Serie di Studi Scientifici Rapporti di Ricerca ISSN Richard Connolly Tatiana Dolgopyatova Riccardo Fiorentini Silvana Malle

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1 Serie di Studi Scientifici Rapporti di Ricerca ISSN Richard Connolly Tatiana Dolgopyatova Riccardo Fiorentini Silvana Malle Rapporto realizzato in collaborazione con il Centro Studi Internazionali, Università di Verona Polo Scientifico Didattico Studi sull impresa Vicenza - Rapporto n 1 marzo 2012 I

2 Viale Margherita 87, Vicenza

3 Polo Scientifico Didattico Studi sull impresa Vicenza - Rapporto n 1 marzo 2012 Russia e Europa dell Est Progetti e prospettive di crescita Indice 1. Silvana Malle: Introduzione, presentazione dei contenuti del Rapporto e cenni sugli sviluppi economici correnti nella Federazione Russa Richard Connolly: Emerging Europe after the crisis: the challenge of structural transformation... 8 Sommario in italiano Tatiana Dolgopyatova: Sommario in italiano Riccardo Fiorentini: I mutamenti nella composizione del commercio estero di Vicenza con la Russia e i principali paesi dell Europa Centro Orientale tra il 1999 e il

4 1. Introduzione, presentazione dei contenuti del Rapporto e cenni sugli sviluppi economici correnti nella Federazione Russa Silvana Malle Le relazioni pubblicate in questo rapporto sono state inizialmente presentate nel seminario internazionale tenuto a Vicenza il 15 Aprile 2011 nell ambito del progetto Apertura economica con l estero e allargamento degli sbocchi di mercato in relazione all economia vicentina e alle prospettive di sviluppo di alcune economie emergenti nell area Europea e del Mediterraneo finanziato dal Polo Scientifico Didattico Studi sull Impresa di Vicenza e tengono conto degli interventi dei partecipanti nonché di alcuni sviluppi economici immediatamente successivi. Nel seminario sono stati presentati due maggiori rapporti, uno specifico sulla Russia e l altro sull economie dell est europeo inclusa la Russia con le quali l interscambio delle imprese vicentine non è ancora molto significativo ma che potrebbe aumentare progressivamente, data la fase di catching up con le economie di mercato più avanzate che queste economie stanno attraversando e, nelle più importanti, l avvio di una ripresa economica post-crisi che si preannuncia comparativamente più accentuata. E interessante notare che nel vicentino, durante la crisi e la conseguente caduta del commercio internazionale, mentre le importazioni si sono ridotte di due terzi circa, le esportazioni si sono dimezzate consentendo una crescita del saldo positivo dell interscambio con la Russia. Questi sviluppi fanno sperare che in breve-medio periodo anche i volumi dello scambio riprendano a crescere. Fatta questa premessa, è importante anche notare che le conclusioni della relazione del Prof. Richard Connolly dimostrano che, mentre queste economie non hanno subito gli sviluppi peggiori delle crisi bancarie e sistemiche, hanno tuttavia sofferto i contraccolpi di una recessione estremamente severa sia per la loro forte esposizione finanziaria, sia perché nella fase pre-crisi la crescita è dipesa in gran parte dall indebitamento con l estero. Meno hanno contato sulla crisi gli effetti della politica (deficit) di bilancio. Per riprendere il processo di convergenza con i livelli di reddito dell Unione Europea questi paesi dovranno riprendere il processo di trasformazione economica e strutturale non ancora completato e impegnarsi in una politica socialmente costosa di controllo del consumo interno e rapida crescita delle esportazioni nei settori della manifattura a più elevato contenuto tecnologico. La necessità di politiche di Prof. Emerito, Direttore del Centro Studi Internazionali, Dipartimento di Scienze Economiche Università di Verona, 1

