi industrializzati vivono questa esperienza. A volte quest emarginazione pesa di più delle carenze materiali. Il criterio per definire la povertà nella nostra società non è più dunque la semplice sopravvivenza: sono decisivi lo standard di vita dell ambiente sociale e culturale in cui è inserite una persona e le sue possibilità di partecipare al benessere generale. Le difficoltà nell approccio scientifico alla povertà consistono nel rilevare e valutare le condizioni di vita quotidiane di una persona. Nel considerare le situazioni di povertà non si deve dimenticarne l aspetto soggettivo, cioè la percezione personale di chi ne toccato e che può anche non sentirsi per niente povero benché l opinione pubblica e le istituzioni lo reputino tale. Il metodo delle risorse Per metodo impostato sulle risorse si intende quell approccio che considera la povertà in termini finanziari. Una persona è quindi povera se ha un reddito troppo esiguo per poter comprare quei beni e servizi che fanno parte dello standard di vita considerato normale. La difficoltà di questo approccio consiste nel determinare da quale limite in poi qualcuno è da considerarsi povero. Il problema sta dunque nella definizione della soglia per la povertà. Per questa definizione occorrono una serie di giudizi di valore e una serie di decisioni. Una possibilità è quella di utilizzare il limite fissato dalla Provincia Autonoma di Bolzano per concedere reddito minimo d inserimento (464 Euro al mese nel 2005). Di norma però, la povertà di reddito è determinata in relazione alla distribuzione dei redditi. Allora si parla di povertà relativa se una famiglia si trova al di sotto di una certa percentuale (per lo più il 50% o il 60%) del reddito medio pro capite. In altre parole: una famiglia con due persone è considerata povera se il suo reddito è inferiore al reddito pro capite medio. Questo metro di misura deve però anche considerare la composizione della famiglia perché le spese familiari non crescono proporzionalmente al numero di membri. Il primo membro di una famiglia ha il coefficiente 1, tutti gli altri un coefficiente sotto l 1, scalato con l età, perché le spese crescono con l età e i bambini consumano meno degli adulti. Per la standardizzazione i vari metodi usano diversi metri di valutazione (scale di equivalenza).² Il numero di persone che ha i requisiti per accedere al reddito minimo di inserimento indica, per la Provincia che lo eroga, la quantità di poveri esistente sul territorio. Accettando questo limite di povertà ufficiale non si può trascurare la povertà nascosta di chi avrebbe diritto al reddito sociale minimo ma non lo fa valere, per i motivi più vari, e di chi supera questo limite ma ha comunque un reddito al di sotto del 50% del reddito medio (cioè la soglia della povertà relativa ). Nell assistenza sociale si distingue chiaramente tra i concetti di povertà (relativa, assoluta ecc.) e il minimo vitale inteso come fabbisogno materiale di base valutato in termini finanziari. Già dal 1973 in Alto Adige è stato studiato questo fabbisogno di base con l aiuto di un cesto di merci, il cui valore è aggiornato a intervalli regolari. Il paniere di beni e servizi utilizzato per la definizione del minimo vitale è ormai superato e andrebbe aggiornato e ampliato, ma continua ad essere il parametro monetario ufficiale della povertà.

8 Capitolo 2: Che cos, è la povertà e come si misura pagina 8 Importo base per le misure di assistenza economica sociale e per il pagamento delle tariffe dei servizi sociali Componenti della famiglia Importo base Fabbisogno mensile in Euro Fabbisogno annuale in Euro 1 persona (misura di riferimento) , ,00 1 persona in coabitazione 100 x 1,20 430, ,60 2 persone 100 x 1,59 570, ,72 3 persone 100 x 2,04 732, ,32 4 persone 100 x 2,46 883, ,68 5 persone 100 x 2, , ,80 6 persone 100 x 3, , ,60 7 persone 100 x 3, , ,40 8 persone 100 x 3, , ,20 9 persone 100 x 4, , ,00 10 persone 100 x 4, , ,80 Aggiunta per un componente familiare con invalidità civile al 100% e categorie paragonabili: altri 179,50 Euro. Contributo globale annuale per singoli: 897, 50 Euro Contributo globale per famiglie: Euro Fonte: Ripartizione Politiche Sociali, Ufficio anziani e distretti sociali, Provincia Autonoma Bolzano Quando si parla del reddito di una persona bisogna considerare se vive da sola e deve quindi sostenere tutte le spese per conto suo o se vive con i familiari e può dunque dividerle. A questo scopo bisogna calcolare un reddito pro capite proporzionale (il cosiddetto reddito di equivalenza ) e distinguere se da esso dipendono una o più persone. Nel calcolo del reddito di equivalenza, i componenti della famiglia hanno un peso minore perché certe spese - come ad es. beni di consumo a lunga durata, affitti, mutui - possono essere distribuite su più persone. La scala modificata dell OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), per esempio, attribuisce alla persona che percepisce reddito un coefficiente di peso pari a 1, ai conviventi con più di 15 anni un coefficiente di 0,5 e a quelli al di sotto dei 15 anni un coefficiente di 0,3. Per chi riceve il reddito minimo di inserimento e il contributo per l affitto in Alto Adige nel 2004 complessivamente persone si pone la questione se questo sia sufficiente per vivere. L assistenza economica sociale non sempre è in grado di compensare carenze generali, per es. la sistemazione abitativa. Se il metodo di analisi partisse dalle condizioni di vita non basterebbe considerare le risorse materiali bensì occorrerebbe guardare alla situazione globale di sviluppo della persona: l abitazione, l alimentazione, la salute, la formazione, la ricreazione, i contatti sociali e altri aspetti ancora. Esiste infatti uno stretto legame tra povertà finanziaria e disagio in vari settori dell esistenza: la questione è quella di rilevarne i livelli limite.

