Una giornata sotto il vulcano

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1 2 aprile 2014 anno XIV n. 5 Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell Università Suor Orsola Benincasa di Napoli Una giornata sotto il vulcano SPECIALE 8 MARZO SPETTACOLO SPORT pag 6 pag 9 pag 10 Per l 8 marzo, Napoli propone una serie di eventi di cultura, arte e bellezza. L obbligo è di usare #zeromimose per festeggiare la ricorrenza. Nessuna banalizzazione, bandito il consumismo da ogni iniziativa. Dalle prime ore del mattino fino alla sera, numerosi appuntamenti coinvolgeranno le donne in una passeggiata per le vie della città. Si inizia alle con una colazione speciale al caffè Gambrinus, per proseguire al Pan con la mostra She s Rock. In serata il Women s party alla Città della Scienza. Nel sottosuolo della Galleria Borbonica, risuonano le note di Giovanni Allevi. Ha presentato il concerto Piano Solo Tour in anteprima alla stampa. Dopo i tre brani che hanno incantato il pubblico, Allevi ha raccontato alcune tappe della sua carriera, del suo primo concerto a Napoli e ha fatto un invito ai giovani: Studiate con impegno e realizzate i vostri sogni a prescindere dai detrattori. Per i fan un anteprima: una nuova composizione. Più con il carattere che con il gioco, il Napoli piega la Roma nello scontro diretto del San Paolo e si rilancia nella corsa per il secondo posto in classifica. Decide una rete di Callejon a otto minuti dal termine, dopo un lungo predominio dei giallorossi, che avevano avuto più di un occasione per passare in vantaggio, fermati da un grande Reina. Ora la Roma è soltanto a tre punti, anche se i giallorossi devono recuperare una gara. Soddisfatti Benitez e De Laurentiis: Tutti bravi, continuiamo a crederci. Immagini da una città in chiaroscuro di Lara De Luna Scrive Erri De Luca che Napoli è una città leggendaria, quella di cui si parla sempre, qualunque cosa succeda. Raccontare una giornata tipo, tratta dagli eventi sparsi nel mese di marzo tra le sue strade, partendo dal suo cuore, è stato il nostro fine ultimo, la guida del nostro lavoro. Un compito svolto correndo contro il tempo, come accade nei quotidiani. Come Penelope, Napoli disfa di notte ciò che fa di giorno. Niente, all apparenza, sembra lasciare un emozione duratura. Che sia un uomo morto in un quartiere residenziale, i suoni di un pianoforte in un luogo insospettabile o una causa di lavoro. Ogni giorno la città si dipinge di mille culure, come recita una delle canzoni più famose di Pino Daniele a lei dedicate. Colori di una politica controversa, che anima i bar quanto le prime pagine dei quotidiani. Colori di una città dall anima femminile, capace di fare della Strada, maestra e aula di scuola allo stesso tempo. I colori dell azzurro del cielo, del mare e della squadra di calcio che qui è uno stato d animo. I toni foschi della cronaca nera fanno da contraltare a una città pulsante, che tenta continuamente di migliorare se stessa. Una giornata a Napoli può essere un avventura raccontabile in mille modi diversi. Le tracce di inchiostro lasciate su queste pagine vogliono descrivere questa fuggevole realtà, la cronaca di un giorno qualsiasi. Unico e tipico.

2 POLITICA Regione, il paesaggio è questo Tra presenze scarse e partecipazione nulla. La cronaca di una riunione farsa Quasi due ore di ritardo. In aula regnano confusione e pressappochismo Pagina a cura di Rita Murgese Napoli, 10 marzo Seduta sciolta in anticipo per mancanza di numero legale. Così recita l attacco del comunicato stampa del Consiglio Regionale della Campania. A conclusione, invece, il testo dovrebbe riportare l avviso di tenersi lontani dalla puntualità. Il ritardo dell inizio, ben oltre l ora accademica conosciuta dagli addetti ai lavori, permette ai novelli delle riunioni consiliari di ambientarsi al piano -1 del palazzo F13 del Centro Direzionale, ovvero la sede del Consiglio Regionale della Campania. Inizialmente si avverte fermento e divertimento tra gli uscieri che preparano la sala: si canticchia, si scherza ed è persino permesso fumare davanti al divieto nei corridoi. Nella sala stampa antistante l aula del Consiglio i giornalisti si conoscono tutti. Il banchetto dell ufficio stampa non c è, il responsabile bisogna conoscerlo; altrimenti nessuno si palesa per la distribuzione della cartella stampa o per distribuire informazioni. Al Consiglio Regionale si muove bene chi ha contatti, il resto rimane in un angolo e aspetta di seguire qualcuno. Un primo dato che stupisce è l esiguo numero di donne, sia all interno dell assemblea che tra i giornalisti. Una campanella invita tutti i presenti ad accomodarsi nella sala consiliare: la seduta sta per iniziare. Paolo Romano il presidente del Consiglio Regionale richiama l attenzione tre volte; alla quarta uno dei consiglieri, impegnato in una fitta conversazione al centro dell aula, grida: Presidè, c amma fa? Na cantat? Aggiorni!. Il presidente ne prende atto e fa un annuncio: Data l esigua presenza dei consiglieri, aggiorniamo la seduta di un ora. Sono le 11.40, l assemblea si sarebbe dovuta riunire alle 11, ora toccherà aspettare le Nell attesa, i consiglieri, ben al di sotto del numero totale, imbastiscono mini alla votazione, la seduta è rimandata a dopo pranzo. Il consigliere Fernando Zara si avvicina ai giornalisti con la faccia contrariata: Che vergogna! È peggio del Consiglio Provinciale di Salerno. Quello di Valva è migliore!. Si parla di aree da tutelare mentre c è chi controlla Facebook riunioni all interno della sala. Si chiacchiera di attualità, un gruppo di consigliere di maggioranza, tra cui Mafalda Amente, Bianca Maria D Angelo, Monica Paolino, discute sulle quote rose della legge elettorale. Ascoltandole ci si rende conto come sia sottile la linea di separazione tra le istituzioni e i cittadini. Nessuna affermazione articolata in burocratese, le consigliere di Forza Italia parlano tra loro come se stessero chiacchierando tra amiche. Un altra cosa che balza all occhio sono i plichi spessi quaranta centimetri di leggi ed emendamenti. Pochi li sfogliano; se qualche passaggio della confusa assemblea non è chiaro, si preferisce chiedere al vicino di banco: Di cosa stiamo parlando? Quale emendamento votiamo? Qual è la legge di riferimento?. La prima parte della seduta consiliare sfida la velocità della luce, il presidente Romano si affida ai pochi presenti (scarsi una decina del Centro Democratico) per approvare i verbali delle assemblee precedenti. Il lavoro di mediatore non è semplice, il presidente scavalca invano con la sua voce il chiacchiericcio dei consiglieri in aula e lo scompiglio dell esterno. La riunione è cominciata da pochi minuti, arriva il momento di votare gli