5 cambiamento strutturale è sottolineata anche dalla Prof.ssa Dolgopyatova in relazione agli sviluppi della Federazione Russa che, mentre nella fase precedente alla crisi ha beneficiato di alti prezzi delle materie prime e degli idrocarburi in particolare, ha bisogno di sottrarsi al ricatto degli effetti di shock sulla crescita dovuto all improvvisa e imprevedibile variazione dei prezzi internazionali per avviare un processo di modernizzazione sostenuto e diffuso. Mentre sono positive l apertura della Russia agli investimenti diretti dall estero e la minore ossessione per il controllo dei settori cosiddetti strategici, la relazione nota giustamente che questo di per sé non basta a migliorare l ambiente economico e favorire l insediamento di lungo periodo di investimenti stranieri. La mia introduzione al seminario per la parte che concerne l economia Russa di cui mi occupo e della quale ero stata incaricata di analizzare gli sviluppi economici durante il mio mandato con l OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico) - grazie al quale i contatti di cooperazione con le agenzie governative tra il 1994 e il 2005 sono stati utili anche a valutare gli sviluppi della Russia post-sovietica, per così dire, dall interno - propone alcuni argomenti di dibattito. Le domande che molti operatori si pongono sono le seguenti: dove sta la Russia oggi, cioè all indomani della crisi finanziaria internazionale, un terremoto di cui ancora sentiamo i sussulti e soffriamo le conseguenze recessive? Come si colloca la Russia nel panorama economico internazionale? Quali sono le prospettive e i modelli di sviluppo attuali? Di cosa si discute negli ambienti economici governativi e non? Su questi temi propongo di seguito alcune considerazioni affrontate in parte anche nelle relazioni pubblicate in questo rapporto. La presentazione che segue si avvale anche della conoscenza e analisi di avvenimenti e sviluppi avvenuti dopo la conclusione del seminario e in vista dei tempi di pubblicazione. Primo. La Russia ha affrontato bene la crisi economica con misure di politica monetaria e fiscale adeguate, contribuendo a frenare la recessione grazie ad un consistente stimolo fiscale finanziato dagli accantonamenti precedenti sulle entrate da vendita dei carburanti. Nonostante ciò, ha subito un forte crollo della produzione, stimato nel 2009 a - 7.8% del PIL rispetto al La ripresa nel 2010 è stata più modesta rispetto al tasso di crescita del PIL previsto inizialmente al 4.5-5%, e cioè intorno al 3.8%. Per il 2011 le stime della crescita sono rimaste modeste con un tasso del PIL previsto inizialmente attorno al %. E però, soprattutto, grazie al favorevole andamento dei prezzi del petrolio dovuto in gran parte ad inattese circostanze e turbolenze politiche internazionali e alle ricadute negative dello tsunami giapponese sulle politiche energetiche nucleari, che il tasso di crescita previsto per la Russia si è confermato (4.3% secondo le stime preliminari dell Ufficio Statistico Russia) Benché di tutto rispetto, in particolare se confrontato con l andamento dell economia mondiale, questo tasso resta, tuttavia inferiore alle aspettative del Fondo Monetario Internazionale che proiettavano la crescita nel 2011 al 4.8, mentre esperti indipendenti (ad es. Uralsib) arrivavano fino al 5%. 2

