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2 STUDIO D ARTE GAETANO PORCASI Via Merelli, PARTINICO (PA) - Tel

3 Introduzione La storia d Italia è piena di stragi di cui, ad oggi, si ignorano i mandanti. Persone assolutamente estranee a tutto hanno avuto il torto di trovarsi nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, hanno pagato con la vita la decisione scellerata di far di loro le vittime sacrificali di oscuri disegni, in gran parte politici. Sul significato di strage si è soffermato lo storico Giuseppe Carlo Marino nel suo libro La Sicilia delle stragi (Newton Compton 2007). Autentiche forme di terrorismo mafioso hanno reso Palermo come una città in guerra, ma anche nel resto d Italia la stagione delle bombe e della strategia della tensione ha scientificamente cercato di creare una situazione di tensione e una psicosi tale da orientare le scelte elettorali verso forme autoritarie di destra. Scarso successo hanno avuto le stragi partite dal basso, come momento di rivoluzione e di ribaltamento radicale della situazione politica esistente. A parte alcune forme di resistenza gratuita e occasionale, i gruppi dirigenti rivoluzionari non sono riusciti a proporre forme di gestione alternativa a quella che cercavano di negare e si sono lasciati coinvolgere dal ricorso a mezzi e metodi repressivi tipici delle forme oppressive che intendevano negare. Il pennello di Gaetano Porcasi attraversa una lunga scia di tempo, da Bronte a Via D Amelio, cercando di leggere lo stragismo come strumento della follia umana, dove l elemento della distruzione e dell odio, tipico della psiche umana, si scontra con la voglia di affermazione della vita, con gli strumenti della razionalità e spesso si trova a soccombere. Salvo Vitale 2

4 Indice La strage di Bronte (1860)...pag. 4 Rivolta e strage di Castellammare del Golfo (1862)...5 La mattanza ( )...5 La rivolta del Sette e mezzo (Palermo 1866)...5 I Fasci siciliani: La strage di Giardinello (1893)...6 I fasci siciliani: La strage di Caltavuturo (1893)...6 Strage di Milano (1898)...7 Strage delle Fosse Ardeatine...8 Strage di Marzabotto...9 Palermo: Strage del pane (1944) Strage di Portella della Ginestra (1947) Strage di Bellolampo (1949) Strage di Reggio Emilia (1960) Strage di Ciaculli (1963) Strage di Piazza Fontana (1969) Strage di Peteano (1962) Strage di Gioiatauro (1970) Strage della questura di Milano (1973) Strage di Fiumicino (1973) Strage di Piazza della Loggia, Brescia (1974) Strage dell Italicus (1974) Strage di Alcamo Marina (1976) Strage di Ustica (1980) Strage della stazione di Bologna (1980) Strage di Via Pipitone Federico (1980) Strage di Natale (1984) Strage di Pizzolungo (1985) Strage di Capaci (1992) Strage di Via D Amelio (1992) Strage dei Georgofili, Firenze (1993) Strage dell 11 dicembre a New York (2001) Strage di Nasiyyria (2003) Strage di Duisburg (2007)

