Comunicazione interculturale. Comunicazione interculturale

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1 Università degli Studi di Ferrara Psicologia di Comunità (modulo) a.a. 2011/2012 Comunicazione interculturale Comunicazione interculturale Prof. Marcella Ravenna

2 Cap. 4 Le relazioni tra i comunicanti La qualità e l esito della comunicazione non sono solo influenzati dai processi cognitivi, affettivi e motivazionali fin qui considerati ma lo sono anche da altri fattori quali in specifico: a) le caratteristiche del contesto b) il tipo di relazione che esiste o che si instaura tra le persone che comunicano (durata del contatto, status dei gruppi, grado di conflittualità) c) la distanza che c è fra i gruppi culturali a cui le persone appartengono d) la conoscenza che ciascuno ha della lingua con cui si comunica

3 Cap. 4 b) I contatti di lunga durata L incontro con persone di un altra cultura può avere diversa durata, può trattarsi di brevi contatti o costituire invece un esperienza durevole. Anche la durata del contatto può incidere sul tipo di relazione che si instaura fra i comunicanti e sui modi in cui essa si evolve. Il mutamento culturale e psicologico causato da un contatto che si protrae e perdura nel tempo fra persone che appartengono a gruppi culturali differenti è denominato ACCULTURAZIONE

4 Cap. 4 b) I contatti di lunga durata Nella maggiore parte dei casi l ACCULTURAZIONE riguarda il rapporto fra gruppi con status sociale differente: Un gruppo portatore della cultura prevalente e dominante, maggioritario Un gruppo non dominante, minoritario che può essere costituito da autoctoni o da immigrati Si tratta di un processo di mutua influenza, che comporta numerose conseguenze sia per il gruppo minoritario che per quello dominante in termini di percezione della propria identità sociale ed appartenenza

5 Cap. 4 b) I contatti di lunga durata MODELLO BIDIMENSIONALE DI ACCULTURAZIONE (Berry, et al. 1997) sostiene che nelle società pluraliste si osservano 2 intenti: a) Il mantenimento della propria cultura (e l identificazione con l ingroup) b) la partecipazione alla cultura dell outgroup (e l identificazione con l outgroup) Il tipo di interazione che si crea fra tali intenti dà luogo a 4 strategie di acculturazione

6 Cap. 4 b) Strategie di acculturazione (Berry et al. 1997) INTEGRAZIONE E caratterizzata dall identificazione con entrambi i gruppi. E preferita da chi ha interesse, sia a mantenere la propria cultura originaria, sia a sviluppare relazioni continuative con l outgroup ASSIMILAZIONE E caratterizzata dall identificazione e interazione continuativa con l outgroup e dall abbandono della cultura dell ingroup MARGINALIZZAZIONE E caratterizzata dall assenza di identificazione con entrambi i gruppi. Poco interesse a mantenere la propria cultura e poco interesse ad avere scambi con la cultura ospitante SEPARAZIONE E caratterizzata dall identificazione con l ingroup e dal mantenimento della cultura originaria, associati al desiderio di evitare l identificazione e l interazione con l ingroup

7 Cap. 4 b) Strategie di acculturazione (Berry et al. 1997) L orientamento verso l una o l altra strategia, influenza in modo considerevole i rapporti fra gruppo di maggioranza e di minoranza Non sempre però gli appartenenti ad una minoranza sono liberi di scegliere il tipo di relazione, poiché: - il contesto in cui avviene il contatto interculturale - l altro gruppo possono imporre determinate regole di relazione Esempio: la strategia dell integrazione può essere scelta e perseguita con successo solo se il gruppo di maggioranza è abbastanza aperto e orientato alla valorizzazione delle specificità culturali. Perché l integrazione abbia luogo occorre un mutuo accomodamento mutuo accomodamento. Occorre, cioè, che i gruppi di minoranza e di maggioranza concordino nel riconoscere a tutti il diritto di mantenere in una data società la propria specificità culturale, nei limiti della salvaguardia della comune convivenza.

