La financial literacy tra deficit cognitivi e bias comportamentali: il ruolo del consulente. Nadia Linciano Consob

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1 I Professionisti Certificati EFPA per una ducazione finanziaria corretta e consapevole del risparmiatore La financial literacy tra deficit cognitivi e bias comportamentali: il ruolo del consulente Nadia Linciano Consob

2 Outline Alcune evidenze: scelte di portafoglio domanda di consulenza canali di informazione Financial literacy e programmi di educazione finanziaria Il ruolo del regolatore tra educazione finanziaria e paternalismo la product intervention Il ruolo del consulente finanziario 2

3 Alcune evidenze su scelte di portafoglio, domanda di consulenza e canali di informazione

4 Scelte di portafoglio: partecipazione Diffusione dei prodotti e strumenti finanziari fra le famiglie italiane (percentuale di famiglie che detiene il prodotto o strumento finanziario indicato) titoli di Stato italiani fondi o Sicav obbligazioni bancarie italiane azioni di società quotate italiane obbligazioni italiane non bancarie prodotti a capitale o rendimento garantito obbligazioni estere azioni estere gestioni patrimoniali programmi misti (polizze- fondi) azioni di società non quotate italiane derivati 0% 1% 2% 3% 4% 5% 6% 7% 8% 9% 10% 11% 12% 13% 14% Fonte: elaborazioni su dati GfK Eurisko - Multifinanziaria Retail Market (dati di sondaggio su un campione di circa famiglie italiane). 4

5 Scelte di portafoglio: composizione Composizione del portafoglio delle famiglie italiane attività finanziarie polizze azioni risparmio gestito obbligazioni titoli di Stato depositi e risparmio postale 0% 5% 10% 15% 20% 25% 30% 35% 40% 45% 50% media semplice della quota investita polizze azioni risparmio gestito obbligazioni titoli di Stato depositi e risparmio postale 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% Fonte: stime su dati GfK Eurisko - Multifinanziaria Retail Market. La voce depositi e risparmio postale include i depositi in c/c bancari e postali, i libretti di risparmio bancari e postali, i depositi in valute diverse dall euro, i pronti contro termine, i certificati di deposito. La voce risparmio gestito include fondi comuni e Sicav italiani ed esteri, programmi di accumulo (Pac), gestioni patrimoniali mobiliari (Gpm) e in fondi (Gpf), programmi misti polizze-fondi, servizi di gestione della liquidità. La voce polizze include le polizze del ramo III e V, i prodotti a capitalizzazione, le polizze multiramo, i piani pensionistici integrativi. La ricchezza finanziaria non include il circolante. 5

6 Scelte di portafoglio (segue) A fine 2012 la quota di famiglie che partecipano ai mercati finanziari (ossia che investono in strumenti finanziari rischiosi quali azioni, obbligazioni, risparmio gestito e polizze vita) si è attestata al 25% circa, risultando di 10 punti percentuali inferiore al Le flessioni più marcate hanno riguardato polizze vita, fondi pensioni e risparmio gestito. È calata anche la quota di famiglie che investe in azioni quotate italiane (da circa il 7% del 2007 a poco meno del 3% a fine 2012). Rispetto al 2007 il grado di diffusione delle azioni quotate e dei prodotti del risparmio gestito si è ridotto rispettivamente dal 6,4 al 2,9% e dall 11,7 al 6,1%. La quota di famiglie che possiedono titoli di Stato italiani è tornata sui livelli del 2007 (13%); è rimasto stabile al 9,3% il dato relativo alle obbligazioni bancarie italiane. La quota delle attività finanziarie investite in titoli di Stato è cresciuta dal 13,4 del dicembre 2007 (14,2% nel 2011) al 17,1% del dicembre 2012; nello stesso periodo l investimento in azioni ha subito una lieve flessione, passando dal 10,5 (5,6 nel 2011) al 5,3 % delle attività finanziarie. La quota di attività finanziarie relativa alle obbligazioni è rimasta invece piuttosto stabile al 15% circa (15,2% nel 2007; 15,4 nel 2012). L investimento in depositi e risparmio postale, infine, è aumentato portandosi al 47% (38% nel 2007). 6

