VDA Net Rassegna Stampa Regionale del 13/11/2013

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1 ISTITUTO SAN RAFFAELE - MILANO Epilessia mioclonica: al San Raffaele di milano identificato il gene responsabile Milano, 11 novembre 2013 Uno studio dei ricercatori dell'irccs Ospedale San Raffaele, in collaborazione con il Gaslini di Genova, il Meyer di Firenze e l'universita' La Sapienza di Roma, ha permesso di identificare il gene responsabile dell'epilessia mioclonica corticale. La ricerca, coordinata dal professor Giorgio Casari, direttore del Centro di Genomica Traslazionale e Bioinformatica e professore ordinario dell'universita' Vita-Salute San Raffaele, e' pubblicata sulla rivista scientifica Annals of Neurology. L'epilessia mioclonica corticale (ADCME, Autosomal Dominant Cortical Myoclonus and Epilepsy, oppure FAME, Familial Myoclonic Epilepsy) e' caratterizzata da movimenti involontari ritmici alle estremita' degli arti e frequenti crisi epilettiche. Esordisce nella 2^ decade di vita (ma l'eta' di esordio varia dagli 11 ai 50 anni), con lieve tremore corticale alle mani che peggiora con l'affaticamento, luci intense, episodi di ipoglicemia e stress emotivo. La malattia e' trasmessa con ereditarieta' autosomica dominante, ovvero un padre affetto generera' la meta' dei figli affetti. Attualmente la terapia prevede la somministrazione di antiepilettici e antimioclonici combinati che permettono un trattamento sintomatico. Fino a poco tempo le cause genetiche della malattia rimanevano elusive. Solo negli ultimi anni lo staff del laboratorio di Neurogenomica del San Raffaele, diretto da Casari, studiando una famiglia che presentava questa forma di epilessia, ha localizzato sul cromosoma 2 il gene causale della malattia, che ora e' stato identificato. Si tratta del recettore adrenergico alfa2b (ADRA2B) che svolge un ruolo critico nella regolazione del rilascio di neurotrasmettitori da neuroni adrenergici. Il lavoro pubblicato questo mese dimostra come la mutazione genetica alteri la funzionalita' della trasmissione del segnale elettrico tra neuroni: il recettore mutante interagisce meno stabilmente con una proteina strutturale, detta spinofilina, che aumenta patologicamente la sua attivita', da cui deriva l'ipereccitabilita' corticale nei pazienti studiati. Afferma il professor Giorgio Casari: "Questo lavoro dimostra per la prima volta il coinvolgimento del sistema adrenergico, ossia di quel sotto gruppo di neuroni che comunica o viene modulato attraverso questo neurotrasmettitore, nell'epilessia umana, ampliando le conoscenze molecolari di epilettogenesi e suggerendo nuovi possibili obiettivi terapeutici per la cura di questi importanti e disabilitanti disordini neurologici". Lo studio e' stato possibile grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute. UNIVERSITA' DEGLI STUDI MILANO-BICOCCA

2 DNA, descritte reti di interazioni fisiche fra geni nel nucleo cellulare Milano, 8 novembre I geni, anche se distanti, interagiscono tra loro attraverso speciali regolatori in grado di "connettere" porzioni lontane di DNA. Questa connessione fisica interna al DNA, non conosciuta prima, e' stata appena descritta nell'articolo "Chromatin connectivity maps reveal dynamic promoter enhancer long-range associations" pubblicato dalla rivista Nature. Allo studio, condotto dal Sequencing Technology Group della professoressa Chia-Lin Wei presso il Joint Genome Institute del Lawrence National