Parte 1a. rag. Cristina Volpi

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1 Parte 1a rag. Cristina Volpi 1

2 Il termine ente non profit La definizione di ente no profit o ente senza scopo di lucro è basata sulla caratteristica di segno negativo (NO), intesa come l impossibilità di distribuire gli utili realizzati, con l obbligo di reinvestirli nell attività che l ente svolge per raggiungere le proprie finalità. Non è escluso il lucro oggettivo, ossia un utile inteso come surplus di bilancio, nonostante la nozione di ente senza scopo di lucro si riferisca a l assenza del lucro soggettivo (utile distribuito a soci o associati). 2

3 Fanno parte del Terzo Settore, ossia di quel settore a cui appartengono le istituzioni e le organizzazioni che si trovano tra lo Stato ed il mercato. Sono soggetti caratterizzati da una serie di elementi comuni quali: natura privatistica; mancanza di finalità di lucro e di distribuzione di utili; perseguimento di finalità socialmente rilevanti e di pubblica utilità; impiego di tutte le risorse per la realizzazione del proprio scopo. 3

4 accoppiano l assenza di profitto con un intento altruistico e si dedicano ad attività socialmente utili nei settori: sociale, socio sanitario, educativo, ambientale, culturale, di ricerca etica e spirituale sportivo e ricreativo. 4

5 associazioni riconosciute associazioni non riconosciute fondazioni alcune forme giuridiche degli Enti no Profit comitati associazioni sportive dilettantistiche associazioni di promozione sociale pro loco organizzazioni di volontariato cooperative sociali organizzazioni non governative ONG O.N.L.U.S. ecc 5

6 La Costituzione italiana, all'articolo 18, riconosce ad ogni singolo individuo il diritto di associarsi in organismi collettivi dalle svariate finalità. "...i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione per fini che non sono vietati dalla legge". Il codice civile identifica due principali categorie nelle quali ricondurre le associazioni: associazioni riconosciute associazioni non riconosciute 6

7 Le associazioni riconosciute Sono quelle associazioni che, mediante il riconoscimento acquisiscono personalità giuridica e quindi la capacità ad essere titolari di diritti e doveri. Sono dei veri e propri soggetti caratterizzati dell'autonomia patrimoniale, in virtù della quale dei debiti assunti, in nome dell'organizzazione, risponde soltanto il patrimonio dell ente stesso. 7

8 L acquisizione della personalità giuridica, ai sensi del D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361, si ottiene mediante il riconoscimento che è determinato: dall iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso le prefetture (art. 1) oppure dall iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso la regione (art. 7) qualora le finalità dell ente si esauriscano nell ambito regionale. 8

9 Le associazioni non riconosciute Le disposizioni del codice civile che le riguardano sono molto limitate e, fatte salve qualche eccezioni, rimandano agli accordi tra gli associati. Per costituire un associazione non riconosciuta non sarebbe necessaria neanche la forma scritta, obbligatoria invece per la richiesta del codice fiscale. 9

10 L Assenza di personalità giuridica comporta che l Associazione sia priva di autonomia patrimoniale «perfetta». Ciò significa che per le obbligazioni assunte per conto dell associazione, rispondono nei confronti dei terzi, che possono far valere i propri diritti sul fondo comune, personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell ente stesso. (art. 38 c.c.) 10

11 Secondo il codice civile l associazione non riconosciuta è costituita: Quando esistono degli accordi fra gli associati esplicitati anche non in forma scritta. Gli accordi stabiliscono le modalità di scelta degli amministratori e del soggetto a cui viene attribuita la presidenza e che rappresenta legalmente l ente stesso. I contributi degli associati ed i beni acquistati con questi, costituiscono il fondo comune dell associazione. Il fondo comune non può essere diviso durante la vita dell associazione stessa. L Associato che recede non può richiedere la restituzione della propria quota. (art. 37 c.c.). 11

12 Per alcune tipologie di associazioni che necessitano dell iscrizione ad appositi albi o registri e vogliono accedere ad importanti agevolazioni fiscali è prevista non solo la forma scritta ma possono essere richiesti, sulla base di specifiche normative: l atto pubblico la scrittura privata autenticata la scrittura privata registrata. Ulteriori disposizioni statutarie obbligatorie sono richieste da norme istitutive di particolari categorie di associazioni (ONLUS, AVO, APS, ASD ecc...) o da norme di carattere tributario. 12

