DA CUOCO A SUPERIORE GENERALE P. ANTONIO MINETTI

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1 Collana Centenario P. Mario Quadraccia DA CUOCO A SUPERIORE GENERALE P. ANTONIO MINETTI SECONDO SUPERIORE GENERALE DEI FIGLI DI S. MARIA IMMACOLATA Edizioni Risonanze 1

2 PRESENTAZIONE P. Antonio Minetti? Chi è? La voglia di conoscere meglio il P. Antonio Minetti è nata in me molti anni fa, quando, trasferito a Santiago del Cile, mi presentarmi in quella Curia Ecclesiastica e mi ricevette il Vicario Generale, Mons. Huneeus. Era un sacerdote imponente per la sua statura, e con braccia lunghissime. Al sentire che ero dei Figli di S. Maria Immacolata, lo vidi eretto, con le braccia protese in alto, disse con voce concitata: Ah, il P. Minetti, che santo era quell uomo. Lo aveva conosciuto bene assai, poiché aveva fatto gli studi accademici a Roma, ospite- alunno del nostro Convitto Ecclesiastico di Via del Mascherone, il cui Rettore era appunto il P. Antonio Minetti. Sí, ma io non lo conoscevo se non di nome. Della sua fanciullezza come pure dei suoi studi piuttosto accidentati e conditi con l attività di cuoco nella cucina dei Figli di Maria abbiamo un resoconto nutrito nel suo diario. C è in esso qualche cosa di naif, quasi di Fioretti di quelli di S. Francesco di Assisi, come già li chiama chi scrisse per primo su di lui, il P. Giovanni Vaccari e lo riprende P. Pietro Papi, che scrisse appunto : Ricordando il P. Minetti. I Fioretti. Ma poi egli continuò ogni giorno segnalando gli avvenimenti della sua vita con la carica umana e divina della sua storia sofferta e appoggiata al Signore e a Maria Immacolata. Vi invito a seguirlo ed ammirare, compatire, soffrire un poco con lui nella lotta per superare le difficoltà iniziali degli studi, le sue vicende che culmineranno con la sua elezione all età di 68 anni a Superiore Generale della Congregazione. Sí, appunto da cuoco a Superiore Generale. Ma iniziamo. P. Mario Quadraccia F.S.M.I. 2

3 PARTE PRIMA CAPITOLO I La fanciullezza Il P. Antonio Minetti era ligure-piemontese, essendo nato il 6 dicembre 1858 a Rossiglione, che si trova nella provincia di Genova, ma nella diocesi di Acqui. I genitori, Giuseppe e Rosa Ravacotta erano buoni cristiani e poveri contadini che lavoravano sotto padrone. Coltivavano il podere ai Bovi, possedevano uno scarso numero di pecore ed ebbero quattro altri figli, oltre Antonio che fu il secondo. L unica figlia morí in tenera età. Nel suo quadernetto, che scrisse per ordine del suo confessore, P. Luigi Profumo, con semplicità Antonio ci va raccontando anche a noi le vicende di quella tappa della sua vita. Naturalmente, anche mentre frequentava la scuola elementare condivideva con i suoi fratelli il lavoro in casa, generalmente come pastore delle loro pecorelle. Pregava molto e con ingenuità. Aveva devozione grande per una immagine che credeva di Maria Santissima, la adornava di fiori e pregava davanti alla stessa, ma un giorno la madre gli spiegò che quella era S. Caterina da Genova e non la Madonna. Un giorno, racconta, improvvisamente sentii un ardente desiderio di diventare sacerdote. Sì, sacerdote Ma i soldi? Quando mai avrebbe avuto il denaro necessario per pagare il seminario? Chissà, se avesse vinto al lotto E dice che incominciò a pregare la Madonna che lo aiutasse, che potesse vincere al gioco del lotto. Anche alle anime del Purgatorio dirigeva la stessa supplica. Gli toccò una cinquina differente: La Vergine fece sì che io prendessi il primo premio e avendo fatto il Presidente della scuola un elogio alla presenza dei principali cittadini del paese e di molta gente, tutti si sono fatti un alto concetto di me. Continua poi la sua descrizione parlando di quel periodo di attesa incerta e ardente: E mentre io continuavo a pregare il Signore che mi mandasse i denari per farmi prete, una sera ritornando dal gregge, vidi il mio padrone che parlava con il babbo e lo stava persuadendo che mi mandasse in Ovada alla scuola degli Scolopi, standomene a scotto (vitto?) da una mia zia; ed io fui pieno di tanta contentezza che non potevo neppure dormire di notte, e ringraziavo di cuore il Signore e la Madonna di una tanta grazia. Così avvenne; la madre lo portò a frequentare quella scuola due volte al giorno. Dalla zia stava in grande povertà: basti con il dire che da principio dormivo nella stalla, in una mangiatoia. Nel suo diario Antonio continua a spiegare come impiegava la giornata ad Ovada, tra messa, pratiche di pietà, mortificazione e studio. Alla vigilia degli esami, racconta, ho aspettato che tutti andassero a dormire, quindi uscii con la corona in mano; pregando andai all immagine della Madonna sul ponte dell Orba. Continuai poscia la via al chiaro di luna, entrai in Ovada e in via Castello sentii un mulo che frastornava. Io subito lo immaginai sbrigliato e già temevo di essere da lui schiacciato, ma mi feci animo e mi portai per lunga pezza sempre pregando per i miei esami. Quindi, passando per un altra via, tornai a casa e mi posi a dormire in cantina, che allora era la mia stanza e era angosciosa per via di un fetore di che qui tenevano. Presi gli esami, fui promosso prendendo 8 di media. Venni a ringraziare la Madonna dell Acquasanta. Antonio poi continua a raccontare: Riguardo alla casa dove abitavo, crescevano le mie miserie. Vi era una persona che brontolava frequentemente, con dispiacere degli altri di quella famiglia e siccome io digiunavo spesso, qualche 3

4 volta mangiavo di più qualche fetta di polenta; essa mi diceva che sono un mangione, che me la godo senza far niente, mentre i miei fratelli lavorano. Per grazia di Dio, sopportavo volentieri tali calunnie. Un giorno, codesta persona mi venne a molestare sotto le finestre (allora studiavo nel granaio) ed io non le risposi nulla ma compunto per una conferenza sul perdono, andai fin dalla sera di quel giorno a fare complimenti a quella persona e l avvisai amorevolmente di quel suo fare. Le forze per sopportare le prove, le prendevo dinnanzi ad un altarino della Madonna, che io mi feci nel granaio e dinnanzi al quale io mi trattenevo lungo. CAPITOLO II Cuoco e un poco studente nella Casa dei Figli di Maria Le vie della Provvidenza? La creatività del Signore e il suo amore per ciascuno? Chi le può gustare? Ecco il caso di Antonio. Continua il diario: Essendo io in vacanze a Rossiglione, passava don Ravera (un sacerdote della Casa dei Figli di Maria di Genova) dinanzi alla casa di Don Viotti (in paese era chiamato il prete di Micca ) che stava prendendo il fresco del mattino seduto sulla porta. Vedendo passare Don Ravera gli dice: Dove andate? Vado a Rossiglione Inferiore a cercare un cuoco; forse verrà un certo Fedele, di cui mi parlò il vice parroco. Oh, allora potreste prendere un certo Minetti, che avrebbe intenzione di studiare. Gli parlò a lungo di me e vennero a trovarmi. Don Viotti mi disse: Saresti pronto ad abbandonare il mondo e di darti tutto al servizio di Dio? Gli risposi di sí, ma che non avevo i mezzi. Intanto mi giubilava il cuore per la contentezza. Mi disse che vi sarebbe un posto a Genova (presso i Figli di Maria), dove io potrei studiare, facendo però in principio un po di cucina. Ciò nonostante -mi disse- mentre farai bollire la pignatta, potrai anche studiare; in seguito ti faranno studiare liberamente. Mica tanto facile realizzare il suo viaggio verso Genova e i Figli di Maria! Antonio dovette aspettare la conferma della scelta, che sarebbe arrivata a settembre di quell anno e il 25 di quel mese, nel 1874 cioè a 16 anni si accomiatò dalla famiglia. Iniziò nel viaggio il suo lavoro di cuoco supplente a Serrea, nella villa di proprietà della famiglia Piccardo dove passavano le loro vacanze i ragazzi della casa dei Figli di Maria. Il cuoco quei giorni era assente. Antonio scrive con un po di tristezza: Prima di riprendere il cammino per Genova, feci con Don Ravera una visita all Acquasanta; io mi sentivo stracco, malinconico e mi raccomandai alla Madonna ed eccomi tutto allegro e vispo. Ciò ottenni per grazia speciale. Genova: è cuoco sotto la direzione di Don Ravera. Dice P. Papi: furono per il giovane momenti difficili, quelli della cucina. Non gli furono risparmiate parrucche (dice lui) da parte del direttore Don Piccardo per aver fatto mancare la frutta a colazione senza sua colpa; per non aver colato il brodo, per aver servito le patate fredde Studente: dopo il lavoro nella cucina alla sera era stanco e dovette condire il suo studio con lacrime e sacrificio e con molta preghiera e voti al Signore. Anche sua madre pregò molto e si recò scalza al Santuario della Guardia per chiedere alla Madonna uno speciale intervento. Antonio fece voto di non fare corsi di predicazione senza un discorso su Maria e Gesú Sacramentato. Sí ma per ora non si videro progressi. Esami finali: risultato negativo. Disse: Dio permise questo per il bene dell anima mia. Finalmente, con maggiore disponibilità di tempo per lo studio dopo essere stato dispensato dalla cucina e anche con miglior metodo, arrivarono i buoni risultati nella filosofia e nella teologia. La scuola tanto mi piacque e imparai moltissimo scrive nel suo diario. 4

