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1 L Ora X Né prima né dopo > Comunicato stampa > Né prima né dopo Anna Mattirolo > Conto alla rovescia Giulio Paolini > Biografia Paolini > Scheda volume

2 Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Campania Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei Giulio Paolini L Ora X Né prima né dopo Napoli, Museo Archeologico Nazionale Sala della Meridiana dal 29 novembre 2009 al 18 gennaio 2010 Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita dal 29 novembre 2009 al 18 gennaio 2010 l installazione di Giulio Paolini L Ora X. Né prima né dopo, a cura di Anna Mattirolo. La mostra è promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in collaborazione con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania ed è realizzata grazie al co-finanziamento della Regione Campania, Assessorato al Turismo e Assessorato ai Beni Culturali, nell ambito del programma di eventi denominato 6 Viaggi. L intervento ideato dall artista per la Sala della Meridiana al piano superiore del Museo, è intimamente legato al contesto espositivo. Se le dimensioni monumentali dell ambiente hanno spinto l artista a concepire un allestimento raccolto al centro dello spazio, in un atmosfera rarefatta, la presenza della Meridiana lo ha indotto a porre in risalto il tema del Tempo. Nel cuore della Sala, immersa nella penombra, sono allestiti quattro lavori recenti, in parte riformulati per l occasione: Tre per tre (Ognuno è l altro o nessuno), Alfa (Un autore senza nome), Omega (Il corpo dell opera) e Capogiro (Lo sguardo dello spettatore). Altre otto opere sono invece chiamate in scena come comparse, in forma di proiezioni a ciclo continuo su lastre trasparenti distribuite tra i lavori esposti. Complessivamente, le dodici opere scandiscono altrettanti momenti all interno di un hortus clausus: dodici come le ore dell orologio, le opere annunciano simbolicamente il loro avvicendarsi nel flusso del Tempo (Paolini). Dalle opere vere a quelle virtuali, che prima ancora di dichiararsi si disperdono nei fasci di luce, lo sguardo assiste al teatro dell opera nel suo stesso farsi e disfarsi. Tutte insieme le opere si dispongono all attesa dell Ora X : l appuntamento cui Paolini, fin dai suoi esordi, convoca sempre e di nuovo lo spettatore e se stesso nell attesa della rivelazione dell opera a venire. Alla teatrale messinscena del nucleo espositivo corrisponde un nulla di fatto : nello spazio della rappresentazione, ogni opera annuncia il suo stesso divenire, ma nel contempo si sottrae a ogni definizione ultima. Un vuoto che allude a un comunicato stampa 2 < torna all indice

3 pieno incalcolabile, indeterminato, dettato dall inesauribile susseguirsi delle diverse esperienze che danno vita all avventura dell arte (Paolini). Il Tempo nelle sue più svariate sfaccettature costituisce un vero e proprio leitmotiv della ricerca paoliniana: il Tempo immutabile della storia dell arte, in cui opere e autori si sovrappongono in una stessa identità e dove la fine coincide con l inizio; il Tempo deflagrato da cui memorie e miti riemergono come frammenti archeologici; il Tempo senza data né luogo dell opera nel suo annunciarsi; il Tempo interminabile dell attesa di un opera senza fine; il Tempo del conto alla rovescia, in cui il dopo si confonde con il prima... Il tema del Tempo è sotteso nell intero arco della mia attività: affiora già in certe opere della fine degli anni Sessanta per crescere progressivamente e raggiungere oggi una chiara preminenza (Paolini). La mostra è accompagnata da un volume Electa della collana Pesci rossi con testi di Anna Mattirolo, Giulio Paolini, Rossana S. Pecorara e Chiara Bertola, corredati da una documentazione fotografica della mostra a cura di Luciano Romano. 3

