L altra metà del Pil. Soci & Territorio. Il talento delle donne. Da 97 a 18: gli estremi di Banca d Alba. Musica, maestro!

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1 Novembre 2011 La rivista dei Soci di

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3 La rivista dei Soci di Banca d Alba Anno III - n. 7 - Novembre L altra metà del Pil Direttore responsabile: Roberto Fiori Comitato editoriale: Dino Berardi, Riccardo Corino, Pietro Ramunno, Paolo Taricco Hanno collaborato: Laura Avidano, Bruno Gambarotta, Sergio Miravalle 6 8 Soci & Territorio Il talento delle donne Direzione, redazione, segreteria: Banca d Alba Via Cavour, Alba (CN) Tel Fax Registrazione presso: la Cancelleria del Tribunale di Alba n 3/97 del 6 marzo 1997 Registro Periodici Immagini di: Gruppo Canalensis Brando, Davide Dutto, Shutterstock, Stefania Spadoni, Tips Images Realizzazione editoriale: Well Com - Alba Progettazione grafica: Partners - Torino Dtp e Stampa: L Artigiana - Alba La rivista viene stampata in copie e inviata omaggio a tutti i Soci di Banca d Alba Cento Torri lascia agli Autori la responsabilità delle opinioni espresse negli articoli firmati Questo numero è stato chiuso in redazione il 2 novembre Da 97 a 18: gli estremi di Banca d Alba Musica, maestro! Il clarino di mio zio di Cùnico di Bruno Gambarotta Perché avere fiducia di Felice Cerruti Tiziano, al via i restauri Progetto salute, i traguardi raggiunti 24 La mia passione per la vita Stampata su carta prodotta nel rispetto dell ambiente In copertina: Rosa Cavaglià e Anna Bianco, Socie di Banca d Alba Viaggi e servizi per l Ufficio Soci Vacanze romane il taccuino di Claudio Mainini Come avere 50 anni senza sentirsi una madamin Intervista ad Alessandra Appiano Soci & Cultura 34 Lettere & Commenti

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5 5 L altra metà del Pil R osa ha 97 anni ed è la Socia più anziana di Banca d Alba. Anna ne ha da poco compiuti 18 ed è la più giovane. Dedichiamo a loro la copertina di Cento Torri, perché con questo numero abbiamo deciso di esplorare un po il nostro universo femminile. E di raccontarvi storie come quella di Roberta, che con il suo pesto ligure ha conquistato mezza Europa; o come quella di Sara, Daniela e Alessandra, che guidando un azienda impegnata in lavori di scavo, perforazione e movimento terra hanno sfatato vecchie concezioni più di tanti convegni sulle pari opportunità. Vogliamo descrivervi l impegno di Serena per sconfiggere i tumori all Istituto di Candiolo, la passione di Giulia per la scrittura fantasy e quella che ha consentito ad Alessandra di diventare una Signora del giornalismo e della tv. Storie di donne e di talenti, di successi piccoli e grandi che fanno ben sperare, anche se vanno in controtendenza. Perché le statistiche non lasciano molti dubbi: nel nostro Paese, solo il 46% delle donne ha un impiego. Di queste, il 27% lascia il posto dopo la prima gravidanza e un altro 15% non rientra dopo il secondo figlio. Chi lavora, poi, guadagna meno dei colleghi maschi: la differenza si aggira mediamente intorno al 23%. Numeri e percentuali che non vogliono raccontare la "solita" questione femminile, ma accennare una riflessione su produttività e sviluppo economico, oltre che sul grado di civiltà di un Paese. Perché è ormai ampiamente dimostrato da esperti ed economisti di tutto il mondo che, se la donna lavora, entra più ricchezza in famiglia - a patto che ci sia un sistema di servizi sociali adeguato -, aumenta il reddito, nascono più bambini e non si trascura affatto la vita familiare. Ecco allora l importanza di narrare qualche esempio positivo, guardando alle nostre Socie. Perché la forza, il coraggio, la creatività e il merito non sono solo qualità nelle quali molte donne eccellono e rendono così straordinaria l altra metà del cielo : sono risorse strategiche per la crescita dell'italia intera. Buona lettura.

