INDICE. I nostri 30 anni p. 3. Carlo Cattaneo p. 4. Dalle contestazioni all autonomia (Ivano Grande) p. 5. Giugno 2002 (Sabatino D Alessandro) p.

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2 INDICE I nostri 30 anni p. 3 Carlo Cattaneo p. 4 I NOSTRI PRESIDI Dalle contestazioni all autonomia (Ivano Grande) p. 5 Giugno 2002 (Sabatino D Alessandro) p. 8 Formidabili quegli anni! (Antonio De Nicola) p. 9 La pipa di Fantini (Roberto Torchio) p. 11 LE TESTIMONIANZE I miei trent anni al Cattaneo (Paola Arnaldi Suria) p. 13 Cultura scientifica ed umanistica (Giuseppe Grimaldi) p. 15 Immagini (M. Antonietta Boscolo) p. 15 Eccomi di nuovo qui! (Patrizia Civera) p. 17 Sono stato un allievo (ricordi di ex allievi) p. 18 Segreteria e dintorni : intervista a Saverio Rotella p. 20 intervista a Salvatore Vanacore p. 22 LA SCUOLA OGGI : I DIPARTIMENTI Perché leggere poeti e narratori? (Danilo Cantamessa) p. 24 lim x 5 f ' x 5 x 5 x x 5 5ln e 30 x 5 (Vanna Gandolfi) p. 27 Le scienze naturali: tante facce di un unico ambiente (Alessandra Vai) p. 29 Comunicare con il mondo (Tiziana Broggi) p. 31 La vita va presa con filosofia (Ernesto Riva) p. 33 Prismi, piramidi, coni e cilindri (Vito Tota) p. 34 Una disciplina in dialogo (Fiorella Bagetto) p. 36 LA SCUOLA DEL FUTURO: IL CATTANEO CRESCE p. 37 I DOCUMENTI p. 38 2

3 Siamo abituati a chiamarlo il Cattaneo, da 30 anni fra i grandi licei di Torino, e ci pare naturale, ma dietro un nome c è sempre una storia, popolata di persone che si sono avvicendate in ruoli e mansioni, ed un significato, costruito nel tempo ed attestante la volontà di essere un modello fra le scuole ed un riferimento per le famiglie e gli allievi. In occasione del trentennale della intitolazione, riteniamo di dover ricordare il nostro passato, insieme a coloro che hanno portato nella scuola la loro esperienza non solo lavorativa, ma in special modo umana e culturale, ed alle voci dei ragazzi che qui si sono formati per la vita. La nostra riflessione guarda oggi con ammirazione ed affetto a quel passato che ha positivamente determinato il nostro presente e insieme ideato il futuro della nostra scuola, permettendole di rimanere coerente nel solco della solida tradizione didattica e di mantenere il ruolo di primo piano raggiunto dal Liceo. Il Cattaneo ha certamente avuto fin dalla fondazione una sua identità, strutturale e didattica, successivamente rafforzata dalle scelte operate negli anni e dal continuo impegno di tutte le sue componenti, con un opera talora ardua ma sempre proficua. L identità della nostra scuola è stata caratterizzata dall essere una struttura che, per la consapevolezza delle necessità del pubblico servizio, ha saputo mantenersi dinamica, in grado dunque di rispondere sollecitamente alle richieste esterne ed interne, nonché di reagire alle difficoltà ed ai cambiamenti, anche sociali. Il Liceo ha inoltre inteso proporre, attraverso i suoi docenti, un modello educativo/pedagogico inequivoco e della cui validità ci confermano le testimonianze degli allievi: trasmissione del sapere unitamente a spirito critico e capacità di analisi del proprio presente. La nostra scuola ha accolto in 30 anni migliaia di ragazzi, i quali hanno potuto trovare un luogo sì di studio, ma anche d incontro, di scambio di idee, di crescita umana; qui sono nate le più solide amicizie ed i progetti per il futuro per molti di noi. A quanti hanno contribuito con la loro opera a fondare la nostra scuola, a quanti hanno lavorato per la sua crescita, credendovi fermamente, ed infine a coloro che hanno contribuito a questa raccolta di testimonianze giunga il nostro sincero ringraziamento. Professoressa Laura Banchi, Edoardo Iacono e Martina Giugliano 3

4 CARLO CATTANEO Prima di iniziare questo nostro viaggio attraverso la storia del Liceo, vorremmo farvi sapere chi era Carlo Cattaneo, a cui 30 anni fa è stata intitolata la scuola. Vi proponiamo un estratto della motivazione del professor Grimaldi, che aveva proposto il nome di Cattaneo, inserita nel verbale del Collegio Docenti del 5 Maggio Carlo Cattaneo, nato a Milano nel 1801 e laureato in Giurisprudenza a Pavia nel 1824, ebbe una formazione illuministica. Insigne economista e sostenitore del pensiero scientifico, diresse la rivista Il Politecnico dal 1839 al 1844 e dal 1860 al 1863, ove si palesa quell interesse alla sintesi scientifica e quella tendenza per l impiego sociale della scienza che è tipica del Positivismo. Visse per molto tempo a Lugano, ove insegnò filosofia nel liceo cantonale e nel 1869 concluse una vita sempre aliena da compromessi e schiva da lusinghe. Tra le sue opere più significative, oltre ai numerosi scritti apparsi su Il Politecnico, si devono menzionare: L introduzione alle notizie naturali e civili della Lombardia, L insurrezione di Milano, La psicologia delle menti associate e Il corso di filosofia che raccoglie le sue lezioni tenute al liceo di Lugano. Si colloca nella corrente positivistica, pur conservando una concezione della scienza non assolutistica, che consente il pieno sviluppo storico del pensiero. Egli tende a valorizzare la funzione della scienza sul piano sociale, utilizzandone la metodologia empirica, quale criterio concreto che renda possibile l accertamento di problemi e delle difficoltà insite nelle situazioni sociali. Inoltre ne mutua il prezioso bagaglio di esperienze al fine di incidere sostanzialmente sul progresso e sulle condizioni si vita dei cittadini. Il Cattaneo invoca, in definitiva, una nuova scienza che favorisca, contro il pensiero isolato, la collaborazione delle menti associate nelle famiglie, nelle classi, nei popoli, nel genere umano per l affermazione della comune intelligenza, con metodi ed effetti che sarebbero impossibili alle menti solitarie. Nel concetto di partecipazione comune si inserisce il modello di discussione democratica che permette il formarsi di ideologie differenziate e la più corretta difesa del pluralismo. Ciò pone il Cattaneo tra i pensatori più attuali ed i suoi suggerimenti hanno oggi una validità che merita particolare attenzione. In effetti la didattica democratica, che costituisce il criterio di base del Cattaneo, ha contribuito profondamente alla formazione della nostra coscienza politica e civile che si oppone ai sistemi intolleranti e aspira a transazioni proiettate verso una crescita costante nell evolversi della storia. 4

