PANORAMA L ESPRESSO VITA LEFT IL SALVAGENTE INTERNAZIONALE IL MANIFESTO AVVENIRE IL FATTO

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1 RASSEGNA STAMPA lunedì 30 marzo 2015 L ARCI SUI MEDIA L ARCI SUI MEDIA LOCALI INTERESSE ASSOCIAZIONE ESTERI INTERNI LEGALITA DEMOCRATICA RAZZISMO E IMMIGRAZIONE WELFARE E SOCIETA DIRITTI CIVILI E LAICITA SCUOLA, INFANZIA E GIOVANI CORRIERE DELLA SERA LA REPUBBLICA LA STAMPA IL SOLE 24 ORE IL MESSAGGERO IL MANIFESTO AVVENIRE IL FATTO PANORAMA L ESPRESSO VITA LEFT IL SALVAGENTE INTERNAZIONALE

2 L ARCI SUI MEDIA del 28/03/15, pag. 6 Meglio il «processo di Tunisi» Filippo Miraglia*, Walter Massa** Immigrazione. Una contromisura alla volontà dell Italia e della Ue di delegare ai regimi africani il rispetto dei diritti L Europa è in guerra contro un nemico immaginario. Dal nostro punto di vista è una constatazione e non solo uno slogan. Una constatazione che si fonda principalmente su una vera e propria distorsione della realtà, costruita dai governi europei ed alimentata dall approccio sensazionalistico di molta stampa. Così, di fatto, si rende incomprensibile all opinione pubblica la saldatura tra la crisi economico/politica di molti paesi di provenienza (del continente africano principalmente) e il fenomeno migratorio che da diversi anni trova, nel nostro Paese, uno dei canali d ingresso preferenziali verso l Europa. Questo è uno dei punti di debolezza del lavoro che da anni svolgiamo come movimenti sociali/società civile/ movimento antirazzista europeo. Una difficoltà che ci impedisce di orientare il dibattito pubblico, ancora oggi fondato su un approccio sicuritario. Una difficoltà che in questi ultimi anni si è moltiplicata a causa della congiuntura economico e sociale che ha indebolito progressivamente buona parte delle nostre società. Da qui occorre ripartire per produrre in Europa e in Italia una alternativa alle attuali politiche sull immigrazione, invertendo una rotta divenuta insostenibile e omicida. Basti pensare a ciò che continua ad accadere nel Canale di Sicilia, alle centinaia di vittime e di scomparsi che contiamo anno dopo anno. Partendo da Tunisi, insieme alle tante reti internazionali di cui facciamo parte, abbiamo deciso di aprire uno spazio di riflessione pubblica al Forum Sociale Mondiale, in questi giorni, con la società civile africana ed europea. Con l obiettivo di promuovere un processo dal basso quale contromisura al processo di Khartoum, che è una iniziativa del governo italiano alla quale hanno aderito tutti i Paesi membri dell Unione europea, la stessa Commissione Europea e molti Paesi africani d origine e transito dei migranti, che punta ad esternalizzare le frontiere, trasferendo la responsabilità del rispetto dei diritti umani, del principio di non respingimento e del diritto d asilo ai Paesi partner africani, in alcuni casi governati dagli stessi dittatori (è il caso di quello eritreo) che sono la principale causa dei flussi di rifugiati. È in parte ciò che abbiamo iniziato a fare lo scorso 3 ottobre a Lampedusa con Sabir, chiamando a raccolta centinaia di organizzazioni sociali e ponendo al centro delle nostre riflessioni la deriva neo colonialista dei governi europei, la loro assoluta incapacità nell affrontare un vero e proprio caso umanitario e soprattutto i suoi tragici effetti. La nostra proposta, accolta con interesse dalle tante reti presenti a Tunisi, si pone l obiettivo di proporre alternative praticabili alle soluzioni ingiuste e sbagliate proposte dai governi dentro il quadro del processo di Kartoum. Lavoriamo dunque per ribaltare questa visione dell Europa, provando a rendere più evidenti le connessioni tra crisi dei paesi e processi migratori, di fatto sempre più assimilabili a veri e propri processi di espulsione, su cui, peraltro, le mafie di mezzo mondo speculano abbondantemente nel più totale silenzio delle istituzioni. Questo spazio di iniziativa, che abbiamo voluto chiamare il «processo di Tunisi» punta ad ottenere come risultato più importante l accesso legale alle frontiere, superando di fatto le 2

3 politiche di chiusura e di respingimento e sottraendo in tal modo le persone in cerca di protezione o in cerca di lavoro al rischio di morte e al ricatto di chi specula sulle leggi proibizioniste. Ciò che avviene da decenni per le merci e per le transizioni finanziarie deve riguardare le donne e gli uomini in fuga dai propri paesi. Questo anche per uscire dalla logica emergenziale sulla quale sono basati da anni i processi di gestione delle frontiere e di prima accoglienza. Una visione delle frontiere basata sul principio universale della solidarietà e della tutela dei diritti umani, della sicurezza delle persone e non dei confini, è ciò che serve anche al nostro paese per evitare ancora morti nel Mediterraneo. * vicepresidente nazionale Arci ** coordinatore Arci Immigrazione e Asilo Da Radio Vaticana del 28/03/15 Tunisi. Chiude il Forum sociale, marcia contro il terrorismo Istituzioni italiane in visita in Tunisia: oggi Matteo Renzi e Laura Boldrini ieri con una delegazione di parlamentari italiani, che ha reso omaggio alle vittime del Bardo visitando il Museo. Sempre a Tunisi in queste ore si sta chiudendo la 13.ma edizione del Forum delle Associazioni del mondo, seguito per noi da Silvia Koch. Ecco alcune delle iniziative circolate durante i lavori: Si chiama "watergrabbing.net" ed è una delle più vivaci iniziative condivise durante il Forum qui a Tunisi. Si tratta, spiega Luca Ranieri dell'organizzazione Cospe, di una piattaforma online dove è possibile denunciare tutti i casi di accaparramento illegittimo delle risorse idriche ai danni delle comunità limitrofe, che per natura dovrebbero invece a averne pieno accesso. Tribunale per migranti deceduti e dispersi Passando al filone delle migrazioni, l'idea di un Tribunale internazionale dei popoli per le persone decedute, e per i dispersi in rotta verso l'europa, è la soluzione proposta dalle associazioni di familiari delle vittime per stimolare, attraverso la creazione di una documentazione riguardo i casi di sopruso, un graduale miglioramento del Diritto nazionale ed internazionale in tema di migrazioni. Bisogna smettere di parlare di numeri e dare un viso a queste vittime, voce alle loro famiglie, e responsabilità agli Stati che non fanno abbastanza per evitare le morti in mare. "Bisogna fare rete, ci dice Edda Pando dell'associazione Arci. E l'invito è lo stesso per tutte le aree tematiche. I temi del Forum Sport quale strumento di dialogo e fratellanza, bioenergie e cambiamento climatico, necessità di soluzioni politiche e condanna dell'uso delle armi, economie solidali, le donne protagoniste nella vita sociale e politica, i media e la libertà di stampa, le giovani democrazie nate dalle rivoluzioni a sud del Mediterraneo. E' un mondo che cambia e le istanze del Forum con esso, adattandosi di anno in anno alle nuove esigenze, o rinnovate emergenze. Geograficamente parlando, il Forum si è concentrato sul Nordafrica, con focus su Tunisia, Egitto e Libia, sul Medio Oriente, e parliamo soprattutto di Iraq, Siria, Yemen, Palestina e Afghanistan. Il mondo delle "primavere arabe" è il vero protagonista quest'anno: lo era anche nella precedente edizione, tenuta nel 2013 già in Tunisia, ma proprio quel Forum stimolò l'articolazione di una società civile in una serie di associazioni autonome, oggi attori attivi del cosiddetto movimento Altermondista. La marcia contro il terrorismo 3