8 Cap. 4 b) Status e conflitto Ritornando ai tipi di minaccia in grado di promuovere il pregiudizio: stereotipi negativi, minacce realistiche e simboliche, ansia intergruppi (vedi slide 68-69, Cap. 1,2,3) È indispensabile capire, quando, come ed in che misura entrano in gioco e si integrano. Secondo Stephan (1996) il peso relativo di ciascuna minaccia, dipende dalla specifica relazione fra i 2 gruppi Relazioni poco conflittuali È possibile che gli atteggiamenti del gruppo dominante verso quello minoritario si basino più su stereotipi negativi e ansia intergruppi mentre quelli del minoritario si basino su tutti e 4 i tipi di minacce Quando i contatti sono scarsi stereotipi e ansia pregiudizio Quando i contatti sono frequenti è la qualità dei contatti tipi di minacce che verranno percepite. Se il contatto è paritetico, volontario, personalizzato e positivo si riducono gli stereotipi e l ansia e le possibili cause di pregiudizio saranno le minacce realistiche e simboliche Relazioni di aperto conflitto Entrano in gioco tutte e 4 le minacce nel caso di entrambi i gruppi. In questo caso la possibilità di superare i pregiudizi reciproci e riuscire a comunicare diventa molto difficile

9 Cap. 4 b) Status e conflitto: In che modo è possibile ridurre l ostilità? Per ridurre l ostilità e promuovere la comprensione reciproca fra 2 parti in conflitto, Kelman (1997) ha sperimentato per oltre 20 anni in contesti di vita reale (conflitto fra turchi e greci ciprioti, fra palestinesi e israeliani) una Procedura di comunicazione controllata Essa prevede una serie di incontri fra piccoli gruppi (3-6 persone politicamente influenti, delle opposte fazioni), a cui partecipa una terza parte i facilitatori (fra 2 e 4 persone non coinvolte nel conflitto) Gli scambi comunicativi sono del tutto privati e riservati: non c è pubblico, non sono pubblicizzati, né registrati La regola, preliminarmente accettata dalle parti, è che niente sarà riportato all esterno Rendere possibile un tipo di comunicazione che il rapporto conflittuale generalmente non consente Ruolo del facilitatore: creare un atmosfera favorevole al dialogo, stabilire regole, intervenire solo in modo occasionale discussione libera e aperta in cui le parti parlino e si ascoltino per cercare di capire la prospettiva dell avversario

10 Cap. 4 b) Status e conflitto: Procedura di comunicazione controllata Si chiede ai partecipanti di: o o o analizzare il conflitto in modo analitico e non in modo polemico, ovvero senza biasimare l altra parte e giustificare se stessi riflettere sui modi in cui si rapportano reciprocamente riflettere sulle ragioni per cui tali dinamiche intensificano e prolungano il conflitto Questa comunicazione controllata: aiuta le parti a entrare nella prospettiva dell altro a comprenderne le motivazioni, i bisogni, le paure, le priorità e i limiti Cerca di ridurre la percezione di minaccia

11 Cap. 4 c) La distanza fra i gruppi Se la comunicazione influenza la distanza culturale e ne è a sua volta influenzata: Quali sono i criteri che definiscono la distanza fra 2 culture? Considereremo ora in specifico criteri di tipo: genetico, socioculturale, strutturale, valoriale

12 Cap. 4 c) La distanza fra i gruppi Distanza genetica Distanza socioculturale Hofstede, 1980 Condusse una ricerca su larga scala per individuare il peso delle differenze culturali nella gestione delle organizzazioni Lo studio principale fu realizzato su un campione di persone tramite un questionario tradotto in 18 lingue. I criteri individuati per misurare la distanza culturale sono ancora validi, anche se si limitano ad un contesto lavorativo Tale criterio non è applicabile per definire la distanza fra culture, in quanto la ricerca genetica ha dimostrato che il concetto di RAZZA non ha alcun fondamento biologico. All interno di una presunta razza la distanza media fra 2 individui è infatti all incirca identica se non superiore a quella tra individui di presunte razze differenti 1) Controllo dell incertezza Debole: culture in cui le persone si sentono in uno stato di relativa sicurezza, sono più tolleranti verso comportamenti e idee diverse, instaurano rapporti informali, prendono la vita come viene Forte: minore tolleranza per la diversità, maggiore bisogno di regole formalizzate, relazioni basate su rituali, alto grado di ansietà 2) Distanza gerarchica Culture con alta distanza gerarchica: le persone ammettono le differenze di status più che nelle Culture con bassa distanza gerarchica