emendamenti. Nell analisi del risultato di voto si rendono conto che manca il numero legale conforme Quello stesso esponente del Consiglio griderà poco dopo, durante le votazioni: Rosso, rosso. Pigiate il rosso del no!, rivolgendosi ai suoi colleghi di parte. Nella area stampa i giornalisti parlano, c è chi dice Sono capaci di far saltare più Consigli in maniera continuativa e chi sarcastico afferma: Se non la smettono di far finta di lavorare vado alla Corte dei Conti e gli faccio togliere il gettone di presenza. Si avverte imbarazzo, eppure l assemblea ha alle spalle pochi minuti di vita. Ritornati nell aula consiliare, la seduta ricomincia con lo stesso andazzo. Si parla di pianificazione paesaggistica, dell utilizzo del termine luogo o paesaggio per identificare l area da tutelare mentre tra i consiglieri c è chi scorre le fotografie degli amici su Facebook; Bianca Maria D Angelo, con gli occhiali da sole, parla al proprio vicino, chi non riesce mai a seguire il filo del discorso e si affida ai colleghi e anche chi, preso dalle discussioni extra assembleari lascia che al suo posto votino i colleghi. Il capogruppo Forza Italia, Gennaro Nocera dispensa occhiatine e bacetti ironici al capogruppo del Partito Democratico, Lello Topo, coinvolto nella discussione sul disegno di legge riguardo la valorizzazione paesaggistica campana. Quando dopo tre ore di attesa la consigliera Mafalda Amente, a riunione appena cominciata, chiede al presidente un ulteriore pausa per pranzare, si fa spazio l idea che in realtà l assemblea sia un convivio, dove i consiglieri partecipano a intermittenza, in base ai loro interessi. INCHIOSTRO N. 5 PAGINA 2

3 POLITICA Smentita l ordinanza dell ottava Municipalità Calcio nelle Vele il Comune vota sì Stella Rossa: Non vogliono ristrutturare lo stadio Pagina a cura di Barbara Gigante Lo sport diventa solidale via i giovani dalla strada Stella Rossa 2006 è una squadra di calcio, da quattro anni in III categoria. Nata dall incontro di universitari del centro e della periferia di Napoli nel 2006, ha l obiettivo di utilizzare il calcio come veicolo di valori quali lo spirito di aggregazione e il rispetto dell avversario. Il sogno nel cassetto è la creazione di una scuola di calcio popolare, con costi ridottissimi per gli iscritti. I promotori sono motivati dalla volontà di avvicinare al sano agonismo giovani di quartiere, come quello di Scampia, sottraendoli a realtà di strada e all assenza di riferimenti che affligge le nuove generazioni. I dogmi della squadra sono l antifascismo, l antirazzismo e la solidarietà alla causa palestinese. Si riuniscono, generalmente di mercoledì, presso il centro sociale Zero81, attraverso assemblee orizzontali che non prevedono alcuna gerarchia, ma spingono all integrazione e allo scambio di proposte tra tifosi e calciatori. Dall anno della loro nascita, hanno dato impulso all accrescimento del calcio popolare, che ha visto la formazione di nuove squadre di quartiere quali il Quartograd o la Lokomotiv Flegrea. Napoli, 10 Marzo Al campo Hugo Pratt di Scampia si giocherà a porte aperte. È stato deciso, durante la seduta comunale della Commissione Sport, presieduta dal consigliere Gennaro Esposito. Un ordinanza dell VIII Municipalità, guidata da Antonio Pitterà, aveva disposto la chiusura del campo alle tifoserie. La partita di III categoria, disputata la domenica precedente, aveva visto sfidarsi le squadre Stella Rossa 2006 e Lokomotiv Flegrea, le cui tifoserie sono gemellate. Secondo i verbali, però, sarebbero stati lanciati petardi dagli spalti e pietre contro la polizia, creando disordine in un area con bambini nelle vicinanze. E che facciamo al San Paolo allora? Lo chiudiamo per un petardo? interviene Esposito, contrariato da quella che ritiene una motivazione eccessivamente enfatica, per un innocua partita di calcio, in cui non si è verificato nessuno scontro tra tifosi. Approvazione corale dal tavolo di discussione. Il presidente dell Arci Scampia, Antonio Piccolo, prende il microfono e quasi commosso si rivolge alla commissione: Abbiamo fatto lotte straordinarie per avere questo stadio e c è voluto tanto tempo. Finalmente i ragazzi potevano avere attività ricreative come in tutto il resto del mondo, con le società che si fanno carico di tutti i lavori e poi arrivano questi provvedimenti dalla municipalità. Non vogliamo medaglie per quello che facciamo a Scampia, ma non vogliamo neanche essere messi in difficoltà. L assessore dell VIII Municipalità Luigi De Pompeis dichiara la contrarietà all ordinanza, che, sostiene, non vorrebbe neanche lo stesso Pitterà. Di quest ultimo, in aula, aleggia solo lo spettro. Per motivi di salute si nega da una settimana e non ha inviato alcun suo sostituto al dibattito. Non c è nemmeno una rappresentanza dell amministrazione comunale. Esposito è infastidito, minaccia reclami. Irrompono in aula i ragazzi di Stella Rossa, fortemente infastiditi dal fatto che nessuno li avesse convocati alla discussione. Esposito si scusa e sostiene che la riunione sia stata convocata d urgenza. I portavoce della squadra si scusano, a loro volta, per quanto avvenuto la domenica precedente allo stadio, ma precisano che i fatti non si sono svolti come raccontato nel verbale della Polizia. Era una partita tranquilla, sostiene Irene, una delle portavoce di Stella Rossa, animata dallo scopo sociale di avvicinare i ragazzi di quartiere al sano agonismo calcistico. Stanno scaricando su di noi la responsabilità dell inagibilità della struttura, è questo il vero motivo per il quale si vuole chiudere il campo, per non preoccuparsi di rimetterlo a posto. In effetti, all Hugo Pratt deve essere di volta in volta riconfermata l agibilità, quando basterebbe accettare l offerta delle società private che operano sul campo: queste si sono proposte di anticipare i soldi dei lavori per poi scontarle dall affitto. Una soluzione che verrà discussa in questi giorni dall amministrazione comunale. La priorità ora è ritirare l ordinanza, richiama Esposito. Ma se sono tutti d accordo dall inizio della seduta sull inopportunità di questo argomento, chi lo ha disposto? Pitterà ha detto che è stato Pisani, Pisani dice su internet che non ne sapeva niente, alla fine è stata o no la questura?, tuona Irene. Crisi dei rifiuti, problemi economici, turbolenze politiche: parla il sindaco de Magistris La città è sporca, ma niente discarica Dissesto del Comune, crisi dei rifiuti, squadra di governo. Parla il sindaco Luigi de Magistris. Sindaco, molti consiglieri arancioni hanno cambiato partito. C è ancora una maggioranza? Siamo sicuramente in fase di riorganizzazione, ma quella di adesso è una squadra di cui sono assolutamente soddisfatto. Attraverso i cambi