VDA Net Rassegna Stampa Nazionale Del 07/09/2009

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1 CORDIS EUROPA - NOTIZIARIO 02/09/2009 UE e Libia sviluppano strategia contro HIV/AIDS L'Unione europea e la Libia hanno avviato un progetto per lo sviluppo di un programma strategico e di supporto contro l'hiv nello stato nordafricano. Alla guida del progetto c'e' la Liverpool School of Tropical Medicine (LSTM) nel Regno Unito, che offre supporto tecnico al governo libico nella messa a punto del piano d'azione. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di un milione di euro dalla delegazione della Commissione europea in Libia. Ricercatori dell'international Health Group della LSTM, delle istituzioni libiche e del Harvard University's Biostatistics Department (HUBD), negli USA, stanno collaborando per presentare informazioni nuove e complete sull'attuale epidemiologia dell'infezione da HIV (virus dell'immunodeficienza umana). Secondo i ricercatori, i due anni di collaborazione previsti aiuteranno a generare un'efficace strategia nazionale contro l'hiv. La Libia affronta attualmente diverse difficolta' nel suo tentativo di controllare meglio l'hiv e di fornire trattamenti, cure e supporto adeguati per le persone di ogni eta' affette da HIV e AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita). In una loro dichiarazione, i ricercatori del LSTM hanno affermato che il problema di fornire cure migliori ai bambini affetti da HIV "si presenta insieme alla necessita' di tenere sotto controllo un'epidemia di HIV concentrata" che ha un forte impatto sulle vite delle persone piu' a rischio, per le quali non si dispone di dati epidemiologici a sufficienza. Inoltre, malgrado le informazioni aggiornate sull'hiv e l'aids, la maggior parte delle persone in Libia hanno scarse nozioni su cosa favorisce il diffondersi dell'epidemia tra i soggetti piu' a rischio e sulla "percezione del rischio e la conoscenza dell'hiv da parte dei settori influenti della comunita'," stando ai ricercatori del LSTM. La paura della malattia e' diffusa e chi ne soffre viene discriminato. Gli esperti ritengono che le autorita' locali dovrebbero prendere la cosa di petto e presentare forti strategie di sorveglianza per il pubblico. Da varie fonti si e' appreso che l'hiv/aids sarebbe una malattia stigmatizzata a causa dei suoi legami con il consumo di droga e con i rapporti sessuali extraconiugali. Studi condotti dalla fine degli anni novanta fino ad intorno il 2005 hanno anche indicato una bassa prevalenza dell'infezione da HIV in determinati ambienti, come ad esempio le prigioni e gli ospedali. Gli obiettivi principali dei partner del progetto - guidati dal professor Joseph Valadez del LSTM - includono lo sviluppo di una strategia nazionale contro l'hiv che concentra l'attenzione sugli aspetti prioritari della Libia di prevenzione e cura dell'hiv, sullo sviluppo di politiche e procedure per incentivare le migliori pratiche e le attivita' comprovate per la riduzione del danno tra i principali gruppi ad alto rischio (ad es. persone che lavorano nell'industria del sesso o che fanno uso di droghe assunte per via endovena) e sul coordinamento e la divulgazione di messaggi e politiche relativi alla strategia contro l'hiv. I partner progetteranno sondaggi KAP (knowledge, attitude and practices, ovvero conoscenza, file:///c /rassegna/rana0020.htm (1 di 8) [04/09/ ]

2 comportamento e pratica), che saranno usati per raccogliere la conoscenza e chiarire i malintesi su come l'hiv si puo' trasmettere e prevenire. Essi raccoglieranno altresi' informazioni su come la pensano gli altri cittadini riguardo alle persone affette da questa malattia. Il professor Valadez e' uno dei pionieri dei metodi di valutazione KAP e li ha applicati in programmi di valutazione dell'hiv in vari paesi. Secondo i partner, i sondaggi saranno basati su strumenti testati su scala mondiale e adattati alle necessita' particolari della Libia. I sondaggi avranno un ruolo importante nell'aiutare i partner a determinare una migliore formazione e sviluppo delle capacita' per gli operatori sanitari, i giovani e le