13 Cap. 4 c) La distanza fra i gruppi I Maggiori sono le differenze fra 2 gruppi riguardo a 4 dimensioni, maggiore è la distanza culturale fra esse 3) Mascolinità/femminilit /femminilità Sono considerate società maschili: quelle in cui i ruoli sessuali sono molto differenziati e quindi le aspettative verso maschi e femmine sono distinte: l uomo deve imporsi e dimostrarsi più forte, la donna occuparsi della qualità della vita Sono considerate società femminili: quelle in cui le aspettative sono meno precise e i ruoli più intercambiabili: in questo caso uomini e donne si occupano della qualità della vita 4) Individualismo/collettivismo Distanza strutturale Distanza strutturale Triandis, 1995 La distanza culturale è una distanza strutturale che può essere misurata in base a criteri, quali: LINGUAGGIO: le persone apprendono più facilmente un linguaggio della stessa famiglia linguistica STRUTTURA SOCIO-ECONOMICA: struttura familiare (basata su un sistema monogamico o poligamico), religione, sistema politico, STANDARD DI VITA: livello di istruzione, criteri estetici, ecc.

14 Cap. 4 c) La distanza fra i gruppi Distanza valoriale Schwartz (1999,2004) Ha predisposto un modello che consente di confrontare le società in base a 3 dimensioni I valori sono obiettivi astratti (la libertà, la giustizia sociale) che le persone assumono come principi guida generali della propria esistenza Ha confrontato 67 culture nazionali chiedendo ai partecipanti (insegnanti e studenti) di collocare in ordine gerarchico i valori relativi alle 3 dimensioni da lui individuate 1) INQUADRAMENTO culture ove gli individui sono inseriti nella collettività, danno importanza all identificazione con essa, alla salvaguardia delle relazioni sociali e alla cura degli interessi collettivi (valori: obbedienza, ordine sociale, rispetto della tradizione) vs. AUTONOMIA società i cui membri sono individui autonomi che danno importanza all unicità (AUTONOMIA INTELLETTUALE: apertura mentale, creatività, curiosità; AUTONOMIA AFFETTIVA: piacere, vita mutevole, vita eccitante) 2) MODO DI GARANTIRE CONDOTTE SOCIALI RESPONSABILI: GERARCHIA società che concentrano il potere al vertice e si riferiscono a valori di potere, autorità, umiltà, ricchezza vs. EGALITARISMO considerare gli altri moralmente uguali, cooperare con chi ha gli stessi interessi, valori: eguaglianza, giustizia sociale, responsabilità, aiuto, onestà

15 Cap. 4 c) La distanza fra i gruppi 3) MODO DI GESTIRE LA RELAZIONE FRA UMANI E MONDO NATURALE/SOCIALE DOMINIO: società che stimolano i membri ad affermare se stessi in modo da modificare l ambiente naturale e sociale per perseguire scopi personali e collettivi (valori: ambizione, successo, audacia, competenza) vs. ARMONIA: società che stimolano i membri a capire ed apprezzare la natura e il mondo sociale, piuttosto che cercare di cambiarli e sfruttarli (valori: pace, unione con la natura, protezione dell ambiente) Paesi dell America latina: condividono livelli moderati di ciascuno dei 7 valori Paesi Europa occidentale: alto egalitarismo, autonomia intellettuale e armonia; moderatamente alto in autonomia affettiva; moderatamente basso in dominio; molto basso in inquadramento e gerarchia Paesi di lingua inglese: alto dominio Paesi sud est asiatico Paesi sud est asiatico: alto inquadramento e gerarchia, moderatamente alto dominio, moderatamente bassa autonomia affettiva e intellettuale, armonia, molto basso egalitarismo

16 Cap. 4 c) La distanza fra i gruppi Abbiamo fin qui considerato misure di DISTANZA EFFETTIVA (calcolata in base a parametri oggettivi), ma occorre tenere presente che essa non coincide necessariamente con la DISTANZA PERCEPITA dalle persone Quest ultima è abbastanza malleabile, può aumentare o diminuire a seconda che il contesto: renda saliente la vicinanza o la distanza favorisca l assimilazione o il contrasto La percezione di distanza è molto importante ai fini della nostra analisi perché: quanto più un interlocutore è percepito come lontano: tanto più aumenta la tendenza ad utilizzare rappresentazioni stereotipiche tanto più diminuisce l individuazione di attributi di similarità Quali fattori aumentano la distanza culturale percepita? I fattori strutturali individuati da Triandis (slide 11)

