L ICF E I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO. Riccardo Lancellotti

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1 L ICF E I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO Riccardo Lancellotti

2 I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO SONO, TRA LE VARIE CATEGORIE DIAGNOSTICHE, QUELLI CHE GENERANO MAGGIORE ALLARME TRA GLI INSEGNANTI E I GENITORI DEGLI ALUNNI

3 DISTURBI DEL COMPORTAMENTO SECONDO IL DSM IV-TER DIAGNOSI DIFFERENZIALE ADHD comportamenti non conformi alle regole della vita scolastica perché il soggetto non riesce a fissare l attenzione se non per brevi periodi e ha bisogno di muoversi

4 DISTURBO DELLA CONDOTTA negazione dei diritti degli altri, violazione di norme e regole, aggressioni a persone o animali, distruzione di oggetti, furti, frodi, fughe da casa e da scuola.

5 DISTURBO OPPOSITIVO-PROVOCATORIO (collera) litiga con gli adulti sfida rifiuto di rispettare richieste e regole accusa gli altri NO negazione dei diritti, furti, gravi violazioni delle regole SECONDO ALCUNI AUTORI PUO ESSERE PRECURSORE DEL DISTURBO DELLA CONDOTTA, SECONDO ALTRI NO

6 DISTURBO DA COMPORTAMENTO DIROMPENTE sintomi che non soddisfano i criteri del Disturbo della condotta o del Disturbo oppositivo-provocatorio

7 IL DISTURBO DELLA CONDOTTA RISCHIA DI ESITARE NEL DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITA ( PSICOPATIA ). Secondo CLONINGER nella PSICOPATIA si rilevano bassi livelli di dipendenza dalla ricompensa. Nei bambini, FRICK e coll. hanno definito il tratto di personalità INSENSIBILE-ANAFFETTIVA, caratterizzata da: scarsa reattività affettiva alla paura provocata negli altri; comportamenti atipici in risposta a minacce di punizione o a situazioni di pericolo.

8 Sono pertanto più esposti a comportamenti trasgressivi passibili di punizione. Questo renderebbe più difficile la socializzazione di questi bambini, che non risponderebbero come gli altri alle strategie di disciplina tradizionali, che sono basate su un sistema di premi e punizioni (Romani). La scarsa reattività alla paura provocata negli altri indica una carenza di empatia, che secondo le recenti acquisizioni delle neuroscienze caratterizza le personalità antisociali, e sarebbe legata al funzionamento dell amigdala.

9 L ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell OMS), in quanto strumento volto a tracciare un profilo del funzionamento di un bambino o di un adolescente in relazione al contesto in cui vive, può essere utile per guidare l intervento su bambini e adolescenti con disturbi del comportamento? SI I disturbi del comportamento sono addirittura emblematici in questo senso perché, tra i tipi di disabilità, sono forse quelli che più risentono delle variabili relazionali e di contesto.

10 FUNZIONI MENTALI (Cap. 1 ICF-CY) Riguarda le funzioni mentali globali (coscienza, energia, pulsioni) e specifiche (memoria, linguaggio, calcolo)

11 b125 FUNZIONI E ATTITUDINI INTRAPERSONALI Disposizione ad agire o a reagire in un modo particolare, che caratterizza lo stile comportamentale personale di un individuo distinto dagli altri. b1250 Adattabilità (Disposizione ad agire o a reagire a nuovi oggetti o esperienze in modo accettante anziché oppositivo) B1253 Prevedibilità (Disposizione ad agire o a reagire in modo prevedibile e staile anziché in modo incostante e imprevedibile)

12 b126 FUNZIONI DEL TEMPERAMENTO E DELLA PERSONALITA b1260 Estroversione (temperamento personale socievole, estroverso ed espansivo, all opposto di timido, riservato e inibito) B 1261 Giovialità (temperamento personale cooperativo, amichevole e accomodante, all opposto di poco amichevole, oppositivo e insolente)

13 b130 FUNZIONI DELL ENERGIA E DELLE PULSIONI b1304 Controllo degli impulsi (funzioni mentali che regolano e si oppongono a impulsi ad agire intensi e improvvisi)

14 b152 FUNZIONI EMOZIONALI b1520 Appropriatezza dell emozione b1521 Regolazione dell emozione B1522 Gamma di emozioni

15 d250 CONTROLLARE IL PROPRIO COMPORTAMENTO (Cap. 2 ICF CY) Eseguire azioni semplici o complesse e coordinate in modo coerente in risposta a situazioni, persone o esperienze nuove. d2500 Accettare le novità d Rispondere alle richieste d2502 Relazionarsi alle persone e alle situazioni d2503 Agire in modo prevedibile d2504 Adattare il livello di attività

16 INTERAZIONI E RELAZIONI INTERPERSONALI (Cap. 7 ICF-CY) Riguarda l esecuzione delle azioni e dei compiti richiesti per le interazioni semplici e complesse con le persone in modo contestualmente e socialmente adeguato.

