MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ANNO XXXVI N. 5 MAGGIO 2003 Spedizione in abbonamento postale articolo 2 comma 20/C legge 662/96 filiale di Roma

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1 MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ANNO XXXVI N. 5 MAGGIO 2003 Spedizione in abbonamento postale articolo 2 comma 20/C legge 662/96 filiale di Roma

2 ITALIACARITAS Mensile della Caritas Italiana Organismo Pastorale della CEI Viale F. Baldelli Roma Direttore Don Vittorio Nozza Direttore responsabile Ferruccio Ferrante In Redazione Danilo Angelelli, Paolo Beccegato, Paolo Brivio, Giuseppe Dardes, Marco lazzolino, Renato Marinaro, Francesco Marsico, Francesco Meloni, Giancarlo Perego, Roberto Rambaldi, Domenico Rosati Grafica, impaginazione e fotolito: Editrice Adel Grafica srl Vicolo dei Granari, 10a Roma Stampa: Omnimedia Via del Policlinico, Roma Sede legale Viale F. Baldelli, Roma Tel. 06/ (centralino) 06/ (redazione) Fax 06/ Offerte Paola Bandini Tel Inserimenti e modifiche nominativi richiesta copie arretrate Marina Olimpieri Tel Spedizione: in abbonamento postale Articolo 2 - comma 20/c legge 662/96 Filiale di Roma Autorizzazione N dell 8/2/1969 Tribunale di Roma Chiuso in redazione il 24 aprile 2003 AVVISO AI LETTORI Italiacaritas viene inviato per due anni a tutti gli offerenti, perché possano verificare concretamente la destinazione delle loro offerte ed essere aggiornati periodicamente su tutte le attività della Caritas Italiana. Le offerte inviate alla Caritas Italiana vengono destinate secondo le finalità specifiche indicate dagli offerenti. Quelle senza esplicita causale vengono destinate ai bisogni più urgenti. Gli interessi che maturano dalle somme in transito, vengono utilizzati per interventi di emergenza o per progetti di sviluppo. Le offerte destinate ai Paesi in via di sviluppo sono deducibili ai sensi della Legge n. 49 del 26/2/1987. Non è necessario allegare alla dichiarazione dei redditi la ricevuta: basta conservarla per cinque anni. La Caritas Italiana, su autorizzazione della CEI, può trattenere fino al massimo del 5% sulle offerte per coprire i costi di organizzazione, funzionamento e sensibilizzazione. Le offerte possono essere inoltrate alla Caritas Italiana tramite: Conto Corrente Postale n Banca Popolare Etica, Piazzetta Forzaté, 2 Padova C/C n Abi Cab Banca Intesa, Agenzia Rm P.le Gregorio VII C/C /07 Abi Cab Cartasì e Diners, telefonando al n. 06/541921, in orario d ufficio. 3 EDITORIALE Pasqua ci affida la pace e l augurio del coraggio 7 POLITICHE SOCIALI Affitti cari, fondi tagliati: casa, un affare da ricchi? 12 NON SOLO EMERGENZE L acqua non è un nemico, vigilanza contro il dissesto 16 VOLONTARIATO E DINTORNI Cento anni Unitalsi, i pellegrini fanno progetti 24 GLOBALCONTINENTI Debito, l Italia cancella? È il momento di accelerare In copertina: foto di Giovanni Todeschini SOMMARIO Anno XXXVI n. 5 Maggio PAROLA E PAROLE IL PUNTO SU Date il cibo a chi Cattolici e democrazia ha fame, date Costituzione ai poveri voi stessi da azionare 10 TERRITORIO E CARITAS La crisi nasce in fabbrica, la chiesa non resta inerte 17 IL PUNTO Il diritto internazionale? È sul viale del tramonto 18 OSSERVATORIO DI CONFINE Iraq, appunti per chi aiuta prima che scenda l oblio 28 IN FONDO AL MESE Sanità in Centrafrica, centri d ascolto in rete 14 UN VOLTO UNA STORIA Fiori d arancio per sperare dopo i giorni del terremoto 22 A TU PER TU «Un film, il mio omaggio a chi scappa per la fame» Hanno collaborato: Giovanni BASILE Alberto BOBBIO Francesco CARLONI Agostino MELONI Riccardo MORO Giovanni SALVINI Chiara SANTOMIERO Marco TOTI

3 Pasqua ci affida la pace e l augurio del coraggio editoriale Vittorio Nozza Il mondo non è cambiato, nei giorni dopo la Pasqua. Le stesse pene, le guerre e le loro conseguenze terribili, e poi inquietudini, malavita, discordie civili. Ma non sarà possibile, almeno per un giorno, accettare pienamente l augurio che ci viene direttamente dal Signore risorto: La pace sia con voi? Anche la pace ha oggi le sue grandi tentazioni. Anzitutto quella di fuggire, di non guardare più i fratelli; semplicemente di ignorare le realtà, cercando un proprio cantuccio appartato, dove risuona lo strano silenzio vuoto di chi si mette l ovatta negli orecchi. Ma c è una pace che nessuno può togliere dal cuore dell uomo, il quale crede che la pace è una realtà che il Signore risorto ci affida. Vi do la pace, la mia pace, non alla maniera in cui ve la dà il mondo : collocata nelle nostre mani, con tutto il suo peso, la sua gioia, la sua responsabilità, perché rimbalzi da mano a mano sulla terra. Noi non siamo molto abituati a legare il termine pace a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire: quell uomo si affatica in pace o lotta in pace. Più consuete sono invece le espressioni: sta seduto in pace o sta leggendo in pace ( ) La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il conforto del salotto che i pericoli della strada. Più la tranquillità del caminetto che l officina brulicante di problemi. Più la penombra raccolta di una chiesa che i rumori di una città. La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia, rifiuta la tentazione del godimento. Non ha molto da spartire con la banale vita pacificata. La pace, prima che traguardo, è cammino, cammino in salita. Ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi. I suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste. Se è così occorrono attese pazienti. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all arrivo senza essere mai partito, ma chi parte (don Tonino Bello, vescovo). L alleluja di Pasqua ha sempre sorpreso gli uomini nell inquietudine, tra un pretorio, un pilato, un osanna e un crucifige. Il mondo, smarrito, non è mai riuscito a trovare la sua pace, ha ripetuto con monotonia i suoi errori, continuando a girare attorno alla verità senza avere il coraggio di entrarvi. È incredibile come noi uomini riusciamo a scivolare sui nostri guai, ricominciando sempre da capo. Cambiano tante cose, i volti delle città, i gusti, il tenore di vita, ma l uomo è sempre inquieto. Molti anni di trasformazioni tecniche e sociali hanno almeno però confermato una verità: che l uomo è più del suo vestito, della sua statura, del suo genio. Ecco perché quello di Pasqua è un bilancio di pace che non può essere stabilito su situazioni esterne: la pace dell uomo può fare un passo in avanti nel pieno di una tempesta, o un balzo indietro in anni di apparente tranquillità. Non è un puro gioco di parole dire che c è una pace che non dà pace. I cristiani sanno da sempre che c è una pace che il mondo non può dare. La Pasqua per un cristiano non è una pausa di rifiuto della realtà della vita, ma il momento più serio del suo passaggio attraverso essa. Con la pace Gesù ci ha augurato anche il coraggio: «Non si turbi il vostro cuore!». Ecco, questa è ancora la nostra Pasqua - la Pasqua prima di tutto, al di là di tutte le inquietudini del mondo e di tutte le amarezze, l alleluja più forte di tutte le crocifissioni e di tutti i calvari. Sono anche questi mesi di buio, di violenza e di grande pesantezza, il prezzo della luce di Pasqua. Nei giorni della risurrezione il mondo persevera nei propri errori. Ma non siamo abituati a legare il termine pace a concetti dinamici. Altrimenti sapremmo che essa non è una pausa di rifiuto delle realtà della vita, ma il momento più serio del nostro transito tra gli uomini 3 maggio 2003

