18 NOVEMBRE piemonte

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1 dossier piemonte 27 IL TURISMO ormai è entrata a pieno titolo nei grandi circuiti del turismo. L ultima conferma è arrivata dal Ponte di Ognissanti quanto le presenze sono raddoppiate rispetto a un anno fa. Tanto che i turisti hanno dovuto aspettare quattro ore per entrare all Egizio e al museo del Cinema Arte, cibo e libri ecco il nuovo oro sotto la Mole I SALONI DEL LIBRO E DEL GUSTO MESSI INSIEME ASSICURANO UN GIRO D AFFARI DA 50 MILIONI MA ANCHE LA SETTIMANA DELL ARTE CONTEMPORANEA HA RICADUTE CHE SFIORANO I 10 MILIONI. E AD ALBA... COSÌ CULTURA E TURISMO SI RIVELANO UN INDUSTRIA TUTTALTRO CHE TRASCURABILE Sara Strippoli Altro che investimenti a fondo perduto, un week-end di buona cultura vale milioni. La settimana dell arte contemporanea torinese si è appena chiusa e il bilancio è più che positivo, 200 mila entusiasti che hanno invaso gallerie, fondazioni, spazi espositivi off. Conquistati da Artissima, ma anche dalle mostre di «One» che proseguiranno alla Fondazione Merz, alla Fondazione Sandretto, alla Galleria d Arte Moderna, al Castello di Rivoli, a Palazzo Cavour. Un grande Museo diffuso («The Others», «Paratissima», «Photissima») e una notte bianca dell arte con migliaia di appassionati disposti a sfruttare al massimo le occasioni di intrattenimento offerte dalla città: shopping, ristoranti, locali. Sapere quanto vale tutto questo, quale sia la ricaduta economica di saloni, fiere, festival musicali, dei grandi eventi culturali che arricchiscono l offerta permanente di, è una curiosità che gli enti pubblici piemontesi Regione, Comune e Camera di Commercio hanno cercato negli ultimi anni di soddisfare. Troppo presto per conoscere l impatto economico sull edizione 2013 di Contemporary, ma l ultimo studio in ordine di tempo realizzato dalla Fondazione Fitzcarraldo un centro indipendente che svolge attività di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media rivela che ogni visitatore spende in media 65 euro al giorno e che l economia addizionale generata dalla spesa del pubblico (molte donne e molti giovani, il 70 per cento di under 45) è stato di 3,6 milioni di euro. Se poi dal generale si passa al particolare scopriamo che l incidenza principale è rappresentata dalla ristorazione con 1,3 milioni di euro, seguita dalla ricettività che registra un valore di circa 960mila euro. La stessa cifra gli amanti dell arte la spendono complessivamente per shopping e tempo libero. Il raffronto con l anno precedente registra un leggero calo nella spesa procapite ( 4 per cento) ma un incremento della quota di acquirenti rispetto alle fasce di prezzo più basse sotto i 100 euro mentre si dimezza il segmento dei big buyers, ovvero di chi dispone di un budget superiore ai mille euro. Dall arte al gusto, i numeri sono altrettanto brillanti: oltre 9 milioni di euro incassati in cinque giorni. Un indagine promossa dalla Camera di Commercio e realizzata da Fitzcarraldo nell ambito dell attività dell Osservatorio culturale del Piemonte, ha quantificato le ricadute sociali ed economiche generate sul territorio dal «Salone internazionale del Gusto e Terra Madre», edizione Un altro boom di ingressi, 220 mila, con un identikit dell appassionato del buon cibo, quarantenne, e una buona percentuale (17 per cento) di giovanissimi under 24. Le cifre dicono che la propensione all acquisto è alta, e quasi il 60 per cento dei visitatori afferma di essere intenzionato a visitare o acquistare. Il bilancio complessivo si chiude con quasi 9,2 milioni di spesa diretta addizionale generata dal pubblico del Salone sull area torinese, mentre le ricadute economiche generate dal Salone sono state stimate attorno a 12,5 milioni di euro. Piuttosto interessanti anche i dati che riguardano le spese per il soggiorno: il 27 per cento del Gusto si ferma solo una o due notti, mentre il 40 per cento si trattiene per un periodo Maurizio Braccialarghe è l assessore comunale alla Cultura di superiore a tre notti. Il gradimento nel complesso è molto elevato: in una scala da 1 a 5, il 90 per cento attribuisce al Salone un punteggio di 4 o 5. CAMERA CON EVENTI: UN CLIC PER TUTTO IL PACCHETTO Il sito web BookingPiemonte.it permette, unico in Italia, di abbinare all acquisto della camera d albergo un intero carrello di prodotti dagli skipass ai biglietti per i concerti, i musei ed eventi grandi e di nicchia. Lo ha voluto la Regione, a cui fa capo, per promuovere l intero territorio L altro grande evento torinese è il Salone del Libro, la kermesse del libro che si svolge ogni anno a maggio e che nel 2014 spera in una crescita esponenziale se davvero Papa Francesco dovesse decidere di essere presente. I dati sul Salone del 2013 sono in fase di elaborazione e le ultime cifre riguardano un edizione un po lontana, quella del Allora, quando la crisi non aveva fatto ancora sentire i suoi effetti, la spesa complessiva del pubblico più di 300mila visite in cinque giorni ha sfiorato i 28 milioni di euro. La parte del leone l hanno giocata gli acquisti in fiera, oltre 14 milioni, 1 milione e 300mila sono andati per lo shopping, oltre 5 per pranzi e cene, 1 milione e mezzo per i trasposti. Curioso il dato sulla capacità e volontà di spesa degli studenti, una fetta importante nella tipologia dei visitatori del Salone del Libro: ognuno di loro spende in media 12, 5 euro. Insieme, Libro e Gusto fanno incassare 40 milioni. Anche la Cassa di risparmio di Cuneo ha commissionato una ricerca sull impatto economico dei suoi eventi fieristici. Meta di golosi e bon vivant: la Fiera del tartufo, quella del marrone, la Celyà di Mondovì. Ebbene, i dati di sintesi del 2012 presentati da Fitzcarraldo dicono che la ricaduta diretta della spesa sul territorio di Alba solo per la fiera del tartufo ha superato i 7 milioni di euro, con 3 milioni incassati da ristoranti e bar, 1 milione e 600mila euro per il pernottamento. In totale, ha prodotto un economia addizionale di quasi 11 milioni. Per ogni euro investito nella realizzazione degli eventi ne sono arrivati dieci. L improvvisazione dev essere superata, è la sintesi del direttore di Fitzcarraldo Luca Dal Pozzolo: «Queste indagini dicono che esiste una dimensione economica molto forte della cultura. È importante però che gli impatti economici vengano programmati a partire dall organizzazione degli eventi. Non solo dagli enti pubblici, ma dagli stessi operatori della cultura». Ne è convinto anche l assessore culturale del Comune Maurizio Braccialarghe: «I dati confermano che la cultura è fattore di sviluppo economico e gli studi di questo tipo rappresentano uno strumento utilissimo in un contesto in cui è diventato fondamentale tener conto della redditività di quanto programmiamo».

