Regione Emilia-Romagna PIANO STRUTTURALE COMUNALE ELABORATI DI PROGETTO

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1 Regione Emilia-Romagna Provincia di Parma PSC-RUE-POC Comune di Varano de' Melegari PIANO STRUTTURALE COMUNALE ELABORATI DI PROGETTO Redazione: GIANFRANCO PAGLIETTINI LUCA PAGLIETTINI Elena Maestri, Daniela Olzi, Mina Rossi Adozione C.C. n. 33 del Controdeduzioni C.C. n. del Approvazione C.C. n. del Relazione illustrativa PSC_R Aprile 2002 Marzo 2008

2 1 PREMESSE L EVOLUZIONE DELLA STRUMENTAZIONE URBANISTICA L ESIGENZA DI UNA NUOVA STRUMENTAZIONE URBANISTICA LA NUOVA LEGGE URBANISTICA REGIONALE Il quadro conoscitivo La VALSAT Il percorso di formazione della nuova strumentazione urbanistica di Varano de' Melegari LE SUGGESTIONI DEL QUADRO CONOSCITIVO IL SISTEMA ECONOMICO E SOCIALE I caratteri demografici Gli aspetti economici IL SISTEMA NATURALE ED AMBIENTALE IL SISTEMA INSEDIATIVO E INFRASTRUTTURALE Gli insediamenti La mobilità GLI OBIETTIVI GLI OBIETTIVI DEL PTCP GLI OBIETTIVI DEL PSC LA PEREQUAZIONE URBANISTICA I CONTENUTI DEL P.S.C IL SISTEMA NATURALE E PAESAGGISTICO AMBIENTALE LE DOTAZIONI TERRITORIALI Servizi ed attrezzature Dotazione ecologiche ed ambientali e infrastrutture per gli insediamenti IL TERRITORIO RURALE IL TERRITORIO URBANO Territorio urbanizzato Centri storici Ambiti urbani consolidati Ambiti da riqualificare Ambiti specializzati per attività produttive esistenti Territorio da urbanizzare Ambiti per nuovi insediamenti Ambiti specializzati per nuove attività produttive Polo funzionale LA MOBILITÀ IL DIMENSIONAMENTO DEL PIANO FABBISOGNI La residenza...38 C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 1

3 Gli insediamenti produttivi Le attrezzature e gli spazi collettivi LE PREVISIONI Ambiti urbani consolidati e incrementi derivanti da POC Ambiti da riqualificare Ambiti per i nuovi insediamenti Ambiti specializzati per attività produttive esistenti Ambiti da riqualificare per attività produttive Ambiti specializzati per nuove attività produttive Ambiti specializzati per nuove attività turistico-ricettive Ambiti per servizi e dotazioni territoriali Soglia complessiva del dimensionamento...45 C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 2

4 1 PREMESSE 1.1. L evoluzione della strumentazione urbanistica Il Comune di Varano de Melegari ha sviluppato la propria attività urbanistica negli ultimi quattro decenni con continuità ed attenzione alla evoluzione delle leggi, degli atti amministrativi sovraordinati e della cultura del territorio. Un aspetto importante che caratterizza l attività di pianificazione comunale (e che è diverso da quello riscontrabile in molti altri comuni) è il fatto che la strumentazione urbanistica si è evoluta attraverso passaggi a contenuto prevalentemente strutturale piuttosto che con varianti specifiche, piccole o grandi, di addizione di aree di trasformazione. Dopo la formazione del primo PRG che, iniziato a fine 67 sottoforma di P. di F. e sviluppato poi come PRG, viene adottato nel 1974 e approvato dalla Giunta Regionale nel 1976, il Comune prosegue per aggiornare ed adeguare il piano alla Legge Urbanistica Regionale, la LR 47/78 che era stata promulgata poco dopo. La Variante Generale, anticipata da un primo adeguamento relativo al sistema storico, viene adottata nel 1981 e approvata dalla G.R. nella primavera del A questo punto parte un periodo particolarmente intenso, rivolto alla attuazione delle previsioni del piano, che vede importanti realizzazioni sia nel campo delle opere pubbliche e di uso pubblico (viabilità, autodromo, attrezzature scolastiche, assistenziali, ecc.) sia in quello residenziale (Piano per l Edilizia Economica e Popolare, Piani Particolareggiati, di Recupero), che produttivo (Piano per gli Insediamenti Produttivi). Si tratta di un periodo abbastanza lungo, praticamente di un decennio ininterrotto di attività che si svolgono in riferimento alle previsioni di piano, se si pensa che la prima variante parziale viene adottata nel marzo 91, dieci anni dopo l adozione del PRG allora vigente. Ma, nel frattempo, era già ripartito l approccio complessivo all assetto del territorio, che porta in pochi mesi alla adozione della variante generale i cui contenuti dominanti sono principalmente rivolti ai nuovi strumenti della pianificazione sovraordinata: il Piano Territoriale Regionale, lo schema di Piano Provinciale, il Piano Territoriale Paesistico Regionale. La Variante Generale, adottata nell ottobre 1991 e approvata dalla G.R. alla fine del 1994, affronta un nuovo periodo dello sviluppo comunale: quello della inversione della dinamica demografica. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 3

5 E dagli inizi degli anni 90 infatti che la curva della popolazione (dopo un lungo periodo di discesa e uno breve di stazionarietà) comincia a risalire. Varano si riscopre come un territorio a buona accessibilità, non troppo lontano dal sistema centrale provinciale, e vede crescere negli ultimi quindici anni senza accelerazioni ma in modo costante il suo sistema produttivo e residenziale. In realtà il PRG 91 era stato predisposto prima di questa consapevolezza, che emerge dopo la metà degli anni 90 e suggerisce le varianti del 1998 e del In quel periodo l Amministrazione si era limitata, con la variante del 1995, ad un ulteriore perfezionamento della propria strumentazione urbanistica: quello del censimento dei beni storico-architettonici esistenti nel territorio rurale. Nel 98 e 99 invece, il piano comincia a rivelare la rigidità dell incipiente esaurimento della propria capacità insediativa. Le varianti di questo periodo, pur continuando nella linea dell approfondimento con il censimento e la disciplina del patrimonio edilizio rurale, propongono anche nuove aree residenziali e produttive, qualche piccolo intervento di ristrutturazione urbanistica, il potenziamento delle attrezzature dell Autodromo e una serie di perfezionamenti cartografici e normativi finalizzati a migliorare la fattibilità degli interventi. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 4