all ufficio di presidenza e le presidenze di commissione potremo contare nei prossimi due anni e mezzo su una maggioranza poco al di sotto dei 30 componenti. Chiaro che Napoli, come tutto il Paese, risente di una situazione di instabilità generale. La sua prima giunta nasce con la nomina di alcuni assessori forti. Molti di loro non sono più nella sua squadra. Pensa di aver sbagliato nelle scelte? Non vengo dalla politica di professione e la mia candidatura è stata decisa due mesi prima che effettivamente avvenisse. Nella fretta dell allestimento di una campagna elettorale, non ho pensato affatto a una squadra di governo. In pochi giorni ho dovuto trovare dodici persone che facessero gli assessori, scelti non dai partiti ma dalla società civile. Qualcuno è andato bene, qualcun altro no. Con la ridistribuzione delle deleghe, la giunta ha di nuovo una sua organicità, anche molto articolata, con provenienze diverse. E una squadra di cui sono assolutamente soddisfatto. Veniamo alla questione rifiuti, aveva promesso il 70% per la raccolta differenziata, ma per ora è ferma al 27%. In più, la gara d appalto per la costruzione dell impianto di compostaggio di Scampia è andata deserta. L Europa vi accusa di non aver adottato misure strutturali sufficienti. Si è di nuovo alla ricerca di una discarica e i rifiuti continuano a essere inviati in Olanda. Si rischia un nuovo fallimento? Ho posto come obiettivo il 70% in campagna elettorale, ma senza conoscere la situazione economica di Napoli, perché i bilanci non erano trasparenti. Per ora siamo poco sotto al 30%, ma questo significa 350 mila cittadini raggiunti dal porta a porta. L obiettivo comunque permane, anzi, è di arrivare a Zero Waste, essendoci impegnati a firmare il protocollo di San Francisco. La gara d appalto a Scampia è andata deserta, ma abbiamo immediatamente deciso di farlo in house con la nostra società partecipata Asìa. La multa europea non è nostra responsabilità, ma dell amministrazione che ci ha preceduti e della precedente giunta regionale. Che una parte dei rifiuti vada in Olanda è un bene e significa il raggiungimento di un obiettivo a breve termine, che ha fatto smettere di parlare del problema rifiuti a Napoli. Mi sembra già un grande risultato, anche se la città non è ancora pulita come vorrei. Per questo sto spingendo per l investimento in nuovi impianti meccanici, come le idropulitrici. Abbiamo detto no alle discariche e su questo siamo intransigenti. Le critiche a lei più frequenti: troppe iniziative di facciata, come il Car Sharing o la banca dati di escrementi di cane e poca attenzione alle vere priorità. Le deiezioni canine non sono la priorità, ma va ricordato che l Asl ha richiamato l attenzione sul problema. Insieme a loro e alla facoltà di veterinaria, in via sperimentale, abbiamo avviato questo progetto a costi ridottissimi. Con quei soldi ci avremmo tappato al massimo sei o sette buche e a me sembra che stia funzionando. Tuttavia, non siamo i talebani delle sperimentazioni, se fallisse lo dichiareremmo apertamente. Per il resto, i canali di finanziamento sono diversi, come il MIUR o i finanziamenti europei. Se non li utilizzi in un determinato settore, non puoi utilizzarli in un altro. Se rinunci a car e bike sharing non puoi mettere un autobus su gomma in più, ci rinunci e basta. La Corte dei Conti ha bocciato il piano di rientro anche per le irregolarità contabili. Non sarebbe stato meglio dichiarare il dissesto, prima di aderire al decreto salva-comuni? La sezione regionale della Corte non ha registrato irregolarità contabili, ha ritenuto che il nostro piano non dovesse essere approvato perché sostiene che avremmo dovuto dichiarare prima il dissesto. Noi non siamo d accordo e infatti presenteremo ricorso. Mai avuto dubbi sulla scelta? Il dissesto significa che i creditori non sarebbero stati pagati se non in minima parte, mentre oggi, con tutte le difficoltà economiche, vengono pagati interamente entro un anno e mezzo. Centinaia di lavoratori sarebbero stati mandati a casa. Non rinnego questa scelta, ma far diventare Napoli un Comune virtuoso, abbiamo bisogno di più tempo. A tre anni dalla sua elezione, si sente sempre un capo carismatico? Riconosco di essere un trascinatore. Già da quando facevo il magistrato, trascinavo i miei collaboratori e la polizia giudiziaria in avventure rischiosissime, ma in realtà è così già dai tempi della scuola nelle assemblee studentesche. Ho carisma nel senso buono del termine, la capacità di tenere in condizioni difficili c è. L intelligenza di un capo carismatico deve essere anche quella di riconoscere i propri errori ed io faccio molta autocritica. SCRIVERE IL SETTORE PAGINA 3

4 CRONACA Quattro gli ex dipendenti in causa dal 2012 Licenziati dalla Curia chiedono il reintegro Lavoravano in nero: avevano mansioni extra di Daniele Gargagliano Napoli, 13 marzo La basilica di Capodimonte è al centro in questi giorni di una storia dai risvolti delicati. Quattro ex dipendenti della Curia sono stati licenziati dall ente Opere Incoronata del Buon Consiglio, con una lettera firmata da monsignore Lucio Lemma, legale rappresentante della struttura. La vicenda risale all ottobre 2012 quando i lavoratori ricevettero le lettere di licenziamento per giusta causa: la cessazione di attività al cosiddetto Castelletto, una casa di riposo per anziani a pochi metri dal Tempio, che era stata gestita per anni dall associazione Dame dell Incoronata. In mezzo mesi e mesi di attesa con lettere, appelli e silenzi. L ultimo volantino che gira a Napoli grida alla vergogna e chiede una mobilitazione generale per sensibilizzare l intervento del cardinale Crescenzio Sepe. Gennaro Imbimbo, 42 anni di cui 17 al servizio della Basilica, è un po la memoria storica di questo posto. Ha scritto nello scorso novembre una mail alla segreteria del Cardinale e di recente ha spedito una lettera al Papa nella speranza di tornare a lavorare nella piccola San Pietro. Ma non ha avuto risposta. Gennaro e sua moglie, entrambi licenziati dalla Curia, vivono adesso a casa dei genitori di lui con i loro due bambini. Tre famiglie in difficoltà ognuna alle prese con le bollette o l affitto da pagare come nel caso di Rita Iacobino, che ha lavorato per otto anni al Tempio: Mi hanno rovinato: ho un figlio minorenne, mio marito non lavora e pago 450 euro al mese di pigione dichiara l ex operaia di 46 anni -. Sto ancora aspettando 2800 euro della liquidazione. Nessuno mi aiuta. La quarta, Filomena Esposito di 36 anni, con due figli a carico, il marito disoccupato e invalido per morbo celiaco, adesso vive a casa della suocera. Ha lavorato per sei anni in via Capodimonte, svolgendo varie mansioni anche dopo la lettera di licenziamento. Racconta