5 La strage di Bronte (1860) Dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, i Siciliani avevano creduto nella liberazione dai Borboni, nell abolizione della tassa sul macinato (17 maggio 1860) e nell assegnazione delle terre ai contadini con i Decreti del 2 Giugno, emanati da Garibaldi che aveva assunto la Dittatura in Sicilia il 14 maggio 1860 a Salemi. Ma le terre non Bronte, olio su tela, cm 120x100, 2012 furono consegnate,e ciò provocò insurrezioni popolari in varie parti dell entroterra siciliano: nel territorio catanese le più significative scoppiarono nei comuni di Bronte, Centuripe, Regalbuto, Randazzo, Biancavilla e Linguaglossa; nel territorio messinese, ad Alcara Li Fusi, altre in alcune zone del trapanese. Nel comune di Bronte la repressione fu ordinata dal generale garibaldino Nino Bixio, che fece processare e condannare alla pena di morte mediante fucilazione, con sentenza ex abrupto del 9 agosto 1860, cioè senza alcun processo, cinque cosiddetti rivoltosi : Nicolò Lombardo (Presidente del Municipio), Nunzio Sampieri Spiridione, Nunzio Spitaleri Nunno, Nunzio Ciraldo Fraiunco (lo scemo del villaggio), Nunzio Longhitano Longi. Dopo la discutibile interpretazione data da Giovanni Verga nella novella Libertà (1882), fu lo storico locale Benedetto Radice, testimone diretto, a scrivere la verità su quella repressione popolare in un articolo del 1910, titolato Nino Bixio a Bronte. I fatti di Bronte segnarono una delle pagine più tristi nel lungo cammino dell unità nazionale, una unità che ancora oggi non è del tutto compiuta. (Pino Dicevi) Rivolta e strage di Castellammare del Golfo (1862) Inverno 1862: Gruppi di giovani renitenti alla leva, che allora durava 7 anni, scendono dalle montagne e occupano Castellammare. La risposta piemontese è feroce: In Sicilia viene mandato il generale Covone con poteri speciali. Costui spedisce il feroce generale Quintini a Castellammare con interi battaglioni di bersaglieri coadiuvati da due navi da guerra. Dopo avere fatto strage di civili, uno squadrone, nel corso di un rastrellamento, trova, nascoste in campagna, per sfuggire ai disordini del paese, un gruppo di 7 persone guidate da un prete, le accusano di essere parenti degli insorti e le fucilano. Dopo l esecuzione sentono piangere una bambina di 9 anni, la mettono tra gli altri cadaveri e fucilano anche lei. La bambina, Angelina, figlia di Antonino Corona, aveva solo 9 anni. Il 13 giugno 2010 il comune di Gaeta le ha intitolato una strada. Strage di Castellammare del Golfo, olio su tela, cm 100x70,

6 La mattanza ( ) e la repressione del brigantaggio Il passaggio di Garibaldi fu una meteora che lasciò intatti i problemi del Meridione: fame di terre, necessità di riforme sociali, lavoro, assistenza a una nascente economia industriale, giustizia, istruzione. Nulla avvenne. Una volta rassicurati i nobili e i grandi proprietari terrieri sull intoccabilità dei loro privilegi, si soffocò qualsiasi forma di ribellione. Circolavano, specie in Campania, vaste frange di legittimismo borbonico, altrove i latitanti, giovani che rifiutavano di fare il servizio militare (sette anni), si univano a mitici banditi che garantivano il controllo del territorio riparando ad errori ed ingiustizie e depredando famiglie ricche e intoccabili. Enormi pezzi di ricchezza vennero trasferiti al nord, a cominciare dai proventi della vendita dei beni della Chiesa, messi all asta, senza un piano per incentivare la piccola proprietà e rendere produttive le terre incolte. Il dissenso si organizzò in vere e proprie rivolte che misero in allarme il governo di Torino. Lo chiamarono brigantaggio : come oggi si definisce terrorismo la vasta fascia del dissenso sociale, specie quando esso minaccia di organizzarsi per distruggere o cambiare equilibri politici sedimentati. Saccheggi, spoliazioni, stupri, violenze inaudite, distruzione di interi paesi, di fabbriche, di raccolti, di risorse, furono i presupposti sui quali si pretese di fare l unità. Questa ferita è stata rimossa dalle pagine della nostra storia, ma ancora brucia e chiede vendetta nei confronti dei cosiddetti barbari sognanti. La risposta di allora fu il massacro. Generali militarmente incapaci sfogarono la loro boria sulle inermi popolazioni del Sud. Paesi, come Pontelandolfo e Casaduni, vennero cancellati. Intere popolazioni meridionali vennero sottoposte a una spietata repressione militare, di cui si è persa ogni traccia, perchè la documentazione relativa è stata scientificamente distrutta, ma che provocò, secondo calcoli attendibili, una carneficina di un milione di morti Non si perda tempo a far prigionieri aveva scritto Cavour al suo re e poi medaglie per tutti, lodi in proporzione al numero dei meridionali macellati (Pino Aprile: Terroni pagg 74,75, edizioni Piemme). La rivolta del Sette e mezzo (Palermo 1866) Nel 1866, (16-22 settembre), Palermo, mentre infuriava il colera, che aveva fatto vittime, un gruppo di 4000 rivoltosi esasperati dalle prepotenze dei savoiardi, assaltò la prefettura e la questura uccidendo i responsabili, e tenne in mano la città per sette giorni e mezzo. Il governo proclamò lo stato d assedio, inviò l esercito e alcune navi da guerra della Regia Marina, coadiuvate da navi inglesi. Tra i militari ci furono 200 morti, tra i civili oltre mille, molti dei quali arsi vivi o fucilati senza motivo. 5