5 Cosí venne percorrendo la strada verso il sacerdozio in quella Casa dei Figli di Maria, che sotto la direzione del P. Antonio Piccardo già si era stabilita in Via Jacopo Ruffini dal primo febbraio 1872, in una palazzina acquistata con il concorso di molti benefattori. Questa villa era proprietà del Marchese Lorenzo Centurione, fu poi ristrutturata ed ampliata con fondi che destinò per essa anche l arcivescovo Salvatore Magnasco. È la Casa Madre della Congregazione. Da quella casa usciranno centinaia di sacerdoti. Era Casa e non collegio come fin dall inizio il Ven. Giuseppe Frassinetti aveva chiamato casa la dimora dei primi ragazzi seminaristi. Dal Frassinetti, il P. Piccardo aveva ereditato il primo gruppo iniziale di otto ragazzi. Era amministratore il Figlio di Maria Immacolata signor Pietro Olivari, il quale dedicò tempo e sostanze a quell opera della quale era un poco il padre. P. Piccardo ripeteva: la casa è di tutti e ciascuno la deve sentire ed amare come propria. Gli studi erano affrontati con serietà. Gli alunni del ginnasio avevano le lezioni in casa, i filosofi e teologi frequentavano il Seminario Diocesano come esterni. I grandi collaboravano con gli insegnanti per aiutare i più piccoli nelle difficoltà che trovassero per gli studi. Oltre la casa di Genova, presto si aprí una nuova casa per i piú piccoli a Genova Pra, e poi un altra a Genova Rivarolo per ragazzi che non avevano ancora chiara la propria vocazione. Tutto si faceva in funzione di Seminario dei Poveri e alla Diocesi si destinavano i nuovi sacerdoti che man mano venivano ordinando. Molti di questi d altra parte furono missionari e altri religiosi in varie congregazioni. In questa casa Antonio fece il cuoco-studente ma dalla filosofia in poi fu solo studente, preparandosi con serietà alla responsabilità presbiterale. Quanti passarono per la Casa dei Figli di Maria tra il 1866 e il 1902? Certamente varie centinaia di giovani, rivelandosi il P. Antonio Piccardo eccellente organizzatore, formatore e direttore. Lo vediamo accompagnando anche P. Antonio Minetti che era uno dei circa 400 sacerdoti che si formarono sotto il suo governo. Seminatore e iniziatore della casa era stato il Ven. Giuseppe Frassinetti che morí il 2 gennaio 1868 lasciando poco piú che il seme e l inizio dell opera. Questa era frutto del suo zelo per le vocazioni ecclesiastiche e per il bene della chiesa. Tra l altro il santo Priore aveva aiutato un falegname quarantenne, Nicolò D aste, che desiderava ardentemente lavorare per il Signore come sacerdote. Il Frassinetti lo aiutò con il consiglio e assistendolo negli studi, fino a che non lo vide sacerdote. Tale Nicolò fu eccellente sacerdote, fondò da una Pia Unione di Figlie di Santa Maria Immacolata una nuova congregazione di suore, le Figlie di Maria Immacolata della Provvidenza. Oggi è Servo di Dio e la sua causa di beatificazione è molto avanzata. L eredità del Venerabile Padre, strumento di un grande bene, risolse cosí efficacemente il problema della scarsità del clero a Genova, ed alla fine del secolo tale problema non esisteva più, ma lo vedremo. CAPITOLO III Sacerdote. Inizi del suo apostolato Antonio Minetti era prossimo alla ordinazione sacerdotale. Aveva 24 anni e il 23 settembre 1882 fu la data felice dell arrivo alla sua meta. La vigilia, scrive, andai a cena; vi era la farinata ma il mio pensiero spaziava nel domani: non mangiai quasi nulla. Lo ordinò sacerdote l Arcivescovo mons. Salvatore Magnasco. Fu mandato appena sacerdote a Pedemonte, in Val Polcevera, come vice parroco. Zelo per il contatto pastorale e vivo spirito di 5

6 preghiera erano ben visibili in lui; tanto che lo chiamavano il prete santo. Curava in modo specialissimo i malati, che aveva chiesto come suo retaggio in quegli inizi del suo apostolato. Ma anche il P. Piccardo aveva fissato lo sguardo su di lui perché lo aiutasse nel lavoro di formazione nella Casa dei Figli di Maria. Ne parlò con il vescovo mons. Salvatore Magnasco e quattordici mesi dopo la prima Messa P. Minetti fu destinato a collaborare come formatore nella Casa dei Figli di Maria, con lo stesso Padre Piccardo e con Don Semino. Il 3 dicembre 1883 arrivò tra i Figli di Maria. Da 14 mesi aveva iniziato il suo apostolato come sacerdote, e continuò il suo apostolato con zelo e dedicazione, interessandosi per ciascuno degli alunni. Curò e migliorò lo spirito di famiglia sempre tipico dei Figli di Maria; organizzò un consiglio con gli stessi alunni come membri, alimentando un miglior dialogo. Nel 1884 mentre egli era in vacanze si sviluppò una epidemia di colera. Scrive nel suo diario: Io mi decido di sacrificarmi ad onore di Dio e Maria Santissima alla cura dei colerosi ed offro a Dio la mia vita. Anche un suo alunno dei Figli di Maria fu colpito da quella malattia allora mortale e morí come conseguenza della medesima dopo essere stato amorosamente assistito e preparato al grande passo dal P. Minetti. Lui continuò con fedeltà e perseveranza nella Casa Figli di Maria a formare gli alunni per il sacerdozio, dedicando la domenica all apostolato nelle parrocchie. Inoltre fin dal 1885 si dedicò anche al canto gregoriano, come vedremo. Tra il 1883 e il 1902; cioè per ben diciannove anni esplicò con efficacia il suo lavoro, lavoro serio, educando alla responsabilità sacerdotale tutta una generazione del clero genovese e ligure. Fu cosí che si andò coprendo la necessità di sacerdoti la cui scarsità aveva preoccupato una quantità di uomini di Dio a cominciare dal Frassinetti. Si preparò nella preghiera e nella lotta contro i suoi difetti. Aveva chiesto aiuto a chi chiamava il suo ammonitore segreto, il quale tra le altre cose, gli fece molte osservazioni che poi il P. Minetti riconosce come vere e nello sforzo di correggersi cosí si descrive: 1. Sono troppo esigente con gli alunni 2. Sono aspro nel comandare e uso verbi di tempo imperativo 3. Sto troppo serio, per questo gli alunni perdono la confidenza 4. Alle volte trovo a dire in pubblico di certe burle che sembrano lecite 5. Alle volte comando senza troppo riflettere 6. Devo stare più attento quando parlo in pubblico di non dire errori 7. Riguardo al chiudere le finestre sono troppo facile 8. Il parlare sempre di cose spirituali non aggradisce (=non fa piacere). Don Cambiaso inoltre mi avvertí di passeggiare con Roccatagliata più frequentemente. Nel suo diario si legge pure il 29 maggio 1889: Proposi al P. Spirituale il voto di Obbedienza all Arcivescovo (allora era Mons. Magnasco). Ci penserà. (Bel guaio sarebbe stato per lui quel voto di obbedienza all Arcivescovo qualche anno più tardi quando si adopererà perché si facesse la Congregazione e l Arcivescovo di allora sarebbe stato di altra opinione ). CAPITOLO IV Opera Casa dei Figli di Maria I Figli di Maria erano nati cosí: 14 novembre 1860: a Santa Sabina il Servo di Dio Giuseppe Frassinetti formò il primo gruppo di religiosi al secolo, Figli di S. Maria Immacolata, con quattro membri. Erano religiosi con voto o promessa di castità e regole che prevedevano la Messa e Comunione quotidiana e pratiche di pietà 6