2 DOSSIER 28 Ceip, la chiave che apre alle Pmi l estero Il direttore del Centro estero del Piemonte Giuliano Lengo IL CENTRO ESTERO AIUTA LE PICCOLE IMPRESE A INTERNAZIONALIZZARSI CON PROGETTI DI FILIERA DAI RISULTATI ECCELLENTI: OGNI EURO INVESTITO HA GENERATO 22 EURO DI COMMESSE Nei primi sei mesi del 2013 il valore delle esportazioni dal Piemonte hanno superato quota 20 milioni Qualche volta è una necessità, spesso una scelta consapevole, in molti casi una vocazione. L attenzione delle imprese piemontesi verso i mercati esteri nasce da una strategia precisa come conferma l attività del Centro Estero per l internazionalizzazione (Ceipiemonte), primo organismo regionale italiano dedicato al tema, costituito nel 2006 e operativo l anno dopo, grazie a una legge regionale che ha unificato gli enti preesistenti. L attività di Ceipiemonte non si limita a accompagnare le imprese che si rivolgono all estero (1.250 servizi di consulenza erogati nel 2012 principalmente su questioni di natura legale, fiscale e doganale, oltre incontri organizzati, 43 eventi fieristici presidiati ). Spiega il direttore Giuliano Lengo: «Una delle azioni principali è agire sulla necessità di un cambio di mentalità: spingiamo le aziende a lavorare insieme, ad allearsi per proporre offerte competitive su progetti innovativi. Chi produce pastiglie per i freni, ad esempio, ha più vantaggi se si aggrega con chi realizza i dischi per i freni o chi produce gli spingidisco». Basandosi su questa logica dall inizio dell anno Ceipiemonte gestisce il piano di internazionalizzazione della Regione e del sistema camerale piemontese, organizzato secondo due filoni principali: i Pif (progetti integrati di filiera) e i Pim (progetti integrati di mercati). I primi puntano a strutturare e razionalizzare le attività rivolgendosi alle filiere produttive del Piemonte più rilevanti (tra i quali automotive, aerospazio, Ict, design, agroalimentare). I secondi invece, raggruppano aziende intorno a un obiettivo geografico comune da conquistare, per ampliare i mercati. Pif e Pim nascono sull onda di alcuni progetti che li hanno preceduti, con risultati davvero soddisfacenti. Nel 2012 sono state coinvolte 964 imprese nei progetti promossi fino ad allora dalla Camera di commercio di, ottenendo commesse per 80 milioni. «Cifra per difetto dal momento che solo una parte delle aziende fornisce informazioni complete sui contratti e sulle trattative spesso riservate», ma il dato più significativo è ancora un altro: «Ogni singolo euro investito in media ha generato un valore pari a 22 euro di commesse e a 17,8 euro in termini di trattative potenzialmente concluse» spiega Alessandro Barberis, presidente della Camera di commercio. Ogni progetto ha naturalmente specificità proprie. Quello dedicato all aerospazio (Piemonte Aerospace) per un euro investito ne ha prodotto 60 come ritorno economico mentre quello delle imprese Ict ne ha generato 5,44 con commesse per 3,2 milioni. Lo storico «From concept to car» ha progressivamente diversificato l attività: dall iniziale invito ai potenziali buyer dell auto all assistenza personalizzata alle aziende durante le trattative. Qui ogni euro si trasforma in 78 di commesse. I principali negoziati si indirizzano verso Russia, Turchia, Germania, Cina. Da sottolineare anche l iniziativa Tender che accompagna le aziende nella competizione delle gare pubbliche internazionali: 8 successi da parte di Pmi, per un importo complessivo pari a 1,6 milioni in paesi emergenti come Georgia, Malawi, Mauritius, Montenegro, Armenia. I ritorni tuttavia non sono solo economici, si misurano anche in termini di crescita culturale e competitiva delle aziende che hanno potuto confrontarsi sui tavoli internazionali. «In alcuni casi è stato proprio grazie a questi progetti che imprese piccole e meno strutturate hanno potuto varcare i confini nazionali» conclude Lengo. (g.l.v.) PRODUCONO OGGETTI DIFFERENTI, SI TROVANO IN PROVINCE DIVERSE, MA HANNO LO STESSO COMUN DENOMINATORE: VENDERE OLTRECONFINE PIU DELLA META DI QUANTO PRODUCONO UNA VOCAZIONE CHE SPESSO LI HA SALVATI Gino Li Veli Da Aurora a Merlo i campioni dell export sconfiggono la crisi Nei primi sei mesi del 2013, il valore delle esportazioni piemontesi ha raggiunto i 20,4 miliardi di euro registrando un incremento del 2,1% rispetto allo stesso periodo del E la migliore performance nazionale tra le regioni esportatrici. L ultima analisi congiunturale di Confindustria Piemonte, uscita a ottobre, lo conferma. In un contesto generale di marcato pessimismo «le imprese che esportano una quota rilevante del fatturato formulano infatti previsioni positive - commentano gli analisti -. Al contrario, le aziende legate principalmente alla domanda domestica si attendono una ulteriore contrazione del mercato». I dati concreti assecondano questa valutazione. Unioncamere Piemonte ha fotografato un quadro in base al quale, nel secondo trimestre di quest anno gli ordinativi esteri hanno segnalato un +1,7% rispetto al II trimestre 2012, con un fatturato estero che registra un +3,3% rispetto all analoga indagine dell anno precedente. Export come carta vincente, allora? La risposta è affermativa per tante e imprese che costantemente ormai fanno affidamento sui mercati internazionali: che rappresentano, per molte, il 70 per cento del loro fatturato. Un esempio illuminante arriva dalla provincia di Cuneo, da San Defendente, frazione di Cervasca, a pochi chilometri dal capoluogo, dove c è l attività del gruppo Merlo, capitanato con mano ferma e sicura da Amilcare Merlo, 82 anni. La home page del sito inquadra già la situazione: si può cliccare sui vari contenuti ai quali sono destinate le macchine. Dal Cuneese viaggiano verso ogni angolo del mondo (dall Australia al Canada, Germania comprese) macchine movimento terra ma anche sollevatori telescopici per l'edilizia e l'industria, utilizzati nella raccolta e il trasporto dei rifiuti, nella manutenzione stradale. L 80 per cento viene esportato Altri numeri: 900 dipendenti, 400 milioni di fatturato. 33 milioni investiti nella ricerca e formazione nel periodo e molti riconoscimenti internazionali: dalla Legion d Onore ad Amilcare fino alla medaglia d oro assegnata, di recente, in Germania, per l innovazione tecnica nell agricoltura grazie all ultimo gioiello, il sollevatore telescopico Merlo 40.7 Con la consueta praticità di chi non ama la ribalta, Merlo non vuol sentire parlare di miracolo. «E il frutto di una serie di fattori - dice -. Lavoro, impegno, idee. Anche noi abbiamo avuto le nostre difficoltà qualche anno fa ma le abbiamo superate. Certo i governi dovrebbero tagliare di più sul costo del lavoro ma anche le imprese dovrebbe essere più dinamiche». Sempre dal Cuneese arriva un altra storia di successo che fa rima con estero. E quella della Giordano, azienda di Diano d Alba che Cresce il numero delle aziende del Piemonte che cercano sbocchi all estero per compensare il calo del mercato interno dal 1900 produce vini (26 milioni di bottiglie l anno) tra le colline delle Langhe, con un fatturato che nel 2012 ha toccato i 110 milioni: per metà realizzati oltre confine. Oltre tre milioni sono i clienti, sparsi, oltre che in Italia, in Germania, Regno Unito, Svizzera, Olanda, Austria e Stati Uniti. Da qualche mese è partita pure la vendita in Belgio. Un altro piccolo angolo del Piemonte ha come prospettiva i mercati mondiali: è la Peron Spreed di Livorno Ferraris, nel Vercellese, che fornisce tecnologia per iphone e ipad. In questo stabilimento si realizzano gli elettromandrini per la Foxcom, holding cinese che produce elementi pensati e progettati per la Apple. Sono particolari tecnici che vanno a lavorare sulla scocca dei telefonini ma anche sulle parti di microelettronica. La Peron Spreed lavora quasi essenzialmente per il mercato estero che però non è una recente scoperta: la prima avventura in Cina del titolare Virginio Peron ebbe inizio 28 anni fa. Cuore e cervello in Piemonte ma fatturato e business in giro per il mondo: può essere lo slogan di un altra eccellenza regionale, la Giletta, sede a Revello, nel Saluzzese. Si occupa di mezzi spargisale e lame per spazzare la neve. Un anno e mezzo fa annunciò l acquisto di due aziende concorrenti e la realizzazione di uno stabilimento a Mosca, per diventare così la principale azienda europea di questo settore, con un fatturato intorno agli 80 milioni, di cui l export rappresenta l 80 per cento, grazie ai macchinari portati in 40 Paesi. E un altra sfida è stata vinta pure dalla Dromont di Grinzane Cavour, alle porte di Alba e alle prime pendici delle Langhe. Fondata 27 anni fa, l azienda - nella quale lavorano molti ingegneri under 40 - è leader nel settore dei tintometri e macchinari per la produzione di vernici ed esporta il 90 per cento del fatturato, cresciuto, del 20 per cento ogni anno, dal Il segno di una nuova vocazione internazionale è dato anche da una gloriosa griffe torinese: l Aurora, storica azienda di penne. Fino a pochi anni fa creava all estero appena il 3 per cento del proprio fatturato, oggi la percentuale è salita al 60 per cento, grazie alle vendite in oltre 50 Paesi. Pur mantenendo radici nel Torinese, con uno stabilimento alle porte di, l Aurora ha deciso di virare verso l estero per fronteggiare le difficoltà del mercato interno. Superando anche le difficoltà create da tablet e computer che inibiscono la tradizionale scrittura. Così ad Ankara è stata creata la boutique della penna, creando un ponte oltre che tra l Europa e l Asia tra nuova tecnologia e tradizione La Merlo di Cervasca, nel Cuneese, esporta l 80% dei macchinari per l edilizia che produce L Aurora di Settimo, marchio storico delle penne, ora dirotta oltreconfine il 50% della sua produzione La Vini Giordano di Marene è di casa da tempo all estero: la Germania è il suo primo mercato [ LA CURIOSITÀ ] Il Principe di Monaco cerca investitori in via Fanti Il Principato di Monaco sbarca a. Lo fa organizzando una serata riservata agli imprenditori torinesi al Centro Congressi di via Fanti 17. L appuntamento è per la sera di giovedì 28 novembre e in quell occasione Guillaume Rose, direttore generale del Turismo e dei congressi del Principato di Monaco, illustrerà le opportunità che Montecarlo e dintorni offrono a quanti siano intenzionati a investire in quell angolo di Costa Azzurra. In tempi di crisi anche il piccolo principato cerca nuove risorse e bussare in Piemonte è quasi naturale considerati i profondi legami che uniscono le due terre.