9 pagina 9 Capitolo 2: Che cos, è la povertà e come si misura Il metodo delle condizioni di vita Un secondo metodo per studiare la povertà parte dalle condizioni di vita di una persona o di una famiglia (in tedesco viene definito Lebenslagenansatz ). S interroga sul grado di benessere di persone e famiglie nei principali ambiti dell esistenza visto che il reddito da solo non dice tutto sulle effettive condizioni di vita e sugli eventuali disagi: la povertà non può essere ridotta esclusivamente agli aspetti materiali. La situazione psicosociale può, ad esempio, avere effetti molto gravi sul benessere personale. L inserimento in un ambiente familiare sano, relazioni sociali stabili e aiuto tra vicini possono spesso compensare in buona parte il basso reddito. Bisogna anche far valere il punto di vista soggettivo delle persone. Per valutare la condizione di vita si propongono una serie di indicatori: accanto al reddito si considera come viene vissuta l eventuale disoccupazione o un lavoro part-time non desiderato e se ci sono condizioni di lavoro umilianti. Si valuta anche lo spazio abitativo a disposizione, l attrezzatura della casa, eventuali problemi di salute, il titolo di studio, le spese sanitarie. Questo metodo verifica inoltre se le persone con un basso reddito restino escluse dalla vita sociale. Quest esclusione è spesso chiamata emarginazione. L emarginazione sociale dalla vita comunitaria può consistere per esempio nel non avere parenti o amici sul cui sostegno poter contare. Sotto il profilo della salute, l emarginazione sociale può sintetizzarsi nelle seguenti affermazioni: Quando sono ammalato mi è difficile ricevere assistenza medica perché non ho un assicurazione sanitaria, Non posso permettermi di nutrirmi in maniera sana, Se mi ammalo, chi mi assisterà?. Emarginazione significa quindi non poter partecipare alla vita sociale e culturale. La povertà relativa, invece, si riferisce a una posizione all interno di una graduatoria. Il basso reddito e l emarginazione sono strettamente collegati. Nei casi di povertà grave si accumula il disagio nei più diversi ambiti di vita: dal lavoro alla salute, dalla casa alle relazioni sociali. Va rimarcato che nella discussione pubblica a volte si usano indiscriminatamente i termini povertà e emarginazione. I due concetti devono invece essere chiaramente distinti perché l emarginazione ha un altra qualità rispetto alla povertà. Per misurare l emarginazione si fa spesso riferimento al disagio in più ambiti vitali. Quando la povertà di reddito si coniuga a un disagio multiplo e si consolida per un periodo piuttosto lungo si parla di una situazione permanente di povertà. Generalmente si considerano anche gli ambiti di lavoro, il reddito, lo standard di vita, la formazione, la casa e la zona in cui si abita, ma anche quanto si è soddisfatti delle proprie condizioni di vita. Risultano esserci famiglie che sono a basso reddito, altre che sono disagiate e altre ancora invece soffrono di entrambi i fenomeni. Parla l esperto Che cosa si misura quando si misura la povertà? Dott. Hermann Atz, direttore dell Istituto di ricerche sociali APOLLIS a Bolzano e docente di statistica all Università Leopold Franzens a Innsbruck Quale concetto conviene usare per quantificare i poveri in Alto Adige? Atz: Generalmente si parte dal reddito come criterio centrale.questo metodo di misurazione però dice poco sulla concreta condizione di vita perché considera soltanto la posizione di reddito relativa di una persona o di una famiglia. La povertà relativa dipende direttamente dalla distribuzione dei redditi che ci consente di sapere quante persone e in che misura sono lontane dal reddito medio. Se tutti i redditi fossero esattamente nella media, la povertà relativa sarebbe zero. Quanta più disuguaglianza c è, tanto più grande è la percentuale dei relativamente poveri. Questo però non dice nulla sulla reale condizione di vita dei poveri. In una società in rapida modernizzazione sembra inevitabile l esistenza di uno zoccolo duro di relativamente poveri che non riesce a tenere il passo. Come potrebbe la politica contrastare l aumento della disuguaglianza? Atz: Se ci paragoniamo agli altri paesi, si possono vedere le varie disuguaglianze fra i redditi. Ci sono paesi che hanno tradizionalmente una distribuzione equilibrata dei redditi, come per esempio quelli scandinavi, altri accettano differenze di

10 Capitolo 2: Che cos, è la povertà e come si misura pagina 10 reddito maggiori, come per esempio gli USA. La tendenza generale, al momento, va verso una maggior disuguaglianza di reddito. La povertà relativa non ha niente a che vedere con la fame: parte da un concetto di svantaggio. Se qualcuno non può permettersi determinati beni di consumo che sono abituali in una società, questo comporta una svalorizzazione sociale. Si sa che le persone si sentono povere se possono permettersi meno di quelle a cui si paragonano. Partendo da questo approccio comparativo, la definizione di povertà relativa ha un senso. Quando invece è il caso di misurare la povertà col metodo delle condizioni di vita? Atz: Questo concetto valuta anche i criteri centrali relativi alla qualità di vita, come la casa, la formazione, la salute nonché l inserimento sociale. Comunque, non è sbagliato mettere il reddito al centro dell indagine perché le altre risorse diventano accessibili tramite il reddito. La misurazione relativa della povertà ha un grande svantaggio: quello di includere un solo valore limite per definire la povertà. Basta guardare quanto diverse sono spesso le condizioni di vita tra la città e la campagna. Un certo reddito in città non basta per vivere, mentre potrebbe essere sufficiente nelle zone rurali. Ci sono persone nei paesi delle valli che hanno relativamente poco per vivere ma che non si considerano povere: la casa costa di meno, c è un po di produzione propria, pretese minori, si ricevono prodotti agricoli dal vicino e le famiglie con le quali ci si confronta hanno un tenore di vita più o meno simile. La statistica è una generalizzazione che non va sopravvalutata. Questo significa che non è possibile fare una misurazione unica della povertà per tutto l Alto Adige? Atz: Se davvero il costo della vita varia tra città e campagna sarebbe necessario differenziare adeguatamente il limite della povertà relativa. In campagna, mediamente, si guadagna di meno. In città la vita costa di più, ma si guadagna anche di più. Con una misurazione differenziata, in città ci sarebbero più persone dichiarate povere e meno in campagna. Le proporzioni fra le persone relativamente povere che abitano in città e quelle che vivono in campagna cambierebbero. Bisogna poi considerare anche le spese di ciascuno e vedere se i redditi percepiti bastano a coprire tutte quelle necessarie. Nello studio ASTAT 1999 si è cercato di iniziare a tenerne conto: sono stati rilevati i costi della casa e quelli speciali per i figli e per persone bisognose di assistenza e cura. Guardare solo il lato del reddito può limitare la visione d insieme. I costi per la casa ammontano in media a quasi il 20% del totale delle spese. Per le famiglie monoparentali superano il 30%, per quelle con un inferiore ai 5.000,00 Euro costituiscono addirittura il 44%. Quanto più basso è il reddito tanto più alte sono mediamente le spese per la casa. Nei singoli casi ci sono grandissime differenze. C è una grande differenza tra le persone relativamente povere in Alto Adige, cioè il 14,9% delle famiglie secondo l ASTAT 2003, e la