Cosa bianca. Pioggia di meteoriti sugli Urali, non per fiction. Verso il voto, Rafael Correa tenta il terzo mandato

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50 SPED.IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLIII. N. 40. SABATO 16 FEBBRAIO 2013 OGGI CON ALIAS A EURO 2,50 UNA POLITICA SENZA PALLE Norma Rangeri A lla penosa condizione delle donne nel nostro paese (la drammatica disoccupazione, innanzitutto) fa riscontro il silenzio del discorso pubblico, specialmente evidente nell asfittico dibattito elettorale. Solo in parte compensato dall impegno di rafforzare la rappresentanza di genere nelle candidature dei partiti della sinistra e, più importante, dalla collocazione di eleggibilità delle donne in lista. Il silenzio, tuttavia, a volte è persino preferibile al linguaggio maschilista in cui si esprimono i leader a caccia del voto femminile. Nei giorni scorsi, durante un comizio, Beppe Grillo, per magnificare le proprie liste, ha voluto dipingere le candidate a cinque stelle come «donne non con le labbra di polistirolo e il culo di gomma, ma donne con due palle così». A parte l immagine horror di questa rappresentanza femminile in versione pallosa, l idea che la sostieneè rivelatricedelpiùantico, stereotipato, convenzionale sguardo del maschio "progressista". Come se l emancipazione e la liberazione della donna fosse non il rispetto della differenza, ma l adeguamento dell altro sesso al modello viriloide: anziché generata da una costola, siamo moderni e scendiamo più in basso. Per fortuna la comunicazione è sempre un arma a doppio taglio e così Luciana Littizzetto, di fronte a dieci milioni di telespettatori, gli ha risposto da par sua: «non vogliamo essere donne con le palle, abbiamo due tette, ci bastano». L antivallettadel Festival non avrebbe potuto dir meglio, proprio nella giornata dedicata al «one billion rising», con le città del mondo segnate dalle manifestazioni contro il femminicidio. E la kermesse nazional popolare per eccellenza, con la sottolineatura (in parole e musica) anche dei matrimoni gay, potrebbe essere battezzata come l edizione festivaliera dei diritti civili. Combattere i luoghi comuni dell italietta che, da destra a sinistra, riproduce il pensiero unico (cattolico e apostolico), per di più armato in senso proprio fino a fare della violenza la causa prima di morte delle donne, è lavoro di lunga lena. Il berlusconismo, sessuofobico portatore di un narcisismo mortifero, ha sfigurato la donna nel profondo. Risalire la china non sarà semplice. Nel parlamento di domani speriamo di vedere una rafforzata rappresentanzafemminile: laquantità, inun paese culturalmente arretrato come il nostro, sarà già il segno di un cambiamento. Ma soprattutto non abbandoniamo la speranza di poter assistere, all affermarsi di un agenda di genere in grado di ricostruire i connotati alla politica. Anche e finalmente senza palle. Cosa bianca Napolitano vola alla Casa Bianca e incassa gli elogi di Obama. Il capo dello Stato difende il governo e la strada segnata da Monti attaccando chi ha portato l Italia «sull orlo del disastro». Rabbiose reazioni del centrodestra. Silenzio del Pd PAGINA 3 GIORGIO NAPOLITANO A WASHINGTON /FOTO QUIRINALE USA/ITALIA Washington, qui Niscemi Tommaso Di Francesco I l siparietto italo-americano andato in onda ieri a Washington, tra i due «presidenti», BarackObamae GiorgioNapolitano, è dei più ameni. Il presidente statunitense che si «informa» della campagna elettorale italiana, plaudendo a «Napolitano leader straordinarioperitalia e Ue», ed elogiandol inquilino del Colle come «un grande amico personale». Finoa ricambiarelecortesiedell ospitecon la dichiarazione che Napolitano è «un leader lungimirante, con una visione aperta al futuro» (visionary in inglese, e si sa il presidente italiano non ha problemi con l inglese)». Al di là delle sorprendenti e univoche dichiarazioni filomontiane, il giorno prima incredibilmente del portavoce della Casa bianca e ieri dello stesso Napolitano sul fatto che «i progressi fatti dall Italia in questi 14 mesi con Monti, devono continuare», sconcertava un altro avvenimento. La distanza tra le dichiarazioni di «amicizia» italo-americane fatte a Washington e quel che accadeva nelle stesse ore, quanto a fraternità a stelle e strisce e tricolore, in territorio italiano, esattamente a Niscemi, in Sicilia. CONTINUA PAGINA 15 SICILIA PAGINA 3 L annuncio degli Usa: «Abbiamo sospeso il Muos». Ma è giallo VATICANO PAGINA 4 Ratzinger batte Bertone: un banchiere tedesco eletto al vertice dello Ior CRISI PAGINA 6 La ricetta dell Ocse per l Italia: «Aumentate le tasse universitarie» RUSSIA Pioggia di meteoriti sugli Urali, non per fiction Cristalli di un meteorite disintegrato si sono abbattuti sulla regione di Chelyabinsk, nella zona dei monti Urali. Non una pioggia di stelle cadenti, né il collaudo di armi Usa come vaneggiato dal leader nazionalista russo Zhirinovski. Ma il «fenomeno è rarissimo», spiega Margherita Hack i feriti, colpite sei città MARTINI PAGINA 16 ECUADOR Verso il voto, Rafael Correa tenta il terzo mandato Domani, 11,5 milioni di cittadini potranno recarsi alle urne. In gioco per la presidenza otto candidati. Fra questi, l attuale capo di stato, il quarantanovenne Rafael Correa - economista di scuola europea e nordamericana - al timone dal gennaio Proibito vendere e consumare alcolici, pena una multa di 159 dollari COLOTTI PAGINA 9 SIRIA/LIBANO Assassinio «eccellente» di un generale iraniano Assassinato sulla strada Beirut- Damasco il generale della Guardia repubblicana iraniana, HassanShateri. Curava nella capitale libanese la ricostruzione dopo la guerra israeliana del Era considerato l inviato del presidente Ahmadi Nejad. A Tehran accusano i ribelli siriani, mentre l Esercito libero siriano chiama in causa Israele. GIORGIO PAGINA 8 EDITORIA Tigri di carta, i giornali e la crisi più difficile CARLO LANIA, LUCA FAZIO l PAGINA 5 SANREMO 63 Serata finale, un corteo all Ariston ALBERTO PICCININI l PAGINA 13 La differenza tra riformismo «debole» e quello «forte» Un dibattito poco elettorale sulla distanza tra la sinistra e il neoriformismo italiano L ANALISI di Paolo Favilli a pagina 15 ASTENETEVI PAGINA 2 Vendola e Ingroia incontro-scontro in casa della Fiom Al Teatro Carcano di Milano si confrontano i due leader della sinistra. Vendola: «Rivoluzione civile è un vicolo cieco». Ingroia: «Nichi, con chi ti sei messo...»

2 pagina 2 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO 2013 Salto nel voto POLITICA Incontro-scontro al dibattito organizzato dalla Fiom a Milano. Ingroia: «Nichi, con chi ti sei messo?». Vendola: «Rivoluzione civile è un vicolo cieco». E la platea è spaccata Giorgio Salvetti MILANO S apessi com è strano vedere Vendola e Ingroia sullo stesso palco a Milano. Due Due poltrone scomode per una sola sinistra sinistre che si incontrano e si scontrano. Entrambe incapaci di convincere pienamente la platea. Al Teatro Carcano ieri mattina c era un unica organizzazione di sinistra che piaceva a tutti: la padrona di casa, la Fiom. Signora cosa voterà? «Landini». Il segretario generale fa gli onori di casa mentre Danilo De Biasio di Radio Popolare modera il dibattito. Porta il saluto della città ilsindaco Pisapia. C è Andrea Di Stefano di Etico a Sinistra. E stato invitato a più riprese anche il candidato del centrosinistra al Pirellone, Umberto Ambrosoli. Ma lui non c è. Assente gravemente ingiustificato, non manda neppure un sms e perde un occasione doverosa per stare dalla parte giusta. E così l unico capace di parlare di lavoro nella regione locomotiva d Italia rimane Massimo Mucchetti, il giornalista del Corriera della Sera, capolistadelpd in Lombardia. Anche se le sue idee non piacciono ai metalmeccanici che lo fischiano. Vendola e Ingroia, invece, da questi parti sembrano un po spaesati come Totò e Peppino in piazza Duomo. Sono il simbolo di una sinistra incapace di produrre leadership nei territori che sono stati la culla del movimento operaio, e oggi sono il centro del capitalismo e della finanza. Qui si decidono le elezioni della prossima settimana. Mirco Rota, segretario lombardo della Fiom, la sua regione la conosce e presenta subito la situazione: «Dal 2008 ad oggi in Italia si sono persi 480 posti di lavoro al giorno. In Lombardia nell ultimo anno si sono fatte 250 milioni di ore di cassa integrazione. Se non ce la facciamo qui non ce la faremo da nessuna parte. Il centrodestra è stato disastroso, ma il centrosinistra non ha ascoltato, capito e rappresentato come doveva il mondo del lavoro. Siamo stufi di sentire che il lavoro è la priorità. Vogliamo impegni precisi». E il catalogo è questo: il pubblico deve tornare ad avere un ruolo attivo, i lavoratori devono partecipare alle scelte aziendali, è necessario il reddito di cittadinanza, bisogna rivedere completamente la riforma Fornero su lavoro e pensioni, ci vuole una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Un ottimo programma. Un lavoratore dell Iveco di Brescia prende il microfono è ammonisce i partiti: «Sappiamo vigilaree giudicare, e saremo intransigenti». Neanche a farlo apposta, quando pronuncia la parola «legalità» in sala entra Ingroia. Applausi a macchia di leopardo, proprio come per Vendola. I due si siedono uno accanto all altro e si stringono la mano. Ma è una sorta di cordiale guerra fredda. Non è questa la sede per lanciarsi frecciate. Le narrazioni vendoliane per quanto suggestive ai pratici lombardi sono sempre apparse un po troppo bizantine. Ma ieri è stato abilissimo. E piaciuto ad un pubblicomolto esigente ed è riuscito a non pronunciare il nome di Monti o di Bersani. Solo a margine ha detto che tra Monti e la Fiom lui sta con la Fiom. E ci mancherebbe altro. Poi se n è andato. Per lui il centro del dibattito ieri è stato ancora una volta mediatico, e a distanza, con Bersani che ha rivendicato per sé il ruolo di direttore del traffico tra Vendola e Monti dopo le elezioni. «Non sono il cagnolino della coalizione ha risposto Vendola in videochat con i lettori del Corsera l alleanza non è un guinzaglio. Ma mi fido di Bersani. E una persona perbene, uno degli esempi IL PD «OFFRE» LA PRESIDENZA DI UNA CAMERA Bersani a Monti: «Se alleati dirigo io» ROMA I l segretario del Pd approfitta dei giorni di Sanremo per battere l Italia dal vivo, fuori dagli schermi tv. Tirato da tutte le parti, Bersani conferma che la sua «foto di gruppo» è con Vendola, Nencini e Tabacci. E critica Monti per gli «stucchevoli» attacchi a Sel «con tutti i problemi che ci sono». Nella sua Emilia Romagna Bersani ha incassato l endorsement via video di Romano Prodi: «Ogni volta che mi voltavo eri uno dei non molti che mi era sempre vicino - ha detto l ex premier - proprio per questo, insieme, dobbiamo pensare ai rischi di vincere per poco. Bisogna invece vincere per molto». Il Professore invita il Pd a insistere su scuola e lavoro. Più le politiche industriali. Bersani ha ormai chiara da tempo la posta in gioco. «Il giaguaro lo smacchiamo, Il segretario incassa il sostegno di Prodi. E difende Sel dagli attacchi «stucchevoli» ma la macchia più grossa la tiriamo via qui in Lombardia - ha detto citando Crozza - qui o vince Ambrosoli o vince Maroni, è un momento in cui possiamo mandare a casa il berlusconismo, il formigonismo e il leghismo, non so quante volte passa questo treno». Il segretario del Pd esclude alleanze con Ingroia e Di Pietro («siamo incomponibili») e non esclude invece una una coalizione con Monti «se sarà necessario, se sarà opportuno, se sarà praticabile» ma - avverte ipotecando Palazzo Chigi - «lì ci penso io perché le primarie hanno decisoanche chi dirige iltraffico...». Persbrogliare l eventuale ingorgo, però, ha già offerto una presidenza delle due camere: «Non intendo che il primo che arriva alle elezioni abbia l'esclusiva sui due rami del parlamento». r. pol. migliori del riformismo italiano», invece «Rivoluzione civile risponde ad un estetica della sconfitta eroica. E un vicolo cieco». Se l avesse detto prima sul palco della Fiom avrebbe scatenato un parapiglia, ma almeno lo avrebbe detto in faccia al diretto interessato. Vendola non c è più e Ingroia è più libero. Non fa sconti a Monti - «è peggio di Berlusconi» - e sottoscrive le proposte della Fiom - «stiamo con voinon aparole ma a fatti». Quanto al voto utile: «Deve essere utile a voi non ai politici. L eroe della campana elettorale è Giuseppe Bulgarella che si è suicidato a Trapani con la Costituzione in mano. Il disastro in cui siamo invece è responsabilità anche del Pd che ha sostenuto Monti». Applausi. «Chiedo all amico Vendola, Nichi con che compagnia ti sei messo?». Un grido dalla sala: «E tu che stai con Di Pietro?». Nessuna contestazione, ma Nichi non si tocca. E la fotografia della sinistra a pezziprimadel voto. Anche questa platea così preparata e unita non sa a che santo votarsi. Non ci sono altri interventi per non perturbare il manuale Cencelli dei minuti riservati a Sel o a Rivoluzione Civile. Un operaio della Maserati di Lambrate confessa: «Mi turo il naso e voto Vendola, non sopporto che vincano Berlusconi e Lega, e se poi va con Monti...». Una ragazza è per Ingroia «Anche se qui in Lombardia ha candidato Di Pietro...». C è anche chi vota Grillo, ma lo dice sottovoce. A rimettere insieme i pezzi ci pensa Landini. «Mi auguro un governo senza Berlusconi e senza Monti, ma qualsiasi sarà, se ci metterà in condizione di doverci mobilitare, fare cortei e scioperi, li faremo tutti». Il direttore del traffico Bersani è avvisato. NICHI VENDOLA E ANTONIO INGROIA DURANTE L INCONTRO ORGANIZZATO DALLA FIOM /FOTO ANGELA QUATTRONE Per il cambiamento Siamo alle ultime battute di una campagna elettorale confusa, rissosa, e da parte di taluni estremamente menzognera. Due scenari inquietanti si profilano come possibili dall esito del voto: o un caos ingovernabile; o il ritorno al potere di uomini e di forze, che negli anni passati hanno già portato il Paese verso la catastrofe. Per evitare tutto questo, l unica strada è votare per la coalizione di centro-sinistra, assicurandole l autosufficienza, che le consentirebbe di mettere in piedi un Governo stabile, autorevole, rispettabile a livello europeo, in grado di gestire al meglio politiche e alleanze. L Italia ha un disperato bisogno di trasparenza politica e di giustizia sociale: se nei prossimi cinque anni non saremo in grado di restituire dignità alle istituzioni, rispetto per la politica, fiducia nei partiti, strategie di sviluppo e insieme un colossale mutamento di rotta nei confronti delle classi lavoratrici e dei ceti disagiati, ci ritroveremo, come altre nazioni europee, nel baratro. Questo è vero per l intero territorio nazionale. Ancor più vero in quelle regioni a rischio (dalla Lombardia alla Sicilia), dove poche decine di migliaia di voti possono fare la differenza tra un nuovo inizio e una pessima fine. Ogni voto è perciò prezioso a questo scopo: chiediamo all opinione pubblica e agli elettori di scegliere come una ragione responsabile spinge inequivocabilmente a fare. E chiediamo ai cittadini che lo condividano di sottoscrivere e promuovere questo appello. Umberto Eco, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Claudio Magris, Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Nadia Urbinati, Guido Rossi, Tullio De Mauro, Natalia Aspesi, Giorgio Parisi, Vittorio Gregotti, Alberto Melloni, Sandra Bonsanti, Luigi Ferrajoli, Filippo Gentiloni, Piero Bevilacqua, Alberto Asor Rosa Scelgo Sel Le elezioni del febbraio rappresentano un grande appuntamento. È il momento che le forze della sinistra si presentino compatte e unite a questa prova, per ricostruire solidarietà e giustizia sociale, riaffermare i diritti delle persone e del lavoro. Solo una vittoria netta del centrosinistra può creare le condizioni perché le lotte non esprimano solo rabbia, ma si traducano in cambiamenti concreti. Isolare e battere Berlusconi è possibile. È possibile uscire dalla crisi con una modifica profonda del modello di sviluppo. Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola è la forza che più coerentemente si impegna per la realizzazione concreta di questi obiettivi. Indignarsi non basta: bisogna scegliere. Io scelgo Sel, per portare al governo del paese la sfida del cambiamento. Pietro Ingrao

3 SABATO 16 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 3 Cosa bianca POLITICA Grande affetto e stima, cinquanta minuti di colloquio, l amico americano chiede del prossimo governo, il capo dello stato ricorda che eravamo sull orlo del collasso finanziario WASHINGTON I due presidenti sono d accordo: il nostro paese deve continuare così Tra Obama e Napolitano c è un Monti di riguardo Il presidente italiano «deplora» chi prima ha appoggiato il professore e i suoi tecnici e adesso critica. Solo il Pdl replica ROMA «O bama saluta il presidente italiano che conclude il suo mandato». Così i media di Washington hanno dato (breve) notizia dei 50 minuti nello studio ovale di Giorgio Napolitano, accolto con grande calore da Barack Obama che addirittura lo ha paragonato a un regalo di San Valentino. Ben altro peso ha questa viaggio da noi, dopo che una delle speaker della Casa Bianca aveva detto chiaramente che gli Stati uniti si aspettano che l Italia vada avanti sulla strada segnata da Monti. E Napolitano, in buon inglese, davanti al caminetto dello studio privato di Mr. President, ha battuto sullo stesso tasto: «Abbiamo fatto grandi progressi in questi ultimi 14 mesi con la comprensione e l aiuto di forze politiche diverse e questi progressi devono continuare». Poteva bastare, ma il capo dello stato ha fatto di più. Ha ricordato in una successiva conferenza stampa per i giornalisti italiani che «eravamo arrivati sull orlo del disastro, di un vero e proprio collasso finanziario». Se pure Mario Monti dovesse adottare altri cento cagnolini, non riuscirebbe a regalarsi uno spot come questo, arrivato gratis da Washington. Non detto ma sotto gli occhi di tutti - presidenti, diplomatici e persino elettori - c è il fatto che il «salvatore» del 2011 non si trova adesso a bordo campo, ma in piena campagna elettorale. Anzi, mentre ieri Napolitano stringeva la mano ad Obama, lui si faceva abbracciare da Montezemolo davanti ai supporter romani. Il presidente della Repubblica, che pure aveva tentato di dissuadere il senatore a vita da un impegno diretto, ieri con grande classe ha negato ogni frizione. «Ho rispettato la sua libera scelta», ha detto. Aggiungendo subito di rispettare assai meno, anzi «ho un po deplorato» quelli che «dopo 13 mesi di sostegno al governo dannooragiudiziliquidatorisulle scelte di Monti». Al di qua dell Atlantico, berlusconiani di ogni ordine e gradosi sonoriconosciutinelpolemico identikit. E hanno cominciato a soffiare rabbiosi comunicati stampa, accusando il capo dello stato di intervenire indebitamente in campagna elettorale. Nulla ha detto invece il Pd, che evidentemente nemmeno si vede più come concorrente del senatore Monti, oppure non si azzarda a dissentire neancheun po danapolitano. Rosy Bindi, anzi, ha preso parola per ringraziare il capo dello stato che «usando il linguaggio della verità ha dimostrato la serietà e l affidabilità delle istituzioni». Di cose italiane ha ancora parlato il presidente. Non del Muos, come riferiamo altrove, e nemmeno delle recenti condanne per il rapimento di Abu Omar, bensì della «nuova» Tangentopoli. E si è detto «preoccupato». Ha usato però parole molto precise, che certo non hanno avvalorato la tesi di Berlusconi che le tangenti bisogna pagarle (persino Berlusconi sostiene di non averlo mai detto), ma hanno puntualizzatoche l intermediazione non sempre è illecita. «Il centro dell attenzione della magistratura - ha spiegato Napolitano - non è su quali sono i costumi prevalenti in caso di transazioni internazionali, dove ci sono mediatori specializzati che certo non lavorano gratis et amore dei». No, i magistrati italiani, di Busto Arsizio nel caso, devono «capire se dietro quello che implicano queste transazioni internazionali e ricerche di canaliper vincere legare ci sia qualcosa che si trasforma in Italia in riserva occulta, o tangenti». Altrimenti, sembra di capire, il reato non c è. Per il resto l affettuoso incontro alla Casa Bianca è stato dedicato ai rapportitral Europae glistatiuniti. Napolitano ha apprezzato il passaggio che ha fatto Obama nel discorso sullo Stato dell Unione agli accordi di libero scambio tra Usa e Ue (negoziato tutto da scrivere). Cheil presidente americanosia interessato assai alle prossime elezioni italiane, e ancor di più «alla formazione del governo», lo ha però detto lo stesso Obama, in poche parole di saluto di fronte ai giornalisti. Certo, nel colloquio «è stato assolutamente impeccabile» - ha assicurato Napolitano, evitando di prendere posizione sulle forze in campo. Però «che si debba andare avanti e non indietro lo spera lui e lo spero anche io», ha aggiunto Napolitano. Avvertendo che è ben consapevoledi avereancora unultimo compito da svolgere: «Le consultazioniper il nuovo governo, mi toccherà ancora questo pezzo di stradaabbastanzain salita». Prevede dunque che il risultato delle urne non consegnerà scelte facili. Infine Obama ha raccontato che le sue figlie vogliono tornare presto in Italia, e probabilmente lo faranno, con la madre Michelle. Lui no, il presidente era atteso ma lo scioglimento anticipato delle nostre camere ha costretto a rivedere il programma. Colpa, anche questa, di Berlusconi. a. fab. NAPOLITANO E OBAMA IN RELAX PRIMA DELL INCONTRO A PORTE CHIUSE NELL UFFICIO OVALE /FOTO REUTERS Giuliano Santoro S tephen Duncombe, docente di cultura dei media alla New York University, è l autore di Dream (2007), un saggio che ha fatto molto discutere la sinistra americana e che è stato elogiato da autori come Naomi Klein, Slavoj Zizek e Michael Hardt. In quel testo partiva da questo paradosso: «Il problema deriva dalla realtà. I progressisti ci credono, i conservatori credono che questa si possa creare». A lui sottoponiamo lo slogan di Pieluigi Bersani: «Non raccontiamo favole». «È la classica risposta di centrosinistra - argomenta Duncombe -, dietro questa frasec è l assunto "non abbiamobisognodi raccontarefavole perché diciamo la verità". Pare bello, ma è anchemoltoingenuo». Cosa intende per ingenuo? Noi prendiamo contatto con il mondo attraverso le storie che raccontiamo. La verità non è auto-evidente, non rivelerà mai se stessa. Ha bisogno di essere aiutata, di avere senso per la gente. E ciò accadequando è inserita inuna narrazione che la connette con la vita delle persone. In breve, anche la sinistra ha bisogno di raccontare storie sulla verità. Ovviamente abbiamo bisogno anche della verità. Una storia senza verità è una bugia, e credo che a questo si riferiscabersani quando parla di favole : alla tendenza di Berlusconi a raccontare storie divertenti su qualunque assurdità gli capiti di sognare. Ma Bersani sbaglia se pensa di mettere in contrapposizione il narrare storie con il mero dato di fatto. No, bisogna contrastare il racconto di storie false con la narrazione di storie vere. Ha scritto Dream mentre Bush Jr. era al governo, spiegando come le bugie del suo governo - come le famose armi di distruzione di massa di Saddam, fossero più convincenti delle verità dei democratici. Poi qualcosa è cambiato. In che modo Barack Obama ha utilizzato politicamente l immaginazione? Spero soltanto che Obama possieda la capacità di raccontare storie e illudere che avevano Bush e la sua amministrazione. Obama ha dimostrato di essere molto bravo con queste cose, quando vuole: tutte e due le sue campagne presidenziali, particolarmente la prima del 2008, erano piene di visioni utopiche. Ma una volta giunto al potere, Obama ha smesso di maneggiare i sogni e ha cominciato a trafficare con gli affari. Non era più interessato, ad esempio, a raccontare una storia nella quale potessero entrarci le sue politiche sulla sanità, piuttosto si è messo a fare accordi coi repubblicani. Una tipica strategia da élite burocratica. L ironia sta nel fatto che questa strategia realista non ha funzionato. La destra non aveva interesse a fare accordi e così Obama è stato lasciato senza una visione dalla quale attingere per ottenere poi il sostegno del popolo americano. Questa volta sembra di capire che ha imparato la lezione. La proposta sul controllo delle armi, per esempio, è stataaccompagnatada molte narrazioni e grandi sogni sul senso della comunità e della responsabilità. Tornando all Italia, dove c è uno REGIONE SICILIA Gli Usa: «Sospendiamo il Muos». Ma è giallo Federico Scarcella A ll alba di ieri, saranno state le 5.30, davanti ai cancelli del Muos di Niscemi si è ripetuta una scena che va avanti da mesi: l arrivo dei militari Usa che danno il cambio ai colleghi del turno di notte. Un rito bizzarro per un luogo in cui, a sentire le autorità statunitensi, i lavori sono sospesi. Il giorno prima era accaduta la stessa cosa, ma il presidio del comitato No Muos - che da mesi vigila il cantiere dove la Marina americana intende installare i radar del sistema satellitare di comunicazioni aveva impedito l ingressoa tre soldatie a cinque operai. Ierimattina l ha fatto di nuovo, per il secondo giorno consecutivo. E oggi? Sarà la prova del nove, visto che nel corso di un colloquio telefonico con il console Usa a Napoli, Donald L. Moore, il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta ha avuto assicurazioni circa la sospensione dei lavori di costruzione della base di contrada Ulmo. Avvenuta quando? Soltanto 24 ore prima i militari di stanza a Sigonella avevano sbattuto la porta in faccia a un funzionario della Regione che doveva consegnare un plico contenente la revoca delle autorizzazioni da parte della Regione. Il console ha aggiunto che le autorità americane hanno sospeso iltrasporto dimaterialieoperai nelcantiere, «inattesadi unadefinizionedella vicenda», sottolineando che «ècomunqueinaccettabile il blocco di militari Usa diretti alla base da parte dei manifestanti». La revoca delle autorizzazioni non dovrebbe avere molti significati se non lo stop definitivo ai lavori. Ma il console, sempre nel colloquio con Crocetta, esprime «la disponibilità a incontrare lapresidenzadella regioneperun esamedi tutte leproblematiche relative all'incidenza delle radiazioni elettromagnetiche dell impianto sulle condizioni di salutedella popolazione». In soldoni, gli Usa sosterranno, come hanno fatto finora, che non esistono rischi, con buona pace del sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa, terrorizzato quanto basta dai dati contenuti in una perizia redatta da accademici del Politecnico di Torino. La Rosa si occuperebbe volentieri d altro, ma in questo momento la vera emergenza di Niscemi è questa. Lo sa la popolazione e lo sanno soprattutto le donne, preoccupate per la salute dei propri figli. Ieri mattina un gruppo di madri si è unito ai manifestanti all alba, tornando a casa alle 15, solo dopo che i militari Usa avevano fatto dietrofront. Alle 5 del mattino, prima che il gallo canti, a Niscemi comincia la quotidiana battaglia contro il mostro con le antenne. E se va bene si va avanti per dieci ore. COMUNICAZIONE «Bersani dice che lui non conta favole? Sbaglia» Se la sinistra vuole provare a vincere deve imparare a raccontare storie Duncombe, professore americano di politica dei media: bisogna contrastare le bugie con la verità, narrata strano partito fondato da un comico, Beppe Grillo, e dal suo socio Gianroberto Casaleggio, che è un esperto di web-marketing. Hanno sottratto molti temi ai movimenti sociali, utilizzando al tempo stesso le regole dello spettacolo per creare un organizzazione ibrida e carismatica e il web per dare vita a gerarchie rigide di nuovo tipo. L Italia è stata negli ultimi anni un laboratorio di forme politiche, pensa che il cosiddetto grillismo possa espandersi oltre i confini nazionali? La politica dell assurdo è una risposta all assurdità della politica. Negli Stati Uniti, la maggior parte dei giovani apprende le notizie politiche più da Jon Stewart, un comico, che da ogni altra fonte. Credo che ci siano due modi di guardare a questo fenomeno. La prima è l orrore, per il fatto che ci siamo arresi al modo in cui la politica è diventata una specie di barzelletta, cercando una risata o sperando di essere intrattenuti piuttosto che aspirando al coinvolgimento e alla determinazione del nostro destino. Voglio dire, dopo tutto non è questa la storia di Berlusconi? Magari è un farabutto, ma almeno è divertente! Il secondo modo di osservare tutto ciò è meno deprimente. I clown - i pagliacci coscienti del loro ruolo come Grillo o Stewart - nel corsodegli anni sono stati in grado di dire cose al di fuori delle norme del discorso della politica rispettabile e in questo modo ci danno la chiave per evadere dalla prigione del possibile e di immaginare e osare cose nuove e impossibili. E questa capacità immaginare è necessaria per ogni cambiamento politico reale. Lei scrive che la capacità di utilizzare le storie non è soltanto una tattica ma un modo di pensare e agire la politica. Puoi spiegare cosa intende precisamente? Occorre comprendere i desideri e i bisogni della gente comune per dare vita ad una politica che abbia risonanza con la situazione in cui le persone si trovano, non con quella in cui vorremmo che fossero. Tuttavia, ciò non significa che si debba rinunciare a muovere le idee e le azioni della gente. Non sto sostenendo una specie di populismo conservatore che enfatizza il valore della saggezza dell uomo qualunque. Si tratta di cambiare il modo in cui la gente pensa e si comporta, ma anche di riconoscere che ciò avviene quando si connettono più persone grazie ad un linguaggio che esse comprendono. Significa anche attingere ai sogni che magari si fanno ma che vengono pervertiti o addormentati nel consumismo. Me l ha insegnato Antonio Gramsci.