6 1.2. L esigenza di una nuova strumentazione urbanistica L opportunità necessità di procedere alla formazione di nuovi strumenti di pianificazione urbanistica deriva da due ragioni fondamentali. La prima ragione è quella della spinta all adeguamento che la nuova Legge Urbanistica Regionale (LR 20/2000) propone ai piani in età avanzata. Che non è costituita tanto dalla scadenza (non perentoria) dei tempi per la formazione dei nuovi strumenti di pianificazione fissati all art. 43 della legge, quanto dalla decadenza (affatto perentoria) della potestà di approvare varianti strutturali al P.R.G. vigente, fissate all art. 42. Limitazione, questa, che rende indispensabile la formazione della nuova strumentazione urbanistica. La seconda deriva invece dai contenuti e dalla struttura del piano vigente che, costruiti in riferimento alla cultura disciplinare (così come al quadro normativo) degli anni 80, non trovano più coerenza con gli atti amministrativi più recenti (come il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) né con la evoluzione normativa particolarmente ricca degli ultimi anni. Si aggiunga che questa evoluzione istituzionale è anche la diretta conseguenza di un dibattito culturale particolarmente intenso degli ultimi quindici anni che ha messo in discussione il vecchio modello di piano cui abbiamo fatto riferimento fino agli inizi degli anni 90. Nuove e più mature consapevolezze, quali la necessità di superare la fondamentale iniquità (sperequazione) delle scelte urbanistiche del piano tradizionale, la opportunità di un approfondimento progettuale continuo delle decisioni operative, la indispensabile verifica degli effetti degli interventi previsti (e della loro coerenza agli obiettivi prefissati), costituiscono riferimenti di cui allora non disponevano, se non im modo del tutto parziale (e al di fuori della legge), e che sono ormai irrinunciabili strumenti di lavoro La nuova legge urbanistica regionale La nuova Disciplina generale sulla tutela e l uso del territorio, L.R. 20/2000, modifica significativamente la disciplina precedente (L.R. 47/78 s.m.i.) così come le caratteristiche stesse degli strumenti di pianificazione. Le principali linee-obiettivo sulle quali si è sviluppata la discussione e si è formata la legge possono essere così brevemente sintetizzate: - la sostenibilità del piano intesa non soltanto come maggiore attenzione alla dimensione ecologico-ambientale quanto soprattutto come esigenza del piano di incorporare la valutazione della sostenibilità ambientale e territoriale delle C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 5

7 proprie scelte, di evidenziarne gli effetti e di individuare le misure per la loro compatibilità; - la sussidiarietà del processo di pianificazione finalizzata ad una più chiara definizione delle responsabilità e dei compiti dei diversi livelli istituzionali e ad una maggiore cooperazione tra gli stessi; - la semplificazione normativa che riduca al minimo i caratteri prescrittivi e pervasivi tradizionalmente propri della normativa urbanistica: che accresca i gradi di libertà attribuiti alla potestà e alle scelte comunali; (vedi Verso la riforma urbanistica, 1988 R.E.R.); - la semplificazione procedurale, per lo snellimento dei percorsi di formazione e di approvazione; la legge prevede l approvazione comunale degli strumenti urbanistici, anticipando l avvio del rapporto con la Provincia alla fase precedente l adozione nel caso del Piano Strutturale, limitandolo alla fase compresa tra adozione e approvazione per il Piano Operativo e non prevedendo alcun rapporto (se non di informazione del documento approvato) nel caso del Regolamento Urbanistico ed Edilizio; - una partecipazione diffusa ai cittadini ed alle forze economiche e sociali che la legge estende anche ai soggetti privati cui si riconosce la possibilità di stipulare accordi con il Comune per assumere nella pianificazione proposte di progetti e iniziative di rilevante interesse per la comunità locale, al fine di determinare talune previsioni del contenuto discrezionale degli atti di pianificazione territoriale e urbanistica, nel rispetto della legislazione e pianificazione sovraordinata vigente e senza pregiudizio dei diritti di terzi. (LUR 20/2000 art. 18); - una perequazione estesa al di là dei limiti degli ambiti di intervento per superare, attraverso una equa distribuzione degli effetti delle scelte di piano, la perenzione dei vincoli; potendo coinvolgere tutte le aree a destinazione pubblica nei processi di trasformazione urbanistica. A queste linee obiettivo è coerente l organizzazione del processo di formazione della nuova strumentazione urbanistica comunale che viene articolato dalla nuova LUR in: - Quadro Conoscitivo - Piano Strutturale Comunale (PSC) - Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE) - Piano Operativo Comunale (POC) - Valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale (VALSAT) Il Quadro Conoscitivo e la Valsat costituiscono gli elementi e i riferimenti del nuovo approccio metodologico. PSC, RUE e POC costituiscono i nuovi strumenti di piano. Al PSC viene assegnato il compito di stabilire le opzioni strategiche per l assetto territoriale del Comune in termini di tutela e valorizzazione ambientale, di sviluppo economico e sociale e di struttura urbanistica. E il PSC che si confronta coerentemente con il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) e C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 6

