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1 COMUNE di CANTU CONSIGLIO COMUNALE del STENOSERVICE S.n.c. di Daniela Ortali e Paola Balzani Via Curte n FORLI Tel

2 INDICE Oggetto n. 1 Ospedale di Cantù: quale futuro? Pag. 1 2

3 OGGETTO N. 1 OSPEDALE DI CANTU : QUALE FUTURO? In attesa dell arrivo del signor Sindaco, che mi ha confermato personalmente di essere qui vicino ormai, io direi che possiamo dare inizio ai lavori di questo Consiglio Comunale aperto. E' un evento raro, ma d'altra parte io penso che, anche dalla vostra risposta, sia molto sentito soprattutto dalla comunità che noi in questo Consiglio rappresentiamo. Chiaramente, il futuro dell ospedale della nostra città è un argomento di vitale importanza non solo per la nostra comunità canturina, ma anche per le comunità dei paesi limitrofi. Per cui, come è ormai consuetudine e prassi, prima di dare inizio ai lavori invito tutti ad alzarsi per ascoltare l Inno Nazionale. Ascolto Inno Nazionale A questo punto invito il Dottor Locatelli, il Segretario Generale del nostro Comune, ad effettuare, come di consueto, l appello. Il Segretario procede all appello. Grazie, Dottor Locatelli. Come ho accennato prima, in attesa anche dell arrivo del signor Sindaco, che forse arriva in questo momento... Perfetto, quindi possiamo incominciare al completo questa assemblea. Come dicevo prima, è un argomento di vitale importanza che ha indotto il promotore, che è il Dottor Ramella, a questa iniziativa, accolta con grande partecipazione da tutti i Consiglieri Comunali. Anzi, ringrazio per la presenza tutti voi che avete accettato il nostro invito, il pubblico che questa sera è particolarmente numeroso rispetto al solito, quindi vuole dire che proprio, come dicevo prima, l argomento è molto sentito. Adesso è arrivato il signor Sindaco. Vuoi dire due parole? No, perfetto. Allora io senza indugio a questo punto darei la parola al Dottor Michele Ramella, che presenterà quello che è stato, che sarà probabilmente e che è attualmente lo stato del nostro nosocomio e le prospettive future. Prego, Dottor Ramella. Cons. RAMELLA MICHELE Grazie, buona serata. Prima di iniziare a trattare l argomento Ospedale di Cantù. Quale futuro?, intendo ringraziare i Gruppi Consiliari che hanno permesso la realizzazione di questo Consiglio dalle caratteristiche un po' straordinarie, i Consiglieri Regionali giunti, Gaffuri e Fermi, il Presidente della Provincia Livio, i Sindaci del territorio, i vertici Aziendali, i medici e i cittadini presenti. Questa cartolina che ho trovato dimostra come l ospedale di Cantù è caro ai cittadini del territorio, tant'è vero che non so se lo prendevano 1

4 come un posto di villeggiatura, ma evidentemente c'è un attaccamento al di là dell aspetto sanitario. Lo spunto di questo lavoro comunque me l ha dato il Sindaco, che voleva avere degli indicatori certi che facessero comprendere l'evoluzione che ha avuto il presidio cittadino nel corso degli anni e di come si fosse modificato l ospedale di Cantù da quando sono nate le aziende ospedaliere, le aziende sanitarie. Se il Sistema Sanitario Nazionale nasce con la 883 del '78, il cambiamento che la Sanità ha avuto in modo radicale l ha avuto negli ultimi vent'anni. Pensiamo che la prima riforma sanitaria varata con il Decreto Legislativo 502/92 del De Lorenzo, successivamente modificato dal 517 di Garavaglia, già puntava ad un contenimento del debito accumulato negli anni '80 per il famoso parametro di Maastricht, che apponeva appunto un contenimento delle spese. Siamo anche in quegli anni di Tangentopoli, dove la Sanità è stata anche triste promotrice di questa Tangentopoli, perché ricordiamo che nel febbraio del '92 Mario Chiesa, allora Presidente del Pio Albergo Trivulzio, aveva ricevuto una tangente di di Lire per un appalto non lecito. La seconda riforma sanitaria, che è quella che più ci interessa da vicino, parte con il Governo D'Alema e si struttura con il Decreto Legislativo 229/99 con la cosiddetta Bindi Ter che pone dei cambiamenti radicali: innanzitutto l indirizzo e il controllo dei Comuni viene meno, si regionalizza il Sistema Sanitario, si creano le Aziende, si creano le strutture organizzative e i meccanismi operativi e soprattutto anche, innovativo, si stabilisce quali servizi si deve e si può offrire al cittadino con quei livelli essenziali di assistenza. Vediamo cosa esisteva sul territorio a livello sanitario e come nel tempo si sia modificato. Avevamo l ospedale di Mariano Comense che aveva queste strutture: la Medicina, la Chirurgia, la Ginecologia, l Otorino. Erano strutture complesse, dotate di un primario. Ho riportato per storia chi ha fatto il primario presso quella struttura e i posti letto totali: cinquantacinque più cinque di Pediatria nel comparto di Medicina, trenta, venticinque, venti; un totale di centotrenta posti letto più cinque di Pediatria. I servizi presenti erano il pronto soccorso, il laboratorio, gli ambulatori specialistici, la Radiologia, la Farmacia, gli uffici amministrativi, la mensa e la lavanderia. Nel 16 dicembre del 2003 l ospedale di Mariano Comense chiude e tristemente bisogna apprendere che nessuna strategia politica sanitaria territoriale è stata fatta con attenzione, perché non erano avvertiti adeguatamente la popolazione, i medici di base e i farmacisti. Si istituisce uno sportello con un infermiere professionale e a Cantù, purtroppo, arrivano degli ammalati; il primo giorno diciannove invii, diciotto il giorno dopo, ancora dodici, e dopo un mese si decide di mettere un cartello fuori dall ex PS che dice definitivamente che l'ospedale è chiuso. Si pensa quindi alla riconversione dell ospedale di Mariano Comense. Dal 2004 al 2014 cosa succede? Si perdono tutti i servizi 2

