pediatra per amico Tablet e smartphone: l'ultima sfida educativa Anno XV n. 1/ Euro 3,50

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1 Anno XV n. 1/ Euro 3,50 un bimestrale per i genitori scritto dai pediatri italiani pediatra per amico Bimestrale. Poste Italiane s.p.a. Spedizione in AP - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. I, comma I, DCB ROMA Aut. n. 15/2009 Realizzato e diffuso con la collaborazione dell Associazione Culturale Pediatri Tablet e smartphone: l'ultima sfida educativa

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3 Hai fra le mani uno strumento prezioso e un bel regalo per un genitore Bimestrale. Poste Italiane s.p.a. Spedizione in AP - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. I, comma I, DCB ROMA Aut. n. 15/2009 Realizzato e diffuso con la collaborazione dell Associazione Culturale Pediatri pediatra per amico Anno XV n. 1/ Euro 3,50 un bimestrale per i genitori scritto dai pediatri italiani Tablet e smartphone: l'ultima sfida educativa Un pediatra per amico è il bimestrale per i genitori scritto e diffuso dai pediatri, indipendente dalla pubblicità e finanziato dai suoi lettori. Abbonati, regala un abbonamento un pediatra per amico Realizzato e diffuso con la collaborazione dell Associazione Culturale Pediatri

4 CAP LOCALITÀ VIA - PIAZZA ESEGUITO DA BOLLO DELL UFFICIO POSTALE 2 anni per te 35,00 euro 2 anni per te + 1 anno per un amico 47,00 euro 1 anno per te 21,00 euro 1 anno per te + 1 anno per un amico 33,00 euro Tagliare lungo la linea tratteggiata CAUSALE UN PEDIATRA PER AMICO SAS CODICE IBAN I T 1 3 Y IMPORTO IN LETTERE INTESTATO A sul C/C n di Euro, CONTI CORRENTI POSTALI - Ricevuta di Versamento Se regali un abbonamento a un amico, avrai due numeri in omaggio un Tablet e smartphone: l'ultima sfida educativa Bimestrale. Poste Italiane s.p.a. Spedizione in AP - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. I, comma I, DCB ROMA Aut. n. 15/2009 Realizzato e diffuso con la collaborazione dell Associazione Culturale Pediatri Anno XV n. 1/ Euro 3,50 pediatra bimestrale per i genitori scritto dai pediatri italiani per amico < 451> BOLLO DELL UFFICIO POSTALE codice bancoposta IMPORTANTE: NON SCRIVERE NELLA ZONA SOTTOSTANTE importo in euro numero conto tipo documento CAP LOCALITÀ VIA - PIAZZA ESEGUITO DA AUT. DB/SISB/E DEL indirizzo cap località prov. 2 anni 35 2 anni+ amico CAUSALE Nome e Cognome dell amico 1 anno 21 1 anno+amico UN PEDIATRA PER AMICO SAS INTESTATO A IMPORTO IN LETTERE TD 451 CODICE IBAN I T 1 3 Y sul C/C n di Euro, CONTI CORRENTI POSTALI - Ricevuta di Accredito. Abbonamento un anno (per te o un amico) 21,00. Abbonamento due anni (per te o un amico) 35,00. Abbonamento un anno per te + un anno per un amico 33,00. Abbonamento due anni per te + un anno per un amico 47,00 UFFICIO POSTALE compila il bollettino BONIFICO BANCARIO intestato a: Un Pediatra per Amico sas IBAN: IT84L CARTA DI CREDITO O PAYPAL vai sul sito pulsante abbonati subito

5 Editoriale Fuochi d artificio Vincenzo Calia Pediatra di famiglia, Roma Il nuovo anno, come è tradizione, si festeggia con i fuochi di artificio e Un Pediatra Per Amico (UPPA) non intende rinunciarci. Non potendo cellophanare un mortaretto sotto l ecologicissima (come si conviene al giorno d oggi) pellicola di Mater-Bi che avvolge ciascuna copia del nostro giornale, e neppure far uscire razzi multicolore dagli schermi dei visitatori del nostro sito o dei destinatari delle nostre newsletter, non ci resta che inviare ai nostri lettori e abbonati un primo numero del 2015 (il quindicesimo della vita di UPPA chi l avrebbe mai detto!?) scoppiettante e multicolore: lo avete in mano in questo momento, sfogliatelo e leggetelo, ve ne accorgerete subito. Il momento culminante di questo nostro piccolo spettacolo pirotecnico di carta e inchiostro è lo speciale, che questa volta è dedicato a un argomento di cui si parla molto: il rapporto fra genitori, figli e la tecnologia digitale che ormai fa parte della nostra vita. Abbiamo esitato a lungo prima di intervenire su un argomento così importante, ma anche così controverso e, in un certo senso, scivoloso. Il rischio era quello di posizionarsi su uno dei due fronti contrapposti che dividono le opinioni correnti: quello che potremmo definire degli entusiasti e quello dei demonizzatori. I primi pronti a riempire la culla del neonato di schermi da toccare, convinti che l utilizzo precoce di tutto quello che la tecnologia ci offre e sia la strada migliore per far crescere i bambini del futuro, gli altri che per carità, a casa mia non tolleriamo queste cose, come se la tecnologia e tutto quello che ne deriva non fossero altro che una moderna versione del male da cui salvarci. Il contributo che ci ha fornito Daniele Novara occupa il centro di questo fascicolo e si muove invece su una linea totalmente diversa. Si parte dagli interrogativi che tutti noi ci poniamo e, ragionando sui miti e i luoghi comuni, si arriva a una proposta concreta e motivata su come usare al meglio, età per età, gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Sono sicuro che sarà utile ai nostri lettori, soprattutto a quelli che hanno figli più grandi. Non mancano inoltre, in questo numero di UPPA, le novità e gli argomenti di discussione e approfondimento. È una novità la copertina illustrata, disegnata da Francesca D Ottavi, autrice da sempre dei nostri ritratti. E poi c è il resoconto di un vivace dibattito che si è acceso dopo la pubblicazione, qualche mese fa, di uno speciale sulla celiachia; scoprirete anche come funziona l Ospedale delle bambole di Pistoia, come leggere una storia insieme ai nostri figli e come insegnare loro a mangiare frutta e verdura. Al centro del fascicolo la terza delle nostre pagine utili, da tenere a portata di mano per imparare come sbarazzarci, una volta per tutte, degli odiati pidocchi. Ma, come in tutti gli spettacoli pirotecnici, ci sono così tante cose belle che è difficile menzionarle e ricordarle tutte. Buona lettura e buon anno a tutti. 5