8 con gli altri strumenti sovraordinati e di cui costituisce specificazione al livello comunale e nei confronti dei quali può anche proporre esplicite proposte di modifica. Il RUE definisce, anche topograficamente, il governo del sistema urbano e rurale esistente, costituisce il compendio della normativa urbanistica ed edilizia e comprende quindi tutte le disposizioni che governano le trasformazioni sia di tipo generale che per gli interventi diffusi, con la eccezione di quelle proprie del PSC e del POC. Il POC è lo strumento operativo e programmatico, che disegna (attraverso piani urbanistici attuativi, PUA) l organizzazione urbanistica e lo sviluppo dei nuovi interventi. Assume quindi il valore e gli effetti del PPA e il compito di specificare, articolare e programmare l attuazione dei nuovi assetti strutturali previsti dal PSC. La nuova LUR prevede che la formazione del PSC sia accompagnata da un processo di consultazione concertazione attraverso la Conferenza di Pianificazione cui partecipano la Provincia, i Comuni dell ambito territoriale circostante e gli altri soggetti coinvolti nell assetto e nel governo del territorio. Ai lavori della conferenza il Comune propone il Documento Preliminare (alla formazione del PSC), corredato dal Quadro Conoscitivo e dalla prima fase della VALSAT Il quadro conoscitivo Il Quadro Conoscitivo è elemento costitutivo degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica. Esso provvede alla organica rappresentazione e valutazione dello stato del territorio e dei processi evolutivi che lo caratterizzano e costituisce riferimento necessario per la definizione degli obiettivi e dei contenuti del piano e per la valutazione di sostenibilità. Il quadro conoscitivo, in coerenza con i compiti di ciascun livello di pianificazione, ha riguardo: a) alle dinamiche dei processi di sviluppo economico e sociale; b) alla condizione del sistema naturale ed ambientale; c) all utilizzazione dei suoli ed al sistema insediativo, infrastrutturale e delle dotazioni territoriali; d) allo stato della pianificazione e alle prescrizioni ed ai vincoli territoriali derivanti dalla normativa, dagli strumenti di pianificazione vigenti, da quelli in salvaguardia e dai provvedimenti amministrativi. Sulla base della lettura dei diversi aspetti dello stato e delle tendenze che caratterizzano il territorio comunale, il Quadro Conoscitivo fornisce: da una parte gli elementi puntuali cui riferire e su cui verificare la disciplina degli interventi singoli e diffusi; C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 7

9 dall'altra alcuni importanti elementi di sintesi (sui punti di forza e debolezza e sulla propensione alla trasformazione del territorio) che si propongono come indicatori, e verificatori al tempo stesso, delle scelte del piano La VALSAT La Valutazione della Sostenibilità Ambientale e Territoriale (ValSAT) del Piano, insieme al Quadro Conoscitivo, costituisce l elemento e il riferimento dell approccio metodologico introdotto dalla nuova LUR. Questa nuova componente della strumentazione urbanistica, che si propone come parte integrante del processo di pianificazione, ha fondamentalmente l obiettivo di verificare la rispondenza delle scelte di piano agli obiettivi (generali e specifici) della pianificazione. La ValSAT, infatti, si configura come un momento non occasionale, ma continuo, del processo di pianificazione, che concorre alla formazione delle scelte sia a livello strutturale che operativo e che costituisce verifica degli effetti derivanti dalle scelte di piano e dalla loro attuazione. In particolare la valutazione: a) individua gli effetti delle singole scelte di piano e consente, in quanto agisce preventivamente, di valutarle in rapporto agli obiettivi prefissati; b) individua le misure di pianificazione volte a mitigare le eventuali criticità ambientali e territoriali già presenti e ad impedire, ridurre o compensare i potenziali futuri impatti negativi delle scelte operate; c) fornisce elementi conoscitivi e valutativi per la formazione delle decisioni definitive del piano e consente di documentare le ragioni poste a fondamento delle scelte strategiche a garanzia della coerenza delle stesse con le caratteristiche e lo stato del territorio; d) è processo iterativo, da effettuare durante l intero percorso di elaborazione del piano: dalla definizione dei contenuti del Documento preliminare, nella fase della Conferenza di pianificazione, ai contenuti di pianificazione dei piani adottati e approvati; fino alla valutazione ex post degli effetti delle azioni realizzate, i cui risultati diventano elementi di arricchimento del Quadro Conoscitivo e indicatori evolutivi per il perfezionamento degli assetti e delle disposizioni normative degli strumenti urbanistici. Le indicazioni emergenti dalla ValSAT devono infatti essere assunte dalla disciplina del RUE e del POC, accompagnare gli interventi, consentire la verifica della loro efficacia dopo gli interventi, ed essere in continuo perfezionate nella direzione degli effetti da raggiungere. La VALSAT non può quindi (se non a livello illustrativo nello specifico documento previsto dalla L.R. 20/2000) costituire una fase autonoma del piano. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 8

10 Essa non può che essere interiorizzata nel processo di pianificazione e costituirne l atteggiamento progettuale Il percorso di formazione della nuova strumentazione urbanistica di Varano de' Melegari La nuova LUR prevede un percorso di formazione della strumentazione urbanistica che assegna particolare rilievo ai procedimenti per la definizione del PSC, costituendo questo lo strumento che propone le scelte fondamentali per l'assetto e la tutela del territorio. Il percorso si svolge attraverso una fase di co-pianificazione che vede partecipi i diversi soggetti che, a livello generale o settoriale, si occupano della organizzazione, tutela e valorizzazione del territorio. Lo strumento di lavoro è la conferenza di pianificazione che ha il compito di fornire le valutazioni e le indicazioni per costruire il PSC partendo da un documento Preliminare proposto dalla Amministrazione Comunale. La conferenza di pianificazione per il PSC di Varano de' Melegari si è svolta in tre sedute alla fine del 2006 (22/11, 06/12, 20/12/2006) e ha visto la partecipazione di: Amministrazione Provinciale Agenzia Regionale Prevenzione Ambiente Azienda USL Comunità Montana delle valli Taro e Ceno Regione Emilia Romagna Serv. Tec. Bacini Taro e Trebbia Comune di Bardi oltrechè di enti di gestione e sviluppo (Montagna 2000 s.p.a., Soprip s.p.a.). La conferenza ha espresso una valutazione di sostanziale coerenza del Documento Preliminare con la pianificazione sovraordinata e con le disposizioni vigenti. In particolare la Provincia, l'arpa, il Servizio Tecnico Regionale Bacini del Taro e del Trebbia hanno proposto alcuni approfondimenti che sono stati assunti per la redazione del PSC, per la pianificazione operativa e per le politiche urbane della Amministrazione Comunale. Oltre alla conferenza di pianificazione, l'amministrazione Comunale ha sviluppato la discussione sulle scelte di piano sia nella commissione urbanistica competente, sia in pubblica assemblea. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 9