4 Partecipano al Forum anche alcuni parlamentari europei, in una delegazione delle Sinistre e dei Verdi, che si è impegnata a farsi promotrice presso le istituzioni di alcune specifiche istanze. I vari coordinamenti tematici sono ora al lavoro per elaborare conclusioni e proposizioni, da rivendicare presso coloro che governano la politica e l'economia mondiali. Ma si riuniranno, fra poco, nel cuore di Tunisi, per esprimere solidarietà al popolo palestinese, in occasione della marcia che per tradizione chiude l'evento del Forum. il_terrorismo/ Da Redattore Sociale del 27/03/15 Maratona in bicicletta per i diritti dei migranti: domani la prima tappa Si chiama Migranti e migrati la nuova campagna lanciata da Viandando, Arci, Amnesty e Libera che punta ad accendere i riflettori sul fenomeno migratorio attraverso il viaggiare lento. Chiunque può partecipare donando le sue pedalate e postandole sui social network ROMA Una maratona ciclistica, o meglio una "raccolta di chilometri" da fare rigorosamente in bici, per accendere i riflettori sul tema dell immigrazione in Italia. Si chiama Migranti e migrati, #12000km in bici l iniziativa lanciata da Viandando, Arci, Amnesty International, Libera, Università popolare dello sport e Libera accademia di Roma, con il patrocinio del Coni, che intende promuovere attraverso il viaggiare lento un nuovo modo di guardare ai flussi migratori. Il viaggio, che toccherà diverse tappe, da Nord a Sud della penisola, prenderà il via domani dal Molise, quando la ciclista Gaia Ferrara percorrerà i primi 60 chilometri in sella alla sua bicicletta. L atleta, che già lo scorso anno ha compiuto un analoga impresa per i fantasmi di Portopalo, percorrendo da sola chilometri, quest anno parteciperà alla speciale raccolta, realizzando due viaggi : uno al sud e uno al nord, per un totale di duemila chilometri. Quasi un anno fa ho fondato l associazione Viandando spiega Ferrara - che si occupa di cicloturismo e di progetti sociali legati al viaggio. E dopo l avventura per ricordare i migranti morti a Portopalo, abbiamo deciso di lanciarne un altra più ambiziosa, per fare in modo che in tanti decidano di prendersi del tempo, per riflettere su queste tematiche. Questa, infatti, è una campagna che vuole sensibilizzare intorno al tema delle migrazioni in modo intellettualmente onesto, raccontando il bene e il male. Quindi in questi chilometri percorsi ci saranno anche molte storie e testimonianze, perché il nostro obiettivo è ripartire dalle persone e dalla dignità. Alla raccolta di chilometri possono partecipare tutti: chiunque può infatti decidere di donare le sue pedalate filmando la sua impresa e raccontandola sui social con l'hastag #12000km. L iniziativa si svolgerà fino alla fine alla metà di giugno. Questa è un iniziativa encomiabile sottolinea il presidente del Coni Giovanni Malagò -. I valori che muovono Gaia Ferrara sono quelli che dovrebbero essere alla base di tutto il nostro movimento perché a noi non interessa solo vincere le medaglie d oro, ma anche essere testimonial di questo tipo di progetti. Non abbiamo faticato ad accogliere la proposta di Gaia aggiunge Sergio Giovagnoli di Arci - il tema da lei scelto ci riguarda molto. Noi siamo impegnati nell accoglienza ma anche nella campagna per lo ius soli e all interno dell iniziativa vorremmo organizzare a Roma un giro in bici che colleghi i vari centri di accoglienza e un campo rom. Alla presentazione è intervenuta anche Laura Renzi di Amnesty International: nell ultimo anno 4

5 i flussi migratori verso il nostro paese sono aumentati. A febbraio sono già 2800 le persone che hanno rischiato la vita in mare per arrivare sulle nostre coste e 329 i morti. Si tratta di una questione talmente importante che bisogna portare avanti tutte le iniziative per parlare di diritti dei migranti. All iniziativa dà il suo supporto anche l Unione nazionale proloco e la Federazione Ciclistica italiana. (ec) Da Adn Kronos del 27/03/15 "Non da sole!". Stasera la prima cena di solidarietà per riaprire o sportello di ascolto del Centro antiviolenza La Nara a Carmignano. Appuntamento ogni mese fino a luglio Non da sole! Una cena al mese contro la violenza sulle donne è lo slogan delle cene di solidarietà promosse dall'assessorato alle Pari opportunità del Comune di Carmignano con l'obiettivo di riaprire lo sportello di ascolto del Centro antiviolenza La Nara nel territorio del Comune. Cominciamo stasera al circolo Arci di Carmignano, ma l'appuntamento si rinnoverà ogni mese fino a luglio in tutti i circoli del territorio spiega l'assessore Sofia Toninelli Per realizzare questo obiettivo abbiamo in programma molte altre iniziative, ad esempio una mostra-mercato di libri organizzata da genitori nel salone consiliare, le magliette promozionali e anche una serata organizzata dal Lions Club. Toninelli prosegue sottolineando che attualmente il centro La Nara segue 12 donne residenti a Carmignano, ma la presenza di uno sportello sul territorio facilita enormemente il lavoro delle operatrici e permette un ascolto e una risposta alle richieste sicuramente più adeguata. La prima delle cinque cene di solidarietà si terrà dunque stasera alle al circolo Arci di Carmignano (15 euro per primo, pizza, dolce e bevande). Gli appuntamenti proseguono venerdì 17 aprile al circolo Arci di Bacchereto, venerdì 15 maggio all Arci di Poggio alla Malva, venerdì 12 giugno al circolo Anspi di Seano e si concludono venerdì 10 luglio al circolo Mcl di Santa Cristina a Mezzana. 5

6 L ARCI SUI MEDIA LOCALI Da la Stampa Torino 7 del LUNEDÌ 30 AL CIRCOLODEI LETTORI UNINCONTROE UNFILM LA LAICITÀ CONTRO I FANATISMI PATRIZIA VEGLIONE Affermare la laicità per contrastare il sorgere di movimenti politici e Stati di estrema destra, che utilizzano la religione per la supremazia politica. Su questo delicato terreno muove la serata organizzata dalla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, in collaborazione con Arci. Lunedì 30 marzo dalle 18, al Circolo dei Lettori di via Bogino 9, sarà presentato il «Manifesto per la laicità», preceduto dalla visione del film «Laicité Inch Allah!». Un tema estremamente attuale, che trova maggiore incisività a pochi giorni dalla strage compiuta a Tunisi dai terroristi dello Stato Islamico (Isis). Intellettuali e attivisti per i diritti universali e civili si confronteranno proponendo la separazione della religione dallo Stato; l abolizione delle leggi religiose nel diritto di famiglia, civile e penale; la libertà di religione e ateismo come fatto privato; la parità tra donne e uomini. Una testimonianza sul desiderio di laicità anche da parte del mondo mussulmano, sarà portata, alle 18, dalle interviste realizzate dalla regista Nadia El Fani, che introdurrà la proiezione del suo film assieme a Inna Shevchenko (Ucraina), presidente di Femen e all algerina Marieme Helie Lucas, portavoce di Secular is women s issue. «Laicité Inch Allah!», sottotitolato in italiano, è un interessante documento nel quale cinque anni fa ad agosto la regista filma, in pieno Ramadan, una Tunisia che sembra aprire al principio della libertà di coscienza il suo rapporto con l Islam. Tre mesi dopo, scoppia la rivoluzione tunisina. Il dibattito e la presentazione del Manifesto saranno introdotti alle 21 da Tullio Monti, presidente della Consulta. Interverranno la giornalista e femminista Monica Lanfranco, MaryamNamazie (Iran/GB), portavoce di One Law for All. La conclusione è affidata a Giulio Ercolessi della Federazione Umanista Europea. Sarà attiva la traduzione simultanea dall inglese e dal francese e il servizio di interpretariato nella lingua dei segni italiana per sordi. Ingresso libero. Info 011/ Da La Nazione (Montecatini) del 24/03/15 MARGINE COPERTA IL COMUNE DÀ IL VIA LIBERA ALL UTILIZZO PER L ATTIVITÀ SPORTIVA DI TANTI GIOVANI CALCIATORI Il centro «Renzo Brizzi» riapre dopo i danni della tempesta LA BUFERA di vento del 5 marzo (nella foto) sembrava aver «ucciso» i sogni della Polisportiva Margine Coperta. Ma la forza di volontà e il grande impegno di tutte le componenti ha fatto sì che nella giornata di sabato Marzia Niccoli, sindaco di Massa e Cozzile, abbia firmato un ordinanza della riapertura del centro sportivo «Renzo Brizzi» in specifico «limitatamente agli edifici e alle aree limitrofe della palestra, degli spogliatoi, degli spogliatoi del campo sportivo, della tensostruttura e degli spogliatoi annessi». La riapertura non è totale e il lavoro da fare è ancora lungo, in particolare sulla struttura delle tribune, ma per il momento, essendo passati solo 20 giorni da quella tremenda nottata, si può essere soddisfatti. E il primo vero segnale che il centro tornerà alla vita quasi normale verrà dato domani pomeriggio, quando i bambini della scuola calcio della società 6