autorita' religiose. "Questo progetto determinera' una strategia globale per affrontare l'hiv in Libia e fornira' il quadro per prendere decisioni importanti su come tenere sotto controllo l'hiv," ha osservato il prof. Valadez. "Aiutera' inoltre la Libia ad unirsi agli altri paesi dell'africa settentrionale che dispongono gia' di strategie contro l'hiv e partecipano alla comunita' internazionale UNAIDS [Joint United Nations Programme on HIV/AIDS]. Speriamo che il progetto possa anche permetterci di capire meglio come l'hiv si sta evolvendo nell'africa del nord e fornirci informazioni su come controllarlo in maniera piu' efficace." ITALIA NEWS - SALUTE Studio dell'irccs Policlinico San Donato rivoluziona il metodo di valutazione del rischio di mortalit del paziente cardiochirurgico di Massimo Vannicola Il nuovo metodo ha suscitato grandissimo interesse nella comunita' scientifica internazionale Si chiama ACEF, e' stato ideato dal dottor Marco Ranucci, Direttore della Ricerca Clinica nel Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell'irccs Policlinico San Donato, ed e' un nuovo metodo per la valutazione del rischio di mortalita' del paziente sottoposto ad intervento cardiochirurgico. Lo studio da cui deriva lo score di rischio ACEF e' stato pubblicato alla fine di Giugno su Circulation, la prestigiosa rivista scientifica dell'american Heart Association, e ha suscitato un grande interesse presso la comunita' scientifica internazionale. La valutazione del rischio del paziente cardiochirurgico rappresenta un importante standard di riferimento per medici e strutture cliniche, tanto che ad oggi, per la sua definizione, vengono utilizzati numerosi metodi a valenza internazionale. Tra questi l'euroscore, considerato il gold standard in molti paesi Europei, considera un numero piuttosto elevato di variabili (17) e le analizza attraverso un particolare software ricavandone un punteggio che rappresenta la mortalita' operatoria prevista. E' pero' noto che l'euroscore, applicato a popolazioni di studio ampie ed eterogenee, ne sovrastima spesso il rischio di morte previsto, tanto che recentemente sono stati proposti diversi fattori di correzione. "La grande innovazione di ACEF - spiega il dottor Ranucci - si basa sul Principio della Parsimonia formulato dal frate filosofo William Ockham nel 1300, che suggerisce l'inutilita' di formulare piu' assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno. Applicare il rasoio di Ockham allo studio della mortalita' cardiochirurgica ci ha imposto di scegliere, tra le molteplici variabili, quelle che spiegano in modo piu' semplice l'evento. Dopo una valutazione di pazienti sottoposti ad intervento cardiochirurgico al Policlinico San Donato - continua Ranucci - abbiamo visto che gli elementi piu' importanti da tenere sotto controllo sono in ordine di importanza l'eta' del paziente; la capacita' contrattile del cuore definita come frazione d'eiezione e, tra le varie patologie associate, la presenza di una insufficienza renale (definita da alti valori di creatininemia). Il risultato e' quindi espresso per le tre variabili cliniche nell'acronimo ACEF (Age; Creatinine e Ejection file:///c /rassegna/rana0020.htm (2 di 8) [04/09/ ]

3 Fraction) che rappresentano gli elementi base per effettuare una stima del rischio di morte con un livello di accuratezza uguale, o addirittura superiore, a quello degli altri metodi internazionali." "Altro elemento fondamentale di ACEF - continua il Dottor Ranucci - e' quello di essere uno studio del rischio di morte applicato solo a pazienti sottoposti ad intervento cardiaco programmato. Difatti, questi pazienti rappresentano la maggior parte degli interventi effettuati ogni giorno e sono caratterizzati da una mortalita' operatoria annua molto bassa rispetto ai casi operati in regime di emergenza o/e urgenza che, se inclusi nella popolazione studio come nell'euroscore, possono incrementare la sovrastima del rischio". L'equipe del dottor Ranucci ha applicato lo studio su pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico elettivo presso l'irccs Policlinico San Donato dal 2001 al 2003; mentre