6 Secondo. La Russia è ancora prigioniera di un sistema economico basato sulle risorse naturali di cui subisce gli shock di prezzo nel bene e nel male. Questo aspetto dell economia russa non è solo un fatto di struttura essendo il paese ricco di risorse naturali ed energetiche, ma anche di scelta politica. La Russia non è ancora membro dell Organizzazione del Commercio Mondiale (WTO), un organizzazione di cui si possono discutere meriti e prospettive, ma che certamente favorisce l aumento della competitività internazionale e dei benefici che ne derivano quando i paesi membri si impegnino a realizzare i requisiti di afferenza, sostanzialmente relativi all adozione e attivazione di pratiche istituzionali avanzate e trasparenti. Per venti anni dalla disintegrazione dell URSS ad oggi la competitività in Russia ha fatto pochi progressi, impedendo ad una grande parte dell industria parte della quale era alquanto sviluppata nel precedente regime di mettersi alla pari tecnologicamente non solo con l industria delle maggiore potenze industriali, ma anche con quelle di altri grandi paesi emergenti (Cina, Brasile, Turchia). Gli impianti industriali sono per la maggior parte obsoleti, la ricerca e sviluppo (R&S) sia di prodotto che di processo è minima e persino insoddisfacente rispetto a quella di altre economie emergenti. Secondo il premio Nobel russo Alferov la Russia è adesso arretrata rispetto ad altri grandi paesi in tutti i settori in cui primeggiava nel secolo scorso, incluso quello spaziale. Terzo. Proprio queste caratteristiche così drammaticamente evidenziate dalla crisi prima e dalla scarsa ripresa, dopo, hanno indotto le autorità ad accelerare un processo di modernizzazione dell economia sul quale si è aperto un grande dibattito. Questo processo è stato promosso da Putin con la preparazione della Strategia 2020 i cui lavori sono iniziati nel 2006 e terminati con l approvazione per legge nel Novembre ed è stato sintetizzato da Medvedev in quattro parametri di sviluppo (innovazione, istituzioni, investimenti, infrastrutture) alla vigilia della sua elezione a presidente della Federazione Russa nel Marzo Ideato prima della crisi finanziaria internazionale ed in un periodo di forte crescita economica (circa 7% medio annuo dal 2000 alla metà del 2008), il processo di modernizzazione avrebbe dovuto scaglionarsi in una decina d anni mediante una serie di riforme in ambito macroeconomico e strutturale. La crisi ha apportato al processo di modernizzazione ideato in una fase di forte crescita economica, esigenze di rapidità, immediata efficacia e riallocazione delle risorse che rischiano di scontrarsi con una società e assetti produttivi in gran parte inerti rispetto alle sfide mondiali, con poteri economici interessati al mantenimento dello status quo, e con una burocrazia largamente invadente e impreparata alla sfide di società tecnologicamente avanzate. L enfasi attuale sulla necessità di rapidi miglioramenti tecnologici si basa sulla convinzione che l innovazione tecnologica sia non solo il motore di una ripresa più robusta, ma anche di una crescita sostenibile e di una migliore qualità dello sviluppo. Ma si basa anche su scelte selettive piuttosto che su processi di svecchiamento istituzionale orizzontali, cioè territorialmente omogenei. Nei pressi di Mosca è sorto nel 2010 Skolkovo, un area di sviluppo tecnologico che sarà dotata di istituzioni particolari, di una burocrazia più agile e di ricercatori i cui progetti innovativi dovrebbero essere approvati da un gruppo ristretto 3