7 La rivolta di Giardinello, olio su tela, cm 100x70, 2012 I Fasci siciliani Strage di Caltavuturo, olio su tela, cm 150x50, 2011 Erano organizzazioni di contadini, artigiani, zolfatari, minatori che si erano avvicinati alle idee socialiste, grazie a dirigenti come Nicola Barbato, Garibaldi Bosco, Bernardino Verro, e avevano realizzato forme di mutua assistenza, chiedendo anche, ai grandi proprietari, una revisione dei patti agrari. Notevole la presenza e il contributo delle donne. Fu proprio il più autorevole personaggio della Sinistra, Francesco Crispi, siciliano, già repubblicano, garibaldino, esponente del Partito d Azione, a imprimere al governo una svolta autoritaria e a infierire militarmente contro i Fasci Siciliani. ( ): ossessionato dalla paura che si potesse mettere in discussione l equilibrio sul quale era vissuto lo stato unitario, ordinò la mobilitazione militare con una serie di arresti e fucilazioni. Il numero dei morti fu di 108. La strage più grande si ebbe a Caltavuturo, dove, nel giorno di San Sebastiano vennero trucidati 16 dimostranti. Un ruolo non indifferente, nella repressione, ebbero, ovunque, i campieri mafiosi. Non meno cruenta la strage di Giardinello, un paesino con meno di un migliaio di anime, dove vi furono sette morti ad opera delle cosiddette forze dell ordine e due morti ad opera dei manifestanti, inferociti dagli insulti del messo comunale e di sua moglie, oltre che dagli spari venuti dalla casa del sindaco, proprio dirimpetto al municipio. Vennero comminate condanne esemplari : De Felice Giuffrida venne condannato a 18 anni, Verro a 16, Bosco e Barbato a 12, Montalto a 10, altri a pene minori. Venne disposto l arresto e l invio a domicilio coatto di 1962 individui. Ben aventi diritto al voto vennero cancellati dalle liste elettorali: venne limitata la libertà di stampa, il partito socialista ed altre organizzazioni popolari vennero messi fuori legge. 6

8 La strage di Milano, olio su tela, cm 100x70, 2012 La strage di Milano (1898) Lunedì 9 maggio, con lo scoppio di tumulti popolari, Milano è presidiata da militari dotati di cannoni e artiglieria. Un gruppo di affamati, in gran parte barboni, accattoni e poveri, si riunisce per protestare contro l aumento del prezzo del pane: chiede solo qualcosa da mettere in bocca: Napoleone Colaianni l ha chiamata la protesta dello stomaco. Il generale Bava Beccaris ordina ai suoi uomini di sparare sulla folla. Il numero delle vittime della carneficina non è stato mai accertato: secondo la prefettura furono 88 e i feriti 400. Secondo il cronista repubblicano Paolo Valera, sarebbero stati almeno 118, e i feriti oltre 400, secondo alcuni testimoni oculari i morti furono oltre 300. Tra i soldati si contarono due morti: uno si sparò accidentalmente e l altro fu fucilato sul posto subito dopo essersi rifiutato di aprire il fuoco sulla folla. Tra gli arrestati alcuni leader socialisti, radicali e repubblicani, Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Andrea Costa, Leonida Bissolati, Carlo Romussi, Paolo Valera. Per la sanguinaria repressione, a Bava Beccaris, soprannominato il macellaio di Milano dall opinione pubblica, venne conferita la croce di Grande Ufficiale dell Ordine Militare di Savoia, gesto che inasprì ancor più gli animi. Il capo del governo il siciliano Antonio di Rudinì, gli telegrafò: «Ella ha reso un grande servigio al Re e alla patria». L atto suscitò uno sdegno così grande che un anarchico, Gaetano Bresci, uccise in un attentato Umberto primo, per vendicare i morti di Milano. 7