infatti che tutti e quattro gli ex operai generici hanno continuato a lavorare sino a dicembre del 2012, un mese dopo l ultimo giorno previsto per legge dalla notifica, facendo le pulizie dell altare e altri compiti di manutenzione: Abbiamo lavorato in nero. Inoltre in passato abbiamo svolto mansioni diverse da quelle stabilite dal contratto: eravamo operaie ma abbiamo fatto all occorrenza le cuoche, prendendo il libretto sanitario per stare in cucina senza pagarci il dovuto. Le domeniche ci hanno fatto lavorare sino alle cinque del pomeriggio. Lo facevamo per non perdere il lavoro. I lavoratori hanno sempre chiesto di essere ricollocati all interno del perimetro della Basilica che, a quanto dichiarano, continua a celebrare matrimoni e ad aprire i cancelli delle catacombe di San Gennaro ai visitatori. Di certo c è che le donne anziane che, più di un anno e mezzo fa abitavano nel centro del Castelletto, sono state trasferite in un immobile, gestito da suore, proprio dietro l ufficio del reggente del Tempio. Sempre nel fondo appartenente alla Curia troviamo la Casa del clero, dove risiedono i preti andati in pensione. In questi tempi di crisi anche l istituzione Chiesa si ritrova costretta a licenziare lavoratori di lunga data, nonostante gli appelli di Papa Francesco nel denunciare la piaga sociale della disoccupazione. Dall Ufficio legale della Curia, interrogato sulla questione, è arrivato solo un no comment. Trincerandosi dietro il segreto professionale, i legali dello staff non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Oggi intanto si è tenuta un udienza testimoniale con il giudice del lavoro di Napoli sul singolo caso di Filomena Esposito. Il suo avvocato, Fortunato Savarese, sentito telefonicamente dal nostro giornale ha dichiarato: Abbiamo tutto il diritto di chiedere la reintegra, la legge prevede che per un azienda con 15 dipendenti ci sia la possibilità di reinserimento. Risulterebbero all epoca quattro o cinque lavoratori a nero, raggiungendo così la quota totale di sedici o diciassette dipendenti. Se venisse provata la presenza di più di quindici operai, il licenziamento sarebbe senza giusta causa. Aspettando che la giustizia faccia il suo corso, i quattro ex operai continuano a riunirsi e ad incontrarsi nel loro vecchio luogo di lavoro nella speranza che un miracolo avvenga per le loro famiglie. Olivetti, la prima volta di Laura di Lara De Luna Napoli, 13 marzo Rendere Pozzuoli un centro post-industriale d eccellenza, nel ricordo di Adriano Olivetti. E questo il grande progetto al quale il Comune puteolano lavora da tempo. La visita di Laura Olivetti, ultima figlia dell ingegnere, è la testimonianza dello stretto rapporto di lavoro che unisce Pozzuoli e la Fondazione, intitolata al padre, di cui è presidentessa. Invitata dal sindaco Vincenzo Figliolia e dalla direttrice del Polo culturale Maria Teresa Moccia di Fraia, ha visitato lo stabilimento realizzato dall architetto Luigi Cosenza. E la prima volta che vede la fabbrica, fondata da Adriano Olivetti il 23 aprile Troppo piccola, allora, per ricordare il discorso che divenne un manifesto dell umanesimo capitalista. Si lascia fotografare vicino alla lapide che ricorda l inaugurazione e non solo, dichiarando che il luogo è ancora pieno di energie e potenzialità. Un luogo vivo e armonico, quindi, adatto oggi come allora alle idee progressiste di colui che resta ancora uno degli industriali più illuminati della storia italiana. Oggi lo stabilimento ospita, dopo l era dei calcolatori e delle telecomunicazioni, il centro di ricerca genetica Tigem-Telethon che, secondo Laura Olivetti, è una prosecuzione della filosofia concettuale che guidò il lavoro paterno. Il Comune e la Fondazione intendono seguire la corrente di pensiero secondo la quale la fabbrica deve essere luogo di cultura e lavoro allo stesso tempo, capace di innalzare la qualità di vita dell intero territorio. Avvieremo un discorso più ampio di collaborazione- dichiara il Sindaco Figliolia- per riscoprire la cultura d impresa coniugata con il rispetto dell uomo e della natura. Numerosi gli eventuali culturali in programma, primo tra tutti l organizzazione di un convegno sulla figura dell ingegnere Olivetti. INCHIOSTRO N. 5 PAGINA 4

5 CRONACA NERA Tre fermi per l omicidio Raffone in cui è stato ferito Mario Lo Russo Camorra, vendetta d onore Folle sparatoria alla periferia Nord. Sfumata l ipotesi di una nuova guerra Pagina a cura di Anna Dichiarante Napoli, 12 marzo Una donna contesa, un regolamento di conti interno alla cerchia di conoscenze del boss. È giunto alla soluzione il giallo dei Colli Aminei, con i tre fermi effettuati due giorni fa dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. A finire in manette sono stati Fabio Cardillo, 35 anni, Valerio Nappella, 37, e Luciano Pompeo, 28. Il primo è accusato dell omicidio di Domenico Raffone e del tentato omicidio di Mario Lo Russo, mentre gli altri due lo sono dell accoltellamento di Giovanni Lista. Nelle prossime ore il giudice per le indagini preliminari dovrà convalidare i fermi. Sono ancora ricercati, invece, i complici che sarebbero stati insieme a Cardillo. Ieri, infine, è stato arrestato anche Mario Lo Russo per porto e detenzione abusiva di arma da fuoco. Nessun collegamento con le faide di camorra, dunque; alla base del delitto ci sarebbe la relazione intrattenuta dallo stesso Lo Russo con l ex moglie di un detenuto (il fratello di Cardillo), un legame che avrebbe scatenato la vendetta. Facciamo un passo indietro. Sabato 8 marzo. Il parco Matteotti - al civico 141 di viale Colli Aminei - diventa scenario di un doppio agguato. Alle Domenico Raffone, 33 anni, viene ammazzato a colpi di pistola, mentre si trova in sella al suo scooter. Il giovane, centrato alla schiena, rimane a terra esanime. Poco più in là, i killer raggiungono la Fiat Panda a cui Raffone stava facendo da scorta: a bordo, suo suocero, il cinquantasettenne Mario Lo Russo. Parte un altra raffica di proiettili, che crivellano la portiera dell auto e colpiscono Lo Russo. Seppur ferito in modo grave, quest ultimo riesce ad arrivare fino al vicino ospedale Cardarelli, dal quale è stato dimesso solo ieri per essere scortato negli uffici della Questura. L obiettivo dei sicari era precisamente lui, boss dell omonimo clan, fratello di Giuseppe e del collaboratore di giustizia Salvatore: i Capitoni di Miano. In realtà, la sparatoria è l epilogo di un inseguimento. Cardillo è andato dalla cognata per chiederle chiarimenti sul rapporto con Lo Russo, che - a suo dire - getta discredito sulla famiglia; il litigio degenera; la donna avverte allora l amante, il quale arriva accompagnato dal genero. I tre (o forse più) si affrontano e