III a DISPENSA di ECONOMIA E TECNICA DEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI

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1 Prof. Beniamino A. Piccone Con la supervisione del Prof. Francesco Arcucci III a DISPENSA di ECONOMIA E TECNICA DEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI Finanza internazionale: Struttura finanziaria dei Paesi industrializzati, attività finanziaria e bancaria internazionale, gli investitori istituzionali internazionali A.A I PARTE 1

2 Ai miei genitori che mi sono sempre stati vicini, senza esagerare 2

3 Il futuro non è più quello di una volta, Paul Valéry 1 La fortuna non esiste, Mario Calabresi 2 La vie ne fait pas de cadeaux, Jacques Brel 3 Se fallisci un affare, puoi rifarti. Se perdi l onore puoi riscattarti. Se smarrisci il coraggio, allora hai perso davvero, Mario Draghi 4 Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana, Giovanni Falcone 5 Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi. Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avere la responsabilità di scoprirlo. Che cosa farete della vostra possibilità di ricevere un istruzione deciderà il futuro di questo Paese. Ciò che oggi studiate domani sarà decisivo per decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il futuro. Qualunque cosa facciate, voglio che vi dedichiate. So che a volte la tv vi dà l impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare...quindi da voi quest anno mi aspetto serietà. Mi aspetto il massimo dell impegno in qualsiasi cosa voi facciate. Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo. Barack Obama 6 1 Ambroise-Paul-Toussaint-Jules Valéry ( ), poeta francese. 2 Mario Calabresi, La fortuna non esiste. Storia di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi, Mondadori, Jacques Brel ( ) è stato un cantautore e compositore belga di lingua francese. La vita non fa regali, la vita è difficile e bisogna affrontarla con attenzione dando il meglio di noi stessi. 4 Governatore della Banca d Italia, attualmente Presidente del Financial Stability Board 5 Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 Palermo, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano, tra i padri della lotta alla mafia, ed è considerato un eroe italiano, come Paolo Borsellino, di cui fu amico e collega. Si consiglia la lettura di G. Falcone, Cose di Cosa Nostra, Rizzoli, Barack Obama, estratto del discorso di saluto che il Presidente degli Stati Uniti ha fatto agli studenti per l apertura dell anno scolastico, 8 settembre

4 INDICE PREMESSA FINANZA NAZIONALE E COMPARAZIONI INTERNAZIONALI 1. INTRODUZIONE 2. LA FUNZIONE DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA TRA CENTRI DI FORMAZIONE DEL RISPARMIO E CENTRI DI IMPIEGO DEL RISPARMIO 3. LA RICCHEZZA DEGLI ITALIANI Il confronto internazionale Analisi di distribuzione del reddito QUADRO N. 1 LA CONCORRENZA Analisi temporale dei saldi finanziari Analisi comparata dei saldi finanziari 4. LA FINANZA INDIRETTA 4a LA BANCA CENTRALE 4b IL SISTEMA BANCARIO Modello banca specializzata Modello banca universale Retail banking Corporate banking - Private banking Modello gruppo polifunzionale Gli sviluppi recenti del sistema bancario 4c GLI INTERMEDIARI NON BANCARI Fondi comuni di investimento aperti ; QUADRO N. 2 I GESTORI ACTIVIST CESR e UCITS; classificazione dei fondi aperti; QUADRO N. 3 IL CAPITALISMO ALL ITALIANA E I BENEFICI PRIVATI DEL CONTROLLO Le componenti di costo dei fondi comuni aperti; la vigilanza; la crisi del risparmio gestito italiano; il credito d imposta; fondi chiusi, hedge funds e loro classificazione, confronto internazionale, il ruolo degli hedge fund nella crisi, fondi immobiliari; indici Fondi pensione; la previdenza complementare, confronto internazionale Le società assicurative, polizze unit linked e index linked Le società finanziarie: SIM e SGR I fondi sovrani Considerazioni finali sul risparmio gestito 5. LA FINANZA DIRETTA 4

