PERCORSO FORMATIVO DESTINATO A RESPONSABILI E ADDETTI DEI SERVIZI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE MODULO A

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1 PERCORSO FORMATIVO DESTINATO A RESPONSABILI E ADDETTI DEI SERVIZI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE MODULO A LA VALUTAZIONE DI ALCUNI RISCHI SPECIFICI IN RELAZIONE ALLA NORMATIVA DI IGIENE DEL LAVORO MATERIALE DIDATTICO AD USO DEI PARTECIPANTI Direzione Centrale Prevenzione Polo Formativo Centrale

2 INDICE A6 LA VALUTAZIONE DI ALCUNI RISCHI SPECIFICI IN RELAZIONE ALLA NORMATIVA DI IGIENE DEL LAVORO...3 A6.1 Il microclima... 3 A6.1.1 Ambienti di lavoro e parametri da misurare...3 A6.1.2 Indici di comfort termico...5 A6.1.3 Possibili misure da adottare...8 A6.1.4 La normativa di riferimento...9 A6.2 L illuminazione A6.2.1 Riferimenti normativi...11 A6.2.2 Riferimento tecnico...12 A6.3 Il rischio da videoterminali A6.3.1 Riferimenti legislativi e normativi...13 A6.4 Il rischio da rumore A6.5 Il rischio da vibrazioni A6.6 Il rischio da movimentazione manuale dei carichi A6.6.1 Le malattie professionali correlate alla movimentazione manuale dei carichi...28 A6.6.2 Riferimenti legislativi e normativi...30 A6.6.3 Misure di prevenzione e protezione...31 A6.7 Il rischio da radiazioni ionizzanti A6.7.1 Interazioni delle particelle cariche con la materia...35 A6.7.2 Pericolosità dei vari tipi di radiazione...35 A6.7.3 Effetti biologici delle radiazioni ionizzanti...37 A6.7.4 Radioprotezione...39 A6.7.5 Richiami normativi...40 A Dosimetria...43 A6.8 Il rischio da radiazioni non ionizzanti A6.8.1 campi elettromagnetici non ionizzanti...44 A6.8.2 Riferimenti normativi nazionali...45 A6.8.3 Livelli protezionistici di riferimento stabiliti dall ICNIRP...47 A6.8.4 La direttiva europea 2004/40/CE sulla protezione dei lavoratori...48 A6.8.5 Il D.Lgs 81 / A6.8.6 Direttiva 2008/48/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio...51 A6.8.7 Riferimenti normativi

3 A6 LA VALUTAZIONE DI ALCUNI RISCHI SPECIFICI IN RELAZIONE ALLA NORMATIVA DI IGIENE DEL LAVORO A6.1 Il microclima Il microclima è l insieme dei fattori fisici ambientali che caratterizzano l ambiente di lavoro (non necessariamente confinato) e che, assieme ai parametri individuali quali l attività metabolica e l abbigliamento, determinano gli scambi termici tra l ambiente stesso e gli individui che vi operano. La combinazione di tali parametri fisici condiziona fortemente lo stato di salute dei lavoratori. Il benessere termico è rappresentato da quelle condizioni in cui l organismo riesce a mantenere l equilibrio termico (omeotermia) senza l intervento del sistema di termoregolazione propria.tra l uomo e l ambiente, infatti, avvengono degli scambi termici allo scopo di mantenere costante la temperatura interna e di consentire la dissipazione del calore metabolico prodotto in eccesso. Ciò avviene attraverso diverse modalità, sia fisiche (convezione, conduzione, irraggiamento) che fisiologiche (sudore). A6.1.1 Ambienti di lavoro e parametri da misurare Gli ambienti di lavoro vengono normalmente classificati in : - ambienti moderati: dove si hanno lievi variazioni dei parametri microclimatici ed il sistema di termoregolazione del corpo umano è in grado di reagire efficacemente. Esso presenta, generalmente, le seguenti caratteristiche: condizioni ambientali omogenee e poco variabili nel tempo; assenza di scambi termici tra soggetto ed ambiente che abbiano effetti importanti sul bilancio termico complessivo; attività fisica modesta e omogenea per tutti i soggetti; uniformità del vestiario indossato; temperatura operativa: C. Ambienti moderati possono ritenersi, in condizioni normali, abitazioni, scuole, uffici, laboratori di ricerca, ospedali, ecc.. - ambienti severi (caldi o freddi) : sono gli ambienti che non rientrano in quelli moderati, dove i lavoratori sono esposti a temperature molto alte o molto basse (fonderie, industri meccaniche ecc ). In tali ambienti devono essere adottate opportune misure a seconda del tipo di esposizione e di condizioni lavorative. Per valutare il confort termico di un ambiente di lavoro è necessario valutare numerosi fattori distinguibili in due gruppi: - Fattori fisici ambientali: Temperatura dell aria Ta ( C) Velocità dell aria V A (m/s)