Laboratory a Berkeley (California), in collaborazione con il Genome Institute di Singapore, hanno contribuito anche i genetisti del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell'universita' di Milano-Bicocca, ottenendo e analizzando cellule staminali neurali del cervello di topo. I ricercatori statunitensi, guidati dalla professoressa Chia-Lin Wei, hanno sviluppato una tecnica che permette di isolare, dall'intero genoma, le sequenze di DNA distanti (sulla mappa lineare del genoma), che si ritrovano a interagire (sono cioe' in stretto contatto) nel nucleo, sotto il controllo di fattori trascrizionali. Il gruppo ha sequenziato porzioni di DNA a partire da decine di milioni di cellule e ha utilizzato tecniche statistiche e bioinformatiche per comprendere quali frammenti del genoma fossero rappresentati nelle regioni coinvolte in interazioni. e' stato cosi' scoperto un sistema che funziona in un modo che puo' essere paragonato alla rete di connessioni aeree mondiali, ove i grandi aeroporti-hub (Francoforte, Parigi, Londra, New York, Singapore) da cui si dipartono e dove convergono centinaia di voli da linee diverse, "regolano" il funzionamento ottimale della rete. Nel nucleo della cellula alcuni geni "centrali" (simili agli "hubs") si connettono fisicamente, attraverso una o due interazioni successive, a decine-centinaia di altri geni che appaiono essere, almeno in parte, coregolati. L'analisi e' stata svolta su due tipi di cellule: cellule staminali embrionali (che possono dare origine a tutti i tessuti dell'embrione), e cellule staminali neurali. I risultati ottenuti dimostrano che i due tipi cellulari differiscono profondamente riguardo a queste interazioni e, in particolare, che i geni che mostrano queste interazioni hanno attivita' maggiore di quelli che non le mostrano. «Il nostro contributo spiega Silvia Nicolis docente di genetica dell'universita' di Milano-Bicocca - e' stato l'ottenimento e l'analisi delle cellule staminali neurali del cervello di topo. La lista dei geni che mostrano interazioni include molti geni coinvolti nello sviluppo normale del cervello, o in malattie ereditarie del cervello nell'uomo. Le sequenze distali che regolano questi geni, identificate in questo studio, sono interessanti perche' ci permetteranno di capire come vengono attivati, o inibiti, questi geni, e perche' rappresentano esse stesse possibili bersagli di mutazioni patologiche. Questo lavoro e' preliminare ad un altro lavoro gia' avviato dal nostro gruppo, che confronta i risultati ottenuti in cellule staminali di cervello normali con quelli osservati in cellule in cui e' stato eliminato, con tecniche di genetica del topo, un fattore trascrizionale, Sox2. Vogliamo vedere se le interazioni osservate nelle cellule normali scompaiono o si modificano dopo l'eliminazione di Sox2, indicando cosi' il suo coinvolgimento nella regolazione di una molteplicita' di geni». Mutazioni del gene Sox2 causano anomalie ereditarie dell'occhio e di parte del cervello nell'uomo; eliminando il gene Sox2 nel topo si possono riprodurre molte delle anomalie del cervello osservate nell'uomo. La collaborazione si e' svolta nell'ambito di un programma di internazionalizzazione congiunto, che coinvolge il Dottorato di Medicina Traslazionale DIMET dell'universita' di Milano-Bicocca e l'agenzia di Ricerca Astar di Singapore (con il Genome Institute), ed e' stata finanziata da Fondazione Cariplo, Telethon, AIRC e Regione Lombardia.