17 Cap. 5 Il comportamento di comunicazione interculturale: possibili barriere ed elementi che facilitano Che cosa ostacola e che cosa facilita la comunicazione interculturale? Le aspettative dei comunicanti: riguardano: sia ciò che ci attendiamo dal nostro interlocutore, sia quello che pensiamo l altro si attenda da noi Le differenze fra i comunicanti: riguardano le credenze (visione del mondo, valori, norme) aspetti affettivi (modi e grado di espressione delle emozioni) i comportamenti (linguaggio, abitudini, stili di comunicazione) Tali differenze costituiscono degli ostacoli potenziali che possono però diventare reali quando: la motivazione e la volontà di comprendere ed essere compresi vengono a mancare

18 Cap. 5 Il comportamento di comunicazione interculturale: differenti aspettative La presenza di ostacoli e di barriere dovute a differenti aspettative ative nei comunicanti può generare: Fraintendimenti: cioè delle discrepanze tra ciò che il parlante vuole esprimere e ciò che l ascoltatore recepisce Comprensione incompleta: i partecipanti sperimentano sentimenti di disagio perché percepiscono che qualcosa non ha funzionato nell interazione Questi problemi sono rintracciabili in qualunque tipo di comunicazione: una completa condivisione di significati non c è nemmeno all interno di una stessa cultura, tra individui che impiegano la stessa lingua, poiché essi sono portatori di differenti: credenze, atteggiamenti, valori, aspettative

19 Cap. 5 Il comportamento di comunicazione interculturale: eguali intenti Per comunicare con qualcuno occorre condividere lo stesso intento relazionale Se tale condivisione facilita il superamento di eventuali barriere che possono sorgere fra le persone che comunicano, sono però necessari anche altri elementi: Volontà di prestare attenzione Fiducia nella possibilità di instaurare un rapporto positivo Desiderio di impegnarsi Cercare di accettare le specificità dell altro

20 Cap. 5 Il comportamento di comunicazione interculturale: pregiudizi e stereotipi Molte sono le ragioni per cui stereotipi e pregiudizi rappresentano veri e propri ostacoli alla comunicazione per : a) predispongono le persone a percezioni e giudizi parziali b) interferiscono con la capacità di cogliere l individualità dell interlocutore c) rendono difficile stabilire un rapporto basato sulla fiducia d) incrementano la tendenza a recepire solo quelle informazioni che confermano il proprio punto di vista Poiché il pregiudizio allontana psicologicamente dalla/e persone che sono oggetto di ostilità, esso riduce o annulla il desiderio di comprendere davvero le persone verso le quali si hanno dei pregiudizi.

21 Cap. 5 Comportamenti non verbali: barriere nei confronti dell outgroup Va poi considerato che nel corso di un interazione interculturale gli atteggiamenti negativi non sono espressi solo a parole, ma possono essere anche manifestati, in modo inconsapevole, tramite una serie di segnali non verbali come ad esempio: a) la distanza a cui ci manteniamo b) l evitare di guardare il nostro interlocutore negli occhi c) l orientamento e l angolazione delle spalle, la postura del tronco (evitiamo ad esempio una posizione frontale, non ci tendiamo verso) Questi aspetti segnalano il grado di apertura e disponibilità psicologica come indici di amichevolezza Proprio perchè è abbastanza raro che le persone siano in grado di controllare il proprio comportamento non verbale essi tenderanno ad attribuire la maggiore o minore apertura dell altra persona, non a se stessi (al proprio comportamento non verbale), quanto piuttosto a qualche caratteristica dell interlocutore. Se il nostro comportamento non verbale è percepito come non amichevole, è evidente che susciterà nell altro reazioni di disagio

22 Cap. 5 Pregiudizi e stereotipi nei confronti dell outgroup L ipotesi del contatto è stata elaborata da Allport a metà degli anni 50 proprio con lo scopo di contrastare e ridurre i pregiudizi. Essa sostiene che il contatto fra gruppi sociali differenti per etnia, nazionalità, religione produce degli effetti positivi perché favorisce la conoscenza reciproca e la familiarità fra i gruppi coinvolti. Allport ha però anche sottolineato che il contatto può avere degli effetti positivi solo se sono soddisfatte alcune specifiche condizioni: 1) che i due gruppi abbiano uno status simile 2) che abbiano uno scopo comune, 3) che siano in un rapporto di interdipendenza positiva: contatto amichevole e informale (linguaggio comune, amicizia) 4) che siano presenti norme sociali che promuovono e sostengono l interazione. Questa ipotesi è rimasta fondamentalmente costante nel tempo anche se è stata notevolmente arricchita da altre considerazioni di tipo teorico ed applicativo che in questa sede non è possibile approfondire (Voci, 2003).

