CaMmInAtO Nel LeTtO. Cercando il senso dell Aldiquà partendo da uncimitero MARCO PATTACINI. In estrema sintesi:

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1 MARCO PATTACINI anche StAnOtTe Ho CaMmInAtO Nel LeTtO In estrema sintesi: questa vicenda potrebbe essere realmente accaduta, oppure no. E La storia di un paesino detto Popoli e di lui: lafamiglia Agostino baracca, in molte cose fissato, direi quasi inchiodato quando pigliava dei dritti. Su tutte però, uno prevaleva: le necessita Fisiologiche. Cercando il senso dell Aldiquà partendo da uncimitero 1

2 &Perché? Nell Aldiqua esistono tanti paesi: alcuni nascono lungo un fiume, altri sfiorano o accarezzano una costa; crescono inseguendo una strada, talvolta figlia anche della pura fantasia. Tutti, vicino, hanno uncimitero. In quella frazione detta Popoli ci si fece idea che quella della morte fosse la prima necessita Fisiologica degli uomini. Lì c era chi lo giurava: a dir loro, quello fu il lume della memoria disegnato dalle onde delpo Quella beata cupola azzurra che da immemorabili tempi giaceva su quelle terre, pareva esser divenuta maledetta: non la smetteva più di lacrimare dannate gocce per giorni e giorni. Le acque s arrampicavano oltre le rive in cerca di terre da inghiottire, rapinare, figlie d un cielo a lungo stracciato. E chi se l aspettava una roba del genere? Quando apopoli arrivò la piena, per il resto del mondo erano le cinque del mattino, Lì, invece, s affacciava un alba triste segnata dall amarezza del disarmo: estremo sapore del limite. I pioppi, che prima si stagliavano alti verso il cielo con spoglie braccia desiderose d abbracciare una nuvola o almeno un sogno, venivano lentamente ma inesorabilmente inghiottiti. Surreali, spuntavano solo i rami estremi, aggrappati al chissà dove. Flagello didio per taluni, na sfiga dellamadonna per altri: disgrazia era, quest è certo. Dall alto del Piemonte alle foci del Polesine interi paesi erano nelle medesime condizioni, temendo d esser spazzati via dalle torbide e tormentate acque d unpo divenuto troppo. In quel dipopoli quella notte s allagò la sacca grande e con essa sparì ilcimitero completamente sommerso fino a che l ultimo degli ultimi lumini s allontanò scrivendo la prima veritàperduta: il mondo ha bisogno di camomilla. Disarmati i popolani, non poterono far altro che assistere a quell atroce spettacolo, formando una lunga fila sull argine maestro. Il grande fiume gonfio a dismisura, aveva letteralmente staccato in due terre fino a qualche giorno appresso visibili. Largo come il mare è ciò che non si vede più: largo come il mare in un alba triste. Così Popoli restò l unico paese al 2

3 mondo senza uncimitero. Unica sopravvissuta si potea veder la buca del Futuro sulleonde deldnb Vicino alla stravecchia Chiesa dipopoli c era un piccolo convento monastico che, se non decrepito, si presentava certo malandato. Apparteneva alle settesorelle. Cioè: a onor del vero, il loro Ordine era quello delle Serve di Maria Immacolata et Santissima Madre dei Figlioli Perduti per il Mondo. Ma siccome ripetere tutte le volte: - Buon giorno suorgiacinta devota all Ordine delle Serve di Maria Immacolata et Santissima Madre dei Figlioli Perduti per il Mondo era una fola per non dir di peggio, fu collettivamente stipulato un riassunto, ribattezzandole settesorelle. Visto e considerato, traparentesi, che per aver fede al loro Ordine - che per misericordia mia e vostra non riscriverò mai più per esteso - avrebbero dovuto essere comesorelle nel tempo. E quant è lungo il tempo in clausura, non lo è da nessun altra parte: eternamente Suo. Per scelta. Pensate che per misurare il tempo in modo comprensibile, Agostino si ripeteva quella famosa massima: voi provate a stare dieci minuti in attesa della vostra morosa, poi provate a sostare dieci minuti con il sedere nudo su una stufa accesa e vedrete subito la differenza, vacca d un cane. Ma le settesorelle, invero, apparivano speciali anche per il fatto che di straforo a tutti, misero su una radio clandestina che quando meno ve l aspettavate s infilava dentro i programmi degli altri e ci dava giù di brutto. In latino, in 3

4 dialetto, in italiano, le settesorelle aspettavano solo il momento più propizio poi s infilavano dentro per dir lo di lor pensiero attraverso suorplacidia che possedeva un vocione rauco e importante allo stesso tempo: dono didio e delle sigarette che, per dispensa della badessa, potea assaporare. Per esempio, una volta s infilò dentro Radio Maria nel bel mezzo d un rosario e annunciarono al mondo: - Il verbo s è fatto carne: godiamone. E giù che diede voce a una lettera scritta a un amico finocchio. Innanzi tutto l etimologia della parola finocchio: è utilizzata perché anticamente quando gli omosessuali erano messi a bruciare vivi sui bracieri ardenti, per mitigare e confondere l odore repellente erano buttati in quantità industriale dei finocchi. Oggi, carissimo amico, non è più così. Come ha detto l altra sera canale cinque, da noi ribattezzato canile cinque, finalmente presto ci saranno i PACS. E, allora, da quel dì potrai sposarti anche tu. In Municipio, s intende. Per la benedizione di Santa Romana Chiesa dovrai attendere ancora un po. Tuttavia, noi che ti siamo amiche, ti diciamo coraggio perché il signordio ti accoglie per quello che sei e non per quello che altri vorrebbero che tu fossi. Una benedizione da tutte le tue amiche Ci vuole del coraggio e mai e poi mai ci si sarebbe aspettato che fossero proprio delle religiose a scandir tali ardite affermazioni. Un'altra volta interruppe un discorso che Berluscoro stava tenendo alla nazione sulla libertà proclamando: - Sia i popoli, sia le persone troppo spesso hanno poca memoria: inceppando così la ruota della storia in un affannoso ripetersi. Dura lex set lex A chi è padrone di una percentuale altissima dell informazione, dovrebbe essere vietato per legge di far politica in prima persona: così come avviene nei paesi più emancipati. Oppure su Radio Vaticano - Crediamo in un solo Dio, ma preghiamo anche gli altri. Perché aiutano milioni e milioni di uomini, ecco perché. Firmissima est inter pares amicitia: saldissima è l amicizia tra persone eguali, ciàpa mò sù. E via discorrendo. Nell arco di ventitré anni s erano ridotte a sette: le morti, quanto le nascite, non si nascondevano: di novizie neppur l ombra, e sulle lapidi si potevano contare le promosse, dacché assunte in cielo. Restavano all appello dell Aldiquà: suorgiacinta, suorelisabetta, suorplacidia, suoralberta, suorcometa, suoranna e suorcandida la badessa, ma per tutti non eran più che una. Nessuno ha veduto mai il dì loro volto, sorriso, pianto. Nessuno. Solo la flebile e adeguata voce, unica in grado di scavalcare tende, contro tende e grate, era nota. Tuttavia, anche per chi coltivava l abitudine di colloquiar con esse, era impossibile distinguere se a parlare fosse l una o l altra. Condividevano persino i modi di dire, gli accenti, le inflessioni: in natura diverse, cercavano comunione nellospirito, le settesorelle. 4

