Il Giudice di pace Sommario

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1 Il Giudice di pace Sommario EDITORIALE Processo La semplificazione dei riti civili di cognizione tra utopia e realtà di cognizione di Vito Amendolagine 5 NORMATIVA L angolo normativo acuradiandrea Mario Busca 9 GIURISPRUDENZA CIVILE Responsabilità Il passeggero che apre lo sportello non risponde dei danni al motociclista in sorpasso vietato civile Cassazione civile, sez. III, 27 giugno 2011, n commento di Marco Mancini 13 Competenza del Competenza esclusiva del Giudice di pace in base all abrogato art. 22-bis l. n. 689/1981 Giudice di pace Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 20 giugno 2011, n commento di Michele M. Gaetani 16 Responsabilità Esito negativo e difensore negligente professionale Cassazione civile, sez. III, 12 aprile 2011, n commento di Renato Amoroso 21 Giudici onorari La peculiare condizione dei G.O.T. e i limiti di esercizio delle relative funzioni giurisdizionali Cassazione civile, sez. III, 6 aprile 2011, n commento di Aldo Carrato 25 Circolazione Non su tutte le strade urbane si può posizionare legittimamente l autovelox stradale Cassazione civile, sez. II, 15 febbraio 2011, n commento di Ivano Cimatti 28 Condominio Il condominio: dall apparenza del diritto alla definizione di nuovi obblighi per l amministratore Cassazione civile, sez. II, 12 gennaio 2011, n. 574 commento di Mariangela Cistaro 31 Risarcimento Legittimazione attiva di chi si rende cessionario di un credito risarcitorio derivante da un sinistro stradale danni Tribunale di Roma, sez. XII, 8 marzo 2010 commento di Alessandro Palmieri 37 Sanzioni L esimente della buona fede, intesa come errore sulla liceità delfatto,intemadisanzioniamministrative amministrative Giudice di pace di Tortona, 24 marzo 2011 commento di Caterina Costabile 41 Danno non Risarcimento del danno non patrimoniale e responsabilità del vettore aereo in caso di ritardo del volo patrimoniale Giudice di pace di Milano, 6 dicembre 2010 commento di Giovanna De Simone 47 Randagismo Responsabilità dell Ausl se un cane randagio azzanna Giudice di pace di Corato, 19 maggio 2010, n. 21 commento di Chiara Ponti 53 Contratto Noleggio di auto sostitutiva e cessione del credito risarcitorio derivante da sinistro stradale: di cessione fra prassi commerciale e orientamenti interpretativi del credito Giudice di pace Milano, sez. VI, 15 marzo 2010, n commento di Stefano Argine 57 MASSIMARIO DI GIURISPRUDENZA acuradiroberto Ambrosini e Vito Febbraro 67 Il Giudice di pace 1/2012 3

2 Il Giudice di pace Sommario Atti contrari alla pubblica decenza Pubblica amministrazione GIURISPRUDENZA PENALE La contravvenzione di atti contrari alla pubblica decenza Cassazione penale, sez. III, 18 giugno 2011, n Cassazione penale, sez. III, 4 novembre 2011, n commento di Luigi Domenico Cerqua 71 La responsabilità penale del Sindaco e del dirigente dell Ufficio tecnico per le lesioni colpose accorse al pedone Cassazione penale, sez. IV, 7 aprile 2011, n commento di Eliana Reccia 76 INDICI AUTORI 89 CRONOLOGICO 89 ANALITICO 89 Per informazioni in merito a contributi, articoli ed argomenti trattati scrivere o telefonare a: Casella Postale Milano telefono (02) telefax (02) e.mail: Per informazioni su gestione abbonamenti, numeri arretrati, cambi d indirizzo, ecc., scrivere o telefonare a: IPSOA Servizio Clienti Casella postale Milano telefono (02) telefax (02) Servizio risposta automatica: telefono (02) EDITRICE Wolters Kluwer Italia S.r.l. 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3 La semplificazione dei riti civili di cognizione tra utopia e realtà di Vito Amendolagine Editoriale Il d.lgs. 18 settembre 2011, n. 150 è stato introdotto nell attuale ordinamento dando attuazione alla delega legislativa contenuta dall art. 54, l. 18 giugno 2009 n. 69. Attraverso tale strumento, il legislatore ha quindi inteso porre rimedio alle conseguenze prodottesi per effetto della politica legislativa di proliferazione dei riti perseguita nel corso dei precedenti anni, ponendo in essere un tentativo concreto di razionalizzazione e semplificazione della normativa processuale civile esistente. La bussola a cui potersi affidare per orientarsi nell adozione di uno dei riti indicati dal d.lgs. n.150/2011 in relazione alla singola controversia in esso contemplata, è rappresentata dalla possibilità di scelta limitata a tre soli modelli processuali attualmente previsti dal codice di rito: lavoro, sommario di cognizione ed ordinario. Pertanto, le pur brevi osservazioni che seguono, si concentrano sui principali aspetti della scelta adottata dal legislatore, con specifico riferimento ad alcune disposizioni che attengono alle controversie rientranti nella competenza del Giudice di pace, condite dai rilievi volti a soffermarsi sull impatto che presumibilmente, introduzione delle nuove norme potrà riservare a cittadini ed operatori della Giustizia civile, tra cui principalmente magistrati ed avvocati nella gestione del contenzioso di nuova attivazione presso il singolo ufficio giudiziario. Premessa L estate del 2011 dopo aver dato luce alla più grave crisi economico-finanziaria dal dopoguerra ad oggi, verrà ricordata anche per l approvazione del d.lgs. 18 settembre 2011, n. 150, recante disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell art. 54 della l. 18 giugno 2009, n. 69, che nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe innovare in misura significativa i procedimenti civili di cognizione che rientrano nell ambito della giurisdizione ordinaria già regolati dalla legislazione speciale. A tal fine, è ormai noto a tutti gli addetti ai lavori come il progetto culminato nel definitivo varo del citato decreto legislativo si fonda principalmente sull ambizioso tentativo di restituire al codice di rito quella posizione di centralità che gli compete attraverso la riconduzione ad uno dei riti in esso previsti - nell ordine: sommario di cognizione, del lavoro ed ordinario - delle controversie che in precedenza erano processualmente regolamentate da singole disposizioni normative emanate ad hoc nel corso degli anni dal legislatore. L altro pilastro della riforma, è costituito dalla estensione del rito sommario di cognizione a tutta una serie di controversie che in precedenza erano variamente disciplinate, nell intento di razionalizzarne efficacemente - attraverso la drastica semplificazione delle forme e della connessa tempistica - il relativo percorso giurisdizionale, e dall uniforme previsione delle disposizioni comuni alle controversie disciplinate dal medesimo rito sommario di cognizione nonché da quelle ulteriori riguardanti il mutamento del rito ed il procedimento di sospensione dell efficacia esecutiva del provvedimento impugnato con ordinanza non impugnabile. Conseguentemente, si può allora concludere come l ennesima novità legislativa riguardante il sistema di tutela giurisdizionale ordinario dei procedimenti civili di cognizione basandosi essenzialmente sulla celerità e riduzione di tempi e forme del processo, dimostra di seguire una ratio analoga a quella ispiratrice delle controversie disciplinate dal procedimento davanti al Giudice di pace. Non a caso, il legislatore delegato, da un lato ha previsto davanti al Giudice di pace l applicazione del rito del lavoro per le controversie enunciate agli artt. 6, 7, 8 e 12 del d.lgs. n. 150/2011 e dall altro, ha esteso l ambito di applicazione del rito sommario di cognizione - che originariamente, secondo la l. 18 giugno 2009, n. 69, e quanto enunciato testualmente dall art. 702-bis c.p.c. era prevista per tutta una serie di controversie riservate al tribunale in composizione monocratica - anche ad alcune controversie rientranti nella competenza del Giudice di pace. Il Giudice di pace 1/2012 5

4 Editoriale Le linee-guida della riforma e lo schema del d.lgs. n. 150/2011 Nell intenzione del legislatore la riconduzione dei riti ad uno dei modelli codicistici è avvenuta privilegiando il modello processuale del rito del lavoro (connotato da una maggiore oralità, con la lettura del dispositivo in udienza) per i procedimenti in cui si rivelavano essere prevalenti i caratteri della concentrazione delle attività processuali, ovvero nei quali venivano previsti ampi poteri di istruzione d ufficio. In tale prospettiva, dalla relazione illustrativa si evince che il presupposto della concentrazione delle attività processuali è stato riscontrato in tutti quei procedimenti in cui le regole processuali previgenti prevedevano lo svolgimento contestuale di attività che, secondo le disposizioni del procedimento ordinario di cognizione, sarebbero scaglionate temporalmente, mentre sono stati ricondotti al modello del procedimento sommario di cognizione, inteso come giudizio a cognizione piena, sia pure in forme semplificate ed elastiche rispetto ai due residui irriducibili snodi del rito ordinario offerti dagli artt. 183 e 189 c.p.c., i procedimenti speciali caratterizzati da una accentuata semplificazione della trattazione od istruzione della causa, rivelata, spesso nella maggior parte dei casi, dal richiamo della procedura camerale prevista e disciplinata dagli artt. 737 e ss. c.p.c. Il presupposto della semplificazione della trattazione è quindi riscontrabile in quei procedimenti che, nel loro pratico svolgimento, sono caratterizzati da un thema probandum semplice, cui consegue ordinariamente un attività istruttoria breve, a prescindere dalla natura delle situazioni giuridiche soggettive coinvolte o delle questioni giuridiche da trattare e decidere. Il d.lgs. 18 settembre 2011, n. 150 è suddiviso in cinque capi. Il primo contiene disposizioni di carattere generale, essendo specificate le singole disposizioni riguardanti il rito applicabile alle controversie previste dalla legislazione speciale, e quelle necessarie per garantire loro l applicazione del rito effettivamente stabilito dalla legge, anche attraverso la rivisitazione della disciplina esistente in materia di mutamento del rito. Il secondo capo si occupa dei procedimenti regolati dal rito del lavoro, previsto dalle norme della sezione II, capo I, titolo IV del libro II del codice di procedura civile. Il terzo capo concerne i procedimenti regolati dal rito sommario di cognizione, di cui al capo III-bis del titolo I, libro IV del codice di procedura civile. Il quarto e quinto capo disciplinano rispettivamente i procedimenti regolati dal rito ordinario di cognizione e le abrogazioni e modificazioni delle singole leggi speciali che contemplavano i riti oggetto dell opera di semplificazione normativa, nonché la disciplina transitoria necessaria per disciplinare l ambito temporale di applicazione delle nuove norme. Semplificazione dei riti e Giudice di pace Il d.lgs. n. 150/2011 ha apportato rilevanti modifiche riguardanti anche alcune controversie rientranti nella competenza del Giudice di pace. In particolare, mentre l opposizione ad ordinanza-ingiunzione od al verbale di accertamento di violazione del cod. strada, quella a sanzione amministrativa in materia di stupefacenti, nonché l impugnazione dei provvedimenti in materia di registro dei protesti sono disciplinate dal rito del lavoro, invece sono regolamentate dal rito sommario di cognizione le controversie in materia di espulsione dei cittadini di Stati che non sono membri dell Unione europea. Come si è avuto modo di anticipare nel precedente paragrafo, il legislatore delegato ha previsto per le citate controversie l applicazione del rito del lavoro anche nei procedimenti davanti al Giudice di pace così dimostrando di non lasciarsi condizionare da pregresse esperienze conclusesi con un brusco ritorno al passato - è ancora vivo il ricordo dell abrogazione dell art. 3 della l. n. 102/2006 la quale prevedeva che anche davanti al Giudice di pace le controversie riguardanti gli incidenti stradali con lesioni andavano trattate con il rito del lavoro - preferendo tirare dritto per la strada maestra della semplificazione di forme e tempi del processo civile da percorrere ad ogni costo. Analoghe considerazioni sarebbero spendibili anche per quanto riguarda il rito sommario di cognizione, che sebbene avversato da buona parte della dottrina processualcivilistica, nonché da utenti ed abituali frequentatori delle aule giudiziarie italiane, ciò nonostante, è stato ugualmente promosso dal legislatore della competitività non tanto per i meriti ottenuti sul campo quanto piuttosto per soddisfare una precisa finalità di politica del diritto. Sarà quindi il tempo ad avere l ultima parola per definire la bontà o meno delle più recenti scelte legislative che, specie negli ultimi anni, più volte hanno interessato il processo civile, ed il cui temporaneo punto d arrivo è oggi costituito dall essere 6 Il Giudice di pace 1/2012