9 Roma: l eccidio delle fosse ardeatine, olio su tela, 2012, cm 100x70 Strage delle Fosse Ardeatine Il 23 marzo 1944 un gruppo di 12 partigiani dei GAP fece esplodere una bomba confezionata con 18 kg di tritolo, e altre bombe a mano, a Roma, in via Rasella, uccidendo 32 militari tedeschi: un altro soldato morì il giorno successivo (altri nove sarebbero deceduti in seguito). L esplosione uccise anche due civili italiani, Antonio Chiaretti, partigiano della formazione Bandiera Rossa, ed il tredicenne Piero Zuccheretti. La rappresaglia nazista fu feroce: si decise di fucilare 10 ostaggi per ogni nazista ucciso. La fucilazione fu ordinata personalmente da Adolf Hitler, che aveva in un primo momento parlato di 50 ad 1, e pensato alla distruzione dell intero quartiere (che comprende il Quirinale) e alla deportazione da Roma di 1000 uomini per ogni tedesco ucciso. Vennero fucilati 335 ostaggi. Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma. I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere, o meglio rendere più difficoltosa, la scoperta di tale eccidio. Vedi: C. De Simone, Roma città prigioniera, i 271 giorni dell occupazione nazista (8 settembre 43-4 giugno 44 ) Mursia - Milano 1994, pp

10 Strage di Marzabotto, olio su tela, 2012, cm 200x100 Strage di Marzabotto L eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio di Marzabotto e nelle colline di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un operazione di rastrellamento di vaste proporzioni diretta contro la formazione partigiana Stella Rossa. La strage causò circa 1830 morti (tra cui intere famiglie e molti bambini), e costituisce uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati. Nella frazione di Casaglia di Monte Sole la popolazione atterrita si rifugiò in chiesa, raccogliendosi in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccidendo un sacerdote e tre anziani. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 195 vittime, di 28 famiglie tra cui 50 bambini. Fu l inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai nazisti. 9

11 Palermo: strage del pane (1944) Strage del pane a Palermo 1, olio su tela, 2011, cm 70x100 Il 19 ottobre 1944, a Palermo, in via Maqueda, davanti a Palazzo Comitini, allora sede della Prefettura, un plotone di militari dell esercito spara sulla folla, che si era associata a un gruppo di dipendenti comunali in sciopero, per chiedere pane e lancia anche due bombe a mano provocando 24 morti e 158 feriti, in gran parte bambini. I pochi militari che vennero processati dopo due anni, vennero assolti per eccesso colposo di legittima difesa. È la prima strage, in Italia, dopo la liberazione dal fascismo. Fra le prime vittime accertate spiccarono i nomi, pubblicati dal Giornale di Sicilia il giorno successivo, di Francesco Frannotta di anni 10, di un ragazzo non identificato dell età apparente di anni 10, di Domenico Cordone di anni 15, di Michele Damiani di anni 12, di Andrea Di Gregorio di anni 15, di un bambino non identificato dell età apparente di anni 7, di Gaetano Balistreri di anni 11, di Oreste Bisanti di anni 11, di Pietro Coppola di anni 11, di Esposito Bartolomeo di anni 16, di Simone Romano di anni 12, di Giuseppe Ciamba di anni 10, di N. Pierano di anni 8, di Luigi Reina di anni 11, di Salvatore Nuccio dianni 18, di Dorotea Rotondi di anni 10, di Gioacchino Morici di anni 13, e così via. (Fonte: Nunzio Lauretta, Corriere di Ragusa ). 10

12 1 Maggio La strage (presso Laboratorio della Legalità a Corleone), olio su tela, 2003, cm 120x100 Strage di Portella della Ginestra (1947) Undici giorni dopo le elezioni regionali, che avevano visto la vittoria della lista dei socialcomunisti, chiamata Blocco del popolo, 1 maggio 1947, giovedì, alle ore 10,30, a Portella della Ginestra, la banda di Salvatore Giuliano, sollecitata da mandanti del mondo politico, sparò sulla folla venuta per partecipare alla Festa del Lavoro, una festività soppressa dal fascismo. Ci furono undici morti e 27 feriti, La banda continuò la sua assurda strategia anticomunista contro le sezioni di Carini, Borgetto, San Giuseppe Jato, Partinico, Cinisi e la Camera del Lavoro di Monreale, lasciando sul terreno due morti e tre feriti il tutto con lancio di volantini in cui era scritto: Siciliani, l ora decisiva è già scoccata. Era l ora di attaccare quella canea di rossi che, dopo averci infangato, tradito e turlupinato, facendoci perdere ogni prestigio negli ambienti internazionali, cercano ora di distruggere quanto di meglio abbiamo e che a ogni costo difenderemo, e cioè l onore delle nostre famiglie e quel nobile sentimento che ci lega alla nostra cara terra. 11