3 31 DOSSIER ALL UNIONE INDUSTRIALE VIENE PRESENTATA OGGI L INDAGINE SUL SETTORE NE ESCE UN QUADRO VARIEGATO MA GRAZIE AL FATTORE MADE IN ITALY CI SONO PIÙ LUCI CHE OMBRE PER CRESCERE ANCORA LE IMPRESE CHIEDONO AIUTO A GOVERNO E BANCHE Mariachiara Giacosa hanno intitolata «L industria della moda in L Piemonte tra creatività e innovazione» e, in pratica, è un indagine sul cluster della moda, della creatività e del lusso in Piemonte. La presentano oggi, lunedì, al Centro congressi Incontra, con inizio alle dieci, Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte e Agostino Ghiglia, assessore regionale al commercio e all artigianato. Poi, dopo l intervento dei ricercatori, ci sarà spazio per una tavola rotonda cui parteciperanno Carlo Callieri e Giuseppe Miroglio, rispettivamente ad e presidente del gruppo tessile Miroglio di Alba, Michelangelo Pistoletto, direttore artistico dell omonima fondazione, Pegi Limone, presidente dell associazione Mat, Moda d autore. Concluderà i lavori Andrea Fontolan, presidente della Camera di commercio di Biella. «Abbiamo fatto più di cinquecento interviste a imprese del comparto in Piemonte: dalle più piccole a quelle più grandi - spiega Filippo Chiesa che con Giuseppe La filiera della moda esporta la metà di quanto produce Il fatturato della filiera piemontese della moda secondo la ricerca condotta da Step per Unioncamere vale quasi sette miliardi i due grafici danno un idea immediata di quale sia l andamento dei prestiti per le imprese del Piemonte nel periodo della grande crisi Russo fa parte della società Step ricerche -. Abbiamo preso in considerazione i produttori di abbigliamento, articoli in pelle, tessuti e servizi di design legati alla moda. Ne è uscito un quadro molto variegato su un pianeta che conta comunque quarantamila addetti». I numeri chiave sono questi: la filiera della moda piemontese vale 6,8 miliardi, tre miliardi sono destinati all export, pari dunque al 42 per cento del valore complessivo. E ancora: il fatturato registra un lieve calo rispetto al 2012 (-1,6 per cento) per colpa soprattutto della domanda interna che è prossima alla linea piatta mentre le esportazioni sono tornate a livello pre-crisi. Non solo: un terzo del campione del sondaggio è cresciuto di dieci punti percentuali, la metà, invece, perde fatturato. Ancora Chiesa: «Le grandi aziende mediamente sono più in salute e hanno maggiori strumenti a disposizione delle piccole, quelle sotto i dieci dipendenti. All interno del panorama nazionale il Piemonte risulta al terzo posto come polo del tessile. Nonostante la crisi i distretti di Vercelli, Novara, Asti e soprattutto Biella conservano un certo peso». All estero il made in Piemonte guarda soprattutto ai mercati ricchi come quello statunitense e giapponese. Ma crescono anche la Cina e, più in generale, l Asia. E tra i nuovi mercati spunta il Sud America. «Un successo che è merito innazitutto del fascino che il brand Made in italy riscuote all estero, senza troppe distinzioni di confine» spiegano ancora i ricercatori di Step. Altrettanto ottimista appare Giuseppe Limone, presidente dell associazione Mat, acronimo che sta per Moda d autore a e che è nata appena un anno fa, con «Modissima», un evento che ha dato spazio a otto fashion designer. Stilisti che poi si sono associati e adesso dodici mesi dopo sono diventati 31. «Lo scopo della nostra associazione è aiutare i fashion designer a risolvere i problemi che incontrano nella loro esperienza di imprenditori - spiega Limone -. Per esempio comprare tessuti dai big del settore come Loro Piana o Miroglio che chiedono metraggi insostenibili per piccoli produttori, non solo per i costi ma anche per le dimensioni». Limone però è ottimista sul comparto: «La moda piemontese sta benone. Esiste ancora una fiorentissima industria tessile, con cifre abbordabili per capi di vera sartoria. E questi produttori non sentono la crisi: c è qualcuno che, perfino, rifiuta ordini. Serve però più attenzione da parte delle istituzioni perché appena la situazione migliorerà le eccellenze del Piemonte possano sfruttare al meglio il proprio appeal». Ma in realtà per le imprese i problemi non mancano. Gli imprenditori intervistati chiedono essenzialmente due cose: una riduzione dei costi del lavoro e un più facile accesso al credito che in questo momento comunque di mercato interno fermo rappresenta la sopravvivenza. «Solo dopo arricchiscono la lista con politiche per lo sviluppo, sostegno per andare sui mercati internazionali e corsi per la formazione del personale» conclude Filippo Chiesa.

4 DOSSIER 32 Dall aerospazio all agroalimentare il Piemonte che vuole ripartire deve scommettere sulle eccellenze A tutti è chiara una cosa: occorre decidere su cosa puntare per il futuro economico del Piemonte. I sei interlocutori del forum Eccellente Piemonte, organizzato da Affari&Finanza al Circolo dei lettori di, prima hanno snocciolato uno a uno gli ostacoli che impediscono alla regione subalpina di correre verso la ripresa. Poi hanno stilato l elenco dei comparti in cui indirizzare le (poche) risorse pubbliche disponibili in futuro. E la frase più ricorrente è stata proprio quella: «Bisogna valorizzare le nostre eccellenze». Un idea comune ai sei protagonisti del forum, che rappresentavano ciascuno uno spicchio dell economia piemontese: le imprese, con il presidente di Confindustria Piemonte Gianfranco Carbonato, il credito, con il direttore generale della Banca d Alba Riccardo Corino e il deputy regional manager di Unicredit Vladimiro Rambaldi, l università, con il rettore del Politecnico di Marco Gilli, le camere di commercio, con il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, e le istituzioni, con l assessore al Lavoro del Piemonte Claudia Porchietto. GIANFRANCO CARBONATO Le medie imprese continuano a investire pur nella crisi ma non ricevono nulla in cambio RICCARDO CORINO Si può puntare sulle start up, però bisogna che ci sia attorno un tessuto industriale vitale Il Piemonte è la terra della Fiat, ma non solo. La manifattura gioca un ruolo fondamentale per la regione, che anche per questo motivo è stata pesantemente colpita dalla crisi economica che imperversa dalla fine del Solo ora si intravedono i primi bagliori della ripresa. Su che cosa occorre puntare per garantire un futuro all economia piemontese? «Puntiamo su quei filoni in cui abbiamo maggiori competenze», dice Claudia Porchietto, assessore regionale al Lavoro. E aggiunge: «Sta per partire il nuovo periodo di distribuzione di fondi europei, arriveranno almeno due miliardi in Piemonte. È giunto il momento di smettere di utilizzare il manuale Cencelli per distribuire le risorse. Abbiamo dieci poli tecnologici, anche se non tutti funzionano a dovere, e poi ci sono settori di punta come l aerospazio e l aeronautica, la meccatronica, le tecnologie energetiche pulite». Gianfranco Carbonato, presidente di Confindustria Piemonte, allarga le braccia: «Ormai è chiaro: le risorse pubbliche non ci sono. L Emilia sta cercando di puntare sulle eccellenze ma ha un terzo del debito pubblico che ha il Piemonte». Per questo, dice Carbonato, bisogna convogliare i pochi denari in direzioni precise: «Ci sono le aziende di ieri, quelle che sono in crisi: ci vuole il coraggio sia di salvare quelle che valgono, che di lasciar andare le altre. Poi ci sono le realtà di domani, le start up, che vanno aiutate e finanziate. Ma soprattutto, dobbiamo ragionare sull oggi : le medie imprese, che hanno continuato a investire nella crisi e che per il fatto di non essere né grandi né piccole non hanno ricevuto niente da nessuno». Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere sia a livello nazionale che piemontese, indica diversi settori su cui insistere: «C è la strada della green economy, che 300 mila imprese italiane hanno già imboccato, spesso senza rendersene conto. Poi c è il made in Italy : in tutto il mondo i nostri prodotti sono ricercati e invidiati. E ancora, ci sono la piccola e la piccolissima impresa, che non vanno trascurate perché hanno dato un contributo determinate alla crescita del nostro Paese e che vanno anzi aiutate per esempio a sfruttare meglio le nuove tecnologie». Il sistema del credito è pronto a dare una mano, come assicura Vladimiro Rambaldi, presidente del Comitato Finanza e deputy regional manager di Unicredit. Che spiega: «Se oggi siamo qui per parlare di aziende eccellenti il merito è anche delle banche, che ne hanno supportato lo sviluppo e la dinamicità. Così come molte delle aziende che oggi si rivolgono ai mercati esteri lo fanno proprio col supporto degli istituti». Il Piemonte è terra di start up innovative, basti pensare che ne esistono 111 iscritte nella sezione speciale istituita quest anno dalle Camere di commercio per volere del governo Monti. Il loro numero equivale a circa un decimo del totale nazionale e garantisce al Piemonte il quarto posto tra le regioni con più aziende di questo tipo in Italia. Rappresentano la strada giusta? «Bisogna puntare sui settori eccellenti» dice Riccardo Corino, direttore generale della Banca d Alba. Che sulle start up fa una riflessione: «Il sistema bancario le ha aiutate quando ancora non conoscevamo FERRUCCIO DARDANELLO Green economy, made in Italy e piccole imprese sono i tre fattori su cui