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1 POLITICHE PER LE DISABILITÀ NEWS NUMERO PERIODICO TELEMATICO A CURA DELL'UFFICIO POLITICHE PER LE DISABILITÀ CGIL CORSO D'ITALIA, ROMA NOTIZIE LAVORO: DA PAG. 4 SCUOLA: DA PAG. 9 WELFARE: DA PAG. 14 DAL TERRITORIO DA PAG. 18 INTERNAZIONALE: DA PAG. 24 VARIE DA PAG. 27 1

2 INDICE LAVORO PAGINA DISABILITÀ, PIANO D'AZIONE IN GAZZETTA. IL NODO DELLE RISORSE 4 TIROCINI AL POSTO DELLE BORSE LAVORO. "DEVASTANTI PER LE PERSONE CON DISAGIO" 5 PIANO D'AZIONE BIENNALE, ECCO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE 7 SCUOLA TOMMASO RIFIUTATO A SCUOLA. L'ODISSEA DELLA RICERCA DI UNA SCUOLA "ACCOGLIENTE" PAGINA 9 ALUNNI STRANIERI DISABILI, NIENTE SOSTEGNO PER UN PASTICCIO BUROCRATICO 11 ANFFAS, «ILLEGITTIMA DISPARITÀ TRA BIMBI CON DISABILITÀ E NON» 12 REGGIO, IL COMUNE RETTIFICA. ANFFAS: «ORA INTERVENGA IL MINISTRO CARROZZA» 13 WELFARE PENSIONI E INDENNITÀ, ECCO GLI IMPORTI DEGLI ASSEGNI E I LIMITI DI REDDITO PER IL 2014 ANMIL DICE NO ALLE PRESTAZIONI INFORTUNISTICHE NEL CONTEGGIO DEL REDDITO PAGINA INTEGRAZIONE SOCIO SANITARIA PER ANZIANI E DISABILI: ECCO LE LINEE GUIDA 16 2

3 NOTIZIE DAL TERRITORIO PAGINA BUONE NOTIZIE DALLA FINANZIARIA DELLA SARDEGNA 18 PIEMONTE: ASSISTENZA DOMICILIARE A RISCHIO 19 VITA INDIPENDENTE, PROTOCOLLO TRA MINISTERO E REGIONE TOSCANA 21 EMANUELECHE ANDAVA A SCUOLA IN BUS SORDO PROFONDO, MULTATO DAI CONTROLLORI 22 ASSISTENZA DOMICILIARE AI DISABILI, SERVIZIO VITALE CHE RISCHIA DI MORIRE 23 INTERNAZIONALE PAGINA "IT'S ABOUT US, IT'S ABOUT EUROPE". RAPPORTO FINALE DELL'EYCA SULLA CITTADINANZA ATTIVA 24 SPAGNA: IL PAESE DELLE CONTRADDIZIONI 26 VARIE PAGINA XFOOD, UN RISTORANTE «SPECIALE» PERSONALE DISABILE E PRODOTTI KM ZERO 27 3

4 LAVORO DISABILITÀ, PIANO D'AZIONE IN GAZZETTA. IL NODO DELLE RISORSE Elaborato dall'osservatorio nazionale e approvato nel febbraio 2013, a luglio il documento ha scandito i temi della Conferenza nazionale. A settembre l'approvazione del Consiglio dei ministri, a ottobre l'adozione del decreto del presidente Napolitano ROMA Il programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità è legge: è stato infatti pubblicato il 28 dicembre scorso il decreto del presidente della Repubblica 4 ottobre 2013, con il quale è stato adottato il documento, predisposto dall'osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. L'approvazione del Programma risale a quasi un anno fa: nel febbraio 2013, l'osservatorio nazionale, dopo aver lavorato all'elaborazione delle varie sezioni del documento, diviso in gruppi di lavoro relativi alle diverse linee d'intervento, diede il via libera al Programma d'azione. Il 12 e 13 luglio, il Programma d'azione ha scandito i tempi e i temi della quarta Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità organizzata dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Due mesi dopo, il 27 settembre, il documento è stato adottato dal Consiglio dei ministri. Pochi giorni dopo, il 4 ottobre, il presidente Napolitano ha emanato il decreto di adozione. Ora, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n.303) rappresenta l'ultimo passaggio formale per l'entrata in vigore del Programma d'azione. Il Programma contiene l'insieme degli interventi che dovrebbero essere messi in pratica nei prossimi due anni per migliorare la vita delle persone con disabilità e garantire pienamente i loro diritti. Una cinquantina di pagine in cui, sulla traccia del dettato della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, vengono affrontati sette grandi questioni: si parla della revisione del sistema di accesso, riconoscimento della certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento socio-sanitario; di lavoro e occupazione; di politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l'inclusione nella società; di promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; dei processi formativi ed inclusione scolastica; di salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione; e infine dicooperazione internazionale. Va ricordato che a tutti questi impegni è da riconoscere carattere meramente programmatico, come precisa la relazione illustrativa arrivata in Consiglio dei ministri: le azioni richiamate nel documento, infatti, sono risultano finanziabili nei limiti degli stanziamenti previsti, mentre gli impegni assunti alla presentazione alle Camere di nuovi provvedimenti legislativi saranno condizionati al rispetto della disciplina ordinaria in tema di programmazione finanziaria. Pertanto, la sede nella quale saranno ponderate le diverse esigenze di settore è la Decisione di finanza pubblica, sulla base della quale verrà definito il disegno di legge di stabilità. E' questo uno dei nodi critici che accompagna l'approvazione del programma e che ha suscitato le perplessità delle associazioni, rinnovate nei giorni dell'approvazione della legge di stabilità. (cl) (2 gennaio 2014) Fonte: RedattoreSociale.it 4