5 Editoriale stata attuata la delega legislativa contenuta nell art. 54 della l. n. 69/2009 sulla semplificazione dei riti civili di cognizione. Ciò premesso, va in ogni caso dato atto al legislatore della semplificazione dei riti di aver tenuto in forte considerazione il ruolo attualmente ricoperto dall Ufficio del Giudice di pace, valendo quale ulteriore riconoscimento e presa d atto della dimensione raggiunta nel corso degli anni, certamente rilevante sul piano di assorbimento della mole del contenzioso civile, complice la previsione di materie di sua esclusiva competenza senza limiti di valore, e l elevazione della competenza per valore enunciata dal primo comma dell art. 7 c.p.c. riguardante le controversie relative a beni mobili ed al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e natanti. Ad evitare possibili situazioni di conflitto normativo, l art. 2 del d.lgs. n. 150/2011 recante disposizioni comuni alle controversie disciplinate dal rito del lavoro ha previsto espressamente che nelle controversie disciplinate dal Capo II, non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli artt. 413, 415, comma 7, 417, 417-bis, 420-bis, 421, comma 3, 425, 426, 427, 429, comma 3, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, comma 2, e 439 del c.p.c. La stessa norma prevede altresì che l ordinanza prevista dall art. 423, comma 2, c.p.c. può essere concessa su istanza di ciascuna parte, mentre l art. 431, comma 5, c.p.c. si applica alle sentenze di condanna a favore di ciascuna delle parti. Infine, salvo che sia diversamente disposto, i poteri istruttori previsti dall art. 421, comma 2, c.p.c. non vengono esercitati al di fuori dei limiti previsti dal codice civile. Ciò significa che alle controversie enunciate dal d.lgs. n. 150/2011, le norme sul processo del lavoro non si applicano tout court, bensì, - ricalcando l analogo metodo adoperato in passato dal legislatore per assoggettare al medesimo rito del lavoro le controversie di cui all art. 447-bis c.p.c. -, osservando il limite della compatibilità propria dello schema normativo adottato. Sempre, per quanto concerne i procedimenti di competenza del Giudice di pace, un punto importante della riforma è ravvisabile nel dimezzamento del termine per opporsi alle multe e sanzioni per infrazioni al cod. strada, che passa da 60 a 30 giorni (nel caso in cui il presunto contravventore risieda invece all estero il termine è di 60 giorni), decorrente dalla data di contestazione della violazione o notificazione del verbale di accertamento. Il suddetto dimezzamento dei termini, - che potrà avere conseguenze importanti in punto di inammissibilità dell opposizione per ritardo nella proposizione del ricorso (assecondando le intenzioni deflattive del legislatore) -, potrebbe in effetti assumere una funzione rilevante sotto il profilo della diminuzione dei fascicoli iscritti al ruolo dell Ufficio che supereranno il vaglio di ammissibilità. In realtà, tuttavia, ciò avverrebbe soltanto in un secondo momento, dopo che il giudicante adito abbia esaminato il ricorso, statuendo sul medesimo e sul regolamento delle spese di lite, perpetuando comunque un carico di attività per il sistema ed aggravando il già pesante carico di responsabilità per i difensori, per le ipotesi di accertata inammissibilità. A tal riguardo, il d.lgs. n. 150/2011, da un lato ha unificato i termini per proporre i ricorsi introduttivi delle controversie e quelli per l impugnazione dei provvedimenti e dall altro, ha introdotto una disciplina unitaria del procedimento, volto alla sospensione dell efficacia esecutiva dei medesimi provvedimenti oggetto di opposizione in tutti i giudizi aventi natura oppositoria. Va poi considerato l intervento riguardante le controversie in materia di espulsione dei cittadini di Stati che non sono membri dell Unione europea, disciplinate dall art. 18 del d.lgs. n. 150/2011 ed attribuite alla competenza del Giudice di pace del luogo in cui ha sede l autorità che ha disposto l espulsione, la cui disciplina previgente già contemplava la regola dell inappellabilità della sentenza di primo grado. La ragione del mantenimento di tale regola, secondo la ratio legis si potrebbe individuare nella necessità di rispettare la clausola di invarianza finanziaria, giacché è noto come le controversie in questione siano caratterizzate dall ammissione automatica di tutti i ricorrenti al patrocinio a spese dello Stato, e di conseguenza, l introduzione dell appello in tali controversie avrebbe generato un aumento di spesa privo di adeguata copertura finanziaria. In particolare, nella disciplina unitaria della sospensione dell efficacia esecutiva dei provvedimenti impugnati è prevista la possibilità del giudice di accogliere immediatamente l istanza di sospensione con decreto inaudita altera parte, da confermare poi nel contraddittorio tra le parti in causa, mentre risulta eliminato l obbligo di confermarlo entro 60 giorni dalla pronuncia del decreto. Il processo civile tra volontà di semplificazione e prassi applicativa È un provvedimento di notevole importanza. Così il Ministro della giustizia commentava il varo de- Il Giudice di pace 1/2012 7

6 Editoriale finitivo da parte del Consiglio dei Ministri del d.lgs. n. 150/2011 recante disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69. Si tratta di un provvedimento che dovrebbe portare ad una notevole velocizzazione dei procedimenti contemplati, con tutti i vantaggi che ne derivano anche sul piano economico, se è vero che proprio nella lentezza del processo civile pare risieda, secondo i dati della Banca d Italia, quasi un punto del PIL nazionale. In definitiva, la riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, che rientrano nell ambito della giurisdizione ordinaria, già regolati dalla legislazione speciale attraverso la loro riconduzione ad uno dei tre modelli previsti dal c.p.c. secondo le intenzioni del legislatore, vorrebbe significare un inversione nell evoluzione normativa che ha segnato gli ultimi decenni, caratterizzati dalla disorganica proliferazione dei riti processuali nel tentativo di assicurare una maggiore celerità dei giudizi. A ben vedere, da qui è maturata l esigenza - avvertita dal legislatore - di lanciare un chiaro segnale di discontinuità rispetto al passato, razionalizzando e semplificando la disciplina processuale delle controversie contenute nella legislazione speciale, a tal fine, rinviando ad un unico testo normativo complementare ed in sostanziale prosecuzione del libro IV del c.p.c. Ciò detto, non va però sottaciuto come le energie spese dal legislatore nel dar vita al decreto legislativo sulla riduzione e semplificazione dei riti non potranno da sole farsi carico della soluzione dell atavico male da cui è perennemente affetto il processo e con esso, l intera giustizia civile, dovendo essere necessariamente supportato da ulteriori interventi normativi volti ad incrementare sul piano della concretezza, l efficienza e razionalità dell intero sistema processuale, anche nell ottica di una efficiente e reale applicazione dell art. 111 della Cost. Il costante rischio di sovraffollamento dei ruoli e delle aule di udienza degli uffici dei giudici di pace, potrebbero rappresentare un valido parametro di riferimento, al fine di valutare i pericoli derivanti dal crescente dilatarsi della tempistica processuale normalmente occorrente per la risoluzione delle controversie, elevandola a giusta causa del possibile vanificarsi delle misure deflattive del contenzioso civile. È infatti chiaro come la drastica riduzione di riti e modelli processuali, unitamente alla massima semplificazione possibile delle forme, isolatamente considerate, non potranno fornire il risultato sperato, sia pure diluito nell arco di un accettabile orizzonte temporale di riduzione o contenimento del contenzioso civile, laddove tempestivamente alle suddette misure, non si uniscano altre, necessarie per realizzare davvero e compiutamente in ambito giudiziario la migliore e più efficiente ottimizzazione delle non certo illimitate risorse giuridiche. Il giudizio espresso dalla dottrina processualcivilistica è stato unanime nell affermare che quella compiuta dal legislatore è sicuramente una razionalizzazione positiva, ma che non risolve i problemi della giustizia civile, considerato che l intervento in parola concerne i soli procedimenti che non sono regolati dal c.p.c., restando esclusi gli altri procedimenti regolati dal codice di rito e le restanti norme processuali applicabili nei procedimenti in materia di famiglia, fallimentari, codice del consumo e proprietà industriale. Tirando le somme del discorso sin qui condotto, vedremo allora in seguito cosa ci riserverà l immediato futuro, e quindi, se le disposizioni contenute nel d.lgs. n. 150/2011 si riveleranno davvero un utile ed efficace strumento per la celere risoluzione delle controversie in esso contemplate, oppure soltanto una semplice chimera maturata nella fase terminale di un lungo cammino normativo, fermo restando che per risolvere davvero il tema della durata eccessiva del processo civile, forse potrebbe risultare decisivo spostare l attenzione dall incessante (e parcellizzato) stravolgimento delle regole alla riforma dell organizzazione della giustizia civile con particolare riferimento alla ottimizzazione delle risorse a disposizione degli uffici giudiziari. 8 Il Giudice di pace 1/2012

7 Normativa Sintesi L angolo normativo acuradiandrea Mario Busca Codice della strada RICORSO IN OPPOSIZIONE A SANZIONE PER INFRAZIONE AL CODICE STRADALE E OBBLIGO DI FORNIRE I DATI DEL CONDUCENTE Circolare del Ministero dell interno 5 settembre 2011, n (in Altalex, 12 settembre 2011) Con la Circolare in questione, il Ministero dell interno, ulteriormente intervenendo sul contenuto dell art bis, comma 2 del cod. stradale - e a conferma di quanto già dal medesimo stabilito con la precedente circolare 29 aprile 2011, n , ha chiarito che, laddove il soggetto destinatario di sanzione per la violazione di una norma prevista dal Codice stradale non provveda ad indicare le generalità del conducente del veicolo effettivo trasgressore, ma comunichi all organo di Polizia l avvenuta proposizione del ricorso, in tal caso non può configurarsi alcuna omissione di collaborazione. Infatti, l incardinamento della procedura di opposizione viene a costituire, di per sé, un giustificato e documentato motivo di omissione dell indicazione dei dati del soggetto che si trovava alla guida del veicolo al momento della violazione. Nella richiamata ipotesi, non è quindi consentito applicare le sanzioni dell art. 126-bis, comma 2, cod. strada, poiché il destinatario dell invito non può ritenersi obbligato a fornire i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali od amministrativi. SANZIONI AMMINISTRATIVE PER INFRAZIONI AL CODICE DELLA STRADA: ACCESSO TRAMITE POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA (PEC) AGLI ATTI DI ACCERTAMENTO Circolare del Ministero dell interno 2 settembre 2011, n (in Altalex, settembre 2011) Con l interessante (e, sotto determinati profili, innovativa) circolare in esame, il Ministero dell interno ha definitivamente consacrata la possibilità di richiedere agli organi di Polizia, tramite posta elettronica certificata (PEC), copia in formato pdf degli atti relativi ai sinistri stradali e agli illeciti amministrativi. In relazione alle modalità di attuazione della predetta richiesta, il Ministero dell interno ha precisato che non è prevista l imposta di bollo. Lo scopo (meritorio) del provvedimento ministeriale è quello di ottenere da entrambe le parti (cittadino e Uffici di Polizia) un notevole risparmio in termini di tempo, una riduzione dei costi senza compromettere la sicurezza e la garanzia di certificazione della spedizione, della consegna e del contenuto degli atti. Nella richiamata prospettiva, gli uffici e i reparti dipendenti, dopo avere ricevuta la richiesta tramite PEC, sono comunque chiamati a verificare sia la legittimazione del richiedente, sia l entità del sinistro, nel senso che deve essere preliminarmente accertata l eventuale rilevanza penale assunta dal sinistro stesso (mortale o con lesioni per le quali è stata sporta querela): in tale ipotesi, infatti, la circolare chiarisce che la richiesta dovrà essere corredata anche del nulla osta da parte dell Autorità Giudiziaria. Se la richiesta proviene da soggetti terzi rispetto all evento infortunistico (quali, ad es., avvocati, investigatori privati, ecc.), la stessa dovrà essere corredata da delega rilasciata dall interessato, nonché dalla copia di un documento d identità di quest ultimo. Sussistendo le condizioni di legge per il rilascio della copia degli atti, l Ufficio che custodisce il fascicolo del sinistro provvederà ad elaborare un file in formato pdf contenente gli atti scannerizzati, per l invio con PEC al soggetto richiedente. OPPOSIZIONE A SANZIONI AMMINISTRATIVE: DAL 6 OTTOBRE 2011 APPLICATO IL RITO DEL PROCESSO DEL LAVORO D.lgs. 18 settembre 2011, n. 150 (G.U. 21 settembre 2011, n. 220) A seguito di d.lgs. sul processo civile approvato dal Consiglio dei Ministri in data 18 settembre decreto legislativo adottato sulla base della delega contenuta nel primo comma dell art. 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69 -, con decorrenza dal 6 ottobre 2011, il giudizio di opposizione a sanzioni amministrative è assoggettato al rito lavoristico. Nelle intenzioni del nostro legislatore, l applicazione del rito speciale del lavoro al procedimento di opposizione si propone di procedere ad una riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione che rientrano nell ambito della legislazione ordinaria, e che sono regolati da differenti legislazioni speciali, succedutesi nel corso del tempo. Al di là del lodevole intento, si tratta di un sistema della cui effettiva utilità può - almeno parzialmente - dubitarsi sin d ora, posto che l introduzione del rito nel lavoro nella tipologia procedimentale scolpita dalla legge n. Il Giudice di pace 1/2012 9