dobbiamo puntare MARCO GILLI Gli atenei sono grandi calamite per attrarre investimenti ma bisogna fare più sistema questo termine, ossia quando le piccole aziende nascevano nei cortili delle case o nelle botteghe. Spesso sono le stesse grandi imprese a fare da incubatore, come è accaduto spesso per esempio tra chi forniva macchinari alla Ferrero di Alba. Le start up vanno aiutate, però hanno bisogno di un tessuto imprenditoriale vitale attorno a sé». Marco Gilli, rettore del Politecnico di, spiega che proprio la capacità di creare start up ad alto contenuto tecnologico è uno dei due must per un ateneo di livello europeo come il suo. L altro grande sforzo deve essere riservato per attrarre le grandi imprese all interno della stessa università. Perché, evidenzia Gilli, «gli atenei stanno diventando grandi calamite per l attrazione degli investimenti». Ma alla base, aggiunge, «deve esserci una capacità di fare rete. Altri Paesi, come la Svizzera, riescono a essere più competitivi in questo senso, ma anche in Piemonte abbiamo sperimentato con esito positivo questa collaborazione tra imprese, atenei e istituzioni». Claudia Porchietto racconta che «le start up in Piemonte hanno creato tra gli 800 e i mille posti di lavoro, ma per tenerle in vita e farle crescere ancora serve l aiuto della finanza». Gilliaggiunge che «la capacità imprenditoriale dei nostri giovani sta aumentando: il nostro incubatore I3p riceve 200 proposte l anno per la creazione di nuove start up, ma può accoglierne soltanto 15». Poi concorda in parte con l assessore al Lavoro: «Queste realtà riescono a costruire un rapporto con le banche soltanto quando hanno superato la prima fase della loro vita», spiega il rettore del Politecnico. Rambaldi, numero uno di Finanza, replica con una serie di dati: «Gli istituti stanno aiutando un terzo delle start up innovative iscritte nel Registro imprese. Ma sono in tutto 3 mila le aziende piemontesi di questo tipo che godono di finanziamenti da parte del mondo bancario». Prima ancora di pensare al futuro, però, il Piemonte deve pensare ai problemi di oggi. Da dove si parte per risolverli? NONOSTANTE LA CRISI NELL ULTIMO ANNO SONO AUMENTATI I DEPOSITI: 128 MILIARDI, QUASI IL 3% IN PIÙ RISPETTO AL 2012 BOOM DEGLI INVESTIMENTI IN FONDI COMUNI E SICAV Pier Paolo Luciano Il Piemonte non è terra per cicale. Nonostante la crisi, che colpisce al cuore le imprese e fa impennare il numero dei disoccupati, nonostante il calo nei consumi che fa disperare commercianti e esercenti, il tesoretto in banca è sempre più cospicuo. Da brave formichine i piemontesi riescono a risparmiare anche in tempi di recessione. A giugno la Banca d'italia ha contato 128,2 miliardi che le famiglie e le imprese piemontesi hanno dato in custodia agli istituti, ossia il 2,7 per cento in più rispetto allo stesso [ IL RAPPORTO ] Cinque scene dal forum organizzato da Affari&Finanza al Circolo dei Lettori lunedì 4 novembre Un incontro che ha messo allo stesso tavolo, imprenditori, politici e banche Carbonato comincia da un punto di forza: «Nella nostra regione fa notare abbiamo un substrato industriale più diversificato rispetto a anni fa, quando quasi tutto ruotava attorno all automotive. Oggi le quattro ruote restano un asset importante, cui si aggiungono settori come l aerospazio, la meccatronica, l Ict e l agroalimentare che sono cresciuti e che in alcuni casi sono anche diventati dei forti esportatori». Proprio le vendite all estero sono uno dei pochi segnali positivi in questo momento. Eppure, avverte il leader di Confindustria Piemonte: «Non si può vivere di solo export, serve la ripartenza del mercato interno: è la condizione affinché la ripresa diventi tangibile». Una cosa da fare subito? «Una nuove legge Sabatini che favorisca gli investimenti, perché senza di essi non c è sviluppo». Una terra di risparmiatori cresce il tesoro in banca periodo del Sul conto. Nel totale dell indagine di Bankitalia figurano 87 miliardi in "depositi", più della metà dei quali parcheggiati sui conti correnti (52 miliardi, più 4 per cento su giugno 2012). Numeri che spiegano perché i manager di Ing direct, la banca online olandese nell annunciare l apertura della prima filiale torinese poche settimane fa, abbiano sottolineato come il Piemonte sia la terza regione per numero di clienti e dunque un area da curare con particolare cura perché assai promettente anche in prospettiva. Un terzo dei soldi (35 miliardi per la precisione, quasi un dieci per cento in più rispetto a dodici mesi prima) sono versati su depositi di risparmio, dunque vincolati rispetto a quelli dei conti correnti. Ma ci sono anche 41 miliardi investiti in obbligazioni bancarie: una cifra in leggero calo rispetto a un anno fa (meno 1,7 per cento) ma comunque sempre di un certo impatto. Il portafoglio.nei primi sei mesi dell'anno è aumentato anche il valore dei titoli posseduti dalle famiglie e dalle imprese: 80 miliardi in tutto, cresciuti del 5,2 per cento rispetto a metà Se si guarda alla sola clientela retail, escludendo quindi le aziende, si nota come i piemontesi abbiano un buon feeling con i titoli di Stato. Bot, Cct, Btp piacciono sempre a Cuneo come a Novara, a Asti come a Biella. Complessivamente la ricchezza dei piemontesi investita negli strumenti offerti dallo Stato tocca quota 24 miliardi, con una cresci-

5 33 DOSSIER [ IL FORUM ] Il forum Eccellente Piemonte: le sfide e le opportunità per le migliori aziende della regione organizzato da Affari&Finanza si è svolto al Circolo dei Lettori di : un dialogo a più voci sul futuro economico del Nord Ovest Secondo le ultime stime di Banca d Italia i depositi delle famiglie piemontesi negli istituti ammontano a 128,2 miliardi Strettamente legata agli investimenti c è la questione degli istituti restii ad erogare nuovi crediti. È davvero così? Oppure non è una questione di credit crunch bensì di imprese poco propense a investire? Riccardo Corino, che guida la Banca d Alba, ossia la Bcc più grande d Italia, spiega che «oggi la domanda è molto polarizzata: paradossalmente le imprese che vanno meglio sono anche più liquide, mentre le maggiori richieste di credito arrivano dalle aziende in sofferenza». Corino è conscio del fatto che «le imprese devono trovare nelle banche dei partner affidabili quando devono investire per elevare l eccellenza del proprio business». Però, sottolinea, «ciascuna deve trovare il giusto equilibrio tra le risorse proprie, quelle delle banche e quelle dei fornitori». E comunque, chiarisce, «ci vuole il merito per ottenere il credito». Vladimiro Rambaldi fa però notare che ciò che manca è prima di tutto la domanda di denaro per finanziare i propri investimenti da parte della aziende: «Solo negli ultimi tempi riusciamo a intravedere i primi segnali di miglioramento in questo senso. Per esempio, stanno funzionando i prestiti partecipativi con i fondi della Bei Ai piemontesi piacciono sempre molto i titoli di Stato anche se nell ultimo anno sono stati scavalcati dai fondi comuni che la Regione ha varato attraverso Finpiemonte, la sua società finanziaria. Altre misure, invece, non hanno prodotto i risultati sperati, come è accaduto allo sblocca-crediti di Unioncamere, che è stato sfruttato soltanto per un terzo delle sue risorse a causa delle difficoltà nell ottenere la certificazione dei crediti da parte degli enti pubblici». La regione subalpina si trova a gareggiare con territori confinanti assai competitivi, come la Francia e soprattutto la Svizzera, che ha messo in moto delle massicce politiche per attrarre imprese. Spesso però la competizione verte soprattutto su un punto: il peso della burocrazia. Quanto è penalizzante per il Piemonte? Il primo a puntare il dito contro la mole di pratiche che ogni giorno crolla addosso alle imprese è il rettore del Politecnico: «Ho chiesto al responsabile di una grande azienda internazionale del settore biotech racconta Marco Gilli perché avesse deciso di legarsi a un università svizzera anziché a un ateneo italiano. Mi è stato risposto che la questione non è il costo del lavoro, ma la burocrazia: da noi ci sono troppi vincoli e le regole cambiano ogni due giorni». È un assist per l assessore al Lavoro del ta dello 0,5 per cento rispetto al giugno di dodici mesi fa. Ma è tornata anche un po' di passione per le azioni. Su Piazza Affari e altre borse internazionali sono impegnati 7,5 miliardi. Poco meno di un terzo rispetto a quanto è destinato ai titoli di Stato ma in questo caso colpisce di più la performance rispetto all anno precedente: il 6,8 per cento in più. Insomma la Borsa torna a sedurre, complice anche il trading online che pure in Piemonte raccoglie un numero sempre maggiore di clienti. Però il vero boom è quello registrato dagli organismi collettivi di risparmio, cioè fondi comuni e Sicav. Insomma, forse scottati da precedenti esperienze non proprio confortanti e frenati da un andamento dei mercati borsistici spesso altalenante, la maggior parte dei piemontesi disposta a rischiare qualcosa pur di avere interessi un po più ignificativi di quelli offerti dai titoli di Stato, hanno CLAUDIA PORCHIETTO Le risorse sono poche, basta distribuirle a pioggia: serve individuare i filoni chiave della regione VLADIMIRO RAMBALDI Se oggi esistono aziende eccellenti il merito è anche