I CONTRATTI DI PRESTAZIONE DI SERVIZI FRA RESPONSABILITA' E CERTIFICAZIONE Prof. Fabio Padovini Ordinario di diritto civile all'università di Trieste

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1 I CONTRATTI DI PRESTAZIONE DI SERVIZI FRA RESPONSABILITA' E CERTIFICAZIONE Prof. Fabio Padovini Ordinario di diritto civile all'università di Trieste 1. Ripensare alla qualità nei contratti di prestazione di servizi fra responsabilità e certificazione - più precisamente, e certificazione volontaria di qualità - significa muovere dalla registrazione di due circostanze, una empirica ed una di diritto positivo. Sul piano empirico, il tema sconta la crescente rilevanza che la economia assegna alla certificazione volontaria di qualità: pochi elementi bastano a dare conto di questa affermazione. Sul piano normativo, il tema avverte come, con crescente frequenza, la certificazione di qualità, anche dell azienda, sia elevata a requisito necessario per lo svolgimento di determinate attività ed anzi sia oramai presupposto indispensabile per la aggiudicazione, secondo i casi, di lavori o forniture nell interesse della pubblica amministrazione, come insegna il codice degli appalti pubblici. E si badi che la certificazione volontaria di qualità cui si allude non è soltanto certificazione di specifiche qualità per singoli prodotti, dove il fenomeno si intreccia con il regime dedicato alla sicurezza dei prodotti: regime, com è ben noto, di matrice comunitaria, trasfuso dapprima nel decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 115 (in attuazione della direttiva 92/59/CE) e oggi governato dal decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 172 (in attuazione della direttiva 2001/95/CE). La certificazione volontaria di qualità cui alludo ha, anche, quale proprio obiettivo la qualità del ciclo aziendale e privilegia - nell'indice del cosiddetto manuale di qualità - i metodi di lavoro e le tecniche di controllo rispetto al contenuto intrinseco della lavorazione e del servizio offerto. 2. Ora, contenuti e obiettivi di questo contributo impongono di interrogarsi anzitutto circa la collocazione di qualità e di certificazione ABSTRACT RISERVATO NON DESTINATO ALLA PUBBLICAZIONE

2 volontaria della qualità nel nostro ordinamento. Da subito va sottolineato che la qualità è parametro estraneo alla disciplina codicistica sui contratti di servizi, pur essendo nozione conosciuta nei contratti di scambio: sia direttamente, là dove è dettata una disciplina specifica, nell'ambito della vendita, per le qualità promesse; sia indirettamente, là dove sono dettate regole specifiche per singole figure, come la vendita a prova o la vendita su campione. Ora, nei contratti di servizi - basti pensare, anzitutto, all'appalto od al lavoro autonomo, dove la prestazione può ben consistere nel realizzare un servizio - manca ogni e qualsivoglia disciplina dedicata alla qualità, anche quella frutto di scelte pattizie. L'unico parametro cui deve ispirarsi l'adempimento è la "regola dell'arte": una nozione oggi incerta e senza dubbio troppo generica - nel suo riferimento al servizio "medio" - per essere capace di soddisfare le aspettative del soggetto cui il servizio è offerto. Il difetto di una cornice attuale non consente di escludere che il fenomeno presenti una molteplicità di epifanie talvolta per vero labili, le quali emergono purtuttavia sia sul versante del contratto sia sul versante del mercato. 3. Per il primo versante - il versante del contratto - basti pensare alla certificazione nell ambito dei rapporti contrattuali fra imprenditori. Sarà soprattutto rispetto all esecuzione del contratto che la certificazione di qualità acquisterà rilievo. Come già altri ha osservato, il rispetto degli standard sarà ad un tempo parametro non soltanto per interpretare, ma anche per integrare il contenuto del contratto in applicazione dei canoni fissati dagli artt (ad es. equità) e 1375 (buona fede) - quanto ad obblighi principali e soprattutto accessori - e criterio secondo cui misurare la diligenza del debitore. Non potrà, in altre parole, l impresa pretendere di essere fedele agli impegni contrattuali se terrà una condotta contrastante con le regole dettate dalla certificazione di qualità del proprio servizio o della propria azienda. ABSTRACT RISERVATO NON DESTINATO ALLA PUBBLICAZIONE 2