la sua validazione e' stato condotta sui pazienti operati successivamente. Il modello di rischio si e' basato sulla valutazione dei tre elementi aggregati con la seguente semplice formula matematica: ACEF = eta' (anni)/frazione d'eiezione (%) + 1 (se la creatinina serica e' > 2 ml/dl) Si tratta quindi di un calcolo elementare, con un punteggio che si stratifica tra valori intorno ad 1 (nel caso di un paziente a basso rischio, di eta' 60 anni, frazione di eiezione 60%, creatininemia < 2 mg/dl) fino a circa 5 (pazienti ad altissimo rischio, ad esempio di eta' 80 anni, frazione di eiezione 20%, e creatininemia > 2 mg/dl. I punteggi cosi' ottenuti sono stati comparati con quelli di altri 5 modelli (Cleveland Clinic, Northern New England score, Personnet e EuroSCORE logistico e standard). I risultati di ACEF hanno confermato l'ipotesi sperimentale che le tre variabili incluse in questo modello bastano a garantire un'accuratezza equivalente, se non a volte superiore, rispetto a modelli di valutazione piu' complessi. Inoltre, il modello e' facilmente calibrabile per meglio definire il profilo di rischio dei pazienti trattati, cosi' da cogliere ogni eventuale variazione della pratica clinica. "Dalla pubblicazione dei primi risultati su Circulation, molti sono i reparti di cardiochirurgia in Italia interessati ad applicare il nostro modello di stima del rischio. A livello internazionale, ci e' stato chiesto di presentare questo modello al Congresso della Societa' Tedesca di Cardioanestesia, a Novembre di quest'anno, e al Meeting del Mount Sinai Hospital di New York nel Gennaio Considerando che il modello ACEF non prevede software complicati, ma solo un semplice calcolo fatto a mente, mi auguro - conclude il Dottor Ranucci - che venga applicato ad una casistica sempre maggiore, in modo da avere uno strumento di misura che permetta di valutare in maniera omogenea l'attivita' clinica". L' IRCCS Policlinico San Donato fondato nel 1969 dal Professor Luigi Rotelli, padre dell'attuale Presidente del Gruppo, e' un grande ospedale di ricerca e insegnamento; dal 1992 e' il primo centro di Cardiochirurgia in Italia con oltre interventi all'anno. E' sede del Triennio clinico del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell'universita' degli Studi di Milano e di numerose Scuole di Specialita'. E' stato il primo ospedale ad alta specializzazione interamente certificato ISO 9002 in Europa, il cui organico e' costituito da addetti di cui 257 medici specialisti. E' un'istituzione ospedaliera fortemente attiva anche nella cooperazione internazionale, ha infatti organizzato ormai oltre 170 missioni nei Paesi piu' disagiati a scopo clinico, didattico e umanitario. E' anche sede di formazione permanente per specialisti provenienti da diversi Paesi, con l'assegnazione, con fondi propri, dal 1992 ad oggi di 180 borse di studio. Il Policlinico San Donato eroga prestazioni in tutte le principali specialita' medico-chirurgiche e dispone di un Pronto Soccorso (DEA) integrato nella rete del 118 per l'urgenza ed emergenza dell'area metropolitana milanese. Il Policlinico San Donato e' stato riconosciuto dal Ministero della Salute "Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico" (IRCCS) per le "Malattie del cuore e dei grandi vasi nell'adulto e nel bambino" in considerazione dell'eccellenza dell'attivita' clinica, didattica e scientifica. Fonte: Massimo Vannicola Ufficio Stampa IRCCS Policlinico San Donato file:///c /rassegna/rana0020.htm (3 di 8) [04/09/ ]

4 TELETHON.IT Malattie neuromuscolari, nasce il registro dei pazienti Per iniziativa di quattro associazioni di malattia - Aisla, Asamsi, Famiglie Sma e Uildm - e della Fondazione Telethon, il progetto facilitera' la messa a punto di studi clinici per queste patologie Contarsi, ma non solo. Anche conoscersi bene. Sono questi i due obiettivi del Registro dei pazienti neuromuscolari, nato per raccogliere dati anagrafici, genetici e clinici di pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchenne-Becker, atrofia muscolare spinale (Sma) e sclerosi laterale amiotrofica (Sla). In futuro si prevede di allargare la