Sent. n26'os6 {!-3 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI ROMA

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1 Sent. n26'os6 {!-3 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI ROMA RG.48624/09 Rep. Sezione Terza Il Giudice di pace dr. Antonio Pugliatti ha pronunciato la seguente Sentenza nella causa civile iscritta al n del Ruolo generale affari contenziosi dell'anno 2009 promossa da codice fiscale e nata e residente in Roma ove è elettivamente domiciliata a via collina 24 presso e nello studio dell'avvocato Fabrizio Lattanzi, che la rappresenta e difende, giusta delega in calce all'atto di citazione, attrice contro Comune di Roma, con sede in Roma Piazza del Campidoglio n. 1, c.f , in persona del Sindaco pro tempo re, elettivamente domiciliato in Roma a Via Fabio Massimo 95, presso e nello studio dell'avv. Gabriele Manetti, che lo rappresenta e difende, in uno all'avv. Pietro Bonanni, giusta procura a margine dell'atto di citazione passivo, convenuto-chiamante nonché Poggio Bustone di Rubimarca Franco & C s.n.c, p.i , in persona degli amministratori Denaro Alfredo e Rubimarca Franco, quali legali rappresentanti pro tempore, con sede in Roma a via Appia nuova n. 3, rappresentata e difesa dau'avv. Luisa Sisto, presso il cui studio è elettivamente domiciliata in Roma a Via Ugo Ojetti n. 16, chiamata e Groupama Assicurazioni S.p.A., p.i , già Nuova Tirrena S.p.A. di assicurazioni, di assicurazioni e capitalizzazioni, con sede in Roma a Via Massimi 158, in persona del suo procuratore speciale Dott. Antonio Liverani, elettivamente domiciliata in Roma via Latina 276, presso e nello studio dell'avv. Gianluca CardareUi, dal quale è rappresentata e difesa, unitamente all'avv. Alessandra Cignitti, giusta delega in calce all' atto di citazione passivo, chiamata avente ad oggetto: risarcimento danni, e conclusioni come in atti. Svolgimento del processo Con atto di citazione ritualmente notificato, l'istante ha convenuto in giudizio, avanti all'intestato ufficio, il Comune di Roma perché - accertata la sua civile responsabilità nel sinistro a lui occorso in Roma alle ore 14:00, circa, del giorno , mentre stava camminando lungo Via Amico Aspertini, tra il civico n. 344 e il n sia condannato a risarcire i danni da lei subiti quantificati in 2.000,00 per danno biologico ed euro 500 per danno morale, oltre rivalutazione monetaria e interessi. Si è costituito il Comune di Roma opponendosi alla domanda giudiziale perché infondata, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva, chiedendo di essere au- Cont.

2 torizzato a chiamare in giudizio la ditta appaltatrice Poggio Bustone di Rubimarca Franco & s.n.c, per esserne manlevata. Si è costituita in giudizio la società chiamata deducendo I'infondatezza delle domande formulate nei suoi confronti anche per difetto di prova chiedendo nel contempo di essere autorizzata alla chiamata in causa della compagnia assicurativa nuova Tirrena assicurazioni. Per la nuova Tirrena S.p.A si è costituita quindi in giudizio la Groupama Assicurazioni S.p.A deducendo l'infondatezza della domanda rivolta nei suoi confronti perché legata all'assicurato da polizza relativa ad danni involontariamente cagionati a terzi durante l'esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria delle strade ricadenti nel territorio del Municipio delle Torri. Ammessa ed espletata prova orale, rimasti senza esito i ripetuti tentativi di conciliazione, la causa è stata, quindi, trattenuta in decisione. Motivi della decisione Sulla responsabilità E' noto che l'ostacolo ad una generale applicazione della responsabilità per danno cagionato da cose in custodia (art c. c. ) all'ente proprietario di strade demaniali è costituito dalla ravvisata impossibilità di esercitare una vigilanza idonea ad evitare l'insorgenza di situazioni di pericolo su un bene oggetto di uso diretto e generale e di estensione tale da non consentirla in concreto; e che, per contro, una violazione del generale principio del neminem laedere (di cui all'art c. c.) intanto è configurabile in quanto l'ente proprietario o gestore