17 d710 INTERAZIONI INTERPERSONALI SEMPLICI Interagire con le persone in un modo contestualmente e socialmente adeguato, come nel mostrare considerazione e stima quando appropriato, o rispondere ai sentimenti degli altri. Inclusioni. Mostrare rispetto, cordialità, apprezzamento e tolleranza nelle relazioni; rispondere alle critiche e ai segnali sociali nelle relazioni; fare uso adeguato del contatto fisico nelle relazioni.

18 d7100 Rispetto e cordialità nelle relazioni (mostrare e rispondere a cure, simpatia, considerazione e stima, in un modo contestualmente e socialmente adeguato) d7101 Apprezzamento nelle relazioni (mostrare e rispondere a soddisfazione e gratitudine, in un modo contestualmente e socialmente adeguato) d7102 Tolleranza nelle relazioni (mostrare e rispondere a comprensione e accettazione del comportamento, in un modo contestualmente e socialmente adeguato) d7103 Critiche nelle relazioni (Fornire e rispondere a differenze di opinione o disaccordi impliciti o espliciti, in un modo contestualmente e socialmente adeguato)

19 d7104 Segnali sociali nelle relazioni (dare e reagire in modo appropriato a segnali e cenni nelle interazioni sociali) d71040 Iniziare delle interazioni sociali (iniziare e rispondere in modo appropriato a scambi sociali reciproci con altri) d71041 Mantenere delle relazioni sociali (adattare il comportamento per sostenere gli scambi sociali).. d7105 Contatto fisico nelle relazioni (usare e rispondere al contatto fisico con gli altri, in un modo contestualmente e socialmente adeguato)

20 d720 INTERAZIONI INTERPERSONALI COMPLESSE Mantenere e gestire le interazioni con gli altri, in un modo contestualmente e socialmente adeguato, come nel regolare le emozioni e gli impulsi, controllare l aggressione verbale e fisica, agire in maniera indipendente nelle interazioni sociali e agire secondo i ruoli e le convenzioni sociali. Inclusioni: giocare con altri, formare e porre termine a relazioni; regolare i comportamenti nelle interazioni; interagire secondo le regole sociali, mantenere la distanza sociale.

21 d7202 Regolare i comportamenti nelle relazioni (regolare le emozioni e gli impulsi, le aggressioni verbali e fisiche nelle interazioni con altri, in un modo contestualmente e socialmente adeguato) d7203 Interagire secondo le regole sociali (agire in maniera indipendente nelle interazioni sociali e aderire alle convenzioni sociali che governano il proprio ruolo, la propria posizione o altro status sociale nelle interazioni con gli altri)

22 Gli indicatori sopra riportati consentono agli operatori sociosanitari e scolastici di formulare un profilo dell alunno con problemi comportamentali che possa consentire di strutturare un PROGETTO DI VITA (e di INTEGRAZIONI SCOLASTICA E SOCIALE) che tenga conto delle sue esigenze specifiche. Questo è particolarmente importante in un ambito, come quello dei disturbi del comportamento, dove spesso prevalgono atteggiamenti moralistici e repressivi, che non tengono conto della necessità di una strategia educativa e terapeutica mirata e scientificamente fondata.

23 A volte si sente dire: Crea scompiglio nella classe Non permette di fare lezione Anche gli altri hanno i loro diritti Se non gli mettiamo un voto basso nel comportamento i compagni e le famiglie degli altri alunni non capiscono Invece occorre riconoscere l esistenza di una PROBLEMATICA PSICOLOGICA che richiede una STRATEGIA PSICOPEDAGOGICA MIRATA.

24 L ICF si rivela molto utile, fornendo indicatori applicabili non solo ai disturbi del comportamento certificati con diagnosi clinica, ma anche a situazioni di confine come il BULLISMO. Gli indicatori ICF relativi alle FUNZIONI MENTALI, al CONTROLLO DEL PROPRIO COMPORTAMENTO e alle INTERAZIONI E RELAZIONI INTERPERSONALI sono utili per definire sia il BULLO che la VITTIMA, entrambi sia pure in modo diverso e prevalentemente opposto caratterizzati da interazioni e relazioni interpersonali disfunzionali.

25 BULLO: machiavellismo (capacità di manipolare e strumentalizzare gli altri a fini personali); scarsa empatia; buon riconoscimento degli stati mentali altrui ma non condivisione delle loro emozioni; buon livello di autostima (non secondo tutti gli Autori).

26 VITTIMA: basso livello di autostima; opinione negativa di sé; si rapporta meglio con gli adulti che con i coetanei; insicurezza; mancanza di assertività.

27 IL RAPPORTO BULLO-VITTIMA E UNA PATOLOGIA RELAZIONALE.

28 BIBLIOGRAFIA Guarino A., Lancellotti R., Serantoni G. (2011), Bullismo. Aspetti giuridici, teorie psicologiche e tecniche di intervento, Franco Angeli, Milano Grasso F. (2011), L ICF a scuola, Giunti O.S., Firenze OMS (2007), ICF-CY. Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute. Versione per bambini e adolescenti, Erickson, Trento Sabatello U. (a cura di) (2010), Lo sviluppo antisociale: dal bambino al giovane adulto. Una prospettiva evolutiva e psichiatrico-forense, Cortina, Milano

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