7 anche in comune, con un metodo di vita, restando ciascuno comunque nella sua casa e nel suo lavoro. Veri religiosi al secolo, come si vedono oggi finalmente, approvati dalla Chiesa nel Tutto era incominciato a Mornese. Una ragazza di 18 anni, Angela Maccagno, frequentava un circolo di brave ragazze accompagnate spiritualmente dalle istruzioni di Don Domenico Pestarino, discepolo amico, ammiratore del Priore Frassinetti. Mornese è un piccolo paese presso Gavi e Ovada nella provincia di Alessandria. La Maccagno non poteva essere monaca come avrebbe desiderato, perché i suoi genitori avevano bisogno di lei ed erano anziani. Sapeva anche di altre sue compagne che non potevano farlo perché non avevano soldi per la dote. Allora pensò che tutto si poteva risolvere organizzando la loro vita come religiose e continuando ad abitare ognuna a casa sua e con il proprio lavoro. Lo propose al Direttore spirituale Don Pestarino, il quale autorizzò l esperimento nel 1852 sotto il nome di Pia Unione di Figlie di S. Maria Immacolata. La Maccagno preparò anche un progetto di Regolamento che il Pestarino fece arrivare al Frassinetti perché proprio lo esaminasse, cosa che egli completò nel Ricevettero un approvazione provvisoria dal Vescovo di Acqui. Anche il Frassinetti iniziò a sua volta una Pia Unione a S. Sabina, era una meraviglia di santità che si moltiplicava in quelle Pie Unioni che si andarono diffondendosi in tutta l Italia ed anche all estero. A Mornese alcune di quelle Figlie di Maria con Maria Domenica Mazzarello in vista di una maggiore comodità per alcune di loro che erano insegnanti ed avevano messo su come una scuola per le ragazze, verso il 1858 avevano iniziato una vita in comune che comprendeva anche il vivere nella stessa casa. Risultò un esperimento buono, da quel gruppo in seguito nascerà la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice con la forte assistenza di Don Bosco, già dopo la morte del Frassinetti. Seguendo il suggerimento dello stesso Ven. Frassinetti, tre di quei giovani, Pietro Olivari, Emanuele Pedemonte e Pietro Ghiglione che facevano parte dei primi Figli di Maria di S. Sabina accettarono di andare a vivere insieme ed iniziare una vita in comunità, in un appartemento della casa canonica di S. Sabina. Il 14 gennaio 1866, i tre salirono al Santuario della Madonnetta e davanti a Maria Santissima consacrarono la loro vita. Il pranzo ebbe un particolare di lusso : tre fichi secchi per ciascuno. Era per i Genovesi la festa della Madonna della Provvidenza (per le nozze di Cana che si ricordavano nel Vangelo del giorno). In Risonanze (la Rivista ufficiale della Congregazione dei Figli di S. Maria Immacolata) si legge una testimonianza scritta, mandata al P. Olcese dal Salesiano P. Lemoyne dalla quale sappiamo che questo giovane che voleva entrare nell Istituzione salesiana, nel 1866 si recò a parlare con il servo di Dio Giuseppe Frassinetti chiedendo una sua presentazione al fine di essere ammesso nella congregazione salesiana, cosí gli era stato chiesto dallo stesso Don Bosco. Conversando con lui, il Santo Priore gli confessò il suo santo proposito di formare nel futuro una congregazione religiosa; questo è quanto leggiamo in quella importante testimonianza del P. Lemoyne. È anche vero che Congregazione in quei tempi non era un termine univoco e poteva significare varie cose o istituzioni. Una di quelle mattine il Priore, che aveva osservato un ragazzo molto devoto restare dopo la messa quotidiana a pregare a lungo da solo, lo avvicinò e gli chiese: Che cosa vuoi fare da grande? Il prete, rispose, ma non ho soldi e non so come fare. Non ti preoccupare, a questo penserà il Signore gli disse il Santo Priore. Espose il problema ai tre giovani Figli di Maria che ormai abitavano nella Casa canonica; Pietro Olivari esclamò: A questo ci pensiamo noi e d accordo con gli altri due si offrirono di sostenere quel ragazzo con i propri risparmi. Per gli studi avrebbe provveduto il Priore. Fu il primo alunno, ma presto altri lo seguirono. Uno dopo l altro, già erano otto i ragazzi che nei locali della casa canonica di S. Sabina si proponevano la stessa meta del sacerdozio. Ma a causa di una rapida malattia incurabile per gli 7

8 scarsi mezzi sanitari di allora, il Santo Priore morí. Era il 2 gennaio 1868, aveva compiuto da poco 64 anni, ed aveva mille cose da fare, mille iniziative da portare avanti. Di lui si disse: Era uno di quegli uomini che non dovrebbero mai morire. Nel luglio dello stesso anno, il novello sacerdote Antonio Piccardo si fece carico del gruppo che cambiò spesso luogo di residenza, alla ricerca della casa che potesse accogliere il numero sempre crescente di aspiranti al sacerdozio; fino ad avere nel 1872 la sede stabile in Via Jacopo Ruffini. Abbiamo quindi i religiosi al secolo, poi il gruppo vivente in comunità, ed ora l Opera dei Figli di Maria, vero seminario per i poveri. CAPITOLO V Assetto giuridico: Congregazione? La nuova istituzione si era andata formando ed era cresciuta sostenuta nella parte economica dalle offerte di benefattori e soprattutto con i fondi del P. Antonio Piccardo la cui famiglia era assai agiata. Il padre era stato sindaco di Voltri ed uomo pubblico. L assetto giuridico dell opera incominciò a preoccupare alcuni che lavoravano nella Casa Figli di Maria e alcuni amici tra cui vari vescovi. Essi tra cui Alfonso Capecelatro, vescovo di Pontremoli e poi cardinale, Emiliano Manacorda, vescovo di Fossano e grande amico in ogni momento, lo stesso arcivescovo di Genova, Beato Tommaso Reggio ed altri insistevano che si addivenisse ad una soluzione giuridica della istituzione. Un gruppo di persone si impegna a fondo per la ricerca di una via di soluzione.. Nessuno d altra parte aveva raccolto l eredità del Frassinetti nella cura delle Figlie di Santa Maria Immacolata, lasciate nel caos delle nuove regole secondo S. Angela Merici, una santa bresciana del 1500 che aveva fondato una Istituzione con Regole approvate da Paolo III, per ragazze che vivevano nelle loro case, le Pie Unioni di S. Orsola. D altronde dice il Servo di Dio Giacinto Bianchi che il successore del Frassinetti come Priore di S. Sabina disse che voleva piazza pulita Le Pie Unioni del Frassinetti sfociarono provvidenzialmente in nuove ed importanti congregazioni. Cosí dopo le Figlie di Maria Ausiliatrice con Don Bosco e Maria Domenica Mazzarello, nacquero le Figlie di Santa Anna con la beata Rosa Gattorno; le Suore di Santa Marta con il beato Tommaso Reggio, tutti partendo dalle Regole che aveva preparato il Santo Priore. Sant Agostino Roscelli fondò le Suore dell Immacolata, il Servo di Dio Giacinto Bianchi le Figlie di Maria Missionarie, la Beata Eugenia Ravasco le Figlie dei Sacri Cuori di Gesú e Maria, la Serva di Dio Maria Teresa Camera iniziò le Figlie di Nostra Signora della Pietà, il Beato Don Luigi Guanella le Figlie di Nostra Signora della Provvidenza ed altri, ebbero origine da quella Istituzione frassinettiana. È una meravigliosa corona di opere e di santi nell eredità spirituale del Priore. E le Figlie di S. Maria Immacolata di Genova, ancora esistenti almeno sino alla fine del 1900 a Genova e a Montesignano, restarono come orfane. Si comprende tutto questo se si pensa che dal 1868 al 1903 passarono 35 anni. C è da lamentare la prematura morte del santo Priore e quel quasi silenzio storico, su opere, iniziative, scritti di chi certamente ebbe un posto cosí importante nella chiesa italiana del 1800 come scrittore di vita spirituale, maggior moralista del secolo, maggior pastoralista, ideatore zelante di iniziative sociali come la Società Operaia di Mutuo Soccorso, e persino di un quotidiano cattolico. Quest ultimo sarà realtà con il suo discepolo già dai tempi dell accademia del Beato Leonardo da Porto Maurizio, il gesuita P. Luigi Persoglio, che fondò il Cittadino di Genova, piú tardi Nuovo Cittadino. 8

9 CAPITOLO VI Verso la nascita della Congregazione Il P. Antonio Minetti scrive nel suo diario: 23 novembre 1887: stasera parlai con il Signor Direttore (P. Antonio Piccardo, naturalmente) di erigere questa casa dei Figli di Maria, a formale congregazione. Tutto insieme gli è piaciuto (il progetto) e pare che sarebbe disposto o meglio desideroso. Fu molto lenta la decisione, ma era realmente difficile e al P. Piccardo vennero a mancare persone di grande fiducia e capacità come Don Semino e forse alcuni dei coloro che erano disposti ad aderire al nuovo progetto non erano del tutto affidabili. Il problema legale si poneva in questi termini: chi era il proprietario di tutto? Il P. Piccardo per le leggi civili, ma per le leggi ecclesiastiche era differente: la Curia (o il Vescovo)? Il Seminario? Era una nuova opera e il proprietario di tutto era in realtà il P. Piccardo? Come si inquadrava nelle norme della Chiesa? Mons. Emiliano Manacorda compilò uno schema di regolamento di una futura progettata Congregazione diocesana. P. Piccardo passò il progetto a P. Minetti perché lo rivedesse, ampliasse e ne sviluppasse i punti principali. Fu importante il lavoro del P. Minetti; egli lo compí assumendo ed armonizzando il tutto con le Regole del Frassinetti per i Religiosi al secolo. Oggi, 12 agosto l891, per la prima volta, scrive nel suo diario, il Signor Direttore chiamò tutti noi preti, don Olivari, don Minetti, don Mantero, don Monti, all adunanza del governo della casa; vi era a principio anche don Montebruno, figura eminente del clero genovese, amico del Frassinetti e generoso benefattore dei Figli di Maria che accolse per qualche tempo nel suo Istituto degli Artigianelli di Carignano, luce e conforto di tutti i presenti. Don Montebruno parlò dell idea o progetto di Congregazione e fece oggetto del suo intervento la preparazione e requisiti per una consacrazione (era veramente una persona straordinaria, ritenuto da tutti con il Frassinetti i due più santi sacerdoti di Genova come li descrissero a Don Bosco quando egli volle progettare una sua fondazione in quella città). Il tempo passa. Nel 1899 P. Minetti riporta una frase del P. Piccardo: Non più tardi delle future vacanze si farà la Congregazione. Ma il tempo passerà oltre, ancora una volta. Lo stesso Arcivescovo, il beato Tommaso Reggio, aveva cercato di andare verso una soluzione di fondo con la nomina del P. Piccardo a Rettore del Seminario Arcidiocesano. Suggeriva la costituzione di una congregazione diocesana per la quale prometteva importanti compiti favorendola in tutti i modi e faceva presente l incertezza del domani quando un successore fosse stato di idee differenti, come sarebbe successo in realtà subito dopo la sua morte. Il 28 novembre 1901 morí quell amico Arcivescovo, il Beato Tomaso Reggio e fu eletto come successore il Vescovo di Novara, Mons. Edoardo Pulciano. Il nuovo Arcivescovo non conosceva né il Frassinetti né il P. Piccardo. Arrivato a maggio, visitò la Casa dei Figli di Maria pochi giorni dopo. A giugno il P. Piccardo presentò al nuovo Arcivescovo la rinuncia da Rettore del Seminario, come era normale la sua rinuncia fu accettata. Di questo Arcivescovo viene registrata la retta intenzione, la grande operosità e santa vita, agí cioè in buona fede ma era stata mal consigliato. Intanto era stato preparato persino il rituale per la progettata congregazione, ma tutto sembrava precipitare nel nulla. Il P. Minetti scrive: Io rimasi molto abbattuto per tante difficoltà, anche per il pericolo che l Opera incontrava di una possibile soppressione. Ma la Madonna non lascerà perire i suoi figli. 9