11 2. LE SUGGESTIONI DEL QUADRO CONOSCITIVO 2.1. Il sistema economico e sociale Le condizioni e le dinamiche sociali ed economiche del Comune sono analizzate nel capitolo 1 SA del Quadro Conoscitivo. Si evidenziano, di seguito, gli elementi più significativi ed indicativi per le scelte del piano I caratteri demografici La popolazione residente al 2005 è pari a abitanti. Dopo un lungo periodo di calo demografico, che la porta dalle unità del censimento 1951 alle di quello del 1991 (punta minima: nel 1988). il ciclo si inverte. Con lentezza, ma con continuità, negli anni 90 e con maggior forza negli anni 2000, Varano recupera popolazione per quasi 500 unità. Questo andamento positivo è dovuto soprattutto alla immigrazione che porta leve giovani, in età lavorativa e riproduttiva. Ma ciò che è importante, e non troppo frequente, è il fatto che il saldo naturale, altalenante ma costantemente negativo negli ultimi venticinque anni, sta dimostrando una decisa tendenza alla stabilizzazione dopo il 2000, tendendo verso e raggiungendo l equilibrio tra nati e morti. ANNI famiglie residenti al 31/12 popolazione residente al 31/12 nati morti saldo naturale immigrati emigrati saldo migratorio saldo demografico C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 10

12 NB = I numeri in corsivo sono stati imposti dall'istat a seguito di Censimenti o verifiche e non corrispondono alla differenza matematica tra la popolazione al 1 gennaio ed il saldo demografico dell'anno Dinamica della popolazione Questo processo è coerente ai fenomeni che nell Italia centro-settentrionale (e in generale nelle aree più sviluppate dell Europa) hanno intressato i comuni circostanti ai grandi sistemi urbani. Dopo un periodo piuttosto lungo, i primi venticinque anni dell ultimo dopoguerra, che ha visto la concentrazione nelle maggiori aree urbane delle attività economiche e della popolazione, verso la fine degli anni 60 si assiste ad una netta inversione di tendenza. Si avvia la cosiddetta fase diffusiva. I centri urbani maggiori denunciano prima una stasi e, quindi, un vero e proprio declino demografico. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 11

13 Le ragioni di questo processo di diffusione urbana sono state attribuite alle diseconomie che la congestione urbana crescente aveva prodotto, rendendo sempre più interessanti i fattori di localizzazione dei più piccoli centri urbani immediatamente esterni alla città: la migliore accessibilità, le più accettabili condizioni ambientali, i minori costi di insediamento. Elementi, questi, di notevole importanza, spesso determinanti la scelta localizzativa sia per quanto riguarda le attività economiche che per la residenza. La diffusione degli insediamenti inizia dapprima come decentramento produttivo e, poco dopo, come decentramento abitativo. Essa si rivolge ad un territorio relativamente vicino alla città: chi esce non rompe con la città, la rifiuta per ragioni economiche ed ambientali ma vi rimane legato per la utilizzazione di servizi ed opportunità. La diffusione avviene per intorni concentrici al capoluogo provinciale. Negli anni 70 investe i primi 10 chilometri, i 20 negli anni 80 fino a raggiungere i 30 negli anni 90. E infatti in quest ultimo periodo che Varano de Melegari ricomincia la sua crescita. Una crescita che si esprime in modo accelerato, impennandosi negli ultimissimi anni. Questo tipo di trend sembra suggerire che la sua forma iperbolica non possa essere assunta di per se stessa, ma costituisca sicuramente l indicatore di una fase di crescita destinata a durare ancora nel tempo. Lo sviluppo del patrimonio abitativo ha seguito di pari passo quello demografico, con un trend notevolmente superiore a quello provinciale, così come la crescita della dimensione dell alloggio che, però, sembra attestarsi sul valore medio provinciale e che, quindi, può considerarsi come valore di riferimento abbastanza consolidato. Diversa è la situazione dello stock abitativo non occupato che presenta un valore tipicamente montano, che è localizzato prevalentemente nelle frazioni e nei nuclei, e che è diminuito di poco più di un punto percentuale ad ogni censimento. Indice questo di un legame che permane con la propria terra anche da parte della popolazione che si è trasferita nelle aree urbane del Comune o altrove. Il 30,4% del 2001 tenderà certamente a diminuire, ma sicuramente con difficoltà e non nel breve periodo. Abitazioni occupate e superfici medie Varano Provincia n. alloggi sup. (mq) mq/all n. alloggi sup. (mq) mq/all , , , , , ,8 C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 12

14 Abitazioni totali Varano de Melegari Abit. non occupate Abit. non occupate su totale Abitazioni totali Provincia Abit. non occupate Abit. non occupate su totale V.A. V.A. % V.A. V.A. % , , , , , ,6 La dinamica delle famiglie presenta un andamento in crescita costante che va attribuito al generale fenomeno della diminuzione della dimensione media del nucleo familiare piuttosto che all'andamento della popolazione. Questa dimensione rimane comunque a valori più alti di quelli normalmente rilevabili nei piccoli comuni di montagna ed è indice di maggiore giovinezza e dinamicità della popolazione. anni numero famiglie dimensione media , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , Dinamica annuale delle famiglie: anni C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 13