13 Strage di Bellolampo, olio su tela, 2012, cm 100x70 Strage di Bellolampo (1949) L eccidio fu consumato alle ore del 19 agosto 1949, in località Passo di Rigano, alle porte di Palermo,: il bandito Salvatore Giuliano fece esplodere una potente mina anticarro, collocata lungo la strada. La deflagrazione investi l ultimo mezzo, con a bordo 18 Carabinieri, di una colonna composta da 5 autocarri pesanti e da due autoblindo che trasportavano complessivamente 60 unità del XII Battaglione Mobile Carabinieri di Palermo. L esplosione dilaniò il mezzo e provocò la morte di sette Carabinieri: Giovan Battista Aloe classe 1926 da Cosenza, Armando Loddo classe 1927 da Reggio Calabria, Sergio Mancini classe 1925 da Roma, Pasquale Antonio Marcone classe 1922 da Napoli, Gabriele Palandrani classe 1926 da Ascoli Piceno, Carlo Antonio Pabusa classe 1926 da Cagliari ed Ilario Russo classe 1928 da Caserta. Altri 10 carabinieri rimasero feriti, alcuni subendo gravi mutilazioni. 12

14 Strage di Reggio Emilia (1960) Il 7 luglio 1960, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque operai reggiani, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI, furono uccisi dalle forze dell ordine. Un reparto di 350 poliziotti sparò su un corteo di circa manifestanti che, in un primo momento avevano respinto le cariche fatte con getti d acqua e lacrimogeni. La strage rappresentò il momento più drammatico di una serie di agitazioni e di mobilitazioni popolari causate dalla nascita del governo Tambroni, un monocolore democristiano che si reggeva con l appoggio esterno dei neofascisti Strage di Reggio Emilia, olio su tela, 2012, cm 70x100 del MSI e dalla scelta di Genova, medaglia d oro della Resistenza, come città per lo svolgimento del congresso dell MSI. Tambroni, autorizzò le forze dell ordine a sparare in situazioni di emergenza ed alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Furono sparati 182 colpi di mitra, 14 di moschetto e 39 di pistola, e una guardia di PS dichiarò di aver perduto 7 colpi di pistola. Sedici furono i feriti ufficiali, ovvero quelli portati in ospedale perché ritenuti in pericolo di vita, ma molti altri preferirono curarsi clandestinamente, allo scopo di non farsi identificare. I fatti furono narrati in una celebre canzone di Fausto Amodei, dal titolo Per i morti di Reggio Emilia e, più recentemente, nel romanzo di Paolo Nori del 2006 Noi la farem vendetta e nella canzone Piccola Storia Ultras del gruppo musicale reggiano Offlaga Disco Pax (2012). 13

15 Strage di Ciaculli, olio su tela, 2013, cm 120x100 Strage di Ciaculli (1963) Il 30 giugno 1963 una Giulietta imbottita di tritolo, forse preparata per un esplosione presso la casa dei Greco, mafiosi di Ciaculli, (borgata di Palermo), scoppia uccidendo sette militari, accorsi a seguito di una telefonata, per disinnescare l esplosivo. Muoiono Mario Malausa, (tenente dei carabinieri), Silvio Corrao e Calogero Vaccaro, (marescialli dei carabinieri), Pasquale Nuccio, (maresciallo dell esercito), Eugenio Altomare e Marino Fardelli (carabinieri) e Giorgio Ciacci (soldato). 14