4 Enti promotori Mostra a cura di Progetto scientifico Coordinamento generale per la Soprintendenza Coordinamento generale per la Direzione Regionale Progetto di allestimento Organizzazione e comunicazione Immagine coordinata Servizi Museali Fotografie Sede Regione Campania Assessorato al Turismo Riccardo Marone Assessorato ai Beni Culturali Oberdan Forlenza Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania Gregorio Angelini Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei Mariarosaria Salvatore Anna Mattirolo Anna Mattirolo Valeria Sampaolo Anna Capuano Mariano Boggia Electa Tassinari/Vetta (Leonardo Sonnoli) Pierreci Luciano Romano Museo Archeologico Nazionale di Napoli Periodo 29 novembre gennaio 2010 Orari Tariffe dalle 9 alle (chiuso martedì) 10,00 euro intero 5,00 euro ridotto il Museo è inserito nel circuito campania > artecard prenotazione obbligatoria tel per gruppi, scuole e visite didattiche sito internet catalogo ufficio stampa Electa Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei tel Electa Enrica Steffenini tel Carolina Perreca tel informazioni tecniche 4 < torna all indice

5 Né prima né dopo Anna Mattirolo La Meridiana inserita alla fine del Settecento nel pavimento del salone secentesco, che fungeva da biblioteca dell Università di Napoli, evoca un momento storico in cui i diversi ambiti della conoscenza erano ancora strettamente connessi. Da questa tradizione nasce l esigenza di avere uno spazio dedicato alla misurazione e rappresentazione della categoria tempo; posta al centro del campo visivo, la meridiana ci ammonisce sul suo inesorabile procedere. Il tempo viene qui misurato attraverso la luce che a mezzogiorno si insinua in un foro ricavato nell angolo a sud-ovest del salone, spettatore in attesa della rivoluzione terrestre di ogni giorno. La linea della luce, muovendosi in accordo con la rivoluzione del pianeta, modifica la sua inclinazione al variare delle stagioni, dei mesi e delle costellazioni. Per quanto questa misurazione ci risulti ormai imprecisa, tuttavia è ancora l imago fedele di una manifestazione naturale non mediata dall uomo, che ha scovato le giuste misure per poterla decodificare senza tentare di riprodurne il meccanismo. Oggi il tempo nella Sala della Meridiana continua a essere scandito come nel Settecento, ma questa luce ci appare come un segno di cui ormai ignoriamo il significato, seguiamo il suo movimento come si guardano i reperti di una cultura lontana. Il nostro desiderio di misurazione non è però cambiato nel corso di questi secoli, forse perché deriva dal bisogno immutato di controllare il tempo che coincide poi con la paura di non renderci conto del suo scorrere. In un passaggio di consegne, la Sala della Meridiana ci restituisce quell enigma dell ora, così caro a Giulio Paolini, che continua ad assillarci con la prepotenza di una domanda inevasa. Agli albori della sua storia, l uomo inizia a interrogarsi su come leggere la luce che regolarmente scandisce le sue attività; dopo secoli di scoperte, ricerche, studi, alla fine dell Ottocento la stipula della Convenzione del metro sembra dare una parziale risposta al problema stabilendo quantità e unità di misura. Questa convenzione, che già nel nome evoca una sottesa falsità, regola le nostre giornate di lavoro basate, quindi, su un accordo sottoscritto da tutti noi in maniera inconscia. Forte di questa sottoscrizione, la giornata si replica e si sostenta, perdendo i suoi residui caratteri di privatezza e diventando sempre più partecipata e accessibile; è ormai parte di una grande performance collettiva l ora di internet ne è la prima diretta conseguenza di cui Paolini critica la perdita dei momenti dedicati alla riflessione. In questo tempo sincopato, dove il prima e il dopo sembrano confondersi in un unico istante eternamente contemporaneo, la percezione del tempo individuale viene dilatata verso il futuro, inseguendo i nostri desideri che, quindi, deformano il momento presente. Questa continua proiezione induce a farci rileggere il passato in funzione delle nostre aspirazioni, attribuendogli così motivazioni a posteriori. Inevitabilmente questo processo di rimozione e selezione investe anche la lettura degli avvenimenti storici, che si intersecano con la breve linea temporale delle nostre esistenze. Una storia ridotta al tempo della vita che misuriamo con strumenti scientificamente macroscopici come il secondo, che sappiamo imperfetto, e che comprendiamo in un intervallo brevissimo, se relazionato al tempo cosmico. L imperfettibilità di questa misurazione saggio dal volume 5 < torna all indice