5 Eccezion fatta per suorplacidia labirichina, che appassionatamente assaporava le Gauloise, perciò sfoderava un vocione alla Jak Follak, e giù che ci dava di legna con la radio attraverso quell antenna invisibilmente attaccata al crocefisso che svettava sulla Chiesa introducendosi su Radio Maria ti fa: - Dio ti aiuta, Berluscoro si aiuta: altro che unto dalsignore: è bisunto - Ho capito quant è lunga l eternità dopo aver ascoltato un comizio di Pannella, proclamò introducendosi nelle frequenze di Radio Radicale. Oppure a Radio Padania Libera: - Gli extra comunitari sono ultra necessari, perché solo se ci si mescola l Aldiquà, assomiglia all Aldilà. E così via. Comunque sia, durante una di quelle furibonde liti con se stesso, Agostino baracca ebbe la felice pensata di starsene per qualche giorno in quella parte del convento dedicata all ospitalità. - Ho bisogno di riflettere, sorella, di pensare. Allora ho considerato che forse qui, fuori dal mondo e solo con me stesso, poteva riuscirmi meglio, più facilmente. - Un bell accidente, veh Oh, giuro: gli rispose così. A raccontarla sembrerebbe una favola, d accordo, eppure suorcometa replicò in tal modo, con candida flessuosità, sottovoce: - Un bell accidente, veh Bisogna ammetterlo: parea disarmante. E anche il signoragostino, di solito poco propenso alle convenzioni, non trovò modo di proseguire. Sicché, letteralmente muto di parole passò un lunghissimo minuto, che già iniziava al sapore del silenzio. - Nella stanzina troverete tutto il necessario. Nell armadietto ci sono lenzuola e salviette di ricambio, ma se vi necessita altro, non esitate a tirare il cordone posto al fianco della scrivania: una di noi vi raggiungerà. I pasti, se vi può andar bene, li serviremo alle otto, alle dodici e alle diciannove. Ah, quasi dimenticavo, perdonatemi nel bagno troverete anche lo specchio, speriamo che sia grande abbastanza e vi possa bastare: se, come avete detto, vi fermerete solo una settimana dovrebbe esser sufficiente. Un ultima cosa, purtroppo in questo periodo fa molto freddo, e i nostri riscaldamenti, come avrete presto modo d apprendere, non sono molto efficienti; per di più i serramenti sono piuttosto malandati, con vetri sottili: sicché vi abbiamo dato due panni, uno lo troverete nel comodino. Comunque, ripeto, non abbiate timore di chiedere, buona notte - Buona notte. 5

6 Replicò lui tutto d un fiato, così com era solito fare d istinto. Avrebbe voluto aggiungere grazie, almeno, ma a stento riuscì a pronunziare quell automatica risposta. O forse avrebbe potuto chiederle chi era delle sette, ma quel tono così complice - che se non fosse per rischiar l irriverenza si potrebbe definir suadente - gli entrò nell anima, di per se bastevole a esercitar la necessita Fisiologica del sonno, su cui rimboccare le ruvide, spesse coperte. Alle otto in punto, la ruota - marchingegno di legno che permette di trasferire oggetti da una parte all altra di una parete senza vedere nulla - ruotò. Ma quel ch è peggio è che quell arnese ingrato, faceva un atroce cigolio che catapultò baracca dal limbo dei sogni alla luce del dì. - E questo non si presentava certo quale un bel modo di svegliarsi, ha fin da subito pensato ad alta voce. E puntualmente è arrivato un sonoro: - Porca miseria, le belè ot or, e vag in bàgn. Sì, al signoragostino gli scappava di parlare da solo. Frequentemente, per di più. Da qualche tempo però la tecnologia gli era venuta incontro forte come un tram, vacca d un cane. Giacché ogni tanto queste sonore valutazioni, o ipotesi che dir si voglia, gli balzavano fuori mentre camminava per strada o in macchina fermo a un semaforo raggelando in tal modo gli ignari spettatori, da quando esistevano, i signori cellulari gl era divenuto ben più semplice esercitare l arte del camuffarsi: gli bastava appoggiare la mano su un orecchio come stesse telefonando, e il gioco era fatto. Chi prima lo guardava con fare sconsolato, immediatamente riacquistava la perduta tranquillità del tutto a posto madama la marchesa. Traparentesi, lui aveva un vero e sincero odio per il telefono, figuriamoci per i telefonini. Apparteneva a chi non riusciva a parlare senza gli occhi. APopoli lo sapevano tutti quel fatto li, tanto che qualcuno voleva perfino chiamarlo Pronto?, perché come lo diceva il signoragostino quel pronto?, non lo diceva nessuno. In quelle poche sillabe riusciva a far passare quasi un ragionamento compiuto d irrevocabile antipatia verso quell aggeggio cieco che fa tuu tuu... Ma per decisione unanime il signoragostino baracca era l unico a non dover esser soprannominato, così com era d uso far da queste parti ad una certa età. Visto e considerato che il nome ti era rifilato appena nato senza conoscenza alcuna di chi tu fossi inseguendo un modello, e il cognome si mostrava come la targa genetica. Beh, a lui, baracca gli andava senz altro a fagiolo. Onomatopeico, direi. Oltretutto, quando si presentava, quel baracca lo marcava proprio così: calcando la mano su quella doppia CC che a suo dire stava a significare consorziocooperativo, definizione che lui sosteneva esser propria dell umanità. Fatto sta che dalla fumante ruota si sprigionò il vapore profumato del latte caldo che nell aria si sposava con l aroma del caffè, anticipando ai sensi il gustoso sodalizio. In una scodella alcuni tozzi di pane raffermo con a fianco una tazzina di marmellata alle prugne, la sua preferita, ottima per di più: vedi che anche le giornate nate storte possono raddrizzarsi. Si disse mentre proseguiva lo spezzettar bocconi con quel rimasuglio di denti veri e fasulli che abitavano la di lui bocca. 6