percentuale di chi riceve assistenza economica sociale, cioè solo 1,6% nel Atz: Quando si concede l assistenza economica sociale, si considerano anche le effettive necessità di spesa, per esempio per la casa, così come è considerata la situazione patrimoniale. Tutto questo non si valuta col semplice criterio della povertà relativa. Teoricamente, comunque, ci sarebbero più persone con diritto all assistenza economica sociale rispetto a chi oggi la riceve. Queste persone spesso non fanno domanda perché non vogliono essere considerate un caso per l assistenza sociale, perché non hanno il coraggio di farsi avanti o perché non sono o non vogliono essere informate. Nello studio d approfondimento sulla distribuzione dei redditi 1998/ 99 sono stati individuati due gruppi principali a rischio di povertà: le famiglie con molti figli e le persone che vivono da sole. Come mai questi due gruppi sono più a rischio? Atz: Dipende piuttosto dalle caratteristiche della categoria a cui appartiene chi vive da solo (anziani, studenti, vedovi, divorziati, ecc.). Solo fino a un certo punto vivere da soli comporta di per sé un rischio di povertà, semplicemente perché la gestione di una casa è più costosa se si è da soli ad affrontare tutte le spese. I costi base ci sono, l effetto scalare è considerato nel reddito standardizzato ma probabilmente in misura troppo esigua. Il vivere da soli comporta un rischio di povertà dal punto di vista delle spese. In Alto Adige la gran parte dei poveri che vivono è costituita da donne anziane che spesso non hanno una copertura pensionistica. La reversibilità della pensione è inferiore alla pensione normale e dunque molte di queste donne sono a rischio di povertà relativa, cioè di avere un reddito inferiore al 60% del reddito medio. In futuro queste pensioni saranno probabilmente sostituite da pensioni sociali o minime. La reversibilità è un modello ad esaurimento come compenso per l essere solo casalinga.

11 pagina 11 Capitolo 2: Che cos, è la povertà e come si misura Il 40% delle famiglie con più di tre figli è relativamente povero. È una conseguenza della mancanza del secondo reddito o dei costi per i figli? Atz: No, non dipende dai costi perché per stabilire la povertà relativa si guarda solo il reddito. Oggigiorno, il tipo di famiglia coppia senza figli con doppio reddito è in un certo senso il caso ideale e queste famiglie possono permettersi uno standard di vita discreto. Se ci sono 2-3 figli, la rinuncia è doppia. Innanzitutto i genitori non possono più lavorare entrambi a tempo pieno perché uno si deve occupare dei figli. Per lo più è la donna a scegliere un lavoro part-time. Ora un reddito e mezzo deve bastare per quattro, cinque persone. Nel 1999 il sostegno finanziario per le famiglie era ancora molto poco. Solo famiglie a bassissimo reddito percepivano allora assegni familiari. Lo sgravio fiscale per le famiglie seguita a essere ridicolo. Se entrambi i genitori continuano a lavorare a tempo pieno devono spendere di più per l assistenza ai figli, scelta fatta generalmente solo dalle donne con reddito elevato. A loro conviene. In ogni caso, i redditi dei due genitori devono bastare anche per un assistenza esterna. I figli sono un fattore di povertà perché con un reddito minore bisogna nutrire più persone. Sarebbe diverso solo se il sostegno alle famiglie compensasse pienamente tutti i costi aggiuntivi. Nel primo studio ASTAT sulla distribuzione dei redditi appaiono rendite patrimoniali piuttosto basse. La povertà sarebbe minore se si riuscisse a rilevare più precisamente il patrimonio? Atz: Per i gruppi più poveri della popolazione non cambierebbe molto dato che non possiedono molto patrimonio. Ci sono misurazioni sul reddito che considerano l abitazione di proprietà una specie di reddito, un reddito fittizio, che dipende dalla grandezza e dalla qualità della casa. In Alto Adige c è una percentuale alta di case abitate dai proprietari. L altro aspetto è la formazione del patrimonio. L acquisto di una casa può essere considerato una forma di risparmio, non una spesa di consumo. Il pagamento delle rate del mutuo o il pagamento di un affitto non hanno la stessa valenza. L affitto è una spesa pura, la restituzione del mutuo è invece una costituzione di patrimonio. Per quanto riguarda la povertà, questo è un aspetto importante perché molte persone relativamente povere in campagna vivono nella casa di proprietà e non hanno dunque spese d affitto. I relativamente poveri in città abitano più frequentemente in appartamenti in affitto, ma spesso anche in alloggi IPES con canone d affitto proporzionale al reddito. Le vere rendite patrimoniali, come per esempio quelle provenienti da affitti o da interessi, non sono così alte e spesso non sono distinte bene dal reddito proveniente da lavoro autonomo. Vere rendite patrimoniali si riscontrano piuttosto negli strati abbienti della popolazione, la cui situazione non emerge precisamente da questo tipo di studi. Negli strati più poveri questo tipo di reddito ha poca incidenza. Anche con una rilevazione molto precisa del patrimonio la povertà relativa nella popolazione altoatesina cambierebbe di poco. Solo 9% del reddito complessivo delle persone relativamente povere deriva da sussidi e contributi pubblici. Non è sorprendentemente poco? Atz: Presumibilmente i dati non sono completi, ma solo un approssimazione grossolana. I redditi derivanti dai contributi pubblici non sono ancora stati rilevati in modo sufficientemente differenziato. Alcuni, probabilmente, hanno dimenticato o taciuto questi contributi o non sono nemmeno consapevoli della loro natura. Prendiamo per esempio la pensione sociale: alcuni destinatari forse non considerano questa pensione come un aiuto sociale, ma come una pensione normale. Anche gli assegni familiari che sono pagati insieme allo stipendio sono considerati da molti come parte dello stipendio mentre in realtà si tratta di un contributo sociale. Bisognerebbe guardare bene tutte le entrate e dividerle in categorie: reddito da lavoro, rendite da patrimonio e contributi sociali. Dopo questa visione panoramica dei fattori di rischio, dove stanno le cause concrete della povertà? In certe condizioni di vita il rischio, cioè la probabilità, di diventare poveri è più alta. Per finire effettivamente in povertà devono però subentrare altri fattori. Quali? Atz: Ci sono molte singole cause. In primo luogo occorre comunque distinguere tra le situazioni passeggere e quelle durature. Per esempio: un giovane laureato che non ha ancora un posto fisso e ha dunque un basso reddito sa che in futuro, in un normale mercato di lavoro, troverà presto una buona occupazione. Le famiglie giovani a volte passano qualche anno difficile, ma col tempo hanno nuove opportunità di guadagno e accedono agli aiuti pubblici. Dagli studi effettuati è emerso che è più frequente la povertà temporanea di quella strutturale e consolidata. Bisogna distinguere precisamente. Ci sono cause differenti: chi si trova nel momento di passaggio tra formazione professionale e lavoro e guadagna poco vive un altro tipo di povertà di chi non ha nessuna formazione professionale e a 50 anni perde il lavoro. Da questa povertà strutturale è molto più difficile uscire, riguarda persone poco qualificate, di una certa età e con una biografia lavorativa frammentata. Certe persone poi hanno un reddito al di sopra del limite di povertà relativa, ma non controllano le loro spese e s indebitano progressivamente: la lotta alla povertà deve iniziare da loro.