5 amministrativi e si pensa ad una riqualificazione dell ospedale per sub acuti e per cronici. Per quanto riguarda i sub acuti, si pensava a dei posti letto - allora dieci - che riguardassero i disturbi del comportamento alimentare e quelli sono i medici identificati dalla loro gestione Aziendale per la gestione del reparto, dieci posti letto per la gestione del reparto dell alcolismo e dell obesità (anche questi medici identificati per la gestione del reparto). Si pensa ad una Day Surgery diretta dal Dottor Azzola e dal Dottor Formenti e poi di gestire un'attività poli-ambulatoriale con la vecchia Urologia del Sant'Anna, l Ortopedia di Cantù, la Ginecologia, l Otorino, la Diabetologia, con ancora un punto di attività radiologica, un punto prelievo e un servizio mensa. L attività invece per cronici è l hospice: la riabilitazione motoria la rianimazione respiratoria, la diagnosi e quello che rimane oggi nel 2014 di Mariano è questa pagina più i servizi poliambulatori. Vediamo come era Cantù prima dell'accorpamento con Mariano Comense. Avevamo una Chirurgia, un'ortopedia, una Medicina, un Otorino, una Ginecologia, una Pediatria e una Psichiatria. Erano tutte strutture complesse. I responsabili di questi reparti li ho qui enunciati: Duci, Formenti, Milite, Pessano, (...), Guccioni, Brancatelli, Viscati e Vanini; i posti letto allora erano ventitré più ventitré per la Chirurgia, quindi quarantasei (c'erano maschi e femmine allora), l'ortopedia quaranta posti letto, la Medicina aveva cinquantacinque più cinque di day hospital, undici dell Otorino, quaranta di Ginecologia e Ostetricia, ventidue di Pediatria e sedici di Psichiatria per un totale di duecentotrentacinque posti letto. Gli altri servizi presenti erano Pronto Soccorso, Radiologia, laboratorio, la Farmacia e gli uffici amministrativi. Vediamo cosa succede all ospedale di Cantù dopo l accorpamento con Mariano Comense. Abbiamo sempre una Chirurgia, l altra Chirurgia che è quella del Dottor Tomasini che da Mariano viene portata a Cantù; l Otorino viene assorbito dal Dottor Gregorio; il Dottor Berlati va altrove e invece Danili, che era il ginecologo, era a fine mandato, è andato in pensione. Poi avevamo l Otorino, l Ortopedia, la Medicina, la Ginecologia e Ostetricia, la Pediatria, la Psichiatria e la Rianimazione; la Rianimazione è stata aperta nel I responsabili della struttura, come vedete a fianco, erano il Dottor Lamasola, il Dottor Tomasini, il Dottor Gregorio, il Dottor Zotto, il Dottor Moncinelli, il Dottor Di Matteo, il Dottor Barbarini, il Dottor Vanini e il Dottor Monza. I posti letto che allora erano presenti erano così identificati: per la Chirurgia 1 diciotto posti letto, per la 2 erano undici posto letto, l Otorino ha cinque posti letto, l'ortopedia venti, quarantacinque più tre di Day Hospital per la Medicina, quattordici più quattordici per la Ginecologia e Ostetricia, diciotto per la Pediatria, sedici per la Psichiatria e sei per la Rianimazione. Un totale di centosettanta posti letto più tre di Day Hospital. 3

6 Come possiamo constatare, Mariano Comense aveva centotrenta posti letto, Cantù duecentotrentacinque prima dell accorpamento. Per Cantù solo guardando l accorpamento i posti letto sono diventati centosettanta, solo guardando il territorio Cantù-Mariano. Se invece apriamo sui due ospedali, è chiaro che vediamo che il territorio di Mariano e di Cantù è passato da trecentosessantacinque a centosettanta posti letto e quindi con meno centonovantacinque posti letto in totale, quindi una profonda contrazione di posti letto. Gli altri servizi che erano presenti a Cantù erano Pronto Soccorso, la Radiologia, il laboratorio, la Farmacia, gli uffici amministrativi dal 2004 sono stati trasferiti tutti a Como, e il servizio mensa. Vediamo com'è la situazione dei posti letto attualmente a Cantù; la fotografia che ho fatto era nel maggio del Avevamo e abbiamo una Medicina con trentatré posti letto più tre di Medicina Nutrizionale. Abbiamo un'area multidisciplinare con un totale di ventisei posti letto, mi risulta, più due per le urgenze, ed è questo un reparto che non ha effettivamente una chiara denotazione. Io qui ho messo negli ordinari undici, undici, quattro e uno, però mi risulta che sono dei letti che spettano un po' a tutti in base alle urgenze. Una Day Surgery di dodici posti letto, una Week Surgery di sedici, una Rianimazione di sei, una Pediatria di quindici, una Psichiatria di quattordici ed un reparto di sub acuti di dodici. Quello che dobbiamo notare è che comunque ad oggi la situazione della Day e della Week Surgery è un po' cambiata, perché la Week Surgery è stata chiusa nel luglio del 2014 per poi essere riaperta nel settembre del 2014, fusa con la Day Surgery dove dai ventotto posti, quindi sedici più dodici, adesso attualmente sarebbero, se non erro, dieci più nove. Quindi circa diciannove posti letto. Per i sub acuti e la Medicina mi risulta che, oltre i dodici posti letto, ce ne siano altri quattro in essere. Quello che mi preme segnalare da questa valutazione, e quindi di degrado dei posti letto che c'è stata, quindi diminuzione di posti letto, è che gli effettivi originari posti letto, che erano esattamente ottantadue tenuto conto delle quattro branche (Chirurgia, Ortopedia, Otorino e Ginecologia), sono stati praticamente ridotti a soli ventisei, tenuto conto che poi, come vedremo, è stato chiuso anche il reparto di Ginecologia. Comunque, se tenessimo la valutazione sulle aree multidisciplinari di Chirurgia, Ortopedia e Otorino, abbiamo una perdita di diciotto posti letto per la Chirurgia, di nove per l Ortopedia e di un posto letto per l Otorino. La Ginecologia perderebbe ventisette posti letto, perché ne è rimasta una. Gli altri servizi presenti nell'ospedale sono il Pronto Soccorso, il laboratorio, gli ambulatori specialistici, la Radiologia, il servizio mensa, la lavanderia, l ufficio personale che rimane ad orario ridotto. E' stato chiuso il 16 giugno del 2012 il reparto di Ginecologia e Ostetricia e anche la Farmacia. Vediamo come dal 2004 al 2014 sono cambiati i responsabili di struttura complessa e cioè i primari. 4