4 parola e parole Date cibo a chi ha fame date ai poveri voi stessi Giovanni Salvini Gesù esorta i discepoli ad affrontare la prima delle emergenze: la fame delle folle. Ma le sue parole hanno due livelli: esorta a non schivare il problema, ma anche a farsi pane per i bisogni dell uomo. Due dimensioni del dono, che dipendono dalla profondità della nostra esperienza Dategli voi stessi da mangiare (Lc 9,13) Si potrebbe sintetizzare in questa espressione solo apparentemente ovvia la risposta di Gesù a chiunque, in qualsiasi epoca, si ponga il problema della prima e fondamentale delle emergenze: la fame dei fratelli. La frase pronunciata dal Signore ha due possibili e legittime letture: la prima insiste sulla responsabilità dei discepoli di fronte alla fame delle folle. Siete voi i responsabili sembra dire Gesù proprio voi e nessun altro che voi. Non dovete girare il problema a qualcun altro o perdervi nell analisi delle cause, ma mettervi in gioco per dare la sola risposta che merita chi chiede pane: il pane, appunto. Ma la seconda lettura è ancora più sorprendente: «date loro in cibo voi stessi», «diventate pane per loro». Sulle labbra di Gesù, che nell Ultima Cena darà questa chiave di lettura al dono di tutta la sua vita e della sua persona, questo invito smette di essere un esortazione spiritualistica e si presenta in tutta la sua disarmante e nitida essenzialità. In questo caso, il Signore va al di là dell emergenza momentanea e propone ai discepoli una risposta che non sia solo un tamponare il problema. Nella fame delle folle (termine volutamente generico, in cui trova posto ogni tipo di fame di ogni tipo di persona) sono portati all attenzione dei discepoli il bisogno, il grido e la supplica di un umanità che li stringe dappresso, che li circonda e preme su di loro coi suoi desideri e le sue miserie. Stretti nel cerchio di questi fratelli senza pane, i discepoli non possono più negare o ignorare il problema e, confusi e preoccupati, lo pongono così com è al loro maestro. Forse si aspettano da Lui il solito gioco di prestigio, la soluzione che solo Lui può dare, il miracolo. Forse dentro di loro desidererebbero che il problema fosse risolto tra le folle e Gesù; desidererebbero rimanerne fuori, loro che non hanno miracoli da compiere e non sanno moltiplicare il pane. Ma Gesù li chiama dentro il miracolo del dono, li vuole protagonisti. Certo come strumenti, come prolungamento delle sue mani che moltiplicano, perché il pane moltiplicato giunga a ogni uomo attraverso mani d uomo. Ma in realtà il Figlio di Dio chiede molto di più ai suoi: chiede loro non solo un passamano di pane, ma un esistenza fatta pane per la fame dei fratelli. Rimane il giallo, fondamentale per la nostra razionalità post-scientifica, di quale sia la lettura giusta da dare alla frase di Gesù. Forse non si tratta di due letture alternative, ma di due livelli di lettura successivi, di un cammino di risposta che dipende dalla profondità dell esperienza del dono nella vita di chi risponde. Per questo forse alcuni si sentiranno dire dal Signore siate proprio voi a dargli da mangiare e scoprirà che il problema delle emergenze degli altri lo riguarda, che non può risolversi fra i poveri e Dio senza coinvolgerlo (come quando nella preghiera del pasto chiede a Dio «fa che ogni mensa abbia il suo pane e ogni cuore il tuo amore», sperando in cuor suo che Dio nutra e riempia di amore direttamente, senza chiedere la collaborazione di chi lo sta pregando). Chi invece si trova già incamminato sulla strada del perdersi per l altro potrà capire che il Dio che spogliò se stesso gli chiede di diventare ogni tipo di cibo per ogni tipo di fame. E che in fondo non gli chiede altro che questo, ogni volta che gli rivolge la parola. maggio

5 I cattolici e la democrazia, Costituzione da azionare il punto su Domenico Rosati La democrazia. Ecco un bel tema. Anzi, un problema. E pure spinoso. Che tale resta anche se presentato con il condimento dei nuovi scenari e dei nuovi poteri. Se ne discuterà tra più di un anno, in occasione della 44ª Settimana sociale dei cattolici, in programma a Bologna per l autunno Un appuntamento ancora lontano. Ma il cui lavoro è cominciato per tempo, con un primo seminario di avvicinamento, svoltosi a Roma a fine marzo. Ed è un bene. Perché la materia da svolgere è tanta e i fili si sono molto aggrovigliati. Specie se si guarda alle vicende degli ultimi tempi. Sia chiaro. La questione democratica non è argomento di convegno, ma in primo luogo di esperienza politica vissuta. E per i cattolici italiani si è trattato, negli ultimi cinquant anni, di una immersione piena e consapevole nel sistema delle libertà personali e civili e nel gioco delle maggioranze e delle minoranze. Per questo sono protagonisti e testimoni. E meglio lo sarebbero se non manifestassero una certa ritrosia nei confronti di una rilettura storica dell esperienza democratica del nostro paese, e quindi di una conveniente purificazione della memoria. Ritorno alle istorie Il rischio è che l intero passato democratico dei cattolici sia affogato nell indistinto di una condanna generica o di un acritica assoluzione. Quel che è mancato e che occorre è un onesto discernimento sui fatti e sulle persone, tale da distinguere tra gli innegabili meriti come la costruzione e la difesa della democrazia e i deprecabili guasti introdotti nella gestione del potere, fino alla corrosione della Democrazia Cristiana. Il mondo cattolico in tutte le sue espressioni è coinvolto nella vicenda senza zone franche. Ma non è riuscito finora a sviluppare una ricostruzione critica, sulla base della quale fondare il futuro. L ultima indagine risale infatti al 1976, quando al convegno Evangelizzazione e promozione umana il professor Franco Bolgiani tenne una relazione che suscitò molte riserve. Dopo di allora, il silenzio. Ecco perché, in occasione del primo seminario di avvicinamento alla prossima Settimana, mi sono permesso di sottolineare l esigenza di un organico ritorno alle istorie, come premessa positiva di un analisi del presente e di un progetto per il futuro. Gli spunti, peraltro, non mancano. All interrogativo del seminario Dove vanno le istituzioni? non è possibile rispondere senza ricordare da dove le istituzioni vengono. Ed è proprio il confronto tra le tendenze attuali e la Costituzione della repubblica che apre la strada a considerazioni tutt altro che rasserenanti. Catechesi costituzionale Come ha affermato con severità scientifica e passione civile il professor Francesco Casavola in occasione del seminario, molti fattori denotano oggi una propensione a scavalcare le barriere costituzionali che impediscono la commistione dei poteri e degli interessi nella gestione della cosa pubblica. Manifestazioni patologiche non mancano davvero: basti pensare al partito-azienda e alla ricerca (e al culto) del leader unico. Ma preoccupa soprattutto la lettura della investitura elettorale maggioritaria ha osservato Casavola «come mandato a legiferare e governare in nome e per conto dei propri votanti e non di tutti i cittadini». Con la conseguenza che «una siffatta interpretazione del mandato Primo passo verso la Settimana sociale I cattolici sono chiamati a impedire che la Costituzione sia stravolta. Ma devono avere il coraggio di una rilettura storica dell esperienza democratica del nostro paese. Oltre acritiche condanne e generiche assoluzioni 5 maggio 2003

6 popolare è sempre meno democratica e sempre più populista, a mano a mano che è evocata a giustificare la dittatura della maggioranza». E che dire della pretesa di «una superiorità gerarchica degli eletti dal popolo sui giudici nominati per concorso», o dello «sfaldamento delle giunture politiche della società» (ruolo che era dei partiti) in virtù dell affermarsi di «oligarchie dove gli interessi particolari sono più forti delle idee generali»? Gli spunti sono molteplici. E altrettanti ne ha forniti la relazione del professor QUATTRO SEMINARI VERSO LA SETTIMANA NUMERO 44 Le Settimane sociali dei cattolici italiani hanno cominciato la loro storia nel lontano 1907 sotto la guida di Giuseppe Toniolo, uno dei primi protagonisti del movimento cattolico in Italia. Quella che si svolgerà a Bologna nell autunno 2004 reca il numero 44. Il tema ( La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri ) si ricollega a un precedente remoto ma significativo: la Settimana del 1945, che si occupò di Costituzione e costituente. I quattro seminari preparatori hanno per titolo Dove vanno le istituzioni? (già svolto a Roma il 29 marzo), Speranze e timori della scienza e della tecnologia (si svolgerà a Firenze il 21 giugno), Come stanno cambiando l economia e la finanza? (Bologna, 18 ottobre) e La governance globale: regole e procedure nel governo delle entità internazionali (Napoli, 31 gennaio 2004). Il presidente del comitato preparatorio delle Settimane è monsignor Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo. Ugo De Siervo, che si è chiesto come conseguire l ossequio alle regole sociali «in società nelle quali non appare più scontata la condivisione di valori del tutto essenziali, come la solidarietà e lo stesso rispetto della legalità». Gli ha fatto eco il professor Roberto Gatti, indicando la prospettiva dello «stato sociale di diritto» come la bussola per una «compiuta cittadinanza democratica». Ma complessivamente il confronto ha messo a fuoco un concetto: che la Costituzione del 1948, così impregnata di valori cristiani, non è un pezzo da museo, ma una struttura di servizio quanto mai valida. Basta volerla azionare. Qui torna l annoso problema dell intreccio tra istituzioni e movimenti sociali e culturali, con l accentuazione della inseparabilità dei due aspetti. Occorre scongiurare sia la prospettiva di un castello istituzionale che si chiude a ogni apporto esterno, sia quella di una velleitaria autarchia delle figure sociali vecchie o emergenti. Se si spezza la relazione vitale, né solidarietà né sussidiarietà hanno spazi di vita propria. La connessione indispensabile presuppone tuttavia un rilancio della partecipazione in ogni ambito e ad ogni livello. Con un ostacolo aggiuntivo: che oggi il potere comunicativo spinge le persone all individualismo e all isolamento egoistico. Si delinea così un immenso campo di lavoro per quanti si muovono in nome del primato della dimensione umana; cioè, per i cristiani che operano in nome della carità. Sarà un lavoro assai più lungo di una settimana, che intanto potrebbe incominciare, come è stato suggerito, da un opportuna catechesi costituzionale. maggio

