Convenzione Elba Regione Lombardia. Progetto E Analisi e studio di modelli di intervento a favore di imprese artigiane

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1 Convenzione Elba Regione Lombardia Progetto E Analisi e studio di modelli di intervento a favore di imprese artigiane Sintesi del rapporto di ricerca 1

2 Parte prima Il quadro istituzionale e normativo 2

3 La legge 22 e il Piano di azione regionale Gli elementi centrali la creazione di una rete di servizi; la gestione mista pubblico-privato del mercato del lavoro; l intervento sostitutivo. Gli strumenti: la dote, il patto di servizio e il piano di intervento personalizzato La prima sperimentazione: il programma LaborLab 3

4 Il programma d azione per il reimpiego di soggetti svantaggiati (Pari) Le provvidenze Elba Analisi degli interventi Sal (sospensione attività lavorativa) e Idm (intervento per la disoccupazione), tra il 2004 e il 2007: coinvolte persone e aziende, per una spesa totale di euro; forte calo dal 2004 (44% del totale degli interventi) al 2007 (7% degli interventi) 4

5 Parte seconda L artigianato in Lombardia 5

6 I dati a fine 2007: imprese artigiane lombarde registrate secondo le elaborazioni di Infocamere (Movimprese) il 26,4% delle imprese artigiane lombarde è concentrato nella provincia di Milano gli addetti complessivi dell artigianato lombardo nel 2001: in media, 2,6 per ogni unità locale (di cui 52% lavoratori indipendenti) 6

7 Il ruolo e le opinioni delle parti sociali: l imprenditore artigiano desidera essere assistito in modo individuale l Osservatorio sull artigianato potrebbe essere una risposta di visibilità presso le istituzioni le Parti sociali appaiono l interlocutore meglio posizionato per osservare i bisogni del settore occorre che si prenda in considerazione anche l imprenditore artigiano e non solo i lavoratori dipendenti il ruolo delle Parti è anche di carattere culturale 7

8 Parte terza Le politiche passive: gli ammortizzatori sociali in deroga 8

9 Il primo accordo: le date La prima provincia in cui è stato siglato l accordo è stata Bergamo, il 28 giugno del Nel 2005 hanno seguito la stessa strada prima la provincia di Pavia nel mese di febbraio, poi Varese e Como ad aprile e Brescia, Mantova e Milano a luglio. Sondrio (che aveva già firmato un accordo territoriale nel febbraio 2006), Cremona, Lecco e Lodi hanno poi completato il quadro regionale nel giugno 2006, esattamente due anni dopo il primo accordo di Bergamo. 9

10 Le risorse Le Province possono essere distinte in quattro gruppi: Milano, che da sola ha ottenuto 48 milioni di euro (però ne sono stati erogati solo 12) Bergamo e Brescia, con uno stanziamento pari a circa 20 milioni di euro (a Bs erogati solo 8) Como, Mantova, Pavia e Varese, il cui accordo implica uno stanziamento di 15 milioni di euro (a Mn erogati 4) Cremona, Lecco, Lodi e Sondrio che hanno ottenuto 1,5 milioni di euro ciascuna Di queste, una parte sono state destinate alle politiche attive del lavoro 10

11 I settori In tutte le province, l accordo nasce per il settore tessile, a cui si aggiungono: abbigliamento e calzature in provincia di Bs, Co, Mn, Mi, Pv, Va (con moda e meccanotessile), Bg (con moda, ma calzature). l altro settore privilegiato è il metalmeccanico: Lc, Cr (con cartotecnico e grafico), Lo (con chimico, terziario e servizi) e So (con manifatturiero, agricolo-alimentare ed elettrotecnico). Molte province hanno poi siglato un ulteriore accordo, in cui hanno ampliato i criteri settoriali: all intera filiera del tessile abbigliamento e calzature (Pv), ad altri settori (chimico e cartario a So), a tutto il manifatturiero (Bg, Co, Bs e Cr) o a tutti i settori produttivi (Mn). 11

12 I destinatari In tutte le province, l accordo riguarda sia la Cigs che la mobilità in deroga, con l unica eccezione di Varese, il cui accordo è relativo alla sola cassa integrazione. I destinatari sono individuati nelle imprese artigiane, industriali fino a 15 e oltre i 15 che non possono fare ricorso agli ammortizzatori sociali. 12

13 I firmatari Le istituzioni: Provincia, Ministero del lavoro, Regione (primo accordo), Agenzia Regionale per l istruzione, la formazione e il lavoro (supporto tecnico), spesso la Camera di Commercio provinciale, l Inps regionale è firmataria di quasi la metà degli accordi, così come Italia Lavoro Le parti sociali: Datoriali: Confartigianato è l unica che abbia siglato la totalità degli accordi, seguono Confindustria, Api Industria e Cna, tutte con una presenza superiore al 75%; Claai e Casa hanno firmato un terzo degli accordi; si segnala la presenza di associazioni del settore cooperativo, del commercio e dell agricoltura. Sindacali: Cgil e Cisl hanno firmato la totalità degli accordi provinciali, seguiti da Uil; in alcuni accordi, si segnala la presenza delle associazioni di categoria del settore tessile. 13