6 SOCI&TERRITORIO ARTE SOMMARIVA PERNO RAMI DI RAME Per concretizzare la sua passione, la materia prima è la pazienza. Andrea Cane, impresario edile e Socio di Sommariva Perno, realizza alberi di tutte le dimensioni e fatture, utilizzando fili di rame. Può impiegare da 20 a 300 ore, a seconda della complessità. È piuttosto geloso delle sue creazioni: a volte qualcuna la regala, anche se un po a malincuore. Una delle sue più belle opere è una mimosa con foglie. Volevo arrivare a , ma temevo che il rame non reggesse, la spiegazione. Ho iniziato per scherzo, vedendo un signore che li faceva. Ho scommesso che sarei riuscito anche io a farli e così è stato. Andrea recupera i fili di rame che trova nei cantieri e quando arriva a casa li assemblea, li aggroviglia, li arrotola fino a realizzare delle vere e proprie opere d arte. Sono stato a qualche mostra, ma i visitatori sono tutti interessati all acquisto e io non ho nessuna intenzione di vendere le mie creazioni!. ALBENGA Marmellata scoutistica L ivio Bertonasco, Socio di Albenga, è stato scelto quasi per caso per partecipare come cuoco al 22 World Scout Jamboree in Svezia, grande adunata internazionale dei seguaci di Baden Powell. La Food House italiana, che ha coinvolto anche lo chef Fausto Scola, ha avuto l onore di organizzare il ricevimento ufficiale per le autorità e i capi delegazione delle oltre 190 associazioni provenienti da tutto il mondo: tra questi, l'ambasciatore d'italia in Svezia, Angelo Persiani. Essenzialità, intesa come valorizzazione di quello che si ha, il leitmotiv del menù proposto dal contingente italiano. Piatto forte: la pasta tricolore condita con pesto, V ASTI Volare, oh oh olare è una filosofia di vita. È sentirsi libera, è vedere il mondo da una diversa prospettiva. Questo è ciò che prova Silvia Binello, Socia di Asti, classe 1981, quando pilota aerei ultraleggeri. Dopo aver respirato per anni l aria dell Aviosuperficie di Boglietto di Costigliole, volando come passeggera a fianco del fidanzato Cristiano Zanon, dal 2007 è passata ai comandi. Attualmente è l unica donna del gruppo in possesso di brevetto. Purtroppo è ancora molto radicata l idea che questa sia una pratica solo maschile. In realtà le donne pilota sono molto brave: hanno il giusto mix di teoria e tecnica, una buona dose di istinto e, non per ultima, panna e pomodoro. Scout da sempre, cuoco per diletto in occasione di raduni e campi scuola, Livio definisce straordinaria questa avventura. È incredibile vedere questi ragazzi provenienti da tutto il mondo vivere insieme per 10 giorni, condividendo esperienze diverse e superando le differenze culturali. la capacità di non spingersi mai oltre i propri limiti. Il momento più bello per Silvia è stato il primo volo in solitaria. Io e l aereo eravamo una cosa sola, gli parlavo e solo quando ho avuta piena fiducia nelle mie capacità ho dato tutto motore. Quando l aereo si è posato, ad aspettarmi c erano Cristiano e due amici sull attenti. Lì ho capito che il mio sogno era diventato realtà: la piccola del campovolo ora volava da sola. Silvia ovviamente ama volare insieme a Cristiano: le emozioni più intense con il deltaplano, la sera, davanti al tramonto prima di scendere sulla pista a motore spento. Questa è l essenza del volo: il sibilo dell aria e, intorno, silenzio. Una vera marmellata, come ricorda il nome stesso dell evento. Italia in prima linea non solo per la presenza dei cuochi, ma anche per gli ingredienti, le attrezzature e il materiale impiegato: Siamo partiti con 3 Tir pieni di prodotti nostrani. Una carovana di italianità capace di garantire genuinità e qualità!. Silvia Binello accanto al suo ultraleggero RODDI A destra Livio Bertonasco al 22 World Scout Jamboree IL CAMMINO DELLA POESIA Duecentocinquanta metri di poesia, affacciata sulle colline di Langa e del Roero, un territorio ben disposto alla suggestione letteraria: il Comune scelto per ospitare questo percorso è Roddi, dove da 16 anni ha vita il Premio di poesia

7 7 ALBA E fu sera e fu mattina: un set tra Langhe e Roero U na troupe di quaranta persone, oltre 500 comparse, 300mila euro di budget: questi i numeri di E fu sera e fu mattina, ambizioso progetto cinematografico che porta la firma del giovane regista albese Emanuele Caruso. Nel cast, assieme a nomi del calibro del doppiatore di George Clooney, Francesco Pannofino, e della modella Elisa Sednaoui, anche il Socio albese Stefano Eirale, così come Socio di Alba è il direttore della fotografia, Corrado Morando. La particolarità di questo film, che dovrebbe essere girato nell estate prossima fra Langhe e Roero, sta nel fatto che si trattadi una produzione che parte del basso: 150mila euro saranno messi a disposizione da enti pubblici e privati, mentre si cercherà di raccogliere la stessa cifra proponendo a chiunque di acquistare una o più quote del film, ciascuna del valore di 50 euro. Così facendo, chi sottoscrive l acquisto diventa co-produttore, partecipando ai ricavi del botteghino. Per aderire: ASTI Colombi viaggiatori ai campionati del mondo È Q proprietario di un condominio di 4 piani con tanti mini appartamenti, ma non stiamo parlando di un impresario. Pierleone Nebiolo, Socio astigiano, nella sua casa di Castagnole Monferrato alleva colombi viaggiatori e con loro partecipa ai campionati del mondo di velocità, ottenendo eccellenti risultati. Una passione che affonda le radici nell infanzia, ma che ha trovato piena espressione solo una decina di anni fa. Oggi la sua collezione conta 123 esemplari. Le gare iniziano a luglio. Ho partecipato a competizioni in tutta Italia, ma anche in Belgio, dove la gara di velocità di colombi è considerata uno sport vero e proprio. L addestramento è meticoloso: dopo che i cuccioli abbandonano la colombaia, a giorni dalla nascita, si inizia col percorrere distanze brevi di 5 o 6 Km, aumentando mano a mano Pierleone Nebiolo il percorso: nelle gare arriviamo anche a più di 300 Km!. nella sua piccionaia oggi presieduto da Giovanni Tesio e fin dalla nascita coordinato da Margherita Vaira. Dodici bacheche opportunamente progettate da Monica Barroero che - come le stazioni di un rito tutto laico - accolgono altrettanti testi di poeti, con l intento di creare uno spazio di godimento estetico. Dal belvedere e dagli spalti del castello, convocare poeti e poesia è un po evocare le suggestioni dell Infinito leopardiano, ossia di un dolce naufragio cui le colline albesi si prestano a meraviglia. ALESSANDRIA Tempo di collezionismo uel che occorre è una casa molto spaziosa, sostiene Dario Moccagatta, Socio alessandrino di 63 anni, parlando degli oltre 300 orologi da collezione tra le mura della sua abitazione. A pendolo, da tasca, da polso o da parete, la sua raccolta vanta pezzi anche molto preziosi e particolari: uno dei più significativi, l orologio funebre in tartaruga e intarsiato, ereditato dal bisnonno insieme alla passione per la collezione. Da piccolo, durante le vacanze, andavo in campagna nella casa del mio bisnonno paterno, orologiaio in inverno e muratore in estate. Sul solaio di casa fantasticavo, giocavo e distruggevo, cercando di ripararli, parecchi orologi accumulati negli anni. Oggi Dario organizza mostre, aste benefiche, convegni e visite guidate con l associazione Tuttorologi, da lui fondata. Scopo primario, quello di divulgare e insegnare l arte dell orologeria a fine occupazionale. In collaborazione con Banca d Alba, si sta lavorando all organizzazione di una mostra presso alcune filiali, durante la quale i Soci potranno ricevere perizie gratuite sui propri orologi.