7 Affitti cari, fondi tagliati: casa, un affare da ricchi? Marco Toti politiche sociali Le politiche per la casa tornano al centro dell attenzione politica, a causa sia del Libro bianco recentemente presentato dal ministero del welfare, sia della previsione della legge finanziaria riguardo al Fondo affitti. L accesso alla casa, nelle due forme dell acquisto e dell affitto, occupa un posto centrale nelle preoccupazioni di ogni famiglia italiana. Le spese per l abitazione assorbono infatti buona parte dei bilanci familiari, sotto forma di pagamento dell affitto o delle rate di mutui immobiliari. Ma il nostro paese, storicamente, ha una propensione all acquisto o alla costruzione della casa inferiore rispetto ad altre realtà, per esempio quella inglese; le famiglie in affitto sono pertanto una percentuale considerevole. Nel 2002, secondo i dati del Sicet (il sindacato inquilini della Cisl), nelle undici maggiori città italiane gli affitti sono cresciuti in media del 28% (tabella 1), con punte del 60% a Milano e del 55% a Roma: i canoni di affitto superano largamente i 600 euro al mese e raggiungono anche i euro per tre locali con servizi, a cui vanno aggiunte le spese condominiali. Un altra recentissima indagine, condotta dal Sunia (il sindacato inquilini Cgil), ha invece evidenziato che nelle stesse undici città i canoni di affitto sono aumentati in media, nell ultimo decennio, del 200%. Il canone medio nazionale (alloggio a due-tre stanze in zona non centrale) sarebbe di TABELLA 1 Aumenti dei canoni d affitto nel 2002 rispetto al 2001 Città Variazione Venezia +6% Catania +10% Firenze +15% Torino +15% Genova +20% Bologna +20% Palermo +30% Bari +35% Napoli +40% Roma +55% Milano +60% Italia +28% 882,89 euro. La città più cara d Italia risulta Milano (il canone mensile medio tocca 1.167,52 euro, ma diventa di 1.857,07 euro in centro), seguita da Roma (1.061,16 euro); chiude la graduatoria Bari (533,43 euro). Fonte: Sicet Cisl Il governo taglia il buono-casa A fronte di questi dati, non si registra particolare sensibilità da parte del governo. Il Libro bianco sul welfare, mentre si sofferma sulle agevolazioni necessarie all acquisto della casa, nulla dice riguardo agli affitti, mentre la legge finanziaria per il 2003 riduce il Fondo sociale per il buonocasa previsto dalla legge 431 del E il fondo per il 2002 è risultato alla fine poco più della metà di quello del 2000: è ulteriormente sceso a 212 milioni di euro, in virtù di un decreto del ministero delle infrastrutture dello scorso febbraio, a fronte dei 362 milioni di euro di tre anni fa (tabella 2). In questo modo, mentre aumentano la necessità delle famiglie a causa dell aumento degli affitti, diminuisce la possibilità di accedere a un sostegno economico. Qualche esempio illuminante. Tra i principali beneficiari del Fondo sociale per il buono-casa, nel comune di Roma ci sono le famiglie con ultra-sessantacinquenni (circa un terzo del totale), mentre in Lombardia il 23% dei beneficiari è costituito da anziani soli e il 96% da pensionati e lavoratori dipendenti. Un indagine dell Istituto regionale di I sindacati denunciano pesanti aumenti dei canoni d affitto. Ma il governo sforbicia ancora, in maniera sensibile, le risorse per il buono-casa. Mentre il Libro bianco sul welfare prevede agevolazioni che, di fatto, penalizzano le categorie più deboli 7 maggio 2003

8 TABELLA 2 Fondo sociale per il buono-casa: stanziamenti Anno finanziario (erogazione nell anno seguente) (dopo ulteriore riduzione) Fondo nazionale 309,874 milioni di euro (600 miliardi di lire) 361,520 milioni di euro (700 miliardi di lire) 335,696 milioni di euro (650 miliardi di lire) 249,181 milioni di euro (480 miliardi di lire) 211,840 milioni di euro (410 miliardi di lire) Fonte: comune di Roma, assessorato Politiche abitative ricerca della Lombardia (Irer) afferma che in circa seimila casi su ventimila domande l intervento del fondo è risolutivo rispetto a situazioni che altrimenti sarebbero classificabili come di povertà assoluta. Particolarmente grave e delicata è la situazione degli immigrati, sia perché sono esclusi dall accesso ai fondi speciali sia per le difficoltà di tipo culturale che spesso incontrano nell accesso all affitto. L accesso alla casa appare dunque un diritto sempre più difficile da esercitare per le categorie più deboli. Le agevolazioni a contrarre mutui ipotecari per l acquisto, previste dal Libro bianco, saranno indirizzate a particolari categorie: persone giovani, con un lavoro stabile che permette di pensare in termini pluriennali, con scarsa o nulla propensione alla mobilità e con un reddito che comunque permette l accesso al mutuo. Le altre categorie (anziani, lavoratori con contratti flessibili e non a tempo indeterminato o con reddito basso, lavoratori spinti a spostarsi dalla propria zona per esigenze lavorative) rimangono penalizzate. In sintesi: mentre i pochi aiuti fin qui esistenti vengono decurtati, le persone e le famiglie più deboli restano ai margini della politica abitativa. C è di che preoccuparsi. A PRATO I SUBAFFITTI FIRMATI IL CASOLARE. L AGENZIA A VICENZA FA ANCHE FORMAZIONE Il mattone, croce e delizia dell italiano medio. Ma chi medio non è, e galleggia sotto la linea che demarca il territorio della povertà e dell indigenza? L accesso alla casa è questione che segna in maniera drammatica la situazione di tanti individui e tante famiglie. Da qui, la mobilitazione di svariate realtà Caritas. Che, pur senza riciclarsi in agenzie immobiliari, tendono la mano ai soggetti che fanno più fatica, nella ricerca di un tetto. Fondi di garanzia. E ora Tangram L associazione Il Casolare è stata costituita, a Prato, per volontà della Caritas diocesana nel marzo 96 con lo scopo di trovare soluzioni abitative idonee a cittadini italiani e immigrati. Normalmente il Casolare conclude contratti di locazione con la clausola che autorizza il subaffitto, poi stipula il contratto di subaffitto con l inquilino alle stesse condizioni economiche. Grazie a un contributo del comu- maggio

