Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ed il piano di zona.

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1 Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ed il piano di zona

2 Principi costituzionali Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.

3 Riferimenti normativi nazionali Legge 328 del Piano nazionale per gli interventi sociali Titolo V della Costituzione: competenza esclusiva e principio di sussidarietà

4 PRINCIPI E FINALITA ART. 1 La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione. Ai sensi della presente legge, per "interventi e servizi sociali" si intendono tutte le attività previste dall articolo 128 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n

5 DLGS 112 /98 - IL NUOVO ASSETTO ISTITUZIONALE Definizione di servizi sociali tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia.

6 Legge 328 La Legge 328/2000 intitolata "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" è la legge per l'assistenza, finalizzata a promuovere interventi sociali, assistenziali e sociosanitari che garantiscano un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà.

7 La legge 328 intende superare il concetto assistenzialistico dell intervento sociale, nel senso che considera il cittadino non come passivo fruitore, ma come soggetto attivo e in quanto tale portatore di diritti, a cui devono essere destinati interventi mirati alla rimozione di situazioni di disagio psicosociale e di marginalità.

8 Legge 328 La legge annuncia che per realizzare i servizi sociali in modo unitario e integrato gli enti locali, le Regioni e lo Stato, ognuno nell ambito delle proprie competenze, provvedano alla programmazione degli interventi e delle risorse. Nel farlo è importante che vengano seguiti i principi di coordinamento e di integrazione tra gli interventi sanitari e dell istruzione e le politiche attive del lavoro ma la legge aggiunge che tale programmazione deve essere fatta coinvolgendo anche il Terzo settore.

9 Art. 1 comma 4 Gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell ambito delle rispettive competenze, riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni e degli enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato, degli enti riconosciuti

10 Art. 1 comma 5 Alla gestione ed all offerta dei servizi provvedono soggetti pubblici nonché, in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati

11 Struttura del sistema integrato G E S T I O N E Stato Regioni Enti locali Soggetti del privato sociale Sistema integrato dei servizi sociali Persone, famiglie, soggetti

12 Principi Sussidarietà cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell amministrazione, autonomia organizzativa regolamentare degli enti locali.

13 Tutti i cittadini presenti sul territorio italiano, italiani e stranieri, apolidi Il sistema di interventi e servizi ha carattere di universalità. Hanno carattere di priorità nell accesso agli interventi le persone più fragili : senza reddito, gli inabili fisici e psichici, le persone sottoposte a provvedimenti dell autorità giudiziaria, chi ha difficoltà di reinserimento nel mercato del lavoro Obbligo di informazione e diffusione agli interessati delle prestazioni a cui hanno diritto 13

14 Il principio della programmazione La realizzazione del sistema integrato avviene attraverso il metodo della programmazione degli interventi e delle risorse e della verifica sistematica della qualità e della efficacia delle prestazioni. La programmazione compete agli enti definiti all art. 1, che devono coordinarsi ed integrarsi con gli altri enti competenti nelle materie sanitaria, formazione, scuola e lavoro e che devono concertare e cooperare con diversi livelli istituzionali che partecipano alla rete (ULSS). I comuni, le regioni e lo Stato promuovono azioni per favorire la pluralità di offerta dei servizi garantendo il diritto di scelta del cittadino

15 Strumenti per la programmazione Art. 18. (Piano nazionale e piani regionali degli interventi e dei servizi sociali) Art. 19. (Piano di zona) Art. 20. (Fondo nazionale per le politiche sociali) 15

16 Funzioni degli enti pubblici Art. 6 Comuni : soggetti responsabili della realizzazione del sistema locale dei servizi sociali Art. 7 Province : ruolo di osservatorio, valutazione e coordinamento di alcune funzioni a livello locale Art. 8 Regioni: funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo degli interventi sociali nonché di verifica della rispettiva attuazione a livello territoriale e disciplinano l integrazione degli interventi stessi, con particolare riferimento all attività sanitaria e socio-sanitaria ad elevata integrazione sanitaria Art. 9 Stato: l esercizio delle funzioni di cui all articolo 129 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché dei poteri di indirizzo e coordinamento e di regolazione delle politiche sociali, definisce i LEP (livelli essenziali delle prestazioni) e istituisce il sistema informativo del servizio sociale

