COMUNE DI ANZOLA Domenica, 06 aprile 2014

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1 COMUNE DI ANZOLA Domenica, 06 aprile 2014

2 Domenica, 06 aprile 2014 Cultura e turismo 06/04/2014 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Pagina 22 L' ex chiesa di San Francesco svela gli antichi splendori 1 06/04/2014 Pagina 1 Il «tridente» per ritrovare la fiducia 2 06/04/2014 Pagina 2 Renzi rassicura Bruxelles: una data per ogni riforma 4 06/04/2014 Pagina 3 MARCO ROGARI Tagli, pacchetto da 4,7 5 miliardi 6 06/04/2014 Pagina 6 ROBERTO TURNO «Riforme indispensabili, ora accelerare» 8 06/04/2014 Pagina 9 ALESSIA MACCAFERRI Il turismo che crede nell' effetto Big data 10

3 Pagina 22 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Cultura e turismo L' ex chiesa di San Francesco svela gli antichi splendori Persiceto Riapertura parziale dopo il restauro. di PIER LUIGI TROMBETTA PERSICETO GRANDE EMOZIONE ieri mattina, nel centro storico di San Giovanni in Persiceto, per l' eccezionale apertura, dell' ex chiesa di San Francesco chiusa da anni al pubblico e un tempo sede dei pompieri e anche garage di mezzi comunali. L' occasione è stata mostrare i parziali lavori di restauro finanziati dalla Fondazione Del Monte di Bologna e la ricerca archeologica del Museo archeologico ambientale. Presenti un centinaio di persone, il vice sindaco Tommaso Cotti, l' assessore alla Cultura Sonia Camprini e Stefano Campagna, progettista e direttore dei lavori di restauro e Silvia Marvelli, direttore del Museo archeologico ambientale. Durante la giornata è stato poi possibile effettuare alcune visite guidate. «I lavori di restauro della chiesa di San Francesco? ha detto Camprini sono iniziati nel 2009 con l' obiettivo di riportare l' interno dell' edificio al suo antico splendore e renderlo adatto ad ospitare esposizioni e attività culturali. Con un primo stralcio sono stati restaurati la porzione adiacente all' ingresso principale sul lato sud e gli ex alloggi dei pompieri al primo piano, creando una nuova scala di collegamento tra i due spazi. Ora siamo in attesa di poter ripartire con il cantiere». Nel frattempo il Museo archeologico ambientale di Persiceto ha condotto una serie di sondaggi archeologici sotto la direzione scientifica delle Soprintendenze per i Beni Archeologici e Architettonici dell' Emilia Romagna. «SE L' ANTICA CHIESA di San Francesco, edificata nel XIII secolo, era contraddistinta dallo stile gotico allora in voga? ha aggiunto Marvelli la nuova costruzione settecentesca fu caratterizzata da forme doriche. La chiesa, riprogettata dall' architetto bolognese Alfonso Torreggiani era considerata tra le più belle e maestose della città.il chiostro risale alla fine del?400. Nell' antico refettorio del convento, durante i lavori di ristrutturazione nel 1995, è venuto alla luce un grande affresco raffigurante l' Ultima cena. Oggi lo stabile conventuale che accoglieva una scuola elementare e la sezione di fisica del Museo del Cielo e della Terra e il suggestivo chiostro sono inagibili a causa dei danni riportati durante il recente terremoto». 1

4 Pagina 1 CONTI, TAGLI, PRIVATIZZAZIONI. Il «tridente» per ritrovare la fiducia Guido Tabellini I Documenti di economia e finanza (Def) presentati dai governi degli ultimi anni sono una storia di promesse non mantenute. Ogni volta si preannunciava che l' anno successivo il debito pubblico avrebbe arrestato la sua corsa rispetto al reddito nazionale. E ogni volta l' obiettivo veniva spostato in avanti di un anno. In questo modo il debito è passato da circa il 118% del Pil nel 2010 a oltre il 132% del Pil a fine Succederà così anche stavolta? È questa la domanda principale che si stanno ponendo gli osservatori economici del nostro Paese. La svolta impressa all' azione del governo dal presidente Renzi non ha fugato questi dubbi. In poche settimane