8 ECONOMIA&TERRITORIO Il talento delle Al 31 agosto 2011, le Socie di Banca d Alba erano : il 42.1% sul totale dei privati. Non inganni la percentuale: sono tantissime, se si pensa che solo a giugno il Parlamento ha approvato l'introduzione delle cosiddette "quote rosa" nei C.d.A. delle società quotate in borsa, fissando al 20% la presenza femminile dal Le donne elette alla Camera e al Senato in Italia, giusto per citare un altro esempio, sono appena l 11,5% e l 8,1% del totale. Il dato relativo a Banca d Alba, dunque, ha davvero un valore straordinario, indice della volontà di partecipazione alla vita della compagine sociale che le rappresentanti del gentil sesso esprimono. Non è tutto. Quel 42,1% acquisisce un nuovo significato anche se lo si legge in prospettiva: da quando è nata Banca d Alba, infatti, la forbice che divide i due sessi è andata sempre più assottigliandosi. La differenza scende ulteriormente, se si guarda al numero di clienti: gli uomini, a fronte di donne: sono finiti i tempi in cui a gestire le finanze erano esclusivamente i primi. Il mondo è cambiato, è un dato di fatto, e l espressione portare i pantaloni è caduta in disuso: la società offre numerosi esempi di donne che hanno dato dimostrazione, come se ce ne fosse stato bisogno, di essere in grado di partecipare con ruoli da protagoniste alla vita economica, CITANDO IVANO FOSSATI, VIAGGIO NELL UNIVERSO DELL IMPRENDITORIA FEMMINILE sociale e civile. Nel nostro Paese il percorso per giungere alla piena parità è ancora lungo, se confrontato con altre culture, quella scandinava su tutte: non mancano, tuttavia, anche da noi, esempi di rappresentanti del sesso femminile capaci di conquistare, a pieno diritto, posizioni di primo piano, a partire dal mondo

9 9 Marinella Ferrero e Marina Adriano donne del lavoro e dell imprenditoria. I territori dove Banca d Alba opera, da questo punto di vista, ancora una volta confermano livelli di eccellenza: abbiamo chiesto a cinque Socie, espressione delle anime e dei luoghi di cui la comunità dei Soci si compone, di raccontarci le loro esperienze. Storie vere, belle, di donne che hanno scelto di intraprendere avventure professionali diverse, diventando imprenditrici. Ambiti differenti, ma una base di partenza comune: l intuito femminile. Ciascuna inseguendo il proprio sogno, sono riuscite ad affermarsi nel mondo del lavoro, senza per questo rinunciare al loro essere donna. Scopriamo le loro storie. L arte di essere sarte SOCIE IN BANCA D ALBA Socie per area di residenza Alba Langa Roero Asti Torino Liguria Alessandria 598 Socie per classe di età e oltre Nella vita, a volte capita di fare incontri fortunati, che cambiano il corso dell esistenza. Quello tra Marina Adriano e Marinella Ferrero, rispettivamente 34 e 31 anni, è uno di questi. Da dipendenti a imprenditrici, il passo è breve, se si hanno la passione e le capacità di queste due ragazze albesi che, grazie alla loro voglia di fare e ai finanziamenti per i giovani imprenditori promossi da Banca d Alba, hanno saputo realizzare il loro sogno. Inizialmente erano semplici colleghe di lavoro: Marina era commessa in un negozio di abbigliamento in cui Marinella prestava servizio come sarta, per i classici ritocchi agli abiti acquistati. Un giorno, la decisione di fare insieme il grande salto: a settembre 2010 aprono una sartoria tutta loro nel centro storico di Alba, la Sartoria nell arco. Il lavoro fortunatamente non manca. La nostra è una clientela molto varia e anche le attività sono diverse: spaziamo dal semplice orlo di rifinitura alla realizzazione di abiti su misura. Chi si rivolge a noi a volte ha già il disegno di un modello e la stoffa. Altre volte c è solo l idea in testa e allora è lì che si inserisce la nostra vena più creativa. Disegniamo insieme l abito, troviamo la stoffa procurandocela dai nostri fornitori, realizziamo il vestito per intero. In questi casi l appagamento è massimo, commenta Marina. In questo primo anno di attività, l incarico che ha dato loro maggiori soddisfazioni è stato la realizzazione di un abito da sposa. Si è trattato di un lavoro molto complesso commentano. La sposa ha voluto indossare l abito della madre, ma abbiamo dovuto apportare numerose modifiche per adattare il modello alla sua figura, facendo sì che risultasse fatto apposta per lei. Un abito devi sentirlo tuo, non solo per le misure e per la taglia. Il risultato è stato sorprendente, per la felicità degli sposi, ma soprattutto nostra, che siamo riuscite a soddisfare le loro esigenze.