5 La finanza non strutturata La finanza strutturata, le borse valori, i centri borsistici; QUADRO N. 4 - I PAESI EMERGENTI Gli operatori, le condizioni per l ammissione alla quotazione, modalità organizzative per la formazione del prezzo Le autorità di controllo QUADRO N. 5 PAOLO BAFFI E GIORGIO AMBROSOLI Insider trading e OPA Il fondo di garanzia e la Cassa di Compensazione e Garanzia Come si evolvono i prezzi: random walk theory, analisi fondamentale; teoria della riflessività; analisi tecnica Appendici: 1) Dalla previdenza familiare alla previdenza sociale e alla responsabilità del proprio futuro; 2) Fondi pensione e Advisory: una grande opportunità 3) I mercati gestiti da Borsa Italiana S.p.A., LSE Group QUADRO N. 6 I MERCATI FUTURES 4) Il price/earning ratio e l equity risk premium 5) Il processo di integrazione delle borse FINANZA INTERNAZIONALE 1. INTRODUZIONE ALL ATTIVITA FINANZIARIA INTERNAZIONALE 2. DALLA FINANZA NAZIONALE ALLA FINANZA INTERNAZIONALE 3. CENTRI FINANZIARI NAZIONALI E I CENTRI OFF-SHORE 4. FINANZA INTERNAZIONALE NETTA E LORDA 5. L ATTIVITA BANCARIA INTERNAZIONALE 6. LA GESTIONE DEL RISCHIO: RISCHI DI MERCATO RISCHIO DI INTERESSE QUADRO N. 7 TASSI A BREVE E TASSI A LUNGO TERMINE RISCHIO DI CAMBIO; RISCHIO DI PORTAFOGLIO; RISCHIO DI LIQUIDITA ; RISCHIO DI CREDITO; BASILEA ; RISCHIO OPERATIVO; CREDIT DEFAULT SWAP QUADRO N. 8 LA RACCOLTA DEGLIINTERMEDIARI CREDITIZI RISCHIO DI REGOLAMENTO, RISCHIO PAESE, INSOLVENZE 5

6 QUADRO N. 9 - LA CRISI FINANZIARIA INTERNAZIONALE 7. ASPETTI STRUTTURALI DELL ATTIVITA BANCARIA INTERNAZIONALE 8. LA GESTIONE IN CAMBI 9. LA MONETA INTERNAZIONALE, MONETA DI RISERVA E MONETA CONVERTIBILE: RISERVE UFFICIALI DELLE BANCHE CENTRALI, DIRITTI SPECIALI DI PRELIEVO, SIGNORAGGIO 6

7 PREMESSA Parlando della struttura finanziaria dei paesi industrializzati si può affrontare l argomento a diversi livelli. Nel presente lavoro suddivideremo in quattro tappe i vari gradi di approfondimento (Figura n. 1). La prima tappa ci porterà ad analizzare la struttura finanziaria - o sistema finanziario del nostro Paese 7 che ci servirà come paradigma di base. Proseguendo nell analisi, al secondo livello affronteremo la struttura finanziaria dei principali Paesi industrializzati evidenziando alcune differenze tra i medesimi. Con l introduzione del quinto settore - quello estero - passeremo alla terza tappa dove l attenzione sarà posta sulla struttura finanziaria di un Paese rispetto al resto del mondo, per arrivare infine al quarto livello dove analizzeremo la tematica della struttura finanziaria dell economia mondiale. A questo punto è importante sottolineare che, quando analizzeremo la struttura finanziaria dei paesi industriali nei primi due livelli, ci limiteremo ad affrontare temi di finanza nazionale, mentre solo nei livelli terzo e quarto noi potremo parlare in senso stretto di finanza internazionale. Figura n. 1 Sistema finanziario Paesi Industrializzati: Italia Sistema finanziario Paesi Industrializzati e comparazione Finanza nazionale Sistema finanziario Paesi Industrializzati vs Resto del Mondo Finanza Internazionale Sistema finanziario Economia Mondiale 7 L analisi del Paese Italia al primo livello, corrisponde ad un esigenza didattica di rendere più agevole l apprendimento dei concetti, in quanto nella realtà con l avvento dell Unione Monetaria Europea noi dovremmo analizzare l aggregato Europeo. 7

