EACB Second Academics and stakeholders day

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1 EACB Second Academics and stakeholders day Gentili signore e signori, Sono onorato di accogliervi al Parlamento Europeo per il Secondo Academics and stakeholders day. Saluto tutti i partecipanti, il Dottor Guider, il Vice-Presidente Dell'Erba., il Direttore Generale Gatti e tutti gli altri partecipanti e amici che meriterebbero di esser citati tutti ma che non menziono solo per ragioni di tempo. L' Associazione Europea della Banche Cooperative rappresenta un attore imprescindibile dell'industria bancaria europea e mi si lasci aggiungere un interlocutore che da sempre si caratterizza per la qualità e la maturità delle posizioni, sempre giudiziosamente argomentate e per questo spesso convincenti, L'iniziativa di quest'oggi è un'altra significativa testimonianza della qualità del vostro lavoro. Ritengo infatti che sia fondamentale riavvicinare il mondo della ricerca, quello dell'impresa e quello del policy-making che spesso vivono in una logica di separatezza. I decisori politici, i portatori di interessi e il mondo della ricerca hanno invece bisogno di dialogare: la politica ha bisogno di maggiore approfondimento teorico se non vuole inaridirsi e diventare mero compromesso di

2 breve periodo e corta visione. L'accademia, se non vuole arroccarsi nella torre d'avorio, ha bisogno invece della dimensione operativa propria all'azione politica. Teoria e prassi devono quindi completarsi a vicenda. Questa complementarietà è fondamentale quando si analizza il sistema bancario che è la spina dorsale del sistema economico europeo in cui il finanziamento dell'economia differenza degli USA, si fonda soprattutto sull'intermediazione bancaria e in maniera decisamente minore su strumenti finanziari più avanzati. I rapporti Liikanen e il rapporto DeLarosière hanno evidenziato alcuni elementi di criticità del sistema bancario europeo che è bene ricordare. Innanzitutto, i rischi connessi al "too big too fail", il rischio cioè che gli istituti di credito assumano dimensioni cosi' rilevanti da dovere essere necessariamente salvati con denaro pubblico, anche a fronte di comportamenti rischiosi e irresponsabili. La sindrome del too big too fail incoraggia l'azzardo morale e questo determina esternalità negative che mettono a rischio la stabilità sistemica.

3 Un'altra criticità osservata attiene all'eccessiva opacità e complessità della struttura bancaria, legata ad una sovrapposizione tra attività di investimento e attività di raccolta dei depositi. Si è assistito ad istituti bancari che nel tempo si sono trasformati in hedge funds tradendo cosi' la propria vocazione originaria. La risposta a queste criticità si chiama pluralismo, pluralismo bancario in Europa. Accanto a grandi gruppi internazionali e a banche d'investimento devono prosperare sistemi bancari di tipo mutualistico e cooperativo, legati al territorio e al servizio dell'economia reale. Solo il pluralismo garantisce inoltre quella resilienza che conferisce al sistema la necessaria flessibilità che permette di superare le crisi. Vi è inoltre un'osservazione di fondo di tipo valoriale che non può essere rimossa: le banche cooperative, a differenza di altre tipologie di banche, non sono la causa dell'attuale crisi. Al contrario, nonostante il difficile contesto, esse hanno moltiplicato gli sforzi a sostegno dell'economia reale permettendo di mitigare gli effetti della crisi grazie all'alto livello di capitalizzazione e il basso profilo di rischio. Sarebbe pertanto

4 ingiusto se proprio queste banche dovessero pagare i costi di una crisi che hanno subito e non provocato. E' pertanto necessario che nell'elaborazione dell'unione Bancaria, i decisori pubblici tengano conto dell 'esigenza di salvaguardare il pluralismo bancario E quando dico tenere conto, voglio essere chiaro. Non si tratta di limitarsi a riconoscere astrattamente e retoricamente il ruolo delle cooperative come spesso viene fatto magari in qualche recital. Si tratta di sviluppare reali dispositivi normativi che riconoscano ed incentivino il pluralismo in quanto asse portante del sistema bancario. Mi sembra che nel caso del Meccanismo Unico di Supervisione Bancaria si sia raggiunta una posizione avanzata che riconosce nei fatti l'importanza e la specificità di realtà come quelle cooperative. Si è infatti elaborato un sistema in cui la supervisione unica della BCE si esercita con diversa intensità a seconda della dimensione della banca: maggiore è il valore degli assets detenuti da un istituto, più intensa è la supervisione della BCE. Questo vuol dire che Francoforte non dovrà supervisionare direttamente le banche locali a meno che esse non presentino rischi sistemici. Sotto il cappello della BCE, saranno infatti le autorità nazionali ad

5 assicurare la supervisione delle banche di dimensioni più limitate. E questo, da un punto di vista politico anche se non propriamente giuridico, permette di accogliere e riconoscere il principio di proporzionalità. Anche per quanto riguarda la direttiva su Banking Recovery and Resolution mi auguro che si segua l'approccio adottato per la supervisione unica valorizzando il pluralismo bancario. Non posso però negarvi che, in questa materia, vi sono alcuni punti su cui si può e si deve fare di più. Serve in particolare una maggiore attenzione al principio di proporzionalità. Bisogna pertanto riflettere all'istituzione di soglie quantitative e qualitative oltre le quali è richiesto un Recovery Plan. Per le banche cooperative legate al territorio e le cui dimensioni sono necessariamente ridotte bisogna riconoscere agli Institutional Protection Schemes un ruolo più importante nell'elaborazione dei piani di recovery.

6 Bisogna inoltre riflettere ad una estensione del mandato dei Deposit Guarantee Schmes di modo che possano essere attivi a partire dalle fasi di early intervention. La questione più spinosa, come sapete, resta quella relativa al bailin. Io ritengo che sia importante passare da una logica del bail-out in cui cioè il denaro dei contribuenti è usato in maniera spesso arbitraria, ad una di bail-in in cui cioè gli istituti di crediti trovano, grazie alla conversione del debito in equity, le risorse necessarie per ricapitalizzarsi. Però ritengo che l'introduzione del principio del bail-in debba essere ORDINATA e CALIBRATA. ORDINATA perchè c'è bisogno di certezza giuridica e bisogna evitare infortuni come quelli relativi al primo piano di salvataggio cipriota dello scorso marzo. CALIBRATA perchè il bail-in è uno strumento che deve essere adattato alle singole realtà. Non si può riconoscere il pluralismo quale principio centrale del sistema bancario europeo, e poi adottare un approccio che non tiene conto delle specificità esistenti.

7 Bisogna in particolare riconoscere che per ragioni legali e di governance il bail-in è difficilmente applicabile alle piccole banche cooperative. Deve essere chiaro che nessuno rivendica deroghe rispetto al principio per cui il denaro dei contribuenti non deve esser toccato in caso di salvataggi bancari. LA questione è un'altra e riguarda gli strumenti per garantire questo principio. Il bail-in è uno di questi strumenti ma non può diventare un dogma in nome del quale si smantellano strumenti riconosciuti istituzionalmente e penso ai meccanismi di solidarietà propri al mondo cooperativo. Ecco se c'è una parola che dobbiamo riaffermare con forza è solidarietà. Il sistema di banche cooperative europee è un esempio di solidarietà e l' Europa trae la sua linfa da questo stesso valore. Per questo, in nome della solidarietà, le banche cooperative e l' Europa saranno sempre alleate.

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