5 I NOSTRI PRESIDI In questa sezione vi proponiamo le esperienze dei presidi che si sono avvicendati nel nostro Liceo: Ivano Grande, Sabatino D Alessandro e Antonio De Nicola insieme al ricordo che il Professor Torchio dedica al preside Fantini. DALLA CONTESTAZIONE ALL AUTONOMIA Lo dico con franchezza. Non riesco a togliermi dalla testa l'idea che Ia storia del Liceo, che ho avuto l onore di dirigere per tanti anni, si possa interpretare secondo la chiave di lettura di una formula come "Dalla contestazione alla autonomia". Perché la mia esperienza mi ha presto fatto capire che, molto al di là delle pur necessarie nozioni teoriche apprese durante la preparazione del concorso a preside, avrebbe contato la mia precedente esperienza di insegnante e il mio intuito contingente (di cui ringrazio la Provvidenza), con la capacità di scoprire... "sul campo" le necessità che il mio lavoro evidenziava. E' questo ciò che caratterizza il "divenire" più che l' "essere" di questa mia attività nella quale, credo di poterlo dire, galileianamente ho saputo cogliere a volta a volta quanto il rapporto diretto con le persone che incontravo, allievi insegnanti personale tecnico-amministrativo, mi suggeriva come necessario o almeno utile. Ecco perché posso dire che la mia direzione scolastica è stato un continuo accrescimento culturale e umano, lungo un percorso del quale non si potevano conoscere in anticipo gli sviluppi futuri o le necessità incombenti. Iniziai proprio in un momento di "contestazione" che sembrava mettere in discussione le strutture essenziali del funzionamento della scuola e capii presto che bisognava inventare qualche cosa in funzione di quanto emergeva giorno dopo giorno. Eccola la "autonomia "! Bisognava darsi delle regole sulla base delle necessità emergenti "sul campo" piuttosto che in conformità con quanto ci arrivava dalle circolari della superiore Autorità Scolastica. Confesso che è stata un' esperienza affascinante! Non nascondo che talora si poteva temere di incorrere in qualche rischio imbarazzante, ma era un prezzo da pagare. Ormai la regola era diventata quella e le occasioni o le necessità di "INVENTARE" qualche cosa non mancarono certo. Oggi che tanti aspetti della struttura scolastica sono cambiati possiamo dire, con una punta di orgoglio, di avere "PROVATO E RIPROVATO" quello che sembrava utile, in primis quello che si è concretizzato con l'etichetta della "sperimentazione". Non fu facile avviare le piccole innovazioni di orario e di programma che il DPR 419/1974 permetteva formalmente, ma con un po' di fortuna ci riuscimmo. Lasciatemi ricordare che la mia prima scoperta, dopo l'assunzione dell' incarico della presidenza, fu che le classi prime della scuola (N.B. liceo scientifico) avevano poco di veramente "scientifico"; di qui l' idea illuminante di deliberare al più presto l'attivazione di ore suppletive d' insegnamento di SCIENZE NATURALI nelle classi prime e di FISICA nelle classi seconde. Dapprima come iniziativa provvisoria con sovvenzionamento a carico 5