8 FINANZA NAZIONALE E CONFRONTI INTERNAZIONALI 1 INTRODUZIONE Per sistema finanziario si intende 1'insieme degli strumenti, delle istituzioni, dei meccanismi di raccordo che assicurano il trasferimento dei saldi finanziari dalle unità in avanzo a quelle in disavanzo. Si rende quindi necessario, al fine di un'analisi delle strutture finanziarie dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo, chiarire la definizione data, specificando le funzioni svolte da un sistema finanziario ed esaminando i concetti di saldo fìnanziario e di unità in avanzo e in disavanzo. 2 LA FUNZIONE DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA TRA CENTRI DI FORMAZIONE DEL RISPARMIO E CENTRI DI IMPIEGO DEL RISPARMIO. Con la nascita della moneta si sono prodotte le condizioni necessarie al sorgere delle strutture finanziarie; ma il vero "propellente al loro sviluppo è stato - ed è tuttora - il formarsi, presso alcuni operatori, di un'eccedenza fra risorse complessive di risparmio e impieghi in attività reali. La finanza ha come finalità quella di trasferire questi saldi eccedenti dagli operatori in avanzo ad altri che raccolgono tali fondi da investire in beni reali. Nella realtà 1'assunzione di debiti non ha sempre soltanto la finalità di predisporre i mezzi per l acquisto di attività reali, ma questa è certamente la più importante motivazione. Cosa si intende per saldo fïnanziario? Il concetto di saldo finanziario esprime la quantità di fondi che in un determinato periodo temporale si aggiunge ai fondi accumulatasi nei periodi precedenti. Si tratta di una "grandezza-flusso", rappresentazione di una "variazione" che non necessariamente corrisponde al risparmio (altra variabile-flusso). Il risparmio infatti è la differenza fra proventi correnti e spese correnti e solo in alcune circostanze prende integralmente la forma di saldo finanziario. Esso infatti potrebbe essere interamente e direttamente impiegato in investimenti reali: in questo caso, a fronte di risparmio vi sarebbe un saldo finanziario nullo. Potrebbe anche accadere che 1'investimento in beni reali sia superiore al risparmio presso una determinata unità economica: allora, pur essendovi un risparmio positivo, vi sarebbe un saldo finanziario negativo. 8

9 Analogamente, potrebbe accadere che, in un determinato periodo caratterizzato da un risparmio nullo, vi sia un disinvestimento di attività reali e quindi un saldo finanziario positivo. Usando i simboli (R per i proventi correnti, C per le spese correnti, S per il risparmio e AR per le variazioni degli investimenti in attività reali), i saldi finanziari (SF) sono evidenziabili, in prima approssimazione, dalla relazione: R C = S - AR = SF A questo punto è bene ricorrere al metodo dei flussi di fondi che si basa sui seguenti concetti fondamentali: 1. I1 sistema economico costituisce un insieme di attività di consumo e di produzione strettamente correlate le une alle altre, non solo in senso spaziale (in un luogo si consuma ciò che viene prodotto altrove), ma anche temporale (la produzione corrente è collegata con la produzione precedente non consumata) e con le caratteristiche tecniche dei beni in cui il risparmio è stato investito. 2. Nel sistema economico operano due categorie di aziende non omogenee dal punto di vista dell'ottenimento di risorse e dell'impiego di fondi: sono i centri di formazione del risparmio (CFS), o unità in avanzo finanziario e i centri di investimento del risparmio (CIS) o unità in disavanzo finanziario. 3. Lo strumento utilizzato per illustrare il modo in cui ogni soggetto ottiene e impiega le risorse è il conto delle fonti e degli impieghi di fondi, realizzato secondo le regole classiche della partita doppia (il totale degli impieghi deve essere uguale al totale delle fonti). 4. Si definisce attività reale (res=termine latino per cosa) un bene tangibile; si tratta di un elemento che compare solo nel bilancio del possessore, nella sezione "dare". Con attività finanziaria viene denominato, invece, il diritto ad una prestazione nei confronti di un altro soggetto, il quale, a sua volta, emette una passività finanziaria (spesso rappresentata da un titolo mobiliare). Per questo motivo, la posta corrispondente ad una attività o ad una passività finanziaria compare sia nel bilancio del possessore del diritto (attività, in "dare") sia in quello dell'emittente (passività, in "avere"). CENTRI DI FORMAZIONE DEL RISPARMIO (CFS) Attività reali (AR) Attività finanziarie (AF) Risparmio (S) 9