delle banche che le hanno aiutate puntato sui fondi comuni, nelle loro diverse declinazioni. Alla fine ne è uscito un capitale che di poco sorpassa quello investito nei titoli del Tesoro: 24,7 miliardi, una cifra lievitata del 25,9 per cento. Male invece le obbligazioni: hanno registrato una flessione del 18,9 per cento rispetto alla penultima indagine della Banca d Italia. Il credito. In flessione ma sostanzialmente stabile rispetto a un anno fa l importo dei prestiti (sia delle banche, sia delle società finanziarie) è diminuito dello 0,3 per cento, come dodici mesi fa. L andamento negativo si spiega con l ulteriore calo dei prestiti per l acquisto di abitazioni, scesi dell 1,1 per cento. Per contro, il credito al consumo è cresciuto dello 0,7 per cento, merito soprattutto delle società finanziarie brave a intercettare clienti anche della banche (performance negativa per queste ultime). Piemonte: «La nostra Regione sottolinea Claudia Porchietto ha lavorato maggiormente sulle prospettive future rispetto ad altre, ha preso anche delle scelte importanti di politica economica. Insomma, le condizioni per la ripartenza ci sono, ma serve un intervento massiccio di sburocratizzazione». Dardanello, leader di Unioncamere, allarga le braccia e spiega: «Le nostre imprese gareggiano nei cento metri piani con i concorrenti stranieri portando sulle spalle uno zaino da trenta chilogrammi. A volte riescono addirittura a vincere, nonostante il peso. Eppure buona parte di questo fardello è costituita dalla burocrazia. Per questo come Unioncamere lanceremo entro dicembre una nuova iniziativa: indicheremo le cento semplificazioni che è necessario portare avanti al più presto». Nel futuro dell economia piemontese il cosiddetto capitale umano gioca un ruolo fondamentale. Il Piemonte sta facendo abbastanza sotto questo punto di vista? E quali altre misure potrebbero essere messe in campo? «Occorre investire profondamente su questo aspetto», evidenzia Marco Gilli, il magnifico del Politecnico. E spiega: «I nostri Paesi confinanti hanno un elevata capacità di attrarre i migliori tra i docenti, tra i ricercatori e tra gli studenti. Noi per la carenza di risorse che abbiamo non riusciamo più a essere competitivi. Bisogna inventarsi qualcosa per tornare ad attirare i migliori. Senza contare che stiamo assistendo a una fuga che non è soltanto di cervelli ma anche di professionisti: i nostri laureati si collocano meglio in Germania, Francia, Stati Uniti». Per il rettore del Politecnico di servirebbe però una piccola rivoluzione di tutto quanto il sistema italiano: «Occorre un livello professionalizzante intermedio tra il diploma e la laurea, che dia una formazione maggiormente legata al fabbisogno delle aziende. Altri Paesi, la Germania per prima, sono molto più avanti di noi anche in questo senso». Sulla formazione, la regione subalpina è piuttosto all avanguardia. Claudia Porchietto, che è responsabile di questa delega all interno della giunta Cota, ricorda i contratti di apprendistato in alta formazione: «La sperimentazione è stata avviata proprio da noi: prevedono di inserire un giovane ricercatore in un azienda mediopiccola. È servito non solo per rafforzare il legame tra istruzione e tessuto imprenditoriale, ma anche per avvicinare le Pmi al mondo della ricerca». Del resto, sottolinea l assessore regionale al Lavoro, «la formazione è un tema cruciale se vogliamo rendere più competitivi il Piemonte e l intero Paese». Un altro modo per garantire un futuro al tessuto imprenditoriale piemontese è quello di fermare l emorragia di aziende che è in corso e che è costituita sia da imprese che chiudono che da eccellenze che vengono acquisite da soggetti stranieri. Come si fa? «Purtroppo in questo periodo mi trovo a gestire 5-6 crisi aziendali al giorno», racconta l assessore regionale Lavoro. Però, sottolinea Claudia Porchietto, «abbiamo provato a cambiare approccio: non cerchiamo di salvare soltanto i dipendenti ma tutta l impresa. Lo abbiamo fatto cercando di fare il più possibile sistema tra istituzioni e tessuto economico e questo ci ha portato a creare percorsi che hanno dato risultati interessanti». Il leader regionale di Confindustria ha uno sguardo molto più disincantato sul tema: «Come ho detto, di fronte ai casi di crisi a volte ci vuole il coraggio di lasciare perdere le aziende ormai decotte e di salvare quelle che hanno prospettiva». Sulle prime, dice Gianfranco Carbonato, «servirebbero dei fondi di turn-around in grado di entrare nell impresa e di ribaltarla completamente in modo da renderla nuovamente in grado di creare reddito. Purtroppo, però, non esistono soggetti di questo tipo in Italia». E le aziende giunte a fine vita? «Lasciamole andare - ribadisce Carbonato - Anche perché troppo spesso si generano situazioni paradossali: ci sono dipendenti in cassa integrazione da anni che rifiutano i posti di lavoro che vengono loro offerti». Di recente diversi campioni piemontesi sono stati oggetto di acquisizioni da parte di big stranieri, come è accaduto alla Pernigotti di Novi Ligure, ceduta alla famiglia turca Toksöz dalla famiglia Averna, e alla Loro Piana di Quarona, il cui 80 per cento è finito nelle mani della Lvmh- Louis Vuitton. Eppure, sostiene il manager di Unicredit Rambaldi «per contrastare queste acquisizioni serve prima di tutto l impegno della classe imprenditoriale, perché il settore del credito può fare poco. Piuttosto, anche in questi casi servirebbe che le imprese facessero più rete, che si mettessero più spesso insieme per conseguire un obiettivo comune». (a cura di Stefano Parola)

6 DOSSIER 34 è il posto giusto per l ultima sfida Fiat: il polo dell auto di lusso Martedì 12 novembre sarà ricordata come una data storica a Grugliasco: dalle linee della Maserati è uscita la vettura numero 10mila da quando ha aperto la fabbrica MARCHIONNE E ELKANN SANNO CHE QUI C È UN PATRIMONIO DI TECNOLOGIA E DI COMPETENZE CHE PUÒ RISULTARE DECISIVO NELLA NUOVA STRATEGIA DELL AZIENDA CHE SI DEFINISCE ORMAI GLOBALE MA CHE HA QUI LE SUE RADICI DA PIÙ DI UN SECOLO Salvatore Tropea on esiste una cultura «Ndominante, Fiat Chrysler è un gruppo anche italiano, anche americano, anche brasiliano, anche cinese». John Elkan si è espresso in questi termini appena qualche giorno fa durante un gala alla Morgan Librery di New York. Per quanti vivono e lavorano a e più in generale in Piemonte tutto sta in quell avverbio anche che normalmente aggiunge ma in questo caso aiuta a spiegare che il gruppo del Lingotto con l operazione Chrysler ha perduto l imprinting domestico diventando a tutti gli effetti una realtà industriale globalizzata. Il messaggio, che non è nuovo avendolo il presidente della Fiat ribadito più volte negli ultimi anni, è rassicurante. Resta però da capire che ruolo si ha quando si finisce per essere una provincia dell impero senza avere più il privilegio di ospitare la sua capitale. E la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. E non è neppure una questione di nostalgia e di rimpianto per i tempi in cui Fiat voleva dire e Italia perché il mondo è profondamente cambiato e un azienda costretta entro i confini del proprio paese sarebbe condannata a vita breve. Si tratta piuttosto di avere la certezza che anche in Italia non voglia significare qualcosa di residuale o secondario nelle strategie di un gruppo che è presente nel mondo. In altre parole significa sapere che cosa succederà a Mirafiori e dintorni. Se cioè funzionerà l alternativa del polo del lusso avviata da Sergio Marchionne con la Maserati di Grugliasco, se ci sarà un seguito con il suv o con i suv non è ancora chiaro che Crescono le sofferenze per le banche che hanno linee di credito con le aziende dovrebbero essere costruiti appunto a Mirafiori, quando diventerà attivo questo programma. E se tutto questo avrà un seguito o sarà solo una fiammata spenta la quale la partita è chiusa. Tra dipendenti diretti e indiretti gli addetti di Fiat e Fiat Industrial, a, sono circa 35 mila. Non è poco. Poiché quando si parla di automotive si devono comprendere anche i lavoratori dell indotto auto nel rapporto di quattro a uno allora il settore si riappropria della sua importanza che, se non è quella di quando dentro la Mirafiori c erano 60 mila persone, continua ad avere un grande peso. Una realtà, insomma, che può crescere oppure esaurirsi lentamente fino a diventare un irrilevanza occupazionale. Quando poi si legge che c è chi, nella persona di Alfredo Cazzola ex patron del Motor Show di Bologna, pensa a riesumare il salone italiano dell auto ipotizzando di localizzarlo a Milano e non a com era stato per oltre ottant anni, allora L IMPRESA ASTIGIANA SI E SPECIALIZZATA NEL TRASFORMARE VETTURE A MISURA DI HANDICAP E FA AFFARI IN TUTTO IL MONDO Stefano Parola La Fiat non è l unico costruttore di auto in Piemonte. A Vigliano, a pochi chilometri da Asti, c è un altro produttore di vetture, anche se è assai più piccolo rispetto al gigante torinese. È un azienda che si chiama Kivi e tecnicamente è un costruttore in fase 2. Perché la sua specialità è prendere le vetture già realizzate da altri e trasformarle totalmente in modo che una persona disabile possa entrarvi e guidarle senza mai scendere dal- torna a lavorare il tarlo del dubbio sul futuro di città dell automobile. Ma