7 Non sempre, ahimè, ma talvolta anche le cose principiate male, possono mutare: altrimenti cos è la speranza, continuava a borbottare tra sé e sé. Solo dopo aver boccheggiato capienti tiri dall amata pipa, si arrecò nel piccolo e dimesso bagno, e, terminato di spennellar lo viso con saporosa schiuma, un attimo prima d impugnare il rasoio volse gli occhi all insù vedendosi nello specchio. Rimase incantato. In alto, con rosso rossetto vergato, spiccava un lascito: Rifletti con la tuafamiglia, se puoi. Di buon cuore gli scappò un: - Porca l oca La bocca giaceva spalancata e inerme nel bel mezzo delle carnose guance saponate, mentre lesse e rilesse quella frase chi cavolo l avrà scritta?, e quando?, e perché? Sopra un frullar di pensieri emersero allora le considerazioni udite la sera precedente Nel bagno dovreste trovare anche lo specchio, spero che sia grande abbastanza e vi possa bastare dovrebbe esser sufficiente. Ma che storia è questa?, vuoi vedere che le piesorelle, stanotte, si sono intrufolate nella mia stanza per farmi sto bel scherzetto col rossetto Ma no, è impossibile. Oppure, l avranno scritto prima che io arrivassi; ma come avranno fatto a presagire che nutrivo la necessita Fisiologica di riflettere? Boh chi lo sa. Adesso tiro il cordoncino e glielo domando, pensò mentre a lunghi passi s accostava allo scrittoio. No, fermati, rasati prima la barba, s impose mentre riprese la via del bagno. Ma cosa diavolo me ne frega della barba adesso, tanto qui non mi vede nessuno, si replicò giusto sull uscio. Dietrofront: ho bisogno di capire, fan bego la schiuma e la barba. Famiglia complicata quella d Agostino molto complicata. In ogni modo, non fece neppur in tempo a sedersi di fronte alla grata del parlatorio che sentì aprirsi la porta a lui nascosta: quasi che tirando quel cordoncino avesse dato la scossa, anziché suonare. - Buon giorno, esordì suorcandida, vi occorre qualcosa? - Si: capire, sparò Agostino con fare poco elegante. - Che cosa significa quella scritta sullo specchio? - Ah, già: lo specchio... Sono in molti, sapete, a rifugiarsi qui e tutti, invariabilmente, ripetono quel che anche voi avete detto: sono venuto fuori dal mondo per riflettere con me stesso Allora suoranna, tra noi la più burlona, siccome una signorina nostra ospite aveva dimenticato il biuticase, perché almeno qui poteva evitare il trucco, ha scritto quel che ora potete leggere sullo specchio - Rifletti con la tuafamiglia, se puoi scandì baracca ripercorrendo quelle semplici parole incastratesi come un chiodo fisso nei suoi più reconditi meandri mentali. - Proprio così: gli specchi riflettono, talvolta più di coloro che vi si accostano, e non c è bisogno d andare fuori dal mondo per comprenderlo, ma dentro. Sapete, quando una di noi è costretta a uscir fuori da qui per farsi curare, saluta le suesorelle dicendo: pregate per me che sono obbligata ad andar fuori dal mio mondo. Vedete signoragostino Il mondo, è il proprio mondo. santomondo. 7

8 Ha aggiunto in conclusione suorcandida la badessa, con l immutabile fascinoso sussurro sottovoce. E chi si sarebbe mai aspettato delle suore così. Chi?, continuava a interrogarsi ancora una volta spiazzato nonché muto di lingua, Agostino. Mentre lei, quasi riuscisse a scavalcar con gl occhi del proibito sguardo, tende, contro tende e grate, percependo il di lui imbarazzo, sorrise di cuore - Strana arte, quella del riflettere, del pensare, del ponderare, non credete? - Si: vera e propria necessita Fisiologica, direi, rispose lui col forte fiato dell istinto. Però non capisco cosa significhi sta storia dellafamiglia voi stessa mi avete confermato che chi viene qua desidera stare solo con se stesso - E così ma dal nostro punto di vista, ogni persona è unafamiglia. Mi spiego meglio: essendo gli uomini di carne e pensiero costituiti, fin da principio s è in due. C è poi chi vi annette un anima, o più laicamente una coscienza, noi preferiamo chiamarlo Spirito. Tuttavia anch esso c è: e siamo a tre. E questo solo per parlare dell umana natura, si direbbe. Ma voi, senz altro sapete che l uomo, vi aggiunge la storia. Gli antichi dicevano, per l appunto, che le persone sono Naturae e Nurturae, Natura e Storia. DNA&DNB, insomma. Perché la storia? Perché ogni uomo abita nel tempo Passato, Presente e Futuro: io sono ciò che nel tempo sono stato, e in funzione di quel che domani vorrei essere. E siamo a sei Voi cosa ne pensate?, non è unafamiglia di discrete proporzioni? - Altroché, se lo è - Allora, buon giorno, signoragostino. - Vacca se è un buon giorno Replicò incapace di controllarsi. Certi termini con determinate persone sarebbe meglio evitarli ben inteso, ma qui, forse, qui era meglio esser ciò che si era: vacca compresa, si scusò lui. D altra parte anche loro usavano degli Amen assai particolari. Il suo cervello continuava a masticare mentre col pensiero accompagnava suasorella fuori dal parlatorio; lunghi, freddi e spropositati corridoi che nella sua fantasia si contrapponevano a minute cellette, ove, in modo dimesso, anch esse si ritiravano per riflettere. Nessuno lo vide mai l interno di sto convento: e ognuno se lo immaginava a modo suo. Poi, il rumore della porta chiusasi alle spalle, riportò baracca al presente, ancora una volta non aveva detto grazie. Eppure ce n era di bisogno, dacché quelle parole l avevan fatto ragionare, e, traparentesi, non più solo con se stesso, ma con la suafamiglia. A tal proposito, nella carne, Agostino potea definirsi un fortunato: non che il suo fisico fosse da Homopalestrato, quest è certo, ma neanche da buttar via, anche se gl anni iniziavano a lasciare segni sempre più evidenti. Nel pensiero invece, ecco, nel pensiero un po Homosbalestrato lo era. Non un folle, a parer dei più, ma di sicuro stravagante per natura lo era. Ecco il suo DNA. Un miscuglio di geni gli rendeva rari lì capelli ed enorme il naso, mentre di carattere, al par del fiuto, appariva generoso ma assai lunatico. Pervia della qual cosa, tanti gli volean bene, e tanti no: un po ciò che accade a tutti, 8

9 invero, ma forse in lui tanto l amicizia quanto l inimicizia erano più evidenti. Dacché raramente si concedeva all ipocrisia, piuttosto cercava il confronto, arte del sopravvivere dell Aldiquà, purché fosse schietto come il suo amato vino rossovivo. Mentre il DNB, la storia d Agostino, erano vicende di vino, per l appunto. Ereditaria, per di più. Nutriva per quel nettare un sincero amore, anche se, come in tanti casi avviene, puntuale come le otto di mattina, giunse la stagione dell odio. Ricevette in eredità una piccola cantina e una grande passione, lui: da quattro generazioni, in realtà, in quel dipopoli i baracca producevano vino e intrugli vari purché dotati dispirito. E anch esso, ben poco prodigo negli studi, giunta la maggior età scelse d esercitare lo nobile mestier del cantiniere, annullando d un sol colpo i sogni dei genitori che lo vedean di già notaio. - fan bagno la patria potestà: da oggi farò ciò che desidero, sentenziò un bel dì. Farò lospirito felice, perbacco. E per lungo tempo ne fu appagato Purtroppo, però, il signoragostino era anche Homotormentato, non sempre abitava la serenità: talora i suoi pensieri si facean cupi, direi bui al futuro. E il suo cielo si popolava di quelle nuvole che De Andrè raccontava nere come un corvo. Io non so se anche questo fosse dovuto ai suoi geni poco geniali, proprio non lo so, ma sono sicuro che quelle nuvole, quelle nebbie di padana memoria che talvolta popolavano la sua mente, gl impedivano di vedere innanzi, incastrandola in un presente senza senso. E difficile vivere senza veder futuro: giacché chi non lo scorge, non riesce a esercitare l importante necessita Fisiologica detta progettare. Allora il vivere diventa sopravvivere. E il presente si fa insopportabile. Invivibile direi. Porca miseria, umana compresa. Così il vino si fece calice amaro: non più capace di rallegrare, ma, al contrario, di rattristare. Sì, desideroso com era di non sentire il male, baracca, per un certo periodo della sua vita non si risparmiò nel bere, quasi fosse andato in cortocircuito: dal produttore al consumatore. Arrivando a raschiare il fondo del barile per scoprire oltretutto che era vuoto. Solo da quando prese ad accettar lo male come parte del sé, il dolore non lo disarmava e il vino riprese a essergli compagno, non più nemico: - PerBacco & perme Aggiungeva sottovoce quasi a non voler far sapere ai più la sua prossimità con l incarnato et blasfemo Spirito divino. Agostino baracca apparteneva di diritto al club degli stravaganti. E, così come tutti quelli che abitano sto modo d esser, era turbato. Aveva il dono del creare e amava ripetere che a quelli come lui ogni tanto gli montava la panna. Era sua opinione, per l appunto, che ispirazione e disperazione fossero vicine di casa: abitando sullo stesso pianerottolo. La sua natura era particolarmente vulnerabile ai chiodi fissi. Oltretutto, come agli umani accade, si trovò ad affrontare grandi problemi come, ad esempio, il rapporto con la malattia, perché nel tempo si era persino indisposto. E di brutto: oggi doveva convivere con un fegato scassatello e col virus dell HIV. Perché purtroppo per un lungo periodo trovò più 9

