DOCUMENTO TANTE STORIE. i Catasti Antichi di Tagliacozzo raccontano. Comune di Tagliacozzo

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1 un DOCUMENTO TANTE STORIE i Catasti Antichi di Tagliacozzo raccontano SOPRINTENDENZA PER I BENI STORICI ARTISTICI ED ETNOANTROPOLOGICI D E L L A B R U Z Z O Comune di Tagliacozzo

2 un DOCUMENTO TANTE STORIE i Catasti Antichi di Tagliacozzo raccontano 29 LUGLIO 15 OTTOBRE 2010 TAGLIACOZZO CONVENTO SAN FRANCESCO SPAZIO ESPOSITIVO - BEATO TOMMASO DA CELANO Ideazione e coordinamento della Mostra Lucia ARBACE Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell Abruzzo Maria Teresa SPINOZZI Soprintendente Archivistico per l Abruzzo Ricerca e scheda archivistica Franca Toraldo, M.Teresa Ranalli Soprintendenza Archivistica Ricerca e scheda storico iconografica Adriana Cottone Soprintendenza BSAE Progetto di digitalizzazione dei catasti Roberto Dante Soprintendenza Archivistica Studio sul restauro Maria Cristina Pace Soprintendenza BSAE Percorso della Mostra e redazione del catalogo Adriana Cottone, Roberto Dante, Maria Teresa Ranalli, Franca Toraldo Schede di approfondimento storico Coordinamento di Franco Salvatori Presidente Società Geografica Italiana Pierluigi Magistri Dottorando in Cultura e Territorio Dipartimento di Storia Università di Roma - Tor Vergata Luisa Spagnoli Ricercatrice Istituto di Storia dell Europa Mediterranea Consiglio Nazionale delle Ricerche Hanno collaborato: Maria Ida Angelini, Francesca D Aleo, Loreto Di Santo, Paola Mancini, Maria Pia Mezzoprete, Patrizia Onofri, Fabrizio Ronchetti, Alessandro Tabacco In occasione della mostra è stato realizzato Dai catasti antichi di Tagliacozzo una finestra sul passato, audiovisivo a cura di Mauro Congeduti e Leonardo De Sanctis. Musiche di Michele Avolio. Servizio per la ricerca, la documentazione e la riproduzione audiovisiva della Soprintendenza BSAE dell Abruzzo Si ringraziano: Dott. Ferruccio Ferruzzi; Arch. Domenico Colasante; Banca Credito Cooperativo di Roma Grafica e stampa digitale DVG/Studio Avezzano

3 Sommario Presentazioni Maurizio Fallace Direttore Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e i Diritti D Autore pag. 5 Lucia Arbace Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per l Abruzzo pag. 6 Maria Teresa Spinozzi Soprintendente Archivistico per l Abruzzo pag. 7 Franco Salvatori Presidente Società Geografica Italiana pag. 9 Introduzioni Adriana Cottone pag. 11 Franca Toraldo, Maria Teresa Ranalli pag. 12 Percorso mostra pag. 14 Approfondimenti Il Regno borbonico tra Carlo VII e Ferdinando IV di Luisa Spagnoli pag. 42 Il Feudo di Tagliacozzo e i suoi feudatari Pierluigi Magistri pag. 43 L esperienza catastale in Italia di Luisa Spagnoli pag. 45 Catasti antichi di Luisa Spagnoli pag. 46 Catasti onciari di Luisa Spagnoli pag. 47 Catasti provvisori o murattiani di Pierluigi Magistri pag. 48 Maria Cristina Pace pag. 50

4 Molte delle iniziative culturali che si organizzano a Tagliacozzo nel periodo estivo, per turisti e non, mirano da sempre alla valorizzazione del paese e del suo patrimonio artistico e culturale. Questa bella mostra sull Archivio storico del Comune si inserisce pienamente in questa ottica in quanto offre l opportunità di far conoscere, non solo agli addetti ai lavori, una raccolta di catasti antichi, giunta a noi quasi integra, che nel corso degli ultimi anni è stata oggetto di vari interventi di recupero e di restauro. L Amministrazione, che si sente onorata di ospitare il Direttore Generale degli Archivi dott. Luciano Scala, il Direttore Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e i Diritti d Autore dott. Maurizio Fallace, e il Direttore Regionale Beni Culturali e Paesaggistici per l Abruzzo dott.ssa Anna Maria Reggiani, ha collaborato con entusiasmo e partecipazione a questa iniziativa, curata dalla Soprintendenza Archivistica e dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell Abruzzo, con la Società Geografica Italiana, presieduta dal prof. Franco Salvatori. Con grande orgoglio possiamo asserire di avere finalmente un archivio storico ordinato, inventariato curato con assiduità e competenza, riportato dopo decenni di incuria, indifferenza, insensibilità ad una condizione di piena dignità come quella che, nel lontano 1894, aveva consentito allo storico Giuseppe Gattinara di esultare: nell Archivio Comunale tutto è sistema ed ordine; un inventario regolare vi esiste e non si dura gran fatica di rintracciare una notizia qualunque. Ma, come Amministrazione comunale, abbiamo voluto andare ben oltre: l Archivio Storico è completamente informatizzato e si sono create le condizioni per una sua piena fruizione e valorizzazione. Ringrazio quanti hanno partecipato all organizzazione dell evento, per averci dato la possibilità di aggiungere un tassello alla conoscenza del patrimonio documentario della nostra città. Dino Rossi Sindaco di Tagliacozzo -4-