7 neroazzurra rientreranno al centro sportivo «Brizzi» per poter effettuare i primi allenamenti dopo esser stati per quasi tre settimane ospiti di altre società del comprensorio. L AMMINISTRAZIONE comunale, attraverso un investimento di circa 70mila euro e l aiuto di molti volontari (tra cui tanti genitori di ragazzi tesserati della società) in questo periodo sono riusciti a togliere travi e detriti dal centro sportivo, riportandolo a un aspetto quasi normale dopo la bufera di vento. Fra le strutture che per il momento non hanno avuto l ok c è anche il locale adibito a bar/club house, da sempre posizionato sotto la tribuna centrale, anche se si sta lavorando alacremente perché pure questa struttura riesca a tornare al più presto agevole. E l aver riaperto in parte il centro sportivo ha portato un altra buona notizia, che noi come giornale avevamo già anticipato alcuni giorni orsono e cioè che l edizione numero 30 del Trofeo Renzo Brizzi e la numero 19 del Memorial «Federico Pisani», torneo a carattere internazionale riservato alla categoria esordienti 2002, si potrà svolgere regolarmente da venerdì 3 a lunedì 6 aprile, come sempre nel lungo week end pasquale. E in contemporanea si giocherà anche il 7 Memorial Michele Meoni per la categoria giovanissimi Durante tutto il periodo dei tornei i titolari del bar/club house, pur in emergenza, organizzeranno chioschi esterni per la consumazione di cibi e bevande e durante la pausa dell ora di pranzo offriranno questo servizio al circolo Arci di Margine Coperta con la collaborazione dei titolari di questa attività. David Ignudi Da Corriere Fiorentino del 24/03/15 Landini fa il pieno Ma la Cgil: un partito no Al teatro Puccini, le 630 poltrone della platea e della galleria sono tutte piene. In duecento sono costretti a stare in piedi. Il pienone è per il segretario Fiom, Maurizio Landini, a Firenze ieri sera per presentare la sua «Coalizione sociale». Ad ascoltare ci sono suoi convinti sostenitori, e tanti che nutrono un dubbio: ma questo è un movimento sociale o un partito politico? A parlare di «ambiguità» è il segretario generale della Camera del lavoro di Firenze, Mauro Fuso, uno degli esponenti Cgil che sono venuti «per ascoltare, per capire» : «Se quello di Landini è un progetto oppositivo al governo - dice - è legittimo, ma non è un progetto sindacale. E questa l'unica distanza tra Cgil e Fiom». Sulle prime tre file di poltrone c'è scritto «riservato», ma l'unico nome che compare scritto è proprio «Mauro Fuso». Oltre a lui, della Cgil ci sono anche Mario Batistini, Marco Benati, Carla Bonora e Marcello Corti. E se il palco è vietato ai politici, in sala si avvista la senatrice ex M5S Alessandra Bencini, mentre le sue colleghe Alessia Petraglia e Marisa Nicchi, di Sel, sono tra i tanti che non sono riusciti a entrare in teatro, causa ressa, così come il deputato Filippo Fossati. Tra gli «esclusi» anche i consiglieri comunali Tommaso Grassi, Giacomo Trombi e Donella verdi, e il consigliere regionale Mauro Romanelli. Ci sono il sindaco di Calenzano, Alessio Biagioli, la consigliera regionale Daniela Lastri dopo le sue tensioni con il Pd («nel vuoto della sinistra quella di stasera è un'occasione importante»), e l'ex sindaco di Greve Alberto Bencistà. Anche il neo candidato governatore di Sì, Tommaso Fattori: «Come si lega il mio progetto per le regionali con Coalizione sociale? Se non esiste una forza capace di cambiare l'agenda politica, non è possibile una scelta diversa, di sinistra». Sul palco, accanto a Landini, a parlare c'è il segretario locale di Fiom, Daniele Calosi, e anche Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia, che nega la natura elettorale del progetto Landini: «La politica si fa anche come società civile, non c'è bisogno di entrare in Parlamento». Con lei Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, e Silvano Sarti, di Anpi, che si presenta in sala con una foto di Oscar Luigi Scalfaro, il «difensore della 7

8 Costituzione»: «L'Anpi è contro le politiche economiche del governo senza garanzie sul lavoro, c'è una degenerazione della società». Sul palco, anche don Andrea Bigalli di «Libera» e Nicola Moscardi, portavoce dei docenti contrari alla riforma della scuola. E Landini? Parte all'attacco. «Quella che vedo è una politica padronale, il governo non parla con i sindacati - tuona - Ci sono milioni di persone che non hanno rappresentanza, questa frammentazione determina una riduzione dei diritti». Landini dice che non pensa a un cartello elettorale: «Ci sono una serie di battaglie comuni che devono diventare strategiche». Quanto a Matteo Renzi, il nome più evocato, Landini gli dedica una battuta: «Dice che cancellare l'articolo 18 è di sinistra, allora io o non so più il significato delle parole, o non sono di sinistra». Giulio Gori FIRENZE Del 24/03/2015, pag. 6 Da Sel ai no-dem,è la festa rossa sperando che rinasca la sinistra IL FOCUS MASSIMO VANNI MA QUELLO là non è Gianfranco Gensini, ex preside di medicina e uomo forte della sanità toscana? Ma sì è proprio lui, Gensini e consorte. Professore, ma che ci fa qui, da quando è un landiniano?«sono venuto ad ascoltare», dice tirando fuori un tono neutrale accademico. Nel senso che è meglio ascoltare Landini che Renzi? «Ascolto anche Renzi», aggiunge il prof. Però che sorpresa. Tommaso Fattori no, non è propriamente una sorpresa: «Questo è il progetto più interessante che si vede in giro», dice il candidato governatore della sinistra no-dem, uno dei primi ad arrivare. «Questa è la gente che c interessa», si guarda intorno soddisfatto il responsabile dei comitati Tsipras Massimo Torelli. È il pienone del Teatro Puccini. Platea strapiena, soppalco strapieno. Gente in piedi. Dentro un migliaio, fuori almeno duecento che trovano la porta chiusa. E un aria da amarcord, perché per una sera le mille sinistre che ogni giorno si becchettano sono di nuovo assieme. C è chi è cresciuto col Pci ma c è anche la nuova sinistra. Dal Chianti arriva un gruppo di Rifondazione guidato da Marcello Vanni: «Almeno una bandiera di Rifondazione qualcuno poteva portarla». Quasi si trattasse di partecipare ad una festa. Festa rossa finalmente. Mezzo stato maggiore di Sel, dall ex sindaco Carlo Moscardini all ex assessore di Matteo Renzi in provincia Marzia Monciatti e all ex soprintendente Giorgio Bonsanti. Soprattutto tanti volti che negli appuntamenti della sinistra non si vedevano più: «Molti li rivedo dopo tanto tempo», sussurra Daniela Lastri. Resistenti, disillusi o dissidenti. Rivoluzionari dormienti o semplicemente arrabbiati. Antirenziani di tutta Firenze unitevi alla Coalizione sociale. Unitevi e aderite alla manifestazione di sabato prossimo a Roma. E se, come dice Lastri, una che ha buttato alle ortiche un posto in lista col Pd alle regionali e non riprenderà la tessera, qualcuno pensa che essere al Puccini «è come tornare indietro nel tempo», si sbaglia di grosso: «Per me è andare avanti, gettare il cuore oltre l ostacolo di una sinistra che si è piegata al pensiero liberista». Ma in platea c è anche la sinistra che sa già di voler guardare dall esterno: «Sono qui semplicemente per ascoltare, perché fa bene anche alla Fiom. La proposta non mi convince, rimango sul piano sindacale. A fare bene il sindacato si fa già una buona coalizione sociale», dice il segretario della Camera del lavoro Mauro Fuso. Non 8

