TERANGA FORLÍ, LA NOSTRA CITTÁ!

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1 TERANGA FORLÍ, LA NOSTRA CITTÁ

2 Titolo: Teranga - Forlì, la nostra città 2014 Laboratorio Mondo - Associazione di Promozione Sociale Autore: Laboratorio Mondo Grafica: Fabrizio Romboli EDIZIONE REDATTA CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI FORLÍ

3 A Forlì, la nostra città, ai suoi abitanti, con la speranza che diventi presto luogo del cambiamento.

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5 INDICE Indice... pag. 5 Prefazione... pag. 7 Introduzione... pag. 9 Il punto di partenza... pag.11 Forlì: la nostra città... pag. 13 Forlì: la mia città... pag. 16 Conclusioni... pag. 38 Ringraziamenti... pag. 39

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7 PREFAZIONE Lo scopo di questa monografia è quello di rappresentare come i luoghi assumano diverse valenze a seconda di chi li osserva, li frequenta, li vive. Da diversi anni ci siamo abituati a vedere attorno a noi facce nuove. I nostri vicini sono cambiati, così come i collaboratori, o i nostri superiori. Le parole hanno assunto suoni diversi, i gesti e sguardi si sono caricati di nuove sfumature ed essenze. Ma abituarsi non sempre significa condividere, riconoscere o costruire. Non sempre si concepisce la possibilità che stessi luoghi possano avere significati diversi per le mani che li indicano, così come non sempre si pensa che gli spazi cittadini possano essere ugualmente percepiti da chi li frequenta. Teranga, nella lingua wolof del Senegal, definisce ciò che si offre all ospite, ciò che lui si sentirà impegnato a scambiare e a ricambiare con un gesto di reciprocità. L intento di questo libro non è parlare di ospitalità, bensì dell importanza che i gesti reciproci hanno nella costruzione di un rapporto, della priorità che l assunzione di un impegno ha nella costruzione di una società cosciente e responsabile. Teranga, la nostra città, punta l accento sull importanza di avere un nostro futuro comune, non coincidente, ma egualmente basato sulla consapevolezza che sia essenziale ripensare sé stessi in funzione dei cambiamenti a cui stiamo assistendo in città. La città è il luogo dove le persone vivono, la nostra città è Forlì.

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9 INTRODUZIONE Laboratorio Mondo, giorno dopo giorno, lavora sul territorio, nei luoghi dell incontro, si impegna per far conoscere alle persone il reale significato delle parole, teorizza e mette in circolo nuovi punti di vista strutturati, grazie a ricerche ed indagini, per dare stabilità e solidità ai nuovi mutamenti sociali. Quello che accade nella società contemporanea sta portando le persone a focalizzare la propria attenzione sul locale, dimensione che si ritiene, ancora, di poter tenere sotto controllo. Le dinamiche che ne scaturiscono, spesso sono motivate dall'esigenza di sentirsi sicuri e rassicurati a livello personale e sociale, In questa concezione l'immigrato, lo straniero, l'altro, è una figura che perfettamente si presta all'attribuzione di colpe: è il prodotto tangibile, a livello locale, degli effetti della globalizzazione, il suo arrivo ha sconvolto un mondo che possedeva un proprio centro di gravità, quartiere, paese o città che fosse. Nel nostro mondo, sempre più globalizzato, viviamo tutti in una condizione di interdipendenza e, di conseguenza, nessuno di noi può essere padrone del proprio destino..