10 ECONOMIA&TERRITORIO Cristina Stevanin Il business della cultura orticola Cristina Stevanin, Socia di Pocapaglia, classe 1973, ha nel DNA l amore per la natura e la coltivazione della terra. Figlia della cultura orticola, per cui ogni famiglia possedeva un piccolo appezzamento di terreno dove coltivare frutta e ortaggi da conservare per la stagione invernale, a un certo punto ha deciso di fare di necessità virtù. Con l aiuto dei suoi genitori, ha saputo trasformare il timido orto di famiglia in un azienda agricola vera e propria, aumentando la produzione, ma allo stesso tempo salvaguardando i principi di una coltivazione naturale e genuina. Le attività di cui ci occupiamo sono la coltivazione, la trasformazione dei prodotti e la vendita. Io sono il jolly di famiglia: aiuto papà nell orto, mamma per l attività di trasformazione e mi occupo anche della vendita. Da Cristina potrete trovare marmellate classiche, ma anche confetture originali come quella di petali di rose o di acacia, cugnà, composta di cipolle o di peperoni e pepe; non mancano neppure dolci, crostate e torte di nocciole. Abbiamo un piccolo punto vendita in azienda, ma la maggior parte dell attività commerciale si svolge attraverso i mercatini di prodotti tipici. Giro tutti i paesi del circondario, spingendomi anche verso i Laghi; partecipo alle fiere e alle manifestazioni enogastronomiche. Inoltre abbiamo selezionato alcuni piccoli rivenditori nella nostra zona, enoteche, gastronomie e macellai, che propongono i nostri prodotti. Per non correre il rischio di annoiarsi, compatibilmente con le altre attività, Cristina organizza anche corsi di cucina, grazie all appoggio di tour operator australiani e tedeschi. Accogliamo i turisti nella nostra azienda e insegniamo loro a cucinare tagliatelle, ravioli e torte che poi potranno mangiare a pranzo o cena. Per loro è una grande soddisfazione e l adesione è ottima. Conclude Cristina: A volte penso che sia stata pura follia intraprendere questa strada. Ma una follia decisamente gratificante!. Barbara Vagliani, 48 anni, madrelingua inglese, è Socia di Asti. Nata in Nigeria da genitori italiani, ha frequentato scuole internazionali, avvicinandosi sempre di più alla cultura angloamericana. Quando nel 2001 nacquero i suoi due figli gemelli, Barbara sviluppò un obiettivo prioritario: insegnare loro sia l italiano che l inglese. Inizialmente pensò che bastasse dialogare con loro durante la giornata in entrambe le lingue, mentre si è in coda al supermercato o quando in cucina si prepara il pranzo. Ben presto si rese conto che per una formazione completa era fondamentale l utilizzo di testi scritti, adatti ai bambini. Si rimboccò le maniche fino a trovare una casa editrice inglese, la Usborne, venditrice on-line di libri in lingua per bambini. Non solo comprò i loro testi, ma prese contatti diretti, fino a diventare una loro promotrice: il suo lavoro consiste nel contattare Barbara Vagliani Do you speak english? scuole italiane e internazionali, proporre i loro testi, fare mercatini in piazza, vendere on-line. Ma Barbara non si è fermata a questo: l incontro con Vivian, un insegnante americana, le ha dato lo spunto per andare oltre. Così, facendo una scommessa con se stessa e con la realtà in cui vive, insieme a Vivian ha realizzato il Summer Camp, primo centro estivo con sede nell agriturismo L Ortolano di Asti, per bambini dai 3 ai 14 anni. Qui, con la bella stagione, oltre alle attività sportive e ai giochi, ogni giorno i ragazzi frequentano un ora e mezza di inglese con insegnanti madrelingua. Ragazzi entusiasti e genitori in visibilio: la rispondenza da parte delle famiglie è ottima. I bambini hanno una capacità di apprendimento eccezionale. La loro pronuncia è più sciolta e non si vergognano come gli adulti a parlare in un altra lingua. Considerato il successo del centro estivo, è arrivato anche un nuovo obiettivo. Il mio sogno è quello di aprire una scuola di inglese dedicata esclusivamente ai bambini. Al suo interno vorrei anche una biblioteca con testi e libri dedicati a loro, utili per l apprendimento e lo studio. Good luck, Barbara! Siamo certi che la tua caparbietà verrà premiata.

11 11 Roberta Tortello Il pesto alla conquista dell Europa Perché limitarsi a coltivare basilico? Questa è la domanda che si è posta Roberta Tortello, Socia di Albenga, classe 1977, dopo aver lasciato il nido familiare per spiccare il volo con il marito fondando una propria azienda agricola, specializzata nella produzione della pianta aromatica. Forte dell esperienza appresa da mamma e papà, dopo aver ottenuto la Dop Basilico Genovese, Roberta ha deciso di fare un passo in avanti, dedicandosi alla produzione del rinomato condimento ligure. All interno dell azienda è stata quindi ricavata una zona da adibire a laboratorio, in cui la giovane imprenditrice può realizzare i vasetti di pesto di diverse dimensioni e fatture. I clienti possono acquistare il prodotto direttamente in azienda nell area attrezzata alla vendita, ma anche on-line. La chiave del nostro procedimento è la freschezza. Il basilico che coltiviamo è cimato rigorosamente a mano, viene lavorato entro pochi minuti dalla raccolta e in questo modo si mantengono inalterate tutte le proprietà organolettiche della pianta: puntiamo tutto sulla qualità. Il nostro è un prodotto di nicchia, fresco, realizzato senza conservanti, attraverso un accurata selezione degli ingredienti. La ricetta, infatti, prevede olio extravergine di oliva ligure, Parmigiano Reggiano, Pecorino Fiore Sardo, sale marino integrale, aglio di Vassalico e pinoli di Pisa biologici. Va conservato al fresco e consumato entro 30 giorni dalla data di produzione: per questo motivo si punta su spedizioni rapide in appositi contenitori isotermici, raggiungendo nell arco delle 48 ore qualsiasi località europea tramite corriere espresso. Da poco abbiamo sottoscritto un contratto in Norvegia e qualcosa si sta muovendo anche in Francia. Insomma, questo pesto genuino e naturale può essere considerato ambasciatore italiano all estero. Un ottimo esempio di inserimento di quote rosa in un ambito prettamente maschile è rappresentato da Sara, Daniela e Alessandra Rivella, Socie di Neive, unite non solo per motivi anagrafici da un legame di parentela, ma anche per l attività professionale che hanno scelto di svolgere. Le cugine Rivella infatti, hanno deciso di portare avanti la tradizione di famiglia, prendendo le redini dell azienda dei genitori, fondata a Neive nel lontano Luigi e Giuseppe, con il papà Marcello, crearono la Neive Calcestruzzi, impresa dedicata a preconfezionamento calcestruzzo lavori di scavo, perforazione, movimenti terra, pubblici e privati. I due fratelli, avendo avuto figlie femmine, si saranno chiesti spesso: Ma che fine farà la nostra azienda?. A tal domanda, la risposta più semplice e naturale: Ce ne occupiamo noi!. E così Sara, Daniela e Alessandra si sono rimboccate le maniche, Il titolare? Siamo noi Alessandra e Sara Rivella dividendosi le mansioni a seconda delle competenze e delle professionalità di ognuna. Sara e Daniela, figlie di Luigi, si occupano rispettivamente degli uffici e della parte amministrativa; Alessandra, figlia di Giuseppe, è addetta alla sezione tecnica e di progettazione. La prima a entrare in azienda fin dalla giovane età è stata Sara; a lei si è affiancata, appena terminati gli studi in Economia e Commercio, la sorella Daniela; infine la scelta di Alessandra, laureata in Ingegneria, di dedicarsi anche lei all attività di famiglia. L azienda occupa una decina di dipendenti, tutti uomini. Con loro problemi non ce ne sono, il rapporto è confidenziale. Alcuni lavoravano già per i nostri genitori, si può dire che ci hanno viste crescere. Ci affidiamo molto alle loro capacità e conoscenze, derivate da un esperienza decennale, confidano le impresarie. Quando arrivano i clienti, tutti si aspettano di avere a che fare con degli uomini e quando scoprono che le titolari sono tutte donne rimangono un po stupiti. Presto però si rendono conto che siamo più precise, meticolose e competenti di molti colleghi uomini. La parte più difficile del loro lavoro? Incassare: ma questa non è una questione di sesso!.