10 facile ficcare la testa sotto la sabbia: incapace di vivere le proprie difficoltà. Solo col tempo imparò a condividere il dolore che la vita alla fine ti riserva. Insomma, larga parte della sua vita fu un vero e proprio calvario nel quale utilizzava sostanze stupefacenti a man bassa. A onor del vero quelli dipopoli si divisero tra coloro che comprendevano la sua persecuzione e chi invece lo condannava a priori, poiché era più facile infliggere una pena a un tossico che era per certo una testa di legno, per non dir di peggio. E ciò che avviene un po dappertutto, purtroppo. La differenza è che Qui, per fortuna, in parecchi avean sospeso il giudizio e in tutti i modi si resero disponibili ad aiutarlo. Lui però era incastrato nell eroina. Per la bellezza, si fa per dire, di quasi vent anni si era letteralmente impossessata della di lui persona o maschera che dir si voglia: visto che oltretutto sta maledetta roba gli trasformava addirittura lo sguardo: specchio dell anima. Ma, se è vero che la parola esperto deriva da esperienza, si può certo dire che oggi, sulle droghe, Agostino baracca ne sapeva una più del diavolo, e non solo perché come tutti si era fatto di pepe. Quest era la sua vissuta poesia sul dolore. Ben diverse tra loro negli effetti e nelle dipendenze, sostiene che tutte - e in tutte le parti del mondo - sono utilizzate per sfamare il desiderio d alterare lo stato d animo. Come tutte le cose, anche gli stupefacenti non sono solo portatori di male, anzi, talune hanno anche aspetti positivi o curativi. Anch esse son bianche e nere, insomma, basti pensare al pepe. Ah, a proposito, una cliente d Agostino che abitava nella bellissima Parma gli raccontò che un bel giorno stava preparando le cipolle al pepe, e, mentre le sbucciava una dopo l altra, sentì suonare dannatamente al campanello. Corse frettolosamente ad aprir la porta e si ritrovò innanzi la coinquilina in lacrime. A causa dello spessore delle pareti del giorno d oggi, lei tagliava la cipolla e a quella disgraziata lacrimavano gli occhi a più non posso, mah la modernità. Comunque, secondo lui, le droghe son così ma par difficile ammetterlo. Le sigarette rendono l Homogalletto: macio, se si vuole. Però senza dubbio alcuno, danno una forte dipendenza e parecchio da fare a lì polmoni. Gli alcolici invece entro una certa misura possono rallegrare alcuni momenti dell esistenza ma attenzione però: perché ci vuol poco ad assuefarsi. Quando l utilizzo diventa compulsivo, distruggono non solo il fegato ma l intera esistenza. Si tratta quindi di trovare l equilibrio tra un buono e sano bicchiere e il famelico bisogno di spegnere il cervello. La Marijuana, invece, negli effetti equivale agli alcolici. Appartiene alla cultura orientale, fatti salvi gli Indiani d America che si gustavano i loro calomè della pace in sant unione, così come il vino alla cultura occidentale, tuttavia anche qui si fa spazio per il diffuso utilizzo. Addirittura, nella puritana America, la distribuiscono gratuitamente ai malati gravi perché rilassa, stimola l appetito e la conversazione rendendo la vita meno amara. La cannabis dà gli stessi effetti d un buon bicchiere e, nella giusta misura, rende l Homoallegro. E sono tanti, ma proprio tanti, coloro i quali godono dei suoi effetti. Oltretutto, a differenza degli alcolici non da nessuna dipendenza fisica: si può tranquillamente smettere di fumarla senza provare alcun dolore fisico. E solo una questione psicologica: l ho provata sulla mia pelle, ripeteva tra sé e sé. Consapevole però che se assunta in continuazione o smodatamente anch essa diventa dannosa: può indurre alla 10

11 depressione e il bel vivere si trasforma in mal di vivere. Assai diversi sono la cocaina e l eroina. Provocano un effetto opposto: uno è un eccitante l altro è un deprimente, ma sono entrambi terribili. Agendo sul sistema nervoso centrale in modo potente portano una fortissima dipendenza: sono vere e proprie bestie nere tanto che rendono l Homoschiavo. La vita si fa invivibile con ste sostanze. L unica cosa che pensi al mattino, ammesso e non concesso che sia riuscito a dormire, è dove trovare quel fracasso di quattrini che ti servono per comprare la dose giornaliera, giorno dopo giorno: la luce si spegne inesorabilmente e il fisico col cervello si spappolano. Attenzione però perché l oppiaceo, in medicina, ha un ampio utilizzo quale antidolorifico, anche se nella nostra signoraitalia la cultura medica lo guarda con sospetto al punto di negarli perfino ai malati terminali, per il timore di un assuefazione. Ma chi se ne frega dell assuefazione se mi resta ben poco da vivere. Almeno aiutatemi a togliere il dolore, proferiva il signoragostino su questo punto dando voce al signorconvinto, nome con cui Agostino aveva battezzato quel tipo della suafamiglia che talvolta s affacciava predicando impettito agli altri dacché prossimo al superio o superuomo che dir si voglia. Anche gli allucinogeni sono assai pericolosi. Innanzitutto alterano fortissimamente le percezioni psicofisiche e rendono difficoltosa qualsiasi azione, anche la più semplice come guidare l automobile. Cuor di Leone che di nome facea Riccardo, essendo infermiere in una struttura di cortegodi dove assistono i tossicodipendenti, sosteneva che se mangiavi una bella polenta con quei funghetti lì ti sentivi nell Aldilà. E aveva pure ragione: tanto che alcuni popoli ne fanno utilizzo in speciali riti. Ecco, di questo, Agostino non diceva nulla perché non aveva mai partecipato a queste funzioni. Tuttavia, le poche volte che li avevano provati, si era spaventato perché si sentiva proiettato in un mondo fantastico, senza esser capace di condurre il viaggio mentale, vamolà. Da ultimi, ma non per potenza, i farmaci. Si sa, le medicine sono sostanze tossiche e quindi hanno la capacità di far del bene ma a essi si associano effetti collaterali notevoli. Gli psicofarmaci, ad esempio, se assunti con la prescrizione di un medico, e, aggiungeva, che se n intenda, hanno effetti positivi. Ma purtroppo possono indurre dipendenza. Per non dire poi se se ne fa un utilizzo personale senza guida alcuna: possono essere spaventosi e persino indurre la morte. Comunque sia, fu difficile per baracca archiviare le droghe nelle cose che di certo non aiutano. Dopo anni e anni di consigli e parole uditi qua e là, gli giunse un raffazzonato foglietto dal signortoro seduto su cui c era vergato: quando il pernsier è stanco e non riposa può giungere il cuor a far da sposa, coraggio signoragostino. Quelle poche parole scritte con affetto lo fecero rifletter non poco. Sì, forse c era proprio bisogno che il cuore, il sentimento per la vita lo spronasse a cancellare i cattivi pensieri che l avevano ormai inghiottito. E questo, Deo Gratia, ebbe luogo. Fatto sta che mentre passava in carrellata la sua identità, al solito pensoso e con il gomito ancora appoggiato alla misera scrivania non poté trattener la mano. E se l andò a infilare là dove sempre cadeva durante il moto del ragionamento: aperta ad abbracciare il mento. Solo allora, 11