6 ci costringe a continue risincronizzazioni collettive, che non sono poi altro che la prova di un fallimento: mandiamo avanti o indietro un istante che è adesso, solo perché lo intuiamo come tale. Un presente archeologico che, nel suo farsi, è già storicizzato da centinaia di materiali cartacei e digitali che ne attestano l esistenza e, di conseguenza, il suo essersi appena concluso. Le vestigia del passato ci sono di conforto nel dubbio di non poter stabilire un prima e un dopo nel flusso temporale in cui siamo immersi, non ci fanno arrendere alla percezione di una durata indistinta e ci convincono di poter stabilire dei paletti, dei limiti, delle consequenzialità. Parlando di Paolini, nel suo saggio del 1972, Germano Celant lo descrive come un documento storico 1 ; se la sua opera si manifesta nei progetti di esposizione, essa lo fa soprattutto come atto bibliografico; avendo in se stessa la ragione e il senso del suo essere, rifiuta il prima e il poi dell atto critico immergendosi direttamente nel tempo storico. Di questo tempo della storia non individuale, ma collettivo Paolini parla diverse volte in maniera dichiarata o attraverso le sue opere. Esse si misurano con una classicità che ha contribuito a creare i nostri attuali canoni temporali, una sorta di lente, talora deformante, con cui continuiamo a leggere il passato; usiamo le esperienze di ieri per predire il domani, nella presunta convinzione che la linea del tempo sia circolare. Se le opere sono sempre state considerate emanazione della storia, oggi l arte, come scrive Paolini, è memoria di se stessa ma anche predestinazione 2 ; dovendo quindi trovarle una nuova possibile identità, essa non è una fenomenologia, ma una filosofia della storia. La nostra conoscenza è intuitiva e si attua in un tempo relativo e le architetture temporali, dove ordiniamo il passato, sono la sintesi di rappresentazioni soggettive del tempo e di forme antiche che giungono a noi già reinterpretate; ognuna provoca una nuova deformazione e solo la storia può svolgere e dipanare le incongruenze fra queste forme chiarendo gli ordini compositi delle architetture. Una di queste è quella della nostra storia dell arte che Paolini ha visualizzato nell opera 174 (1965): le ricerche artistiche procedono per linee parallele e il principio dell unidirezionalità del tempo sembra essere messo in questione dai continui ritorni, involuzioni e rivoluzioni che la caratterizzano. La qualità del tempo che possiamo percepire distintamente è solo l istante, ed è questo che ci permette di distinguere fra un prima e un dopo; se dunque rinunciamo a essere in questo presente, come sembra voler fare l artista nelle sue ultime dichiarazioni, non ci sarà possibile fissare un discrimine fra ieri e domani. Pur nella consapevolezza che il tempo è una categoria anisotropa e asimmetrica, quindi difficilmente definibile, non riusciamo tuttavia a smettere di domandarci se sia possibile intelligere la sua natura. Il museo è chiamato a essere nel tempo, forse è anche un fenomeno del tempo, deve quindi raccogliere la sfida di rispondere a questa domanda. Come l angelo di Benjamin siamo costretti a guardare verso il passato, senza poter in alcun modo volgerci verso il futuro e dovremmo quindi abbandonarci alla visione delle macerie che ci precedono. Tuttavia il museo non può esimersi dal guardare dall altra parte e in questo senso l apertura di un nuovo spazio costituisce una presa e una prova di responsabilità nei confronti del futuro; futuro che in qualche modo stiamo già vivendo attraverso la definizione di una progettazione culturale a lungo termine, che dovrà testimoniare il presente, ma su cui lavoriamo già oggi. Le difficoltà che inevitabilmente si stagliano sul nostro percorso non possono portarci ad accettare l alternativa di una caduta libera nel tempo. In un suo recente intervento al Mart di Rovereto, Paolini ha studiato le opere della collezione; nel corso di quella che ha definito una visita privata ha conce- 6