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11 IL PUNTO DI PARTENZA Raccontare e presentare quanto è stato svolto in un anno di corso di italiano L2, non è certo compito facile quando l'obiettivo è quello di promuovere le sinergie e le collaborazioni instaurante in classe, come dinamica relazionale positiva verso chi non si conosce. C'è la volontà, da parte di Laboratorio Mondo, di comunicare all'esterno e condividere con la comunità, una nuova visione, un nuovo punto di vista che parte dall'altro per ricostruire noi stessi, rivalutare i luoghi, aumentare e riapprezzare i legami. Il punto dal quale siamo partiti riguarda la condizione per la quale, spesso, non si riconoscono competenze all'immigrato, ma semplicemente lo si considera più fragile, più esposto e per questo, concorrente favorito nella corsa al lavoro; altre volte, nei casi peggiori, viene additato di opportunismo e sfacciataggine perché, come chiunque, gode di servizi di welfare, ed addirittura esibisce negli spazi pubblici le proprie idee e abitudini. Queste posizioni alimentano il distacco, la diffidenza. Queste visioni erigono un confine inafferrabile e robusto tra individui, relegando a volte l'uno, a volte l'altro, alla dimensione della presenza, senza considerare la sua reale esistenza ed essenza....dove ci porterà la nostra vita come andrà a finire questo viaggio che non smette di sorprenderci ogni volta che pensiamo di capire che crediamo di sapere di aver messo tutto dentro una valigia da non aprire più.. L.Barbarossa

12 L'uomo è soggetto ad una sorta di insicurezza antologica, che concretizza negli altri attribuendo loro paure, insicurezze, al fine di sviluppare in sé una sicura autoconsapevolezza. Il risultato di fallimenti personali è una sfida alle doti e capacità individuali. Siamo indotti a cercare soluzioni personali a contraddizioni sistemiche; cerchiamo la salvezza individuale da problemi comuni. Le fonti dell'incertezza sono ben nascoste, non compaiono sulle cartine geografiche o sulle riviste in vendita dai giornalai, non riusciamo ad individuarle, né a porgli fine, e così, ancora una volta, quegli strani individui che percorrono, non invitati, le nostre strade usuali, diventano i capri espiatori perfetti. Non sorprende, dunque, che si senta parlare ben poco di incertezza esistenziale, e moltissimo, invece di minaccia alla sicurezza delle persone, delle case, delle strade, e quando si sente sembra corrispondere appieno a quella che è la nostra esperienza quotidiano, a quando vediamo con i nostri occhi. Si può parlare di nuova esclusione, un tempo solo di competenza di frontiere e dogane, oggi, più che mai, insita nell'immaginario, nelle coscienze, nelle città e nelle menti.

13 FORLI : LA NOSTRA CITTA La politica migratoria italiana rifiuta il riconoscimento degli immigrati in quanto attori sociali; li considera (s)oggetti esterni al sistema sociale. In Italia il riconoscimento sociale e giuridico degli immigrati è collegato e subordinato all esistenza di un rapporto di lavoro legalmente riconosciuto. Se in Italia gli immigrati sono portatori di diritti solo in quanto lavoratori, l esistenza e l esercizio dei diritti non sono garantiti dalla mera condizione di persona, nè dall'appartenenza territoriale, ma sono subordinati all essere manodopera attiva e produttiva. Ma cosa succede una volta terminate le ore di lavoro? Cosa succede nei periodi di ferie? Cosa succede nei giorni festivi? Cosa succede se un ragazzo decide di togliere tempo alla famiglia e agli amici per studiare italiano? Alcuni potrebbero pensare che il meccanismo si intoppa, e per certi versi è così. In questa monografia si parlerà di Forlì; nelle pagine che seguono sono raccolti pensieri, esperienze, racconti e parole di chi vive la città. Vivere un luogo, non significa semplicemente abitarlo, ma conoscerlo e riconoscerlo fino a sentirlo proprio. Nel 2014 si è lavorato con gli studenti sul senso di appartenenza alla città di Forlì, nuovo contesto di vita. Quanto è emerso dalle interviste, e dai temi scritti in classe, mostra come sia forte il desiderio di attivarsi in abito locale, rivela come i giovani desiderino contribuire a livello sociale alla crescita del welfare, racconta come i nuovi residenti vivono la città, la conoscono e ci si riconoscono fino ad identificarcisi.