12 Capitolo 2: Che cos, è la povertà e come si misura pagina 12 Cosa si può fare sul piano politico per combattere la povertà strutturale? Atz: Inizierei dalle cause da cui dipendono i redditi bassi - formazione, mercato del lavoro, problemi personali - affinché cambi qualcosa nel reddito a lungo termine. Poi bisogna cercare di coprire i bisogni fondamentali delle persone povere: casa, salute, formazione, eccetera. La distribuzione dei redditi derivante dal mercato del lavoro è difficilmente modificabile. La disuguaglianza in Alto Adige è destinata piuttosto a crescere. Attraverso una ridistribuzione ciò può essere alleviato e dove la povertà è collegata a deficit personali si possono offrire aiuti concreti per superarli, per esempio con la riqualificazione, le cure mediche, il sostegno sociale. Principalmente, la nostra economia è strutturata in modo da produrre sempre una curva di distribuzione disuguale dei redditi: una certa percentuale sarà sempre sotto il limite di povertà relativa. Si può contrastare questa tendenza con dei sussidi sociali: pensioni sociali più alte, più assegni familiari, più assistenza economica sociale ecc.. Una parte della povertà relativa può essere risolta con un migliore sostegno alle famiglie. Questo sostegno è da distinguere nettamente dall assistenza sociale perché la politica per le famiglie non è politica sociale. Con interventi di politica economica generale è possibile invece influenzare la distribuzione dei redditi solo in una certa misura.

13 pagina 13 Capitolo 3: Chi sono i poveri? Capitolo 3 Chi sono i poveri? Forme di povertà in Alto Adige Per la maggior parte delle persone colpite la povertà è un episodio passeggero, avulso da ogni discriminazione ed emarginazione, qualcosa che può colpire chiunque, come un influenza? È un momento di difficoltà finanziaria che in teoria può succedere a chiunque sia sfortunato? No, i gruppi che si trovano in povertà, vi ricadono o, comunque, ne sono interessati in modo strutturale presentano delle caratteristiche specifiche. La povertà non è un destino individuale. In mezzo al benessere e alla sicurezza economica, sempre più persone in determinate condizioni di vita sono colpite da povertà. C è sempre una via che porta alla povertà e quindi ci sono anche cause strutturali che conducono ala povertà: hanno a che fare sia con condizioni sociali particolari sia con una specifica fase della vita. Sempre più persone percepiscono l assistenza economica sociale per un breve periodo e poi si riprendono economicamente, ma in un ottica più generale la povertà non è una crisi che si risolve in fretta. Per migliaia di persone anziane in Alto Adige è diventata cronica. Difficoltà finanziarie La forma più immediata di povertà è un reddito basso e, dunque, una limitata capacità di spesa. Secondo il Ritratto sociale Alto Adige 2004³, il 3,5 delle famiglie altoatesine versano in situazioni di difficoltà finanziarie che spesso costringono a risparmiare pure sui bisogni più elementari.

14 Capitolo 3: Chi sono i poveri? pagina 14 Prospetto delle famiglie con difficoltà finanziarie Ci sono stati periodi nell anno scorso in cui la sua famiglia non disponeva dei necessari mezzi finanziari per (valori percentuali, risposte spesso o a volte )? Comprare gli alimenti necessari 1,0 1,7 1,4 2,2 Comprare i vestiti necessari 4,8 3,7 5,0 5,4 Affrontare le spese in caso di malattia 1,8 1,3 2,6 3,8 Pagare l affitto della casa 2,0 1,4 1,4 3,2 Pagare il mutuo della casa 1,1 2,3 1,5 2,7 Pagare le bollette di gas, elettricità, telefono ecc. 3,2 2,6 2,0 3,3 Pagare le spese per la scuola 1,2 1,6 1,0 1,9 Pagare le spese per i mezzi di trasporto (auto privata, moto, mezzi pubblici ecc.). 1,4 1,9 1,3 3,6 Pagare altri debiti (tranne il mutuo) per la casa 2,3 2,5 3,0 5,2 * Questi valori possono anche essere influenzati da oscillazioni casuali. L importanza di questi dati consiste primariamente nel fatto che le difficoltà finanziarie stanno tendenzialmente aumentando. Fonte: ASTAT, Rilevamento dati multipli, Bolzano 2005 Nel 2003 il 2,2% degli altoatesini hanno affermato che ci sono stati periodi in cui non avevano i soldi per comprare i viveri necessari. Nel 2000 era stato solo 1%. Per un numero crescente di famiglie vi sono periodi brevi o lunghi, durante i quali bisogna risparmiare anche sui bisogni primari come cibo e vestiti. Il 5,4 degli intervistati nel 2003 ha affermato che per periodi brevi o lunghi non aveva abbastanza mezzi per i vestiti. Nel 2000 invece era solo il 4,8% e nel 2001 addirittura solo il 3,7%. Anche sulla sanità bisogna ormai risparmiare in alcune famiglie altoatesine: il 3,8% degli intervistati nel 2003 non poteva permettersi i costi necessari in caso di malattia. Nel 2000 era solo l 1,8%, nel 2001 l 1,3%. E anche le spese correnti come affitto, rate del mutuo, gas, energia elettrica e altre spese accessorie devono essere ridotte nei tempi di magra. Nel 2003 erano senza denaro per l affitto il 3,2% degli intervistati, senza quello per le bollette di corrente, gas o telefono addirittura il 3,3%. Il 3,6% degli intervistati doveva limitarsi nella mobilità (mezzi di trasporto privati o pubblici). Questa inchiesta dice ancora poco sull ordine di grandezza dei problemi finanziari, ma indica una leggera tendenza verso l aumento delle famiglie in serie difficoltà finanziarie dal 2000 al Carenze Come è stato spiegato nel capitolo 2, nella misurazione e nello studio della povertà non conta solo il livello del reddito, bensì se una persona o una famiglia possano partecipare allo standard di vita generale diffuso in Alto Adige. Questa concezione vede la povertà non solo come una carenza di reddito o di capacità di spesa bensì come una condizione di vita gravata da una serie di vari deficit e carenze. È vero che il reddito è decisivo per lo standard materiale di vita, ma esiste una serie di altri fattori che rendono povera una vita nonostante i soldi. Nell analizzare la povertà si fa riferimento a due livelli: l impossibilità di soddisfare alcuni bisogni e la rinuncia a cose essenziali. Condizioni di vita (esempi) Indicatore Reddito netto familiare Status occupazionale Formazione scolastica e professionale Densità abitativa Attrezzatura della casa Stato di salute Soglia di carenza 50% del reddito medio Disoccupazione registrata involontaria, lavoro part-time involontario (o mobilità ) Nessun titolo della scuola dell obbligo, nessuna formazione professionale Meno di una stanza per componente della famiglia. Nessun bagno e/o WC all interno dell unità abitativa Disponibilità di alcuni elettrodomestici a lunga durata poco soddisfacente/pessimo