17 Riferimenti normativi regionali LR 55/82 - Norme per l esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale LR 11/01 Recepimento del dls 112/98 Art. 130 e seg.- Trasferimento di competenze dallo stato alle regioni

18 Servizi sociali e socio/sanitari LR 11/ Art. 124 Oggetto e finalità 1 Per servizi sociali si intendono tutte le attività aventi contenuto sociale, socio-assistenziale e socio-educativo, di cui all articolo 128 del decreto legislativo n. 112/1998, di cui all articolo 22 della legge n.328/2000 nonché le prestazioni sociosanitarie di cui all articolo 3 septies del decreto legislativo 502/1992 e successive modifiche ed integrazioni.

19 PDZ E INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA Art. 128 legge 11/2001 5) Il piano di zona, di cui all articolo 8 della legge regionale n. 56/1994 e agli articoli 4 e 5 della legge regionale 3 febbraio 1996, n. 5, nonché previsto dall articolo 19 della legge n. 328/2000, è lo strumento primario di attuazione della rete dei servizi sociali e dell integrazione Sociosanitaria.

20 La programmazione territoriale: soggetti istituzionali REGIONE COMUNI A.ULSS ALTRI ENTI PUBBLICI PRIVATO SOCIALE e TERZO SETTORE

21 Sistemi di integrazione istituzionale e gestionale Ulss gestisce I comuni gestiscono Prestazioni sanitarie Prestazioni ad elevata integrazione Socio-sanitaria Prestazioni sanitarie a rilevanza sociale Prestazioni sociali a rilevanza sanitaria Prestazioni sociali Nel modello Veneto è stata privilegiata la strategia di integrazione tramite delega di gestione all Ulss di una parte delle funzioni socio-sanitarie, lasciando alla facoltà dei Comuni la possibilità di ulteriori deleghe di gestione, fino ad un conferimento complessivo di tutte le attività di interesse socio-sanitario, cioè anche delle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria.

22 SOGGETTI e LIVELLI di RESPONSABILITÀ NELLA PROGRAMMAZIONE REGIONE CONFERENZA DEI SINDACI Azienda ULSS COMUNI DISTRETTO SOCIOSANITARIO Reti solidaristiche della comunità locale

23 Il documento di indirizzo per il piano di zona DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n del 3 agosto 2010 Approvazione del Documento di indirizzo Regionale di cui alla DGR n. 157 del 26 gennaio 2010, allegato A, e del documento recante: Indicazioni per la presentazione del documento: Piano di Zona 2011/2015. Due allegati A) DOCUMENTO REGIONALE DI INDIRIZZO PER LA PROGRAMMAZIONE DI ZONA ANNO 2010 B) INDICAZIONI PER LA STESURA DEL DOCUMENTO: PIANO DI ZONA

24 Documento regionale di indirizzo Caratteristiche principali A) Il documento di indirizzo è finalizzato a sostenere l integrazione istituzionale e funge da cornice per la programmazione locale, presentando obiettivi di sviluppo generali e specifici per area. B)Il documento di indirizzo supera la frammentazione dei processi di programmazione, allineando nel tempo e nella forma i diversi piani settoriali per area. C) Il documento di indirizzo fornisce indicazioni sugli ambiti di competenza regionale (sociale e sociosanitario) e presenta una visione e spunti di indirizzo per orientare i territori nella propria programmazione territoriale dell intero sistema di offerta.