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16 FORLI : LA MIA CITTA Forlì per me era cominciata come l aeroporto di Bologna, com era scritto in Internet, e io ho passato la città velocemente secondo l itinerario aeroporto - stazione - Bologna - Venezia. Quando sono arrivata qui la seconda volta per studiare, il primo posto dove sono andata accompagnata dal mio coinquilino albanese è stato il Comune, dovevo fare i documenti. Pioveva, e noi camminavamo velocemente nei portici e i portici sono state le prime parole italiane che ho imparato (prima cambiavo le parole francesi e inglesi in modo italiano, pensando che tutti mi capissero). Abbiamo preso un caffè in Corso della Repubblica, abbiamo fatto in un ora il mio codice fiscale nel Comune, abbiamo visitato la Facoltà di Scienze Politiche Roberto Ruffilli, dove io dovevo studiare per 2 anni. Era in una via triste, piena di agenzie funebri, non dimentichiamo che pioveva e Forlì era vuota e grigia. Secondo posto, dove vanno normalmente i forlivesi, è il Parco Urbano. Io sono stata portata li per la prima volta 3 volte - da mia coinquilina italiana, dalle ragazze di Koinè e dai miei colleghi universitari. I conigli erano sempre carini e irraggiungibili, c era piadina anche vegetariana e tanto spazio dei campi verdi. Tutto perfetto, però da quando ho scoperto il Parco della Resistenza - quello con le papere a due minuti dal mio appartamento - ho abbandonato il Parco Urbano. Anche oggi il Parco della Resistenza rimane il mio posto preferito. Dopo c era serie dei bar, pub, i locali dell Arci, dove sempre andavo coi coinquilini. La mia attività preferita era giocare a ping pong nel patio di Valverde: d estate il tavolo da ping pong era vuoto, d inverno dovevamo pulirlo dalle foglie gialle, l inverno era pieno di neve e non potevamo giocare più. Un altra scoperta interessantissima è stato il Mercato Coperto, in un edificio vecchio, strano e rotondo, pieno di montagne colorate di frutta e verdura a disposizione tutto l anno. Alcuni prodotti costano più che al supermercato, ma sono tanto diversi, di buona qualità e freschi. Mi piace tanto andarci, è uno dei miei posti preferiti. In generale, per me questa città è troppo tranquilla e strana, non mi piace così tanto come le città nel Sud d Italia, vivaci e solari. Quando in centro a Forlì il Comune fa una evento per supportare i negozi del centro e attirare il pubblico sotto il cielo aperto, riesce ad attirare dieci persone. Nello stesso momento metà di Forlì sta passeggiando al Punta di Ferro, centro commerciale grandissimo e stupido, come nel parco: i bambini, i cani, le coppie, i pensionati, tutti.

17 Così tanta gente che si butta nelle mani del consumismo mi fa triste. Questo mi parla della depressione della città, anche dei valori dei suoi abitanti. N. Dany Lova Ora sono molto felice di essere venuta in Italia, qui a Forlì mi trovo bene. Nella scuola Maroncelli i professori sono buoni e molto gentili, e lo sono anche i miei compagni di classe. A volte però quando penso alla scuola che frequentavo in Macedonia mi sento triste, mi mancano gli amici che ho lasciato. La vita è così e non possiamo aver tutto ciò che a noi piace. Forlì mi piace, tante volte esco con i miei genitori e gli amici e andiamo passeggiare al parco, quello vicino alla statua grande con le ali. Sempre mi sono chiesta chi era quell uomo, doveva essere importante, visto che hanno fatto una statua con lui, poi a scuola Marina ci ha raccontato un giorno la storia di Icaro. Icaro è il nome della statua, ed era un uomo che voleva volare, voleva raggiungere il sole, così ha costruito con la cera delle ali, ma il sole gliele ha bruciate, perchè lui si è avvicinato troppo. Anche io come Icaro ho paura di sentirmi troppo felice e di vedere le mie ali bruciate, ma qui sto davvero molto bene. Nebija