questa è solo una sensazione. I fatti dicono che Fiat ha scelto di stare anche a con una missione diversa rispetto al passato. Ma alto di gamma, che non è esattamente sinonimo di lusso, è in grado di giustificare la sede di quello che in ogni caso resterebbe il quartier generale del gruppo italo-americano per l Europa? Certo una Maserati o un suv valgono più di una Panda o di una MiTo ma questo è un ragionamento che non rassicura fino in fondo. A meno che non si pensi di risolvere il problema con la Polonia e la Serbia, oltre che con Melfi e (forse) Cassino. E poi bisogna fare i conti con gli effetti della crisi. Da quando si sono cominciati la carrozzina. È un tipo di lavorazione che fanno pochissime imprese al mondo. Infatti la Kivi ottiene il 65 per cento del proprio fatturato grazie alle vendite all estero. Gli affari non mancano: «Abbiamo chiuso con 6,5 milioni di ricavi nel 2012, crescendo del 35 per cento sull anno precedente», racconta la ceo Michela Giberti. Che sull annata in corso si aspetta «un aumento del 5 per cento, nonostante la crisi che sta colpendo non soltanto l Italia ma diverse aree del mondo». L azienda di Vigliano oggi rende a misura di disabile due modelli della Kia, la Soul e la Orlando. «È un lavoro complicato perché si tratta di rifare [ IL CASO ] Kiwi, l altro costruttore scommette sui disabili completamente buona parte degli interni», racconta Michela Giberti. Ma è solo uno dei due rami di business: l altro è dedicato alla realizzazione di dispositivi che facilitano la guida alle persone con problemi fisici e che possono essere installati su qualsiasi vettura. Entrambi stanno dando buoni frutti, nonostante la recessione. Tant è che la Kivi ha appena aumentato di 11 unità il proprio personale, portandolo a 53 dipendenti, grazie anche ad alcuni incentivi offerti dalla Fondazione Michelin Sviluppo e dal confidi Eurofidi. E non è finita: «Assumeremo altre tre o quattro persone nel giro di un anno», dice la ceo dell azienda. ad avvertire i suoi effetti Fiat ha continuato a perdere terreno sui mercati europei. Negli ultimi mesi, pur in presenza di un inversione di tendenza seppure ancora limitata, ha proseguito negativamente controcorrente. In termini numerici questo vuol dire una produzione italiana di automobili del gruppo del Lingotto inferiore alle 400 mila unità nel 2012 e verosimilmente non migliore nell anno in corso. Stando così le cose tutto si regge sulla scommessa del lusso o alto di gamma che è una buona scelta in quanto valorizza un patrimonio di tecnologia che possiede e che, fortunatamente, ha trovato sbocchi anche fuori dell universo Fiat-Chrysler. Il che, in prospettiva, potrebbe essere anche l uscita di sicurezza che questa città cerca da quando la Fiat è entrata nella crisi del e da quando poi è diventata, come dice il suo presidente, un azienda globale. Perché se è vero che gli investimenti tendono a orientarsi dove c è un terreno appetibile per chi voglia produrre automobili questo è un posto giusto nel senso che qui non si deve cominciare da zero ma si può subentrare in corsa. E facile immaginare che questa prospettiva non sfugga a Marchionne e a John Elkann e non è così certo che essi la possano sottovalutare senza metterne in conto le conseguenze. Non è solo un problema di cultura dominante ma di posizionamento in una in un area, intesa come Italia e Europa, che pur non avendo più il peso del passato in fatto di mercato dell automobile, resta comunque un terreno privilegiato a livello mondiale. E sotto gli occhi di tutti la crescente importanza di paesi come la Cina, l India, la Russia, il Brasile in termini di produzione e di vendite di automobili. Ma non risulta che i costruttori di questi paesi, da soli o con alleati del Vecchio Continente, abbiano mai pensato di affidare il loro futuro solo a produzioni lontane dal mercato di destinazione. In questa logica ha il vantaggio di poter valorizzare ciò che possiede rivitalizzando il rapporto con il gruppo del Lingotto che ha visto nascere oltre un secolo fa e può anche aprire a nuovi investitori senza doversi consegnare con le mani legate ma trattando con essi alla pari forte del suo sapere. La partita è questa e la si può giocare, convincendo la Fiat che essere anche italiana vuol dire non spezzare il filo di questa importante continuità storica.

7 35 DOSSIER Start up, la carica delle duecento E il Politecnico fa da chioccia IL È QUARTO TRA LE REGIONI PER NUMERO DI IMPRESE IN ERBA, MA TORINO HA IL PRIMATO TRA LE CITTA CANTAMESSA (I3P): QUI PREVALGONO LE AZIENDE LEGATE AL MANIFATTURIERO PERCHE SONO COMPLEMENTARI AL TESSUTO INDUSTRIALE DELL AREA Diego Longhin [ LA CURIOSITÀ ] Dall alleanza Michelin-Eurofidi escono fuori 71 posti di lavoro Settantuno posti di lavoro creati. È il bottino dell intesa promossa un anno fa dalla Fondazione Michelin Sviluppo e dal consorzio di garanzia fidi Eurofidi. Prevede un contributo a fondo perduto per le piccole e medie imprese intenzionate ad assumere almeno quattro persone, purché ciò avvenga nei pressi degli stabilimenti che il produttore di pneumatici possiede in Piemonte, ossia nelle province di Alessandria, Cuneo e. Nei primi mesi sono otto le imprese che hanno ottenuto l incentivo, che consiste in un abbattimento dei costi generati dagli interessi bancari e dalla garanzia, per un totale di 57 nuovi posti di lavoro creati. Altre quattro Pmi, invece, concluderanno l iter entro la fine dell anno e faranno così salire il numero complessivo dei neoassunti a 71. «Ci aspettavamo grandi risultati da questo accordo e a distanza di un anno siamo soddisfatti», commenta Jean-Paul Caylar, presidente e amministratore delegato di Michelin Italiana. Concorda il presidente di Eurofidi, Massimo Nobili: «L intesa ha permesso di raggiungere già alcuni risultati importanti. L iniziativa è tuttora in corso e sono convinto che i numeri siano destinati ad aumentare sensibilmente. Questo conferma che la via della collaborazione con il mondo delle Fondazioni può portare ricadute positive sul sistema delle imprese». Il Piemonte è nel gruppo di testa, staccata dalla prima, la Lombardia, che guida la graduatoria nazionale con quasi 230 start up innovative, ma se la gioca con le altre regioni del Nord, che sono poco sopra o poco sotto. Una classifica che fluttua di mese in mese. L'ultima fotografia scattata dalle Camere di Commercio indica, alla riga Piemonte, 111 società innovative, almeno secondo i parametri indicati dal governo Monti e che possono essere iscritte alla sezione speciale. Sono un decimo del totale nazionale, pari a 1.172, e garantisce oggi alla regione il quarto posto, a sole due imprese di distanza dal Lazio, che è terzo, e a una dal Veneto, che è quinto. Una classifica che può variare da un mese all'altro. La Lombardia, che guida la graduatoria, resta comunque distante, con le sue 227 start up. Spulciando i registri il Piemonte si caratterizza per due aspetti, come sottolinea Marco Cantamessa, presidente di I3p, l'incubatore del Politecnico. «fa la parte del leone in quelle non Ict. Si tratta di start up legate al manifatturiero, perché sono complementari al nostro tessuto industriale», spiega. «Si nota come il 30 per cento delle start up innovative italiane abbiano come base Milano, Roma e».le aree metropolitane la fanno da padrone. La forza di sta nella tradizione degli incubatori, a partire da quello del Poli, come riconosce la stessa indagine di Infocamere: «Il fatto che si confermi ai primi posti indica il fatto che esiste un eccellente sistema universitario a cominciare dal Politecnico di che si è saputo coordinare con le istituzioni, dal Comune alla Regione». In particolare è terza nella top ten delle province con 86 aziende, contro le 129 di Milano e le 101 di Roma. Secondo le statistiche 40 sono le start up sfornate da I3p, 14 del 2i3t dell'università di e sei dall'enne3 dell'università del Piemonte orientale, guidato da Lorenzo Lener: «Siamo aperti da tre anni e finora abbiamo contribuito alla nascita di 16 imprese. Non tutte però potevano essere riconosciute come "start up innovative", spesso per meri motivi fiscali». Non esistono solo vantaggi per chi si iscrive al registro previsto da Monti, ma oneri a livello fiscale che non tutte le società innovative in erba se la sentono di affrontare. Passando da valutazioni quantitative a quelle qualitative, la sostanza non cambia. Il Piemonte è sempre nel gruppo di testa, anzi, è da medaglia d'oro, ottenendo punti e premi a livello internazionale. Il Politecnico ha vinto l'ultima "coppa dei campioni" delle start up a Genova. Al Festival della Scienza quattro dei cinque progetti vincitori della Start Cup del Piemonte sono stati selezionati tra i finalisti. Il Poli si è aggiudicato il premio nazionale dell'innovazione e la start up "incubata" da I3p, Ecolumiere, ha vinto il primo premio nella categoria Cleantec. Ma non si tratta dell'unico risultato: al Webit Congress la Intoino ha superato la concorrenza di oltre 800 startup provenienti da tutto il mondo. Nata nel 2012 e ora incubata presso il TreataBit, l incubatore di imprese pensato dal Politecnico di per i prodotti digitali pensati per il mercato consumer, Intoino è una giovane realtà basata sull innovazione fai da te o maker movement. La Intoino ha sviluppato un kit tipo Lego con il quale si possono costruire dispositivi elettronici intelligenti e connessi a Internet, senza conoscere l elettronica o l informatica. Ad esempio? E' possibile costruire un sistema che irriga automaticamente le piante mentre si è in vacanza o un dispositivo che avvisa sullo smartphone se una porta si apre. In 14 anni di attività I3p ha avviato oltre 150 start up in diversi settori cleantech, medtech, IT, elettronica e automazione, energia, meccanica e altri settori industriali - che nel 2012 hanno raggiunto oltre 750 posti di lavoro e creato un giro d affari di oltre 50 milioni di euro. Che il Piemonte sia un terreno fertile per le nuove idee lo si capisce Secondo le statistiche sono 40 le start up sfornate dal Politecnico anche dalle proposte: il Poli ogni anno riceve oltre 200 idee imprenditoriali, valuta più di 60 business plan e avvia tra 10 e15 nuove start up. E nel rapporto Ubi, realizzato in collaborazione con le Università svedesi di Chalmers e di Linkoping, l'incubatore I3p si è piazzato al primo posto a livello nazionale, al quarto posto nella classifica dei migliori incubatori universitari europei e all undicesimo a livello mondiale, su 150 realtà in 22 Paesi.