7 pito una serie di lavori, Sala di lettura (2004), che guarda lo spazio museale come luogo di interpretazione del messaggio artistico. Tuttavia qualsiasi processo di lettura implica una scrittura e il museo deve essere quindi anche un centro di produzione, altrimenti si perderebbe il senso di questa sua funzione decodificante. Se accettiamo che l opera esprima un eternità regolata e misurata dallo spazio 3, dobbiamo fare in modo di trovare questo spazio e inserirlo all interno di un sistema di lettura contemporaneo. Mi sembra che il cortocircuito proposto da Paolini in L Ora X dia la misura di quello che siamo chiamati a realizzare come museo: poter guardare l opera in uno stato di bonheur che renda possibile, anche solo per il breve tempo della visita, una conciliazione fra tempi individuali e collettivi, in un reciproco scambio dove il vissuto personale si fa storia e il tempo dell opera entra nella vita di ognuno. Certamente la percezione richiede silenzio, come più volte Paolini ha sottolineato, ma questa condizione può essere raggiunta solo offrendo un luogo che dia a tutti la possibilità di abbandonare per un momento il tempo sincopato delle nostre esistenze. Per realizzare tutto questo c è bisogno dell impegno delle tre polarità l opera, l autore, lo spettatore a considerarsi all interno di un tempo unitario, nonostante la difficoltà di trovare un metro comune. Anna Mattirolo è storica dell arte e direttore del MAXXI Arte, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo Note 1 G. Celant, Giulio Paolini, catalogo della mostra a cura di G. Celant, New York, Galleria Sonnabend, New York 1972 (trad. it Giulio Paolini , catalogo della mostra a cura di G. Celant, Milano, Fondazione Prada, 29 ottobre - 18 dicembre 2003, Milano 2003, p. 218). 2 G. Paolini in C. Bertola, Il pescatore di perle, in L Ora X, catalogo della mostra a cura di C. Bertola, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 28 marzo - 30 maggio 2004, Edizioni Gli Ori, Prato 2004, p G. Paolini, Quattro passi. Nel museo senza muse, Einaudi, Torino 2006, pp

8 Conto alla rovescia Giulio Paolini Quando è il presente? R.M. Rilke, lettera a Lou Andreas-Salomé, 11 febbraio 1922 L artista ha perso la voce, non potremo più assistere alle sue apparizioni dal vivo. Già da tempo, del resto, da molto prima del segnale dell ora X la sua voce, pur prodiga di affermazioni e perfino insistente nelle recenti e numerose interviste, mai aveva inteso farsi davvero sentire. Paradossalmente molte delle parole spese fin qui erano tutte rivolte a invocare il silenzio, o almeno a moderare il flusso eccedente di opinioni e commenti riferiti a temi delicati come quello dell arte e della sua storia. Forse troppi equivoci sono oggi provocati dalla credenza, ampiamente condivisa, che individua l artista come interprete del suo tempo. Il tempo che conta non è il suo, ma quello dell opera, alla quale non corrisponde l arco di esperienze della vita dell autore. Al contrario, dalla vita sua o non sua l artista prende distanza tale da consentirgli di orientare lo sguardo oltre la linea dell orizzonte. Se poi l opera come sappiamo non ha un tempo suo proprio, ma appartiene a una linea continua (o circolare) che tende a riflettersi nella perennità di un modello immutabile (o imperscrutabile), possiamo davvero parlare di enigma dell ora, di qualcosa che non si manifesta ma si deposita sul fondo degli abissi del Tempo. Ci troviamo insomma in quella terra di nessuno che non può ospitarci ma dalla quale non riusciamo neppure a evadere. L artista accoglie la propria opera con discrezione e rifugge, prova imbarazzo per la dote di talento e di creatività che gli viene attribuita e che deve far valere, per esempio, in occasione delle esposizioni collettive per affrontare la prova d esame del grande pubblico ed esibire le sue sacrosante fatiche. La forzosa socializzazione dei linguaggi diversi e individuali dei singoli artisti intorno a un