18 La settimana scorsa abbiamo ricevuto una bella sorpresa qui a Forlì, un sacco di neve. Era la prima volta che sono stato testimone di un tal evento in questa città. Cosa farà la gente difronte all imprevisto della coperta di bianchezza? In strada, le bombe di neve cadevano dal cielo senza preavviso, e qualche volta cadevano anche i rami che le sopportavano. Ma senza paura, sembrava che la gente andasse in strada comunque. Ancora più stupore nel vedere che neanche i nonni rimanevano in casa. Io, che dovevo andare a lavorare, aspettavo l autobus senza fare domande, fino a che non era passata un ora. Finalmente una nonna con saggezza mi consigliava di prendere invece una stradina nell altra direzione per prendere il tram. Lei, con agilità e calma, continuava la sua passeggiata della mattina. Ecco la risposta alla mia curiosità: sono ben abituati, almeno la popolazione anziana, alle piccole tempeste di neve. Renée Luglio ed agosto, due mesi estivi, li ho passati generalmente a Forlì. Ogni giorno uscivo di mattina a fare la spesa, le cose di famiglia, cucinare etc Di pomeriggio uscivo per andare al Parco Urbano a passeggiare, o per far lunghe camminate. Di sera le passeggiate nel centro della città erano rilassanti dopo le giornate afose dell estate. Per 15 giorni sono partita per un viaggio nel mio paese d origine, l Albania. E stato un viaggio lungo, dieci ore di treno e una notte di navigazione con traghetto per arrivare a Valona, la mia città natale, che si trova nel sud del paese. Ho visto i miei parenti e un po di cambiamenti nella vita degli albanesi, sono più vivaci. Nelle strade principali si vedono sempre di più i palazzi alti e nuovi negozi di ogni genere e forma. Finita la vacanza sono tornata in Italia, a Forlì. Dopo pochi giorni ho avuto una proposta di lavoro ma prima dovevo fare un esame di idoneità per entrare. Nel compiere questo esame, su 12 domande potevo sbagliare solo 3 domande. Io invece ne ho sbagliate 5 e così ho perso questa occasione di agosto per lavorare. Anna

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20 Il mio nome è Sulochana e significa occhi belli. Io amo il teatro. Sono buddista, non seguo le feste, non dico le preghiere anche se tengo molto alla religione, anzi a tutte le religioni. Quando sono arrivata a Forlì, non sapevo niente, neanche quello che volevo per me. Poi ho trovato un lavoro e ho cominciato a vedere l altra parte della vita. Ho capito che qui c è un valore molto importante per le persone che sono nate qui, che io non conoscevo: qui devi sfare sempre qualcosa. mi piace quando mi sveglio nella mia città, mi piace vedere la luce entrare dalla finestra, Forlì mi piace perchè ha molta luce. Mi piace il mare, la montagna e la libertà. Voglio vivere in Italia perchè qui ho trovato una parte della mi anima. Sulochana