raccolta dei dati anche ad altre malattie neuromuscolari. Nato dall'alleanza tra quattro associazioni di pazienti - Aisla, Asamsi, Famiglie Sma, Uildm - e la Fondazione Telethon per provare a ordinare e aggiornare queste informazioni, rendendole disponibili ai ricercatori impegnati nella ricerca di terapie, il registro sara' presentato a Roma il 5 settembre nell'ambito del V convegno nazionale Asamsi-Famiglie Sma. L'incontro si terra' presso l'holiday Inn Parco dei Medici, in Viale Castello della Magliana 65. Attualmente non esiste una panoramica completa e dettagliata su quanti siano questi malati in Italia e sulle loro condizioni cliniche: si stima che in totale siano circa 10 mila*, ma e' probabile che siano di piu'. Disporre di questi dati e' pero' fondamentale per ricercatori e clinici impegnati nella messa a punto di terapie: maggiori sono i dettagli a disposizione - soprattutto se raccolti con criteri standardizzati e omogenei con quelli adottati anche a livello internazionale - maggiore e' la probabilita' di disegnare uno studio clinico di successo, che possa dare cioe' risultati attendibili. Ecco allora che il database appena inaugurato dira' ai ricercatori non soltanto quante sono e dove vivono le persone affette dalle malattie neuromuscolari indicate, ma anche qual e' il loro difetto genetico o il loro stato di salute, informazioni in alcuni casi determinanti per decidere se un paziente e' adatto o meno a partecipare a uno studio. Grazie a questo strumento, costantemente aggiornato, i medici impegnati nella pianificazione di sperimentazioni cliniche saranno in grado di contattare nel minor tempo possibile tutti i pazienti potenzialmente idonei agli studi in preparazione. E il fattore tempo e' un elemento molto importante per chi aspetta una cura. A garanzia della tutela dei diritti dei pazienti e della correttezza procedurale, le attivita' del registro saranno sotto il controllo di un comitato etico, di cui fanno parte: il presidente Francesco Maria Avato, docente di Medicina legale all'universita' di Ferrara; Franca Dagna Bricarelli, presidente della Societa' italiana di genetica umana (Sigu); Paola Facchin, docente di Pediatria presso l'universita' di Padova; Alessandro Martini, direttore del laboratorio di ricerca per la Protezione, plasticita' e rigenerazione uditiva presso l'universita' di Ferrara; Livio Tronconi, docente di Diritto sanitario e farmaceutico presso l'universita' di Pavia. I dati resi disponibili dai pazienti saranno depositati in un database tramite una procedura che tutela la privacy e la sicurezza secondo i piu' rigorosi criteri disponibili. La consultazione delle informazioni da parte di ricercatori o altri utenti sara' regolata dal comitato etico, che valutera' le richieste ricevute per la congruenza scientifica e per gli aspetti etici. Ma il lavoro del registro non si limita al contesto italiano: e' parte infatti anche di un registro internazionale coordinato dal Treat-Nmd, il network europeo sulle malattie neuromuscolari, al quale saranno trasmessi, tutelando la privacy dei soggetti, i dati dei vari registri nazionali: d'ora in avanti sara' quindi possibile condividere le informazioni a livello europeo e favorire lo sviluppo di studi clinici multicentrici internazionali. Il registro rappresenta quindi un'importante novita' nel panorama della lotta alle malattie file:///c /rassegna/rana0020.htm (4 di 8) [04/09/ ]

5 neuromuscolari, non solo dal punto di vista medico-scientifico, ma anche da quello sociale, perche' rende il paziente un protagonista attivo della ricerca biomedica, al fianco di ricercatori e clinici. * Dato ottenuto sulla base dei dati di prevalenza forniti da Orphanet Italia, il portale delle malattie rare e dei farmaci orfani, considerando che la popolazione italiana e' costituita all'incirca da 58 milioni di persone. FEDERFARMA Influenza A: le farmacie pronte a fronteggiare la diffusione del virus Le farmacie italiane contribuiranno a fronteggiare l'annunciata pandemia di influenza A. 