15 Gli aspetti economici Varano presenta due aspetti di particolare rilievo: la notevole crescita della occupazione complessiva nell ultimo decennio (che supera di cinque volte la crescita registrata a livello provinciale) e la consistenza del settore secondario che presenta un saldo positivo tra offerta e domanda di lavoro. Condizione quest ultima che è rara nei comuni di collina e montagna e neanche diffusa in quelli di pianura, che suggerisce non generiche ipotesi di sviluppo, ma specifiche attenzioni al sistema produttivo insediato, al suo consolidamento e potenziamento. Soprattutto al settore automobilistico, che si presenta qui come settore di eccellenza e alla cui presenza è dovuta la nascita dell Autodromo. Un settore cui garantire il rafforzamento necessario e a cui rivolgere azioni e politiche di integrazione. Non solo con lo sviluppo dell Autodromo ma anche con la promozione di politiche e azioni dedicate. Deficitari risultano invece il commercio e i servizi che si propongono come i settori cui rivolgere scelte urbanistiche e politiche di interevento mirate. INDUSTRIA COMMERCIO ALTRI SERVIZI A - AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA B - PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI Addetti 2001 Attivi C - ESTRAZIONE DI MINERALI 10 6 D - ATTIVITA' MANIFATTURIERE E - PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, GAS E ACQUA 0 2 F - COSTRUZIONI Totale industria G - COMMERCIO INGROSSO E DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTO, MOTO E BENI PERSONALI Totale commercio H - ALBERGHI E RISTORANTI I - TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI J - INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA K - ATTIVITA' IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, PROFESS. ED IMPRENDIT. L - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E DIFESA; ASSICURAZIONE SOCIALE OBBLIGATORIA M - ISTRUZIONE N - SANITA' E ALTRI SERVIZI SOCIALI C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 14

16 O - ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI servizi domestici presso famiglie o convivenze Totale altri servizi TOTALE (852) (973) Si evidenzia altresì la debolezza della rete distributiva in generale, che è costituita da pochi esercizi e di modesta dimensione. Sono infatti 24 gli esercizi di vicinato e con una dimensione media di 65 mq, mentre sono 3 le strutture medio piccole e con la piccola dimensione media di 205 mq. Il rapporto tra queste medie strutture e la popolazione residente presenta un valore più basso di quello della Provincia ed anche dell'ambito territoriale di riferimento. Dotazione di medie e grandi strutture di vendita (mq di superficie di vendita ogni 1000 residenti) Varano de Melegari Ambito 3 Provincia alimentari 172,2 107,2 187,4 non alimentari 83,0 179,9 421,3 TOTALE 255,2 287,1 608,7 Il settore primario presenta ancora una buona vitalità, con aziende non eccessivamente frazionate (dimensione media pari a due terzi di quella provinciale), 48 imprenditori a titolo principale, quasi un quarto della popolazione comunale (542 persone tra conduttori a titolo diverso, familiari e dipendenti) coinvolti nella conduzione agricola. Un territorio, quindi, che non costituisce solo contorno naturale e paesaggistico al sistema insediativo, ma che chiede attenzione nelle scelte normative e di assetto anche perchè fa parte a pieno titolo della struttura economica locale. L industria del prodotto locale è presente in misura non rilevante (2 salumifici) ma apprezzabile, se si tiene conto del crescere delle iniziative di promozione e commercializzazione e della crescente collaborazione con l agricoltura e la zootecnia del territorio. Varano fa parte dell Accordo per la realizzazione del distretto agroalimentare del prosciutto di Parma. Un settore quindi che sta esprimendo vitalità e che chiede adeguate risposte dalla strumentazione urbanistica. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 15

17 2.2. Il sistema naturale ed ambientale La metà circa del territorio comunale è occupata da boschi e vegetazione spontanea. Assieme alle aree fluviali, circa i due terzi della superficie comunale sono caratterizzati dalla quasi totale assenza, o dalla scarsità, dei segni dell azione antropica. Questa elevata quota di naturalità è accompagnata da altri elementi importanti di configurazione paesaggistica: un sistema insediativo, di non rilevante entità (1,2 Kmq), che mantiene l antico impianto dei piccoli centri di fondovalle, dei più piccoli nuclei sui dossi delle colline che guardano il Ceno, dell edilizia rurale tradizionale sparsa; una situazione geologica meno critica di quella del resto della valle (50% delle aree dissestate rispetto a Varsi, 60% di quelle di Bardi) che si legge nella morfologia di un territorio di passaggio tra la montagna dell alta valle e la collina del pedemonte; di un paesaggio che presenta la varietà di entrambe, dalle alte pendenze e i calanchi fino all andamento dolce delle parti basse. Un territorio dove la fruizione per il turismo e lo svago è immediatamente visibile nell estate del Ceno, nella presenza delle seconde case, nell affluenza alle attività e agli eventi dell Autodromo, nelle iniziative di sviluppo e commercializzazione del prodotto tipico. Un territorio per il quale queste caratteristiche costituiscono un patrimonio che deve essere attentamente conservato e valorizzato per due fondamentali ragioni. Perché costituisce parte insostituibile di un sistema territoriale di area vasta e si propone come patrimonio per la qualità della vita attuale e futura di una popolazione assolutamente più estesa di quella comunale. Perché si propone come risorsa straordinariamente promettente per lo sviluppo socio-economico locale, come elemento strutturale fondamentale del marketing territoriale di Varano. Ne segue che tutela e valorizzazione di queste risorse suggeriscono scelte di assetto che: contengano le trasformazioni urbanistiche nei limiti degli effettivi bisogni di abitazioni, posti di lavoro, servizi e, soprattutto, tendano a rafforzare i sistemi insediativi esistenti evitando di investire e deformare aree esterne e discontinue ad essi; salvaguardino le aree e le visuali che garantiscono la percezione e la lettura del territorio (vedi punto del Quadro Conoscitivo); C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 16