21 La mia famiglia è grande, siamo nove persone: mio padre, mia madre, tre fratelli e sei sorelle. Da piccolo ero timido, introverso, calmo e anche ottimista; mi piaceva giocare soprattutto a calcio e giocavo per tanto tempo dopo la scuola. I miei genitori avevano sempre paura per me perché tornavo a casa con ferite alle gambe e ai piedi. Ogni volta che tornavo tardi papà mi domandava: Dove sei stato? Perché sei in ritardo? E io gli rispondevo: Sono andato a visitare un amico ammalato. Mio padre però vedeva la mia stanchezza e capiva che stavo raccontando bugie. Durante le vacanze mio padre, per non farmi giocare a calcio, chiese ad un suo amico di portarmi al lavoro con lui e insegnarmi il mestiere di elettricista. Il giorno che dovevo iniziare il lavoro, quando arrivò l amico di mio padre a casa io ero ancora nel letto e mia madre cercava di svegliarmi chiamandomi in tutti i modi possibili. Mohamed Memo Miedo sveglia L amico di mio padre non capiva: Perché svegli tutti i bambini? Io voglio solo Mohamed La risposta di mia madre fu che tutti quei nomi erano riferiti a me e l uomo si preoccupò di come poteva lavorare un uomo con tutti quei nomi. Solo quando sentii la voce di mio padre mi alzi dal letto dicendo: Sono pronto Prima del lavoro devo fare colazione. Finalmente pronto uscii e andammo al cantiere. Mentre lavoravamo il capo mi osservava sempre e io lavoravo veloce, ma era un lavoro massacrante; dopo tre ore il capo mi osservava decise di allontanarsi per andare a comprare qualcosa, prima però mi elencò tutto quello che dovevo fare e come farlo. Appena fui solo feci una pausa perché ero molto stanco ed era caldissimo e finì che mi addormentai al fresco. Quando il capo tornò mi trovò addormentato e così mi svegliò in malo modo: Svegliati scemo perché stai dormendo? Il risveglio fu brusco, lo pregai di non dire parolacce e lui mi rimproverò di non aver fatto quello che mi aveva detto perciò gli domandai quanti soldi avrei ricevuto a fine giornata per il mio lavoro e la risposta fu venti euro. Venti euro te li do io se mi lasci andare fu la mia risposta. Ridendo disse Vai, vai faccio io Prima che finisse la frase scendevo già le scale per tornare a casa. Quando rientrai mio padre mi chiese come mai fossi tornato così presto e gli spiegai che il suo amico era pigro e dormiva lasciando a me tutto il lavoro. Mio padre rise alla mia bugia e mi mandò a dormire vicino a mia madre. Finite le scuole superiori conobbi una persona stupenda che lavorava come elettricista, era muto, bravo ed intelligente, molto corretto nel suo lavoro, un lavoro che ho imparato ad apprezzare da lui anche perché ben remunerativo. In poco tempo la mia situazione economica migliorò ed ero conosciuto nella mia città e dintorni. La mia vita è stata bella e spensierata fino al 15 settembre 2004, quel giorno non lo dimenticherò mai, perché mio padre morì. Addio papà ci vediamo in Paradiso tutti insieme.

22 Senza mio padre mi sentivo solo anche in compagnia di tutta la famiglia e udivo persino al sua voce nelle stanze di casa e quando guardavo gli occhi di mia madre, pieni di lacrime, sentivo il peso della responsabilità, anche se ero il minore tra i fratelli. Dovevo vivere una vita seria, mio padre era morto mentre frequentavo l ultimo anno di università, ancora oggi non so come sia passato quell anno, ma per fortuna è passato. Dopo l università partii per il servizio militare, che nel mio paese è obbligatorio, e lì mi scelsero per insegnare la lingua araba a persone che non sapevano né leggere né scrivere, la mia fortuna non stava solo in questo lavoro ma soprattutto nel fatto che gli studenti erano tutte ragazze e questo contribuì a far passare velocemente e piacevolmente il tempo. Dopo il servizio militare andai in Arabia Saudita a lavorare e vi rimasi quattro anni, in quel periodo ho conosciuto tanti tipi di persone: gentili, falsi, ignoranti, arroganti, ma il ricordo rimane comunque di un esperienza felice soprattutto perché conobbi un contadino bravissimo, che mi dava consigli sul lavoro, su come trattare con i clienti e anche sulla vita. Incontravo tante persone e un giorno parlai con un uomo strano e triste, sembrava vecchio ma non lo era, mi incuriosì e gli chiesi la sua età: Non la so - rispose - però vivo da tanto tempo. Perché sei così triste? gli domandai. Sono sposato ad una donna serissima, che non ride mai - continuò lui - e una volta le proposi di cambiare la nostra vita e vivere un giorno sereno e divertente e uno triste e noioso; lei fu d accordo con la mia proposta e io decisi che quel giorno sarebbe stato bello e le chiesi di cantare per me. E cosa cantò per te? chiesi incuriosito. Domani, domani non ci sarà scherzo, domani sarà un giorno brutto per te Scoppiai a ridere e lo consolai, povero uomo Un altro bel ricordo di quegli anni è il viaggio che feci a Maka Elmadena per fare Alhgi e questa possibilità la offrii anche a mia madre. Durante quel soggiorno mi telefonò il maggiore dei miei fratelli per propormi di raggiungerlo in Italia, ma non era ancora il momento per me, prima volevo sposarmi. Dopo cinque giorni mi richiamò per avvertirmi che il mio contratto di lavoro era pronto e dovevo tornare al più presto in Egitto. Tornai, rimasi ancora sei mesi con la mia famiglia poi partii per l Italia, ma non ero pronto per questo Benvenuto in Italia, Mohamed Per una settimana non parlai e questo mutismo preoccupò mio fratello che continuamente mi chiedeva perché non parlassi con gli amici.ù Parlo, parlo e sto zitto era la mia risposta. Cercai a lungo un lavoro, inutile in Italia non c era lavoro, non c era niente di quello che uno si aspettava.