4 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A Temperatura media radiante T R ( C) Umidità relativa Ur (%) - Fattori soggettivi strettamente legati all individuo (valutabili tramite l introduzione di un modello umano standard con caratteristiche prestabilite) Carico di lavoro: è la potenza media oraria erogata da un soggetto durante una attività lavorativa; viene determinato utilizzando le seguenti unità di misura: Kcal/h (1 Kcal/h = Watt); la potenza totale media erogata da un individuo durante una attività lavorativa divisa per la superficie corporea dell individuo viene espressa invece in MET (1 MET = Watt/m2). Attività Energia metabolica W/m2 met Disteso 46 0,8 Seduto, rilassato 58 1,0 Attività sedentaria (ufficio, casa, scuola, laboratorio) 70 1,2 Attività leggera in piedi (compere, laboratorio, industria leggera) 93 1,6 Attività media in piedi (commesso, lavori domestici, lavori a macchina) 116 2,0 Camminare a: 2 km/h 110 1,9 3 km/h 140 2,4 4 km/h 165 2,8 5 km/h 200 3,4 Carichi di lavoro caratteristici (ISO 8996) Impedenza termica del vestiario: l impedenza termica del vestiario è misurata in CLO; 1 CLO = gradiente termico di 0.18 C su un area di 1 m2 attraversata da un flusso termico di 1 Kcal/h. Tali valori possono essere valutato utilizzando i valori riportati nell appendice C della norma UNI nudità calzoncini vestiti leggeri estivi insieme di capi leggeri completo invernale 0 CLO 0,1 CLO 0,5 CLO 0,7 CLO 1 1,5 CLO Inoltre, anche se non strettamente connesso con il confort termico, è necessario misurare la concentrazione del gas CO 2 che è strettamente legata alla presenza organismi umani nel locale in esame e all efficienza della ventilazione può essere utile. 4

5 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro A6.1.2 Indici di comfort termico Il comfort termico viene definito dalla ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air Conditioning Engineers INC) come una condizione di benessere psicofisico dell individuo rispetto all ambiente in cui vive e opera. La valutazione di tale stato soggettivo può essere oggettivata e quantificata mediante l utilizzo di indici integrati che tengono conto sia dei parametri microclimatici ambientali (Ta, Tr, Va, Ur), sia del dispendio energetico (dispendio metabolico MET) connesso all attività lavorativa, sia della tipologia di abbigliamento (isolamento termico CLO) comunemente utilizzato. Tra i suddetti indici quello che con maggiore precisione rispecchia l influenza delle variabili fisiche e fisiologiche sopracitate sul comfort termico è il PMV (Predicted Mean Vote). Sinteticamente esso deriva dall equazione del bilancio termico il cui risultato viene rapportato ad una scala di benessere psicofisico ed esprime il parere medio (voto medio previsto) sulle sensazioni termiche di un campione di soggetti collocati nel medesimo ambiente. Dal PMV è derivato un secondo indice denominato PPD (Predicted Percentage of Dissatisfied) che quantifica percentualmente i soggetti comunque "insoddisfatti" in rapporto a determinate condizioni microclimatiche. La ISO (International Organization for Standardization) raccomanda l uso del PMV in ambienti moderati, dove le variabili condizionanti il bilancio termico rientrano nei seguenti limiti: dispendio energetico = 1-4 met; impedenza termica da abbigliamento = 0-2 clo; temperatura del bulbo secco = C; temperatura radiante media = C; velocità dell aria = 0-1 m/sec; pressione di vapore = 0-2,7 Kpa. Lo stato di comfort termico si ha per valori di PMV compresi tra + 0,5 e - 0,5, cui corrisponde una percentuale di insoddisfatti delle condizioni termiche (PPD) inferiore al 10% (vedi tabella seguente). 5

6 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A PMV PPD % VALUTAZIONE AMBIENTE TERMICO Molto caldo +2 75,7 Caldo +1 26,4 Leggermente caldo +0,85 20 Ambiente termicamente accettabile +0,5<PMV<-0,5 < 10 Benessere termico -0,85 20 Ambiente termicamente accettabile -1 26,8 Fresco -2 76,4 Freddo Molto freddo Scala di valutazione dell ambiente termico La norma UNI 7730 permette anche di valutare l influenza che hanno sul confort termico le correnti d aria, la differenza verticale di temperatura, la temperatura del pavimento e l asimmetria radiante. In ambienti severi caldi la valutazione dello stress termico può essere effettuata secondo la UNI EN 27243; vengono considerate accettabili solo quelle condizioni ambientali che si ritiene non provochino aumento della temperatura del nucleo corporeo oltre i 38 C. L indice WBGT (indice di temperatura con bulbo umido e globotermometro) e uno degli indici utilizzato per la determinazione dello stress termico e prende in considerazione le grandezze personali, vestiario e metabolismo (dispendio energetico in funzione della particolare attività svolta dal lavoratore), che concorrono a determinare la situazione termica di un soggetto. L indice WBGT, espresso in gradi centigradi, rappresenta il valore, in relazione al dispendio metabolico associato ad una particolare attività lavorativa, oltre il quale il soggetto si trova in una situazione di stress termico. WBGT ambienti chiusi = 0,7 t nw + 0,3 t g WBGT ambienti esterni = 0,7 t nw + 0,2 t g + 0,1 t a Dove: t nw = temperatura del bulbo umido naturalmente ventilato; t g = temperatura del globo termometro; t a = temperatura dell aria. L ACGIH (American Conference of Governmental Industrial Hygienists) propone i seguenti limiti (TLV) per esposizione a calore espressi in WBGT 6