10 CENTRI DI IMPIEGO DEL RISPARMIO (CIS) Attività reali (AR) Passività finanziarie (PF) Risparmio (S) Per i CFS vale la relazione: S > AR con S = proventi correnti - spese correnti; mentre per i CIS: S < AR; ciò significa che, disponendo di un flusso di risorse interne maggiore di quanto non se ne utilizzino direttamente in spese correnti e in AR, i CFS sono fornitori netti di fondi (presentano un surplus finanziario). I CIS, presentando un deficit finanziario, sono richiedenti netti di fondi. Ad un aumento di passività finanziarie (per esempio attraverso l'ottenimento di un prestito) corrisponde un incremento di risorse disponibili; un decremento delle stesse (dovuto, per esempio, al rimborso di un prestito) implica una riduzione di risorse. Allo stesso modo accrescere le attività finanziarie (tramite la concessione di prestiti), significa aumentare gli impieghi di fondi mentre una riduzione delle medesime equivale ad una diminuzione degli impieghi. Nella seguente relazione il primo membro evidenzia le fonti di fondi e il secondo i1 loro impiego: S + PF = AR + AF Ai fini dell'analisi finanziaria è importante considerare la distribuzione dei saldi finanziari fra le varie categorie di operatori che compongono un sistema economico. Si noterà subito che le componenti fondamentali dei saldi finanziari sono quelle che influenzano la formazione dei redditi, dei consumi e degli investimenti diretti in attività reali. Inoltre, prescindendo temporaneamente dall'estero, ai saldi positivi di certe categorie devono necessariamente far fronte saldi negativi di pari importo di altre categorie. Per quanto dal punto di vista logico non vi sia alcuna difficoltà a svolgere il prosieguo dell'analisi considerando ogni soggetto separatamente da tutti gli altri, tuttavia i problemi 10

11 pratici che si incontrano con una metodologia di questo genere sono quasi insormontabili; se volessimo tener conto di tutti gli scambi, reali e finanziari che avvengono tra famiglia e famiglia, tra famiglia e impresa, tra impresa e impresa e se volessimo descrivere accuratamente tutte le attività produttive che si svolgono all'interno di ogni impresa, il numero delle operazioni che dovremmo rilevare risulterebbe così elevato da rendere assai arduo, per non dire impossibile, ogni tentativo di generalizzazione. In qualche modo, se vogliamo svolgere una analisi semplificata ma rigorosa, dobbiamo aggregare i vari soggetti in poche categorie e attuare un'operazione analoga anche per la tipologia di operazioni, di scambi, di rapporti che si instaurano fra loro. Ogni processo di aggregazione ci fa perdere alcune informazioni, perché, nel momento in cui consideriamo come un'unità due o più soggetti diversi, noi annulliamo con un tratto di penna tutti i rapporti che intercorrono fra loro, dato che, per ipotesi, li consideriamo come un tutt'uno. A fronte di questo costo abbiamo il vantaggio di ridurre la complessità del sistema il cui comportamento e le cui caratteristiche vogliamo esaminare. Le unità economiche finali vengono tradizionalmente "segmentate" in tre categorie: famiglie (o Centri di Formazione del Risparmio); imprese (o Centri di Impiego del Risparmio); pubblica amministrazione, che pure è un centro di impiego del risparmio, ma va tenuta distinta dalle imprese per le sue peculiarità. 11

