RASSEGNA STAMPA martedì 8 luglio 2014

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1 RASSEGNA STAMPA martedì 8 luglio 2014 ESTERI INTERNI LEGALITA DEMOCRATICA RAZZISMO E IMMIGRAZIONE SOCIETA BENI COMUNI/AMBIENTE INFORMAZIONE CULTURA E SCUOLA INTERESSE ASSOCIAZIONE ECONOMIA E LAVORO CORRIERE DELLA SERA LA REPUBBLICA LA STAMPA IL SOLE 24 ORE IL MESSAGGERO PUBBLICO IL MANIFESTO L UNITÀ AVVENIRE IL FATTO IL RIFORMISTA PANORAMA L ESPRESSO VITA LEFT IL SALVAGENTE INTERNAZIONALE

2 L ARCI SUI MEDIA Da Repubblica.it del 07/07/14 Meeting internazionale antirazzista, quest'anno c'è l'"abbraccio Mediterraneo" Dal 9 al 12 luglio, torna a Cecina Mare (Li) la manifestazione dell'arci e della Regione Toscana sui temi della lotta al razzismo e a ogni forma di discriminazione. In primo piano, la discussione su diritti e accoglienza e migranti in fuga da guerre e conflitti. Tra gli eventi, il concerto, venerdì 11 luglio, dei Modena City Ramblers FIRENZE - La "questione mediterranea" è al centro della ventesima edizione del Meeting Internazionale Antirazzista (MIA) la manifestazione promossa da Arci e Regione Toscana (con il sostegno di Cesvot, Provincia di Livorno e Comuni di Livorno, Cecina e Rosignano), in programma a Cecina Mare (Li) dal 9 al 12 luglio. Questa ventesima edizione del Meeting, dal titolo Abbraccio Mediterraneo, giunge mentre le coste italiane e del Nord Africa sono ancora volta protagoniste di partenze, sbarchi e tragedie di migranti. Le tre tavole rotonde. La riflessione del MIA 2014 si svilupperà attraverso tre tavole rotonde principali che rispettivamente affronteranno l'analisi delle cause delle migrazioni (Rotte Migranti, giovedì 10 luglio); il confronto sui percorsi di accoglienza e tutela dei diritti nei paesi del Mediterraneo (Mediterranean Civil Society: migrazioni e diritti tra nuove e vecchie democrazie; venerdì 11 luglio); la crescita, anche alla luce dell'esito delle ultime elezioni, di movimenti e partiti xenofobi e razzisti in Europa (Il continente minacciato: l'europa e il successo dei movimenti xenofobi; sabato 12 luglio). Gli ospiti. Tra gli ospiti ci saranno esponenti di organizzazioni e reti per la tutela dei diritti dei migranti provenienti dai Paesi della sponda sud del Mediterraneo, come Libia, Libano, Marocco, Tunisia: Alaa Talbi (Forum tunisino per i diritti economici e sociali), Farah Salka (Anti-Racism Movement, Libano), Khadija Beseikri (Associazione libica Amzonat). Attesa anche la partecipazione del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e della neo presidente nazionale dell'arci Francesca Chiavacci. I luoghi del MIA. Anche quest'anno e dopo aver lasciato l'area della Cecinella, il Meeting si svolgerà nel centro di Cecina Marina. Fulcro delle attività sarà il tendone allestito davanti al Circolo Arci II Risorgimento in piazza Sant'Andrea; gli incontri e le tavole rotonde saranno ospitati presso Villa Ginori in via Ginori 100; i concerti si terranno invece sul palco centrale di Largo Cairoli. I Concerti. Due gli appuntamenti con i grandi eventi, a ingresso gratuito, per questo MIA In Largo Cairoli, dalle 22, giovedì 10 luglio le sonorità inter-etniche di Baro Drom Orkestar e Zastava Orkestar, mentre venerdì 11 luglio giungeranno (anch'essi con venti anni di carriera alle spalle) i Modena City Ramblers. La Formazione. Anche quest'anno il MIA è luogo di formazione per operatori dell'immigrazione. Si terranno alcune delle lezioni di Unida, l'università d'estate sul diritto d'asilo, che per la prima volta si presenta itinerante e si svolgerà in diverse città italiane. I Laboratori. Tre le occasioni per attività laboratoriali. In particolare, il Meeting 2014 si caratterizza per la collaborazione con Comics4=, il premio per il miglior fumetto di autore con origine migrante. Il 10 e l'11 luglio si terrà Comics for Equality, laboratorio di fumetti Antirazzisti, curato da Pierluca Galvan e Sara Bruni. 2