il nuovo governo è riuscito a ottenere risultati importanti, sia in campo economico che istituzionale. Ma le scelte difficili devono ancora venire, e i dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico rimangono. Il Def che sarà approvato nei prossimi giorni è un' occasione importante per rispondere a questi interrogativi, e consolidare la fiducia nel futuro dell' economia italiana. Per raggiungere quest' obiettivo, bisogna evitare gli errori commessi in passato. Innanzitutto, il quadro macroeconomico deve essere credibile. Il Def presentato dal governo Letta si basava su previsioni di crescita che erano quasi il doppio rispetto al consenso internazionale (1% per il 2014 e 1,7% per il 2015, contro un consenso intorno a 0,5% per il 2014 e poco sopra l' 1% per il 2015). Queste stime vanno abbassate e rese plausibili. Gli effetti delle riforme sulla crescita sono ritardati, e anche in presenza di provvedimenti incisivi e innovativi non ci si può aspettare un' improvvisa accelerazione dell' economia italiana. È vero che nel frattempo i tassi di interesse sono scesi più del previsto, ma il sentimento dei mercati è volubile, e sappiamo bene che i tassi possono risalire anche più in fretta di come sono scesi. Per questo è importante che ci siano margini contro possibili sorprese negative. In secondo luogo, il Def è un' occasione per fare chiarezza su come il governo intende rispettare i vincoli di bilancio. Non solo indicando obiettivi generici, ma entrando nei dettagli. Rispetto al passato, questo governo ha il vantaggio di avere ereditato il lavoro appena concluso con la spending review. La domanda importante è in che misura il governo vorrà seguire le raccomandazioni del commissario Cottarelli. Non sono raccomandazioni facili da attuare. Tanto per cominciare, dei 34 miliardi di risparmi di spesa che il rapporto indica come recuperabili entro il 2016, 15 sono già impegnati per raggiungere Continua > 2

5 Pagina 1 < Segue gli obiettivi di bilancio precedentemente indicati, o per evitare ulteriori aumenti della pressione fiscale. La cifra effettivamente disponibile entro il 2016 per finanziare eventuali tagli di imposta scende quindi a poco meno di 20 miliardi. Non è molto, su una spesa al netto degli interessi di oltre 700 miliardi. Eppure, queste somme sono difficili da recuperare. Sia perché presuppongono che l' amministrazione sia capace di una grande efficienza nella micro gestione della spesa, ad esempio per risparmiare quasi il 25% sugli affitti pubblici, o per ridurre i costi della riscossione fiscale, o per calibrare i trasferimenti ai comuni in base ai costi standard e alla capacità fiscale. Sia perché le cifre indicate nella spending review includono voci spinose dal punto di vista politico, come tagli ai sussidi al trasporto pubblico locale e alla spesa in pensioni. Eppure, non ci sono alternative, se davvero il governo vuole ridurre la pressione fiscale e disporre di nuove risorse per altri programmi di spesa come i su ssidi di disoccupazione. Se il Def si limiterà a indicare obiettivi generici, anziché impegnarsi con chiarezza sulle priorità indicate nella spending review, vorrà dire che anche questa volta saran no promesse da marinaio. Infine, il Def dovrebbe fare luce sulle privatizzazioni. In questi giorni il governo è alle prese con il rinnovo di centinaia di amministratori di imprese controllate dallo Stato. Abbondano le indiscrezioni di stampa sui rifiuti di questo, sugli ammiccamenti di quello, sulla rottamazione di quell' altro. Nella migliore delle ipotesi, questa responsabilità politica è inutile. Nella peggiore, può essere fonte di errori o abusi. Le più importanti imprese partecipate dallo Stato sono soggette comunque al controllo della regolamentazione, che è uno strumento più efficace e trasparente della proprietà pubblica. Anche in questo campo il governo dovrebbe