4 pagina 4 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO 2013 STASERA ESCO Dopo quasi nove mesi di vacanza, la banca vaticana ha il nuovo vertice. Tra Cavalieri di Malta e navi da guerra, il prescelto, voluto da Ratzinger, scontenta le ambizioni di Tarcisio Bertone L INCONTRO TRA RATZINGER E IL CARDINALE BAGNASCO /FOTO REUTERS SANTA SEDE Ernst von Freyberg prende il posto di Gotti Tedeschi Un banchiere tedesco alla presidenza dello Ior Luca Kocci N el finale di partita di un pontificatochehaormaii giorni contati è arrivata, come annunciato, la nominadel nuovopresidente dello Ior. «La Commissione cardinalizia di vigilanza dell Istituto per le opere di religione - ha comunicato ieri mattina la Santa Sede - ha provveduto alla nomina, a norma degli Statuti, del nuovo presidente del Consiglio di sovrintendenza nella persona dell avvocato Ernst von Freyberg». Tedesco - come Ratzinger, determinante nella scelta -, 55enne, avvocatod affari, da giovaneha lavorato come analista per la Three Cities Research (Bemberg Group), co-fondatore e direttore generale della società di Francoforte Dc Advisory Partners, dirigente del ramo tedesco dell Ordine dei cavalieri di Malta, molto attivo nell organizzazione dei pellegrinaggi per i malati a Lourdes dell arcidiocesi di Berlino, von Freyberg è anche presidente di un Cantiere navale, il Blhom-Vhoss Group di Amburgo. E qui scatta la polemica perché il gruppo Blhom-Vhoss si dedica alla progettazione di fregate e altre navi armate. «Non so se facciano navi da guerra», tentenna padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, poi si riprende: «L attività fondamentale del gruppo Blohm-Voss è la trasformazione e la riparazione di navi da crociera e attività per l industria che opera in alto mare, comepurela costruzionediyacht. Attualmente fa anche parte di un Consorzio, che costruisce quattro fregate per la marina tedesca», e comunque, taglia corto, «sarebbe grave o superficiale affrettare valutazioninegativesul fatto chelavorasse in attività cantieristica di cui non c'è nessun mistero. Dire che siccome costruisce navi da guerra è un guerrafondaio, onestamente non mi sembra onesto». A dio piacendo non ci sarebbe nessuna contraddizione con la «Pacem in terris» di Giovanni XXIII, è la conclusione dell alto prelato. Ernst von Freyberg, il cui stipendio rimane segreto, lavorerà a tempo pieno per lo Ior, ma vivrà a Roma solo tre giorni, gli altri a Francoforte. Lascerà tutti gli altri incarichi - ha assicurato Lombardi - ma resterà comunque chairman di Blohm-Voss e conserverà i compiti di volontariato per l ordine Malta. Il banchiere tedesco è stato preferito al belga Bernard De Corte - il nome che era circolato con insistenza nei giorni scorsi e poi smentito da Lombardi - e all italiano Antonio Maria Marocco, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, il candidato del cardinal Bertone, che lo aveva portato nel Consiglio di sovrintendenza laico (una sorta di cda) della banca vaticana. «Tale decisione - precisa la nota della Santa sede - è il risultato di profonda valutazione e di diverse interviste che la Commissione cardinalizia ha compiuto. Si è trattato di un percorso di alcuni mesi, meticoloso e articolato, che ha permesso di valutare numerosi profili di alto livello professionale e morale, anche con l assistenza di un agenzia internazionale indipendente, leader nella selezione di alti dirigenti d impresa», la Spencer & Stuart. Ratzinger, puntualizza lanota, «haseguito da vicino l intero processo di selezione e di scelta del nuovo presidente» e «ha espressoil suo pieno consenso alla decisione». Parole che intendono smorzare le notizie circa lo scontro fra Bertoneeglialtri cardinaliperlanomina del successore di Ettore Gotti Tedeschi, allontanato bruscamente otto mesi fa. Ma lo scontro c è - nonostante le smentite di Lombardi secondo cui «alcune descrizioni giornalistiche sulle presunte lotte di potere in Vaticano sono andate al di là della realtà» - e lo sconfitto, per ora, è proprio il segretario di Stato (che puntava su Marocco), il quale tuttavia la prossima settimana potrà pareggiare i conti. È infatti previsto un rimpasto anche all interno della Commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, l organo superiore che riferisce direttamente al papa. Oltre a Bertone, che la presiede, ne fanno parte il cardinale indiano Telesphore Placidus Toppo, il brasiliano Odilo Pedro Scherer, il francese Jean-Louis Tauran e l italiano Attilio Nicora. Il segretario di Stato vorrebbe estromettere gli ultimi due, con i quali ha avuto sempre divergenze sulla gestione della finanza vaticana. Soprattutto Nicora - già «inventore» dell otto per mille quando lavorava alla Conferenza episcopale italiana - che è a capo dell Autorità antiriciclaggio (Aif) istituita da Benedetto XVI per adeguare il Vaticano alle normative internazionali, con il quale si è consumato lo scontro più aspro. Dopo che la Procura di Roma, alla fine del 2010, sequestrò 23 milioni di euro depositati dallo Ior su un conto MPS Siena, insulti e monetine per Mussari. Milano, Baldassari resta in cella? Il giorno nero dell «imputato dell anno» Riccardo Chiari SIENA Q uesta volta Giuseppe Mussari non è passato dal garage all'ingresso posteriore Interrogatorio secretato per l ex presidente dell Abi, contestato da un gruppo di cittadini davanti al tribunale BENEDETTO XVI, /FOTO REUTERS IN BASSO IL NUOVO PRESIDENTE DELLO IOR ERNST VON FREYBERG del Credito Artigiano con l ipotesi di violazione della normativa antiriciclaggio (Ettore Gotti Tedeschi e Paolo Cipriani, all epoca massimi dirigenti della banca vaticana, sono ancora indagati), in Vaticano - anche per le spinte di Nicora - si decise di adottare norme più stringenti di trasparenza, che però poi Bertone contribuì ad annacquare, riducendo anche i poteri dell Aif di Nicora. Tanto che nello scorso luglio Moneyval, l organismo del Consiglio d Europa che valuta la conformità degli Stati alla normativa internazionale antiriciclaggio, non consentì al Vaticano di entrare nella white list dei Paesi virtuosi proprio perché molte norme furono giudicate «non conformi o parzialmente conformi» alle richieste. E alla fine di dicembre, sempre a causa della inadeguata legislazione bancaria e finanziaria vaticana, Bankitalia spense i bancomat della Santa sede gestiti da Deutsche Bank Italia (ora riaccesi grazie a un accordo con una banca svizzera che, essendo extra Ue, non è sottoposta alle leggi italiane). Se la prossima settimana, al posto di Nicora subentrerà un uomo di Bertone, come il cardinale presidente dell Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), Domenico Calcagno, il segretario di Stato avrà pareggiato il risultato. del palazzo di giustizia. A differenza di dieci giorni fa è entrato a piedi, dalla porta principale, offrendosi ai titoli di giornali, radio e tv. Non per la sua difesa nell'inchiesta sul Monte dei Paschi ma per le monetine che gli hanno tirato addosso. Insieme a epiteti come «ladro, buffone, vergogna, è finita la pacchia». Parole urlate sia all'entrata che all'uscita dalla procura da un gruppo di cittadini. Trasmesse quasi in tempo reale dai numerosi cameramen che con i cronisti e i fotografi circondavano l'ex presidente Mps. Apparso come il colpevole per eccellenza del terribile declino del Monte. Una verità possibile, anzi probabile. Ma certo nel 2008, una volta chiuso l'acquisto di Antonveneta adunprezzogiàallora considerato molto alto, Mussari era stato nominato «banchiere dell'anno». Con il suo successore Alessandro Profumo, all'epoca in Unicredit, che commentava: «E' stata una bella operazione». E con il sistema bancarioitalianochelohaeletto presidente dell'abi nel 2010, confermandolo nel Appena un anno fa, quando dei grossi guai del Monte, tutti causati per un verso o per l'altro dall'acquisto di Antonveneta, si sapeva già praticamente tutto. Insieme ai suoi avvocati Fabio Pisillo e Tullio Padovani, Mussari ha risposto per tre ore e mezzo alle domande dei pmaldo Natalini, Antonino NastasieGiuseppeGrosso. Vistele accuse nei suoi confronti - manipolazione di mercato, truffa, ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e ancora ostacolo alla vigilanza in concorso con l'ex capo dell'area finanza Gianluca Baldassarri e l'ex dg Antonio Vigni - l'interrogatorio ha riguardato quelli che sono al momento i punti fermi dell'inchiesta. A partire dalla reale natura del Fresh da un miliardo di euro lanciato dalla banca nel 2008 per coprire parte delle spese dell'acquisto di Antonveneta, e che secondo l'accusa non è stato un aumento di capitale come annunciato agli organi di vigilanza (sia Bankitalia che Consob) ma un semplice prestito, ancorché mascherato. A seguire il «contratto fantasma» sulla ristrutturazione del fallimentare derivato Alexandria, cioè l'accordo (da pagare in prospettiva a caro prezzo) con la banca giapponese Nomura per evitare che già nel bilancio 2009 del Monte comparisse una consistente perdita di circa 220 milioni, tale da impedire la distribuzione di dividendi agli azionisti della banca. Anche di questo contratto secondo le accuse non fu data comunicazione alle autorità di vigilanza, che lo hanno scoperto solo nell'ottobre scorso dopo che l'attuale dg Fabrizio Viola lo ha ritrovato nella cassaforte del predecessore Antonio Vigni. Molto probabile infine che a Mussari siano stati chiesti alcuni chiarimenti sull'acquisto di Antoveneta, anche se negli atti giudiziari che lo riguardano non ci sono al momento evidenziate ipotesi di reato. Al termine dell'interrogatorio, secretato, i difensori hanno voluto specificare: «Mussari ha risposto a tutte le domande dei pm. Non è fissato alcun altro interrogatorio». Intanto a Milano il pm Angelo Renna ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri, l'ex capo dell'area finanzia di Mps, arrestato perché secondo l'accusa era pronto a lasciare l'italia. Per Baldassarri, già indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni del Monte per quella che è stata chiamata «la banda del 5%», l'arresto è però scattato proprio nella parte di indagine, che riguarda anche Mussari e Vigni, di ostacolo alla vigilanza per il contratto fantasma con Nomura. Oggi a San Vittore il gip Alfonsa Maria Ferraro interrogherà Baldassarri e poi deciderà se confermare o meno il carcere. UDIENZA Benedetto XVI incontra Bagnasco I giochi del pre-conclave sull asse Milano-Genova Cristiano M. G. Faranna «A ccogliamo con venerazione la scelta di Benedetto», con queste parole il cardinale Angelo Bagnasco ha salutato la rinuncia di Ratzinger al ministero petrino. Ieri il presidente della Cei è stato a capo della delegazione ligure, composta dai sei vescovi, che ha incontrato il papa dimissionario. Un udienza già stabilita, che fa parte del disbrigo degli affari ordinari che, quasi come un governo uscente, il papa sta svolgendo. Oggi toccherà ai pastori lombardi guidati dall arcivescovo di Milano, Angelo Scola. Edè proprio latraiettoria Milano-Genova a tenere banco nelle chiacchiere di stampa pre-conclave. Entrambi i porporati sono considerati i più quotati tra gli italiani per la successione, con Bagnasco leggermente in vantaggio, fosse soltanto per motivi anagrafici. Il rappresentante dell episcopato italiano ha da poco compiuto settant anni, due in meno di Scola ese sidecidedileggere lascelta di Ratzinger come un invito sommesso a preferire un papa giovane pochi anni fanno la differenza, contando anche che Scola secondo il diritto ecclesiale ha ancora due anni e mezzo di incarico effettivo, che scade al compimento del settantacinquesimo anno. Il segno di Ratzinger, vescovo di Roma che si accinge a diventare emerito tra gli emeriti, potrebbe non essere sottovalutato nel silenzio orante della Cappella Sistina. La cattedra di sant'ambrogio hainoltreribadito l'importanza di Genova nel panorama ecclesiale del Belpaese, di cui il sommo pontefice è primate. A precedere Scola a Milano fu proprio un pastore proveniente dalla repubblica marinara, Dionigi Tettamanzi, divenuto un baluardo della cittadinanza contro le tendenze xenofobe leghiste. La scelta del Patriarca di Venezia venne considerata come una sorta di par condicio politica, a causa della sua vicinanzacon Comunioneeliberazione, il movimento di cui fa parte anche Formigoni. Nonostante l impegno di Scola nel dialogo interreligioso la nomina fu letta da più parti come un mettere le briglie alla chiesa più feconda di novità del panorama cattolico nazionale. La successione di Scola a Venezia fu il Spesso in rivalità. Il presidente della Cei, Scola e Bertone sono i papabili italiani nuovo motivo di attrito tra la Cei - in particolare Bagnasco - e il suo predecessore a Genova e segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Alla fine la spuntò Bagnascocon lanomina di Francesco Moraglia, ancora una volta un pastore genovese e presidente del cda di «Comunicazione e Cultura», organismo Cei di cui fa parte Tv2000. Il grande freddo era scoppiato nel 2009 con l affaire Boffo, l opera di distruzione mediaticadel direttore di Avvenire portata avanti da Il Giornale come contromossa per le critiche del quotidiano della Cei alla condotta morale di Berlusconi. In quell occasione fu rimproverato a Bertone di non aver difeso Boffo, con Bagnasco che sembrò non apprezzare alcune uscite pubbliche del direttore de L Osservatore Romano, GiovanniMaria Vian, circa la linea editoriale di Avvenire. Da qualche tempo gli attriti tra le due entità e i loro massimi rappresentanti si sono appianati, complici gli ultimi scandali che hanno investito il Vaticano e l opera di riappacificazione fortemente voluta in maniera personale da Ratzinger. Proprio la decisione del papa, annunciata in piena campagna elettorale, sembra voler indicare ai porporati tricolore di badare meno alla politica del loro Stato di provenienza. All alba di un conclave con un vescovo di Roma «nascosto al mondo» Bagnasco, Bertone e Scola rappresentano la portanza italiana. Il primo per il collegio episcopale, il secondo per la Curia e il terzo per i movimenti. Una quarta figura appare, più mite. Pastore ma da anni curiale, il grande pubblico lo conobbe per il pianto mostrato alletvdopo lamortediwojtyla, anche se un ombra è caduta su di lui nello scandalo Vatileaks, fuaccusatodiessere tragliispiratori dell ex-maggiordomo del papa Paolo Gabriele. È riapparso mercoledì, imponendo le ceneri a Benedetto. Angelo Comastri, 69 anni, da Grosseto. Il suo motto è Deus charitas est.