6 del bilancio finanziario dell Istituto, poi con regolare formalizzazione a livello ministeriale. Dopo qualche anno, si arrivò alla sperimentazione in tutto il quinquennio attraverso un doppio canale: uno con approfondimento delle SCIENZE l'altro col potenziamento del settore di MATEMATICA-FISICA. Tutto ciò con l'ausilio della competenza della professoressa Arnaldi, che non ringrazierò mai abbastanza, della professoressa Cavallone, che seppe indirizzare correttamente i miei talvolta ingenui suggerimenti, e del compianto professor Comino, con il quale concordai quella operazione di avviamento sperimentale che sarebbe diventato il PIANO NAZIONALE DI INFORMATICA, così saggiamente sostenuto dalla ministra Falcucci. Un altro aspetto della tenace volontà di "riformare", per quanto possibile, il Liceo fu l utilizzazione dello spazio dalla cosiddetta ORA ALTERNATIVA all'insegnamento della religione cattolica. Perché non approfittarne? Ed ecco così l'insegnamento suppletivo di DIRITTO per gli alunni del triennio e di EDUCAZIONE SANITARIA o SCIENZA DELL'ALIMENTAZIONE per le classi del biennio. Per questo furono utilizzati insegnanti iscritti nelle graduatorie di aspiranti a supplenza di materie "affini". Ancora mi domando come vi sia riuscito, ma tant'è: la cosa ha funzionato per parecchi anni. Forse è proprio qui la AUTONOMIA tanto auspicata, non tanto finanziaria quanto didattica. L esperimento è continuato dopo la mia uscita dal Liceo? Non ne sono a conoscenza precisa, perché da un lato il trasferimento di sede ha comportato seri problemi organizzativi che hanno imposto coraggiose semplificazioni, dall'altro la superiore autorità scolastica ha programmato essa stessa sperimentazioni distinte di tutto rispetto alle quali era necessario uniformarsi. Ma credo che il "virus" che suggerisce di prendere iniziative particolari volte a modernizzare, per dir così, la vita della scuola abbia contagiato chi guida le varie attività didattico-culturali del Liceo. Penso, per quanto ne ho capito, all'esperienza della cosiddetta "passerella", allo scambio di offerte formative tra istituti di indirizzo diverso, per esempio quella con l'istituto Tecnico Alberghiero. Avevo cominciato questo mio scritto richiamando la difficile esperienza della cosiddetta "contestazione" giovanile, che nella scuola si realizzava spesso nel fenomeno dello sterile assemblearismo, fenomeno che impegnò tante ore di scuola in incontri poco ordinati, in discussioni non sempre proficue, anche se sinceramente spontanee ma sostanzialmente poco concludenti. Erano in fondo fenomeni caratteristici di una certa epoca e comuni alla maggior parte delle scuole. A questo proposito non posso non evidenziare che, grazie a tentativi di avvicinamento personale con gli esponenti più intelligenti e aperti del movimento studentesco e grazie a suggerimenti (questa volta, sì, positivi) della superiore Autorità Scolastica volti a programmare incontri paritetici con un rappresentante qualificato del Collegio dei Docenti, furono possibili incontri periodici (talora anche in orario pomeridiano) con figure competenti nelle problematiche della psicologia adolescenziale, in qualità di "esperti", nonché incontri con il personale dell'azienda Sanitaria Locale. Quanto sopra ho esposto permetterà agli allievi delle ultime generazioni, nonché ai rispettivi genitori, di conoscere qual è stato quello che potremmo chiamare il "periodo delle origini della storia del nostro liceo. Ormai, infatti, il "Cattaneo" ha raggiunto la sua piena maturità, per grandezza e solidità, e si è inserito con onore nel panorama dei licei 6

7 cittadini. Era stato istituito (insieme all'attuale "Maiorana", del quale costituisce una specie di filiazione) per servire la zona ovest della città, e sembra aver corrisposto molto bene alle aspettative degli abitanti dei quartieri Parella, Pozzo Strada e oltre. Probabilmente dovrà ancora ampliare la sua competenza. Il mio augurio è che continui a funzionare come ha fatto finora e, perché no?, anche meglio. preside Ivano Grande Annuario : il preside Grande (l ultimo della fila centrale da sinistra) con la classe 5D 7

8 GIUGNO 2002 Perché giugno 2002? E il mese in cui fui chiamato dall Ufficio scolastico provinciale di Torino per scegliere una sede di presidenza e non fu una vera scelta perché di fatto mi venne assegnato il Liceo Cattaneo. E così è iniziato il mio percorso al Liceo Cattaneo. L impatto non fu proprio felice perché al primo contatto, nel mese di luglio 2002, trovai una scuola in pieno trasloco con scatole, scatoloni, arredi vari sparsi nei locali e nei corridoi della sede. Dovetti conoscere le persone, le modalità di lavoro, i percorsi curriculari, i metodi, i programmi, la logistica. Bisognava porre l attenzione ai problemi degli studenti delle famiglie, capire, fagocitare nel più breve tempo possibile tutto quanto era necessario per capire cosa era, cosa è, cosa voleva essere il liceo, cosa doveva essere il liceo in un contesto di scuola che era autonoma per Decreto, dal 2000, ma non certamente per convinzione culturalmente acquisita. Profondamente convinto per studi e sperimentazioni innovatrici che pongono la scuola quale realtà dinamica che va oltre la recinzione in cui è confinata, ho posto, tra gli obiettivi principali da perseguire nel mio lavoro, quello di portare il nostro liceo fuori dalla recinzione per interpretare meglio la realtà che lo invadeva quotidianamente, i suoi studenti, i suoi genitori, i suoi docenti, il suo personale ATA. Ognuno di loro consapevolmente o inconsapevolmente, quotidianamente chiedeva qualcosa di più, qualcosa di nuovo, qualcosa in cui trovare soddisfacimento di un bisogno, portava qualcosa di nuovo sia positivamente che negativamente. E da queste riflessioni che ho organizzato i miei pensieri, le mie esperienze, le mie convinzioni per costruire un liceo, una identità che poteva soddisfare varie esigenze, vari bisogni, con l occhio sempre attento al miglioramento della didattica, dei risultati, di mettere nelle migliori condizioni di ben operare docenti e studenti uniti dall obiettivo comune di acquisire e far acquisire saperi ed esperienze. Convinto assertore della didattica laboratoriale quale supporto importante della didattica teorica si approntò un piano di ammodernamento e ampliamento delle attrezzature didattiche e dei laboratori, piano di investimento che è ancora in atto, anche con le difficoltà di reperimento delle risorse che oggi ci attanagliano. Molti docenti ricordano i lunghi incontri per mettere a punto progetti nuovi, timori di fallimenti erano sempre presenti in tutti ma con il lavoro di tutti siamo riusciti nel nostro intento. Tutti hanno portato la loro esperienza e le nostre ragazze e i nostri ragazzi hanno risposto in modo molto positivo. Non dimentico il gruppo di studenti che ha partecipato all esperienza di scuola lavoro al Lingotto di Torino riuscendo tra i migliori e la loro contentezza nell essersi affermati, le ragazze e i ragazzi del Comenius, dei Progetti di Eccellenza dell area scientifica che in tutti questi anni di dirigenza del Cattaneo hanno conseguito i migliori risultati in tutti i campi che li ha visti partecipi, conseguendo sempre tra i primi e spesso primi assoluti risultati da veri protagonisti della cultura, delle scienze matematiche fisiche e naturali, nelle certificazioni di competenza linguistiche, nello sport ed in tutte le attività che hanno visto tanti nostri ragazzi e ragazze raggiungere i loro obiettivi ECDL, patentino per il ciclomotore e solo pochi veramente pochi non hanno raggiunto la meta che si erano prefissati. Grazie ragazze, grazie ragazzi, grazie professori, grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita delle idee che mi frullavano in testa all inizio del mio lavoro, e non è finita, saremo ancora tutti protagonisti del futuro del nostro liceo. preside Sabatino D Alessandro 8