12 dopo che si era per benino impiastricciato, rammentò la barba incolta già schiumata. Agostino s incastrava proprio in certe riflessioni, c era poco da fare. E quando la sua mente vagolava, nulla del corpo suo aveva più importanza: solo gli occhi andavan su e giù in cerca del capire. E il resto, come immobile spettatore, quasi per risparmiare energia, restava pressoché bloccato: come un vero e proprio chiodo fisso. Rasò e lavò il viso sotto lo specchio del rispecchio, cercando in tutti i modi di cancellare quella lunga e ritta ruga che non di rado attraversava la sua fronte dandogli un fare corrucciato. Ma inutilmente. Quella maledetta, quando arrivava, arrivava: poteva far di tutto ma anche con la più forte delle volontà non riusciva a cancellarla per più di qualche minuto. E poi tornava, lascorbutica: così chiamava quel lungo solco che parea divider in due il suo corpo: sotto la carne e sopra il pensiero. - Lasciala li, quindi, sta ruga: dacché è tua, dichiarò impettito all altro che negli occhi lo guardava sovrastato dal comandamento stampato col rossetto. - Lasciala lì porca l oca: forse fa parte anche lei della tuafamiglia in ognifamiglia c è qualcuno che puoi solo accettare. In ognifamiglia. La puntualità con la quale la ruota emetteva quel lancinante cigolio era sconcertante. Ci si poteva regolare l orologio tant era preciso; mica come i treni che parton sempre in ritardo, o le disgrazie che arrivano spesso in anticipo. Regolarmente la stanza si colmò del profumo delle abbondanti libagioni: alle settesorelle piaceva assai ospitare pellegrini. Pervia della qual cosa, frammezzo a una sfilza d avemaria e parecchi paternoster, sfornellavano per giorni e giorni di fila sfavillanti torte con mandorle tostate e uva Sultanina, o preziosi asparagi guarniti d uova sode. Oppure l inimitabile pasta Ragia in saporosi brodi di carne, che splendore. Vera, per di più. Anch essa debitamente servita con salsa d erbe buone e olio, quanto loro, extra vergine. Da quella benedetta ruota che tutto negava allo sguardo, uscivano vere e proprie delizie monastiche accompagnate da profumi dell altro mondo. E quando si va in un luogo per riflettere, per buttare fuori i tuoi magoni con persone che sanno soprattutto ascoltare convinte che questa sia la prima via del consolare, diviene assai importante anche il buttar dentro. Si tratti di fumanti arrosti o allettanti manicaretti, s ha quasi l impressione che compensi il vuoto che soffia da un anima liberata. Fatto sta che quella settimana per il signoragostino fu importante e, perché no, piacevole: dentro le già abbondanti carni che circondavano il suo addome mise un paio di chili in più, e altrettanti almeno eran quelli che buttò fuori dall anima, sputati come si fa con i sensi di colpa. E poi, invero, quella roba li dellafamiglia era capitata a proposito: così facendo, saldando le parti d un tutto, riuscì a capir qualcosa in più del sé. Mica roba da poco. Oltretutto, si coglieva fin da principio, il cambiamento, giacché come gli avevano insegnato lesorelle, nel parlar con gli altri era tornato al perduto Voi. Strano, vero. Eppure appariva proprio così: una volta lo era per tutti, altro che plurale Maièstatis: ogni interlocutore, foss anche il più stretto dei parenti, era interpellato col rispettoso voi: a rimarcare la molteplicità d ogni persona. Marito, padre, e perfino il parrucchiere erano Maièstatis. Ora invece si utilizzava l impersonale lei, che paradossalmente era più opportuno per coloro i quali non si conosceva nulla della 12

13 lorofamiglia. Mentre il tu sembrava una scorciatoia, una via diretta se si vuole. Ciò nondimeno, ben poco adatta a comprendere che l altro, amico o conoscente che sia, possiede una sua pluralità e foss anche sol per questo merita rispetto. Tuttavia, la cosa più importante fu che in quel luogo Agostino prese finalmente consapevolezza d essere uno dei tantissimi fratelli e sorelle del signorgesù che cadono quotidianamente in questo bell Aldiquà, chiamalo poco. Terminata che fu la proficua ritirata né lo convento, diligentemente, il signorelio bussò alla porta sua, e baracca l accolse con un largo sorriso riempito con un bel: - Voi siete anima pura, amico mio. - Lo so, replicò con disarmante semplicità Elio: - lo so ma ditemi, avete visto, dove nasce il vento? - Forse, signorelio. Sì, forse stavolta si - Mi fa piacere. Un gran piacere. TipiStrani i stranitipi E proprio così: ogni paese che si rispetti ha il suo matto, e, a giudicare dalla quantità industriale di bislacchi personaggi che l abitavano, Popoli dovea esser un luogo rispettabilissimo. Malgrado ciò, quello che sopra ogni altro svettava per le sue stravaganze, era con certezza il signorelio. Alto non più d un metro e sessanta e magro come un chiodo - nonostante nessuno fosse mai riuscito a farlo salire su una bilancia dacché lui furibondo rispondeva che quegli arnesi lì non pesavano l anima - a parer di tutti non superava i cinquanta chili. Il suo volto era pressoché indescrivibile dato che il più delle volte indossava una maschera, cosi come facevano gli antichi greci ben cinquecento anni prima de lo signorgesù nelle loro rappresentazioni teatrali, che erano specchi della vita vissuta. Tanto per dirne una, al mondo esiste il calendario fissato dopo Cristo, quello dell antica Cina e quello Eliano: per lui siamo nel millenovecentosettantasette e se qualcuno gli chiedeva come vi va, signorelio, lui era capace di rispondervi: - Benissimo, domani sarà l ultimo dell anno e fra cinque giorni verrà natale, e poi perché vi permettete di chiedermi certe cose voi che festeggiate i Santi senza sapere se ci sono per davvero, e avete smesso di festeggiare i morti che ci sono con certezza? 13