il passaggio dalle parole ai fatti è questione di attimi. Una falsa rapina per depistare le indagini Raffone muore praticamente subito, mentre Lo Russo cerca di fuggire, impossessandosi dell auto di Cardillo. Saranno i familiari di Cardillo, poi, a denunciare una falsa rapina per depistare possibili indagini. La notte di sangue partenopea, comunque, non è ancora terminata. La scena del crimine si sposta in via Ianfolla, a Miano. Alle 4 del mattino Nappella e Pompeo citofonano in casa di Giovanni Lista; il trentenne - parente di Cardillo - si veste in fretta e scende in strada per vedere di che cosa si tratti. Qui, Lista viene aggredito e pugnalato alle spalle: malconcio, ma non in pericolo di vita, riesce a chiamare aiuto e a farsi trasportare al Cardarelli. A pochi metri di distanza dall abitazione di Lista, peraltro, vive Mario Lo Russo. La spedizione punitiva è la contromossa immediata del clan per stanare i responsabili della morte di Raffone e del ferimento del boss. Le indagini - affidate ai pm Ivana Fulco, Enrica Parascandolo e Henry John Woodcock - sono partite a stretto giro. A coadiuvare i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, inoltre, sono stati gli uomini della Squadra Mobile di Fausto Lamparelli. L ipotesi iniziale aveva portato gli inquirenti sulla scia della faida che, da oramai un paio d anni, contrappone i Capitoni agli ex Misso del Rione Sanità. I Lo Russo, infatti, si stanno scontrando a suon di piombo con le famiglie Della Corte e Savarese per l occupazione del quartiere, in pieno centro storico. In un secondo momento, però, gli investigatori hanno intrapreso la pista giusta, ricollegando i fatti di sabato notte a una lite per motivi personali. Alleanze rovesciate e spartizioni Viaggio nella criminalità cittadina Scia di sangue la faida riprende con nuovi attori Salvatore Lo Russo, ex boss di Miano Napoli, 12 marzo Scatta in automatico, come una psicosi. A Napoli e dintorni, a ogni omicidio corrisponde l allarme su una possibile nuova faida di camorra. Inevitabile in una città che fa ciclicamente i conti con guerre senza regole. Anche sabato scorso, dopo il delitto dei Colli Aminei e l aggressione di Miano, i quartieri coinvolti sono ripiombati nell incubo di un conflitto tra clan. Del resto, quando i nomi chiamati in causa dalla cronaca hanno un certo peso nel panorama criminale, il collegamento viene naturale. Così è accaduto anche per Mario Lo Russo, fratello di quel Salvatore che del clan omonimo è stato un boss storico. Dominatori incontrastati di Miano per lungo tempo, pedina fondamentale sullo scacchiere delle grandi alleanze della camorra urbana, i Capitoni hanno influenzato con le loro mosse gli esiti dello scontro tra la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia di Carmine Alfieri. Dopo la sconfitta dei cutoliani, i Lo Russo sono confluiti nell Alleanza di Secondigliano di Gennaro Licciardi, un cartello di famiglie operanti nell area settentrionale di Napoli e interessate a mettere le mani sulla spartizione del potere all esito della guerra. Una storia di patti e, soprattutto, tradimenti, di cui i mianesi sono stati protagonisti; sono stati loro, infatti, a passare segretamente dalla parte degli odiati nemici del centro storico, salvo poi riaprire le ostilità contro gli stessi al primo cambio di vento. Tra i gruppi criminali della periferia nord e quelli del centro - in particolare, del Rione Sanità - c è sempre stata una competizione dalle conseguenze disastrose. Spesso sanguinose. Gli scontri tra i Licciardi e i Misso, guidati dal boss Giuseppe, hanno lastricato di morti le vie cittadine. Negli ultimi tempi la faida è ripresa, anche se i protagonisti sono in parte cambiati. L arresto del boss Salvatore Lo Russo e la sua decisione di collaborare con la giustizia hanno lasciato il clan allo sbaraglio; la guida è stata presa poi dal figlio Antonio, latitante da quattro anni e re delle rotte del contrabbando internazionale. Sul fronte opposto, il dissolto clan Misso è stato rimpiazzato dalle famiglie in passato legate da vincoli di fedeltà a Giuseppe Misso, i Savarese e i Della Corte. Entrambi i gruppi, dunque, sono alle prese con grossi problemi interni, con arresti e pentimenti, ma, soprattutto, con i subbugli che stanno attraversando tutte le piazze cittadine dello spaccio. Le operazioni di polizia e le faide hanno consigliato di abbandonare per un po quartieri come Scampia e Secondigliano per cercare nuovi mercati. Di qui, il tentativo dei Capitoni di estendersi nel Rione Sanità, contrastato fortemente dagli ex alleati di Peppe o nasone: il conflitto, annunciato da scaramucce crescenti, si è aperto ufficialmente nel dicembre 2012, con l omicidio di Francesco Bara (luogotenente dei Lo Russo per il centro antico) e con la scia di rappresaglie che ne è seguita. PAGINA 5

6 SPECIALE 8 MARZO Proiezioni, spettacoli teatrali, concerti: così in città si celebra la ricorrenza Dalla parte delle donne Da Partenope alle vittime di femminicidio, una giornata con #zeromimose di Lucia Francesca Trisolini Napoli, 7 marzo Domani in occasione dell 8 marzo, Napoli si metterà al bello per la festa delle donne. Un occasione per riflettere e per non dimenticare le vittime della violenza di genere. Solo nel 2013, infatti, sono stati 150 i casi di femminicidio in Italia, una cifra in crescita nonostante la nuova Legge varata a ottobre scorso. In Campania, quasi 1 donna su 3 ha subìto violenza fisica o sessuale e quasi 6 donne su 10 sono state vittime di minacce e soprusi. Oggi alle 21.00, un anticipo della festa al cinema Astra in via Mezzocannone, con due proiezioni dedicate a ritratti e profili di donne straordinarie. La pazza della porta accanto, conversazione con Alda Merini di Antonietta De Lillo, sarà seguita dal lavoro di altre due registe, Simona Cocozza e Samantha Cito che presenteranno un documentario dal titolo The barefoot princess. Per domani mattina l assessore alle Politiche giovanili Alessandra Clemente ha proposto l iniziativa Zeromimose per evitare ogni banalizzazione e atteggiamento consumistico sulla festa delle donne e per sensibilizzarle alla lotta per le pari opportunità. Interessanti i progetti in ambiente sanitario: solo per domani mattina, infatti, il presidio ospedaliero Santa Maria della Pietà a Casoria si trasformerà in un salone di bellezza. In collaborazione con i volontari dell Avo, lo staff medico e infermieristico, regalerà alle donne del reparto oncologico trattamenti estetici, curati dall hair stylist Pasquale Salsano. L iniziativa dal titolo Donna, infinita bellezza si concluderà con una sfilata di moda delle pazienti che si terrà nella Sala Convegni dell ospedale. La donna sarà protagonista anche di eventi artistici