7 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro Carico di Lavoro % Lavoro/% Riposo ogni ora Leggero Moderat Pesante o Lavoro continuativo % Lavoro 25% Riposo ogni ora 50% Lavoro - 50% Riposo ogni ora % Lavoro 75% Riposo ogni ora TLV per esposizione a calore espressi in C WBGT L HSI (Heat Stress Index) è un ulteriore indice di stress termico per ambienti caldi che deriva dalla equazione del bilancio calorico per un uomo al lavoro E req = M + C + R. In tale equazione, dove E req rappresenta il valore di potenza termica ceduta per sudorazione necessaria affinchè il bilancio termico sia in equilibrio, sono espressi in termini matematici i contributi calorici radianti (R), convettivi (C) e il dispendio energetico connesso alla mansione (M). La somma di tali contributi calorici esprime l energia da disperdere nell ambiente da parte del lavoratore, mediante il meccanismo della sudorazione. Tale energia è rapportata all energia massima che si può disperdere in tale ambiente.per comodità il risultato del rapporto è moltiplicato per cento. Ovviamente il limite superiore tollerabile è il 100%. Valori più elevati comportano l introduzione di pause lavorative orarie. Tuttavia già a partire da valori superiori all 80% la risposta termoregolatoria da parte degli addetti al lavoro risulta essere più severa e comporta l adozione di particolari precauzioni per assicurare un adeguato assorbimento di acqua e sali minerali. INDICE HSI IMPLICAZIONI FISIOLOGICHE PER ESPOSIZIONI DI 8 ORE 0 Assenza di "affaticamento" calorico da +10 a +30 Lieve e moderato "affaticamento" calorico. Se il lavoro comporta funzioni intellettuali superiori, prontezza, attenzione, c è da attendersi un sostanziale calo delle prestazioni. Nell esecuzione di un lavoro fisico pesante, c è da attendersi un lieve calo in soggetti capaci di svolgere tale attività in ambienti a microclima confortevole in maniera efficiente. da +40 a +60 Severo "affaticamento calorico che comporta una minaccia alla salute se l uomo non è fisicamente sano. E richiesto un periodo di acclimatamento preventivo. C è però da attendersi un calo delle prestazioni nelle attività lavorative. E desiderabile una selezione medica del personale, poiché queste condizioni sono incompatibili con una compromissione dell apparato respiratorio e cardiovascolare o con una dermatite cronica. Queste condizioni sono anche incompatibili con attività che comportino uno sforzo mentale protratto. da +70 a + 90 "Affaticamento" calorico molto grave. Solo una piccola percentuale della popolazione è idonea a questa attività. Il personale deve essere selezionato attraverso un esame medico e attraverso prove di lavoro, dopo acclimatazione. Sono necessarie particolari misure per assicurare un adeguato apporto di acqua e di sali minerali. E auspicabile un miglioramento delle condizioni di lavoro con qualsiasi mezzo disponibile, al fine di ottenere una diminuzione di rischio per la salute e una maggiore efficienza. 7

8 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A +100 Massimo "affaticamento" tollerabile da un individuo giovane ed acclimatato. >100 Tempo di esposizione limitato. Aumento della temperatura interna corporea. Relazione tra indice HSI e implicazioni metaboliche per esposizioni di 8 or Anche in ambienti severi freddi è necessario valutare lo stress da freddo; con l ausilio della norma UNI ENV ISO è possibile determinare l isolamento richiesto dagli indumenti, la durata massima dell esposizione e le pause necessarie per permettere il recupero termico del lavoratore. A6.1.3 Possibili misure da adottare Per ottenere un clima ottimale nei normali luoghi di lavoro, può essere necessario installare un impianto di ventilazione e/o climatizzazione. Nel caso in cui ci sia un ricircolo dell aria è necessario verificare che eventuali inquinanti aspirati (ad esempio in archivi, depositi ecc.) possano essere dispersi in tutti gli altri ambienti. Il punto di aspirazione dell aria all esterno dovrà essere posto lontano da fonti d inquinamento (UNI ) e nelle sezioni dell impianto, in cui vi è la presenza di acqua, dovrà essere garantita la massima igiene. Per garantire un idoneo confort termico ed evitare fastidiose correnti d aria ed una uniformità di temperatura, bisognerà tener conto della disposizione dei punti immissione ed aspirazione dell aria e di tutti gli apparecchi per il condizionamento. Nei locali in cui si effettua solo la climatizzazione deve essere sempre garantito un sufficiente apporto di aria primaria. Negli ambienti di lavoro termicamente severi le misure possono essere: di tipo organizzativo: numero e durata delle esposizioni in ambiente caldo e in ambiente freddo devono essere limitati con una opportuna organizzazione dei turni, con l'inserimento di pause e con la rotazione di più lavoratori nello stesso compito; adozione di mezzi individuali di protezione: ai lavoratori devono essere forniti adeguati mezzi di protezione, ad es. guanti per le mani in ambiente freddo o abiti riflettenti la radiazione termica in ambienti a forte carico radiante (ad es. nella vicinanza di forni e crogioli nelle industrie metallurgiche, nelle vetrerie, ecc.); interventi tecnici: possono essere di due tipi: - interventi sulle sorgenti termiche, ovvero schermatura delle sorgenti radianti con lamiere di alluminio termoriflettenti, coibentazione termica delle superfici calde, sistemi localizzati di aspirazione dell'aria calda in prossimità della sorgente; -interventi sulle singole zone di lavoro; ad esempio la separazione fisica tra operatore e ambiente, il riscaldamento o il raffrescamento dei locali ecc... 8