23 Cap. 5 Pregiudizi e stereotipi nei confronti dell outgroup Poiché la comunicazione costituisce una forma di contatto ci interessa capire in specifico come la si può depurare dagli effetti negativi di quei pregiudizi e stereotipi che gli interlocutori hanno rispetto all universo culturale del proprio interlocutore Proprio perché il pregiudizio allontana dalle persone che ne sono oggetto e riduce il desiderio di comprenderle, consideremo il pregiudizio come causa di possibili insuccessi comunicativi

24 Cap. 5 - Fattori che controbilanciano l espressione dei pregiudizi Gli studi sulla comunicazione interculturale hanno messo in luce che: - mentre l espressione verbale dei pregiudizi è notevolmente malleabile perché può essere influenzata da diversi fattori: le norme sociali la presenza di un pubblico - assai più problematico è invece ottenere una reale riduzione del pregiudizio

25 Cap. 5 - Fattori che controbilanciano l espressione dei pregiudizi: il contributo di Devine Gli stereotipi negativi non sono malleabili perché sono culturalmente appresi. Il fatto poi che si attivino automaticamente può ripercuotersi negativamente sulle relazioni con i membri di determinati gruppi. Secondo Devine, solo quando la persona è motivata dalle proprie credenze, può intraprendere uno sforzo correttivo per arginare gli effetti negativi degli stereotipi

26 Cap. 5 - Fattori che controbilanciano l espressione dei pregiudizi La semplice conoscenza dei processi cognitivi e affettivi che contribuiscono a strutturare il pregiudizio non è di per sé in grado di ridurre la diffidenza verso l altro e di migliorare le nostre valutazioni su un determinato outgroup Per liberarsi da credenze e stereotipi negativi è indispensabile non solo esserne consapevoli ma anche essere motivati a modificare la reazione nei confronti di un gruppo. Perché si vuole essere coerenti con i propri valori, perché ci si sente in colpa o per altre ragioni.

27 Cap. 5 - Fattori che controbilanciano l espressione dei pregiudizi: CHE INTERVENGONO A LIVELLO COGNITIVO Esistono diverse strategie che possono essere utili nel modificare atteggiamenti e stereotipi, verso un particolare outgroup. Fra le strategie che agiscono a livello cognitivo, vi sono ad esempio: rendere accessibile una categoria più inclusiva come ad esempio quella di Europei che include sia i Rumeni che gli Italiani riduce la salienza della categorizzazione che differenzia i due gruppi oppure rendere saliente una categorizzazione trasversale, come ad esempio la categoria giovani rispetto a quella rumeni e italiani Perché queste strategie siano efficaci è però indispensabile creare le condizioni favorevoli al contatto

28 Cap. 5 - Fattori che controbilanciano l espressione dei pregiudizi CHE INTERVENGONO A LIVELLO COGNITVO/AFFETTIVO EMPATIA agisce in senso contrario all atteggiamento di pregiudizio perché facilita l avvicinamento ed aumenta la probabilità di un interazione soddisfacente. Empatia cognitiva consiste nell assumere il ruolo e la prospettiva dell altro, vedendo il mondo dal suo punto di vista. Essa può ridurre il pregiudizio perché: le persone vedono l outgroup meno minaccioso e si percepiscono meno differenti dai suoi membri di quanto pensassero attiva l idea che in quanto esseri umani condividiamo lo stesso destino (o interdipendenza)

29 Cap. 5 - Fattori che controbilanciano l espressione dei pregiudizi CHE INTERVENGONO A LIVELLO COGNITVO/AFFETTIVO Empatia emozionale consiste: Nelle emozioni provate in risposta alla condizione dell altro es. partecipazione, dispiacere (empatia reattiva) Capacità di comprendere ma anche di sperimentare dentro di sé lo stato d animo e le emozioni dell altra persona (empatia parallela) Vedendo qualcuno trattato ingiustamente da altri si può provare simpatia e solidarietà (reattiva) o si può invece sperimentare risentimento verso chi l ha maltrattata (parallela). Questo tipo di empatia può ridurre il pregiudizio perché: induce a mettere in primo piano il benessere dell altro, sollecita sentimenti più positivi può però indurre disagio per le ingiustizie a cui l altro è sottoposto che si associa ad ansia ed a sentimenti negativi verso l ingroup che rendono più difficili i rapporti intergruppi

30 Cap. 5 - I tre passi che consentono all empatia di ridurre il pregiudizio (Batson et al., 1997) 1) Adottare la prospettiva di un individuo in difficoltà che appartiene ad un gruppo stigmatizzato conduce all incremento di sentimenti empatici nei confronti dell individuo stesso. 2) Questi sentimenti empatici aumentano l importanza percepita del benessere dell individuo. 3) Assumendo che l appartenenza di gruppo dell individuo sia una componente importante della sua sofferenza, vi sarà un processo di generalizzazione dei giudizi positivi all intero gruppo.