7 di esperti nazionali ed internazionali e finanziati in gran parte dallo stato, ma anche da contributi privati, cioè di enti/individui interessati ai risultati della ricerca. Una rappresentanza di Skolkovo è stata insediata recentemente nella Silicon Valley in California. Quarto. L innovazione tecnologica avrà bisogno di contributi dall estero, know how, capacità manageriale, e investimenti. Mentre l originale Strategia 2020 (successivamente sottoposta a periodiche revisioni fino alla riedizione finale che deve essere ancora approvata dal governo) era largamente improntata all autosufficienza nel promuovere la modernizzazione dell economia, le politiche attuali sembrano più aperte all apporto non solo di capitale straniero, ma anche di strutture produttive e gestionali, nonché di linee di ricerca competitive a livello internazionale. In particolare è privilegiata l industria militare. Naturalmente le autorità si aspettano che emergano anche strutture produttive e imprese russe capaci di creare propri prodotti o processi e immetterli nel mercato. Ma questo dovrebbe succedere grazie ad un tessuto di rapporti con l estero più aperto e meno sospettoso che non nel passato. Le autorità hanno quindi promosso politiche di trasformazione delle (oscure) entità statali in società per azioni tra le quali ROSNANO (gestione di nanotecnologie) ha avviato per prima la trasformazione in società commerciale, nell intento di attirare anche investitori interessati; misure di privatizzazione (con vendita di pacchetti azionari cospicui) sia di banche che di imprese che già suscitano l interesse di investitori stranieri e politiche di attrazione di investimenti diretti in particolare in zone di investimento speciali, ma possibilmente anche in settori produttivi finora chiusi all investimento dall estero, come i cosiddetti settori strategici il cui numero è stato ridotto da Medvedev. Sono state approvate misure dirette a scuotere e rinverdire la dirigenza politica delle imprese di stato che dovrebbero portare se non alla spoliticizzazione almeno ad un ringiovanimento dei quadri dirigenti. Alle alte cariche governative è stato proibito di occupare anche posizioni di direzione di società/imprese. Quinto. La costituzione di zone economiche speciali (ZES) il cui numero tende ad aumentare attualmente ne esistono 24 (4 parchi tecnologici, 4 distretti industriali produttivi, 13 zone turistiche e 3 porti) - è stata attualmente devoluta all autorità dei governi provinciali facendo seguito all abolizione dell Agenzia Federale per le ZES nell Ottobre del Questo, da una parte, rende la costituzione di queste zone che sono favorite sotto l aspetto fiscale, burocratico e di sicurezza, più flessibile e, possibilmente più competitiva. Dall altra, però, rischiano di mancare gli apporti finanziari centrali e le strutture/istituzioni che solo il governo federale potrebbe garantire - già nel 2011 l apporto del governo federale alla creazione di infrastrutture è diminuito del 27%. È, comunque, interesse delle imprese che intendono costituire proprie succursali in Russia sapere che dovranno attivarsi direttamente nei confronti dei governi locali e convincerli a rendere loro la strada più facile, cioè esercitare pressioni affinché siano poste in condizioni di competizione comparativamente più attraenti. La creazione di figure specifiche quali i plenipotenziari presidenziali per gli investimenti in ogni regione 4

8 dovrebbe contribuire a facilitare l erogazione rapida e appropriata di documenti e servizi agli investitori grazie al monitoraggio delle pratiche locali e alla capacità/responsabilità di riferire direttamente alla Presidenza della Federazione l esistenza di operazioni e pratiche scorrette. Mentre è difficile credere che queste nuove autorità riescano ad impedire fenomeni di corruzione - endemica nel paese è possibile che contribuiscano, tuttavia ad incentivare gli operatori locali ad una maggiore efficienza e omologazione delle procedure burocratiche ai livelli comparativamente più avanzati. Sesto. Uno sviluppo recente sul quale è importante richiamare l attenzione è la costituzione di un Unione Doganale tra la Russia, il Kazakhstan e la Bielorussia che formalmente è stata approvata nel 2010 e a partire dalla quale la Russia punta a ricreare uno spazio economico comune simile allo spazio economico dell Unione Sovietica. Malgrado vi sia ancora un certo numero di regole e di eccezioni alla regola da approvare tra i tre paesi e siano già sorte dispute su alcune tariffe, indubbiamente questa iniziativa, benché perseguita dal governo forse o soprattutto per ragioni geopolitiche, offre maggiori opportunità di mercato alle imprese operanti nel territorio russo e un trampolino per esplorare insediamenti di succursali in aree economiche finora trascurate. Si dà per scontato, persino nel recente manifesto politico di Putin, che l ambiente economico sia più favorevole alle imprese straniere in Kazakhstan che non in Russia, e, come notato dalla Prof. Dolgopyatova in questo seminario, alcune imprese russe cominciano già a delocalizzarsi in questo paese. La Russia cerca di agganciare anche l Ucraina in uno spazio economico/doganale comune, o almeno di costituire con la repubblica limitrofa un area autonoma di libero scambio. Mentre, sotto alcuni punti di vista, sforzi in questa direzione sono comprensibili esiste ancora una comunità di linguaggio e culturale tra i paesi dell ex-unione Sovietica e, in alcuni settori anche una mutua dipendenza produttiva lo sforzo di perseguire la ricostituzione di uno spazio economico comune tra questi paesi si scontra con la necessità di modernizzare rapidamente la Federazione Russa che richiederebbe invece una cooperazione economica più intensa con le economie più avanzate sia europee che asiatiche o di oltre oceano. E possibile che l entrata della Russia nel WTO finalmente concordata a metà Dicembre 2011 la cui ratificazione dovrebbe avvenire nella seconda metà del 2012 favorisca un ri-orientamento della Russia verso le economie dell OCSE della quale il paese dovrebbe diventare membro successivamente e in tempi brevi. E anche possibile che la maggiore integrazione nell economia mondiale, che queste nuove memberships dovrebbero garantire, sia di stimolo all attuazione di politiche di cooperazione internazionale più solide e mirate ad un comune progresso sociale, economico e tecnologico. In ogni caso la Russia si troverà a dover scegliere tra strade diverse e c è da augurarsi che sappia scegliere bene. Settimo. Il contesto politico sarà cruciale alle nuove scelte che il paese dovrà fare. Dopo l annuncio, in parte inatteso, il 24 Settembre 2011 da parte di Medvedev che Putin si sarebbe nuovamente candidato al mandato presidenziale, Putin è stato effettivamente eletto il 4 Marzo Mentre il nuovo mandato di Putin è stato visto da gran parte della 5