nodo tematico è il seme infestante, portatore di un incongruo regime di scambio innestato nel giardino segreto, nell hortus clausus della parola dell arte. Come non ricordare le antiche ma sempre attuali parole da Il Libro del Cortegiano (1528) di Baldassarre Castiglione: Usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia; perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia si po dir quella esser vera arte che non pare esser arte perché se è scoperta, leva in tutto il credito e fa l omo poco estimato. L artista che resta nel suo studio rinuncia ai propri diritti civili e alla proposta indecente dell amplificazione sociale del suo ruolo (o non-ruolo). L artista, un tempo maledetto, oggi pressoché unanimemente benedetto, dovrebbe essere a parer mio semplicemente non detto, nel senso di non insignito di quel valore primario che spetta invece all opera in quanto tale, perché originata dalla stessa dinastia che la precede nel Tempo e dalla quale discende in linea diretta. Un opera, per essere autentica, deve dimenticare il suo autore. Tra le pareti del mio studio posso contare sugli strumenti di lavoro più fede- saggio dal volume 8 < torna all indice

9 li (matite, squadre, compassi ). Lì riesco a fingere di esistere, a mettere ordine tra le mie carte: o meglio, mettere in scena un finto e calcolato disordine per farmi credere di essere all opera. A breve distanza (pochi passi mi separano dal numero 6 di via Carlo Alberto) Friedrich Nietzsche firmava le sue Lettere da Torino e doveva salire o precipitare? all ultimo piano di quell edificio per varcare la soglia dello squilibrio mentale, cedere alla vertigine e inoltrarsi in un vicolo cieco. Tutto questo (anche se non so bene perché) mi ricorda la Parabola del padrone e dei suoi servi: l uomo, dovendosi assentare per qualche tempo dalla sua dimora, affidò a tre fedeli servitori tre uguali somme di denaro perché potessero far fronte a ogni eventuale necessità. I primi due impegnarono le loro somme in attività redditizie, tali cioè da far fruttare quel denaro disponibile; il terzo invece pensò di sotterrare la somma e di metterla così al sicuro. Fu lui, quest ultimo, a ricevere il rimprovero del suo padrone: il denaro andava impiegato per mettere a frutto il dono del proprio talento e così farlo rendere. Ma è proprio con lui che avrei invece condiviso la scelta di nascondere, custodire qualcosa: la mia presunta e pretestuosa autorità, l ignobile talento che mi è stato attribuito ma che non mi appartiene e del quale non intendo dare pubblica dimostrazione. L artista non è un esploratore, non mira alla conquista dell Eldorado, non procede al di là dei suoi stessi passi alla ricerca di effetti speciali. È semmai un archeologo intento a scavare nel sottosuolo senza altre aspettative che non siano quelle di poter insistere nel suo stesso fare e disfare Chiedo scusa, agli artisti e non solo: ai critici, ai conoscitori, agli storici, ai visitatori ma non ai lettori, ai quali vorrei invece fare una confidenza. Nei musei, e in ogni altro luogo in generale, allo sguardo capita abitualmente di cogliere una visione d insieme dove la quantità s impone a tutta prima sulla qualità dei quadri alle pareti. Le cornici, opportunamente distribuite secondo l economia degli spazi disponibili, si dispongono in ordine regolare, l una accanto all altra. Devo confessare che è proprio questa la visione che più mi attrae, e mi convince, prima ancora di accedere all osservazione dei singoli elementi che la compongono. L esistenza (qui o altrove) di quei quadri (quelli o altri ancora) è l attesa conferma, l effettiva constatazione di un mondo parallelo, senza ingombro e senza peso appunto sospeso un ordine misurato e silenzioso contrapposto al germinare organico e casuale di ogni altro possibile accadimento. Non importa se non arriviamo a percepire una a una ogni singola immagine. Anzi, è questo il privilegio, l incanto, la visione da cogliere: visione mentale, certo, ma quale visione non lo è? Siamo stati in molti ad aver scavato la fossa alla parola ispirazione, decisi a sostituirla