15 pagina 15 Capitolo 3: Chi sono i poveri? Quando si studia il disagio, si determina se in una famiglia si presentano carenze concretamente misurabili in uno o più aspetti della vita. Per la definizione di povertà si considera quanto spazio abitativo sia a disposizione dei componenti della famiglia, quali beni di consumo a lunga durata ci siano, l arredamento e l attrezzatura della casa, l accesso a prestazioni sanitarie e ricreative, il grado di formazione e la partecipazione a eventi culturali. È perciò molto difficile determinare soglie generalmente valide che segnino l inizio del disagio. La definizione dei beni e dei servizi necessari per uno standard di vita medio dipende da quanto decidono i ricercatori. Nell ambito del metodo della deprivazione non sono gli esperti esterni a decidere quando qualcuno è da considerare povero, ma gli intervistati stessi. In primo luogo si rileva lo standard di vita diffuso in una certa zona, con inchieste sui beni e servizi ritenuti necessari. Sono dunque considerate povere solo quelle persone che non dispongono di quei beni che sono ritenuti parte dello standard di vita medio non perché vi rinuncino volontariamente, ma perché non se li possono permettere. Questo metodo di determinazione della povertà presenta numerosi problemi perché si tratta di un osservazione concentrata su un particolare momento. Inoltre esistono vari stili di vita e vari bisogni basilari che dipendono dal luogo di residenza, dall età, dalla formazione e da altri fattori ancora. Molti giovani, per esempio, non possono ancora permettersi certi beni, ma sanno che un giorno, con un normale sviluppo del loro reddito, riusciranno ad averli. Se non si tiene conto di questa circostanza, saranno in proporzione troppi i giovani a essere classificati come poveri. Le persone anziane, invece, non hanno più bisogno di molti beni e servizi diffusi nella nostra società: per esempio non possono e non vogliono più praticare la maggior parte degli sport e intraprendono meno viaggi in paesi lontani. Inoltre, forse le persone anziane hanno conservato maggiormente la capacità di accontentarsi di poco, di vivere con più sobrietà. Se si applicasse loro il criterio di consumo standard, in proporzione più persone anziane risulterebbero povere. Abitazione e povertà La casa è un bisogno di base e dunque un indicatore decisivo per la condizione di vita di una persona. A parte la situazione di essere senza tetto nel senso della mancanza totale di una casa propria, possono esistere problemi di vario tipo. Da un lato si può soffrire per cattive o inaccettabili condizioni abitative causate dalla qualità della casa o del suo sovraffollamento. Dall altro, costi troppo alti d affitto in presenza di un reddito basso possono portare alla povertà. Anche la qualità (infissi, pavimenti, porte) e l attrezzatura (elettrodomestici, mobili, stoviglie, ecc.) della casa possono essere insufficienti Nel 1999 come mostra la tabella seguente per la casa è stato speso mediamente un quinto scarso del reddito familiare. Di regola, le famiglie con basso reddito devono spendere una parte ben maggiore del loro reddito per la casa, quasi il 44% nella classe di reddito più bassa (sotto i Euro annui). Se si fa riferimento al tipo di famiglia, le coppie giovani, le famiglie monoparentali e i single devono sopportare oneri finanziari relativamente più alti per l alloggio (in media fino al 19,3% del reddito). Il 30% delle famiglie deve spendere più del 20% del reddito per la casa (dati per il 1998/99). Costi per la casa secondo le classi di reddito 2003 Classi di reddito in Euro Affitto Restituzione mutuo Costi complessivi per la casa < > Chi vive in affitto ha in media spese maggiori per l appartamento rispetto alle persone proprietarie della propria casa perché queste spesso hanno già estinto il mutuo o hanno risparmi o sono libere da debiti per altri motivi. A lungo termine i proprietari sono avvantaggiati perché non solo risparmiano sui costi ma costituiscono anche un patrimonio. In linea di massima, le famiglie con numerosi figli e le famiglie straniere hanno molte più difficoltà a trovare un appartamento a un prezzo accettabile. D altra parte, specialmente nei comuni rurali e fra la popolazione rurale esiste una grande percentuale di case in proprietà. Questo spiega in parte perché le famiglie a basso reddito che vivono in campagna (per esempio persone con la pensione minima) spesso non ricevono il contributo per la casa o il reddito minimo di inserimento, nonostante ne abbiano teoricamente diritto. Il fatto che il 20% delle famiglie con meno di Euro di reddito annuo viva in un maso