3 MINISTERO DELLA SALUTE Ministro Lorenzin alla Giornata nazionale per la ricerca sul cancro Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e' intervenuta alla Cerimonia di Celebrazione della Giornata Nazionale per la Ricerca sul Cancro che si e' svolta oggi, al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Di seguito il discorso pronunciato dal Ministro Beatrice Lorenzin "Desidero rivolgere un sentito e grato saluto al signor Presidente della Repubblica, alle autorita' presenti, al presidente dell'airc, agli scienziati e ai ricercatori italiani per questo evento che ci permette di focalizzare la nostra attenzione sulle strategie di cura e prevenzione del cancro, sicuramente dal punto di vista scientifico e sanitario, ma con una particolare sensibilita' all'umanizzazione delle cure. Questa giornata ci permette di evidenziare il rapporto della persona con il Servizio sanitario nazionale nel momento della sua massima fragilita', quando cioe' scopre di avere una malattia ancora oggi ritenuta terribile come il tumore, e diventa un paziente. Soltanto pochi anni fa ognuno di noi, di fronte alla scoperta di dover combattere contro il cancro, veniva colto dalla paura, per se e per i propri cari. Pensava che non sarebbe stato possibile uscire dalla malattia. Ricordo ancora quando da bambina sentivo parlare di questa patologia che veniva chiamata " brutto male", ricordo i libri in cui si cominciava a rimuovere il tabu' di una malattia di cui si aveva paura anche a pronunciarne il nome. Tanti bei film, come Voglia di tenerezza o Nemiche Amiche, in cui si affrontava il tema con coraggio anche se, per ognuno di noi l'irruzione nella propria vita del cancro era il peggiore degli incubi. Sono passati vent'anni da allora ed e' cambiato il mondo rispetto alla paura e alla prospettiva di dover affrontare un tumore: e' ancora una malattia che ci spaventa, ma oggi si puo' curare. E' una malattia dalla quale fortunatamente sempre piu' spesso si guarisce. Questo cambio radicale di prospettiva e' testimoniato dagli esiti, abbiamo dati sempre piu' confortanti. Sono 1,3 milioni di italiani guariti dalla malattia, dunque non piu' "il male incurabile" ma sempre piu' una malattia cronica. Per questo non basta prevenire il tumore, scoprirlo e curarlo; e' necessario impostare un approccio integrato e multidisciplinare per favorire il completamento del processo riabilitativo. I dati ci dicono che i tumori colpiscono prevalentemente in eta' adulta-avanzata. Il sistema deve fornire risposte ai pazienti in eta' lavorativa. A queste persone occorre assicurare il sostentamento proprio e familiare, conciliando contestualmente le esigenze lavorative con quella di doversi sottoporre a interventi di follow up di controllo dell'evoluzione della malattia o ai trattamenti terapeutici. Le statistiche ci dicono che in Italia la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi di tumore ha raggiunto il 53%, con una riduzione della mortalita' in tutte le aree del Paese. Questa percentuale di sopravvivenza pone l'italia al terzo posto in Europa, nonostante una popolazione in costante invecchiamento. Un esempio: in Italia nel 1990 morivano 40 donne ogni 100 mila colpite dal tumore alla mammella; oggi sono 20, la meta'. Progressi di analoghe proporzioni sono stati registrati per le patologie come il tumore del colon-retto e arriviamo all'80% di sopravvivenza nel caso del tumore della cervice uterina. I livelli di risposta della popolazione verso l'attivita' di prevenzione sono piu' che incoraggianti, lo evinciamo sempre dai dati relativi al tumore alla mammella: in un anno sono state circa 1,5 milioni le donne tra i 50 e i 69 anni sottoposte a screening. Studi specifici promossi dal ministero