5 La Soprintendenza Archivistica per l'abruzzo è impegnata da tempo nel progetto nazionale per la costituzione del sistema informativo per le Soprintendenze archivistiche denominato progetto SIUSA, che prevede la descrizione della documentazione storica conservata da ciascun Ente in una banca dati accessibile via internet. Nel progetto SIUSA rientrano tutti gli interventi di implementazione e sviluppo ivi compresi gli interventi di inventariazione che diano luogo a inventari informatizzati compatibili con il sistema SIUSA. Entro tale cornice si inserisce il progetto per la digitalizzazione, l'indicizzazione e la realizzazione di un database dei Registri Catastali dell'archivio Storico Comunale di Tagliacozzo. Al momento, e questa è l attività che mi preme valorizzare, è stata realizzata la digitalizzazione di un nucleo consistente e significativo per i contenuti e i luoghi censiti di registri catastali. I registri sono composti da una serie di 48 Volumi già opportunamente rilegati e restaurati, contenenti pagine circa. La documentazione dell'archivio storico è costituita da documenti che partono dal sec. XV e contengono importanti e consultate serie quali quelle dei catasti antichi, gran parte dei quali sottoposti a restauro tra il 1986 e il Esiste un inventario realizzato intorno al 1953 da funzionari dell'archivio di Stato dell'aquila che comprende la documentazione dal 1497 al 1953, con aggiornamenti sino al 1963 relativi a registri di protocollo e stato civile. La catalogazione digitale dei Beni Culturali è presupposto fondamentale per la conservazione del patrimonio artistico, perché "è possibile conservare e valorizzare solo ciò che si conosce": e solo grazie alla digitalizzazione possiamo conoscere, anche visivamente, il nostro immenso patrimonio artistico pur non avendo la possibilità di vederlo di persona. Il progetto nasce realmente nel 2005 sulla spinta delle evoluzioni avute nel settore ICT - Information Communication Tecnology, che hanno e continuano a portare notevoli benefici nel modo con cui concepire le nuove tecnologie dell'informazione al servizio dei Beni Culturali. Alla base di queste potenzialità c'è la "smaterializzazione" del concetto di Bene Culturale, che può essere veicolato e fruito in rete, grazie alla digitalizzazione. La catalogazione digitale dei Beni Culturali non ha più quindi solo il beneficio di una moderna tecnologia di archiviazione, in vista di un passaggio dell'informazione culturale su un supporto più resistente e sicuro, ma permette anche l'accesso nel circuito in rete dei Beni Culturali per un'accessibilità allargata a livello nazionale e internazionale. Partendo da questo concetto le immagini digitali dei Registri Catastali di Tagliacozzo possono essere visualizzati sia in remoto da un semplice PC, che all'interno delle postazioni dello stesso Comune, o magari in futuro potranno essere utilizzate per realizzare una mostra virtuale online da far visitare all'interno della rete: è questo lo spirito in cui il progetto fu concepito. Maurizio Fallace Direttore Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e i Diritti d Autore -5-

6 Agli storici dell arte è particolarmente noto il valore delle carte d archivio: nel fondamentale ambito di certosine ricerche, i documenta forniscono informazioni preziosissime per la comprensione dei monumenta, spesso confermando a distanza di molto tempo le acute intuizioni degli studiosi più geniali. Gli stessi specialisti sono altrettanto consapevoli dei problemi conservativi dei materiali organici: delle legature in cuoio, attaccate dai parassiti e soggette all usura, e delle fragili pagine vergate a mano, talvolta con inchiostri inadeguati e soggetti ad ossidazioni. Muffe e inflorescenze dovute alla cattiva conservazione sono le ulteriori cause di degrado che spesso affliggono anche disegni e incisioni, come può agevolmente verificarsi valutando gli esemplari terremotati attualmente oggetto delle nostre cure presso il laboratorio di restauro della carta istallato presso il Castello Piccolomini di Celano. Ma c è un ulteriore aspetto che può coinvolgere uno storico dell arte, in maniera forse ancora più trainante. Vale a dire la compresenza di tutti quegli affascinanti fattori formali i quali concorrono a dar vita ad un estetica che tuttavia sfugge ad ogni tentativo di classificazione stilistica. In alcuni particolari casi, attraversando il tempo, i documenti archivistici si impongono difatti per la ricchezza dell apparato decorativo, la creatività che accompagna le prodezze del calligrafo, la qualità pittorica degli stemmi, fedelissimi all araldica e pertanto delineati con una vivacissima policromia e accurate stesure in oro. Ciò può riscontrarsi negli esemplari proposti in mostra a Tagliacozzo, un autentica gioia per gli occhi. Non pochi registri catastali tra i più antichi, databili tra Cinque e Settecento, sono resi ancora più preziosi da tutti questi valori aggiunti, che provocano piacere alla vista intersecandosi con l approccio a dati documentari particolarmente illuminanti per la conoscenza del glorioso passato di questa ancora oggi godibilissima città d arte, ricostruendone il tessuto sociale e l evoluzione delle attività produttive nel corso del tempo. L iniziativa che presentiamo nasce all interno di un felice rapporto di collaborazione con la Soprintendenza archivistica, che è stato sancito già molti anni fa da un apposita convenzione. Ormai da quasi un ventennio soprattutto una nostra storica dell arte, Adriana Cottone, silenziosamente lavora, con umiltà e competenza, garantendo all Amministrazione comunale il necessario supporto professionale all interno di una struttura, quale l Archivio Comunale, ricca e completa come poche altre nella regione. Ed è quindi giusto e opportuno che gli stessi soggetti coinvolti, la Soprintendenza BSAE dell Abruzzo con i collaboratori del gruppo di Tagliacozzo, l Archivistica appoggiata dalla competente Direzione Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Società Geografica Italiana e il Comune di Tagliacozzo, abbiano messo assieme le proprie energie per varare questo progetto espositivo che auspichiamo rappresenti un primo passo verso una solida alleanza culturale da cementare con ulteriori esperienze in un prossimo futuro. Lucia Arbace Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell Abruzzo -6-