18 tutelino il patrimonio edilizio storico-architettonico e storico-testimoniale, concentrato e sparso, fornendo precise indicazioni per il suo recupero fisico e funzionale; prevedano interventi di trasformazione rivolti verso un saldo positivo dal punto di vista ambientale, assegnando ad essi il compito di collaborare al potenziamento delle dotazioni infrastrutturali ed ecologico-ambientali e alla conservazione e ricostituzione del sistema della vegetazione e di sistemazione dell orditura del territorio rurale. Un particolare attenzione deve essere rivolta al mantenimento delle attuali diversità del paesaggio rurale caratterizzato dall'alternarsi di boschi (al 50%), coltivi, di prati e di pascoli. Ingredienti la cui compresenza, importante dal punto di vista paesaggistico, lo è ancor di più dal punto di vista naturalistico per la grande diversità biologica che possono sostenere. Il mantenimento di questo equilibrio richiede una cura diffusa del territorio che deve essere favorita principalmente ponendo attenzione al settore agricolo, ai suoi bisogni e alla sua evoluzione. In secondo luogo è necessario evitare ogni trasformazione incoerente e dirigere il recupero del patrimonio edilizio esistente verso operazioni che valorizzino l'edificio ed estendano l'operazione progettuale anche agli spazi rurali dell'intorno Il Sistema insediativo e infrastrutturale Viabilità ed insediamenti del comune di Varano, se si fa eccezione della frazione di Ramiola, che nasce e si sviluppa (così anche in comune di Medesano) come risposta alle difficoltà di espansione del centro di Fornovo, e della espansione produttiva che si prolunga all esterno dei centri urbani, mantengono inalterata nei due millenni la loro struttura originaria. Una struttura di dimensione affatto contenuta fino alla metà del secolo scorso, che comincia ad estendersi ed irrobustirsi a partire dall ultimo dopoguerra. Essa rimane comunque una struttura di dimensione modesta che, per molte ragioni (efficienza dei servizi ed economie di gestione, rispetto e valorizzazione dell impianto storico, tutela del paesaggio, ecc.), suggerisce di continuare a lavorare attorno agli insediamenti esistenti Gli insediamenti Con le sole accennate eccezioni di Ramiola e delle aree produttive, tutti i centri urbani (compreso il piccolo, a suo tempo strategico, Serravalle) nascono attorno a centri storici di dimensione modesta ma che emergono e sono chiaramente leggibili come elementi cardine dei tessuti circostanti di cui caratterizzano decisamente l organizzazione e la forma urbana. Lo sviluppo residenziale e dei servizi, dal dopoguerra ad oggi, si è sviluppato generalmente accorpandosi alle parti storiche. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 17

19 Soltanto Vianino, abitato da consolidare, dopo aver consumato i pochi territori stabili della sua altura, ha cominciato a porre gli occhi sul fondovalle, principalmente con alcuni modesti insediamenti produttivi di interesse locale. Nella tipologia urbanistica dei tessuti costruiti negli ultimi cinquant'anni sono ben leggibili le fasi temporali che si sono susseguite: l insediamento casuale, e prevalentemente più denso, ma a maggiore integrazione funzionale, del primo dopoguerra, che si affaccia sugli spazi pubblici preesistenti; le prime lottizzazioni, avviate prima della legge Ponte, avare di spazi pubblici e con viabilità assolutamente sottodimensionata; le lottizzazioni e i piani particolareggiati più recenti che, nel rispetto delle nuove disposizioni anche rafforzate dalle previsioni del PRG, danno finalmente un maggiore respiro agli spazi e alle attrezzature di urbanizzazione. Condizioni queste che concorrono a suggerire alcune linee di lavoro per l assetto urbano. In primo luogo la necessità di indirizzare i nuovi interventi di trasformazione al rafforzamento di questi centri per spingerli verso soglie di maggiore economia della gestione urbana. In secondo luogo la opportunità di lavorare con diversi livelli di attenzione per rafforzare e rendere più efficienti le dotazioni territoriali dei centri. In altri termini si tratta di: difendere lo spazio pubblico esistente nei tessuti meno recenti e, ove possibile, dirigere gli interventi più consistenti di trasformazione, così come quelli di riqualificazione, al suo potenziamento; utilizzare i nuovi interventi per rafforzare le dotazioni (di spazi ed attrezzature ed ecologico-ambientali) dei centri, per la loro riqualificazione funzionale e per raggiungere dimensioni e livelli adeguati nei luoghi di carenza; adottare il metodo della perequazione (vedi successivo cap. 3) per realizzare le dotazioni nei luoghi dove servono, evitando lo sbriciolamento nei singoli interventi che l applicazione burocratica della legge ha diffusamente determinato. Altro elemento di riflessione che suggerisce il Quadro Conoscitivo è quella del ruolo di periferia fornovese giocato da Ramiola sino ad oggi, della possibilità di concludere questo ruolo e di valutare nuove e diverse opportunità che siano in grado di proporre un arricchimento dell armatura e dell offerta territoriale di Varano, anche attraverso la creazione di una più attraente porta di ingresso alla valle. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 18