31 Anche quando cerchiamo di mostrarci persone senza pregiudizi, ciò può comportare problemi comunicativi Sebbene il favoritismo per l ingroup e il pregiudizio (+ o consapevole) siano fenomeni notevolmente diffusi nella vita sociale Le manifestazioni di sentimenti e atteggiamenti negativi verso persone di altri paesi e di altre culture è visto come in contrasto con le norme sociali di correttezza e ospitalità Culture asiatiche espressioni di adulazione possono sembrare eccessive ad interlocutori occidentali Culture occidentali tali norme possono indurci a mostrarci eccessivamente compiacenti, e ad accettare comportamenti che giudicheremmo molto severamente se fossero intrapresi da un membro dell ingroup.

32 Cap. 5 - Fattori contestuali che controbilanciano l espressione dei pregiudizi (Campbell, 1971; Stephan e Stephan, 1984; Schuman et al. 1985; EDUCAZIONE Capozza e Vlpato, 1999) All aumentare del livello di istruzione, diminuiscono le forme di espressione del pregiudizio. Ciò dipende però da quanto essa: promuove sensibilità a considerare posizioni contrapposte piuttosto che unilaterali su un dato argomento trasmette informazioni articolate sui gruppi sociali e sui rapporti che intercorrono tra essi favorisce l acquisizione di informazioni individualizzate motiva le persone a ricercare ed a ricevere informazioni nuove ed alternative circa gli outgroup Si associa ad un impegno sociale mirato a contrastare ed a eliminare gli stereotipi dai libri e dai programmi televisivi

33 Norme sociali Le norme sociali sono i modi di pensare, sentire e comportarsi su cui gli individui concordano ritenendoli giusti ed appropriati. (esse) riflettono la visione che un gruppo ha del mondo, di se stesso e degli altri gruppi ed esercitano un potente influsso su quasi tutti gli aspetti del nostro comportamento [Smith e [Smith e Mackie,, 1995, 339].

34 5) Fattori contestuali che controbilanciano l espressione dei pregiudizi Ravenna, 2004 SOCIALIZZAZIONE Sviluppo di persone autonome che: privilegiano una dimensione interpersonale sono consapevoli delle distorsioni implicate nella percezione sociale hanno acquisito quelle forme di pensiero critico che mettono al riparo da modalità di pensiero automatico o egocentriche meno sensibili al conformismo al fascino delle ideologie Forma di pensiero semplificato che opera in modo rapido, involontario, inconsapevole e che richiede poco sforzo Sviluppo di persone in grado di stabilire relazioni positive con gli altri e sentimenti di connessione sentimenti di fiducia, empatia

35 Acquisire competenze interculturali Per realizzare una comunicazione interculturale efficace occorre che l impegno dei singoli e delle istituzioni si rivolga a: a) cercare di contrastare gli effetti negativi di stereotipi e pregiudizi b) favorire e ad acquisire competenze comunicative specifiche. A tale fine è però indispensabile: 1) acquisire consapevolezza dei limiti culturali del proprio modo di pensare, sentire, agire (LA NOSTRA PROSPETTIVA NON E L UNICA POSSIBILE) 2) la motivazione a comunicare con persone di altra cultura

36 Acquisire competenze interculturali SENSIBILITA INTERCULTURALE: capacità di cogliere e capire le differenze culturali e di essere al tempo stesso disponibili a modificare in parte il proprio comportamento come forma di attenzione e di rispetto, sia verso le persone con cui interagiamo, sia verso i mondi cui esse appartengono ACQUISIRE CONOSCENZE SPECIFICHE: circa la comunicazione ed il linguaggio, ma anche circa le tradizioni e convenzioni culturali che influenzano i pensieri ed i comportamenti delle persone con cui si vuole entrare in contatto ABILITA COMUNICATIVA: capacità di impiegare sensibilità e conoscenze acquisite per agire in modo efficace nelle interazioni interculturali

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