9 stampa internazionale con preoccupazione e nel paese a seguito delle elezioni dei deputati della Duma nel Dicembre 2011 e delle accuse di manipolazione dei voti e dei risultati in elezioni anche successive si sono succedute manifestazioni di dissenso aperto contro le autorità al potere, occorre notare, primo, che una leadership alternativa a quella di Putin non è emersa, e, secondo, che in questo nuovo contesto il programma politico di Putin può cambiare e cercare di adattarsi alle nuove domande che emergono dai ceti urbani e più istruiti aprendosi a misure di liberalizzazione che comportano sia la privatizzazione di grandi imprese, sia una maggiore decentralizzazione. E una fase delicata nella quale lo sforzo di stabilizzazione sociale ed economica perseguito finora dovrebbe coniugarsi con una maggiore apertura alla modernizzazione dello stato da sempre differita a tempi migliori. E mia convinzione che questo sia possibile. Per concludere. La crisi finanziaria è stata salutare per la Russia. Ne ha messo in luce le debolezze strutturali, creando nel contempo la necessità e il desiderio di superarle con un grande sforzo di modernizzazione. A differenza del decennio precedente questo sforzo non intende basarsi soltanto sulle proprie forze e su un eccessivo spirito di sfida - ma piuttosto sulla collaborazione con altre economie, imprese e risorse intellettuali. Questa maggiore apertura all estero potrebbe costituire la premessa di rapporti di cooperazione più salutari e duraturi con l estero con beneficio per tutti. Tassi di crescita robusti previsti per il e finalmente la caduta dell inflazione che troppo a lungo ha marcato il percorso di crescita russo sono segnali positivi (Tavola 1). In paragone all andamento incerto e periglioso dell economia mondiale (Tavola 2), l economia russa sembra dimostrare una capacità di ripresa sostenuta anche grazie al miglioramento dell ambiente economico nel senso di maggiore trasparenza e competitività qualora siano introdotte le riforme economiche liberalizzatrici promesse. I manifesti elettorali di Putin pubblicati dalla stampa russa sembrano indicare l avvio di un nuovo approccio alla crescita economica in cui viene dato maggior peso alle riforme strutturali e maggiore attenzione per la riforma della giustizia in direzione della formazione e collocamento nelle sedi più importanti di giudici competenti ed imparziali e di una maggiore autonomia delle regioni in campo economico. La struttura del potere in Russia è ancora molto corporativa, dipendente dall eredità del passato e ancorata ad interessi economici che ben si sposano con rendite di posizione. Occorreranno molti sforzi per modernizzare non solo la produzione ma questa struttura di potere. E augurabile che spinte in questa direzione vengano anche dagli operatori economici esteri che hanno tutto l interesse a creare rapporti economici e commerciali basati sulla fiducia reciproca, sul rispetto dei contratti e sull efficienza. 6