imprimere una svolta rispetto al passato, spiegando che il mantenimento del controllo non è più un obiettivo strategico, e annunciando con precisione una nuova stagione di privatizzazioni, inclusa la cessione di almeno una rete Rai. Il contesto internazionale è favorevole, e bisognerebbe approfittarne. Ma soprattutto, un rilancio delle privatizzazioni, a livello statale e locale, darebbe un segnale credibile che il Paese sta davvero cambiando, e che la politica è disposta a fare un passo indietro per lasciare più spazio all' iniziativa privata. Un quadro macroeconomico credibile, un ruolo centrale e dettagliato per la spending review, e una svolta nelle privatizzazioni. Sono questi i concetti chiave su cui ricostruire fiducia e credibilità. Se invece il Def si limiterà a impegni generici e alle solite simulazioni sul rientro del debito pubblico, saranno ancora una vo lta obiettivi disattesi. RIPRODUZIONE RISERVATA. 3

6 Pagina 2 Il Pnr per la Commissione Ue. Nel cronoprogramma l' indicazione dei tempi per ogni intervento e una stima del relativo impatto sulla crescita del Pil. Renzi rassicura Bruxelles: una data per ogni riforma APPROVAZIONE A BREVE Il Piano nazionale di riforma, insieme al Documento di economia e finanza, approderà martedì al Consiglio dei ministri GLI OBIETTIVI 2014 Il governo ribadisce il rispetto dei limiti e degli impegni con la Ue: il rapporto deficit Pil sarà al 2,6%, la crescita allo 0,8% Dino Pesole ROMA Un pacchetto di riforme in stile «cronoprogramma», con l' indicazione dei tempi di realizzazione per ogni intervento e la stima dei relativo impatto, in termini di incremento potenziale del Pil. Il Piano nazionale di riforma, che accompagna il Documento di economia e finanza, è sostanzialmente pronto per l' approvazione martedì da parte del Consiglio dei ministri. Documento programmatico di rilievo, proiettato su un orizzonte di legislatura, cui Bruxelles guarda con molta attenzione in vista delle raccomandazioni che rivolgerà al nostro Paese nel prossimo giugno. Vi è contenuta l' intera strategia di politica economica che il governo intende realizzare nel prossimo triennio, sulla base del nuovo quadro previsionale contenuto nel Def e dell' aggiornamento del Programma di stabilità, anch' esso allegato ai documenti in via di approvazione. Il Pnr prende le mosse da una dettagliata introduzione in cui si riassumono gli impegni che l' esecutivo intende perseguire, quanto a riforme strutturali, nei diversi settori d' intervento: mercato del lavoro, con il Jobs act (decreto già approvato e legge delega), riforma del sistema fiscale da affidare al Ddl delega già approvato dal Parlamento, cui sarà annesso il timing per il varo dei primi decreti legislativi. Poi la manovra sull' Irpef (10 miliardi a regime da distribuire ai redditi fino a euro mensili) e sull' Irap, e il profilo triennale entro cui si dispiegherà l' azione della spending review, così da conseguire almeno 32 miliardi di risparmi nel Segue il capitolo degli investimenti cui è annesso il «totale smaltimento dei debiti pregressi della Pa», da realizzare entro il prossimo autunno. Infine, i capitoli della giustizia, dell' ammodernamento della Pa e delle semplificazioni del procedimento amministrativo, delle riforme istituzionali e costituzionali (dalla legge elettorale al superamento del bicameralismo paritario) cui è affidato il compito di snellire l' intero procedimento legislativo. Continua > 4

