INDICE. 4. Gli anni della crisi e le strategie di resistenza dei lavoratori stranieri PAROLE CHIAVE

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1 GLI IMMIGRATI NEL MERCATO DEL LAVORO a cura del Centro Studi e Ricerche Idos INDICE 1. Dai dati ai modelli analitici: una lettura induttiva 2. La flessibilizzazione del mercato del lavoro e l inserimento degli stranieri. Gli anni della crescita 3. Dal consolidamento della domanda al consolidamento degli studi sui lavoratori stranieri: le Indagini Istat sulle Forze Lavoro 4. Gli anni della crisi e le strategie di resistenza dei lavoratori stranieri 5. Dieci anni di internità nella subalternità PAROLE CHIAVE Immigrazione, lavoro, economia, Pil, imprenditoria, reti etniche, Decreti flussi, sanatoria, regolarizzazione, occupazione (tasso di), disoccupazione (tasso di), occupati, assunti, saldi occupazionali, settori, comparti, sottoinquadramento, sottoutilizzo, integrazione subalterna, reti etniche, segmentazione, crisi. 1

2 BIBLIOGRAFIA Ambrosini Maurizio, Utili invasori. L inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Franco Angeli, Milano, 2000 Caritas, Dossier Statistico Immigrazione XI Rapporto sull immigrazione, Edizioni Nuova Anterem, Roma, 2001 (sintesi in Caritas e Migrantes, Dossier Statistico Immigrazione, Edizioni Nuova Anterem, Roma: edizioni annuali del 2002 e del 2003 (sintesi in Caritas e Migrantes, Immigrazione Dossier Statistico, Edizioni Idos, Roma: edizioni annuali dal 2004 al 2011 (sintesi in Camera di Commercio di Roma, Caritas di Roma, Gli immigrati nell economia romana: lavoro, imprenditoria, risparmio, rimesse, CCIAA di Roma, 2003 Cnel, Regolazione dei flussi migratori: tra programmazione e precarietà degli interventi, Atti del seminario di studio, Documenti 29, Roma, 3 dicembre 2003 European Migration Network (a cura di), Mercato occupazionale e immigrazione. Terzo Rapporto EMN Italia, Ministero dell Interno - Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione - Direzione Centrale politiche Immigrazione e Asilo, Edizioni Idos, Roma, 2010 Fondazione Ethnoland, ImmigratImprenditori in Italia. Dinamiche del fenomeno: analisi, storie, prospettive, Edizioni Idos, Roma, 2009 Gallino Luciano, Il costo umano della flessibilità, Editori Laterza, Roma-Bari, 2001 Inps, con la collaborazione del Dossier Statistico Immigrazione Caritas e Migrantes, Immigrazione:una risorsa da tutelare. Rapporto su immigrati e previdenza negli archivi Inps, Sistema Previdenza 2/3, 2005 Inps, in collaborazione con Idos - Dossier Statistico Immigrazione Caritas e Migrantes, Regolarità, normalità, tutela. II Rapporto su immigrati e previdenza negli archivi Inps (in Inps, collaborazione con Idos - Dossier Statistico Immigrazione Caritas e Migrantes, Diversità culturale, identità di tutela. III Rapporto su immigrati e previdenza negli archivi Inps (in Inps, in collaborazione con Idos - Dossier Statistico Immigrazione Caritas e Migrantes, La regolarità del lavoro come fattore di integrazione. IV Rapporto sui lavoratori di origine immigrata negli archivi INPS, Edizioni Idos, Roma, 2011 (in Istat, Indagini sulle Forze di lavoro (varie annualità), in Istat, Gli stranieri nella rilevazione sulle forze di lavoro, in Istat, L integrazione nel lavoro degli stranieri e dei naturalizzati italiani, 14 dicembre 2009 Istat, Indagine conoscitiva su taluni fenomeni discorsivi del mercato del lavoro (lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera), Audizione del Presidente dell Istituto Nazionale di Statistica, Prof. Enrico Giovannini, Roma, 15 aprile 2010, XI Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, Camera dei Deputati Istat, La misura dell economia sommersa secondo le statistiche ufficiali. Anni , 13 luglio 2010 Pittau Franco, Spagnolo Amedeo, Immigrati e rischio infortunistico in Italia, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Roma, 2003 Unioncamere, Sistema informativo Excelsior. I fabbisogni occupazionali delle imprese italiane nell industria e nei servizi (varie annualità) (in 2