5 TIROCINI AL POSTO DELLE BORSE LAVORO. "DEVASTANTI PER LE PERSONE CON DISAGIO" Da settembre sono in vigore le nuove norme, anche per svantaggiati e disabili. Preoccupazione tra coop sociali, enti locali e famiglie. L'Emilia Romagna ha previsto deroghe sui contributi per i più fragili. Callegari (Csapsa): "Fuori molte persone con disagio" BOLOGNA - Per il diritto del lavoro non sono mai esistite, ma fino a settembre le borse lavoro hanno rappresentato un valido strumento per dare un'occupazione a persone fragili, in condizioni di disagio, disabili. Persone che difficilmente riuscirebbero a inserirsi nel mondo del lavoro. Qualche esempio? Sono poco meno di un centinaio quelle attivate ogni anno al Quartiere Navile (Bologna) per un costo di circa 80 mila euro. "Soldi spesi bene", assicura Domenico Pennizzotto, responsabile dei servizi sociali. "La borsa lavoro è un ammortizzatore sociale non riconosciuto. Non si tratta di cifre alte, 350/500 euro mensili, ma è un primo passo e fa sì che la gente non perda la testa dopo la perdita del lavoro", afferma. Quelli che meritano, poi, possono vedere riaprirsi la strada verso il lavoro: "Dopo la borsa lavoro riusciamo a occuparne una quindicina", dice Pennizzotto. Azioni di salvaguardia per dare un'occupazione a persone fragili, ecco cosa sono le borse lavoro per Alberto Alberani di Legacoopsociali. In regione, nella cooperazione, sono circa 3 mila le persone svantaggiate assunte e altrettante quelle in percorsi paralleli, come le borse lavoro. Ora però queste ultime non si possono più fare. Il 16 settembre 2013 sono entrate in vigore le nuove norme sui tirocini (legge regionale 7/2013 con cui l'emilia-romagna si è adeguata alla normativa nazionale modificata dalla Riforma Fornero) che riguardano, oltre a giovani e disoccupati, anche disabili, svantaggiati e richiedenti asilo. E proprio in riferimento a quest'ultima categoria, la regione ha introdotto alcune deroghe per consentire la ripetibilità del tirocinio (non prevista per i giovani), aprire i finanziamenti dei contributi a privati come le fondazioni ed escludere questi tirocini dal computo totale (è previsto un numero massimo). Nonostante le deroghe le norme però destano preoccupazione tra chi - come coop sociali ed enti locali - tiene aperta la strada verso il mondo del lavoro per persone fragili, anche attraverso la borsa lavoro. E tra le famiglie dei disabili. "L'intenzione della normativa è, giustamente, tutelare i giovani laureati spesso sfruttati con stage non pagati e ripetuti, e da questo punto di vista fa chiarezza e riduce i margini di abuso - dice Leonardo Callegari del Centro studi analisi psicologia e sociologia applicate (Csapsa) - ma, al di là delle deroghe, lascia fuori una serie di persone adulte in condizione di disagio sociale o prolungata disoccupazione, non riconducibili, o con molta difficoltà, a un lavoro in un'azienda profit. Con effetti devastanti". Un esempio? Un senza dimora disoccupato di lunga data non in carico ai servizi sociali difficilmente rientrerà nelle categorie della normativa, deroghe comprese. "Noi attiviamo circa 400 borse lavoro all'anno, molte a favore di persone in condizioni di disagio non derogabili - afferma Callegari -: con le nuove norme, non potranno più accedere a questi strumenti". La legge 7/2013 prevede, inoltre, una certificazione delle competenze sulla base del sistema regionale delle qualifiche, "e per molte di queste persone non è possibile", dice Callegari. Se una parte di coloro che oggi beneficiano di una borsa lavoro potrebbe rientrare nella categoria "c" della normativa, grazie alle deroghe, resta però una zona grigia' rappresentata da persone in difficoltà tale da non poter accedere ai tirocini, ma che trarrebbero beneficio dallo stare in un ambiente di lavoro, pur senza approdare a un'occupazione normale'. Alla cooperativa Accaparlante sono circa una decina le borse lavoro attivate a favore di disabili. "Siamo una cooperativa di inserimento lavorativo e i disabili lavorano con noi in un contesto educativo - dice Roberto Parmeggiani - Alcuni non hanno disabilità così gravi da essere inseriti in centri diurni ma pur avendo un ruolo attivo, non sono completamente autonomi". Una delle caratteristiche delle 5

6 cooperative come Accaparlante è la concomitanza tra ore educative (finanziate dall'ausl alla cooperativa) e borsa lavoro che, invece, va alla persona. "A fine anno l'ausl ha comunicato alle famiglie che le borse lavoro saranno prorogate fino a giugno ma non è chiaro se sarà ancora possibile avere più di un tipo di sostegno", continua Parmeggiani. O ore educative o borsa lavoro? "Se così fosse, sarebbe un passo indietro in termini di autonomia - continua Parmeggiani - La borsa lavoro è, infatti, un riconoscimento per una competenza raggiunta e per un lavoro svolto, e per quanto ridotta dà al disabile un minimo di autonomia, di pagarsi il trasporto o portare a pranzo i genitori ogni tanto. Nella logica del lavoro, fa molto". Le borse lavoro attivate prima dell'entrata in vigore della nuova normativa sono state prorogate, quindi il problema si presenterà tra qualche mese. E se Alberani rilancia "la riflessione sul salario minimo garantito a livello regionale, per dare un riconoscimento alle fasce deboli non collocabili nel mondo del lavoro", per Callegari servirebbero nuove deroghe, anche sulla categoria "b" (quella dei disoccupati). Poiché la norma tende a escludere i "poveri poveri", per Pennizzotto, "basterebbe che la deroga poggiasse sulla valutazione dell'assistente sociale, ai fini dell'attivazione del tirocinio formativo per tali persone". Callegari è fiducioso: "Confidiamo che la Regione adotti ulteriori deroghe per recuperare molte delle persone che attualmente sono fuori da qualsiasi categoria e che non si possono dimenticare". (lp) (17 gennaio 2014) Fonte: SuperAbile.it 6