7 Pagina 2 < Segue L' aspetto delle coperture, decisivo per il varo dell' imminente decreto sull' Irpef, replica nel Pnr l' impianto esposto nel Def. Particolare enfasi è posta sulla necessità di finanziare gli interventi di riduzione della pressione fiscale attraverso il riordino strutturale della spesa pubblica. Alla spending review il compito di agire sulle modalità stesse di formazione della spesa, con effetti crescenti man mano che le singole misure saranno effettivamente realizzate. In primo piano la spesa per acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche, ma anche la razionalizzazione delle tax expenditures e l' intervento sul fronte degli incentivi alle imprese. Il tutto, secondo il format europeo, con annessi dunque i target nazionali in direzione degli obiettivi fissati dalla Strategia europea 2020, lo stato attuale di utilizzazione dei fondi strutturali e del rispetto delle raccomandazioni ricevute dalla Commissione europea e approvate dal consiglio Ecofin. Nella premessa al Pnr il governo ribadisce l' impegno al rispetto dei vincoli fissati in sede europea, per quel che riguarda il target dell' indebitamento netto strutturale e del debito pubblico. Il deficit nominale dovrebbe ridursi dal 2,6% previsto nel 2014 fino allo 0,5% del Si punta con decisione su un incremento del Pil dello 0,8% indotto dalle riforme indicate nel documento, così da assicurare che la riduzione del debito avvenga attraverso la via maestra dell' incremento del denominatore. La sostenibilità di medio periodo dei conti pubblici dovrebbe altresì essere garantita sia dalla riduzione della spesa in conto interessi (grazie al calo dello spread) che dall' avanzo primario, che è previsto attestarsi nei dintorni del 4 5% del Pil nel RIPRODUZIONE RISERVATA I NUMERI +0,8% Stima Pil 2014 Nel Documento di economia e finanza saranno inserite le nuove stime sul prodotto interno lordo. Rispetto al +1,1% ipotizzato dal governo Letta per l' anno in corso si dovrebbe adottare una stima più prudente, +0,8%, più in linea con i principali organismi internazionali 2,6% Il rapporto deficit Pil L' altro parametro fondamentale dei conti pubblici, il rapporto deficit Pil, dovrebbe rimanere in linea con le ultime previsioni: dopo il 3% toccato nel 2013, per l' anno in corso si dovrebbe confermare il 2,6% del 2014, per poi scendere, fino al 0,5% del

8 Pagina 3 Le misure allo studio. Tagli, pacchetto da 4,7 5 miliardi Marco Rogari ROMA Un pacchetto di tagli alla spesa da almeno 4,7 5 miliardi nel Con interventi anche di tipo semi lineare soprattutto per quest' anno ma comunque all' interno di un programma di spending review triennale da miliardi. È questo il mandato che avrebbero ricevuto negli ultimi giorni i tecnici del Governo per allestire il sistema di coperture del decreto taglia cuneo fiscale. Con un' incognita: l' intervento sulla sanità. Al ministero dell' Economia è stato valutato un taglio, in gran parte lineare, fino a 2,5 miliardi nel 2014 redistribuendo comunque almeno un miliardo all' interno del sistema sanitario. Ma Palazzo Chigi frena e assicura che non ci saranno tagli lineari sulla sanità e che si procederà con interventi mirati in altre direzioni. Per centrare l' obiettivo dei 5 miliardi di risparmi potrebbe essere rafforzata l' operazione sul pubblico impiego, che poggia sul taglio degli stipendi dei dirigenti pubblici e, in generale, delle retribuzioni sopra i 70mila euro. Un' operazione da cui potrebbero essere ottenuti 2,5 miliardi in via strutturale. Il decreto sul taglio del cuneo arriverà attorno al 15 aprile dopo il varo del Def atteso per la prossima settimana. Tra i settori nel mirino, oltre a pubblico impiego, organi costituzionali e incentivi alle imprese, anche le società partecipate e le Authority che già quest' anno potrebbero essere interessate da misure "restrittive" sul personale. Nel menù dei tagli ai trasferimenti e alle spese di funzionamento compaiono anche Inps e Inail. Probabile un giro di vite, oltre che sugli enti inutili, su Caf e patronati. Tra le opzioni sul tappeto anche una stretta, seppure in versione soft, agli enti locali. I tecnici lavoreranno anche oggi per apportare le ultime limature al Def. Anche Matteo Renzi ieri pomeriggio ha interrotto il fine settimana in famiglia a