7 Tagliacozzo vanta una storia secolare testimoniata ancora oggi dalla compresenza di emergenze monumentali, artistiche e di un patrimonio documentario sia civile che ecclesiastico - di grande rilievo, oggetto di tutela e di valorizzazione da parte della Soprintendenza Archivistica da alcuni decenni. Le testimonianze architettoniche si impongono sulle vie urbane e sulle piazze e sono direttamente esposte alla visione e al godimento dei cittadini e dei visitatori; i documenti, al contrario, sono conservati generalmente in locali chiusi in attesa di essere consultati da un numero assai ristretto di ricercatori e appassionati di storia locale. Il prevalere tuttora di una mentalità diffusa, spesso avvalorata purtroppo da situazioni di fatto, che fa percepire l archivio come un luogo dove carte vecchie e polverose giacciono abbandonate, aspettando un solitario studioso, rende difficile comunicare al grande pubblico il concetto che senza quei documenti, apparentemente inerti, ogni tentativo di ricostruire la storia di un luogo può risultare vanificato. L archivio storico comunale costituisce insieme a quello parrocchiale una riserva preziosa di informazioni, dati, notizie e avvenimenti ai quali attingere per molteplici percorsi e temi di ricerca e il patrimonio archivistico relativo alla città di Tagliacozzo può annoverarsi tra i più importanti della nostra regione. L attenzione della Soprintendenza archivistica per questa preziosa documentazione risale agli anni 80 del secolo scorso, allorquando gli amministratori, allarmati dalla stato di incuria in cui giacevano le carte, segnalarono la situazione all organo di vigilanza. Si avviarono i primi interventi atti a migliorare lo stato conservativo dei documenti: il restauro, ad opera dello stesso Comune, di alcuni volumi danneggiati, le operazioni di censimento degli atti e la sistemazione generale dei fondi volta a risolvere una situazione di estrema precarietà e deplorevole abbandono dell archivio che, protratta per anni, aveva già provocato notevoli dispersioni. Ma è solo a partire dai primi anni 90 che maturarono le condizioni per una svolta decisiva con il trasferimento delle carte in locali idonei e l avvio delle operazioni di riordino e inventariazione delle stesse grazie ad un protocollo d intesa tra la nostra Soprintendenza e quella per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico dell Aquila con la quale si conveniva di impiegare specifiche professionalità di entrambi gli istituti nella realizzazione di progetti culturali di reciproco interesse. Una sempre crescente consapevolezza da parte degli amministratori pubblici dell importanza del recupero e salvaguardia del bene archivistico e la costante presenza della nostra Soprintendenza alla direzione dei lavori sono stati i fattori determinanti che hanno restituito decoro e dignità al bene culturale e riconsegnato alla consultazione pubblica la memoria scritta della città. In tale contesto, proprio per agevolare l accesso degli studiosi e offrire servizi innovativi agli utenti, sono stati elaborati progetti mirati il cui finanziamento ha assicurato risorse aggiuntive da indirizzare verso il recupero del patrimonio archivistico. Faccio riferimento ai contributi della Legge regionale 36/99, che hanno consentito di informatizzare il lavoro di schedatura e di realizzare l inventario, e ai fondi stanziati dalla Direzione generale per gli archivi con i quali è stata portata a compimento la digitalizzazione della serie completa dei 48 volumi dei Catasti. A conclusione, quindi, di tutti gli interventi, per rendere partecipe la cittadinanza, con un attenzione particolare ai giovani in età scolare, e per far conoscere le potenzialità di ricerca insite nel patrimonio documentario conservato dal Comune è nata la mostra Un documento, tante storie. I catasti antichi di Tagliacozzo raccontano, preziosa testimonianza della capacità di collaborazione fra istituzioni pubbliche. Per l allestimento, caratterizzato da una impostazione essenzialmente didattica, sono stati selezionati -7-

8 alcuni catasti che ben rappresentano l organizzazione e i cambiamenti intervenuti nel regime fiscale del Regno di Napoli e che descrivono, con le loro peculiarità, molti aspetti dell area territoriale del ducato di Tagliacozzo, feudo e centro di potere della famiglia Colonna tra il XVI secolo e i primi del XIX. Per la loro complessa e composita struttura ben si attaglia ai catasti antichi la nota definizione, suggerita da Le Goff, di documento monumento. I registri catastali di Tagliacozzo, infatti, si prestano ad essere indagati sotto molteplici aspetti, non escluso il punto di vista artistico da interpretare attraverso i segni grafici dei decori, degli stemmi, dei capilettera, delle cornici, frutto di un paziente lavorio dei disegnatori, che certamente susciteranno nel visitatore un emozione derivante dall appagamento estetico più che dall approccio razionale. Il percorso storico sviluppato nella mostra mette in luce attraverso l elaborazione di un minuzioso quadro documentale soprattutto le tematiche socio-economiche a conferma di come il catasto, pur essendo uno strumento nato con precisi scopi amministrativo fiscali, consente di ricostruire il tessuto urbano, gli aspetti demografici, l onomastica, la toponomastica e l economia urbana e rurale del territorio. L occasione è favorevole, dunque, per far scoprire ad un più vasto pubblico, specie ai giovani, inaspettati e sorprendenti documenti tramandati nel corso dei secoli che, al pari di tutti gli altri beni culturali di cui è ricco il nostro territorio, meritano visibilità in ragione della loro evidente unicità. L auspicio, per il futuro, è che non si perdano di vista gli obiettivi faticosamente raggiunti e che l archivio comunale in quanto memoria del territorio e bene culturale, possa avere l attenzione che merita anche dalle generazioni di amministratori che verranno. Avremo così la certezza di aver investito bene l impegno lavorativo e le risorse collettive. Maria Teresa Spinozzi Soprintendente Archivistico per l'abruzzo -8-

9 Apartire dagli ultimi decenni del secolo scorso, i catasti sono stati i protagonisti indiscussi di un vivace e rinnovato dibattito storiografico. Da una totale fiducia nella fonte catastale ritenuta capace di fotografare in modo oggettivo la struttura della società e la distribuzione della proprietà fondiaria, si è approdati all idea della sua non assoluta neutralità: il catasto come ha scritto Renato Zangheri nel V volume della Storia d Italia Einaudi è uno «strumento di intervento statale, formidabile e partigiano», che dimostra di essere espressione del potere politico, di una monarchia assoluta e, al tempo stesso, riformatrice e illuminata. Conseguentemente, l attenzione nei suoi confronti è cresciuta e, in particolare, ha sollecitato un dibattito plurale, al quale hanno preso parte diverse discipline, dimostrando le sue straordinarie potenzialità per la storia tout court, per la geografia, per l architettura, per l urbanistica, ecc. In altre parole, il catasto è stato liberato dall uso esclusivo da parte della storia economica per essere sottoposto a una varietà di quesiti formulati da diversi approcci paradigmatici e metodologie d indagine. In tal senso il documento ha potuto trovare la sua adeguata collocazione nel novero di quelle fonti in grado di far conoscere e riscoprire la fisionomia storica di un territorio e gli elementi identitari del suo paesaggio: conoscere per valorizzare, per operare in un ottica di governo e programmazione territoriale. L interpretazione e l analisi dei catasti, infatti, può offrire un contributo rilevante alla lettura del territorio, nonché alla sua gestione e pianificazione. Ma c è dell altro. Alla sua utilità come fonte capace di contribuire alla testimonianza del volgere delle strutture territoriali e degli assetti paesistici, si aggiunge il riconoscimento del suo valore patrimoniale e culturale. Ciò comporta la necessità di una significativa valorizzazione del documento catastale per una sua più ampia ed estesa diffusione e, conseguente, fruizione. Su tali presupposti si colloca l iniziativa promossa dall Archivio Storico di Tagliacozzo unitamente alle Sopraintendenze archivistica di Pescara per l Abruzzo e per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici dell Abruzzo che, con la realizzazione e l allestimento della mostra di cui il presente catalogo raccoglie i frutti, si è posta l obiettivo precipuo della divulgazione e della fruizione di una cospicua parte dello straordinario patrimonio documentario posseduto e conservato presso l Archivio, vale a dire la serie di catasti relativi al territorio dell Universitas di Tagliacozzo. L intento principale del percorso espositivo consiste nella volontà di gettare luce su tale particolare documentazione per divulgarne il valore ed il significato, per raccontare i contenuti e le potenzialità che essa racchiude in sé e, al tempo stesso, per creare una più spiccata condivisione e sensibilizzazione alle problematiche connesse alla sua tutela. I catasti presi in esame tracciano una sorta di percorso tematico e cronologico, scandito come è in tre tappe principali che corrispondono a tre diverse modalità di procedura catastale: si disegna, cioè, una trama storica del regime fiscale nel Regno di Napoli, ripercorrendo i contenuti e le finalità dei catasti antichi, di quelli onciari e dei cosiddetti murattiani. Tre differenti tipologie di catasti rappresentativi di altrettanti momenti diversi della storia delle istituzioni, delle strutture economiche e sociali; che testimoniano il lento cammino delle idee e delle aspettative delle comunità del Regno. Da un sistema fiscale basato principalmente sul metodo definito a gabella, secondo il quale si procedeva all imposizione di dazi sui consumi, si approda ad una nuova forma di prelievo rispondente a criteri univoci e generali. Su questa via, Carlo di Borbone apre una breccia nella tradizionale fiscalità regnicola e caldeggia un rapporto diretto con lo Stato, attuando una riforma dell amministrazione finanziaria che si concretizza con l imposizione del catasto onciario, il cui nome deriva dalla valutazione dei beni effettuata in once. -9-