abbia provocato o non abbia rimosso una situazione di pericolo occulto (insidia o trabocchetto), la quale ricorre in presenza dei requisiti della non visibilità e della non prevedibilità. Ma la generalizzazione del principio restrittivo si risolve in un privilegio per la pubblica amministrazione e, di riflesso, in un ingiustificato deteriore trattamento per gli utenti danneggiati. Con sentenza n. 156 del 1999 la Corte costituzionale lo ha escluso, in riferimento ai parametri costituzionali di raffronto, costituiti dagli artt. 3 e 24 Cost., sulla scorta dei rilievi che, come sottolineato in alcune sentenze, "la notevole estensione del bene e l'uso generale e diretto da parte dei terzi costituiscono meri indici dell 'impossibilità del concreto esercizio del potere di controllo e di vigilanza sul bene medesimo..". La ratio dell'esclusione della responsabilità a titolo di custodia è, dunque, fondata sull'impossibilità di evitare l'insorgenza di situazioni di pericolo in un bene: non già perché demaniale, ma in quanto soggetto all'uso diretto da parte di un rilevantissimo numero di utenti ed in quanto particolarmente esteso, tanto da rendere impossibile l'esercizio di un controllo adeguato (così ex plurimis Casso 22592/2004). La demanialità del bene è, cioè, solo un indice sintomatico di quella impossibilità, ma non la attesta in modo automatico, tanto che non si è omesso di chiarire che quando è consentita un'adeguata attività di vigilanza che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi, l'art c. C. trova senz'altro applicazione pure nei confronti della pubblica amministrazione (Cass , n ; , n. 526; Cass., , n. 58), quand'anche si tratti di demanio stradale (Cass , n ). Nella specie, proprio il dedotto affidamento del tratto limitato di territorio in questione alla sorveglianza, custodia e manutenzione di un individuato soggetto, obbligato in virtù di specifiche clausole contrattuali, fanno ritenere applicabili alla fattispecie anche i principi di cui all'art c.c. Di recente, la Suprema Corte di Cassazione ha rafforzato il citato indirizzo affermando che "L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume respon- 2

3 sabile, ai sensi dell'art cod. civ., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l'evento dannoso era imprevedibile e non tempestivamente evitabile o segnalabile" (ex pluris, Casso Sez. 3, sent. nn del , del , del ). Ed ancora, "La disciplina di cui all'art cod. civo è applicabile agli enti pubblici proprietari o manutentori di strade aperte al pubblico transito in riferimento a situazioni di pericolo derivanti da una non prevedibile alterazione dello stato della cosa; detta norma non dispensa il danneggiato dall'onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode, offrire la prova contraria alla presunzione "iuris tantum" della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità ( Casso Sez. 3, sent. n del )." Espone parte attrice che il giorno 17/03/ 2008 verso le circa, mentre si accingeva ad attraversare Via Amico Aspertini la soglia di marmo del marciapiede cedeva inclinandosi di lato ed in avanti verso la sede stradale, facendole perdere l'equilibrio e cadere in terra. Rialzatasi, e tornata a casa con l'ausilio della figlia che l'accompagnava, a ragione dell'aumentare dei dolori veniva portata al Pronto soccorso dell'ospedale Pertini ove le veniva diagnosticata un trauma distorsivo della caviglia destra con prognosi di lo giorni salvo complicazioni. Ulteriori accertamenti medici evidenziavano, poi, una piccola infrazione all' apice del malleolo peroneale. La domanda non si giova di un accertamento da parte della polizia municipale, perché non richiesta e non intervenuta. Si fonda invece sulla testimonianza della figlia la, che quel giorno l'accompagnava. Questa, escussa ai soli fini del libero convincimento del giudice ai sensi dell'art. 116 c.p.c. per l'evidente legame parentale, ha confermato le circostanze di fatto riferendo che "la soglia in travertino che delimita il bordo del marciapiedi ivi esistente ha ceduto dondolando e causando la caduta in avanti di mia madre". Singolarmente - oltre alla documentazione medica e fotografica allegata da parte attrice, quest'ultima assai suggestiva - a confermare il dissesto delle strade del quartiere di Tor Bella Monaca e della stessa Via Amico Aspertini, rientrante nell 'Vlll Municipio di Roma, sono i testi di parte convenuta Francesco Aquiri, dipendente della ditta Poggio Bustone di Rubimarca Franco & C. s.n.c. cui per contratto è stato affidata la manutenzione delle strade del municipio in parola, Lorenzo Di Meo, dipendente dell 'VIII Municipio del comune di Roma e l'ing. Roberto Botta, dirigente dell 'ufficio tecnico municipale sito nella zona di Tor Bella monaca, i quali riferiscono concordemente su un dissesto stradale risalente negli anni, non risolto e non risolvibile a ragione del dissesto finanziario del Comune. Danno notizia, inoltre, di come la situazione avesse all'epoca dei fatti formato oggetto di appositi e puntuali "rapporti" quotidiani e diffide, e quindi fosse ben nota al Comune di Roma. Suggestiva è la documentazione fotografica in cui è raffigurato il luogo del sinistro e la soglia di travertino in parte fuori della sede naturale, diversamente da tutte le altre, delimitanti il marciapiedi in questione poste in posizione regolare, tanto da far ritenere non prevedibile e visibile }f- l'insidia, por presente. D'altra parte, la :sizione della soglia in corrispondenza di

4 una caditoia per il deflusso delle acque doveva richiamare l'attenzione del personale addetto alla sorveglianza del territorio e, quindi, richiedere una particolare verifica della sua stabilità ed ancoraggio al suolo. Al riguardo i testi Di Meo e Roberto Botta, quest'ultimo ingegnere dirigente dell'unità organizzativa tecnica dell'viii Municipio del comune di Roma, ci riferiscono come Via Amico Aspertini, a differenza di molte altre strade del comprensorio, era stata oggetto di lavori di manutenzione straordinaria nel 2002 ed era perciò in condizioni migliori rispetto ad altre strade dell'viii Municipio, non presentando particolari difetti di manutenzione, anche perché arteria di maggior transito, nei cui pressi insistevano gli uffici, anche tecnici, del Municipio. Talché, dall'insieme della acquisizioni processuali, ritiene il giudice assolto dall'attore l'onere di provare l'esistenza del rapporto eziologico tra la cosa (strada) e l'evento lesivo. E ciò sia perché la responsabilità per i danni cagionati da una cosa in custodia ex art cod. civo attiene non ad un comportamento del responsabile, ma alle modalità di causazione del danno; sia perché del tutto inconsistente appare la prova liberatori a offerta dal convenuto e dalla chiamata sull'esistenza di un fattore, pur ricadente nella loro sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale e, cioè, un fattore esterno che presenti i caratteri del fortuito e, quindi, dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità. D'altra parte, le stesse caratteristiche dell'insidia non consentono di ipotizzare responsabilità nella condotta dell'attrice. La domanda va pertanto accolta perché fondata, dovendo dichiararsi la civile esclusiva responsabilità del Comune di Roma nel verificarsi dell'evento dannoso di cui è causa. Ne discende il sorgere dell'obbligazione risarcitoria in capo all'ente convenuto per i danni causati all'attrice. Danni che possono essere liquidati come appresso. Diversamente, alla luce della prova documentale offerta, va respinta la domanda di manleva avanzata dal Comune di Roma nei confronti della Poggio Bustone di Rubimarca Franco &c. s.n.c., sia perché secondo lo stesso processo verbale di consegna in via di urgenza non è provato che il fatto dedotto in causa rientri nel progetto definitivo dei lavori di manutenzione ordinaria delle strade ricadenti nel territorio del Municipio di Roma delle Torri, di cui alla 0.0. n. 859 del , sia perché la consegna dei lavori è stata eseguita sotto riserva di legge, sciolta successivamente al verificarsi dell'evento lesivo; sia, infine, perché non sono stati versati agli atti processuali ordinativi emanati dal D.L. in funzione delle priorità stabilite dal Comune