5 SABATO 16 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 5 Carlo Lania ROMA U n tavolo comune per affrontare una crisi che ormai colpisce anche i grandi gruppi editoriali, come dimostrano le cronache degli ultimi giorni. A chiederlo alla Fieg è stata la Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti, di fronte alle numerose richieste di stato di crisi provenienti dagli editori e nella consapevolezza che non si risana un settore importante come l editoria solo a colpi di prepensionamenti, solidarietà e cassa integrazione. Anche perché il prezzo pagato finora dal punto di vista umano ma anche in costi per l Inpgi, l Istituto di previdenza dei giornalisti, è già alto. Nel 2012 sono state decine gli stati di crisi aperti dalle aziende, che hanno portato all espulsione dalle redazioni di giornalisti, numero che sale fino a se si considerano gli ultimi tre anni. È chiaro dunque che, stando così le cose, il prossimo governo si troverà sul tavolo delle vertenze calde anche quella che riguarda l intera filiera dell editoria, dalle redazioni alle edicole. Lunedì prossimo il segretario della Fnsi Franco Siddi incontrerà il presidente degli editori Giulio Anselmi. La Fnsi, con un documento approvato nei giorni scorsi, dice che «alla crisi economica e del settore si sono sommati la scarsa lungimiranza degli editori», il ritardo nella risposta alle trasformazioni tecnologiche, «palesi errori manageriali e investimenti sbagliati». «Si deve dunque parlare - dice il sindacato - di unveroe propriofronte di preoccupazione estrema sul quale occorre compiere atti di corresponsabilità importanti a tutti i livelli, a partire dalla politica che sembra invece, in questa fase elettorale, avere cancellato qualsiasi progetto di intervento a sostegno di un settore precipitato, come tutto il paese, in una crisi senza precedenti». Una crisi che non mette a rischio solo migliaia di posti di lavoro ma anche la sopravvivenza di un informazione indipendente e plurale. A peggiorare ulteriormente le cose c è lo stop subìto dalla raccolta pubblicitaria con la conseguente flessione dei fatturati che nell ultimo anno, complessivamente, hanno registrato un calo del 17%, senza risparmiare nessuno: quotidiani (-17,6%), periodici (-18,4%), televisioni (-15,3% e radio (-10,2%). Non si tratta delle difficoltà a cui il mercato è sottoposto periodicamente, comesottolineato giovedì con preoccupazione da Nielsen, l istituto che ha raccolto i dati, al sito di Prima comunicazione: «Abbiano registrato un elemento di discontinuità. Dopo il calo pubblicitario del 2009 (-13.6%) e il rimbalzo positivo del 2010 (+7.9%) non è seguita la solita ripresa ma sono arrivati altri due anni di decrescita. Un andamento che indica chiaramente una cosa: siamo di fronte a un cambio strutturale e non congiunturale. E ci vorrà tutto il 2014 prima di capire se ripartirà un ciclo o se rimarremo in questa fase di turbolenza». Ilproblema è che se l analisi della crisi accomuna tutti i protagonisti, diversisono gli approcci sul come metterci le mani. Da parte loro gli editori hanno già fatto capire che aria tira e senza perdere tempo sono partiti all attacco con una pagina pubblicata su alcuni giornali pochi giorni fa in cui la Fieg ha spiegato quali impegni si attende dal futuro governo. In cima alla lista dei desiderata gli editori mettono una drastica riduzione dei contributi per l editoria, definiti come al solito «una distribuzione indiscriminata di risorse» e dimenticando che proprio le testate che usufruiscono del sostegno statale hanno più volte richiesto una radicale pulizia nei criteri di distribuzione del finanziamento. Ma anche, altro punto delicato toccato della Fieg, una maggiore liberalizzazione della distribuzione, che tradotto significa un ulteriore ampliamento dei punti di distribuzione dei giornali a scapito delle edicole. Giovedì Mario Monti ha fatto capire di aver ricevuto il messaggio, sparando a zero contro il fondo per l editoria: «È illusorio ha detto il premier che il denaro dei contribuenti possa andare a sostituirsi ai ricavi nel caso in cui questi non vengano dal mercato». Una posizione a metà tra il «liberismo» e il «grillismo» alla quale ha replicato Siddi: «Sfugge al presidente del consiglio Monti che il bene informazione prodotto e distribuito dai media vecchi e nuovi non è unprodottodiconsumoche si trova al supermercato. La crisi dell industria editoriale non è una crisi di singole situazioni ma di un intero settore decisivo della democrazia, della vita pubblica e dell industria italiana. Che meriterebbe un attenzione almeno pari, se non superiore, a quellaavutada altrisettoricome l auto o la finanza». Con la tempesta della crisi il sindacato dei giornalisti è in evidente Luca Fazio MILANO I l È LA STAMPA, BELLEZZA INFORMAZIONE L anno scorso espulsi dalle redazioni cronisti. Pubblicità ai minimi fino al 2014 incluso La crisi divora giornali e giornalisti Lunedì vertice Fnsi-Fieg: il governo ci dedichi la stessa attenzione dedicata a banche e auto difficoltà. Il nuovo presidente della Fnsi, Giovanni Rossi, appena eletto, si dice d accordo a grandi linee con la Fieg sullanecessità di rimettere mano al fondo per l editoria trasformandolo in un «fondo per l innovazione» che gioco forza diventerebbe appannaggio dei grandi editori quotati in borsa. Se così fosse, si colpirebbero, in pratica, proprio letestate in cooperativa, di idee e non profit, quelle che non potendo contare su grossi introiti pubblicitari o ricapitalizzazioni in borsa sono finora, proprio per queste caratteristiche, le uniche destinatarie dei rimborsi statali. Il mondo dell editoria cooperativa vera, sana e onesta, chiede da anni una riforma dell editoria in grado di salvaguardare il pluralismo. «Non è compito facile, perché non si tratta di elaborare politiche difensive o di incentivi», afferma un comunicato congiunto di Aci comunicazione, Agci Culturalia, Federcultura, Confcooperative e Mediacoop-Legacoop. «Se lo si vuole affrontare seriamente occorre porsi i problemi non eludibili del conflitto di interessi, della corretta e pluralista allocazione delle risorse pubblicitarie, della riforma del sistema dell emittenza televisiva, della riforma Rai e del controllo deiprocessidi concentrazioneeditoriale». Dieci periodici del gruppo rischiano di chiudere per il crollo delle vendite e della pubblicità ground zero dell editoria italiana potrebbe avere un indirizzo che è già leggenda prima di diventare simbolo di una catastrofe generale. Via Solferino 28. Zona Brera, cuore dimilano. L unico caso dove il nome di una strada è sinonimo più potente dell istituzione che la occupa. La sede del CorrieredellaSera, ilfiore all occhiello del più importante gruppo editoriale italiano (Rcs), con dipendenti nel mondo. Vendono il palazzo, dicono. Per fare cassa, anche se il mercato immobiliare è un disastro. Ma forse è solo una minaccia per costringere i giornalisti a barattare qualche diritto piuttosto che rassegnarsi all idea di un trasloco vissuto come una vera tragedia. L inizio della fine. Fatto sta che secondo l azienda il solo trasloco permetterebbeun risparmio tra i 5 e i 10 milioni all anno. Ma non di stucchi e mattoni parlalacrisipiùpesante cheinvestele imprese editoriali italiane. Il gruppo Rcs ha annunciato 800 «esuberi», 640 in Italia e 160 in Spagna. La crisi era nell aria, ma per la prima volta i lavoratori hanno capito che questa volta si fa sul serio. I dipendenti dei periodici, i più colpiti dai tagli, sono già in sciopero. Il 21 febbraio tutti i cdr del gruppo si riuniranno per decidere il da farsi. La data del primo sciopero di tutte le testate coinciderà con la riunione del Cda convocata a marzo. Il gruppo ha messo in vendita dieci testate, ma scatterà la chiusura se le eventuali trattative non si chiuderanno entro marzo. Spariranno dalle edicole Brava Casa, A, Novella 2000, Visto, Astra, Ok Salute, Max, L Europeo, Domenica Quiz e Yacht and Fail (110 posti di lavoro in meno su 250 dipendenti). Nei due colossi, Gazzetta dello A MARZO PARTE IL NEGOZIATO SUL CONTRATTO Sui salari si discute ma «lavoro stabile» Sindacato e Inpgi in forte difficoltà. Il primo obiettivo è salvaguardare l occupazione VIA SOLFERINO 28 Rcs annuncia 800 esuberi e un trasloco choc Il Corriere della Sera si accartoccia nelle mani delle banche creditrici ROMA L a Fnsi rischia di trovarsi stretta tra gli effetti della crisi e gli attacchi degli editori. I numerosi stati di crisi aperti delle aziende comportano un peso notevole in termini di ammortizzatori sociali pagati interamente dall Inpgi. Al punto che un domani questi costi potrebbero diventare difficili da sostenere. L imminente scadenza, a marzo, del contratto giornalistico, rischia di aprire un negoziato durissimo tra sindacato ed editori in cui oltre alla partita salariale si aggiunga anche quella dei diritti. «In questo momento - spiega Paolo Butturini, segretario di stampa romana - serve uno sforzo da parte di tutti, incluso il governo, per gestire una transizione in cui bisogna sorreggere investimenti su innovazione del prodotto e riqualificazione di tutti i lavoratori, giornalisti compresi». «In cambio - conclude Butturini - il sindacato può ipotizzare elementi di flessibilità salariale, tutti da discutere e quantificare, ma solo in cambio di occupazione stabile». c.l. Sport e Corriere, ormai c è poco da tagliare e si ipotizzano esuberi per persone, tra giornalisti e poligrafici (gli spagnoli di El Mundo, Marca e Expansion sono messi peggio: per 160 licenziati ci sono 2 anni di stipendio e tanti saluti). Come in ogni annuncio di tagli lacrime sangue che si rispetti, ovviamente sono state spese alcune belle parole sul tema del rilancio. Promesse. 180 milioni di investimenti: 45 milioni per il cartaceo (concentrandosi su moda, femminile, arredamento e infanzia, molto family... ) e 135 per il settore multimediale. Ma la tardiva scelta di puntare sul digitale probabilmente non riuscirà a colmare il ritardo accumulato da tutti gli editori italiani negli ultimi dieci anni, in particolare per un gigante come Rcs. Tra gli obiettivi fissati entro il 2015 si indica un 25% di fatturato totale proveniente dal multimediale, quando a livello europeo ci sono concorrenti che già oggi si attestano sul 40-50%. Ma nonaver compreso per tempo la rivoluzione digitale non è stato l unico clamoroso errore commesso dalla Rcs, dicono in via Solferino. A pesare sono soprattutto i debiti con le banche contratti per gli investimenti in Spagna che si sono rivelati un fallimento: 900 milioni. Che adesso vanno restituiti, con gli interessi. Curioso che il Corriere, come dice qualcuno, oggi sia «nelle mani dellabanche»: Unicredit, Intesa emediobanca (leultime due sono azioniste dirette). La concomitanza con la crisi globaleha fattoilresto. Esono numeri impietosi. Nel quinquennio , gli introiti della pubblicità alla Rcs sono calati del 40% per i periodici e del 32% per i quotidiani, l on-line invece ha segnato un + 53%, ma partendo da cifre poco importanti (nel 2012 il segno meno si è bloccato al 13%). Nello stesso periodo il calo in edicola è stato una mazzata: da un fatturato di 1,7 miliardi si è passati a 1,2. BUFERA SU TELECOM E FONDO CLESSIDRA BERSANI: «TROPPA FRETTA SU LA7 RIFORMEREMO LEGGE GASPARRI» Entro lunedì Telecom potrebbe vendere La7 al fondo Clessidra. Fnsi e Articolo 21 hanno lanciato l allarme per i conflitti di interesse di alcuni consiglieri e manovre poco chiare ricollegabili a Mediaset (smentito ieri qualsiasi collegamento «diretto o indiretto» da parte del fondo Clessidra con Fininvest o Berlusconi). Pierluigi Bersani invece condivide le preoccupazioni e vede «troppa fretta nel prendere questa decisione». ll segretario del Pd ha anche promesso che nella prossima legislatura la legge Gasparri sarà riformata. SOSTEGNO PUBBLICO-PRIVATO ALLO STUDIO L INTERVENTO DELLE FONDAZIONI BANCARIE Botta e risposta nella giornata di ieri tra il segretario della Fnsi Franco Siddi e Giuseppe Guzzetti, presidente della fondazione Cariplo e dell'acri, a proposito del sostegno delle fondazioni bancarie al fondo per l editoria. «Bisogna vedere - ha detto Guzzetti - erogazioni no, perché lì siamo nel profit. Ma se ci sono altri strumenti finanziari non lo so, noi abbiamo fatto tante cose. Non conosco la proposta concreta». Siddi ha subito replicato dicendosi «lieto» che il presidente delle casse di risparmio «abbia preso una prima cognizione della proposta lanciata già da un anno dalla Fnsi per un Fondo pubblico dell'editoria finalizzato allo sviluppo, all'innovazione e alla occupazione professionale sostenuto anche da risorse messe a disposizione dalle Fondazioni bancarie». La Fnsi da tempo è dunque pronta a un incontro. LA RIVISTA DEI VERDI AL MENSILE «TERRA» UNA DIREZIONE PER DUE Nuova bufera sul mensile «Terra», organo della Federazione dei Verdi e destinatario di contributi pubblici per l editoria. Il mensile ha oggi due direttori: Emanuele Giordana, che ha rilanciato e firmato il giornale fino al numero di dicembre, mai ufficialmente dimissionato, e un nuovo incaricato dai due soci Worksys e Olisistem subentrati nel 2012 nella società che editava «Terra quotidiano» e in seguito il mensile. Giordana, che figura ancora oggi come responsabile della testata, ha inviato una lettera al segretario della Fnsi Franco Siddi e al presidente dei Verdi Angelo Bonelli, per informarli che l editore del magazine ha assunto un nuovo responsabile già al lavoro sul giornale e ha chiesto un intervento censorio a tutela della sua figura professionale. Ha poi diffidato l editore dal modificare le pagine web del giornale online senza consultarlo. Dopo la pubblicazione di dieci edizioni nel 2012, il magazine ha cessato le pubblicazioni. «È stato solo per senso di responsabilità verso i Verdi e i giornalisti che ho diretto il mensile per dieci numeri dice Giordana e mi sarei aspettato dall editore un atteggiamento altrettanto responsabile. Non una rottamazione nemmeno comunicata per via formale». ANGELA QUATTRONE / EMBLEMA Queste sono le cifre che qualche giorno fa sono state presentate ai lavoratori del gruppo. Nei corridoi divia Solferino (eancora dipiù nei periodici) oggi si respira un aria da «day after». Sembra che a botta caldaanche igiornalisti più battaglieri siano rimasti ammutoliti prima di prendere coscienza che nel più grande gruppo editoriale italiano nonpuò passare sottosilenzio una «ristrutturazione» così devastante - con tanto di messa in vendita di un palazzo simbolo che forse vale tanto quanto la testata. Ma adesso sono arrabbiati e suona strano sentirsi raccontare la «solita storia» vagamente anti capitalista ben lontani dai cancelli di una fabbrica, per esempio che è troppo facile fare investimenti sbagliati (anche la Rcs sbaglia) e poi rivalersi sulle spalle dei lavoratori invece di rinegoziare il debito con le banche amiche.

6 pagina 6 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO 2013 PUBBLICA DISTRUZIONE L organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo bacchetta Berlusconi: «Niente condoni». Porte aperte a Monti che vuole rafforzare la valutazione nella scuola e la flessibilità del lavoro. Elogi all apprendistato Roberto Ciccarelli A nche l Ocse interviene nella campagna elettorale italiana, a sostegno di Mario Monti. Durante la riunione dei ministri e dei governatori del G20 in corso a Mosca, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ieri ha diffuso il rapporto «Going for Growth» (Obiettivo crescita) nel quale individua le riforme strutturali per rilanciare la crescita nei 34 paesi aderenti. A differenza del precedente rapporto, quello del 2013 contiene una serie di raccomandazioni all'italia sull'istruzione scolastica e universitaria. L'Ocse auspica l aumento delle tasse universitarie e chiede di introdurre «un sistema di prestiti per studenti con rimborso condizionato al reddito», cioè il «prestito d'onore», un istitutocreatodalla riforma Gelmini. C'è anche uninvitopressante a potenziare il sistema della «valutazione nella scuola secondaria cercando di convincere gli insegnanti dei suoi benefici». Questa osservazione non è casuale. L Ocse sembra conoscere l ostilità dei docenti italiani rispetto alle prove Invalsi e al progetto di introdurle nell esame di maturità, vincolando l accesso ai corsi universitari - il 54% dei quali sono già a numero chiuso - al voto finale. L obiettivo è chiaro: smantellare l istruzione terziaria in Italia restringendo l accesso ai «meritevoli», cioè a coloro che causalmente, oper verotalento, sonocapacidi rispondere ai quiz somministrati dall Invalsi. L insistenza del rapporto sulla valutazione scolastica conferma la centralità conferita a questo ente dalla riforma Gelmini. L approvazione della bozza di regolamento avvenuta ieri al Senato procede velocemente in questa direzione. L Ocse aggiunge che il sistema scolastico italiano produce «scarsi risultati nonostante l'elevato livello di spesa», ma non pronuncia una sola parola sugli 8,5 miliardi di euro di tagli alla scuola, o i 960 milioni di euro tagliati all'università che sembrano ormai accadimenti naturali, non meritevoli di una citazione. Forse perché i 10 miliardi di euro tagliati vanno recuperati con le tasse che sono già aumentate in 31 atenei su 61 nel 2011? Questo aumento è stato dimostrato da una ricerca dell'unione degli Universitari (Udu). Le tasse universitarie sono già aumentate nel 50% degli atenei. Pikaro PISA C i sono anche la ex vicepresidente del parlamento europeo Luisa Morgantini, l urbanista Edoardo Salzano, Susan George e il famoso economista filippino Walden Bello tra i tantissimi nomi che hanno firmato l appello in difesa dell ex Colorificio Toscano «liberato» lo scorso 20 ottobre dal progetto Rebeldia cheda piùdi unanno e mezzo era rimasto senza casa dopo lo sgombero della storica sede di via Battisti e che, dopo il successo della tre giorni United Colors Of Commons, è stato minacciato di sgombero da J Colors, la multinazionale del colore che nel 1998 aveva acquistato la fabbrica di vernici solo per chiuderla pochi anni dopo. Insieme alla George e a Bello, hanno aderito alla manifestazione convocata peroggi in difesa dell ex stabilmento industriale sede del Municipio dei Beni Comuni anche numerosi centri sociali da tutto il centro-nord, organizzazioni politiche della sinistra diffusa, esponenti del sindacalismo di OCSE Il rapporto «Obiettivo crescita» auspica un maggiore indebitamento degli studenti «Più tasse universitarie» All'università di Bergamo del 41,7%, a Ca Foscari di Venezia del 36%, a Milano Bicocca del 30,5%, a Bologna del 28,4%. L'annunciato, ma non scontato, default di 20 atenei rischia di aumentare queste percentuali tra il 2013 e il L'Ocse si raccomanda inoltre di implementare il contratto di apprendistatoa cui il ministro delwelfare Fornero e quello dell'istruzione Profumo tengono molto, al punto di averlo introdotto tra i 15enni, nel dottorato di ricerca ed esteso fino ai 29 anni. L'apprendistato è il contratto sul quale puntano Cgil, Cisl e Uile Confidustria, chehanno sottoscritto un documento d'intenti, oltre allo stesso Pd, come ha confermato Cesare Damiano. L organizzazione che ha sede a Parigi è anche al corrente del diffuso malcontento sulla riforma Fornero che ha implementato la precarietà, in particolare i contratti a somministrazione, aumentando al 33% entro il 2018 i contributi della gestione separata Inps per le partite Iva, l'ocse chiede «maggiore flessibilità in entrata e in uscita dal mercato del lavoro riducendo il ricorso ai contenziosi legali, il tutto sostenuto però da una più ampia rete di protezione sociale». Sembradi ascoltare Pietro Ichino che, in un'intervista rilasciata sul sito www. actainrete.it conferma che la riforma Fornero sulle partite Iva è stata rimandata al giugno Praticamente è stata neutralizzata nei suoi aspetti più incresciosi. Nel rapporto c è anche una denuncia del «dualismo» del mercato del lavoro che in Italia contrappone i dipendenti ai precari: «L'eccessiva tutela del posto di lavoro per alcune forme contrattuali e una rete di protezione sociale piuttosto frammentata hanno creato un mercato del lavoro duale che ostacola una distribuzione efficiente della forza lavoro». Va inoltre proseguita la lotta all'evasione, ma la strada per la crescita «resta piena di ostacoli». Poi una stoccata al programma elettorale di Berlusconi: «niente condoni tombali» si raccomanda l'ocse. La «catastrofe» economicaè stata evitata, ma bisogna proseguire sulla strada della precarizzazione del lavoro, dell'indebitamento individuale e dell'aumento dei costi dell'istruzione. base e naturalmenteleprincipali realtà di «movimento» pisane: dal Cantiere Sanbernardo al Teatro Rossi Aperto. Nell appello si legge, «il Municipiodei BeniComunidi Pisa, nato in seguito all occupazione dell Ex Colorificio Toscano è stato un atto collettivo e pubblico, preannunciato in modo chiaro e trasparente Un appello di sostegno firmato, tra gli altri, da Susan George, Walden Bello e Luisa Morgantini 50% Studenti /CORTEI IN 16 CITTÀ CONTRO L AUSTERITÀ DI AUMENTO Nel 2011 le tasse sono aumentate in 31 atenei italiani su 61, denuncia l Unione degli universitari (Udu) IN ALTO ANNUNCI IMMOBILIARI PER UNIVERSITARI/ EMBLEMA SOTTO STUDENTI MEDI IERI A ROMA/EIDON PISA Oggi mobilitazione contro lo sgombero dell ex Colorificio Una piazza dai colori accesi per difendere la nuova Rebeldia da un ampio numero di forze sociali, associative e da molti cittadini e cittadini delterritorio di Pisa con l obiettivo di trasformare un luogo degradato ed abbandonato in un luogo di cittadinanza attiva, di promozione di pratiche di economia ecologica e solidale e di percorsi di educazione alla pace, alla solidarietà ed alla sostenibilità. United Colors of Commons, la tre giorni che dal 25 al 27 gennaio scorso ha animato la città con centinaia di persone presenti, gruppi di lavoro e plenarie, ha dimostrato come l ex Colorificio liberato sia un opportunità per tutti perridareossigenoa unapolitica dal basso, capace di partire dalle esigenze, dai bisogni e soprattutto dai diritti delle persone e delle comunità. L istanza di sequestro depositata alle forze dell ordine da parte della proprietà, il rischio di sgombero e il silenzio assordante da parte dell Amministrazione pubblica, mostrano come troppo spesso al valore sociale di queste esperienze l unica risposta sia l ordine pubblico. Per chi crede che «il Municipio dei Beni Comuni di Pisa sia un patrimonio da tutelare e difendere, che il percorso collettivo che ha portato a questo sia un esempio virtuoso di buona politica e di alta partecipazione democratica», l appuntamento è alla manifestazione che oggi partirà alle 15 da Piazza Vittorio Emanuele (a due passi dalla Stazione Centrale di Pisa) e che nelle migliori tradizioni «rebeldi» promette di essere coloratissima e partecipatissima. «La violenza delle uova» può oscurare il dissenso? S ulla mobilitazione nazionale degli studenti medi convocata dal network StudAut ieri sembrava essere calato il silenzio. Al posto delle rivendicazioni contro le politiche dell'austerità, itagli allascuolaeall'università, la mancanza di fiducia nei partiti che oggi promettono fondi, stabilizzazione dei precari e reclutamento dei ricercatori, ieri i media hanno preferito ascoltare lo sfogo del capo del VII Reparto Mobile di Bologna che, insieme ai suoi uomini, è stato bersagliato da un lancio di uova e petardi da parte degli studenti. «Basta, a queste condizioni non possiamo più lavorare. Siamo stanchi, non possiamo sempre prenderci di tutto, uova, bombe carta ha sostenuto in un video diffuso in rete - Protestare è giusto, ma così non è possibile, noi siamo stanchi, non siamo qui perchè ci lancino contro di tutto». Il reparto era schierato davanti al comitato di «Fratelli d'italia» in via Farini, l'aggregazione elettorale di Crosetto e Meloni. Questo sfogo ha provocato un'ondata di indignazione tra La Russa e Fini fino all'udc, pronti a solidarizzare contro la «violenza delle uova». Beffarda è stata larisposta deicollettivi autonomibolognesi: «I tutori dell'ordine si sono frapposti tra le uova e le sedi elettorali dei partiti, ricavandone delle imbrattature. Sarebbe bastato non posizionarsi di fronte a quelle sedi per evitare di sporcarsi e non dare spettacolo di fronte alle telecamere di mezza Italia». Gli studenti hanno spiegato la loro protesta icordando la proposta del duo Meloni- La Russa, un tempo ministri berlusconiani rispettivamente della «gioventù» e della Difesa, di promuovere corsi di avviamento all'esercito nelle scuole. La chiamarono «mini-naja». Nel corso del pomeriggio il vento è cambiato. Già i commenti al video del poliziotto non sono del tutto antipatizzanti con gli studenti, come hanno sottolineato prontamente gli attivisti del portale InfoAut. Poi è spuntata la storia di «nonna Carla», una signora ottantenne che a Bergamo ha affrontato un cordone di agenti in tenuta antisommossa: «Ma cosa fate lì schierati? - ha detto - Lasciate passare questi studenti: non vedete come ci sta riducendo lo Stato? Se si reprime una manifestazione pacifica si rischia un ritorno alle violenze del passato». Piumino nero, un metro e cinquanta d'altezza e pochi capelli bianchi spettinati, la donna ha parlato ai duecento studenti in corteo dal microfono di un furgoncino. Nel suo sfogo haconfessatola solitudine dei pensionati, dei loro figli e dei nipoti, fino a toccare il problema dei malati di Sla «ai quali non pensa nessuno». Dissenso, rabbia, distanza da una società ferita e indifferente, oggi congelata dal dibattito elettorale. A Torino, gli auto-organizzati hanno lanciatole famigerate uova contro la sede del Miur. In piazza Castello sono stati bruciati i cartelli elettorali: «Non ci rappresenta nessuno» hanno urlato. Uno studente è stato trattenuto per l'identificazione. In polemica con il Tirreno a Pisa i manifestanti si sono presentati in redazione per discutere con i cronisti, mentre a Palermo il corteo esponeva intesta lo striscione: «Pd- Pdl-Monti - stessa scuola azienda». Fantocci raffiguranti Berlusconi, Bersanie Montisono stati incendiatiin piazza Pretoria, di fronte al municipio. A Roma gli studenti medi dal centro alla periferia, dal liceo Virgilio agli istituti di Ostia hanno improvvisato un corteo selvaggio che è terminato in via Arenula, sotto il ministero della Giustizia. Quel palazzo dove a novembre sono stati esplosi quattro lacrimogeni su un corteo, mentre la polizia caricava gli studenti in fuga. ro. ci. INTERVENTO L ipoteca del governo sulla scuola Bruno Moretto* C hi farà le nomine dei responsabili della valutazione del sistema scolastico? Il Cdm del 24 agosto 2012 ha licenziato uno schema di Dpr contenete il regolamento istitutivo del sistema nazionale di valutazione delle scuole. Ieri la Commissione Istruzione del Senato ha dato il parere positivo sulla bozza di regolamento. Questo rischia di attribuire al Ministro (di turno) il potere di definire le strategie educative e, attraverso l Invalsi, «gli indicatori di efficienza e di efficacia in base ai quali si individuano le istituzioni scolastiche e formative da sottoporre valutazione esterna». Il decreto attribuisce un potere spropositato all Invalsi che controlla tutto il sistema, addirittura «cura la selezione, la formazione dell elenco degli esperti dei nuclei della valutazione esterna e pure quella degli ispettori», con modalità discrezionali e senza alcuna previsione di un concorso pubblico. Il decreto obbligherebbe le scuole ad essere sottopostealle rilevazioniconfermando l impostazione del documento richiesto dalla Gelmini ai proffessori Cecchi, Ichino, Vittadini, nel dicembre2008. Nona casoilsottosegretario all istruzione con delega sulla valutazione è la Elena Ugolini, ex dirigente del liceo privato Malpighi di Bologna ed esponente di Comunione e liberazione come da altra parte Vittadini. L approvazione del decreto produrrebbe un altro pesante attacco all autonomia del sistema scolastico e alla libertà di insegnamento. La valutazione degli studenti che conterà sarà quella dei test Invalsi con il risultato di rendere ininfluente la contestualizzazione dei docenti e di penalizzare gli alunni che studiano in scuole disagiate. Il regolamento ha avuto pareri (obbligatori) fortemente critici del Cnpi e soprattutto del Consiglio di Stato che ne hanno evidenziato molti punti discutibili sul piano politico e giuridico. Nonostante ciò il governo ha chiesto il 23 gennaio che le commissioni parlamentari dianoilprescritto parereconprocedura d urgenza. Il sistema nazionale di valutazione dovrebbe avere tre gambe: Indire, Invalsi e corpo ispettivo. Il prossimo 28 di febbraio scadono i decreti di nomina dei commissari straordinari degli enti, domenicascorsa èscaduto il termine per la presentazione delle candidatura alle presidenze e ai consigli dei due organismi, a marzo si va allacostituzionedel nuovogoverno. Ecco da dove viene tutta questa fretta. Ma è possibile che sia il ministro a emanare i regolamenti dei due Enti senza che sia stato previsto nel regolamento del sistema e saltando il Parlamento? E ancora: è possibile che il ministro proceda alle nomine dei componenti del Cda a camere sciolte? Si può considerare tutto ciò attività di ordinaria amministrazione? Flc-Cgil ha giustamente chiesto ufficialmente che ogni atto al riguardo venga rinviato al prossimo parlamento e al nuovo governo. Mi chiedo quale sia la posizione delle forze politiche di fronte a questo scempio del diritto che intende chiaramente condizionare l apertura di un reale dibattito nel paese e con le scuole per giungere a un regolamento sulla valutazione condiviso e non punitivo. * ex componente del Consiglio nazionale della pubblica istruzione