3 GLI IMMIGRATI NEL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO: L EVOLUZIONE DELL ULTIMO DECENNIO 1. DAI DATI AI MODELLI ANALITICI: UNA LETTURA INDUTTIVA Il fenomeno dell immigrazione, il cui inizio può collocarsi in Italia a partire dagli anni 70, ha dovuto aspettare tempi più lunghi per essere accompagnato da una conoscenza statistica affidabile e articolata, sia in termini generali, che per quanto concerne il tema oggetto di questo contributo, l inserimento lavorativo degli immigrati nel nostro Paese. A distanza di quasi 40 anni, è opportuno ripercorrere questo tracciato e riflettere su quale modello di inserimento occupazionale degli stranieri provenienti da Paesi a forte pressione migratoria si sia costruito e quanto questo sia mutato nel corso del tempo. Le statistiche utili a studiare la presenza e l inserimento dei lavoratori immigrati in Italia possono riassumersi in due grandi gruppi, i dati amministrativi e quelli campionari. Al primo gruppo appartengono le iscrizioni di lavoratori nati in un Paese estero negli archivi Inail e Inps, i permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro e le registrazioni di lavoratori stranieri presso i Centri per l Impiego (iscrizioni, avviamenti e cessazioni); l esempio più noto di fonte appartenente al secondo gruppo è, invece, la Rilevazione sulle Forze lavoro straniere condotta dall Istat. Ognuna di queste fonti ha una propria specificità, non tutte misurano i medesimi aspetti o condividono le stesse definizioni. La condizione di disoccupazione rilevata dalle indagini campionarie dell Istat, ad esempio, fa riferimento a tutti coloro che hanno dichiarato di trovarsi, nella settimana immediatamente precedente l intervista, senza lavoro e disponibili a cercarlo. Una definizione molto diversa da quella utilizzata dai Centri per l Impiego, per i quali invece sono disoccupati tutti gli iscritti alle liste di collocamento, nonostante sia noto che non tutti i disoccupati vi si iscrivono, che non tutti coloro che vi si iscrivono si attivano poi concretamente per cercare un occupazione e che non si possa escludere che gli iscritti non svolgano in assoluto alcuna forma di occupazione. L Istat, d altra parte, intercetta solo le famiglie residenti, e quindi non dà conto di tutti gli altri lavoratori stranieri, che non rientrano nel campione (autorizzati al soggiorno ma non iscritti in anagrafe, lavoratori stagionali, persone che vivono negli stessi alloggi per motivi di convenienza, come è nel caso di molti addetti al lavoro domestico e di cura). Infine, la stessa definizione di straniero può differire da una fonte all altra, laddove negli archivi Inail e Inps sono considerati stranieri tutti i lavoratori nati all estero, al di là della loro effettiva cittadinanza, mentre nelle indagini Istat sono considerati tali solo i lavoratori di cittadinanza straniera. Un analisi di tipo storico dell inserimento lavorativo degli immigrati in Italia, quindi, deve poter fare affidamento su un uso compendiato di tutte le fonti a disposizione e di dati confrontabili nel tempo, oltre che, per esempio, a livello territoriale. Va, però, precisato che alcuni dati sono stati rivisti negli anni successivi, per il fatto che derivano da archivi statistici viventi, dunque mobili nel corso del tempo: è il caso degli archivi Inail, che spesso registrano in ritardo lavoratori la cui posizione lavorativa era stata avviata in anni precedenti, o dei permessi di soggiorno, che a distanza di circa 6 mesi dalla pubblicazione del Ministero dell Interno vengono sottoposti a revisione dall Istat, risultando così più numerosi di quanto emerso a chiusura di anno. Poiché non tutte le fonti sul lavoro degli immigrati sono state disponibili sin dalla comparsa del fenomeno, ci si soffermerà sugli ultimi dieci anni, provando a tracciare l evoluzione della presenza degli