14 I tavoli di governo Quasi tutte le province hanno costituito organismi congiunti tra parti istituzionali e sociali per il governo e la gestione degli ammortizzatori sociali in deroga. Con funzione puramente formale, di ratifica delle decisioni prese dalle istituzioni locali (Cremona e Lecco) Con intenti di proattività (Bergamo, Como e Lodi) Il ruolo di Elba: gestione della consultazione sindacale (esplicitamente richiamato in tutti gli accordi, a eccezione di Bergamo) 14

15 I dati di monitoraggio: la spesa Complessivamente, su più di 53 milioni di euro stanziati, ne sono stati impegnati poco più di 43 milioni (80% del totale) e ne sono stati erogati poco più di 29 milioni (54% del totale). In base alla capacità di spesa, le province possono essere suddivise in tre gruppi: 1. Province ad alta capacità di spesa: Brescia, Como e Bergamo 2. Province a media capacità di spesa: Milano, Pavia, Mantova, Lecco, Cremona, Varese 3. Province a bassa capacità di spesa: Lodi e Sondrio 15

16 I dati di monitoraggio: n. aziende e lavoratori Problemi metodologici (modalità di calcolo delle ricorrenze, rapporto tra richieste e utilizzo, difficoltà nel coordinamento del sistema informativo) incongruenze tra monitoraggio Italia Lavoro e dati amministrativi forniti dalle province Si rileva un ricorso prevalente alla Cigs a Bergamo, Cremona e Mantova e alla mobilità a Brescia, Lecco, Lodi, Milano. Gli asd vengono erogati in larga misura a dipendenti di Pmi a Bg, Bs, Mn e a dipendenti di grandi aziende a Co e Va. Si segnalano poi province che necessitano di ulteriori risorse (Brescia in primis) e altre in difficoltà di spesa (Cremona e Sondrio). 16

17 Parte quarta Le politiche attive 17

18 I progetti realizzati Impossibilità comparazione puntuale tra Province Fonti di finanziamento: Fondo nazionale per l occupazione (Fno), capitolo 908 del bilancio regionale, risorse provenienti dal Ministero del lavoro gestite da Italia Lavoro, Legge 236/1993, Fondo Sociale Europeo, Fondi provinciali, risorse provenienti dagli accordi per gli ammortizzatori in deroga Le attività promosse: azioni di accoglienza e presa in carico, accompagnamento alla ricerca attiva del lavoro, azioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro, incentivi alle aziende, formazione individuale e collettiva, servizi di outplacement 18

19 I principali fattori di ostacolo Limiti del sistema: debolezza nella promozione delle politiche attive Problemi dei lavoratori: difficoltà da parte del lavoratore nell elaborazione del lutto (perdita del posto di lavoro) paura del cambiamento ritrosia a spostamenti superiori a 20 km difficoltà a lavorare su turni assenza di patente di guida e mezzo disponibile, conoscenze informatiche scarse o assenti, poca specializzazione e professionalità non al passo con i tempi assistenza ai genitori anziani, ai figli in età scolare, problemi di salute che di fatto vincolano l accettazione di alcuni lavori rapporti di lavoro in essere 19

20 I casi di studio Il Progetto Artigiani di Italia Lavoro: progetto di formazione del temporary manager (Bergamo) Attenzione specifica alle esigenze degli artigiani Logica di prevenzione (anticipazione strategica) Il percorso Rilancialavoro (Varese) Attenzione alla motivazione e al sostegno dei partecipanti 20

21 Alcuni elementi di riflessione Rete di relazioni tra istituzioni e Parti sociali, governata da una regia regionale Revisione del sistema complessivo degli ammortizzatori sociali Ruolo di terzietà della Provincia Ipotesi applicazione meccanismi sanzionatori ai lavoratori Fattori potenzialmente critici rispetto all applicazione della legge 22: difficoltà del lavoratore a usufruire della dote, rapporto tra pubblico e privato, scarsa maturità del sistema Necessità rafforzamento dei flussi informativi 21

22 Concludendo Si ritiene debbano essere rafforzati tutti i meccanismi di gestione e gli strumenti che permettono un anticipazione delle ristrutturazioni, attraverso: la formazione continua (attualmente vista soprattutto dalle Pmi come un costo e non come un investimento), la promozione della logica di filiera gli investimenti in ricerca e sviluppo (quindi relazioni più strette tra università, scuole e imprese) l integrazione tra misure, soggetti e risorse 22

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