23 Sette mesi senza un impiego poi, finalmente, lo trovai in un ristorante: addetto alle pulizie. Questo lavoro non mi piaceva, ma quando vedevo una persona disoccupata subito ringraziavo Dio per il mio posto di lavoro. Imparai una cosa importante: non si deve lavorare come si vuole, ma si deve fare il lavoro come ci piacerebbe vederlo. Questo lavoro mi portò in tante città: Milano, Lodi, Pescara e poi Forlì Forlì è una bella città tranquilla, ci sono tante scuole e in una di queste incontrai quattro persone molto gentili e stupende, con loro imparai la grammatica italiana in modo corretto. La prima di queste persone è come il sole, senza lei non possiamo vedere niente: un giorno si ammalò e la scuola rimase chiusa, come se fosse triste per lei, il suo nome è Marina. La seconda persona è come la luna, senza lei non possiamo vivere una bella serata, si chiama Valentina. La terza è come una rosa, senza di lei non c è profumo a scuola, il suo nome è Gina. L ultima ah senza lei perdiamo la strada del deserto, si chiama Elena felicità. A scuola trovai anche degli amici, molto gentili e la scuola era l occasione per incontrarsi. Rimasi tre anni a Forlì poi tornai nel mio Paese per una vacanza e per sposarmi. Mia madre e i fratelli avevano scelto la moglie per me, una ragazza bellissima. La incontrai e parlando con lei mi accorsi che il suo cervello era vuoto Pensava sempre e solo a meravigliose vacanze, alla moda e anche a mangiare, non era la donna per me. Qualche giorno dopo incontrai un altra ragazza intelligente, bravissima, educata, timida, seria e soprattutto religiosa e la sposai. Una vita bellissima: io le cantavo baciami ancora e lei rispondeva lasciami andare Ritornai in Italia e aprii con i miei amici un ristorante, specializzato in cucina internazionale, una bella attività che mi impegnava parte della giornata lasciandomi il tempo anche per svolgere il lavoro da elettricista, il mio primo lavoro. Dopo qualche anno diventai ricco abbastanza per aiutare gli amici, le persone bisognose e specialmente la mia famiglia. Sono diventato anche padre di quattro bambini, due maschi e due femmine, e per loro sono tornato in Egitto. Finalmente dormo tranquillo sogni d oro. Mohamed

24 Vi racconto una cosa importante che mi è successa. Il 9 novembre il Sindaco del Comune di Forlì ha organizzato una festa per i nuovi cittadini italiani che coincideva con il giorno della liberazione dall occupazione nazi-fascista, il 68 anniversario. Erano presenti tante autorità, il Sindaco di Forlì Roberto Balzani, il vice presidente della provincia Forlì-Cesena e tanti altri. Un signore, di cui non ricordo il nome, consulente dal Senegal, ha parlato per primo della situazione attuale dell immigrazione e come si svolge la vita nei vari paesi d origine. Il sindaco ha tenuto il suo discorso ringraziando tutti i nuovi cittadini per aver scelto l Italia come patria per l avvenire delle loro famiglie e dei loro figli, tenendo a memoria le radici e le tradizioni dei loro paesi di provenienza. Ha garantito pari rispetto e opportunità, come una grande famiglia dobbiamo andare avanti in questi tempo difficili per tutti. Poi ci hanno chiamato uno ad uno per stringergli la mano e per conoscerci di persona dando a ciascuno un ricordo per quel giorno in una busta rossa, e la possibilità di lasciare la firma sulla bandiera italiana, che era la quarta per l occasione. Poi ci siamo serviti di un buffet di specialità nazionali diverse, marocchini etc parlando in gruppi nella sala grande del Comune. Anife