8 DOSSIER 36 LA TERRA DELLA MECCANICA SI SCOPRE CAPITALE DELL ALIMENTARE GRAZIE A COLOSSI COME FERRERO E LAVAZZA MA ANCHE A MARCHI DI SUCCESSO COME BALOCCO, MAINA, SACLÀ E VERGNANO. E UN GRANDE CONTENITORE PRONTO A VALORIZZARLI: EATALY CON 19 PUNTI SPARSI NEL MONDO In Piemonte esiste un vero distretto del panettone: accanto a colossi come Balocco e Maina si affiancano Albertengo e Galup Marco Trabucco Caffè, panettoni e buona cucina L economia del gusto è un affare cco, il futuro della nostra «Eregione si potrebbe sintetizzare così: alta tecnologia e buona cucina». A dirlo è Gianfranco Carbonato, il presidente di Confindustria Piemonte, uno che di futuro e sviluppo se ne intende. E non è la visione di un sognatore, perché se si guardano i numeri degli occupati in Piemonte nei settori dell industria e dell agroalimentare dieci anni fa e li si rapporta a quelli attuali il teorema di Carbonato non solo regge, ma appare in parte già realizzato. Sono piemontesi grandi nomi dell industria del food a livello internazionale. Basti pensare a Lavazza, brand storico del caffè nato a, ma ora lanciato in tutto il mondo. A Las Vegas, per fare un esempio, sulle facciate dei casinò, si alternano volti di cantanti, chef che promuovono i loro ristorante sulla Strip, modelle e mega-manifesti con le ultime novità nella galassia del caffè, made in. «L export da solo non basta, bisogna puntare sull innovazione e il Made in Piedmont deve diventare sinonimo di alta qualità» dice Marco Lavazza, vicepresidente. Meno internazionale, ma candidato a diventarlo è un altro nome del caffè, Vergnano, l antica torrefazione di Santena, guidata dalla omonima famiglia da quattro generazioni. Ha chiuso il 2012 con un fatturato di 68,12 milioni di euro con una crescita del 14 per cento rispetto allo scorso anno. Cresce anche l export, del 200 per cento dal 2004 ad oggi, in oltre 60 paesi nel mondo. L ultimo nato il casa Vergnano è «Espresso1882», le capsule compatibili con molte macchinette di successo che consente di ottenere il vero caffè espresso nella cucina di casa. Il prodotto ha registrato sul primo semestre 2013 un fatturato di 2 milioni di euro con un aumento dell 83 per cento sul 2012 sul mercato italiano, e altrettanti su quello estero. A questo si aggiungono gli investimenti nei bar e nelle caffetterie Vergnano, oltre 70, in 16 paesi differenti e quattro continenti. Tra le future aperture, uno spazio a Istanbul all interno di Eataly, un altro colosso dell agrolimentare piemontese, che continua la sua espansione. Nei prossimi mesi il patron Oscar Farinetti aprirà 4 nuovi punti vendita (Istanbul, Chicago, Firenze e Milano) oltre a quello di Dubai inaugurato una settimana fa, consolidando il suo impero che conta ora su 170 milioni di euro di fatturato, 1800 dipendenti e 19 punti vendita nel mondo. L economia del gusto in Piemonte fa poi rima con dolce. La Ferrero, l azienda di Alba che ha dato i natali alla Nutella, con i suoi 22 mila dipendenti di cui 6600 in Italia, ha chiuso il 2012 con un fatturato in crescita dell 8 per cento rispetto all anno scorso e ha lanciato per i prossimi anni la sfida per una produzione ecompatibile. C è poi Balocco, colosso dell industria dolciaria specializzato, come la sua vicina di casa, Maina nei dolci per le feste. Balocco negli ultimi anni ha cambiato pelle aggiungendo alla storica produzione di panettoni e pandoro, (oggi il 45 per cento dell attività con 20 milioni di pezzi in cantiere in vista del Natale) quella di biscotti e dolci per la prima colazione, che l hanno reso competitor nazionale, secondo solo a Barilla. Lo stabilimento alle porte di Fossano ogni giorno sforna tra i 1500 e i 1800 quintali di biscotti e il giro d affari negli ultimi 5 anni è cresciuto del 43 per cento, passando da 103 milioni del 2008 agli attuali 148. Quasi il 10 per cento della produzione parte per l estero, in 63 paesi. Punta sull estero anche la Saclà, l azienda astigiana fondata nel 1923 da Pinin Ercole che colse la possibilità di conservare parte del surplus della produzione ortofrutticola locale per commercializzarlo all ingrosso nel corso dell anno. Nacque così una delle prime aziende conserviere del Piemonte che oggi può contare su 200 dipendenti e 130 milioni di fatturato, di cui almeno il 50 per cento all estero. «Da anni abbiamo iniziato a investire sul mercato estero con prodotti nuovi spiega il presidente Lorenzo Ercole ma la sfida è che la crescita fuori dall Italia non vada a discapito del mercato nazionale». A proposito del futuro dell agrimentare per l economia piemontese Ercole sottolinea che «è una valida alternativa, noi piemontesi siamo così, siamo tenaci e quando non possiamo far correre i cavalli facciamo correre qualcos altro. Ma se il Paese non ha un respiro lungo è difficile consolidare». Dalle acque minerali ai vini Un doppio primato nel segno delle bevande Paolo Damilano, con il fratello, guida un polo delle bevande che riunisce il Barolo e le acque minerali GRAZIE A BAROLO, BARBARESCO, ASTI E MOSCATO IL SETTORE ENOLOGICO VALE QUASI UN TERZO DELL EXPORT IN CAMPO ALIMENTARE. E ANCHE NELLE MINERALI NUMERI DA RECORD Èuna regione in cui non è necessario il miracolo di trasformare l acqua in vino, il Piemonte. Perché se dalle Langhe e dal Monferrato arrivano alcune delle più pregiate etichette dell enologia italiana, anche nel settore delle acque minerali la regione è tra le prime in Italia. Insieme rappresentano una parte consistente dell export alimentare piemontese (1,3 miliardi di euro su un totale di 4,6 miliardi). Sull estero è il vino a farla da padrone. Anzi, come spiega Giorgio Rivetti, è proprio grazie ai mercati oltre frontiera che il vino regge. Rivetti è proprietario con i fratelli della Spinetta (Moscato, e i grandi rossi piemontesi) ma anche di Contratto (marchio storico della spumantistica): «Il mercato italiano è in sofferenza da anni. Ma sono gli stranieri la nostra benedizione. perché sono le esportazioni a trainare il nostro settore». Quali mercati? «Per Barolo e Barbaresco tiene a Germania, la Scandinavia è sempre più importante e gli Stati Uniti stanno ripartendo. Ma la crescita più promettente è in Asia: Cina, Corea.». Poi ci sono l Asti e il Moscato, casi a parte: qui si parla di grandi numeri (quasi 60 milioni di bottiglie già vendute a ottobre 2013 per l Asti, 5 in più del 2012, una ventina il Moscato, stabile. «Se in Germania che è stato lo storico mercato di punta per l Asti, siamo in difficoltà con un meno 20 per cento, stiamo recuperando in altre aree, prima di tutto la Russia, ma anche la Cina - dice Gianni Marzagalli presidente del Consorzio che riunisce 4400 produttori e 220 aziende di imbottigliamento - Questo grazie al fatto che stiamo creando prodotti innovativi per i giovani e puntando sulla qualità». Paolo Damilano è invece uno dei trait d union tra il mondo del vino e quello dell acqua. Barolista d eccellenza nell azienda di famiglia in Langa («anche per noi è l estero a trainare con una buona crescita negli Stati Uniti dove abbiamo creato una nostra azienda di distribuzione») è anche proprietario di due dei principali marchi di acque minerali piemontesi (Sparea, per il circuito Horeca e Valmora per la grande distribuzione): 350 milioni di bottiglie l anno, 45 milioni di fatturato. Damilano aggiunge: «Stiamo lavorando molto anche con i private label, i marchi confezionati appositamente per la grande distribuzione a prezzi vantaggiosi». Il colosso di un settore che in Piemonte fattura circa 1,5 miliardi di euro è però la Sant Anna del gruppo Bertone che raduna una decina di marchi ed è leader in Italia con circa un quarto del mercato: «Se il settore delle bibite e delle bevande in generale - spiega Alberto Bertone - è in seria sofferenza, quello delle acque minerali è stabile. Certo la concorrenza è forte, giocata sulle promozioni continue, che noi però abbiamo abbandonato. I margini sono ormai ridotti e sempre di più si va verso una concentrazione perché la capacità di investimenti e innovazione chiesta per stare sul mercato sta soffocando le imprese più piccole». (m.trab.)