9 ne di Prato, l associazione ha costituito sin dal 96 un fondo sociale di garanzia, da utilizzare come fondo di rotazione per i pagamenti cauzionali o per il pagamento di canoni di affitti arretrati, al fine di evitare sfratti per morosità. Il comune ha inoltre concesso in uso gratuito due immobili di sua proprietà, da subaffittare a cittadini extracomunitari a un canone concordato di 250 euro mensili. Pure il ricavato di questi subaffitti va a integrare il fondo di garanzia. Dal 96 sono stati stipulati circa 120 contratti di affitto, che hanno interessato famiglie di varie nazionalità; attualmente ne sono attivi 55. La maggiore difficoltà sin qui incontrata dal Casolare riguarda il reperimento di immobili, i cui canoni di locazione siano compatibili con le possibilità economiche delle famiglie, molte delle quali monoreddito. Attualmente il Casolare collabora al progetto Tangram : grazie a fondi regionali, il comune sta costituendo un associazione in cui sono rappresentati i comuni dell area, associazioni sindacali e di categoria, camera di commercio, realtà del terzo settore e cooperative edilizie. Questo nuovo soggetto, in accordo con importanti banche cittadine, farà da intermediario per facilitare l acquisto di immobili da parte di immigrati, grazie a un meccanismo di affitto-riscatto, e reperirà alloggi da affittare a canone medio-basso; il Casolare dovrebbe occuparsi della gestione degli affitti. Anche in Veneto alcune Caritas diocesane sono impegnate, con i comuni e altre associazioni private, nel reperimento di alloggi da affittare a condizioni eque. Soprattutto agli immigrati, che nel Nord Est trovano sovente lavoro, ma raramente casa. A Vicenza, in particolare, la commissione immigrazione della Caritas ha dato il via, nel gennaio 2001, a un percorso che ha permesso di attivare un Agenzia sociale per la casa, promossa da Diakonia (la onlus che si occupa dei servizi per conto della Caritas Vicentina) e che conta sull adesione di cooperative sociali, realtà dell associazionismo e organismi imprenditoriali, oltre che sul sostegno degi enti locali. Il progetto prevede anzitutto la creazione di tre sportelli provinciali a Vicenza, Schio e Chiampo (più eventuali sedi distaccate), con il compito di offrire consulenza in materia di ricerca e acquisto della casa, preventivi e stima degli immobili, servizi di credito, corretta gestione dell alloggio. L attività dell Agenzia però va anche oltre: si occupa infatti di formare persone, che diventano punti di riferimento per gli altri immigrati nella gestione dei rapporti e dei contratti per la casa. Avellino, intercettare i bisogni Nel territorio di Avellino, cuore della Campania, la fame di case a prezzi sostenibili è invece legata soprattutto all esistenza di due importanti aree produttive: quella metalmeccanica di Pianodardine, che ha come fulcro la fabbrica Fiat di motori d automobili, e il polo conciario. In questi distretti il problema della casa è impellente per i molti operai, sovente costretti alla defatigante condizione di pendolari. La Fiat ha messo in piedi un servizio bus che raggiunge perfino il napoletano. Invece il comune ha un patrimonio di oltre alloggi e ha cominciato la ristrutturazione di dieci lotti edilizi, mentre prosegue la trasformazione dei prefabbricati risalenti al post-terremoto in strutture in muratura. Sul fronte del sostegno alle categorie deboli, il comune assiste, con fondi regionali, cento famiglie bisognose, assegnando loro euro al mese per pagare l affitto. La Caritas diocesana di Avellino collabora, segnalando i casi di maggior bisogno; quando una famiglia migliora le proprie condizioni economiche, l aiuto comunale viene dirottato su altri nuclei. I bisogni sono intercettati grazie ai tre Centri d ascolto aperti in città. L assistenza rischia di essere indiscriminata e cieca, senza un adeguata conoscenza del territorio. E la Caritas, in questo, fa ampiamente la sua parte. 9 maggio 2003

10 territorio e caritas La crisi nasce in fabbrica, la chiesa non resta inerte Agostino Meloni Famiglie in difficoltà, territori minati dalla precarietà. È l effetto delle crisi industriali che colpiscono diverse regioni italiane. Il ruolo delle diocesi e delle Caritas: preghiere e solidarietà, ma anche aiuti e percorsi di reinserimento. I casi di Torino, Termini Imerese e L Aquila Zoppica, l Italia della grande industria. Zoppica e mette a repentaglio il futuro di tanti lavoratori e la tranquillità di interi territori. Le crisi industriali hanno, da sempre, pesanti riflessi sociali. Innescano forme diffuse di povertà e disagio. E allora, anche se a occuparsene sono in primo luogo altri soggetti, chiamano in causa anche l esperienza delle Caritas. A Torino veglie e borse lavoro Da nord a sud, il panorama delle crisi offre solo l imbarazzo della scelta. A Torino il caso Fiat conosce solo oggi, dopo mesi di buio pesto, incerte schiarite. Intanto, però, in migliaia si sono ritrovati senza lavoro o in cassa integrazione. La chiesa torinese ha anzitutto puntato sulla mobilitazione delle coscienze: interventi, veglie di preghiera, il cardinale Severino Poletto che si era addirittura offerto come mediatore per portare al tavolo del confronto dirigenza e forze sindacali. Il consiglio pastorale diocesano ha ripetutamente sollecitato le comunità ecclesiali, oltre che le realtà politiche, a un assunzione di responsbilità nei confronti di chi ha perso o sta perdendo il lavoro. Ma non mancano le forme tangibili di solidarietà. L ufficio pastorale, sociale e del lavoro della diocesi, tramite il Servizio per il lavoro, ha attivato una settantina di borse-lavoro all anno. La Caritas torinese non cessa la sua azione di sostegno alle famiglie più colpite dalla crisi della Fiat e delle aziende dell indotto, ma sta anche cercando di individuare nuove opportunità occupazionali, magari temporanee, tramite il contatto con enti pubblici e con società private e istituti bancari. In alternativa, la Caritas chiede di concedere agevolazioni per consentire alle famiglie di far fronte agli oneri sanitari, assistenziali o scolastici che devono sostenere. La crisi Fiat tiene banco anche a sud. In Sicilia, a Termini Imerese, le reti di protezione sociale sono ancora più deboli. Alle famiglie di chi resta senza lavoro sovente non rimane che ricorrere all aiuto dei parenti. Ma l impatto della crisi sulla realtà economica locale ha contorni drammatici, tanto più che le sole altre iniziative industriali sono costituite da aziende dell indotto Fiat, che ovviamente non riescono ad assorbire gli esuberi dell azienda automobilistica. La Caritas locale individua, tramite l osservatorio sulla povertà, persone e famiglie bisognose, supportandole nei rapporti con le realtà istituzionali. Grazie all aiuto del comune fino all anno scorso il Centro d ascolto ha svolto anche funzioni di orientamento; ora si spera che dalla comunità diocesana arrivino aiuti per proseguire l attività. maggio

11 Una fondazione anti-usura L Abruzzo è una regione non certamente ricca, ma nel corso degli anni si è dotata di interessanti opportunità di sviluppo economico. Il polo elettronico dell Aquila era una di queste, ma oggi e con esso l indotto attraversa una preoccupante fase di crisi. La Caritas diocesana e l ufficio per i problemi sociali della diocesi non hanno ignorato lo scenario: nei mesi scorsi hanno organizzato visite e iniziative di sostegno agli operai che presidiavano l ingresso di Flextronics e Lares Tecno, impegnati in una dura battaglia in difesa dei posti di lavoro. «Le difficoltà della Flextronics sono onerose per L Aquila osserva Ermenegildo Bottiglione, responsabile della pastorale del lavoro e collaboratore Caritas più di quanto lo siano quelle del gruppo Fiat per molti dei territori dove è presente». In alternativa, per il futuro, si potrebbe puntare di più sul turismo, anche religioso. Secondo Angelo Bianchi, responsabile del settore politiche sociali della Caritas, è una strada percorribile. Ma la Caritas aquilana pensa anzitutto a dotarsi di altri rilevanti strumenti: collabora infatti in ambito regionale, anche finanziariamente, con la Fondazione Jubileum, che concede prestiti fino a 13 mila euro al fine di combattere la piaga dell usura. Inoltre fornisce aiuto spirituale e assistenza legale e burocratica ai bisognosi e alle persone in cerca di lavoro. Molti delle quali, ovviamente, sono immigrate. Perché la crisi, quando arriva, non si cura del passaporto. IL DOVERE DELLA VICINANZA A CHI PERDE IL LAVORO. PERÒ È UNA SUPPLENZA: LA POLITICA È LATITANTE Cosa può fare una Caritas diocesana di fronte alle crisi di interi comparti produttivi e occupazionali? La reazione può avere i connotati del senso di impotenza o, all opposto, di un eccesso di presunzione nel volersi far carico di situazioni complesse. Le Caritas, infatti, non sono certo inseribili nella categoria degli erogatori di ammortizzatori sociali, ma nel concreto vengono investite dall onda dei problemi prodotti da una crisi. In particolare, le famiglie colpite dalla disoccupazione che si rivolgono ai Centri di ascolto, in genere dopo aver cominciato a esaurire risorse economiche e speranze di trovare occupazioni alternative, sono i soggetti che interrogano la comunità cristiana. La prima considerazione è una domanda: come è possibile che solo in Italia (e in Grecia), per stare ai paesi Ue, manchi una legislazione che fornisca un reddito di ultima istanza, da attivare quando tutti gli altri ammortizzatori sociali non sono più praticabili? L immeritata e immotivata fine, decretata dall ultima finanziaria e dal Libro bianco sul welfare, della sperimentazione del Reddito minimo d inserimento lascia ancor più senza strumenti e senza prospettive le politiche sociali di contrasto alla povertà nel nostro paese. Le Caritas devono attenzione alle persone e alle famiglie, quindi, ma nella consapevolezza che si esercita una supplenza drammatica e ingiustificata. Attenzione irrinunciabile, d altronde, perché disoccupazione e inoccupazione producono spesso, insieme al sovraindebitamento, una pericolosa miscela di precarietà e di esclusione, che rischia di interrompere i circuiti di socialità delle famiglie al loro interno e verso l esterno, intaccando pesantemente il ruolo delle persone coinvolte e il senso delle loro vite. D altro canto vi è la necessità di tentare strade per creare lavoro, puntando sulle possibilità di sviluppo economico dal basso, tentando di scovare nicchie occupazionali ancora inesplorate nei settori dei servizi alla comunità e della valorizzazione di strutture e risorse locali (a volte anche di proprietà ecclesiale) in sinergia con tutte le realtà del territorio. Le esperienze, pur faticose, del Progetto Policoro, innestate in territori endemicamente gravati dal problema dell inoccupazione, rappresentano sperimentazioni significative. In fondo la missione possibile della Caritas è, come sempre, la stessa della chiesa locale: animare la comunità a essere davvero comunità, rinsaldando i legami verso chi fa più fatica e tentando strade ancora non percorse. Pur nella consapevolezza del limite. Anzi, nella convinta scelta di non poter fare da soli, ma di dovere tentare con altri la ricerca di soluzioni possibili, benché non esaustive. Francesco Marsico 11 maggio 2003