3 / Da Ansa del 07/07/14 Immigrazione: al centro Meeting antirazzista Arci a Cecina In Toscana dal 9 al 12 luglio ROMA (ANSA) - ROMA, 7 LUG - Il titolo è evocativo:'abbraccio Mediterraneo'. Saranno infatti i diritti e l'accoglienza dei migranti in fuga da guerre e conflitti i temi della ventesima edizione del Meeting Internazionale Antirazzista, la manifestazione promossa da Arci e Regione Toscana, in programma a Cecina Mare (Li) dal 9 al 12 luglio prossimi. Dunque sarà affrontata la 'questione mediterranea' mentre le coste italiane e del Nord Africa sono ancora volta protagoniste di partenze, sbarchi e tragedie di migranti. La riflessione si svilupperà attraverso tre tavole rotonde che rispettivamente affronteranno l'analisi delle cause delle migrazioni (Rotte Migranti, giovedì 10 luglio); il confronto sui percorsi di accoglienza e tutela dei diritti nei paesi del Mediterraneo (Mediterranean Civil Society: migrazioni e diritti tra nuove e vecchie democrazie; venerdì 11 luglio); la crescita, anche alla luce dell'esito delle ultime elezioni, di movimenti e partiti xenofobi e razzisti in Europa (Il continente minacciato: l'europa e il successo dei movimenti xenofobi; sabato 12 luglio). Tra gli ospiti ci saranno esponenti di organizzazioni e reti per la tutela dei diritti dei migranti provenienti dai Paesi della sponda sud del Mediterraneo, come Libia, Libano, Marocco, Tunisia. Poi, come tradizione, concerti, corsi di formazione per operatori dell'immigrazione e laboratori creativi.(ansa). Da Radio Articolo 1 del 08/07/14 Work in news Con M. Alicino, CdL Bat; A. Cannata, Arci Toscana; C. Pecchioli, Cgil Lombardia - See more at: Da And Kronos del 07/07/14 Rapporto diritti, quadro drammatico, si rischia catastrofe globale Più che di crisi, si rischia ormai di dover parlare di catastrofe globale. Dopo sei anni, infatti, tutti gli indicatori economici e sociali rivelano un quadro drammatico e univoco. In Europa le persone che hanno perduto il lavoro sono cresciute di 10 milioni, portando a 27 milioni il totale di disoccupati. E' quanto emerge dal rapporto sui diritti globali 2014 'Dopo la crisi, la crisi', edito da Ediesse, che verrà presentato a Roma domani, alle 11, nella sala Simone Weil della Cgil nazionale, in corso d Italia 25. Il Rapporto è a cura di Associazione Società Informazione Onlus, promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, 3

4 Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente. Per il quinto anno consecutivo, l occupazione è in calo nel continente. I nuovi poveri sono cresciuti di 13 milioni di unità. Nell Europa a 28 Paesi, nel 2012, le persone già povere e quelle a rischio di esclusione erano ben 124 milioni, poco meno di una ogni quattro, con una crescita di 2 milioni e mezzo rispetto all anno precedente. Nel suo piccolo, l Italia contribuisce significativamente a questa mappa della privazione: il numero di quanti vivono in condizioni di povertà assoluta è esattamente raddoppiato tra il 2007 e il 2012, passando da 2 milioni e 400 mila a 4 milioni e 800 mila, l 8% della popolazione. Il tasso di occupazione nel 2013 è tornato ai livelli del 2002: 59,8%; all inizio della crisi, nel 2008, era al 63%. Peggio stanno solo i greci (con il 53,2%), i croati (53,9%) e gli spagnoli (58,2%). Tra il 2012 e il 2013 sono stati persi 424 mila posti di lavoro. Secondo il Rapporto, "dall inizio della crisi hanno perso il lavoro oltre 980 mila persone". "Il tasso di disoccupazione tra i giovani dai 15 ai 24 anni è arrivato al 42,4%. Muoiono le piccole imprese: dal 2008 ne sono scomparse 134 mila. E muoiono le persone: per quanto sia difficile stabilire nessi causali univoci e certi, alcuni studi indicano in 149 le persone che si sarebbero tolte la vita per motivazioni economiche nel 2013, quasi il doppio rispetto agli 89 casi dell anno precedente", si sottolinea. Numeri moltiplicati e non meno tragici sul panorama mondiale: nel 2013 i disoccupati erano 202 milioni. Lievita anche il fenomeno dei lavoratori poveri: sono 200 milioni e sopravvivono in media con meno di due dollari al giorno. "Questo stato di catastrofe - umanitaria, non solo economica - non è una realtà inevitabile - spiega il Rapporto - bensì il risultato di scelte politiche precise. Nessun serio investimento è stato fatto per promuovere l occupazione e sostenere il lavoro. La rotta non è stata invertita e nemmeno corretta. Anzi. Le politiche della