7 PIANO D'AZIONE BIENNALE, ECCO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE Due ore di audizione per il viceministro Cecilia Guerra che in Commissione Affari sociali alla Camera fa il punto sull'attuazione del Piano d'azione biennale. Nel corso del 2014 disponibili i dati Istat sulla disabilità. In dirittura d'arrivo la nomina del nuovo Osservatorio. E sul nuovo Isee: "Coscienza tranquilla, favorisce i disabili" ROMA - Eppur si muove. Non è fermo al palo il Piano biennale sulla disabilità scritto dall'osservatorio nazionale e adottato ufficialmente dal governo nei mesi scorsi. Certo, le tempistiche non sono immediate, ma la macchina è partita e i passi avanti si vedranno presto. Il viceministro al Lavoro e Politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, ha illustrato in Commissione Affari sociali alla Camera lo stato dell'arte, prendendo spunto dai lavori dell'osservatorio nazionale e da quelli della Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità tenutasi a Bologna nel luglio scorso. Nel corso di quasi due ore di audizione, Guerra ha affermato che nel corso del 2014 arriveranno finalmente dati precisi sulla disabilità, risultato della convenzione stipulata con l'istat per ottenere un quadro preciso della situazione reale. Una criticità più volte messa in evidenza e che lo stesso Piano d'azione indicava come da superare: "C'è la necessità di lavorare con informazioni accurate perché in termini statistici si sa molto poco del mondo della disabilità", ha detto Guerra, che ha anche anticipato uno dei dati emersi fino ad ora, e cioè la stretta correlazione esistente fra povertà e disabilità. Le famiglie con una persona disabile, cioè, sono maggiormente esposte alla povertà rispetto a quelle in cui non sono presenti membri con disabilità. Guerra ha ricordato che il Piano d'azione è andato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 dicembre e che è previsto a breve l'insediamento di un'apposita Commissione chiamata a monitorarne l'attuazione, in modo particolare facilitando e mettendo in rete le varie amministrazioni pubbliche chiamate, secondo le proprie competenze specifiche, ad azioni concrete per la sua attuazione. Passando in rassegna i vari punti del Piano, il viceministro ha esposto per ciascuno la situazione attuale: riguardo alla revisione dell'accertamento della disabilità Guerra ha affermato che non risulta ancora composta la divisione - già manifestatasi nel corso della Conferenza di Bologna - fra quanti ritengono che il soggetto istituzionale al quale va affidato tale compito debba continuare ad essere l'inps o se invece esso debba andare in capo al sistema sanitario nazionale, integrato per gli aspetti sociali. "Anche fra le regioni - ha detto Guerra - su questo tema non si è ancora giunti ad una composizione: alcune propendono per una soluzione, altre optano per la seconda". Certamente, ha continuato, sappiamo che "il ministero della Salute ha comunicato la volontà di procedere al più presto al confronto sulle tabelle sull'invalidità civile": sul tema "si prevede un gruppo di lavoro ristretto per superare quelle difficoltà che erano state riscontrate nella precedente proposta che non era stata approvata". Sul tema del lavoro Guerra ha sottolineato la necessità di superare "le difficoltà specifiche di applicazione della legge 68/99", richiamando le questioni del rifinanziamento del Fondo per assunzioni disabili e delle quote di riserva della Pubblica Amministrazione. Sulla vita indipendente è stato sottolineato il lavoro di pubblicazione delle Linee guida con progetti sperimentali di vita indipendente che hanno interessato tutte le regioni italiane tranne la Calabria e la provincia di Bolzano. Spazio, nelle parole di Guerra, anche per l'importanza dell'aggiornamento del nomenclatore tariffario sugli ausili, per la necessità di una semplificazione dell'iter diagnostico ai fini scolastici per gli alunni con disabilità e per l'abbattimento delle barriere nell'accesso alla formazione (tema legato al Piano nazionale per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento). Quanto alla salute, le direttrici principali sono quelle del sostegno a maternità e infanzia, presa in 7

8 carico, integrazione sociosanitaria, partecipazione ai servizi. "L'Osservatorio ha concluso i suoi lavori nel mese di ottobre - ha affermato Guerra - e stiamo predisponendo la costituzione del nuovo Osservatorio con la nomina dei nuovi componenti: siamo in dirittura d'arrivo, manca solamente una designazione per avere il quadro completo". Rispondendo poi alle sollecitazioni di alcune parlamentari (Biondelli e Argentin del Pd, Binetti di Per l'italia e Di Vita del M5S) Guerra è tornata anche sul tema del nuovo Isee: "Stiamo preparando un piano di comunicazione operativo per gli enti erogatori che dovranno rivedere, alla luce della nuova composizione dell'isee, le tariffe e le soglie di accesso. Proprio facendo questo abbiamo fatto ulteriori verifiche con ulteriori banche date e posso dire in tranquillità di coscienza che la disabilità è stata al centro della nostra attenzione e che il nuovo Isee, rispetto a quello attuale, favorisce le persone disabili e le persone più povere". (ska) (24 gennaio 2014) Fonte: SuperAbile.it 8