12 La struttura dei saldi finanziari, cioè la loro intensità e distribuzione fra queste categorie, dipende da diversi fattori, fra i quali due assumono particolare importanza: il modello di distribuzione dei redditi e il rapporto fra finanza diretta e finanza indiretta. Il modello di distribuzione dei redditi - e quindi l'andamento del rapporto prezzi-salari-profitti incide, sui saldi delle imprese e su quelli delle famiglie: se ai lavoratori vengono distribuiti soltanto i redditi sufficienti ad alimentare i loro consumi e le imprese trattengono non solo i ricavi necessari per pagare i consumi correnti, ma anche quelli per fare gli investimenti, si formerà una struttura di saldi tendenti a zero in entrambe le categorie. E' il caso in particolare dei Paesi ad economia centralizzata e di alcuni Paesi in via di sviluppo. Al contrario, se alle famiglie venissero distribuiti redditi superiori, esse si troverebbero con saldi positivi e le imprese, qualora intendessero fare gli stessi investimenti dell'ipotesi precedente, con saldi negativi. Un ragionamento simile si può fare con riferimento alla finanza pubblica. Anche in questo caso, lo stato può scegliere fra un regime di relativamente bassa imposizione fiscale - in relazione alle spese - ed allora si formeranno saldi finanziari attivi presso le famiglie e le imprese e saldi negativi nei conti della pubblica amministrazione. Alternativamente, lo stato può imporre un carico fiscale maggiore: in tal caso - ovviamente a parità di altre condizioni - diminuiranno i saldi finanziari positivi di imprese e famiglie e parallelamente miglioreranno quelli negativi della pubblica amministrazione. Analizzando la struttura dei saldi finanziari di un'economia con questo schema concettuale, si scopre come i bisogni di finanza derivino dal modello di sviluppo e specificamente dalla distribuzione del valore aggiunto e siano quindi diversi e specifici da Paese a Paese. Sono superficiali certe affermazioni che, senza approfondire la struttura e l articolazione dei consumi e della pressione fiscale, attribuiscono ad una categoria, ad esempio alla pubblica amministrazione, il demerito di distruggere il risparmio accumulato dalle prime. I saldi finanziari di un settore non sono altro che il riflesso dei rapporti che si formano fra questo e gli altri settori. Lo studio dell'evoluzione dei saldi finanziari consente di valutare il fabbisogno di intermediazione e lo sviluppo della finanza. Un valore puntuale dei medesimi offre informazioni scarse e di limitata utilità. Per trarre elementi utili, è necessario esaminare la struttura dei saldi lungo due direzioni: a) prendendo i valori di un Paese per seguirne 1'evoluzione nel tempo (analisi temporale); 12

13 b) scegliendo un momento temporale per confrontare i valori con quelli di altri Paesi (analisi comparata). Prima di passare ad analizzare i saldi finanziari appare però utile analizzare l'andamento del risparmio del sistema economico italiano e in particolare la ricchezza delle famiglie italiane. Esso evidenzia due fenomeni fondamentali. Il primo è costituito dalla progressiva contrazione della quota del reddito nazionale che viene risparmiata, pur partendo da livelli assai elevati. Questo calo della propensione al risparmio è peraltro un fenomeno comune alla maggior parte dei Paesi industrializzati. Negli Stati Uniti fino alla crisi del 2008 la propensione al risparmio era negativa per poi nel corso del 2009 salire in modo significativo verso il 5% del reddito. II secondo fenomeno è rappresentato dal peso assolutamente preponderante delle famiglie nel processo di accumulazione del risparmio: questa categoria di operatori fornisce infatti almeno i 3/4 del risparmio totale in tutti gli ultimi venti anni. 3 LA RICCHEZZA DEGLI ITALIANI Nel 2007 l ammontare complessivo della ricchezza netta delle famiglie italiane 8, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.) meno i debiti (mutui, prestiti personali, ecc.), risulta pari a circa miliardi di euro (Tavv. 1A e 3A). E opportuno premettere che nel 1865 poco dopo l unificazione - l Italia aveva circa il 75% di analfabeti. Adesso siamo nel G20. Ma l essere diventati ricchi in così poco tempo rende l italiano molto prudente nei suoi investimenti, che in misura maggiore si riversano sui beni immobiliari (maggiore è la ricchezza reale verso la ricchezza finanziaria). Il 8 Informazioni e grafici successivi sono tratti da: Banca d Italia, Supplementi al Bollettino Statistico, La ricchezza delle famiglie italiane, Anno 2010, Numero 67, 20 dicembre

14 Governatore della Banca d Italia Mario Draghi nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2010 scrive: La più grande sfida sul piano delle riforme strutturali fu affrontata quando l Italia appena unita entrò nel consesso europeo con il 75% di analfabeti, contro il 30 del Regno Unito e della Svezia. Governanti, amministratori, maestri, Nord e Sud, combatterono insieme la battaglia dell alfabetizzazione. Alla fine ci portammo su livelli europei. Fu questo uno dei fattori alla base del miracolo economico dell ultimo dopoguerra. Sempre Draghi, 2010: La struttura finanziaria dell Italia presenta molti punti di forza. La ricchezza accumulata delle famiglie è pari, al netto dei debiti, a quasi 2 volte il PIL nella sola 14