Banca centrale, del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea, la famigerata Troika hanno portato allo stremo i lavoratori e i ceti medi nel paesi destinatari dei programmi di assistenza finanziaria, Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Romania". Complice la crisi, è in atto, secondo il Rapporto, "l intensificazione di una 'lotta di classe dall alto', una resa dei conti totale con i sistemi democratici e di welfare, per come sono stati edificati nella seconda metà del secolo scorso, a partire dal modello sociale europeo". "Sono potenti le spinte in direzione della privatizzazione dei servizi di protezione sociale in Europa, un potenziale mercato di miliardi di euro l anno, vale a dire ben il 25 del Pil, verso il quale si stanno indirizzando gli incontenibili appetiti dei gruppi finanziari e delle multinazionali", sottolinea. "Le alternative -spiega il Rapporto- invece sono possibili, oltre che necessarie. Ma non possono che sortire dal basso, dalle forze vive del lavoro, della società, dei popoli. Per contrastare quel 'colpo di Stato', difendendo la democrazia, ricucendo la profonda ferita delle diseguaglianze, ristabilendo equità e giustizia sociale. Globalizzando i diritti". Da Redattore Sociale del 08/07/14 Povertà, il 78 per cento degli italiani taglia la spesa per il pane Rapporto diritti globali. Cibo e casa indicatori principali dell impoverimento delle famiglie, i cui redditi hanno subito un duro 4

5 colpo. Nessuna inversione di tendenza rispetto a Monti, solo qualche misura tampone, come la criticatissima social card ROMA - Scendono i redditi delle famiglie italiane e comprare anche solo il pane rappresenta un lusso per moltissimi cittadini. A sei anni dall inizio della recessione l Italia non è ancor uscita dalla crisi, cresce invece, il tasso di povertà in quasi tutte le aree da nord a sud. A descrivere lo stato di disagio nel nostro paese è il Rapporto sui diritti globali 2014, realizzato dall Associazione società informazione onlus e promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente. Nello studio, presentato oggi a Roma, si sottolinea in particolare che i redditi degli italiani hanno subito un duro colpo negli ultimi anni, un andamento non smentito neanche nel Secondo la Banca d Italia, tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio è sceso in termini nominali del 7,3 per cento, quello equivalente del 6 per cento e la ricchezza media è diminuita del 6,9 per cento. Un quinto delle famiglie italiane ha un reddito netto annuale inferiore a euro, circa euro al mese, mentre cresce la disuguaglianza: il 10 per cento delle famiglie con il reddito più basso percepisce, infatti il 2,4 per cento del totale dei redditi, mentre il 10 per cento dei nuclei con redditi più alti percepisce il 26,3 per cento del totale. Stesso trend anche per la ricchezza: il 10 per cento delle famiglie più abbienti possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale, un punto percentuale più del Da fonte Istat, nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie italiane diminuisce dell 1,9 per cento rispetto all anno precedente. Le povertà aumentano, soprattutto per operai, giovani, genitori e cittadini del Sud. Nel 2012 la povertà relativa la cui soglia è attestata per il 2012 su 990,88 euro (-2 per cento rispetto al 2011) è del 12,7 per cento per i nuclei familiari (oscillante tra il 12,1% e il 13,3%), era dell 11,1 per cento nel 2011 ( +1,6 per cento e del 15,8 per cento per quanto attiene agli individui). Si tratta di 3 milioni e 232 mila famiglie e di 9,5 milioni di persone. Secondo il rapporto nessuna area del paese si salva e sono le famiglie più numerose e soprattutto con figli minori quelle più esposte. Il problema riguarda i più giovani, gli anziani e i lavoratori dipendenti. Si registrano, poi, cifre record per chi un lavoro non ce l ha: le famiglie senza occupati o ritirati dal lavoro sono povere nel 49,1% dei casi, e quelle con ritirati dal lavoro e persone alla ricerca di occupazione, nel 36,9%. La povertà assoluta tocca famiglie (il 6,8 per cento) e persone (l 8 per cento), con un aumento sul 2011 dell'1,6 per cento per le