9 37 DOSSIER Clima e crisi, l agricoltura non germoglia I DUE FATTORI HANNO CONDIZIONATO IN MODO PESANTE UN ANNATA CHE VEDE QUASI TUTTI I SETTORI CON IL SEGNO MENO: DAGLI ORTI AI FRUTTETI, AL RISO UN COMPARTO CHE VALE 3,6 MILIARDI, CONTA 60MILA AZIENDE E DÀ LAVORO A 65 MILA PERSONE Mariachiara Giacosa Potrebbero chiamarli i «fattori C»: clima e crisi. Due nemici contro i quali l agricoltura piemontese ha imparato a fare i conti nell ultimo anno. Nell ordine sono arrivate una primavera che sembrava autunno, con le piogge di marzo che hanno occupato i cieli fino a maggio inoltrato. Poi l estate repentina, con la siccità di luglio, prima; gli urgani e le grandinate di agosto, poi. E infine l autunno caldo, tanto che l estate di San Martino, l 11 novembre, giornata di bilanci in agricoltura e, tradizionalmente pausa mite rispetto alle gelate e alle nebbie novembrine, quest anno è stato solo l ennesimo giorno con il termometro vicino ai 20 gradi. A farne spese è stato il comparto agricolo, che in questa regione vale 3,6 miliardi di euro il 7,5 per cento del totale nazionale rappresenta il 2,5 per del Pil (si arriva al 5,3 considerando tutto l agroalimentare, compreso il vino), occupa 64 mila addetti e raccoglie 60 mila aziende. Sarebbe meglio dire raccoglieva, perché per colpa delle due «C», da gennaio ad adesso in 2 mila hanno chiuso i battenti. Realtà, nella maggior parte dei casi piccole o piccolissime, che si sono arrese al crollo dei consumi o che non potevano contare sul ricambio generazionale e, non trovando nessuno a cui cedere l attività, l hanno chiusa. Ma se contro il clima si può far poco o nulla, dagli agricoltori piemontesi, che in qualche modo si sentono ingranaggi di quella food valley che sta crescendo e sta esportante il suo marchio anche fuori dai confini nazionali, arriva l appello al governo perché cambino le politiche di gestione dei fondi comunitari, ancora in discussione in questi mesi in vista dell approvazione del bilancio di Bruxelles per il periodo e perché si riduca la tassazione nazionale. «C è grande incertezza rispetto al pagamento dell Imu e delle nuove imposte prevista dal disegno di legge Stabilità fa notare il presidente di Confagricoltura Paolo Dentis Con la nuova Tasi i coltivatori rischiano di pagare ancora più di quanto fanno ora, mettendo in ginocchio un numero di aziende ancora superiore rispetto a quelle che già ora si sono arrese alla crisi economica». Che comunque, sottolinea, il presidente regionale di Coldiretti Roberto Moncalvo «continua a risparmiare i prodotti di nicchia e di qualità che soddisfano le aspettative di un consumatore consapevole e attento alla filiera». In questo quadro, un cavallo di battaglia dell agricoltura piemontese si conferma l allevamento dei bovini, con oltre 900 mila capi. Se si guarda al lattiero caseario, secondo la fotografia di Confagricoltura, il bilancio non è positivo. «Sono aumentati i costi di allevamento, l assegnazione di carburante agricolo agevolato è calata del 10 per cento e manca ancora l accordo sul prezzo del latte» sostengono i vertici dell associazione. Ma anche sul fronte della carne c è poco da sorridere, la produzione costa il 15 per cento in più, mentre i consumi di carne rossa, sulle tavole italiane, calano al ritmo del 3 per cento all anno, nonostante i produttori stiano facendo uno sforzo considerevole per piazzare la Non è stata una buona annata quella appena conclusa per l agricoltura piemontese. In calo anche il numero delle aziende carne piemontese nella grande distribuzione. E l accordo pilota tra Coldiretti e Mc Donald, per la bistecca nostrana in 500 punti vendita, va senz altro in questa direzione. Soffre, poi, soprattutto sul fronte dei numeri, molto meno su quello della qualità, che gli esperti definiscono «d annata», un altro fiore all occhiello della produzione piemontese: il riso. Di norma a quest epoca dovrebbe già essere stato interamente trebbiato e, invece, la semina ritardata dal maltempo (in alcune zona addirittura è stato necessario ripeterla) ha ridotto il raccolto del 26 per cento. Ancora più incisiva la contrazione del mais, danneggiato dagli allagamenti primaverili che hanno creato ristagni nelle semine. Il risultato è il 40 per cento di prodotto in meno. Passando dai campi a orti e frutteti la prima vittima dei capricci del clima sono stati i kiwi, di cui il Piemonte è tra i primi produttori a livello italiano. Il freddo ha favorito il diffondersi di batteri, che hanno intaccato la maggior parte dei frutteti, con un raccolto che si è fermato a 600 mila tonnellate. Negative anche le performance per pomodori e piselli con un calo, rispetto all anno scorso tra il 25 e il 30 per cento. [ LA CURIOSITÀ ] Mia, lo sportello per formare imprenditori agricoli moderni Aumenta il numero dei giovani che vogliono dedicarsi all agricoltura, ma spesso l approccio è inadeguato e molte nuove imprese chiudono dopo pochi anni sotto il peso dell inesperienza. Per contrastare la mortalità delle aziende giovani, la Confagricoltura di ha aperto lo sportello Mia (Moderno imprenditore agricolo) che si rivolge ad imprenditori che vogliano innovare l attività produttiva o che intendano iniziarla. «Gli esperti di Confagri ha spiegato il direttore Ercole Zuccaro (nella foto) valuteranno motivazioni e competenze dei giovani aspiranti imprenditori e gli assisteranno con corsi di formazione». Oltre alla consulenza specialistica, il servizio fornisce l accompagnamento e il tutoraggio personalizzato all aspirante neo imprenditore agricolo e si articola in vari momenti: dal colloquio sulle motivazioni all analisi di fattibilità, dall elaborazione del business plan alla consulenza fiscale, legale, tecnica e informatica, senza dimenticare il marketing e l innovazione. «Per valutare insieme agli aspiranti agricoltori le motivazioni e la fattibilità dell idea imprenditoriale aggiunge Zuccaro abbiamo organizzato quattro incontri di approfondimento, con tecnici del settore agroalimentare. Si comincia a metà gennaio». (d.lon.)

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