con termini come indagine o ricerca ; però un indagine (sempre vagamente poliziesca) o una ricerca (sempre vagamente scientifica) si rivolgono a qualcosa posto al di fuori di sé. L opera d arte,rivolgendosi invece soltanto a se stessa, ha invece il privilegio di non sapere e soprattutto non volere dimostrare alcunché. Non mi nascondo che queste considerazioni, questi pensieri siano suggeriti dall età, dal peso crescente della sfera umorale-affettiva, da una certa inclinazione alla malinconia che toglie slancio alla dominante speculativa degli anni giovanili, all illusione di onnipotenza e di immortalità della stagione dell adolescenza; pensieri appunto ispirati dall imminenza di una senilità che sembra sopraggiungere senza transitare attraverso la maturità dell età adulta. 9

10 Ma non scopro proprio nulla Anzi per meglio dire scopro che nulla è già stato perché tutto è ancora e sempre uguale a se stesso: tutto galleggia come al primo istante sul mare dell eternità. Ed è grazie alla lettura dei primi filosofi di Parmenide in particolare, conosciuto su quella spiaggia di Capo Palinuro che un tempo ero solito frequentare se mi sono convinto del primato del prima, dell origine della verità che, seppur nascosta come ha da essere, si colloca nel suo luogo naturale: all inizio e non alla fine dell esperienza. Chi scrive è disposto a dimenticare tutto o quasi, perfino il suo nome, ma non a rinunciare alle urgenze che hanno contraddistinto e tuttora muovono le sue iniziative. L artista e continuo a non fare il suo nome è pronto a passare le consegne, a sottrarsi alle cronache e affidare i suoi gesti alla pazienza e alla devozione degli archivi. Ho già sostenuto altre volte come l artista non sia autore della sua opera, la quale in certo modo è già da sempre annunciata, prefigurata e preesistente, ma di quell opera sia soltanto attore e dunque latore della sua rappresentazione. Attore che lascia ora il palcoscenico trasferendosi dietro le quinte ad abitare il retroscena. Un trasloco di breve distanza ma comunque significativo: una sorta di clausura, una scelta dovuta soprattutto all insofferenza per le ovvietà e le approssimazioni del cosiddetto mondo dell informazione. E non sono errori di forma, ma vizi capitali: la forma non sbaglia mai, non può sbagliare perché una forma è vuota, è il vuoto stesso che appunto si conforma e si rende visibile al nostro sguardo. L importante è non formulare, non pretendere di esprimersi sapendo di farlo. È in atto una vera e propria asfissia provocata dal vasto processo, ormai giunto a saturazione, fondato su quel falso valore, enfatico e illusorio, chiamato comunicazione. Credo che tutto, in arte, si possa osare purché consapevoli dell impossibilità (della pretenziosità) di arrivare a dire o a capire. Inutile, o per lo meno rischioso, perché spesso è ingannevole o fuorviante il tentativo di cercare riparo nel lasciapassare della mediazione culturale. Occorre soprattutto arrivare ad ammettere la vanità, l inconsistenza di questo voler arrivare a dire o a capire. L arte non si dimostra: semplicemente, discretamente si afferma. L arte è contemporanea soltanto al proprio passato, così come tende ad assomigliare al proprio futuro: nel presente si affatica a trovare un identità che nessuno è in grado di attribuirle. Tutti invece alzano subito la voce, da una parte e dall altra, impegnati da un lato a strafare, a occupare quanto più spazio possibile, produrre opere sempre più invadenti; dall altro a discutere, a spiegare l inspiegabile, a fornire valutazioni non richieste perché fuori luogo e, soprattutto, fuori tempo. Occorre cioè appurare se si possa autorizzare una propria convinzione a diventare un affermazione. In altri termini, non esprimere alcunché significa forse non avere un idea propria, non saperne nulla? Dire, come mi è capitato di dire, chi si esprime è perduto non è assenza di una personale valutazione, ma esortazione al contenimento di un opinione che pur si possiede, ma che non si vuole trasformare in una perentoria affermazione. Nei miei quadri il tentativo è sempre quello di decifrare quale immagine potrà mai configurarsi per effetto di una ricerca che non tende a cogliere la verità, ma piuttosto a intravedere o addirittura rivelare l immagine che sembra appartenere a questo o a quel quadro. Quale quadro? Restiamo a osservare, fino a convincerci della necessità, dell urgenza di poterlo avvistare (uno, soltanto uno!) senza peraltro volerne conoscere le misure e i contorni. 10