8 Normativa Sintesi 689/1981 è destinata a modificare la fase - al momento collaudata e funzionante - della notifica all amministrazione convenuta. Infatti, nel procedimento vigente tale attività risulta demandata alla cancelleria dell ufficio del Giudice di pace davanti al quale viene proposta l opposizione, e comprende la comunicazione del ricorso, del provvedimento di fissazione dell udienza e l invito all Ente chiamato in giudizio a provvedere alla costituzione ed al deposito del la documentazione relativa agli atti dell accertamento ed alla notifica degli stessi. A tale proposito, infatti, va in primo luogo osservato che l assoggettamento dei procedimenti in questione al rito del lavoro, impone - al contrario - il preventivo accertamento sull intervenuta emissione del provvedimento, la successiva richiesta delle copie e la notificazione all Amministrazione, affidandone l incombente al difensore del ricorrente ma anche al cittadino che si determinasse all azione personale, in sede giudiziale, per la tutela del proprio diritto, per come acconsentito in materia ed espressamente richiamato all art. 11 del decreto. Sintomatico il trattamento economico della procedura che, seppur assoggettata al rito del lavoro (tradizionalmente esclusa da qualsiasi aggravio di spesa per le parti), viene però integrata con l espresso richiamo alle disposizioni di cui all articolo 10, comma 6-bis, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (rif. punto 6 dell art. 16 del richiamato d.l.), che impone il pagamento del contributo unificato per i giudizi di cui alla l. 689/1981, riproponendo la più recente addenda apportata dalla Legge finanziaria del 2010, che ha esteso analogo obbligo anche le opposizioni a sanzioni amministrative. Tra le numerose novità introdotte dagli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 150/2011, meritano particolare attenzione le direttive contenute nell art. 7, comma 3, per i risvolti operativi che le stesse vengono a concretamente porre sin dalla entrata in vigore del citato d.l. Il comma in questione, infatti, prevede che il ricorso al Giudice di pace è proposto, a pena di inammissibilità, entro 30 giorni dalla data di contestazione della violazione o di notificazione del verbale di accertamento, ovvero entro 60 giorni se il ricorrente risiede all estero, e può essere depositato anche a mezzo del servizio postale. Pertanto, per tutte le violazioni accertate successivamente alla data del 6 ottobre 2011, le modalità di proposizione del ricorso al Giudice di pace, così come previsto dall articolo 204-bis del cod. strada, dovranno essere modificate alla luce della novella normativa, dovendo indicare quale termine utile ai fini della presentazione del ricorso quello di 30 giorni, in luogo del termine più lungo di 60 giorni come previsto dalla disciplina pre-novella. Per il ricorso in via amministrativa al Prefetto - previsto come alternativo rispetto a quello giurisdizionale innanzi al Giudice di pace - il termine di presentazione è quello di 60 giorni. Invero, pare opportuno rilevare che, nella consapevolezza delle possibili discrasie conseguenti al passaggio dalla precedente disciplina, così come scolpita nella l. n. 689/1981, a quella attuale così come dettata dal d.l. n. 150/2011, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con circolare 2 novembre 2011, n. 28 (in altalex) - emanata in merito alle disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione -, con specifico riferimento alle controversie previste negli artt. 22 e 23 della l. n. 689/1981 ha fornito espresse e puntuali indicazioni riguardanti: a) le fasi processuali, b) la richiesta di sospensione dell efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, c) le modalità di costituzione in giudizio dell Amministrazione, d) il regime delle decadenze e, da ultimo, d) i mezzi di impugnazione. Per quanto riguarda le fasi processuali, la disciplina previgente non ha subito variazioni significative - sicché la stessa rimane sostanzialmente applicabile -, fatta salva la ridisegnazione del termine previsto tra la data di notificazione del ricorso e del decreto giudiziale di comparizione, e quella dell udienza, che originariamente (art. 23, comma 3, l. n. 689/81) era determinato in 90 giorni, mentre ora il predetto termine è stato ridotto a 30 giorni. Si tratta, comunque, di termine avente natura dilatoria, e non perentoria, sicché l eventuale inosservanza del medesimo non induce alcun profilo di nullità o illegittimità. In ordine alla sospensione dell efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, la circolare in esame specifica che il provvedimento inibitorio può essere concesso dal Giudice con ordinanza non impugnabile nei soli casi in cui sia stata espressamente richiesta dall opponente, e nel contraddittorio delle parti; ulteriore presupposto indispensabili ai fini del riconoscimento della sospensiva è rappresentato dalle gravi e circostanziate ragioni delle quali il giudicante deve dare esplicitamente conto nella motivazione del provvedimento sospensivo. In ordine alle modalità di costituzione in giudizio dell amministrazione, l art. 6, comma 9, d.lgs. n. 150/ riproponendo la disciplina già prevista dalla l. n. 689/81 - consente all Autorità che ha emesso l ordinanza ingiunzione (n.d.e.: e, più in generale, il provvedimento che si intende impugnare) di stare in giudizio personalmente, e di avvalersi all uopo di un funzionario appositamente delegato, mentre, per quanto concerne il regime delle decadenze, l Amministrazione convenuta in giudizio è soggetta alle preclusioni previste dall art. 416 c.p.c., per il quale nella memoria difensiva - la quale deve essere depositata almeno dieci giorni prima dell udienza - devono essere proposte, a pena di decadenza, tutte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d ufficio, le proprie difese in fatto e in diritto, nonché devono essere indicati i mezzi di prova e i documenti da depositare. Da ultimo, per quanto attiene ai mezzi di impugnazione, la circolare chiarisce che la sentenza con la quale il giudizio di opposizione a sanzione amministrativa viene definito (in rito o in merito) è assoggettata agli ordinari mezzi di impugnazione. MODIFICHE AL CODICE DELLA STRADA Legge 12 novembre 2011, n Legge di stabilità 2012, ex legge finanziaria (G.U. 14 novembre 2011, n. 265) Con decorrenza dal primo gennaio 2012 i dispositivi automatici per il controllo della velocità (autovelox e tutor), 10 Il Giudice di pace 1/2012

9 Normativa Sintesi o del traffico, forniranno alle forze dell ordine anche altre informazioni utili, le quali consentiranno agli operanti di individuare - e conseguentemente sanzionare - i veicoli che si trovino a circolare pur in assenza della copertura assicurativa di legge. È quanto stabilito dalla legge 12 novembre 2011, n. 183 (cd. Legge di stabilità), la quale prevede che, dal prossimo anno, i dati e le targhe rilevati dai dispositivi automatici in dotazione agli agenti accertatori verranno incrociati con i data base delle compagnie assicurative, e la fotografia scattata da tali dispositivi varrà come mezzo di prova; ciò - nelle intenzioni del nostro legislatore - dovrebbe consentire alle forze dell ordine di invitare il proprietario del mezzo ad esibire il tagliando dell assicurazione, oppure ad infliggergli le sanzioni già previste per chi viaggia sprovvisto di polizza RC Auto. Nello specifico, il richiamato provvedimento legislativo ha modificato l art. 193 del cod. strada, la riformulazione del quale prevede ora tre nuovi commi, il 4-ter, il 4-quater,e il 4 quinquies. L art. 193, comma 4-ter del cod. strada - così come attualmente modificato - è focalizzato sulle modalità di accertamento della mancanza di copertura assicurativa obbligatoria del veicolo, il quale può essere effettuato anche mediante il raffronto dei dati relativi alle polizze emesse dalle imprese assicuratrici con quelli provenienti dai dispositivi o apparecchiature di cui alle lettere e), f) e g) del comma 1-bis dell art. 201, omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico e gestiti direttamente dagli organi di Polizia Stradale ; il comma 4-quater, specificando il contenuto del comma precedente, precisa che qualora, in base alle risultanze del raffronto dei dati, risulti che al momento del rilevamento un veicolo munito di targa di immatricolazione sia sprovvisto della copertura assicurativa obbligatoria, l organo di polizia procedente invita il proprietario o altro soggetto obbligato in solido a produrre il certificato di assicurazione obbligatoria, ai sensi e per gli effetti dell articolo 180, comma 8. Infine, il comma 4-quinquies viene a chiarire che la documentazione fotografica prodotta dai dispositivi o apparecchiature elettroniche costituisce atto di accertamento, ai sensi e per gli effetti dell articolo 13 della legge 24 novembre 1981, numero 689, in ordine alla circostanza che al momento del rilevamento un determinato veicolo, munito di targa di immatricolazione, stava circolando sulla strada. Magistratura onoraria ELABORAZIONE DEL CODICE DISCIPLINARE DEI GIUDICI DI PACE Delibera CSM 14 settembre 2011 Con delibera assunta nella seduta tenutasi in data 14 settembre 2011 il Consiglio Superiore della Magistratura, dopo avere preso atto della crescente considerazione del ruolo della magistratura onoraria nel sistema della amministrazione della giustizia, ha elaborato un codice deontologico della magistratura di pace, nel quale sono stati fissati i doveri cui i Giudici di pace sono soggetti. In particolare, la delibera consiliare in esame, sulla scorta di quanto stabilito dall art. 10 della l. n. 374/1991 (istitutiva della magistratura di Pace) - il quale prevede che I giudici di pace sono soggetti ai doveri previsti per i magistrati ordinari -, si propone di uniformare la disciplina per i giudici di pace a quella prevista per i magistrati professionali, ed in tale ottica assume ad elemento fondamentale il dovere, per i Giudici di pace, di svolgere le proprie funzioni in posizione di assoluta indipendenza e autonomia, nel rispetto della imparzialità e del ruolo di terzietà richiesto dalla funzione giurisdizionale. Al riguardo, infatti, la delibera de qua - normativa secondaria rispetto a quella scolpita nella richiamata l. n. 374/ 1991, in quanto integrativa di quest ultima -, viene a precisare che i giudici di pace devono esercitare le funzioni loro attribuite con imparzialità, diligenza, laboriosità, correttezza, riserbo ed equilibrio, nel rispetto della dignità della persona nell esercizio delle funzioni, analogamente a quanto previsto per la magistratura ordinaria dal primo comma dell art. 1 del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, rubricato i Doveri del magistrato. Sotto tale profilo, la delibera consiliare chiarisce il contenuto dei richiamati doveri, precisando che per imparzialità deve intendersi la capacità del giudicante di mantenersi estraneo ad interessi di parte, e di valutare la fattispecie rimessa alla sua valutazione con obiettività, equanimità, neutralità, equidistanza, ed assenza di pregiudizi. Nell ambito dell imparzialità così come sopra intesa, rientra il dovere di svolgere le funzioni in posizione di assoluta indipendenza ed autonomia, nel rispetto delle quali il Giudice di pace ha dovere di astenersi, oltre che nei casi previsti dalla legge, ogni qualvolta abbia avuto o abbia rapporti di lavoro autonomo o di collaborazione con una delle parti. Il concetto di diligenza, per il CSM, si estende a ricomprendere tutte quelle qualità che, nell esecuzione tecnica della attività giurisdizionale, si estrinsecano nella assiduità, precisione, solerzia e scrupolo, mentre per laboriosità si deve intendere la diligenza nell adempimento di funzioni giudiziarie, cioè l impegno lavorativo e la solerzia di atti dovuti e il mantenimento di un adeguato livello di produttività. Quanto al dovere di correttezza, quest ultima qualifica la capacità del Giudice di pace di attenersi ad una condotta rispettosa, da un lato, delle regole sottese ai rapporti d ufficio con i colleghi, e dall altro lato delle regole di equilibrio e di trasparenza nell esercizio dell attività giudiziaria, nonché del rispetto della dignità del cittadino e dei diritti che a quest ultimo competono, anche (e soprattutto) per quanto attiene all obbligo motivazionale dei provvedimenti giurisdizionali. Quanto ai doveri di riserbo e di equilibrio, la delibera del CSM chiarisce che, per riserbo, si deve intendere la discrezione e la prudenza non solo nell esprimere ma anche nel far percepire i propri sentimenti e le Il Giudice di pace 1/