9 è l unico presente della Cgil. Con lui ci sono Fabio Giovagnoli, presidente dell Ires Cgil toscana, Marco Benati segretario della Fillea di Firenze, Barbara Orlandi della segreteria della Camera del lavoro, l ex segretario Fiom Marcello Corti. Non c è la Sinistra- dem ma ci sono pezzi significativi della minoranza. Tra gli altri è annunciato il parlamentare Filippo Fossati: «Al solito arriverà in ritardo, ci tiene alle sue abitudini», dicono gli amici. Poteva mancare Sinistra-dem? Non solo perché D Alema sembra adesso dare il via alla rinata dell'ala sinistra. 'Non so dove porterà la coalizione sociale ma finalmente si rivede un po' di movimento', dice seduto in platea Claudio Martini, ex capo di gabinetto del sindaco Domenici. E poco più in là tiene banco perfino Ugo Barlozzetti, comunista eretico noto per la ricostruzione delle battaglie con i soldatini: «Sono venutoper un moto del cuore», confessa. Sul palco parlano Silvano Sarti dell Anpi e Francesca Chiavacci presidente nazionale dell Arci. «Sono qui ad ascoltare», è la frase che rimbalza da un angolo all altro della platea. Quasi un inconfessato pudore, da parte di quella sinistra in cerca d identità che da tanto tempo non riesce più a trovare la bussola. «Qui mi sento a mio agio», sorride prima di salire sul palco Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia. Enrico Rossi non c è e non appare neppure sedotto dalle sirene dalemiane: «La sinistra del Pd si è riunita per la prima volta ma a guidare le danze sono sempre gli stessi che negli, ultimi anni hanno portato alla sconfitta», scrive su facebook. «E non si va da nessuna parte se non si esprime un nuovo gruppo dirigente». Da Cn24 del 31/03/15 All Arci Depth Calling Gaza/Atene/Sarajevo, documentari d autore Depth Calling Gaza/Atene/Sarajevo. Per il ciclo dei tre appuntamenti con il documentario d'autore, martedì 31 marzo e martedì 7 Aprile, alle 18 presso la sala "Carlo Giuliani" della Sede Arci di Crotone, in Via Lucifero, 15, "CTRL+ALT+CANC - Arresta il Sistema" di Anna Coluccino *** CTRL: Del danaro e d altri miti È il capitolo dedicato al controllo, ovvero all economia, alla speculazione finanziaria e alla politica che ad essa si sottomette. Tutto è raccontato dal punto di vista di militanti e cittadini attivi; attivi anche solo nel libero esercizio del pensiero. Non c'è giudizio sul loro punto di vista, ma c'è assoluta consapevolezza di aver raccontato solo una porzione di mondo e non il suo complesso. ALT: Del rifiuto e d altre resistenze È il capitolo dedicato alla contestazione, all'obiezione, alla resistenza di piazza rabbiosa e arrembante. Si mostra il fiorire di iniziative comunitarie e personali, politiche e sociali che hanno caratterizzato tutta la resistenza greca alla crisi. Da qui, emerge chiaro un punto: esiste comunanza di intenti, la consapevolezza cresce, manca l'organizzazione e l'adesione a un metodo riconosciuto come giusto da e per tutti. CANC: Del sé e dell'altro da sé È il capitolo sul dramma dell immigrazione che - in Grecia - assume proporzioni che non hanno paragone con nessun altro paese d Europa. Pestaggi e ammazzamenti erano e sono all ordine del giorno. La connivenza tra le forze di polizia e la forza neofascista Alba Dorata è smaccata, le conseguenze per la psicologia dei migranti sono devastanti. RESTART: Della fine e d altro princìpi(i) Il capitolo dedicato alle ripartenze, a chi - anche nel momento di disperazione più profonda - compie l enorme sforzo di continuare a credere che un altro mondo sia possibile e che ciascuno possa e debba fare la sua parte. 9

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11 INTERESSE ASSOCIAZIONE Da Avvenire.it del 28/03/15 Forum sociale, così rinasce la Tunisia ferita Anna Pozzi Il Forum dell orgoglio tunisino. Non proprio «globale», essenzialmente maghrebino, molto di base, il Forum sociale mondiale che si conclude oggi, dopo tre giorni di workshop, incontri e manifestazioni, ha mostrato soprattutto un anima tunisina. Un anima ferita dall attentato al Museo del Bardo dello scorso 18 marzo, solidale con le vittime e i loro familiari, ma anche un anima fiera di essere riuscita a reagire e mostrare al mondo che almeno un altra Tunisia è possibile. Non quella degli islamisti e dei terroristi. Ma quella di un popolo che ha voglia di guardare avanti con fiducia e senza paura. «Très desolés! Ci dispiace molto», ripetono continuamente i tunisini che si incontrano nei viali o nelle aule del campus di El Manar, sulle colline di Tunisi, dove si svolge il Forum. «Ci dispiace insistono per gli stranieri morti nell attentato, ma anche per il nostro Paese, per il nostro futuro. Ma non dobbiamo, non vogliamo avere paura. Altrimenti avrebbero vinto loro, i terroristi». C è voglia di normalità tra le migliaia di persone che hanno affollato le aule e gli auditorium di questo campus molto vasto e un po decadente, dove in modo totalmente autogestito, ma tutto sommato abbastanza organizzato, circa organizzazioni hanno animato oltre mille workshop sui temi più svariati: diritti e dignità, pace e democrazia, cittadinanza e migrazioni, uguaglianza e ambiente, sviluppo sostenibile e giustizia sociale, istruzione, lavoro, salute, libertà di espressione. Settantamila i partecipanti, in rappresentanza di 120 Paesi, secondo gli organizzatori. Probabilmente parecchi meno, anche se non sono state moltissime le defezioni. Qualche workshop qua e là non si è svolto, rinunce soprattutto di stranieri, ma il grosso dei partecipanti era qui e veniva soprattutto dal Maghreb e dal Medio Oriente con gli estremi geografici saharawi e palestinesi particolarmente evidenti. Nel complesso il Forum rinviava l immagine di una società giovane, parecchio al femminile, generalmente preparata e consapevole, con qualche residuo di ideologia e molte aspettative per il futuro e il desiderio di impegnarsi concretamente per costruirlo. Fatma è una delle centinaia di interpreti volontari che assistono in particolare gli stranieri soprattutto per la traduzione dall arabo. Ha un master in interpretariato e lei, a differenza della gran parte dei giovani tunisini, ha un lavoro abbastanza regolare. Ma al Forum sociale mondiale è venuta anche per testimoniare la sua militanza di donna e di tunisina. E, non a caso, partecipa a un workshop sulla transizione democratica nel Maghreb: «C è un generale senso di rifiuto nei confronti di questi terroristi e per questo vogliamo dire che la Tunisia non sono i jihadisti». Rida Saidi, ricercatore universitario, insiste sulla necessità di «promuovere la riconciliazione nel Paese», ma sottolinea anche le ripercussioni negative del caos libico sulla Tunisia, oltre a quelle della crisi economico-finanziaria mondiale. «Siamo un piccolo Paese, senza risorse, ma dobbiamo reagire sia a livello sociale che politico per consolidare la pace e lo sviluppo». «Bisogna avere il coraggio anche di dire apertamente che non c è solo il bene nell islam. Bisogna fare autocritica. Non rifugiarsi nei precetti o nascondersi dietro il buonismo», incalza Moez, che affronta una questione estremamente delicata e controversa: quello di una riforma e di una rilettura dell islam. «Anche se abbiamo fatto la rivoluzione è difficile 11