13 Enti non commerciali Un organismo assume lo status di «ente non commerciale», se l attività commerciale non viene svolta in maniera esclusiva o prevalente rispetto a quella che l ente svolge per il raggiungimento dello scopo sociale (art. 73 del D.P.R. del 22 dicembre 1986, n. 917, T.U.I.R.). Lo svolgimento dell attività di impresa in maniera prevalente da parte di un ente non a scopo di lucro può «far assoggettare» quest ultimo alla disciplina degli enti commerciali, (D.P.R. del 22 dicembre 1986, n. 917, T.U.I.R.). 13

14 Enti di tipo associativo Tra gli enti non commerciali è destinato un trattamento fiscale agevolato agli enti di tipo associativo, disciplinati dal codice civile: L art. 148, comma 1, TUIR infatti, non considera commerciale l attività svolta dagli enti associativi, in conformità alle finalità istituzionali, nei confronti di associati o partecipanti, a patto che l attività sia remunerata dalla sola quota associativa. Il comma 1 dell art. 143, TUIR non considera, altresì, effettuate nell esercizio di attività commerciali, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto». 14

15 Associazioni politiche; l art. 148, comma 3 TUIR prevede ulteriori agevolazioni per i seguenti enti di tipo associativo: Associazioni sindacali e di categoria; Associazioni religiose; Associazioni assistenziali; Associazioni culturali; Associazioni sportive dilettantistiche; Associazioni di promozione sociale; Associazioni di formazione extrascolastica della persona. 15

16 Il comma 3 dell art. 148 dispone l esclusione della commercialità delle prestazioni effettuate in diretta attuazione degli scopi istituzionali svolte dietro il pagamento di un corrispettivo (corrispettivo specifico) nei confronti degli: iscritti, associati o partecipanti di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un unica associazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati. 16

17 Affinché queste associazioni possano essere ricondotte all interno di una delle tipologie è necessaria la valutazione della reale natura dell ente e dell attività effettivamente esercitata. E quindi importante che gli scopi istituzionali dell ente vengano dettagliati negli statuti, in modo che le attività possano essere facilmente identificate. 17

18 Sono sempre commerciali, anche se effettuate nei confronti dei propri associati, ai sensi del comma 4, art. 148 TUIR, le seguenti attività: Cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita; Somministrazioni di pasti; Erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore; Prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito; Prestazioni di servizi portuali e aeroportuali; Gestioni di spacci aziendali e mense; Organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; Gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; Pubblicità commerciale; Telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. 18

19 Per le APS ricomprese tra gli enti di cui all'articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l'attività istituzionale, da bar ed esercizi similari e l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreché siano svolte: in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali (comma 3). 19

20 Il comma 8, dell art. 148 TUIR indica le clausole che devono essere inserite negli statuti degli enti associativi affinché possano godere della de-commercializzazione delle attività svolte nei confronti di soci, associati, partecipanti e degli altri soggetti indicati al comma 3, art. 148 TUIR, riconfermate dal Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 (riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali). CLAUSOLE STATUTARIE 20

21 Divieto di distribuzione, anche indiretta, di utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell associazione, salvo che la destinazione o distribuzione non siano imposte dalla legge Disciplina uniforme del rapporto associativo, e delle modalità associative volte a garantire l effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati maggiori di età il diritto di voto per l approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell associazione Intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa Obbligo di redigere ed approvare annualmente un rendiconto, economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie Obbligo di devolvere il patrimonio dell ente, in caso di scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoga od ai fini di pubblica utilità, sentito l organismo di controllo di cui all art. 3, comma 190, Legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge Eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all art. 2532, comma 2, c.c., sovranità dell Assemblea dei soci, associati o partecipanti e criteri di loro ammissione od esclusione, criteri ed idonee forme di pubblicità per le convocazioni assembleari, le relative deliberazioni, i bilanci o rendiconti 21