10 Mi sta sempre dinanzi un sogno. Sembrava che la casa di Genova, sotto la furia di un uragano,schiantasse dalle fondamenta: vento impetuoso, scrosci d acqua, grandine fitta, scompiglio dappertutto. Alcuni impauriti cercavano la porta di uscita. In alto, in uno squarcio del piú bell azzurro, comparve la Vergine Immacolata mi fissò con il suo tenero materno sguardo, si posò la mano sul cuore, quasi a rinvigorirci disse: Sta tranquillo, ci sono io che veglio. Il P. Minetti raccontò questo sogno anche la sera del 12 maggio 1928, durante l adunanza per la lettura settimanale della Comunità di Roma. CAPITOLO VII La Congregazione diocesana di Roma Il P. Piccardo, dopo fitte consultazioni, il 23 settembre 1902 si recò a Roma. Al ritorno, comunicò la novità di un pressante invito avuto da parte del Papa Leone XIII per bocca del Cardinale Vicario Pietro Respighi, perché aprisse un Convitto a Roma per i giovani sacerdoti che studiavano nelle Università pontificie. Il Cardinale avrebbe appoggiato una eventuale Congregazione diocesana di Roma. Il cardinale Respighi, che sarebbe poi stato un aiuto fondamentale in tutto questo processo, era stato Parroco di Budrio, nel Bolognese. Prima di lui il parroco Don Giacomo ricevette un giorno la visita di due ragazze, Clelia Barbieri di quindici-sedici anni ed una sua compagna un poco piú grande. Clelia gli disse: Noi vogliamo essere sante, come possiamo fare? Lui cercò libri del Frassinetti: La Monaca in casa, Regola della Pia Unione delle Figlie di S. Maria Immacolata, La gemma preziosa delle fanciulle cristiane, ossia la santa verginità. E furono sante e cambiarono il paese in forma straordinaria. Da S. Clelia Barbieri nacque la Congregazione delle Minime dell Addolorata nel tempo della confusione delle nuove Regole di S. Angela Merici. Quindi certamente il Respighi che restò a Budrio 14 anni aveva avuto contatto con loro e per loro mezzo conosceva il Frassinetti. Inoltre espressamente disse al P. Piccardo che aveva sentito parlare con grandi elogi delle nuove istituzioni per il Clero realizzate da lui a Genova. Ritornato nella sua città, il P. Piccardo ebbe una nuova udienza con Mons. Pulciano il quale avrebbe voluto una congregazione diocesana di Oblati e non era d accordo con il progetto di Regolamento che aveva preparato il P. Minetti sulla base dell idea di Mons. Manacorda, l amico Vescovo di Fossano,il quale tra l altro aveva detto: Non verrò più da voi finché non abbiate dato inizio alla nuova Congregazione. In realtà il progetto di Oblati diocesani senza voto di povertà, che avrebbe trovato la benedizione dell Arcivescovo Pulciano, sarebbe stato accolto da un numero notevolmente più alto di possibili candidati. Scomodava il problema del voto di povertà. Volevano dei religiosi. a metà. Si decise di essere religiosi in pienezza, accettando la chiamata del Papa per bocca del suo Cardinale Vicario. Il 6 novembre 1902 il P. Piccardo partí per Roma con P. Minetti e il chierico Fausto Graziani, già decisi ad iniziare l opera. Arrivati a Roma, si sistemarono subito ai Centopreti, palazzo-albergo ecclesiastico destinato provvisoriamente ad accogliere i primi studenti ecclesiastici. La prima Messa la celebrarono a S. Salvatore in Onda, presso i Padri Pallottini. Fecero le prime visite in modo particolare al Vicariato dove si presentò Mons. Faberj, prefetto del Vicariato per gli studenti, che sarà poi accanto a noi per tutta la vita. Disse che era stato designato dal Cardinale Vicario perché ci fosse protettore e guida, non potendo fare questo lo stesso Cardinale in persona. Alla sera andarono a cenare e a dormire in casa di Don Giuseppe Magone, Rettore della Chiesa di S. Giovanni Battista dei Genovesi, che offrí loro l alloggio per quei primi giorni della loro vita romana. 10

11 P. Minetti era la prima volta che andava a Roma ed esprime nel suo diario l emozione e la gratitudine a Dio per quella grazia e distinzione avuta per la sua vita. Erano tre ad iniziare quella comunità e quell opera. Tre giorni dopo, arrivò il primo alunno: Roberto Tofanelli di Lucca, in seguito Teologo e oratore di fama di quella Cattedrale. L inaugurazione ufficiale di quel Collegio o Convitto ecclesiastico si fece l 11 dicembre, alla presenza del Cardinale Respighi e già con 37 alunni, giovani ecclesiastici, colmando la capacità dello spazio iniziale che era stato messo a disposizione. La sede propria, in Via del Mascherone, (Palazzo Sinibaldi, già dei Cavalieri Teutonici) fu acquistata il 20 luglio1903. Intanto il P. Piccardo si preoccupò pure delle vocazioni e dell aspirandato in luogo di quello di Genova e Pra che stavano restando senza alunni, poiché si trasferivano al Seminario Arcidiocesano. Si rese disponibile il Convento S. Francesco, accanto alla cittadina di Lugnano nella Diocesi di Amelia, offerto dai conti Vannicelli. Già il 24 luglio 1903 si aprí quella casa, quattro giorni dopo l acquisto della casa romana in via del Mascherone. P. Minetti, dagli inizi Direttore Spirituale del Convitto Ecclesiastico di Roma intanto preparò le Regole, prima per il Collegio Ecclesiastico e poi per la futura Congregazione diocesana di Roma dei Figli di S. Maria Immacolata. Il Cardinale Pietro Respighi, Vicario di Roma con Leone XIII, d accordo con il Papa, aveva aperto la strada. Ad agosto sempre del 1903, dopo la morte del Papa Leone XIII e l elezione del nuovo Papa S. Pio X, egli fu confermato nel ruolo di Vicario per la città di Roma. Non passò molto tempo e il nuovo Papa manifestò il suo accordo per la progettata Congregazione con la compiacenza per il gran bene iniziato a favore del giovane Clero. Leggiamo nel diario del P. Minetti che intanto il nuovo Convitto era oggetto di illustri visite attratte certamente dagli lusinghieri commenti. Numerosi cardinali, in diversi tempi e anche il beato Michele Rua successore di S. Giovanni Bosco con Mons. Cagliero poi Cardinale della Patagonia il 2 0ttobre e il 3 novembre, fecero una loro visita. Il beato Don Orione si fece presente più volte. Intanto il 27 ottobre arrivò per integrarsi alla nascente comunità anche il P. Emanuele Costa. Nel secondo anno di attività si ottennero risultati morali veramente apprezzabili. Al ritorno nelle loro diocesi molti ricevevano incarichi di grande importanza. Per le nuove Costituzioni si ebbero aiuti da religiosi amici dell opera, come P. Corrado dei Chierici della Madre di Dio, il claretiano P. Naval, il salesiano Don Marenco, che furono accanto con il consiglio a P. Olcese, P. Olivari e P. A. G. Piccardo. Il progetto delle Costituzioni fu rivisto dal P. Antonio Piccardo che lo esaminò accuratamente e vi apportò quelle varianti che meglio servivano per esprimere lo scopo della Congregazione. Finalmente ci fu l approvazione del P. Corrado, che aveva molta esperienza in materia e che constatò che tutto era in perfetta regola con le norme e la prassi della Congregazione dei Religiosi. Stampate dal 13 luglio, il P. Piccardo lasciò copia delle Regole al Cardinale Respighi. Lui le fece esaminare, con soddisfazione furono trovate rispondenti agli scopi e cosí si aprí la strada all erezione della nuova Congregazione. Se ne ebbe privata notizia il 9 novembre da Mons Faberj, E finalmente il Diario del P. Minetti può scrivere: 22 novembre: oggi è una grande giornata. E venuto il Cardinale Respighi e ci ha dato la notizia ufficiale fissando per il giorno dell Immacolata la professione dei voti per i primi che vorranno far parte della Congregazione Diocesana. Il giorno dell Immacolata, 8 dicembre 1903 il P. Antonio Minetti fu uno dei quattro che emisero i voti religiosi come membri della nuova istituzione diocesana di Roma. I loro nomi: P. A. Piccardo, P. A. Minetti, P. Tommaso Olcese, P. Emanuele Costa. Nel Mini-Capitolo che seguí elessero P. Piccardo Superiore Generale, P. A. Minetti e P. E. Costa Consiglieri e P. Olcese Economo. Alcuni possibili candidati ad essere membri della nuova Congregazione manifestarono i loro dubbi sulla possibilità di riuscita e decisero di non darvi il loro nome. Gli altri si prepararono per i passi seguenti e già saranno nove i professi perpetui nel seguente ottobre 1904 ed altri sei l anno seguente. 11