7 SABATO 16 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 7 INTERNAZIONALE Marco Morini C on i Repubblicani in maggioranza alla Camera e disposti a un forte ostruzionismo al Senato (come dimostra il momentaneo stop alla ratifica della nomina di Chuck Hagel alla guida del Pentagono), Barack Obama si è reso conto che per poter realizzare gli ambiziosi obiettivi annunciati nel discorso all Unione di martedì scorso sarà necessario mobilitare l opinione pubblica. Dalla limitazione alle armi all innalzamento del salario minimo a 9 dollari all ora fino ai programmi di stimolo all economia da finanziare con la spesa pubblica, si tratta di politiche che dovranno confrontarsi con una fiera opposizione repubblicana in sede congressuale. Consapevoleperò che siano piani d azione condivisi seppur in misura diversa - dalla maggioranza degli americani, Obama ha deciso di intraprendere una sorta di «seconda campagna elettorale» che lo vedrà più presente sui media e anche impegnato sul territorio per convincere i cittadini statunitensi della bontà delle sue proposte. L idea è infatti quella di aumentare indirettamente la pressione popolare sui repubblicani. Il piano messo a punto dagli strateghi della Casa bianca è già in atto: subito dopo il discorso sullo «Stato dell Unione», Obama ha tenuto una conference call con i responsabili locali della sua campagna per la rielezione e ha poi pubblicato un video sul web rivolto a tutti i sostenitori in cui invitava a «lavorare insieme e non solo a Washington per migliorare l America». Il proposito si è già concretizzato in un mini tour di tre giorni che il Presidente ha effettuato in North Carolina. Sarà difficile far passare l aumento della spesa pubblica. Così attiva il «popolo» Unterritorio chenonè certostato scelto a caso: si tratta di uno swing state, cioè dove democratici e repubblicani sono storicamente vicini nel numero di consensi, ed è uno stato che nel 2008 votò per lui, mentre lo scorso novembre ha scelto Romney. Inoltre è un territorio che sta subendo più di altri le difficoltà economiche: il tasso di disoccupazione è al 9,2%, cioè oltre un puntoinpiùdella medianazionale ed è di poche settimane fa la proposta del governo locale di ridurre drasticamente i sussidi di disoccupazione. È uno stato dalla buona tradizione manifatturiera e che ora sta patendo una crisi occupazionale soprattutto nel settore estrattivo e nei lavori pubblici. Obama ha visitato due fabbriche situate ai piedi delle Blue Ridge Mountains, nella North Carolina occidentale. Una di queste è la Linamar, un azienda canadese che produce componenti meccaniche. Qui Obama ha ribadito il suo piano che garantisce 6 miliardi di dollari di sgravi fiscali da destinarsi a quei territori che riescono ad attrarre investimenti stranieri. E la Linamar ne è un esempio perfetto: ha iniziato a produrre in North Carolina da pochi anni, installandosi in un area che aveva vissuto molte drammatiche chiusure. Il suo arrivo è stato determinante per evitare una tragedia occupazionale. Obama auspica altri esempi di questo tipo, non mancando di sottolineare la necessitàdi investire costantemente in innovazione e sviluppo tecnologico. CHUCK HAGEL CANDIDATO PRESIDENZIALE ALLA GUIDA DEL PENTAGONO. FOTO GRANDE, NORTH CAROLINA, BARACK OBAMA NELLA FABBRICA LINAMAR/FOTO REUTERS STATI UNITI La nuova iniziativa presidenziale parte dalla crisi occupazionale in North Carolina Obama in tour «elettorale» SENATO USA Hagel al Pentagono, no dei repubblicani D opo le polemiche su John Brennan, che Obama vorrebbe a dirigere la Cia, un altra tempesta sulle nomine del presidente si è scatenata al Senato. Riguarda ilpassaggio di consegnea Chuck Hagel come ministro della Difesa in sostituzione di Leon Panetta. In America, le nomine importanti del presidente devono passare per il Congresso e Hagel, un repubblicanoinviso ai repubblicani, per ora resta in stand by. La sua nomina è passata con molta facilità all Armed Services Committee del Senato dove i democratici (14) hanno votato compatti contro i repubblicani (11), ma poi è arrivata la grana in assemblea. Quando la nomina è passata direttamente all aula (il cui consenso serve al presidente statunitense per concludere trattati internazionali e per nominare funzionari e giudici federali), la minoranza repubblicana è riuscita a bloccare la conferma della nomina di Chuck Hagel alla guida del Pentagono con un azione di «filibustering», una forma di ostruzionismo che alla fine ha tirato per le lunghe il dibattito parlamentare. Cercandodiporgli fine, il leader della mag- Ostruzionismo alla nomina presidenziale del nuovo ministro della difesa gioranza democratica Harry Reid ha deciso di mettere al voto una mozione che doveva chiuderlo, ma i 55 senatori democratici non sono riusciti ad ottenere i cinque voti necessari tra i repubblicani per arrivare a 60 senatori sul totale di 100, maggioranza necessaria alla luce verde. Hanno chiuso 58 a 40. Decisione rinviata anche se Obama ha reiterato il suo sostegno al candidato e se la nuova insidia ha scatenato polemiche, specie tra chi ritiene che i repubblicani, pur di far male al presidente, fanno male al Paese. Quella contro Chuck Hagel comunque è una vecchia battaglia ed è per questo che convincere l intero schieramento dei repubblicani sembra ancora in salita. Chuck Hagel è inviso ai suoi compagni di partito che lo considerano niente di più che un traditore, forse perché le canta chiare, dal Medio Oriente all Afghanistan. Critico con Israele, è stato tra i pochi del suo partito a paragonare nel 2005 l Iraq al Vietnam e, nel 2011, a considerare l exit strategy di Obama dall Afghanistan un ottima idea per scalare l impegno militare ed evitare di rimanere impantanati nel Paese asiatico. La stessa posizione di Obama e lo stesso ragionamento caro a John Kerry, designato dal presidente a dirigere la politica estera. L ex senatore del Nebraska, nominato da Barack Obama il 7 gennaio scorso, è ilprimo segretario della Difesa in pectore oggetto di un tale trattamento nella storia americana. em. gio. GRAN BRETAGNA Il premier Cameron scoraggia i migranti bulgari e romeni Cameron limita il welfare pubblico per gli immigrati europei romeni e bulgari. Alla vigilia della sua visita in India, il politico conservatore assicura che nessun limite verrà posto invece agli studenti indiani che vorranno rimanere in Gran Bretagna dopo la laurea. Secondo la stampa locale, con l Europa in profonda crisi e il Trattato di Schengen esteso a Bulgaria e Romania nei prossimi mesi, il premier britannico guarda verso i mercati asiatici per rivitalizzare il commercio inglese. Non solo, sarebbero pronti una serie di spot per scoraggiare bulgari e romani dal raggiungere Londra, mentre sono stati già stabiliti criteri più severi per ottenere la cittadinanza. Grandi polemiche avevano suscitato le dichiarazioni dei mesi scorsi sui tetti al numero di studenti stranieri che ogni anno hanno accesso alle università britanniche. Dal canto suo, il sottosegretario per l Immigrazione Mark Harper ha sottolineato che «non si tratta di riforme che si possono attuare a breve termine e senza il pieno rispetto della legge europea». Il riferimento non è solo a bulgari e romeni, ma anche a italiani, greci, francesi e tedeschi. Nei mesi scorsi Cameron aveva dichiarato di voler limitare gli ingressi di cittadini dei Paesi europei in crisi economica, suscitando gravi polemiche tra gli stranieri residenti nel Regno Unito. Ma i progetti dei Tory sono già avanzati, come primo passo verrà tagliata l assistenza finanziaria a chi si batte contro l espulsione così come il sussidio previsto dalla legge per il turista o il migrante che viene arrestato durante la permanenza in Gran Bretagna. Compatibilmente con gli impegni istituzionali (ieri era di nuovo a Washington per l incontro con Giorgio Napolitano), Obama ha intenzionedi intraprenderealtritour di questo tipo, sempre in stati industrializzati e politicamente «in bilico», cioè dove c è una rilevante ma non predominante presenza repubblicana. L idea di fondo degli strateghi di Obama è quella che gli ambiziosi obiettivi di secondo mandato possano essere divisi in tre gruppi, a seconda del loro grado di fattibilità. Tra i provvedimenti che si presume incontreranno la maggiore opposizione c è tutta la legislazione sul controllo delle armi. Qui Obama, oltre al consueto ostruzionismo repubblicano dovrà fare i conti con la potente lobby delle armi che ha influenza anche su alcuni membri del suo partito. Inoltre l opinione pubblica, seppur sconvoltadallerecentistraginelle scuole, e ancora divisa sul tema. Sulla riforma dell immigrazione Obama è invece convinto che la sua spinta innovatrice avrà facilmente la meglio: il partito repubblicano si è accorto che non può più pensare di vincere elezioni importanti ignorando le minoranze etniche. E per questo, nel tentativo di conquistare (parte) dell elettorato ispanico è probabile che i repubblicani avanzeranno le loro proposte in materia e un compromesso sarà agevolmente raggiunto. A metà strada stanno tutti i provvedimenti di carattere economico. Obama sa di poter contare sull appoggio popolare ma è anche consapevole che i repubblicani non arretreranno di un millimetro dalle loro posizioni di assoluta contrarietà aogniaumentodellaspesa pubblica. Di qui i viaggi nel Paese e un possibile tour mediatico. In definitiva, quel che appare evidente è che Obama abbia abbandonato la prudenzadel primomandatoevoglia a tutti i costi lasciare un segno profondo nei suoi secondi quattro anni di presidenza. S.Cr. S eduto sul sedile posteriore di un auto della polizia, la testacopertadauna giacca, così èarrivato alle 9 ora locale di Pretoria Oscar Pistorius, che all alba di giovedì ha ucciso la fidanzata, la modella Reeva Steenkamp. Qui l intenzione dell avvocato dell atleta medaglia d oro a Londra 2012 di chiedere subito gli arresti domiciliari su cauzione, si è scontrata con la decisione dei giudici che hanno convalidato l arresto cambiando il capo di imputazione che è passato da «omicidio volontario» a un più pesante «omicidio premeditato». L atleta, riferisconoleagenzie, è apparso tremante, accompagnato dai familiari, il padre Henke, la sorella e il fratello è scoppiato in lacrime al momento della formulazione delle accuse. I giudici del tribunale di Pretoria hanno intanto spostato l udienza a martedì prossimo, 19 febbraio, dove verrà anche esaminata la richiesta degli avvocati di Pistorius di libertà su cauzione. Ieri è stata effettuata l autopsia sul corpo della ragazza ma i risultati - riferisce la polizia - non verranno resi pubblici. A quarantotto ore di distanza si chiariscono i contorni dell omicidio, come riferisce la stampa locale che ha pubblicato alcune indiscrezioni. Pistorius avrebbe esploso i quattro colpi dalla porta del bagno, con una calibro 9, ma prima della sparatoria, la polizia era stata chiamata dai vicini allarmati dalle urla e dai rumori che provenivano dall abitazione del 26enne campione paralimpico. Cadrebbe così l alibi di Pistorius, secondo cui avrebbesparatoallafidanzata dopoessersisvegliato BAHRAIN ANCORA MANIFESTAZIONI DOPO LE MORTI DI IERI Decine di sostenitori dell'opposizione hanno manifestato ieri a Boudaya, vicino Manama, capitale del Bahrein. Gli attivisti gridavano «Abbasso la dittatura». Negli scontri per le commemorazioni a due anni dall inizio delle proteste hanno perso la vita due persone. Mentre un poliziotto è rimasto ucciso nella notte di ieri negli scontri di al-sahla, villaggio sciita vicino a Manama, al termine di una giornata caratterizzata da episodi violenti in diversi villaggi sciiti. Ieri, durante le proteste, anche un giovane manifestante ha perso la vita. «Il poliziotto Mohamed Atef, colpito da un proiettile incendiario è rimasto gravemente ferito, ed è morto prima del suo arrivo in ospedale», ha detto il capo della polizia, il generale Tariq al-hassan. Secondo il militare le forze di sicurezza sono state prese di mira con bombe molotov, spranghe di ferro e pietre lanciate da «gruppi terroristici». Centinaia di persone erano scese in piazza nei villaggi sciiti per protestare contro il governo e chiedere riforme politiche. Le forze di polizia in tenuta antisommossa, distribuite attorno ai villaggi, hanno usato gas lacrimogeni e sparato contro i manifestanti che lanciavano pietre e Molotov. Secondo testimoni, i manifestanti avevano bloccato l'accesso a villaggi con pneumatici dati alle fiamme, tronchi d'albero e cassonetti. VENEZUELA DIFFUSE PRIME FOTO DI CHÁVEZ DOPO L INTERVENTO Sono state diffuse ieri dal governo venezuelano due fotografie del presidente Hugo Chávez ricoverato nell ospedale dellavana a Cuba. Si tratta delle prime immagini del presidente pubblicate dopo il quarto intervento chirurgico per il tumore cui si è sottoposto lo scorso dicembre. Nelle foto il leader venezuelano appare ritratto mentre legge un giornale nel suo letto con accanto le figlie. Tuttavia, le autorità venesuelane hanno precisato che il presidente ha una cannula tracheale per i problemi respiratori che continuano a persistere. Questo gli «rende difficile parlare», è quanto ha aggiunto il ministro dell', Ernesto Villegas. Il politico ha però aggiunto che Chávez è «cosciente, in pieno possesso delle sue facoltà intellettuali e continua ad essere in stretto contatto con la sua squadra di governo». Il presidente venezuelano è assente dalla scena pubblica del suo Paese dall 8 dicembre scorso. Sudafrica/ IL PROCESSO AGGIORNATO AL 19 FEBBRAIO I giudici non credono a Pistorius, ora l accusa è omicidio premeditato di soprassalto nel cuore della notte, scambiandola per un ladro. L ipotesi che la vittima fosse rientrata in casa molto tardi, viene quindi smentita. Si muove nel frattempo la famiglia Pistorius, in un comunicato stampa fa sapere: «Il presunto omicidio viene contestato nel modo più assoluto», esprimendo profondo orgoglio nei confronti della famiglia Steenkamp. Moltissime le reazioni dai media sudafricani, sconvolti dalla caduta dell idolo; c è chi non si sbilancia, come il nazionale Times secondo il quale: «Saranno i giudici a decidere la sorte di Oscar, fino a I MEDIA The South African Institute of Race met- innocente», e chi invece - quel momento si presume te in luce come l omicidio di Reeva Steenkamp, sta politico del Guadian come Justice Malala, anali- sia uno dei 2500 casi di che definisce la vicenda: donne uccise da compani, mariti, familiari in Su- a pochi eroi che trascenda- «terribile per un paese che dafrica ogni anno no dal colore della pelle» e che dopo «la caduta di Pistorius, noi siamo persi». The South African Institute of Race Relations, sottolineainveceche quello di ReevaSteenkamp è unodei 2500 casi di donne uccise in Sudafrica ogni anno. E anche, qui, comenegli Stati uniti, si impone «una riflessione sulla necessità di una legge che limiti l uso delle armi». Sulla vicenda è intervenuto Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico italiano che ospite di una trasmissione sportiva su RaiSport1 ha detto: «Questa storia ci insegna, così come altre tragiche vicende del passato, penso a Monzon o a O.J. Simpson, come dietro a grandi campioni ci sono uominiche vivono con tutte leloro fragilità. La fragilità di Oscar penso possa essere stata determinata anche da questa velocità di crescita della sua immagine e può aver influito. Oscar negli ultimi tempi era sempre accompagnato e circondato da tanta gente e aveva perso la naturalezza dei primi anni».

8 pagina 8 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO 2013 Michele Giorgio U na battaglia tra le più sanguinose della guerra civile, che avrebbe fatto in due giorni oltre 150 morti, tra ribelli e soldati governativi, è in corso per il controllo dell aeroporto civile di Aleppo e della vicina base militare di Nairab. Decine di migliaia di civili in queste stesse ore fuggono dalla città orientale di al-shaddadeh, caduta nelle mani dei jihadisti del «Fronte al Nusra» che nei giorni scorsi hanno catturato anche una diga e gran parte del giacimento petrolifero di Jbeysa. È drammatica la cronaca di queste ultime ore in Siria. Eppure c è una notizia che più delle altre ha fatto il giro delle capitali della regione. L agguato nel quale è morto martedì scorso, sulla strada che da Damasco porta a Beirut, del generale della Guardia repubblicana iraniana Hassan Shateri, conosciuto anche come Hussam Khoshnevis, responsabile dei progetti di ricostruzione nel sud del Libano dopo le distruzioni causate dall offensiva militare di Israele nel Da quando si è diffusa la notizia dell uccisione - compiuta, dicono fonti iraniane e siriane, dai ribelli anti-assad fioccano ipotesi e speculazioni sul ruolo di Shateri- Khoshnevis, descritto come uno stretto collaboratore del presidente iraniano Mahmud Ahmadi Nejad nonchè uno dei comandanti dei pasdaran. Disicuro perorac è chel ufficiale iraniano era un pezzo da novanta. Ai suoi funerali a Teheran hanno preso parte figure di primissimo piano dell establishment iraniano, come il ministro degli esteri Ali Akbar Salehi e il capo delle I nuovi colloqui sul nucleare iraniano si sono chiusi con un nulla di fatto. È quanto ha annunciato il capo della delegazione dell'aiea, Herman Nackaerts. La delegazione si era recata in Iran per visitare il sito militare di Parchin in vista della missione dei 5+1 (membri permanenti del Consigliodisicurezzadelle NazioniUnite conla Germania), in programma per il 26 febbraio in Kazakistan. Ma le autorità di Tehran Guardiani della Rivoluzione Mohammed Ali Jafari. La sua uccisione, se davvero compiuta dai ribelli siriani, è avvenuta con l attiva partecipazione del servizio segreto di qualche paese della regione o occidentale. E noto che accanto a soldati e ribelli che si combattono senza sosta, in Siria i paesi alleati dei due schieramenti opposti hanno hannochiesto, in cambio della disponibilità ad aprire il sito militare alle ispezioni, il riconoscimento del diritto all'uso civile del nucleare nell'ambito del Trattato di non proliferazione. «Non ci è stato consentito di accedere al sito di Parchin. Ma il nostro impegno per la continuazione del dialogo è incrollabile. Adesso lavoreremo duro per provare a risolvere le divergenze residue, ma c'è bisogno di tempo per riflettere sulla via da seguire», è quanto ha dichiarato Nackaerts. Ma le pressioni internazionali su Tehran non si fermano. Il presidente francese François Hollande, in visita ufficiale in India, ha chiesto al governo di New Delhi di convincere l'iran ad entrare in negoziati seri sull'uso del nucleare e a rispettaregli obblighi internazionali riguardanti la proliferazione. Parigi aveva duramente criticato «il rifiuto persistente» dell'iran a «fare piena luce sulle finalità del suo programma nucleare». Mentre gli Stati Uniti hanno denunciato che Tehran cerca di ottenere «materiale proibito» per far avanzare il programma nucleare. Secondo il Washington Post, gli iraniani avrebbero di recente acquisito decine di migliaia di magneti altamente sofisticati che vengono usati nelle centrifughe per l'arricchimento dell'uranio, nonostante le sanzioni internazionali lo vietino. Tuttavia, Olli Heinonen, capo delegazione dell Aiea fino al 2010, ha spiegato che i magneti che l'iran ha tentato di acquistare dalla Cina alla fine del 2011 sono compatibili con le centrifughe IR-1, ma non con quelle di nuova generazione IR-2 M, che Tehran ha di recente testato. Negli ultimi mesi i responsabili del programma nucleare hanno lanciato messaggi contraddittori. Alcuni ingegneri iraniani hanno annunciato di aver convertito una parte delle riserve di uranio sotto forma di metallo. Si tratta di un processo che rende più difficile utilizzare l'uranio per produrre armi nucleari. Anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, ha confermato queste rivelazioni. (giu. acc.) MEDIO ORIENTE GUERRA IN SIRIA Il generale curava a Beirut la ricostruzione dopo la guerra israeliana del 2006 Assassinato l «inviato» di Ahmadi Nejad IRAN Nuovo round negoziale sul nucleare Aiea: «Nulla di fatto». Tehran prende tempo Pressioni internazionali in vista della missione dei 5+1 in Kazakistan. Gli Stati Uniti accusano: «Avete acquistato migliaia di magneti» L agguato a Hassan Shateri- Khoshnevis, attribuito da Tehran a «ribelli anti-assad» e invece dall Esercito libero siriano ad Israele BEIRUT, CASO SHATERI, CONDOGLIANZE ALL AMBASCIATORE IRANIANO/FOTO REUTERS inviato nutrite schiere di agenti segreti. Ed è ovvia la presenza anche diuomini dell intelligencedi Israele, paese interessato a tenere sotto controllo i movimenti dell Iran in Siria (e in Libano) e a seguire gli sviluppi della guerra civile. È presumibile che un personaggio tanto importante come Shateri- Khoshnevis si muovesse solo nel rispetto di rigide misure di sicurezza. Ecco perchè, se agguato è stato, non può essere avvenuto senza le informazionefornite si ribelli da un servizio segreto. Secondo la tv siriana, i responsabili dell assassinio sarebbero «collaborazionisti del Mossad» israeliano. L ambasciatore iraniano a Beirut, Ghazanfar Roknabadi, ha parlato di «gruppi terroristi armati» aggiungendo che questaè«lamiglioreprovacheil nemico sionista non riesce a sconfiggere la resistenza». Dall altra parte i ribelli siriani, desiderosidi ribadire chel Iran alleato del presidente Bashar Assad, è SOSTEGNO AI DETENUTI PALESTINESI L esercito disperde le proteste a Ofer Migliaia di palestinesi, con decine di attivisti internazionali, hanno manifestato ieri davanti alle prigioni militari israeliane nella Cisgiordania occupata, a sostegno dei detenuti politici in sciopero della fame. In particolare di Samer Issawi, in condizioni fisiche critiche, Tareq Qaadan e Jaafar Azzidine, che digiunano da settimane. Dura la reazione dei militari israeliani fuori dal carcere di Ofer (Ramallah) dove i comitati popolari palestinesi avevano riunito centinaia di manifestanti. Dal resoconto palestinese i soldati hanno sparato proiettili di gomma candelotti lacrimogeni. Diversi palestinesi sono rimasti feriti, tra i quali i giornalisti Samer Hamad, Ahmad Mizher e Luai Sababa. impegnato in traffici di armi a favore del regime di Damasco e del movimentosciita libanese Hezbollah, non rivendicano l agguato e chiamano in causa proprio Israele. Un portavoce dell Esercito libero siriano, la milizia dell opposizione, Fahd Al Masri, ha detto alla radio «Voce del Libano» che Shateri-Khoshnevis è stato ucciso nel raid aereo compiuto a fine gennaio da Israele su Jamraya, a nordovest di Damasco, che secondo il governo siriano ha colpito un centro di ricerche militari mentre per fonti diplomatiche occidentali un convoglio di armi destinate a Giuseppe Acconcia N el mirino degli islamisti ci sono ora le manifestazioni di piazza. Le opposizioni continuano a criticare la legge sulle proteste, resa nota ieri. Secondo il testo di legge, un movimento deve chiedere un autorizzazione per manifestare con cinque giorni di anticipo, mentre le autorità hanno libertà di cancellare, spostare o posticipare le manifestazioni. Non solo, si vieta l uso di maschere, palchi, striscioni o slogan contro la religione, insulti alle istituzioni dello Stato o l incitamento alla violenza. Nel testosi vietano anche le manifestazioni entro duecento metri dai palazzi presidenziali, ospedali, luoghi di culto e le istituzioni pubbliche: Parlamento e ministeri. Proprio con l assedio permanente dei palazzi del potere i manifestanti avevanoottenuto nel2011ledimissioni delpresidente Mubarak e il divieto di fare politica agli esponenti del suo partito. Ora la Shura è incaricata di approvare o emendare la controversa legge. Il ministro della Giustizia, Ahmed Mekki, ha dichiarato che la legge «protegge il diritto a manifestare e previene la confusione tra proteste pacifiche e attacchi all ordine pubblico». Ma una nuova norma aveva già duramente colpito le organizzazioni non governative egiziane. Proprio ieri il ministero degli Affari sociali ha conclusolastesuradellalegge sulleong. Sistabilisce che ogni finanziamento pubblico e proveniente dall estero dovrà essere approvato da un comitato di coordinamento. Mohamad al-ansary, avvocato dell Istituto per gli Studi sui diritti umani, ha detto che «la nuova legislazione ha lo scopo di colpire il lavoro delle ong». «Come è possibile considerare le donazioni come fondi pubblici se vengono da privati?», prosegue con ironia l attivista. In generale i movimenti accusano il governo di voler interferire nelle attività delle ong egiziane. Come se non bastasse, i principali politici dell ormai bandito Partito nazionale democratico, l ex presidente della Camera alta, Safwat el-sherif, Zakaria Azmi e l ex primo ministro, Ahmed Nazif, sono stati rilasciati. Mentre il processo a ISRAELE-MOSSAD, ESPLODE IL CASO BEN ZYGIER Nelle carceri israeliane altri «Prigioneri x» N elle carceri israeliane potrebbero esserci altri «Prigionieri X», detenuti in segreto, nascosti al paese e al resto del mondo, come Ben Zygier, l ebreo australiano, agente del Mossad, che si sarebbe «suicidato» in cella a fine 2010 (la tomba, nella foto reuters). Lo ha detto ieri una voce molto autorevole, quella di Rafi Eitan, un ex capo dell intelligence israeliana che negli anni Ottanta gestì la spia americana Jonathan Pollard, che fece arrivare a Tel Aviv documenti di eccezionale importanza legati alla sicurezza degli Stati Uniti. «Siamo in guerra», ha avvertito Eitan lasciando capireche lo Stato di Israele è «costretto» a percorrere strade poco legalipurdigarantire lasuasicurezza. Passaalcontrattaccoanche il ministero della giustizia. A chi critica l establishment politico e militare per l uso delle detenzioni segrete, contro le leggi internazionali, il ministero ha risposto che Zygier, al quale sarebbe stato garantitopienodirittoalla difesa, avevaaccettatodi buongradodi tenerenell ombra la suavicenda. La fine del «PrigionieroX» continuaafarclamoreinisraelee inaustralia mentre emergono altri particolari sul ruolo avuto in passato della «maschera di ferro». Il Mossad, secondo quanto scrive la stampa, impiegòzygierpiùvoltein Iran dove l agente entrava grazie al suo passaporto australiano e in qualità di rappresentante di una società europea. Poi nel 2009, durante un viaggio nel paese d origine, fu fermato e interrogato dai servizi australiani: in quell occasione avrebbe rivelato segreti sulle attività clandestine di Israele. Da qui l arresto una volta rientrato a Tel Aviv. Daaltre fonti invecezygieravrebbe preso parte tre annifa in un hotel di Dubai all assassinio di un leader militare di Hamas, Mahmud al Mabhuh. Fermato dalla polizia degli Emirati avrebbe vuotato il sacco, facendo i nomi di altri agenti del Mossad che operano con passaporti di paesi occidentali. In quel modo si sarebbe garantito l immunità e il servizio segreto israeliano fu costretto a rapirlo per riportarlo nello Stato ebraico. Naturalmente nessun rappresentante ufficiale israeliano confermerà mai le ipotesi fin qui emerse ma l affare al Mabhuh appare il più concreto per ciò che riguarda i motivi della detenzione di Zygier. Poco dopo l assassinio del leader di Hamas, la polizia di Dubai fu in grado di ricostruire, con nomi e cognomi, la rete di agenti del Mossad che avevano preso parte all operazione. In quell occasione diversi paesi occidentali, protestarono con forza per l utilizzo da parte del servizio segreto israeliano di passaporti stranieri. Davvero misteriosa la morte in prigione di Ben Zygier che, il giornoprimadi togliersilavita, hariferitoilsuoavvocato, eratranquillo e non sembrava sul punto di «suicidarsi». Inoltre le celle del carceredi Ayalon in cuierarecluso sonocontrollatein permanenza da telecamere a circuito chiuso. mi. gio. Hezbollah. I ribelli ricordano anche la presenza in Siria di uomini della forza di elite iraniana «Al Quds», confermata in parte lo scorso settembre proprio dal capo della Guardia rivoluzionaria, Ali Jaafari, che però aveva parlato di «consulenze militari» ed escluso una partecipazione ai combattimenti in corso nel paese. E non manca chi paragona, per significato politico, l assassinio del generale iraniano a quello di Imad Mughniyeh, il comandante militare di Hezbollah, avvenuto in un attentato qualche anno fa a Damasco e attribuito al Mossad israeliano. EGITTO Decine di cortei pro e anti Morsi al Cairo, nei governatorati di Beheria e Kafr el-sheikh Ora c è la legge contro il diritto a manifestare Mubarak deve ripartire da zero. Per raccogliere le ceneri di una rivoluzione che voleva un cambiamento radicale della società egiziana, gli attivisti si sono dati appuntamento ieri intorno al palazzo presidenziale di el-qobba, sempre ad Heliopolis. In seguito alle manifestazioni intorno alle mura del palazzo di Ettehadeya, il presidente Morsi ha trasferito qui i suoi uffici. Gli attivisti chiedono le dimissioni del governo di Hisham Qandil e un nuovo processo per i leader del vecchio regime usciti di prigione. Anche gli ultras dell al-ahly si sono assembrati intorno al ministero della Difesa nel quartiere di Abbasseya per chiedere di processare gli esponenti del Consiglio supremo delle Forze armate per crimini contro i manifestanti. Anche nei governatorati di Beheira, Beni Suef e Kafr Sheikh ci sono state manifestazioni nella giornata di ieri. Decine di persone hanno bloccato la linea ferroviaria dopo le parole del primo ministro che aveva criticato le donne di questi governatorati per non usare norme igieniche adeguate nell educazione dei figli. Dalcanto loro, centinaiadisostenitori dimorsi hanno manifestato per denunciare la violenza delle scorse settimane, tra loro centinaia di salafiti. «Il Corano è la nostra Costituzione», «Morsi, Morsi», «No alla violenza, sì alla sharia (legge islamica, ndr)», gridavano i manifestanti, bradendo foto del discusso sceicco cieco in prigione Omar Abdel Rahman.