9 SCUOLA TOMMASO RIFIUTATO A SCUOLA. L'ODISSEA DELLA RICERCA DI UNA SCUOLA "ACCOGLIENTE" La denuncia di Arianna, mamma romana di un bimbo di 4 anni con sindrome di Angelman. Tra superficialità, burocrazie e scarsa responsabilità, "una lotta tra poveri sulla pelle di un bambino: mi hanno detto che se avesse avuto la sindrome Down tutto sarebbe stato più semplice" ROMA - Concluse le vacanze natalizie, il 7 gennaio scorso il piccolo Tommaso, 4 anni, non è potuto rientrare a scuola come gli altri bambini. "Siamo stati costretti a trasferire nostro figlio dalla scuola materna Vaccari - racconta la mamma Arianna -. Avevamo trovato una seconda scuola pronto ad accoglierlo, ma anche lì ci sono stati problemi". Tommaso è affetto da sindrome di Angelman, una malattia genetica rara - dovuta al cromosoma 15 spezzato - scoperta solo 50 anni fa e per la quale il bambino è un caso border line: "Tommaso, come tutte le persone con questa sindrome, non parla, dice solo mamma e papà - ci spiega Arianna -, ma non ha ritardo cognitivo. Comunica attraverso la comunicazione aumentativa, con tabelle: ha una tabella per il bagno, una per la scelta dei giochi, una per il cibo, una per la tv. Cammina, non ha crisi epilettiche e ha abilità manuali, sa usare anche l'ipad". Un "bambino prodigio" considerando le caratteristiche che in genere porta con sé questa patologia - tra cui scoliosi, abbassamento della vista, caratteristico sorriso "stampato" -, che molto deve anche al "lavoro grande che sta svolgendo l'equipe dell'istituto Santa Lucia di Roma". "Che fai, me lo lasci?". Alla scuola materna pubblica Vaccari, zona Portuense di Roma, all'improvviso "è mancata l'accoglienza" come dice in quattro parole la mamma del piccolo. La scuola era stata scelta vicino casa, visto che Tommaso deve fare riabilitazione 6 volte a settimana. "Che fai, me lo lasci?". E' questa la frase che sempre più spesso i genitori di Tommaso si sono sentiti indirizzare, la mattina, accompagnando il bambino a scuola. "Se per qualche caso, malattia o altro, l'insegnante di sostegno non c'era, la maestra titolare si trovava con 18 bambini da sola - racconta Arianna - e io sono stata spesso costretta a restare in classe, per esempio a fare il disegno di Natale con Tommaso, in attesa dell'arrivo della supplente". E' capitato che una mattina il sostegno non c'era perché l'insegnante preposta "è andata al Dipartimento, in orario di scuola", racconta ancora Arianna. Tommaso piange e la mamma è costretta a restare accanto a lui, per non lasciarlo solo e consolarlo. Tommaso non ha crisi, non è violento, non rovescia la classe, e sentirsi rifiutato lo addolora. E' abituato a stare con i bambini, da quando aveva 9 mesi ha frequentato il nido con serenità. A scuola con il figlio. Per via della malattia rara e poco nota non ha diritto al 100% di copertura del sostegno, ma al 75% delle ore che trascorre a scuola. Un 75% effettuato da due insegnanti part time. In più c'è l'aec, l'assistente educativo culturale, che deve stare con Tommaso 10 ore a settimana, due ore al giorno. E' una figura proveniente da una cooperativa e mandata dal Comune: avrebbe un compito importantissimo e invece "queste figure pensano che debbano solo accompagnare l'allievo al bagno o a pranzo - denuncia Arianna -, non hanno una formazione adeguata". Non solo: spesso l'aec nella classe di Tommaso accorpava le ore, ed è capitato che il tal giorno non ci fosse o che la mamma di Tommaso dovesse aspettare la maestra co-titolare che ogni mattina arriva a scuola da Napoli. Con la conseguenza che il lavoro per Arianna è saltato. 9

10 Nessun controllo. Per effettuare le terapie al Santa Lucia i genitori prelevano il bimbo da scuola. Se per qualche ragione la terapia un giorno è rinviata, a scuola Tommaso non trova il sostegno. "E io - dice Arianna - spesso mi sono trovata anche sola in classe per diverso tempo con i bambini". Sì, perché la mancanza di accoglienza di un bambino con qualche problema in più degli altri si lega, in questa vicenda simile a tante altre e come tante altre così particolare, al caso di un plesso scolastico privo della guida e del controllo di un dirigente: "Il plesso della Vaccari, scuola materna e primaria, ha quasi 300 allievi. Ci è stato detto che nei prossimi dieci anni non ci sarà un funzionario a dirigerlo". Su 300 allievi pare che Tommaso sia l'unico con disabilità, come Arianna sa anche in virtù della partecipazione al Glh, Gruppi di lavoro sull'handicap. "Alcune maestre gestiscono il lavoro in modo oligarchico e omertoso - denuncia la mamma di Tommaso -. In particolare la titolare della classi di mio figlio, con 35 anni di esperienza alle spalle, mi ha detto al momento dell'iscrizione di non preoccuparmi perché ci avrebbe pensato lei a Tommaso. Dopo ho capito: le facevano comodo 4 persone che in qualche modo badavano alla classe, visto che lei si assentava assai spesso per ragioni personali". Secondo i genitori di Tommaso ci sarebbe stata "una manipolazione tale da impedire un serio lavoro di integrazione". Un'altra scuola. Anzi, no. Nel mese di dicembre, intanto, era stata trovata un'altra scuola pronta ad accogliere il bambino, la Benucci. "Porte aperte, ci hanno detto. E il 16 dicembre abbiamo firmato in municipio il documento di trasferimento". Ma ancora una doccia fredda: convocati d'urgenza il 23 dicembre, la comunicazione ai genitori è stata la seguente: inserimento non possibile, perché non ci eravamo accorti che nella classe di 25 c'è già un bambino autistico ingestibile; lo credevamo tranquillo - tra l'altro ha la totalità delle ore coperte da sostegno - ma dal Gruppo di lavoro sull'handicap tenutosi ieri è emerso il contrario. Ci spiace". "Lotta tra poveri, sulla pelle di un bambino". Così, dal 23 dicembre Tommaso si è ritrovato senza scuola. "La notte del 24 dicembre io e mio marito eravamo a scrivere mail fino alle 2 al presidente del municipio e vari organi competenti". Una situazione "imbarazzante e incresciosa" anche per lo stesso municipio, che il giorno di San Silvestro ha ricevuto la coppia. E' arrivato il 7 gennaio e Tommaso era a casa mentre i suoi coetanei giocavano insieme alla scuola materna. I genitori visionano altre scuole proposte dal municipio e finalmente il 10 gennaio il bambino entra nella sua nuova scuola, "quella che ci è sembrata più accogliente" riferisce la mamma. Resta il fatto che "con superficialità si è lavorato sulla pelle di un bambino", che ha accusato nervosismo, inappetenza e rischiato di veder vanificati i benefici delle terapie. "E' una lotta dura, che non interessa nessuno - sentenzia Arianna -. Una lotta fra poveri: ci hanno detto che se Tommaso avesse avuto la sindrome di Down avrebbe avuto un inserimento scolastico facile. Ma i diritti non ci devono essere per tutti?". Ora la famiglia di Tommaso sta preparando il ricorso al Tar, "una lotta grande e dispendiosa" ma dalla quale sono costretti a non tirarsi indietro, "allibiti e indifesi" come si sentono: "Tutti devono conoscere questo disastro sulla pelle dei bambini, siamo stufi di parlare con le scrivanie mute della politica e della pubblica amministrazione". (ep) (16 gennaio 2014) Fonte: SuperAbile.it 10