22 E ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1 gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai sensi dell art c.c. e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione al livello locale; La Circolare ministeriale n. 124/E precisa che non è obbligatorio inserire espressamente nello statuto o nell atto costitutivo la clausola relativa al procedimento dell organismo di controllo ma deve essere comunque osservata. La Circolare ministeriale n. 124/E considera la redazione e l approvazione del rendiconto annuale condizione per l applicabilità delle disposizioni concernenti la non commerciabilità. 22

23 OBBLIGO DI REGISTRAZIONE DELLO STATUTO Art. 143, comma 3, TUIR Lo statuto degli enti non commerciali non è soggetto a registrazione - se non in caso d uso - L ente deve richiedere la registrazione qualora volesse usufruire della decommercializzazione dei corrispettivi specifici. Le associazioni che incassano le sole quote associative non devono registrare lo statuto. 23

24 L IVA E GLI ENTI ASSOCIATIVI L art. 4 D.P.R. n. 633/1972 dispone che per: Gli enti pubblici e Privati (compresi i consorzi, le associazioni o altre organizzazioni senza personalità giuridica) che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l esercizio di attività commerciali o agricole «si considerano effettuate nell esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell esercizio di attività commerciali ed agricole». 24

25 Il comma 4, considera, anche effettuate nell ambito di attività commerciali anche «le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici o di contributi supplementari destinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto, al di fuori di quelle effettuate in conformità alle finalità istituzionali L art. 4 del D.P.R. 633/1972 nei commi 5, 6, 7 e 8 richiama i commi 4, 5, 8 e 9 dell art. 148 TUIR Il comma 5 elenca le attività considerate in ogni caso commerciali 25

26 Il comma 7 prevede le clausole statutarie per poter accedere alle agevolazioni Il comma 6 esclude dall applicazione dell IVA la somministrazione di alimenti e bevande effettuata dalle APS Sono in ogni caso da assoggettare ad IVA, le attività di organizzazione di viaggi e soggiorni turistici anche se effettuate dalle APS 26

27 PERDITA DELLA QUALIFICA DI ENTE NON COMMERCIALE L art. 149 del D.P.R. 917/86 stabilisce che un ente non commerciale perde la sua qualifica quando per un intero periodo d imposta svolge prevalentemente attività commerciale. La qualificazione commerciale avviene presumibilmente sulla base di parametri (indici di commerciabilità) che non comportano però la perdita automatica: 27

28 Prevalenza delle immobilizzazioni relative all attività commerciale (al netto degli ammortamenti) rispetto alle restanti attività Prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni relative alle attività istituzionali Prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali (contributi, sovvenzioni, liberalità e quote associative) Prevalenza delle componenti negative inerenti all attività commerciali rispetto alle restanti spese 28

29 L art. 90 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289 ha integrato l art, 149 del TUIR, prevedendo al punto 4 una deroga alle disposizioni di cui sopra alle associazioni sportive dilettantistiche e agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili 29

30 MODELLO EAS Decreto Legislativo 29 novembre 2008, n. 185 (Conv. Legge 28 gennaio 2009, n. 2) All art. 30 è introdotto l obbligo di comunicazione in via telematica all Agenzia delle Entrate di alcuni dati e notizie rilevanti ai fini fiscali tramite il modello EAS (Enti Associativi ) approvato con il provv. Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2009 al fine del mantenimento del beneficio della non imponibilità ai fini IRES (ai sensi dell art. 148 del TUIR) ed ai fini IVA (ai sensi dell art. 4 del DPR 633/72) per i corrispettivi, le quote ed i contributi 30

31 I soggetti tenuti all obbligo titolari di partita IVA Gli enti associativi non commerciali di natura privata con o senza personalità giuridica non titolari di partiva IVA, ma che riscuotono quote o contributi versati da soci, associati, partecipanti e dagli altri soggetti indicati al comma 3, art. 148 TUIR a fronte dell attività istituzionale svolta Gli enti sportivi dilettantistici costituiti nella forma di società di capitali o di società cooperative, senza fini di lucro 31