famiglie e +2,3 per cento tra gli individui. Il 50 per cento dei poveri assoluti vive al Sud, ben a fronte dei del Ed essere lavoratori non protegge dal rischio: gli operai, soprattutto, sono esposti nel 9,4 per cento dei casi, con ben due punti percentuali in più del 2011, e uno stacco sensibile da impiegati e dirigenti (il 2,6 per cento, +1,3 per cento). Il cibo e la casa: due indicatori di impoverimento dalle cifre allarmanti. Il rapporto sottolinea che diminuisce la spesa delle famiglie per il cibo: a fronte di una spesa media mensile per famiglia di euro, diminuita del 2,8 per cento rispetto al 2011 (fonte Istat), la spesa alimentare passa dai 477 euro in media del 2011 ai 468. Le famiglie numerose, in particolare, investono in cibo un quinto dei loro fondi, e va in cibo il 21,1 per cento del salario di un operaio, il 20 per cento del reddito di un pensionato. La Coldiretti evidenzia come il 78 per cento degli italiani abbia tagliato la spesa per il pane, anche perché il prezzo del pane è aumentato, a volte anche raddoppiato. Anche un analisi della Coop dice che la spesa per i generi alimentari è attestata nel 2013 a euro circa pro capite, un valore da anni Sessanta si legge nel rapporto - il 14 per cento in meno sui valori del Tra gli indici di grave deprivazione materiale, quello relativo al non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni sale tra gli italiani dal 12,4 per cento al 16,8 per cento. Anche i dati forniti dal Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 5

6 2013 segnalano che coloro che hanno problemi di alimentazione erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 e hanno raggiunto i 3,7 milioni nel La casa è un problema soprattutto per giovani, migranti e nuovi poveri. L abitazione è fonte di disagio economico per molte famiglie: nel 2012 circa il 10 per cento (+2 per cento sul 2010) ha problemi per affitti non pagati o per rate del mutuo cui non si è potuto far fronte, ed è una cifra che arriva a ben il 30 per cento del reddito familiare. La percentuale sale al 37 per cento se si considerano solo le famiglie in affitto, con +6 per cento sul 2010, e +15 per cento rispetto al Ha arretrati per mutuo, affitto o bollette in media il 13,6 per cento delle famiglie italiane, il 18 per cento al Sud, e soprattutto quando la famiglia è numerosa (23,3 per cento), con componenti giovani (10,5 per cento), con tre o più figli (22,9 per cento, il 32 per cento se minori). Non riesce poi a riscaldare adeguatamente la propria casa il 21,2 per cento. Nel primo semestre 2013 il totale di sfratti richiesti ammonta a , di cui , il 90 per cento, per morosità, sono le richieste di esecuzione pendenti e gli sfratti eseguiti. Il governo Renzi fa ancora troppo poco. Il giudizio di chi vorrebbe un inversione di tendenza nella strategia di uscita dalla crisi non è generoso con il governo Letta, poco di più con quello Renzi, i cui Documenti di economia e finanza (Def) vengono visti in sostanziale continuità con quelli dei tecnici del governo di Mario Monti si legge nel rapporto - Sul piano delle politiche di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito si registrano poche novità. Attorno alla spesa sociale continua il braccio di ferro di sempre tra governo da un lato e sindacati e regioni dall altro. Due le aree che secondo il rapporto sono al centro della mobilitazione e dello scontro nel 2013: la non autosufficienza e la lotta alla povertà. La prima registra una parziale vittoria, anche grazie agli ammalati di Sla continua lo studio - e alle loro famiglie e organizzazioni, che chiedevano 600 milioni di euro per il 2014, 700 per il 2015 per il Fondo per la non autosufficienza, e incassano invece 275 milioni per il 2014, più altri 75 milioni, dedicati all assistenza domiciliare a persone affette da disabilità gravi e gravissime. Sul fronte della lotta alla povertà, invece sono molte le proposte e pochi i riscontri. Restano inattuati un Piano di lotta alla povertà, coerente e organico, e l istituzione di una misura di reddito minimo spiega ancora il rapporto - anche se vi sono diverse proposte in questo senso, come il reddito di inclusione sociale attiva, proposto