16 Capitolo 3: Chi sono i poveri? pagina 16 (sebbene solo il 10% della popolazione sia occupato nell agricoltura) è un indizio importante per la localizzazione di una parte della povertà nelle famiglie contadine. Dallo studio ISTAT emerge che le famiglie con redditi più alti pagano più affitto e hanno appartamenti più grandi. Le famiglie con basso reddito pagano notevolmente meno di affitto, ma devono investire una quota maggiore del reddito per la casa. Quanto più alto è il reddito pro capite tanto più spazio abitativo esiste per componente familiare. Nelle classi di reddito inferiori si trova anche un alta quota di famiglie formate al massimo da due componenti. Quali ripercussioni ha il livelo di reddito sulla qualità dell abitazione? I problemi di rumore, inquinamento e criminalità nelle vicinanze della casa riguardano tutte le classi di reddito. Anche per quanto riguarda la mancanza di spazio nella casa e le condizioni di luminosità non sembra esserci una relazione diretta col reddito. Altri problemi dipendono invece chiaramente dal reddito: la possibilità di riscaldamento, le infiltrazioni di acqua, finestre e porte cadenti, pavimenti logorati, ecc. Problemi abitativi secondo le classi di reddito 1999 Problemi abitativi Reddito pro capite standardizzato in Euro > totale Mancanza di spazio 12,0 16,5 19,7 14,4 22,7 17,0 Rumore 20,7 18,6 24,1 23,2 17,6 21,0 Mancanza di luminosità 8,4 9,5 11,9 11,3 7,8 10,2 Nessuna buona possibilità per riscaldare 21,4 16,6 11,2 6,2 9,9 13,5 Infiltrazioni d acqua 17,1 10,3 10,4 7,8 3,1 10,3 Porte e finestre cadenti, pavimenti logorati 24,8 21,5 12,5 9,5 3,5 16,6 Inquinamento, polveri 25,7 25,3 24,3 22,1 22,5 24,4 Criminalità nelle vicinanze 10,3 12,2 13,5 14,1 13,8 12,7 Nessun problema 31,1 39,1 37,4 39,6 42,7 38,0 Fonte: ASTAT, Condizioni di reddito e di patrimonio delle famiglie in Alto Adige , Bolzano 2000 Un reddito più basso porta inoltre a una qualità della casa e a una sua attrezzatura minore e, dunque, a una riduzione del comfort complessivo dell abitazione. In particolare, le persone anziane spesso non sono in grado di realizzare interventi rilevanti di ristrutturazione e di risanamento nelle loro case. La conseguenza sono alloggi arredati male, umidi e difficili da riscaldare con impianti sanitari ormai usurati. 4 Indebitamento e povertà I crediti di consumo, secondo il motto Compra oggi paghi domani, sono sempre più diffusi. Tradizionalmente acquistare un immobile senza credito era privilegio di persone benestanti, mentre le famiglie di reddito medio ricorrevano al mutuo. Ora anche per i beni di consumo di lunga durata è diffusissima la pratica del credito. Sta diventando un abitudine generalizzata finanziare il consumo di oggi col reddito di domani. Il passo tra il credito normale e l indebitamento eccessivo è spesso breve. Il debito diventa un problema se il reddito diminuisce o se le altre spese aumentano in maniera inaspettata e dunque si altera tutto l equilibrio finanziario familiare. Piani di ammortamento mal valutati e una sopravvalutazione delle proprie capacità di pagamento portano a un indebitamento eccessivo. Questo non equivale a un impoverimento duraturo, molto spesso comporta un grande peso psicologico e l avvio di un declassamento sociale.

17 pagina 17 Capitolo 3: Chi sono i poveri? La maggior parte delle persone che chiede un prestito in Alto Adige fa un uso molto prudente dell ampia offerta di crediti. Ciò nonostante ci sono grandi deficit nell informazione sulle questioni legali connesse. Di conseguenza è facile per le pecore nere, come ad esempio per i creditori poco seri, approfittare di questa circostanza. I regolamenti legali esistenti e la protezione per i debitori in Italia sono insufficienti. I motivi principali dell aumento dell indebitamento di singoli e famiglie, secondo la Caritas, sono i seguenti 5 : 1. il sensibile miglioramento delle condizioni di vita e di reddito che consente ad ampi gruppi della popolazione l accesso al credito; 2. nuovi atteggiamenti verso il consumo che si allontanano dal risparmio e dal pagamento in contanti e vanno verso il preconsumo ; 3. la pubblicità aggressiva che spinge le persone verso i crediti al consumo, anche quando non se lo potrebbero permettere Di regola non è una condizione di povertà già esistente o una povertà di reddito che spinge verso l indebitamento per poter andare avanti, ma sono invece gli atteggiamenti cambiati verso il consumo e verso i crediti. Si accendono crediti non solo per l acquisto o la costruzione della casa, ma sempre di più si comprano a rate anche beni di consumo di lunga durata: mobili, elettrodomestici, automobili, articoli per lo sport e il tempo libero. Per chi ha un reddito medio, le spese quotidiane e l acquisto a rate finanziati con un credito non comportano problemi. I crediti al consumo sono anche incoraggiati dalla politica economica perché stimolano i consumi e fanno da volano all economia nel suo insieme. Questo tipo di credito è promosso sia dalle banche sia dagli istituti di servizi finanziari. L indebitamento eccessivo è un effetto secondario del credito al consumo e colpisce persone e famiglie che non calcolano bene la loro capacità di estinzione del debito. I fattori più frequenti d indebitamento sono: basso reddito familiare; sopravvalutazione delle proprie risorse finanziarie; difficoltà nella gestione del denaro; dipendenze patologiche, problemi con la giustizia e problemi psichici; oscillazioni nel reddito; spesa e pagamenti senza contanti (bancomat, carte di credito, assegni); pubblicità abile e aggressiva; eventi imprevisti; situazioni legali complicate e poco trasparenti; superiorità dei creditori. Sempre più spesso questi fattori mettono in atto una spirale di debiti. Se i debiti non sono restituiti e vengono richiesti dai creditori anche con mezzi legali, allora una parte del reddito mensile può essere pignorata per anni. Al debitore si riserva solo il diritto a un piccolo reddito residuale per il reddito minimo di inserimento. Cosí è tracciata la strada della povertà. L incapacità di restituire il debito, ovvero l indebitamento eccessivo, impediscono alle persone di disporre liberamente delle loro entrate e le costringono a ridurre il loro standard di vita. I pignoramenti dello stipendio possano anche provocare una perdita di fiducia da parte del datore di lavoro e quindi mettere a rischio l occupazione. Cause per l indebitamento (più nominate nel 2004) Causa Numero Causa Numero Obbligo di mantenimento/alimenti 5 Garanzie 41 Spese sanitarie 7 Dipendenza 42 Atti criminali 17 Basso reddito 56 Incidente, lutto 19 Malattia 66 Arredamento della casa 20 Acquisto della casa/appartamento 71 Spese alte per la casa 23 Ex lavoro in proprio 85 Altro 25 Atteggiamento consumistico 87 Acquisto di un automobile 33 Divorzio, separazione 88 Diminuizione del reddito 41 Disoccupazione 96 Fonte: Caritas, Consulenza debitori, 2005