4 dimostrano che i programmi di screening riducono di oltre il 45% la mortalita'. Come dimostrano queste cifre, per quanto riguarda i tumori che aggrediscono sia le donne che gli uomini sono stati fatti passi da gigante. Da una parte grazie alla ricerca scientifica, alle nuove scoperte terapeutiche e alle cure, dall'altra grazie all'opera costante di sensibilizzazione alla diagnosi precoce, sconfiggendo un'altra paura, quella che ci paralizza: scoprire la malattia. La prevenzione e' l'arma migliore che abbiamo per sconfiggere il cancro. Deve far parte della nostra vita, delle nostre abitudini: stili di vita, alimentazione, sport, attivita' di screening, la cura dell'ambiente. Dobbiamo insegnare ai bambini e ai loro genitori che la prevenzione e' un dovere e non una scelta, fa parte dei doveri civici che ognuno di noi assume nei confronti di se stesso e della societa'. La sfida della sostenibilita' del nostro sistema sanitario passa dall'assicurare prestazioni appropriate e allo stesso tempo mantenere tutti il piu' sani possibile. Rimane centrale in un programma integrato di prevenzione, quella secondaria: gli screening e controlli, rappresentano un appuntamento ineludibile per tutta la popolazione. La prevenzione ha permesso a milioni di donne di prendere in tempo una malattia che solo qualche anno fa le avrebbe uccise. Ho incontrato nelle piazze, in questi mesi migliaia di donne, con magliette rosa, coccarde, che testimoniano con la loro voglia di vivere come questamalattia si possa aggredire e sconfiggere. Il piano nazionale di prevenzione deve essere attuabile in ogni parte del territorio nazionale. Troppe rimangono le differenze per l'accesso agli screening e in qualche caso alle cure, anche tra aziende e aziende, tra regione e regione. Sconfiggere l'annoso problema delle liste d'attesa e in alcuni casi dell'appropriatezza delle prestazioni e' uno degli obbiettivi principali del Patto della salute, obbiettivo che si puo' raggiungere con una piu' efficiente programmazione e una migliore governance. Quindi, caro presidente, il primo messaggio che voglio dare qui come ministro e' un messaggio di speranza, di fiducia nella medicina, nella ricerca, nella scienza. Il decisore, sia esso il governo o chi gestisce i territori e l'amministrazione della cura, deve mantenere massimo l'impegno a dare accesso a tutti alle straordinarie possibilita' che oggi la scienza ci mette a disposizione. Ricordo che abbiamo dimezzato i termini entro i quali l'agenzia italiana del farmaco deve dispensare i nuovi farmaci innovativi per curare malattie gravi come il cancro, per sconfiggere un nemico di tutti : l'eccesso di burocrazia. Ma non c'e' solo la scienza per sconfiggere la malattia, c'e' anche l'umanita'. Milioni di volontari che ogni giorno aiutano le famiglie, le persone sole, accompagnano i percorsi di guarigione che cominciano negli ospedali, finiscono poi a casa e spesso ti seguono anche negli anni successivi. Volontari a cui va il nostro ringraziamento e senza i quali non potremmo pensare o solo immaginare di ingaggiare una guerra sistematica al cancro. Credo che questo sia un modo globale di affrontare il tema della lotta al tumore. Quindi il compito che deve svolgere l'amministrazione e' una buona programmazione delle aziende che sappia integrare ospedale e territorio. Ci focalizziamo sempre giustamente sulla cura, ma poco sull'organizzazione dell' assistenza territoriale che permette di non lasciare soli pazienti e le loro famiglie in un momento cosi' difficile. Una lotta che spesso e' lunga, estenuante e che coinvolge tutto il nucleo famigliare. In questi ultimi anni la ricerca ha portato un cambiamento non solo tecnico ma anche culturale e ha ridotto in modo drastico le sofferenze dei malati e dei familiari. Obiettivo irrinunciabile e' quello di promuovere all'interno delle strutture sanitarie approcci centrati sulla persona, che siano ispirati da principi che mirano ad accrescere la comunicazione con i pazienti ed i familiari. E' per questa ragione che ho voluto inserire tra gli argomenti centrali del nuovo Patto per la salute i temi delle cure palliative, della terapia del dolore ed il tema dell'umanizzazione delle cure. Questa giornata ci fornisce la grande opportunita' di parlare