11 ALUNNI STRANIERI DISABILI, NIENTE SOSTEGNO PER UN PASTICCIO BUROCRATICO Per il sostegno, i figli di irregolari devono chiedere la certificazione all'inps, ma il sito richiede la residenza anagrafica. Il problema è che chi è senza permesso di soggiorno, pur avendo magari un domicilio, non risulta iscritto. Aipd: "Sanare la questione" MILANO - Per un pasticcio burocratico i bambini stranieri con disabilità, che hanno i genitori irregolari, non possono iscriversi alle scuole elementari e medie e ottenere un insegnante di sostegno. La legislazione italiana garantisce il diritto allo studio anche agli alunni figli di irregolari, ma per i disabile c'è una barriera che potremmo definire "weburocratica". Per avere diritto al sostegno devono chiedere infatti la certificazione delle loro disabilità all'inps. Ma la richiesta va fatta tramite il sito e ad un certo punto la procedura prevede l'inserimento della residenza anagrafica. Ma chi è senza permesso di soggiorno, pur avendo magari un domicilio, non è iscritto all'anagrafe di un comune e quindi non ha una residenza. Di conseguenza, niente certificazione Inps e niente sostegno scolastico. "Abbiamo fatto presente il problema nel dicembre scorso al ministero dell'istruzione -spiega Nicola Tagliani dell'associazione italiana persone down (Aipd)-. La legge garantisce il diritto all'istruzione e al sostegno scolastico a tutti, l'intoppo è quindi solo di tipo burocratico". L'Aipd ha già registrato alcuni casi. "Negli anni scorsi sono stati risolti perché in molti comuni c'è una sorta di indirizzo fittizio che viene assegnato ai senza dimora -continua Nicola Tagliani-. Di conseguenza anche per queste famiglie è stata registrata una residenza fittizia e hanno potuto superare l'ostacolo. Noi chiediamo però che questo inghippo burocratico sia sanato perché comunque interferisce sull'esercizio di un diritto fondamentale come quello all'istruzione". (dp) (17 gennaio 2014) Fonte: SuperAbile.it 11

12 ANFFAS, «ILLEGITTIMA DISPARITÀ TRA BIMBI CON DISABILITÀ E NON» di Antonietta Nembri Sul caso delle materne di Reggio Calabria off-limits ai bambini con disabilità il presidente di Anffas nazionale, Roberto Speziale annuncia: «Pronti a prendere tutte le azioni legali del caso per censurare ed eliminare tale gravissima discriminazione» Sull incredibile caso di Reggio Calabria, dove il Comune ha di fatto reso off-limits le scuole materne per i bambini disabili, in quanto non in grado di nominare gli insegnanti di sostegno, interviene il presidente nazionale di Anffas onlus, Roberto Speziale che sottolinea: «È necessario l immediato ritiro dell atto amministrativo del Comune di Reggio Calabria che, impedendo l iscrizione dei bambini con disabilità alle scuole dell infanzia per l anno scolastico 2014/2015, calpesta palesemente i diritti dei bambini in questione e delle loro famiglie. Il tardivo tentativo dei Commissari di risolvere la situazione con l annuncio di possibili eventuali assunzioni di personale, non è sufficiente e soprattutto mette in luce ancora una volta come chi ha una disabilità è considerato un cittadino di serie B». Per Anffas onlus, la decisione del Comune reggino è inaccettabile e discriminatoria, oltretutto infrange non solo la Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità che, ricorda Anffas, è legge nel nostro Paese ma la stessa Costituzione Italiana e le norme dello Stato. Speciale aggiunge poi che: «Il fatto che il Comune sia commissariato non deve comportare discriminazioni di alcun tipo, soprattutto per i bambini con disabilità» inoltre «la decisione dell amministrazione evidenzia nuovamente la mancanza di una cultura dell inclusione sociale e scolastica, due fattori fondamentali per la crescita della società. L avviso in questione è il frutto di un retaggio culturale che ancora non crolla, basato su esclusione e discriminazione». Perentoria la conclusione di Speziale che avvisa «L evidente ed illegittima disparità di trattamento tra i bambini con disabilità e non, è da considerarsi ancora più grave, poiché la priorità nell accesso ai servizi deve essere garantita proprio ai bambini con disabilità, specie con connotazione di gravità, ai sensi della Legge n. 104/1992. Pertanto» annuncia il presidente «Anffas Onlus chiede l immediato annullamento in via di autotutela dell Avviso in questione, vedendosi costretta, in caso contrario, a mettere in campo, REGGIO, IL COMUNE RETTIFICA. ANFFAS: «ORA INTERVENGA IL MINISTRO CARROZZA»di concerto con le realtà associative del territorio, tutte le azioni legali del caso per censurare ed eliminare tale gravissima discriminazione». (22 gennaio 2014) Fonte: Vita.it 12

13 REGGIO, IL COMUNE RETTIFICA. ANFFAS: «ORA INTERVENGA IL MINISTRO CARROZZA» di Antonietta Nembri Anffas onlus prende atto della rettifica fatta nella giornata di mercoledì 22 gennaio dal Comune di Reggio Calabria, ma la giudica insufficiente e chiede l'intervento del ministro Carrozza per garantire il diritto alla scuola dei bambini con disabilità Insufficiente. così Anffas giudica la comunicazione del Comune di Reggio Calabria. In una nota, infatti, l'associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, sottolinea la presa d'atto «della rettifica relativa all avviso concernente le Scuole dell Infanzia - che impediva di fatto l iscrizione dei bambini con disabilità per l A.A. 2014/ emessa in giornata dal Comune di Reggio Calabria». Anffas rileva anche che, «probabilmente» la rettifica è giunta «anche a seguito delle tante proteste di queste ultime ore». Tuttavia per l'associazione, come precisa la nota di Anffas Onlus la comunicazione «risulta comunque insufficiente per la tutela dei diritti dei bambini con disabilità e delle loro famiglie quanto precisato dall amministrazione». Scrive Anffas «è sicuramente compito dell Ente Locale predisporre un provvedimento che, nel complesso, non violi i criteri per superare il controllo della Commissione per la Stabilità Finanziaria degli enti locali ai sensi dell art. 243 del D.lgs. 267/2000 (richiamato dalla rettifica del Comune), ma questo non può determinare la dichiarata giustificazione per l eventuale parere negativo all assunzione di ulteriore personale e quindi all eventuale mancata accettazione, tout court, di alunni con disabilità». Dopo la presa d'atto il pensiero di Anffas arriva diretto: «Il Comune, invece di spiegare il proprio operato con linguaggio burocratico e ragionieristico, del tutto aleatorio per i destinatari finali, si deve attivare immediatamente a predisporre tutte le azioni utili ad assicurare in pieno e senza condizionamenti economici, il diritto costituzionalmente garantito della frequenza scolastica dei bambini con disabilità della città di Reggio Calabria». Insomma, va bene la rettifica, ma dalle parole si passi ai fatti o meglio alle azioni per garantire ai bambini con disabilità di poter accedere alla scuola materna La nota dell'anffas si chiude con un appello alla titolare del Miur; l associazione, infatti, richiede «l immediato intervento del ministro Carrozza per trovare una rapida soluzione alla questione». (22 gennaio 2014) Fonte: Vita.it 13