12 SOCI&TERRITORIO ROSA E ANNA, LA SOCIA PIÙ ANZIANA E QUELLA PIÙ GIOVANE A CONFRONTO Da 97 a 18: gli estremi di Banca d Alba Banca d Alba al femminile: oltre alla grammatica, abbiamo cercato conferme anche nella matematica. Approfondendo il discorso sul gentil sesso che colora di rosa l universo della compagine sociale, siamo andati alla ricerca degli estremi femminili di quest ultima, trovando due Socie divise da quasi 80 primavere. Rosa Cavaglià, 97 anni compiuti a marzo, e Anna Bianco, divenuta maggiorenne solo a fine agosto, sono la Socia più anziana e la più giovane. Le abbiamo messe a confronto, per provare a scoprire le differenze generazionali. Sorprendendoci, tuttavia, nel trovare numerosi punti di contatto. Perché sono molti gli aspetti comuni, a testimonianza del fatto che Banca d Alba è fatta di persone che si somigliano perché vivono le stesse esperienze, abitano una realtà simile, locale, fatta di concretezza e quotidianità, di valori solidi e ben radicati. Ad accomunarle è il senso di appartenenza a una comunità che cresce di giorno in giorno, restando però fedele a se stessa. Conosciamole meglio. Nome Rosa. Anna. Cognome R: Cavaglià. A: Bianco. Età R: 97 anni: sono nata il 2 marzo del A: 18, compiuti da poco: sono diventata maggiorenne il 25 agosto. Dove vivete R: A Chieri, a due passi dalla filiale di Banca d Alba. A: A Monforte d Alba, nelle splendide colline delle Langhe. La vostra famiglia R: Mio papà, Pietro, era di Santena, mia madre, Giuseppina, degli Airali di Chieri. Sono quella che si dice una piemontese da sette generazioni. A: Anch io sono una piemontese Doc: i miei genitori, Massimo e Ada, sono entrambi di Monforte. Stato civile R: Sposata, poi vedova, poi di nuovo sposata per questo sono invecchiata! A: Felicemente single: sono a posto così! Titolo di studio R: Terza elementare. A: Terza media: ci siamo fermate tutte e due a tre Il vostro rapporto con la scuola R: Erano gli anni Venti, altri tempi Se si andava a scuola, bene, altrimenti, nessuno diceva niente. Io ho frequentato le scuole ad Airali di Chieri, vicino a casa. Ricordo che avevo una maestra davvero anziana, alla quale mancava un occhio Ma degli insegnamenti scolastici non ricordo molto: ero sempre fuori, a giocare all aria aperta. A: Non mi è mai piaciuto studiare, ho fatto il minimo indispensabile. Dopo le scuole medie, che ho frequentato a Monforte, ho studiato per altri due anni come Segretaria d azienda. Assolto l obbligo, mi sono iscritta a un corso per fare la parrucchiera, a Torino, viaggiando per dieci mesi in pullman, avanti e indietro tutti i giorni. e con il mondo del lavoro R: Sono in pensione ormai da parecchi anni, dopo essere stata operaia tessitrice a Chieri, presso l azienda Gallina. Fra l altro, sorgeva proprio nella piazza dove ora c è la filiale di Banca d Alba. Lavoravamo tanto, ma mi piaceva lavorare: producevamo coperte e copriletti, tutto con telai meccanici. Andavo in fabbrica a piedi, col mio Rosa Cavaglià Classe 1914 Vive a Chieri Andavo in fabbrica a piedi, col mio baracchino col caffelatte, quando facevo il primo turno