15 componente finanziaria, a circa 5 volte e mezzo includendo le proprietà immobiliari, livelli tra i più alti dell area dell euro. Sempre in rapporto al PIL, i debiti delle famiglie sono tra i più bassi dell area, quelli delle imprese inferiori alla media. LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE I PRINCIPALI RISULTATI Alla fine del 2009 la ricchezza lorda delle famiglie italiane è stimabile in circa miliardi di euro, quella netta a miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia. Le attività reali rappresentavano il 62,3 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie il 37,7 per cento. Le passività finanziarie, pari a 860 miliardi di euro, rappresentavano il 9,1 per cento delle attività complessive. La ricchezza netta complessiva è aumentata tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa l 1,1 per cento, per effetto di un aumento del valore delle attività finanziarie (2,4 per cento) superiore a quello delle passività (1,6 per cento); le attività reali hanno registrato un rialzo più lieve (0,4 per cento). A prezzi costanti, usando come deflatore quello dei consumi, l aumento della ricchezza complessiva è stato dell 1,3 per cento. Alla fine del 2009 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane poteva essere stimata in circa miliardi di euro. In termini reali la ricchezza in abitazioni è aumentata rispetto alla fine del 2008 dello 0,4 per cento. Secondo stime preliminari, nel primo semestre 2010 la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento in termini nominali, in seguito a una diminuzione delle attività finanziarie e a un aumento delle passività, che hanno più che compensato la 15

16 crescita delle attività reali. Secondo studi recenti, la quota di ricchezza netta mondiale posseduta dalle famiglie italiane sarebbe pari al 5,7 per cento, superiore alla quota italiana del PIL e della popolazione del mondo (rispettivamente pari a circa il 3 e l 1 per cento). Nel confronto internazionale le famiglie italiane risultano relativamente poco indebitate; l ammontare dei debiti è pari al 78 per cento del reddito disponibile lordo (in Germania e in Francia esso è circa del 100 per cento, mentre negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento). La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre all opposto poche dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza desunte dall indagine campionaria della Banca d Italia sui bilanci delle famiglie italiane indicano che nel 2009 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva il 45 per cento della ricchezza complessiva. L indice di Gini, che varia tra 0 (minima concentrazione) e 1 (massima concentrazione), risulta pari a 0, Le attività reali A fine 2009 la quota di attività reali in abitazioni risultava pari a oltre l 82 per cento del totale delle attività reali e quella in fabbricati non residenziali a meno del 6 per cento. Impianti, macchinari, attrezzature, scorte e avviamento incidevano per poco meno del 6 per cento, mentre i terreni e gli oggetti di valore ammontavano rispettivamente al 4 e al 2 per cento circa. E opportuno - in relazione al forte peso delle attività reali nei portafoglio degli Italiani - riprendere il pensiero di Roberto Saviano espresso in modo impeccabile in 16

17 Gomorra : Gli imprenditori italiani vincenti provengono dal cemento. Loro stessi sono parte del ciclo del cemento. Lo so che prima di trasformarsi in uomini di fotomodelle, in manager da barca, in assalitori di gruppi finanziari, in acquirenti di quotidiani, prima di tutto questo e dietro tutto questo c è il cemento, le ditte in subappalto, la sabbia, il pietrisco, i camioncini zeppi di operai che lavorano di notte e scompaiono al mattino, le impalcature marce, le assicurazioni fasulle. Lo spessore delle pareti è ciò su cui poggiano i trascinatori dell economia italiana. La Costituzione dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori. Sono loro i padri. Non Ferruccio Parri, non Luigi Einaudi, non Pietro Nenni, non il comandante Valerio. Furono i palazzi a tirare per lo scalpo l Italia affossata dal crac Sindona e dalla condanna senza appello del Fondo Monetario Internazionale. Cementifici, appalti, palazzi, quotidiani. Non esiste impero economico nato nel Mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni. L imprenditore italiano che non ha i piedi del suo impero nel cemento non ha speranza alcuna. E il mestiere più semplice per far soldi nel più breve tempo possibile, conquistare fiducia...il talento del costruttore è quello del mediatore e del rapace...le banche italiane sanno accordare ai costruttori il massimo credito, diciamo che le banche italiane sembrano edificate per i costruttori...la concretezza del cemento e dei mattoni è l unica vera materialità che le banche italiane conoscono Le attività finanziarie Alla fine del 2009 il 44,2 per cento delle attività finanziarie era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni, partecipazioni e fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano meno di unterzo del complesso delle attività finanziarie; la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari a poco più del 5 per cento. Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano le somme accantonate dalle assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie, ammontavano al 17,7 per cento del totale delle attività finanziarie (Fig. 6). 9 Saviano Roberto, Gomorra, Mondadori, 2006, p