7 Nel 2004 avevamo nel presidio Cantù-Mariano, ma diciamo canturino per l'assorbimento che c'è stato, tredici primari. Nel 2014, attualmente, ci sono cinque primari. Guardiamo i medici che erano in servizio nel 2004 a Cantù, per come erano disposti la Chirurgia 1, Chirurgia 2, Ortopedia, Medicina, Cardiologia, Otorino e guardiamo a scendere tutti, vediamo che allora i medici in servizio erano centodiciotto. Adesso, se guardiamo un attimino la prossima tabella, valutiamo in modo più dettagliato questo passaggio dove ci sono rapportati tutti i reparti, dalla Chirurgia all Ortopedia, alla Medicina, alla Cardiologia, all'otorino, alla Pediatria, alla Psichiatria, alla Radiologia, al Pronto Soccorso, al laboratorio, alla Ginecologia e all Anestesia, guardiamo quello che è successo nei responsabili di struttura, che sono fondamentalmente cinque responsabili di struttura complessa, un facente funzioni, sette responsabili di struttura semplice. Fondamentalmente i cinque primari sono rappresentati e sette invece i primari sono nella scala gerarchica della strutturazione aziendale che vede il Direttore Generale, che vede il Direttore di Dipartimento, che vede il Direttore di Struttura Complessa e quelli Semplici, avere perso un po' di potere gestionale. I medici nel 2014 sono ottantotto, quelli del 2004 erano centodiciotto e abbiamo avuto una perdita presso l ospedale di Cantù di trenta unità di medici. Vediamo cosa i Direttori Generali hanno prodotto per l'ospedale di Cantù. Nel mandato Navone si è assistito ad un decentramento amministrativo dell ospedale Sant'Anna di Como, quindi tutto il personale amministrativo è stato trasferito e sono stati creati i Dipartimenti. Purtroppo ci preme segnalare che nessun medico di Cantù ha potuto rappresentare a livello dipartimentale l'ospedale cittadino. Eppure negli anni '98, '99 e anche 2000 avevamo molti primari, ne avevamo tredici, con alte professionalità. Vogliamo ricordare per esempio il Dottor Milite che veniva dal Rizzoli di Bologna, il Professor Discatti che era niente popo' di meno che un allievo di Burgio, il Dottor Vanieri che era un esperto di psichiatria forense e anche il Dottor Gregorio che aveva delle ottime capacità tecniche. Vediamo nel mandato Antinozzi cos'è successo. Si è chiuso l ospedale di Mariano Comense, Cantù è stato definito essere un ospedale per acuti, Mariano Comense essere un ospedale che doveva badare solo per i sub acuti e cronici. Ha fatto quella contrazione di posti letto che abbiamo precedentemente visto, però sono state fatte anche delle migliorie - vedremo dopo - con un'attività politica che si è svolta sul territorio; è stato presentato un nuovo pronto soccorso, è stato creato il pronto soccorso pediatrico, un nido aziendale, un blocco operatorio nuovo e si è pensato anche ovviamente nel 2005 a portare la rianimazione a Cantù. Tristemente nel mandato del Dottor Mentasti c'è stato un assoluto disinteresse per l ospedale di Cantù, perché il Dottor Mentasti, 5

8 purtroppo, ha pensato solo alla strutturazione del nuovo Sant'Anna di Como. Il Dottor Onofri si è trovato purtroppo, per le disdette del Dottor Mentasti, a valutare la situazione del punto nascita che appunto è stato chiuso e comunque sono stati, con il Dottor Onofri, tolti i responsabili di struttura complessi quali quelli della Ginecologia, perché si è chiuso il reparto, l Ortopedia, l Otorino ed infine la Radiologia. Questo è il nostro territorio. Come vediamo, abbiamo una parte a nord gestita dall ospedale di Menaggio, la parte centrale dell HUB comasca e Cantù-Mariano Comense posta nel polo sud. Quello che risulta un po' poco comprensibile nelle politiche sanitarie del territorio, se pensiamo che un ospedale sia una sorta di canoa dove tutti lavorano e remano in una direzione, è incomprensibile come delle persone non radicate al territorio abbiano pensato di guardare in queste strutture e di dare delle penalizzazioni numeriche così importanti. Ecco perché si sono cominciate a produrre carte che guardavano numeri, che guardavano protocolli, che guardavano indicatori e, come in fondo ho evidenziato nel Quarto Congresso Nazionale Sanitario, siamo molto distanti all'attenzione del territorio, perché si parla di politica di pricing, si parla di una politica sanitaria basata sulla activity based costing, sul benchmarking, sugli indici output, home bulding e quindi queste cose cosa fanno alla fine? Sono delle politiche che servono non certo per risanare questa situazione, ma, anzi, per mettere sotto stress il sistema remante, nonostante il blocco delle assunzioni, il taglio della sanità, il blocco degli stipendi e i turni massacranti che i medici si trovano a fare. E' chiaro che per come intendo oggi la Sanità, purtroppo, esistono poche persone ovviamente al remo e tutta una serie di trader e di controller che controllano tutte le parti che ovviamente stanno remando in una direzione. Purtroppo, se prima il nostro divario con l ospedale, con l HUB comasca era comunque in qualche modo colmabile, sicuramente con questo stato di cose, con questa depauperazione di posti letto e di personale il divario è diventato incolmabile. Qual è alla fine il fine di tutto questo depauperamento del territorio periferico? Fondamentalmente ritengo è un po' il break even point, cioè un punto di pareggio che per gestire i costi dell HUB comasca ovviamente applica dei tagli lineari sulle periferie e sugli ospedali periferici, come è stato per Cantù. Perché c'è stata un po' una miopia dal punto di vista politico? Perché a mio giudizio si è creato un nuovo ospedale per Como e non sicuramente per il territorio aziendale. Se ricordiamo un po' la cartina, vediamo che Menaggio ha identificato un territorio, ma l ospedale di Como è stato comunque centrato e posto in una posizione sicuramente non conforme per la struttura votata verso sud, cioè verso Cantù e verso Mariano. Ricordiamo che l ospedale di Cantù, che ha un potenziale bacino di utenza di circa diciassette-venti Comuni, con un equivalente di abitanti, è stato in questi anni troppo depotenziato. 6

9 L ospedale di Cantù, purtroppo, non è mai stato valorizzato a livello aziendale, in quanto neanche rappresentato a livello dipartimentale quando si poteva contare e soprattutto penalizzato e privato di troppi responsabili di struttura complessa. L ospedale di Cantù così pensato ha perso il rapporto con il territorio, soprattutto per la creazione del reparto basato sul modello dell intensità di cura e non su unità operativa, come prima; con l unico intento purtroppo di ridurre il personale e i costi senza dare alcun tipo di servizio. Nessun medico cresciuto professionalmente all ospedale di Cantù è mai diventato responsabile di una struttura complessa. I medici di Cantù spesso sono stati inascoltati dall Azienda Ospedaliera Sant'Anna di Como. I primari di Como quando andavano in pensione erano emeriti e quelli di Cantù purtroppo non erano neppure neanche menzionati a livello aziendale. Di solito ciò che per l ospedale di Cantù funziona il Dipartimento comasco talvolta o spesso lo blocca e con queste condizioni non esiste alcun confronto sul siano dialettico e clinico. Gli esempi che possiamo fare sono, per esempio, che, nonostante le abilità della chirurgia che noi abbiamo, molte volte sono sollevati problemi di costi dal Dipartimento comasco. Per quanto riguarda l'otorino, per quanto inerente agli interventi che prima si facevano al naso, all'orecchio e alla tiroide per esempio, oggi si svolgono interventi solo sul naso, oppure nell orofaringe. Pensiamo anche che, quando si trattava di ricoverare dei bambini presso il reparto di Pediatria, molte volte per fare questi interventi ovviamente a livello dell orofaringe, cosa succedeva? Che avevamo un anestesista che si prendeva cura del caso e ovviamente lo gestiva nello stesso giorno con tutto il comparto clinico che svolgeva lo stesso intervento. Adesso la cosa non è più così, perché l'accettazione di questo ricovero viene fatta nel vecchio Sant'Anna, quindi con un dispendio di energie e di risorse per coloro che devono gestire sul territorio il caso. Anche per rilanciare la Ginecologia tengo a ricordare che non è stato fatto nessun tipo intervento, tant'è vero che nel corso degli anni dal 2004 al 2014 sono stati praticamente lasciati andare undici ginecologi senza trovare alcuna strategia strutturale che rivalorizzare il reparto e per rilanciare l attività ginecologica. Se l ospedale di Cantù esiste ancora, lo dobbiamo solo alla Cassa Rurale che con interventi consistenti, ma non sufficienti, ha consentito il decoro della struttura. Ci sono stati anche e ci sono attualmente dei problemi strutturali che riguardano fondamentalmente la gestione attualmente dei poliambulatori, il CUP che è in una situazione poco decorosa, della Psichiatria e della Medicina. L ospedale di Cantù in questi anni è stato troppo depotenziato, cosa che non è successa per le altre strutture comasche. Negli anni Como ha subito un decremento del numero di abitanti, mentre i residenti di Cantù e Mariano Comense sono aumentati. Como fondamentalmente oggi si trova ad avere tre ospedali che sono il Valducci, il nuovo Sant'Anna o il San Fermo della Battaglia e il 7