9 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro A6.1.4 La normativa di riferimento Legislazione nazionale Codice civile - Art Obbligo per il datore di lavoro di "adottare le misure che, secondo la particolaritàdel lavoro, l'esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori Legge 864/70 (art. 10) - Ratifica ed esecuzione di Convenzioni dell'organizzazione internazionale del lavoro. Nei locali utilizzati dai lavoratori deve essere mantenuta la temperatura più confortevole e più stabile possibile in relazione alle circostanze D.Lgs. 9 aprile 2008 n.81 (testo unico sulla sicurezza): l allegato IV del decreto contiene le seguenti disposizioni: A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi locali chiusi che non rispondono alle seguenti condizioni: avere aperture sufficienti per un rapido ricambio d aria; essere ben asciutti e difesi contro l umidità; Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di aerazione Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario per salvaguardare la salute dei lavoratori Se sono utilizzati impianti di condizionamento dell aria o di ventilazione meccanica, essi devono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d aria fastidiosa Gli stessi impianti devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori Qualsiasi sedimento o sporcizia che, potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori, dovuto all'inquinamento dell'aria respirata, deve essere eliminato rapidamente Temperatura dei locali La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori. 9

10 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener conto dell influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il movimento dell aria concomitanti La temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di sorveglianza, dei servizi igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso deve essere conforme alla destinazione specifica di questi locali Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della natura del luogo di lavoro Quando non é conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione Umidità Nei locali chiusi di lavoro delle aziende industriali nei quali l'aria è soggetta ad inumidirsi notevolmente per ragioni di lavoro, si deve evitare, per quanto è possibile, la formazione della nebbia, mantenendo la temperatura e l'umidità nei limiti minimi compatibili con le esigenze tecniche. Norme UNI UNI EN ISO 7730 (2005) Ambienti termici moderati. Determinazione degli indici PMV e PPD e specifica delle condizioni di benessere termico. UNI EN (1996) Microclimi severi caldi. Valutazione dello stress termico per l'uomo negli ambienti di lavoro, basata sull'indice WBGT (temperatura a bulbo umido e del globotermometro). UNI EN ISO 7933 (2005), Ergonomia dell'ambiente termico Determinazione analitica ed interpretazione dello stress termico da calore mediante il calcolo della sollecitazione termica prevedibile; UNI ENV ISO (2001) Microclimi severi freddi. Determination of requisite clothing insulation (IREC). UNI EN ISO (2002) Ergonomia degli ambienti termici Supervisione medica per persone esposte ad ambienti molto caldi o molto freddi. UNI (1995) Impianti aeraulici al fini di benessere. Generalità, classificazione e requisiti. Regole per la richiesta d'offerta, l'offerta, l'ordine e la fornitura. A6.2 L illuminazione L illuminazione rappresenta uno dei principali fattori ambientali atti ad assicurare il benessere nei luoghi di lavoro. Una corretta illuminazione, oltre a contribuire all'incremento della produttività, riveste grande importanza nella prevenzione degli infortuni sul lavoro. 10

11 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro Valori di illuminazione errati, sia in difetto che in eccesso, oltre ad agire negativamente sulla componente psichica del lavoratore con disaffezione dal lavoro e conseguente scadimento delle capacità lavorative, possono produrre disfunzioni dell'organo della vista. L illuminazione dei luoghi di lavoro deve essere ottenuta per quanto è possibile con luce naturale poiché essa è più gradita all occhio umano, e quindi meno affaticante. In ogni caso, tutti i locali e i luoghi di lavoro devono essere dotati di adeguata luce artificiale per la sicurezza e la salute dei lavoratori. La luce solare diretta è sconsigliabile negli ambienti di lavoro in quanto determina abbagliamento o fastidiosi riflessi. L illuminazione naturale non diretta è più adatta; l ideale è quella proveniente da nord in quanto è più uniforme, per tale motivo le fabbriche, almeno fino ad alcuni anni fa, avevano il tetto a dente di sega o a sella. A6.2.1 Riferimenti normativi D.L.gs 9 aprile 2008 n 81 testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro D.M. 26 agosto 1992 art. 7.1 lettera a) recita: L illuminazione garantita dai sistemi di sicurezza lungo i percorsi di esodo d'emergenza deve essere non inferiore a 5 lux. In modo più generale la Legge 864/70 all art. 9 impone che I locali utilizzati dai lavoratori devono essere illuminati in modo sufficiente ed opportuno; per i locali di lavoro l illuminazione per quanto è possibile, deve essere naturale. E l art del codice civile che obbliga il datore di lavoro di "adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori" Il testo unico riporta nell Allegato IV requisiti dei luoghi di lavoro il punto: 1.10 Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro in cui si ribadisce che: 1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentono un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere dei lavoratori. 2. Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere installati in modo che il tipo d'illuminazione previsto non rappresenta un rischio di infortunio per i lavoratori. 3. I luoghi di lavoro nei quali i lavoratori sono particolarmente esposti a rischi in caso di guasto dell'illuminazione artificiale, devono disporre di un'illuminazione di sicurezza di sufficiente intensità. 4. Le superfici vetrate illuminanti e i mezzi di illuminazione artificiale devono essere tenuti costantemente in buone condizioni di pulizia e di efficienza. 5. Gli ambienti, i posti di lavoro ed i passaggi devono essere illuminati con luce naturale o artificiale in modo da assicurare una sufficiente visibilità 6. Nei casi in cui, per le esigenze tecniche di particolari lavorazioni o procedimenti, non sia possibile illuminare adeguatamente gli ambienti, nei luoghi ed i posti di cui al punto 5 si devono adottare adeguate misure dirette ad eliminare i rischi derivanti dalla mancanza e dall insufficienza dell illuminazione.. 11