10 La nuova catastazione risponde a criteri sicuramente più razionali di accertamento patrimoniale e impone una più equa distribuzione del carico fiscale. Sono gli anni di governo di Re Carlo che hanno sollecitato il determinarsi di una nuova fase per il Mezzogiorno, caratterizzata da una serie di provvedimenti volti a riformare la compagine statale a partire dalla struttura del potere politico e religioso. Altrettanto significativo il passaggio al catasto murattiano o provvisorio, di cui l Archivio di Tagliacozzo conserva alcuni esemplari di poco successivi alla data effettiva della sua entrata in vigore. Al di là, comunque, dei diversi esemplari di catasti posseduti dall Archivio, il dato interessante è la realizzazione di un evento espositivo che ha saputo divulgare, ma, anzitutto, valorizzare una fonte di straordinario valore, che ancora oggi rappresenta un contributo prezioso per lo studio e l interpretazione dell organizzazione sociale, politica, economica, delle strutture demografiche e degli assetti fondiari nel Regno di Napoli. Una documentazione che può fornire una lettura complessiva del territorio e dei suoi elementi paesaggistici. La mostra, dunque, offre l occasione per contribuire ad aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione degli scenari di vita della comunità di Tagliaocozzo in un torno di anni particolarmente significativi e rappresentativi dell età moderna, ma, soprattutto, per far conoscere una parte rilevante del patrimonio documentario posseduto dall Archivio Storico del Comune di Tagliacozzo, luogo tradizionalmente deputato alla conservazione di una memoria silenziosa, cui è possibile dare voce e visibilità proprio in virtù di iniziative come queste, di indubbio valore, in grado di sollecitare una ampia partecipazione e condivisione. Franco Salvatori Presidente Società Geografica Italiana -10-

11 Il luogo comune ancora oggi dominante nell opinione pubblica relativamente agli archivi è quello di ambienti chiusi, maleodoranti di muffa e aria viziata, di documenti tarlati, corrosi e coperti di polvere e ragnatele. Un approccio negativo, repulsivo che scoraggia già in partenza qualsiasi impulso di interesse e di partecipazione. Ma è una storia vecchia forse tanto quanto gli archivi stessi e la scrittura, dato che l invenzione dell una coincide con la creazione degli altri. La realtà è ben diversa, almeno nell Archivio storico di Tagliacozzo: i documenti sono conservati in locali abbastanza ampi, spaziosi, ben aerati, e vengono assiduamente controllati sia per individuarne possibili cause di degrado e programmarne gli eventuali interventi conservativi, sia per evitare dispersioni e danneggiamenti. Sarebbe necessario inoltre superare l altro luogo comune per cui gli Archivi sembrano avere interesse solo per i ricercatori e gli storici (i professionisti, insomma) e comprendere, una volta per tutte, che essi sono la fonte indispensabile per raccogliere informazioni sulla realtà dell uomo in tutte le sue sfaccettature, ed in quest ottica possono essere aperti a tutti. Anche questa Mostra ribadisce con forza questo loro valore: le varie sezioni in cui essa è articolata non esauriscono certo la potenzialità di informazione dei catasti, ma sono state individuate sulla base della loro evidenza comunicativa, né d altra parte ogni singola sezione ha pretese di completezza, in quanto ciascuna avrebbe meritato una mostra a parte, bensì si limita a suggerire indirizzi di ricerca su alcuni temi di fondo che attendono solo di essere sviluppati e approfonditi. Un esempio per tutti è la sezione dedicata ai toponimi: nei catasti ve ne sono a migliaia e la stringata scelta proposta (incentrata su quelli ancora in uso o di cui rimane memoria recente) vuole soltanto sollecitare (o solleticare) l interesse di potenziali ricercatori, professionisti e non. Se poi si allarga lo sguardo a tutto l archivio, emerge con ogni evidenza che le direttrici di indagine sono infinite: la serie dei parlamenti e delle deliberazioni, per una ricostruzione della storia amministrativa, sociale,economica e culturale della città; la presenza di S.Giovanna Antida Thouret, con l istituzione di una delle sue scuole, la prima in Italia, i registri dell ufficio di conciliazione, salvati dalla distruzione fisica, e l elenco potrebbe andare ben oltre. Certo viviamo nell epoca dell informatica e avanzare una simile proposta in un tempo in cui tesi, ricerche e studi si fanno prevalentemente con internet, potrebbe sembrare anacronistico. La ricerca archivistica richiede invece tempi lunghi, applicazione attenzione e sacrificio: soltanto in questa maniera però, si può estrarre dal cumulo dei documenti quella massa di informazioni che costituiscono la materia prima, la linfa vitale che solo può arricchire e diversificare l indagine, dandole spessore e consistenza. Del resto obiettivo dell indagine dovrebbe essere la ricerca del nuovo, altrimenti questa si inaridisce, ripiegandosi su se stessa, ripetendosi circolarmente in una sterile reiterazione di ciò che ormai è fin troppo conosciuto: un sapere globalizzato. Gli archivi, invece (e quello di Tagliacozzo non fa eccezione), propongono un modello culturale ben diverso, in cui la creatività si basa sul saldo fondamento della documentazione scritta, consultabile e verificabile da tutti. Il presente (e il futuro) si costruiscono sul passato. Adriana Cottone -11-