14 WELFARE PENSIONI E INDENNITÀ, ECCO GLI IMPORTI DEGLI ASSEGNI E I LIMITI DI REDDITO PER IL 2014 Una circolare dell'inps ha indicato gli importi previsionali e i limiti di reddito relativi alle provvidenze economiche 2014 a favori di invalidi civili, non vedenti e sordi civili. Nessun conguaglio per il Ecco tutti i numeri ROMA - Pubblicata nell'area dedicata a "La scheda", la circolare Inps n.7 del 17 gennaio 2014 che indica gli importi previsionali e i limiti di reddito relativi alle provvidenze economiche a favore degli invalidi civili, dei non vedenti e dei sordi civili per l'anno Nessun conguaglio è stato effettuato rispetto alla rivalutazione attribuita in via previsionale per il 2013, ma sono più alti i limiti di reddito. Nel dettaglio, infatti, la pensione per i non vedenti civili assoluti è pari a 301,91 euro (rispetto ai 298,33 del 2013), mentre il limite di reddito sale a ,85 euro rispetto ai ,30 del La pensione per gli stessi, se ricoverati, passa a 279,19 euro (rispetto ai 275,87 del 2013), mentre il limite di reddito sale a ,85 euro (rispetto ai ,30 del Stesse cifre (279,19 euro con limite di reddito a ,85) anche per i ciechi civili parziali, gli invalidi civili totali e i sordi. L'assegno per gli invalidi civili parziali si attesta sempre a quota 279,19 del 2014, ma con un diverso limite di reddito, che sale dai 4.738,63 euro del 2013 ai 4.795,57 del Identico regime per le indennità di frequenza dei minori. Nessun limite di reddito invece per l'indennità di accompagnamento per i ciechi civili assoluti (863,85), l'indennità speciale per i non vedenti "ventesimisti" (200,04), l'indennità di accompagnamento per gli invalidi civili totali (504,07) e le indennità di comunicazione per i sordi (251,22 euro). Così anche le indennità per i lavoratori con drepanocitosi e talassemia (501,38 euro). Le pensioni salgono nella misura dell'1,2% così come previsto dal decreto 20 novembre 2013, emanato dal Ministro dell'economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. Lo stesso decreto ha poi confermato nella misura del 3% l'aumento definitivo di perequazione automatica per l'anno 2013: non si prevede dunque alcun conguaglio. Si ricorda che, in tutti i casi, si continua a far riferimento al reddito personale della persona con disabilità. Si ricorda infatti che l'art.10 della legge 99 del 9 agosto 2013 sottolinea che "il limite di reddito per il diritto alla pensione di inabilità in favore dei mutilati e degli invalidi civili, di cui all'articolo 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118, è calcolato con riferimento al reddito agli effetti dell'irpef con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte". (27 gennaio 2014) Fonte: SuperAbile.it 14

15 ANMIL DICE NO ALLE PRESTAZIONI INFORTUNISTICHE NEL CONTEGGIO DEL REDDITO E iniziato il conto alla rovescia per la piena operatività del nuovo regolamento ISEE, il provvedimento che ha dato vita al nuovo strumento in vigore dall 8 febbraio. Da tale data scattano i 120 giorni per completare l iter attuativo e Anmil continuerà la protesta «Resta forte il rammarico di oltre vittime del lavoro che, a causa di un provvedimento iniquo e contrario ai principi di solidarietà e assistenza sociale che hanno dato vita all Assicurazione sugli infortuni e le malattie professionali, fa passare un messaggio a dire poco pericoloso commenta il Presidente dell ANMIL Franco Bettoni in quanto, includendo nel calcolo dell indicatore ISEE anche le prestazioni infortunistiche e quelle assistenziali, contraddice la natura delle rendite erogate dall INAIL che sono a risarcimento di un danno e non un 'sostegno' previdenziale». «Durante tutto il periodo in cui ci si è confrontati in merito nelle varie sedi istituzionali, l ANMIL ha sempre fermamente osteggiato l entrata in vigore del provvedimento affinché non fosse utilizzato dal Governo per operare un taglio della spesa sociale, ma purtroppo non siamo stati ascoltati». «La superficialità di una politica che per i propri interessi, tende a fare di tutta l erba un fascio, è oggi più che mai evidente spiega Bettoni - anche alla luce del previsto recupero, peraltro parziale, del danno economico causato dall introduzione, nel regolamento ISEE, di un complicato ed intricato sistema di calcolo fatto di franchigie la cui concreta attuazione sarà tutta da verificare, ma che avrà comunque avviato la preoccupante erosione di un principio base riguardante la natura del sistema assicurativo». «A questo punto conclude il Presidente dell ANMIL la nostra Associazione continuerà a contrastare con il massimo vigore tale tendenza, proseguendo nella sua battaglia e proponendo tutte le possibili impugnative nelle sedi giurisdizionali opportune». (28 gennaio 2014) Fonte: Vita.it 15