6 un pediatra per amico Anno XV numero 1/2015 Copertina di Francesca D Ottavi SOMMARIO Bimestrale per i genitori scritto e diffuso dai pediatri in collaborazione con L Associazione Culturale Pediatri direttore responsabile Vincenzo Calia referente dell Associazione Culturale Pediatri Laura Reali hanno scritto su questo numero Vincenzo Calia, Alessandra Puppo, Elena Uga, Sergio Conti Nibali, Paolo Roccato, Vitalia Murgia, Daniele Novara, Andrea Satta, Tommaso Montini, Manuela Trinci, Paolo Sarti, Stefania Manetti, Costantino Panza, Antonella Brunelli, Anna Rita Marchetti, Silvia Azzolin, Timisoara Pinto, Sonia Bozzi, Caterina Vignuda, Tiziana Cherubin, Sara Ghirardi, Rossella Faraglia, Sabrina Dorsi coordinamento redazionale Sonia Bozzi ufficio abbonamenti Daniela Mantuano ritratti Francesca D Ottavi, Manuela Cherubin illustrazioni Federica Fruhwirth, Sergio Staino impaginazione Phanes srl - Roma redazione piazza Armenia Roma telefono fax stampa Artigrafiche Boccia spa - Salerno abbonamenti: annuale euro 21,00 - biennale euro 35,00 c.c. postale n intestato a Un pediatra per amico sas editore Un Pediatra Per Amico s.a.s. - Concessionarie per la pubblicità: QuickLine sas Via Santa Caterina da Siena, Trieste - Tel Responsabile della raccolta pubblicitaria: Ombretta Bolis - L IVA è considerata nel prezzo di vendita ed è assolta dall Editore ai sensi dell art.74, primo comma, lettera C, DPR 26/10/1972 n 633. L importo non è detraibile. Registrazione al Tribunale di Milano n. 399 del 29/6/2001. I dati sono trattati elettronicamente e utilizzati dall editore per la spedizione della presente pubblicazione e di altro materiale medico-scientifico. Ai sensi dell articolo 13 D.lgs n. 196/03 è possibile in qualsiasi momento e gratuitamente consultare, modificare e cancellare i dati o semplicemente opporsi al loro utilizzo scrivendo a Un Pediatra Per Amico, responsabile dati. ASSOCIATO A: 5 Fuochi d artificio di Vincenzo Calia 8 NASCERE Parto? No resto a casa! di Alessandra Puppo 10 COSA C È DI VERO Celiachia e contaminazioni: botta e risposta di Elena Uga 13 QUESTIONI DI LATTE Al seno anche se adottati di Sergio Conti Nibali 14 LO SPAZIO DELLA MENTE Piccoli Narcisi crescono di Paolo Roccato Questo giornale non usufruisce di alcun finanziamento statale. Vive solo con i suoi introiti: abbonamenti (90%) e pubblicità (10%). Accetta tutte le inserzioni pubblicitarie, a condizione che non contrastino con la linea editoriale del giornale, non interferiscano con i suoi contenuti e non violino il Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. Le pagine pubblicitarie de La Giostra, Radio Magica e Scuola Genitori sono pubblicate a titolo gratuito. 17 CURARSI CON LE PIANTE Quel mazzolin di fiori di Vitalia Murgia 18 SLOW MEDICINE Quello che costa di più non sempre vale di più di Vincenzo Calia 20 SPECIALE TABLET E SMARTPHONE: L ULTIMA SFIDA EDUCATIVA La sfida educativa dei nostri giorni di Daniele Novara Imbustato in 22 Falsi miti 26 C è un tempo per ogni cosa

7 30 VIA LE ROTELLE! Quale sport? di Andrea Satta 48 GIOCHI & GIOCATTOLI L importanza di chiamarsi Pig di Timisoara Pinto LA PAGINA UTILE Occhio al pidocchio 50 LETTURE PER GENITORI Nati per camminare di Sonia Bozzi 51 LE RICETTE DI CATERINA Facciamo amicizia con le verdure di Caterina Vignuda 36 COME ERAVAMO Un emergenza che cresce di Tommaso Montini 38 UN MONDO POSSIBILE L Ospedale delle bambole di Manuela Trinci e Paolo Sarti 40 PAGINACP Non mangia né frutta né verdura di Stefania Manetti, Costantino Panza e Antonella Brunelli 42 NATI PER LEGGERE Leggiamo una storia insieme di Costantino Panza e Stefania Manetti 45 LETTURE PER BAMBINI Più libri, meno farmaci di Anna Rita Marchetti 46 NATI PER LA MUSICA Giocare e fare musica con le parole di Silvia Azzolin 52 MAI PIÙ SENZA La culla meccanica di Tiziana Cherubin 53 LO SO FARE ANCH IO Il feltro: antichissimo e caldo di Sara Ghirardi 54 VENGO ANCH IO A Fabriano, dove la carta canta di Rossella Faraglia LA GRANDE STORIA Ghiacci, scheletri e prodigi Testi di Luigi Dal Cin da una fiaba inuit (Canada) Illustrazioni di Daniela Alberti 60 POSTA & RISPOSTA Il vasino di Zorawar e Sikandar 62 RADIO MAGICA Racconti alla radio di Sabrina D Orsi

8 Nascere Parto? No resto a casa! Partorire in casa non aumenta il rischio. E poi ci sono anche i centri nascita Alessandra Puppo Ostetrica, Firenze Pochi mesi fa (dicembre 2014) il NICE (National Institute for Health and Care Excellence), il prestigioso Istituto inglese che detta le regole per il raggiungimento dell eccellenza in tema di salute e cure mediche ha pubblicato un documento intitolato Intrapartum care: care of healthy women and their babies during childbirth, con il quale si sostiene che, per le donne con una gravidanza fisiologica, il modo più sicuro di partorire è farlo in casa o presso i centri nascita: Whomen should give birth without doctors, cioè Le donne dovrebbero partorire senza i medici. LIBERTÀ DI SCELTA Il testo della linea guida precisa che le donne dovrebbero avere comunque il diritto di scegliere il luogo del parto, ma che solo alle donne ad alto rischio dovrebbe essere consigliato il parto in ospedale. Quello che per decenni è stato considerato un modello azzardato, pericoloso, naif e un po snob, oggi si rivela la scelta scientificamente più avanzata. Questo importante cambiamento nasce dalla dimostrazione che le donne che partoriscono in ambito extraospedaliero subiscono un numero minore di effetti avversi, un minore numero di interventi medici (episiotomia, taglio cesareo, parti operativi con ventosa,) oltre a una minore incidenza di infezioni (vedi box) rispetto a quelle donne che partoriscono in ospedale. Erano anni che l Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) teorizzava la necessità di riportare il parto a un livello meno tecnologico di assistenza, e già nel 1985 aveva dichiarato che il parto deve avvenire al livello di assistenza più basso compatibile con la sicurezza. Ora il NICE ci fornisce il supporto scientifico a questo principio: partorire a casa, a fronte di un importante miglioramento degli esiti, non provoca alcun aumento del rischio, né per la madre né per il neonato. Non è un opinione su cui si può essere d accordo o meno, ma una certezza scientifica dimostrata. Inoltre, con il parto in casa o nel centro nascita, la soddisfazione della donna è sempre superiore rispetto a quella che riesce a ottenere dopo un parto ospedaliero: un assistenza meno invadente e la maggiore autonomia la rendono protagonista attiva dell evento, sottraendola a quei meccanismi di delega che diventano quasi obbligati in ospedale; inoltre, il contesto domestico le dà la possibilità di accogliere il nuovo nato in un ambiente accogliente e familiare. Foto 123RF 8