7 Domanda di consulenza Caratteristiche del servizio di consulenza finanziaria alle famiglie in Italia 100% diffusione del servizio di consulenza 100% distribuzione delle famiglie che ricevono servizi di consulenza MiFID in base alla modalità con la quale ricevono il servizio 80% 80% 60% 60% 40% 40% 20% 20% 0% % servizio di consulenza MiFID consulenza generica consulenza passiva nessuna consulenza famiglie che non sanno distinguere la modalità con la quale ricevono il servizio famiglie che ricevono una proposta di investimento su iniziativa dell'intermediario famiglie che ricevono una proposta di investimento a seguito di una loro specifica richiesta Fonte: elaborazioni su dati GfK Eurisko- Multifinanziaria Retail Market. Il gruppo consulenza passiva include le famiglie che dichiarano di avere un consulente di fiducia per gli investimenti del quale, tuttavia, non sono state contattate negli ultimi 12 mesi. Il gruppo consulenza generica include le famiglie che hanno un consulente di fiducia, dal quale vengono contattate senza ricevere proposte di investimento relative a specifici strumenti finanziari. Il gruppo servizio di consulenza MiFID include le famiglie che vengono contattate dal proprio consulente di fiducia per gli investimenti e ricevono proposte di investimento personalizzate e riferite a uno specifico strumento finanziario. Sul grafico di destra sono riportate quote percentuali sul totale delle famiglie che ricevono il servizio di consulenza MiFID. 7

8 Domanda di consulenza (segue) Continua a essere scarsa la diffusione del servizio di consulenza presso gli investitori retail. Sulla base dei dati GfK Eurisko, a fine 2012 la percentuale di famiglie che ricevono proposte di investimento personalizzate dal proprio consulente su uno specifico strumento finanziario (cd consulenza MiFID) è circa il 7% (più del 10% nel 2007). È rimasta stabile attorno al 49% la quota di famiglie che dichiarano di avere un consulente di fiducia dal quale, tuttavia, non ricevono proposte di investimento (consulenza passiva), così come quella relativa alla consulenza generica (proposte di investimento che non si riferiscono a uno specifico strumento finanziario). Infine la percentuale di investitori retail che dichiarano di decidere senza alcun supporto da parte degli intermediari finanziari (nessuna consulenza) è pari al 26,7% (28,4 nel 2007). 8

9 Perché la consulenza è poco diffusa? L evidenza disponibile per il caso Italiano (QdF Consob n. 64, 2009) mostra che: la diffusione dei servizi di consulenza dipende sia dal profilo socio-economico delle famiglie sia dalla percezione della presenza e dell intensità di conflitti di interessi e dal giudizio sul livello qualitativo dei servizi. A parità di altre condizioni, le famiglie con una maggiore ricchezza finanziaria (ultimo quartile della distribuzione) hanno una probabilità di ricevere servizi di consulenza di 20 punti percentuali più elevata rispetto alle altre famiglie, mentre la probabilità di ricevere servizi di consulenza si riduce di 10 punti percentuali per le famiglie più avverse al rischio. Le famiglie che ritengono che il consulente sia in conflitto di interessi oppure hanno la percezione di una qualità dei servizi non elevata hanno invece una forte probabilità di interrompere i legami con il consulente e di passare ad una situazione di consulenza passiva. L offerta di servizi di consulenza ha un impatto molto rilevante sulle scelte di portafoglio delle famiglie. Le famiglie che ricevono servizi di consulenza hanno una probabilità di oltre 20 punti percentuali più elevata di detenere prodotti o strumenti finanziari rischiosi, probabilità che sale ulteriormente quando vi è la percezione di un forte legame fiduciario (assenza di conflitti di interessi) e di una elevata qualità del servizio. Questo effetto è dovuto quasi interamente a una maggiore probabilità di detenere prodotti del risparmio gestito e polizze a contenuto finanziario. 9