di Roma. Sul danno I danni fisici sofferti dall'attrice, così come emergenti dalla documentazione medica prodotta, sono coerenti con la dinamica accertata e con le risultanze mediche del Pronto Soccorso, e tali da far ritenere la sussistenza del nesso di causalità tra evento e danni. L'istante è tata dimessa dal Pronto Soccorso dell'ospedale Policlinico Casilino con diagnosi di "distorsione caviglia dx"; all'evidenza radio logica della caviglia risulta: "non lesioni ossee poste traumatiche di apprezzabili ta radiologica attuale", con prognosi di giorni 10 salvo complicazioni. In mancanza dei richiesti radiogrammi, non depone diversamente la cosiddetta relazione radio logica eseguita il 04/04/2008 dallo studio radio logico Minerva di Roma, in cui è refertato "piccola infrazione apice malleolo peroneale". Il giudice, alla luce delle risultanze istruttorie e della quotidiana esperienza confortata dalla qualità, natura e localizzazione delle lesioni lamentate che possono essere determinate su un esame anamnestico come 4

5 emergente dalla cartella clinica e su un obiettivo studio della documentazione medica prodotta, ritiene di poter determinare gli esiti di cui alla formulazione diagnostica in una ITA di lo giorni, ed in una ITP di 2 giorni al 50%. In mancanza di una diversa prova è da escludersi un danno permanete alla validità biologica. Non sono documentate spese mediche sostenute. Ciò posto, avuto riguardo alle disposizioni di cui all'art. 5 della legge 5 marzo 2001, n. 57 e tenuto conto dell'aggiornamento annuale di cui al decreto del Ministro per le attività produttive in data , per quanto riguarda il danno biologico sofferto da causalmente legato al sinistro de quo, il giudice ritiene di poter liquidare, in via necessariamente equitativa, l'importo di euro 502,70 (45,7OxlO=457,00+45,7x2:2), al valore attuale, per quello relativo all'inabilità temporanea totale ed all'inabilità temporanea parziale al 50%,; e così, a ristoro del danno biologico, va liquidata la complessiva somma di euro 502,70, attualizzata e quindi comprensiva della rivalutazione monetaria, alla quale va aggiunto l'ulteriore importo di euro 12,56 per lucro cessante determinato equitativamente ex art c.c., co I, secondo il più recente orientamento giurisprudenziale (Cass. S.U. 1712/95; 1228/03). Vista l'entità delle lesioni non è liquidabile un danno morale anche alla luce del recente dato normativo. Non sono prevedibili spese mediche per il futuro. Il complessivo credito risarcitorio di & ammonta, quindi, ad euro 515,26 per danni fisici. Le spese di lite tra il Comune di Roma e l'attrice seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo a ragione del valore della causa, della sede adita dell' esosità della richiesta visto anche l'art. 91/1 c.p.c.; mentre sono compensate tra il Comune stesso ed i chiamati e tra chiamati. P.Q.M. Il Giudice di pace di Roma, III sezione civile, in persona del dr. Antonio Pugliatti, disattesa ogni contraria istanza deduzione od eccezione, definitivamente pronunciando, così provvede: accertata e dichiarata l'esclusiva civile responsabilità del Comune di Roma, in persona del sindaco p.t., nell'evento dannoso occorso a _,. in Roma alla Via Amico Aspertini, tra il civico 344 ed il civico 360, alle ore 14:00, circa, del giorno , per l'effetto, condanna il Comune di Roma, in persona del sindaco p.t., al pagamento dei danni patiti da parte attrice nel sinistro de quo nella misura: di euro 515,26. Condanna, altresì, il Comune di Roma, in persona del sindaco p.t., al ristoro delle spese di lite in favore dell'attrice, che liquida, in favore dell'avv. Fabrizio Lattanzi dichiaratosi antistatario, in complessivi euro 555,00, di cui euro 89,00 per spese, ed euro 366,00 per diritti, ed euro 100,00 per onorari, oltre 12,5% ex art. 15 L.P., IVA e CAP, come per legge, e successive occorrende. Rigetta la domanda di manleva avanzata dal Comune di Roma. Compensa le spese di lite tra il Comune di Roma ed i chiamati. Sentenza esecutiva come per legge. Così deciso in Roma il 04 luglio 2013.

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