13 13 baracchino col caffelatte, quando facevo il primo turno, dalle 6 alle 14; il secondo turno andava invece dalle 14 alle 22. Questi erano gli orari ufficiali: in realtà c erano sempre da fare straordinari, che non venivano mai pagati, ma non ci si lamentava A: Anche a me capita di fare spesso degli straordinari, e oggi sono in molti i giovani che non vengono pagati Anna Bianco Classe 1993 Vive a Monforte d Alba Amo il mio lavoro: faccio la parrucchiera a Monchiero Le cose non sono poi così diverse. Amo il mio lavoro: faccio la parrucchiera a Monchiero. Sono in negozio dal martedì al sabato: comincio alle 8.30 con le prime pulizie del locale, poi arrivano i primi clienti e andiamo avanti fino a mezzogiorno. Riprendiamo alle 14.30, e avanti fino alle 18. Le nostre clienti sono principalmente donne, ma non mancano uomini e bambini. Per fortuna ho molta pazienza con i più piccoli, con i quali metto in pratica qualche trucco del mestiere: basta dare loro un bigodino col quale possano giocare per lavorare tranquillamente. Veniamo al tempo libero: leggete i giornali? R: Non tanto, a dire il vero. E più che altro riviste. A: Anch io, leggo poco, essenzialmente riviste di moda. Guardate la tv? R: Quella sì! Ne ho due e sono sempre accese: mi tengono compagnia. Magari su una ascolto la Messa, sull altra guardo dibattiti politici mi piace seguirli, anche se non ci capisco granché. A: Non ne guardo tanta. Il canale che seguo di più è Mtv, ma non solo per la musica: ci sono anche bei telefilm e programmi carini, come I soliti idioti. E quanto alla politica, zero: non mi interessa per niente. Parliamo di soldi Siete ricche? R: No, ma sono contenta di quello che ho. A: No, decisamente no, direi. Il denaro dà la felicità? R: Abbastanza: sicuramente aiuta A: Secondo me fa una buon parte della felicità. I vostri primi risparmi: come li avete impiegati? R: Non ricordo Anche se credo di averli portati a casa, come usava una volta: il mio primo stipendio è finito lì. A: Vestiti! Mi sono comprata qualcosa per me, ma anche io ne ho lasciata una parte in casa. Soldi sotto il materasso? R: Non ne ho mai messi: sempre portati in banca! A: Sotto il materasso no; li conservavo nei salvadanai, che però sono sempre durati poco! A proposito di banca, perché Banca d Alba? R: Perché è vicina a casa, ma anche perché il direttore è bello (l intervista è stata fatta alla presenza del direttore, ndr). Vedevo che la tiravano su e mi chiedevo: quando apre? A: Anche per me è stata principalmente una questione di comodità: è una banca radicata sul territorio, la sento vicina, non solo geograficamente. E il personale è davvero gentile e disponibile. Che cosa desiderereste dalla vostra banca? R: Io sono soddisfatta, spero di andare avanti sempre bene così. A: Per me la cosa più importante è che esista un rapporto di fiducia. E sono contenta di tutto ciò che viene pensato apposta per i giovani. Con che frequenza andate in banca? R: Una volta al mese, per prendere la pensione. A: Una volta al mese, per versare lo stipendio. Mai sentito parlare di internet banking? R: No, cos è? A: Sì, ma non lo uso. Da quanto tempo siete Socie? R: Mi è stato consigliato da alcuni amici, e appena ha inaugurato la filiale di Chieri ho fatto domanda: era maggio del A: Appena compiuti i 18 anni: la mia domanda è stata accettata il 12 settembre scorso. Quanti Soci ha Banca d Alba? R: Quarantamila, credo A: Non lo sapevo! Conoscete l attività della Fondazione Banca d Alba? R: Ho già fatto fisioterapia per un problema alle ginocchia, presso il centro di Borbore di Vezza d Alba mi ha fatto un gran bene! A: Non ne ho ancora avuto bisogno, per fortuna! Basta parlare di Banca Progetti futuri? R: Una bella camera al cimitero Scherzi a parte, mi piacerebbe andare avanti un altro po, potendo mantenere le cose come stanno adesso. A: Se rimane tutto così com è sarebbe una gran cosa Comunque, le solite cose: lavoro, famiglia mi accontenterei. Un consiglio all altra? R: Lavora e risparmia: sei giovane! A: Si goda la pensione, lei che può, perché io non ci arriverò, se continuiamo così!

14 SOCI&TERRITORIO TRADIZIONI&TERRITORIO Musica, maestro! Canti e danze popolari, custodi della tradizione, vivono oggi una stagione di rilancio Canti e danze popolari Preparate le scarpe da ballo e taca borgnu! : lasciamo rivivere la tradizione. La musica popolare affonda le sue radici nel racconto di esperienze di vita, nella quotidianità della gente comune: è scritta con il linguaggio del popolo e pensata per il popolo, derivazione della musica folklorica le cui origini si perdono nella notte dei tempi dalla quale ha assorbito stili e linguaggi. Saggia come solo le cose semplici sanno essere, istintiva e diretta, viscerale quasi, nella forma cantata, geometrica e precisa nella parte ballata: già, perché non potrebbe esistere musica popolare senza danza, grazie alla quale si arricchisce e si completa. Oggi, nell immaginario collettivo evoca la musica Pop, abbreviazione ormai accettata universalmente, ma lontana anni luce dall idea di partenza: a differenza della musica leggera contemporanea, infatti, quella tradizionale non è mai espressione di un unico individuo, ma si fa portavoce della collettività. Plurale, e non singolare: è la manifestazione della necessità di un intera comunità di usare uno strumento di comunicazione percepito come proprio, originale. Il suo rapporto con la cultura del territorio è molto stretto, anche se non sono mancati, nei secoli, gli influssi di altri popoli: basti pensare alle danze ispirate dai Saraceni, che hanno colpito la fantasia popolare al punto da caratterizzare con la loro presenza molte feste tradizionali. Un esempio su tutti, le colorate danze degli spadonari tipiche del Canavese, o il bal do sabre nel Cuneese.