10 Normativa Sintesi proprie opinioni, sicché si possa dubitare delle doti di indipendenza e di imparzialità, danneggiando la considerazione di cui il magistrato deve godere presso la pubblica opinione, laddove per equilibrio si intende l esercizio della funzione condotto con moderazione, libero da determinazioni di tipo ideologico, politico o religioso. Va inoltre precisato, nella nuova normativa, che i Giudici di pace, anche fuori dall esercizio delle proprie funzioni, debbono evitare ogni comportamento che comprometta la credibilità, il prestigio e il decoro personale o il prestigio dell istituzione giudiziaria. SCIOPERO DI CATEGORIA Comunicato U.NA.GI.PA. 10 novembre Astensione dalle udienze (in Altalex, 10 novembre 2011) A proposito di diritti rivendicati dalla magistratura di pace, l U.NA.GI.PA., con proprio comunicato del 10 novembre 2011, ha indetto lo sciopero nazionale dei Giudici di pace dal 21 novembre al 2 dicembre 2011, per la durata massima consentita dal Codice di autoregolamentazione e con riferimento a tutte le attività dei Giudici di pace (udienze civili e penali, decreti ingiuntivi, fissazioni udienze per sanzioni amministrative e tutti i provvedimenti riguardanti gli immigrati clandestini). È interessante cogliere le motivazioni - del tutto condivisibili - che il comunicato in esame ha posto a base dello sciopero, poiché viene rilevato che (testualmente) senza la normalizzazione e la legalizzazione della condizione della magistratura di pace, con 700 giudici di pace già in scadenza definitiva del mandato il 31 dicembre prossimo, ed i restanti 1600 giudici di pace in scadenza nei successivi 2 anni, si arriverà nei prossimi mesi alla completa paralisi degli uffici ed all impossibilità di garantire l assolvimento dei compiti istituzionali, con particolare riferimento alla inesigibilità delle espulsioni ed alla improcedibilità dei reati di immigrazione clandestina, con gravissime ripercussioni sull ordine pubblico per l intero Paese e sulla sicurezza dei cittadini. Questa nuova protesta della magistratura di pace, invero, si è inserita nel solco di pregresse astensioni, caratterizzate volta per volta da una più o meno massiccia adesione da parte degli interessati, in relazione alle quali sono state reiteratamente denunciate sia la situazione di precarietà e di grave illegalità del trattamento giuridico-economico della categoria (che ha richiesto - e richiede - la rinnovabilità dei mandati fino a 75 anni e le tutele previdenziali, retributive e ordinamentali previste dalla Costituzione), sia le gravissime disfunzioni degli uffici del Giudice di pace, le quali sono concretamente determinate dalla insufficienza del personale amministrativo in servizio, nonché dalla irrazionale distribuzione dei giudici sul territorio, con enormi differenze dei carichi di lavoro da ufficio a ufficio. Ma l elemento di novità di questa rinnovata astensione proclamata dalla magistratura di pace deve rinvenirsi nei profili di ritenuta illegittimità del D.P.R. 24 agosto 2011 (pubblicato sulla G.U. del 2 novembre 2011, n. 255), disciplinante, su richiesta dell ex Ministro di grazia e giustizia Nitto Palma, la Rideterminazione delle piante organiche del personale della magistratura onoraria addetto agli uffici del giudice di pace, per la copertura dei posti vacanti in tutte le 846 sedi attuali del Giudice di pace. Al riguardo, infatti, si è osservato che il contestato provvedimento si porrebbe in aperta violazione della delega ricevuta dal Parlamento, con l articolo 1, comma 2, lettere b) e l), della legge del 14 settembre 2011, n. 148, la quale prevede la riduzione degli uffici del giudice di pace dislocati in sede diversa da quella circondariale, da operare tenendo in specifico conto, in coerenza con i criteri di cui alla lettera b), dell analisi dei costi rispetto ai carichi di lavoro. La rilevanza dell astensione in commento, del resto, viene avvalorata dalla percentuale di adesioni (oltre il 90% del Giudici di pace) che la stessa U.NA.GI.PA, con proprio comunicato del 21 novembre 2011, ha definito senza precedenti, con punte di partecipazione sino al 100% in numerose sedi dislocate su tutto il territorio nazionale, ed una partecipazione compatta in tutte le Regioni d Italia; in tale contesto, si inserisce e motiva, altresì, la richiesta di incontro urgente che proprio l U.NA.GI.PA ha richiesto al nuovo Ministro della giustizia Paola Severino ai fini non solo di una valutazione di immediata revoca dei provvedimenti assunti dal precedente Ministro, ma anche di un concreto progetto di riforma della magistratura di pace. A tale proposito, e per completezza informativa, va precisato che - con proprio comunicato del 30 novembre l U.NA.GI.PA ha deciso la sospensione del proclamato sciopero sulla scorta della assicurazione, da parte, del nuovo Ministro della giustizia Paola Severino, che le richieste come sopra prospettate saranno esaminate con attenzione, essendosi riservato il Ministro stesso di convocare in tempi brevi le Associazioni di categoria, una volta acquisito il quadro completo della situazione. Pur astenendosi dal commentare la deliberazione di sospensione dello sciopero - semplicemente motivata, come leggesi nel comunicato 30 novembre 2011, per l attesa della convocazione urgente delle rappresentanze di categoria da parte del Ministro, ma senza certezza alcuna della predetta convocazione -, chi scrive ritiene comunque auspicabile che il radicale mutamento dell atteggiamento politico nei confronti della Magistratura di Pace, così come ravvisato dall U.NA.GI.PA., si traduca in realtà concreta, e non rimanga ancora una volta ancorato al limbo delle mere dichiarazioni di intento. Infatti, soltanto una completa valorizzazione giuridica della magistratura onoraria - i meriti della quale, del resto, risultano implicitamente riconosciuti dalle competenze tecniche alla stessa demandata (si pensi, tra tutte, alla cognizione del reato di clandestinità, nonché alla competenza in materia di opposizione ai decreti di espulsione in sede amministrativa), potrebbe consentire al sistema giustizia di uscire dal grave impasse in cui lo stesso viene attualmente a trovarsi. 12 Il Giudice di pace 1/2012

11 Il passeggero che apre lo sportello non risponde dei danni al motociclista in sorpasso vietato Cassazione civile, sez. III, 27 giugno 2011, n Pres. Petti - Rel. D Amico Il trasportato di un veicolo che apra lo sportello ed inavvertitamente provochi la caduta di un motociclista - il quale, approfittando delle auto ferme in fila, stava superando a destra - non dovrà in alcun modo risarcire i danni causati al centauro gravemente in colpa per aver eseguito un sorpasso vietato, mentre il passeggero non ha un dovere di tener conto dell altrui comportamento in violazione di norme di legge (nella fattispecie, il passeggero di un camper fermo al semaforo aveva aperto lo sportello senza accorgersi dell arrivo di una moto che stava superando la colonna dei mezzi da destra).... Omissis... Motivi della decisione Con il primo motivo del ricorso parte ricorrente denuncia «Falsa applicazione dell art. 148 cod. strada». Sostiene R. che la decisione del Tribunale appare meritevole di censura in riferimento all applicazione della disposizione di cui all art. 148 cod. strada la quale disciplina la cd. manovra di sorpasso: il suo comportamento non costituì infatti un «sorpasso» in senso tecnico, bensì un «superamento» di auto ferme al semaforo. Il motivo non può essere accolto. A seguito di un accertamento di fatto l impugnata sentenza ha infatti ritenuto che R. ha posto in essere un vero e proprio sorpasso tenendo un comportamento colpevole, mentre nessun rimprovero può essere rivolto alla passeggera del camper per aver aperto lo sportello nella convinzione che nessun veicolo potesse provenire da destra. Con il secondo motivo del ricorso si denuncia «violazione dell art. 157 cod. strada, comma 7» sostenendo che chiunque apra la portiera di un veicolo ha l obbligo di assicurarsi preventivamente di poter compiere liberamente tale manovra, in modo tale che dalla stessa non possa derivare un pericolo per gli altri utenti della strada. Il motivo deve essere rigettato. L impugnata sentenza, con indagine di fatto, ha ritenuto che, in relazione al sinistro per cui è causa nessun rimprovero può muoversi al soggetto che ha aperto lo sportello sul lato destro del veicolo, non potendo configurarsi in capo a quest ultimo un dovere di tener conto dell altrui comportamento in violazione di norme di legge.... Omissis... Il commento di Marco Mancini Il Supremo Collegio ha affermato il principio secondo cui il trasportato, che apra lo sportello del veicolo fermo e provochi la caduta di una moto in sorpasso vietato a destra, non deve risarcire l imprudente motociclista perché non ha il dovere di prevedere l imprudenza di quest ultimo. Ne consegue che la responsabilità del sinistro va addebitata alla esclusiva condotta colposa del motociclista che ha tenuto un comportamento idoneo di per sé a superare la presunzione di pari responsabilità ex art. 2054, comma 2 c.c. Il caso I fatti oggetto della controversia possono essere così descritti: il passeggero di un camper fermo in colonna al semaforo apre la portiera anteriore destra senza accorgersi dell arrivo di una moto che stava superando a destra i mezzi in fila. Il motociclista decide di convenire in giudizio il proprietario e conducente del camper - oltre all ufficio preposto a fornire la garanzia assicurativa (trattandosi di veicolo danneggiante con targa straniera) - per ottenere la condanna in solido al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti. Il Giudice di pace di Viareggio, in esito alle prove Il Giudice di pace 1/

