Il rischio idrogeologico e l'emanazione degli avvisi di allerta. Terralba 31 gennaio 2014

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1 PRESIDENZA Direzione Generale della Protezione Civile Il rischio idrogeologico e l'emanazione degli avvisi di allerta Ing. Salvatore Cinus Terralba 31 gennaio 2014

2 Inquadramento Generale Legge 100, 12 luglio 2012 La previsione consiste nelle attivita', svolte anche con il concorso di soggetti scientifici e tecnici competenti in materia, dirette all'identificazione degli scenari di rischio probabili e, ove possibile, al preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei conseguenti livelli di rischio attesi. La prevenzione consiste nelle attivita' volte a evitare o a ridurre al minimo la possibilita' che si verifichino danni conseguenti agli eventi di cui all'articolo 2, anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attivita' di previsione. La prevenzione dei diversi tipi di rischio si esplica in attivita' non strutturali concernenti l'allertamento, la pianificazione dell'emergenza, la formazione, la diffusione della conoscenza della protezione civile nonche' l'informazione alla popolazione e l'applicazione della normativa tecnica, ove necessarie, e l'attivita' di esercitazione.

3 Inquadramento Generale La Gestione del sistema di allertamento nazionale è assicurata dal Dipartimento della Protezione civile e dalle regioni attraverso la Rete dei centri Funzionali, ovvero Soggetti preposti alle attività di: Previsione, monitoraggio e sorveglianza in tempo reale degli eventi e di valutazione dei conseguenti effetti sul territorio. La rete dei centri funzionali è costituita da un centro funzionale centrale (CFC) presso il Dipartimento della Protezione civile e dai Centri Funzionali Decentrati (CFR) presso le regioni. Alcuni CFR, come quello della Regione Sardegna, sono in fase di attivazione. Tipica organizzazione dei centri funzionali è quella per settori di rischio, primo fra tutti quello idrogeologico ed idraulico.

4 I compiti dei centri funzionali : 1) Raccogliere e condividere con gli altri centri funzionali i dati ricevuti dalle reti di monitoraggio distribuite nel territorio, da piattaforme satellitari e dai presidi di vigilanza; 2) Elaborare un'analisi in tempo reale degli eventi in atto sulla base di modelli previsionali e di valutazione e di sintetizzarne i risultati; 3) Assumere la responsabilità di tali informazioni e valutazioni attraverso l'adozione, l'emissione e la diffusione regolamentata di avvisi e bollettini sull'evoluzione degli eventi e sullo stato di criticità atteso e/o in atto sul territorio rispetto al singolo rischio. Occorre fornire un servizio continuativo 365 gg/anno, tipicamente su 12 ore/giorno, ma se necessario anche 24, per fornire supporto alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e per la gestione dell'emergenza, nonché per assolvere alle necessità operative dei sistemi locali di protezione civile.

5 FASE PREVISIONALE La fase previsionale è costituita dalla valutazione della situazione attesa (QUANTO PIOVE E DOVE PIOVE), nonché dei relativi effetti che tale situazione può determinare sull'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente e porta alla comunicazione di prefigurati scenari di rischio alle autorità competenti per le allerte e per la gestione delle emergenze in attuazione dei Piani di emergenza provinciali e comunali. 1) sulla base di una suddivisione del territorio in zone di allertamento dal comportamento circa omogeneo, 2) Stabilite un sistema di soglie pluvio-idrometriche, 3) I prefigurati scenari vengono valutate in tali zone anche sulla base della previsione dei modelli di raggiungimento/superamento di tali soglie 4) e comunicate attraverso un sistema di Livelli di Criticità.

6 LA FASE DI MONITORAGGIO E SORVEGLIANZA Questa fase ha lo scopo, tramite la raccolta e condivisione dei dati rilevati dalle reti di monitoraggio dotate di vari tipi di sensori, nonché dalle notizie non strumentali reperite localmente, di rendere disponibili informazioni e/o previsioni a brevissimo termine che consentano sia di confermare gli scenari previsti che di formularne di nuovi a seguito dell'evoluzione dell'evento in atto. A tal fine le attività di monitoraggio e sorveglianza sono integrate dalle attività di vigilanza non strumentale attraverso presidi territoriali per fornire localmente notizie circa il reale evoluzione dell'evento e darne comunicazione alle reti dei centri funzionali e alle sale operative regionali..