9 FORMIDABILI QUEGLI ANNI! Quando sono arrivato, nel lontanissimo 1986, sono stato assegnato alle classi della succursale che era stata istituita proprio in quell'anno e, ancora, condivideva i locali con alcune classi di una scuola media. È provato che i meccanismi della mente portano ad edulcorare i ricordi, e in questo non sfuggo alla norma, per me ripensare a quegli anni significa riportarmi ad un periodo del quale ricordo solo entusiasmo, voglia di fare, idee da mettere in atto, discussioni appassionate sull'opportunità o meno di sviluppare un progetto, di inserire un certo argomento nella programmazione didattica, nel chiedere una certa attrezzatura, insomma: costruzione di cose. A proposito di costruzione: con l'aiuto del signor Carlo Ronchetti, tecnico di laboratorio di quegli anni, abbiamo smontato, caricato su un camion e rimontato un intero laboratorio di chimica con mobili, banconi e attrezzature varie che avevamo scoperto essere inutilizzato presso l IRSSAE, un Ente di sostegno alla didattica delle scuola allora attivo. Credo che il laboratorio sia ancora quello: in fondo a destra al piano terreno della succursale! Le aule erano troppo piccole per permettere di separare in modo conveniente tutti i banchi in occasione dei compiti in classe e così a fare i test si andava nell'auditorium, ribattezzato "la piscina" visto che il soffitto non pareva proprio in grado di trattenere l'acqua piovana. Un pezzetto alla volta abbiamo messo in piedi la biblioteca, il laboratorio di fisica, quello di informatica. Ricordo alcune "battaglie" in Collegio Docenti per avere i finanziamenti straordinari necessari. Discussioni che, alla lunga, hanno trasformato le divisioni in stima e cooperazione. E le feste di fine anno? Prima nel giardino della vecchia sede di via Asinari e poi nella sede nuova. L'organizzazione; la musica; l'affitto degli strumenti; la SIAE da pagare; le bibite e le patatine da comperare; il servizio d'ordine; le battute scambiate sulla porta d ingresso: "Entri solo se sei del Cattaneo", "Chi è venuto a prendere? Come si chiama sua figlia?"; le pulizie del dopo festa, accompagnare a casa l'ultimo studente del nucleo pulizia e poi a casa, dopo l'una, completamente disfatto, ma... «I ragazzi sono stati magnifici». Le gite! Pardon, i viaggi d'istruzione. Le uscite naturalistiche per "far toccare" quello che spieghi in classe, le città d'arte; le capitali e «I ragazzi sono stati magnifici». Ma sono sempre magnifici 'sti ragazzi? E il rapporto con l'autorità? Oggi faccio il preside e tocca a me rappresentare l'autorità, quindi ho una prospettiva certamente diversa da quella che avevo da docente. Ho fatto una montagna anzi un'intera catena montuosa- di corsi di aggiornamento: la missione dell'istituzione, la visione del capo d'istituto, la responsabilità dell'organizzazione del servizio e molte altre cose "da preside" ma, alla fine, concetti che da soli non servirebbero a granché senza il "buon senso" che deriva dalla pratica delle cose. Fondamentali sono state la frequentazione con l'intraprendenza del preside Ivano Grande e con la sensibilità del preside Carlo Fantini. Non cito i nomi dei colleghi con cui ho condiviso tutti questi momenti, ma loro sono parte fondamentale di questi ricordi. A ben pensarci il termine "colleghi" in questa occasione sminuisce il senso della realtà, e allora sarebbe meglio dire "amici", in qualche caso persino -e nel senso buono- "complici", "sodali". Assieme abbiamo percorso un bel tratto di strada, forse è stato l'insieme di tutte queste cose che ha determinato la forte coesione che ci ha legato. Un bel periodo! Formidabili quegli anni, direi. E un 9

10 titolo già usato, ma lo uso volentieri, perché rappresenta bene il sentimento che mi lega a quel momento e a tutti quegli amici, al mio Cattaneo. preside Antonio De Nicola Annuario : il preside De Nicola (fila centrale, primo da sinistra) con la classe 5I 10

11 LA PIPA DI FANTINI La luce che entrava dalla finestra al primo piano del Liceo illuminava e si confondeva con il fumo denso che a tratti nervosi usciva dalla pipa del Preside. Come sempre, da quando ci eravamo trasferiti nella nuova sede di via Sostegno, ero seduto alla scrivania che si trovava nello studio stesso di Fantini. Così, infatti, aveva voluto, per fare in modo che fossimo entrambi presenti nel momento in cui si dovevano prendere decisioni oppure quando riceveva i genitori degli allievi. Quella mattina, però, ricordo bene che stava passeggiando nervosamente dietro alla sua scrivania, districandosi abilmente, lui non vedente, fra la poltrona e gli spigoli del tavolo. Non dissi nulla, come ero solito fare quando lo vedevo intento a metabolizzare qualche problema del quale, per il momento, non riteneva utile parlarmi. Poi, a un certo punto, sbottò: professore, si prepari pure a sostituirmi. La frase, detta in quel contesto, mi fece sorridere e lo pregai ironicamente di non farmi scherzi, perchè non avevo tempo di fare il preside al suo posto. Quanto di vero c era nella frase di Fantini lo avrei scoperto alcuni mesi dopo, mentre mi trovavo su un tram che mi stava portando a un convegno, nel quale dovevo rappresentarlo. La telefonata mi giunse inaspettata, inconsciamente temuta per altre ragioni che non erano, però, legate alla sua vita, che se ne stava andando. Il resto è noto a chi era presente in quei giorni tristi e grandi nel nostro Liceo. Tristi per quella vita tanto amata da tutti sospesa a un filo, sempre più sottile. Grandi perché attorno a me si strinsero i Docenti e gli allievi. In realtà non era alla mia 11