20 La mobilità L intera mobilità veicolare del Comune appoggia sulla strada di Fondovalle, la SP 28 che raggiunge Bardi e riceve i collegamenti con Bore e con Pellegrino P.se. Su di essa poggiano tutti i centri abitati e da essa diramano i collegamenti con i piccoli insediamenti dei versanti vallivi. Si tratta di un sistema abbastanza efficiente. Gli studi e gli scenari del P.T.C.P. ne confermano l'adeguatezza per la parte a monte del Capoluogo e definiscono vicino alla congestione il tratto tra il capoluogo e la SP 357 al ponte di Fornovo (la situazione rilevata tra le 8 e le 9 del mattino,presenta un grado di saturazione compreso tra il 50 e il 75%). I problemi che si presentano e ai quali occorre proporre soluzione possono così sintetizzarsi: l inquinamento aereo e acustico nell attraversamento dei centri (elementi di protezione e governo delle velocità); la pericolosità dell attraversamento e degli incroci principali, che impongono il potenziamento dell attrezzatura laterale e la messa in sicurezza degli svincoli e della mobilità non veicolare; il rischio di aumento del livello di saturazione che richiede la protezione delle fasce laterali per eventuali futuri ampliamenti di carreggiata e la realizzazione di un robusto sistema di mobilità alternativa ciclabile per il medio raggio e pedonale per il breve. Le condizioni urbanistiche, paesaggistico-ambientali ed idro-geo-morfologiche, così come l entità dei nuovi carichi insediativi non sembrano suggerire, o consentire, l ipotesi di nuovi assi stradali o by-pass all asse attuale. Ipotesi che sono peraltro scoraggiate dallo stesso PTCP che disegna il suo assetto nella rete viaria principale esistente e chiede di perfezionare i percorsi senza discostamenti sostanziali. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 19

21 3. GLI OBIETTIVI 3.1. Gli obiettivi del PTCP L operazione di variante generale ha come finalità importante quella della formazione degli strumenti della pianificazione urbanistica previsti dalle nuove disposizioni generali. Non si tratta di una finalità meramente strumentale, perché il cambiamento della forma, della articolazione e del funzionamento degli strumenti urbanistici è anche, o soprattutto, il veicolo dei nuovi contenuti proposti dalla LR 20/2000, della D.G.R. 173/2001 e configurati dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, con il quale il Piano Strutturale Comunale si pone in rapporto di dialogo diretto. Il PSC costituisce il momento di sintesi tra le indicazioni del PTCP e quelle emergenti alla scala comunale. Indirizzi, direttive e prescrizioni del PTCP sono coerenti ad un sistema di obiettivi di sostenibilità ambientale e territoriale, generali e specifici, proposti a livello provinciale. I contenuti del PSC sono quindi definiti attraverso l adeguamento al PTCP (vedi anche cap 4) e la coerenza agli obiettivi del PTCP. Tali obiettivi sono riportati al cap 3 della VALSAT quali riferimento per la formulazione delle scelte di assetto e per la verifica della compatibilità dei loro effetti ambientali e territoriali Gli obiettivi del PSC Gli obiettivi del PTCP vengono quindi complessivamente assunti dal PSC, che provvede altresì a specificare, in coerenza a quelli, alcuni obiettivi più propriamente locali. Anche qui, peraltro, tenendo conto di progetti e iniziative che riguardano più direttamente il territorio comunale di Varano e che riferiscono le proposte di azioni progettuali ad obiettivi più mirati verso la scala locale. Così il Progetto di sviluppo integrato della Valle del Ceno promosso dalla Comunità Montana, propone azioni di marketing territoriale fondate sulle risorse ambientali proponendo ai comuni della Val Ceno di assumere tre obiettivi: C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 20

22 la promozione della desiderabilità dell ambiente insediativo della valle per la residenza permanente e per le attività economiche; il miglioramento della attrattività del sistema di accoglienza; la crescita della fruibilità dell ambiente naturale e culturale. Si tratta di obiettivi affatto condivisibili, che il PSC fa propri e a cui riferisce le scelte che si descrivono al cap. 4. Allo stesso modo si condividono ed assumono i principali obiettivi che emergono dal progetto di tutela e valorizzazione La confluenza fluviale tra Taro e Ceno promosso dalla Provincia e rivolto a tutelare il principale corridoio ecologico provinciale, che propone alla pianificazione locale: lo sviluppo di aree di riequilibrio ecologico; la promozione di strutture ricreative e di dotazioni ecologiche ed ambientali; il coordinamento degli interventi di tutela e riabilitazione naturalisticoambientale, paesaggistica e storica con le previsioni relative alle trasformazioni urbanistiche; la promozione della mobilità alternativa (pedonale e ciclabile). Altre indicazioni importanti e stimolanti derivano dalla partecipazione del comune di Varano a: il distretto agro-alimentare del prosciutto di Parma, promosso dalla Provincia che propone l obiettivo del settore del prodotto tipico sia per il rafforzamento della struttura economica sia per lo sviluppo del turismo; il circuito turistico Terre di motori, promosso dalla Regione Emilia- Romagna, che propone la triplice attenzione al rafforzamento dell industria automobilistica locale, allo sviluppo dell attrattività (di evento e di continuità) dell Autodromo con particolare riferimento al Centro internazionale guida sicura, alla promozione di iniziative e di servizi culturali connessi. A quelli della pianificazione e dei progetti territoriali il PSC affianca alcuni ulteriori obiettivi a completamento del quadro di riferimento dell assetto e delle disposizioni urbanistiche che propone, che possono essere così schematizzati: il rafforzamento della struttura economica comunale attraverso: - la difesa del territorio dell agricoltura e la promozione di attività integrative del reddito agricolo, con particolare attenzione ai servizi ambientali, ricreativi,per il tempo libero, l agriturismo e il prodotto tipico; - lo sviluppo dell occupazione per raggiungere un rapporto positivo tra domanda e offerta di lavoro consolidando il settore secondario e ponendo particolare attenzione allo sviluppo del settore commerciale e di quello dei servizi; la ricerca di localizzazioni, dimensioni e prestazioni assegnate per gli interventi di trasformazione tali da far sì che i loro risultati producano un saldo ambientale e territoriale positivo; C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 21