immigrati nel mercato del lavoro italiano dal 2001 al Sono questi anni particolarmente significativi anche perché tra la fine degli anni 90 e gli inizi del 2000 gli immigrati regolari in Italia superano per la prima volta il milione di soggiornanti, assumendo così una dimensione di assoluto rilievo per gli equilibri del sistema produttivo e occupazionale del Paese. Le edizioni di quegli anni del Dossier Statistico Immigrazione della Caritas e della Migrantes, curate dal Centro Studi e Ricerche Idos, consentono di ripercorrere, anno per anno, l andamento del fenomeno. La metodologia seguita è di tipo induttivo e rimanda alle edizioni annuali del Dossier, a loro volta basate sulla produzione statistica e sulla pubblicistica dell anno di riferimento. Il progressivo inserimento di lavoratori stranieri viene così seguito e presentato secondo la sensibilità del tempo, pur nella consapevolezza che a posteriori, specialmente a partire 3

4 dal quinto anno di crisi dal fallimento della Lehman Brothers (autunno 2007), la stessa evoluzione sarebbe stata presentata in maniera differente. La ripartizione del decennio per singoli anni e la presentazione per ciascun anno dei principali dati statistici sul mercato del lavoro, da un lato facilitano la consultazione e dall altro aiutano a individuare quegli aspetti che, specialmente nell ultimo decennio, hanno maggiormente contribuito a orientare l inserimento lavorativo degli immigrati in Italia. 2. LA FLESSIBILIZZAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO E L INSERIMENTO CRESCENTE DEGLI STRANIERI All inizio del 2000 il mercato del lavoro italiano registra circa occupati complessivi e, a seguito della progressiva applicazione del cosiddetto Pacchetto Treu approvato nel 1997 (L. n. 196/1997), inizia a caratterizzarsi per la crescita della flessibilità e delle nuove forme del lavoro atipico (part-time, lavoro a tempo determinato, contratti di formazione-lavoro, ecc.). Il tasso di disoccupazione medio dell 11,4% (6,7% quello di lunga durata) nasconde profonde divaricazioni tra le diverse aree geografiche: 22,1% nel Mezzogiorno (con il valore massimo del 28,1% in Calabria) a fronte del 5,2% del Nord e del 4,3% nel Nord-Est. Il dato più preoccupante riguarda il tasso di disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno, pari al 57,1% (quasi 40 punti percentuali in più rispetto al Nord) e al 64,2% tra le donne. Una netta separazione tra le due aree del paese è segnata anche dal tasso di disoccupazione di lunga durata: al Nord gli individui disoccupati da più di un anno ammontano al 2,0%, mentre nel Mezzogiorno sono complessivamente il 14,8% (e ben il 21,7% tra le donne). In questo contesto, il sociologo Maurizio Ambrosini, nel descrivere le caratteristiche del mercato occupazionale italiano (Utili invasori, Milano, Franco Angeli, 1999) e le modalità con cui vi si inseriscono i lavoratori immigrati, individua i seguenti fattori: rilevante ruolo delle piccole imprese (in prevalenza nelle regioni del Centro e del Nord Est); importanza del basso terziario urbano; precarietà occupazionale; lavori pesanti e disagiati; elevati livelli di irregolarità, con notevoli differenze territoriali; maggiore propensione alla mobilità dei lavoratori stranieri rispetto ai lavoratori italiani; ricorso alla manodopera immigrata, ma in assenza di una programmazione e di una concertazione tra politiche economiche e politiche sociali. All interno di un siffatto quadro generale, l inserimento lavorativo degli immigrati vede consolidarsi quanto già si era iniziato ad osservare nei primi anni 90, quando l occupazione straniera nelle imprese italiane aveva mostrato un dinamismo più elevato rispetto a quello della popolazione autoctona, anche se tra il 1992 e il 1993 il sistema italiano aveva conosciuto una grave crisi economica. I lavoratori immigrati, negli anni precedenti, si erano mostrati in grado di cogliere prontamente la favorevole congiuntura