12 non solo emergenze L acqua non è un nemico, vigilanza contro il dissesto Francesco Carloni Negli ultimi mesi del 2002 le cronache hanno registrato nuovi drammatici casi di alluvioni e frane. Ma è il cattivo uso dei suoli a spiegare certi disastri. Cittadini e cristiani sono chiamati alla responsabilità ambientale. Per non restare con le radici per aria Anche l inverno appena trascorso è stato caratterizzato da un susseguirsi di emergenze causate dall acqua. Un fatto non nuovo nel nostro paese: ogni volta che si presentano precipitazioni intense, concentrate in tempi ristretti, il suolo reagisce con frane e smottamenti e i fiumi con esondazioni. Il dissesto idrogeologico negli ultimi 70 anni, in Italia, ha riguardato complessivamente centri (oltre la metà dei comuni italiani): colpiti da frane e da alluvioni. Negli ultimi 50 anni centinaia sono stati i morti dovuti ad alluvioni o fenomeni franosi; per far fronte al solo ripristino dei danni sono stati spesi circa 350 mila miliardi delle vecchie lire. Nel novembre 2002 abbondanti piogge hanno causato migliaia di sfollati e ingenti danni in gran parte del nord Italia. Nella provincia di Pordenone le piogge si sono protratte per giorni, e nella notte tra martedì 26 e mercoledì 27 novembre sono esondate le acque del fiume Nocello, allagando centinaia di case nella zona sud del capoluogo. Era già accaduto nel 1965 e soprattutto nel 1966; l inondazione del 2002 è stata la terza per gravità. Sempre nello scorso inverno, la Bergamasca, il Lecchese (nella foto la frana di Primaluna) e il Lodigiano sono stati colpiti da frane e inondazioni: l abbandono della montagna, la mancata manutenzione dei bordi dei torrenti, i tagli non corretti dei boschi, la costruzione di strade in tratti a rischio hanno costretto centinaia di famiglie a lunghi periodi d isolamento o di trasloco forzato in altre località. Invece in Liguria, a Genova, la cementificazione dei torrenti che passano in città e la loro scarsa manutenzione hanno provocato diffuse inondazioni in diversi quartieri. FOTO IL RESEGONE Ma la pioggia spiega tutto? Viene dunque da chiedersi: è la pioggia a creare certi danni o è l utilizzo dei suoli a rivelarsi incapace di recepire il ciclo principale del nostro ecosistema? Il danno è creato dalla particolarità degli eventi atmosferici o dalla vulnerabilità dei terreni e da ciò che sopra vi è costruito? Certamente in alcuni casi l evento atmosferico è di tali proporzioni che è impossibile prevederne gli effetti. Ma nella maggior parte dei casi sono l incuria, l abbandono, le costruzioni in forma abusiva, lo sfruttamento sconsiderato dei corsi d acqua a produrre i danni. Il rapporto uomo-natura non interessa solo esperti, addetti ai lavori, politici e amministratori, ma tocca anche e soprattutto le persone comuni, chiamate a un compito di auto-educazione e a maturare una concezione dinamica della natura (fino a coglierne lo stato di continua evolumaggio

13 zione, che va guidato con sapienza). Chi si occupa di problemi del territorio sostiene, relativamente alle inondazioni, che il copione è ormai tristemente consolidato: si progetta un opera in una zona a rischio, poi si finanziano gli interventi per proteggerla dagli eventi naturali, così facendo si modifica l ambiente e si crea il bisogno di nuove opere, e così via fino ad alterazioni sempre più gravi di quel territorio. Una volta innescato il meccanismo, è difficile fermarlo. La coerenza nel giardino di casa Viene dunque da chiedersi in particolare nell Anno internazionale dell acqua, che pone la questione di un corretto uso delle risorse e dei bacini idrici, oltre al problema del diritto fondamentale di accesso all acqua potabile da parte di tutti gli uomini cosa possano fare cittadini e aggregazioni sociali, comprese quelle che sono espressione della comunità cristiana, per vincere la cultura del dissesto. Occorre anzitutto vigilare sulle amministrazioni, a cominciare da quelle locali, perché a partire dal proprio giardino di casa si inneschi una politica ambientale coerente con la gestione dei rischi possibili e la necessità di una manutenzione corretta e sostenibile. È importante conoscere le responsabilità che sono proprie dei singoli livelli amministrativi, ma anche promuovere la partecipazione significativa di tutti gli individui e di tutte le organizzazioni interessati al processo propositivo e decisionale, a livello locale, regionale e nazionale. Contemporaneamente, bisogna capire che certi compiti dipendono da ciascun cittadino e cristiano: la tutela dell ambiente e la salvaguardia del creato riguardano anche me, che costruisco o acquisto una casa, che ho in proprietà un appezzamento di terreno, che posso segnalare irregolarità ambientali, e via esemplificando. Siamo tutti chiamati a responsabilità e vigilanza, nella prospettiva di applicazioni concrete, in campo ambientale, di una educazione alla legalità che non può restare solo slogan. Il territorio non è una semplice realtà geografica, ma comprende lo spazio vissuto. E l atteggiamento di chi lo vive. «Anche noi, come gli alberi sradicati dalle frane, ci sentiamo con le radici all aria»: lo disse agli operatori Caritas, nel 98, uno dei sopravvissuti alla frana di Sarno. Occorre dunque avviare una ricerca serena e obiettiva, che metta in discussione senza pregiudizi la nostra cultura dell uso del suolo. E che i permetta di ricostruire con la nostra terra un rapporto di fiducia. Per non continuare a ritrovarci con le radici all aria. LA CARITAS E LE ALLUVIONI, AIUTI ALLE REALTÀ COLPITE La salvaguardia del creato è compito di tutti. E una sfida di prim ordine: la creazione, come racconta la Genesi (2,15), è proprietà divina, affidata agli uomini perché la coltivino e la salvaguardino. Ne deriva per la comunità cristiana e i suoi organismi pastorali, in primis la Caritas la necessità di coniugare l intervento nelle emergenze con la sfida educativa e promozionale per la salvaguardia del territorio. Per dare concretezza a questa attenzione pedagogica, l area nazionale di Caritas Italiana ha attivato un apposito ufficio, che attraverso una serie di iniziative pastorali ha il compito di promuovere una nuova cultura ambientale e attraverso adeguate strutture operative si propone di intervenire nei momenti di crisi, a fianco delle Caritas diocesane e in accordo con il sistema di protezione civile. In seguito alle recenti alluvioni, attraverso le Caritas diocesane di Genova, Vigevano, Bergamo, Milano e Pordenone (che hanno contribuito a gestire la fase di prima emergenza, in collaborazione con le amministrazioni locali e la protezione civile), la Caritas Italiana ha promosso i seguenti progetti: Friuli Pordenone: sostegni mirati a famiglie bisognose (30 mila euro). Lombardia Sant Omobono Imagna (Bergamo): ristrutturazione di un asilo (375 mila euro); Primaluna (Lecco): costruzione di un Centro della comunità (250 mila euro); Castiglione d Adda (Lodi): ripristino di attrezzature della comunità Il Pellicano (50 mila euro). 13 maggio 2003