e culturali. Alle colazione al bar Gambrinus, con una performance dell attrice Cristina Donadio. Le donne saranno invitate a vestirsi di verde, per esprimere leggerezza e speranza. In mattinata, all istituto Froebeliano di via Stella, proseguirà la seconda edizione de Le quattro di Roberta Cordisco Giornate delle Donne che si concluderà con il progetto Dimane Putesse Schiarà, un recital di solidarietà a favore delle donne migranti a Lampedusa. Alle al Palazzo delle Arti si terrà la mostra She s rock : un percorso-reading volto a celebrare le donne del rock. Alle il concerto sinfonico diretto da John Axelrod sarà gratuito per le donne che acquisteranno al teatro San Carlo una carta speciale per l 8 marzo che al prezzo di 50 euro, darà diritto anche all ultima replica dell Evgenij Onegin alle 19 di domenica. Durante il primo intervallo dell opera, l antropologa Amalia Signorelli porterà a riflettere il pubblico sulla figura femminile nella nostra contemporaneità, partendo dal personaggio di Tat jana, protagonista del romanzo di Puskin. Nel corso del pomeriggio, presso l accademia delle Belle Arti, Maria Cristina Antonini, docente di pittura e tecni- Party a Città della Scienza per ricordare le ricercatrici che performative incrementerà la biblioteca Anna Caputi con un nuovo fondo di libri dedicati alle donne artiste. In serata, allo Spazio Artefia in vico Cacciottoli 53, si potrà assistere al Tetradramma, spettacolo teatrale dedicato alle donne, in scena venerdì, sabato e domenica, una piéce che intende unire teatro e filosofia in un percorso esistenziale. Serata tutta al femminile anche a Città della Scienza, dove si terrà un Women s Party con mostre e installazioni interattive alla presenza di scienziate che ricorderanno il contributo femminile alla ricerca tecnologica. La festa delle donne a Napoli non finisce l 8 marzo, ma continuerà anche ad aprile. A partire dal 13 del mese si terranno passeggiate narrate da accompagnatrici che evidenzieranno il background femminile di ogni singolo monumento. Dalla fontana dedicata alla madre di Napoli per eccellenza, Partenope fino ai contributi di grandi attrici, come Sofia Loren e Titina De Filippo, passando per regine angioine e aragonesi e protagoniste famose come Matilde Serao. Si ripercorreranno le orme che le donne hanno lasciato a Napoli, plasmando, come muse ispiratrici, l aspetto esteriore della città. C è anche un altra data: il 20 novembre Festeggio anch io questa giornata: in quanto donna, anche se non lo sono biologicamente, mi sento coinvolta. Lia Zeta, transessuale napoletana, spiega il suo punto di vista sulla festa della donna. Voglio schierarmi, però, per le cose più necessarie perché ci stiamo allontanando troppo dai veri problemi. Tanti, anche omosessuali o trans, festeggiano solo per divertirsi, fare baldoria, senza pensare alla questione vera che ci riguarda. Perciò va bene la festa, ma bisogna andare più in profondità. Poi scherza e dice: Cosa vado a fare a questi party? A vedere uomini in slip che si ungono con l olio? Mi sembra una stupidaggine che lascia in ombra questioni più importanti. Attualmente, spiega, c è poco da festeggiare se poi la donna viene trattata come un oggetto. Io vivo in una società dove non sono vista come donna, la mia diversità è visibile, non sono un omosessuale che può anche passare inosservato ed essere insospettabile. Lia ricorda che anche le transessuali sono vittime di violenza e che il più delle volte subiscono aggressioni da parte di uomini che le considerano macchine di piacere al loro servizio. Proprio poco tempo fa qui a Napoli c è stata un altra aggressione ai danni di una transessuale. Per questo ci tiene a sottolineare che il 20 novembre, come pochi sanno, è la giornata mondiale in cui si ricordano le trans vittime di violenza. Perché se l 8 marzo è importante difendere ciò che si è, il 20 novembre è altrettanto importante difendere ciò che si è scelto di essere. Eppure pregiudizi e chiusure non mancano. La società delle apparenze, del bigottismo e dell ipocrisia, come la definisce Lia, pone numerosi ostacoli all affermazione di una diversità così visibile. Ciò nonostante ogni giorno esco di casa con la mia pelle da Wonder Woman, che poi è la mia pelle, e affronto quella che io chiamo la freccetta sul monitor, ossia gli sguardi puntati e i giudizi. Le chiedo se non è questo il tipico coraggio delle donne e lei risponde: Si, è il coraggio delle donne. La fatina Satine vive la sua fiaba Francesco, alias Lady Satine, l 8 marzo si esibisce a San Sebastiano al Vesuvio, perché è una drag queen. Con questo termina inglese si fa riferimento a cantanti o attori, non necessariamente gay, che vestono abiti femminili. Nel film del 2001 di Baz Luhrmann, Moulin Rouge, la bella étoile Satine, interpretata da Nicole Kidman, incanta il pubblico con le sue esibizioni sul palcoscenico. A questo modello di eleganza e signorilità rende omaggio la napoletana Satine che, ci tiene a precisare, promuove un mondo glitterato lontano dalla volgarità. Tra le sue due identità, è quella femminile che sente più vicina a sé. Di conseguenza vive il giorno della donna da protagonista, non solo perché sale sul palco ad esibirsi, ma soprattutto perché, al di là degli spogliarelli, ritiene fondamentale ricordare le battaglie rosa combattute nel corso degli anni e le donne che si sono sacrificate. Se dovessi proporre un simbolo alternativo alla mimosa, sarebbe sicuramente il più tradizionale fiocco rosa, già utilizzato in segno di condanna della violenza sulle donne. Lady Satine è anche la drag speaker del programma I Tappi di radio Kiss Kiss Napoli con Luca Sepe e Antonio Manganiello. E seguita soprattutto da un pubblico femminile. Forse perché spiega la trasmissione va in onda la mattina dalle 7 alle 10 e le signore che lavorano o accompagnano i bambini a scuola, nonostante il personaggio eccentrico che rappresento, mi seguono e si identificano. Sono proprio le donne, però, ad essere più prevenute nei suoi riguardi: A volte scatta una sorta di rivalità nel momento in cui si confrontano con una figura così forte, estremamente curata e truccata. Satine ha combattuto per affermare la sua identità e la sua passione per il cabaret. Ha avuto la fortuna di poter contare sul sostegno dei famigliari e degli amici; per lei le difficoltà sono state più sopportabili. Accennando ai pregiudizi che tuttavia restano vivi, Satine spiega che c è grande ignoranza in merito: Molte non sanno che le drag queen non sono travestiti, possono anche non essere omosessuali. Si vestono solo per fare spettacolo. Le mie esibizioni, ad esempio, si rivolgono a tutti, bambini e adulti. Ho lavorato per matrimoni, comunioni, addirittura battesimi. I più piccoli, a volte, pensano che io sia la fatina delle fiabe. R.C. INCHIOSTRO N. 5 PAGINA 6