9 L ALTERNATIVA Al parto a casa si affianca il centro nascita, una modalità di assistenza molto diffusa nel Nord Europa, in particolare in Gran Bretagna, dedicata a donne sane, la cui gravidanza si è svolta regolarmente, e in cui non sono presenti fattori di rischio per complicanze. In questi casi la donna può essere affidata alle cure delle ostetriche, che hanno tutte le competenze per assisterla. Qualora invece intervenissero dei problemi, è garantito il collegamento con l ospedale (le situazioni che possono necessitare di un trasferimento e le sue modalità sono codificate attraverso protocolli interdisciplinari condivisi). Non tutte le donne potrebbero partorire nei centri nascita, o a casa, ma quante sono quelle che potrebbero farlo? È difficile fare una stima. C è una quota di patologia, che riguarda circa il 10% delle gravide. Poi c è una quota di donne che avrà bisogno di ricovero e/o competenza medica per problematiche non gravi: questo dato è variabile e molto influenzato dai modelli di assistenza applicati nei mesi di gestazione, capaci di trasformare in patologiche anche gravidanze fisiologiche (ricordiamo che in Italia il tasso di tagli cesarei raggiunge quota 40%, contro il 20% della media europea). IN ITALIA È IMPOSSIBILE SCEGLIERE In Italia i centri nascita pubblici sono due: il Centro Nascita Margherita di Firenze, che con i suoi oltre 2500 nati offre già dati statistici interessanti (e in linea coi dati internazionali) e Le stanze di Lucina a Perugia, inaugurato pochi mesi fa. Il parto a domicilio garantito dalle strutture pubbliche è quasi inesistente, tentativi di legiferare a favore di un rimborso spese per chi realizza questa scelta non sono andati a buon fine. Non tutte le donne con le caratteristiche per aderire a questo percorso scelgono di partorire nei centri nascita, o a casa. Ma il problema è che in Italia la possibilità di scelta non esiste, e l offerta assistenziale non riesce a evolversi dal modello unico ospedaliero. Secondo Susan Bewley (King s College, Londra, responsabile del panel del NICE che ha elaborato le nuove linee guida): Non c è un solo modello di parto che sia adatto per tutte le donne [...] alcune donne potrebbero preferire far nascere il proprio bimbo/a a casa o in una casa maternità perché questi luoghi sono generalmente più sicuri, questo è un loro diritto e devono essere supportate in questa scelta. Ma se una donna preferisse far nascere il proprio/a bambino/a in un ospedale [...] anche questo sarebbe un suo diritto. NICE È un acronimo di quattro parole (National Institute for health and Care Excellence) molto conosciuto perché identifica l Istituto britannico, nato nel 1999, che con il supporto di esperti e della letteratura scientifica internazionale, pubblica linee guida in campo medico. Partendo dall analisi di studi scientifici prodotti in tutto il mondo e valutandoli nel loro insieme, si pone l obiettivo di definire i migliori standard possibili e le cure più efficaci. Svolge il suo lavoro in diverse aree. Per i medici e gli operatori sanitari le linee guida più interessanti sono quelle che riguardano la pratica clinica: il loro pregio consiste nel fatto che non derivano da pareri personali o da esperienze individuali, ma dallo studio di una casistica molto vasta. Le linee guida del NICE riguardano il rapporto fra costo ed efficacia in quattro aree: l utilizzo delle tecnologie sanitarie all interno del Servizio Sanitario Nazionale, la pratica clinica, l attività degli operatori del settore pubblico nella promozione della salute e nella prevenzione delle malattie e l orientamento dei servizi di assistenza pubblica. Anche noi in Italia ci affidiamo al NICE, perchè la ricerca scientifica supera i confini nazionali, e i risultati individuati valgono per tutti i Paesi. NUMERI PER 1000 BAMBINI E 1000 MADRI AL SECONDO PARTO Gravi problemi medici del neonato Parto in casa Parto in un centro nascita esterno all ospedale Parto in un centro nascita contiguo all ospedale Parto in ospedale Parto vaginale Episiotomia Parto cesareo Parto strumentale A parità di incidenza di gravi problemi del neonato, le mamme che partoriscono in Ospedale subiscono l episiotomia tre volte più spesso, l applicazione di forcipe o ventosa quattro volte più spesso e il parto cesareo cinque volte più spesso di quelle che partoriscono a casa. Fonte: NICE 9

10 Cosa c è di vero Celiachia e contaminazioni: botta e risposta Un interessante dibattito su un argomento di cui si parla molto a cura di Elena Uga Pediatra dell'ospedale di Vercelli COSA SONO LE CONTAMINAZIONI? Questa polemica, o meglio questo scambio di vedute, nasce dal concetto di contaminazione, cioè l aggiunta involontaria e incontrollabile di farine contenenti glutine a un piatto consumato da un celiaco. MILLIGRAMMI E PARTI PER MILIONE Una parte per milione equivale a un milligrammo, cioè a un milionesimo di chilogrammo. Si tratta di milligrammi di glutine, non di farina di grano: il glutine è infatti una proteina contenuta nella farina di grano (e di altri cereali), ma la farina contiene anche molte altre sostanze. Sul numero 4 del 2014 abbiamo pubblicato uno speciale dedicato alla celiachia che ha causato molte polemiche. Abbiamo ricevuto numerose lettere, tutte sullo stesso tono. Ne trascriviamo una (sintetizzata per motivi di spazio). Ho l urgenza di segnalare un articolo a proposito di celiachia e contaminazione che riporta pericolose affermazioni in merito al fatto che la contaminazione sia una leggenda, quando la contaminazione è il principale motivo per cui tanti celiaci non riescono a normalizzare i proprio esami e stanno costantemente male, pur seguendo una dieta a base di alimenti senza glutine. Si tratta di un informazione sbagliatissima, dannosissima (se penso alle tante mamme che dopo averlo letto avranno abbassato la guardia e avranno iniziato a contaminare i propri bambini, mi si gela il sangue!). La celiachia si vive e si affronta con serenità pur prestando costante attenzione e pur dovendo necessariamente cambiare alcune abitudini, l unico vero problema è la cattiva informazione che ci crea continui problemi nei rapporti con gestori di locali e con parenti o genitori di amici dei figli. Manuela Ciani Scarnicci, LA RISPOSTA DI UPPA La Dottoressa Elena Uga, autrice dello speciale di UPPA, d accordo con il professor Luigi Greco (pediatra e gastroenterologo che da molti anni si occupa di celiachia), risponde così. 10