10 vecchio Sant'Anna ancora collocato in Via Napoleone, che ha ancora delle attività precise, cioè ha ancora l Ufficio Tecnico, l Ufficio degli Affari Generai, l Economato, l Ufficio Personale, attività libero professionale, i poliambulatori, la Dermatologia e la Diagnosi. Il vecchio Sant'Anna ricordiamo che è ancora prima dell'autosilo, perché in questa ubicazione è stato costruito un autosilo costato alla società e alla comunità comasca circa di euro e che purtroppo rende solo 2 euro al giorno. Il nuovo Sant'Anna, che nasce grande come il Louvre, è comunque stato definito già piccolo, perché è stato mal concepito e mal programmato con soldi pubblici che sono stati spesi piuttosto male. Ricordiamo, per esempio, che non è stato progettato adeguatamente l Elisoccorso, la palazzina amministrativa, c'è stato un problema dei posteggi e dell accesso pedonale. E' chiaro che con costi gestionali così alti a Como funzionano due ospedali e ovviamente non ci sono risorse per valorizzare le strutture periferiche come Cantù e Mariano Comense. Vediamo cosa la storia ci dice dopo che è stato chiuso l ospedale di Mariano Comense. Fondamentalmente negli anni 2003 e 2004 riconoscevamo che le strutture territoriali quali quelle di Beldosso, Cantù e Menaggio risultavano ospedali di prima fascia e cioè di sicurezza assoluta. Allora Sant'Anna di Como si presentava in una fascia di sicurezza discreta. Che i primari negli anni precedenti non fossero stati ascoltati è evidente anche da questo articolo che è datato 2002 dove il Dottor Pessano se ne andava, perché guardava con preoccupazione il futuro dell ospedale di Cantù. Il Dottor Pessano se ne è andato inascoltato dai vertici aziendali e ha preso servizio poi presso l'humanitas. Sempre presso questo Consiglio abbiamo portato avanti delle attenzioni sull'ospedale di Cantù, per esempio dichiarando sulla mozione, che poi vedremo, come non si poteva lavorare nelle condizioni che abbiamo precedentemente illustrato. Abbiamo svolto una mozione in Consiglio Comunale che aveva due punti importanti: il primo quello di tutelare i medici che lavoravano e quindi di impedire questa fuoriuscita di personale medico; il secondo caso era quello di fare diventare l ospedale di Cantù il secondo polo sanitario della Provincia. La debacle dei posti letto l abbiamo vista anche con l'assessore Borsani che, facendo presente questa mancanza di posti letto e questo depauperamento del servizio di Cantù, negava esistesse questo problema. Purtroppo Cantù è diventata tristemente nota alla stampa nazionale, perché un paziente per trovare un posto letto e per collocarsi girava ben trentadue ospedali. Un caso analogo si verificava, idem, pochi giorni dopo, quando andava presso l ospedale di Erba. Anche qui la polemica che nasceva era con l allora Sindaco Pozzoli, dove si riteneva che il problema dei posti letto era evidentemente marcato, mentre l Assessore ancora negava l esistenza di questo tipo di problematica. 8

11 Se guardiamo, anche l Assessore Carivolta poneva attenzione fondamentalmente alla situazione del degrado dei presidi piccoli, segnalando di potenziare anche quelle strutture ospedaliere e territoriali quale poteva essere Beldosso, che successivamente è stato chiuso. Cosa si pensava, pertanto, in quegli anni? Innanzitutto si ristrutturava quell'asse territorio-ospedale che la riforma Bindi non consentiva più, cioè di riprendere in mano la situazione del territorio e quindi di avere più voce in capitolo riguardo alle condizioni dell ospedale. Quindi con un'attività con il Dottor allora Antinozzi e con il Sindaco ci recavamo in Regione e a quel punto cominciavamo a strutturare quei miglioramenti che hanno portato poi alla realizzazione del nuovo Pronto Soccorso, dell'elisoccorso, del nido aziendale, del Pronto Soccorso Psichiatrico e del reparto poi di Rianimazione dal Per evitare i trasferimenti nel 2005 c'era la problematica di appoggiare i pazienti presso la struttura di Medicina e la Chirurgia era senza pazienti. Oggi, se la Chirurgia è senza pazienti, è perché purtroppo non abbiamo in questo momento una struttura anestesiologica adeguata per gli interventi, perché mancano gli anestesisti. Ci sono poche sale operatorie e poi anche perché il reparto multidisciplinare così concepito è un errore tecnico per gli ospedali piccoli. Tant'è vero che anche presso Menaggio si era posto lo stesso problema negli anni 2004, Tant'è vero che l allora Antinozzi ricordava come la creazione di un reparto multidisciplinare aveva portato alla contrazione degli infermieri e dei posti letto e quindi il risultato era che non risultava più appetibile al territorio. Questo intervento ha permesso invece con delle risorse e degli investimenti di rilanciare il reparto multidisciplinare di Menaggio, ricreando allora le strutture semplici e quindi di creare un legame con il territorio dando ovviamente un reparto di Chirurgia e non di tipo multidisciplinare. Per fare tutte queste crescite, per migliorare la situazione a livello ospedaliero, bisogna ovviamente avere i denari, quei denari che purtroppo arrivano solo a Como. Per sanare la situazione legata alla mancanza dell'elisoccorso, delle palazzine amministrative, degli uffici amministrativi, dopo anni di ritardo comunque sono arrivati di euro, che sono arrivati solo all'hub centrale e non certo che hanno migliorato la situazione a livello del presidio canturino e di Mariano Comense. Un giorno mi sono recato presso l ASL, perché dovevo parlare con la Dottoressa Bettamini in ordine alla Commissione Invalidi e sono incappato sul giornale Qui ASL dove ho visto l articolo A tu per tu l intervista con l Assessore Mantovani. La cosa che mi ha incuriosito è che l Assessore Mantovani dice... Assessore Mantovani, cominciamo con il botto, una domanda che il nostro territorio si pone con insistenza: c'è rischio di chiusura dei piccoli ospedali con riferimento a Menaggio e Mariano Comense?, Nessuna chiusura, commenta l articolo. Purtroppo, l ospedale di Mariano Comense è chiuso dal