14 Era disarmante nevvero; fatto sta che di maschere ne possedeva un infinita collezione. Un giorno, non si sa bene chi, gli spiegò che persona vuol dire maschera, allora, poiché da quand era nato le uniche parole sensate uscite dalle labbra d un dottore, da tutti presunto possessor de lo saper supremo, erano riferite a un suo probabile disturbo della personalità, si mise a disturbare la personalità degli altri. Innocuamente, s intende. Semplicemente dando forma e sembianze agli individui che in lui dimoravano con variopinti travestimenti. E le genti dipopoli, apprezzando questa ragionevole passione, non dimenticando mai di tornare da un viaggio senza una maschera da donare al signorelio. Lui, infatti, era sempre il primo a portare il ben tornato ai suoi compaesani. Di solito non si faceva neppur in tempo a disfare le valige che era già lì a suonare il campanello - Uèla Lui, traparentesi, i suoi amici li chiamava in quel modo, e giacché di nemici non ne aveva, tutti quelli che conosceva per lui si chiaman così: - Uèla, avete visto, dove nasce il vento? E se qualcuno gli rispondeva: - No, signorelio, non l ho visto neppure questa volta. - Vi siete assai divertito almeno? - Allora è lo stesso. Era oltremodo schematico Elio, e possedeva orecchie d argento: non sopportava chi parlava a vanvera, per questo a volte si dava perfin fastidio da solo quando esprimeva chiacchiere poco costruttive, altro che gossipe. Sia che uno gli rispondesse sì, oppure no, fissava il succinto dialogo pronunziando quelle parole: - Allora fa lo stesso. Solo se gli si rispondeva un po sì e un po no, cambiava formula, replicando: - Allora decidetevi. Ciò sentenziato si voltava e se ne tornava nella sua dimora in compagnia dell ultima mascherina giunta da chissà dove. Il giorno appresso però, statene certi, era il primo che incontravate: all improvviso sbucava da dietro un angolo o un albero, e con la nuova personalità spiaccicata sulla faccia, ti faceva: - Uèla grazie! Non mi sono scordato, avete visto non si può dimenticare un grazie il grazie lava il cuore. Io penso che il più bel dono di Dio all uomo sia l Amicizia, ed io vi considero un sincero amico. Grazie per quello che è stato, e auguri per quello che verrà. - Si. 14

15 E poi spariva. Oltretutto non sopportava le considerazioni sul clima, perché le riteneva banali e ripetitive. E se a qualcuno gli scappava detto: - signor Elio avete visto che spiovvigina? - L ho visto, l ho visto ma purtroppo vengon giù solo quelle poche gocce che si staccano: venissero giù tutte assieme, allora sì che ci sarebbe qualcosa d interessante di cui parlare, rispondeva lui risoluto. Un bel giorno fece comparsa in piazza, e subito notò che tutti lo osservavano con fare disincantato. Il fatto è che del tutto involontariamente quel dì, s era infilato una scarpa bianca e una nera. Finché uno saltò su e gli disse ironicamente: - Che belle scarpe che avete signor Elio. Lui stupito tirò un po su i calzoni, le osservò, e con non chalanche rispose: - Se proprio vi piacciono ne ho un altro paio a casa Era il guardiano del vento, lui: esattamente per questo era stato all unanimità ribattezzato signorelio. Da Popoli non si era mosso mai, e questo lo costringeva, più di chiunque altro, a immaginare: persuaso com era che questa fosse la miglior ginnastica per la zucca. Gente così se ne vedeva ben poca, così ben mescolata dentro la stessafamiglia, intendo. E poi era forte: se l umanità intera poteva fregiarsi d esser andata qua o là almeno una volta nella vita, lui no: non ne voleva sapere... - Voi navigate, volate, esplorate, eppure, ad esempio, nessuno ha visto un serpente in piedi, oppure nessuno ha visto il serpente corallo che ti uccide con il suo rosso e giallo, e neppure l imitazione rossa e nera. I serpenti sono un argomento che tira tra voi viaggiatori. Alcuni sono velenosi mentre altri mordono per sport, onde per cui, initalia, all infuori delle vipere tutti gli altri giocano a calcio. Eppure soprattutto, soprattutto alcuno tra voi ha mai visto dove nasce il vento nessuno. Fatto sta che per la prima volta qualcuno gli rispose che forse stavolta si: aveva scorto il luogo donde sgorga l alito del globo. Forse, d accordo, ma era pur sempre meglio di niente, dopo tanto tribolare. Per via della qual cosa, stavolta non fu per niente conciso, tra l'altro neppure riuscì a trattenersi: cominciò a ballonzolare come fosse un saltimbanco per tutto il paese, tamburellando su d una vecchia pentolaccia d alluminio mentre a intervalli regolari con robusta voce proclamava: - A tutto lo popolo dipopoli, udite udite: messeragostino è tornato tra noi. Questa sera alle ventuno s ha d adunarsi per intero in Chiesa, dove baracca ci dirà, dove nasce lo vento. Forse. E poi giù che picchiava con sto mestolo l ormai sbaccuccata pignatta facendo un fracasso da chissà. Che persino lì smarriti passeri si decisero di volar altrove. Chi l aveva decisa sta adunanza?, lui solo lui. Al signorelio a volte, diciamo due o tre l anno, gli scappava la necessita Fisiologica di fare un'adunanza, o, per dirlo con parole sue: 15

16 una ciciareda insèm. La fissava e ne stabiliva il luogo e l argomento, gli altri non potean far altro che dir di sì. E lo facevano volentieri, perlopiù. Dacché spesso assai, erano un vero e proprio spasso queste chiacchierate insieme: Elio si presentava con abiti arzigogolati e coloratissimi, spingendo una cariola stracolma delle maschere che accuratamente selezionava per dar forma all assortita quantità dei sé che in lui dimoravano. E ogni tentativo messo in atto per farlo desistere, risultava invariabilmente vano: - Uèla, sta cosa s ha da fare e basta Replicava lui recuperando lo smalto di chi sapeva ciò che voleva. Era fattocosì, lui. Allora, nonostante il freddo becco dell inverno, ancora una volta nessuno si tirò indietro: alle ventuno la Chiesa brulicava come non mai. D altronde le premesse erano importanti, poiché da un sacco d anni un po tutti, su suo mandato, s impegnarono nello scoprire dove nasceva il vento. Strano ma vero, neppure uno mancava all appello fuor dielio. Possibile?, proprio lui dove si sarà ficcato? A casa non c era, quest era certo: Partigiano-Reggiano che da anni lo ospitava nel pezzo vuoto della sua grande casa colonica, l aveva visto uscire già da un paio d ore, al solito ammantato. Neppure potea esser al solitobar, dacché Chador l aveva doverosamente serrato visto l appuntamento generale altrove fissato. Una sincera preoccupazione s impossessò dell animo di tutti, e i sorrisi sfoggiati in principio lasciarono il posto a un inquieto stato: - Come si farà senza Elio? Era l interrogativo che peregrinava di bocca in bocca. Finché fracasso, per tranquillizzare gli astanti, prese la parola - Dove sia Elio non ha importanza alcuna, l'essenziale è che noi si faccia quel che egli ci ha raccomandato: una ciciareda insèm. Vedrete che alla fine, puntuale e a un tempo inaspettato quanto il vento, tornerà tra noi di maschere vestito, per scompigliarci lì pensieri ne sono certo. Ne son certo, sentenziò fracasso. Non senza fatica, allora, si rassegnarono al consiglio di dar forma al desiderio di Elio, e insieme principiarono a investigare. Invero, il signoragostino, era imbarazzato nell iniziare: non aveva certezza alcuna sul vento. Semplicemente avea così risposto alla domanda d Elio perché prima di partire per quella settimana benedetta, era un continuo sbuffare, mentre al ritorno, confortato dalla guidata riflessione, il suo respiro s era di nuovo abbandonato alla silente tranquillità che segue la bufera. Oltretutto non serbava nessuna voglia di confidare che quella trasformazione avvenne a due passi da casa sua, sia pur frammezzo a tende contro tende e grate. Per di più, le settesorelle erano presenti al solito lì nel di loro pertugio a proposito ricavato nella Chiesa. Invisibili ma pronte nell ascoltare, dato che partecipavano alla vita dipopoli dalla loro riparata nicchia. In ogni evento fosse esso una semplice chiacchierata con uno sconosciuto o una solenne Messa celebrata nella casa di Dio, si nascondevano agli occhi ma partecipavano col cuore: chiave d accesso al sentimento. E poi, finalmente, baracca da quei giorni si era sentito un figlio di Dio caduto insieme a tanti altri milioni e milioni nell Aldiquà, grazie a loro. 16