12 esprimersi apertamente su questo tema». Lui lo fa intervenendo in un workshop promosso dal network dei comboniani e comboniane per la giustizia, la pace e la riconciliazione, presente al Forum con una delegazione di una quarantina di persone di quattro continenti. Il tema Religioni e culture: fattori di conflitto o di dialogo per la pace è alquanto 'sensibile'. E il dibattito molto animato. «Nella nostra esperienza spiega suor Anna Maria Sgaramella, una vita tra Palestina ed Egitto il dialogo della vita è sempre possibile. Non bisogna però concentrarsi solo sulle differenze, ma essere coscienti delle differenze per non cadere in trappole». Ahmed invece si entusiasma, parlando dei nuovi spazi di libertà che si sono aperti in Tunisia dopo la rivoluzione. Lui, giovane uomo, partecipa a un incontro per la promozione della donna nella vita politica. «In poco più di tre anni sono nate più di 17mila associazione dice. Questo ha contribuito a vivacizzare la vita sociale, culturale e anche politica, ma al tempo stesso c è stata una sorta di banalizzazione dell associazionismo. C è sete di libertà, ma bisogna saperla gestire». Lui stesso, cantore di questa nuova libertà, non vuole lasciare il suo cognome e preferisce non farsi fotografare. La libertà in Tunisia è ancora una materia da maneggiare con molta cura. E mentre Tunisi si prepara alla marcia di domani con i leader mondiali (tra loro Matteo Renzi, François Hollande e Abu Mazen), anche il presidente Sergio Mattarella torna sulle stragi di Parigi e del Bardo e afferma in un intervista a Le Figaro che è l ora di «lanciare un Patto di civiltà per contrastare le campagne d odio e di indottrinamento». Da Huffington Post del 28/03/15 Tunisia in piazza contro il terrorismo. Renzi e Hollande in corteo. Servono aiuti economici per strappare i giovani disoccupati all'isis Umberto De Giovannangeli La Piazza era riuscita a sconfiggere il regime del padre-padrone Ben Ali. Lo slogan dei protagonisti della rivoluzione dei gelsomini dava il senso di una rottura epocale: Abbiamo sconfitto la paura. Oggi, quella stessa Piazza torna a manifestarsi per ribadire che tagliagole e jihadisti non faranno scempio di quei principi di libertà e di pluralismo che vivono nella stabilizzazione democratica della Tunisia. Domenica i tunisini diranno di nuovo che la paura è stata sconfitta. Per sempre. E lo faranno nella grande marcia di Tunisi contro il terrorismo alla quale sarà presente anche la Presidente della Camera Laura Boldrini e come anticipato dall Huffington Post - anche il Premier Matteo Renzi. Il corteo partirà da Bab Saadoun per terminare al Museo del Bardo e alla sede del Parlamento tunisino. Per volontà della Presidenza delle Repubblica, del Parlamento tunisino e del Governo tunisino, una grande manifestazione nazionale sarà organizzata domenica prossima a Tunisi per condannare l attacco terroristico che lo scorso 18 marzo ha colpito il Museo del Bardo", aveva annunciato nei giorni scorsi la ministra del Turismo, Selma Elloumi Rekik. Dieci giorni dopo quel tragico 18 marzo, i riflettori sembrano essersi di nuovo spenti sulla Tunisia che resiste. Ma fatti importanti ne sono successi, e positivi. Primo fra tutti, il Forum Sociale Mondiale. Fuori il Terrorismo dalla Tunisia, Siamo tutti tunisini, Solidarietà con i popoli del mondo intero. Molte voci, voci diverse, si sono unite 12

13 nei cori che hanno animato la marcia di solidarietà per le vittime del Bardo, nel giorno di apertura, lo scorso 24 marzo a Tunisi, del Forum Sociale Mondiale. Accanto ai numerosi tunisini, si stringono le organizzazioni della società civile, giunte da tutto il mondo, a protestare contro ogni forma di violenza. Più di organizzazioni e associazioni provenienti da 120 paesi hanno istituito oltre un migliaio di workshop, conferenze e dibattiti per discutere di questioni sociali, tanto locali quanto globali. Ho incontrato un gruppo di ragazzi tunisini che partecipano al Forum e ho chiesto loro come è cambiata la loro vita dopo il 18 marzo - racconta Vittorio Agnoletto, membro del consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale. "In nulla, tutto prosegue come prima - mi hanno risposto - e non deve cambiare nulla, altrimenti diamo ragione ai terroristi. Certo che abbiamo paura, è vero che alcune migliaia di nostri connazionali combattono in Siria a fianco dell'isis ed anche vero che qui ci sono delle cellule dormienti, ma la nostra vita non deve cambiare. Noi dobbiamo difendere la democrazia che abbiamo conquistato con la nostra rivoluzione cinque anni fa e se sarà necessario sapremo resistere". Quanto al grande raduno di domani, il fatto che si chiuda davanti al Museo del Bardo, non è solo per rendere il dovuto omaggio alle vittime del sanguinoso attacco terroristico (21 morti, tra i quali 4 cittadini italiani) rivendicato dall Isis, ma è anche il modo, spiega il più conosciuto blogger tunisino Youssef Cherif, raggiunto telefonicamente dall Huffington Post a Tunisi per difendere la cultura che è uno dei valori che sono stati a fondamento della rivoluzione jasmine. La cultura aggiunge Cherif che sostanzia l altro principio che ha permeato la nostra rivoluzione: la democrazia. Cultura e democrazia che i criminali dell Isis vedono come una minaccia mortale, ostacoli da rimuovere per realizzare la loro aberrante idea di società, fondata sulla più brutale dittatura della sharia. "La Tunisia non sarà mai governata dalla sharia. Resta un porto di democrazia, ma non è più un porto di pace. Nella gioventù scoraggiata, spesso disperata, l'appello jihadista ha funzionato", ha ammesso il presidente tunisino Beji Caid Essebsi in un'intervista alla radio francese Europe 1, subito dopo la strage al Museo del Bardo. D altro canto, la Tunisia non è solo il Paese simbolo di una Primavera araba non sfiorita, ma è anche il Paese che, in rapporto alla popolazione, dà più miliziani allo Stato islamico di Abu Bakr al- Baghdadi: si calcola che siano almeno 3mila i mujihaddin tunisini che combattono in Siria nelle fila dell esercito del Califfo Ibrahim. L attacco alla Tunisia ha una fortissima valenza politica. Non solo perché si è inteso colpire l unico Paese del Vicino Oriente nel quale le istanze di libertà, di giustizia sociale, che sono state alla base delle rivolte popolari che hanno cambiato il corso della Storia, non sono state cancellate da una restaurazione militare (Egitto) o dall affermarsi di un radicalismo islamico armato che ha come obiettivo la costituzione e il consolidamento del primo Stato della Jihad al mondo. L esperienza della transizione tunisina è unica anche perché il partito islamico che deteneva il potere nel dopo Ben Ali Ennahda ha scelto di non ostacolare ma di realizzare un governo di unione nazionale con le forze laiche, mostrando così che l Islam politico non è inconciliabile con i principi propri di uno Stato plurale, uno Stato di diritto. L esperienza tunisina è anche questo: dimostrare che è possibile coniugare modernità e tradizione, valorizzando, in questo quadro, il ruolo delle donne nella vita pubblica e facendo leva su una società civile strutturata, vivace, fatta di associazioni, gruppi di base e di un radicato e combattivo movimento sindacale. "Per i fondamenti islamici è un Paese in cui regna la democrazia, e questo vale anche per la Tunisia, sottolinea Lucio Caracciolo, direttore di Limes. "Siamo un popolo ferito di undici milioni di tunisini - rimarca il console di Tunisia in Italia, Mestiri Naceur - Il 18 marzo 2015 rimarrà per la Tunisia una giornata nera, perché il 13