12 Nel corso delle ricerche e degli studi preparatori alla mostra che oggi si espone, la ripetuta lettura dei catasti, apparentemente simili, in realtà estremamente complessi e diversificati nella loro struttura, ci ha consentito di superare la difficoltà di dover presentare più volumi senza cadere in una ripetitiva e asettica descrizione archivistica, aprendo un mondo inaspettato e appassionante fatto di tante storie. L Apprezzo, ò catasto dell Università altro non è, che un libro, nel quale si scrivono tutte le persone, e beni de particolari, e si apprezza il valore, e rendite di essi, affinchè secondo piu, ò meno possiede, così prò rata contribuisca alli pesi Universali. Catasto deriva da Catasta, che nel Vocabulario della Crusca si dice, che sia unione ò massa di legne: Onde diciamo comperò da lui sei cataste di legna da ardere. Sicome di più legne se ne forma una catasta, una massa, così dell entrade delle gravezze, e pesi se ne forma un libro un catasto nel quale si possa distribuire a ciascuno tanta gravezza quanto sopporta la facoltà de suoi beni accatastati, ed apprezzati, & industria, e fatiche delle persone. E potrebbe dirsi, che deriva anche dalli ceppi ne quali si catenano li piedi de carcerati, che in latino si chiama catasta secondo Ambrosio Calepino: perche in detto libro di catasto resta il Cittadino inceppato, ed obbligato a pagare juxsta catastum, juxsta librum aestimi per aes, e libram. Così Leonardo Riccio descrive la storia etimologica del termine nel volume di Lorenzo Cervillini dal titolo Direzione o vero guida dell Università per la sua retta amministrazione.... Il catasto è tuttavia strumento puramente fiscale conosciuto da tutti per la sua funzione amministrativa e consultato per fini economici, ma è anche fonte documentaria che parla dei beni e delle fatiche degli uomini raccontandone la storia. Le pagine descrivono il tessuto urbano, l aspetto culturale, l economia cittadina e quella rurale, lo status sociale e l organizzazione familiare, consentendo di ricostruire le condizioni di vita del ducato di Tagliacozzo dominato e subordinato al potere feudale dei Colonna dalla metà del sedicesimo a tutto il diciottesimo secolo. Valutando le notizie fornite dai Catastari abbiamo costruito il percorso della mostra, effettuando una selezione di pagine che evidenziano di volta in volta diversi aspetti della realtà trattata. Seguendo il percorso tracciato da un purtroppo sconosciuto catastaro del 1575 abbiamo camminato per le vie dell antico borgo di Tagliacozzo al di qua e al di là del fiume; attraversando le piazze e addentrandoci nei vicoli abbiamo osservato lo stile architettonico delle case e curiosato nelle botteghe. E stato possibile anche raffigurare personaggi dell epoca grazie alla descrizione iconografica che accompagna spesso l iniziale del nome della persona censita (pann. 1 e 1 bis). Da Francesco Cocco, redattore del catasto del 1635, apprendiamo il notevole incremento del ceto nobile a Tagliacozzo. Sono questi gli anni in cui nuovi ricchi acquistano titoli nobiliari con i relativi privilegi; il catastaro annota nel repertorio i titoli e rappresenta graficamente i casati con stemmi che sovrastano i nomi dei gentiluomini (pann. 2 e 2 bis). Uscendo dalla città di Tagliacozzo ci si apre un panorama molto vario: monti, valli, colli -12-

13 e pianori; ogni possedimento, con le proprie peculiarità, offre agli abitanti dei numerosi borghi rurali di che vivere. Il catastaro, infatti, nel descrivere le tipologie dei terreni e la loro misurazione in coppe, canne e palmi, attesta la presenza delle medesime colture in tutte le proprietà, facendoci così intendere come ogni famiglia cerchi di conseguire l autosufficienza per le necessità alimentari, e non solo, della vita quotidiana. Gli orti, spesso contigui alle case, i prati necessari per il pascolo degli animali allevati, gli appezzamenti di terreni seminativi, gli alberi di castagne e di noci, sono presenti in quasi tutte le proprietà censite, così come quasi tutti posseggono una parte di selva per il legname e un campo coltivato a canapa (pann. 3, 4, 5 e 6). A partire dal 1745 i catastari ci introducono negli ambienti domestici, fornendo informazioni preziose ai fini degli studi demografici in un epoca in cui lo Stato civile non è ancora istituito, e consentendoci di conoscere le diverse strutture familiari, spesso formate da più nuclei, condizionate dalla necessità di condividere gli spazi abitativi per unire le proprie entrate e ridurre la tassa del testatico. Un altra grande innovazione di cui l estensore del catasto onciario deve tener conto è la tassa sull industria, diversificata nella valutazione, che ci porta a conoscenza dei diversi mestieri e attività in uso elencati, come esempio, nel pannello che illustra la Tagliacozzo del 1750 (pann. 7, 8, 9 e 10). Franca Toraldo e Maria Teresa Ranalli Note bibliografiche Leonardo Riccio in Direzione o vero guida dell Università per la sua retta amministrazione... del dott. Lorenzo Cervillini, Napoli, Stamperia di Felice Mosca, (Biblioteca Archivio di Stato, Chieti) Domenico Colasante, Il taglio nella roccia, Tagliacozzo e il suo territorio dal Medioevo al Novecento. Storia di una comunità dell Appennino abruzzese, Villamagna, Casa editrice Tinari, Giuseppe Galasso, Mezzogiorno medievale e moderno,torino, Giulio Einaudi,1965. Edoardo Martinori, La moneta vocabolario generale, Roma, Multigrafica editrice, Ernesto Giammarco, Dizionario abruzzese e molisano, Roma, Edizioni dell Ateneo, 1968, voll. 5. Archivio di Stato di Napoli, Il catasto onciario di Ari 1742, Ari, Casa editrice Tinari, Il catasto Onciario di Casoli 1750, Villamagna, Casa editrice Tinari, Emilia Anna Cianci, Propietà terriere e classi sociali a Chieti nei secoli XVII e XVIII attraverso le catastazioni, tesi di laurea, Università degli studi di Urbino, facoltà di giurisprudenza, anno accademico