'Federfarma, assicura il presidente nazionale Annarosa Racca, ha offerto la massima disponibilita' delle farmacie a collaborare con le autorita' sanitarie e ad adottare tutte le azioni necessarie a limitare la diffusione del virus AH1N1. Per definire un piano operativo condiviso e coordinato con le autorita' sanitarie e' in programma un incontro a breve con il viceministro della Salute Ferruccio Fazio'. Federfarma ha apprezzato l'apertura del viceministro Fazio a valutare la possibilita' di coinvolgere le farmacie nelle attivita' di prevenzione contro l'influenza A. Federfarma si e' intanto gia' attivata sul fronte della comunicazione, trasmettendo alle farmacie aggiornamenti sull'evoluzione dell'epidemia influenzale e sulle modalita' di prevenzione e terapia, utili a favorire la diffusione di un'informazione professionale e corretta ai cittadini. 'E' importante - sottolinea Annarosa Racca - che i cittadini sappiano che, anche di fronte a questa emergenza, potranno rivolgersi con fiducia in farmacia per risolvere eventuali dubbi e ottenere validi consigli'. SOCIETA' ITALIANA DI FARMACIA OSPEDALIERA Radiofarmaci: entrata in vigore delle norme La Societa' italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie (SIFO) si e' appellata al Viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, per esprimere la propria preoccupazione per lo slittamento dell'entrata in vigore delle Norme di buona preparazione dei radiofarmaci per Medicina nucleare (Nbp-Mn). Il presidente della SIFO - Laura Fabrizio - ha spiegato che i radiofarmaci sono medicinali utilizzati a scopo diagnostico e nella terapia di patologie importanti quali, ad esempio, varie forme di tumore, e la loro particolare natura implica l'osservanza di specifiche procedure all'interno dell'ospedale. Per questo l'applicazione delle Norme costituisce l'unico strumento per garantire che tutte le operazioni di preparazione e manipolazione dei radiofarmaci avvengano nel rispetto di un sistema di assicurazione della qualita' efficiente, controllato e documentato a garanzia della sicurezza del paziente e dell'efficacia e qualita' del prodotto. "Vanno assolutamente considerate - ha proseguito Pietro Finocchiaro, Segretario nazionale SIFO - le criticita' nell'ambito delle preparazioni dei radiofarmaci nelle unita' di Medicina nucleare del nostro paese. Siamo consapevoli che lo slittamento e' stato pianificato, probabilmente, per consentire il completamento del percorso istituzionale di approvazione degli appositi manuali di qualita' necessari per l'adeguamento di molte strutture italiane di Medicina nucleare". "E' anche vero, pero' che proprio l'entrata in vigore delle Norme, implicando l'obbligatorieta' di file:///c /rassegna/rana0020.htm (5 di 8) [04/09/ ]

6 adeguare ad esse strutture e comportamenti, accelerera' tale processo", commenta Finocchiaro. "In un Servizio sanitario nazionale sempre piu' impegnato a contenere il rischio clinico e che punta alla qualita' dell'assistenza, chiediamo, quindi, che quest'ultimo slittamento rimanga circoscritto al 2009 e che rappresenti solo un ulteriore stimolo al raggiungimento pieno degli obiettivi di qualita' previsti dall'applicazione delle Norme". "L'auspicio - afferma Paola Minghetti, Presidente della Societa italiana farmacisti preparatori (SIFAP) - e' che l'applicazione di tali Norme, pubblicate nella Farmacopea ufficiale nazionale favoriscano un miglioramento concreto della qualita' dei radiofarmaci allestiti in ambito ospedaliero". SIFO, SIFAP e SINAFO, tramite le proprie reti di esperti e la collaborazione attiva con tutti gli attori coinvolti, si rendono inoltre disponibili a risolvere gli aspetti tecnico-gestionali relativi ai radiofarmaci e ai dispositivi medici usati nell'ambito della Medicina nucleare, al fine di agevolare l'immediata entrata in vigore delle Norme. ANMVIOGGI FARMACOSORVEGLIANZA DEI MEDICINALI VETERINARI Con il decreto entrato in vigore il 28 agosto scorso, il Ministero della salute ha definito le caratteristiche strutturali e le modalita' operative del Nucleo Nazionale di Farmacosorveglianza previsto dal Codice del Farmaco. Il Nucleo supporta il Ministero della salute e le Regioni nelle rispettive attivita' di farmacosorveglianza e nei controlli (introduzione e importazione dei medicinali veterinari e delle sostanze farmacologicamente attive, commercio all'ingrosso e la vendita diretta dei medicinali veterinari). Il Nucleo (erroneamente definito di "farmacovigilanza" in fase di pubblicazione in GU- si veda l'errata corrige) si serve di un sistema di rilevazione informatica, predisposto dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dei controlli svolti sul territorio nazionale nell'ambito della distribuzione, dispensazione ed impiego dei farmaci veterinari. Entro il primo semestre di ogni anno, una relazione sui controlli ufficiali svolti in ambito nazionale nell'anno precedente per verificare la corretta attuazione della normativa sui medicinali veterinari. Entro il 31 marzo di ogni anno le regioni e le province autonome inviano al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali i dati relativi ai volumi delle prescrizioni emesse sul territorio di competenza. Per il triennio sono nominati componenti del Nucleo i seguenti esperti: 1) dott.ssa Alessandra Perrella, del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali; 2) dott.ssa Delia Forte, del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali; 3) dott. Agostino Macri', dell'istituto superiore di sanita'; 4) dott. Giorgio Fedrizzi, dell'izs della Lombardia ed Emilia Romagna; 5) ten. col. Antonio Concezio Amoroso, del Comando carabinieri per la tutela della salute; 6) col. T. ST Umberto Sirico, della Guardia di finanza; 7) dott. Gandolfo Barbarino, della regione Piemonte; 8) dott. Nicola Fortugno, della regione Puglia. EPAC.IT Genetica e Epatite C - Scoperto il marcatore che prevede come risponderai alle cure Perche' alcuni pazienti rispondono bene al trattamento file:///c /rassegna/rana0020.htm (6 di 8) [04/09/ ]

7 dell'epatite C ed altri sviluppano effetti collaterali pesantissimi, oltre che scarsi risultati? La risposta e' in un segmento del DNA. La scoperta pubblicata sulla rivista Nature e' il risultato di una ricerca condotta su 1671 pazienti che si sono sottoposti ai consueti trattamenti per debellare la malattia. David Goldstein, genetista presso la Duke University e autore dello studio, afferma che il "marcatore" sta in una lettera - una C al posto di una T - in un segmento di DNA in prossimita' del IL28B gene, e le risposte alle cure cambiano radicalmente. Questo spiega un altro mistero finora insoluto: perche' le risposte alle cure per l'epatite C variano ampiamente tra i gruppi etnici e razziali. Il genotipo che porta ad una migliore risposta si trova piu' frequentemente in Europa: questo polimorfismo genetico spiega quindi l'abisso del 50% di cure non efficaci registrate nelle popolazioni afro-americane a maggioranza di genotipo "scarsamente reattivo". Questa scoperta permettera' di offrire ai pazienti cure migliori poiche' i dottori avranno preziose informazioni, molto dettagliate per poi decidere il mix di cure migliori. Attualmente il trattamento per combattere l'epatite C si sviluppa in 48 settimane di interferone e ribavirina il farmaco antivirale. Alcuni pazienti sviluppano effetti indesiderati talmente duri da sopportare che preferiscono interrompere la cura. L'epatite C colpisce, secondo le stime, 170 milioni di persone in tutto il mondo ed e' la principale causa di cirrosi nel Nord America. Secondo le stime in Italia i contagiati sono piu' di 1 milione, ma poiche' fino alle sue conseguenze piu' gravi, spesso, l'epatite C, "Killer silenzioso", e' asintomatica, si stimano molti piu' casi degli attuali accertati. (Fonte : Periodico Italiano) HUMANITASALUTE.IT Nei? Dopo l'estate meglio controllarli Al ritorno dalle ferie e' importante verificare la salute dei nei. I consigli per capire se e' comparsa qualche anomalia sospetta. Il neo, un vezzo che ti rende piu' interessante, ma anche un pericolo in agguato per la salute che puo' portare, addirittura, al melanoma (tumore della pelle). L'esposizione al sole e' un elevato fattore di rischio, quindi, al rientro dalle vacanze e' importante verificare la salute dei nei. Secondo gli esperti grazie alle prime lettere dell'alfabeto si puo' distinguere un