1. Costituzione/partecipazione a società da parte di comuni di minori dimensioni. Divieti, limiti ed eccezioni.

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1 La Corte dei conti ha chiarito che i limiti per la partecipazione a società da parte dei Comuni di minori dimensioni di cui all articolo 14, comma 32 l. 122/2010 vanno interpretati in modo rigoroso e si estendono anche a società patrimoniali e aziende speciali. 1. Costituzione/partecipazione a società da parte di comuni di minori dimensioni. Divieti, limiti ed eccezioni. La Corte dei conti, sezione regionale di controllo per l Emilia - Romagna, con il parere n. 9 del 2012, ha chiarito quanto disposto dall'articolo 14, comma 32 della legge 122/2010, in base al quale la costituzione o la partecipazione in società che gestiscono servizi pubblici locali a rilevanza economica da parte dei Comuni con popolazione fino a trenta mila abitanti non è consentita, fatta eccezione soltanto per le deroghe espressamente stabilite dalla stessa disposizione, in quanto lo strumento societario non è una modalità obbligatoria per lo svolgimento dei servizi. Per i Comuni fra i 30mila e i 50mila abitanti la costituzione di nuove società o il mantenimento di partecipazioni è consentito in relazione a una sola società. In particolare, nel parere in esame, la corte dei conti ha richiamato il contenuto del comma 32 dell articolo 14 summenzionato secondo cui i comuni con popolazione inferiore a abitanti non possono costituire società ed entro il 31 dicembre 2012 detti comuni devono mettere in liquidazione le società già costituite o cederne le partecipazioni. La disposizione contiene alcune eccezioni che riguardano le società già costituite che: a) abbiano, al 31 dicembre 2012, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi 1 ; b) non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio; 1 La Corte precisa che, ai fini della valutazione del mantenimento di società o partecipazioni societarie da parte di Comuni, con popolazione inferiore ai abitanti, il triennio al quale fare riferimento è il , non essendo, peraltro, disponibile alla data del , il bilancio di esercizio relativo al 2012.

2 c) non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il comune sia stato gravato dell obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime. In divieto di costituzione di nuove società e/o l obbligo di cessione delle partecipazioni non si applica alle società, con partecipazione paritaria ovvero con partecipazione proporzionale al numero degli abitanti, costituite da più comuni la cui popolazione complessiva superi i abitanti; i comuni con popolazione compresa tra e abitanti possono detenere la partecipazione di una sola società; entro il 31 dicembre 2013 i predetti comuni mettono in liquidazione le altre società già costituite La Corte dei conti precisa altresì che è stata superata l interpretazione data alla clausola di salvezza contenuta nel primo periodo dell articolo 14, comma 32 fermo quanto previsto dall'art. 3, commi 27, 28 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 secondo la quale era consentito ai comuni con popolazione inferiore ai abitanti la costituzione di società che producono servizi di interesse generale. Secondo la Corte dei conti l interpretazione sopramenzionata non è condivisibile in quanto l articolo 3, comma 27 l. 244/2007 opera sul piano delle finalità che l ente può raggiungere mediante lo strumento societario mentre l articolo 14 del d.l 78/20101 opera sul piano numerico essendo stati fissati dei tetti correlati alla densità demografica dell ente. Di conseguenza, a prescindere dal tipo di attività svolta i comuni con popolazione inferiore ai abitanti non possono costituire nuove società se non associandosi con latri enti. 2. Società patrimoniali costituite ai sensi dell articolo 113, commi 2 e 13 TUEL La Corte dei conti evidenzia anche che la società patrimoniale costituita in base all'articolo 113, commi 2 e 13 del d.lgs. 267/2000 (TUEL) va considerata una modalità organizzativa superata e non più consentita, dovendo rimanere pubblica la proprietà di reti, impianti e altre dotazioni