14 Catasto di Tagliacozzo

15 Catasto delle case e dei terreni di Tagliacozzo e delle sue Ville. Il volume, mutilo, oggi costituito da 310 carte scritte sia sul recto che sul verso, è privo del frontespizio recante la data e l estensore. La datazione di epoca successiva è stata apposta sulla carta 3 recto dalla quale inizia il repertorio dei contribuenti, individuati, come all epoca era consuetudine, per nome e non per cognome ed elencati in ordine alfabetico. (ASC Tagliacozzo, cat. V, cl. 6, v. 1). Il duca Marcantonio Colonna, feudatario di Tagliacozzo, volendo accertare l esatta consistenza dei propri beni attraverso un piano di verifica degli stessi, commissiona la compilazione di un catasto che definisca le proprietà immobiliari dei residenti e foresteri. Vengono descritte diverse tipologie di fabbricati (casa, poteca, casarino ecc.) e di terreni con le relative colture (vigna, candavina, prato ecc.) misurati in coppe e quinte; le stime sono espresse in libbre, soldi e denari. L antico borgo di Tagliacozzo viene censito casa per casa partendo dalla Porta da Pede, oggi Porta dei Marsi; gli elementi descrittivi utilizzati sono i nomi dei proprietari e i toponimi che, insieme alla puntuale indicazione dei confinanti, permettono di ripercorrere idealmente l intero abitato fino alla Porta da Capo, passando attraverso la piacza, il burgo novo, i nuclei delle tre antiche parrocchie di San Cosimo, San Pietro e San Nicola e raggiungendo l antico agglomerato di la Civita. Insieme agli edifici ad uso abitativo vengono censiti macelli, forni, pontiche de conciatore, fornaci, una valchera della corte, un calcinaro e numerose botteghe. Uno degli aspetti più interessanti dei catasti antichi è rappresentato, senza possibili dubbi, dalla loro qualità artistica. Gli estensori dei catasti, infatti, oltre alle doti indispensabili per la redazione di strumenti pubblici così importanti (chiarezza di scrittura, leggibilità, congruenza, onestà e via dicendo) dovevano possedere capacità estetiche non di rado di buono, se non ottimo livello. Infatti è ben noto che in determinate occasioni essi si trovavano nella necessità di riportare sui fogli mappe dettagliate di complessi di terreni e fabbricati in cui l elemento descrittivo, anche se talora non conforme alle regole scientifiche, assumeva un ruolo fondamentale per l individuazione e la valutazione dei beni descritti. Non è il caso dei catasti di Tagliacozzo dove mancano del tutto mappe o proiezioni, ma l aspetto artistico è ben evidente in molti dei volumi, sia nei capilettera che nei disegni che a volte si accompagnano ai nomi dei proprietari o a quelli delle varie Università censite. Già nel catasto del 1575 l estensore (non ne è rimasto il nome) dimostra una non comune felicità di mano: i capilettera sono tracciati con grande sicurezza e, senza essere particolarmente elaborati, denotano accuratezza ed eleganza; inoltre in molti casi, alcuni segmenti del capolettera vengono usati per la definizione degli elementi disegnativi, a collegare, visivamente e materialmente, l iniziale del nome con l immagine proposta. Le immagini, sia umane che animali, sono realizzate con un segno grafico continuo, preciso e sottile, di grande sicurezza, e nel sapiente uso di minimi chiaroscuri e di precise indicazioni di tridimensionalità nonché di una certa capacità di penetrazione psicologica, denotano una formazione ben più complessa di quella di un semplice catastaro.

16 Tipologie di fabbricati Baglio = edificio con cortile Calcinaro = fosso dove si spegne la calcina Casarino = casupola Cellaro = stanza terranea o cantina Mandra = spiazzo recintato Pesele = soffitta o ballatoio sospeso Pesolato = parte della casa sotto il tetto Plancato = solaio di legno del primo piano Pontica e Pontichella = portico o loggia Statio = stazzo Sterella = porcile Terrata = locale a piano terra Torrone = colombaia Trascenda = vicolo Valchera = gualchiera Toponimi del Centro Burgo e Burgo Novo Capo lo Palazzo Cimiterio delli Judey Costa Pignatara Ferrera Flume (de Sacco, Novo, Vecchio, Ructo) Le Mura della Terra Lo Muro della Comunità Muro Antico Parrocchia di San Cosimo Parrocchia di San Nicola Parrocchia di Santo Petro Piacza ( a Pede, a Capo) Piazza della Corte Porta (da Pede, da Capo) Porta de Loczo Porta della Volta Porta di Cola Jotti Porta Pulcini Treyo Valle Via de Meso Via de Reto Via de Supportico Via Mayure Via Romana Via Vicinale -16-

17 Alias Il nome di alcuni proprietari censiti sono seguiti da una denominazione aggiuntiva, introdotta dal termine alias, che fa riferimento, probabilmente, a una caratteristica fisica del soggetto, al suo mestiere, alla discendenza paterna. Esempi di soprannomi riferibili a caratteristiche fisiche: Mariano de Vangelista alias Grasso Bartolomeo de Jacopo de Orlando Pedone: alias Mastro cianca Damiano de Cola Francesco de Nargni alias Ragno Mariano de Jo. Cenemo Zulli alias Paccoczo (persona pesante) Antonello Sfardella alias Tretteca ( persona che trema) Esempi di soprannomi riferibili ai mestieri: Heredi de Dominico Massaretta alias Crasta (persona che castra gli animali) Berardino de Baptista de Colaianni alias Sfietta (persona che scartoccia le pannocchie) Francesco di Benedetto alias Bustaro Bartholomeo de Antonaccio Bucchino alias Piczacalla (pizza calda) L uso dei soprannomi era evidentemente necessario per una più precisa identificazione dei soggetti, ma si può ipotizzare che, con il passare del tempo, alcuni di essi si siano trasformati in veri e propri cognomi come ad esempio: Amico de baptista alias Amicuccio (oggi Amicucci) Berardino de Giovanni Antonio de Lavinia alias Torturo Baptista de Angelone alias Recchia ( cognome marsicano) Jacobo de Nuccio alias Jacoboczo (oggi Iacobucci o Iacoboni) Heredi de Mattheo de Giovanni Antonio de Ayuto alias Toccio (oggi Tocci) Heredi de Ruffo de Benedetto alias Don Marco (oggi Di Marco) Sono presenti altri soprannomi dei quali non è ancora chiaro il significato