12 raccolte, afferma la esclusiva responsabilità del proprietario e conducente del camper per l apertura della portiera. Il Tribunale di Lucca, a seguito di gravame, ribalta l orientamento del giudice onorario, affermando l esclusiva responsabilità del centauro. Le ragioni della decisione possono così riassumersi: a prescindere dalla rilevanza dell apertura dello sportello da parte del passeggero del veicolo, la condotta del motociclista era gravemente imprudente perché aveva sorpassato a destra il camper fermo. In conclusione, quindi, il magistrato togato ritenendo sussistere la esclusiva colpa del motociclista, assolve il conducente del camper dalla pretesa di risarcimento danni. I giudici di legittimità confermano la decisione del Tribunale, affermando: a) l esclusiva responsabilità del motociclista che, superando a destra le auto incolonnate al semaforo, aveva posto in essere un vero e proprio sorpasso vietato ai sensi dell art. 148 cod. strada; b) la non rimproverabilità del passeggero del camper per l apertura dello sportello del veicolo (ex art. 157 cod. strada), non potendo configurarsi il dovere di tener conto dell altrui comportamento in violazione di norme di legge. Il decisum della Corte di Cassazione La sentenza in commento - che si pone in difformità rispetto ad altre pronunce (1) - si segnala per l affermazione del seguente principio: «in caso di danno provocato ad un motociclista in sorpasso a destra, il trasportato che, viaggiando su di un autovettura ferma o incolonnata, abbia aperto lo sportello senza prestare la dovuta attenzione, non è responsabile dei danni subiti dall altro conducente in sorpasso a destra». Tale impostazione offre lo spunto per una serie di riflessioni. Se, come implicitamente conferma la sentenza in esame, il sorpasso a destra da parte del motociclista fornisce la prova idonea a vincere la presunzione di pari responsabilità ex art. 2054, comma 2 c.c. (2), allora dovrebbe ritenersi esclusa tout court la possibilità di un concorso colposo del passeggero o del conducente che apra incautamente o improvvisamente lo sportello dell auto. È opportuno pertanto focalizzare l attenzione dell interprete sul tema indicato, attraverso l analisi dei precedenti giurisprudenziali in materia, al fine di valutare eventuali criticità della decisione. I precedenti giurisprudenziali Dalla casistica giurisprudenziale emergono una serie di ipotesi che dimostrano come non sia affatto scontato chi debba rispondere del danno cagionato a terzi dall apertura improvvisa dello sportello. Infatti, la responsabilità del sinistro è stata addebitata: - al conducente del veicolo che, prima di aprire lo sportello, ha l obbligo di assicurarsi preventivamente della possibilità di compiere liberamente la manovra secondo il principio sancito dall art. 157, comma 7, cod. strada. Da tale condotta vietata consegue il superamento della presunzione di pari responsabilità ex art. 2054, comma 2, c.c. (3); al trasportato del veicolo, quale unico autore dell atto ex art c.c. (4); al trasportato, che abbia aperto lo sportello senza prestare la dovuta attenzione ex art c.c., in solido con il proprietario e/o conducente del veicolo fermo o incolonnato, per la presunzione stabilita dall art c.c., atteso che nell ampio concetto di circolazione stradale deve ritenersi compresa anche la situazione di arresto o di sosta di un veicolo su strada o area pubblica di pertinenza della stessa (5). Note: (1) Cass., sez. III, 6 giugno 2002, n. 8216, ove invece è stata affermata la responsabilità esclusiva di chi aveva aperto imprudentemente lo sportello dell auto, escludendo qualsiasi tipo di apporto causale nell incidente da parte del conducente urtato dall apertura dello sportello. In altra pronuncia, conforme alla sentenza in commento (Cass., sez. III, 29 febbraio 2008, n. 5505, in Arch. giur. circolaz., 2008, 7-8, 637), la responsabilità è stata imputata al conducente dell autovettura in sorpasso, il quale avrebbe dovuto accertarsi che detta manovra potesse avvenire senza alcun pericolo, tenendo conto anche dell eventuale apertura dello sportello dell auto da sorpassare. (2) Si noti che rientra tra i principi informatori della materia, ai quali è tenuto ad uniformarsi il Giudice di pace nel giudizio di equità, quello di cui al disposto dell art. 2054, comma 2, c.c. (cfr Cass., sez. III, 29 settembre 2011, n ). (3) Giud. pace Milano, 7 aprile 1998, in Arch. giur.circolaz., 1999, 1012; Pret. Catania, 22 aprile 1993, in Arch. giur. circolaz., 1993, 553; cfr anche Trib. Perugia, 15 luglio 1995, in Rass. giur. Umbra, 1996, 70, nota Iannotti, in cui si è anche precisato che risponde il conducente dell autoveicolo ex art 2054, comma 1, c.c. anche se l apertura dello sportello avviene ad opera di una persona trasportata. (4) Trib. Roma, 7 giugno 1982, in Riv. giur. circol. trasp., 1983, 768 (nota), secondo cui i danni conseguenti all improvvisa apertura della portiera di un autovettura, ad opera di un soggetto adulto trasportato, non sono imputabili al conducente a titolo di responsabilità presunta ex art c.c. (5) Cass., 6 giugno 2002, n. 8216, in Diritto e Giustizia, 2002, f. 27, richiamata anche da SS.UU. n /2007 nonché Cass., sez. III, 24 luglio 1987, n. 6445, in Mass. giur. It., 1987; RGCT, 1988, 100; Cass., sez. III, 17 novembre 1984, n. 5857, in Mass. Giur. It., 1984; ancora Cass., sez. III, 22 dicembre 1977, n. 5703, in Riv. giur. Circolaz. e Trasp., 1978, 320. Di recente, nella giurisprudenza di merito, cfr Trib Palermo, sez. III, 30 agosto 2011 secondo cui Il terzo, trasportato a bordo dell autovettura ferma o in sosta su una pubblica via, risponde per i danni e per le lesioni personali provocate al motociclista sopraggiungente, laddove (segue) 14 Il Giudice di pace 1/2012

13 Considerazioni critiche In tema di responsabilità civile per danni da circolazione di veicoli di cui all art c.c., la Corte di Cassazione ha precisato che l accertamento della colpa, sia pure grave, di uno dei conducenti non esonera l altro dall onere di provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno, osservando le norme sulla circolazione stradale ed i normali precetti della prudenza al fine di escludere la configurazione del concorso di colpa a suo carico (6). Quindi, il Giudice che abbia accertato la colpa di uno dei conducenti deve anche verificare il comportamento dell altro, al fine di stabilire se il sinistro sia dovuto o meno al comportamento colposo esclusivo di uno solo dei conducenti e se l altro conducente si sia o meno esattamente uniformato alle norme della circolazione ed alle regole della comune prudenza, prime fra tutte rispetto a quelle del cod. strada, tra le quali il divieto di eseguire il sorpasso a destra e l obbligo di fare attenzione nell aprire lo sportello. Nella fattispecie, da un lato, la Cassazione ha ritenuto che il sorpasso a destra da parte di un motociclista - anche se i danni si siano prodotti in conseguenza dell improvvisa apertura dello sportello da parte del passeggero del veicolo antagonista - costituisca un comportamento colposo talmente grave da determinare una presunzione de facto di negligenza, a sua volta escludendo la presunzione di corresponsabilità ex art 2054, comma 2, c.c. In effetti, il sorpasso a destra indubbiamente costituisce una condotta gravemente colposa, tanto è vero che «l art. 148, comma 11, cod. strada punisce il sorpasso dei veicoli fermi o in lento movimento, ogni qual volta esso comporti l invasione della carreggiata destinata al senso opposto di marcia, sia nell ipotesi che i veicoli oggetto del sorpasso si trovino in prossimità di un passaggio a livello, ai semafori, sia che essi siano costretti alla sosta o ad una marcia lenta per altre cause di congestione della circolazione» (7). Per converso, la Suprema Corte ha accertato che il passeggero si era uniformato alle norme della circolazione e di comune prudenza, escludendo che sussistesse, anche in concreto, un dovere di prevedere la condotta del ciclomotore che sorpassava a destra. Il punto è di fondamentale importanza. Occorre rammentare che le regole del cod. strada, tra cui quella che pone l obbligo di fare attenzione nell aprire lo sportello, impongono di attivarsi per prevenire l altrui imprudenza e cioè le altrui scorrettezze in qualche modo prevedibili (8). Ed è indiscutibile che l imprudenza altrui rientri nell ordinaria prevedibilità. Tuttavia, la Cassazione sembra affermare l idea che, mentre per il conducente di un veicolo fermo al semaforo è imprevedibile, e quindi costituisce evento inevitabile, il sopraggiungere di una moto che sorpassa sulla destra, invece per il motociclista in sorpasso a destra sia assolutamente prevedibile che l altro veicolo antagonista possa aprire anche incautamente lo sportello. Note: (segue nota 5) il primo abbia aperto lo sportello della vettura senza prestare la dovuta attenzione. In capo al terzo trasportato si configura, difatti, la responsabilità ai sensi dell art c.c.; essa concorre con quella del proprietario e del conducente del veicolo per la presunzione di responsabilità di cui all art c.c. dovendo ritenersi compresa, nell ampio concetto di circolazione, anche la situazione di arresto o di sosta di un veicolo su una pubblica via e su una pubblica area di pertinenza della stessa ; Cfr anche Giud. pace Bari, 26 marzo 2009, n 12390, in Giurisprudenza barese.it, 2009, secondo cui nella collisione tra un autovettura ferma per far scendere un passeggero e un ciclomotore in sorpasso dalla destra di essa, il sinistro è causato a seguito di violazione del cod. strada da parte di entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti. Pur tuttavia, la responsabilità dell evento dannoso, ex art. 2054, comma 2, c.c., si addebita nella misura del 70% a carico del conducente il ciclomotore stesso, stante sicuramente una velocità non consona alla strada percorsa ed alla proibita manovra di sorpasso da destra, ponendo il restante 30% in capo al conducente dell auto, che non ha prestato la dovuta attenzione nel fare scendere il passeggero dalla sua vettura. (6) Cass. n 12692/1998; Cass., sez. VI, 12 aprile 2011, n. 840; Cass., sez. III, 7 giugno 2011, n (7) Cass., sez. II, 5 febbraio 2007, n Risponde a principio consolidato in giurisprudenza che il sorpasso costituisce una manovra pericolosa e complessa, stante i rischi che comporta in relazione alla possibilità di scontri stradali, sicché esso deve essere effettuato solamente con estrema cautela e in presenza di condizioni di assoluta sicurezza (Cass., 18 giugno 1958, n 2100). Non soltanto, quindi, con l uso delle prescritte segnalazioni, ma in condizioni di via libera, e mai a distanza ravvicinata dal veicolo che procede innanzi, ovvero con irregolare sopravanzamento sulla destra (Cass., 27 maggio 1964, n 1307). Siffatte condizioni di assoluta sicurezza non possono ad esempio considerarsi sussistenti allorché un autoveicolo, eseguito un sorpasso mentre la strada trovasi ad un certo punto ostruita nella sua direzione di marcia, debba immediatamente spostarsi sulla destra, invadendo la mezzeria stradale del sopraggiungente veicolo sorpassato, a cosi breve distanza da esso da rendere inevitabile la collisione delle due vetture (Cass., n. 1307/1964 cit.). Ovvero quando il conducente, prima di decidersi al sorpasso, non abbia la certezza che il veicolo da sorpassare non taglierà la strada (Cass. n. 2100/1958 cit). Nell accingersi ad un sorpasso il conducente di un veicolo deve non solo attivare la propria attenzione, ma altresì constatare che vi sia spazio libero sufficiente perché esso possa avvenire senza alcun pericolo, potendo essere cioè effettuato anche con la messa in atto di manovre di emergenza che dovessero rendersi necessarie, essendo invero tenuto a soprassedere laddove, in relazione alla particolari circostanze del caso concreto, non abbia la certezza della sussistenza di spazio sufficiente ad escludere ogni possibilità di collisione (cfr. Cass., 9 dicembre 1986, n. 7748). Quanto alle distanze di sicurezza da mantenersi rispetto ai veicoli che si intendono sorpassare, in assenza di previsione normativa di una misura fissa in proposito spetta in genere al giudice valutarne, di volta in volta, la congruità, in relazione alle circostanze del caso concreto (cfr. Cass., 28 febbraio 1983, n. 1510). (8) App. Roma, sez. III, 19 maggio Il Giudice di pace 1/