11 La disputa sulle contaminazioni che ha suscitato alcune reazioni, direi molto sentite, purtroppo è una delle questioni che innalzano muri fra pediatri, medici e celiaci stessi. La medicina non sarà una scienza esatta, ma attualmente la scienza medica si basa sulle evidenze e non vi sono evidenze che le famose contaminazioni creino danni irreparabili. La stessa AIC (Associazione Italiana Celiachia), nel suo sito, segnala che la letteratura scientifica a riguardo non è univoca e che per raggiungere la tossicità bisognerebbe assumere fra i 10 e i 50 milligrammi al giorno di glutine: questo quantitativo, se assunto per almeno 90 giorni consecutivi ha un effetto tossico rilevabile sulla mucosa intestinale. L obiettivo dello speciale pubblicato su UPPA era proprio quello di far capire che la celiachia non è un allergia e, seppur resta indubbio che il celiaco non debba mangiar glutine in nessuna quantità e forma, un approccio troppo rigido può rendere veramente difficile la gestione di una condizione del tutto particolare, che però non è una malattia. Aggiungo che io stessa, pediatra, celiaca e socia AIC, mangio senza glutine dove credo e senza cercar spighe sbarrate e non ho mai avuto problemi. Il nostro messaggio non voleva essere permissivo, ma semplicemente riportare quelle che sono le evidenze scientifiche e dare gli strumenti per vivere la diagnosi di celiachia con la serenità che merita. ANCHE L ASSOCIAZIONE ITALIANA CELIACHIA CI HA SCRITTO Il quantitativo massimo giornaliero di glutine che oggi si ritiene non dannoso è 10 mg. Si tratta di una quantità estremamente piccola e per questa ragione è consigliabile prestare attenzione nel consumo degli alimenti, per evitare che fonti nascoste di glutine possano far raggiungere e superare questa soglia. Sono ancora pochi gli studi che hanno indagato la tossicità di piccole tracce di glutine per il celiaco, ma proprio questo impone a maggior ragione cautela. Secondo alcuni studi, in quasi il 50% dei soggetti celiaci che seguono una rigorosa dieta senza glutine, sono presenti lievi lesioni della mucosa intestinale che derivano da contaminazioni inconsapevoli. L obiettivo del celiaco deve essere, quindi, quello di evitare il più possibile ogni fonte nascosta di glutine, anche se non sempre ciò sarà possibile. Questo atteggiamento non deve diventare ossessivo, ma va vissuto con serenità e consapevolezza Con questi obiettivi, la nostra Associazione ha stilato e diffonde delle semplici linee guida distinte per la famiglia e per gli operatori del settore alimentare. Anche il Ministero della Salute offre alcune indicazioni in merito alla gestione della dieta senza glutine e al pericolo delle contaminazioni nel portale celiachia del sito salute.gov.it La normativa italiana ed europea sulle informazioni ai consumatori impone l obbligo di dichiarare la presenza di allergeni negli alimenti, compreso il glutine, se sono aggiunti volontariamente come ingredienti. La dicitura può contenere tracce di, utilizzata da molte aziende, non è normata e non è obbligatorio utilizzarla, anche se c è un potenziale rischio di presenza di un allergene. L assenza del termine glutine (o frumento, orzo, ecc.) tra gli ingredienti, quindi, non costituisce una piena garanzia per i celiaci circa l idoneità dell alimento. Si consiglia perciò di consumare quei prodotti che riportano la dicitura senza glutine, che garantisce con certezza un limite massimo di 20 parti per milione di glutine, cioè non più di 20 milligrammi per ogni chilogrammo di alimento. La contaminazione con glutine di utensili o stoviglie non va trascurata: può rappresentare una fonte di glutine e va evitata con il minimo accorgimento di un corretto lavaggio prima dell uso. La ristorazione può rappresentare un rischio per i celiaci, quando il ristoratore non sia adeguatamente formato sulla celiachia. L AIC suggerisce di controllare sempre le etichette (per gli alimenti dietetici, da sempre è obbligatorio riportare il profilo nutrizionale) e prestare attenzione nella scelta e nel consumo degli alimenti. In ultimo, per quanto riguarda le 4 ricette tradizionali riportate nello speciale, per alcuni ingredienti, il nostro suggerimento è di verificare sempre la presenza in etichetta del claim senza glutine, perché si 11