12 Quindi che cosa dobbiamo fare da questo Consiglio? Innanzitutto ai Consiglieri Regionali presenti l invito è che, quando ci si troverà a discutere il bilancio della Sanità lombarda, si ricordino bene che l ospedale di Cantù ha già dato in termini numerici e che è opportuno che non subisca ulteriori penalizzazioni. L augurio è che anche attraverso un'opera di politica congiunta si possa sensibilizzare l Assessore della Sanità lombarda al fine di progettare quella che in termini tecnici è una riorganizzazione dell ospedale di Cantù in un'ottica sicuramente dipartimentale, ma in cui il personale di Cantù e i responsabili di struttura complessa vengano in qualche modo agevolati, vengano coinvolti in un programma che deve essere almeno quinquennale con una politica di organizzazione, di programmazione di controllo e che sia riconosciuta non solo a livello aziendale, ma anche territoriale, perché è importante che il Comune entri nelle problematiche di ordine sanitario, e che non sia solo presente nei vertici aziendali o nei (...) di Dipartimento. Non è possibile pensare di risolvere i problemi affrontandoli con gli stessi schemi mentali che li hanno risolti. Quindi lasciando spazio alla discussione, vi ringrazio dell attenzione che avete prestata. Grazie Dottor Ramella per la puntuale e precisissima relazione sull'evoluzione, purtroppo in senso negativo, sia in numero di prestazioni, di posti letto e di possibilità di cura dell ospedale di Cantù. Quando abbiamo mandato l invito, abbiamo chiesto anche se ci fosse stata l intenzione di potere parlare o esprimere le proprie opinioni, ad ogni ospite. Per cui in questo momento sono a chiedervi chi desidera incominciare e chi vuole esprimere la propria opinione. Proprio anche perché ci si possa formare veramente un'idea precisa su come potrebbe essere anche il futuro della nostra struttura. Per cui chiedo agli ospiti se c'è qualcheduno che intende rompere il ghiaccio. La Dottoressa Cristaldi si assume il compito. Prego, Dottoressa Cristaldi. La Dottoressa Cristaldi è medico di Medicina Generale. Dott.ssa CRISTALDI GABRIELLA Mi sento un po' protagonista, però il mio intervento non vuole essere tale. Intanto mi presento. Mi chiamo Gabriella Cristaldi, per chi non mi conosce. Come potete ben sentire dal mio accento austroungarico, non sono canturina, ma da venticinque anni vivo a Cantù ed esercito il mio ruolo di medico. Ho iniziato così, con la gavetta più gavetta: il mio primo incarico visite necroscopiche, quindi tutto l'ufficio di Igiene, l ASDI, l assistenza domiciliare, la protesica, visite fiscali, quindi l ASL e la Sanità, finché sono arrivata a diventare medico di Medicina Generale, membro della Commissione Invalidi, rappresentante ANMIC per l'esattezza, quindi difendo gli invalidi. 10

13 Intanto ci tenevo a salutare tutti, ringraziare anche il Dottor Marcantonio e Michele, il Dottor Ramella, che mi ha chiesto eventualmente di potere dare il mio contributo, premesso che appunto magari tanti non mi conoscono, ma io alla mia sinistra devo dire che ho il vero cuore dei medici, dei miei colleghi che stimo e apprezzo. Vi posso assicurare guardando la cosa dall altro lato, perché questo è un discorso che coinvolge gli ospedalieri, sì, dove il paziente viene visto, seguito, ma esiste tutto un mondo dietro che io in qualità di medico di Medicina Generale mi sento di comunicare, anche perché i miei colleghi sanno come in prima persona per ogni mio paziente che viene ricoverato io vado in ospedale, vado a trovarlo, parlo con i colleghi, chiedo molte volte appuntamenti per delle urgenze, perché ci sono appuntamenti programmati per i quali molte volte non serve il bollino. Anche perché ritengo - ed è un dovere che possa parlare - se io come medico, perché già medico, mi metto in un'ottica, in una qualifica più alta, con una telefonata, io personalmente considerate che ho fatto un infarto, cinque interventi e sono stata in coma. Il cardiologo non voleva che riprendessi, ma ho detto Se non sono morta, un motivo ci deve pur essere. Forse per dare fastidio anche ai miei colleghi che mi sopportano ancora di più; in tutte le grandi difficoltà, prima dell infarto mi erano stati diagnosticati problemi di ansia, problemi di stress, tutto e di più, ma i colleghi della Chirurgia, ogni qual volta mi vedevano arrivare, mi hanno sempre accolto con un sorriso indagando bene. Le mie non erano angine croniche, io mi sono fatta un infarto, ma da parte loro io devo dire che ho ricevuto tutto l amore possibile che, purtroppo, devo dire, in altri ospedali della zona non ho riscontrato. Ma al di là di questo, anche perché ho una vena logorroica che mi porta poi magari a tediarvi e non voglio arrivare questo, la cosa che io riscontro a Cantù, quando ascolto i miei pazienti e mi dicono Dottoressa, da chi devo andare?, allora io telefono Guarda, c'è questo caso, vedo così tutte e le volte, quando poi ritornano da me, mi dicono Dottoressa, che persone meravigliose. E non è perché è un piccolo centro, perché sono le persone che continuano a lavorare in maniera disumana, ma che non dicono mai no. La Radiologia di Cantù vai, sempre disponibili. Io in Radiologia ho portato un mio carissimo amico, il Senatore Oliva, venuto da Catania, e l ho portato là. Era uno qualunque, ma trattati tutti con tanto amore. Allora se noi abbiamo bisogno di qualcosa, ripeto, una telefonata e abbiamo le porte aperte. Ma io a Cermenate, Novedrate, dove facendo Commissione Invalidi e facendo le visite domiciliari passo dalla casa dei plurimiliardari di Carimate alle case dei più umili, più poveri, l unica cosa vera che io posso dare è il sorriso, la sicurezza e soprattutto il disagio, perché purtroppo, devo dirlo, l'ospedale di Cantù rappresenta la tradizione per tanti, ma anche una comodità nella vicinanza. La gente non ha soldi. Io ho pagato 4 euro di posteggio. Arrivi in un posto e ti leggi Week Surgery. Ma che è questa Week Surgery? Sono espressioni inglesi e americane che fanno scena, ma 11