15 15 Proprio i balli, ancor più della musica in sé, contribuiscono a caratterizzare l identità nella quale una comunità si riconosce. Dall'Irlanda all Italia, passando per Provenza e Paesi Baschi, alcuni tratti sono comuni anche a distanza di migliaia di chilometri, ma spunti peculiari di aree ben distinte garantiscono l originalità, anche grazie all uso di strumenti tipici di ciascun popolo: ad esempio, la musica scozzese è associata alle cornamuse e a un tipo di danza denominata reel, mentre in Italia, spostandosi di regione in regione, incontriamo fisarmoniche e mandolini, ocarine e scacciapensieri, e balli come la tarantella, la pizzica, il saltarello. Un po ovunque, recentemente, valorizzati da gruppi come i Lou Dalfin, i Lou Seriol e i Gai Saber, sono divenuti di moda i balli occitani, chiaro esempio di influenza francese sulla cultura delle valli piemontesi. Lasciandoci alle spalle courenta e altre danze occitane, accompagnate specialmente da fisarmonica, organetto, violino e ghironda, nei territori dove Banca d Alba è presente una delle danze più diffuse è il brando, vorticoso ed energetico girotondo al cui interno una coppia balla tenendosi per mano. Ha il suo epicentro nel Roero, con diffusione a macchia di leopardo nelle Langhe, nel Monferrato e nelle colline del Po. Nella tradizione era ballato durante alcune celebrazioni particolari come la Festa dei Coscritti (i Tirè) o il Piantar Maggio (Piantè Magg), ma anche durante le feste da ballo, dove veniva utilizzato, date le sue caratteristiche, per rompere le coppie e far sì che si ballasse tutti insieme. Un altra danza popolare molto nota, originaria del Monferrato, è la monferrina: diffusa in tutta l Italia del Nord, è conosciuta con appellativi diversi (le varianti comprendono anche manfrina e manfrone) a seconda delle zone. La versione più diffusa è quella delle Quattro province di Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza, ballabile in coppia o in cerchio. L alessandrina ha la stessa struttura bipartita della monferrina, dalla quale è assai difficile da distinguere, visto Nella pagina a fianco: i Balarìn del gruppo Canalensis Brando in esibizione In questa pagina: dall alto in basso, un brando, uno dei sonador del gruppo e un corenton

16 SOCI&TERRITORIO TRADIZIONI&TERRITORIO A destra: lo chansonnier torinese Roberto Balocco Sotto: il gruppo musicale dei Trelilu che se ne differenzia solo attraverso qualche leggera variazione delle melodie. Simile a queste è anche la giga, nelle due versioni a due e a quattro, rispettivamente con tre e cinque ballerini. La tradizione, inoltre, ha tramandato balli quali rigoudin, spouzin, piana, povra dona, burèija, senza contare le numerosissime varianti conosciute. Fra le danze diffuse in Liguria, meritano una citazione i balli delle lanternette, effettuati alla luce di modeste lanterne dal popolino nelle strade a Carnevale, in contrapposizione a quelli sontuosi dei nobili detti festoni, e la moresca, danza armata di origine antichissima, in cui il dinamico avvicendarsi nella danza di uomini e donne può ricordare certi balli spagnoli. Oltre a questi, il perigordino, ballo di corteggiamento dove si doveva creare un intesa solo con gli sguardi: lo ballavano sette uomini da una parte e sette donne dall altra, inizialmente non accoppiati. Facevano prima dei passi sul posto con le mani sui fianchi, poi un uomo andava verso una donna, che lo poteva respingere: se si incontravano, si passavano sotto il braccio e poi cominciavano i passi saltati. Era un ballo impegnativo, tanto da aver dato origine anche a un modo di dire usato a proposito di una coppia che cominciava a frequentarsi: An za fetu trei o quattru perigurdin, allua ghe semmu!. Dunque, anche grazie alla riproposizione delle danze di una volta, i canti custoditi nelle valigie della memoria tornano a vivere, rispolverati dalla passione dei moderni cantori che si fanno interpreti di questo patrimonio di tradizioni radicate nell identità stessa del territorio, di cui sono meravigliosa espressione. Con rinnovato slancio, capaci di coinvolgere un pubblico che accomuna persone dai capelli grigi e giovani, sono diversi gli artisti che hanno saputo trovare forme moderne e accattivanti per parlare alla gente con un linguaggio semplice e diretto, rigorosamente in dialetto. Dai torinesi Roberto Balocco (l autore delle cansun d la piola) e Gipo Farassino ai cantautori astigiani Paolo e Giorgio Conte, Danilo Amerio, Piero Montanaro, Paolo Frola, passando per i testi meno impegnati dei Trelilu, alfieri della terra di Langa, il cui repertorio è composto di musica e cabaret, arrivando infine alla scuola genovese dei cantautori, ricca di nomi quali Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Gino Paoli: la tradizione rivive, ancora oggi, tramandando le massime della saggezza popolare e i momenti quotidiani della gente comune. Dagli aedi dei tempi di Omero ai gruppi musicali folkloristici di oggi, passando per i menestrelli shakespeariani, la storia e la letteratura sono ricche di esempi di cantastorie. A loro, da sempre, è affidato il compito di tramandare leggende e tradizioni, gesta epiche e gesti quotidiani: eroi da una parte, gente comune dall altra.