12 tratta di alimenti che potrebbero contenere tracce di glutine: amido di mais, fecola di patate, lievito per dolci, cioccolato fondente, cacao in polvere, zucchero a velo, farina di ceci. Caterina Pilo, Direttore Generale dell Associazione Italiana Celiachia. MA Il prof. Luigi Greco ci fa notare che in 37 anni sulla letteratura medica non è stato riportato mai alcun caso clinico che descriva un soggetto celiaco che sia stato male per effetto di contaminazioni. La dose minima presunta (mai chiaramente dimostrata) di glutine tossico se assunto giornalmente per 90 giorni (mai per consumo occasionale) è stata definita dal professor Catassi in 50 mg. Nessuna stoviglia, strumento, forno, che non sia totalmente infarinato (molto evidentemente) contiene contaminazioni pericolose. La soglia di 20 parti per milione stabilita dalla Comunità Europea è di tipo commerciale, non scientifico; nazioni all avanguardia come la Finlandia adottano una soglia di 100 parti per milione. Le lesioni residue negli adulti messi a dieta non sono mai ascrivibili a contaminazioni, bensì a complessi meccanismi di immunità cellulare. E INFINE UN ULTIMA LETTERA Ho letto e riletto e riletto ancora l interessante articolo di Elena Uga. Non posso che esserle grata perché ho scoperto cose che nemmeno io (medico e celiaca) sapevo. Rientro nella categoria dei diagnosticati in età adulta e sono un soggetto particolarmente sensibile: un contatto anche minimo scatena attacchi di mal di testa atroci e sintomi intestinali inequivocabili. Allo 12 stesso tempo sono ben consapevole che ciò non ha nulla a che vedere con lo shock anafilattico e i rischi che corre chi è allergico. È un fastidio transitorio e che non lascia danni, se non l antipatico ricordo. Quindi, dall articolo mi è stato chiaro che per avere un vero danno dovrei consumare un cucchiaino di farina di grano al giorno per 90 giorni. Molto davvero, anche pensando di mangiare quotidianamente fuori in posti dove non fanno attenzione alle contaminazioni. Come tutti coloro che hanno ricevuto la diagnosi di celiachia ho il buono per acquistare gli alimenti speciali per celiaci. Su questo punto concordo pienamente: i cibi artificiali sono tendenzialmente pessimi: intanto perché sono preconfezionati, poi perché contengono molti ingredienti che li rendono collosi (olio di palma, nella stragrande maggioranza dei casi, e gomme varie). Mi sembrano indicati per un uso occasionale, mentre sarebbe opportuno puntare sui prodotti naturalmente privi di glutine: riso, mais, miglio, grano saraceno, quinoa, tutte le verdure, tutti i frutti e tutti i legumi e i prodotti di origine animale (per chi li consuma, io sono anche vegana). Infine, vorrei dire che ci sono altri punti da affrontare: - la formazione dei ristoratori che troppo spesso sminuiscono il problema; - una sana e serena educazione alimentare dei celiaci fin da piccoli: va bene mangiare dagli amici, a scuola, al bar o alla festa, senza portarsi tovaglietta, pentole e posate; è prudente avere in testa un menù naturalmente gluten free (il riso, le verdure ) col quale andar sul sicuro senza pensare ai rischi. Luisa Mondo, ALIMENTI SPECIALI Esistono in commercio molti alimenti confezionati appositamente per essere consumati da soggetti celiaci (biscotti, pasta, merendine, farine per pane e pizza ecc.), sono contraddistinti dal simbolo della spiga sbarrata e sono dispensati a spese del Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta generalmente di prodotti costosi, il cui consumo però può essere facilmente sostituito da alimenti naturalmente privi di glutine, reperibili dappertutto, più economici e, come testimoniano gli stessi celiaci, più gustosi.

13 Questioni di latte Al seno anche se adottati Pochi lo sanno, ma anche una mamma adottiva può allattare Sergio Conti Nibali Pediatra di famiglia, Messina ono mamma Sdi un neonato adottato: lo abbiamo avuto a due giorni di vita. Quando ce lo hanno consegnato ci hanno prescritto un latte artificiale con dosi e orari precisi. Io avevo letto che alcune mamme adottive erano riuscite a dare il proprio latte al bambino, ma la dottoressa a cui l ho chiesto mi ha guardato con una faccia talmente eloquente che non ho insistito. Voi che dite? INCREDIBILE, MA VERO Quello che lei ha letto corrisponde alla realtà, anche se non tutti gli operatori sanitari, persino quelli che lavorano a stretto contatto con mamme e neonati, ne sono a conoscenza. Durante la gravidanza e subito dopo il parto, la mammella va incontro a modificazioni sulla base di stimoli ormonali che porranno le condizioni per la produzione del latte. Successivamente è la richiesta del seno da parte del bambino che ne garantisce il mantenimento; dal 3 all 8 giorno inizia una produzione abbondante, il seno è caldo e turgido, mentre la produzione è ancora sotto il controllo degli ormoni. Dal 9 giorno in poi questa produzione è regolata dalla suzione del bambino e dallo svuotamento del seno con un meccanismo di domandaofferta: normalmente si adatta alle esigenze del bambino e si stabilizza intorno a 4-6 settimane (calibrazione). Una mamma che non ha partorito e che invece adotta un neonato è nella situazione di una donna che ha partorito, ma senza alcun precedente lavoro preparatorio da parte degli ormoni; è come se la mammella e il neonato se la dovessero cavare da soli, senza la spinta iniziale. Perché le mammelle possano cominciare a produrre latte c è bisogno che il neonato si attacchi al seno tutte le volte che lo richiede (almeno 8-12 volte nelle 24 ore); e che non sia frustrato dall iniziale assenza di latte. Per fare in modo che alla suzione corrisponda l arrivo di latte, quest ultimo può essere somministrato con un piccolo sondino attaccato alla base del capezzolo che verrà riempito mediante la pressione di una comune siringa. In alternativa si può utilizzare il DAS (Dispositivo di Allattamento Supplementare), un piccolo contenitore a cui sono collegati due tubicini sottili fissati al seno materno, a livello del capezzolo. Così il bambino, succhiando per tutto il tempo che vuole, giorno e notte, stimolerà il capezzolo e, col passare del tempo, la mamma comincerà a produrre latte. Il bambino prenderà insieme al latte presente nel contenitore anche il latte della mamma. La produzione di latte, tuttavia, molto raramente potrà arrivare alla quantità necessaria per soddisfare le esigenze del bambino, ma potrà essere integrata con latte materno di banca o, in mancanza di questo, con una formula artificiale. In aggiunta alle poppate è consigliabile stimolare ulteriormente le mammelle con l uso di tiralatte professionali. CI SI PUÒ ANCHE PREPARARE PRIMA Nei casi in cui la mamma preveda di dover adottare un bambino alla nascita la preparazione delle mammelle con la loro spremitura può essere avviata prima dell adozione; 4-6 mesi di preparazione potrebbero portare a un adeguata produzione di latte già al momento della nascita del bambino. Se anche non dovesse riuscire un allattamento esclusivo, questo metodo costituisce in ogni caso un opportunità per la madre adottiva, che sentirà il bambino ancora più suo; e per il bambino che potrà godere del contatto e del calore che riceverà dal seno. Con la suzione, difatti, si liberano nel corpo di entrambi ormoni e sostanze chimiche che aumentano il piacere e il benessere. Controindicazioni? Nessuna. 13 Foto 123RF