18 Capitolo 3: Chi sono i poveri? pagina 18 Si indebitano soprattutto persone con un reddito sotto i Euro al mese. Nel 2004, la Consulenza debitori della Caritas ha offerto consulenze a 928 utenti (+12% rispetto al 2003), indebitati con un importo medio di Euro. Nel 46% dei casi il creditore principale è una banca o una società di finanziamento (rapporto annuale 2004 della Consulenza debitori Caritas). Le conseguenze di una crisi causata dai debiti possono essere differenti: perdita della casa perché non si può più pagare l affitto; perdita del posto di lavoro come conseguenza dei pignoramenti dello stipendio; perdita della capacità e della disponibilità a guadagnarsi da vivere con un lavoro. Molte persone indebitate eccessivamente hanno la sensazione di essere ormai in balia di questa situazione. Il risultato è spesso la mancanza di prospettive, la perdita di iniziativa, l abbandono delle attività, la depressione. Spesso ne consegue uno sviluppo della propensione alla dipendenza (da droghe, alcool ecc.) e la ricerca di altre forme di evasione dalla realtà. C è un forte scoraggiamento davanti al fatto che, anche pagando per tutta la vita, il debito non potrà essere estinto completamente. Da questa situazione scaturiscono tensioni in famiglia che spesso portano a trascurare o maltrattare i figli, matrimonio e relazioni falliscono, si può cadere nella criminalità, dedicarsi al gioco d azzardo (fino anche alla dipendenza) per estinguere i debiti cercando di guadagnare soldi velocemente, si può cadere in una depressione sempre più forte fino al rischio di suicidio. L indebitamento eccessivo in Alto Adige, comunque, non è e ancora stato studiato in maniera sistematica. Il ricorso crescente alla Consulenza debitori della Caritas può essere un indicatore del fatto che il fenomeno è in continua crescita. Parla l esperto Sempre più persone cadono nella trappola dei debiti Dott.ssa Petra Priller, direttrice della Consulenza debitori della Caritas a Bolzano Quando una persona si rivolga alla Consulenza debitori? Quando è già oberata di debiti? Priller: Le persone con debiti eccessivi hanno bisogno di parecchio tempo per rivolgersi al nostro servizio. C è una notevole soglia di inibizione nel comunicare questa situazione particolare ed è difficile dar vita un rapporto di fiducia. Ammettere di avere debiti è spesso vissuto come un fallimento e un umiliazione. Non si può comunque equiparare l essere indebitati o indebitati eccessivamente con la povertà. I casi classici di indebitamento, per esempio un divorzio con obbligo di pagamento degli alimenti e spese ingenti per la casa, possono essere il primo passo verso la povertà. Oppure può trattarsi di una situazione passeggera. Di fatto, al momento, i padri divorziati si indebitano sempre più spesso. Ci sono alcuni gruppi che sono maggiormente a rischio di povertà: famiglie monoparentali, famiglie con numerosi figli, gruppi al margine della società, stranieri, anziani con la pensione minima. Sono questi i vostri utenti più frequenti? Priller: Questi gruppi, a causa del loro basso reddito, hanno sicuramente difficoltà a partecipare allo standard di vita generale. Nella società esiste una forte pressione a partecipare ad un certo standard di consumo. Una madre sola con due figli che abita in affitto e affronta costi elevati per la scuola e il tempo libero dei figli fatica ad offrire loro ciò che si può permettere una famiglia con reddito normale. Lo stesso vale per famiglie straniere con più figli. I nostri utenti hanno in media un reddito medio o basso. Quali sono le condizioni di vita della maggior parte delle persone con debito eccessivo? Priller: Nel 2004 il numero dei nostri utenti è cresciuto del 12%, superando le 900 persone. Le cause principali d indebitamento sono rimaste le stesse: separazione e divorzio, la spensieratezza nella gestione dei soldi, la disoccupazione. Ma c è anche chi prima lavorava in proprio e ha dovuto chiudere l impresa a causa dei debiti o persone che hanno problemi di

19 pagina 19 Capitolo 3: Chi sono i poveri? dipendenza, hanno perso familiari, hanno contratto delle fideiussioni, hanno mutui eccessivi. Nella maggior parte dei casi sono una varietà di fattori a portare ad una situazione di indebitamento eccessivo. Il 65% degli utenti riceve uno stipendio regolare. Il 14% ha una pensione, l 8% riceve il reddito minimo di inserimento, altri vivono solo grazie agli alimenti o a lavori occasionali. Il reddito medio dei nostri utenti si colloca tra i 500 e i 1500 Euro. Esiste un legame tra indebitamento e povertà? Priller: Se restano indebitate per tempi più lunghi, le persone non possono più permettersi alcuni beni essenziali. Chi riceve uno stipendio regolare non ha una povertà di reddito ma è stretto tra i costi crescenti per la vita e lo stipendio insufficiente. Queste persone, poi, non possono più coprire le spese sanitarie o i genitori non riescono più a pagare gli studi universitari dei figli. Oppure devono rinunciare a corsi di aggiornamento o sono messi in crisi dal conto del dentista. Indebitamento eccessivo significa al contempo povertà? Priller: Avere debiti eccessivi significa soprattutto una grande pressione psichica: notti insonni, perdita di autostima. Gli uomini tendono all alcool, ai litigi in famiglia e al suicidio. La Consulenza debitori tenta di evitare che queste persone scivolino nella povertà duratura. D altra parte, le famiglie monoparentali e i pensionati spesso non sono nemmeno considerati degni di credito. Ricevere un credito dipende dalle garanzie che qualcuno può offrire. L indebitamento eccessivo spesso sta a monte, ma è anche conseguenza della povertà. In che modo l indebitamento è collegato con la situazione abitativa? Priller: L acquisto della casa è una delle cause d indebitamento, si trova però solo al quinto