14 scena per chi? Per magari gente che non ha manco i soldi per andarsi a comperare le medicine. Allora scusate, se sono stata lunga, prolissa. Tra l'altro, sono molto stanca, perché sono reduce dalla Commissione di Ponte Lambro, perché gli invalidi devono arrivare a Ponte Lambro e quindi il diabetico che finisce la visita all una e un quarto deve poi ritornare a Cantù. Non importa come ci arrivano, se i parenti perdono ore di lavoro, se chiedono il permesso, se devono coinvolgere l ambulanza, non interessa a nessuno. Il SERT è stato chiuso a Erba, quindi tutti i tossici devono arrivare a Mariano. Ora ditemi se un tossico che sta attento pure alle cento Lire della benzina... Allora perché dico questo? Perché a tutto secondo me ci può essere una soluzione con la collaborazione di tutti. Capisco, è un momento in cui siamo tutti in grosse difficoltà, però secondo me, dal mio punto di vista personale, quindi né come medico di base, ma come persona ci tengo a ringraziare tutti i primari dove non vedi uno studio con una scrivania in radica, ed è determinante questo; degli ambulatori dove a stento ci si arrangia, ma dove ogni persona trova il suo equilibrio. Allora se abbiamo questo, io penso non si possono fare i miracoli, però cerchiamo di tenere quel poco e grande che abbiamo, che abbiamo costruito con tutte le forze che abbiamo, perché siamo medici, cittadini, ma siamo persone. Quindi stare a contatto con la gente ci porta in un certo senso a capire quanto siamo fortunati noi che non dobbiamo tutto sommato chiedere, perché abbiamo più possibilità rispetto a tanti che non hanno manco i soldi della benzina. Grazie. Grazie, Dottoressa Cristaldi, per avere rotto il ghiaccio e soprattutto per avere introdotto un concetto che io vedo che non è mai considerato, che è quello dei costi sociali per potere accedere a determinati servizi. Lei ha accennato al fatto che la Commissione Invalidi si riunisca a Ponte Lambro, che quindi magari una persona che ha difficoltà di deambulazione, di movimento, eccetera, debba essere accompagnata dal figlio, da un parente che perde ore di lavoro; oltre al costo di dovere andare e poi tornare. I costi sociali sono costi che ho visto non vengono considerati normalmente, perché conta l uno più uno del bilancio solo dell Azienda, non dell insieme della collettività. E' un argomento che mi permetto di chiedere ai Consiglieri Regionali presenti di tenere veramente in considerazione anche quando si parla di Sanità. Scusate il mio intervento, visto che bene o male faccio parte da tanti anni di un sindacato che appartiene al mondo della Sanità. Adesso, visto che la Dottoressa Cristaldi ha rotto il ghiaccio, vediamo se c'è qualche coraggioso che intende intervenire su un argomento così importante. Prego, Dottor Brazzoli. Grazie, se vuole sedersi. 12

15 Dott. AZZOLA MARCO Buona sera, ringrazio anch'io per l'opportunità. Io sono stato ospitato in questa sala undici anni fa, quando ho preso servizio all ospedale di Cantù e mi ha fatto molto effetto vedere la panoramica di rassegna stampa che ha fatto vedere Ramella in cui ho trovato diversi momenti professionali di questa mia avventura qui a Cantù. Poi volevo parlare io perché, visto che ha parlato la Dottoressa che si è siciliana, io sono valtellinese, quindi dall altra parte dello stivale. Quindi equilibrio la cosa. Io volevo dire questo proprio per tenere conto di due aspetti importantissimi, cioè il costo sociale di scelte di centralizzazione, che in qualche modo deve essere assolutamente tenuto presente dagli amministratori pubblici o dalle Direzioni delle Aziende Ospedaliere, e bisogna tenere conto di un altro aspetto molto importante che è la qualità della risposta sanitaria che viene data. Io sono il primario della Chirurgia e quindi mi riferisco a questo, che è quello che conosco. Da quando io ho cominciato a lavorare, sono cambiate tantissime cose e sono andate tutte in una direzione. E' stata semplificata moltissimo la Chirurgia più semplice e che interessa la maggior parte delle persone. Se voi pensate che adesso una persona viene operata di ernia inguinale come se va dal dentista, cioè va al mattino, fa l intervento e va via il pomeriggio, fino a qualche anno fa, non moltissimi, c'era sempre la degenza, spesso più di un giorno, una cosa più complessa. L altro aspetto è che, invece, gli interventi più complessi, sempre per avere dei risultati migliori, hanno sempre più bisogno di tecnologia e hanno sempre più bisogno di concentrazione di esperienze. Questo porta ad una necessità per andare incontro proprio al bene primario che noi siamo chiamati a cercare di assicurare, che è, visto che la tecnologia costa e va rinnovata, cercare di concentrare le cose complesse e per fortuna rare, mentre invece possiamo rendere più semplici e vicini agli utenti, diciamo così, gli aspetti della chirurgia meno complessa. Questo si ha in un disegno strategico che pensa un'azienda Ospedaliera come la nostra in un sistema a rete, in cui si decide che cosa deve essere fatto nei vari posti e in quei posti ci vanno i malati e i medici. In questo sistema a rete ci sono, secondo me, due aspetti fondamentali. Ci deve essere una sinergia di comunicazione con le Amministrazioni territoriali, quindi Comuni, Provincia, che non c'è più, insomma comunque diciamo il territorio, che possa dare una corretta informazione alla gente, perché un conto è se si chiude un ospedale, un conto è se un ospedale assume un ruolo ed una missione che sono diversi dal fare tutto lì. Queste cose è bene che si facciano qui, queste è bene che si facciano là, con lo spostamento, ripeto, dei pazienti, ma anche delle competenze, dei medici e naturalmente quella che invece non viene spostata è la tecnologia, che non è spostabile, che è costosa e che deve essere fatta lavorare tanto per potere essere rinnovata. 13