dalle AclI e Caritas o il sostegno di inclusione attiva, messo a punto da una commissione di esperti designata dal governo Letta. Tutto finisce con il decadere del governo di Enrico Letta, e sembra destinato a non decollare nemmeno con quello di Matteo Renzi. Rimane la criticatissima social card: ha una platea più ampia ed è meglio finanziata (810 milioni), ma resta una misura tampone in un contesto senza strategia, che raggiunge al massimo 450 mila poveri assoluti, a fronte di un totale di 5 milioni. Da Redattore Sociale del 08/07/14 Lavoratori poveri cresciuti di 200 milioni: Catastrofe dei diritti sociali Rapporto sui diritti globali In Ue 13 milioni di nuovi poveri (da noi raddoppiati in 6 anni) e 27 milioni di disoccupati. In Italia tra il 2012 e il 2013 persi 424 mila posti. "Le alternative sono possibili, ma non possono che sortire dal basso" ROMA - Più che di crisi, si tratta di una catastrofe globale sul fronte dei diritti sociali ed economici: 27 milioni di disoccupati e 13 milioni di nuovi poveri in Europa. E un picco di 6

7 privazione anche in Italia dove la povertà assoluta è raddoppiata tra il 2007 e il A fotografare la situazione preoccupante del welfare nostrano e comunitario è il Rapporto sui diritti globali 2014, realizzato dall Associazione società informazione onlus e promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente. Dieci milioni di disoccupati in più in Europa. Secondo il rapporto negli ultimi sei anni tutti gli indicatori economici e sociali rivelano un quadro drammatico e univoco. In Europa le persone che hanno perso il lavoro sono cresciute di 10 milioni, portando a 27 milioni il totale di disoccupati. Per il quinto anno consecutivo l occupazione è in calo nel continente. I nuovi poveri sono cresciuti di 13 milioni di unità. Nell Europa a 28 Paesi, nel 2012, le persone già povere e quelle a rischio di esclusione erano ben 124 milioni, poco meno di una ogni quattro, con una crescita di 2 milioni e mezzo rispetto all anno precedente. In Italia raddoppia la povertà assoluta. Nel suo piccolo spiega il rapporto - l Italia contribuisce significativamente a questa mappa della privazione: il numero di quanti vivono in condizioni di povertà assoluta è esattamente raddoppiato tra il 2007 e il 2012, passando da 2 milioni e 400 mila a 4 milioni e 800 mila, l 8 per cento della popolazione. Il tasso di occupazione nel 2013 è tornato ai livelli del 2002: 59,8 per cento; all inizio della crisi, nel 2008, era al 63 per cento. Peggio stanno solo i greci (con il 53,2 per cento), i croati (53,9 per cento) e gli spagnoli (58,2 per cento). Tra il 2012 e il 2013 sono stati persi 424 mila posti di lavoro. Dall inizio della crisi hanno perso il lavoro oltre 980 mila persone. E il tasso di disoccupazione tra i giovani dai 15 ai 24 anni è arrivato al 42,4 per cento. A morire sono anche le piccole imprese: dal 2008 ne sono scomparse 134 mila, e per quanto sia difficile stabilire nessi causali univoci e certi, alcuni studi indicano in 149 le persone che si sarebbero tolte la vita per motivazioni economiche nel 2013, quasi il doppio rispetto agli 89 casi dell anno precedente si legge nel rapporto. Numeri moltiplicati e non meno tragici sul panorama mondiale: nel 2013 i disoccupati erano 202 milioni. Lievita anche il fenomeno dei lavoratori poveri ("working poor"): sono 200 milioni e sopravvivono in media con meno di due dollari al giorno. Questo stato di catastrofe umanitaria, non solo economica non è una realtà inevitabile, bensì il risultato di scelte politiche precise. Nessun serio investimento è stato fatto per promuovere l occupazione e sostenere il lavoro. La rotta non è stata invertita e nemmeno corretta. Anzi. Secondo il rapporto le politiche della Banca centrale, del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea, la famigerata Troika hanno portato allo stremo i lavoratori e i ceti medi nel paesi destinatari dei programmi di assistenza finanziaria, Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Romania. Complice la crisi, è quindi in atto l intensificazione di una lotta di classe dall alto, una resa dei conti totale con i sistemi democratici e di