economica, anche grazie a una maggiore flessibilità e capacità di adattamento. Nonostante questo, si afferma e si rafforza il luogo comune che nega il ruolo di supplenza e complementarietà da essi svolto, a fronte di un offerta di lavoro autoctona insufficiente in alcuni settori e per determinate caratteristiche professionali. Tale supplenza trova riscontro invece nei dati sull andamento mensile dell occupazione degli immigrati, che attestano l utilizzo crescente dei lavoratori stranieri per saturare esigenze temporanee e stagionali. L 8 febbraio 2000 viene emanato il Decreto flussi per lo stesso anno, provvedimento che stabilisce il numero massimo di lavoratori stranieri non comunitari ammessi nel Paese nel corso dell anno. Il provvedimento si basa sul documento programmatico triennale previsto dalla legge 40/1998, che definisce i criteri generali per la gestione di tali flussi di ingresso nel territorio dello Stato, criteri in base ai quali stabilire la quota massima degli stranieri da ammettere con visti per lavoro dipendente, lavoro autonomo e professionale. Il decreto annuale tiene conto: dei ricongiungimenti familiari e delle persone ammesse per misure di protezione temporanea, avendo queste ultime diritto a svolgere un attività lavorativa; 4

5 dell andamento dell occupazione e della disoccupazione per qualifiche e mansioni, come anche del numero dei cittadini non appartenenti all UE iscritti alle liste di collocamento. Il Decreto stabilisce di ammettere in Italia «per motivi di lavoro subordinato, anche a carattere stagionale, e di lavoro autonomo, i cittadini stranieri non comunitari residenti all estero, entro una quota totale massima di persone». Nel provvedimento è contenuta una prima articolazione di tale quota, poi ulteriormente dettagliata attraverso quattro circolari successive. A fronte della programmazione stabilita, vengono concesse autorizzazioni a persone provenienti dall estero, di cui con prestazione di garanzia rilasciata direttamente dalle questure, tramite le apposite liste presso le ambasciate italiane in Albania, Tunisia e Marocco e rilasciate dalle Rappresentanze diplomatiche italiane per lavoro autonomo. Le regioni che usufruiscono maggiormente di tali provvedimenti sono quelle del Nord Est, che ottengono complessivamente oltre il 68,0% di tutte le autorizzazioni al lavoro dall estero ed oltre il 90% di quelle per lavoro stagionale. In particolare, il solo Trentino Alto Adige ottiene il 37,0% di tutte le autorizzazioni concesse e il 65,0% di tutte quelle relative al lavoro stagionale. A livello nazionale il 46,6% delle persone autorizzate all ingresso per lavoro trova sbocco nell agricoltura, il 18,4% nell industria e il 35,0% nel terziario, con la componente a tempo indeterminato che, tendenzialmente assente in agricoltura (dove rappresenta soltanto il 4,4%), è invece fortemente presente nel terziario (circa il 65,0%) e soprattutto nell industria, dove raccoglie l 88,4% degli inserimenti. A livello di macro area le differenze sono molto sensibili: l agricoltura rappresenta lo sbocco prevalente nel Nord Est (58,0% delle autorizzazioni al lavoro), ma quasi esclusivamente con rapporti a tempo determinato (98,6% dei casi); l opposto, invece, si registra nelle Isole, dove l agricoltura rappresenta uno sbocco soltanto nel 12,0% dei casi, ma per il 44,0% con rapporti a tempo indeterminato. Le Isole sono fortemente rappresentate nel settore terziario, dove si concentra il 75,0% delle autorizzazioni per lavoro dall estero, mentre nel Sud, nel Centro e nel Nord Ovest il terziario ne raccoglie poco più del 50,0%, in massima parte a tempo indeterminato (fino al 94,0% nel Centro). Il settore industriale, invece, costituisce uno sbocco rilevante solo nel Nord Ovest (28,0%) e nel Centro (25,0%), mentre nel Meridione il suo peso è decisamente inferiore (11,0% nel Sud e 16,0% nel Nord Est). Considerando i Paesi di provenienza, va sottolineata la rilevanza