14 Lo spazio della mente Piccoli Narcisi crescono Questa volta la lettera la scrivo io Paolo Roccato Medico Psicoterapeuta, Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, Torino Molto spesso i miei articoli per la rubrica Lo spazio della mente hanno preso le mosse da una lettera che qualche genitore mi ha scritto. Quasi sempre si trattava di una mamma che, dopo avermi illustrato delle osservazioni su qualche avvenimento (magari ricorrente) riguardante i suoi bambini, mi esponeva un problema, chiedendomi poi un parere. Questa volta, invece, la lettera la scrivo io, chiedendo a voi, lettori di UPPA, dei pareri. installato quasi al centro della città. Non è un viaggio vero e proprio in mongolfiera, ma una salita fin verso gli ottanta o i centocinquanta metri (dipende dalle condizioni atmosferiche) e una ridiscesa a terra, agganciati a un cavo avvolgibile. Dei nostri amici avevano detto che il panorama da lassù era molto bello: sulla città, i tetti, le torri, i fiumi, la collina e il giro di montagne tutto intorno. Per rendere ancora più avventurosa l impresa, abbiamo preso il tram, che per loro è già una grande avventura di per sé, abituati come sono a spostarsi in auto o tuttalpiù sul sellino della bicicletta dei genitori. CARISSIMI GENITORI, vi scrivo per chiedervi delle valutazioni e dei pareri. Sono il nonno di due nipotini, di cinque anni appena compiuti il lui, e di quasi sei anni la lei, tra loro cugini. Ieri, io e mia moglie (nonna dei medesimi nipotini), abbiamo deciso di portarli a fare un avventura (come dicono loro): un giro sulla mongolfiera, che qui a Torino hanno PENSATECI! Come si fa a educare i bambini contemporaneamente al rispetto di se stessi e al rispetto degli altri, soprattutto dei più deboli? È giusto garantire ai nostri bambini una vita con la minor quantità di frustrazioni e la maggior quantità di soddisfazioni. Ma come si fa a farli progressivamente accedere alla consapevolezza di non essere padroni e signori del mondo? È giusto e sensato che sempre e comunque i diritti, o i bisogni, o i desideri del bambino debbano prevalere rispetto ai diritti, ai bisogni e ai desideri degli adulti? 14

15 All andata il tram, ultramoderno, era molto affollato. Una signora, gentilissima, s è alzata offrendo ai due bambini il suo posto. Ma no, ma no, Signora! Grazie. Non è il caso, ho detto io. E quella, con un largo, bonario sorriso: Non si preoccupi: va bene così. Anch io ho dei nipotini, con un ammiccamento d intesa. Ringrazio ancora. I bambini prendono la cosa come del tutto normale, senza farci caso. Il mio Dite grazie alla signora si confonde col vociare dei passeggeri. La salita in mongolfiera, con gli ondeggiamenti per il venticello e per gli spostamenti delle persone nel cesto a forma di anello, è stata emozionante ed entusiasmante per tutti. ECCO LE MIE DOMANDE Al ritorno abbiamo preso un altro tram mezzo vuoto, di quelli vecchi e rumorosi che piacciono di più ai nipotini per il frastuono e gli scossoni. Tutti eccitati si sono fiondati sui sedili a guardar fuori. Strada facendo, il tram s è riempito, fin quando è salita una signora impacciata, con un gran borsone e un bambino intorno ai sei anni. Una ragazza si è alzata per cederle il posto, e la signora ha chiesto al bambino: Ti vuoi sedere?. E quello, senza neppure rispondere, si è fiondato a occupare il sedile. Domando: ma siamo tutti impazziti? Non ci accorgiamo che rischiamo di allevare degli egoisti assoluti, che pensano che a loro sia tutto dovuto e nulla richiesto? Che non vengono sensibilizzati agli altri e al vivere civile solidale? Ricordo che, quando eravamo bambini noi, era del tutto ovvio e naturale che stessimo noi in piedi e che cedessimo il posto a tutte le persone anziane, soprattutto alle donne. Per noi erano anziani già quelli di una quarantina d anni La solidarietà questi nostri bambini a volte la manifestano, ma solo verso i loro pari. Che sia perché i pari spesso la pretendono e gli adulti non più? I bambini sembrano avere in mente che la società tutta sia al loro totale ed esclusivo servizio. Che futuri adulti ne verranno fuori? Stiamo allevando dei Narcisetti fragilissimi, incapaci di vivere e di gestire la pur minima frustrazione? Io credo che sia giusto che i bambini sappiano di avere il diritto di essere al mondo e di essere al centro del loro mondo, ma che non sia per niente giusto che credano di essere, sempre e comunque, il centro del mondo, l unico centro del mondo. Importanti per mamma e papà, per nonno e nonna, per i maestri e per molti adulti; ma non i principini dispotici del mondo. PICCOLI EPISODI, GRANDI PROBLEMI Questi piccoli episodi evidenziano un grande problema, che potremmo definire così: il nuovo modo di considerare il bambino come un essere da riconoscere nel suo proprio valore e da rispettare non solo nei suoi propri diritti, ma anche nelle sue proprie esigenze e nei suoi propri desideri, contiene dei grandi pericoli ed espone a dei grandissimi rischi, sui quali nella nostra cultura ci è difficile pensare e operare. Per esempio: un diritto o un bisogno o un desiderio del bambino, se entra in conflitto con un diritto, un bisogno o un desiderio dell adulto (magari di un genitore), ha da essere considerato più importante? O ugualmente importante? O meno importante? Una volta, in modo preconcetto, era dato per scontato che quello che riguardava il bambino fosse regolarmente meno importante, fino ad essere quasi sempre pressoché irrilevante. Ma ora, invece, sembrerebbe che sia dato per scontato che debba essere sempre e comunque prevalente, in quanto sistematicamente più importante. Ma è giusto? E, soprattutto: è sensato? La questione ne comprende altre. Noi tutti sappiamo che i bambini hanno sempre le competenze a misura del loro stato di crescita. Cioè: sempre sono in grado di qualche cosa, in armonia con il loro livello di sviluppo. Ma è difficile stabilire se e quanto, in quel dato momento, quel bambino lì è in grado di rispondere senza troppi costi personali alla richiesta che noi adulti gli facciamo. Sarebbe necessario che noi adulti (soprattutto noi genitori o comunque noi educatori) fossimo sempre e comunque pienamente in contatto con l esperienza che il bambino di cui ci occupiamo sta facendo. Mantenere momento per momento un pieno contatto con l esperienza che il bambino va facendo e riuscire a stabilire momento per momento che cosa egli è in grado o non è in grado di fare, che cosa possiamo chiedergli e che cosa non possiamo chiedergli sono imprese molto difficili, su cui anche noi, che siamo gli esperti, spesso non ci troviamo d accordo, arrivando a dare risposte anche molto differenti. Che cosa ne pensate? Grazie! Un nonno piuttosto perplesso. 15