10 Bibliografia S. Malle, The Present Challenges to Russia: Modernisation and Diversification, Working Paper Series, Dipartimento di Scienze Economiche, 10 October 2011, WP 16/2011 S. Malle The Policy Challenges of Russia s Post-Crisis Economy, Post-Soviet Affairs 2012 (forthcoming) Pubblicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico Russo dal sito Pubblicazioni del Fondo Monetario Internazionale dal sito Pubblicazioni dell Organization for Economic Cooperation and Development dal sito Tavola 1: Proiezioni economiche del Ministero lo Sviluppo Economico MSE Russia. Indicatori di base. Variazione rispetto all anno precedente. 21 Settembre 2011 Indicatori economici Prezzo del petrolio degli Urali/$ per barile Inflazione, % Dicembre/Dicembre 6,5 7, ,5-5,5 4-5 Tasso di cambio medio, rublo/$ USA 28,4* 28,7 29,4 30,5 Crescita del PIL % 4,1 3,7 4,0 4,6 Crescita della produzione industriale % 4,8 3,4 3,9 4,2 Crescita degli investimenti fissi % 6,0 7,8 7,1 7,2 Crescita dei redditi reali della popolazione % 1,5 5,0 4,8 5,3 Crescita del Commercio al dettaglio % 3,6 5,1 5,8 6.3 Esportazioni di merci, miliardi di $ USA 527,5 533,1 535,9 565,3 Importazioni di merci, miliardi di $ USA 340,0 397,4 444,6 486,1 *Dati per il 2011 stimati dal MSE al 10 Aprile 2011 Fonte: MSE, 21 Settembre 2011, in Tavola 2: Proiezioni WEO (World Economic Outlook) del Fondo Monetario Internazionale, Settembre 2011 PIL reale (% anno su anno) FMI WEO (Settembre 11, 2011) Differenza con proiezioni Giugno Economia mondiale Advanced Economies United States Euro area Economie emergenti Prezzi al consumo (% fine del periodo) FMI WEO (Settembre 11, 2011) Differenza con proiezioni Giugno Economie avanzate Economie emergenti Commercio mondiale (% anno su anno) FMI WEO (Settembre, 2011) Differenza don proiezioni Giugno 2011) Volume di beni e servizi Totale Fonte :. NB : Proiezioni successive a quelle di settembre, sembrano più ottimiste sia sulla crescita della economia mondiale proiettata al 4,5% nel 2012, sia sull inflazione che appare più contenuta nelle economie avanzate e nelle economie emergenti. La forte variazione delle proiezioni da un mese all altro, tuttavia, suggerisce che la volatilità finanziaria che è preda anche di larghi movimenti speculativi non consente l elaborazione di dati più affidabili. 7

11 2. EMERGING EUROPE AFTER THE CRISIS: THE CHALLENGE OF STRUCTURAL TRANSFORMATION Richard Connolly Introduction The recent global economic crisis saw the ex-socialist new member states of the European Union (EU) - henceforth emerging Europe - suffer a more severe reversal of pre-crisis output trends than any other region of the world economy. After experiencing a decade-long boom that saw the economies of the region, on average, make considerable steps towards convergence with the per capita income levels of the EU, nearly all economies suffered sharp and deep recessions. The purpose of this paper is to: (1) explain why the region suffered such a severe recession as a result of the crisis; (2) to describe the subdued nature of the recovery in the immediate post-crisis period; and (3) to examine what progress the countries of the region have made in structural transformation over the past two decades. It is argued that rapid structural transformation is required if the countries of the region are to successfully overcome the challenges that now face them. The argument is organised as follows. Section I considers the pre-crisis performance of the economies of emerging Europe, suggesting that the first decade of the twenty first century saw the region move from an export-oriented growth model to a model based on growth in domestic investment and consumption. This was followed by a comparatively severe recession as a result of the global economic crisis. Section II describes the growth reversal experienced during the crisis, and offers a brief explanation of why the region performed so badly. Section III examines the strength of the recovery across the region. Section IV switches attention to the issue of structural transformation in emerging Europe, arguing that the results of the past two decades are not as positive as trade statistics might at first suggest. Section I: Pre-crisis economic performance across emerging Europe Following the collapse of socialism between , the economies of emerging Europe underwent, with varying levels of success, a process of economic transition. Essentially, this involved a shift from economic systems characterized by central Lecturer in Political Economy, Centre for Russian and East European Studies, School of Government and Society, University of Birmingham. 8