assunta da quelli dell Europa dell Est (una novità per quegli anni), che occupano ben otto tra i primi dodici posti della graduatoria delle autorizzazioni concesse, assorbendone il 71,3% (e addirittura l 85,2% di quelle per lavoro stagionale). La Romania copre da sola il 20% di tutte le autorizzazioni al lavoro e la Polonia oltre il 23% di quelle per lavoro stagionale, seguita da Slovacchia (20,6%) e Repubblica Ceca (14,6%); questi quattro Paesi coprono complessivamente oltre il 70% del fabbisogno di lavoratori stagionali. Nel corso dello stesso anno, gli archivi Inail registrano un saldo occupazionale annuo positivo di unità per i lavoratori stranieri per effetto dei nuovi ingressi per lavoro stabiliti dal Decreto flussi, dell accesso al lavoro di familiari di immigrati già presenti e dell occupazione di altri immigrati in precedenza disoccupati. Il saldo positivo, dovuto alla differenza tra assunzioni e cessazioni, è il segno del grande dinamismo del mercato del lavoro nel suo insieme e di quello immigrato più in particolare e quindi della rilevanza ricoperta in esso dai lavori a termine o a carattere stagionale. A riprova di un mercato segmentato, ma comunque orientato alla crescita, le assunzioni, almeno in termini relativi, prevalgono sulle cessazioni in misura più rilevante tra gli stranieri di quanto non avvenga nello stesso periodo per la totalità dei lavoratori, che pure aumentato sensibilmente (+27,5% vs +16,8%). L incidenza degli immigrati sul totale delle assunzioni (8,6%) supera la media nazionale nel Nord (Nord Ovest 10,5% e Nord Est 13,6%), mentre nelle altre aree è inferiore, in misura molto limitata nel Centro (8,2%) e molto più consistente nel Mezzogiorno (Sud 3,7% e Isole 3,4%). La mancata corrispondenza tra l aumento dei lavoratori stranieri registrato dall Inail e le autorizzazioni all ingresso concesse nell anno a nuovi lavoratori stranieri, va imputata al fatto che i neoassunti non sono necessariamente le stesse persone entrate a seguito di nulla osta rilasciato sulla base delle quote di ingresso, ma anche persone già presenti in Italia e in possesso di un titolo di soggiorno abilitante allo svolgimento di attività lavorativa non espletata in precedenza; vanno 5

6 considerati, inoltre, i tempi burocratici per l espletamento delle pratiche di ingresso e di assunzione, che possono indurre un certo sfasamento temporale. L archivio forse più utile a ricavare il numero totale di lavoratori stranieri presenti in Italia nel 2000 è, però, quello dei permessi di soggiorno rivisto dall Istat, che conta per quell anno soggiornanti per motivi di lavoro, numero che rimarrà tendenzialmente stabile anche negli anni 2001 e 2002, e che supererà il milione di persone solo nel 2003, a seguito della grande regolarizzazione indetta l anno precedente. Infine, l archivio Inps, registra nel 2000 un aumento di immigrati dipendenti dalle aziende del Paese di circa 32mila unità rispetto al In precedenza, un aumento paragonabile si era verificato solo nel 1996, quando l incremento era stato di unità (in termini percentuali di 27 punti). Il 1996 e il 2000 hanno in comune il fatto di essere degli anni a ridosso di una sanatoria, la prima disposta nel novembre 1995 e chiusa l anno successivo, la seconda disposta nel novembre 1998 e espletata in parte nel 1999, in parte nel 2000 e in parte anche successivamente. Va inoltre considerato che la concreta applicazione del sistema delle quote introdotto dalla legge 40/1998 consentiva di affiancare alla chiamata nominativa (prima unico meccanismo di ingresso per lavoro) il ricorso alle liste di lavoratori concordate con i Paesi convenzionati, la venuta sotto garanzia altrui o sotto autogaranzia (quest ultima, a dire il vero, rimasta solo una possibilità teorica) e nuove possibilità anche per i lavoratori stagionali. Nonostante le difficoltà di comparazione dei dati dei diversi archivi, il Dossier Statistico Immigrazione Caritas e