Pontassieve per rientrare a Palazzo Chigi. Oltre che a sciogliere gli ultimi nodi del Documento di economia e finanza il premier deve fare i conti con le tensioni, anche con alcuni ministeri, per i tagli in arrivo. Def e dintorni, dunque, col contorno delle nomine nelle partecipate, sono partite cruciali per Palazzo Chigi, dove anche oggi Renzi continuerà a lavorare affiancato da Graziano Delrio e Luca Lotti. Lo stesso Def anticiperà gli obiettivi di riduzione della spesa pubblica a livello pluriennale e delineerà le linee guida della spending review. Per le singole "poste" e per la calibratura dei tagli di spesa occorrerà però attendere il decreto sul bonus Irpef da 80 euro mensili in busta paga. Il Governo ha insomma altri 10 giorni di tempo per affinare il sistema delle coperture che sta prendendo forma sulla base del dossier Cottarelli, ma con alcuni correttivi, che dovrebbero consentire di far alzare l' asticella della spending dai 4 miliardi individuati nei giorni scorsi a via XX settembre a quota 4,7 5 miliardi come auspicato da Palazzo Chigi. L' obiettivo minimo di risorse da recuperare dal pubblico impiego è di 700 milioni l' anno. Anche se questa dote potrebbe salire. Continua > 6

9 Pagina 3 < Segue Tra gli interventi in cantiere il taglio progressivo sugli stipendi sopra i 70mila euro. Un taglio che, con l' adozione di un meccanismo ad hoc, dovrebbe essere esteso già quest' anno anche al personale delle Authority e delle società partecipate. In entrambi i casi nel 2015 dovrebbe prendere il via un intervento di riordino. Dovrebbe poi scattare il tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici. Due le ipotesi che si stanno valutando. L' ultima in ordine cronologico prevede un tetto per le figure apicali (capi dipartimento o segretari generali) in linea con quello del primo presidente di Cassazione (311mila euro annui). Allo stesso tempo lo stipendio dei dirigenti di prima fascia e seconda fascia dovrebbe risultare inferiore rispettivamente del 25% e del 60% rispetto a quello del capo dipartimento o del segretario generale (a prescindere dal suo importo). La seconda ipotesi è quella del tetto allineato alla retribuzione del Capo dello Stato. Quanto agli altri tagli, la Difesa dovrebbe contribuire nel 2014 con milioni. Un giro di vite per milioni scatterà sugli acquisti di beni e servizi, convenzioni ospedaliere comprese. Il taglio dei trasferimenti o la predeterminazione di budget ridotti per le Camere, il Quirinale, la Corte costituzionali e altri organi di rilevanza costituzionale potrebbe fruttare milioni. Da 700 milioni a 1 miliardo dovrebbero poi arrivare da altri interventi, come la razionalizzazione degli incentivi alle imprese (cominciando dalle aziende di autotrasporto) e la stretta su Inps e Inail. RIPRODUZIONE RISERVATA SANITÀ Secondo le valutazioni dei tecnici, la sanità potrebbe essere interessata da un intervento che va dai 2 ai 2,5 miliardi di euro. Ma Palazzo Chigi frena PUBBLICO IMPIEGO Altri 700 milioni l' anno ma potrebbero essere di più arriverebbero dal pubblico impiego: taglio progressivo su stipendi sopra 70mila? DIFESA Nelle ipotesi del governo, il settore della Difesa dovrebbe contribuire alla spending review per il 2014 con milioni di risparmi IL TAGLIO 2 2,5 mld LA RIDUZIONE 700 mln IL CALO mln BENI E SERVIZI Un giro di vite per milioni scatterà sugli acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione, convenzioni ospedaliere comprese LA STRETTA 800 mln ORGANI COSTITUZIONALI Il taglio dei trasferimenti o i budget ridotti per le Camere, il Quirinale, la Corte costituzionali e altri organi costituzionali potrebbe fruttare 2 400milioni IL DECREMENTO mln ALTRI INTERVENTI Da 700 milioni a 1 miliardo dovrebbero poi arrivare da altri interventi. A partire dalla razionalizzazione degli incentivi alle imprese I RISPARMI 1 mld. MARCO ROGARI 7