16 Quindi è importante l'aspetto comunicativo, secondo me, fra l'azienda Ospedaliera, che è quella che è chiamata a disegnare il progetto con il contributo delle Amministrazioni locali, che devono aiutare a spiegare alla gente che questo modello è un modello vantaggioso per tutti. Un richiamo brevissimo al mio paese d'origine, cioè io sono valtellinese, della Provincia di Sondrio. La Provincia di Sondrio negli ultimi quindici anni ha avuto un degrado progressivo della qualità dell offerta sanitaria dovuta al fatto che non hanno saputo vincere delle questioni di campanile di alcuni ospedali che potrebbero dare vita ad un polo efficace, con delle attività ridotte e di minore importanza, ma numericamente importanti sul territorio, e non lo fa. Se voi andate a vedere il Programma Nazionale Esiti, che forse qualcuno di voi conosce, che è quella rilevazione che viene fatta dall Agenzia Generale per i Servizi Sanitari dello Stato sulle dimissioni di tutti i pazienti, ci sono degli indici per esempio di numerosità e appunto - lo dico con molto dispiacere - nessuno degli ospedali della mia Provincia raggiunge la numerosità sufficiente per dare una risposta qualitativa. Non bisogna arrivare a questo punto qui. Bisogna fare in modo che la gente trovi la risposta giusta nel posto giusto, magari spostandosi un pochettino. Mentre invece in cambio di questo, almeno io la vedo così, in periferia possono essere spostate delle specialità superiori, cioè non le tradizionali specialità di un ospedale di circolo come quello di Cantù, la Medicina, l'ortopedia e la Chirurgia, ma delle specialità superiori che fanno interventi di bassa complessità, che quindi non hanno bisogno di tecnologie sofisticate, ma numericamente molto importanti. Quindi, in realtà, è un servizio che noi aggiungiamo alla gente di quel territorio. Uno si sposta in capo al mondo se deve farsi un'operazione al cuore. Se uno invece si deve fare togliere una verruca, se è possibile cerca l ambulatorio a 100 metri da casa sua. Il secondo aspetto di questa cosa, quindi al di là della necessità di comunicazione proprio per spiegare bene e coinvolgere, fare della popolazione un alleato in un disegno strategico di questo tipo, che io personalmente riconosco alla mia Azienda... Anzi, siccome sono noto per essere un rompiballe presso i vertici aziendali, semmai, se posso fare una critica, è di non sostenere con abbastanza coraggio questo disegno. Il secondo aspetto di questo disegno è un aspetto legato più a quello che faceva vedere Ramella in alcune cose che sono i medici ed il personali del presidio, chiamiamolo così, secondario. Se questo personale non viene integrato a pieno titolo anche nell attività diciamo di livello superiore svolta nell ospedale principale, c'è una progressiva dequalificazione e un progressivo avvilimento di questo personale. Per cui nel tempo si potrebbe avere poi dopo una specie di ghetto, di persone frustrate e poco motivate professionalmente che poi darebbero il loro aiuto anche in situazioni di complessità non particolarmente elevata probabilmente non più soddisfacente e non più 14

17 con quella passione, o con quell'amore che devono esserci sempre dietro ad un atto medico. Quindi io approfitto di questa occasione per invitare davvero le Amministrazioni locali ad una grande sinergia con le Direzioni Aziendali su un progetto a rete che io credo non sia ragionevole contrastare e, viceversa, ne approfitto per stimolare ulteriormente la mia Direzione ad un coinvolgimento che, quando è stato chiesto al personale delle strutture periferiche - mi riferisco per esempio alla nostra collaborazione al personale dell endoscopia che io dirigo, alla collaborazione sulla rete dell endoscopia di urgenza -, certamente non è mai mancato. Grazie. Grazie, Dottore. Io ho un elenco di persone, di medici soprattutto e anche di rappresentanti sindacali, che si erano detti disposti ad intervenire. Per cui li invito. Prego. Lei, scusi, non è iscritta? Ma lei fa parte del pubblico? Dott.ssa DONGHI SIMONETTA No, sono una dipendente dell'ospedale. Abbiamo anche dei rappresentanti sindacali, comunque prego. Ogni richiesta anche al di fuori del canone che ci eravamo dati è sempre bene accolta. Prego, prego, si accomodi pure. Se dice il suo nome, per favore. Dott.ssa DONGHI SIMONETTA Sì, buona sera. Grazie per avermi dato la possibilità di parlare, ma è solo una cosa breve. Mi chiamo Donghi Simonetta e sono una fisioterapista dell ospedale di Cantù. Trentatré anni di esperienza e vent'anni e passa passati all ospedale di Cantù. Volevo solo sottolineare che in tutta la carrellata che è stata fatta... Scusate, se sono un po' emozionata. Volevo fare presente che è stato dimenticato nella carrellata che è stata fatta la presenza del servizio di Fisioterapia presso l ospedale di Cantù che, tornando indietro negli anni, era prima un reparto, dove io non ho lavorato, ma mi raccontano che era un po' un reparto all occhiello nella Provincia di Como, e non solo, per le lesioni spinali. Parlo della fine degli anni '70, credo. Ora invece è rimasto solo, tra virgolette, un servizio ambulatoriale. Siamo un po' i fantasmi che girano nel reparto di Ortopedia, di Chirurgia, Psichiatria e anche a volte la Ginecologia e la Pediatria, dove facciamo interventi di riabilitazione respiratoria per i post chirurgici e anche per i pazienti prima dell intervento. Ora il nostro lavoro si rivolge più che altro ai servizi ambulatoriali, cioè ai pazienti che da domicilio, da casa vengono presso il nostro servizio, quindi accompagnati dai parenti o da quello che è rimasto dei Servizi Sociali del Comune per il trasporto. Eravamo, fino a prima delle ultime uscite per le pensioni, in trediciquattordici terapisti e ora siamo rimasti in sette; otto contando anche i colleghi part-time. 15

18 Io volevo soltanto sottolineare anche la nostra presenza rispetto all'azienda Ospedaliera di Cantù e sottolineare l importanza anche del nostro lavoro, perché comunque i pazienti, una volta dimessi per problemi neurologici, quindi dalle Medicine o dalle Unità Stroke dell Ospedale Sant'Anna e dopo avere fatto l iter nei reparti di riabilitazione specialistica (vedi Mariano o altre strutture del territorio), i pazienti possono continuare la fisioterapia da casa presso la nostra struttura, cioè presso il servizio dell ospedale di Cantù. Questo è importante perché, se non ci fosse questo servizio e se questo servizio fosse depotenziato, i pazienti si devono rivolgere privatamente. Grazie per avermi dato l opportunità di spiegare anche la nostra esperienza e la presenza del nostro servizio. Ringraziamo lei. Scusi, signora, una cosa: mi hanno detto che non è stato rilevato il suo nome e cognome; se può ripeterlo, per favore. Dott.ssa DONGHI SIMONETTA Non ho capito. Il nome e cognome che non è stato rilevato dalla registrazione. Dott.ssa DONGHI SIMONETTA Donghi Simonetta. Non sono né responsabile, né niente. Sono una dipendente. Grazie. Grazie, signora. E' stato veramente molto apprezzabile il suo intervento e apprezzato penso da tutti noi. Ci sono politici, ci sono... Prego, Dottoressa. Dott.ssa MURACA ROSA MARIA Buona sera a tutti. Mi presento, io sono Rosa Maria Muraca e sono il Direttore dell Unità Operativa di Radiologia del presidio ospedaliero di Cantù. Io faccio parte di quella che il Dottor Ramella, l amico Ramella definiva la canturizzazione da parte dell ospedale di Como. Dieci anni fa fui chiamata dal mio primario, quando lavoravo nella Radiologia dell ospedale di Como, insieme agli altri aiuti anziani, e ci fu offerta la possibilità di spostarci nel presidio ospedaliero di Cantù. Uno di noi poteva venire a lavorare a Cantù, perché c'era il progetto dell'apertura della nuova Radiologia. Tutti dissero di no. Io mi riservai di dare una risposta e la risposta la diedi due giorni dopo. Quando ero lì a lavorare, ero la responsabile delle macchine pesanti e mi occupavo dell organizzazione del reparto. Sono venuta a Cantù dove c'era un reparto un po' sparso al piano terra dell'ospedale e dove non c'era la tecnologia pesante. C'era una vecchia TAC che non era volumetrica, un vecchio ecografo e devo dire 16