Migrantes stima che alla fine dell anno i lavoratori immigrati si inseriscano per il 13% nel settore agricolo, per il 28% nell industria e per il 59% nei servizi. Inoltre, tenendo conto delle difficoltà di trasmissione dei dati dei Centri per l impiego (di competenza provinciale) al Ministero del Lavoro, il Dossier Statistico Immigrazione stima anche le cifre relative alla disoccupazione degli immigrati alla fine del 2000, utilizzando i dati sui permessi di soggiorno per motivi di lavoro validi a fine anno (in particolare quelli per attesa occupazione, iscrizione alle liste di collocamento, ricerca per lavoro ex articolo 23 e inserimento nel mercato del lavoro). A tale data gli immigrati in possesso di un permesso attestante lo status di disoccupati risultano , l 87% dei quali rappresentati da disoccupati già presenti nel Paese e soltanto il 13% residuo dai nuovi ingressi per ricerca lavoro o per inserimento nel mercato del lavoro. I disoccupati stranieri costituiscono, cioè circa il 7% di tutti gli immigrati regolari, circa l 11% di tutte le forze di lavoro immigrate e il 4% di tutti i disoccupati italiani. Va tuttavia considerato che tra i permessi di soggiorno con tali motivazioni e l effettiva condizione di disoccupazione non c è una perfetta corrispondenza: molti disoccupati effettivi potrebbero avere un permesso di soggiorno per lavoro ancora valido e non averlo convertito in un permesso per ricerca di lavoro nel momento in cui hanno perduto l occupazione; viceversa, altri che avevano ottenuto un permesso legato allo status di disoccupazione, potrebbero avere nel frattempo trovato lavoro senza aver ancora convertito il permesso. Ma, in assenza di dati più affidabili, tali cifre possono comunque costituire indicazioni di massima molto preziose sulle dinamiche occupazionali del momento. Il 2001 segna per l Italia una fase congiunturale d arresto rispetto alla precedente tendenza espansiva, anche se l attività economica aggregata non registra cadute di rilievo. Si assiste alla creazione di 335mila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato e di 55mila a termine o a tempo parziale, dopo un periodo tra il 1997 e il 2000 nel quale il lavoro dipendente full-time era cresciuto solo dell 1,0%, mentre quello temporaneo e quello part-time erano aumentati entrambi del 26,0%. Le nuove forme di lavoro, pur non comportando la soppressione di quelle classiche, coinvolgono soprattutto lavoratori a bassa qualifica e privi di precedenti esperienze lavorative e sono preferite dalle imprese per la loro flessibilità. Per queste ragioni, i posti di lavoro non coperti dai tradizionali contratti, tenendo conto anche delle collaborazioni coordinate e continuative, superano ormai i tre milioni e coinvolgono il 23% degli occupati nell industria e nei servizi, in prevalenza le donne. Complessivamente, dal 1996 al 2001 i contratti di lavoro atipici sono aumentati del 40,5%. 6

7 Con una serie di atti diversi, il Ministero del Lavoro autorizza nel corso dell anno l ingresso di stranieri non comunitari per ragioni di lavoro (di cui stagionali). A fronte di tale provvedimento, le autorizzazioni registrate sono , di cui a tempo determinato (69,9% nell agricoltura, 2,9% nell industria, 27,2% nei servizi). Tra le nazioni di provenienza spiccano la Romania (16,8%), la Polonia (14,8%) e l Albania (12,7%). Il saldo tra le assunzioni e le cessazioni relative a lavoratori stranieri attestato dai dati Inail risulta leggermente inferiore all anno precedente, ma continua ad essere positivo ( unità). Nel frattempo, essendo in atto il processo di riforma dei Centri per l impiego, non è possibile disporre dei dati relativi agli immigrati disoccupati. L incidenza dei permessi rilasciati per iscrizione al collocamento sul totale dei permessi per lavoro dipendente ed autonomo, utile a valutare l area della disoccupazione, è pari al 10%. Alla fine dell anno l archivio dei permessi di soggiorno del Ministero