12 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A È inoltre necessario provvedere ad una illuminazione sussidiaria da impiegare in caso di necessità. Tale illuminazione deve essere mantenuta sempre in efficienza. Qualora la mancanza di illuminazione possa creare pericolo per i lavoratori o per le lavorazioni o per i materiali o per i percorsi ad esempio sconnessi, l illuminazione sussidiaria dovrà entrare in funzione automaticamente. A6.2.2 Riferimento tecnico Come riferimento tecnico esiste la norma italiana UNI EN dell OTTOBRE 2004 dal titolo Luce e illuminazione. Illuminazione dei posti di lavoro, riguardante i posti di lavoro interni. Tale norma specifica i requisiti illuminotecnici per i posti di lavoro in interni, che corrispondono alle esigenze di comfort visivo e di prestazione visiva. Sono considerati tutti i compiti visivi abituali, inclusi quelli che comportano l utilizzo di attrezzature munite di videoterminali. Per consentire alle persone lo svolgimento efficace ed accurato dei compiti visivi dovrebbe essere fornita un'illuminazione adeguata ed appropriata. L'illuminazione può essere naturale, artificiale o mista. Il livello di visibilità e di comfort richiesti nella maggior parte dei posti di lavoro dipendono dal tipo e dalla durata dell'attività. La presente norma specifica i requisiti relativi agli impianti di illuminazione in termini di quantità e qualità per la maggior parte dei posti di lavoro in interni e delle zone connesse. Inoltre sono fornite raccomandazioni di buona pratica di illuminazione. L illuminazione degli ambienti di lavoro (espressa in lux) deve essere ovviamente valutata sulla base delle varie attività lavorative. La normativa cogente non introduce limiti minimi, permette in pratica di adeguarsi ai più corretti standard europei. Confronto con i nuovi standard europei (valori espressi in lux) Locali o tipo di lavoro Vecchie disposizioni del DPR 303/56 Standards europei Deposito Aree di passaggio Lavori grossolani Lavori di media finezza (illuminazione generale) Lavori di media finezza (illuminazione localizzata) Lavori fini (illuminazione generale) Lavori fini (illuminazione localizzata) Lavori finissimi (illuminazione generale) Lavori finissimi (illuminazione localizzata)

13 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro Le norme tecniche riportano le seguenti indicazioni : L illuminamento, all interno di uno stesso locale di lavoro, deve essere il più possibile uniforme, in modo che l occhio dell operatore non venga costretto a continui adattamenti alle diverse luminosità. Nelle aree di un locale di lavoro, che non sono sede del compito visivo, il valore medio dell illuminamento non deve essere mai minore di un terzo del valore medio dell illuminamento nella zona sede del compito visivo. Nel caso di due locali adiacenti, il rapporto tra l illuminamento medio del locale più illuminato e quello del locale meno illuminato non deve essere maggiore di 5. Dopo l abrogazione del vetusto art. 10 del DPR 303/56 non esistono al momento norme italiane che stabiliscano dei limiti fissi di illuminamento, salvo che per alcuni casi particolari. La direttiva macchine, ad esempio inserisce dei riferimenti per l illuminazione asservita alle macchine nei Requisiti Essenziali di Sicurezza relativi alla progettazione e alla costruzione delle macchine e dei componenti di sicurezza il punto dell all.1 richiede che il fabbricante fornisca un illuminazione incorporata adeguata alle operazioni da svolgere nel caso in cui, malgrado un illuminazione ambiente avente un valore normale, la mancanza di tale dispositivo potrebbe recare rischi. Il fabbricante deve avere cura che non vi siano zone d ombra, zone con abbagliamento fastidioso. Gli organi interni di una macchina che devono essere ispezionati frequentemente devono essere muniti di opportuni dispositivi di illuminazione. Lo stesso dicasi per le zone di regolazione e manutenzione. A6.3 Il rischio da videoterminali L utilizzo del videoterminale, soprattutto se prolungato, può provocare qualche disturbo, essenzialmente per l apparato muscolo-scheletrico e per la vista, o problemi di affaticamento mentale. Per tutelare la salute degli addetti ai videoterminali è necessario tenere in conto problematiche complesse proprie del disturbo-disagio originate da più fattori di rischio di tipo fisico, chimico, microbiologico, organizzativo e psicosociale. Si riportano di seguito le principali norme relative all uso di videoterminali. A6.3.1 Riferimenti legislativi e normativi D.Lgs. 9 aprile 2008 n.81 (Testo unico sulla sicurezza) - Titolo VII - Attrezzature munite di videoterminali: definisce, negli articoli che vanno dal 172 al 179, il campo di applicazione della normativa, come deve essere organizzato e svolto il lavoro al vdt, gli obblighi del datore di lavoro con particolare riferimento alla sorveglianza sanitaria e all informazione e formazione. Il datore di lavoro è obbligato ad analizzare le postazioni di lavoro con particolare riguardo ai rischi per la vista e per gli occhi, ai problemi legati alla postura ed all affaticamento fisico o mentale e alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale. Si fa presente che per 13