9 SABATO 16 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 9 LATINAMERICA CORREA CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE. SOSTENITORI IN PIAZZA/FOTO REUTERS Geraldina Colotti G iovedì si è chiusa in Ecuador la campagna elettorale, iniziata il 4 gennaio scorso. Domani, 11,5 milioni di cittadini potranno recarsi alle urne per eleggere il presidente, il vicepresidente e i deputati (137 e cinque rappresentanti al Parlamento andino) per un periodo di quattro anni. Da ieri e fino a lunedì, proibizioneassoluta di vendere e consumare alcolici, pena una multa di 159 dollari. In gioco, otto candidati. Fra questi, l'attualecapodi stato, ilquarantanovenne Rafael Correa economista di scuola europea e nordamericana, per quattro mesi ministro del passato governo di Alfredo Palacio -, che è al timone dal gennaio Per non andare al secondo turno in aprile l'attuale presidente deve ottenere almeno la metà dei voti validi più uno, o realizzare oltre il 40 % dei suffragi e una differenza di almeno 10 punti percentuali rispetto al secondo classificato. Tuttiisondaggi, conclusi il5 febbraio e pubblicati per l'ultima volta il 7, lo danno favorito. Perfiles de Opinión ha intervistato, in 23 province (escluso Galápagos), un campione di persone tra i 16 e il 65 anni, diestrazioneeconomica alta, mediae bassa, residenti in ambito rurale o urbano. Il 75% aveva già deciso per chi votare, e il 62% aveva scelto Correa. Un'altra inchiesta è stata realizzata dal Centro de Investigaciones y Estudios Especializados nella prima settimana di gennaio su un campione di 420 famiglie nella capitale Quito, e di 460 a Guayaquil. A Quito, il 58,1% delle intenzioni di voto è andato ai parlamentari proposti dal movimento di Correa, Alianza Pais, graditi anche dal 46,5% a Guayaquil. In base ai sondaggi, il movimento di Correa ha ottime probabilità diavere una maggioranza parlamentare. Di fronte, ha i candidati di un'opposizione alquanto frammentata, a destra come a sinistra. Il banchiere Guillermo Lasso, 57 anni, promette di stimolare «lo spirito imprenditoriale degli ecuadoregni». Corre per il movimento di centrodestra Creando Oportunidades (Creo), ha avuto funzionidirigenti nelperiododellacrisibancaria (alla fine degli anni '90) ed è stato ministro dell Economia del presidente Jamil Mahuad, nel Secondo recenti rivelazioni della stampa, pare abbia contribuito con un finanziamento di dollariallaprimacampagnaelettorale di Correa, nel Gli ultimi sondaggi lo davano al 9%, seguito dall'ex presidente Lucio Gutiérrez, al 4%. Scalzato dalle protestedi piazza nel 2005, Gutiérrez, 55 anni, corre per il Partido Sociedad Patriótica. Al 2% delle intenzioni di voto, il sessantatreenne Alvaro Noboa, l'imprenditore milionario del Partido Renovador Institucional de Acción Nacional che controllaoltre110aziendenelsuo paese e in diversi altri. È la quinta volta che prova a conseguire la presidenza. Dovrebbe fermarsi all'1% Mauricio Rodas, 37 anni, candidato con qualcheesperienza internazionale, che corre per la formazione Suma. Stesso score è previsto per il pastore evangelico cinquantadueenne Nelson Zavala, del Partido Roldosista Ecuatoriano: un'interfaccia dell'ex presidente Abdalá Bucaram, che da quasi 16 anni risiede a Panama, perché inseguito da un mandato di cattura. All'1% si fermerebbe anche un candidato di sinistra, Norman Wray, 43 anni, attivista per i diritti civili e nelle reti sociali, fondatore del movimento Ruptura IL VOTO ALL ESTERO Oltre in Spagna Domani potranno votare anche i ecuadoregni residenti all estero, il 67% dei quali si trova in Europa, Asia e Oceania. Avranno due rappresentanti per ognuna delle tre zone: Europa, Asia e Oceania; Stati uniti e Canada; Latinoamerica, Caraibi e Africa. Per gli ecuadoregni che abitano in Europa, Asia e Oceania si presentano 22 candidati di 11 partiti. Anche per loro la campagna elettorale si è conclusa giovedì. In Spagna, sui complessivi ecuadoregni che vi risiedono, si sono registrati nelle sedi consolari per votare cittadini: il 70,89 % de tutti quelli iscritti nel resto di Europa e anche dell Asia e dell Oceanía ( ).In Spagna, saranno aperti 19 centri elettorali a partire dalle 7.00 fino alle Il consolato dell Ecuador - paese che sta rivolgendo molta attenzione ai suoi migranti all estero, nei confronti dei quali riconosce di avere «un grosso debito sociale», in Spagna ha istituito servizi di trasporto gratuiti per portarli a votare in tutte le sedi. Ecuador, la terza volta di Rafael Correa Cattolico osservante, ex seminarista di scuola europea e nordamericana, l attuale capo di stato è nuovamente favorito nella competizione elettorale. Ma una parte dei settori sociali che lo hanno sostenuto gli hanno tolto il consenso Ge. Co. «A d Otto candidati aspirano a dirigere il Paese per affossare o migliorare la «Revolución ciudadana» (del 2004). Nei primi anni di governo ha appoggiato Correa ed è stato eletto deputato, ma ha rotto nel 2011 denunciando episodi di corruzione e autoritarismo. Fra i suoi candidati al Parlamento, c'è anche una giovane transessuale, Diane Rodriguez. L'altro candidato di sinistra, l'economista e intellettuale Alberto Acosta, 64 anni, nei sondaggi arriva al 3%. Ex presidente dell'assemblea costituente (che ha portato alla costituzione vigente dal 2008), ex ministro dell'energia e fondatoreconcorreadelmovimento Alianza País, è sostenuto da una coalizione di forze di sinistra (tra i quali la Confederación de Nacionalidades Indígenas de Ecuador Conaie -), denominata Unidad Plurinacional de las Izquierdas. Accusa il suo ex alleato di essere solo fintamente di sinistra, e di voler consegnare ai potentati economici la «revolucion ciudadana». Sette anni fa, Correa fu portato al governoal culmine di unlungo ciclodi lotte popolari contro le politiche neoliberiste, che hanno visto una straordinaria partecipazione dei popoli indigeni (il 30% della popolazione). Cattolico osservante, ex missionario seminarista, da alloraha consolidato il suo prestigio internazionale, configurandosi come una delle leve di un'america latina sempre più progressista e indipendente dagli antichi ricatti internazionali: rinegoziando il debito, rifiutando di continuare a concedere basi militari agli Usa, rifiutando l'accordo di libero commercio di Bush per partecipare all'alba, l'alleanza bolivariana per i popoli della nostra America ideata da Cuba e Venezuela. Sul piano interno, vanta un paese in crescitae irisultati evidenti delle sue politiche sociali: riduzione della povertà, aumento dell'istruzione e dell'inclusione... Ha perso, però, anche l'appoggio di importanti settori, soprattutto indigeni, che lo avevano appoggiato all'inizio, che vorrebbero andare più in fretta e che lo accusano di aver smarrito la strada. La sinistra di opposizione/ CECILIA JARAMILLO, PRESIDENTA DI CONFEMEC «L attuale presidente ha deluso gli strati popolari, le donne chiedono un cambiamento radicale» Acosta non chiediamo incarichi o posti di governo, ma il rispetto della volontà popolare, nello specifico quella delle donne. Sosteniamo Marcia Caicedo, un afrodiscendente di umili origini alla vicepresidenza», dice almanifesto CeciliaJaramillo. Jaramillo, che ha avuto un ruolo di primo pianonella Costituente che ha portato alla Carta Magna del 2008, è la presidente della Confederacion de Mujeres Ecuatorianasporel Cambio (Confemec), una organizzazione politica marxista e femminista a cui sono iscritte operaie, contadine, intellettuali, indigene e afrodiscendenti. Oggi partecipa all alleanza che sostiene Alberto Acosta, la Unidad Plurinacional de las Izquierdas. Quali sono gli obiettivi della Confemec? Ci battiamo per il rispetto dei diritti economici, sociali, culturali e politici che abbiamo parzialmente conquistato lottando per decenni: uguaglianza nel lavoro, in tutti gli spazi di decisione dello Stato, eliminazione dello sfruttamento minorile. Siamo controogni formadi violenza sulle donne, contro il femminicidio e per il diritto all aborto. Chiediamo la copertura sociale per le casalinghe, la pensione per le donne dopo 25 anni di attività, aprescindere dall età. Vogliamo impedire la criminalizzazionedelle lotte sociali, esigiamola liberazione deimanifestanti arrestati il 3 marzo del 2012 in base a leggi antiterroriste e in violazione della nostra Costituzione, che garantisce il diritto del popolo alla resistenza. La nostra organizzazione è nata per costruire una relazione forte tra le donne lavoratrici e altri settori popolari del paese, per un cambiamentoprofondo e sostanzialedella nostra società. Perché la Confemec ha smesso di appoggiare Correa? Ilnostro appoggio non era rivolto tanto alla persona, quanto al progetto sociale che avrebbe dovuto condurre alla soluzione effettiva dei problemi strutturali del paese. Abbiamo appoggiato Correa perché sei anni fa rappresentava un progetto di societàcondiviso dalleprincipaliorganizzazioni sociali e politiche di sinistra: quasi tutte quelle che oggi si ritrovano nella Unidad Plurinacional de las Izquierdas che ha candidato Alberto Acosta. All inizio, quella spinta a un cambiamento profondohadatobuoni frutti, principalmenteconl approvazionediuna nuovacostituzione, e questo non si è dato per volontàdi unuomosolo, maperil lavorointenso di tutti i settori popolari organizzati. Abbiamo continuato ad appoggiare Correa perché realizzasse i principali punti del programma di governo che racchiudevano le domande delle donne e degli uomini del nostro paese. Piano piano, però, Correa e un gruppo di persone e settori politici di Alianza Pais hanno imposto una leadership caudillista, più attenta agli interessi dei grandi potentati economici che a quelli dei settori popolari. Correa ha concentrato nelle sue mani tutti i poteri dello stato. È responsabile di gravi fatti di corruzione e nepotismo. Cristina Campaña e Abigail Heras, due giovani dirigenti sociali sono in carcere, trattate come delinquenti per aver protestato contro la corruzione. Che bilancio fa della Revolución ciudadana? I progressi sociali sono innegabili. Dietro la retorica della Revolución ciudadana e del Socialismo del XXI secolo, le politichedicorrea hanno rafforzato alcuni grandi interessi, in special modo con la Cina a cui stiamo condizionando le risorse strategiche del nostro paese. Quello che si va imponendo è in realtà un processo di modernizzazione capitalista, a colpi di regali e bonus ai settori poveri che non produconotantopostidi lavoro, némodificano le relazioni di lavoro di stampo neoliberista, ma aumentano le dinamiche clientelari e populiste. Viste da qui, le cose appaiono in una luce diversa da quella che si proietta a livello internazionale. Si parla molto, per esempio, dell attenzione rivolta dal governo alle persone con handicap, sempre lasciate indietro. Si fa leva sull assistenzialismo umanitario. Le strade, il miglioramento della viabilità? Certo, ma non si deve nascondere che le principali arterie sono state costruite per facilitare l accesso delle grandi imprese minerarie e petrolifere, e con tutta la corruzioneche l altocostodi tuttoquesto sièportato dietro. Cosa chiede Confemec ad Acosta? Acosta si è impegnato a portare avanti il Programma di governo democratico e popolare che le principali organizzazioni sociali e politiche del paese hanno elaborato. Insieme ad altre reti di donne, gli abbiamo presentato un Agenda con una serie di proposte, molte delle quali sono le stesse che avevamo presentato a Correa e che sono state disattese. Al primo punto, però, abbiamo chiesto l impegno a governare garantendo la partecipazione delle organizzazioni contadine, sindacali, indigene, studentesche, giovanili, in primoluogo quelle delledonne garantendo loro uguaglianza di genere e politiche sociali che producano un cambiamento effettivo in ogni ambito: lavoro, educazione, salute, sicurezza sociale e alimentare. La costruzione reale del buen vivir: Sumak Kawsay.

10 pagina 10 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO 2013 CULTURA EXTRAGIUDIZIARIO Toghe in punta di penna Fabrizio Scrivano I l contributo che i magistrati hanno dato e continuano a dare alla letteratura è in Italia, come forse altrove, di importanza certa. Tanto che non si è mai sorpresi di trovare le loro opere in libreria e anzi se può gioire. Una misurazione precisa della percentuale dei magistrati che scendono o salgono in letteratura forse non è stata mai fatta: sarebbe inutile per misurare la loro capacità di incidere sulla lingua e sull immaginazione, che dipende da fattori non solo quantitativi, ma utile per avere un idea sulla presenza in quegli ambienti della propensione a scrivere. Sebbene possa inquietare, è ragionevole il sospetto che l enormemoledei fascicoli che i magistrati devono contribuire a scrivere, e la specificità stringente di certo linguaggio tecnico, li aiuti in una straordinaria facilità e fluidità di scrittura, lì dove lo scrittore è esposto, salvo rare eccezioni, a tremenda fatica (di scrivere e riscrivere). Non solo questioni legali Oggi, la scrittura del magistrato sembraintrigare perlasuacapacità di elaborare il fatto criminale o la questione legale, di sapere fornire di esso una narrazione aderente, informata e tuttavia romanzata; il ruolo professionale da cui proviene il soggetto è sempre la scrittura è anche una giusta garanzia. I libri di Gianrico Carofiglio, Giancarlo de Cataldo e Gianni Simoni, per esempio, rispondono da ultimo, in modo originale e convincente, a questo scenario «poliziesco», che indubbiamente gode anche di grandi attese di pubblico. Ma non è stato sempre così, e non è solo così, neppure per gli autori appena citati. Anzi, l impegno letterario dei magistrati riguarda modi letterari e generi assai più vasti e indistinti rispetto agli ambiti tematici di quella professione. In campo teatrale si potrebbe pensare alle opere di Ugo Betti, da Frana allo scalo Nord, 1936, a Corruzione al Palazzo di Giustizia, 1949, o a quelle di Vico Faggi, da Ifigenia non deve morire, 1962, a Cinque giorni al Porto, 1969, che misero in scena il dramma della giustizia e delle sue implicazioni sociali, ora ricorrendo alla cronaca ora al mito. E per il racconto potremmopensareasalvatore Satta, benché fosse giurista e non magistrato, e al suo splendido, postumo Il giorno del giudizio, Un libro-documento sul continente sardo ma insieme saggio generale sul tema della testimonianza: «Ho riletto dopo qualche giorno (scrivere non è il mio mestiere...) le cose che ho buttato giù senza troppo pensarci, e mi sono reso conto di quanto sia difficile fare la storia, se non addirittura impossibile». Tra questi nomi va di certo inserito anche quello di Dante Troisi, che tra il 1951 e il 1989 scrisse una dozzina di romanzi. La recente ristampa del suo titolo più famoso, Diario di un giudice (Palermo, Sellerio, 2012) favorisce un riesame del caso. Il Diario è percorso da una forza narrativa straordinaria, L AUTORE L amicizia con Burri, la militanza, i romanzi Dante Troisi nasce a Tufo, in Irpinia, nel Durante gli studi universitari a Bari, si arruola volontario e, subito dopo la laurea, nel 1942 parte per la guerra d Africa. Catturato nel 43, è prigioniero nel campo di Hereford, Texas, dove diventa amico di Giuseppe Berto, Gaetano Tumiati (scomparso pochi mesi fa) e Alberto Burri. Parte di quell esperienza è romanzata in «La gente di Sidien», Entrato nel 47 in magistratura, inizia una militanza politica nel Pci, che abbandona quando nel 50 viene nominato al tribunale di Cassino. Il «Diario», che appartiene a questi anni e a questi luoghi, gli costò un procedimento disciplinare, ma anche una certa notorietà letteraria. Dal 69 al 74, anno in cui si dimette dalla magistratura, è al tribunale penale si Roma, città in cui muore nel Oltre al «Diario», sono reperibili altri due titoli, «Voci di Vallea» e «I bianchi e i neri», entrambi da Mephite. Una tendenza editoriale di successo quello dei romanzi scritti da magistrati. Un percorso di lettura a partire della ristampa del «Diario di un giudice» a firma dell irpino Dante Troisi pieno com è di casi e di situazioni che si muovono su registri ora comici ora tragici. Sembrano istantanee sulle scene del foro, scattate senza indossare la toga bensì usandounterzo occhio, nonsempre compatibile con quello del giudice. Tanto che, lo ricorda Andrea Camilleri nella nota che accompagna il testo, l apparente e temporanea dismissione pubblicadel suo ruolo, procurò all autore qualche guaio serio e compromettente per la carriera di giudice (funzione che esercitò con grande passione critica e mentalità innovativa), poiché vifuvista un occasione di discredito della magistratura. Troisi di sé disse: «Scrittore? Magistrato? Non so; mi dibatto, mi assillo e non sono completamente né l uno né l altro». Anche il Diario oscillatra queste due nature. Un magistrato che non nasconde la propria fragilità umana, anzi indaga su passioni, umori e dubbi che gli appartengono e che deve avere il coraggio di affrontare. Che la mitezza di una condanna possa dipendere dal buon funzionamento gastrico; o che la pietà influenzi l interpretazione del codice; o che l esame dei testimoni sia tanto accurato quantopiù lontanaèl ora di chiusura del tribunale; o che al collega del grado di giudizio successivo si affidi l onere di sbrogliare una situazione controversa, son tuttecosead alto potenziale ironico, e non vanno sempre presa alla lettera. L umanesimo del giudizio va ben oltre l applicazione del codice, media l astrazione della legge con i casi che la realtà offre concretamente e costringe il giudice a non escludersi ex cathedra dal brulichio dell umanità, nel quale va trovata e fatta giustizia. Certo questa tempra etica, del giudice che si espone al giudizio, non dovrebbe essere ritenuta di alcun discredito per la magistratura. Il tema è tanto letterariamente importante, che in Giudici (Einaudi, 2011) Camilleri, De Cataldo e Lucarelli l hanno orchestrato come soggetto. A questo côté etico, in Troisi è saldamente legata l azione narrativa, che trova la sua forza e anche la sua peculiarità nel restituire l osservazione. Lo sguardo del giudice è acuto, capace com è di spingersi nel dettaglio delle varie figure che incontra, e aperto su unavarietà incredibiledisituazioni e soggetti. Davanti a lui non ci sono solo gli imputati; ci sono anche colleghi, poliziotti e carabinieri, parenti delle vittime o degli accusati; ci sono ancora gli avvocati, i cancellieri del tribunale e anche i semplici curiosi. Troisi ne osserva movenze, gesti, voce, scrittura, con grande puntualitàdescrittiva, e ciascuna di queste apparizioni, che sfavillano fugaci sulla pagina, diventa occasione di introspezione e qualche volta di intimità. Ma l originalità di questo diario sta nell essere più uno strumento di ascolto, di accesso al mondo che non un atto di isolamento, di rifugio. Compie lo sforzo di dialogare con le cose e non si trasforma mai in soliloquio. Anche nelle sue note più intime, sembra funzionare come officina di collaudo deiproprilimitidi giudiceedi uomo. Per questo si avverte la restituzione di un intimità contaminata e di un identità sfumata. Qualcuno lo chiamerebbe «umanesimo scientifico» e qui è la sua potenza. Il Diario di Troisi uscì in parte sul Mondo, prima di diventare una delle artigliateletterariedi ElioVittorini, che lo volle nei Gettoni nel 1955, numero 40 della serie; e come si diceva, ebbe i suoi strascichi fuori dalla comunità letteraria, contribuendo a forgiare la discussione sul ruolo del magistrato, sull esercizio e sull immagine del suo potere e della sua autorità e della sua autonomia, nella società intera. Fuori dalle sentenze La via scelta dal giudice Troisi, che forserinnovava quella intrapresa all inizio del 900 da Gemme Di Va con Memorie del procuratore del Re, certamente non è isolata e da allora in qua ci sarebbero stati altri validi esempi. Gennaro Francione, ex magistrato che si occupa di coordinare l attività degli scrittori-magistrati, a proposito di numeri, neha contati almenocentocinquantadicolleghi, e cosìdà ragione di questo secondo mestiere: «Spesso i giudici letterati attraverso la scrittura di un opera raccontano cose che giammai potrebbero dire in una sentenza. Lo scrittore, infatti, è il giudice di ultimissima istanza. Questo vuol dire che il magistrato molto spesso nella sua quotidianità non riesce a fare giustizia e quindi la può fare attraverso la scrittura» (http://affaritaliani.libero.it/roma/ giudici-con-la-passione-per-la-p enna-letteraria.html?refresh_ce). Sipuòcredere poconel prolungamento dell istanza giudiziaria in uno strumento quanto mai improprio ad ogni giustizia quale è la letteratura. Dove a volte ci si impegna a far passare il male per il bene, come sostiene Abraham Yehoshua in Il potere terribile di una piccola colpa, Einaudi, 2000; mentre altre volte si dà forma ai paradossi della giustizia, come in tante opere di Friedrich Dürrenmatt (Giustizia, La panne, La morte della Pizia, per dire). E non si vorrebbeleggerein quellamotivazione quasi l ammissione di un senso di impotenza nei confronti dell amministrazione della giustizia, uno sfogo alle cose non fatte, un rifugio ai tempi ingrati. Meglio pensare, invece, a un prolungamento delle proprie qualità e caratteristiche professionali fuori dal compito del fare giustizia. Non era Carlo Emilio Gadda, ormai un ottantina d anni fa, da ingegnere qual era, a suggerire che la ricchezza della letteratura italiana dipendesse in larga parte dalla possibilità che il suo lessico fosse costantemente rinforzato e rinnovato dai linguaggi specialistici e settoriali? Con ciò che essi comportano in luogo di forma mentis e attenzioni culturali. L Italia dei mestieri e delle professioni che si prende una responsabilità culturale, anzi letteraria: ecco un sogno in cui vale la pena credere...