12 persona che facevano riferimento ma a quella del Preside Fantini: tutti capirono che non si poteva abbandonare il Liceo al quale egli, con molta fatica, fisica e intellettuale, stava dando una nuova fisionomia, moderna e sensibile alle esigenze dell utenza. Mentre scrivo mi accorgo che, riga dopo riga, sento crescere la sensazione di inadeguatezza nel fornire a chi legge, e non ha potuto conoscerlo, un ritratto reale di Fantini. Sono costretto, allora, a fare ancora riferimento a quanto ho vissuto nei quattro anni durante i quali sono stato con lui in presidenza, prima come collaboratore poi come vice preside. Si è trattato di un esperienza che difficilmente avrei immaginato, nonostante nel mio passato vi fossero collaborazioni analoghe con altri capi di istituto. Io, in fondo un outsider della dirigenza scolastica, perché non aspiravo a tale ruolo, mi sono trovato coinvolto con Fantini in un progetto che mirava a far diventare il Liceo un centro di cultura e di attenzione particolare verso i giovani, sempre presenti nelle sue parole e nei suoi pensieri. Coloro che hanno collaborato con Fantini in quegli anni sanno bene quanto siano vere queste parole, che non devono lasciare intendere che si vivesse in una favola zuccherosa priva di momenti di discussione. Tutt altro. Ma il suo grande lascito morale è stato proprio quello di avere insegnato, ne sono certo, a tutti coloro che hanno lavorato al suo fianco, che è soprattutto importante saper ascoltare, tanto e tutti, per poi cercare la soluzione migliore al problema che ci si trova ad affrontare. L onestà e la carica umana che hanno contraddistinto i giorni difficili della sua presidenza non devono essere dimenticati da coloro che lo hanno conosciuto e non possono essere sottovalutati da quanti ora ne leggono il ricordo. A questo punto, lui, masticando la sua pipa, mi avrebbe già detto: non esagerare nei complimenti, quindi ne seguo il consiglio e mi fermo qui. Tanto lo so che sta ridendo. professor Roberto Torchio 12

13 LE TESTIMONIANZE Abbiamo raccolto testimonianze di vita all interno del nostro liceo di tutte le parti che lo compongono: professori, allievi, assistenti amministrativi e ATA. I MIEI TRENT ANNI AL CATTANEO Sono trent anni che insegno al Cattaneo e, se conto anche gli anni prima del suo battesimo (è nato come Ottavo il primo Ottobre 1975), sono ormai ben trentaquattro! Eppure a me sembra ieri e non ho nessuna intenzione di lasciarlo! Questi anni sono volati e non ho mai avuto tempo di annoiarmi nè voglia di cambiare. Il Cattaneo ed io siamo cresciuti insieme e, tra persone amiche, che si frequentano con regolarità, non ci si accorge dell invecchiamento reciproco: per rendermene conto, secondo la teoria della relatività ristretta di Einstein, dovrei incontrare, almeno su facebook, una mia gemella partita con me il primo ottobre del 1975, ma per altra destinazione (scusate la citazione, ma la fisica fa parte del mio DNA)! Come era e come è possibile annoiarsi al Cattaneo? Ci sono sempre tante cose da fare, tante iniziative da prendere... e poi lui ed io spesso ci siamo rinnovati; in questi trent anni abbiamo anche cambiato sede ben tre volte e io ho persino cambiato identità! Sono arrivata come Arnaldi, cognome di mio marito, così si faceva, e solo in questi ultimi anni ho ripreso il mio vero cognome: Suria. Passando nei corridoi gli amici di più vecchia data mi chiamano in un modo, quelli più recenti nell altro e allora come posso firmarmi per essere riconosciuta e non perdere la mia identità? Senz altro Paola Arnaldi Suria. Ricordo bene il giorno della riunione preliminare (il 31 agosto 1975): il grande Preside, Ivano Grande, ci incontrò in un aula; l Ottavo Liceo Scientifico era piccolo, aveva solo tre corsi A, B e C. Sotto la guida autorevole e paterna del Preside Grande il Liceo è cresciuto, si è dotato di laboratori, e di palestre. Con una dirigenza lungimirante e con una particolare sensibilità verso le discipline scientifiche e quelle sportive il Preside Grande diede al Liceo un impronta d avanguardia, facendolo diventare una scuola ad indirizzo scientifico di buon livello, dove però i ragazzi trovavano anche sfogo per le loro attività sportive e emergevano in tutte le competizioni del territorio. Era usanza chiudere ogni anno scolastico con una festa durante la quale si premiavano tutti gli studenti che si erano distinti nello sport; fu anche istituito un torneo di calcio con in palio la coppa del Preside. Ho più volte pensato di inserire, in quella stessa giornata, la premiazione dei ragazzi che si erano distinti sul piano scientifico; non c era ancora a livello cittadino la Festa della Matematica e alle Olimpiadi di Matematica e di Fisica 13