14 un volto una storia Fiori d arancio per sperare dopo i giorni del terremoto Chiara Santomiero Sei mesi fa il sisma che sconvolse il basso Molise. Case crollate, vite di sacrifici in frantumi. Ma tra i giovani non manca la voglia di ricominciare. Maria Luisa e Luciano, Tonia e Saverio: storie di coppie che si preparano al matrimonio. Per sconfiggere la precarietà Sposarsi, quando tutto attorno trema. Trovare il coraggio di fare progetti, dopo il lutto e l afflizione causati da un cataclisma. La vita riprende il suo corso, in Molise, dopo il rovinoso sisma del 31 ottobre. Anche nei preparativi per le nozze di 25 coppie che frequentano il corso per fidanzati, organizzato dalla zona pastorale che comprende i paesi terremotati: San Giuliano di Puglia, Santa Croce di Magliano, Colletorto e Bonefro. Il terremoto ha provato a spezzare i sogni di tante coppie giovani. Ma l amore sa come rimuovere gli ostacoli e le macerie seminate dalla sorte. Maria Luisa è di San Giuliano; la casa dei suoi genitori è stata dichiarata inagibile e adesso vivono tutti in un residence di Campomarino, in riva all Adriatico, in attesa che venga approntato un prefabbricato del nuovo lotto destinato al paese più danneggiato del cratere. Meno male che la casa preparata per le nozze a Colletorto, il paese del fidanzato Luciano, che lavora nel settore edilizio e si occupa di costruzioni e ristrutturazioni, non ha subito danni. Altrimenti tutto sarebbe stato ancora più problematico. Maria Luisa e Luciano avevano fissato la data del matrimonio per il 31 maggio Il terremoto ha interrotto i preparativi per un lungo periodo. «Eravamo demoralizzati racconta lei ; continuavamo a parlarne ma era un momento talmente triste che non riuscivamo a decidere nulla di concreto. Poi abbiamo pensato che bisognava andare avanti e affrontare la situazione nonostante i problemi. Rimandare non sarebbe servito a nulla, perché non credo che tra un anno il paese potrà essere ricostruito». Maria Luisa e Luciano non si sposeranno, come è tradizione, nel paese della sposa, ma a Termoli, nella chiesa di Santa Maria Immagini emblematiche dei gravi danni prodotti dal terremoto nei centri del basso Molise degli Angeli. «É la soluzione più semplice prosegue la giovane ; oggi viviamo a Campomarino, non avrebbe senso andare a San Giuliano a sposarsi e poi tornare per la festa a Termoli. Certo, avevo immaginato che il giorno delle nozze sarei uscita vestita da sposa dalla mia casa, al paese, e non dal residence di una località turistica, deserta in questa stagione. Ma bisogna adattarsi, anche se non tutto è come lo desideravamo. Comunque non vogliamo perdere l occasione di fare festa, per offrire un momento di gioia ai nostri parenti e amici, che avranno la possibilità di rincontrarsi dopo essersi persi di vista, a causa degli spostamenti prodotti dal terremoto. Questa è la cosa più importante». maggio

15 E per il futuro? La scommessa è lasciarsi al più presto alle spalle i brutti ricordi. «Speriamo che lo stato faccia la sua parte e mantenga le promesse conclude Maria Luisa. Abbiamo bisogno che la ricostruzione avvenga al più presto». La volontà e le scosse del destino Tonia invece è di Santa Croce come il fidanzato Saverio, che è dentista e lavora all ospedale Cardarelli di Campobasso. «Ho immolato quattro denti per un fidanzamento», scherza Tonia. Si sposeranno il 25 agosto nella chiesetta dell Istituto del Sacro Cuore, l unica rimasta in piedi. «Ci vogliamo comunque sposare in paese, nonostante la chiesa della mia parrocchia, Sant Antonio, non sia agibile sospira la ragazza. Riteniamo importante celebrare il sacramento nei luoghi e tra la gente dove siamo cresciuti. Il terremoto ci ha uniti ancora di più, ci ha fatto conoscere meglio. Nelle situazioni tragiche ti rendi conto di cosa sia importante. Non dimenticherò mai ciò che ho visto la sera del sisma recandomi a San Giuliano: la scuola distrutta, le madri che piangevano, le persone con le coperte buttate addosso, il senso di impotenza nei confronti della natura. Ti rendi conto che è possibile fare tanti progetti, ma che la vita può finire in un attimo. Importanti sono allora le persone con le quali la condividi; tutto il resto viene dopo. C è gente che ha lavorato una vita, compiendo molti sacrifici per costruirsi la casa, e li ha visti vanificati in un soffio. I miei suoceri, che abitano al confine con San Giuliano, non hanno subito danni. Ma venti metri più in là le case sono crollate». Ci vorrà molto tempo per superare il senso di precarietà e di incertezza che attanaglia anche i promessi sposi. Ogni casa inagibile, ogni parete lesionata, tutto quanto circonda le gente del basso Molise ricorda il dramma di fine ottobre. «D altra parte conclude Tonia, se tante coppie hanno deciso di sposarsi nonostante il terremoto, l alluvione e la guerra, significa che la volontà di promuovere la vita e di ricostruire sanno resistere alle scosse del destino». RICOSTRUIAMO LA SPERANZA, I PROGETTI ENTRANO NEL VIVO GRAZIE AI GEMELLAGGI Caritas Italiana ha costituito a Larino, nel basso Molise, il Centro di coordinamento interregionale, chiamato a orchestrare gli interventi nell ambito del progetto Ricostruiamo la speranza. Successivamente è stato elaborato, per le zone terremotate, un Piano di prossimità, condiviso con le delegazioni regionali Caritas di tutta Italia, finalizzato ad attivare esperienze di gemellaggio con i centri terremotati. Il primo gemellaggio è scattato il 6 gennaio: la delegazione ligure ha cominciato il suo servizio a Bonefro, mentre qualche settimana più tardi è stata la delegazione lombarda a stabilirsi a Larino per affiancarsi alle comunità di San Giuliano, Colletorto e Larino stessa. A sua volta la delegazione Triveneto - Nord est ha cominciato a operare a Santa Croce di Magliano, mentre da alcune settimane la delegazione campana ha avviato la collaborazione con Montorio dei Frentani e Montelongo. Sono attive anche le Caritas delle diocesi dell Abruzzo-Molise: da tempo la Caritas diocesana di Trivento opera nel piccolo paese di Provvidenti, mentre quella dell Aquila si è unita alla delegazione ligure nella prossimità a Bonefro. Altre delegazioni regionali, come quelle dell Emilia Romagna, delle Marche e della Toscana, hanno fatto visita ai territori terremotati, in particolare ai paesi loro assegnati, e sono in procinto di entrare nella fase operativa. Nel frattempo, in attesa che sorgano i Centri di comunità che dovranno sostituire, per il periodo della ricostruzione, chiese e luoghi di aggregazione sociale, sono già stati realizzati alcuni segni concreti: un prefabbricato che ospita la scuola elementare e materna Novelli di Larino, resa inagibile dal terremoto; la cucina professionale offerta all albergo Il sogno di Ripabottoni, trasformato in struttura di ospitalità per anziani. La Caritas di Trivento, inoltre, ha provveduto ad acquistare le attrezzature necessarie alla riapertura del forno di Provvidenti e a impedire così il venir meno di una delle due sole attività commerciali del paese. 15 maggio 2003