3 patrimoniali relative a servizi pubblici locali di rilevanza economica. Pertanto questi enti locali non solo non possono costituire nuove società patrimoniali, ma dovranno anche dismettere le società patrimoniali ancora oggi operanti, non essendo più consentito che la proprietà delle reti, impianti ed altre dotazioni destinate all'esercizio di servizi pubblici locali a rilevanza economica sia detenuta da società. Nei limiti previsti dalla disposizione, gli enti potranno al più costituire società o detenere partecipazioni in società cui sia affidata la gestione delle reti. 3. Società di trasformazione urbana (STU) Per quanto riguarda la possibilità di costituire e/o mantenere partecipazioni nelle Società di trasformazione urbana (STU) di cui all articolo 120 TUEL la Corte dei conti ha ritenuto che, trattandosi di uno degli strumenti per l attuazione dei piani regolatori generali ma non costituendo l unico modello possibile per garantire tale attuazione, la costituzione e il mantenimento di partecipazioni deve avvenire nel rispetto di quanto stabilito nell articolo 14, comma 32. Di conseguenza anche in questo caso vigono i limiti stabiliti da tale articolo rispettivamente per i comuni fino a abitanti e quelli applicabili ai comuni con popolazione compresa fra e abitanti. 4. Aziende speciali consortili e consorzi di servizi La Corte ha statuito che nonostante l'ambito di applicazione soggettivo di tale normativa sia espressamente limitato ai soli organismi societari, l'articolo 25, comma 2, d.l. 24 gennaio 2012, n. 1 (cd. decreto liberalizzazione) 2 ancora in 2 L articolo 5.bis stabilisce quanto segue: A decorrere dall'anno 2013, le aziende speciali e le istituzioni sono assoggettate al patto di stabilita' interno secondo le modalita' definite, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e degli affari regionali, sentita la Conferenza Stato- Citta' ed autonomie locali, da emanare entro il 30 ottobre A tal fine, le aziende speciali e le istituzioni si iscrivono e depositano i propri bilanci al registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economico-amministrative della Camera di commercio del proprio territorio entro il 31 maggio di ciascun anno. L'Unioncamere trasmette al Ministero dell'economia e delle finanze, entro il 30 giugno, l'elenco delle predette aziende speciali e istituzioni ed i relativi dati di bilancio. Alle aziende speciali ed alle istituzioni

4 fase di conversione, introducendo il comma 5 bis all'articolo 114, estende alle aziende speciali ed istituzioni l'applicazione delle disposizioni che stabiliscono a carico degli enti locali obblighi e limiti alla partecipazione societaria degli enti locali". Restano, viceversa, esclusi dall'applicabilità dell'articolo 14, comma 32, d.l. 78/2010 i consorzi di servizi in quanto non rientranti nell ambito di applicazione soggettivo precisato dall'articolo 25, comma 2 d.l. 1/ Modalità di dismissione delle partecipazioni La Corte dei conti osserva che, in mancanza di una disciplina speciale che regoli le modalità di dismissione delle società partecipate pubbliche, si deve ritenere applicabile la disciplina di diritto comune prevista dagli articoli 2484 e ss. c.c. in tema di scioglimento e liquidazione delle società di capitali. Tali disposizioni prevedono che, al verificarsi di una delle cause di scioglimento di cui all art c.c., si apre una fase nella quale l'organo di amministrazione della società, accertata l intervenuta verificazione di una causa di scioglimento, provvede a curarne la relativa iscrizione nei registro delle imprese ed a convocare l assemblea dei soci affinché si deliberi in ordine alla nomina, numero e poteri dei liquidatori. Scopo della procedura di liquidazione è quello di cedere l'intero patrimonio sociale al fine di soddisfare, con il ricavato derivante dalla vendita dei cespiti patrimoniali, dapprima i creditori sociali, e poi procedere all'eventuale ripartizione dell'attivo residuo tra i soci. Ù Da tali considerazioni preliminari si ricava, quindi, che, solo all'esito della procedura di liquidazione, si potrà procedere alla ripartizione dell'eventuale residuo attivo in favore del comune socio. Qualora, viceversa, all'esito della procedura di liquidazione, residuino ancora debiti sociali non soddisfatti neppure con il ricavato della liquidazione, ai sensi dell'articolo 2495 c.c., i creditori sociali possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla si applicano le disposizioni del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonche' le disposizioni che stabiliscono, a carico degli enti locali: divieti o limitazioni alle assunzioni di personale; contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e per consulenze anche degli amministratori; obblighi e limiti alla partecipazione societaria degli enti locali. Gli enti locali vigilano sull'osservanza del presente comma da parte dei soggetti indicati ai periodi precedenti.

5 concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, sei il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi". Sulla base di quanto fin qui argomentato si evince che l applicabilità di tale disposizione alla liquidazione delle società partecipate pubbliche determina che ente locale socio non ha alcun obbligo di accollarsi - ne per intero, né in misura proporzionale alla sua partecipazione, nell'ipotesi di società partecipata da più enti - il debito sociale rimasto insoddisfatto anche dopo la chiusura della fase di liquidazione, essendo onere dei creditori sociali agire nei confronti della società e, pro quota, nei confronti dell'ente locale che risponderà sino a concorrenza di quanto conseguito nella distribuzione dell'attivo.

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