14 Per la verità, non è possibile analizzare specificamente se la manovra di apertura dello sportello del camper fosse o meno prevedibile per il conducente in sorpasso, non essendo riportate nella decisione in commento le risultanze istruttorie che il Giudice di primo e secondo grado hanno utilizzato (né comunque tale apprezzamento di fatto, come ci ricorda la Suprema Corte, è censurabile in sede di legittimità se, come nella specie, congruamente motivato). In ogni caso, va detto che anche l apertura dello sportello a destra deve essere effettuata in modo tale da non originare pericoli per la sicurezza degli altri utenti della strada. Tale norma di condotta è espressamente prevista, e sanzionata, dall art. 157 cod. strada secondo cui «è fatto divieto a chiunque di aprire le porte di un veicolo, di discendere dallo stesso, nonché di lasciare aperte le porte, senza essersi assicurato che non costituisca pericolo o intralcio per gli altri utenti della strada». Quindi, il conducente di un veicolo fermo, prima di aprire lo sportello ha l obbligo di assicurarsi preventivamente della possibilità di compiere liberamente la manovra. Appare quindi dubitabile nella realtà dei fatti, ancor prima che per loro rilevanza giuridica, che il trasportato non possa essere rimproverato, almeno in parte, per aver aperto improvvisamente lo sportello. In tali casi, non si comprende perché il trasportato, che abbia deciso di aprire lo sportello, possa essere esonerato da una corresponsabilità, in quanto anche lui (come il conducente) è tenuto a vegliare costantemente su ogni manovra pericolosa da parte degli altri conducenti. Non può pertanto escludersi che, sulla base di contingenze particolari, da valutare di volta in volta, possa ritenersi sussistere un concorso di colpa ex art. 2054, comma 2, c.c. anche nella condotta del passeggero che apre la portiera dell auto. Conclusioni Dalla lettura della sentenza in commento, si ha l impressione che alla base dell intento dei supremi giudici vi sia l esigenza di non gravare i consociati dell onere di prevedere le altrui violazioni nel particolare settore della circolazione stradale. L idea sembra quella di riconoscere particolare rilievo alla tutela dell affidamento, e cioè all aspettativa generalizzata di rispetto delle norme da parte degli altri compartecipi al traffico stradale, allo scopo di garantire l utilità sociale (altrimenti l obbligo di adottare cautele per prevenzione dell altrui negligenza ostacolerebbe o addirittura porterebbe alla paralisi attività socialmente utili) e logico-giuridica (risulta, infatti, assolutamente ragionevole che l ordinamento si basi sulla presunzione che i consociati rispettino i precetti giuridici). In tale contesto, la sentenza che si annota, anche se non dissipa ogni dubbio, ha il pregio di aver innovato ed il merito di aver individuato per gli operatori del diritto una nuova strada, a cui andrebbe auspicabilmente prestata in futuro crescente attenzione. Competenza esclusiva del Giudice di pace in base all abrogato art. 22-bis l. n. 689/1981 Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 20 giugno 2011, n Pres. Settimj - Rel. Carrato - P.D. c. Equitalia Pragma S.p.A. Al Giudice di pace è attribuita la competenza funzionale, generale ed esclusiva ai sensi dell art. 22-bis, commi primo e terzo, lettera c), della legge n. 689 del 1981, in ordine alle sanzioni amministrative in materia di assegni bancari e di violazioni del codice della strada.... Omissis... Rilevato in fatto che il consigliere designato ha depositato, in data 10 febbraio 2011, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell art. 380-bis c.p.c.: P.D. proponeva opposizione (al di fuori dei casi concretanti una domanda ex artt. 615 o 617 c.p.c.) dinanzi al Tribunale di Pescara avverso 16 Il Giudice di pace 1/2012

15 una cartella di pagamento emessa dall Equitalia Pragma s.p.a. dell importo di E ,16 per la violazione di cui alla l. 15 dicembre 1990, n. 386, art. 1 in ordine alla quale il suddetto Tribunale, con sentenza n. 583 del 2008, si dichiarava incompetente sul presupposto che la competenza funzionale sulla proposta domanda apparteneva al Giudice di pace di Pescara in relazione alla previsione di cui alla l. n. 689 del 1981, art. 22-bis, comma 3, lett. c), (come introdotto per effetto del d.lgs. n. 507/ 1999, art. 98, comma 1). Riassunto il giudizio avanti al designato Giudice di pace di Pescara, questi, con sentenza n. 978 del 2009, si dichiarava, a sua volta, funzionalmente incompetente a conoscere del richiamato ricorso, ritenendo che, se per la violazione contestata era prevista una sanzione pecuniaria nel massimo superiore ad E ,00, la competenza, ai sensi dello stesso art. 22-bis, comma 3, ma con riferimento alla lett. a), sarebbe spettata al Tribunale. Riassunto nuovamente il giudizio dinanzi al Tribunale di Pescara, tale giudice riaffermava l insussistenza della propria competenza, ribadendo che, con la previsione contenuta nel già indicato art. 22-bis, comma 3, lett. c), l. n. 689/1981, il legislatore aveva inteso attribuire al giudice di pace una competenza funzionale esclusiva in materia di assegni e di violazione al codice della strada, senza porre alcun riferimento ai limiti di importo come stabiliti nelle precedenti lett. a) e b) del medesimo comma 3 del citato art. 22-bis. Pertanto, il Tribunale di Pescara, già adito in prima battuta e già dichiaratosi incompetente, a fronte della ritenuta erronea declaratoria di incompetenza da parte del Giudice di pace di Pescara, ha sollevato, con ordinanza dell 8 aprile 2010, conflitto di competenza ex art. 45 c.p.c. al fin di far pronunciare questa Corte nel senso dell attribuzione della competenza per materia sul ricorso in opposizione in questione al suddetto Giudice di pace. Sulla scorta del quadro normativo risultante dalla l. n. 689/1981, art. 22 bis (come aggiunto dal d.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 98, comma 1), riguardante il rinnovato assetto delle competenze, si desume che, in via generale, la competenza nel settore delle sanzioni amministrative spetta al giudice di pace, ad eccezione delle particolari e tassative ipotesi previste nei commi 2 e 3 dello stesso articolo, per le quali la cognizione dell opposizione a tali sanzioni è attribuita al tribunale (che, in base alle vigenti regole sui meccanismi di operatività di tale organo giurisdizionale, decide in composizione monocratica) ovvero agli altri eventuali organi giurisdizionali previsti dalle singole disposizioni speciali. Le esclusioni che importano la sottrazione della competenza a giudice di pace investono, pertanto, due distinti criteri: quello per materia, con riguardo al disposto del comma 2 dell art. 22-bis in argomento, e quello per valore in relazione alla previsione contenuta nel comma 3 della medesima disposizione normativa, i quali sono sottoposti al regime di eccepibilità ad istanza di parte o del rilievo officioso nei limiti stabiliti dal novellato art. 38 c.p.c. e rilevano, inoltre, in tema di eventuale connessione ed in ordine alla possibilità di sollevare regolamento di competenza d ufficio (come, nella specie, verificatosi). La dottrina prevalente ritiene, in particolare, che l unica ipotesi in cui, in concreto, potrebbe rilevare l applicazione della disciplina sulla connessione nei rapporti tra Giudice di pace e Tribunale in materia di opposizione a provvedimenti irrogativi di sanzioni amministrative attiene al criterio della competenza per valore, ferma restando quella territoriale: in particolare, l ipotesi che potrebbe ricorrere è quella in cui pendono due cause di opposizione avverso ordinanze - ingiunzioni che applicano una sanzione pecuniaria proporzionale di valore, rispettivamente, inferiore e superiore ad E ,71 (equivalenti a L ). In questa eventualità, poiché la competenza si articola per valore fra Giudice di pace e Tribunale e sul presupposto che sia medesima la competenza territoriale (di per sé inderogabile), si potrebbe dare seguito all accentramento delle due controversie dinanzi al tribunale, quale giudice superiore, in virtù dei disposti contenuti nell art. 40 c.p.c., commi 6 e 7 i quali - rispettivamente - legittimano o l introduzione di entrambe le cause direttamente davanti al tribunale oppure, in caso di presentazione di quella con valore inferiore ad E ,71 dinanzi al Giudice di pace, l accorpamento della loro cognizione dinanzi al giudice superiore, previa declaratoria, anche d ufficio, da parte del Giudice di pace della relativa connessione, sul presupposto ovviamente che sia configurabile oggettivamente e/o soggettivamente un ipotesi di connessione secondo i criteri ordinari che caratterizzano tale figura di cumulo processuale. Con riferimento al criterio del valore rapportato all entità della sanzione la competenza del Giudice di pace è stata, in via generale, esclusa ponendo riguardo alle violazioni punite con una sanzione amministrativa pecuniaria di importo superiore a E ,71, corrispondente al parametro di riferimento relativo al limite della competenza civile stabilito nei casi previsti dall art. 7 c.p.c., comma 2; è importante evidenziare, peraltro, che - in attuazione anche delle direttive disposte con la legge delega - il criterio in discorso deve porre riferimento alla misura della sanzione prevista in astratto e non a quella in concreto irrogata. La soluzione del riferimento alla sanzione edittale non è stata peraltro seguita - per ragioni sia logiche che pratiche - rispetto alle violazioni per le quali sia prevista una sanzione pecuniaria proporzionale, senza previsione di un limite massimo: in tal caso, l esclusione della competenza del Giudice di pace risulta necessitatamente sancita rapportando il limite di E 15493,71 alla sanzione concretamente inflitta. Nei limiti in cui la competenza viene fissata in base all esclusivo criterio del valore, deve trovare applicazione il principio del cumulo stabilito dall art. 10 c.p.c., comma 2, onde, ove sia proposta congiuntamente opposizione avverso più ordinanze - ingiunzioni, si determinerà l esigenza di provvedere ad una sommatoria tra le stesse e potrà configurarsi, quand anche per ciascuna sanzione sussista la competenza del giudice di pace, la trasmigrazione della competenza al tribunale; in tal caso, la determinazione del valore delle singole domande, per i fini implicati dal cumulo, dovrà avvenire secondo i criteri indicati dallo stesso art. 22-bis, comma 3, lett. a) e b) e, Il Giudice di pace 1/