12 CAPITOLO VIII Congregazione di diritto pontificio S. Pio X ex plenitudine potestatis riconobbe la nuova Congregazione di diritto pontificio il 21 maggio 1904, con il cosiddetto Decretum laudis e il 2 ottobre seguente i primi nove religiosi emisero i voti come membri della nuova Congregazione di diritto pontificio dei Figli di S. Maria Immacolata. Il P. Minetti fu eletto Consultore e Vicario Generale, cariche nelle quali fu poi confermato in tutti i Capitoli finché non fu eletto Superiore Generale. Fin dal primo momento fu anche Maestro dei novizi, incarico che continuò per lunghi anni. D altra parte, il P. Piccardo fu nominato dal Papa Superiore Generale e lo sarà a vita. Questo fu il secondo Capitolo Generale. Già tutti poterono cantare l alleluia e le lodi ala Vergine Maria, la tutta santa. Senza dubbio ci fu in quei momenti una specialissima presenza della Provvidenza divina che è anche la certezza che il Signore ama questa famiglia religiosa e che il sogno riportato dal P. Minetti ha incominciato ad avverarsi e sarà realtà per sempre. Il santo Papa Pio X era nostro Padre santo ed amico, il Cardinale Respighi voleva bene a quei come primogeniti, il P. Piccardo aveva sempre le porte aperte nel Vaticano. Ma nel 1914 morirà il Cardinale Respighi e nello stesso anno S. Pio X ed allora avrebbero visto che è proprio vero che le cose di Dio hanno sempre anche la presenza della croce. P. Minetti si preoccupò in forma crescente di tutti gli aspetti della nuova Casa di Roma, per esempio con la scuola interna di canto gregoriano e di sacre cerimonie, benché sua missione principale era sempre quella di curare la pietà. P. Olcese con il P. Piccardo prepararono i progetti di adattamento della costruzione per le esigenze della casa e per l Immacolata del 1910 si fece l inaugurazione delle nuove costruzioni o adattamenti che si erano eseguiti. CAPITOLO IX P. Minetti e il canto gregoriano Nella vita e nel pensiero del P. Minetti a partire dal 1885 occupa un posto importante lo studio e la diffusione del canto gregoriano. Il canto gregoriano ebbe un ruolo di grande rilievo nella riforma della liturgia e del canto sacro nei decenni finali di quel secolo, riforma che poi con S. Pio X si ebbe il compimento ed ebbe grande diffusione e influsso nella Chiesa universale. Al P. Minetti si deve la prima grammatica di canto gregoriano in lingua italiana. Egli iniziò la scuola di canto gregoriano fin dall inizio dell anno scolastico nella casa dei Figli di Maria a Genova. Fu a Solesmes in Francia, alla scuola di quei Padri Benedettini con l abate Gueranger, l abate Pothier, il Mocquereau. Per stampare il canto gregoriano insegnò quell arte ai tipografi della Libreria Vaticana. Era stato a scuola a S. Giuliano sino all inizio dell anno 1886, fu a scuola dai benedettini a Roma più tardi, accompagnò e fece posto d accordo con P. Piccardo alla Scuola Superiore di Musica Sacra, fondata dal P. De Santis nei locali della Casa di Roma accanto a S. Petronio dove rimase per alcuni anni finché non ebbe sede propria. È veramente motivo di meraviglia la sua perseveranza in quel campo ed il lavoro che si vede nei suoi manoscritti indica una pazienza e perseveranza notevolissima anche perché si ha un impressione di una non abbondante abilità e facilità in lui per il canto stesso. 12

13 Ebbe contatto oltre che con l Abate di S. Paolo fuori le mura Dom Ildefonso Schuster, oggi beato, con i maestri Perosi, Capocci, con l avv. Remondini che fu vero apostolo della riforma del canto sacro a Genova. In questa città e nelle parrocchie circonvicine lo stesso P. Minetti diresse le prime esecuzioni di canto gregoriano in tutta una Messa, con eccellente risultato tanto da avere richieste anche da altre chiese. La Accademia Superiore di Musica Sacra restò presso il nostro Convitto Ecclesiastico durante circa quattro anni, fino al 28 novembre Quel giorno, già a sera un cameriere fu ad accendere le lampade a gas acetilene, come sempre, (si era iniziata ma non completata la posa in opera della luce elettrica normale nella casa). Per una perdita si era accumulato gas, che nell accensione produsse una tremenda esplosione uccidendo il poverino che l aveva provocata e distruggendo quella parte dell edificio. P. Minetti si salvò miracolosamente; egli corse per vedere che cosa era successo e nell oscurità non si accorse che si era aperto un baratro ed erano precipitati muri e pavimento. Sarebbe caduto dal terzo piano, quando, raccontò più volte, si sentí afferrato per le braccia e tirato indietro. Ne ringraziava la Madre del cielo. Quanto al canto gregoriano, sappiamo anche esisteva una regolare scuola sempre a carico del P. Minetti nel Seminario di Genova a partire dal 18 gennaio l898, con il consenso del Beato Tommaso Reggio che era arcivescovo e del P. Antonio Piccardo che era Rettore dello stesso Seminario. Il 27 ottobre 1908 fu pubblicata la grammatica di canto gregoriano in quattro volumi con i tipi della Tipografia Poliglotta Vaticana, con ampio riscontro dalla stampa specializzata e ampio consenso da parte degli intenditori. Finalmente, nel 1924 si ebbe la nuova edizione della Grammatica di canto gregoriano aggiornata secondo le decisioni prese dalla Pontificia Commissione per il canto, nello spirito del Motu proprio di S. Pio X. CAPITOLO X Tempi difficili: prima guerra mondiale Il decennio avrebbe dovuto essere un tempo di tranquillo sviluppo e di pace. Ma non fu così. Forti burrasche stavano minacciando gli orizzonti di marcia della novella Congregazione. In primo luogo si ebbe un problema di indole economica. In quei tempi oltre e più che le banche, lavoravano nell amministrazione del denaro Case ed imprese private. Le riserve in denaro della Congregazione erano depositate in una Casa-Banca genovese, Casa Assereto. Quei primi religiosi si trovarono un giorno con la sorpresa che Casa Assereto era chiusa. In poche parole, a stento si ricuperò appena qualche briciola della somma depositata e la casa di Genova ebbe bisogno di un aiuto imprevisto. Sorse anche un altro problema: il Vicariato di Roma costruí il Seminario del Laterano con dipendenze di gran capacità per accogliere i giovani seminaristi e sacerdoti che studiavano a Roma. Per averne gli occupanti, si emanò una disposizione che proibiva agli istituti esistenti di ospitare quegli ecclesiastici, per i quali restava riservato unicamente il convitto lateranense. Inoltre si faceva obbligo ai Collegi e case che stavano ospitando chierici di consegnare le borse di studio e depositi destinati al mantenimento degli stessi all unica istituzione che rimaneva autorizzata. Don Gaggero che fungeva da economo della Casa di Roma dovette affrontare il problema che metteva in grosso rischio la stessa sopravvivenza di quella casa in cui si erano investiti i soldi che si avevano. 13