25 Io sono un tipico esempio del proverbio che parla di figlio che è uguale a suo padre, come la mela uguale a un melo. Sto facendo arrampicata, alpinismo, so aggiustare elettrodomestici se problema non è troppo grave, assolutamente non ho rispetto ai miei capi delle aziende, università, scuole dove lavoro, se loro non corrispondono alla mia idea di leader intelligente e carismatico, e posso dirglielo. Mio padre è proprio così, solo che più caparbio. Lui aveva l infanzia di Tom Sawyer, piena di giorni di pesca, avventura, viaggi lontanissimi e bici con tanti amici e per lui non esistevano limiti, proibizione e punizione. Non studiava mai ma sempre lo salvava la sua memoria miracolosa, in cui riusciva scavare non solo la data storica, ma anche pagina, dove l ha vista e testo che circondava questa data. Mi stupisce questa sua particolarità anche oggi, quando ha quasi 60 anni. Sarebbe comodo usare la memoria così per studi, il lavoro, carriera, di cui invece non ha fatto tanto. Non voleva entrare nel Partito Comunista, neanche andare all estero per guadagnare di più quando Ucraina è diventata indipendente dall Unione Sovietica e quasi tutti delle mie parti vicino alla frontiera sono andati fuori e spedivano i soldi alle famiglie. Noi, tutti in famiglia, invece sempre lavoravamo in Ucraina, tantissimo e quasi inutile. Un altra cosa molto importante di mio padre è la sua connessione con la natura. Sa differenziare gli alberi per tranci, gli uccelli per la voce, tempo domani per il cielo oggi. Io mi ricordo se stesso attraversando il fiume mattina presto, anche prima che si alza il sole, portano il mio bici quando noi andavamo a pesca con padre. L acqua era calda ancora dopo il giorno prima. Mi dispiace per mio padre, che il suo mondo sparisce ogni secondo Nessuno non supporta le sue conversazioni delle riforme in Russia nel 19 secolo, non usa il telefono fisso. Il suo bosco preferito, tutto di alberi di ciliegi, è stato tagliato due anni fa. Io mi ricordo che mio padre piangeva. Noi andavamo lì con la bici in primavera, quando tutto questo bosco era bianco. Ora ci sono solo i ceppi. Lui si è chiuso nei libri becchi, il suo orto e pensieri pesanti del nostro con fratello futuro. Nataliia Panylova