10 Pagina 6 INTERVISTAVasco ErraniPresidente Conferenza delle Regioni. «Riforme indispensabili, ora accelerare» «Ci devono essere equilibri che garantiscano il processo democratico e l' efficienza. E si possono trovare» «Rispetto alla composizione del Senato va inserito un criterio di proporzionalità alla popolazione delle Regioni» Roberto Turno «La riforma istituzionale è indispensabile, va fatto presto un salto di qualità». Vasco Errani (Emilia Romagna, Pd), rappresentante dei governatori, promuove le proposte del Governo sul futuro «Senato federale» con annessa riscrittura del titolo V. Vanno trovati degli «equilibri che garantiscano il processo democratico e l' efficienza», aggiunge però Errani, sicuro che quegli equilibri si «possono trovare». Sul piatto delle modifiche richieste dai governatori (pronti a discutere ancora con Governo e Parlamento, per depositare poi i propri emendamenti al Senato): l' eliminazione dei 21 senatori nominati dal Quirinale, e la proporzionalità della rappresentanza dei neo senatori a seconda del numero di abitanti di regioni e comuni. E una «legge bicamerale» che spazzi via tutti i dubbi sulle competenze esclusive di Stato e regioni. Presidente Errani, il Senato delle autonomie che propone Matteo Renzi, è il modello ideale per le regioni? L' impianto generale è sicuramente condivisibile. Va benissimo che il Senato non sia elettivo. Credo in ogni caso che servano modifiche importanti su due aspetti: le competenze, la composizione e le funzioni del futuro Senato. Ci spieghi. Per la composizione, proponiamo che per la rappresentanza si tenga conto anche di un criterio di proporzionalità rispetto alla popolazione di ciascuna regione. Più o meno rappresentanti, insomma, a seconda della popolazione locale. Secondo me è una proposta che può, e deve, essere accolta. E del resto già c' è la disponibilità del Governo. Ma anche sui "numeri" chiediamo di cambiare. Pochi senatori? O troppi? Noi proponiamo meno senatori. Non è una scelta giusta la nomina di 21 senatori da parte del Quirinale. Per la funzione che avrà, nel nuovo Senato la rappresentanza deve essere del territorio. Proprio perché il suo ruolo sarà quello di garantire equilibrio tra il potere legislativo della Camera, dunque dello Stato, e quello delle regioni e delle autonomie. Una funzione di equilibrio che andrà perseguita anche su altri Continua > 8

11 Pagina 6 < Segue aspetti Ad esempio? Oltre che sulle riforme costituzionali, ad esempio anche sul recepimento degli accordi comunitari. Ma senza scordarsi di rafforzare altri punti di stabilità e garanzia. Faccio un caso: se il Senato esprimerà un parere negativo su una legge trasmessa dalla Camera, occorre che sulle materie che interferiscono e riguardano le competenze locali, sia previsto un meccanismo che assicuri il voto a maggioranza assoluta della Camera. Certo non mancheranno conflittualità, anche nell' incrocio col nuovo titolo V. La scelta fatta è di superare le materie concorrenti: ma allora, visto che la concorrenza è nei fatti, di fatto è difficilissimo profilare solo competenze esclusive. Per questo proponiamo che venga fatto un elenco delle competenze esclusive dello Stato e uno delle competenze esclusive di regioni ed autonomie. Si può fare con una "legge bicamerale", come accade in altri Paesi, elencando in maniera intelligente lo svolgimento di queste competenze. Sarebbe un passo in avanti reale che consentirebbe di metterci definitivamente alle spalle la stagione dei conflitti e delle sovrapposizione di competenze, che si è tradotta in centinaia di conflitti davanti alla Corte costituzionale. Con la possibilità in più poter intervenire più rapidamente con la semplice legge bicamerale, e non costituzionale, qualora si creassero problemi o difficoltà di applicazione. Sul nuovo Senato pesano le divisioni nei partiti e di alcuni costituzionalisti, ma