16 Strage di Piazza Fontana, olio su tela, 2012, cm 120x100 Strage di Piazza Fontana (1969) Il 12 Dicembre 1969, alle ore 16.37, a Milano, nella sede della Banca Nazionale dell Agricoltura, in Piazza Fontana, scoppiò una bomba che uccise 17 persone (14 subito) e ne ferì altre 88. Si trovò un altra bomba inesplosa presso la Banca Commerciale Italiana di Milano, mentre a Roma, poco dopo, alle ore esplose una terza bomba presso l ingresso della Banca Nazionale del Lavoro, ferendo 13 persone. Sempre a Roma, poco dopo, alle ore e 17.30, esplosero altre due bombe, una davanti all Altare della Patria e l altra all entrata del Museo Centrale del Rinascimento, ferendo 4 persone. Iniziava così in Italia quella che venne definita strategia della tensione che, tra il 1968 e il 1974 provocò 140 attentati. Dopo controverse vicende, coloro che sono stati individuati come responsabili della strage di stato sono stati assolti,. La matrice degli attentati va ricercata in alcuni gruppi eversivi che avevano l obiettivo di instaurare un regime autoritario, attribuendo la responsabilità degli attentati all estrema sinistra nata con le lotte del

17 Strage di Peteano (1962) Strage di Peteano, olio su tela, 2012, cm 70x100 venivano dilaniati dall esplosione. A Peteano, frazione di Sagrado. in provincia di Gorizia, il 31 maggio 1972, un esplosione provocò la morte di tre carabinieri: il brigadiere Antonio Ferraro di 31 anni e i carabinieri Donato Poveromo e Franco Dongiovanni di 33 e 23 anni. Rimasero gravemente feriti il tenente Angelo Tagliari e il brigadiere Giuseppe Zazzaro. La strage fu compiuta da Vincenzo Vinciguerra, reo confesso, e da Carlo Cicuttini, neofascisti aderenti ad Ordine Nuovo. Intorno alle ore 22,35 una telefonata anonima alla Stazione dei carabinieri di Gorizia comunicava, in dialetto, che, vicino alla ferrovia, sulla strada per Savogna, c era una cinquecento bianca con due fori di proiettili sul parabrezza. Sul posto accorrevano tre macchine dei carabinieri: alcuni di loro tentavano di aprire il cofano e Il colonnello Dino Mingarelli, orientò l inchiesta verso gli ambienti di Lotta continua di Trento, ma le indagini non ottennero gli esiti previsti. Dalla magistratura milanese giunse l informazione secondo cui l attentato sarebbe stato attuato da un gruppo terrorista neofascista, ma il colonnello scartò l indicazione milanese, in quanto un ordine del SID lo invitò a sospendere le indagini sul gruppo terrorista di estrema destra. Il colonnello, con il suo braccio destro capitano Antonino Chirico rivolse le attenzioni investigative verso sei giovani, conducendoli a processo: secondo il Mingarelli essi si sarebbero vendicati di alcuni sgarbi subiti dai carabinieri. Il movente proposto non convinse i giudici, che assolsero i sei giovani, i quali, una volta liberi, denunciarono Mingarelli per le false accuse, dando inizio ad un nuovo processo in cui risultava come maggiore indagato il colonnello stesso, oltre che il generale Giovambattista Palumbo e il segretario del MSI Giorgio Almirante, il quale aveva dato dollari a Cicuttini, dirigente del MSI friulano,, perché, con un intervento alle corde vocali modificasse la sua voce, identificata come quella che aveva fatto la prima telefonata di rivendicazione. Cicuttini, fuggito in Spagna, venne catturato a ventisei anni dalla strage, nell aprile del Attualmente Vincenzo Vinciguerra sta scontando una condanna all ergastolo in qualità di reo confesso della strage. 16