welfare, per come sono stati edificati nella seconda metà del secolo scorso, a partire dal modello sociale europeo. Sono potenti le spinte in direzione della privatizzazione dei servizi di protezione sociale in Europa, un potenziale mercato di miliardi di euro l anno, vale a dire ben il 25 del Pil, verso il quale si stanno indirizzando gli incontenibili appetiti dei gruppi finanziari e delle multinazionali. Risulta sempre più evidente il contrasto tra due idee diverse e antagoniste del mondo, la più forte delle quali, fondata sul dogma del libero mercato e sulla religione del profitto, vuole fare una definitiva tabula rasa di tutti i diritti faticosamente acquisiti dalle classi subalterne nel corso della seconda metà del Novecento si legge nel rapporto -. La crisi globale ha reso maggiormente manifesta l incapacità di perseguire alternative. Negli ultimi anni a livello mondiale si è assistito alla bancarotta del liberismo. Eppure i responsabili della crisi grande finanza, corporations e tecnocrazie hanno stroncato violentemente ogni ripensamento sui paradigmi della crescita infinita e dell asservimento totale dei viventi alle logiche del profitto, che sono state architrave di quella dottrina fraudolenta. E ora 7

8 addirittura rilanciano, con quel Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato commerciale Usa-Ue che incombe sull Europa. Eppure - spiegano i promotori del rapporto - le proposte alternative sono da tempo sul tavolo. Ma non bastano le piattaforme. Per trasformazioni di tale radicalità occorrono la forza politica, il consenso e la cooperazione sociale. Ma anche nuova cornice culturale e valoriale. Un altra Europa e un altra globalizzazione, insomma, quella dei cittadini, dei diritti e della solidarietà politica e sociale, ha bisogno di essere pensata e di nascere presto dalle macerie di quella delle monete e dei mercati sottolineano. Secondo il rapporto, dunque, serve una riconversione ecologica dell economia che deve soppiantare il castello di carte della finanza speculativa; un deciso investimento sul lavoro stabile e di qualità e su un nuovo welfare che devono contrastare la politica dell austerità (solo in Grecia sarebbero le morti direttamente riconducibili alle politiche del rigore) che sta strangolando economie e stato sociale e a cui l Unione Europea e i singoli governi si sono inchinati. Le alternative sono possibili, oltre che necessarie. Ma non possono che sortire dal basso, dalle forze vive del lavoro, della società, dei popoli. Per contrastare quel colpo di Stato, difendendo la democrazia, ricucendo la profonda ferita delle diseguaglianze, ristabilendo equità e giustizia sociale. Globalizzando i diritti, conclude il rapporto. Da Redattore Sociale del 08/07/14 Il non profit regge alla crisi, ma è ancora poco riconosciuto Rapporto sui diritti globali. Le associazioni di terzo settore crescono in numeri e dimensioni. Una forza produttiva che però nel 66 per cento dei casi è informale. Bene anche il volontariato: le nuove forme di mutualismo si alimentano nel web ROMA Il non profit resiste all impatto della recessione e cresce nei numeri e nelle dimensioni, ma resta sostanzialmente ancora informale: nel decennio , che incorpora anche le prime ricadute della crisi, infatti, sui diversi settori produttivi e dei servizi in cui il terzo settore è impegnato, le imprese non profit di tutte le tipologie crescono complessivamente del 28 per cento, e lo fanno in tutto il Paese sebbene con ampiezza diversa (di più al Centro e al Nord): sono nel 2011, erano Il non profit rappresenta il 6,4 per cento della realtà produttiva del paese, ed è la prima nei settori della cultura e dello sport (con 239 istituzioni non profit su 100 imprese profit) e dell assistenza sociale (con 361 istituzioni non profit su 100 profit). A sottolinearlo è il Rapporto sui diritti globali 2014 presentato oggi a Roma. Nonostante il settore rappresenti una potenza economica e produttiva, si legge nello studio, resta in esso una caratteristica forte di informalità: il 66,7 per cento delle organizzazioni oltre 200 mila è di tipo informale, solo il 22,7 per cento ha una forma giuridica riconosciuta, mentre