11 SABATO 16 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 11 CULTURA oltre tutto LOUVRES La Francia ha deciso di restituire a due famiglie di ebrei austriaci, i Wiener e i Neumann, quadri di grandi artisti italiani, tedeschi e olandesi, di cui quattro conservati al Louvre, a suo tempo sequestrati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Al termine di lunghe ricerche, condotte da storici ed organismi specializzati, Parigi ha dato il proprio via libera, per ridare ai loro legittimi proprietari le opere firmate fra gli altri Alessandro Longhi, Sebastiano Ricci, Gaspare Diziani, Francois-Charles Palko e Pieter Jansz van Asch. Come detto, quattro erano conservati al Louvre, mentre gli altri tre erano nei musei nazionali di Tours, Saint-Etienne e Agen. Destinati al museo che Adolf Hitler sognava di costruire a Linz, la sua città natale, questi capolavori vennero ritrovati dagli Alleati in Germania e poi spediti in Francia. Guido Liguori D a qualche tempo ha corso negli studi gramsciani quella che potremmo definire una «storia congetturale»: una ricostruzione dei fatti basata su deduzioni non verificabili. A ciò si è accompagnata e sovrapposta una lettura dei testi fondata sulla convinzioneche in essi non si dicaciò che letteralmente si legge, ma vi siano messaggi nascosti. Il che a volte è vero: si tratta però di vedere quanto esteso possa essere il ricorso a questo tipo di lettura «esopica», come si dice ripetendo una espressione della cognata di Gramsci, Tania. Si tratta di due metodologie storia congetturale e lettura esopica che hanno prodotto anche esiti interessanti, ma a cui bisogna accostarsi con cautela, proprio perché i loro risultati non poggiano su basi certe. Alla ricerca di un «Gramsci sconosciuto» è tra gli altri Franco Lo Piparo, che torna in libreria con un lavoro di taglio investigativo: L enigma del quaderno. La caccia Un saggio tinto di giallo. Protagonisti sono Sraffa e Togliatti, colpevoli di aver fatto sparire un quaderno del carcere ai manoscritti dopo la morte di Gramsci (Donzelli, pp. 161, euro 18). Sesiparladi taglioinvestigativo non è per sminuire il libro, ma perché fin dal titolo è l opera stessa che si propone come un «giallo» (viene anche citato E. A. Poe) ed è l autore a creare un atmosfera da spy story, dipingendo alcuni dei «personaggi» (così li definisce, come in una fiction) della vicenda gramsciana come protagonisti di un romanzo di Le Carré. Un problema di etichetta Il caso più eclatante è quello di Sraffa, ritratto da Lo Piparo come «agente segreto, di alto rango, del Comintern. È una affermazione impegnativa. Essa viene forse fatta perché negli Archivi di Mosca è stato trovato un documento che rende palese questo lato nascosto del grande economista? Niente di tutto ciò. È solo una «congettura», che scaturisce soprattutto dal fatto che essa bene si colloca nel mosaico interpretativo di Lo Piparo. È possibile, e forse probabile, che Sraffa fosse un «militante coperto» del Pcd I, già incaricato di gestire i finanziamenti provenienti da Mosca. Ed erano tempi, indubbiamente, in cui un comunista di qualsiasinazionalità si sentiva anche un militante del Comintern, di quel partito comunista mondiale non ancora del tutto russocentrico. Ma da qui a farne una «agente segreto» ce ne corre. Può anche essere, ma ci vogliono i documenti per affermarlo. La tesi del libro è la seguente: oltreaitrentatréquaderni noti ve ne sarebbe stato un altro fatto sparire per il suo contenuto imbarazzante. Sarebbe stato scritto nella clinica Quisisana di Roma, dove Gramsci è dal 1935 al 1937, anno della morte. Da dove nasce questa tesi? In primo luogo dal fatto che sui quaderni le etichette poste da Tania per numerarli mostrano incongruenze e in qualche caso sono coperte da altre etichette con diversa numerazione. In secondo luogo, perché i «personaggi» della vicenda parlano o scrivono a volte di trenta, a volte di trentadue, a volte di trentaquattro quaderni. Lo Piparo respinge le ipotesi che Tania abbia pasticciato nel numerare i manoscritti e che i protagonisti della vicenda fossero stati approssimativi nell indicare il numero dei quaderni perché in altre e più importanti faccende affaccendati, oltre che per il fatto che i quaderni sono a numerazione variabile, a seconda che si sommino in tutto o in parte i ventinove teorici, i quattro di sole traduzione, i due bianchi e quello usato da Taniaperun indice provvisorio. Lo Piparo cerca di seguire la storia dei manoscritti dopo la morte di Gramsci, formula ipotesi (interessanti) sui loro percorsi e sui loro tempi di arrivo a Mosca, a tutt oggi non chiari. Egli ritiene che Sraffa, sapendo che un quaderno aveva contenuti pericolosi (accuse a Togliatti? critiche allo stalinismo? una riabilitazione del fascismo?), lo avrebbero fatto sparire. Non essendo in grado di portare prove, l autore ripetepiù volte frasi del tipo: «è poco verosimile», «non dovrebbe essere troppo azzardato congetturare», «le cose potrebbero essere andate ON LINE Microsoft sotto accusa in Francia Continua la campagna francese contro l evasione fiscale da parte delle multinazionali. Come in Germania, anche Parigi sta infatti intensificando le azioni investigative per scoprire se Google, Microsoft, Apple aggirano il fisco facendo leva sulla «deterritorializzazione» della proprià attività economica. Questa volta il fisco francese ha chiesto a Microsoft un rimborso di 52 milioni di euro. Lo rivela il sito BFM Business, secondo il quale il fisco francese ha notificato la terza richiesta fiscale a Microsoft per un totale di «52,5 milioni di euro». Microsoft contesta questo rimborso e si è rivolta alla Commissione nazionale per le imposte dirette. Per gli inquirenti c è il sospetto che Microsoft, come Google, fatturi in Irlanda - paese con forti sgravi fiscali per le imprese - lavori realizzati in Francia. SAGGI «L enigma del quaderno. La caccia ai manoscritti dopo la morte di Gramsci» di Franco Lo Pipero Una spy-story colma di congetture irrisolte in questo modo». Un castello di congetture, dunque. Molti sono gli episodi che Lo Piparo interpreta in un modo forzato perché convalidino la sua tesi. Un esempio: se il 7 luglio 1937 Tania scrive a Sraffa di aver «consegnato i quaderni (tutti quanti): ed anche il catalogo che avevo iniziato», il nostro autore legge la frase così: «Significa: ho eseguito l ordine, non ho trattenuto nessun quaderno e, naturalmente, non ho potuto consegnare quelli che avete portato con voi». È una interpretazione molto esopica, troppoesopica, a mio avviso: unpurovolo di fantasia. Giudichi il lettore se vi è qualche nesso tra la frase scritta da Tania e la lettura che ne dà Lo Piparo. A me sembra solo che Tania, dopo una discussione su quanti quaderni consegnare «ai compagni», tranquillizzi Sraffa di aver seguito le sue indicazioni e di non averne trattenuto alcuno. Nell impossibilità di accennare a tutti i passi di questo tipo, di cui il libro è pieno, dirò i motivi principali per cui l ipotesi di Lo Piparo mi sembra da respingere. Primo, in tutta la sua prigionia Gramscisi è dimostratoattentissimo a non scrivere niente che potesse divenire un arma nelle mani del fascismo è qui l origine di alcune «scritture esopiche». PerchénellaQuisisanasarebbe venuto meno a questa norma, scrivendo un quaderno «esplosivo»? La polizia poteva in ogni momento confiscare i suoi appunti. Il «linguaggio esopico» su cui insiste Lo POESIA Tradotti in francese e arabo l opera di Leonardo Zanier Un dialetto a vocazione universale Donatello Santarone N egli anni Leonardo Zanier, uno dei maggiori poeti italiani in friulano, scrisse una raccolta di poesie dedicata prevalentementeai temi dell emigrazioneitaliana. Una versificazione asciutta e percussiva, fatta di versi spesso diuna sola parola, perdire la sofferenza e l umanità di milioni di italianicostretti a venderela propria forza-lavoro all estero. Senza populismi di sorta, senza pietismi o folklorizzazioni buoniste, Zanier riuscì in quei versi a dare voce alle dimensioni più profonde dell emigrazioneitaliana: la nostalgia per i propri cari e per i luoghi dai quali si è stati costretti a separarsi con violenza, la durezza della condizione lavorativa, la voglia di amare, la speranza comunque per un domani migliore. Oggi quelle poesie vengono riscoperte da chi arriva nel nostro paese e vive una condizione per molti aspetti simile a quella che hanno conosciuto i lavoratori italiani all estero (Leonardo Zanier, Liberi di dover partire, Effigie Piparo serve soprattutto a Gramsci per non farsi portar via i quaderni, come esplicitamente Tania scrive alla sorella Giulia, il 5 maggio 1937: «è riuscito a tenerli con sé (IQUADERNI) scrivendo inlinguaggio esopico». Tania si riferisceal pericolo derivante daun sequestro della polizia fascista. Dilatare il senso dell «esopico» e affermare che tutti i quaderni sono una scrittura esoterica a me sembra fuorviante. Secondo, perché, nella sua opera di continua e faticosa riscrittura, Gramsci non I racconti in versi dell emigrazione italiana. Ma tradotti per farli conoscere ai migranti avrebbe lasciato altri segnali di una svolta politica tanto clamorosa? Il quaderno scomparso sarebbe un corpo estraneo nel contesto delle duemila pagine (a stampa) degli appunti carcerari. Una cautela postuma Terzo, il quaderno mancante potrebbe accusare Togliatti. Si dimentica che era Gramsci a essere sospettato di trockijsmo, era stata la sua memoria a dover essere protetta e «salvata» dalla scomunica postuma. La lettera a Dimitrov che Togliatti scrive il 31 aprile 1941, affermando che i quaderni andavano curati per non essere usati contro i comunisti, indica la coscienza del fatto che il marxismo di Gramsci era molto diverso dallostalinismoe che quindi la loro pubblicazione era un problema. Che sarà risolto con l edizionetematica, che cercava di rendere meno dirompente la incompatibilità tra filosofia della praxis e Diamat. Eppure Togliatti avrebbe potuto rinunciare a pubblicare del tutto Gramsci, e far sparire non solo il presunto trentaquattresimo quaderno, ma anche «gli altri» trentatré, seppellendoli negli archivi del Comintern. Quarto, se Togliattisagiàdalluglio 1937 che deve far sparire un quaderno, perché non lo distrugge a Parigi (dove, secondo Lo Piparo, Sraffa glielo porta dopo averlo sottratto a Tania)? Perché, tornata in Urss, Tania che scrive anche direttamente a Stalin edizioni). Caratteristica di questa nuova edizione delle poesie in friulano di Zanier è, infatti, la traduzione in arabo di Ayad Alabbar, che insegna Lingua e Letteratura araba presso l Università di Torino. Un edizione che, con le traduzioni in italiano e in francese, presenta untesto in ben quattro lingue che si vorrebbe offrire «a tutte quelle migliaia di uomini e donne immigrati in Italia da altri mondi, in fuga dalla fame o dalle guerre». Il problema dell emigrazione italiana, come abbiamo detto, è stato sempre al centro degli interessi di Leonardo Zanier, sia come poeta che in veste di organizzatore sindacale. Nato nel 1935 a Maranzanis, un piccolo borgo frazione di Comeglians nella Carnia, regione alpina del Friuli, Zanier ha dovuto ben presto emigrare prima in Marocco e poi in Svizzera. Qui alla fine degli anni Sessanta viene nominato presidente della Federazione delle colonie libere italiane in Svizzera. Successivamente, grazie al suo impegno nella formazione professionale dei lavoratori emigrati, fonda e dirige l Ecap-Cgil (ente di formazione e ricerca del sindacato) in Svizzera e in seguito, nel 1975, ne diviene segretario nazionale a Roma. Gran parte della sua esistenza è stata dedicata ai lavoratori italiani emigrati in Svizzera e alla realizzazione di progetti di sviluppolocale controla marginalità, la povertà e l esclusione. Zanier, quindi, è un intellettuale non accademico, un poeta che è insieme militantepolitico e sindacale e operatore culturale, un comunistache ha dedicato la sua vita all innalzamento dei livelli di istruzione e di cultura dei nostri emigrati, dei quali il poeta friulano sa cogliere i bisogni più profondi essendo egli stesso emigrato da una delle zone più povere d Italia. Come ha scritto Tullio De Mauro, «il radicamento nella realtà friulana caratterizza i versi di Zanier anche sul piano del loro sulla gestione dei quaderni non denuncia la scomparsa del quaderno scomodo? Perché Togliatti non distrugge il quaderno pericoloso almeno nel 1941, dopo la morte di Tania, quando legge e rilegge i manoscritti di Gramsci? Perché lo riporta in Italia (è l ipotesi di Lo Piparo), decide di farlo sparire o lo fa sparire, ma continua a parlare pubblicamente di trentaquattro quaderni? La spiegazione di Lo Piparo per cui ancora nel 1948 Togliatti e Platone sbagliano il numero dei quaderni indicandone trentadue nella introduzione al primovolume dell edizione tematica presso Einaudi («si preferisce puntare sulla disattenzione dei lettori e degli studiosi e continuare a usare il numero canonico trentadue») è francamente incredibile. Non è più ovvio pensare che sia stato un errore causato dalla ripresa letterale della relazione fatta da Platone nel 46 per Rinascita? Senza nuovi ritrovamenti le congetture di Lo Piparo non paiono sufficienti a ipotizzare un quaderno che non abbiamo e la spinta a «immaginarlo» sembra motivata soprattutto dal rinnovato tentativo di dimostrare che Gramsci era (diventato) liberale. Ma l autore sardo è tanto grande da trascenderelasua stessapartepolitica e nutrire anche culture diverse: lo ha scritto Togliatti già nel 1964, non vi è bisogno di inventarsi un Gramsciche non esisteper sentirsene almeno in parte eredi. INCONTRI Il «Gramsci conteso» alla Fondazione Le diverse ricezioni dell opera di Antonio Gramsci hanno dato vita a importanti filoni di riflessioni e analisi sull autore dei «Quaderni del carcere». La Fondazione Istituto Gramsci ha organizzato a Roma per lunedì 18 febbraio un incontro-presentazione della nuova edizione del volume di Guido Liguori «Gramsci conteso. Interpretazioni, dibattiti polemiche » (Editori Riuniti University Press) che dà conto proprio alle diverse ricezioni dell opera gramsciana. Oltre all autore, parteciperanno al meeting (che si terrà nella sede della Fondazione Istituto Gramsci, Via Sebino 43/a, ore 17) Francesco Giasi, Gianpasquale Santomassimo, Albertina Vittoria, Giuseppe Vacca. contenuto. Quello della emigrazione è il grande tema che percorre i suoi versi. Attraverso l emigrazione l orizzonte dei contenuti e della poesia si slarga: Zanier arriva a dare veste al dolore di ogni abbandono, al desiderio e bisogno di certezza di ogni lavoratore e essere umano». Ne è un esempio la poesia Nient altro da dichiarare?: «grande pesante spellata/senza etichette variopinte/ rettangolari o rotonde di alberghi/ gonfia/tenuta assieme con corde/o con cinghie/ Di chi è quella?/ Mia / La apra!/ due panciere di lana/stivali scarponi scarpe/scarpetti attrezzi/una giacca militare tedesca/camicie americane/ Nient altro da dichiarare?/ Non vede?». L essenzialità enumerativa della poesia e la percussività di ascendenza ungarettiana vogliono sottolineare i poveri oggetti dell emigrante che varca la frontiera. Il plurilinguismo del testo, chemescola dialettofriulano, italiano, tedesco e francese, è suggellatodalla doppia e distante interrogazione finale, in italiano e in friulano, del doganiere e dell emigrante.

12 pagina 12 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO 2013 Berlinale VISIONI «Harmony Lessons» di Emir Baigaslin, in concorso, è racconto impietoso ambientato in Kazakistan negli anni novanta. Il ritratto di un paese corrotto visto da un ragazzo Cristina Piccino BERLINO L e stellette (internazionali) dei critici non lasciano dubbi: Harmony Lessons, Lezione di In gara anche il coreano Hong Sang- soo con «Nobuatsu Adultera Haewon», le contraddizioni tra indipendenza e conformismo di una giovane donna armonia, esordio del giovane (26 anni) cineasta kazako Emir Baigaslin si è conquistato almeno sulla «pagella» pubblicata ogni giorno da Screen International un posto privilegiato nella corsa all Orso d oro. Oggi la giuria annuncerà i suoi premi. Chissà quale dei 19 film in gara ha colpito il cuore del presidente Wong Kar-wai, di certo però questa edizione 2013 della Berlinale, almeno per quanto riguarda la competizione assai più riuscite invece le proposte di Panorama e Forum - sembraesserearretrata rispettoalle sorprese dello scorso anno una per tutte: Tabou di Miguel Gomes riproponendo un cinema autoriale, europeo e non, con in comune la ricerca di un cinema «politico«e di un immagine il più possibile «reale». Ne è un esempio efficace il film di Danis Tanovic, Un episodio nella vita di un raccoglitore di ferro, applauditissimo. Girato in 9 giorni, con i «veri» protagonisti della vicenda, una coppia rom che è costretta all artedi arrangiarsi dalla discriminazione razzista nella Bosnia Erzegovina, e soprattutto dalla legge che obbliga a pagare chi non ha l assicurazione sanitaria (per capirsi: l idea di Monti e del suo governo). Perciò anche se a rischio di setticemia per un aborto spontaneo, Senada viene respinta da medici e infermieri. Non hanno i soldi per pagare l intervento, una somma spropositataper chicome loro vive nelle baracche e campa vendendo ferro e rame. Non resta che imbrogliare, appunto, e per fortuna che c è la comunità Troupe leggera, paesaggi di povertà e di inquinamento, un melange dichiarato di «messinscena» e «vero», ilfilm ditanoviccerca la «realtà» ammiccando all emozione, proprio come quei documentari costruiti sui dei personaggi che vivono una situazione disperata. Di fronte a questo la lezione di cinema che danno Panahi e di Partovi nel loro Closed Curtain diviene ancora più preziosa. Non c è bisogno per restituire la realtà di appropriarsi dei suoi aspetti più evidenti. I due cineasti iraniani ci dicono che al contrario ci può essere molta più violenza e consapevolezza in un immagine dall apparenza semplice, come un uomo e il suo cane chiusi inunacasa. Ecco ilpunto: ilcinema Il regista kazako si immerge in una comunità feroce, dove la mafia è padrona (di finzione) per essere «vero» sembra rivolgersiambienti del cinema (documentario) più di ricerca conservandone però solo la superficie. In apparenza Harmony Glissons va in senso opposto, trasfigurando la realtà in una serie di immagini di una certa bellezza che molto devono a a quella «primavera del cinema» esplosa in Kazakistan negli anninovanta, con unagenerazione di cineasti che aveva conquistato le platee cinematografiche. Solo che qui siamo in campagna, paesaggio «puro«contro la corruzione degli umani. Raslan è un ragazzino solitario e taciturno, vittima dei bulli della scuola, una banda di mafiosi che picchiano gli altri, esigono denaro raccolto per delinquenti o fratelli musulmani. La preside è complice col suo silenzio, gli insegnanti hanno paura, un giorno arriva dalla città un ragazzo nuovo altra vittima designata. Ma il protagonista cova nei suoi sogni la vendetta, è bravo in fisica tanto da fabbricarsi un arma mortale. Il ritratto del paese è piuttosto chiaro: istituzioni a la scuola, la polizia a corrotte, la mafia che spadroneggia travestita anche da religione, la violenza che caratterizza ogni rapporto annullando completamente i diritti umani più elementari. La solitudine dei ragazzi, la ricerca di una difesa contro il mondo a ogni costo a la compagna di scuola che porta il chador per tenere lontani i mafiosi. È una realtà crudele quasi sadica, che prende forma nelle Lezioni di armonia, concentrata sui soldi a l energia per il professore di fisica sono i soldi a e sulla sopraffazione, «regole» a cui non sfugge neppure chi vuole ribellarsi come il protagonista. La regia di Bagzane gioca su questo contrasto che è il suo elemento di forza: da una parte cioè l analisi della realtà quasi didascalica, dall altra una messinscena del racconto elegante (persino troppo a volte), quasi una sequenza ininterrotta di quadri i cui dettagli accuratissimi esprimono uno stato delle cose e una condizione umana. Come raccontare la stessa storia (o quasi) facendo ogni volta un film diverso? La risposta ce la dà il regista Coreano Hong Sang- soo, una macchina di cinema infaticabile, capace di girare anche due o tre film l anno. Eccolo dunque sugli schermi berlinesi con Nobuatsu Adultera Haewon, variazione sul tema prediletto dal regista coreano, la devastazione delle relazioni amorose. La UNA SCENA TRATTA DA «NOBODY'S DAUGHTER- HAEWON» DI HONG SANG-SOO, NELLA FOTO PICCOLA «HARMONY LESSONS» DI EMIR BAIGASLIN. Negli occhi di Raslan la realtà è finzione protagonista, che da il titolo al film, è Haewon, aspirante attrice poco convinta delle sue doti. La madre sta per partire per il Canada, forse per sempre, nei suoi sogni Haewon incontra Jane Birkin che l abbraccia e la invita a Parigi mentre lei che adora Charlotte Gainsbourg quasi piange. Nella realtà ha una relazione con il professore di cinema sposato ovviamente che non lascia la moglie per via dei figli ecc ecc. I compagni di corso la detestano, è «una mezzosangue» dicono di lei con disprezzo. La migliore amica della ragazza, che è molto carina come tutte le eroine di Hong Sangsoo, è una hostess anche lei intrappolata in una relazione con un uomo sposato. Haewon e il regista si prendono e si lasciano, nel paesaggiocompaiono anche un libraiovestitodinerofumatoreaccanitoe un Being in Berlin Cosmococa, arte alle terme C osmococa è l'installazione omaggio a Hélio Oiticica, l'artista brasiliano tra i più grandi del Novecento, scomparso nell'80, maestro del tropicalismo che fece dell'arte uno strumento di lotta politica per sconvolgere l'ordine e intervenire nelle favelas. Per questo fu tra quegli artisti esiliati durante la dittatura. A New York Neville d'almeida, un altro artista della sovversione, da qui nasce il progetto Cosmococa in progress rilettura anarchica dell'avanguardia, e fortemente politica in cui i due artisti stravolgono le regole della rappresentazione L'appuntamento è per un solo giorno alla Liquidroom, ac- altro regista che vive negli Stati uniti e la corteggia, anche lui più vecchio forse è il complesso di Edipo? Cinefilo, scanzonato, autoironico c è un riferimento personale in ognuno dei suoi film se non altro perché un personaggio è sempre un regista - e doloroso insieme La figlia di nessuno Haewon aggiunge una nuova variazione ai luoghi poetici del regista: memoria, conflitto tra desiderio e «regola», tra indipendenza e conformismo in un personaggio femminile contradditorio, fragile e coraggiosa come dicono di Haewon. E attraverso di lei, in quel suo ondivago rapporto con se stessa e col mondo, affiora più forte che altre volte il senso di coercizione della società coreana. Dove qualcuno come la sua eroina, che sfugge alle etichette, scatena il caos. Per questo è irresistibile. C.Pi. RICHARD BURTON Una stella postuma sulla Walk of Fame Carattere tempestoso ma geniale nella recitazione, è stato una delle figure che più hanno incendiato la fantasia dei fan. Ora, Richard Burton, l attore di origine gallese morto a 58 anni il 5 agosto del 1984, avrà finalmente la sua stella lungo la Walk of Fame di Hollywood. Il riconoscimento postumo sarà offerto nel corso di una cerimonia il prossimo primo marzo. La stella dedicata all'attore britannico sarà al fianco di quella di Elizabeth Taylor. I due attori si conobbero, è leggenda del cinema, (e di recente la loro storia personale è stata al centro di una biopic tv con Lindsay Loahan, per le cronache, un disastro...) nel 1963 sul set romano di «Cleopatra» e vissero una tumultuosa storia d amore, fatta di due matrimoni e altrettanti divorzi. Alla cerimonia dell'apposizione della stella parteciperanno le figlie di Burton, Katie e Maria e tra i relatori ci sarà l'attore, anche lui gallese, Martin Sheen. La data della presentazione del riconoscimento appare significativa in quanto è il giorno dedicato a San Davide, santo patrono del Galles, dove Richard Burton (pseudonimo di Richard Jenkins) nacque (a Pontrhydyfen) il 10 novembre qua termale e spa, la sera tardi fino a notte. Entriamo, ci danno un costume e un accappatoio. L'installazione omaggio all'artista sono le sonorità di Cage diffuse sotto l'acqua salata delle terme, al buio, mentre sul soffitto scorrono proiezioni dei disegni. Ci si deve immergere nell'acqua, lasciarsi andare, c'ègentema tutto ètranquillo, l'acqua diffonde la luce col suo tepore L'esperimento del programmain progressè ditotale piacevolezza: arte festiva, avrebbe detto un altro brasiliano, Paulo César Saraceni, e insieme uso della metropoli. A notte fonda si esce meravigliati... Geniale Cosmococa.