18 Strage di Gioiatauro (1970) Il 22 luglio del 1970, presso la stazione di Gioia Tauro, i macchinisti del treno del treno direttissimo Palermo-Torino (detto Treno del Sole) avvertirono un forte sobbalzo e azionarono il freno rapido di emergenza. Il convoglio prese a rallentare comprimendosi. La frenata avvenne regolarmente per le prime cinque carrozze, finché le sollecitazioni meccaniche spinsero uno dei carrelli della sesta carrozza fuori dalla sede dei binari. Le carrozze successive sviarono anch esse nel corso dei 500 metri di frenata; durante la brusca decelerazione alcuni ganci di trazione si spezzarono e il convoglio si divise in tre tronconi. Le cause non vennero mai accertate ma nelle conclusioni della relazione del Giudice istruttore del tribunale di Palmi si legge che l attentato dinamitardo era l ipotesi più probabile. Il bilancio finale della tragedia fu di 6 morti e più di settanta feriti, di cui molti in gravissime condizioni. Solo nel 1993, grazie alla deposizione di un pentito, si accertò che non si trattava di deragliamento, ma che la strage era stata compiuta da neofascisti aderenti ad Avanguardia Nazionale. Strage di Gioiatauro olio su tela, 2012, cm 70x100 Strage della questura di Milano (1973) Il 17 maggio 1973, mentre si svolgeva una cerimonia in memoria del commissario Luigi Calabresi il neo-fascista Gianfranco Bertoli fece esplodere una bomba. Nell attentato cinquantadue persone rimasero ferite e quattro persero la vita. La bomba esplose dopo che il Ministro dell Interno Mariano Rumor aveva scoperto il busto dedicato al funzionario ed era andato via in auto. L attentatore venne immediatamente immobilizzato ed arrestato; si trattava di Gianfranco Bertoli. Bertoli si definì un anarchico stirneriano. Dichiarò più volte che il vero scopo del suo attentato era l eliminazione del Ministro Rumor, la quale uccisione avrebbe vendicato gli anarchici perseguitati. Strage della Questura di Milano olio su tela, 2012, cm 70x100 17

19 Strage di Fiumicino, olio su tela, 2012, cm 70x100 Strage di Fiumicino (1973) Il 17 settembre 1973 un commando terrorista palestinese si diresse all aeroporto di Roma verso un aereo della Pan Am e vi gettò all interno due bombe al fosforo ferendo 32 passeggeri e uccidendone 30. Tra questi quattro italiani e un militare della Guardia di Finanza che aveva tentato di opporre resistenza. Si impadronirono poi di un aereo Lufthansa, facendovi salire alcuni ostaggi tra cui sei guardie di Pubblica Sicurezza e costringendo l equipaggio, a decollare. Sull aereo uccisero il tecnico della società Asa, Domenico Ippoliti, il cui corpo venne successivamente abbandonato sulla pista dell aeroporto di Atene, dove l aereo aveva fatto scalo. Molti aeroporti rifiutarono l atterraggio; infine l aereo si fermò all aeroporto di Kuwait City. Il dirottamento terminò nella tarda serata del giorno successivo al Kuwait International Airport dove vennero liberati gli ostaggi. I terroristi negoziarono la loro fuga ma vennero catturati poco tempo dopo. Il 27 dicembre 1985, sempre a Fiumicino, avvenne un altra strage ad opera di terroristi Palestinesi, con 13 morti. I feriti furono oltre 100, mentre quattro furono i terroristi uccisi. 18

20 Strage di Piazza della Loggia, Brescia (1974) Strage di piazza della Loggia olio su tela, 2012, cm 70x100 Il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia, esplose una bomba nascosta in un cestino portarifiuti, mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista. L attentato provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue. Giulietta Banzi Bazoli, anni 34, insegnante,livia Bottardi Milani, anni 32, insegnante,euplo Natali, anni 69, pensionato, Luigi Pinto, anni 25, insegnante, Bartolomeo Talenti, anni 56, operaio, Alberto Trebeschi, anni 37, insegnante, Clementina Calzari Trebeschi, anni 31, insegnante,vittorio Zambarda, anni 60, operaio. Le tre istruttorie che si sono susseguite sino ad oggi hanno evidenziato l ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda, unitamente ad esponenti dell estrema destra bresciana, e in particolare del gruppo neofascista Ordine Nuovo, creato da Pino Rauti, attualmente deputato PdL, molto attivo in quel territorio e già coinvolto in precedenti attentati terroristici. Tutti gli imputati, con alterne vicende, sono stati assolti con formula dubitativa o per intervenuta prescrizione, e le parti civili sono state infine condannate al pagamento delle spese processuali. 19