neo non pericoloso da una macchia "sospetta". Parliamone con il prof. Marcello Monti, dermatologo di Humanitas. Che cos'e' l'alfabeto dei nei? "L'alfabeto dei nei e' un modo semplice e veloce per capire se un neo puo' essere pericoloso. Si sfruttano le prime 5 lettere dell'alfabeto proprio per cercare i caratteri pericolosi di un neo. Ecco di cosa si tratta: -A come Asimmetria: le lesioni tumorali hanno una forma irregolare e cosi' anche i nei che degenerano. In pratica, immaginiamo di dividere il neo a meta' con una linea verticale e verifichiamo se le due parti sono uguali (simmetriche) oppure diverse tra loro (asimmetriche). -B come Bordi: i bordi di un neo non pericoloso sono regolari, come disegnati dal compasso, mentre se sono irregolari, frastagliati, il neo e' sospetto. -C come Colore: Il colore di un neo deve rimanere costante. Se si modifica o ci sono piu' colori contemporaneamente e' un campanello di allarme. -D come Dimensioni: se un neo ha un diametro di piu' di 6 millimetri (i nei comuni hanno il diametro di 2/3 millimetri) potrebbe non trattarsi di un semplice neo. Meglio approfondire. -E come Evoluzione: un neo che cambia aspetto velocemente, cioe' cambia forma, colore o dimensioni oppure diviene pruriginoso o sanguina deve essere valutato dal medico specialista". E' vero che la prima regola e' la prevenzione? "Certamente si'. Questa affermazione non e' mai stata tanto vera quanto nel caso dei nei. Il melanoma, infatti, e' un tipo di tumore maligno molto preoccupante perch si diffonde in modo veloce all'interno di file:///c /rassegna/rana0020.htm (7 di 8) [04/09/ ]

8 tutto l'organismo ed e' molto aggressivo riuscendo a invadere i linfonodi ed i vasi sanguigni e andando a colpire organi anche molto lontani dal punto di origine. Per questo e' importante bloccare subito la sua evoluzione perche' se viene individuato nelle sue prime fasi di sviluppo, quando ancora le cellule maligne non si sono spinte in profondita' e in lontananza, e' contrastabile e se ne puo' guarire completamente. Ecco perche' il controllo dei nei e la diagnosi precoce assumono un'importanza fondamentale nella prevenzione del melanoma. Fortunatamente oggi grazie alle nuove tecnologie come il videodermatoscopio computerizzato e' possibile controllare in modo preciso l'evoluzione di ogni singolo neo. Si tratta, infatti, di un microscopio con videocamera che acquisisce le immagini del neo ingrandendole fino a 100 volte e che permette l'osservazione di particolari non osservabili a occhio nudo oltre che la refertazione e archiviazione elettronica delle immagini con la possibilita' di comparare le stesse a distanza di tempo". Ci sono nei piu' a rischio di altri? "Il neo generalmente e' una macchia di colore bruno, piu' o meno intenso e uniforme, con la superficie liscia o lievemente in rilievo, rotondeggiante, del diametro di pochi millilitri. In base alle sue caratteristiche il neo puo' assumere diversi nomi come, per esempio, nevo piano, quando e' tutt'uno con la pelle; nevo cupuliforme, se e' un po' in rilievo; nevo peduncolato, se e' allungato; nevo pendulo, cioe' dermico, che fuoriesce dalla pelle. I nevi piani e quelli cupuliformi possono subire una trasformazione maligna e diventare un tumore della pelle, mentre i nevi peduncolati e quelli penduli si trasformano solo eccezionalmente. Il vero rischio risiede soprattutto nell'avere un numero elevato di nei (50 o piu') e, soprattutto, di avere avuto un familiare affetto da melanoma". Qual e' il suo consiglio? "Le Societa' Internazionali dei Dermatologi ritengono sia fondamentale l'autosservazione, cioe' osservarsi o farsi osservare per scoprire in tempo un cambiamento in un neo. Se si dispone di tempo e' piu' utile eseguire una volta all'anno una mappatura dei nei con il videodermatoscopio. Se un neo e' a rischio non bisogna aver paura di farselo asportare (chirurgicamente e non con il LASER). Infine, e' fondamentale ricordare che la miglior forma di protezione contro i raggi solari non e' utilizzare le creme proteggenti, ma esporsi di meno". A cura di Lucrezia Zaccaria file:///c /rassegna/rana0020.htm (8 di 8) [04/09/ ]