16 INTEGRAZIONE SOCIO SANITARIA PER ANZIANI E DISABILI: ECCO LE LINEE GUIDA Presentate a Roma le "Linee guida sociosanitarie rivolte a persone anziani e disabili": l'integrazione è "necessità imperativa" contro "l'abbandono dei pazienti alla frammentarietà degli interventi". Tra gli strumenti, il "budget di salute sociosanitario" ROMA - Rafforzare il livello di integrazione socio sanitaria sul piano regionale e nazionale, per migliorare la qualità dei servizi di assistenza: è questo, in sintesi, l'obiettivo delle "Linee guida sociosanitarie rivolte a persone anziane e disabili in condizioni di fragilità", realizzate nell'ambito del progetto Aida (Advancinc integration for a dignified ageing) e presentate ieri mattina a Roma. Il documento sarà proposto al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per un'adozione formale su scala nazionale. E' frutto di un lavoro di ricerca, sperimentazione e valutazione condotto dai partner del progetto: regione Liguria, regione Veneto, Inrca (istituto nazionale riposo e cura anziani), Anziani e non solo, Enea (Elaborare nuove esperienze di autonomia) ed Europcarers. Fondamentale la collaborazione dei responsabili di alcuni distretti delle due regioni interessate, in cui le linee guida vengono sperimentate: condizione fondamentale, questa, per la ridefinizione delle attuali pratiche di integrazione socio sanitaria, volte alla costruzione di un modello che connetta con facilità i servizi sociali e sanitari territoriali e questi con quelli della rete ospedaliera, che a loro volta stanno sperimentando un periodo di forte cambiamento. Le "parole chiave" del progetto sono state illustrate dal neurogeriatra Marco Trabucchi: la prima è "libertà, che deve essere indipendente dallo stato di salute: il mio intervento deve quindi essere rispettoso di questa e favorirne la riconquista"; la seconda parola, "fragilità, è assolutamente sfruttata: oggi deve essere riconosciuta come biologia senza resilienza': di fronte alle situazioni difficili, la persona fragile soccombe. Il mio intervento deve essere quindi capace di sostituirsi alle sue inadeguatezze biologiche e cliniche". Terza parola, "cronicità, prodotta dall'ambiguità del progresso: la medicina ha prodotto la sopravvivenza, la non morte, ma poi di è fermata, dimenticandosi' di curare la seconda parte del problema e abbandonando così il paziente". Sono queste le problematiche a cui linee guida, "in un'ottica di complessità e deframmentazione", provano a dare risposta. In questo contesto, come si legge nel documento, "l'integrazione tra i servizi sociali e sanitari diventa una necessità imperativa' per organizzare risposte globali. La dimensione territoriale "assume un carattere fondamentale, sia per la fruibilità dei servizi che per la loro organizzazione sistemica". L'integrazione viene declinata, all'interno delle linee guida, nei suoi diversi significati e dimensioni: integrazione tra fattori produttivi dei servizi territoriali delle Asl e dei comuni; integrazione professionale, integrazione organizzativa tra territorio e presidi ospedalieri e integrazione tra servizi pubblici e soggetti accreditati. Soggetto fondamentale dell'integrazione è il Punto unico di acceso, che assicura "semplificazione per il cittadino e unitarietà nel sistema" e consiste in una "modalità organizzativa di accesso unitario e universalistico ai servizi sociali, sanitari e sociosanitari. Altro elemento fondamentale nella realizzazione dell'integrazione è la "valutazione multidimensionale del bisogno", accompagnato dal "piano di assistenza individualizzato" e dalla "continuità assistenziale", che deve diventare "una forma di approccio' sistemico degli operatori per non abbandonare la persona all'interno della settorialità dei servizi". Le linee guida indicano come luogo di cura privilegiato la casa del paziente e prediligono quindi lapermanenza a domicilio, tramite l'assistenza domiciliare integrata, che "unisce alle prestazioni sanitarie quelle di carattere tutelare e domestico". Laddove la domiciliarità non sia possibile, si ricorrerà all'assistenza semiresidenziale (centri diurni) o residenziale (Rsa, comunità alloggio, ospedali di comunità). Infine, figura fondamentale in questo processo è il "case 16

17 manager", che viene individuato tra le professionalità sociali o sanitarie e rappresenta la persona di contatto tra utente e caregiver, nonché il coordinatore delle risorse professionali, il responsabile del monitoriaggio e la valutazione del piano di assistenza e della verifica della qualità del servizio. Le linee guida riconoscono il ruolo della famiglia e del caregiver, "protagonista del processo di presa in carico per la definizione del percorso assistenziale". Alla famiglia, si affiancano le figure professionali (integrate e dovutamente formate) e il volontariato, "importante supporto nei casi più complessi e gravi". Infine, anche per quanto riguarda le risorse, la gestione di queste deve essere "integrata", attraverso il "budget di salute sociosanitario". (cl) (29 gennaio 2014) Fonte: SuperAbile.it 17

18 NOTIZIE DAL TERRITORIO BUONE NOTIZIE DALLA FINANZIARIA DELLA SARDEGNA In base infatti a un emendamento alla Legge Finanziaria Regionale per il 2014, approvata nei giorni scorsi, sono stati assegnati 10 milioni di euro aggiuntivi per i progetti personalizzati del Fondo per la Non Autosufficienza, portando la disponibilità di tali risorse a circa 134 milioni di euro complessivi, per più di progetti riguardanti persone con grave disabilità Una buona notizia arriva dalla Sardegna, dove l approvazione della Legge Finanziaria Regionale per il 2014 è stata caratterizzata anche dall approvazione di un emendamento, in base al quale sono stati assegnati 10 milioni di euro aggiuntivi per i progetti personalizzati del Fondo per la Non Autosufficienza. «In tal modo commenta Marco Espa, consigliere regionale e componente della Commissione Sanità e Politiche Sociali, che ha proposto l emendamento il prossimo Presidente della Regione che scaturirà dalle elezioni del 16 febbraio non dovrà tagliare nemmeno un euro di quelli destinati ai piani personalizzati basati sulla Legge 162/98 e di quelli del Progetto Ritornare a Casa per persone con grave disabilità». Con la nuova Legge Finanziaria Regionale, dunque, saranno a disposizione in Sardegna circa 134 milioni di euro complessivi, per piu di progetti personalizzati, consentendo risparmi sul fondo sanitario da tre a cinque volte rispetto a quelli che sarebbero i costi dei corrispondenti ricoveri. «Si rafforza così aggiunge Espa il cosiddetto modello Sardegna, visto con attenzione e interesse anche da altre Regioni italiane e che vede persone come Salvatore Usala, segretario del del Comitato 16 Novembre ONLUS (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), tra i principali protagonisti della battaglia per i diritti umani delle persone in situazione più estrema». (S.B.) (17 gennaio 2014) Fonte: Seperando.it 18