16 perciò, dovranno, da un lato, essere sommati i valori massimi edittali per ciascuna sanzione, per verificare se si realizzi o meno il superamento dell importo di E ,71 (equivalente a L ), oppure, agli stessi fini, dovranno essere addizionate le distinte sanzioni secondo un criterio proporzionale. Qualora concorrano sanzioni di misura proporzionale e sanzioni con misura edittale fissa, il criterio da prendere in considerazione sarà di tipo combinato, nel senso che dovranno essere fusi i criteri stabiliti dalle due citate previsioni e, quindi, la sommatoria da attuare dovrà avvenire tra il massimo edittale di ciascuna sanzione a parametri fissi e l importo della sanzione proporzionale concretamente applicata. Oltre agli specifici settori elencati dalla lett. a) alla lett. g-bis) del comma 1 del nuovo art. 22-bis, il criterio della materia si applica anche nelle ipotesi in cui sia in concreto irrogata, in via esclusiva o congiuntamente a quella pecuniaria, una sanzione accessoria, avendo il legislatore ritenuto, in proposito, più congruo devolvere al giudice professionale (e, quindi, al tribunale) la cognizione delle controversie involgenti l applicazione di una misura afflittiva nella realtà più incisiva di quella semplicemente pecuniaria. Tuttavia, si deve rilevare (ed è questo aspetto che rileva, in particolare, nella risoluzione del conflitto di competenza in questione) che con lo stesso art. 22-bis è stata prevista un eccezione all eccezione risultando conferite, nella loro totalità, alla competenza del giudice di pace le opposizioni concernenti le materie riguardanti le sanzioni in tema di assegni (disciplinate dal r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736, e dalla l. 15 dicembre 1990, n. 386) e quelle attinenti al regime della sanzioni per le violazioni al cod. strada (previste dal d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285), anche laddove siano state inflitte sanzioni non pecuniarie. In tali materie, anche in conseguenza delle modifiche operate dallo stesso d.lgs. n. 507/1999 (e per come emerge dalla stessa relazione governativa a tale d.lgs.), il ricorso alle sanzioni amministrative accessorie risulta ampiamente diffuso, sicché l assegnazione della competenza in materia al tribunale sarebbe risultata in contrasto con gli obiettivi di deflazione collegati all intervenuta depenalizzazione. Pertanto, alla luce di quanto precede, si deve ritenere corretta l impostazione argomentativa operata dal Tribunale di Pescara che ha sollevato il regolamento di competenza d ufficio, dal momento che, sulla scorta del combinato disposto delle previsioni emergenti dalla l. n. 689 del 1981, art. 22-bis, commi 1 e 3, lett. e), (con particolare riferimento all eccezione in quest ultima disposizione inserita), il legislatore ha inteso fissare una competenza funzionale (generale ed esclusiva) in capo al giudice di pace in materia di assegni (v., in argomento, anche Cass., 14 luglio 2005, n , ord.) e di violazioni al codice della strada (cfr, in proposito, Cass., 3 settembre 2004, n , ord.). In definitiva, ritenendosi la fondatezza del regolamento di competenza d ufficio sollevato dal Tribunale di Pescara, il conflitto prospettato deve essere risolto - in relazione all opposizione in questione - con l affermazione della sussistenza della competenza per materia del Giudice di pace di Pescara. Considerato in diritto che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione di cui sopra, alla quale non sono stati mossi rilievi critici; che, pertanto il regolamento di competenza deve essere accolto e va dichiarata la competenza del Giudice di pace di Pescara, con conseguente cassazione della pronuncia declinatoria, senza farsi luogo ad alcuna pronuncia sulle spese di questo procedimento in difetto di costituzione delle parti.... Omissis... Il commento di Michele M. Gaetani Una decisione della Suprema Corte conforme ai propri recentissimi precedenti, ma che non convince soprattutto alla luce della sopravvenuta novella costituita dal d.lgs. n. 150/2011. Il caso L ordinanza che qui si pubblica affronta un problema i cui precedenti sono piuttosto scarsi e che è comunque stato oggetto di un recente intervento legislativo (anche se non attinente alla precisa materia oggetto della decisione della Suprema Corte). Ulteriore elemento di interesse è dato dal fatto che l ordinanza recepisce in pieno la relazione di Aldo Carrato, giurista che non ha bisogno di presentazioni ai lettori di questa Rivista (1). Il caso riguarda il criterio di ripartizione della competenza tra Giudice di pace e Tribunale nell ipotesi di opposizione a sanzione amministrativa di importo superiore a E (trenta milioni di lire) relativa a violazione della l. 15 dicembre 1990 n. 386 Nota: (1) I quali lettori, tra i tanti contributi dell Autore su queste pagine, ricorderanno il suo Profili problematici del giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione (2003, 250), che non tratta però della competenza. 18 Il Giudice di pace 1/2012

17 (in particolare dell art. 1, che sanziona l emissione di assegni senza autorizzazione). Investiti dell opposizione, tanto il Tribunale (sulla base dell art. 22- bis, comma 3, lett. c, della l. n. 689/1981) quanto il Giudice di pace (invocando il comma 3, lett. a, del medesimo articolo) si sono dichiarati incompetenti, e la Cassazione è stata chiamata ad esprimersi sul conflitto negativo. Come anticipato, il recente d.lgs. 1 settembre 2011 n. 150, all art. 34, c. 1, lett. c, ha abrogato, tra gli altri, il citato art. 22-bis. Il testo di quest ultima disposizione è stato trasfuso, pur con alcune modifiche (che non toccano tuttavia la parte che ci interessa), nell art. 6 dello stesso d.lgs. Inoltre, la materia, quantitativamente rilevante, dell opposizione al verbale di accertamento di violazione al codice della strada ha trovato autonoma disciplina nel successivo art. 7. L ordinanza in commento, prima di arrivare al nocciolo della questione, premette alcune utili considerazioni sulla connessione tra cause (art. 40, commi 6 e 7, c.p.c.) e sul cumulo oggettivo (art. 10, comma 2, c.p.c.), nonché sulle sanzioni accessorie. Tali considerazioni sono opportune perché il caso concreto riguardava un unica impugnazione contro una cartella di E ,16, ossia relativa, per quanto è dato di capire, a molteplici violazioni (la pena massima edittale comminata dall art. 1 della l. n. 386/1990 è infatti di 24 milioni di lire, pari a E ,97), per le quali, inoltre, sono previste (art. 5 l. n. 386/1990 cit.) sanzioni amministrative accessorie. Venendo alla questione della competenza nel caso specifico, le posizioni emerse sull interpretazione dell art. 22-bis sono state due. La posizione della Cassazione e del Tribunale Secondo il Tribunale (e poi anche la Cassazione), la regola generale vuole il Giudice di pace competente per tutte le opposizioni a sanzioni amministrative (c. 1); l eccezione è la competenza del tribunale, nei casi in cui sia prevista una sanzione accessoria (comma 3, lett. c, prima frase); la eccezione all eccezione (che conferma quindi la regola) è che la presenza di sanzioni accessorie non sradica la competenza dal Giudice di pace, ogni volta che si verta in materia di assegni e di codice della strada (comma 3, lett. c, seconda frase); non solo: dalla eccezione all eccezione si ricava, secondo la Suprema Corte, non tanto la semplice conferma della regola, ma addirittura l affermazione della regola stessa (altrimenti e altrove inespressa), ossia la competenza funzionale, generale ed esclusiva, in capo al Giudice di pace in materia di assegni e di violazioni al codice della strada (testualmente: con la previsione contenuta nel già indicato... art. 22-bis, comma 3, lett. c), il legislatore aveva inteso attribuire al Giudice di pace una competenza funzionale esclusiva in materia di assegni e di violazione al codice della strada, senza porre alcun riferimento ai limiti di importo come stabiliti nelle precedenti lettere a) e b) ). La regola, dunque, è definita esclusivamente tramite le eccezioni ad essa, con il paradossale risultato che, se venissero meno le eccezioni, con esse verrebbe meno la possibilità di esprimere la regola stessa! Una simile conclusione, peraltro, è conforme a un recente precedente della stessa Cassazione (ord. 21 marzo 2011, n. 6463), secondo cui «In tema di sanzioni amministrative, il combinato disposto degli art. 205, comma 3, d.lgs. n. 285 del 1992 e 22-bis l. n. 689/1981, attribuisce al Giudice di pace la competenza per materia sulle opposizioni alle sanzioni amministrative relative a violazioni del codice della strada senza alcun limite di valore; ne consegue che l opposizione a cartella esattoriale relativa ad una pluralità di violazioni che superino l ordinaria competenza per valore del Giudice di pace appartiene all inderogabile competenza per materia di tale organo giudiziario, essendo prevista la deroga in favore del giudice superiore, ai sensi dell art. 10, comma 2, e 104 c.p.c., nell ipotesi di cumulo soggettivo di domande proposte nei confronti di una sola parte, limitatamente ai criteri di competenza per valore». La posizione del Giudice di pace e della prassi Secondo il Giudice di pace, invece, non si può prescindere dal c. 3, lett. a, dell art. 22-bis, che, in via di eccezione alla regola, devolve al tribunale la competenza, se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a E Questa interpretazione, pare (e forse non solo a noi) preferibile a quella della Cassazione. Tanto per cominciare, la Suprema Corte non spiega perché, nell ambito dell art. 22-bis, comma 3, le lett. a) e c) sarebbero non pariordinate. Dall argomentare degli Ermellini, infatti, parrebbe di capire che la lett. c), seconda frase, farebbe eccezione non tanto e non solo alla prima frase, quanto all insieme della prima frase e della lett. a). In verità, se si osserva la lapidarietà della lett. a), che abbiamo appositamente trascritto poco sopra, l interpretazione della Suprema Corte sarebbe convincente solo se la Il Giudice di pace 1/

18 lett. c), seconda frase, contenesse un inciso del tipo... fatta eccezione - anche nei casi di cui alla lett. a) per le violazioni.... Altrimenti, è difficile negare (e infatti la Cassazione neppure ci prova) che il fatta eccezione della seconda frase si riferisca solo alla prima frase, e non anche alla lett. a). Del resto, si potrebbe ancora argomentare, se fosse giusta l interpretazione della Corte regolatrice, non avrebbe forse il legislatore semplicemente messo il fatta eccezione come seconda frase della lett. a), che sarebbe quindi suonata così: L opposizione si propone altresì davanti al tribunale: a) se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a E , fatta eccezione per le violazioni previste (in materia di assegni e di circolazione stradale)? A nostro avviso, quindi, la norma va letta come segue: regola generale è la competenza del Giudice di pace; eccezionale competenza del tribunale si ha se la sanzione supera gli E ; eccezionale competenza del tribunale si ha altresì quando, pur non superando gli E , sia prevista una sanzione accessoria; eccezione all eccezione, e competenza del Giudice di pace, si ha infine quando, pur essendo prevista una sanzione accessoria a una sanzione pecuniaria inferiore a E , si verta in materia di assegni o di circolazione stradale. Questa nostra interpretazione è corroborata da due elementi. Innanzi tutto, dalla prassi. È sintomatico che le istruzioni impartite da diversi Comuni o Uffici Giudiziari prevedano (o prevedessero, prima della novella del 2011) la competenza del Giudice di pace con il limite generale di E Il sito internet del Comune di Torino, per esempio, nella sua guida pratica al cittadino, scrive: «Il cittadino può rivolgersi al Giudice di Pace competente per territorio nei seguenti casi:... opposizione alle sanzioni amministrative entro il limite di E ,71. Le sanzioni amministrative sono le cosiddette multe che si è tenuti a pagare quando, per esempio, si è violato il codice della strada (eccesso di velocità, sosta vietata...)» (2); il sito del Tribunale di Varese conferma: «In particolare il Giudice di Pace è competente a decidere sulle:...opposizioni a sanzioni amministrative pecuniarie e di altro tipo che riguardano violazioni del Codice della Strada, entro il predetto limite di E 15493,00» (3); addirittura il sito della Commissione Europea illustrando la competenza dei giudici in Italia, scrive: «Va proposta davanti al Giudice di pace anche l opposizione all ordinanza-ingiunzione in materia di sanzioni amministrative pecuniarie, salva la competenza del tribunale riguardo alle violazioni per le quali sia prevista una sanzione superiore a E ,71 o ad alcune violazioni di particolare importanza» (4) (senza fare menzione di competenze esclusive del Giudice di pace in materia di assegni o circolazione). La novella del 2011 L interpretazione che anche noi, come detto, sosteniamo, è altresì corroborata dalla novella costituita dal d.lgs. n. 150/2011, che pure ha affermato la competenza (almeno quella per le opposizioni alle sanzioni conseguenti alle violazioni del codice della strada) nel senso preconizzato dalla Cassazione (dimostrando così che l interpretazione proposta dalla Suprema Corte, per quanto errata da un punto di vista puramente logico, era lodevolmente diretta in un senso evolutivo). Abbiamo dunque detto che l art. 7 del d.lgs. n. 150/2011 devolve alla competenza del Giudice di pace (che - per inciso - procederà secondo il rito del lavoro) tutte le opposizioni ai verbali di accertamento di violazione del cod. strada, senza menzionare limitazioni di valore; aggiungiamo che, al comma 4, lo stesso art. 7 precisa che L opposizione si estende anche alle sanzioni accessorie. Il quadro, verrebbe da dire, è completo; e ci si aspetterebbe che, se la già precedentemente sussistente (secondo la Cassazione) competenza esclusiva del Giudice di pace trovava la propria affermazione nella seconda frase della lett. c) del terzo comma dell art. 22-bis, ora che detto art. 22-bis è abrogato e che la competenza funzionale generale ed esclusiva del Giudice di pace è affermata all art. 7 del d.lgs. n. 150/2011, l articolo che raccoglie l eredità del defunto 22-bis non abbia più bisogno della fatidica seconda frase. Così, invece, non è. E infatti la lett. c) del comma 5 dell art. 6 del d.lgs. n. 150/2011 continua ad affermare la competenza del tribunale quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, sola o congiunta a quest ultima, fatta eccezione per le violazioni previste dal r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736, dalla l. 15 dicembre 1990, n. 386 e dal d.lgs. 30 aprile 1992, n Se la frase è sopravvissuta, significa che è stata ritenuta tuttora utile; e se l utilità persi- Note: (2) E.php?context=torinoE&submitAction=homeIndice&id=1037&idRoot=134&refLanguage=it. (3) (4) courts_ita_it.htm (situazione dichiaratamente aggiornata all 8 maggio 2007). 20 Il Giudice di pace 1/2012