12 direction (planning) of economic activity and public ownership of all significant areas of the economy, to systems in which the market is the primary mechanism for allocating resources within an economy. After a slowdown in growth rates across the socialist region from the early 1970s onwards, it was hoped that economic transition would help the economies of the region achieve faster rates of growth and, ultimately, income convergence with the advanced economies of the West. This was not the first time that the region had been engaged in a collective push towards leaving the economic periphery of the world economy, but it was the first time that Western-style market and political institutions were adopted with such wholesale enthusiasm (Berend 1996, Berend, 2010). While success in building fully functioning market economies has been heterogeneous, it is probably accurate to suggest that all of the economies of the region now enjoy historically unprecedented economic freedom. Central planning is a thing of the past, with private ownership dominant across most of the region (EBRD 2010). Prior to the onset of the global economic crisis, this success in undergoing economic transition helped propel the countries of the region towards convergence in per capita income levels with the richer countries of the European Union (EU). As Table 1 illustrates, the countries of central and eastern Europe and the Baltic region (CEB) enjoyed the most success, with the average per capita income for this group rising from over a third of the EU-15 average in 1995 to well over half of the EU-15 average by Within this group, the most spectacular progress was made by the ex-soviet Baltic states, where per capita income levels had begun to approach those of their larger, richer central and eastern European neighbours that had enjoyed much more favourable initial conditions at the onset of transition. This process of convergence was based on a development model in which domestic demand became increasingly prominent as the primary driver of growth across the region. Since 2000, only the CEE economies have seen net exports make a positive contribution to GDP growth, with all countries of the region registering increasingly strong growth in domestic demand until Fast growth in domestic demand - especially in areas previously neglected under socialism, such as in services, retail trade, and residential construction - was considered a natural part of transition: on the one hand, structural transformation required significant growth in investment, while on the other, consumption grew after years of suppression under planned economies. Thus, although growth in non-tradable sectors was accompanied by rapid growth in tradable sectors, it was rarely enough to ensure that net exports made a positive contribution to growth across the region. Instead, fast rates of growth in domestic consumption and investment outstripped the supply of domestic savings, leading to widening current account deficits in nearly all countries that were not natural resource exporters. 9

13 Table 1: Pre-crisis income growth, convergence, and crisis performance average 2009 Sum of Q and Q Growth reversal Central Eastern Europe and Baltic Czech Republic n.d Estonia Hungary Latvia Lithuania Poland Slovakia Slovenia South Eastern Europe Albania Bosnia and Herzegovina n.d -8.1 n.d Bulgaria Croatia Macedonia Montenegro n.d n.d n.d Romania Serbia n.d CIS and Mongolia Armenia Azerbaijan Belarus Georgia Kazakhstan Kyrgyzstan Moldova Mongolia Russia Tajikistan Turkmenistan n.d Ukraine Uzbekistan Unweighted regional averages Annual rate of GDP growth (per cent) Output declines Per capita GDP, PPP (EU-average = 100) Central Eastern Europe and Baltic South Eastern Europe CIS Advanced Economies n.d European Union n.d Developing Asia n.d ASEAN n.d Latin America and the Caribbean n.d Middle East and North Africa n.d Source: IMF World Economic Outlook Database (October, 2010); quarterly GDP data are taken from EBRD (2010) It was the liberalization of capital accounts in the 1990s and beyond that laid the foundations for these rapid rates of growth in domestic consumption and investment 10

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