10 Servizio di consulenza, livello di istruzione e percezione dei conflitti di interesse (dati a dicembre 2012) 100% 80% Come è percepita la consulenza servizio di consulenza e grado di istruzione 30% 25% % di famiglie che percepiscono conflitti di interesse nel servizio di consulenza 60% 20% 40% 15% 20% 10% 0% diploma di titolo di laurea studio inferiore diploma di titolo di laurea studio inferiore % 0% nessuna consulenza consulenza passiva consulenza generica servizio di consulenza MiFID Fonte: elaborazioni su dati GfK Eurisko - Multifinanziaria Retail Market. Il gruppo consulenza passiva include le famiglie che dichiarano di avere un consulente di fiducia per gli investimenti del quale, tuttavia, non sono state contattate negli ultimi 12 mesi. Il gruppo consulenza generica include le famiglie che hanno un consulente di fiducia, dal quale vengono contattate senza ricevere proposte di investimento relative a specifici strumenti finanziari. Il gruppo servizio di consulenza MiFID include le famiglie che vengono contattate dal proprio consulente di fiducia per gli investimenti e ricevono proposte di investimento personalizzate e riferite a uno specifico strumento finanziario. Una maggiore istruzione si associa a una maggiore propensione a investire con il supporto di un intermediario. La percentuale di investitori retail che usufruisce del servizio di consulenza MiFID è maggiore tra i soggetti laureati, benché in calo (11% circa a dicembre 2012, a fronte del 15% circa nel 2007). Continua a crescere la quota di famiglie che percepiscono conflitti di interessi nell erogazione del servizio di consulenza. A fine 2012 tali famiglie costituivano il 23% del totale degli investitori assistiti da un consulente, (circa il 24% nel 2007; valore minimo pari al 14% nel 2010). 10

11 Come è percepita la consulenza (segue) Grado di soddisfazione delle famiglie italiane per il servizio di consulenza finanziaria (percentuali sul totale delle famiglie raggruppate per tipologia di servizio di consulenza ricevuto) 35% % % 25% 25% 20% 15% 20% 15% 10% 10% 5% 5% 0% 0% basso elevato basso elevato servizio di consulenza MiFID consulenza generica consulenza passiva Fonte: nostre elaborazioni su dati GfK Eurisko - Multifinanziaria Retail Market. Si assume che una famiglia abbia un elevato livello di soddisfazione rispetto ai servizi di consulenza ricevuti quando alla domanda Complessivamente, quanto è soddisfatto del suo consulente di fiducia per gli investimenti la risposta è Molto. Si assume che una famiglia abbia un basso livello di soddisfazione rispetto ai servizi di consulenza ricevuti quando alla domanda Complessivamente, quanto è soddisfatto del suo consulente di fiducia per gli investimenti la risposta è Poco o nulla. Il gruppo consulenza passiva include le famiglie che dichiarano di avere un consulente di fiducia per gli investimenti dal quale, tuttavia, non sono state contattate negli ultimi 12 mesi. Il gruppo consulenza generica include le famiglie che hanno un consulente di fiducia, dal quale vengono contattate senza ricevere proposte di investimento relative a specifici strumenti finanziari. Il gruppo servizio di consulenza MiFID include le famiglie che vengono contattate dal proprio consulente di fiducia per gli investimenti e ricevono proposte di investimento personalizzate e riferite a uno specifico strumento finanziario. La percentuale di investitori che dichiarano un basso livello di soddisfazione per il servizio di consulenza MiFID (15,7%) rimane più alta della quota di famiglie che dichiarano un elevato livello di soddisfazione (9% circa) anche se tale differenza è meno accentuata di quella rilevata nel