14 terrorismo ha cercato di colpire la democrazia, la libertà, la civiltà e il turismo, un filone dell'economia tunisina. Noi non abbiamo paura, siamo determinati ad andare avanti e a vincere questo terrorismo. Siamo ormai in guerra contro il terrorismo e dobbiamo avere una strategia per contrastare il pericolo". "Contiamo sulle nostre proprie forze rimarca il console - ma dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale con gli amici, in particolare con l'italia, a tutti i livelli". Ma la sconfitta del terrorismo jihadista non può venire solo da una incisiva azione di polizia e di intelligence. Perché è dentro una drammatica crisi sociale ed economica che le filiere tunisine dello Stato islamico e di al-qaeda fanno proseliti. La disoccupazione giovanile nel Paese ha raggiunto livelli drammatici, e secondo un recente rapporto OCSE almeno 2 giovani tunisini su 5 sono senza lavoro, situazione che disegna i contorni di "un vero e proprio dramma sociale che ha urgente bisogno di essere affrontato". E se così non sarà, il rischio è che si propaghi e rinvigorisca una tensione che già è di per sé alta nel Paese, il quale potrebbe cadere definitivamente vittima della violenza jihadista in uno scenario ancora peggiore. Per Mourad, disoccupato di 28 anni con un master in tecnologia, l'is è l'unica speranza di ''giustizia sociale'', ''l'unico modo per ridare al popolo diritti veri'' e sostenerlo ''è un dovere per ogni musulmano''. Molti raccontano di amici che, entrati nell'is, ''vivono meglio di noi'' con stipendio, casa e moglie, racconta Walid, 24 anni. Il New York Times ha intervistato al riguardo diversi giovani tunisini, la maggior parte dei quali ha voluto mantenere nascosta la propria identità per paura di ritorsioni da parte della polizia. Per esempio Ahmed, un giovane sostenitore dello Stato islamico, ha detto: "Lo Stato islamico è il vero califfato, un sistema imparziale e giusto, dove non devi seguire gli ordini di qualcuno perché è ricco o potente. Si agisce, non si teorizza". Nei bar della zona di Ettadhamen, nell agglomerato urbano di Tunisi, decine di giovani disoccupati e appartenenti alla classe operaia hanno espresso la loro simpatia per le posizioni dell Is: alcuni accusano gli stati europei di avere diviso gli Stati arabi alla fine della Prima guerra mondiale, impedendo la nascita di un califfato; altri parlano di giustizia sociale, dicendo che una volta che il califfato avrà assorbito le monarchie del Golfo Persico, ricche di petrolio, ci sarà una ridistribuzione generale della ricchezza. Stime ufficiali del governo di Tunisi indicano che circa tremila tunisini, la maggior parte di età inferiore ai 30 anni, sono andati a combattere in Siria e l 80 per cento di loro ha aderito al gruppo guidato da Abu Bakr al-baghdadi. Di questi, circa 450 sarebbero stati uccisi e una sessantina si ritiene che siano nelle carceri del regime di Bashar al-assad. Inoltre novemila tunisini sarebbero stati fermati dalle autorità di Tunisi nell intento di andare a combattere in Siria. Di questi, secondo il ministro degli Interni Lofti Ben Jeddou, tra i 400 e i 500 sono rientrati in patria. Il popolo tunisino, non si riconosce nel terrorismo, è amante della pace e della vita, è colto e aperto, ed ha una tradizione di accoglienza molto antica, dice all Agenzia Fides P. Jawad Alamat, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie (POM) della Tunisia, che però aggiunge: non possiamo certamente nascondere l esistenza di gruppi più o meno consistenti di estremisti che ricorrono alla violenza per imporre la loro ideologia. Per risolvere il problema continua p. Juwad - occorre in primo luogo riconoscere che all interno di questo popolo, c è anche una parte violenta, che è alimentata da una situazione economica molto difficile. La disoccupazione è in crescita, mentre il costo della vita aumenta. In questo contesto è facile per chi ha molto denaro a disposizione corrompere le coscienze dei giovani disperati e reclutarli per commettere azioni violenti. Alla marcia di domani, oltre a Matteo Renzi, saranno presenti altri leader europei, fra i quali il presidente francese Francois Hollande. Una presenza che, per non essere solo simbolica, deve essere sostanziata da un rilancio di un patto euromediterraneo del quale 14

15 Italia e Francia dovrebbero essere tra i principali promotori. Una priorità rilanciata da Olivier Roy, tra i più autorevoli studiosi francesi del mondo arabo e musulmano, in una recente intervista a Repubblica : "La Tunisia era da poco riuscita a riconquistare la fiducia dei turisti dopo il periodo delle primavere arabe. Ci potrà essere anche un ripensamento da parte di imprese occidentali. È invece fondamentale che l'europa dia un sostegno economico, con aiuti che possano sostenere il paese nel suo cammino democratico. E non solo. La Tunisia - spiega Roy è uno Stato giovane, uscito da una dittatura. E contrariamente all'egitto, non è un Paese con una tradizione militare. L'Europa dovrebbe dare un appoggio logistico e tecnico per costruire una polizia democratica in Tunisia, aiutando così la prevenzione del terrorismo. Inoltre va trovata una soluzione politica per la vicina Libia". Perché tutto si tiene nel Vicino Oriente in fiamme. E il terrorismo si combatte rafforzando le istituzioni democratiche e dando sostanza alla rivendicazione di giustizia sociale. Con il lavoro più che con le armi. Questo ribadirà domani la Piazza tunisina. Piazza della Libertà. 15

16 ESTERI Del 30/03/2015, pag. 1-2 In settantamila a Tunisi la grande marcia contro il terrorismo Non ci sconfiggeranno Sfilano i capi di Stato, tra loro anche Hollande e Abu Mazen Renzi in piazza: Lotta per la democrazia, fermeremo gli estremisti ADRIANO SOFRI TUNISI QUANDO si vuol mostrare di non aver paura si portano i bambini alla manifestazione. I tunisini hanno portato i bambini. Il loro cartello prediletto è: «Questa estate io faccio le vacanze in Tunisia». Benché il turismo sia qui una risorsa decisiva, è un idea poetica. Tutti paragoneranno la manifestazione di oggi a Tunisi a quella di Parigi: io no. È grande e bella, non ne ha bisogno. I confronti si portano poi dietro domande inutilmente facili (perché le agenzie di viaggio non hanno cancellato Parigi, e le crociere internazionali hanno cancellato Tunisi? E l altro ieri la Federazione internazionale di tennis ha cancellato gli Open di Tunisi di aprile!) C è tanta gente: 70 mila, secondo la polizia (la polizia, dicono qui, oggi è dei nostri). In questi giorni Tunisi si è riempita di pioggia di vento e di cortei del Social Forum. Là e qui ragazze e donne danno il tono: «Essere donna vuol dire vivere in uno stato di guerra». Oggi il vasto viale è rosso di bandiere tunisine. Alla fine, caduta la tensione, saranno sventolate dalle auto come per una vittoria calcistica. La Tunisia di calcio ha appena perduto col Giappone, ma il patriottismo si è spostato: come nell inno nazionale cantato dai parlamentari in un sottoscala durante l attentato, e ricantato oggi dalla folla. Non è la Marsigliese, ma dice, come tutti gli inni, «moriamo, purché viva la nazione». Sono morti anche 3 giapponesi, nell internazionalismo inerme del museo del Bardo. Nel corteo una signora in carrozzina, un aria fragile e formidabile, ha un cartello scritto a mano: «Non ci fate paura, ci troverete sempre al nostro posto». Me ne sento protetto. A proteggere tutti c è uno spiegamento enorme, carri armati, terrazze di cecchini: e anche qui «come a Parigi», direi, se non avessi rinunciato inedita familiarità fra la gente e i poliziotti. Alla fine perfino le truppe speciali, una fessurina per gli occhi nel nero delle uniformi, accolgono pazientemente le famiglie colorate per la foto. La gente a Tunisi è cordiale, tanto più coi giovani del Social Forum che sono venuti lo stesso - il Forum ha perso la spinta propulsiva, ma resta una gran festa di ragazzi e con i giornalisti stranieri, il cui spiegamento è imponente anche lui. Mentre la manifestazione dilaga davanti al museo, all interno l organizzazione che si era voluta ferrea scivola in una confusione clamorosa di governanti sfuggiti ai loro pastori e viceversa. Ma la commozione ha avuto il tempo di imporsi, con le salmodie di cantori sufi sul fondale del gran mosaico della strage. Nel bailamme che monta mi infilo nelle sale, la cui bellezza, guardata di corsa e quasi clandestinamente, è soverchiante. Cerco invano il ritratto di Virgilio. Però, quando i cortei di berline hanno portato via le autorità, il direttore Moncef Ben Moussa, 50 anni, gran tipo che studiò in Italia, ci fa vedere tutto: anche i buchi delle raffiche. Li lasceremo, dice, un museo è il luogo della memoria, e la bellezza antica e il lutto recente si combinano in un modo struggente. Il rotolo che Virgilio (se è lui, ma oggi decidiamo senz altro che sia lui) tiene sulle ginocchia, recita dall Eneide: «Musa, mihi causas memora, quo numine laeso...» ricordami le cause, Musa. Il museo riapre al pubblico lunedì «il giorno in cui i musei sono chiusi, anche questo è un segnale». 16