14 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A Postazione di lavoro si intende l insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, incluso il mouse, il software per l interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l ambiente di lavoro immediatamente circostante; Dopo la valutazione dei rischi il datore di lavoro dovrà adottare le misure appropriate per ovviare ai rischi riscontrati tenendo conto della somma ovvero della combinazione della incidenza dei rischi riscontrati. Le postazioni di lavoro dovranno poi essere predisposte e organizzate in base ai requisiti contenuti nell allegato XXXIV del Testo Unico. Il lavoratore, qualora svolga la sua attività per almeno quattro ore consecutive, ha diritto ad una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività. Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale. In assenza di una disposizione contrattuale riguardante le interruzioni, il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale. I lavoratori, prima di essere addetti alle attività di videoterminalisti, sono sottoposti ad una visita medica preventiva con particolare riferimento ai rischi per la vista e per gli occhi e ai rischi per l apparato muscolo-scheletrico La periodicità delle visite di controllo, fatti salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, è biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizione o limitazioni e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi. Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori informazioni, in particolare per quanto riguarda le misure applicabili al posto di lavoro (in base all analisi dei rischi effettuata dal datore di lavoro),le modalità di svolgimento dell attività, la protezione degli occhi e della vista. Il datore di lavoro deve assicurare ai lavoratori una formazione adeguata in particolare in ordine a quanto indicato al punto precedente. - Allegato XXXIV Prescrizioni minime per l uso dei VDT: stabilisce: - le caratteristiche che devono avere le attrezzature (schermo, tastiera, piano e sedile di lavoro); - i requisiti dell ambiente con riferimento allo spazio, illuminazione, riflessi e abbagliamenti, rumore, calore, umidità e radiazioni; - i requisiti del software e dei sistemi. DECRETO 2/10/2000-Linee guida d'uso dei videoterminali: la linea guida è stata emanata in base a quanto previsto dal D.Lgs. 626/94 e recepisce le principali norme tecniche nazionali (UNI- CEI) comunitarie (CENELEC e CEN) e internazionali (IEC e ISO) che forniscono la regola dell arte sull uso dei videoterminali. 14

15 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro In particolare fornisce delle indicazioni sull arredo della postazione del video terminale e sugli ambienti, indicazioni atte ad evitare l'insorgenza di disturbi muscoloscheletrici, problemi visivi e disturbi da affaticamento mentale. Dato che le indicazioni contenute nel Testo Unico e nel D.M 2/10/00 sono coerenti tra loro, si ritiene che il Decreto del 2000 non sia stato abrogato con l emanazione del Testo Unico e pertanto è da considerarsi tuttora in corso di validità Norme UNI 1. ENV Principi ergonomici nella progettazione dei sistemi di lavoro; 2. UNI EN ISO 9241 Requisiti ergonomici per il lavoro d'ufficio con VDT; 3. UNI EN Requisiti ergonomici per il lavoro d'ufficio con VDT Guida ai requisiti dei compiti; Fornisce linee guida agli utenti di sistemi di elaborazione delle informazioni basati su VDT in relazione ai compiti d'ufficio. Scopo della norma e' aumentare l'efficienza e il benessere del singolo utente applicando alla progettazione dei compiti le conoscenze ergomiche alla luce dell'esperienza pratica. 4. UNI Ergonomia dei sistemi di lavoro - Terminologia di base e principi generali; 5. ISO Valutazione delle posture lavorative statiche. A6.4 Il rischio da rumore Il rischio rumore L ipoacusia da rumore costituisce, ancor oggi, la tecnopatia più diffusa tra i lavoratori; sebbene negli ultimi anni vi sia una chiara tendenza in diminuzione (fig.1), ancora nel 2002 gli indennizzi per ipoacusie rappresentano circa il 38% sul totale delle malattie professionali indennizzate nel Settore Agricoltura ed il 22,6% nel Settore Industria e Servizi. Utilizzando la casistica relativa ai riconoscimenti per ipoacusia afferenti al periodo sono state individuate le attività produttive più a rischio, secondo la classificazione a tariffa dell INAIL (fig.2); risulta evidente come i macrosettori nei quali si concentra il maggior numero di casi siano quelli dell industria metalmeccanica, dell edilizia, dell attività estrattiva e del legno. 15

16 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A fig.1 - IPOACUSIE - ANDAMENTO NEL TEMPO UOMINI (34.961) DONNE (803) TOTALE CASI UOMINI DONNE fig. 2 IPOACUSIE RICONOSCIUTE UOMINI (34.961) DONNE (803) TOTALE CASI UOMINI DONNE SERVIZI AGRO-ALIMENTARE CHIMICA COSTRUZIONI ENERGIA, ACQUA, GAS LEGNO METALLURGIA ATTIVITA' ESTRATTIVE TESSILE TRASPORTI non definito La valutazione del rischio da rumore negli ambienti di lavoro In attuazione della direttiva 2003/10/CE, sull esposizione a rumore nei luoghi di lavoro, è vigente in Italia il Titolo VIII, capo II del D.Lgs 81/2008. Le disposizioni del decreto di cui sopra sono in vigore dal 15 maggio 2008 ma fanno eccezione i settori della musica e delle attività ricreative (per i quali verrà dettato apposito provvedimento) ed il settore della navigazione marittima ed aerea ed alcune forze di polizia e organi dello Stato per i quali saranno dettati decreti specifici. Il citato capo II del titolo VIII è composto da 12 articoli: - L art.1 definisce il Campo di applicazione delle indicazioni contenute; - L art.2 contiene le Definizioni utili alla comprensione del testo; - L art.3 definisce i Valori limite di esposizione e valori di azione; - L art.4 indica gli obblighi di Valutazione del rischio; - L art.5 introduce le modalità per la Valutazione di attività a livello di esposizione molto variabile; - L art.6 è dedicato alle Misure di prevenzione e protezione; 16