5 della ricerca, che non puo' continuare ad essere considerata un costo per il sistema economico nazionale. La ricerca e' un valore, anche economico. Investire in ricerca, significa puntare su intelligenza e conoscenza, coniugare la nostra tradizione culturale e scientifica con la produzione di un modello industriale. E' un modo "etico "di investire e fare crescere il Paese. La ricerca e' motore di crescita, gia' oggi produciamo l'11% dei principi attivi a livello mondiale, ne esportiamo l'85% verso Stati Uniti, Europa, Giappone. Siamo gia' un'eccellenza. Dobbiamo spingere questo agente di sviluppo. Il Ministero della salute sta investendo 136 milioni di euro nel bando della ricerca finalizzata, mentre altri 60 milioni di euro sono destinati ai giovani ricercatori al di sotto dei quarant'anni. Il finanziamento della ricerca oncologica attraverso la ricerca corrente e' valsa, dal 2008 al 2012, circa 50 ml di euro anno; nello stesso quadriennio altri 8 milioni di euro l'anno sono stati destinati ai soli IRCCS oncologici mentre 16 milioni sono andati a tutti gli altri partecipanti (Regioni, aziende ospedaliere) ai quali il conto capitale ha destinato nell'ultimo biennio altri 6 milioni di euro anno. L'investimento complessivo e' intorno ai 55 milioni per anno per i soli IRCCS oncologici. Non sono certo le cifre che si mobilitano in paesi come gli Stati Uniti, per questo dobbiamo pensare a modi nuovi di attrarre investimenti nella ricerca che deve diventare una nostra priorita' : ci aiuta infatti ad aumentare il benessere dell'italia sia dal punto di vista della salute, sia da quello delle economie ad essa collegate. I dati, le cifre, le scoperte, ci dicono che la lotta contro questa malattia, in parte gia' sconfitta, puo' segnare quotidianamente punti a favore di chi la combatte. Ogni anno portiamo un risultato nuovo che ci da' coraggio, forza, che ci porta soprattutto speranza. Abbiamo il dovere di salvaguardare e rinnovare il nostro SSN nella prospettiva del paziente, ma soprattutto abbiamo il dovere di costruire un cammino per la nostra ricerca che ci faccia guardare avanti, verso nuovi traguardi". AIAC.IT Un cuore a norma di legge Scritto da: Redazione2 La normativa italiana sui dispositivi impiantabili ha 22 anni e non e' mai stata aggiornata, con gravi ricadute sulla salute del paziente. Il 7 novembre si e' svolto a Roma, il convegno "Benefici clinici ed economici dei dispositivi medici impiantabili: revisioni legislative. Un percorso possibile per il trattamento della fibrillazione atriale e dell'ictus cardioembolico", organizzato dall'associazione culturale "Giuseppe Dossetti: i Valori". In ragione dell'incremento delle malattie cardiovascolari si rende necessario, a livello legislativo, poter contare su normative "dinamiche", in grado di rinnovarsi tenendo il passo con le ultime innovazioni tecnologiche nel settore dei dispositivi impiantabili (pacemaker, defibrillatori). L'Associazione, gia' promotrice di un Disegno di Legge in materia di malattie cardiovascolari alla Camera dei Deputati per l'accesso ai farmaci e per gli sgravi fiscali sull'acquisto di apparecchi di autodiagnosi e controllo, ha proposto in sede di convegno un'integrazione al testo del DdL: l'uso di impiantabili cardiaci di ultima generazione e di dispositivi innovativi di monitoraggio per il controllo a distanza del paziente, offerti dalla scienza moderna. I dispositivi di piu' antica generazione non sono compatibili con la risonanza magnetica per imaging, causando disagi notevoli al malato: "Piu' della meta' dei pazienti portatori di un impianto