il 3,7 per cento è rappresentato dalla cooperazione sociale e il 2,1 per cento da fondazioni (6.000). In totale, spiega il rapporto, il non profit contribuisce alla produzione complessiva per il 6,4 per cento e al lavoro retribuito per il 3,4 per cento: sono i lavoratori dipendenti (11,9%), esterni (4,9%) e lavoratori temporanei (0,1%). Secondo dati UnionCamere, l impresa non profit tiene egregiamente l impatto della crisi: guardando a mortalità e natalità delle imprese cooperative, tra il 2009 e il 2013 il saldo è positivo, con un valore massimo di +2,3 per cento nel 2012 e un discreto +1,9 per cento nel 2013, con nuove iscrizioni e cancellazioni nel Registro delle Imprese. Nel panorama dei settori produttivi, quelli in cui la cooperazione è 8

9 più presente, servizi in sanità e nel sociale e istruzione (8,6%) sono anche i settori dove non c è stata flessione negativa, ma tenuta. La cooperazione ha fatto più fatica, tra il 2012 e il 2013: negli ultimi quattro mesi del 2013 il 19,5% delle cooperative prevedeva tagli all occupazione e non oltre il 15% prevedeva degli aumenti, dati che potrebbero salire, nel 2014, al 20% compensato da solo il 10% di cooperative in grado di assumere. I nodi sono il credito e i tempi dei pagamenti da parte dei committenti, spesso pubblici. Una cooperativa su tre non ha avuto dal credito le risposte che si aspettava, il 17 per cento ha avuto un netto rifiuto e il 14 per cento un prestito inferiore a quello richiesto; un altro 15,4 per cento ha ricevuto una richiesta di rientro e il 31 per cento ha subito un rialzo dello spread, solo un terzo, il 31 per cento, ha una liquidità soddisfacente. Secondo il rapporto, il volontariato italiano è solido e sta cambiando. Lo studio sottolinea infatti che esso ha una base forte, sociale e culturale, e tiene alle prove delle fasi alterne dell economia e della politica, anche se le sue modalità sono destinate a modificarsi almeno in parte, per esempio con il decollo di una miriade di forme autoorganizzate di neomutualismo a livello micro territoriale, facilitate dall accesso al web e da una nuova, pervasiva connettività. Nel decennio in Italia si registra una crescita complessiva dei volontari, da a , e delle associazioni che li includono, da a oltre , di cui quelle che operano solo (o in prevalenza) con volontari sono (il 78% del totale). L incremento più imponente in percentuale dei volontari riguarda le fondazioni (ben +277% in 10 anni), e poi le cooperative sociali (+61%) mentre nelle associazioni informali, non riconosciute, crescono del 54%. Cambiano le forme, si sviluppa in anni recenti più l aspetto neomutualistico, anche spinto dal bisogno dei cittadini di auto-organizzarsi per supplire a carenze del welfare e comunque per migliorare la qualità della vita e della coesione sociale. Le reti del nuovo mutualismo si alimentano tanto della comunicazione micro territoriale, di vicinato, quanto di quella virtuale: la strada e il web formano in molte città italiane un circolo virtuoso. Da il Velino del 08/07/14 ROMA (ore 11) Presentazione del Rapporto sui diritti globali 2014 Dopo la crisi, la crisi a cura di Associazione Società Informazione onlus, promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione internazionale, Forum ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente. Partecipano: Danilo Barbi, segretario nazionale Cgil; Paolo Beni, commissioni Affari sociali e Affari esteri della Camera; Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci; Marco De Ponte, segretario generale ActionAid Italia; Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale Legambiente; Alessio Scandurra, Antigone; Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società Informazione; don Armando Zappolini, presidente coordinamento nazionale Comunità di Accoglienza. Interverrà Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti umani del Senato. Presso la sede della Cgil nazionale, Sala Simone Weil, Corso d Italia 25. Da Rassegna Sindacale del 08/07/14 Un'altra Europa, un'altra globalizzazione Presentato il nuovo Rapporto sui Diritti Globali (Ediesse). "Più che di crisi, ormai, dobbiamo parlare di catastrofe globale: è il risultato di 9