13 SABATO 16 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 13 VISIONI ALBERTO SORDI Alberto Sordi moriva a 83 anni nella notte tra il 24 e il 25 febbraio A dieci anni dalla scomparsa, lo ricorda al Complesso del Vittoriano a Roma una mostra dal titolo «Alberto Sordi e la sua Roma». Tra i materiali fotografie, filmati, lettere autografe, materiali audio e video, sceneggiature, installazioni, oggetti e documenti. Saranno eposti fino al 31 marzo. MICHAEL MANN Il regista americano dirigerà Chris Hemsworth in un thriller sulla cyber-security. Il film - così riporta Variety che non rivela altri dettagli sulla sceneggiatura che Mann ha scritto con Morgan David Foehl, è targato Legendary Pictures e segna il ritorno alla regia di Mann quattro anni dopo «Nemico pubblico». Hemsworth ha recitato di recente in «The Avengers» e «Biancaneve e il cacciatore». SANREMO 63 L antiretorica «A bocca chiusa» del cantautore romano riporta in un testo festivaliero un messaggio impegnato Il malinconico corteo di Daniele Silvestri Alberto Piccinini F atece largo che passa il corteo. «Mi interessava raccontare il punto di vista di uno di una certa età, che è sceso tante volte in piazza e ha avuto il tempo di disilludersi». Così Daniele Silvestri racconta la sua A bocca chiusa, malinconica, antiretorica autoironica descrizione di un corteo a via Merulana, Roma, con tutta la forza e la debolezza della politicadi piazza nei nostri anni. Difatti: «Andremo in strada co' tutti gli striscioni/ a fare come sempre la figura dei fregnoni». Fino alla chiusa, che evoca tanti articoli di giornale: «Senza scudi per proteggermi,/ né armi per difendermi né caschi per nascondermi (...) ho solo questa lingua in bocca e se mi tagli pure questa io non mi fermo,/ scusa canto pure a bocca chiusa». L ultima evocazione di un corteo sul palco dell Ariston risaliva al 1991, quando Paolo Vallesi vinse la categoria Giovani con Le persone inutili. Scritta dal paroliere Beppe Dati, la canzone si metteva un po pateticamente dalla parte della «gente che non riesce a vivere/ chenon mostraidenti e i muscoli». L annata è significativa: la vigilia di Tangentopoli, il tramonto del decisionismo craxiano. L esito più che qualunquista: «Sono le persone inutili,/ le più vere e le piùumili/ chenon troveremo mai/ sui giornali o nei cortei,/ ma che amano ogni giorno molto più di noi». Chissà perché, poi. Dentro un corteo, secondo la leggenda, nacque pure Chi non lavora non fa l amore di Adriano Celentano. Ilmolleggiatoe ilsuoparoliere Luciano Beretta osservarono ad una manifestazione di metalmeccanici il litigio di una coppia: la moglie urla al marito di tornare al lavoro perché in casa non ci sono più soldi. Con quel che ne consegue. «Il mio è un invito a comporre pacificamente le vertenze di lavoro», rispose Celentano, anno di grazia 1970, nel difendersi da chi gli dava (a ragione ) IL RITORNO DEI LEONI BIANCHI Doc LA PROVA DEL CUOCO Varietà TG EASY DRIVER Rubrica LE AMICHE DEL SABATO Varietà TG A SUA IMMAGINE Rubrica religiosa PASSAGGIO A NORD OVEST Documentario L'EREDITÀ Gioco TG RAI TG SPORT Notiziario sportivo ANTEPRIMA FESTIVAL Rubrica º FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA Evento (Dir) 1.00 TG1 NOTTE 1.15 CINEMATOGRAFO Rubrica MEZZOGIORNO IN FAMIGLIA Varietà TG DRIBBLING Rubrica sportiva OMICIDI NELL'ALTA SOCIEÀ: CONCERTO PER UN DELITTO FILM con Fritz Wepper NORA ROBERTS - LUCI D'INVERNO FILM con LeAnn Rimes SERENO VARIABILE Rubrica MINUTO - SERIE B Rubrica sportiva INVINCIBILI ANGELI Telefilm TG Info VOYAGER - LA NUOVA ERA Doc TG SABATO SPRINT Rubrica sportiva TG2 DOSSIER Rubrica 0.30 TG2 STORIE Rubrica DANIELE SILVESTRI SULLA COPERTINA DELL EP PUBBLICATO IL 14 FEBBRAIO del reazionario. «La politica non c entra nulla aggiunse Beretta è una storia milanese, una mano sul cuore e una sul portafoglio», individuando però correttamente il valore canzonettistico del corteo nel rapporto sbilenco tra i pensieri del narratore e il rumore della folla sullo sfondo. La canzone vinse il Festival. Lo scandalo di Celentano si vedebene nelle canzoni che inquegli anni mettono in scena i cortei. E non vanno a Sanremo. La più militante di tutti è di Pino Masi, vocione e pochi accordi, 1970: ARISTON Serata finale con Lutz Försterr Signori si chiude, quinta e conclusiva serata della maratona sanremese dove verrà scelto il sessantatreesimo vincitore del festival. Oggi a si esibiranno ovviamente i quattordici big con il pezzo «scelto» dalle giurie nei giorni scorsi. La votazione avverrà con sistema misto che comprende la Giuria di Qualità (50%), il pubblico con il televoto (25%) e il computo dei risultati ottenuti nella serata di giovedì (25%). La giuria di qualità sarà presieduta da Nicola Piovani e composta da Eleonora Abbagnato, Stefano Bartezzaghi, Cecilia Chailly, Claudio Coccoluto, Serena Dandini, Paolo Giordano, Nicoletta Mantovani, Rita Marcotulli, mentre Carlo Verdone - fuorigioco per un ascesso - è stato sostituito da Neri Marcorè. Le tre canzoni piu votate verranno poi riproposte dai campioni sul palco dell'ariston. Ci sarà una nuova seconda fase e votazione, televoto (50%) e Giuria di qualità (50%), dove uscirà il vincitore proclamato dalla coppia Fazio/Littizzetto. Ospiti Andrea Bocelli, la modella Bianca Balti, il ballerino Lutz Förster del corpo di ballo di Pina Bausch e Claudio Bisio TGR L'ITALIA DE IL SETTIMANALE Rubrica TGR AMBIENTE ITALIA Rubrica TG REGIONE - TG TG3 PIXEL TV TALK Rubrica SQUADRA SPECIALE VIENNA Telefilm ASSO DI CUORI FILM con Dean Cain TG3 - TG REGIONE BLOB Varietà LA SUPERSTORIA 2013 "Dizionario di campagna" Doc DRESDA FILM con Felicitas Woll TG TG REGIONE 0.00 AMORE CRIMINALE 1.05 TG3 «Oggi ho visto nel corteo tante facce sorridenti/ la compagne quindici anni gli operai con gli studenti», verso allora celeberrimo per l apparizione vagamente sexy. Continua così: «Quando poi le camionette hanno fatto i caroselli/ i compagni hanno impugnato i bastoni dei cartelli». Altre versioni dicevano «sassi, bocce e manganelli», giustificando meglio il titolo: La violenza. Spavaldo. Nel 1972 i milanesi Stormy Six ambientarono nelle strade della grigia Milano un corteo nel quale viene assassinato un compagno. La manifestazione è una fuga con chitarra elettrica distorta, rock, nella testa: «Ho lasciato la mano di due compagni/ho cercato il rifugio in un portone/ in un attimo senzailtempo dipensare/ ho vissuto ciò che più tu non vivrai». Bisognerà aspettare la fine del 1977 per dare alla solitudine nel corteo una connotazione paradossale, tenera, comica, benissimo recuperataoggi dadaniele Silvestri. «Ultimo mohicano/ sampietrino in mano/ soloquinella via/ elabarricata dove l'han portata?/ non c'è proprio più», diceva una canzone di Gianfranco Manfredi. Saluta un epoca, ma non i suoi fantasmi che hanno continuato a riprodursi fino ad oggi TG UN DETECTIVE IN CORSIA Telefilm LA SIGNORA IN GIALLO Telefilm TG FORUM Real Tv POIROT: FERMATE IL BOIA FILM con David Suchet, Joe Absolom DETECTIVE MONK Telefilm PIANETA MARE Doc TG TEMPESTA D'AMORE Soap WALKER TEXAS RANGER Telefilm AMERICAN GANGSTER FILM con Russell Crowe, Denzel Washington 0.35 Prima tv Mediaset LIFE Telefilm 1.55 TG4 NIGHT NEWS 8.00 TG5 MATTINA 9.05 SUPERPARTES FORUM Real Tv TG Prima tv Mediaset COUGAR TOWN Telefilm AMICI 12 Reality show VERISSIMO AVANTI UN ALTRO Gioco TG STRISCIA LA NOTIZIA IL PRINCIPE E IL PIRATA FILM con Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini I LAUREATI FILM con Leonardo Pieraccioni, Rocco Papaleo 2.15 TG5 NOTTE - METEO.IT MALIKA AYANE La premiata factory della ragazza comunitaria Federico Scoppio «P osso? Si dice Ayàn, non Ayane». La e finale non si sente, caro oste che continui a usare i musicisti come pedine e a giocare a risiko con le armate. Applausi a scena aperta per Malika Ayane, anche solo per aver ripreso Fazio. È la più eterea. La più tatuata, la più esotica, la più scollata, hanno scritto di lei. Se ne trovano per tutti i gusti. Invece, insinuandosi tra le righe di narrazioni ignare del gergo musicale, Malika gode di un buon talento, ottima voce, forte di studi al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, esperienze nei cori di «Mi piace l idea di circondarmi di persone che possano far meglio di me e aiutarmi» voci bianche, e poi, lì dove non arriva lei, arrivano gli altri. «Mi piace l idea di circondarmi di persone chepossano farmeglio di mee aiutarmi nel mio intento» racconta. «Vogliodire, con Giuliano Sangiorgi ho un rapporto diretto, compone con grande ingegno e sagacia, perché non avrei dovuto affidarmi alla sua penna?». Infatti, i due brani che la Ayane ha presentato a Sanremo, E se poi, che passa al secondo turno, e Niente, portano la firma proprio dal leader dei Negramaro, sempre più preso a comporre testi e affidarlia suoicolleghi. Unapratica che la ventinovenne ha inseguito fin dall omonimo esordio del 2008, e consolidato nei due album seguenti facendosi aiutare daautori comeicomparisangiorgi e Pacifico, passando per Paolo Conte, fino ad arrivare a Tricarico, Boosta dei Subsonica e Alessandro Reina degli Amour Fou. Rai1 Rai2 Rai3 Rete4 Canale5 Italia1 La7 Rainews ROBIN HOOD Telefilm STUDIO APERTO Info SPORT MEDIASET Notiziario sportivo JUNIOR FILM con Danny De vito I GEMELLI FILM con Danny DeVito MAGAZINE CHAMPIONS LEAGUE Rubrica sportiva STUDIO APERTO Info LIFE BITES Sit com LE AVVENTURE DEL TOPINO DESPEREAUX FILM Animazione ORTONE E IL MONDO DEI CHI FILM Animazione VALIANT - PICCIONI DA COMBATTIMENTO FILM Animazione 0.10 TOTÒ SAPORE E LA MAGICA STORIA DELLA PIZZA FILM Animazione 9.50 COFFEE BREAK LA7 METEO BOOKSTORE Rubrica IL TEMPO DELLA POLITICA Rubrica I MENÙ DI BENEDETTA Rubrica (R) TG LA TG LA7 CRONACHE L'ULTIMO APACHE Film con Burt Lancaster, Jean Peters THE DISTRICT Telefilm I MENÙ DI BENEDETTA Telefilm TG LA IN ONDA LINEA DI SANGUE - SWITCHBACK FILM con Danny Glover, Dennis Quaid 0.35 TG LA7 SPORT Sangue misto italiano e marocchino, tre dischi di platino, alla sua discografiaieri siè aggiunta lariedizionespeciale delsuo ultimolavoro Ricreazione, corretta con l innesto dei due brani sanremesi e la cover di Cos hai messo nel caffè, presentato in Riviera da Riccardo Del Turco nel «Considero Ricreazione un album decisivo nel mio percorso, nato proprio dopo la delusione vissuta a Sanremo Ho iniziato a occuparmi totalmente dei miei concerti, ho selezionato i musicisti che avrebberodovuto accompagnarmiintour e anche ad arrangiare i brani per renderli adatti alla dimensione dal vivo. I miei amici mi prendevano in giro e dicevano che sarei persino finita a strappare i biglietti di ingresso. Così, quando ho iniziato a cercare un produttore per il mio terzo lavoro, ho capito che avrei voluto sperimentare e prendere in mano la mia musica, arrangiando e producendo il lavoro». E così, sotto l egida di Caterina Caselli, ha fatto tutto da sola, un audacia che la sta proiettando tra i favoriti del festival. Alla sua terza partecipazione, in Riviera ha passato momenti belli e meno piacevoli. «Già, nel 2010 mi davano tra i favoriti, invece niente. Questa volta, che mi dicono di essere molto quotata dai bookmakers, ho abbassato un bel po le aspettative, voglio solo cantare». Andò così: nel 2010, quando tutti l aspettavano sul podio, tornòacasa conil premiodellacritica dedicato a Mia Martini, e una grande soddisfazione che rimpiazzò subito l umiliazione subita: gli orchestrali, una volta saputo della sua eliminazione, appallottolaronogli spartiti in segno di protesta. Un gesto unico nella lunga storia del festival, che l ha fatta cambiare notevolmente. Una piccola rivoluzione musicale. Sposata di recente, una figlia: «Oggi cerco di essere attiva nel quartiere in cui abito, nel rapportoconlascuoladimiafiglia nonostante mi ritrovo spesso a essere lontana da casa. Perché credo che per uscire dalla crisi della società di oggi serva l impegno diretto di tutti noi, anche nelle piccole cose». Se le proponessero di fare la giurata di qualche talent show tv lei direbbe: «In questo momento non credo di essere in grado di insegnare a qualcuno come poter trovare la propria strada» TRANSATLANTICO NEWS Notiziario SERA SPORT Notiziario sportivo IL CAFFÉ: IL PUNTO IL PUNTO ALLE METEO Previsioni del tempo (all interno) METEO Previsioni del tempo NEWS LUNGHE Notiziario METEO Previsioni del tempo VISIONI DI FUTURO METEO Previsioni del tempo VISIONI DI FUTURO METEO Previsioni del tempo laradio La serata di Radio3 si apre (19.50) con «Giovani idee per la Radio con Con Guido Zaccagnini. Per Radio3suite (20) dal Teatro Petruzzelli di Bari viene trasmesso «Otello» di Giuseppe Verdi, con l Orchestra e Coro della Fondazione Petruzzelli diretto da Keri-Lynn Wilson. Regia Eimuntas Nekrosius. Da mezzanotte «Battiti», il contenitore di musica e ritmi dal mondo con Pino Saulo. Dall 1.30 e fino alle 6 parte la Notte classica. RON «Ora (ri) canto la nuova scena indie del pop» Stefano Crippa A Sanremo Ron ci è stato quattro volte, vincendo anche nel 1996 in coppia con Tosca con Vorrei incontrarti fra cent anni: «Quest anno mi sembra che Fazio abbia scelto un profilo quasi minimale, privilegiando la musica e aver designato Mauro Pagani come direttore artistico depone a suo favore. In qualche modo mi auguro vinca la musica, ne siamo stati per troppo tempo orfani». Per il resto, il cinquantanovenne cantautore emiliano ha sempre preferito mantenere un profilo basso, nonostante le preziose collaborazioni e i tanti successi piazzati in classifica per se e per altri, in quasi quarant anni di carriera. Ron alias Rosalino Cellamare le emozioni se le va a cercare in giro per il mondo, a New York dove è stato da solo perun po di tempo: «Sentivola necessità di vedere il mio lavoro attraverso altre angolazioni. E così sono partito da solo per la grande mela. Alla sera andavo al Village ad ascoltare musica, sono anche salito sul palco ed è stato divertente, perché ovviamente cantavo in italiano. Tornando in Italia ho ragionato sul senso di quello che ho fatto e ho compreso che la canzone che più mi si è cucita addosso è stata Una città per cantare, che io ho solo cantato, la musica era di Jackson Browne e il testo di Lucio Dalla. E allora mi sono messo alla ricerca dei discendenti di quella musica: di Joni Mitchell, degli Eagles, la West Coast per intenderci». E li ha trovati, ascoltando pezzi di Damian Rice («il mio preferito»), Amos Le, Jamie Cullum, David Gray, John Mayer e li ha tradotti per il suo nuovo progetto discografico Way Out (Edel) uscito in questi giorni. Un album intimo, registrato in presa diretta dal salotto di casa...: «Mi ha aiutato molto la rete, dove hopotutoascoltare centinaiadi tracce. Ma ho avuto molti suggerimenti, come da Noel Gallagher che mi ha consigliato un pezzo di K Naan che non c entra nulla con il mio stile, lui è un rapper, ma Orgoglio antiproiettile è straordinaria». Non si è trattato di semplici cover. «Non non volevo prendere le canzoni e rifarci un testo mio, mi sarebbe sembrato quasi come sfruttarli. Ho scelto autori che, secondo me, in questo momento sanno scegliere le parole giuste. E le ho semplicemente adattate in italiano». Grazie a Lucio Dalla Ron si è affermato nel mondo della musica, e per lui e con lui ha scritto molti brani: «Lucio mi manca molto e così alla gente. Perché la sua arma vincente è sempre stata quella di voler sperimentare, di fare molte cose diverse: i dischi, i musical come Tosca, i lavori a teatro. Un uomo di cultura, sempre in cerca di qualche cosa che lo elettrizzasse. E nello stesso modo se ne è andato».

14 pagina 14 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO Per il «Sole 24 Ore» è sempre colpa della rigidità del lavoro Paolo Pini A bbiamo il Pil in picchiata: nel ,2% rispetto all anno precedente, con una valore tendenziale di -2,7%. Unrisultato delle politichediausterità. Eppure ieri la prima pagina del Sole24Ore scambia le cause con gli effetti. Le cause della crisi sarebbero, ovviamente, la scarsa flessibilità del mercato del lavoro, sempre insufficienteper far decollare le assunzioni, e poi le regole più rigide nelleassunzioni dei precari, introdottedallariformadel Quirisiedelacolpa del mercato del lavoro italiano, e del Pil in picchiata dal Raccogliendo il monito dell Ocse, si afferma che la protezione di stampo prettamente "giuslavorista" del posto a discapito del reddito ha creato solo iperregolazione e scarsa produttività che oggi paga tutto il sistema. Ora sappiamo chi sono i responsabili del declino della produttività italiana: i giuslavoristi. Gli economisti possono affermare che ciò sia falso. Lo dicono le ricerche scientifiche. 1) L abbassamento delle tutele sul lavoro non produce effetti positivi sulla produttività del lavoro, anzi porta le imprese a perdere ulteriore produttività inducendo le imprese a recuperare lo svantaggio tramite la riduzione del costo del lavoro mediante contratti flessibili. 2) L Italia è fanalino di codanell adozione delle innovazioni organizzative ed in quelle specifiche dell organizzazione del lavoro, peggio di noi fanno solo Malta, Turchia, Grecia, Cipro, e meno male che in questo gruppo di paesi europei delle worst work organization practices troviamo anche l Ungheria, assieme a noi. 3) L Italia da fine anni novanta ha ridottole normedi protezioneall impiego, operando sia sulle regole di entrata che su quelle di uscita dal mercato del lavoro e dalposto di lavoro, come pochi paesi hanno fatto in Europa. 4) Nello stessoperiodo nel quale si deregolamentava il mercato del lavoro, la produttività nell industria è stata stagnante, e quella nei servizi in diminuzione. Il Sole 24 Ore non risparmia le accuse: la riforma Fornero, che in un primo tempo aveva come obiettivo quello di disboscare proprio quelle norme, ha ottenuto in realtà l effetto contrario: l aumento di vincoli alla flessibilità in entrata ha indotto le imprese a sospendere le assunzionidi personale a tempo (stop a contratti a termine e a contratti a progetto) e l avvitamento che il Parlamento ha prodotto sul nuovo articolo18 nonha garantitoquella flessibilità in uscita che era anch essa obiettivo primario della riforma del lavoro. La riforma Fornero così avrebbe accresciuto le rigidità in entrata, senza offrire libertà di licenziare; è sempre l articolo 18 il problema: liberateci da questo e le imprese italiane avranno il vento in poppa e quelle straniere correranno a investire in Italia ( ). E questa la posizione della Confidustria italiana? Siamo ancora all epoca delle svalutazioni competitive, questa volta a spese del lavoro? LAZIO Sabato 16 febbraio, ore FINANZA E CHIESA Dello Ior e delle nuove nomine alla banca vaticana si parlerà oggi nel convegno, organizzato dall agenzia Adista, Noi Siamo Chiesa e Comunità di base, dal titolo «Finanza e potere nella Chiesa». A confrontarsi, fra gli altri, il giornalista d inchiesta Ferruccio Pinotti (autore di numerose inchieste sui patrimoni del Vaticano), gli storici Sergio Tanzarella e Marina Caffiero, l ex abate di San Paolo Giovanni Franzoni. Nel pomeriggio tavola rotonda su «Chiesa povera: promessa disattesa o utopia impossibile?». Via dei Verbiti 1, Roma Domenica 17 febbraio, ore 11 MEDITERRANEO Giornata dedicata alla cultura del Mediterraneo, si inizia (11) con la Bancarella sprigionata & mercatino del baratto e presentazione dei laboratori attivati nel casale. A seguire (13) pranzo sociale con menù mediterraneo; (16.30) il Laboratorio Mediterraneo della Scuola popolare di musica di Testaccio presenta: «Musiche intorno al Mediterraneo». Casale Alba 2 presso il Parco di Aguzzano, entrata Via F. Corni o via G. Mazza, Roma Domenica 17 febbraio, ore 17 MALCOLM X Presentazione del libro «Malcolm X» di Manning Marable, vincitore del Premio Pulitzer Interverranno Annalucia Accardo e Sandro Portelli. Cinema Palazzo, piazza dei Sanniti 9, Roma PIEMONTE Lunedì 18 febbraio, ore PINA BAUSCH L'Associazione Piemonte Movie prosegue le proprie attività di diffusione dell'arte cinematografica su tutto il territorio regionale, con il cineforum partecipato OffiCine Piemonte Movie, propone la proiezione di «Pina» del regista Wim Wenders. Il film racconta la vita l'opera della più grande coreografa contemporanea Pina Bausch, scomparsa da pochi anni, e sarà anticipato da una selezione di cortometraggi dal concorso La danza in 1 minuto. Teatro Matteotti, via Matteotti, 1, Moncalieri SICILIA Lunedì 18 febbraio, ore 17 CORRADINO MINEO Un appuntamento per discutere di crisi con Corradino Mineo dal titolo: «Comunicazione e democrazia, quale Sicilia dopo le elezioni?». Istituto Gramsci Siciliano, via Paolo Gili, 4, Palermo TOSCANA Sabato 16 febbraio, ore VAI VALENTINA Nel decennale della morte dell autore, Guido Crepax, una serie di mostre lo ricordano in tutta Italia. Oggi inaugura «In arte Valentina», con 22 tavole originali e 6 preziose litografie. Dopo il vernissage, orario di apertura: martedì - domenica Libreria Babele, via delle Belle donne, 41 r, Firenze Sabato 16 febbraio, ore 15 NO ALLO SGOMBERO Manifestazione contro lo sgombero dell ex-colorifici. Il concentramento è fissato sabato a piazza Vittorio Emanuele. Pisa VENETO Sabato 16 febbraio, ore 11 RUSSIA «ANTI GAY» Un presidio organizzato dalle associazioni Lgbtqui venete per fermare l approvazione della legge anti-gay lesbica e trans in Russia. Piazzetta Scalette Rubiani, Verona COMMUNITY le lettere Se la viva commozione non m'inganna, mi sembra che l'iniziativa One Billion Rising del 14 febbraio contro la violenza sulle donne sia stata - per estensione planetaria, ma anche per chiarezza di contenuti, adeguatezza delle forme, capacità di favorire la partecipazione più ampia e più consapevole, mobilitando teste e cuori, pensieri e passioni, menti e corpi - la più grande manifestazione nonviolenta globale nel corso dell'intera storia umana. Ancora una volta il movimento delle donne, la sapienza delle donne, il coraggio delle donne, la lotta delle donne si conferma essere la corrente calda della nonviolenza, si conferma essere l'esperienza storica decisiva nel cammino di liberazione dell'umanità. Ed ancora una volta si conferma questa cruciale verità: che solo se si riuscirà a contrastare, sconfiggere, abolire la violenza maschile, e l'ideologia e le strutture e le prassi della violenza maschilista e patriarcale, solo allora si riuscirà a difendere e promuovere i diritti umani di tutti gli esseri umani, a realizzare pace e giustizia, civile convivenza responsabile e solidale tra tutti gli esseri umani e tra gli esseri umani e l'intero mondo vivente. La nonviolenza è in cammino con volto e con voce di donna, con passo lieve di danza, in profonda schiudente armonia, in una trama relazionale che unisce in piena coerenza mezzi e fini, che avvicina persona a persona e l'umanità intera raggiunge, riconosce, libera. E che in questa luminosa giornata anche non pochi uomini mettendosi alla scuola e all'ascolto delle donne abbiano saputo cogliere l'occasione per esprimere la volontà di rompere ogni omertà e complicità col femminicidio, col maschilismo, col patriarcato, per esprimere la scelta di opporsi alla violenza maschile, ebbene, anche questo è un dono e un frutto dell'iniziativa delle donne, del pensiero e del movimento delle donne, di cui anche il vecchio che scrive queste righe ad esse è grato con tutto il cuore. E che dopo il 14 febbraio ogni giorno continui e si estenda ed ovunque si inveri quel che il 14 febbraio è accaduto: il manifestarsi dell'impegno dell'umanità affinché cessi la violenza maschile sulle donne. Peppe Sini, Viterbo Partire almeno dall età scolare, quando la famiglia non è sufficiente. Insegnare ai bambini il rispetto delle bambine. Insegnare loro l amore per le donne. Spiegare loro che la filosofia e la religione hanno sbagliato, volutamente, criminalmente, perché hanno sempre detto che la donna è un essere inferiore. Questo bisognerebbe ripetere ai bambini maschi, come un mantra: le donne sono la vita stessa degli uomini, sono la poesia, sono la bellezza e l intelligenza, sono la conoscenza e la creatività. Questo bisognerebbe "curare" nella mente umana maschile, infantile e adulta. Si deve amarle, sempre, le donne. Lavorare, ogni giorno, perché realizzino la loro identità. Anche quando ci rendono folli, anche quando ci rendono la vita apparentemente più complicata: favorire in ogni modo che siano loro stesse, che siano libere. Che siano donne. Perché soltanto così possiamo essere uomini. Perché senza donne, non esisteremmo nemmeno, non avremmo niente da dire, non avremmo niente da fare. Se continuano a uccidere le donne, gli uomini resteranno soli. E scompariranno dalla faccia della Terra. Come un brutto ricordo. Matteo Wells, Roma Ennio Flaiano, un grande umorista della nostra società, moriva 40 anni fa (novembre 1972) ora grazie ai suoi colleghi giace beatamente nel dimenticatoio, forse perché da giornalista che la sapeva lunga, ancora prima che nascesse il moderno Festival dove anche si canta, ce la raccontava così: «Fra 30 anni l'italia non sarà come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione», quindi un paese di telebidonati sul modello Crozza! Grazie profetico Ennio di averci dato un pizzico di cultura tra tanta fuffa! Enzo Bernasconi, Varese Anche se calamita milioni di telespettatori Sanremo resta solo uno spettacolo. Non credo sia uno scandalo se la canzone italiana non è più la protagonista, come lo era nei primi festival sanremesi. Lo spettacolo ha le sue regole e le canzonette, da sole, non sono più sufficienti a sostenere un kolossal del piccolo schermo qual è il Festival. Così Sanremo è diventato un grande show-specchio dell'italia, dove le parole hanno il sopravvento su tutto, dove la comicità suscita più polemiche che risate. E dove ci sono più parole che canzoni. Mario Pulimanti, Roma VERITÀ NASCOSTE Francis Andrade violinista inglese di 48 anni, si è tolta la vita mentre era in corso un processo contro un suo ex maestro di musica che aveva abusato di lei quando era adolescente. La corte lo ha poi dichiarato colpevole per molestie ma non per stupro. Le molestie risalgono all epoca in cui Andrade aveva 14 anni ed era allieva di una famosa scuola di musica a Manchester. Il suo assalitore, che all epoca aveva 35 anni, era l affascinante direttore della scuola. C erano stati rapporti orali e lei era consenziente. Qualche anno dopo il direttore e sua moglie l avevano stuprata. La corte non ha convalidato il reato di stupro perché Andrade aveva poi dormito nello stesso letto con i suoi stupratori. Quando il legale degli accusati le ha chiesto come mai non si era allontanata immediatamente ha risposto: «Lei non ha una chiara idea di cos è essere stuprata. Che shock subisce il proprio corpo. Ci si sente quasi di meritarlo». Non era stata Andrade a denunciare il suo maestro ma la madre di uno dei suoi allievi che nel 2011 aveva informato la polizia. Il danno di sé come modo per vivere Sarantis Thanopulos INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: Nonostante tutto Andrade acconsentì di testimoniare di fronte alla corte. Poco prima del processo cercò di uccidersi una prima volta. Dopo la sua testimonianza, tre giorni prima della sua morte, inviò un sms a un amico in cui scriveva che si sentiva «stuprata un altra volta» e «frammentata». Andrade, sposata e madre di quattro figli, era considerata da tutti come donna spumeggiante, spiritosa, solare e indomita. La forza del suo carattere proteggeva una persona ferita fin dall infanzia. Era stata adottata da piccola e uno zio aveva abusato di lei all età di 8 anni. Non aveva avuto un buon rapporto con la madre adottiva e aveva perso il padre adottivo, a cui era molto legata, appena entrata nella scuola di musica. Secondo la sua dichiarazione alla corte si era danneggiata da sé per tutta la vita: era un modo per sentirsi viva. La storia di Andrade ci obbliga a ripensare all abuso sessuale degli adolescenti che presume il consenso dell abusato (che non c è nello stupro). Dato che l adolescente è in grado di sostenere un rapporto erotico consensuale, quando il suo consenso può essere considerato valido e quando no? Ciò che l esperienza analitica insegna è che il consenso dell adolescente rientra in un gioco d azzardo se il suo desiderio è stato ingannato nell infanzia. Il danno per il bambino BIANI abusato deriva dal fatto che la violenza dell azione dell altro fa leva su un esperienza piacevole. L esperienza del piacere resta incastrata nella violazione della propria soggettività di modo che per respingere la violenza occorre pure rinunciare alla soddisfazione del proprio desiderio. Con l esplosione sessuale dell adolescenza questo nodo viene al pettine perché potrebbe risultare impossibile dissociare il desiderio dalla violenza. Un premio, due mostre La nostra matita Mauro Biani riceverà oggi a Sansepolcro, il premio Cultura della Pace e Nonviolenza. L iniziativa, promossa dall associazione Cultura della pace (con la partecipazione del comune di Sansepolcro, degli «Amici del fumetto» e del Movimento Nonviolento) aveva quest anno il tema satira, «cioè quella forza pacifica capace di irridere e denunciare le malefatte del potere», scrivono gli organizzatori. Di Mauro Biani, che sarà premiato insieme all attore Marco Paolini, saranno esposti alcuni lavori in due mostre: una a Città di Castello dal 9 al 16 febbraio, l altra a Sansepolcro dal 16 al 23 febbraio. «Condanna della guerra e proposte di pace sono elementi che spesso troviamo sul palco di Paolini e sui fogli di Biani, la cui arte è fonte di ispirazione per l impegno civile», alcuni buoni motivi per aggiudicare il premio. Sperimentare situazioni in cui piacere e danno sono contigui, sfidare la sopraffazione da parte dell altro e uscirne incolumi, mantiene vivo il desiderio sotto forma di eccitazione e fa sentire di essere vivi. Andrade ha usato le sue notevoli risorse per reggere una vita di sfide (rimettendosi in piedi perfino dopo lo stupro) finché un giudizio esterno implacabile, che intendeva soccorrerla, l ha messa brutalmente di fronte alla sua contraddizione facendola soccombere. Giustizia è fatta ma la vittima ne è rimasta tragicamente estranea.