6 ha spiegato il dottor Renato Ricci, responsabile del laboratorio di elettrostimolazione cardiaca presso l'ospedale San Filippo Neri di Roma puo' vedersi negata la possibilita' di sottoporsi ad una risonanza magnetica perche' i campi magnetici possono danneggiare i componenti del dispositivo". "Per quanto concerne l'installazione e l'uso di apparecchiature diagnostiche a risonanza magnetica ha spiegato il dottor Giovanni Calcagnini, del Dipartimento Tecnologie e Salute dell'istituto Superiore di Sanita' il D.M. e' fermo al 2 agosto 1991, non essendo mai stato aggiornato negli ultimi 22 anni". Per contro, la ricerca tecnologica si evolve rapidamente e, nel corso degli ultimi anni, la risonanza magnetica e i dispositivi impiantabili hanno trovato un punto di incontro fondamentale per la vita del paziente: la compatibilita'. Eppure, a causa del mancato aggiornamento legislativo, i cittadini italiani portatori di un impianto non sono supportati e debitamente tutelati, come accade in altri Paesi europei. L'Associazione sottolinea con mano ferma la necessita' che il DdL divenga legge al piu' presto. "Occorre inoltre ha sottolineato il dottor Claudio Giustozzi, Segretario nazionale dell'associazione una politica di sostegno ed incentivi alle imprese che investono in ricerca, sviluppo e promozione dell'innovazione al servizio della salute. La lotta agli sprechi presenti all'interno del SSN diviene poi una priorita', quale miglior modo per reindirizzare fondi laddove sono davvero necessari". La mission di ogni buon Governo dovrebbe essere sempre la stessa: la tutela del diritto alla salute per tutti i cittadini, sancito all'art. 32 della nostra Costituzione. Fonte Comunicato stampa dell'associazione culturale "Giuseppe Dossetti: i Valori", SUPERABILE.IT Disturbi alimentari, uscirne si puo': i dati del centro di Portogruaro "A distanza di sei mesi dall'uscita dal nostro centro quasi tutte le persone mantengono il peso che avevano raggiunto" Il centro veneziano ogni anno ricovera 60 persone e ne segue altre 300 in ambulatorio. Crescono i ricoveri e l'incidenza dei maschi PORTOGRUARO (Ve) - Duemilacinquecento persone seguite, di cui 500 in regime residenziale: sono i dati di dodici anni di attivita' del centro di riferimento per la cura dei disturbi del comportamento alimentare dell'ulss 10 di Portogruaro, che apre oggi il terzo forum nazionale "Dove volano le farfalle". Ogni anno la struttura accoglie mediamente 60 persone e circa 300 in ambulatorio. La permanenza in struttura e' di solito di 95 giorni in caso di anoressia, 60 in caso di bulimia. La lista di attesa e' di tre mesi, ma persone particolarmente giovani o ricoverate in ospedale saltano la fila. I dati relativi all'esito del trattamento sono positivi: "Abbiamo avviato un monitoraggio su 243 persone seguite dal nostro centro - spiega Monica Baiano, psichiatra -. Di queste, 194 hanno concluso il programma e 64 si sono prestate a una valutazione di esito (44 con anoressia nervosa)". Ne e' emerso che dal 2007 al 2012 il numero dei ricoveri e' progressivamente aumentato, con una maggiore incidenza di casi di anoressia (68 per cento) e bulimia (23 per cento). Parallelamente e' aumentato il numero di dca "non altrimenti specificati', che non rientrano cioe' in una categoria canonica. Aumenta anche l'incidenza dei maschi, intorno al 10 per cento. "A distanza di sei mesi dall'uscita dal nostro centro quasi tutte le persone mantengono il peso che avevano raggiunto" riferisce Baiano. I risultati positivi sono dovuti in larga parte al modello di trattamento ideato dalla struttura: "Si chiama

7 riabilitazione psiconutrizionale progressiva e concordata - spiega il responsabile del centro, Pierandrea Salvo -. Nonutilizziamo alimentazione meccanica, ma avviamo un percorso psicologico di sostegno agli utenti e alle loro famiglie. Rispettiamo i loro tempi, non imponiamo alcun ritmo di trattamento". Il centro veneziano e' punto di riferimento regionale, ma molte utenti arrivano da altre regioni. La sempre maggiore rischiesta ha spinto l'ulss 10 a pianificare un ampliamento della struttura (da 9 a 14 posti) e a sottoscrivere a breve una convenzione con la regione Friuli Venezia Giulia. "Aspiriamo ad ampliare il servizio per far fronte all' emergenza della societa' moderna - sottolinea il direttore generale dell' Ulss 10 Carlo Bramezza -. E un secondo obiettivo e' di riuscire a garantire una continuita' delle cure una volta concluso il trattamento. La nostra societa' non puo' chiudere gli occhi davanti a questo problema". (Giorgia Gay) INFODIABETES.IT Terapia personalizzata nel diabete di tipo 2: per chi e' cost-effective? 