10 scelte politiche precise". Camusso: purtroppo la luce della ripresa è ancora troppo lontana perché sia visibile di rassegna.it (immagini di Maurizio Minnucci) Se la parola crisi indica lo stato più grave di una malattia dalla quale si può guarire, allora questa parola non va più bene. Dopo sei anni, tutti gli indicatori economici e sociali rivelano un quadro drammatico e univoco di costante peggioramento. Insomma, anziché crisi, sarebbe il caso di definirla catastrofe globale. In Europa le persone che hanno perduto il lavoro sono cresciute di 10 milioni, portando a 27 milioni il totale dei disoccupati. Per il quinto anno consecutivo l occupazione è in calo nel continente. I nuovi poveri sono cresciuti di 13 milioni. Nell Europa a 28 paesi, nel 2012, le persone già povere e quelle a rischio di esclusione erano ben 124 milioni, poco meno di una ogni quattro, con una crescita di 2 milioni e mezzo rispetto all anno precedente. Di tutto questo e di molto altro ancora parla il Rapporto sui diritti globali (Ediesse), giunto alla dodicesima edizione e presentato oggi a Roma nella sede nazionale della Cgil. Macrocapitoli tematici documentano la situazione e delineano possibili prospettive future in questo imponente dossier a cura dell'associazione Società Informazione Onlus, promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso- Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente. Come da tradizione, l analisi e la ricerca sono corredate da cronologie dei fatti, schede tematiche, quadri statistici, un glossario, una bibliografia e una sitografia. Uno strumento fondamentale d informazione e formazione per quanti operano nella scuola, nei media e nell informazione, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nel mondo del lavoro, nelle professioni sociali, nelle associazioni. Nel suo piccolo, l Italia contribuisce significativamente alla mappa della privazione. Il numero di quanti vivono in condizioni di povertà assoluta è raddoppiato tra il 2007 e il 2012, arrivando all 8% della popolazione. Il tasso di occupazione nel 2013 è tornato ai livelli del 2002, peggio di noi fanno solo greci, croati e spagnoli. Tra il 2012 e il 2013 sono stati persi 424mila posti di lavoro. Dall inizio della grande recessione oltre 980mila persone hanno perso il loro impiego. Il tasso di disoccupazione tra i giovani dai 15 ai 24 anni è arrivato al 42,4%. Muoiono le piccole imprese: dal 2008 ne sono scomparse 134mila. E muoiono le persone: per quanto sia difficile stabilire nessi causali univoci e certi, alcuni studi indicano in 149 le persone che si sarebbero tolte la vita per motivazioni economiche nel 2013, quasi il doppio rispetto agli 89 casi dell anno precedente. Numeri moltiplicati e non meno tragici sul panorama mondiale. Nel 2013 i disoccupati erano 202 milioni. Lievita anche il fenomeno dei lavoratori poveri: sono 200 milioni e sopravvivono in media con meno di due dollari al giorno. "Questo stato di catastrofe umanitaria, non solo economica - si legge nel dossier - non è una realtà inevitabile, bensì il risultato di scelte politiche precise. Nessun serio investimento è stato fatto per promuovere l occupazione e sostenere il lavoro. La rotta non è stata invertita e nemmeno corretta. Anzi. Le politiche della Banca Centrale, del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea, la famigerata Troika hanno portato allo stremo i lavoratori e i ceti medi nel paesi destinatari dei programmi di assistenza finanziaria, Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Romania". Le alternative sono da tempo sul tavolo. Certo, non bastano le piattaforme. Per trasformazioni di tale radicalità - è una delle idee lanciate dal Rapporto - occorrono la forza politica, il consenso e la cooperazione sociale. Ma, per determinarne le precondizioni, prima di tutto bisogna definire una nuova cornice culturale e valoriale. Un altra Europa e un altra globalizzazione, insomma, quella dei cittadini, dei diritti e della solidarietà politica e sociale, ha bisogno di essere pensata e di nascere presto dalle macerie di quella delle 10

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