16 volontariato e dintorni I cento anni dell Unitalsi, i pellegrini fanno progetti Giovanni Basile* Dal 1903 a fianco dei disabili e dei malati. I viaggi ai santuari mariani sono sempre stati il cuore della associazione. Ma oggi ci sono anche precisi impegni di affermazione dei diritti dei più deboli. Una spiritualità e una pratica di solidarietà vicine allo stile Caritas Sono cominciati con il pellegrinaggio del 23 settembre 2002 i festeggiamenti per il centenario dell Unitalsi ( ). «Sono venuto a Lourdes per porre fine ai miei giorni con un colpo di rivoltella qualora non avessi ottenuto la guarigione. Iddio ha disposto diversamente, e un sorriso della Vergine è bastato a trasformarmi»: con queste parole Giovanni Tomassi, al termine del pellegrinaggio del 1903, diede il via all avventura. Tornato a Roma, gettò le basi dell associazione. I pellegrinaggi ai santuari mariani sono sempre stati il cuore dell Unitalsi, ma l Unitalsi non è più solo questo. In questi ultimi anni ha maturato una serie di progetti a favore dei più deboli: progetto dei diritti: promuove iniziative per l inserimento delle persone disabili nel lavoro; progetto casa-famiglia: crea strutture che accolgono disabili senza famiglia; progetto natura per tutti: insieme con il Wwf, intende dotare le oasi naturalistiche italiane di percorsi adatti ai disabili; progetto bambini: offre sostegno alle famiglie che si spostano in città lontane per curare i bambini (a questo scopo sono state sottoscritte convenzioni con alcuni ospedali italiani specializzati); progetto pellegrinaggi: oltre a quelli tradizionali si stanno organizzando pellegrinaggi tematici (giovani, famiglie, bambini), o rivolti alle nuove povertà o a particolari malattie. «Voglio che si venga qui in processione», disse la Vergine a Bernadette. L Unitalsi ha accolto tale invito nel 2002 con più di 14 mila pellegrini da tutta l Italia: disabili e malati, volontari, 6 mila pellegrini arrivati a Lourdes grazie a venti treni e sette aerei. Il pellegrinaggio è il segno di ciò che nella quotidianità deve caratterizzare la vita di chi ha aderito all Unitalsi: l attenzione diuturna a chi soffre, a chi è ai margini della vita sociale (e a volte anche ecclesiale), ai piccoli del mondo, perché la carità e la condivisione vanno vissute ogni giorno. I membri dell Unitalsi, circa 300 mila soci, grazie alla formazione spirituale, morale ed ecclesiale si fanno umili servitori degli ammalati durante i pellegrinaggi, secondo un modello di vita cristiana e di caritatevole assistenza nelle parrocchie. L articolo 2 dello statuto afferma che l Unitalsi è un associazione di fedeli che, in forza della loro fede e del loro carisma di carità, si propongono di incrementare la vita spirituale degli aderenti e di promuovere un azione di apostolato verso e con i fratelli ammalati e disabili, in riferimento al messaggio del Vangelo e al Magistero della Chiesa. Con queste parole l Unitalsi designa e caratterizza se stessa come realtà dove si cerca di praticare una vera carità e una fraterna solidarietà, secondo uno stile di impegno vicino allo stile Caritas. Infatti l azione dell associazione non è occasionale, sporadica, assistenzialistica e dall alto, ma continua, stabile e attenta alle persone; si fa carico delle persone sofferenti e delle loro situazioni e le accompagna verso una soluzione dei loro problemi. Inoltre grazie ai progetti avviati sta realizzando percorsi educativi che aprono a una condivisione reale e concreta, diventando veri e propri luoghi di formazione al valore evangelizzante del servizio. * parroco a Palermo, assistente diocesano Unitalsi, vicedirettore Caritas diocesana maggio

17 Il diritto internazionale? È sul viale del tramonto il punto su Alberto Bobbio La guerra all Iraq è stato un atto illegale. E questa analisi resta valida, sul piano giuridico, anche dopo la sua conclusione. Il diritto internazionale è stato maltrattato, anzi si può dire che sia stato violato e scardinato. Il danno, neppure tanto collaterale, della campagna irachena è consistito nel ribaltamento della dottrina circa l uso della forza contenuta nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare all articolo 2 comma IV: I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall uso della forza, sia contro l integrità territoriale o l indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite. La dottrina statunitense della guerra preventiva abbatte l intero impianto del diritto internazionale e riduce al silenzio l Onu, fino a oggi l unica istituzione in grado di far osservare il diritto internazionale. Il ministro degli esteri della Santa Sede, il vescovo Tauran, non ha esitato, pochi giorni prima dello scoppio della guerra, a mettere il mondo di fronte alla scelta tra la forza del diritto e il diritto della forza. Si tratta di due diritti incompatibili. E il secondo è la sovversione giuridica del primo e dell intero sistema che lo sorregge. Il diritto internazionale può essere fatto osservare solo da un istituzione sovranazionale. Gli stati, quando decidono che è ora di opporsi alla forza del diritto, fanno saltare il sistema. Era accaduto in passato anche con la Società delle Nazioni. E accade di nuovo oggi, quando qualcuno decide di aspirare al titolo di imperatore del pianeta. Il concetto di guerra preventiva è un estensione del concetto di legittima difesa. Qualche volta nel passato è già stato applicato. Gli israeliani, per esempio, lo hanno fatto con la guerra dei Sei Giorni e poi con l attacco al reattore nucleare iracheno di Orsiraq nel Si è molto discusso attorno a tale estensione, ma la maggior parte degli stati, nei maggiori consessi internazionali, ha sempre cercato di evitare questa evoluzione. Con la guerra in Iraq si è scelto esattamente l opposto: legittimità della dottrina della guerra preventiva e scardinamento del diritto internazionale. Gli Stati Uniti non ci sono arrivati con un colpo di mano. Fior di studiosi, fior di pensatoi americani hanno elaborato, negli ultimi anni, la teoria della pax americana, l unica in grado di offrire al mondo la stabilità che interessa agli americani. La pax americana si regge sull uso strategico della forza e sull idea che il diritto della forza debba essere accettato come legittimo dalla comunità internazionale. Ne seguono alcuni corollari che scardinano ancora di più l attuale sistema del diritto internazionale. Per esempio, si stabilisce il monopolio, da parte solo di uno stato e dei suoi fedelissimi, delle armi di distruzione di massa. Nel documento di Bush che illustra la strategia per la sicurezza nazionale, pubblicato l anno scorso a settembre, si legge che la nuova grande stagione di opportunità per il futuro si basa su un internazionalismo squisitamente americano, che rifletta l unione dei nostri valori e dei nostri interessi nazionali. È il tramonto definitivo del principio dell eguaglianza sovrana tra gli stati, cardine e pilastro del diritto internazionale. È il tramonto del diritto internazionale. Il diritto della forza è la sovversione giuridica della forza del diritto. La guerra preventiva apre la stagione di un internazionalismo squisitamente americano. Le Nazioni Unite e il sistema della legalità da esse garantito sono arrivati al capolinea? 17 maggio 2003

18 osservatorio di confine Iraq, appunti per chi aiuta prima che scenda l oblio Paolo Beccegato e Roberto Rambaldi Non esistono bombe intelligenti e guerre chirurgiche. Chirurgici, semmai, devono essere gli aiuti. Troppo spesso gestiti secondo criteri più rispettosi della visibilità di chi dona che della dignità di chi riceve. L impegno e lo stile Caritas all indomani della tragedia La guerra è sporca. Le immagini del conflitto iracheno ce lo hanno mostrato solo in parte. Gli operatori della Caritas in Iraq, e gli altri canali di comunicazione che è stato possibile mantenere attivi, sono stati testimoni diretti e loro stessi vittime delle conseguenze della guerra. Non esistono bombe intelligenti e guerre chirurgiche. La realtà è un altra: vittime civili, innocenti; danni gravissimi per la popolazione, già provata da una dittatura feroce, da dodici anni di embargo, dal fallimento del programma oil-for-food e da bombardamenti nella cosiddetta no-fly zone. E negli altri scenari di guerra che si combattono oggi nel pianeta le cose vanno in modo simile, se non peggiore. Ormai, nelle cruente guerre che insanguinano il mondo, i morti civili sono il 93% del totale. La povertà genera guerra e la guerra riduce in miseria interi popoli. I rischi dell umanitario Portare aiuti alla popolazione irachena non è cosa semplice. Oltre a garantire la sicurezza degli operatori, occorre evitare che si presentino altri pericoli. In primo luogo gli aiuti devono essere rispettosi della cultura e delle tradizioni delle popolazioni del luogo. Non si può dare da mangiare carne di maiale a persone musulmane. Ancora, è consigliabile acquistare i beni in loco, per contribuire a riavviare l economia locale, oltre che per risparmiare inutili ed eccessivi costi di trasporto. Il viaggio deve essere sicuro, anche se la realtà comporta inevitabili rischi, entro corridoi umanitari garantiti dalle convenzioni di Ginevra (che gli eserciti in campo non hanno consentito di aprire durante l attacco all Iraq). Inoltre bisogna evitare di mettere a repentaglio la vita dei beneficiari; pertanto occorre una distribuzione capillare degli aiuti. Non bisogna infine cedere a meccanismi di corruzione. E nemmeno gestire la distribuzione degli aiuti secondo criteri di mera visibilità o, peggio, di sollecitazione spettacolaristica delle emozioni dei teleutenti (e teledonatori) occidentali. Anche perché questo finisce per violare la dignità di chi riceve, rischiando di veicolarne un immagine sub-umana: le immagini degli assalti ai primi camion di aiuti lasciati filtrare nel sud dell Iraq hanno rappresentato un episodio poco edificante. Un altro problema è la gestione dei campi profughi e di strutture analoghe. Nel corso della crisi irachena il loro numero è stato assai limitato, ma in generale il rischio è creare immense tendopoli alla mercé dei contendenti. Quando si porta sostegno a popolazioni in fuga dalle proprie terre, è importante fare attenzione a non divenire oggetto di pressione politica o militare da parte dei belligeranti. Ma anche a non creare sacche di assistenzialismo, parcheggi di masse umane che dipendono esclusivamente dagli aiuti umanitari. Viceversa, bisogna saper abbinare il sostegno nell emergenza ad altri interventi formazione professionale, microcredito, ecc. che permettano uno sviluppo socio-economico adeguato alla situazione e di lungo periodo. In sintesi, si potrebbe dire che gli aiuti questi sì devono essere chirurgici. Mirati con precisione alle esigenze di chi soffre senza alcuna colpa. Caritas, presenza che rimane In Iraq, come in occasione di altre crisi, la Caritas cerca di andare incontro ai bisogni espressi e inespressi dei più poveri, considerando la persona nella sua interezza. Non solo rispetto alle sue necessità maggio