18 Durante il 2009 è proseguita la ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento più liquide, quali i depositi in conto corrente e il risparmio postale, le cui quote di ricchezza finanziaria sono cresciute rispettivamente di 1,4 e 0,3 punti percentuali. Rispetto al 2008 si osserva comunque una riduzione della quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani, pari a oltre 2 punti percentuali, mentre è cresciuta quella detenuta in azioni e partecipazioni (aumento della quota di oltre un punto percentuale). Più in particolare si osserva una ricomposizione dei portafogli verso titoli esteri a discapito dei titoli italiani: la quota di ricchezza finanziaria detenuta in obbligazioni e azioni estere è cresciuta di oltre un punto percentuale mentre quella detenuta in obbligazioni e azioni italiane è diminuita di 1,8. Dopo la forte riduzione di ricchezza detenuta in fondi comuni d investimento osservata durante il 2008, il 2009 vede una ripresa seppur debole di questo comparto. Il confronto internazionale Alla fine del 2008 la ricchezza netta era pari a 7,8 volte il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane, rapporto in linea con quello della Francia (7,5) e del Regno Unito (7,7), lievemente superiore a quello del Giappone (7), e significativamente superiore a quello del Canada (5,4) e degli Stati Uniti (4,8) (Tav. 1). Le attività reali detenute alla fine del 2008 dalle famiglie italiane erano pari a 5,4 volte il reddito disponibile, un valore di poco inferiore a quello della Francia (5,7), in linea con quello 18

19 del Regno Unito (5,2), ma superiore a quello degli Stati Uniti (2,2), del Canada (3,3) e del Giappone (3,4) (Tav. 1). Si conferma per l Italia una maggiore propensione all investimento immobiliare, che riflette tra l altro una struttura del sistema produttivo che vede la preponderanza delle microimprese familiari, per le quali gli immobili sono anche capitale d impresa.nel 2006, ultimo anno per il quale la disponibilità dei dati consente questo confronto, le attività reali delle famiglie italiane risultavano pari a 5,1 volte il reddito disponibile, un valore inferiore a quello di Regno Unito e Francia ma superiore a quello registrato negli Stati Uniti e in Germania (dove si riscontrava un valore rispettivamente pari a circa 3 e 4 volte il reddito disponibile delle famiglie) (Tav. 1). il 170% del reddito disponibile lordo rispettivamente in Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito. 19

20 Analisi di distribuzione del reddito Uno dei metodi più semplici per misurare la disuguaglianza economica è quello rappresentato dalla curva di Lorenz, statistico statunitense che nel 1905 propose questa rappresentazione: Figura 1 Sull'asse orizzontale del grafico sono rappresentate le percentuali di famiglie che appartengono a una data popolazione, ordinate in maniera crescente in base al reddito. Sull'asse verticale viene riportata invece la parte del reddito totale detenuta da ciascuna quota di famiglie. L'indice normalmente utilizzato per misurare la disuguaglianza è quello di Gini 10, pari al rapporto tra l'area A e la somma delle aree A e B. Tale indice vale 0 quando il reddito è ugualmente distribuito (la curva coincide con la diagonale e quindi l'area A è nulla) mentre vale 1 (ovvero 100% in termini percentuali) quando si ha la disuguaglianza massima (una sola famiglia detiene tutto il reddito). Perciò l'indice di Gini aumenta con 10 Corrado Gini ( ), è stato nel 1926 il primo presidente dell'istat. Statistico, demografo e fondatore nel 1936 della prima facoltà di Scienze statistiche a Roma, lavorò per un trentennio all'individuazione di condizioni adatte all'aumento di popolazione (diminuzione della mortalità infantile, miglioramento delle condizioni ambientali urbane, ritorno al ruralismo, attuazione delle condizioni più favorevoli al concepimento). 20

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