17 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro - L art.7 riguarda l Uso dei dispositivi di protezione individuali; - L art. 8 indica le Misure di limitazione dell esposizione; - L art. 9 è dedicato alla Informazione e formazione dei lavoratori; - L art. 10 riguarda la Sorveglianza sanitaria nei confronti degli esposti a rumore; - L art. 11 le Deroghe per attività particolari nelle quali i livelli di esposizione non possono essere abbassati; - L art. 12 rimanda alla stesura di Linee Guida per l applicazione del Capo ad specifiche attività. L organizzazione aziendale Il DLgs. 81/08 chiama in causa una serie di figure, a cui compete un ruolo ben preciso nell assolvimento dei vari adempimenti previsti. Possiamo così individuare: Il datore di lavoro. A lui fanno capo i vari obblighi previsti dalla legge, in termini di valutazione del rischio, di misure da individuare ed attuare a seguito della suddetta valutazione. -SPP (Servizio di prevenzione e protezione). E inteso come insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all azienda finalizzati all attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali nell azienda. - il RSPP (Responsabile del servizio di prevenzione e protezione) Trattasi della persona designata dal datore di lavoro in possesso di attitudini e capacità adeguate. - il Medico competente Trattasi di medico in possesso di determinati titoli. - il RLS (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) Trattasi di persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori in merito agli aspetti concernenti la salute e sicurezza durante il lavoro. Inoltre il SPP si avvale di ulteriori figure (addetti alla sicurezza, addetti all antincendio etc ), che svolgono per lo più compiti esecutivi. Di solito la suddetta struttura si occupa dei vari aspetti connessi agli obblighi di legge (valutazione dei rischi e formulazione delle misure da attuare per l eliminazione o la riduzione degli stessi) In riferimento alla specifica valutazione del rischio da rumore va sottolineato come la normativa sopra richiamata non prevede requisiti professionali specifici. Si parla invero di persone con adeguate competenze; infatti l Art.31, c.3 del D.Lgs. 81/08 recita: Il datore di lavoro può avvalersi di persone esterne all azienda in possesso delle conoscenze professionali necessarie per integrare, ove occorra, l azione di prevenzione e protezione del servizio 17

18 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A Gli adempimenti La normativa riguarda tutti i settori produttivi, ad eccezione di categorie specifiche per le quali è prevista l emanazione di decreti specifici (navigazione marittima ed aerea; forze di polizia, operatori dei call center ed attività ricreative). La valutazione del rischio L attività di valutazione del rischio prelude alle eventuali azioni da intraprendere a seguito della valutazione stessa. Si pone un primo problema relativo alla modalità di effettuazione della valutazione del rischio per le aziende fino a 10 occupati. Con l emanazione del D.Lgs 81/08 l obbligo di valutazione per le aziende familiari nonché delle aziende che occupano fino a dieci addetti può essere assolto con autocertificazione della avvenuta valutazione del rischio senza necessariamente produrre una relazione tecnica. Va rilevato che l assenza di tale relazione, sebbene formalmente non costituisce inadempienza, può mettere il DL nella condizioni di non poter supportare le sue valutazioni in caso di eventuali contenziosi per il riconoscimento di malattie professionali. Si ritiene opportuno, per la valutazione del rischio rumore continuare ad effettuare sempre la Relazione Tecnica, indipendentemente dal numero di occupati. La Relazione sarà così parte integrante del Documento di Valutazione per le aziende con oltre 10 occupati; per le aziende fino a 10 occupati farà invece parte del documento di autocertificazione. Quanto ai limiti sono introdotti i tre livelli di esposizione così denominati: -Valori inferiori che fanno scattare l azione: L EX, 8h = 80 db(a) e p peak = 135 db(c); -Valori superiori che fanno scattare l azione: L EX, 8h = 85 db(a) e p peak = 137 db(c); -Valori limite di esposizione: L EX, 8h = 87 db(a) e p peak = 140 db(c) Vediamo quali sono gli obblighi da mettere in atto. In maniera sintetica si può dire che, nel caso di superamento dei valori inferiori di azione, il datore di lavoro: -mette a disposizione dei lavoratori dispositivi individuali di protezione uditiva; -permette l accesso dei lavoratori a test audiometrici; -garantisce che i lavoratori ricevano informazioni e siano sottoposti a formazione. Nel caso di superamento dei valori superiori di azione, il datore di lavoro: - -formalizza ed applica un programma di misure tecniche e/o organizzative volte a ridurre l esposizione; - -segnala, delimita e controlla l accesso ai luoghi di lavoro ove ciò sia tecnicamente possibile e giustificato dal rischio; - -esige l utilizzo da parte dei lavoratori dei dispositivi individuali di protezione uditiva; 18