17 Mentre nella zucca d Agostino girovagavan lì pensieri, inesorabilmente giunse l invito - Forza baracca, raccontateci, dove siete stato e cos avete visto, lo esortò Kalashnikow alzandosi in piedi sull inginocchiatoio in modo da elevare la voce sul brusio che tardava a spegnersi. - Andate sul pulpito e illuminateci, dai. - Addirittura sul pulpito, figuratevi - E perché no?, non c è da esser preti per salir la in cima. Non vogliamo sentire una predica, piuttosto ci piacerebbe capire cosa proviene dall alto della vostra esperienza, come diceva Seneca il Giovane: lunga è la via dell insegnamento per mezzo della teoria, breve ed efficace per mezzo dell esempio. Di questo s ha da parlare, dunque: della vostra esperienza, sfornò l erudito fracasso con quel fare irrevocabile che Qui tutti conoscevano. Egli, infatti, sapeva spiegare le cose complesse rendendole comprensibili a tutti, e questo era privilegio di pochi. - Mi sembra giusto, ha rinforzato Esatto: dai, fateci vedere fateci capire. Inutile dire che in bocca a un orbo quel fateci vedere fu quanto mai gaio, così, quasi si trattasse d una corale dedita al buffo anziché al gregoriano, si liberaron gagliarde le risa. Questo anche dentro la loro nicchia, traparentesi: poiché le settesorelle distinguevano le voci, una ad una. Rigorosamente l opposto di quanto avveniva aldiquà della nera e spartana grata che dal mondo le separava, dove ognuno era pressoché incapace di distinguere chi fosse tra esse a proferir parola, eccezion fatta per labirichina vittima delle amate Gouloise che gli procurava fracasso. A parte Esatto, giacché in quanto cieco era abituato a far di necessita Virtù, e appariva l unico che dal loro canto riusciva a resuscitare l immagine del di loro viso: ed era davvero bello, a suo dire. Forza dell esperienza, signorimiei Insicuro ma persuaso, il signoragostino prese allora con lentezza la via del pulpito. Le ossa scricchiolavano a ogni piè sospinto come cardini di pesanti porte, e i gradini, da lungo tempo inutilizzati, quasi per buon gusto furon dell opinione di replicare con uno stridulo scricchiolio che descrivere non saprei. Gli anni pesavano e si facevano sentire per entrambi, amen. Di là in cima si scorgevano fazzoletti decorati, lucide pelate, e sontuose pettinature alzarsi all insù per porger lo naso e lì occhi a conforto di quanto le orecchie non potevano ancor cogliere. Tutto tacque baracca compreso. Non era mai salito su un pulpito, lui: e più d ogni altro lo testimoniavano le guance fattesi dapprima rosse per poi approdare al paonazzo degno della miglior porpora cardinalizia; per la prima volta il prominente naso non giaceva fuori tinta. Era sinceramente imbarazzato, altroché. Sia pur considerando che, qualche volta, c aveva persin pensato di fare il prete, o meglio, a far le prediche. Ciò nondimeno, trovarsi lì senza poter impartire una sia pur piccola benedizione capace di celare quel tacito vuoto, lo riduceva all'impotenza. Finché una lacrima pesante come il piombo scese per l increspata pelle fino a salar le labbra. E li sbocciarono le porte del sé, magiche quanto una goccia 17

18 di Malvagia: prezioso vino da lui prodotto mischiando Malvasia e altospirito, acquavite appositamente distillata in barba alle leggi della signoraitalia - M è venuto il magone, gli scappò sottovoce. Ai più parve un flebile sussurro, ma non per un amico: Lesto di lingua lo capì al volo. Basta poco a un amico. Saltò su come un fulmine si da far presumere un infarto o, almeno, un ictus: - L era ora, dìevèl d un càn lèder. Era ora. Che poi a ognuno, vecchi e bambini compresi, a momenti gli pigliavano un accidente. Poi giù: di nuovo tutti a ridere, incluso Agostino, che ne aveva di bisogno. - Vi conosco da una vita, testone, ed è la prima volta che ve lo sento dire e lasciateli scappare stì benedetti magoni. Anzi, sapete cosa vi dico: facciamo un bel brindisi ai signori magoni, ma non per mandarli giù: al contrario, per tirarli su, aggiunse Lesto nel bel mentre sturava una bottiglia di rossovivo. Oh, lui di lingua appariva una roba da matti, quand era in forma. Le sparava lì con una naturalezza che avrebbe fatto invidia persin a un contaballe di prima grandezza: facendoti credere che quanto dalla lui bocca sgorgava fosse persin più prezioso dell oro puro. Il tutto, traparentesi, con piglio regale: pregno com era della sua etica. Era solito ripetere che era nato e cresciuto con Andreotti, passato per Craxi e adesso si cuccava Berluscoro, riuscirò a morire in pace?, si chiedeva. Allora, aiutato da Bouchè, con una velocità da far paura a un Jumbo, sturarono alcune bottiglie bisognava pur brindare ai magoni, porca l oca. Fatto sta che in quattro e quattr otto ognuno si ritrovò in mano un bicchiere spumeggiante del pregiato vino rubino dipopoli, quello che traparentesi sempre baracca produceva in santapace, sosteneva lui. Perfino lesorelle si affrettarono a far prillar la ruota, dacché anche loro non disdegnavano brindar con lospirito divino. - Alla salute dei magoni, ha da ultimo sputato lesto Lesto. E giù. Un sorso scese a compensare il vuoto lasciato dalla verità sgorgata. Legge di compensazione, sosteneva lui verso chiunque tentasse di fargli veder le cose anche in un altro modo. Legge di compensazione, porca l oca. - Fin qui ci siamo: è importante cominciare bene, a maggior ragione se si tratta di ragionare, e di comprendere come i magoni appartengano a tutti. In questo semplice ma efficace modo, tutto divenne più leggero, suggellò con rinvigoritospirito Agostino infilandoci fin da principio il suo modo di parlare e le sue famose attaccate e inflessioni che lo aiutavano da chissà nella libertà. Vamolà Agostino parlava in questo modo, attaccando le parole per dar loro senso, era fattocosì baracca. - E vero, stavolta Lesto avete proferito una sacrosanta verità: anche di quassù, abbarbicato sul mio pulpito punto di vista, i magoni è bene buttarli fuori. Anche quando costa caro, anche quando assieme vengono giù le lacrime, appare meglio poterli condividere, i problemi. Insomma, in questi giorni son 18