12 Consulenza e scelte di portafoglio Anche nel 2012 si conferma l evidenza secondo l a quale gli investitori retail che ricevono il servizio di consulenza MiFID detengono un portafoglio più diversificato, che include almeno un prodotto finanziario rischioso in circa il 70% dei casi (rispetto a circa l 8% rilevato per famiglie che decidono in autonomia). Servizio di consulenza e partecipazione al mercato finanziario (dati a dicembre 2012) servizio di consulenza MiFID consulenza generica consulenza passiva nessuna consulenza 0% 25% 50% 75% 100% investitori che detengono almeno un asset rischioso investitori che non detengono asset rischiosi Fonte: elaborazioni su dati GfK Eurisko - Multifinanziaria Retail Market. Per prodotti o strumenti finanziari rischiosi si intendono azioni, obbligazioni, risparmio gestito e polizze vita. 12

13 100 Comportamenti e decisioni finanziarie per partecipazione al mercato finanziario Comportamenti assunti prima di prendere decisioni di tipo finanziario (valori percentuali) Valuto le varie alternative di investimento Controllo le Mi rivolgo ad una entrate e le uscite persona esperta e del denaro di fiducia familiare Mi rivolgo alla banca Famiglie che non partecipano al mercato finanziario Fonte: elaborazioni sulle risposte alla domanda del questionario: Le leggo ora una serie di frasi per ciascuna dovrebbe dirmi se è abbastanza prossimo aciòcheleifaopensa:a)primadifarequalsiasiacquistovalutoattentamentelevariealternative;b)controlloattentamenteleentrateeleuscitedel denaro familiare; c) Se trovassi una persona esperta e di fiducia le affiderei volentieri la gestione dei miei risparmi; d) mi piacerebbe che la mia banca mi desse consigli pratici su come gestire le mie risorse economiche. (GfK Eurisko- Multifinanziaria Retail Market). Stabilità dei comportamenti nel tempo (confronto ) e tra sottogruppi di famiglie (distinti in funzione del possesso di almeno uno strumento finanziario rischioso); ovviamente coloro che partecipano al mercato finanziario hanno una maggiore propensione a rivolgersi a persone esperte e di fiducia e alla banca. Il 25% delle famiglie che partecipano al mercato finanziario domandano consulenza(7% del campione complessivo). 0 Valuto le varie alternative di investimento Controllo le entrate e le uscite del denaro familiare Famiglie che partecipano al mercato finanziario Mi rivolgo ad una persona esperta e di fiducia 13

14 Comportamenti e decisioni finanziarie in funzione del ricorso alla consulenza Comportamenti assunti prima di prendere decisioni di tipo finanziario 2012 (valori percentuali) Famiglie che non ricevono il servizio di consulenza Famiglie che ricevono il servizio di consulenza Valuto le varie alternative di investimento Controllo le entrate e le uscite del denaro familiare Mi rivolgo ad una persona esperta e di fiducia Mi rivolgo alla banca Fonte: elaborazioni su dati GfK Eurisko- Multifinanziaria Retail Market(dati di sondaggio su un campione di circa famiglie italiane). Dalle dichiarazioni dei soggetti intervistati non sembrerebbero emergere differenze significative rispetto alla valutazione delle varie alternative di investimento e all attitudine al controllo delle entrate e delle uscite. Chi usufruisce del servizio di consulenza mostra una maggiore propensione a rivolgersi a persone esperte e di fiducia e, ovviamente, alla banca. 14

15 Canali di informazione e autovalutazione delle competenze per partecipazione al mercato finanziario Fonti dell informazione e percezione delle proprie competenze 2012 (valori percentuali) Canali di informazione Nessuno Giornali quotidiani e/o riviste periodiche Banca e/o internet Colleghi, amici, parenti Famiglie che non partecipano al mercato finanziario Autovalutazione del proprio livello di competenze Fonte: elaborazioni su dati GfK Eurisko- Multifinanziaria Retail Market(dati di sondaggio su un campione di circa famiglie italiane). Tra coloro che non partecipano al mercato finanziario il peso dei canali informali (rappresentati da colleghi, amici e parenti) è equivalente a quello della banca (dato stabile negli ultimi cinque anni). Gli investitori che partecipano al mercato finanziario si ritengono più competenti. Il divario tra i due sotto-gruppi di investitori è aumentato negli ultimi cinque anni Molto Abbastanza Poco Niente Famiglie che partecipano al mercato finanziario 15

