CAMERA DI COMMERCIO DI MILANO TERZA EDIZIONE DEL FORUM ECONOMICO E FINANZIARIO PER IL MEDITERRANEO

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1 CAMERA DI COMMERCIO DI MILANO TERZA EDIZIONE DEL FORUM ECONOMICO E FINANZIARIO PER IL MEDITERRANEO Politiche e strumenti di sostegno alle piccole e medie imprese Intervento del Presidente del CNEL On. Prof. Antonio Marzano Milano, 12 Novembre 2012

2 1. Le piccole e medie imprese rappresentano il tessuto connettivo dell economia europea, arrivando a rappresentare il 99,8% del totale delle imprese comunitarie. Di conseguenza, nessuna politica mirata a stimolare la competitività del vecchio continente può prescindere dai problemi specifici e dalle peculiarità economiche e finanziarie di tali realtà imprenditoriali. L Italia, poi, è ancor più interessata degli altri paesi europei alla competitività delle piccole e medie imprese, perché esse rappresentano il cuore dell economia nazionale, e perché negli ultimi anni la competitività del comparto imprenditoriale nazionale appare perdere terreno nei confronti di quella di altri paesi, per non parlare delle economie extra-europee. Quali le principali esigenze di questo tipo di imprese? 2. Le iniziative avviate negli ultimi anni per facilitare la competitività delle piccole e medie imprese a livello nazionale ed europeo, si possono basare su alcuni criteri di valutazione: a) Le iniziative legate alla cosiddetta migliore regolamentazione o smart regulation, con particolare riferimento alla misurazione e riduzione degli oneri amministrativi, all analisi ex ante dell impatto delle nuove proposte legislative sulle piccole e medie imprese e alla previsione di date di entrata in vigore annuali 2

3 comuni (common commencement dates) per i provvedimenti legislativi che interessano le piccole e medie imprese. b) Iniziative legislative e di policy mirate alle piccole e medie imprese, come lo Small Business Act e la costituzione dello SME envoy come rappresentante speciale delle piccole e medie imprese presso la Commissione europea, la creazione della Società Privata Europea e le politiche fiscali come la previsione di aliquote IVA agevolate per le piccole e medie imprese. c) Strumenti di finanziamento specifici, in particolare quelli che mirano a colmare l attuale scarsità di capitale di rischio e venture capital in Europa. In particolare, le attività della Commissione europea, della Banca Europea degli Investimenti e della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS). La BERS, in particolare, ha tra i suoi programmi lanci di operazioni di venture capital per imprese tecnologiche avanzate e a forte crescita. d) Le politiche per l innovazione, che a livello comunitario guardano alle piccole e medie imprese più innovative come vero e proprio target elettivo, in particolare nell attuale competitiveness and innovation programme (CIP). e) Le politiche per l internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, che risultano essenziali in un contesto economico nel quale l innovazione diviene sempre più collaborativi, distribuita sul territorio e trans-nazionale. 3. Le opportunità offerte dalle politiche comunitarie sembrano fornire alle piccole e medie imprese italiane una leva fondamentale dalla quale ripartire verso nuovi e 3

4 più sostenibili livelli di competitività. Date le peculiarità delle piccole e medie imprese italiane, gli strumenti che sembrano maggiormente indicati, e sui quali si dovrebbe moltiplicare lo sforzo di comunicazione offerto dal Governo italiano, sono: i) Gli strumenti di sostegno alle attività di formazione e aggiornamento delle competenze (Lifelong learning, Leonardo, ecc.). ii) Gli strumenti di finanziamento della BEI e della BERS per il venture capital e la Risk Sharing Financing Facility. iii) Gli sgravi fiscali resi possibili in via permanente dallo European Economic Recovery Plan per alcuni settori; iv) Le politiche di rilancio dei distretti industriali e della competitività (in particolare, il programma CIP), specialmente per quanto concerne le politiche finalizzate allo sviluppo tecnologico. 4. Da ultimo, si rileva come alcuni degli strumenti di finanziamento predisposti dalla BEI abbiano incontrato alcune difficoltà di erogazione nei confronti delle piccole e medie imprese. Il motivo è che, dato il livello complessivo di finanziamenti erogato dalla Banca e il personale addetto alla gestione di tali strumenti (circa 5 mila addetti), la BEI ha difficoltà nel gestire progetti di piccole o medie dimensioni. Un discorso analogo vale per la BERS. Una maggiore cooperazione del governo nazionale con la BEI e con la BERS potrebbe consentire di raggiungere, attraverso un pool di finanziamenti da erogare a livello 4

5 nazionale, le piccole e medie imprese italiane maggiormente innovative e meritevoli di un contributo in termini di equity e di capitale di debito. 5. La grave crisi che stiamo attraversando è fondamentalmente una crisi di fiducia che ha colpito tutti gli operatori economici. La manifestazione più acuta di questa crisi la vediamo sul mercato del credito bancario. Su tale mercato è in atto un forte razionamento che colpisce soprattutto le piccole e medie imprese, le imprese artigiane, le famiglie e il Mezzogiorno. Pur essendo in regime di tassi di interesse bassi e calanti, le banche stanno reagendo alla crisi innalzando in modo eccezionale gli spread al di sopra del costo della raccolta. Riveste carattere di urgenza lo sblocco del mercato del credito bancario, causato, da una parte, dal venire meno della soddisfazione dei requisiti patrimoniali minimi delle banche nella concessione del credito e, dall altra, dall operare perverso delle regole di Basilea 2, e in prospettiva di Basilea 3. Per fronteggiare questa crisi del credito bancario che colpisce una quota larghissima delle imprese su cui si basa la nostra economia, lo Stato dovrebbe svolgere la funzione di assicuratore di ultima istanza. Si tratta, in effetti, di uno strumento alternativo rispetto a quello della ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dello Stato. Lo strumento già esiste ed è il Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese e per le imprese artigiane del Ministero dello Sviluppo Economico, ai 5

6 sensi della legge 662 del 1996 e del decreto legge anti-crisi 185 del 29 novembre 2008, convertito con modifiche e integrazioni nella legge 2 del L intervento del Fondo avviene attraverso operazioni di cogaranzia verso i confidi, di garanzia diretta a favore delle banche, di controgaranzia verso i confidi. L intervento del Fondo è a primo rischio, con ponderazione zero per i nuovi crediti coperti da garanzia concessi dalle banche. Per tali operazioni le banche beneficiano pertanto di assorbimenti patrimoniali pari a zero. Giova ricordare che prima sono nati i confidi sul territorio, come esigenza dal basso per ridurre gli svantaggi delle piccole e medie imprese nell accesso al credito bancario, e poi è nato il Fondo centrale di garanzia per rafforzare il sistema dei confidi. Un problema che si è presentato successivamente alla nascita dei confidi è quello della loro dimensione organizzativa e dell accesso alle risorse finanziarie. Ci sono stati pertanto dei provvedimenti tendenti a favorire il rafforzamento organizzativo dei confidi attraverso aggregazioni e la possibilità di svolgere vere e proprie funzioni di intermediazione creditizia. I distretti possono agevolare la soluzione dei problemi di aggregazione, specie se mettono in rete le imprese caratterizzate da più spiccate interdipendenze. I distretti possono anche agevolare l avvio di iniziative nel Mediterraneo, mettendo in rete imprese nazionali ed estere. 6

7 Ritengo che una riflessione sul ruolo dei tutors delle piccole e medie imprese, da me a suo tempo introdotto, ma oggi con professionalità di estensione mediterranea, potrebbe completare il quadro delle politiche comunitarie e nazionali. 7

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