19 PIEMONTE: ASSISTENZA DOMICILIARE A RISCHIO «Alcuni recenti provvedimenti della Regione Piemonte rischiano di lasciare senza cure migliaia di persone malate croniche non autosufficienti»: lo denunciano la Fondazione Promozione Sociale e il CSA di Torino, che in particolare chiedono il ritiro immediato di una Delibera della Giunta Regionale del Piemonte, approvata il 30 dicembre scorso La Fondazione Promozione Sociale e il CSA (Coordinamento Sanità e Assistenza tra i Movimenti di Base) di Torino hanno lanciato l allarme sulle più recenti iniziative della Regione Piemonte che «negano il diritto pienamente e immediatamente esigibile delle persone non autosufficienti alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari previste dalle Leggi vigenti e confermate da varie Sentenze della Corte Costituzionale e dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR)». Si tratta, in sostanza, dei provvedimenti contenuti nella Delibera n. 26, approvata dalla Giunta Regionale del Piemonte il 30 dicembre scorso che, come si legge in una nota della Fondazione Promozione Sociale e del CSA, «stanno decretando un inquietante stop delle cure domiciliari». «Sino alla fine del 2013 viene poi spiegato nel comunicato diffuso dalle organizzazioni piemontesi l assegno di cura per le prestazioni domiciliari (soldi che costituivano un rimborso per le spese affrontate dai familiari per la cura di un parente non autosufficiente, senza che da nessuna legge fossero tenuti a farlo) è stato pagato per metà dall ASL, per metà dall utente (oppure dal Comune se il paziente non aveva sufficienti risorse economiche). Con la recente Delibera 26, la Regione ritira la sua quota sanitaria, circa 50 milioni di euro per il 2013, passandola al settore dell Assistenza, i cui interventi non sono erogati per diritto, ma con criteri di beneficenza e finché le risorse ci sono. A seguito di ciò, quindi, le Aziende Sanitarie stanno inoltrando agli Enti Gestori dei Servizi Socio Assistenziali del Piemonte lettere nelle quali comunicano, in sintesi, che dal 1 gennaio 2014 non risulta più possibile alle ASL procedere all erogazione di interventi economici a sostegno della domiciliarità (principalmente il rimborso di una parte delle spese affrontate per l assunzione di badanti-assistenti familiari), così come avvenuto finora. È un operazione con la quale la Regione dice a migliaia di persone colpite da patologie e/o handicap gravemente invalidante e da non autosufficienza, che non soffrono di gravi carenze di salute o non sono degli infermi veri e propri, che, in contrasto con le leggi nazionali vigenti, il Servizio Sanitario Regionale del Piemonte non intende più provvedere loro». «Si tratta dichiara Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione Promozione Sociale di una situazione drammatica, che rischia di lasciare senza cure migliaia di persone malate croniche non autosufficienti, mentre anziani malati non autosufficienti sono in illegittime liste d attesa per le prestazioni a domicilio. La Regione confonde le acque: legittima il taglio delle prestazioni, facendo riferimento alle indicazioni del Tavolo Tecnico per la verifica degli adempimenti regionali, ma da quel tavolo è venuta l indicazione di non erogare con fondi sanitari le prestazioni aggiuntive ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), come l assegno di cura che ne fa parte a pieno titolo. È pertanto inaccettabile che la Regione faccia economie con il taglio dei LEA, cioè delle prestazioni socio sanitarie per i più deboli che la Sanità è obbligata a fornire». La Fondazione Promozione Sociale e il CSA chiedono quindi il ritiro immediato della contestata Delibera n. 26, invitando associazioni, forze sindacali ed esponenti dei partiti politici a «fare propria la stessa richiesta, anche perché, dal momento che le cure domiciliari sono diritti esigibili, come confermato negli ultimi due anni da Sentenze della Corte Costituzionale e dei TAR, la loro mancata erogazione potrebbe configurarsi come atto d interruzione di pubblico servizio e di omissione di atti d ufficio». Senza contare, conclude il comunicato, «che la mancata erogazione delle prestazioni socio-sanitarie a domicilio potrebbe spingere molte famiglie a portare in Pronto Soccorso i propri congiunti non autosufficienti, con grave danno per i pazienti e un aumento dei costi per la Sanità 19

20 Pubblica». Da segnalare, infine, che di fronte a tale situazione, il Comune di Torino ha deciso di varare uno stanziamento di 2 milioni e mezzo di euro, per scongiurare appunto, come si legge nella testata «SuperAbile.it», «il rischio di interruzione delle attività di assistenza domiciliare e la sospensione del sostegno economico a disabili e anziani non autosufficienti per le cure ricevute fuori dalle strutture sanitarie». Questo, per altro, a titolo di anticipo, restando cioè in attesa di ricevere i relativi fondi regionali e statali. Un intervento, quindi, che si limita a far fronte alla situazione, presumibilmente solo per questo mese di gennaio. (S.B.) (20 gennaio 2014) Fonte: Superando.it 20

21 VITA INDIPENDENTE, PROTOCOLLO TRA MINISTERO E REGIONE TOSCANA Un intesa per favorire l'inclusione nella società delle persone con disabilità è stata siglata dalla giunta toscana nel corso della sua ultima seduta FIRENZE - Un protocollo d'intesa tra Regione Toscana e Ministero del lavoro e delle politiche sociali per incrementare i progetti in materia di vita indipendente e l'inclusione nella società delle persone con disabilità. E' stato approvato dalla giunta toscana nel corso della sua ultima seduta. La Toscana aveva partecipato al bando indetto dal Ministero per progetti sperimentali in materia di vita indipendente con 5 progetti, presentati da altrettante Zone/Società della Salute: Zona Pisana, Empolese, Grossetana, Mugello, Aretina; per i quali il Ministero prevedeva un finanziamento massimo di euro ciascuno. Nell'elenco dei progetti ammessi al finanziamento ministeriale (che in tutto finanzia 41 progetti, per un importo complessivo di euro) compaiono 3 dei 5 progetti toscani: Zona Pisana, Empolese, Grossetana, con un finanziamento complessivo di euro, che verrà ripartito così: alla Zona Pisana, a quella Empolese, a quella Grossetana. L'ammontare complessivo dei tre progetti ammessi al finanziamento è di euro: la parte eccedente rispetto al finanziamento ministeriale (circa euro) verrà coperta dalla Regione. (22 gennaio 2014) Fonte: RedattoreSociale.it 21

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