21 Strage dell Italicus (1974) Il 4 agosto 1974, avvenne la strage dell Italicus a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Alle ore 1,23, nella vettura 5 dell Espresso Roma-Monaco di Baviera esplose una bomba ad alto potenziale causando 12 morti e 48 feriti. La strage avrebbe potuto avere dimensioni più grandi se l ordigno fosse esploso all interno della Grande Galleria dell Appennino nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, come avvenuto dieci anni dopo nella Strage del Rapido 904. L attentato venne rivendicato dall organizzazione Ordine Nero attraverso un volantino che dichiarava: «Strage Italicus, olio su tela, 2012, cm 70x100 Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l autunno; seppelliremo la democrazia sottouna montagna di morti.» I colpevoli della strage non sono mai stati individuati, ma in un passaggio della relazione della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2 leggiamo: la strage dell Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenzialeretroterra economico, organizzativo e morale». (Fonte: Wikipedia) 20

22 Strage di Alcamo Marina, olio su tela, 2012, cm 70x100 21

23 Strage di Alcamo Marina (1976) In una piccola postazione di servizio, ad Alcamo Marina, vennero ritrovati i corpi di due carabinieri poco più che ventenni, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta: una strage a sangue freddo, della quale, all inizio furono incolpati quattro alcamesi (Gulotta, Santangelo, Ferrantelli, Vesco) e un partinicese (Mandalà). Dei cinque Mandalà è morto in carcere di cancro, Vesco, come scritto da lui stesso alla madre, è stato suicidato, sei mesi dopo il suo arresto, malgrado avesse un braccio solo, Gulotta, massacrato di botte, assieme a Ferrantelli e Santangelo, è stato costretto a confessare un delitto che non aveva commesso, è stato condannato all ergastolo e liberato dopo 20 anni, perché riconosciuto innocente: gli altri due sono scappati in Brasile. Ma il caso di Vesco è ancora più inquietante: si è detto che era un anarchico, ma forse neanche lui sapeva di esserlo. Venne arrestato alcuni giorni dopo il delitto, perché trovato in possesso di una pistola; durante una sua precedente detenzione al carcere di Favignana avrebbe frequentato un brigatista rosso che gli avrebbe fatto prendere coscienza. Chi conduceva le indagini, cioè l allora capitano Russo, si è lanciato a testa bassa verso un ipotetica pista rossa incolpando prima le Brigate Rosse, che hanno subito smentito, e poi effettuando una serie di perquisizioni presso le case di esponenti noti di estrema sinistra, cinque a Castellammare e tre a Cinisi, compresa quella presso la casa di Peppino Impastato. Il pentito Vincenzo Calcara, al processo per Gullotta ha sostenuto che i due carabinieri furono uccisi perché avevano fermato un mezzo con un carico di armi destinate all organizzazione parafascista Gladio, che, nella zona limitrofa aveva una base. Secondo Calcara i due militi sarebbero stati uccisi da emissari della mafia alcamese, su probabile ordine di esponenti di Gladio. il delitto venne scoperto dagli uomini della scorta di Almirante che, trovandosi di passaggio, alle sette di mattina, videro la porta della casermetta aperta, si fermarono, vi entrarono e trovarono i cadaveri. Chi li aveva informati che avrebbero trovato i due agenti uccisi? Perché è chiaro che non potevano trovarsi lì, vedere una porta aperta ed entrare. Cosa c entra Almirante? Cosa c entra Gladio? Cosa c entra la mafia? Di Russo, si dice che fosse affiliato alla massoneria e, secondo Buscetta, era tra quelli disponibili ad appoggiare il colpo di stato di Junio Valerio Borghese. La stagione dei depistaggi, delle trame occulte, delle connessioni tra massoneria, servizi segreti, mafia e politica rimane ad oggi una pagina nera e misteriosa della storia italiana. «Una trama che coinvolge l ombra di Gladio e mafia dietro il duplice delitto come si evince dal dipinto. Una Pagina di storia che ha richiesto 46 anni per fare giustizia. Un eccidio pagato da 5 innocenti le cui confessioni sono state estorte con le sevizie, come si legge nell opera stessa che, attraverso l arte visiva contribuisce alla memoria della Strage di Alcamo Marina, rendendola viva nell immaginario collettivo per non dimenticare. Immagini con una forte carica divulgativa, una pittura non a fini di lucro ma per denunciare in maniera costruttiva e realizzare percorsi di solidarietà verso chi ha sofferto e ha pagato sulla propria pelle ingiustizie sociali e non solo». Sebastiano Bonventre, Sindaco di Alcamo 22

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