16

17 Curarsi con le piante Quel mazzolin di fiori Che vien dalla montagna Vitalia Murgia Pediatra, docente del Master di II livello in Fitoterapia, Università La Sapienza, Roma arnica (Arnica L montana) è una pianta medicinale della famiglia delle Asteracee che cresce nelle regioni montagnose dell Europa e del Nord America. Per preparare le centinaia di specialità contenenti arnica che vengono vendute in tutto il mondo, oltre alla A. montana, si coltiva intensamente anche l A. chamissonis. Diversamente da altre piante medicinali l arnica non veniva usata nei tempi antichi. È Ildegarda di Bingen, una monaca benedettina vissuta tra il 1098 e il 1179, che, nel suo libro De arboris, la cita per la prima volta come pianta utile per il trattamento di contusioni ed ecchimosi. Il nome arnica deriva probabilmente dal greco ptarmike, starnutire, perché la radice e i fiori sono degli starnutatorii, contengono cioè sostanze capaci di irritare la mucosa nasale, provocando starnuti ripetuti. Il nome volgare è erba benedetta delle montagne, i nativi americani la chiamavano, invece, tabacco di montagna in quanto le foglie essiccate erano usate come tabacco da fiuto. I suoi fiori giallo arancio contengono sesquiterpeni lattoni, triterpeni, flavonoidi, tannini, cumarine, olio essenziale. L arnica e i suoi componenti hanno numerose azioni farmacologiche dimostrate con studi su modelli cellulari e sull animale. Interessanti le sue azioni antinfiammatoria, antimicrobica, immunoregolatrice. PROPRIETÀ ANTINFIAMMATORIE Alcune sostanze contenute negli estratti di arnica, come i sesquiterpeni lattoni, hanno la capacità di penetrare attraverso la cute e quindi possono avere un effetto antinfiammatorio quando il preparato a base di arnica viene applicato per massaggio. I preparati contenenti microemulsioni di estratti di arnica penetrano meglio attraverso la cute. Tradizionalmente la pianta viene usata per curare lussazioni, distorsioni, ematomi, escoriazioni e ferite. Molti di questi usi sono stati confermati anche da studi sull uomo condotti con metodi scientifici rigorosi. Uno studio molto interessante e recente ha dimostrato che l arnica può attenuare il dolore alle mani delle persone che soffrono di artrosi delle articolazioni delle dita, permettendo loro di svolgere in maniera migliore le attività manuali. In questo caso la preparazione di arnica sarebbe stata efficace tanto quanto un gel contenente il 5% di ibuprofene (un noto antinfiammatorio). L arnica sembra essere utile anche per migliorare le ecchimosi e il gonfiore successivi a un intervento di rinoplastica (intervento chirurgico per correggere difetti nasali) e per ridurre il senso di peso alle gambe e il gonfiore causato dall insufficienza venosa cronica (difficoltà per il sangue venoso di ritornare verso il cuore) come nel caso delle vene varicose. Molte delle attività curative dell arnica si manifestano solo se l estratto di piante viene assunto per bocca, cosa attualmente non più consigliata per timore di effetti collaterali. In casi rari l applicazione di preparati a base di arnica può causare irritazione cutanea. ISTRUZIONI PER L USO Le preparazioni a base di arnica possono essere usate solo esternamente per trattare ecchimosi, ematomi, contusioni, distorsioni, dislocazioni ossee, abrasioni, per il trattamento sintomatico dei disturbi reumatici, per infiammazioni causate da punture di insetto. Non vanno usate su ferite aperte o in vicinanza degli occhi. Possono essere applicate più volte al giorno. L uso degli estratti di pianta è controindicato per chi è allergico all arnica. Per i bambini valgono le stesse cautele degli adulti. In caso di dolore che persiste con la stessa intensità per più di qualche giorno è preferibile consultare il medico. 17

18 Slow medicine Quello che costa di più non sempre vale di più Cinque cose da non fare Vincenzo Calia Pediatra di famiglia, Roma era una volta C un cantautore napoletano, Renato Carosone che scriveva canzoni molto divertenti. Una di queste si chiama Io mammeta e tu : racconta di un ragazzo infelice perché non riusciva mai a restare solo con la sua fidanzata, che usciva immancabilmente accompagnata dalla mamma. Ma un bel giorno la mamma, malata, si fa sostituire da una figlia piccola: una bambina capricciosa che si incolla ai due fidanzati e che, quando le viene offerto un gelato ( Vuo o cuppetto, o vuo o spumone? ) risponde, senza neppure pensarci, Chelloca costa e cchiù! (Quello che costa di più). C ERA UNA VOLTA E C È SEMPRE ANCORA chi pensa che quello che costa di più sia la scelta migliore. Anche, e forse soprattutto, quando si parla di medicina e di salute. E così una costosa risonanza magnetica sarà sicuramente migliore di un economica ecografia e il farmaco appena uscito è da preferire a quello che si usa da sempre (anche e soprattutto perché costa di più). E se bisogna fare un analisi, allora è meglio farle tutte, le analisi; un autentico luminare si riconosce dal fatto che le sue ricette sono scritte su due facciate e contengono una lunga lista di accertamenti e farmaci. Si potrebbe continuare a lungo su questa strada, perché, soprattutto nei paesi come il nostro, in cui il Sistema Sanitario si fa carico della quasi totalità delle spese sostenute per le terapie e gli accertamenti, si è radicata nella mente delle persone la convinzione che più si fa e meglio è. Un idea che acquista (ahimè!) sempre più spazio anche nel ragionamento dei medici, che sentono forte la pressione dei pazienti, sempre molto informati (ma non sempre ben informati) e sempre più propensi a cercare e denunciare l errore, la colpa, la mancanza del medico. Tutto questo ha un effetto controproducente sui pazienti stessi (non sempre e non tutte le cure e le procedure diagnostiche sono utili ed esenti da rischi ed effetti collaterali) e provoca una scadimento della qualità della professione medica (il medico non si sente libero di comportarsi secondo scienza e coscienza). Questo modo di pensare e di agire (o forse di agire senza pensare!) mette in pericolo la stessa sopravvivenza dei Sistemi Sanitari pubblici, perché determina una crescita esponenziale dei costi, che ormai sempre meno Stati sono in grado di sopportare. Il Servizio Sanitario pubblico è come l aria che respiriamo: ci rendiamo conto di quanto sia essenziale solo quando ci manca. Immaginate come vi sentireste se dovesse capitarvi di entrare nel Pronto Soccorso di un Ospedale e, prima ancora di ricevere aiuto, vi fosse chiesto di presentare la vostra carta di credito; oppure se foste consapevoli che curare un infarto o un tumore dovesse significare essere ridotti in povertà o essere costretti a ipotecare la casa di famiglia. SCEGLIERE CON SAGGEZZA Queste considerazioni sono da sempre presenti nelle pagine del nostro giornale e si stanno diffondendo anche fra le Società Mediche in tutto il mondo. Come spesso capita, l iniziativa nasce in America dove, con la parola d ordine Choosing wisely (scegliere con saggezza), si sta lavorando per identificare tutte le pratiche mediche inutili e potenzialmente dannose, da bandire con il consenso dei medici e attraverso la condivisione con i pazienti. All interno di questo progetto si moltiplicano le prese di posizione che riguardano i bambini. Anche in Italia sta prendendo piede un movimento che persegue gli stessi obiettivi, per iniziativa di Slow medicine- un Associazione nata come movimento culturale per una medicina sobria, rispettosa e giusta - che ha di recente lanciato il progetto intitolato Fare di più non significa fare meglio. Ad esso hanno aderito già molte società scientifiche, fra cui l Associazione Culturale Pediatri (ACP), che si propongono di identificare, tra le pratiche mediche co- 18