19 A6 La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla normativa di igiene e lavoro - -garantisce ai lavoratori i controlli audiometrici. Nel caso infine di superamento dei valori limite di esposizione sussiste l obbligo, da parte del datore di lavoro, di adottare misure immediate per riportare l esposizione al disotto di tali valori. Modalità di effettuazione delle misure (procedure e strumentazione) Come abbiamo visto i parametri da utilizzare per la valutazione del rischio sono costituiti da: -L EX, 8h ; -p peak Il primo rappresenta il livello di esposizione al rischio rumore per il lavoratore, rapportato ad una giornata lavorativa di otto ore; nel caso in cui l attività lavorativa, e quindi l esposizione giornaliera varia significativamente è possibile sostituire, ai fini dell applicazione dei valori limite di esposizione e dei valori di azione, il livello di esposizione giornaliera al rumore con il livello di esposizione settimanale. Per determinare questo parametro è necessario misurare il livello sonoro continuo equivalente, con curva di ponderazione A (L Aeq ), associato ad una determinata attività lavorativa, dal quale si ricava: L EX, 8h = L Aeq, Te + 10 log (T e /T 0 ) Dove T e è la durata quotidiana dell esposizione personale di un lavoratore ad un dato L Aeq, mentre T 0 è il tempo di riferimento pari ad otto ore. La suddetta relazione è applicabile là dove il livello di esposizione sia costante nell arco della giornata; in realtà nella maggior parte dei casi, specie per le lavorazioni industriali, l attività lavorativa comporta differenti divelli di esposizione nell arco della giornata (diversità di ambienti, macchine e lavorazioni effettuate); pertanto sarà necessario associare a ciascuna fase lavorativa il valore misurato di L Aeq ; in tal caso l esposizione al rischio rumore sarà espressa dalla seguente relazione: L EX, 8h = 10 log [1/k Σ (n; i=l) 10 0,1 (LEX, 8h) i ] Il secondo parametro (p peak ) rappresenta la pressione acustica istantanea, o il cosiddetto livello di picco; la sua determinazione è motivata dal fatto che i rumori impulsivi possono avere effetti nocivi; ciò può accadere indipendentemente da quale sia il valore di L Aeq, che è associato ad una determinata fase di lavoro. Come illustrato nella tabella, con la normativa richiede che la determinazione di p peak venga effettuata secondo la costante di ponderazione C, e non come valore lineare non ponderato. Il rispetto del valore limite di esposizione, pari ad 87 db(a) va verificato tenendo conto dell attenuazione prodotta dai dispositivi di protezione individuale dell udito indossati dal lavoratore solo ai fini di valutare il rispetto dei valori limite di esposizione. 19

20 Percorso formativo destinato a RSPP/ASPP Modulo A In sostanza la valutazione del rispetto del limite di esposizione deve tener conto dell effetto di attenuazione, dovuto all utilizzo dei DPI; in definitiva si richiede, contestualmente al limite di esposizione, la verifica sull efficacia dei dispositivi di protezione individuale dell udito. Per quanto riguarda i requisiti dell attrezzatura da utilizzare, il nuovo decreto non definisce le caratteristiche della relativa strumentazione; ciò vale sia per la valutazione del rischio che, più estesamente, per l esecuzione delle audiometrie. Il Metodo OBM, il Metodo HLM ed il Metodo SNR per la valutazione dell attenuazione dei DPI Il primo metodo è piuttosto complesso in quanto richiede che la misura dei livelli di pressione sonora venga effettuata per ottave; il secondo metodo richiede invece dei calcoli piuttosto lunghi; il metodo SNR è quello di più facile applicazione, in quanto necessita solo della misura dei livelli di pressione sonora complessivi, utilizzando la ponderazione C. In ogni caso tutti questi metodi debbono far riferimento al valore di protezione (APV) relativo ad un determinato dispositivo. In tal senso i valori di attenuazione dei DPI uditivi sono certificati, grazie a determinate procedure di laboratorio appositamente normate; in realtà è scientificamente dimostrato che tali valori sovrastimano l attenuazione di 10, 15 db rispetto alla realtà degli ambienti di lavoro. Oltre all aspetto, strettamente tecnico, relativo all efficienza del dispositivo di protezione utilizzato, ne va poi considerata l efficacia, che è legata per lo più al corretto utilizzo dei DPI stessi; un riscontro in tal senso è dato dai relativi controlli sanitari. Ciò prelude all importanza della formazione dei lavoratori sui vari aspetti della sicurezza, tra cui, appunto, il corretto utilizzo dei DPI. Va infine sottolineato come, nella valutazione dell esposizione è consigliabile partire dal livello di rischio delle lavorazioni più rumorose e non dal L EX, 8h. Va comunque osservato come il valore limite di esposizione pari ad 87 db(a), tenuto conto dell effetto dei DPI non è da ritenersi abbastanza tutelante. Infatti, tenendo conto della tipica attenuazione dei DPI uditivi (normalmente dell ordine di db), ciò significa avere livelli ambientali di oltre 110 db. A6.5 Il rischio da vibrazioni Sotto il termine "Vibrazioni" si indica generalmente uno scuotimento - più o meno accentuato - del corpo o parti di esso, in seguito a uso di specifiche attrezzature. Gli effetti delle vibrazioni sull'uomo permettono di dividere questa categoria di rischio in due parti: 1) Vibrazioni al sistema mano-braccio, generalmente indotte dall'uso di utensili/strumenti ad impugnatura manuale. 2) Vibrazioni al corpo intero, causate soprattutto dall'uso di mezzi di trasporto. Ognuna delle due categorie genera patologie differenti sull'uomo. 20

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