16 Canali di informazione e autovalutazione delle competenze in funzione del ricorso alla consulenza Fonti dell informazione e percezione delle proprie competenze 2012 (valori percentuali) Canali di informazione Nessuno Giornali quotidiani e/o riviste periodiche Banca e/o internet Colleghi, amici, parenti Valutazione del proprio livello di competenze Molto Abbastanza Poco Niente Famiglie che non ricevono il servizio di consulenza Famiglie che ricevono il servizio di consulenza Fonte: elaborazioni su dati GfK Eurisko- Multifinanziaria Retail Market(dati di sondaggio su un campione di circa famiglie italiane). Gli investitori che non ricevono il servizio di consulenza si informano meno e privilegiano il canale informale (colleghi, amici e parenti) rispetto alla banca o internet. Con riguardo all autovalutazione delle proprie competenze, il 40% circa degli intervistati si ritiene poco competente a prescindere dal fatto che riceva o meno consulenza. 16

17 Comportamenti e decisioni finanziarie Di chi hai fiducia per aiutarti a prendere una decisione finanziaria? 180% 160% 140% 120% 100% 80% 60% 40% 20% 0% Regno Unito Francia Italia Spagna Germania Fonte: TNS Nipo. soggetti pubblici consulenti internet media (TV, radio, stampa) banche colleghi amici famiglia La quota di consumatori europei che si affida alla famiglia per le decisioni finanziarie diminuisce con l età Le donne tendono ad affidarsi alla famiglia per le decisioni finanziarie più degli uomini 17

18 Financial literacye programmi di educazione finanziaria 18

19 Livello delle conoscenze finanziarie Financial literacy in Italia: un confronto internazionale rank Paese 2011 rank Paese 2011 rank Paese Danimarca 8,31 21 Filippine 7,12 41 UAE 6,00 2 Usa 8,08 22 Taiwan 7,11 42 Indonesia 5,86 3 Irlanda 8,08 23 Malesia 7,06 43 Messico 5,82 4 Australia 8,00 24 Nuova Zelanda 7,04 44 Italia 5,81 5 Svizzera 8,00 25 Singapore 6,94 45 Portogallo 5,76 6 Svezia 7,91 26 Colombia 6,84 46 Corea 5,65 7 Canada 7,86 27 Russia 6,75 47 Slovenia 5,52 8 Israele 7,83 28 Lussemburgo 6,72 48 Giordania 5,50 9 Finlandia 7,79 29 Kazakhstan 6,72 49 Ucraina 5,49 10 Honk Kong 7,60 30 Francia 6,71 50 Cina 5,48 11 India 7,60 31 Spagna 6,70 51 Perù 5,41 12 Paesi Bassi 7,57 32 Argentina 6,67 52 Venezuela 5,37 13 Norvegia 7,52 33 Tailandia 6,47 53 Brasile 5,35 14 Germania 7,50 34 Giappone 6,38 54 Sud Africa 5,01 15 Islanda 7,40 35 Grecia 6,29 55 Lituania 4,83 16 Cile 7,33 36 Qatar 6,27 56 Croazia 4,49 17 Turchia 7,31 37 Repubblica Slovacca 6,25 57 Estonia 4,42 18 Regno Unito 7,29 38 Ungheria 6,21 58 Romania 4,30 19 Belgio 7,24 39 Repubblica Ceca 6,16 59 Bulgaria 3,73 20 Austria 7,18 40 Polonia 6,04 Fonte: IMD World Competitiveness Yearbook