14 Il problema era di difficile soluzione. Il P. Piccardo con P. Minetti si recarono a parlare direttamente con il Papa, ancora S. Pio X, che ascoltò con attenzione la loro esposizione prendendone nota e finalmente disse che se ne occuperebbe lui stesso. La conclusione fu che il Collegio Maria Immacolata fu escluso da quelle disposizioni e P. Minetti e gli altri continuarono con il loro lavoro. Durante la guerra del i chierici, novizi, giovani sacerdoti ed aspiranti furono chiamati al servizio militare. I sacerdoti richiamati furono sette e tutti ritornarono al loro posto in Congregazione quando terminò la guerra. Degli altri giovani ritornò per completare la preparazione per il sacerdozio uno solo, il futuro Padre Tommaso Bertolotto. Gli altri superstiti dalle vicende della guerra si perdettero per strada, pure continuando ad essere, come assicurava il P. Minetti, dei buoni cristiani. Anche il professore Stefano Vitali, già professo e in guerra creato ufficiale di artiglieria, ritornò e fu sino alla morte un santo religioso, ma non si sentì degno di essere sacerdote ( chissà quanta gente avrò ucciso con i miei cannoni ). Leggendo le note di cronaca del P. Tomaso Gaggero, sappiamo che nel 1917 questo nostro religioso, il Vitali fu ferito in una gamba in combattimento e fu per un certo tempo curato in un Ospedale di Milano, poi trasferito a Roma per continuare la cura in altro ospedale. Mai ascoltammo su questo una parola dalla sua bocca, solo che ripensandoci, la memoria ci richiama un certo zoppicare abituale in lui. Si aggiunse un altro grave problema. Dovuto alle privazioni del tempo di guerra, alla poca attenzione che si poteva dare alla salute, vari giovani morirono colpiti dalla tubercolosi. Tra il 1910 e il 1940 morirono in piena gioventú Giovanni De Cillis di 22 anni; Pietro Panichelli ai 19 anni; Guido Cesena soldato, 22 anni; Alfonso Paglialunga 19 anni; Giacomo Peluffo 22 anni; Lino Timossi ai 18 anni; Giorgio Villa 19 anni. Dobbiamo aggiungere all elenco quei religiosi che trascinarono la malattia per qualche anno, morendo poi prematuramente, come P. Giovanni Ravera, Mario Vecchi, Gaetano Bottoni, l aspirante Giovanni Ginepro. È stato un doloroso stillicidio, ma anche un bellissimo mazzo di fiori mandato ai piedi della Mamma del Cielo con quelle giovani sante vite. La situazione del tempo di guerra con tutte le complicazioni per le case provocò l allontanamento da Roma del P. Antonio Piccardo dovuto anche alla Visita apostolica. Egli si ritirò a Genova presso i suoi familiari e nelle Case del Nord. Dedicò quel tempo per curare la Causa Arcidiocesana di Genova di beatificazione del Frassinetti. La causa si era iniziata nel gennaio del 1916 e il P. Piccardo era stato eletto dal Consiglio Postulatore di quella Causa. Altro problema di quegli anni fu la grande povertà e la scarsità di mezzi economici per iniziative che rendessero possibile una ripresa. Ma... ogni opera di Dio si inizia sempre con tante difficoltà. Vedendo la storia delle Congregazioni ed Istituti della Chiesa si nota sempre la presenza di grosse difficoltà; sono noti casi in cui ci furono tentativi di destituzione di Madri Fondatrici o Fondatori. Cose del genere sono, direi, il segno dell attualità dell appello del vangelo in cui si legge: Chi vuol seguirmi, prenda la sua croce, ecco quello era il momento. Il responsabile o il suscitatore dei problemi, che avrà operato per ignoranza e magari in buona fede credendo di salvare chissà che cosa, ci fu anche nel caso nostro. Era morto nel 1914 il Cardinale Vicario Pietro Respighi e gli era subentrato in questo incarico il Cardinale Basilio Pompili. Ci fu chi si lamentò con lui e manifestò una certa scontentezza; tra gli altri ci fu purtroppo anche il P. Minetti, che manifestava una malcelata insoddisfazione nei confronti di P. Piccardo. Nel 1916 si doveva celebrare il Capitolo generale essendo ormai alla fine del sessennio e il P. Piccardo lo convocò. Ma a giugno poco prima della celebrazione del Capitolo si presentava il Padre Redentorista Giacomo Maria Cristini, con un mandato che aveva ricevuto dalla Sacra Congregazione dei Religiosi che lo nominava Visitatore Apostolico della nuova Congregazione, quindi le metteva fuori del diritto comune ed esonerava P. Piccardo dai compiti propri del Superiore Generale. I danni furono vistosi, con una quasi assoluta paralisi dell aspirandato rimasto solo a 14

15 Lugnano, essendo stata requisita durante la guerra la casa di Genova. Anche il noviziato rimase chiuso alcuni anni. Come conseguenza nel 1926 ancora non si era coperto il numero di religiosi per uguagliare quello dell anteguerra, undici anni prima. Il P. Antonio Piccardo si ritirò a Genova dove si occupò della Causa di Beatificazione del Servo di Dio Giuseppe Frassinetti rivedendo con straordinaria pazienza, al termine della stampa di tutte le opere edite ed inedite del Priore, la documentazione dei testimoni della Causa di Beatificazione. Egli si limitò come gli era richiesto a prendere parte alle riunioni del Consiglio che si limitava a decisioni di vita ordinaria e di amministrazione comune, quando erano convocati dal Visitatore. Da parte di P. Piccardo abbiamo in quel periodo solamente qualche annuncio relativo alla morte di qualche confratello. La presenza del Visitatore Apostolico, che durò fino a gennaio del 1928, provocò la paralisi della Congregazione benché il Visitatore ebbe riconoscimento da parte dei nostri religiosi come di una persona che ebbe sempre molto affetto per la nostra Congregazione. Però si ebbero dodici anni di immobilità; nel 1928 non si era ancora raggiunto il numero di religiosi per uguagliare quello del 1916 e solo dopo il Capitolo del 1926 si riaprì il noviziato. Merita interesse una lettera del 22 agosto l916 del P. Visitatore, in cui dice tra l altro: Non ci mancherà il valido appoggio del sommo Pontefice Benedetto XV il quale nell udienza privata il 6 giugno passato faceva raccomandazioni speciali per un Istituto che ebbe la sua prima origine in Genova, patria della stessa Santità sua, e da quel santo modello di vita sacerdotale, che fu il Servo di Dio D. Giuseppe Frassinetti La cosa principale che soprattutto vi raccomando ora e sempre, è la pace, l unione e la carità fraterna. Sappiamoci compatire l un l altro, badando più all adempimento dei nostri doveri che alla difesa dei nostri diritti. La Congregazione o l Istituto al quale noi ci gloriamo di appartenere, è un nome astratto che si concreta negli individui o membri che lo compongono. Pertanto noi saremmo in errore se ci persuadessimo di amare quello, senza avere dilezione anche per questi. D altra parte sappiamo che il dover sopportare le contrarietà e il dovere per conseguenza fare dei sacrifici, è cosa inevitabile anche nelle comunità piú perfette. Alle volte il Signore permette che ci siano anche fra i Santi certe antipatie naturali, certe diversità di carattere, per cui ciascuno è costretto ad esercitarsi nell umiltà e nella pazienza, che sono le virtù fondamentali della perfezione religiosa Guai a me se non insistessi su questo punto; dovrei render conto al Tribunale di Gesù Cristo e sarebbe mio accusatore il Servo di Dio che è il vostro Fondatore. Sono veramente preziose esortazioni. Ripeto: le cose di Dio hanno sempre la presenza della croce. Dice il Frassinetti a una sua penitente in una lettera dall esilio: Mi dicevi che cercavi Gesú e hai trovato la croce. Ma non sapevi che Gesú lo troviamo nella croce? Di fatto è esperienza comune: le opere di Dio incominciano sempre con molte difficoltà e molte contraddizioni. CAPITOLO XI Rettore a Roma P. Antonio Piccardo aveva deciso di allontanarsi da Roma, rinunciando al suo ufficio di Rettore dell Istituto Ecclesiastico Maria Immacolata. Al suo posto il 19 luglio l917 si nominò Rettore il P. Antonio Minetti, fino ad allora Vicerettore. Egli continuò pure la sua collaborazione sacerdotale nella Chiesa di S. Caterina della Rota, che allora era la parrocchia locale, restando Rettore sino al 1926 quando fu eletto Superiore Generale. 15