dell Interno, rivisto dall Istat, registra un numero di stranieri regolarmente soggiornanti per motivi di lavoro pari a persone. Il 2002 è l anno in cui viene approvata la legge n. 189 sull immigrazione più conosciuta come Bossi-Fini, che entra in vigore il 10 settembre, modificando in senso restrittivo l impianto normativo preesistente. La nuova normativa prevede tra le altre cose l introduzione del contratto di soggiorno e l abolizione della possibilità di entrare in Italia per ricerca di lavoro; l indizione di una regolarizzazione, con la possibilità di regolarizzare un solo lavoratore domestico per famiglia (ma senza alcun limite per addetti alla cura di persone non autosufficienti) e di regolarizzare, per ogni datore di lavoro, i dipendenti stranieri non in regola con uno stipendio superiore a 439 euro (fornendo garanzie sulla disponibilità di un alloggio per il lavoratore); la possibilità per ogni cittadino non comunitario in regola di essere raggiunto dal coniuge, dai figli minori o dai figli maggiorenni purché a carico e impossibilitati a provvedere al proprio sostentamento. Tale provvedimento si inserisce in un contesto che, a livello mondiale, continua a manifestare segnali di debolezza, caratterizzato da grandi tensioni politiche internazionali (dopo l attentato alle Torri Gemelle) e generale incertezza dei mercati finanziari, aggravata da una notevole impennata del prezzo del petrolio. All interno di questa cornice, la situazione italiana appare piuttosto problematica, con un tasso di crescita del Pil pari alla metà di quello dei Paesi dell unione monetaria (appena lo 0,4%), investimenti stranieri prossimi a zero, salari reali cresciuti meno della produttività e un tasso di inflazione elevato (2,5%), probabilmente anche a seguito del passaggio dalla lira all euro. Il confronto con i Paesi europei mostra l Italia in una condizione di svantaggio su più fronti, con un tasso di attività sensibilmente inferiore alla media Ue (60,3% vs 69,0%), al pari del tasso di occupazione (54,5% vs 63,9%), e un tasso di disoccupazione superiore (9,6% vs 7,4%). Altri indicatori che non offrono segnali confortanti sono il calo demografico, la carenza di manodopera, le infrastrutture insufficienti. L economia più dinamica, quella del Nord Est, inizia a delocalizzare le proprie unità produttive (prima in Romania e poi nei mercati asiatici, a partire dalla Cina), sia quelle a carattere manifatturiero e a minor valore aggiunto, per fruire di manodopera a più basso costo, sia le produzioni tecnologicamente più avanzate, per aprirsi a nuovi mercati, lasciando però sul territorio i centri di ricerca, progettazione, marketing e finanza. Nello stesso anno viene sostanzialmente completato il percorso di modifica della normativa in materia di collocamento, regolata da nuovi provvedimenti emanati a partire dal 2000: - decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, Disposizioni per agevolare l incontro tra domanda e offerta di lavoro ; - d.p.r. 7 luglio 2000, n. 442, Regolamento recante norme per la semplificazione del procedimento per il collocamento ordinario dei lavoratori ; - decreti ministeriali 30 maggio 2001 riguardanti contenuto e modalità di trattamento dell elenco anagrafico, della codifica di base delle professioni, della classificazione dei lavoratori e della scheda professionale; - decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, Disposizioni modificative e correttive del decreto legislativo 181/