19 biologiche e funzionali, ma anche al suo bisogno di relazione e di sostegno psicologico. Il dolore della gente non va mercificato. Non si può scadere in pietismi retorici e irrispettosi. Occorre una presenza che sappia spesso tacere, farsi umile e attenta. E così alimenti, combustibile, impianti per la potabilizzazione dell acqua, medicinali e ogni sorta di aiuto umanitario che la Caritas oggi fornisce alle famiglie più bisognose dell Iraq, tutto ciò contribuisce anche a ridare speranza e a creare legami di solidarietà e amicizia. Poi arriverà la ricostruzione di case e infrastrutture, ma sempre con uno stile di prossimità che si protrae per anni. Ecco un altro punto. Dalla guerra del 91, la Caritas in Iraq non ha mai smesso di operare. E così anche oggi. Fra qualche settimana l attenzione sul paese comincerà a scemare. Pochi mesi e tutto cadrà in una sorta di oblio. Una pace (?) di- FOTO CARLOS REYES-MANZO PER CARITAS INTERNATIONALIS Anziana irachena in un centro sanitario Caritas AMICI O NEMICI DI SADDAM? MOLTI PROFUGHI IN GERMANIA Amici o nemici del regime di Saddam Hussein? Le statistiche relative all accoglienza dei profughi iracheni, nell ultimo decennio, sembrano ribaltare i ruoli attribuiti, negli ultimi mesi, dalla diplomazia e dalla guerra. Secondo l Acnur (l Alto commissariato Onu per i rifugiati), all inizio del 2002 circa 400 mila profughi iracheni erano sparsi in circa 90 paesi. Più di metà (202 mila) erano situati nel confinante Iran; 183 mila erano ospiti dei paesi industrializzati. Al secondo posto, in fatto di ospitalità, veniva la non belligerante Germania, che accoglieva più esuli di Saddam (50.900, il 12% del totale mondiale) di quanti ne totalizzavano, insieme, i principali paesi della coalizione che ha conquistato l Iraq (negli Stati Uniti rifugiati, in Danimarca , nel Regno Unito , in Australia , in Italia 1.100, in Spagna 330). Dal 92, circa 70 mila rifugiati iracheni sono stati ricollocati in un altro paese (soprattutto Arabia Saudita, Giordania, Turchia, Libano e Siria) rispetto a quello che aveva inizialmente dato loro accoglienza: in questo caso il primato spetta agli Stati Uniti, che si sono liberati tra il 91 e il 2001 di profughi. Nel 2002, il più alto numero di domande d asilo, nel mondo, ha avuto origine da cittadini iracheni (51.900). In questo caso, destinatario privilegiato delle richieste è stato il Regno Unito ( domande), seguito dalla Germania (10.400). Quanto al numero di domande rivolte e accolte, in termini assoluti tra il 97 e il 2001 (vedi tabella) il paese più accogliente è stato ancora la Germania. In termini percentuali, la più alta percentuale di accoglimento delle richieste (ma su un numero basso di domande) si è registrata negli Stati Uniti. L Italia, con 970 richieste accolte su avanzate, è fanalino di coda tra i paesi industrializzati. Richieste e riconoscimento dell asilo nei principali paesi industrializzati ( )* Nazione Nuove Domande che assicura domande accettate asilo d asilo Germania (57%) Olanda (48%) Svezia (61%) Regno Unito (44%) Italia (7%) Svizzera (18%) Grecia (8%) Danimarca (81%) Norvegia (43%) Australia (76%) Stati Uniti (84%) Canada (64%) Bulgaria (33%) Francia (52%) * fonte: Unhcr Media Relations and Public Information Service maggio 2003

20 menticata. Ma la rete internazionale Caritas ha scelto ancora una volta di programmare un piano consistente di aiuti, articolato in almeno cinque anni, realizzato grazie a presenze radicate nel territorio, capace di valorizzare risorse e competenze locali. Quelle che resteranno anche quando gli aiuti internazionali verranno meno. È il caso di Caritas Iraq Confrèrie de la Charité. Espressione di una comunità che crede nella solidarietà e nella condivisione. Un tratto distintivo della Caritas in Iraq, come in tutto il mondo, è l unire motivazioni e competenze. L essere e il fare. Non senza limiti e difficoltà, ma con la chiara consapevolezza della propria identità e nel tentativo di professionalizzare un lavoro che non può essere banalizzato o basato esclusivamente sulla buona fede. Un ultimo tratto caratteristico dell intervento Caritas è l approccio d area, e cioè un attenzione complessiva al problema, che preveda ad esempio progetti di solidarietà negli stati confinanti o, se necessario, anche accoglienze in Italia. Educare alla pace, oltre gli aiuti Si è parlato di aiuti chirurgici. In realtà per aiuti è bene intendere ogni forma di solidarietà e di carità che esprimiamo per fratelli e sorelle in situazioni di bisogno. Non solo interventi concreti e diretti. La Caritas ha un mandato che la impegna anche ad educare alla carità, alla mondialità, all interculturalità, alla pace. A sensibilizzare l opinione pubblica su temi gravi e dimenticati. A contribuire a creare strumenti di giustizia e inclusione sociale. Se occorre, anche a denunciare strutture di peccato e meccanismi generatori di iniquità e di povertà. Un approccio globale. In questo senso l educare alla pace, l esperienza dell obiezione di coscienza al servizio militare, la denuncia dell inutilità della guerra, gli appelli per il rispetto del diritto umanitario internazionale, l attenzione verso iter legislativi che rischiano di favorire una produzione e un commercio indiscriminato di armi, la campagna contro le mine, la ricerca sui conflitti dimenticati e altre iniziative, sono tutte espressioni di una stessa volontà di condanna della violenza, di valorizzazione di strumenti non violenti e diplomatici per la risoluzione delle controversie e, se possibile, di prevenzione di ulteriori crisi. Un tentativo, forse controcorrente, di affrontare i conflitti alle radici e di promuovere la pace nel mondo. EMERGENZA, SANITÀ, ACQUA: TUTTI GLI INTERVENTI CARITAS Una mobilitazione senza soste. Lungamente preparata nei mesi precedenti, dunque capace di reggere l urto di una guerra che ha lasciato l Iraq isolato e in preda al caos. Nonostante le difficoltà logistiche e di comunicazione, il sistema di aiuti allestito dalla rete internazionale Caritas, in appoggio a Caritas Iraq, ha dato i suoi frutti sin dai primi momenti del conflitto. Ad Amman, capitale della Giordania, opera un team misto (iracheno-internazionale) incaricato, oltre che di gestire l eventuale emergenzaprofughi, di mantenere attive le capacità logistiche e aperti i canali di comunicazione con il network anche nelle fasi più acute della guerra. In Iraq la presenza Caritas non è mai venuta meno: 300 operatori hanno fatto funzionare i centri di accoglienza per gli sfollati (aperti anche nelle chiese), i magazzini per l erogazione di beni di emergenza (cibo e pastiglie per la potabilizzazione dell acqua in tutto il paese, coperte e cherosene nel freddo nord), i servizi ambulanze, i 14 centri sanitari (otto a Baghdad, gli altri a Bassora, Kirkuk, Mosul, Karakosh, Alkosh), la fornitura di medicine e strumenti ad altri tre ospedali della capitale, la fornitura di scorte di beni di prima necessità alla Mezzaluna Rossa soprattutto a Bassora. Altre azioni sono state orchestrate, nei giorni successivi alla presa di Baghdad e delle città del nord, dall esterno dell Iraq. La rete Caritas si occupa di migliaia di famiglie di sfollati, ovvero di una porzione significativa dei profughi causati dalla guerra. Ha inoltre predisposto un convoglio di aiuti (40 tonnellate di materiale), che però il 24 aprile attendeva ancora alla frontiera giordana di poter entrare nel paese: i militari alleati, infatti, avevano negato sino a quel momento l autorizzazione all ingresso. Alcune spedizioni di minore entità erano comunque state effettuate, nonostante il problema della sicurezza dei convogli. Caritas Internationalis ha nel frattempo rilanciato l appello di emergenza (Soa) proveniente da Caritas Iraq, per raccogliere tra i suoi membri 8,5 milioni di euro da impiegare per la prima emergenza. Caritas Italiana ha risposto con un primo stanziamento di 150 mila euro, in attesa di provvedere, in futuro, ad altri interventi. maggio

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