11 Ancora una volta, Giulio Paolini eccomi dunque dichiarato, nome e cognome si annuncia e si propone come soggetto attivo di un esposizione. È il mio Sessantotto: ricordo di aver trascorso quell anno, a quell epoca, nella più convinta indifferenza verso i fermenti di allora. Oggi, invece, il mio sessantottesimo anno di età mi suggerisce qualche mutamento nelle attività e attitudini abituali 1. Che ora è? Potrei rispondere allo stesso tempo (e proprio di tempo si tratta) in due diverse opposte direzioni: a. È ora, adesso. Un affermazione, una constatazione ferma e inequivocabile. b. Silenzio, nessuna risposta a una questione che non si pone se questa volta consideriamo il Tempo come un area illimitata, una dimensione indeterminata. Ho perso la voce. Dunque non parlo, ma scrivo, anzi scrivevo tempo fa: Se siamo (come siamo) dei corpi, siamo morti. Insomma, chi vivrà vedrà o volgerà gli occhi altrove senza più vedere l oggetto in grado di dare un senso al corretto esercizio dello sguardo. Note 1 Spetterà alla Fondazione appena costituita il compito di ordinare e aggiornare i dati e i progetti a venire: spetterà alle sue pubblicazioni ai prossimi Pretesti, inediti brevi, tracce esili ma autentiche affidate a voci ospiti, scene di conversazione dedicate ai vari aspetti dell attività dell artista (di un artista senza nome) prendere la parola o restare in ascolto 11

12 Biografia Paolini Giulio Paolini è nato a Genova nel 1940 e risiede a Torino. Dal 1964, l anno della sua prima mostra personale alla Galleria La Salita a Roma, Paolini ha esposto in gallerie e musei di tutto il mondo. La collaborazione con le gallerie d avanguardia italiane degli anni sessanta e settanta (La Salita, Roma; Notizie, Torino; Galleria dell Ariete, Milano; Galleria del Leone, Venezia; La Tartaruga, Roma; L Attico, Roma; Studio Marconi, Milano; Modern Art Agency, Napoli) è integrata rapidamente dalla regolare presenza in importanti gallerie straniere (dal 1971 Paul Maenz, Colonia; dal 1972 Sonnabend, New York; dal 1973 Annemarie Verna, Zurigo; dal 1976 Yvon Lambert, Parigi). Dagli anni ottanta Paolini è rappresentato principalmente dalle gallerie Christian Stein, Milano; Massimo Minini, Brescia; Tucci Russo Studio per l Arte Contemporanea, Torre Pellice; Alfonso Artiaco, Napoli; Yvon Lambert, Parigi; Lisson Gallery, Londra; Marian Goodman, New York. Le grandi antologiche nei musei prendono avvio verso la fine degli anni settanta (Istituto di Storia dell Arte dell Università di Parma, Parma 1976; Städtisches Museum, Mönchengladbach 1977; Mannheimer Kunstverein, Mannheim 1977; Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli 1978; Stedelijk Museum, Amsterdam/The Museum of Modern Art, Oxford 1980) per culminare nella seconda metà degli anni ottanta (Le Nouveau Musée, Villeurbanne 1984, itinerante a Montréal, Vancouver e Charleroi; Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda 1986; Galleria Nazionale d Arte Moderna, Roma 1989; Galleria Comunale d Arte Moderna, Villa delle Rose, Bologna 1990). Tra le personali più recenti si distinguono quelle di Graz (Neue Galerie im Landesmuseum Joanneum, 1998), Torino (Galleria Civica d Arte Moderna e Contemporanea, 1999), Verona (Galleria d Arte Moderna e Contemporanea Palazzo Forti, 2001), Milano (Fondazione Prada, 2003), Winterthur (Kunstmuseum Winterthur, 2005), Münster (Westfälisches Landesmuseum für Kunst und Kulturgeschichte, 2005) e Bergamo (GAMeC Galleria d Arte Moderna e Contemporanea, 2006). Le mostre collettive, innumerevoli a partire dalla partecipazione al Premio Lissone nel 1961, includono le esposizioni legate all Arte Povera ( , , 1989, ), le principali rassegne