17 Com è vicina Sousse, e Cartagine, e Tunisi. L Europa dovrebbe ancora sapersi immaginare come la vicina sconfitta di una Cartagine vittoriosa. Dovrebbe saper immaginare una Tunisia che entri in Europa, e almeno un Europa che entri in Tunisia. Quest estate, le vacanze Sono passati undici giorni dalla strage. Le autorità hanno voluto preparare la prova. In undici giorni di questi, quando si gioca d azzardo con la carta geografica in mezzo mondo e nell altra metà un secondo pilota si procura il suo inferno, le cose vacillano. La signora Merkel non c è: un agenda troppo piena di lutti. C è Hollande, e il presidente Caïd Essebsi, 88 anni, lo ringrazia chiamandolo «François Mitterrand», scherzi della nostalgia una punta l avrà provata anche lui, Hollande. Matteo Renzi sa dire le parole giuste, e ha imparato a scansarsi quando si sgomita per formare il cordone dei grandi capi: ha più tempo di loro. «Siamo qui accanto alle autorità tunisine per dire che non la daremo vinta ai terroristi», dice. Sabato il governo tunisino ha compiuto due operazioni. Ha ucciso 9 terroristi in uno scontro a Gafsa, nel sud, e fra loro l algerino Khaled Chaib, alias Lokman Abou Sakher, il terzo attentatore e capo di una cellula micidiale. Alla vigilia della manifestazione: dunque il governo sapeva che cosa fare. Dopo la rivoluzione, il governo islamista di Ennahda seguì con l estremismo jihadista un atteggiamento simile al quieto vivere che i governi italiani tenevano con la mafia. Oggi Ennahda c è, e perciò l opposizione di sinistra ha voluto disertare la manifestazione, a differenza dal sindacato: peccato. Il governo laico del partito Nidaa Tunes nel quale Ennahda sconfitta alle elezioni ha un ministro vuole mostrarsi risoluto. Un altro episodio è avvenuto sabato: la moschea più antica e nobile di Tunisi, Ez- Zitouna, è stata sgomberata da Houcine Laabidi, predicatore di odio e violenza. Condannato, Laabidi vi resisteva coi suoi adepti, chiudendo al mondo quel tesoro di storia. Gran bella manifestazione: come a Parigi. Avrà fatto venire ai ragazzi la voglia di cercare un senso qui, nel museo coi mosaici più belli e i buchi nei muri? C è un amorino è nudo, ha le ali: un colpo di kalashnikov l ha decapitato. del 30/03/15, pag. 1/3 Tunisi, la marcia dei 70 mila Terroristi, non vincerete Hanno scelto la libertà La vera primavera è appena cominciata Un Paese povero e infiltrato dagli jihadisti ma capace di ritrovare il senso di comunità Domenico Quirico Non so se questo sia il momento per una dichiarazione d amore, per una dichiarazione di fede. Nella Grande Guerra del nuovo millennio farsi illusioni è colpevole. A Ovest a Est a Sud il califfato trionfa, le coalizioni per svellerlo si decompongono nel caos, il suo miglior alleato, Abu Bakr trionfa. Eppure Manco da qualche mese dalla Tunisia, ma non immaginavo una simile moltitudine. È stata in un certo senso una rivelazione. Si muovevano come uccelli in migrazione, come un popolo unito, marciavano. In cammino di nuovo come quattro anni fa in un altra primavera. Come lo hanno deciso? Come si sono organizzati? Come sono arrivati? Tunisi si è riempita di gente convocata misteriosamente e rapidamente come uccelli, a solo undici 17

18 giorni dalla strage del museo del Bardo, ventun turisti e un poliziotto uccisi da un commando islamista. Senza retorica Una calda domenica di primavera con i fiori che delimitano i prati dei palazzi del potere e l erba di un verde accecante. D un tratto, dalla retorica scoperchiata a impazienza di popolo, i tunisini hanno calato giù, senza eruditi preamboli, la cosa più urgente e concreta che ci sia: uomini che soffrono ma stanno insieme, ragionano, sanno scegliere. Quel fardello penzolante rovescia la stomachevole inutilità delle parole in un altra eloquenza, quella di gente povera e sfortunata, di occhi pieni di Storia senza pietà. Poche centinaia di metri, ma bastano: l unico comunismo autentico, senza accenti o declinazioni, quello della condivisa sofferenza, quello che solo i poveri e gli afflitti, in qualsiasi parte del mondo, sanno parlare. Nel loro comportamento c era una forte consapevolezza della propria serietà, del proprio dovere ad esser lì. Quella presenza in strada offendeva gli estremisti, gli «odiatori» senza speranza e senza la minima volontà di riscatto. Ed è giusto che fosse così perché era la conferma che i tunisini hanno scelto la libertà, che non intendono farsi fuorviare dalla follia totalitaria. Quello che chiedono è semplice: basta ammazzare, chiunque, dovunque. «Tunisia libera, terroristi fuori!», scandivano con voci calme. Domani il sole non sorgerà su un mondo nuovo, purtroppo, ma quello di ieri non è stato un giorno sprecato. Uno dei caratteri salienti del totalitarismo, islamista e non, è la perdita del senso di responsabilità. Si punta ad esimere l uomo dalla responsabilità delle sue azioni. Il vero potere delle tirannidi impersonali, l istante in cui l uomo dice: sono i più forti che posso farci? Questo è il momento dell angoscia del nostro tempo costretto a misurarsi con il Califfato. I tunisini, invece, hanno affermato: «Ecco cosa farei perché è necessario, e cosa mai possono ancora farci?». Condizioni difficili Alcuni ingenui vorrebbero farci credere che la Tunisia, in fondo, gode ottima salute. Ma come potrebbe mai? Fiaccata da regimi parassitari, anche dopo la primavera dei gelsomini, all oscuro di molte cose fondamentali, menomata da perversa benevolenza verso l estremismo, (come hanno ricordato i partiti del Fronte popolare, accusando gli islamisti governativi di Ennahda di essere ipocriti), afflitta dalla povertà: come potrebbe mai godere di ottima salute? Impossibile! Eppure, nonostante questo, il cuore di questo piccolo Paese possiede davvero una integrità naturale, un caparbio senso della comunità. Si sentono lì, anche ieri, voci e canti con un senso tenero di una vita popolare perenne, quale è da secoli, e quale sarà forse per sempre; una vita protetta dalle memorie, confortante nell affanno di oggi. Siamo noi ad averne bisogno, non loro della nostra taccagna elemosina. Allora come possiamo attingere a questa sorgente di stabilità e di significati? Non fingendo di essere stati sempre al loro fianco. È falso. Dopo l accensione della Primavera, la curiosità che suscitava, la speranza della scoperta di forze ignote in quella parte del mondo che dicevamo immobile e arretrata, la Tunisia è tornata nella sua condizione di prima agli occhi dell occidente, attraente come paese, ma con una sorta di diffidente fastidio verso la sua umanità. Siamo stati amici dei loro tiranni, abbiamo cacciato brutalmente i loro ragazzi migranti, ragazzi che ieri sfilavano nella capitale (quelli che per la delusione non sono diventati islamisti e assassini). Sì, in fondo l unica nota stonata erano i notabili stranieri, fuori tema, sciupacchiati, preoccupati di se stessi, della loro esteriorità, spiravano una frigida vitalità esteriore, per la facciata, per far colpo. Dell orrore abbiamo fatto il nostro compagno quotidiano, quasi che non dipendesse da noi allontanarlo. Quasi fossimo impotenti di fronte ad esso. Il tempo in cui cominciano i fatti indescrivibili e difficili da capire per una mente d uomo: è già accaduto e sono quelli di oggi. La realtà terrificante di questa strage senza confini è talmente nuova da non riuscire 18