19 stato visitato dalla signora nostalgia. Quel benedetto fiume, portandosi con sé l intero Cimitero, s è portato appresso anche l anima lasciandoci solo la buca del Futuro, capite? Riattaccò da lassù senz altro temere delle amare lacrime che sul viso scendevano come gocce di rugiada a velare un fiore. - Quando penso alla mia Clara, al signorfiume, o al signorpagnotta, da un po di tempo ahimè, per me son dolori. Non so come spiegare: quel ch è certo è che mi son accorto come la maggior parte dei miei affetti, giaciono nel camposanto. Mi sembra d esser travalicato, insomma, aggiunse dopo una breve pausa. C è una stagione nella vita, dove i legami possono sopravvivere solo nel ricordo perché morti nella carne, boia d un mond lèdèr. Io ero complice di una sposa che mi fu amica, compagna, e partecipe. E posso solo ricordarla. Possedevo l amicizia del signorfiume, che con la sua muta domanda, c interrogava tutti. E non posso che resuscitarlo nella memoria. E avevo pure Pagnotta, e anche lui, non posso che rievocarlo nell immagine. Con Clara passai gli anni più vivi della mia vita. Abbiamo riso e pianto insieme. Finché la sorte ci separò per sempre, da allora un bel pezzo del mio cuore soggiace là, vicino a lei. Direi beatamente con lei. Quando condividevamo la luce non eran certo rari i giorni lieti e quelli litigati. Quelli col sapore della ritrovata pace dopo avere per giorni e giorni discusso sul futuro che ci aspettava. Sul senso: dell Aldiquà e dell Aldilà. Ancora oggi, attraverso quel pezzo di cuore adagiato al suo fianco, parlo con lei. Ma non odo risposta. Né lisi né lieti, i giorni scorrono solo per me, mentre lei è posta nel meritato eterno riposo. Silente, se non nella memoria, come i giorni di Fiume d altra parte, signorimiei Vi ricordate anche voi, no, di Fiume? Com è possibile dimenticare una domanda si grande: cos è l amore? Spese una vita per interrogarci silenzioso su quell eterna questione. Muto di parole la cercò nei fatti la sua risposta. - baracca, scusatemi se v interrompo, ma fateci un regalo, spiegateci il vostro Fiume, lo implorò Souvenir. Raccontatelo a quelli che lo schivavano per le sue stramberie, e a quelli che non han fatto in tempo a conoscerlo con gli occhi propri: per cui son costretti a sentir su lui le tante campane. Raccontateci il vostro Fiume, signoragostino, forza A quel punto, un po tutti pensaron bene di chiederglielo a gran voce, picchiando le mani con fragorosi schiocchi che forti rimbombavano entro le ormai sgangherate cappelle e capellucce della Chiesa, tanto che se avessero proseguito ancora un po sarebbero cascati giù, tra l altro. - D accordo d accordo figliolimei: ho capito. Smettetela di far casino. Oh, scusate fracasso, ogni tanto mi scappa proprio, volevo dire confusione - Allora dite pur casino, l ha fin da subito rassicurato lui con un ampio sorriso, che già da se poteva bastare a rappresentar la sua serena tolleranza verso le cose che scappano. Finché tutti naturalmente attraversarono il lungo prato delle risa per poi approdare a un intimo silenzio, che permise al signoragostino di raccontar di Fiume. - Aveva la mia età. E l avrebbe ancora oggi se non fosse 19

20 per il fatto che sfidò la vita per cercare l amore. Annegando a sedici anni nelpo. Ma per tutti. Lo chiamavamo Fiume perché li nacque e morì la sua storia. Aveva per quelle acque una passione innata, quasi genetica, si direbbe. E ci trascinava tutti nei suoi mille giochi ed esperimenti. Il nonno l aveva istruito a dovere nell amare ilpo: - Vedete quant è grande, è il più ampio dell Italia intera, ma l hanno chiamato Po. E insieme ci sguazzavamo in quelle pulite acque. Oggi, alla sola distanza di quarant anni, nelpo non puoi certo bagnarti visto quel che rischi di beccarti su, s incavolava a tal proposito Agostino contro l Homosprovveduto che si è autodefinito sapienssapiens nonostante sia stato capace in un batter d occhio di rovinare simili risorse. - Ma dove andremo a finire se in soli quarant anni, che nella storia del mondo son come una briciola su una tavola imbandita, abbiamo stravolto la natura? Dove? Aggiunse per inciso baracca. - E Fiume era innamorato delpo: per la sua bellezza, cavalcato com era dalle chiatte e abitato da trampolieri, aironi e cavalieri d Italia. Con le nebbie che lentamente salivano e lasciavano scorgere agli occhi le vaporose sagome dei pioppi, alti a puntar il cielo. E i gorgoglii delle acque che portavano li sogni a scrutar dei suoi abitanti. Passò gli anni più gai della vita sua su quelle rive, a strolicare su quel fatto li, che tante volte il signornonno gli aveva confermato: che le acque scorrevano e portavano con sé la vita di uomini e animali. Si metteva sull umida e bianca sabbia, e pensava. Siccome un bel dì, il nonno se n era andato a riposar per sempre nel camposanto, chiese a mamma e papà d accompagnarlo. Non ne poteva più delle solite scuse che di giorno in giorno l uno o l altra gli propinavano non oggi, perché devo far questo; non domani perché dovrò far quello. S impose sono sei anni che per voi non è né oggi né domani: dopodomani io andrò sulpo, chi mi ama è libero di seguirmi, gli scrisse con mano ferma accompagnata a una determinazione che avrebbe fatto dispetto persino a un blasonato colonnello. C andarono, ma quello per lui divenne un brutto giorno. Già di primo mattino gl occhi della mamma erano gonfi per le lacrime versate; e quelli di papà adirati per una notte insonne passata al fianco dei singhiozzi. Quelle poche righe, le prime che Fiume aveva imparato a scrivere, con quel candido e azzurro fiume disegnato a tergo, li avevano squinternati per benino. - La colpa è vostra. - Sempre mia, eh. Sempre mia, ma voi dove state? - A lavorare sto, a lavorare vi siete forse dimenticata che mangiamo? Fiume avrebbe potuto giurarci sopra quelle parole, nonostante quella notte non l avesse udite: dormendo d un sonno sognante e spensierato, felice pel giorno appresso. Ma avrebbe lo stesso potuto giurarci, accidenti. Troppe volte andavano a finire così le discussioni, tra mamma e papà. Tant è vero che non fecero neppur in tempo a posar le biciclette che la litania, quasi fosse stata interrotta da un barlume di buon senso, riprese - Non sarebbe cambiato granché se avessimo rimandato di un sol giorno, io dovevo consegnarlo oggi quel 20

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