16 Già nell estate di quell anno fu eseguito un generale restauro degli ambienti dell Istituto di Via del Mascherone perché ci fosse pulizia e decoro convenienti, secondo il carattere del P. Minetti che esigeva sempre tutto l ordine che fosse possibile. Curava perciò anche la cucina, per la quale ottenne la preziosa collaborazione delle Piccole Suore della S. Famiglia aiutato dal P. G. B. Tommasi degli Stimatini presso il Fondatore e Superiore di quella Congregazione, mons. Giuseppe Nascimbeni oggi Beato e presso la Superiora Beata Maria Domenica Mantovani. Da allora, (le prime Religiose arrivarono il 25 maggio 1918) quella Congregazione svolge la sua preziosa opera in quella nostra Casa di Roma, dove curano cucina, refettorio, guardaroba e lavanderia. P. Minetti celebrava per le Suore la S. Messa e, come aveva promesso al Fondatore, curava per la loro spiritualità il ritiro mensile e periodiche istruzioni sulla vita religiosa. Oggetto di cura speciale erano naturalmente i religiosi soprattutto i giovani sacerdoti e i chierici che erano venuti a Roma a studiare. Egli aveva frequente contatto con i loro vescovi, cercava di aiutarli nella soluzione dei loro problemi anche andando per loro nelle differenti sedi ed uffici, muovendosi generalmente a piedi da un punto all altro di Roma. Nei limiti del possibile e secondo giustizia approfittava delle conoscenze per aiutare gli studenti, dai quali esigeva una vita realmente sacerdotale curando molto le pratiche di pietà. La casa di Roma fu aperta dai Superiori anche a Vescovi e sacerdoti di passaggio per Roma, quasi come un albergo del clero, nella misura che permetteva la capacità. Per decenni molti vescovi e sacerdoti trovarono come una casa romana nel nostro Istituto Ecclesiastico Maria Immacolata con il supplemento dell accoglienza e spiritualità dei religiosi della casa. Per quanto riguarda in particolare il P. Minetti, la sua stanza sempre aperta era meta di moltissime consulte, confessioni, contatti. Diceva un Vescovo: Vengo a Roma spesso per sbrigare con facilità i miei affari di diocesi. Tali testimonianze si sono ascoltate frequentemente dalla bocca di sacerdoti, Monsignori e Vescovi che avevano studiato a Roma ed erano stati nostri ospiti ed alunni. Il P. Minetti veniva lodato da tutti... Si legge in Risonanze, giugno 1941: La modesta cameretta era il posto di convegno di tutte le anime che avevano bisogno o il desiderio di luce, di conforto, di incoraggiamento; riceveva tutti con lo stesso sorriso, tutti stringeva al suo cuore con viscere di paterna carità. In esso chierici, sacerdoti, prelati, professionisti, pellegrini, versavano le loro ansietà, le loro difficoltà, i loro tormenti. Dal suo labbro ne uscivano quelle espressioni cosí semplici, ma cosí precise e penetranti che riaprivano l anima alla speranza, riportavano all antica serenità, facevano fiorire generosi propositi e germogliare quasi olivi novelli intorno a lui, quelle anime apostoliche che solchi cosí profondi hanno tracciato nel regno delle anime. CAPITOLO XII Il sacchetto dei poveri Il sacchetto dei poveri del P. Minetti era proverbiale, dice P. Papi: Era un po come il pozzo di S. Patrizio, piú aiuti uscivano e piú ce n erano. Dicono che gli ritornava il doppio di quello che aveva donato. Uno gli disse: P. Minetti, a queste condizioni sono buono anch io a fare la carità. Perché non mi insegna il modo? Aiutava i poveri, ed a volte anche collaborò con Cardinali per qualche caso speciale, per esempio di nobili decaduti. Il Padre Papi racconta che una volta aveva saputo dal cardinale Gasparri che un tale si era ridotto all estrema miseria ed aveva impegnato gli ultimi preziosi della sua ricca e nobile casa. Al P. Minetti doveva costare molto sacrificio andare al Monte della Pietà, tuttavia attinse dal suo 16

17 sacchetto e andò subito a riscattare i pegni e a ridarli, con un sorriso luminoso, al loro povero e sorpreso signore. E il cardinale Lega diceva: Quante volte è venuto da me ad intercedere per l uno o per l altro; non posso fare nomi o citare episodi, ma P. Minetti mi ricordava il Buon Pastore. D altra parte dal sacchetto per altri poveri che chiedevano un poco del suo tempo, i suoi amici di ogni parte d Italia si rivolgevano a lui per ottenere reliquie dal Vicariato, intenzioni di S. Messe, trasposizioni di solennità nelle parrocchie. Erano tutte cose che cercava di soddisfare come si trattasse di cose proprie, perché diceva che la cortesia è parte della carità, e la carità che è essenziale in Dio e caratteristica dei suoi figli, attira tante benedizioni. CAPITOLO XIII Ministero sacerdotale Sia P. Minetti che gli altri sacerdoti che si trovavano a Roma si prestavano volentieri per quanto era possibile, ad aiutare nel ministero particolarmente la domenica i parroci della città come pure dell Agro romano. Anche le Comunità di religiose richiedevano la loro opera sacerdotale. Il P. Minetti in particolare fu per molto tempo confessore delle Suore Elisabettine e delle Figlie di S. Giuseppe. Tra il 1922 e l agosto 1923, per richiesta del Vicariato di Roma fu vicario sostituto della Parrocchia di S. Caterina della Rota, incarico che affrontò con gioia e nel quale riscontrò buona risposta e gratitudine da parte di quei parrocchiani. A questi si aprí in quel tempo la porta del Convitto Ecclesiastico in modo che avessero possibilità di accesso per confessione o per richiedere gli aiuti spirituali per gli infermi. Egli ebbe così l opportunità di ritornare ai primi inizi del suo sacerdozio e conoscere meglio il contesto umano della Casa centrale della Congregazione, attraverso il contatto con la popolazione locale. A P. Minetti piaceva la casa di Lugnano in Teverina. Lui, che pochissimo si allontanava da Roma, a volte andava a Lugnano dove fin dal 1903 si era stabilito l aspirandato della Congregazione. Ne era Direttore il p. Giacomo Bruzzone, che sarebbe poi stato il terzo nostro Superiore Generale dopo la morte del P. Minetti. Il P. Bruzzone era stato ordinato sacerdote nel 1901 e dopo un breve periodo nel quale fu Vicerettore dell Istituto Ecclesiastico di Roma era stato trasferito nel 1906 a Lugnano. Ivi restò fino al 1929, con una breve parentesi di due anni, in cui fu maestro dei novizi a Genova. Era un uomo di Dio, amatissimo anche dalle popolazioni locali e dei dintorni, come lo sarà in futuro come parroco a Fiumicino e poi come Terzo Superiore Generale. Guai a toccare don Giacomo tra quelle popolazioni Lí a Lugnano il P. Minetti ritemprava le sue forze e con i suoi contatti scarsi per la verità passava un tempo con i futuri Figli di Maria, aspiranti, postulanti e chierici. Era una provvista di aria di boschi e di pace, di verde e di cinguettii di uccelli. Cosí raccontano con nostalgia tutti quelli che passarono un tempo della loro vita in quella casa di formazione balcone proteso sulla valle del Tevere. La gente ancora ricordava un miracolo che avrebbero operato in quel luogo presso Lugnano le preghiere di S. Francesco di Assisi. E questo fu il motivo per cui i Frati Minori optarono per riavere quel convento quando ciò fu possibile per loro, dopo la Riconciliazione del 1929 quando si trasferì a Porto la Casa vocazionale della Congregazione. Risulta dalle storie che si raccontano di quei posti che lí si poteva trovare dell altro oltre il verde e il riposo, come lo poteva confermare anche il P. Minetti. Lui si trovava a Lugnano il 7 ottobre 17

18 1916, e quel giorno alcuni amici andarono a visitarlo. Erano Don Mercati, lo Scotti e Giovannino Belardi. In quella casa che era allora a nostra disposizione possedevano una biga. Attaccarono il cavallo a quella vettura e Don Mercati, Don Minetti e lo Scotti sedettero al loro posto con l intento di godersi quei bei panorami. Ma nella discesa certamente per un errore dovuto all imperizia la vettura si capovolse o un quid simile, dicono le storie. Caddero tutti a terra, lo Scotti batté la testa in terra e andò con le gambe in aria ed ebbe una ferita alla testa ed escoriazioni ad una gamba. P. Minetti fu ferito un po alla fronte e Don Mercati saltò giù e rimase in piedi, e gli passò la palpitazione di cui poco prima si preoccupava. CAPITOLO XIV Ultimi tempi e morte del P. Piccardo Nel 1918 il 6 giugno il P. Piccardo aveva celebrato i 50 anni di Ordinazione Sacerdotale. La situazione di guerra non permise una celebrazione molto solenne come si può ben immaginare, date le circostanze. Le nozze d oro sacerdotali comunque furono ricordate in Roma e più solennemente nel Santuario dell Acquasanta dove si riunirono moltissimi sacerdoti ed amici. Quando nel 1924 il 14 dicembre egli compí gli 80 anni di età, fu una moltitudine di ex alunni ed amici quella che affollò la casa di Carignano. Con la sua eccellente memoria il P. Piccardo andava ricordando vita ed aneddoti di tanti ex alunni che lo salutavano e lo riempí di gioia il loro ricordo e la loro gratitudine e versò tante lagrime di tenerezza. Lo abbiamo seguito con pena durante quei dodici anni e ci fa dare un poco di sospiro di sollievo quella soddisfazione. Un altra gioia grande la ebbe dalla designazione come Vescovo di Verona di un suo caro alunno ed amico, Girolamo Cardinale. Il P. Piccardo volle essere presente a Verona per l ingresso trionfale in quella città del nuovo Presule. Nel 1925, Anno Santo, si organizzò a settembre un Pellegrinaggio genovese a Roma, guidato dall allora Arcivescovo e futuro Cardinale mons. Dalmazio Minoretti. Il P. Piccardo volle prendervi parte, nonostante che le sue condizioni di salute destassero crescente preoccupazione. Il Santo Padre quando lo vide nell Udienza lo salutò dicendo: Ecco un pellegrino carissimo e desideratissimo. Nella notte del 23 ottobre i sintomi dell infermità e i timori che destavano le sue capacità di riprendersi e superare la prova si manifestarono in modo molto evidente. Ricevuti i Sacramenti con gioia e viva fede nonché la Benedizione papale inviatagli dal S. Padre, il seguente 3 novembre 1925 si spense nell abbraccio del Signore. Fu nostro Padre e Maestro forte e saggio, primo Superiore Generale della Congregazione. La salma, trasferita a Genova, l 11 novembre 1937 fu tumulata accanto ai resti del Venerabile Giuseppe Frassinetti, nella Cappella della nostra Casa Madre di Via Jacopo Ruffini. Il P. Minetti era il Vicario Generale. A lui toccava convocare e preparare il Capitolo Generale per l elezione del nuovo Superiore. Al P. Piccardo dobbiamo tutto il difficile lavoro per il Processo diocesano della causa di beatificazione del Frassinetti, che seguí personalmente assistendo agli interrogatori dei testimoni in un materiale raccolto in 27 volumi, come pure la stampa di tutte le Opere del Venerabile Padre rivedendo personalmente anche qui le bozze e si tratta di oltre pagine. Furono una quantità di volumi, una mole immensa di carta e di lavoro e di soldi per finanziare il tutto. Tutta la sua lunga esistenza e tutti i suoi beni li dedicò al Signore, alla Chiesa, alla nostra Congregazione. Da sempre, ci dice il P. Gaggero nel 1903 e lo ricorderà anche P. Minetti, come esempio nella sua breve presentazione della Vita del Frassinetti scritta dal P. Carlo Olivari, fu preoccupazione del P. Piccardo insistere che l ideatore e quindi vero fondatore della Congregazione è stato il Venerabile Giuseppe Frassinetti e non lui, come veniva indicato in molti casi da persone pure 18