7 DGR 39/15 del Centro Funzionale Decentrato Regionale della Protezione Civile della Regione Sardegna Iter di Attivazione Viene Deliberato: 1) L'attivazione del CFD regionale è obiettivo strategico 2) Vengono trasferite personale, risorse finanziarie e attrezzature allocate presso l'agenzia del Distretto per la gestione e sviluppo della rete di monitoraggio in tempo reale di Protezione Civile; Si approva l'iter: a) Stipula Protocollo di intesa con il Dipartimento per definire e predisporre procedure e modalità di allertamento del sistema di Protezione civile ai diversi livelli; b) stipula di una convenzione con l'arpas per la definizione del servizio che sarà prestato in qualità di centro di competenza nelle fasi di previsione e di monitoraggio in tempo reale, nonché di supporto per le tematiche idrogeologiche;

8 DGR 39/15 del Centro Funzionale Decentrato Regionale della Protezione Civile della Regione Sardegna Iter di Attivazione Si approva l'iter: c) Accordo con gli enti gestori dei serbatoi artificiali per la definizione delle procedure sulla trasmissione delle informazioni inerenti i livelli raggiunti negli invasi, i rilasci conseguenti alle manovre sugli organi di regolazione e scarico ed il supporto all'esame di eventuali criticità per i territori di valle; d) Definizione della pianta organica del Centro Funzionale decentrato e assegnazione al CFD delle professionalità mancanti, necessarie per garantire una operatività per 365 gg/anno ed un servizio continuativo su tutto l'arco delle 24 ore in caso di necessità; e) Formazione del personale della DG della Protezione civile assegnato al CFD nonché di quello dell'arpas e dell'enas coinvolto nelle attività di supporto al CFD; f) Predisposizione dello studio sull'aggiornamento delle zone meteorologiche omogenee, delle zone di allerta e delle relative soglie pluviometriche

9 DGR 39/15 del Centro Funzionale Decentrato Regionale della Protezione Civile della Regione Sardegna Iter di Attivazione Si approva l'iter: g) definizione delle procedure e delle modalità di allertamento del sistema di protezione civile regionale ai diversi livelli, concernenti la predisposizione degli avvisi meteo regionali di condizioni meteorologiche avverse e di quelli di criticità regionale, la definizione dei corrispondenti livelli di allerta del sistema della protezione civile e le modalità della loro adozione e trasmissione agli enti Interessati, da definire di concerto tra il Dipartimento della Protezione Civile, la Direzione generale della Protezione Civile regionale e, per le parti di competenza, con la Direzione generale dell'arpas e con i principali gestori dei serbatoi artificiali.

10 Legge regionale 20 dicembre 2013 n. 36 Disposizioni Urgenti in materia di Protezione Civile Art. 2 Centro Funzionale Decentrato Per le esigenze operative derivanti dall'attivazione del Centro funzionale decentrato della Direzione generale della protezione civile di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2004, è attivata, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge e conclusa entro i successivi sessanta giorni, una procedura straordinaria di mobilità per l'immissione nel ruolo unico dell'amministrazione regionale di un dirigente e 25 unità di personale mediante cessione del contratto e comunque rientranti nella previsione organica vigente..

11 LA RETE DEI CENTRI FUNZIONALI Soggetti statali o regionali unitariamente diretti e coordinati; Responsabilità civile e penale della valutazione del livello di criticità dei rischi; Piena attuazione Legge Bassanini che, insieme a modifica al Titolo V, rende la Regione attore fondamentale FASE PREVISIONALE CFC FASE DI MONITORAGGIO E SORVEGLIANZA IN TEMPO REALE DEGLI EVENTI E VALUTAZIONE EFFETTI SUL TERRITORIO Raccogliere e condividere dati (strumentali e non) Elaborare analisi in tempo reale Assumere la responsabilità di tali informazioni e valutazioni tramite emissione e diffusione Avvisi e Bollettini

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13 DOCUMENTI GIORNALIERI SUL RISCHIO METEO E IDROGEOLOGICO EMESSI DAL DIPARTIMENTO DI PROTEZIONE CIVILE Sul sito Internet del dipartimento della Protezione Civile: Sono disponibili: 1) Il Bollettino di Vigilanza Meteorologica Nazionale, emesso quotidianamente dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, segnala i fenomeni meteorologici significativi previsti fino alle ore 24:00 del giorno di emissione e nelle 24 ore del giorno seguente, più la tendenza attesa per il giorno ancora successivo. 2) Il Bollettino di criticità idrogeologica ed idraulica, emesso quotidianamente intorno alle ore 15,00 e che rappresenta le criticità sulla base della valutazione degli scenari al suolo a causa dei fenomeni meteo e dello stato dei suoli.