14 aderivano, con noi, solo pochi altri Istituti di Torino. Appena queste attività furono organizzate il Cattaneo aderì a tutte le iniziative distinguendosi anche in questo settore. Per potenziare la preparazione scientifica ben presto accanto al laboratorio di fisica e di chimica nacque un laboratorio di informatica dotato di ben sei calcolatici (le PB 100 della Casio) che sono esattamente come quelle che voi avete in cartella. Il passo successivo fu l acquisto, negli anni 80, di 4 mitici M20 dell Olivetti, con due drivers, e negli anni seguenti fu allestito un laboratorio di informatica, con otto postazioni, fornito di sonde per esperimenti di fisica on line: un vero gioiello, un laboratorio d avanguardia. Nel 1988 decidemmo di aderire al progetto nazionale per l informatica (il P.N.I.) e negli anni successivi alcune sezioni scelsero la sperimentazione naturalistico-biologica per offrire ai nostri studenti una maggiore scelta ed assecondare così gli interessi culturali di tutti. Per fornire ad ogni studente sia una buona conoscenza della fisica contemporanea sia consapevolezza di cosa significhi fare ricerca in un laboratorio internazionale, tutti i ragazzi di quarta, per molti anni anche con un parziale contributo della scuola, hanno partecipato al viaggio di istruzione al Cern di Ginevra (ricordo un articolo comparso su un giornalino della scuola nel quale si ironizzava sul fatto che il Cern era la Mecca dello studente del Cattaneo: almeno una volta nella sua vita scolastica doveva visitarlo!). Ed è anche per questo motivo, forse, che il Cattaneo ha tanti ex-alunni che si sono dedicati alla ricerca d avanguardia in Fisica e non solo. Accanto a momenti sereni ce ne sono stati altri più difficili: come quando il 2 Giugno del 1998, arrivò la notizia, a ciel sereno, che entro il 20 dello stesso mese avremmo dovuto lasciare quella sede illustre, Villa Tesoriera, che era la nostra casa!!! Fu una tegola che ci piovve in testa senza preavvviso. Lo sapevamo tutti che Villa Tesoriera era un isola verde, destinata alla città, ma ci eravamo anche illusi che mai ci avrebbero cacciati, tanto da non accorgerci neppure dei sopralluoghi dei tecnici della Provincia. Per bontà loro ci lasciarono concludere gli Esami di Stato e il trasferimento fu rimandato al 20 luglio. Furono momenti difficili: se è un problema fare un trasloco di un alloggio, immaginate uno spostamento di una scuola... e poi quale era la nostra destinazione? Una zona un po di periferia che non godeva neppure di buona fama. Ma il Cattaneo non si spaventò, affrontò anche un trasloco graduale, con ben tre siti diversi, senza contare la succursale. Infatti la nostra scuola era diventata grande e, in punta di piedi, poiché l attuale sede centrale era occupata dal Levi, ci accampammo nei locali al primo piano di Via Madonna delle Salette (attuale Levi), in qualche aula del basso fabbricato (dividendo i locali con il Provveditorato) e nel piano seminterrato della sede. E poi... il seguito, ragazzi, è la vostra storia, quella che vivete voi adesso... Un affettuoso ricordo per tutti i miei alunni di questi anni, quelli dell Arnaldi, come spesso si sono definiti... e sono davvero tanti! Grazie per quello che mi avete dato. Un grazie va anche a tutti i Colleghi che spesso, soprattutto nei momenti più difficili, mi hanno dimostrato la loro stima e la loro amicizia. Un ringraziamento al personale della Scuola che mi ha sempre dimostrato amicizia e sul quale sono sicura di poter contare in ogni momento. Infine il ricordo va a Tani e Stefano, colleghi con i quali ho fatto un lungo percorso di vera collaborazione e di amicizia, nei momenti storici della nostra scuola, e al preside Fantini: ci hanno lasciato ormai da troppo tempo e troppo presto. professoressa Paola Arnaldi Suria 14

15 CULTURA SCIENTIFICA ED UMANISTICA Nel 1979, ormai 30 anni fa, il Collegio dei Docenti dell allora VIII Liceo Scientifico di Torino, si confrontò sulle proposte da vagliare per l intitolazione dell Istituto. Dopo un attenta e approfondita valutazione delle metodologie e dei criteri didattici adottati nell ambito dell insegnamento di tutte le discipline oggetto di studio, si ritenne di intitolare il Liceo a Carlo Cattaneo, intellettuale lombardo dell Ottocento, particolarmente attento alla fusione della cultura umanistica e di quella scientifica Infatti, ciò che al Collegio dei Docenti apparve più significativo nell insegnamento del Cattaneo, furono proprio le indicazioni che Egli diede riguardo all importanza dell interdisciplinarietà delle materie scientifiche e filosofico- letterarie e alla Sua visione del progresso scientifico inteso come strumento di elevazione materiale, politica e sociale del popolo italiano. Seguendo l esempio del Cattaneo, il Collegio dei Docenti, condivise la necessità di promuovere una formazione scolastica che valorizzasse le inclinazioni degli allievi per un orientamento proficuo nella scelta universitaria, focalizzandosi sia sulla preparazione scientifica, promotrice, in modo particolare, dello sviluppo nell ambito delle nuove tecnologie degli anni 70, sia sulla preparazione letteraria e filosofica, che orienta alla valutazione critica sull uso della scienza. Si ritenne inoltre importante sensibilizzare gli allievi alle tematiche di giustizia sociale che tanto stavano a cuore al Cattaneo nonché alla valorizzazione delle differenze sociali e del pluralismo, visti in una prospettiva di crescita, di integrazione e di cooperazione dei singoli. In questo senso mi pare che il Collegio dei Docenti di allora abbia in un certo qual modo precorso i tempi, impegnandosi ad educare i ragazzi alla valorizzazione delle diversità, nell ottica di una convivenza serena e pacifica dei popoli e in una prospettiva di crescita. professor Giuseppe Grimaldi IMMAGINI Vivono in me immagini di un passato cosi vicino. Io che varco la soglia del mitico e rigoroso L.S. C. Cattaneo, incorporato nel parco della Tesoriera (era l 89). Il preside Grande, gentile e formale, mi accoglie consegnandomi le chiavi, poi mi accompagna a visitare la buia e piccola palestra femminile (quella maschile è un po più grande: i maschi è noto occupano più spazio e sono più irruenti!). Un grande atrio quadrato, testimone di ingressi frettolosi, risate, pianti, ultimi ripassi, vociosi e fumosi intervalli, incontri tra colleghi, conversazioni con allievi, feste di Carnevale e di fine anno: un po la piazza del paese, talvolta deserta talvolta piena di vita e di energia, dove tutti si conoscono, almeno di vista, perchè tutti si passa di lì. Il bar piccolo, piccolo, in fondo. Il corridoio che porta alle aule vanta una galleria di bacheche colme di foto di annate precedenti, testimoni indelebili del tempo che va. L aula insegnanti dove tutti mi sembrano vecchi e io mi sento trasparente. 15