7 SPECIALE 8 MARZO Il feroce omicidio di 10 anni fa, mentre era in corso la faida di Scampia Mina, uccisa dalla camorra per un no alla morte altrui Parla Francesco Verde: il vero ergastolo lo subisce la nostra famiglia ogni giorno di Francesco Ungaro Vogliamo la verità Madri e sorelle, quattro storie sono ancora in attesa di giustizia di Lorenzo Ena Napoli, 8 marzo Quattro donne accomunate da un destino sciagurato: i loro cari sono morti in carcere. Nobila, Patrizia, Ilaria e Lucia trascorrono l 8 marzo alla ricerca della verità, inseguendo una Giustizia che ancora oggi non ha dato loro risposte sufficienti. Mi consumo ogni giorno. Ho paura del buio. Non posso guardare film con scene violente, non sopporto le urla. Sto vivendo questo dramma da sola, non ho una famiglia.così Nobila Scafuro, madre di Federico Perna, il ragazzo morto nel carcere di Poggioreale lo scorso 8 novembre. Per i familiari Federico è una vittima di pestaggi tra le sbarre. Ma l autopsia non ha dato riscontri per confermare le accuse. Voglio sapere perché mio figlio è morto continua Nobila - Ci sono troppe anomalie nei risultati autoptici. Pretendo la verità e fin quando non la otterrò continuerò a combattere. Storia diversa ma dall esito analogo quella di Federico Aldrovandi. A 18 anni è stato ucciso da quattro poliziotti. I colpevoli della morte del ragazzo sono stati condannati il 21 giugno 2012 a 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo. A febbraio di quest anno gli agenti sono rientrati in servizio. Inizialmente la morte del ragazzo venne giustificata con un malore. Ma quando i genitori di Federico videro il corpo del figlio 54 lesioni ed ecchimosi sul corpo decisero di scavare nella vicenda per scoprire la verità.la madre del ragazzo, Patrizia Moretti, prosegue la sua battaglia con un associazione messa in piedi con il marito e gli amici di Federico: Il proposito è cambiare la cultura violenta molto diffusa nella società. Utilizziamo l informazione e alziamo la voce per evitare che certi episodi si ripetano. Nella giustizia credo ancora, ma con alcune riserve. Bisogna sempre fare distinzioni tra le persone. Gli onesti esistono in ogni settore. Non generalizzare è anche il parere di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il 31enne morto nel carcere di Regina Coeli il 22 ottobre I giudici hanno condannato in primo grado i medici dell ospedale in cui Cucchi era ricoverato. La sentenza spiega la morte di Stefano con la mancanza di cure mediche. Ilaria non ci sta. La sorella di Napoli, 8 marzo Mimose sporche di sangue. L 8 marzo è anche l occasione per ricordare le donne vittime di violenza, ammazzate da uomini che dicevano di amarle, uccise per aver scelto di non portare avanti un rapporto nel quale non credevano più, messe a tacere per sempre per non essersi piegate alle logiche della malavita organizzata Mina era diversa da me. Lei voleva aiutare la gente, faceva volontariato. Io le chiedevo il perché, per me era tutta gente di merda. Mina sta per Gelsomina Verde e le parole sono di Francesco, il fratello. Lui è un ragazzone con la faccia dura di chi ne ha viste tante, la stessa faccia che ti viene quando guardi cose che non avresti voluto trovarti di fronte. Mina è stata uccisa dieci anni fa, quando aveva solo 22 anni. Hanno strappato quel fiore - dice Francesco - e hanno lasciato solo il nudo gambo. Gelsomina è stata fatta fuori in modo barbaro. Le hanno sparato tre colpi di pistola e poi hanno dato fuoco alla macchina in cui giacevano le spoglie. Gelsomina, non c entrava niente con le logiche camorristiche. Non ne era, però, lontana essendo cresciuta a Secondigliano e avendo prestato attività di volontariato presso parecchie famiglie collegate con la malavita dell area nord di Napoli. Nel 2004 a Secondigliano e Scampia in strada c è la guerra. Due clan si combattevano: i Di Lauro, da molto tempo egemoni nel territorio, e gli Scissionisti che volevano prendere il potere. Ogni giorno le forze dell ordine contavano almeno tre cadaveri. Mina in quel periodo lavorava come operaia precaria. Alcuni anni prima, nel 2001, aveva avuto una breve storia con Gennaro Notturno, un ragazzo del quartiere. Poi la giovane si rese conto che il ragazzo era un camorrista legato agli scissionisti e decise di lasciarlo. Certe cose il quartiere non le dimentica. Verso la fine del 2004, alcuni membri del clan Di Lauro, più volte fermarono Mina per strada. Volevano fotografie e informazioni sul Notturno e altri esponenti della famiglia. Lei sapeva bene a cosa sarebbero servite. Le nega. Nega di firmare la condanna a morte del suo ex fidanzato. Non vi do le sue foto, come non Stefano non è convinta della sentenza. È in prima linea per la tutela dei diritti dei carcerati. Ora attende gli sviluppi della vicenda, sperando che la giustizia faccia chiarezza. Come si sente ora? Tutto cambia radicalmente: il rapporto con gli altri, il modo di vedere la vita. Forse prima ero una persona ingenua. Ho sempre rispettato le regole e in cambio ho ricevuto la morte di Stefano. Qualcuno aveva il dovere di tutelare i diritti di una persona alla quale invece ha tolto la vita. Dopo 6 anni anche Lucia ha ancora voglia di combattere. La sorella di Giuseppe Uva, il ragazzo morto il 14 giugno 2008, risponde al telefono mentre ha in braccio suo nipote. La storia di Giuseppe è nota alle cronache: dopo essere stato fermato dai carabinieri per una bravata con il suo amico Alberto Biggiogiero, Uva viene portato nella caserma di Varese dove ad accoglierlo trova una darei agli altri le vostre. Dal clan parte la condanna a morte. Mina verrà trovata carbonizzata nella sua auto. Per questo delitto sono stati condannati Ugo De Lucia all ergastolo e Pietro Esposito, collaboratore di giustizia, a 7 anni e 4 mesi. La famiglia a dieci anni di distanza, ancora non sa darsi pace. I colpevoli di quel brutale omicidio hanno già usufruito di alcuni permessi e hanno riassaporato la libertà. A tal proposito Francesco, col volto commosso e pieno di rabbia, mi dice che il fine pena mai è solo per la sua famiglia. Aggiunge che l ergastolo è per sua mamma che da dieci anni piange lacrime di rabbia per la figlia. E per lui che non ha trovato pace. Questo non è femminicidio- conclude Francescomia sorella non c entra nulla con quel tipo di omicidio. Dopo la sua morte abbiamo dovuto anche subire l onta delle chiacchiere. Subito dopo il ritrovamento del cadavere iniziarono a circolare le più diverse voci sulla vita di Mina. Si disse che era una poco di buono che andava con chiunque nel quartiere; che era la donna del boss e stava solo pagando per i suoi errori. Inizialmente non