14 ES: Evita di transitare o sostare lungo gli argini dei corsi d acqua, sopra ponti o passerelle; Evita i sottopassi perché si possono allagare facilmente; ECC. ALLERTAMENTO RIVOLTO ANCHE AL CITTADINO

15 IL BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROLOGICA Termine descrittivo Quantitativi corrispondenti Assenti o deboli non rilevanti <20 mm/24h Deboli (solo se rilevanti) <20 mm/24h (segnalate solo se a possibile impatto idrogeologico o idraulico) Moderati mm/24h Elevati mm/24h Molto elevati Molto elevati >100 mm/24h

16 IL BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROLOGICA rovesci o temporali di debole o moderata intensità" : fenomeno in grado di apportare precipitazioni concentrate inferiori ai 25 mm/h, con raffiche fino a 25 nodi e con moderata attività elettrica. "rovesci o temporali forti" si intendono fenomeni in grado di concentrare al suolo apporti pluviometrici dell'ordine dei mm/h, e/o di attivare intensi colpi di vento (cioè correnti impulsive al suolo di intensità tra i 55/74 km/h), e/o di apportare frequente attività elettrica (fino a 30 scariche/30 min.). "rovesci o temporali violenti" si intendono fenomeni in grado di concentrare al suolo apporti pluviometrici superiori ai 50 mm/h (o superiori ai 30 mm/30 minuti), e/o di attivare raffiche superiori a 74 km/h), e/o di apportare frequente attività elettrica (oltre 30 scariche/30 min).

17 IL BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROLOGICA Il simbolo della scarica individua invece il previsto verificarsi di fenomeni a prevalente carattere di rovescio o temporale, in grado cioè di concentrare apporti pluviometrici rilevanti su scale spaziotemporali ristrette, e/o di attivare rinforzi impulsivi di vento, e/o di apportare attività elettrica. Sono fenomeni che si verificano con una distribuzione estremamente irregolare e discontinua sul territorio, dando luogo a quantitativi pluviometrici tipicamente molto diversi anche tra località vicine o addirittura contigue.

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20 BOLLETTINO DI CRITICITA' IDROGEOLOGICA ED IDRAULICA Bollettino emesso dal Centro Funzionale Centrale per segnalare la valutazione dei livelli di criticità idrogeologica e idraulica mediamente attesi, per il giorno di emissione e per il successivo, sulle zone di allerta in cui è suddiviso il territorio italiano. Il documento rappresenta la valutazione del possibile verificarsi, o evolversi, di effetti al suolo (frane e alluvioni) dovuti a fenomeni meteorologici, sulla base di scenari di evento predefiniti. La previsione è quindi da intendersi in senso probabilistico, come grado di probabilità del verificarsi di predefiniti scenari di rischio in un area non inferiore a qualche decina di chilometri.

21 BOLLETTINO DI CRITICITA' IDROGEOLOGICA ED IDRAULICA

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23 LA RETE DI MONITORAGGIO DELLA SARDEGNA - ADIS I colori verde giallo e arancione si riferiscono all' incremento orario registrato nel sensore. Il grigio indica una mancata ricezione dei dati

24 LA RETE DI MONITORAGGIO DELLA SARDEGNA - ADIS La rete di monitoraggio utilizzata ai fini della protezione civile è costituita da 92 stazioni. Di queste, tutte possiedono il pluviometro, ed il sensore di temperatura, 8 misurano la velocità e la direzione del vento, mentre 9 misurano il livello idrometrico lungo i fiumi.

25 Direttiva Assessoriale del 27 marzo 2006 Prima attuazione nella Regione Autonoma della Sardegna della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004 recante Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile. Approccio Multirischio: Tali indirizzi operativi possono essere estesi a tutte le tipologie di rischio cui è soggetto il territorio della Sardegna Secondo il DPCM del 2004: Ciascuna regione deve indirizzare e/o stabilire le procedure e le modalità di allertamento del proprio sistema di protezione civile ai diversi livelli, regionale, provinciale e comunale.