20 Financial literacy: l indice di cultura finanziaria di PattiChiari Una misurazione del livello di cultura finanziaria in Italia è quella proposta da PattiChiari (ICF). L ICF è articolato in tre sotto-indicatori (livello di preparazione finanziaria, livello d informazione finanziaria e scelte comportamentali) L indicatore nel 2010 assume il valore di 4,3 su una scala crescente da 0 a 10, dove 0 significa totale assenza di qualsiasi concetto o idea correlata al mondo finanziario, mentre 10 indica una conoscenza ottimale di nozioni, termini e concetti finanziari di base. «I risultati sembrano indicare dunque che gli italiani possiedono mediamente un livello di preparazione verso concetti, nozioni e terminologia finanziaria che, seppur non totalmente sufficiente, è maggiore rispetto al livello di informazione finanziaria ed effettuano scelte comportamentali che sembrano essere poco allineate a comportamenti razionali dal punto di vista finanziario. L analisi dell ICF PattiChiari2010 per area geografica conferma la performance osservata nel 2008: il Nord Est2 mostra il livello più elevato di cultura finanziaria (4,9) mentre il Sud si colloca all ultimo posto in classifica (3,6). In generale, si riscontra un diffuso miglioramento trasversale alle geografiche e alle componenti dell ICF rispetto al 2008.» (L educazione finanziaria italiana, PattiChiari 2010) 20

21 Financial literacy: perché è importante Per l Ocse (2005) l EF ha l obiettivo di stimolare la capacità di compiere scelte efficienti e non incappare in errori o cadere vittima di comportamenti scorretti (financial capability). Per alcuni accademici l EF ha compiti più ampi poiché rientra tra i suoi obiettivi anche il disegno di strumenti capaci di favorire migliori decisioni (Lusardi, 2008). I potenziali benefici di un aumento della financial literacy sono riconducibili alla migliore capacità degli individui di gestire il proprio denaro, alla maggiore partecipazione ai mercati finanziari, alla scelta di prodotti meno costosi (ad es., fondi comuni con commissioni più basse), a una maggiore capacità di risparmio e accumulazione di ricchezza. Inoltre investitori più consapevoli stimolano la concorrenza nell industria dei servizi di investimento, prendono decisioni meno pro-cicliche, favorendo la stabilità dei mercati, con riflessi positivi anche sui costi della vigilanza e della regolamentazione dei mercati finanziari (Oecd, 2012; cfr. 21

22 Educazione finanziaria (EF) L EF si sviluppa in tre ambiti differenti: offerta di informazione educazione/istruzione supporto attivo e training. Pensare che l EF sia la strada da seguire è una visione seducente in quanto consente di mantenere un sistema liberale e basato sulle forze di mercato e al contempo di aumentare il benessere dei cittadini (Alemanni, Brighetti, Lucarelli, 2012, p. 254) ma diverse questioni rimangono aperte. I programmi di EF (soprattutto quelli intesi come strumenti sia informativi sia educativi) servono a rendere gli investitori consapevoli ed autonomi? hanno effetti apprezzabili sul livello di financial literacy? hanno effetti apprezzabili sulle scelte finanziarie? 22

23 I programmi di EF sono efficaci? Affinchè sia efficace un programma di EF devono essere soddisfatte due condizioni: il programma deve aumentare il livello di financial literacy il maggior livello di financial literacy deve riflettersi nei comportamenti e nelle scelte. Le evidenze sulla capacità delle campagne di EF di influire sulla financial literacy e sui comportamenti è insufficiente e contraddittoria (anche perché a livello empirico può essere complesso isolarne gli effetti). Si dispone di evidenza prevalentemente per il caso statunitense e soprattutto per iniziative che ricadono nell ambito dell offerta di informazione (Feng e Seasholes, 2005; Lusardi e Mitchell, 2007). L educazione (e la cultura finanziaria) sembrano avere un impatto positivo ma modesto su tasso di risparmio, ricchezza e risparmio previdenziale. Una buona rassegna dei contributi più recenti, inoltre, è riportata in uno studio FSA (de Meza, Irlenbusch e Reyniers, 2008). Con riferimento a programmi di EF nelle High school Mandell just find no connection between education and financial literacy, measured, in most cases, within a year after taking such a course (Mandell, 2006, Nessun effetto di seminari datoriali sulla previdenza complementare (così come misurato da test compilati dai dipendenti; Benartzi & Thaler, 2007). 23