19 vicine a noi. (Del resto documenti importanti, come il Decretum laudis, chiamano il P. Antonio Piccardo il Superiore della Congregazione). CAPITOLO XV P. A. Minetti Vicario Generale Non abbiamo visto lettere ai confratelli per la morte del P. Piccardo, però subito dopo vediamo le comunicazioni per la convocazione del prossimo Capitolo Generale per l elezione del nuovo Superiore. Il 9 gennaio 1926 il P. Minetti scriveva: Confratelli carissimi, nella adunanza del Consiglio Superiore della nostra Congregazione tenuta recentemente in questa Casa Generalizia, previo consenso del Rev.mo Padre Visitatore e della Congregazione dei Religiosi, si deliberò di stabilire l epoca per la convocazione del Capitolo Generale tra la seconda metà di luglio e la prima metà di agosto. A rimandare la convocazione del Capitolo Generale in tale epoca ci spinse l impossibilità di distogliere dalle loro occupazioni durante l anno scolastico, i Padri che dovranno intervenire sia come membri di diritto sia come membri elettivi. Inoltre dovendosi procedere alla riforma delle nostre Costituzioni per coordinarle alle disposizioni del Codice di Diritto Canonico, il Consiglio, tenuto conto delle proposte dei confratelli e degli studi fatti già in anni precedenti, ritiene opportuno procedere ad alcune riforme che l esperienza ha suggerito. Occorre per tanto un congruo tempo per compilarne lo schema che sarà proposto all esame ed approvazione del Capitolo Generale. Affinché i lavori del Capitolo riescano fecondi del maggior bene possibile per la Congregazione, invito tutti i confratelli a comunicarmi singolarmente e privatamente non più tardi della fine di febbraio, quelle proposte, suggerimenti o consigli che credono opportuni per la migliore preparazione del Capitolo stesso. Sommamente poi raccomando a tutti e singoli i confratelli di pregare con assiduità e fervore la Vergine Santissima Immacolata nostra celeste Madre perché ci ottenga dal suo Divin Figlio, i lumi e tutte le grazie necessarie perché dal Capitolo Generale la nostra Congregazione riceva nuovo vigoroso impulso per il nostro maggiore perfezionamento spirituale e per il suo maggior incremento. Invoco su tutti con paterno affetto la benedizione di Dio e della nostra celeste Madre. Aff.mo in Gesú e Maria P. Antonio Minetti Vicario Generale Più avanti, per incrementare lo spirito di attesa, le preghiere e la preparazione, dirige una seconda lettera in data 4 aprile Dice cosí: Confratelli in Gesú Cristo carissimi, Come già vi preannunciai, nel prossimo mese di luglio si deve convocare il Capitolo Generale per procedere all elezione del Superiore Generale, in sostituzione del nostro venerato e compianto primo Superiore Generale P. A. Piccardo; per la rinnovazione del Consiglio Superiore e per deliberare su importantissimi provvedimenti da prendersi per la vita, il consolidamento e lo sviluppo della nostra Congregazione. Le sedute del Capitolo Generale avranno inizio il giorno 19 luglio p.v. Sono ormai oltre 20 anni da che la nostra Congregazione ebbe il supremo onore e conforto dell approvazione del sommo Pontefice Pio X. Tuttavia siamo ancora in pochi e non posso del tutto escludere che nell animo di qualcuno si sia talvolta insinuato o possa insinuarsi lo scoraggiamento e la sfiducia. Ma con ogni nostra forza e ben a ragione, dobbiamo respingerlo dall animo; poiché per una parte la storia e l esperienza ci insegnano che le opere di Dio, destinate a maggior grandezza, 19

20 nascono da umili principi e sono specialmente nel primo loro sviluppo fieramente combattute dall eterno nemico di Dio e di ogni bene e per l altra parte, nei più gravi pericoli e in ogni circostanza è stata manifesta per la nostra Congregazione la protezione di Dio e della nostra celeste Madre Immacolata, tanto che se noi guardiamo serenamente la storia dell opera dei Figli di Santa Maria Immacolata e della nostra congregazione, troviamo grandi e numerose ragioni per ringraziare Dio e la Madre celeste per la vitalità e fecondità che hanno concesso all opera nostra. La figura del Priore Giuseppe Frassinetti, nostro Fondatore è cosí grande e cosí piena di luce, che se noi la studieremo nella sua vita, nelle opere sue e nella sua dottrina troveremo in essa la forza e la guida di sempre piú fecondo apostolato. La figura del nostro primo Superiore Generale, eletto da Dio a prendere quasi in culla l opera del Frassinetti e portarla a rigoglioso sviluppo, rimane scolpita nell animo nostro come una forte personalità, illuminata da profonda pietà, da generoso spirito di sacrificio e da operosità instancabile. Il Sig. Pietro Olivari ed il Can G.B. Semino, che nella familiarità con il nostro Frassinetti ne bevvero dal suo cuore ed assimilarono lo spirito, seppero istillare nei primi Figli di Maria quelle doti di pietà tenera e profonda, di distacco dal mondo, di generoso sacrificio, di entusiasmo per ogni opera di bene, di unione con Dio pur nell assiduo quotidiano lavoro, di vera e profonda carità praticata nelle forme piú semplici e perfette, che formarono l ambiente cosí spiritualmente sano e rigoglioso della nostra Casa madre e ne costituirono, diciamolo pure, la invidiata caratteristica. E perché anche di loro si mantenga viva fra noi la riconoscenza, giova qui ricordare quelle grandi figure di asceti e di apostoli che furono il Card. Gaetano Alimonia e l Arcivescovo Salvatore Magnasco i quali, ancora canonici della Metropolitana di Genova, alla morte del Priore Frassinetti, dissero: L Opera dei Figli di Maria Immacolata non deve morire, ma vivere e prosperare perché essa potrà fare un gran bene alla Chiesa di Dio e la protessero e sostennero, finché la sua esistenza ed il suo sviluppo non furono assicurati. E più tardi, quando aveva già dato frutti copiosi, una nuova e piú minacciosa bufera si scatenò su di essa e un altra volta la sua esistenza parve in pericolo; fu allora lo stesso Vicario di Gesú Cristo, il Papa Pio X, che stese su di noi la sua mano protettrice e segnò nuove vie e piú vasti campi al nostro apostolato. Ma non solo possiamo ricordare per nostro conforto le nostre glorie antiche; anche nel prossimo passato e nel presente tutti possiamo serenamente constatare che non sono divenuti infecondi i solchi bagnati dal nostro sudore; lasciate che vi ricordi almeno quattro fiori di piú particolare bellezza, sbocciati ancora recentemente nelle nostre case e già colti dalla mano della nostra celeste Madre, cioè i nostri carissimi e compianti giovani confratelli: Peluffo, Villa, Cesena e il caro aspirante Ginepro che tanto profumo di virtú e tanto desiderio di loro lasciarono in mezzo a noi. Pertanto, con animo fiducioso, con sereno entusiasmo, con cuore generoso pronto a qualsiasi sacrificio, senza chiedere per noi che la grazia di consumare la nostra esistenza nel devoto servizio della Madre celeste per la gloria di Dio, per la guida della gioventú ai nobili ideali della nostra S. Religione e della Patria, alla pratica della perfetta vita cristiana e per la salvezza delle anime in qualunque luogo la voce di Dio ci chiama, continuiamo il nostro cammino. Mentre sentiamo che uno dei nostri piú immediati compiti è quello di far conoscere le virtú e i meriti dei nostri maggiori e di illustrarne per nostra e altrui edificazione le gesta, non dobbiamo rimanere nella sterile contemplazione delle glorie passate, ma vogliamo con ogni assiduo e diligente sforzo cercare di far rivivere in noi la pienezza dello spirito del nostro Fondatore e dei suoi immediati cooperatori e successori. Con questi sentimenti quindi procuriamo tutti di preparaci alla celebrazione del Capitolo Generale, nel quale si deve maturare una piú perfetta organizzazione della Congregazione nostra, che segni il principio di una nuova era di una vigorosa ripresa di intenso lavoro, sempre piú fecondo di maggiori sviluppi e di piú intenso apostolato. 20

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