11 novembre 2013 (Congresso Medico) Il progressivo incremento della prevalenza del diabete di tipo 2 rende tale patologia una delle principali voci della spesa sanitaria, soprattutto per i costi correlati alle complicanze acute e croniche, la cui insorgenza comporta un incremento della spesa da 3 a 13 volte maggiore per ciascun paziente. E' noto che il principale indicatore (modificabile) di rischio di sviluppare complicanze e' l'hba1c. Al fine di verificare se la terapia personalizzata del diabete di tipo 2 presenti un rapporto costo-efficacia maggiore in base ai livelli di glicata dei pazienti, un gruppo di ricercatori dell'universita' di Leiden (Olanda), guidato dalla Dott.ssa A.S. Slingerland, ha condotto un trial clinico controllato e randomizzato nel quale 506 individui affetti da diabete di tipo 2 sono stati randomizzati alla terapia personalizzata (n = 237) o alla terapia convenzionale (controlli) (n = 269) e stratificati, in base ai livelli di glicata all'arruolamento, in 3 gruppi: HbA1c <7%; 7-8,5%; >8,5%. Outcome dello studio erano la variazione dell'hba1c, gli anni di vita aggiustati per la qualita' (QALY) e l'analisi dei costi. Lo studio ha dimostrato che, a un anno dall'arruolamento, la terapia personalizzata del diabete risultava piu' efficace sia in termini clinici sia di costi nel gruppo con HbA1c > 8,5%, con una riduzione dell'hba1c di 0,83% e un guadagno stimato di 0,54 QALY al costo di 3482 dollari US, rispetto al gruppo con glicata compresa tra 7 e 8,5%, in cui il guadagno stimato in QALY risultava minore (0,24) con un costo piu' elevato (4731 dollari USA). Per i soggetti con HbA1c al basale <7% la cura non risultava conveniente. Questo trial supporta l'intuizione clinica che l'intervento terapeutico risulta piu' prezioso se mirato alle persone con livelli di HbA1c piu' elevati, suggerendo la necessita' di individuare ulteriori criteri per stratificare i pazienti affetti da diabete di tipo 2 al fine ottimizzare la terapia anche in termini di rapporto costo-efficacia.

8 DROGANEWS 12/11/2013 Cannabis: in uno studio europeo, i meccanismi che espongono i consumatori a ripetere l'uso di: Redazione - fonte: British Journal of Pharmacology E' stato osservato che i danni alle funzioni psicomotorie causati dal principio attivo contenuto nella cannabis, il THC, sono piu' evidenti nei consumatori occasionali che non in quelli abituali. Secondo la ricerca, questo potrebbe dipendere dal fatto che i consumatori abituali tendono a sviluppare una tolleranza alla sostanza. Un team di ricercatori tedeschi e olandesi ha realizzato uno studio per stabilire se gli effetti di indebolimento provocati dal THC nei consumatori abituali di cannabis potrebbero palesarsi in un vasto range di funzioni neuropsicologiche o potrebbero riferirsi a specifiche richieste di perfomance. Un secondo obiettivo e' quello di stabilire gli effetti acuti della cocaina sulle funzioni cognitive dei consumatori frequenti di cannabis. Per la ricerca sono stati selezionati 61 consumatori abituali di cannabis, con una storia di uso di cocaina, ai quali sono state somministrate dosi di cocaina, cannabis o placebo. In seguito alla somministrazione, i pazienti hanno completato una serie di test per la misurazione del controllo degli impulsi e della funzione psicomotoria. I risultati hanno mostrato che singole dosi di cannabis danneggiano la funzione psicomotoria e aumentano gli errori nelle risposte durante i test sull'impulsivita'. Le singole dosi di cocaina hanno aumentato la funzione psicomotoria e hanno diminuito il tempo di risposta nei test sull'impulsivita' a costo di commettere piu' errori. I consumatori abituali, inoltre, sono piu' sensibili agli effetti stimolatori e inibitori della cocaina sulla funzione psicomotoria e sull'impulsivita'. La riduzione nell'abilita' nel controllare gli impulsi, concludono gli autori, puo' esporre i consumatori di droghe a un maggiore rischio di ripetere l'uso di sostanze.