24 I programmi di EF sono efficaci? (segue) Divario tra intenzioni e azioni: in una inchiesta campionaria, Clark et al. (2006) rilevano che circa il 40% è intenzionato a partecipare a piani pensionistici ovvero ad aumentarne la contribuzione; subito dopo aver partecipato a un seminario in materia di previdenza complementare, tuttavia, meno della metà degli intervistati ha poi dato seguito alle intenzioni dichiarate. Cavezzali et al. (2012) analizzano, in un contesto sperimentale, le scelte di asset allocation di un gruppo di 200 investitori statunitensi. Essi trovano che l EF può avere un ruolo importante nelle scelte di investimento di soggetti non esperti ma solo in casi particolari, poiché rende i soggetti più informati e li aiuta nelle scelte di allocazione dei propri risparmi tra diverse asset class, ma beneficia in modo apprezzabile solo per individui che vantano elevati livelli di istruzione. 24

25 EF e bias comportamentali I programmi tradizionali di EF sono tesi a colmare deficit cognitivi e si rifanno all impostazione della finanza classica, che ipotizza agenti economici razionali, in grado di acquisire ed elaborare correttamente tutte le informazioni disponibili al fine di massimizzare una funzione di utilità. Come mostra l evidenza sperimentale ed empirica, i soggetti sono vittime di bias comportamentali, sono propensi ad utilizzare scorciatoie di pensiero e mostrano preferenze instabili rispetto al contesto di riferimento che si traducono in errori sistematici. La finanza comportamentale può fornire indicazioni utili per una opportuna rimodulazione dei programmi di EF. Ad esempio, è stato suggerito l impiego di tecniche di correzione delle distorsioni cognitive (debiasing) e dei cosiddetti decision support systems (DSS; Evans, 1989; O Donnell and Grice, 1993). 25

26 EF e tecniche di debiasing Un programma di debiasing dovrebbe simulare un processo decisionale e potrebbe prevedere l applicazione combinata di più tecniche (Fischhoff, 1982; Keren 1990): avviso (warning) descrizione del problema riscontro personalizzato (feedback) training Esempi di tecniche di debiasing: consider-the-opposite strategy rendere conto delle scelte (accountability) giochi ripetuti con feedback chiaro e immediato cooling-off decisioni di gruppo Critiche (Willis, 2008): Riconoscere gli errori può essere utile ma non implica un cambiamento automatico dei comportamenti. Le tecniche di debiasing non sono sempre efficaci; in alcuni casi correggono un errore esacerbandone altri. 26

27 I limiti dell EF secondo la finanza comportamentale Non è scontato che l EF abbia riflessi solo positivi (Calvet et al., 2007; Willis, 2008). È complicato correggere gli errori di comportamento, soprattutto se derivanti da errori di preferenze. Tra gli effetti indesiderati l evidenza empirica segnala information overload (cues competition e cues salience; Kruschke, e Johansen,1999; Lacko e Pappalardo, 2004; Betrand et al. 2005); rafforzamento di alcuni errori (ottimismo; overconfidence che può alimentare illusione del controllo e/o miscalibration; confirmationbias; Griffin e Tversky, 1992;Weinstein e Klein, 2002). impatto sulla propensione a detenere attività rischiose ma non sulla propensione a delegare le scelte di investimento (Gentile, Linciano e Siciliano, 2006). Una maggiore conoscenza delle leggi della probabilità consentirebbe tuttavia di disapplicare le euristiche più comuni (Fong et al., 1986; Gigerenzer e Hoffrage, 1995). L EF rischia di responsabilizzare eccessivamente il risparmiatore che, ritenuto edotto e consapevole, diviene l unico responsabile degli errori compiuti (blame-the-consumer mentality). 27