18 Catasto di Tagliacozzo

19 Catasto dei terreni di Tagliacozzo redatto in due volumi da Francesco Cocco nel 1635, il primo è riferito alle proprietà dei residenti e il secondo a quelle dei benetenenti, cioè i forestieri possessori di beni fondiari ubicati in Tagliacozzo. (ASC Tagliacozzo, cat. V, cl. 6, vv. 3 e 4) I volumi vengono consegnati ai Deputati del Reggimento, amministratori locali eletti sulla base del censo, ai quali era stata affidata la formazione del catasto, e al Cancellarius per l autenticazione e la conservazione dello stesso nell Archivio, dove si conservano tutte le scritture sotto chiave secondo quanto prescritto dalle disposizioni regie. I documenti sono significativi della nuova situazione che caratterizza intorno alla metà del XVII secolo l assetto economico- sociale del Regno di Napoli in generale e del Ducato di Tagliacozzo in particolare: il consolidarsi del potere e della ricchezza di alcune famiglie che investono i propri beni nell acquisto di titoli e di incarichi. Nel Repertorio del catasto diversi nomi sono preceduti dai titoli scritti in rosso di Don, Dottor, Dottor fisico, Capitano, Notaio e nelle pagine interne numerosi stemmi nobiliari sovrastano i nomi dei contribuenti. Le caratteristiche del volume precedente vengono confermate ed ancor più esaltate nei successivi registri, opera di Francesco Cocco dell anno Siamo in piena epoca barocca, e la fantasia bizzarra, l estrosità inventiva dell epoca ben si riflettono nella complessità e nella ricchezza dei capilettera, costruiti con tratti grafici curvilinei, arricciati, a volute, spesso intersecantisi tra loro e conclusi con immagini fantastiche, come mascheroni dai lineamenti deformi e grotteschi. Gli elementi figurativi sono tracciati con un disegno ancora più sicuro e coerente, rispetto al catasto del 1575, e nella precisione e congruenza degli aspetti più caratterizzanti rimandano ad un bagaglio culturale di buon livello. Caratteristiche ben evidenti nei due spettacolari stemmi all inizio del volume, quello dei Borboni di Napoli, a tempera su pergamena, convincente anche nei sottili ma misurati accordi cromatici, e quello dei Colonna, ad acquerello su carta, che oltre a imporsi per motivi storici (i rimandi alla vittoria di Lepanto, riportata dalla flotta cristiana guidata da Marcantonio Colonna) non è meno interessante nei suoi aspetti estetici, specie nelle figure plasticamente rilevate dei due turchi prigionieri, della sirena bifida e perfino della colonna (immagine di copertina).

20 Catasto di Tagliacozzo

21 Nella ricostruzione del quadro storico di un paese, un aspetto che non si può trascurare è rappresentato dagli stemmi delle famiglie più importanti, anche se la storia che tali emblemi raccontano è solo quella dei maggiorenti, in genere ricchi ed istruiti proprietari terrieri, che nell esibizione delle insegne familiari volevano affermare in maniera ben visibile sia il senso di coesione della casata e la sua continuità storica, sia la sua funzione guida (o aspirante tale) all interno della comunità cittadina. Sono rappresentate, tra le altre, le insegne dei Resta e degli Argoli di antica nobiltà; dei de Leoni (poi De Leonibus) e dei Capotio (poi Capoccio) famiglie che per lungo tempo svolsero le funzioni di rappresentante in loco dei Colonna; dei Rota, degli Spina e dei Rosa, esponenti della nobiltà napoletana cui si aggiungono quelle degli Hercolini, dei Bontempo, dei Febeio e dei Fantotio (poi Fantozzi) ecc. Alcuni di questi stemmi si possono vedere ancora sugli ingressi dei palazzi aviti. In alcuni casi sono perfettamente identici (è il caso ad esempio dei De Leonibus), in altri presentano leggere modifiche; in altri ancora sono molto diversi e questo in conseguenza in genere delle politiche matrimoniali che, portando spesso all unione di due famiglie (ad esempio Mancini-Argoli), costituivano da un lato il segno tangibile di rappacificazione dopo lunghi periodi di lotte, anche violente, dall altro proclamavano il potere che il nuovo aggregato si apprestava a svolgere nella città. Il tutto veniva poi ulteriormente sottolineato solitamente dall edificazione del nuovo palazzo di famiglia (è sempre il caso di Mancini Argoli). Diverso è il caso dei Colonna i cui vari stemmi disseminati dappertutto (nei catasti ne rimangono ben tre) avevano la funzione primaria di affermare (o riaffermare) solennemente il proprio dominio sul feudo e sulle varie universitates.

22 Catasto di Poggio Filippo e Sorbo 1661 Catasto di Tremonti

23 Catasti dei terreni di Poggio Filippo e Sorbo del 1661 e di Tremonti del 1674, redatti da Mutio Fracassi di Petrella su commissione del Consiglio generale. (ASC Tagliacozzo, cat. V, cl. 6, vv. 5 e 7) Nella prefazione del catasto del 1661 il catastaro dichiara di aver convocato ogni singolo contribuente, sia residente che forestiero, per registrare le variazioni intervenute nella definizione dei confini e delle divisioni; di aver usato come unità di misura la coppa, corrispondente a 100 canne, specificando che la canna equivale a 10 palmi ed esemplificando il palmo (23 cm circa) con un disegno; di aver espresso la stima in libbre, soldi e denarelli, riportando ad ogni buon conto le monete di pari valore in uso nelle altre Università del Regno. Relativamente al catasto del 1674, Fracassi specifica che le misurazioni e i calcoli sono stati effettuati con l uso d arte di Aritmetica e di Geometria. In entrambi i catasti, all interno di cartigli disegnati in alcuni capilettera, l estensore data e firma il proprio lavoro, definendosi a volte inventor, a volte scrittore. Con Muzio Fracassi ha inizio una dinastia di catastari che continua con i figli Giovan Battista e Francesco, e con un Giovan Battista nipote di quest ultimo. Il più dotato è senz altro il capostipite: Muzio dimostra una notevole capacità inventiva nei capilettera, realizzati con tratti d inchiostro spessi e marcati a formare fantasiose combinazioni di elementi geometrici e naturalistici, conclusi a volte da volute arricciate come pergamene esposte al fuoco e a volte da mascheroni. Rari sono invece gli elementi figurativi, in genere figure nude in pose svariate e comunque senza evidente rapporto tematico con il nome del censito. Si è logicamente portati a supporre che i catastari facessero uso di matrici, tipo mascherine, che, applicate sul foglio, consentivano di riprodurre il disegno originale, magari prima tracciandone le linee a matita e poi ripassandole con l inchiostro. L ipotesi, per quanto ovvia, non soddisfa però del tutto per vari motivi: in primo luogo, i capilettera hanno forme e soluzioni molto diverse e si può tranquillamente dire che è ben difficile trovarne due perfettamente identici; inoltre una visione così industrializzata e seriale del lavoro, risulta in fondo gratuita e mortificante, in quanto non tiene affatto conto delle capacità tecniche degli estensori, ben evidenti ad esempio nella diversa qualità delle linee che partono da spessori sottili come un capello, per allargarsi a segni corposi, a volte addirittura sontuosi e maestosi. Un risultato impensabile senza un adeguata manualità, fondata su una lunga esperienza di cantiere.