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27 Sono partita il 28 luglio 2011 per l Italia, un mondo sconosciuto, misterioso, del quale non sapevo niente apparte le cose fondamentali che sa tutto il mondo: pizza, spaghetti, Roma e Venezia. Tutto qui Prima cosa che mi ha colpito mentre viaggiavo è stato l ordine dei campi, una cosa strana in Romania, il mio paese, dove la terra ha una qualità molto alta, ma dove purtroppo lo Stato si prende il diritto di avere tutto. Sulle 4 di pomeriggio sono arrivata a Roncadello (Forlì) davanti ad un supermercato, il mio futuro rifugio per quando morivo di caldo e la Coca era quella cosa che mi consolava e m rinfrescava sempre nei giorni bollenti d agosto Il mio pomeriggio fortunato direi, perché avevo incontrato il mio futuro padrone e la mia futura anima gemella: Francesco, un ragazzo speciale Dopo qualche giorno arriva anche il primo giro a Forlì, anzi al supermercato LIDL, che costava meno. Mi sembrava tutto strano, nuovo, mi piacevano i campo ben ordinati ancora con i loro bijou, la frutta, e mi sembra ancora un onore prendere la pesca direttamente dall albero. Vedevo pochissime persone a piedi, però mi piace che in Italia la bicicletta sia ancora un mezzo fondamentale. Mi sentivo molto imbarazzata perché era la prima volta nella mia vita che volevo parlare e non riuscivo, perché non conoscevo le parole aparte il famoso saluto Ciao. Per questo mi sono impegnata e dopo 4 settimane potevo rispondere a certe domande, potevo pagare al supermercato senza guardare lo schermo e potevo spiegare perché non parlavo l italiano. Tre settimane dopo il mio contatto con l Italia, arriva finalmente il mio giorno libero, e insieme a mio cugino siamo saliti sulle biciclette e siamo partiti per conoscere meglio Forlì. Siamo andati in una strada ancora sconosciuta per me, ci siamo fermati in un bar e abbiamo analizzato tutte le persone che ci passavano davanti. Era tutto nuovo, mi colpiva la pulizia delle strade, la gente vestita molto semplice, le biciclette che giravano di qua e di là. E girando un po a piedi ho visto le cose che avevo visto solo nei film: le pizzerie, i tipici palazzi antichi e i negozi che erano molto cari per me. Per questo sono andata in un negozio a caso e mi sono presa il mio primo vestito bianco: 12 euro. Il giro successivo è stato una sera con Francesco e mio cugino in Piazza. Era la prima volta che la vedevo: stupenda, affascinante, mi invitava a guardarla, a meravigliarmi del suo aspetto. Mi piaceva quel vuoto dentro al quale c erano finalmente le persone che chiacchieravano, facevano le camminate, i bambini giocavano. Me la ricordo come se fosse ieri. A metà settembre ho saputo che Laboratorio Mondo faceva il corso gratuito per chi vuole imparare l italiano, e ci sono ogni martedì e venerdì sera. Mi sembrava una mia chance però mi aspettavo che l insegnante parlasse romeno; invece no, e ho scoperto più avanti che è stato meglio così.

28 Dopo qualche mese era arrivato il momento di andare da sola al corso con l autobus, così conoscevo anch io un po la città. Una volta ero arrivata all ospedale invece che a casa, non perché mi ero fatta male ma perché avevo preso l autobus sbagliato. Poi per conoscere la strada da dove mi lasciava il tram e fino a dove era il corso avevo fatto parecchi sbagli; sapevo che dovevo attraversare la piazza, ma all inizio non mi ricordavo che strada dovevo prendere e per fortuna ho trovato persone gentili che mi hanno spiegato che avevo sbagliato strada. Un anno dopo ho conosciuto la stazione per andare a Bologna all Università. Mi fa piacere andare, mangiare la mia pasta alla mattina dal bar dove tutti mi sorridono, prendere la mia rivista, aspettare ogni inizio del mese per in file interminabili per fare l abbonamento. Una cosa che non mi piace di Forlì e dell Italia e la burocrazia che delle volte ti fa girare e pagare per niente. Uno ti dice una cosa che sembra sicura invece no, perché viene un altro e ti dice il contrario e così il sistema ti obbliga a chiedere sempre l opinione di almeno cinque o sei persone sperano che dicano tutti la stessa cosa. Ancora non conosco tutta Forlì perché anche se mi piace conoscere, guardare, visitare, la mia insicurezza non mi lascia andare da sola e quindi un po alla volta. Una settimana fa ho visto il teatro da fuori e mi è piaciuto molto. Lorena Siamo due fratelli che vivono da un anno a Forlì. Io sono Han Ru e frequento la terza della scuola Maroncelli, mia sorella Cho fa la prima. Nelle nostre classi siamo tanti stranieri, tanti cinesi, ma parliamo con tutti. Mia sorella Cho ha fatto amicizia con una bambina albanese della sua classe. In casa non parliamo molto italiano, solo per aiutare i nostri genitori ad imppararlo meglio. A Forlì ci troviamo alla chiesa cinese con la famiglia e gli amici, anche se non c è molta gente. A Cho piace molto l Italia e il suo cibo, soprattutto il tiramisù è molto diverso (e più buono) da quello che abbiamo mangiato in Cina. Pensiamo che l italiano sia facile da imparare, infatti lo parliamo e lo capiamo abbastanza bene. Han Ru e Cho

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