15 SABATO 16 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 15 ELEZIONI GLI SPOT DEL PD CHE SANNO SOLO DI PUBBLICITÀ Andrea Natella «O gni volta che esce una campagna del Pd un pubblicitario muore». É questa una delle battute rimbalzate dopo la presentazione dei nuovi spot del partito democratico. Sono due clip da 60 secondi con scene di vita quotidiana - una storia d'amore che inizia, la nascita di un bambino e i pensieri di una coppia che si interroga sul proprio futuro. A chiudere lo spot le musiche dell'inno di Gianna Nannini e una voce fuori campo suggerisce «Il nostro sarebbe un paese più bello se fosse più giusto». Il trattamento del film è propriamente pubblicitario. Testi, immagini e montaggio potevano essere quelli di una bella campagna per un prodotto bancario o assicurativo. Ed è proprio questo che li rende così profondamente sbagliati per un partito politico. La colpa è solo in parte dovuta alla scelta della fiction come registro narrativo per raccontare i problemi reali in cui gli spettatori possono riconoscersi. Quello che davvero infastidisce è la retorica pubblicitaria che permea ogni elemento del video. Una retorica di seduzione che funziona bene quando si tratta di promuovere la maggior parte delle merci. La pubblicità allude sempre a mondi possibili in cui il consumatore è chiamato ad affacciarsi, offre al pubblico elementi di senso che possono completare all'infinito la sua personalità. E così fanno gli spot del partito democratico. Ma ci sono categorie merceologiche per cui questa retorica non può funzionare. Quando la pubblicità deve vendere prodotti culturali e narrativi non può permettersi di fare leva su retoriche di seduzione perché queiprodotti hanno contenutipropri. Non è possibile fare lo spot di una pellicola cinematografica senza far vedere le immagini del film, non si può promuovere un libro raccontandounastoria diversadaquella contenuta nelle sue pagine. Questo perché un film, un libro, un videogioco e - a maggior ragione - un partito politico, sono una macchina narrativa autonoma in cui il consumatore deve poter entrare. Se la comunicazione politica diventa seduzione (etimologicamente condurre altrove) si lascia intendere una scarsa adesione del contenuto politico con la realtà. Idealmente la comunicazione politica dovrebbe essere sempre produttiva (etimologicamente condurre avanti), dovrebbe realizzare il contenuto narrativo nello spazio stesso in cui si manifesta, dovrebbe essere un momento di esempio del programma. La scelta della retorica pubblicitaria può forse avere un senso per partiti allo stato nascente che hanno bisogno di qualsiasi mezzo per marcare con rapidità il proprio posizionamento. Anche la comunicazione adottata dalle diverse formazioni di Silvio Berlusconi non è mai stata propriamente pubblicitaria, ha piuttosto proposto la retorica della sigla televisiva, un'introduzione emotiva e sintetica alla visione del programma. Stupisce quindi la leggerezza con cui il partito democratico ha deciso di comunicare in vista delle prossime elezioni quando in un contesto di crisi avrebbe dovuto imporre un registro di concretezza estrema, più simile agli annuncidegli annid'orodimadisonavenue raccontati da Mad Men (gli anni 40 della verità detta bene o della argomentazione esclusiva di vendita) che all'approccio emozionale degli anni novanta. Unica opportunità positiva degli spot del Pd è che l'utilizzo della voce fuori campo presta il fianco a reinterpretazioni partecipative e virali attraverso la realizzazione di video doppiaggiche possonoriconfigurare glispot nei termini di quelli che Henry Jenkins chiama spreadable media. DALLA PRIMA Tommaso Di Francesco Metti un Muos nella Sala Ovale Dove la popolazione compatta, organizzata in un comitato di lotta e sostenuta dall istituzione regionale era anche ieri in piazza contro il Muos, il Sistema satellitare della Marina statunitense che vuole trasformare quel sito in un avamposto tecnologico della guerra nel Mediterraneo, incurante del danno ambientale e della nocività delle potenti radiazioni elettromagnetiche. Tanto che il neo-eletto presidente della Regione Rosario Crocetta ha revocato le autorizzazioni al Muos. La protesta locale ieri si è trovata di fronte addirittura i marine americani impegnati nella difesa, sistemazionee attivazionedellabase. Eallafine il presidente siciliano (purtroppo non invitatoa Washington) haavuto assicurazioni dal Console americano di Napoli Donald L. Moore che, per ora, i lavori sono «sospesi» ma ha voluto protestare anche lui, contro le popolazioni locali, dichiarando «inaccettabile il blocco dei militari Usa diretti al Muos». Dunque, come si capisce, un momento di grave tensione. Speculareal «fraterno» e politicamente corretto teatrino in corso nella Sala Ovale della Casa bianca. Il motivo è presto detto. Napolitano non solo è «iperatlantico», è anche il presidente della Repubblica italiana che ha più disatteso, rispetto alle aspettative democratiche, l articolo 11 della Costituzione, quello che recita che l Italia «rifiuta la COMMUNITY I vent anni del Neoriformismo Non è quantitativa la differenza tra riforismo "debole" e riformismo "forte". Si tratta di scegliere tra normalizzazione della democrazia e critica dell economia politica «L UOMO CON IL MARTELLO», UN OPERA CHE SI TROVA NEL CUORE FINANZIARIO DI SEOUL /FOTO REUTERS guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali». Lo ha disattesoognivolta che, peraggirarneilcontenuto, ha ricordato il famoso secondo paragrafo che autorizza l Italia a mettere a disposizione delle Nazioni unite mezzi e forze per conseguire la pace. Come se il «secondo paragrafo» fosse stato scritto appostapercancellareilrifiutodella guerra, assunto fondamentale dell articolo costituzionale. Come se l Onu non venisse ogni volta impegnato a coprire le avventure belliche dei potenti della terra. Quante sonostate le guerre degli ultimianni (rinforziin Afghanistan, Libia, Mali) che hanno avuto l imprimato del Colle, e con i complimenti di Obama ripetuti anche ieri? Quanti casi Abu Omar abbiamo consegnato alla Cia e poi secretato? Così, per togliere ogni equivoco, stavolta la «visionaria» popolazione siciliana ha messo tra i due presidenti il Muos, cioè la protesta contro l impianto satellitare militare. Washington...qui Niscemi. Paolo Favilli il manifesto DIR. RESPONSABILE norma rangeri CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE benedetto vecchi (presidente), matteo bartocci, norma rangeri, silvana silvestri, luana sanguigni il nuovo manifesto società coop editrice REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, Roma via A. Bargoni 8 FAX , TEL REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONI INTERNI SEGRETERIA 576, ECONOMIA 580 AMMINISTRAZIONE ARCHIVIO POLITICA MONDO 520 -CULTURE540 TALPALIBRI 549 -VISIONI 550 -SOCIETÀ590 LE MONDE DIPLOM LETTERE 578 iscritto al n del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo 260 semestrale 135 versamento con bonifico bancario presso Banca Etica intestato a il nuovo manifesto società coop editrice via A. 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È del tutto illusorio, quindi, pensare che le dichiarazioni fatte dalla grande maggioranza degli uomini politici in questa contingenza possano modificare lineamenti di fondo, iscritti nelle logiche di più lungo periodo. Ad esempio, non ha niente di realisticocredere che in seguito alle polemiche della campagna elettorale, i corposi incroci, nei fatti, delle agende di Monti e di Bersani, finiranno per scomparire nella nuvola della retorica funzionale al breve respiro delle tattiche di posizionamento. Quanto aderenti, invece, all immanenza dei percorsi già sedimentati i molti contributi che il manifesto ha sempre continuato a pubblicare (Gianni, Pizzuti ed altri) sui processi della trasformazione economica, della trasformazione sociale. Contributi fortemente ancorati alla «realtà effettuale» tramiteanalisi ed argomentazione sulle «cose» e non sulle «parole». Non è, forse, il momento migliore per porre l accento sulle questioni che la politica deve affrontare in combinazioni temporali assai più complesse. Tuttaviabisogna sforzarsi di ragionare anche sugli incroci dei tempi brevi e dei tempi lunghi, sul senso che assume in questo presente il nostro venire «da lontano» Nella prospettiva della costruzione/ricostruzionedi unasinistra che si ponga davvero come «erede della storia del movimento operaio» i risultati delle prossime elezioni avranno certamente un peso. Saranno in grado di rallentare o accelerare un percorso. Un percorso, comunque, già iniziato ancor primadella pur positiva fase di aggregazione rappresentata dalla lista di «Rivoluzione Civile». I tempi di un processo così complesso sono ben lungi dall esaurirsi in una tornata elettorale. Torniamo a riflettere, dunque, su questa storia del movimento operaio. Sulle lezioni di questa storiain un diverso ciclo di accumulazione capitalistica. Sul senso delle cesure e delle continuità. Eric Hobsbawm, l eminente storicorecentemente scomparso, ci ha lasciato quelloche può essere considerato il più vasto e complesso cantiere, costruito ed in costruzione, concernente la storia del movimento operaio. Non solo i suoi studi hanno coperto il percorso quasi bisecolare di questa vicenda essenziale della nostra modernità, ma si sono svolti in un arco temporale di circa sessanta anni. Hobsbawm, cioè, ha vissuto sia la temperieculturale e politicadei primi anni cinquanta che quella del primo decennio del nuovo millennio. Il suo sguardo criticoin un lungo periodo fatto di mutamenti di orizzonte ci è, dunque, particolarmente prezioso per ragionare su quella «eredità». In un saggio scritto ancora negli anni Cinquanta, quando cioè il termine «riformista» era oggetto di rifiuto da tanta parte delle forme organizzate del movimento operaio, in particolare da quelle di ispirazione comunista, il grande storico, che pure era comunista, scriveva che i movimentisocialistie isindacati «debbono, nelle loro attività quotidiane, agire come se il capitalismo fosse permanente». «Fatta eccezione per i rari periodi di crisi rivoluzionaria», dunque, la storia del movimento operaio finiva per declinarsi all interno di una pratica riformista. Senza nessuna velleità di improbabili paragoni, nei miei lavori sul «riformismo» ho avanzato questa tesi: «nella lunga storia del movimento socialista ed operaio il riformismo è stato l ordinarianormalità, la normalità strutturale delle pratiche organizzative e politiche. Le rivoluzioni in atto, non il discorso sulla rivoluzione, ne sono state le contingenze extraordinarie, le cesure dell ordinario svolgimento strutturale» (Riformismo alla prova ieri e oggi, Milano, 2009). Quali sono i nessi che hanno collegato ieri le prospettive di lungo periodo su un ordine sociale diverso e la necessità di agire «come se il capitalismo fosse permanente»? In che misura questi nessi possono avere senso nella fase che stiamo attraversando? Sul primo aspetto i tempi della storia del movimento operaio ci hanno dato risposte chiare. In ogni momento del conflitto (sindacale e/o politico) nel capitalismo supposto permanente devono essere ricercati, insieme, il risultato immediato e il mutamento di equilibrio, anche se minuscolo, nei rapportisociali. Glielementidi unrapporto economico-sociale considerato naturale devono esser continuamente messi alla prova. La sinistra ispirata alle teorie critiche del capitalismo scrive ancora Hobsbawm «ha sempre avuto una funzione reale se non rivoluzionaria nel movimento, cioè quella di rendere il riformismo effettivamente riformista.è necessario uno sforzo speciale, per impedire al movimento di scivolare nel riformismo puro e semplice». (I corsivi sono miei). Questo è il punto. Questo il risultato storico della secolare vicenda del movimento operaio: lacivilizzazione del capitalismo come premessa per ulteriori percorsi. Sulla «funzione reale se non rivoluzionaria» durata per quasi due secoli non ci sono dubbi storiografici. La ricercaa proposito continua a confermare le proposizioni di Hobsbawm. Come può funzionare, però, quel meccanismo in una fase in cui il riformismo non è più riformismo?ilriformismo socialista,infatti, è stato un modo particolare di declinare l «antitesi» di cui era parte integrante. Il neoriformismo è un modo particolare di declinare le ragioni necessarie della normalizzazione della democrazia. Il neoriformismo di oggi è il rovescio del riformismo socialista. (Per il problema mi permetto di rimandare ad uno studio in cui ho analizzato più a fondo la questione: Il riformismo e il suo rovescio, Milano, 2009). In tale contesto manca la condizione di fondo perché possa essere espressa la suddetta «funzione reale». Quello che divide la sinistra ispirata alle teorie critiche del capitalismo dal neoriformismoè, appunto, il rifiuto netto da parte del neoriformismo della critica dell economia politica in qualsiasi forma. Non si tratta di una questione teorica, o, peggio, di dottrina, bensì di questione di estrema rilevanza per i comportamenti pratici delle forze politiche. Quasi vent anni di storia reale del neoriformismo (teorico e politico) hanno un peso rilevantissimo, rappresentano una prova decisiva. Questi vent anni hanno fissato un baricentro di forze che è del tutto illusorio pensare di modificare, nella sostanza, con le retoriche a sfondo elettoralistico. La differenza tra la cultura politica, tra gli strumenti di analisi economica e sociale dei neoriformisti e quelli di coloro che si muovono nell ambito delle teorie critiche del capitalismo è netta e profonda. La consapevolezza di tale dato di fatto non esclude la possibilità di rapporti politici, e, in caso, anche la necessità di rapporti politici. Tali rapporti politici possono dare buoni frutti soltanto se avvengono tra «forze» che fanno della loro autonomia culturale la leva essenziale della loro autonomia politica. Il meccanismo così bene messo in luce da Hobsbawm non può funzionare nel contesto attuale. Non ci troviamo all interno di una differenza quantitativa tra riformismo debole e riformismo forte. La differenza è qualitativa e quindi la costruzione/ricostruzione della sinistra non è possibile se non fuori dal quadro del neoriformismo. Del resto anche l antitesi politica e sociale dell età del movimentooperaiosiè costruita fuori (spesso contro) i presunti affinismi del progressismo generico. La tornata elettorale che ci apprestiamoad affrontare è anche uno di quei momenti di conflitto politico, che, come dice Hobsbawm, deve esplicarsi tramite compresenza di realismo e di volontà positiva per una prospettiva altra. Chi sceglie di vivere tale conflitto all interno della gabbia neoriformista rifiuta nei fatti, e nei fatti che contano, di sperimentare davvero le potenzialità di futuro insite nel momento attuale.

16 pagina 16 il manifesto SABATO 16 FEBBRAIO 2013 LA SCIA DI UN OGGETTO SOLCA IL CIELO DELLA CITTÀ RUSSA DI CHELYABINSK. PALLE INCANDESCENTI HANNO DISTRUTTO EDIFICI, VETRI MANDANDO IN TILT DISPOSITIVI ELETTRONICI /FOTO REUTERS/WWW.CHELYABINSK.RU/HANDOUT spazio L ULTIMA Una meteora impatta con l atmosfera terrestre nel cielo sopra gli Urali ed esplode nove volte prima di disintegrarsi. Centinaia di feriti, tra cui molti bambini, decine di edifici danneggiati a causa dell onda d urto generata. Chiuse scuole e asili. Migliaia di agenti e uomini della protezione civile soccorrono la popolazione terrorizzata. In serata un asteroide sfiora la terra. Eventi rari ma non impossibili. E la Cia non c entra niente PIOVONO PIETRE sulla Russia Eleonora Martini U na saetta infuocata nel cielo del mattino e un boato: la scossa che viene dallo spazio manda in frantumi i vetri di migliaia di case, ospedali, scuole e capannoni industriali. Panico e feriti: tra le oltre 1200 persone trasportate nei pronto soccorsi, un centinaio sono bambini. Ma il cielo grigio degli Urali attraversato ieri alle 9,30 dalla scia brillantee infuocatadel bolide è stato ripresoe fotografatoda centinaiadiangolazioni diverse. Sono immagini estremamente utili per gli astronomi e gli astrofisici che tenteranno di ricostruire in modo tridimensionale la traiettoria, e dunque l orbita di provenienza, del meteorite che improvvisamente ha attraversato l orizzonte della regione di Tchelibinsk, 1500 chilometri a est di Mosca. Una sorta di super stella cadente di qualche metro di diametro - sfuggita ai telescopi scientifici - che dallo spazio vuoto e freddo è piombata nell atmosfera terrestre, calda e densa, ad una velocità che generalmente varia tra i 12 e i 70 chilometri al secondo, esplodendo così ben nove volte e disintegrandosi in una pioggia di detriti, caduti infine in una zona poco popolata. Ma è l onda d urto provocata dalle esplosioni (la prima ad una distanza di chilometri dalla terra) adaver provocato i danni maggiori: un centinaio di persone trattenute in ospedale, due in terapia intensiva, il tetto di un capannone industriale crollato, scuolee asilichiusi intuttala regioneincastonata tra i monti degli Urali. E poi cristalli esplosi anche nei territori confinanti, dal Tyumen fino al Nord del Kazakhstan. Il panico per un evento così raro ha richiesto l intervento sul posto di 10 mila agenti di polizia e 20 mila uomini della Protezione Civile. Nonunapioggiadistelle cadenti, néil collaudo di potenti armi americane come vaneggiato dal leader nazionalista russo Zhirinovski e da complottisti di mezzo mondo. Solo un «meteorite sporadico», invece, che non si è disintegrato completamente subito dopo l impatto con l atmosfera. Un fenomeno «rarissimo» e «davvero molto strano», come lo ha definito l astrofisica Margherita Hack. Eppure è già successo: dal 1400 a oggi si contano più di 1100 eventi di questo genere anche se nella maggior parte dei casi i detriti finiscono per cadere negli oceani. Il 19 gennaio 1993, per esempio, un bolide molto brillante ha attraversato il cielo del nord Italia ed è esploso sopra la città di Lugo, in Emilia Romagna, generando onde d urto registrate da tutte le stazioni sismiche locali. E c è perfino un precedente molto più violento di quello di ieri: nel 1908 a Tunguska, in Siberia, fu presumibilmente un pezzo di cometa ad impattare con il nostro pianeta, visto che di frammenti a terra non se ne trovarono. Ma l onda d urto schiacciò al suolo 2150 chilometri quadrati di foresta, un territorio grande quanto una regione italiana. La scossa sismica venne registrata perfino a Londra. Allora, davvero si rischiò la catastrofe: «Se fosse entrata nell atmosfera terrestre tre ore prima, ilmeteoriteavrebbe impattatosu San Pietroburgo, con conseguenze devastanti», racconta l astronomo Stefano Giovanardi, uno dei curatori scientifici del Planetario di Roma, istituzione comunale dedita alla divulgazione scientifica. Si tratta, spiega lo scienziato, «per la maggior parte di asteroidi provenienti dalla regione compresa tra Marte e Giove, dove ce n è una grande concentrazione, una fascia molto vasta che dista dalla terra centinaia di milioni di chilometri». Tutto sommato, una distanza siderale contenuta, considerando che un anno luce conta 10 mila miliardi di chilometri. Nessuno lo aveva previsto. Nessuno sa da dove è arrivato e da quanto tempo orbitavanei pressidel globo terrestre. «È difficilissimo individuarli e seguirli - continua Stefano Giovanardi e in alcuni casi, come negli asteroidi Aten, possono arrivarci addosso da una direzione vicina a quella da cui vediamo il sole diventando così invisibili a qualunque telescopio». I pianetini individuati da astronomi professionisti o dilettanti sono tutti registrati in un data base mondiale vagliato dal Minor Planet Center di Boston dell Harvard College Observatory. Solo da osservazioni continue si riesce a determinarne l orbita e a prevedere l eventuale «incontro ravvicinato». Ecco perché invece è stato possibile prevedere l avvicinamento dell asteroide 2012DA14, scoperto l anno scorso, cheieri sera alle 20:25 ha sfiorato la terra passando ad una distanza minima di 27 mila chilometri, inferiore perfino a quella dei satelliti geostazionari che galleggiano a 36 mila chilometri sopra le nostre teste. «Si tratta in questo caso di un pianetinodaldiametro di 60metri, almeno dieci volte quello esploso nei cieli degli Urali». Giovanardi spiega che questo asteroide «viaggia a 8 km al secondo e in un orbita quasi sovrapposta a quella terrestre rispetto al sole». Per quanto è stato possibile verificare finora, «si avvicina a noi un paio di volte l anno, ma mai così tanto come questa volta». Eventi, quelli di ieri, molto diversi tra loro. E nessuna correlazione nemmeno col bolide avvistato nei cieli di Cuba giovedì mattina e accompagnato da una forte esplosione: «Il meteorite degli Urali si muoveva da ovest verso est, mentre DA14vieneda sud conclude Giovanardi se avessimo potuto guardare la terra stando a bordo dell asteroide atteso in serata, avremmo visto l Antartide. Gli altri pianetini vengono da tutt altra parte dello spazio». Per caso sono stati attratti dalla gravità terrestre nello stesso giorno. Visioni / DA BELA LUGOSI A DEEP IMPACT Apocalisse al cinema, un classico evergreen Giulia D Agnolo Vallan L a zona circostante il cratere di un meteorite diventava un misterioso luogo spirituale cuisolo certi esploratori possono accedere in Stalker, diretto nel 1979 dal russo Andrei Tarkovsly, dopo il grande successo internazionale della sua prima avventura sci-fi, Solaris. E, più ancora che nella fantascienza da guerra fredda degli anni 50, le meteoriti fioccavano abbondanti nel catastrofico di serie B tra fine degli anni Settanta e l inizio degli Ottanta (l esempio migliore è Meteor, del 1979, con Sean Connery alle prese con un meteorite luminoso). Solonel1998peròdue kolossal hollywoodiani si facevamo concorrenza a forza di asteroidi. Il più enorme, spettacolare e rumoroso dei due era Armageddon, di Michael Bay, dove (come nell apocalisse ideale di Karl Rove) un macigno astrale della grandezza del Texas minacciava di polverizzare tutta la East Coast degli Stati Uniti e la Finlandia. Ingaggiati dalla Nasa per fermarlo i trucidissimi lavoratori di un pozzo petrolifero Bruce Willis, Bill Patton, Ben Affleck e Billy Bob Thornton. Alla fine ce la fanno, su musica assordante degli Aereosmith. Più cerebrale Deep Impact, di Mimi Leder, immaginava i preparativi per l arrivo di un meteorite inarrestabile alla quale solo una percentuale piccolissima di terrestri potrà sopravvivere. Morgan Freeman è il presidente Usa. Duecentomila «cervelli» giudicati essenziali per il futuro dell umanità hanno il bunker garantito. Mentre a bordo del «Messia» (sic) l equipaggio considera la possibilità di sacrificarsi intercettando il sassone con il veicolo spaziale. I metoriti si schiantano sulla terra e cominciano a riprodursi in gigantesche torri di roccia cristallina, incredibilmente assetate, e che riducono gli umani in statue, nel film più indelebile del genere, The Monolith Monsters diretto nel 1957 da John Sherwood, da una storia del geniale regista di sci-fi anni 50 Jack Arnold. La popolazione terrestre viene accecata da una pioggia di meteoriti che trasformano le piante in mostri carnivore in un altro classico, The Day of the Triffids, adattato dal romanzo di John Wyndham. La sceneggiatura, inizialmente attribuita a Philip Jordan era in realtà dello scrittore black listed Bernard Gordon. Alla regia, Steve Sekley e l uomo Hammer Freddie Francis. Meteoriti quasi di casa nostra in La morte viene dallo spazio, prodotto nel 1958 da Arkoff e Gianbartolomei, con regia di Paolo Heush, su fotografia ed effetti speciali del grande Mario Bava in cui per fermare una pioggia di asteroidi generati dall esplosione di un astronave si ricorre all intero arsenale nucleare del pianeta. Tre gli esempi più antichi: Bela Lugosi e il folle dr. Ed Zorka, possessore di un frammento di meteoritein gradodi paralizzare un esercito nel serial del 1939 The Phantom Creeps. Tre invece quelli più ridicoli: un meteorite libera il cadavere di un mafioso dal blocco di cemento che lo ancorava al fondo di un fiume, e le radiazioni dell asteroide resuscitano un criminale, chesi vendicain The Day It Came to Earth, di Harry Thomason. Nell unico film diretto da Stephen King, Maximum Overdrive, la coda di una cometa dà vita propria alle machine che si ribellanocontro gli umani: il videogioco Stargame ipnotizza e poi incenerisce un personaggio. Un altro viene ammazzatoa forzadi merendine sparate da un rivenditore automatico, un bambino viene schiacciato da una ruspa. Emilio Esteves sopravvive a malapena assediato da camion inferociti in un diner.

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