8 La drastica modifica del collocamento pubblico che tra l altro abolisce le liste di collocamento (sostituite dalle schede professionali e anagrafiche dei lavoratori), modifica le modalità di comunicazione fra i datori di lavoro, i Centri per l impiego e gli altri soggetti amministrativi, quali l Inps e l Inail, attraverso la definizione di un modello unificato per le comunicazioni relative ad assunzione, cessazione o trasformazione del rapporto di lavoro ha il fine di agevolare l incontro tra domanda e offerta di lavoro, conferendo ai Centri per l impiego un ruolo più attivo per l inserimento e la formazione/riqualificazione dei lavoratori. Il panorama che ne risulta è abbastanza complesso e non sorretto da un esperienza adeguatamente stabilizzata. In questo contesto la programmazione dei flussi per il 2002 viene realizzata inizialmente a più riprese con diversi decreti del Ministro del Lavoro (le quote di stagionali sono di il 4 febbraio, di il 12 marzo, di il 22 maggio e di il 16 luglio) che autorizzano complessivamente ingressi per lavoro stagionale (oltre a ingressi per lavoro autonomo). Nonostante le critiche mosse dall opposizione, non vengono seguite le modalità previste dalla legge Turco-Napolitano (vigente senza modifiche per buona parte dell anno) e, anche in previsione di una eventuale regolarizzazione, si preferisce attendere la legge Bossi-Fini, entrata in vigore nel mese di settembre. L atto formale di programmazione dei flussi per il 2002 è quindi tardivo: si tratta del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 ottobre 2002 (Gazzetta Ufficiale 15 novembre 2002, n. 268), che non a caso trova concreta applicazione nel 2003 e la cui efficacia viene prorogata fino al 31 marzo dello stesso anno. Il decreto autorizza ingressi, di cui per lavoro stagionale. Non mancano le critiche al nuovo sistema di regolazione dei flussi configurato dalla normativa. Ad esempio, l economista Tito Boeri lamenta una eccessiva rigidità burocratica ( Immigrati, la via del realismo, Il Sole 24Ore, 3 giugno 2003): «L immigrato dovrebbe, innanzi tutto, avere trovato lavoro ancora prima di venire in Italia. In altre parole, i nostri efficientissimi uffici di collocamento dovrebbero cominciare a notificare i posti vacanti in Marocco, Sri Lanka ecc.». Il carico degli adempimenti burocratici in caso di assunzioni, unito al fatto che gli immigrati cambiano mediamente lavoro due volte l anno, diventa un fattore di intasamento degli sportelli unici polifunzionali, che devono anche sbrigare i rinnovi dei permessi già in essere. Nonostante tutte queste criticità, il saldo occupazionale dei lavoratori immigrati anche nel 2002 risulta positivo e sale a unità, incidendo per il 26,8% sul totale del saldo complessivo (da 19,8% nel 2001). Tenendo conto delle variazioni intervenute nella normativa in materia di immigrazione e della regolarizzazione (che però si riflette sulle statistiche lavorative soprattutto a partire dall anno successivo), rapportando il numero degli stranieri senza lavoro registrati al 31 dicembre 2002 (43.116) a quello dei titolari di permesso di soggiorno per motivi di lavoro alla stessa data ( ), si ricava un valore molto contenuto e pari al del 5%. A distanza di qualche mese, l Istat ha rivisto il numero di permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro a fine anno, attestandone All inizio del 2003 il panorama occupazionale italiano, con riferimento ai lavoratori immigrati, può essere così riassunto: crescita delle assunzioni di lavoratori non comunitari; aumento delle assunzioni più consistente nelle aree economicamente più dinamiche; necessità di lavoratori immigrati anche nelle zone economicamente più deboli; segregazione occupazionale dei lavoratori stranieri nelle cosiddette nicchie etniche (ne è un esempio il settore domestico, peraltro in forte aumento a seguito della regolarizzazione), ma anche inizio di un primo e timido inserimento anche a livelli più alti; gli immigrati restano, comunque, i salariati della precarietà per eccellenza (L. Gallino, Il costo umano della flessibilità, Bari, Laterza, 2001, p. 35), in quanto per lo più assunti con contratti a tempo parziale o a tempo determinato e continuamente costretti ad entrare nel mercato e ad uscirne per rientrarvi nuovamente; crescita delle iniziative di imprenditorialità promosse dagli immigrati. 8

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