24 Catasto di S. Donato e Gallo

25 Catasto dei terreni, in due volumi, relativo a San Donato e alla frazione di Villa del Gallo redatto dai pubblici catastieri Lorenzo Natale e suo figlio Rocco di Rovere nel 1692, ad esecuzione del provvedimento emanato dalla Regia Camera della Sommaria nel (ASC Tagliacozzo, cat. V, cl. 6, vv. 9 e 10). Nella premessa Lorenzo Natale fa dichiarazione di assolvere al proprio compito... primo ad honore e gloria di Dio, e poi per il quieto vivere di Cittadini e Bonatenenti acciò ogn uno paghi quel tanto possiede. I toponimi delle località si legano generalmente alle caratteristiche fisiche del territorio (Pianillo, Costa, Peschiola, Dietro la fossa, Fonticelle, Fonte scoccia, ecc.) o alle coltivazioni preesistenti e in uso (Vigne vecchie, Vigne di preta, Vignale, Cerreto, Cerquone, Salcito, Pratella ecc.). Tra le produzioni tipiche di questa zona ritroviamo la coltivazione della vite, mentre tra le colture arboree prevalgono le querce e gli olmi. Per le misurazioni e le stime viene usato l antico solito di Tagliacozzo. Nel 1692 Lorenzo Natale della città di Rovere realizza in due volumi il catasto di San Donato e Gallo insieme al figlio Rocco. Egli mostra evidenti peculiarità: sia i capilettera che il resto dei nomi sono ottenuti con un segno in genere sottile, con le lettere semplicemente contornate dalle linee e lasciate in bianco, oppure colmate di inchiostro ma in tratti continui e comunque più sintetici degli altri. Anche i grafemi sono in genere più semplici e lineari, ma ciò non impedisce all estensore di mostrare, di tanto in tanto, tutta la sua capacità inventiva, come nel caso della lettera G (iniziale di Gallo e di Giuseppe ad un tempo) a carta 21r, che si trasforma in un fantastico animale, una sorta di uccello-drago esasperato nella sua favolosità dal segno aguzzo e nervoso, e già proposto, in versione più semplice, a carta 3r. Il volume contrassegnato con il numero 10 è il più mal ridotto: i nomi sono tracciati con linee spesse e marcate, e l uso di un inchiostro fortemente acido ha corroso la carta, forandola e rendendo, in molti casi, illeggibili le scritte.

26 Catasto di Rocca di Cerro

27 Catasto delle case e dei terreni di Rocca di Cerro, redatto nel 1693 dal ventunenne Giovan Battista Fracassi, geometra e scrittore. La prefazione e il frontespizio del volume in fase di restauro sono stati erroneamente impaginati nel catasto del 1752, ma la firma e la datazione apposte dal catastaro alla pagina di prefazione e ripetute all interno di alcuni capilettera del volume del 1693, hanno consentito la corretta ricostruzione. (ASC Tagliacozzo, cat. V, cl. 6, v. 8). Nella prefazione, Giovan Battista, figlio di Muzio Fracassi che in questa occasione svolge la funzione di pubblico compassatore, definisce tutte le operazioni effettuate, sottolineando di aver richiesto il Regio assenso a maggior validità del documento fiscale. Dal censimento risulta che quasi tutte le case sono munite di stalle e pagliai che, con la presenza di molti terreni tenuti a prato, fanno supporre l esistenza di allevamenti di bestiame. I terreni vengono stimati in base all estensione, alla qualità e alla posizione; nella maggior parte dei casi si tratta di terreni seminativi di cui non viene specificata la natura, mentre sono sempre indicati le canapine o cannavine (coltivazione di canapa molto diffusa in tutto il territorio), le selve, i salciti, gli orti e gli alberi da frutto, i quali vengono elencati e descritti dettagliatamente. Notevole è la presenza di castagni, seguiti da noci, peri e qualche melo, tutti stimati un soldo a pede.

28 Catasto di Rocca di Cerro

29 Sulla stessa linea di Muzio si pone il figlio, Giovanni Battista Fracassi, che tuttavia si mostra meno ridondante del padre, specie nei capilettera più essenziali e meno fantasiosi, anche se un uso più consapevole delle ombreggiature gli consente di realizzare effetti di plasticità molto convincenti. Negli elementi figurativi appare però poco sicuro, al punto che le sue più felici invenzioni farebbero quasi pensare ad interventi paterni, come nelle figure nude che, mollemente adagiate o in pose atleticamente dinamiche, si ispirano chiaramente ai modelli della pittura coeva di gusto classicheggiante. Basti il confronto tra la figura nuda di Muzio nel vol. 5 del 1661, carta 26v e quella di Gian Battista a carta 45r per coglierne la somiglianza. E il caso ancora dello spettacolare foglio, erroneamente posto nel volume 11, con lo stemma di Roccacerro, dove alla abilità della definizione della cornice vegetale decorativa (una fantastica quercia con tanto di ghiande e uccelli, ed in alto il fastigio vegetale conclusivo) e della rocca, fantasiosa ma ben apprezzabile nella sua geometricità conica, si contrappone la stentatezza scolastica della figura di San Massimo.

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