28 Il ruolo del regolatore tra educazione finanziaria e paternalismo 28

29 I programmi di EF di lungo termine In alcuni ordinamenti sono state avviate iniziative trasversali e di lungo termine variamente articolate. Survey tese a misurare il livello medio di financial capability della popolazione Financial capability is a broad measure of the knowledge, skills, attitudes and behaviours necessary to manage personal finances and to choose and make appropriate use of financial products (http://www.oecd.org/finance/financial-education/ pdf). Programmi mirati, che coinvolgono le istituzioni scolastiche. Poichè programmi di EF più pervasivi e di lungo termine sono stati avviati solo di recente (Oecd, 2012), non siamo ancora in grado di valutarne l impatto; è certo, tuttavia, che gli effetti riguarderanno le generazioni future. Cosa fare per le generazioni di investitori attuali? 29

30 I programmi di EF di lungo termine (segue) Istituzioni con ruoli di coordinamento delle strategie nazionali di educazione finanziaria Governo Authority ed Ente regolatore dei Banca Centrale Altri mercati Francia X X X Irlanda Italia MIUR X X X Paesi Bassi Min. Finanze Portogallo X X Regno Unito Min. Tesoro X Spagna X X Svezia Min. Finanze X NGOs India Min. Finanze X X NGOs Giappone X X CCFSI Stati Uniti Min. Tesoro Fonte: Fondazione Rosselli, Le esperienze di educazione alla cittadinanza economica, X 30

31 I programmi di EF di lungo termine (segue) Rassegna dei principali programmi di educazione finanziaria in Europa Regno Unito Irlanda Paesi Bassi Principali Enti Principali programmi * National Strategy for Financial Capability * Making the Most of Your Money * Learning Money Matters * Money for life * Money Doctors Financial Services Authority * Young People and Money Money Adivce Service * Parent's Guide to Money Bank of England * Moneymadeclear Personal Finance Education Group * Partnership Development BBC * Health Check from the Money Advice Service OFSTED * Education Programme Scottish Centre for Financial Education * Divorce and Separation * The Redudancy Handbook * Financial Capability Online Tools * Pounds and Pence * Boosting financial capability in schools * Talking shop * It's Your Money Irish Financial Regulator * Money Skills For Life Central Bank of Ireland * Get Smart With Your Money National Consumer Agency * Taking Charge MinistryofFinance * CentiQ Autoriteit Financière Markten * Finances in Order National InstituteforBudget * Learning to Deal with Money Early On Information * Providing for the Future 31

32 I programmi di EF di lungo termine (segue) Rassegna dei principali programmi di educazione finanziaria in Europa - segue Francia Germania Italia Spagna Principali Enti Autorité des Marchés Financiers Institut pour l Education Financière du Public Banque de France Autorità di vigilanza (BAFIN) DeutscheBundesbank Praeventionsnetzwerk Finanzkompetenz MIUR Banca d'italia Consob Patti chiari Associazioni categoria Bank of Spain Comisiòn Nacional del Mercado de Valores Caixa Terrassa Principali programmi * La Finance pour Tous * ARCAF (EpargneRetraite.org) * Comment gérer son budget sans déraper * Les Clés de la Banque * SchülerBanking * Personal Economics fit für die wirtschaft * SCHUFA macht Schule * School kit on price stability * The European Stock Market Learning * SchulBank-Wirtschaft für den Unterricht * (f)in-fit - Financial training for migrants * Conoscere per decidere * Impariamo ad investire * L'impronta economica * Edufinet(Educación financiera en la red) * Employee trainings from ESCA * Learn to manage your money Fonte: Fondazione Rosselli, Le esperienze di educazione alla cittadinanza economica,

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