26 Direttiva Assessoriale del 27 marzo 2006 ART. 4) ZONE DI ALLERTA Sulla base prevalente dei dati conoscitivi idrogeologici, idraulici e geomorfologici disponibili, il territorio della Sardegna è suddiviso in zone di allerta, che comprendono ambiti territoriali significativamente omogenei per l atteso manifestarsi della tipologia e della severità degli eventi meteoidrologici intensi e dei relativi effetti. Le zone di allerta corrispondono a quelle individuate dal progetto nazionale dei Centri Funzionali (all. A) ricomprese nei 7 sub bacini idrografici in cui è stata suddivisa l Isola ai sensi della L. 183/89 - Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo - al cui interno ricadono i territori di Province e Comuni di cui all Allegato B) In ogni zona e per ciascuna tipologia di rischio, le Regioni devono identificare adeguate grandezze e relativi valori quali precursori ed indicatori del probabile manifestarsi di prefigurati scenari di evento (Direttiva PCM 27/02/2004)

27 7 MACRO ZONE DI ALLERTA: CAMPIDANO IGLESIENTE MONTEVECCHIO PISCHILAPPIU LOGUDORO GALLURA TIRSO FLUMENDOSA-FLUMINEDDU

28 PRESIDI TERRITORIALI DI PROTEZIONE CIVILE I Presidi Territoriali sono le strutture operanti nel territorio della Regione che, in relazione al livello di criticità prevista o in atto, provvedono a porre in essere le azioni atte a fronteggiare la situazione di rischio negli ambiti territoriali di loro competenza. Sono Presidi Territoriali di Protezione Civile della Regione Autonoma della Sardegna: il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, l Ente Foreste, i Servizi del Genio Civile. Sono altresì considerati Presidi Territoriali: le strutture dipendenti dalle Province e dai Comuni, i Consorzi di Bonifica, i Gestori dei serbatoi artificiali, le Associazioni di Volontariato.

29 ATTIVITA' DI PRESIDIO ES. IL CFVA il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale svolge compiti di controllo, monitoraggio e presidio del territorio al fine di prevenire e governare situazioni di criticità in atto o previste. A tal fine provvede a monitoraggi osservativi in tempo reale nonché ad attivare le iniziative di propria competenza per il contrasto della pericolosità e degli effetti conseguenti al manifestarsi di eventi di piena che potrebbero dare origine ad episodi alluvionali.

30 La diramazione degli avvisi di allerta DPCM 2004 Le regioni stabiliscono un insieme di valori degli indicatori che, singolarmente, o concorrendo tra loro, definiscono per ogni tipologia di rischio, un sistema articolato almeno su due livelli di moderata ed elevata criticità, oltre che un livello base di criticità ordinaria, in cui le criticità sono ritenute comunemente ed usualmente accettabili dalle popolazioni E' cura delle regioni far si che al raggiungimento/superamento di tali soglie, ancorchè semplicemente previsto, siano pianificati e fatti corrispondere i livelli di allerta del sistema di protezione civile, preposti: -Prima del manifestarsi dell'evento temuto, alle fasi di attivazione dei sistemi di contrasto preventivo degli eventi e dei conseguenti effetti, nonché di preparazione all'emergenza; - durante e dopo il manifestarsi dell'evento, alla fase di governo e superamento dell'emergenza

31 LIVELLI DI CRITICITA' Tenendo presente che gli eventi di natura idraulica o idrogeologica hanno spesso un tempo di latenza e sviluppo tali da renderli prevedibili, nel senso di poterne seguire l evoluzione attraverso attività di monitoraggio che preannunciano i tempi di manifestazione, si definiscono i seguenti livelli di criticità: Situazione di criticità ordinaria: è quella che può essere affrontata con mezzi e procedure ordinarie, fatta salva l attenzione da porre in relazione all evolversi dell evento. Non viene emesso alcun avviso da parte della Protezione Civile Regionale ( dal 2012 pubblicazione sul sito internet)

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36 MODALITA DI TRASMISSIONE L avviso e il corrispondente codice sono trasmessi tramite fax e altre modalità (sms, , PEC) ai numeri che ciascun presidio territoriale avrà fornito. I responsabili dei presidi territoriali confermeranno con lo stesso mezzo l avvenuta ricezione dell avviso. A breve è intenzione della direzione abbandonare il sistema via Fax e procedere via PEC, nell'ambito del processo di digitalizzazione dell'amministrazione pubblica.

37 ESEMPIO DI AVVISO DI ALLERTA PER CRITICITÀ MODERATA:

38 IL CONTENUTO DELL AVVISO ES. 31 marzo 2013

39 La piattaforma Di invio BATTERIA DI 7 FAX SISTEMA DI INVIO SMS E MAIL MEDIANTE sistema SIRSAM

40 La SEZIONE ALLERTE DEL SITO DELLA PROTEZIONE CIVILE:

41 La SEZIONE ALLERTE DEL SITO DELLA PROTEZIONE CIVILE:

42 ALTRI RISCHI GLI INCENDI

43 PRESIDENZA Direzione Generale della Protezione Civile

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