19 ste nonostante la competenza generale ed esclusiva del Giudice di pace sia ormai affermata esplicitamente da altra, autonoma norma, significa che il sostanzialmente sopravvissuto combinato disposto delle previsioni emergenti dalla l. n. 689 del 1981, art. 22 bis, commi 1 e 3, lett. c), (con particolare riferimento all eccezione in quest ultima disposizione inserita) non valeva a fondare la competenza. Infine, se il legislatore del 2011 ha affermato a chiare lettere l incondizionata competenza del Giudice di pace in materia di sanzioni conseguenti a violazioni del cod. strada e non ha invece detto alcunché sulla materia, finora gemella, delle sanzioni conseguenti a violazioni delle norme sugli assegni (come quella che qui ci occupa), ci pare singolare e difficilmente sostenibile che la competenza su queste ultime possa nondimeno essere per il futuro totalmente equiparata alla competenza su quelle: soprattutto di fronte a una legge che, di due materie fin lì trattate unitariamente, ne tocca solo una, siamo portati a pensare che ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit. Riteniamo conclusivamente che, in mancanza di una non improbabile riforma legislativa, l opposizione alle sanzioni amministrative di importo superiore a E in materia di assegni esuli dalla competenza del Giudice di pace. Esito negativo e difensore negligente Cassazione civile, sez. III, 12 aprile 2011, n Pres. Petti - Est. Lanzillo - P.S. c. C.C. In tema di responsabilità professionale dell avvocato, la mancata indicazione al giudice delle prove indispensabili per l accoglimento della domanda costituisce, di per sé, manifestazione di negligenza del difensore, salvo che egli dimostri di non aver potuto adempiere per fatto a lui non imputabile o di avere svolto tutte le attività che, nella particolare contingenza, gli potevano essere ragionevolmente richieste, tenuto conto, in ogni caso, che rientra nei suoi doveri di diligenza professionale non solo la consapevolezza che la mancata prova degli elementi costitutivi della domanda espone il cliente alla soccombenza, ma anche che il cliente, normalmente, non è in grado di valutare regole e tempi del processo, né gli elementi che debbano essere sottoposti alla cognizione del giudice, così da rendere necessario che egli, per l appunto, sia indirizzato e guidato dal difensore, il quale deve fornirgli tutte le informazioni necessarie, pure al fine di valutare i rischi insiti nell iniziativa giudiziale. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilità professionale del difensore - il quale, in un giudizio risarcitorio a seguito di sinistro stradale, aveva chiesto fissarsi l udienza di precisazione delle conclusioni senza aver dato corso alle prove sulle modalità del fatto, sulla responsabilità e sull entità dei danni - reputando, erroneamente, che gravasse sul cliente l onere di provare di aver fornito al difensore la lista testimoniale, là dove, invece, era onere di quest ultimo dimostrare di aver sollecitato adeguatamente il cliente a siffatta comunicazione).... Omissis... Motivi della decisione 1.- Il ricorrente ha addebitato al suo ex difensore i seguenti comportamenti: a) in una causa di risarcimento dei danni per l importo di Euro 700,00, promossa per suo conto contro la s.p.a. A., a seguito del tamponamento della sua autovettura da parte di un furgone di proprietà della convenuta, l avv. C. - dopo avere respinto un assegno di Euro 600,00, offerto in risarcimento dalla compagnia assicuratrice della convenuta - ha chiesto fissarsi udienza di precisazione delle conclusioni, senza chiedere l ammissione delle prove; ne è seguito il rigetto della domanda, con la condanna del P. al pagamento delle spese processuali; b) l avv. C. ha omesso di informare il cliente che la sentenza di condanna era stata notificata presso il suo studio dalla controparte, lasciando decorrere il termine per l impugnazione; dopodiché ha notificato al cliente atto di precetto per il pagamento del compenso professionale. Il Tribunale - come già il GdP - ha respinto la domanda di risarcimento dei danni con la motivazione che il P. non ha dimostrato di avere fornito al difensore i nomi dei testimoni; che il C. aveva comunicato al cliente il dispositivo della sentenza, dopo avere ricevuto la comunicazione di cancelleria, e che l omessa notizia della notificazione della sentenza è irrilevante, poiché non vi erano motivi per impugnare. 1.- Con il primo motivo, denunciando violazione degli artt. 1218, 1453 e 2697 c.c. con riferimento all addebito sub a), il ricorrente rileva che trattandosi di responsabili- Il Giudice di pace 1/

20 tà contrattuale per inadempimento degli obblighi inerenti al mandato professionale - l onere di fornire la prova liberatoria da responsabilità era a carico dell inadempiente; non a carico del cliente danneggiato. Fa presente che nell atto di citazione redatto per suo conto dal C. erano contenuti i capitoli di prova sulla dinamica dell incidente e sull entità dei danni ed era indicato un testimone, con richiesta di «termine fino all apertura dell udienza di prove e/o escussione testi per indicarne altri, con autorizzazione al deposito di lista testimoniale»; che l avv. C., dopo avere disertato la prima udienza ed avere respinto l offerta transattiva, all udienza successiva avrebbe dovuto chiedere l ammissione dei capitoli di prova con termine per l indicazione dei testi, e non chiedere la fissazione di udienza di precisazione delle conclusioni; avrebbe dovuto poi egli stesso dimostrare di non avere potuto agire in tal senso per fatto a lui non imputabile, fornendo la prova liberatoria da responsabilità. 2.- Con il secondo motivo ripropone le medesime doglianze di violazione di legge e vizi di motivazione, sul rilievo che - anche a prescindere dalla comunicazione da parte del cliente dei nomi dei testimoni - l avvocato avrebbe potuto e dovuto assumere altre iniziative per acquisire i dati mancanti, tramite domanda di esibizione ai sensi dell art. 210 c.p.c. dei documenti contenenti l indicazione del nome del conducente dell automezzo investitore Il primo motivo è manifestamente fondato. Il comportamento del difensore che, in una causa di risarcimento dei danni da incidente stradale, chieda fissarsi udienza di precisazione delle conclusioni senza avere dato corso alle prove sulle modalità del fatto e sulla responsabilità, nonché sull entità dei danni, è oggettivamente colposo ed irresponsabile. Rientra infatti nell ambito delle competenze specifiche dell attività professionale e dei doveri di diligenza a cui tale attività deve essere improntata, a norma dell art c.c., commi 1 e 2 e art c.c., la consapevolezza che la mancata prova degli elementi costitutivi della domanda espone il cliente alla soccombenza. Il difensore deve essere altresì consapevole del fatto che il cliente normalmente non conosce, o non è in grado di valutare, regole e tempi del processo; natura dei documenti e delle prove che debbono essere sottoposti al giudice per vincere la causa; possibilità o meno di raggiungere l obiettivo con gli elementi di cui dispone, ecc.. Sotto tutti questi aspetti egli deve essere guidato e indirizzato dall avvocato, che gli deve fornire le necessarie informazioni, anche per consentirgli di valutare i rischi insiti nell iniziativa giudiziale (cfr. sul tema, Cass. civ. sez. III, 30 luglio 2004, n ; Cass. civ., sez. III, 20 novembre 2009, n , fra le tante). Tale essendo il quadro di riferimento, la mancata indicazione al giudice delle prove indispensabili per l accoglimento della domanda è di per sé manifestazione di negligenza del difensore, salvo che egli dimostri di non avere potuto adempiere per fatto a lui non imputabile (art c.c.), o di avere svolto tutte le attività che nella particolare contingenza gli potevano essere ragionevolmente richieste allo scopo (art c.c.). Nella specie, pertanto, non era onere del P. dimostrare di avere fornito al difensore la lista dei testimoni, come ha erroneamente ritenuto la sentenza impugnata, ma era onere dell avvocato dimostrare di avere sollecitato al cliente la suddetta comunicazione, in tempo utile per poterla utilizzare in giudizio. In mancanza, quanto meno dimostrare di avere chiesto al giudice la fissazione del termine per provvedere all indicazione, secondo l istanza già formulata nell atto di citazione (se non anche le ragioni per cui ha respinto un offerta transattiva della controparte che copriva quasi l intero ammontare chiesto in risarcimento dei danni, in una situazione in cui riteneva di non disporre di alcuna prova a fondamento della domanda). La motivazione della sentenza impugnata è del tutto inidonea a giustificare il rigetto della domanda risarcitoria, non avendo il convenuto inadempiente offerto la prova liberatoria da responsabilità Le censure di cui al secondo motivo risultano assorbite. 2.- Con il terzo ed il quarto motivo il ricorrente denuncia ancora violazione degli artt e 1176 c.c., nonché insufficiente e contraddittoria motivazione, nel capo in cui il Tribunale ha ritenuto irrilevante il fatto che l avv. C. non abbia comunicato al P. il fatto che la sentenza di rigetto delle sue domande gli era stata notificata, fino a lasciare inutilmente decorrere il termine per l impugnazione. Fa presente fra l altro che il Tribunale non ha preso in esame la circostanza, da lui prospettata, che la sentenza non impugnata era censurabile per non avere applicato la presunzione di uguale responsabilità dei due conducenti, di cui all art c.c., comma 2, a fronte dell impossibilità di ricostruire le precise modalità dell incidente I motivi sono fondati. È indubbio che l omessa comunicazione al cliente dell avvenuta notificazione della sentenza di condanna, fino a far decorrere il termine per impugnare, costituisce grave negligenza e fonte di innegabile responsabilità professionale (cfr. fra le tante, anche nel caso di sostituzione del difensore, Cass. civ., sez. II, 12 ottobre 2009, n ). Il rigetto della domanda - che nella sostanza si fonda sull asserita inesistenza del danno - avrebbe dovuto essere ampiamente motivato, prendendo in esame le censure prospettate dal ricorrente e specificando le ragioni per cui l eventuale impugnazione non avrebbe potuto avere alcun successo. La sentenza impugnata si è limitata ad affermare che non vi erano motivi sufficienti «a rendere accoglibile un impugnazione, sia in fatto sia in diritto». Trattasi di affermazione apodittica, equivalente alla totale carenza di motivazione sul punto. 4.- In accoglimento del primo, terzo e quarto motivo di ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio della causa al Tribunale di Torino, in persona di diverso magistrato, affinché decida la controversia uniformandosi ai principi sopra enunciati e con congrua e logica motivazione. 5.- Il giudice di rinvio deciderà anche sulle spese del presente giudizio.... Omissis Il Giudice di pace 1/2012

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