posto. Gli affitti esagerati creano grossi problemi ai nostri utenti. In generale, la politica degli affitti è problematica. I mutui per l acquisto di case e i contributi per l affitto hanno gonfiato fortemente il livello dei prezzi degli appartamenti e dei canoni d affitto. Chi è colpito più duramente è chi compra una casa sul libero mercato senza poter contare sul contributo pubblico perché non risponde ai criteri per percepirlo. Nonostante uno stipendio relativamente alto, queste persone possono indebitarsi eccessivamente perché non riescono a estinguere i debiti L acquisto della casa resta uno dei motivi principali per l indebitamento eccessivo. Si è creata una mentalità che fa sembrare di seconda classe chi vive in affitto, come se la situazione normale fosse solo essere proprietari dell alloggio in cui si abita. Anche la pubblicità aggressiva da parte delle banche per i mutui è un problema. Quali sono le strade per uscire dall indebitamento? Priller: In linea di massima ci sono soluzioni differenti a seconda del diverso gruppo di utenti. In primo luogo cerchiamo di dare alle persone una visione d insieme della loro situazione di reddito e delle loro prospettive. Poi facciamo vedere dove è possibile risparmiare, come si possono ridurre le rate, quali possibilità si hanno nei confronti delle banche. Si cercano di scoprire ulteriori possibilità di guadagno. Si tratta anche di negoziare con i creditori per trovare modalità realistiche per estinguere. Ci sono varie possibilità per uscire da una situazione debitoria oppure è necessario imparare a conviverci senza sentirsi falliti, ma continuando a sostenerne gli oneri. Insieme ai debitori si può costruire una prospettiva a lungo termine per ripagare i debiti. Anche quando c è un pignoramento deve restare un reddito minimo di inserimento. All estero esiste la forma del fallimento privato : si può trovare un accordo in tribunale, cancellare parte dei debiti e poi ricominciare da capo. Il risultato principale è spesso una regolazione dei debiti, uno loro spostamento o un nuovo accordo sulle rate. Come ultimo mezzo, la Caritas può anche fornire un sostegno finanziario, ma solo a condizione che ci sia un progetto a lungo termine al quale il cliente contribuisca attivamente. Salute e povertà Tra stato di salute e copertura sanitaria e tra appartenenza a un ceto sociale e povertà esiste una relazione comprovata. Un ambiente di lavoro più o meno salubre e carenze nelle cure - dovute a mezzi insufficienti, mancanza di tempo o di informazione - influiscono nel tempo sullo stato di salute. In altri paesi industrializzati è stato provato un nesso evidente tra il livello di reddito, il grado di formazione e la durata della vita. Povertà di reddito e stato di salute si influenzano reciprocamente. Malattie lunghe o croniche comportano perdite di guadagno o, a volte, una limitata capacità lavorativa. D altro canto, i costi

20 Capitolo 3: Chi sono i poveri? pagina 20 legati a malattie lunghe o al bisogno di assistenza causano difficoltà finanziarie. Le persone con basso reddito non sono in grado di accedere a tutte le possibili cure sanitarie, nonostante il sistema di sanità pubblica sia relativamente buono. Anche la peggiore qualità delle case e dell alimentazione dovuta alla povertà materiale porta a uno stato di salute peggiore 6. Il legame tra le condizioni di vita e lo stato di salute della popolazione altoatesina è stato studiato poco. Malattie croniche possono dipendere da situazioni di lavoro gravose. L incapacità di lavorare, la disoccupazione, il degrado sociale possono da parte loro favorire il sorgere di malattie psichiche e di tendenze suicide. Per quanto riguarda il tasso di suicidi l Alto Adige supera la media nazionale italiana. Alcuni anni fa nel sistema sanitario altoatesino è stata introdotta una partecipazione finanziaria dei pazienti ai costi di assistenza, i cosiddetti ticket. L obiettivo principale era quello di responsabilizzare la popolazione nei confronti dei servizi sanitari e di permettere risparmi nei trattamenti e nei ricoveri, sempre più onerosi. Le persone con basso reddito, come per esempio gli anziani con pensione minima, sono comunque esonerati dai ticket: ciononostante si è generata, soprattutto tra i pensionati, un incertezza e una cautela nell utilizzare i servizi sanitari anche quando ne avrebbero bisogno. Partecipazione minore alla formazione e alla cultura Si può parlare di povertà formativa quando ci sono deficit di formazione scolastica e professionale gravi, come quando mancano la licenza elementare, quella media e/o il diploma professionale. Esiste una relazione diretta tra il grado di formazione e il rischio di disoccupazione. In linea di massima, un titolo di studio basso riduce le possibilità di reddito e aumenta il rischio di povertà. Come dimostrano i dati del censimento 2001, l Alto Adige è indietro rispetto ad altre regioni italiane per quanto riguarda i titoli di studio medi e alti (scuola superiore e università), mentre è più alta la percentuale di chi ha frequentato una scuola professionale, dato che il sistema di formazione professionale altoatesino è ben sviluppato. Grazie allo sviluppo positivo del mercato del lavoro altoatesino, in atto ormai da decenni, la carenza di istruzione scolastica o professionale non ha portato a conseguenze gravi per l occupazione. Tra i disoccupati a lungo termine, però, si osserva una percentuale maggiore di persone con basso titolo di studio e senza formazione professionale 7. Sono a rischio di povertà soprattutto le persone che interrompono la scuola, la formazione professionale o l apprendistato per intraprendere un lavoro poco qualificato così da avere un guadagno immediato. Questo pregiudica la carriera a lungo termine e la possibilità di qualificazione e riqualificazione dei giovani, elementi sempre più indispensabili sul per il mercato del lavoro. Non è ancora stata studiata la relazione possibile

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