32 I soggetti esclusi dall obbligo Gli enti di diritto pubblico Gli enti che non hanno natura associativa come per esempio le fondazioni Gli enti destinatari di una specifica disciplina fiscale come le ONLUS per opzione, per diritto (AVO e ONG) e parziali (APS) se anch esse non usufruiscono del regime agevolato di cui all art. 148 del TUIR e all art. 4 co. 4 del DPR 633/72 32

33 Compilazione del modello L Agenzia delle Entrate acquisisce, mediante il modello EAS, informazioni riguardanti elementi di identificazione e qualificazione soggettiva dell Ente, sui contenuti statutari, sui profili organizzativi ed è composto: Da un frontespizio, riguardante l informativa sui dati personali; Da tre riquadri riguardanti i dati identificativi dell Ente e del relativo rappresentante legale; Da un riquadro contenente n. 38 righe che il Rappresentante legale dovrà compilare inserendo dei dati e notizie rilevanti ai fini fiscali; Da altri tre riquadri destinati alla comunicazione per la perdita dei requisiti, la firma e l impegno alla presentazione telematica. 33

34 Semplificazione del modello Le circ. Agenzia delle Entrate 29 ottobre 2009, n. 45 e 1 dicembre 2009, n. 51 hanno previsto la possibilità di compilazione di un modello EAS semplificato («light») da parte degli enti di cui i dati rilevanti ai fini fiscali sono già in possesso dell amministrazione pubblica o disponibili presso pubblici registri, al fine di evitare duplicazioni di dati e per semplificare gli adempimenti dei soggetti obbligati. Tale semplificazione riguarda le associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI per le quali non sia prevista l esclusione dall obbligo di presentazione del modello. La compilazione avviene: Inserendo i dati identificativi dell Ente e del relativo rappresentante legale nei rispettivi riquadri; Fornendo i dati e notizie indicate ai punti 4) 5) 6) 20) 25) - 26). Il punto 3) va compilato solo nel caso in cui l associazione abbia personalità giuridica. 34

35 Termini e modalità di presentazione Il modello EAS deve essere compilato e presentato telematicamente, utilizzando il software denominato «MODELLOEAS», disponibile gratuitamente sul sito Internet dell Agenzia delle Entrate entro 60 giorni dalla data : di costituzione dell Ente; di attribuzione della partita IVA; in cui ha inizio l attività per la quale si intende usufruire del regime agevolato di cui all art. 148 del TUIR e all art. 4 co. 4 del DPR 633/72. 35

36 RIPRESENTAZIONE DEL MODELLO Qualora in corso dell esistenza dell Ente si verifichi uno o entrambi dei seguenti casi: variazione di dati precedentemente comunicati, ove sussista l obbligo; perdita dei requisiti necessari per fruire dei benefici fiscali. Deve essere presentato un nuovo modello EAS entro il 31/03 dell anno successivo dalla data in cui si sia verificato l evento. 36

37 OMESSA, TARDIVA OD INFEDELE PRESENTAZIONE Non sono previste sanzioni specifiche, tuttavia: la mancata presentazione del modello EAS, entro termini di legge, comporta l inapplicabilità dei regimi fiscali agevolati di cui all art. 148 del TUIR e all art. 4 co. 4 del DPR 633/72. l infedele comunicazione espone il rappresentante legale dell ente a sanzioni civili e penali per dichiarazioni mendaci. L Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 6 dicembre 2010, n. 125 ha chiarito che le variazioni già comunicate con i modelli AA5/6 e AA7/10 non devono essere ri-comunicate con un nuovo modello EAS in quanto già note all Amministrazione finanziaria. 37

38 LA «REMISSIONE IN BONIS» La circ. Agenzia delle Entrate del 28 settembre 2012, n. 38/e, ha previsto la «remissione in bonis» (art. 2, comma 1, del D.L. n. 16 del 2012) per l omesso invio del modello EAS nei termini di legge, che dispone la possibilità di avvalersi di un ravvedimento operoso nel termine della scadenza prevista per la trasmissione telematica dei modelli UNICO ed IRAP. La regolarizzazione consiste nella presentazione del modello EAS con il contestuale pagamento della sanzione di euro 258,00 da pagarsi con F24 e codice

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