16 Le corse affannose durante l intervallo per arrivare per il cambio d ora, da sede a succursale, lezioni in auditorium dando spazio alla fantasia. I Collegi scanditi dal tintinnio del campanellino per richiamare all ordine alunni un po cresciuti. Gli interminabili scrutini, tavole rotonde di amanuensi. Le squadre di Educazione Fisica maschili e femminili. Le lezioni nel parco tra anziani, bambini, cani e qualche matrimonio con le panchine ed i viali come attrezzi. Gli allenamenti, le condivisioni di gioie e dispiaceri per gare e tornei, i saggi per beneficenza a Piazzale Speranza, le premiazioni di fine anno con coppe, targhe e magliette, tante magliette colorate con la scritta CATTANEO for ever, magliette per tutti, premiati e no. Il sit-in davanti al Municipio per chiedere di non cambiare sede e poi Eccoci qui in questo dispersivo transatlantico tra asfalto, campi, piste, grandi e luminose palestre, la palestrina, perché gli spazi non bastano mai, nuovi e tecnologici laboratori, un bar grande grande, sotterrranei dipinti da volenterosi scolari aiutati da attivi prof., progetti, sigle, internet e burocrazia, carta e fotocopie a profusione, la bollatrice, colleghi ormai amici e compagni, colleghi che non conosci e non vedi quasi mai, continuando un cammino permeato da studenti sempre uguali e così diversi, da colleghi indaffarati sempre di corsa o immersi in chi sa quali pensieri, bidelli, segretari, presidi, che hanno lasciato e lasciano ricordi belli e brutti, emozioni, insegnamenti, amicizia. professoressa Maria Antonietta Boscolo Annuario : la professoressa Boscolo (la terza da destra seduta sulla panca), insieme alla classe 5E, alcuni colleghi e personale ATA 16

17 ECCOMI DI NUOVO QUI! Io nel settembre 1978 ero già al Cattaneo in prima C. Per noi allora era il glorioso VIII Liceo Scientifico, collocato nel bellissimo parco della Tesoriera dove potevamo andare durante gli intervalli, a fare lezione nelle tiepide giornate primaverili e dove si disputavano le finali del torneo di calcio di istituto, il calcio d inizio lo dava rigorosamente il Preside Ivano Grande. Mi ricordo ancora quando c è stato detto che il nuovo nome sarebbe stato Carlo Cattaneo noto filosofo economista e patriota: alla mia classe non piaceva e avremmo preferito Francesco Redi o Max Planch, veri scienziati. I ricordi non sono chiari ma credo che il battesimo ufficiale della scuola sia stato almeno un anno dopo ma ora poco importa. La scuola era più piccola, 5 corsi quasi completi, il preside Grande, molto autoritario ma che ascoltava e discuteva con gli studenti che avevano un discreto impegno politico, sulla scia del 68. Alcuni insegnanti erano poco disponibili al dialogo e alla mediazione ma ci hanno comunque insegnato a rispettare le regole e ad affrontare l università, altri invece sono riusciti a suscitare in noi la curiositas e la meraviglia della scoperta del sapere. Di questo voglio ringraziare Tani Vergano e Valentina Cesano veri esempi di insegnanti illuminati e più tardi (16 anni fa) colleghe preziose per la mia formazione di docente. professoressa Patrizia Civera Patrizia Civera (fila centrale, la seconda da destra) con la sua classe nel

18 SONO STATO UN ALLIEVO Sono un ex allievo, preferisco dire sono stato un allievo. In un corso, in una classe, dove c erano dei compagni che tutte le mattine per 5 anni, i più fortunati, si sono seduti ed hanno atteso l arrivo dato per imminente e certo del prof. di turno. Il quale, in effetti, si presentava con una pila di libri in braccio più pesante della nostra cartella (sarà il peso della cultura?) e poi da quella, con pazienza estraeva testi, fogli e quaderni di appunti. Alle volte pensavo: Ma il prof. non è poi così diverso da noi! Legge, scrive e prende appunti pure lui. Ora ne sono certo: per preparare una buona lezione occorre del tempo, così pure per correggere i compiti; l allievo lì per lì non pare sempre coinvolto dagli argomenti, ma nel tempo, quando le nozioni ed il metodo di studio e di lavoro servono, allora si ripescano nella memoria e le si applica. La difficoltà vera era accettare il giudizio: per me l orale o lo scritto potevano valere sempre uno 0,50 in più, certo mai in meno! Nella classe c erano i secchioni (pochi ma ben determinati a giocarsi le grazie del prof.), i medi, ovvero quelli che sudavano sui libri tutto il pomeriggio e tiravano un 6 1/2, e i goliardi, un gruppo ristretto che inventava battute su tutto, ma poi a casa studiavano più degli altri. Ricordi? Tanti. Alla mattina, quasi sempre sul filo della campanella e accolto dallo sguardo fra il complice ed il severo di Salvatore, attraversavo di corsa l atrio della Tesoriera con il rischio di inciampare in qualche prof. che usciva dalla sala insegnanti, seminascosta a sinistra. Entrato, l aula mi inghiottiva misteriosamente e, per almeno due ore, non vi era modo di alzar la testa dalle sudate carte. Non voglio raccontare nulla degli intervalli passati in coda al bar o ad inseguire inutilmente qualche graziosissima compagna (in realtà spesso rimanevo a ripassare), ma preferisco raccontare cosa è accaduto dopo. Sono entrato in una Facoltà a numero chiuso, mi sono laureato e specializzato e, vi assicuro, quando cerco un attimo per me, allora riprendo i manuali del liceo e rileggo i versi di Leopardi o La cena di Trimalcione, con un poco di nostalgia per quegli anni e molta riconoscenza per i professori che, ora ne sono consapevole, mi hanno formato soprattutto come uomo! Ludovico Bisio 18