19 che ho avuto molti momenti di scoramento, però non mi sono mai sentita figlia di un dio minore, perché in effetti dopo un po' che ero lì e poi man mano, quando ci siamo trasferiti nel reparto nuovo di Radiologia, dove sono arrivate anche le macchine pesanti, un nuovo ecografo e delle macchine per fare le radiografie sicuramente adeguate, ho capito man mano che chi lavorava nell ospedale piccolo doveva essere più bravo, perché, quando si è lì, si è da soli con il problema. Quindi dovevo diventare più brava di quello che pensavo già di essere e allora lì ho capito cos'era l importanza dell aziendalizzazione dei nostri ospedali. Man mano questa idea si è rafforzata dentro di me, perché ho capito che solo la collaborazione tra i vari ospedali poteva incrementare la professionalità di ognuno di noi. Poi man mano la Radiologia è cresciuta, sono cresciute anche le possibilità di acquisire le immagini e anche di trasferirle; la possibilità di avere, quindi, collegati gli ospedali anche attraverso il computer, per cui un collega di un altro ospedale poteva vedere i nostri esami e potevamo anche consultarci, qualora qualcuno di noi avesse avuto delle difficoltà. Poi tre anni fa è andato in pensione il mio primario, il Dottor Cairoli, e io fui chiamata dalla Direzione attuale che mi propose di... Allora il mio primario era un Direttore di Unità Complessa e fui chiamata dall attuale Direzione e mi dissero Noi abbiamo pensato di modificare le Radiologie e di fare un'unica Radiologia aziendale. Per cui a Cantù il posto di Direttore di Unità Operativa Complessa verrà congelato e verrà destinata la Direzione ad un Direttore di Unità Operativa Semplice. C'era un progetto e io accolsi favorevolmente questo progetto, perché avevo la certezza che questo progetto avrebbe portato alla crescita mia, ma soprattutto dei colleghi che lavoravano con me. In questi tre anni abbiamo affrontato molti problemi e molti li abbiamo risolti. Abbiamo cercato di svolgere il nostro lavoro con grande passione. Nessuno dei miei colleghi, devo dire, si è sentito neanche lui un figlio di un dio minore, perché noi abbiamo lavorato con grande passione e abbiamo avuto il riscontro da parte dei nostri pazienti. Quindi questo a noi è servito. Abbiamo avuto anche la certezza di avere le spalle coperte. Poi io devo dire che nella mia vita ho sempre lavorato e studiato e le cose insomma, ad un certo punto, non mi sono state regalate, perché cui è stata una grande soddisfazione per me acquisire man mano dei titoli. Quando lunedì mattina io sono stata chiamata dalla nostra Direzione che mi ha conferito la Dirigenza FF dell'unità Operativa di Radiologia di Cantù, per me è stato un raggiungimento di un ulteriore obiettivo. I miei colleghi sono stati molto contenti e devo dire che anche gli altri primari degli altri reparti mi hanno dimostrato grande passione, perché io con loro ho sempre collaborato e credo di avere reso un buon servizio. Tenuto conto della domanda che poi si è rivolta all ospedale di Cantù, vuole dire che è stata proporzionale alla risposta, perché sono 17

20 molti di più gli accessi nella Radiologia del nostro ospedale rispetto a prima. Quindi vuole dire che i cittadini canturini e comunque quelli che afferiscono al nostro bacino di utenza hanno avuto una risposta e questo per me è di grande soddisfazione. Grazie. Grazie a lei, Dottoressa. Abbiamo ascoltato alcuni medici che operano nel nostro ospedale. Come dicevo, ci sono sia rappresentanti sindacali, sia politici, per cui invito ad esprimere loro opinione. Prego, Consigliere Fermi. Cons. FERMI ALESSANDRO - Regione Lombardia Grazie, Presidente. Buona sera a tutti. Ringrazio innanzitutto per l invito e ringrazio anche per avere voluto organizzare questo Consiglio Comunale aperto che ha innanzitutto, secondo me, due funzioni: la prima che è quella ovviamente di trattare alcuni temi che sono molto importanti, come i temi sanitari, come i temi della realtà socio sanitaria della nostra Provincia; il secondo che invece per chi rappresenta alcune Istituzioni, come in questo momento mi trovo io a rappresentare Regione Lombardia in questi anni, la possibilità appunto di sentire un po' dalla voce soprattutto degli operatori sanitari e da voi che rappresentate comunque i cittadini di Cantù, che gravitano in particolare sul presidio canturino, cosa funziona, cosa non funziona, cosa si può migliorare e cosa può essere effettivamente il futuro di questo presidio ospedaliero. Il momento storico è un momento storico in cui ovviamente per chi bazzica un po' il mondo sanitario sa che sostanzialmente c'è la necessità/volontà di andare ad attuare una riforma sanitaria. Chiamarla riforma secondo me è un errore, perché la definirei molto più semplicemente un aggiustamento, un tentativo di migliorare di un sistema sanitario che nella nostra Regione abbiamo la fortuna essere considerato oggettivamente un'eccellenza sotto molti punti di vista, quindi parlare di riforma probabilmente è concettualmente sbagliato. Ma tant'è che il mondo cambia e quelli che sono i dati che noi oggi abbiamo in possesso parlano di circa il 30% della popolazione che ha una cronicità, e questo 30%, unito alla fascia di popolazione anziana, racchiude circa il 70% della spesa sanitaria della nostra Regione, perché la popolazione invecchia, ovviamente l età media dei cittadini avanza e quindi il tema della cronicità diventerà nel futuro uno dei temi principali non solo da un punto di vista economico, ma anche da un punto di vista sociale del nostro vivere comune. E' chiaro che quindi in questa direzione proverà a muoversi anche quello che avete letto essere il Libro Bianco, che è stato chiamato un po' così perché vuole racchiudere all interno di questo colore bianco tutti gli stimoli per tentare di migliorare il sistema sanitario lombardo. Quindi serate come queste sono oggettivamente interessanti, anche perché poi credo che compito nostro è quello di portare all attenzione di chi poi interverrà, in prima battuta ovviamente l Assessorato, ma poi il Consiglio Regionale nell approvazione di questa 18

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