25 Lo schema di riferimento per area il documento di indirizzo regionale contiene, per ogni area di intervento, indicazioni su: A) La vision, ovvero l insieme dei traguardi che ci si prefigura di raggiungere nel medio periodo; B) Le priorità e le politiche che la Regione ritiene fondamentali da governare, che hanno una rilevanza significativa in termini di diffusione o gravità di bisogno della popolazione, di impiego delle risorse, di sviluppo del sistema di welfare; C) Gli indicatori, ovvero le grandezze utili a leggere le differenze territoriali ed i cambiamenti nel tempo dei fenomeni su cui si interviene.).

26 GLI ASPETTI INNOVATIVI INTRODOTTI CON LA DGR 157/ Il Piano di zona come strumento di programmazione delle politiche sociali e socio-sanitarie definite a livello locale in coerenza con le linee di indirizzo regionali 2. Pdz e partecipazione: viene introdotta la partecipazione consultiva e quella concertativa 3. Documento di indirizzo regionale concernente gli obiettivi di sviluppo generali della programmazione sociale e socio-sanitaria e specifici per singola area di intervento 4. Il pdz è sottoposto a visto di congruità regionale 5. Indirizzo gestionale: garantire unitarietà almeno a livello distrettuale 6. Il piano di zona dura 5 anni 7. misura di finanziamento dei livelli di assistenza da finanziare sulla base di quote capitarle correlate ai livelli essenziali di assistenza

27 Il processo di costruzione previsto dalla DGR Organo governo politico: esecutivo della Conferenza dei Sindaci e Direttore Servizi Sociali Organo di coordinamento tecnico: Direttore Servizi Sociali, Ufficio di piano, referenti dei tavoli tematici per area Tavoli tematici per area: composto da tutti i soggetti pubblici e privati

28 Le aree di intervento 1. infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio e famiglia 2. persone anziane 3. Disabilità 4. Dipendenze 5. salute mentale 6. marginalità sociale 7. immigrazione

29 Ufficio di piano L ufficio di piano è organismo tecnico di staff che facilita e supporta operativamente il processo di programmazione: 1.di norma è collocato presso la Direzione dei Servizi Sociali dell Azienda Ulss, 2.fornisce supporto metodologico per il processo di analisi dei bisogni, progettazione, 3.Svolge attività monitoraggio e valutazione del piano di zona e delle sue azioni;

30 Il percorso nell Ulss 1. Il processo di costruzione dei piani di zona Le modalità di avvio del piano di zona e la struttura organizzativa L attivazione dei processi partecipativi 2. L analisi Analisi dei bisogni della comunità Analisi del sistema di offerta e delle risorse attualmente impiegate 3. La definizione delle strategie di indirizzo per il periodo di riferimento del piano di zona Confronto tra bisogni e offerta Definizione delle priorità di intervento (sui bisogni e sul sistema di offerta) Definizione delle politiche di intervento

31 Percorso 2 4. Le scelte operative sviluppate (in coerenza con il documento di indirizzo regionale) - Individuazione delle azioni (di mantenimento, di potenziamento, di innovazione) - descrizione degli interventi, indicando almeno: Anno di riferimento Tipologia di intervento (mantenimento, potenziamento, innovazione) Capienza e/o utenza destinataria Forme di gestione Risorse dedicate e relative fonti di finanziamento

32 Percorso 3 5. Gli strumenti ed i processi di governo del piano di zona Il sistema di responsabilità Il monitoraggio e la valutazione del piano di zona La relazione valutativa annuale

33 LE TAPPE DI COSTRUZIONE DEL PIANO DI ZONA Analisi dei bisogni e del sistema di offerta all interno dei tavoli tematici (Maggio Luglio) Individuazione delle priorità, delle politiche e delle azioni per ciascuna area di intervento (Giugno Settembre) Redazione del documento di piano e dei progetti (Agosto - Ottobre) Inserimento dei dati del Piano di Zona nel relativo Software Web (Settembre-Novembre) Condivisione del Piano nei Comitati dei Sindaci di Distretto (II metà di Ottobre) Adozione del Piano di Zona da parte della Conferenza dei Sindaci e del Direttore Generale dell Azienda Ulss attraverso Accordo di Programma (entro il 30 Novembre)

34 Grazie per l attenzione!

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