17 17 Il clarino di mio zio di Cùnico Nato ad Asti nel 1937, ho trascorso le estati degli anni della guerra e del primo dopoguerra in campagna, nelle cascine dei nonni e di parenti vari. Nelle famiglie che mi ospitavano c'era sempre almeno un componente, vecchio o giovane, che suonava uno strumento musicale. Ricordo in particolare uno zio d'acquisto, a Cùnico (un comune di 500 abitanti), che suonava il clarino, impiegando ogni momento libero per esercitarsi; pescava spartiti da una pila alta mezzo metro posata in un angolo della grande cucina, si sedeva fuori della porta o in un angolo del camino e soffiava nello strumento dopo avere inumidito con la saliva l'ancia e averla fissata sull'imboccatura. Ho rivisto questa sequenza del film della mia infanzia quando ho letto La luna e i falò di Cesare Pavese. Ricordate il personaggio di Nuto (nella vita reale Pinolo Scaglione) che fa da guida all'io narrante del romanzo, tornato a Santo Stefano Belbo dopo vent'anni trascorsi in America? Nuto fa il falegname, vive al Salto e per dieci anni ha suonato il clarino su tutte le feste, su tutti i balli della vallata. Il romanzo è del 1950 e già si parla di quel modo di fare musica collocandolo di Bruno Gambarotta CIÒ CHE UN TEMPO ERA DIVERTIMENO INGENUO OGGI È DIVENUTO UN GESTO CULTURALE, FRUTTO DI UNA SCELTA CONSAPEVOLE in un passato che non ritorna: coi colleghi di banda arrivavano sulla festa leggeri e spediti; poi per due o tre giorni non chiudevano più la bocca né gli occhi. (...) C'erano feste, processioni, nozze; c'erano gare con le bande rivali. Era arrivato il vento della modernità e aveva spazzato via le tradizioni, con la scelta di mollare campi e vigne e trasferirsi in città per lavorare in fabbrica, con gli antiquari furbi che giravano per le cascine permutando meravigliosi mobili antichi con le cucine di fòrmica, con la diffusione degli strumenti di riproduzione meccanica della musica (l'arrivo nel bar del paese del primo juke box). Sembravamo posseduti da una specie di furia tesa a cancellare le tracce di un passato di cui vergognarsi. Nacque in quel frangente il movimento minoritario e misconosciuto dei cultori della tradizione, gli etnomusicologi che, prima che fosse troppo tardi, iniziarono a girare le campagne armati dei primi registratori Geloso per raccogliere testimonianze sonore. Si formarono i primi gruppi di musica folk, con un repertorio tradizionale rivisitato in funzione delle nuove sonorità. La musica dal vivo e i balli popolari sono ritornati in forze, presso un pubblico che manifesta un desiderio di socialità, di esperienze e di emozioni vere, non mediate da filtri tecnologici e omogeneizzanti. Accanto alle discoteche astronavi aliene atterrate in mezzo ai campi sono rinate le balere e persino i balli a palchetto. Gli spettatori e i fruitori di questo genere di musica sono cambiati: la serena e incosciente ingenuità di un tempo, quando quel modo di divertirsi era unico e naturale, si è tramutata in una scelta consapevole. Apprezzare e incoraggiare la musica e i balli popolari è diventato un gesto culturale, la rivendicazione di un passato di cui andare orgogliosi. È finita l'età dell'innocenza ed è iniziata l'età dell'orgoglio per una tradizione che non tramonta.

18 La rivoluzione terrestre, Installazione di Valerio Berruti nella chiesa di San Domenico ad Alba (v. articolo a pag.33)

19 19 Perché avere fiducia di Felice Cerruti Presidente di Banca d Alba Non è mai stato cosi difficile parlare di banca come di questi tempi. Ma se parliamo di noi, della nostra banca, dei nostri Soci, delle nostre cose, un po di parole le troviamo. A cominciare da quelle che definiscono il nostro fare quotidiano, segnato dal marchio indelebile di banca dell economia reale, distante e in un certo senso contrapposta all economia finanziaria (quella dei derivati, dei titoli tossici, delle bolle speculative) che tanti danni ha prodotto e continua, purtroppo, ancora a produrre. E cos è l economia reale se non quella delle famiglie e delle imprese che producono beni e servizi? È questa l economia che sosteniamo da 115 anni, e che continuiamo a favorire, pur in tempi difficili. È un economia che mette al centro le persone e la loro onestà prima del capitale; un economia che mette al centro lo sviluppo sostenibile prima dell uso sconsiderato di risorse; LA NOSTRA BANCA METTE AL CENTRO LE PERSONE PRIMA DEL CAPITALE, LO SVILUPPO SOSTENIBILE PRIMA DELL USO SCONSIDERATO DI RISORSE E IL RISPARMIO PRIMA DELLA SPECULAZIONE un economia che, non ultimo, mette al centro il risparmio dei nostri Soci accantonato con onestà, fatica e prudenza, prima della speculazione di breve respiro. La nostra storia centenaria, la nostra identità, il nostro essere banca cooperativa e banca locale, ci inducono a mantenere la sperimentata e sempre più valida direzione di marcia, basata sul rapporto di fiducia con i Soci e i clienti, sulla difesa del risparmio, sulle iniziative di solidarietà sociale. Ogni giorno centinaia di Soci usufruiscono gratuitamente dei nostri Centri medici, moltissime associazioni di volontariato prestano la loro opera per la nostra comunità anche grazie ai nostri contributi e molte iniziative culturali, religiose e umanitarie fanno affidamento sulla nostra banca. Abbiamo la forza e la fortuna, come ricordato in più occasioni, di poter contare su un solido patrimonio, a garanzia e tutela di Soci e clienti. Un patrimonio realizzato in oltre un secolo che, soprattutto in tempo di crisi, si pone idealmente al servizio delle comunità locali, ossia dell economia reale sopraccitata, e dà fiducia ai nostri Soci e clienti risparmiatori, che sicuramente nella nostra banca possono riporre i loro risparmi guadagnati con fatica e rinunce. Abbiamo la consapevolezza, nel nostro agire in questo periodo difficile, di avere l appoggio e il benestare dei nostri Soci e clienti. Voi Soci che, ne siamo certi, ci preferite anche perché sapete che la vostra Banca ciò che promette, mantiene.

20 BANCA&TERRITORIO L OPERA DEL MAESTRO AFFIDATA ALLE CURE DELLO STUDIO NICOLA DI ARAMENGO Tiziano,al Il dipinto su tela Il martirio di S. Lorenzo, uno dei capolavori del pittore rinascimentale Tiziano Vecellio, è giunto nello Studio Nicola Restauri di Aramengo. I lavori di restauro sono stati fortemente voluti e finanziati da Banca d Alba, e secondo le previsioni, dovrebbero terminare per marzo 2012, quando il dipinto verrà nuovamente esposto al pubblico presso Palazzo Banca d Alba, dove rimarrà fino a fine anno. L opera, un dipinto su tela di grandi

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