internazionali di arte italiana e numerose tra le più significative mostre dedicate agli sviluppi artistici della seconda metà del XX secolo (a titolo indicativo: Vitalità del negativo, Roma 1970; Contemporanea, Roma 1973; Projekt 74, Colonia 1974; Europe in the Seventies, Chicago e itinerante negli Stati Uniti ; Westkunst, Colonia 1981; 60-80: Attitudes/concepts/images, Amsterdam 1982; An International Survey of Recent Painting and Sculpture, New York 1984; The European Iceberg, Toronto 1985; Transformations in Sculpture, New York 1985; Bilderstreit, Colonia 1989; : Reconsidering the Object of Art, Los Angeles 1995; The Last Picture Show: Artists Using Photography, , Minneapolis e itinerante ). Paolini ha partecipato diverse volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997). Dal 1969 Paolini ha realizzato diverse scenografie teatrali, in particolare in collaborazione con Carlo Quartucci; tra i progetti di maggior rilievo si distinguono le scene ideate per le Valchirie (2005) e il Parsifal (2007) di Richard Wagner al Teatro di San Carlo a Napoli (regia di Federico Tiezzi). Fin dagli esordi Paolini ha accompagnato la sua produzione artistica con riflessioni e dichiarazioni, riunite nel corso del tempo in libri d artista, antologie di scritti e altre pubblicazioni in varie lingue. La prima raccolta di scritti, intitolata Idem e pubblicata da Einaudi, risale al 1975; tra le più recenti, ricordiamo La verità in quattro righe e novantacinque voci (Einaudi, Torino 1996), la trilogia edita da Exit Edizioni fra il 1994 e il 1998 (Lezione di pittura, Black out e Giro di boa) e Quattro passi. Nel museo senza muse, Einaudi, Torino Un edizione integrale degli scritti dell artista in lingua italiana è uscita nel 1995 presso le Edizioni ADV Publishing House di Lugano (Giulio Paolini: la voce del pittore. Scritti e interviste ). Le più significative pubblicazioni monografiche dedicate a Giulio Paolini sono state realizzate in occasione delle mostre personali di Parma (1976), Lucerna (1981), Ravenna (1985), Stoccarda (1986), Graz (1998) e Milano (2003). Nel 1990 Francesco Poli ha curato una monografia sull artista (Edizioni Lindau, Torino). Nel 1992 Marco Noire ha pubblicato Impressions graphiques, un catalogo generale dell opera grafica di Paolini dal Nel 2008 è uscito in due volumi presso l editore Skira a Milano il Catalogo ragionato delle opere dal 1960 al 1999, curato da Maddalena Disch. profilo biografico 12 < torna all indice

13 L Ora X Né prima né dopo Autore Anna Mattirolo, Giulio Paolini Foto di Luciano Romano Collana Pesci rossi Editore Electa Pagine 88 Illustrazioni 28 Prezzo 15,00 In libreria dicembre 2009 La collana Pesci rossi di Electa si arricchisce di un nuovo volume L Ora X. Né prima né dopo che accompagna un esposizione di un artista contemporaneo in un istituzione storica, quale il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, come è accaduto nel caso del precedente Arienti. Arte in-percettibile (mostra in corso a Palazzo Ducale di Mantova). La Sala della Meridiana del Museo, il luogo in cui si misurava il tempo, accoglie l installazione di Paolini L Ora X. Né prima né dopo composta da quattro lavori che danno vita a un ciclo continuo di proiezioni in cui si manifestano dodici momenti che alludono alle dodici ore e allo scorrere del tempo. Gli autori: Giulio Paolini, l artista; Anna Mattirolo, la curatrice. I saggi contenuti nel volume, che comprendono anche i contributi di Chiara Bertola e Rossana S. Pecorara, analizzano le opere di Paolini in cui il tema del tempo ha raggiunto un evidente preminenza; il rapporto artista-spettatore-opera in attesa dell istante in cui l opera si manifesta. L ampia documentazione fotografica di Luciano Romano, realizzata durante il lavoro di installazione dell artista in loco, e che correda il libro, fornisce al lettore un utile ed esplicativo apparato visivo del lavoro dell artista, una guida per immagini dell esposizione (dal 29 novembre 2009 al 18 gennaio 2010). scheda volume 13 < torna all indice

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