le fu neanche concesso il funerale religioso. Uccisa due volte Mina. Per fortuna il processo fece emergere una realtà completamente diversa. La realtà di una ragazza morta perché non si è abbassata alle logiche di un quartiere che può essere molto violento. A Secondigliano può essere più difficile anche essere donna. Era diversa da me. Voleva aiutare la gente, faceva volontariato decina di agenti. Alberto, che attende fuori dalla stanza, convinto che qualcosa non vada decide di chiamare l ambulanza perché sente le urla dell amico. I carabinieri in un primo momento bloccano l intervento dei soccorsi. Poche ore dopo chiamano l ambulanza chiedendo un Trattamento sanitario obbligatorio. Dopo l arrivo in ospedale, Giuseppe muore. Provo una grande rabbia, un dolore indescrivibile dichiara Lucia -. Dopo tutto questo tempo non riesco ancora ad accettare la morte di mio fratello.la mia vita è cambiata per colpa di questa giustizia maledetta. Ho dovuto mettere da parte la mia famiglia per scoprire la verità. Lucia sottolinea il rapporto speciale che si è venuto a creare con le altre famiglie colpite dalla sua stessa tragedia: Ormai siamo una grande famiglia accomunata da un tragico destino. Cerchiamo di farci forza a vicenda. PAGINA 7

8 CULTURA Un diario autobiografico narra storie al confine tra illegalità e rinascita Sulle frontiere dell educazione Carmine Amato si racconta: da ragazzo di periferia a maestro di strada Pagina a cura di Elisabetta de Luca Napoli, 6 marzo In un affollata sala eventi della libreria Feltrinelli di via San Tommaso d Aquino, Carmine Amato ha presentato il suo libro Il ragazzo sta bene così. Nelle strade di Napoli ho imparato a educare. Oggi ha 44 anni, una bella bimba dai capelli ramati e una moglie spagnola. Quando di anni però ne aveva molti di meno, frequentava i vicoli di Barra, quartiere periferico di Napoli, dove viveva con sua madre. Ogni giorno una sfida per non cadere nel baratro della criminalità che dilaga nei vicoli di periferia. Questa è la storia dell autore che da ragazzo di periferia è diventato maestro di strada. Una vita trascorsa tra i giovanissimi, prima con il servizio civile, poi come educatore e infine nelle scuole. Un percorso difficile che ha deciso di raccontare in un libro. Il volume somiglia a un diario sia come genere che nell aspetto grafico: le pagine sono disegnate come un quaderno ad anelli, con i disegni di Marco Rossi Doria, ex sottosegretario all Istruzione e amico dell autore. Lungo il suo percorso Amato ha incrociato tante persone che si sono trasformate nei personaggi del suo racconto. Rossi Doria è uno di questi, conosciuto durante la nascita del progetto Chance contro la dispersione scolastica. Carmine Amato ora vive in Trentino perché al Nord si guadagna di più con progetti anche meno creativi rispetto a quelli proposti a Napoli, afferma durante la presentazione. Per un altra iniziativa è passato prima per la Spagna, dove conobbe la donna che ha poi sposato. A casa è tornato per presentare il suo libro. Durante l evento i suoi familiari e amici hanno letto brani tratti dal volume. Alla figlia è toccato il capitolo dedicato alla nonna, una donna vissuta durante la seconda guerra mondiale che in quel periodo non è riuscita a conseguire il diploma delle scuole elementari, a causa dei bombardamenti. L autore elenca le storie che lo hanno segnato di più: Non dimenticherò mai i sorrisi dei bambini di Santa Maria del Pozzo che aspettavano noi volontari del servizio civile, pensando fossimo assistenti sociali e l entusiasmo che avevano, perché quelli erano gli unici momenti di svago. Storie di vita ma anche di morte: Cesare è stato ucciso a 16 anni per un regolamento di conti, al suo funerale nessun rappresentate istituzionale. Gli adulti lo hanno abbandonato. Ragazzi che non riconoscono il confine tra il legale e l illegale: Un giovane di una casa famiglia un giorno contava dei soldi. Gli chiesi a cosa servissero, mi rispose che li avrebbe usati per comprare una pistola al mercato di Sant Antimo. Un autobiografia e anche una storia collettiva. Il ragazzo sta bene così è il titolo tratto da un altro racconto, quello di un giovane che per fare attività sportiva doveva consegnare un certificato di sana e robusta costituzione. Invece di recarsi in visita dal medico, usò una vecchia ricetta, timbrata e firmata, nella quale scrisse: Ciro Veneruso ha superato la visita medica, può fare tutti gli sport. Il ragazzo sta bene così. Carmine Amato da allora si domanda: Quando un ragazzo sta bene così?. Questo interrogativo guida il suo operato alla ricerca di cosa possano fare gli educatori per salvare giovani vite. Sedici anni di Chance Napoli, 6 marzo Al numero 11 di Via Saverio Baldacchini c è un oasi nel deserto. È l associazione Maestri di strada. Una Onlus che nasce dopo la chiusura del progetto Chance, a cui anche Carmine Amato ha partecipato con l ex sottosegretario Marco Rossi Doria. Il progetto Chance è nato nel 1998 per aiutare centinaia di giovani in difficoltà. Bambini e ragazzi che vivono contesti difficili, di periferia, di malavita. È stato chiuso nel 2009, ma i Maestri di Strada continuano ad alimentare la speranza di salvezza. L associazione è nata nel Primo finanziatore fu l allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Dal 2009 l associazione Maestri di Strada si è rinnovata basandosi su risorse private e sul lavoro di giovani che hanno compiuto studi nel campo delle scienze umane e sociali e dell apporto gratuito di cittadini. Il primo nucleo dei Maestri di Strada proviene dal Progetto Chance. Oggi gli educatori provengono invece da esperienze diverse. Cesare Moreno è o Mast, il maestro con i sandali, messi in segno di protesta anni fa perché Chance aveva ricevuto i vestiti, ovvero i fondi della Legge 285, ma le istituzioni erano carenti nelle attività ordinarie e di base: le scarpe, racconta nella sua biografia. È stato tra i fondatori del progetto Chance, occupandosi del recupero dei dispersi della scuola media, e suo coordinatore dal 1998 alla chiusura avvenuta nel I volontari si occupano principalmente di arginare il fenomeno della dispersione scolastica, una piaga sociale in Campania. Secondo i dati del Censis, nel biennio , il 29,9% degli studenti degli istituti superiori non riesce a conseguire il diploma. A Napoli sono il 35% e ancor di più negli istituti tecnici, d arte e professionali. La dispersione si concentra nel primo anno, con una percentuale del 16,1% a Napoli. Il dato complessivo è che il 23% dei giovani tra 18 e 24 anni sono del tutto emarginati: non lavorano, non studiano, né sono in corsi di formazione professionale. INCHIOSTRO N. 5 PAGINA 8

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