19 a raccontarla al punto che vi si rinuncia. Per viltà. Mancano i termini di paragone. Si aspetta la fine della cattiva stagione. Come una speranza. Mai credo si aspettò così. Ci si contenta che il tempo diventi più mite, che torni la primavera, il sole. Le speranze dell occidente sono ridotte a questo. I tunisini di ieri ci hanno insegnato qualcosa. Del 30/03/2015, pag. 3 Renzi-Hollande, sfilata a Tunisi Al memoriale inaugurato ieri al museo del Bardo è stato aggiunto un nome all ultimo momento. È morta poche ore prima dell avvio della manifestazione, Huguette Dupeu, turista francese rimasta ferita nell attentato avvenuto 12 giorni fa. Sale così a 22 il conto dei morti nell attentato dei terroristi islamici. La lapide è stata scoperta dai capi di Stato di diversi paesi, tra cui Matteo Renzi e François Hollande, arrivati a Tunisi per la marcia contro il terrorismo. Mentre iniziava la manifestazione Habib Essid, il primo ministro tunisino, ha annunciato che Khaled Chaib, il terzo attentatore del Bardo, è stato ucciso, in un blitz delle forze speciali. Chaib, conosciuto come Lokman Abou Sakher, leader della cellula Okba Ibn Nafaa, era scappato facendo perdere le proprie tracce. Rintracciato a Gafsa, a quasi 400 chilometri dalla capitale, è morto durante un operazione congiunta di esercito e polizia. La scorsa settimana si è più volte diffuso l allarme di un nuovo attentato islamista a Tunisi; prima alla manifestazione conclusiva del Forum Sociale Mondiale, poi alla marcia. L apparato di sicurezza messo in campo ieri era notevole. A Bab Saadoun, luogo da cui è partita la manifestazione c era persino un carro armato. Cecchini sui tetti, transenne e filo spinato a dividere i due spezzoni del corteo: da una parte i politici, dall altra la popolazione. La Tunisia non è sola ha detto il premier Renzi ieri uscendo dal Bardo. Siamo qui accanto alle autorità tunisine per dire che non la daremo vinta ai terroristi e continueremo a combattere per gli ideali di pace, libertà e fraternità ovunque. Le decine di migliaia di manifestanti, 70 mila secondo la polizia, che hanno marciato ieri, non aspettano altro. Ci servono investimenti e turisti europei. Samir, ha portato alla manifestazione figli e nipoti. C è un legame stretto tra disoccupazione e islamismo. Questi ragazzi continua Samir, commentando le 3 mila partenze di aspiranti mujahidin dalla Tunisia vedono un futuro di povertà in questo paese. Si fanno facilmente indottrinare da estremisti che promettono loro soldi per combattere il jihad. IN MEZZO AL MARE di bandiere tunisine quella di Tamer sventola più in alto. Si è arrampicato su un semaforo e da lì urla: Dichiariamo guerra al terrorismo. Tanti paesi sono gelosi della nostra rivoluzione, ma noi la difenderemo. Il processo democratico non ha rallentato dal gennaio 2011, quando Ben Alì scappò all estero. Oggi la Tunisia è l unico paese, interessato dalle primavere arabe, ad avere una rappresentanza eletta democraticamente. Mettiamo in conto il terrorismo come parte della rivoluzione, ma presto lo supereremo. Aziza indossa un paio di occhiali scuri e un camice bianco: Sono un infermiera e tra poco devo tornare al lavoro, ma volevo vedere questa piazza, qui si sente ancora l odore dei gelsomini della rivoluzione. Lo slogan della giornata è stato Le monde è Bardo. Per ricordare quanto accaduto a Parigi a gennaio e sottolineare i rapporti tra Tunisia e Francia. Parigi e Roma hanno mandato le delegazioni più importanti alla manifestazione di ieri, oggi i tunisini si aspettano da questi due paesi l impegno per risollevare l economia. 19

20 Del 30/03/2015, pag L analisi. Washington è convinta di poter trasformare il regime, ma le minacce degli ayatollah sono ancora un ostacolo Un nuovo ordine e più petrolio ecco il terremoto che piace a Obama THOMAS L. FRIEDMAN PERSONALMENTE riesco a individuare molti validi motivi per arrivare a un accordo sul nucleare con l Iran e altrettanti per rinunciarvi. Se non avete le idee chiare a questo proposito vediamo un po se riesco a confondervele ulteriormente. La proposta di sospendere le sanzioni contro l Iran purché quest ultimo riduca le sue capacità nucleari tanto che la produzione di armi richieda almeno un anno di tempo deve essere valutata in sé e per sé. Vanno esaminate in dettaglio le caratteristiche del sistema di verifica, in particolare le conseguenze in caso di imbrogli da parte iraniana. Bisogna però tener conto del quadro dei più ampi obiettivi strategici americani nella regione, perché un accordo tra Usa e Iran equivarrebbe a un terremoto in grado di scuotere ogni angolo del Medio Oriente. Non si presta adeguata attenzione alle implicazioni regionali dell accordo, in particolare a ciò che accadrebbe se andassimo a rafforzare l Iran in un momento in cui gran parte del mondo arabo sunnita vive una grave crisi. La tesi del team di Obama è che l accordo con l Iran abbia carattere trasformativo, la rimozione delle sanzioni cioè, sarebbe una ventata d aria nuova e potrebbe spingere l Iran ad aprirsi, uscendo dall isolamento imposto dal 1979 dagli ayatollah e dalle guardie della rivoluzione, trasformandolo gradualmente da stato rivoluzionario a paese normale, meno incline a minacciare Israele. Se si parte dal presupposto che l Iran possieda già la tecnologia e gli strumenti per costruire armi nucleari l unico modo per ridurne la pericolosità è cambiare le caratteristiche del suo regime. Secondo Karim Sadjadpour, espearto di Medio Oriente del Carnegie Endowment, per quanto Obama e i suoi si sforzino di credere che l accordo possa essere trasformativo il leader supremo iraniano Ali Khamenei, «lo considera transattivo» - l Iran si tura il naso, conclude l accordo, riguadagna forza, e resta aderente ai suoi vecchi principi rivoluzionari. Però non si può mai dire, magari da transattivo l accordo può avere inesorabili e imprevedibili effetti trasformativi. Un altra tesi è che l Iran sia un paese normale e civile, che vanta elezioni vere (seppur limitate), una popolazione femminile istruita e un grande potere militare. Recuperare i rapporti con l Iran consentirebbe agli Usa di gestire meglio i Taliban sunniti in Afghanistan, e neutralizzare i jihadisti sunniti come quelli dell Is. Fin dalla rivoluzione iraniana del 1979 l America ha puntato molto sull Arabia Saudita, ma mentre la famiglia reale e le élite saudite sono allineate con gli Usa, esiste uno zoccolo duro di sauditi wahabiti che ha finanziato la diffusione di un Islam estremamente puritano, anti pluralista, misogino che ha cambiato lo spirito dell Islam arabo contribuendo a mutazioni come l Is. Nessun iraniano fu coinvolto nell undici settembre. Furono agenti iraniani a costruire gli esplosivi più letali che uccisero una gran numero di militari americani in Iraq. Fu l Iran a incoraggiare i suoi alleati sciiti iracheni a rifiutare il prolungamento della presenza militare americana in Iraq. «Nella lotta contro l Is, l Iran è sia l incendiario che il pompiere», dice Sadjadpour e aggiunge che per l Arabia Saudita l ascesa dell Is è attribuibile alla repressione dei sunniti in Siria e in Iraq da parte dell Iran e dei suoi accoliti sciiti. Per Tehran, l ascesa dell Is è attribuibile al supporto finanziario e ideologico dell Arabia Saudita e dei suoi alleati del Golfo. Hanno ragione 20

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