19 munemente usate, quelle che sono spesso ingiustificate perché non portano benefici nella maggior parte dei pazienti e sono potenzialmente dannose, spiegandone il perché agli utenti dei servizi sanitari. Queste pratiche dovranno essere oggetto di dialogo tra il medico e i familiari del bambino, perché la decisione sia condivisa. Un pediatra per amico (UPPA), che aderisce al movimento di Slow medicine, d ora in poi pubblicherà una rubrica dedicata a questo argomento in cui verranno presentate, una per una, tutte le pratiche mediche che sono il più delle volte da evitare fra i bambini. FARE DI PIÙ NON SIGNIFICA FARE MEGLIO A questo progetto, promosso in Italia dal movimento Slow Medicine (www.slowmedicine.it), hanno aderito oltre 25 società scientifiche, alcune delle quali pediatriche, e molte società scientifiche infermieristiche. Ciascuna di queste società si è impegnata ad identificare cinque pratiche mediche, molto comunemente utilizzate, da scoraggiare perché nella maggior parte dei casi si sono dimostrate inutili e potenzialmente dannose per i pazienti. Molte di queste liste sono già state pubblicate. Le Società di pediatri che hanno fin ora aderito a questo progetto sono l Associazione Culturale Pediatri, che ha già compilato una prima lista di pratiche da scoraggiare, la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica e la Federazione Italiana Medici Pediatri. Le prime cinque pratiche segnalate dall Associazione Culturale Pediatri verranno spiegate, una per una, sui prossimi cinque numeri di Un pediatra per amico. DIECI COSE DA NON FARE (IN AMERICA) L American Academy of Pediatrics, all interno del progetto Choosing wisely ha indicato le prime 10 cose che nella maggior parte dei casi non bisognerebbe fare, perché non giustificate scientificamente, inutilmente costose o potenzialmente dannose alla salute dei bambini. Ecco un elenco sintetico. 1 - Non utilizzare antibiotici per curare le infezioni virali delle vie respiratorie. 2 Non prescrivere medicinali per la tosse e il raffreddore sotto i 4 anni. 3 Non fare una TAC in caso di trauma cranico minore. 4 Non fare TAC o Risonanza Magnetica in caso di convulsioni febbrili. 5 Non fare TAC nel dolore addominale. 6 Non prescrivere cortisone ad alte dosi nella displasia polmonare dei neonati pre-termine. 7 Non fare esami del sangue (RASTIgE) per cercare le allergie alimentari, se non c è una storia clinica di reazioni allergiche a specifici alimenti. 8 - Non usare farmaci nel Reflusso Gastroesofageo fisiologico (bambini che rigurgitano, ma crescono regolarmente). 9 Non fare urinocolture nella batteriuria asintomatica (batteri nelle urine, senza febbre). 10 Non utilizzare di routine strumenti elettronici che segnalano l apnea per prevenire la morte in culla dei lattanti (SIDS). 19

20 Tablet e smartphone: l ultima sfida educativa La sfida educativa dei nostri giorni Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di scegliere il modo giusto di usarla Daniele Novara Pedagogista, Piacenza Sull universo della tecnologia digitale ognuno ha la propria opinione: tablet, smartphone, ereader, lettori di musica, lavagne interattive, navigatori satellitari, videogiochi, videoschermi, connessioni veloci si tratta di un mondo complesso, articolato, che evolve a velocità impressionante e, soprattutto, relativamente recente. Vent anni fa non esistevano i cellulari e Internet era riservata ai militari; oggi da uno smartphone puoi essere in relazione con chiunque in ogni parte del globo, e recuperare informazioni su qualsiasi cosa. Si tratta di una trasformazione epocale, di cui è difficile prevedere gli esiti e su cui è anche più difficile realizzare analisi accurate e approfondite. E così ognuno tende a sviluppare una propria opinione personale e a lasciarsi guidare dalla proposta più allettante, da chi grida più forte, da chi si propone meglio. collegato? È chiaro che anch io ho una mia opinione sull argomento ma non è questo il punto. Non si tratta di demonizzare la tecnologia o di ignorarla: il navigatore è uno strumento molto utile e interessante; la tecnologia applicata all automobile è sempre più efficace e offre nuovi garanzie di sicurezza e rendimento. Ma, detto questo, il punto è: qual è l età in cui, anche la macchina più controllata e automatica, può essere guidata? Quali sono le esigenze e le capacità psicoevolutive di un bambino, di un preadolescente ecc., che consentono l accesso alla tecnologia senza il rischio di produrre danni o difficoltà di crescita e sviluppo? Perché questa è la vera questione educativa e, anche correndo il rischio di apparire arretrati agli occhi dei fautori dello sviluppo a ogni costo, chi si pone il problema della crescita dei bambini e dei ragazzi non può evitare di confrontarsi con l argomento. Nella mia esperienza di consulente pedagogico osservo come queste questioni assillano i genitori: Passa le sue giornate a digitare sul telefonino lo lascio fare?, Mi stressa perché tutti i suoi compagni hanno i videogiochi e lui no... diventerà un escluso?, Va male a scuola però QUALE STRATEGIA DI FRONTE AL DIGITALE? Chi scrive è un pedagogista e si occupa dei processi educativi legati all apprendimento. Da questo punto di vista allora, di fronte a un fenomeno dilagante che tocca estremamente da vicino bambini e ragazzi, e soprattutto interviene sui processi di apprendimento, la mia domanda è: quale strategia educativa, che si fondi su analisi e dati scientifici e accurati e non su opinioni personali, occorre mettere in atto di fronte alla tecnologia digitale e a tutto ciò che ne è 20

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