3 Per il secondo versante - il versante del mercato - certamente la certificazione volontaria della qualità ha un rilievo in negativo. La certificazione di qualità può, invero, rilevare sul piano della concorrenza sleale ove l indicazione non sia veritiera. La certificazione di qualità può, ancora, rilevare sul piano della pubblicità, ove il contenuto dei messaggi che la descriva sia ingannevole. La certificazione di qualità può, ancora, esporre il certificatore al rischio di una responsabilità nei confronti di imprese e consumatori da false informazioni, anche se taluno fra gli interpreti ne ha dubitato, ritenendo necessario un fondamento legislativo, com è per il caso della società di revisione. 4. Fin qui il contratto di fronte alla qualità ed alla certificazione volontaria di qualità oggi. Il quadro normativo ora ricostruito, e soltanto grazie ad una risalita sino ai principi, probabilmente merita di essere innovato. Per la verità, il cambiamento è sembrato assai vicino nel 2005, pur se singolare per la fonte ipotizzata. Accanto al riassetto delle disposizioni vigenti in materia di tutela dei consumatori - come recitava il titolo della bozza di decreto legislativo approvata dal Governo in prima lettura il 28 ottobre il codice del consumo ospitava un titolo radicalmente nuovo, dedicato alle certificazioni di qualità. Due erano gli articoli destinati a comporre il capo primo di questo titolo. L art. 126, rubricato certificazioni volontarie, prevedeva che: <<1. Il legislatore, in attuazione dei principi generali, oltre ad imporre standard obbligatori di sicurezza dei prodotti, promuove e favorisce le certificazioni volontarie di qualità, le quali una volta apposte dal produttore sono per questi vincolanti. 2. L erogazione di servizi pubblici deve avvenire con modalità che promuovono il miglioramento della qualità e assicurano la tutela dei ABSTRACT RISERVATO NON DESTINATO ALLA PUBBLICAZIONE 3

4 consumatori e degli utenti>>. L art. 127, rubricato norma di rinvio, prevedeva che: <<1. La certificazione di qualità viene rilasciata da soggetti pubblici o privati accreditati ai sensi delle norme della serie UNI EN o equivalenti. 2. Il professionista è autorizzato all uso della certificazione, nel rispetto delle regole stabilite nella Parte II del presente codice, secondo modalità, forme e tempi prestabiliti>>. 5. Questa bozza legislativa meritava di essere condivisa nei suoi principi ispiratori. Sia là dove collocava la disciplina delle certificazioni volontarie nel codice del consumo, perché teneva in conto la più recente impostazione propria alla certificazione di qualità: le più recenti norme sulla qualità, cosiddette Vision 2000, danno infatti preciso spazio alla tutela del consumatore. Sia là dove attribuiva alle certificazioni di qualità puntuale natura vincolante per il produttore, così riconoscendo piena efficacia per il contratto e nel mercato di un fenomeno tanto diffuso. Queste norme non hanno avuto fortuna: il Consiglio di Stato, nel parere obbligatorio del 20 dicembre 2004, ha infatti eccepito un eccesso di delega, rilevando la novità delle due previsioni e, certamente, la loro estraneità al compito assegnato dalla delega che si limita a consentire la ricomposizione delle norme vigenti. 6. La situazione deve registrare, così, un'oggettiva inadeguatezza del nostro ordinamento. Invero, nemmeno la recente attuazione della direttiva 2006/123 è stata occasione sfruttata con il d.lgs. 59/2010. E' noto che esso si applica ai "servizi", come insegna anzitutto l'ar Ora, esso si occupa di "qualità dei servizi" (cfr. art. 31 ss.) ma si limita a prescrivere informazioni, preventive e chiare, su pochi elementi ABSTRACT RISERVATO NON DESTINATO ALLA PUBBLICAZIONE 4

5 (garanzia postvendita, caratteristiche di prodotti, eventuali assicurazioni, codici di condotta): esso è, insomma, regola sulla trasparenza dei servizi. Inoltre, esso si occupa di attestati di qualità (cfr. art. 8): si tratta, di nuovo, di informazioni su criteri di attestazione; si tratta, cioè, di una disciplina a tutela dei beneficiari, ma sotto la bandiera della trasparenza. Manca, insomma, una disciplina come quella che il draft of common frame of reference ci addita: all'art. IV.C. - 2: 105, con le norme su servizi in generale; all'art. IV. C. - 3: 104, con le norme sull'appalto di opere. 7. Ne viene, insomma, che l'odierna lacuna normativa è colmabile in via interpretativa, grazie anche alla certificazione di qualità, ma sarebbe assai più agevole da colmare con un intervento legislativo che miri a: dare risalto alle qualità, dichiarate o necessarie; dare risalto agli strumenti di certificazione delle qualità. Nella consapevolezza che il mondo dell'economia richiede sempre più elevati standard qualitativi nella competizione fra imprese e per la soddisfazione del cliente. E nella consapevolezza, al contempo, che l'interesse delle parti di un contratto è, più spesso che in passato, teso ad ottenere un adempimento pieno ed esatto, piuttosto che contare su rimedi risolutori, com'è testimoniato dalla presenza, oggi più frequente che in precedenza, delle cosiddette clausole di rimedio esclusivo, che limitano i rimedi applicabili, concentrandosi sulla condanna all'adempimento e sul ristoro dei danni. ABSTRACT RISERVATO NON DESTINATO ALLA PUBBLICAZIONE 5

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