23 il raggiungimento di un adeguato e compiuto livello di dotazioni territoriali, cui devono concorrere principalmente gli interventi di trasformazione, e da raggiungere nei tempi di validità del piano; l adozione di principi di urbanistica perequativa finalizzati a garantire l equità delle previsioni di piano e la fattibilità degli interventi pubblici previsti La perequazione urbanistica L adozione dei principi della perequazione urbanistica costituisce, al tempo, un obiettivo ed uno strumento per la sua attuazione. I principi della perequazione urbanistica si fanno strada negli ultimi due decenni dapprima come frutto del lungo dibattito culturale sul piano di tradizione che era caratterizzato dalla mancanza di equità degli effetti delle scelte urbanistiche: la rigidità della vecchia zonizzazione determinava da una parte ricchezza (laddove prevedeva aree edificabili) e, dall altra, povertà (per le aree che venivano destinate a servizi pubblici quali strade, parcheggi, verde, attrezzature). In seguito l idea della perequazione viene portata al successo da una questione di grande peso: la Giurisprudenza prima e più recentemente la legge stabilivano che i vincoli preordinati all esproprio decadevano perentoriamente dopo cinque anni e che da allora dovevano essere indennizzati. Si stava mettendo in gioco la possibilità stessa di pianificare la città e il suo futuro che, imprescindibilmente, si organizza e appoggia sulla struttura degli spazi e delle opere pubbliche. E in questo scenario che prende forma la proposta di pianificazione perequativa, che, nel mantenere fermo il principio del governo pubblico del territorio, si propone di realizzare alcuni importanti obiettivi: - anzitutto l equità del piano, che viene realizzata mettendo tutti i soggetti, che sono coinvolti dalle trasformazioni urbanistiche previste, nelle stesse condizioni (di vantaggi e di obblighi). Ciò che si realizza distribuendo in modo omogeneo o spalmando, per usare il gergo corrente, la edificabilità (con eventuali correttivi che occorrano per tenere conto di localizzazione, caratteristiche e vincoli esistenti) sull intero corpo delle aree di nuova destinazione indipendentemente dalla funzione finale (pubblica o privata) che gli viene assegnata - ciò consente anzitutto la indifferenza della proprietà sulla specifica destinazione di piano e la flessibilità del piano stesso, in quanto rende possibile ogni perfezionamento progettuale che possa essere utile nel tempo senza che ciò comporti la iniqua conseguenza di spostare da un soggetto all altro i danni e i vantaggi delle modifiche apportate C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 22

24 - la perequazione comporta l acquisizione a costo zero di tutte le aree pubbliche necessarie alla città previste dal piano e quindi apre in modo concreto il processo di riqualificazione della città stessa - la perequazione supera la perenzione dei vincoli in quanto il piano perequativo non pone alcun vincolo, ma distribuisce edificabilità e quindi valore ad ogni parte del territorio investito dalle nuove scelte urbanistiche. Il principio perequativo, negli ultimi anni, si arricchisce e perfeziona ulteriormente dell esperienza dei più recenti accordi pubblico-privato (previsti anche all art. 18 della nostra L 20/2000) per stabilire l opportunità che il promotore privato debba concorrere alle dotazioni territoriali (aree ed opere) non solo in misura non inferiore ai minimi di legge, ma anche in rapporto al plusvalore che la destinazione urbanistica gli ha assegnato. In altre parole: è necessario ed equo che una quota del plusvalore che la collettività ha attribuito venga utilizzato a favore della collettività stessa, come quota dei costi collettivi da impiegare nella riorganizzazione e nella riqualificazione fisica e funzionale della città. Il PSC assume questo principio proponendo che l operatore privato riconosca alla collettività almeno un quarto del plusvalore derivante dalla destinazione urbanistica. Lo schema è il seguente: Vm Va = Vp 4 dove Vm = Valore dell area dopo la classificazione, desunto dai valori periodicamente deliberati dalla Amministrazione Comunale ai fini del calcolo dell Imposta Comunale sugli Immobili. Va = Valore dell area prima della classificazione urbanistica, desunto dai valori tabellari definiti annualmente dalla Regione Emilia-Romagna come Valori Agricoli Medi (LR n 37 del ) Vp = Valore da assegnare alla collettività. Il Vp consiste normalmente in aree a destinazione pubblica, interne o esterne all'ambito di intervento, cui è stata assegnata una capacità edificatoria residenziale o produttiva che viene utilizzata dall'operatore nelle aree destinate alla edificazione, e che sono quindi cedute al Comune prive di quella capacità. In questo caso il valore di queste aree prive di capacità edificatoria è inferiore al Vm e può essere considerato pari alla metà dello stesso. Sulla base di specifiche prestazioni assegnate ai diversi ambiti, il Vp può altresì consistere in: a, aree che mantengono la edificabilità residenziale o produttiva per essere utilizzate dalla Amministrazione Comunale per i propri programmi (es.: rilocalizzazioni); C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 23

25 b, aree cedute prive di capacità edificatoria cui, per essere utilizzate come in a, viene attribuita una capacità aggiuntiva; c, realizzazione di opere aggiuntive rispetto a quelle al diretto servizio dell'ambito di intervento. Nel caso a, il valore da assegnare alle aree è il Vm sommato ai relativi costi delle infrastrutture a servizio degli insediamenti. Nel caso b, il valore è la metà di Vm, anche qui sommato ai relativi costi delle infrastrutture a servizio degli insediamenti. La definizione di questo schema di riferimento per la valutazione del livello di collaborazione degli interventi di trasformazione alle dotazioni territoriali, oltre che rispondere a criteri di doverosa equità, costituisce anche l elemento di verifica della effettiva sussistenza e della rilevanza dell interesse per la comunità locale degli eventuali accordi con i privati che l Amministrazione stipulasse ai sensi dell art. 18 della LR 20/2000. C:\Comm\U253\2008\controdeduzioni\PSC_R_.doc 24