non solo. È un cambiamento giusto e utile o teme il nuovo che avanza? La riforma è indispensabile. Siamo davanti alla necessità di fare un salto di qualità e di costruire un reale processo di innovazione. Ci devono essere degli equilibri che garantiscano il processo democratico e l' efficienza. Ci stiamo lavorando. E sono sicuro che questi equilibri si possono trovare. La spesa sanitaria è la vostra spina nei fianchi. Tra Patto per la salute e spending review, siete vicini alla stretta finale col Governo. Ma adesso è spuntata l' ipotesi di maxi tagli, a partire dalla riduzione per 1 miliardo del Fondo sanitario Cosa ne pensa? Quanto all' ipotesi dei nuovi tagli, io voglio credere che non sia così. E che non deve essere così. Al tavolo sul Patto abbiamo detto: bene, facciamo l' accordo, costruiamo tutte le politiche di innovazione e riqualificazione della spesa sanitaria. Ma abbiamo anche detto senza ombre: le risorse risparmiate restano nella sanità. Siamo uno dei Paesi dell' Ocse che spendono meno in sanità e abbiamo grandi sfide davanti: le innovazioni nei farmaci, quelle tecnologiche e scientifiche. Innovazioni che ci propongono sfide di altissimo livello. Al ministro Lorenzin e al Governo abbiamo detto con grande chiarezza: il «Patto» si fa, ma lì restano le risorse. Il ministro è d' accordo, e spero tutto il Governo. Altrimenti? Si aprirebbe un problema concreto di gestibilità del sistema sanitario che non è possibile affrontare, e neppure voglio immaginare di doverlo fare. RIPRODUZIONE RISERVATA. ROBERTO TURNO 9

12 Pagina 9 ViaggiDigitaleBusiness. Il turismo che crede nell' effetto Big data Efficienza, web reputation e servizi: le tracce che lasciamo online sono utili per studiare i flussi e guidare le policy. Alessia Maccaferri a Ogni giorno i computer di Expedia analizzano tre miliardi di ricerche di voli. E la società, colosso della travel industry quotato al Nasdaq, propone da qualche mese ai propri utenti un' applicazione, Flight Recommendations, che offre in tempo reale le migliori alternative di aeroporti, date e orari. Nel grande settore del turismo l' industria dei viaggi è per ora quella che è riuscita a cogliere i maggiori vantaggi dai Big data. Ma l' analisi dei dati che ogni giorno produciamo durante le ricerche, gli acquisti online, le condivisioni sui social network deve ancora in gran parte esprimere tutto il suo potenziale di crescita. In un futuro immaginato al 2024 il turista «utilizzerà gesti e comandi vocali per interagire con gli strumenti che si baseranno sull' analisi di Big data per fornire una selezione di pacchetti vacanza ideali» racconta il rapporto di Skyscanner, risultato di un' indagine che ha coinvolto 56 esperti, tra editori, ricercatori e networker del futuro delle principali città del mondo. «Nel prossimo futuro ci sarà una conversione del mercato di massa verso la semantica sostiene Filip Filipov, alla guida del settore business to business a Skyscanner la geolocalizzazione e le applicazioni Big data che comporteranno cambiamenti anche per i viaggiatori». Territori nuovi, o comunque recenti, e in gran parte ancora inesplorati. «Emergono due ambiti interessanti per i Big data: la promozione e poi la verifica delle policy spiega Euro Beinat, docente di Geoinformatica e data science all' Università di Salisburgo. Il primo riguarda il modo in cui il turismo viene promosso e come andiamo a investire tempo e risorse. La promozione è tradizionalmente legata a una struttura di tipo gerarchico amministrativo: Stato, regioni, enti locali. Ma il turismo non è così, si muove in modi diversi e inaspettati. Big data può aiutare a capire i flussi, i segmenti e come svilupparli». Il secondo aspetto, secondo Beinat, riguarda le policy, per capire in che modo queste hanno gli effetti desiderati. «Per esempio, se si vuole estendere il turismo ai dintorni delle città d' arte i Big data offrono un modo di studiare i flussi e poi l' impatto delle policy effettuate. Uno strumento prima inesistente». E ancora nell' ambito del Thnk Amsterdam School of Creative Leadership a cui collabora Beinat sta emergendo il concetto di cittadinanza temporanea, nell' idea che i turisti possano essere visti come Continua > 10