19 Credo che i miei primi ricordi al Cattaneo non siano forse i migliori della mia vita, ma sicuramente tra i più intensi. Facevo difficoltà a integrarmi nella mia classe e non ero visto di buon occhio da buona parte dei miei compagni. Poi divenni rappresentante e tutto cambiò. Feci nuove amicizie, scoprii che il mondo scolastico non era solo un viavai di nozioni da memorizzare, ma che in qualche modo aveva una sua anima. La scuola non era mai stata così viva per me. Esistevano mille opportunità che non aspettavano altro che essere sfruttate. Corsi tra i più disparati (Biblioteconomia, Lingue, Ecdl), con corsi interni e non: cosa non veniva offerto agli studenti per aumentare la propria formazione personale! Buona parte delle mie conoscenze attuali riemergono dal Cattaneo. Così come buona parte delle mie esperienze e del mio modo di fare. E non è cosa da poco. Umberto Nizza Umberto Nizza e Andrea Favazzo (terzo e primo da destra nella fila centrale) con la loro classe 5L e la professoressa Golzio (seconda da destra seduta) Il mio ricordo più bello è l ultimo giorno passato a scuola, cioè il giorno dell orale della maturità! Enorme tensione e paura, ma anche grande soddisfazione, perché fuori si era radunata una piccola folla di circa trenta persone in attesa del mio orale, e dopo è iniziata la festa! Oltretutto il mio ultimo giorno da studente al Cattaneo è coinciso con quello da docente della professoressa Lia Golzio, vicepreside della succursale e mia insegnante di italiano. Una persona eccezionale! Ho avuto l onore di essere stato il suo ultimo allievo a sostenere l esame. Andrea Favazzo 19

20 SEGRETERIA E DINTORNI La scuola non vive solo di cultura e di progetti didattici, ma è fondamentale la parte burocratica e di collaborazioni, come ben chiariscono i nostri intervistati, i signori Saverio Rotella, amichevolmente conosciuto come Dino, ed il mitico Salvatore Vanacore, scelti fra quanti lavorano da anni al Cattaneo. Intervista a Saverio Rotella Vuole presentarsi e descrivere la sua attività all interno del nostro Liceo? Mi chiamo Saverio Rotella e sono un Assistente Amministrativo, da circa 15 anni lavoro nella Segreteria del liceo Cattaneo. Qui ho iniziato un esperienza lavorativa completamente diversa da quelle precedenti, entrando in un ambiente composto da studenti, colleghi Ata, docenti e dirigenti, insomma una grande famiglia! In tutti questi anni il liceo è cresciuto notevolmente dalla storica sede di via Asinari di Bernezzo, cui ero particolarmente affezionato, all attuale sede di via Sostegno, grazie anche all efficienza professionale del personale di Segreteria, che deve rispondere sia alle richieste dell utenza che a quelle della Direzione centrale. Quale definizione darebbe alla parola scuola? A mio parere, la scuola è un ambiente particolare, proprio perché frequentato da ragazzi, in cui, per stare, continuo a credere che occorra avere dei valori ben radicati e dei comportamenti che ne siano la piena espressione e realizzazione. Con i ragazzi, è importante innanzitutto, saper costruire dei rapporti onesti, sinceri e trasparenti, insomma umani, e a questo ho cercato di adeguare il mio atteggiamento nel lavoro quotidiano. Ho conosciuto molti giovani in questi anni e ho cercato di cooperare con gli insegnanti per risolvere situazioni non dico difficili, ma delicate; tuttora, quando mi pare che sia necessario, mi piace far sentire la mia presenza accanto a chi frequenta questa scuola. La parte amministrativa ha un ruolo importante nella gestione del Liceo? La crescita del Liceo è senza dubbio il frutto dell impegno e del senso di responsabilità di quanti vi hanno lavorato nel tempo: non è solo importante l attività didattica, ma il buon funzionamento dell intera struttura dipende dalla volontà di tutte le componenti. Ritengo che il successo della nostra scuola sia merito di tante persone: dai collaboratori scolastici ai tecnici agli amministrativi, dai docenti ai dirigenti ed ai direttori di segreteria che si sono susseguiti. Molti di loro, certo non tutti, hanno avuto lo spirito giusto dando la massima disponibilità con un unico desiderio: migliorare le proprie conoscenze con un serio impegno al fine di migliorare la qualità dei servizi e, quindi, l offerta formativa ai ragazzi, spaziando molte volte da un settore ad un altro e andando spesso al di là della propria qualifica e delle mansioni ricoperte. Il lavoro di segreteria è cambiato negli anni? La parte burocratica del comparto scuola è molto cambiata: invece di snellirsi col tempo si è complicata, richiedendo ad ognuno di noi capacità interpretative e valutazioni non sempre facili. Oggi il carico di lavoro risulta più pesante e 20

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