13 Pagina 9 < Segue cittadini portatori di diritti. «Coi Big data spiega Beinat questo concetto potrà trovare applicazione. I turisti più frequenti possono essere analizzati, monitorati. E a loro possono essere proposti servizi o stimoli di conoscenza che li avvicinano di più ai residenti». In questo per avvicinare sempre più gli utenti ai servizi, in futuro le applicazioni saranno sempre più strategiche, andando a cogliere bisogni di un settore molto frammentato. Resta poi aperta la questione di come interrogare i dati che, di per sé, non parlano. L' analisi sintattica studia i flussi, le loro dinamiche e le loro distribuzioni. L' analisi semantica punta invece a porre domande precise e significative. Al Politecnico di Milano si sta lavorando sulla web reputation. «Ci siamo resi conto che manca uno strumento per posizionare o riposizionare l' immagine di una destinazione, sia essa una singola meta o un intero paese» spiega Chiara Francalanci, docente di Sistemi informativi. Il Politecnico sta lavorando a un laboratorio congiunto con l' Università della Svizzera italiana, che a Lugano ospita una cattedra Unesco di Cultural Heritage Site. Andranno assieme ad analizzare il brand dei 981 siti culturali e naturali dell' Unesco per capire il loro posizionamento in rete e come questo cambi nel tempo. «Il processo poi potrebbe essere applicato a ogni tipo di meta con conseguenze interessanti sulle policy aggiunge Francalanci Una volta analizzati tantissimi dati, si deve poi iniziare una fase essenziale di ascolto. Per esempio: se risulta che Milano ha tra i punti di forza riconosciuti la moda e il calcio, bisognerà creare eventi coerenti con questa web reputation, valorizzando ciò che c' è». Perché non va perso il punto di vista essenziale: i Big data sono un mezzo e non un fine. E una mole gigantesca di informazione rischia di essere confusiva. «Pensiamo alle recensioni di Tripadvisor. Per una voce 350 recensioni in ordine cronologico sono troppe, le persone non le leggono e guardano le stelline. Si pone il tema della summarization, con un' azione di filtro» aggiunge Francalanci. L' anno scorso il Politecnico di Milano ha curata una piattaforma per la sentiment analysis per Formez e Promo Pa. Nell' arco di sei mesi sono stati analizzati milioni di post su Twitter (al 90%) e poi su Facebook, Lonely Planet e Tripadvisor. E un software di analisi semantica ha «digerito» tutto ciò che si diceva a proposito di sette città. Ora lo stesso Formez centro servizi per l' ammodernamento delle Pa che risponde alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sta pensando a un sistema informatico di web semantico da applicare al turismo. E il ministro Dario Franceschini ha firmato nei giorni scorsi il decreto che istituisce il Laboratorio per il Turismo Digitale che avrà il compito di definire e favorire l' attuazione della strategia digitale per il turismo. Chissà che i Big data non riescano, laddove nessuno è mai davvero riuscito: trasformare la grande promessa italiana, il turismo, in una vera e propria industria capace di generare tutta la ricchezza che merita. RIPRODUZIONE RISERVATA Elaborazioni Simulazioni di flussi Flussi turistici in entrata e in uscita, presenze e arrivi. Ecco le simulazioni video frutto dell' elaborazione dei big data nel settore turistico. I materiali sono frutto del gruppo Collective Sensing Research, Department of Geoinformatics, Università di Salisburgo. ALESSIA MACCAFERRI 11

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