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1 - il Punt Fatti, notizie e riflessioni da Masterimpresa.it Scuola d Impresa » Il carisma e la rete Il Punto Fisso » L arte del riciclo con il vetro Il Punto di Fuga » Attenti alle costanti del tempo Il Punto scientifico » A che punto è l impresa A che Punto è l impresa? » Oltre il linguaggio L importanza della gestualità » Sfogliando qua e là... Il punto letterario SETTEMBRE 2014 Direttore responsabile: Agostino La Bella Anno VIII, Numero III Redazione: Maria Assunta Barchiesi, Elisa Battistoni, Guendalina Capece, Silvia Castellan, Marco Greco, Antonio Iovanella, Cristina Landi, Federica Lorini, Gianluca Murgia Progetto grafico, copertina e impaginazione: Silvia Castellan

2 il Punto Fisso pagina 2 IL CARISMA E LA RETE il Punto Fisso, di Agostino La Bella Il carisma, proprio per la sua efficacia nel liberare straordinarie energie psicofisiche e indirizzarle verso obiettivi specifici, ha attratto da secoli l attenzione di filosofi, psicologi, sociologi, politologi, esperti di comunicazione per cercare di capire le origini di questo potere che rende le persone e i gruppi capaci, nel bene e nel male, di azioni e imprese formidabili. Tra i primi a occuparsi scientificamente del carisma come forma di potere possiamo citare il sociologo e filosofo tedesco Karl E- mil Maximilian Weber ( ). Secondo Weber esistono tre tipi puri di potere. Il primo è il potere legale, che si basa sul riconoscimento di leggi, regolamenti, ordinamenti razionalmente accettati, i quali conferiscono a chi occupa predefinite posizioni un diritto di comando. Il secondo tipo di potere è quello tradizionale, che si ha quando l autorità deriva da una tradizione consolidata e accettata: in questo caso si obbedisce al signore, al re, come persona che letteralmente e legittimamente incarna il potere. Il terzo tipo è il potere carismatico, che viene conquistato da persone cui vengono riconosciute qualità eccezionali, in grado di assicurargli l ammirazione, la devozione e, naturalmente, l obbedienza di numerosi seguaci. La leadership carismatica, in effetti, è potere allo stato puro, perché non è condizionata da elementi esterni, anche se risente delle circostanze specifiche e del periodo storico in cui il potere stesso si manifesta. Per molto tempo il carisma si è identificato con il possesso di qualità straordinarie, di origine genetica, non concesse agli uomini comuni. Lo stesso Weber accettava tale definizione, pur riconoscendo che il carisma potesse avere anche una forma istituzionale, come nel caso della Chiesa di Roma fondata sul carisma apostolico. Il carisma, in questo caso, inerisce all istituzione e ne partecipa chi, dopo appropriata preparazione e con i dovuti riti, viene preposto a un ufficio ecclesiastico. In modo certamente più prosaico, alcune burocrazie di partito condividono tali caratteristiche. Weber ha anche teorizzato la possibile trasformazione in senso extrautoritario del carisma, caso in cui il riconoscimento del leader da parte del seguito di massa viene considerato il fondamento anziché la conseguenza della sua legittimità; il riconoscimento stesso prende la forma di una elezione. I primi a teorizzare la costruzione scientifica del carisma, non più considerato come dono divino ma come artefatto, sono stati Gustave Le Bon ( ) e Gabriel Tarde ( ), che hanno avuto una grande influenza sullo sviluppo della sociologia e sulla politica. Il più noto è senz altro Le Bon, antropologo, psicologo e sociologo francese, autore del famoso saggio Psicologia delle folle (1895). Per Le Bon l appartenenza a un gruppo è una necessità per l essere umano, ma nella sua for-

3 il Punto Fisso pagina 3 ma primordiale il gruppo stesso è un entità caotica, passiva, priva di identità e di morale, facilmente plasmabile. I membri di una folla possono perdere in varia misura l esercizio di una propria autonoma volontà, pur nella paradossale convinzione di agire spontaneamente; diventano facilmente suggestionabili, sperimentano alterazioni della personalità, intensi e primitivi stati emozionali, e si rivelano capaci di azioni impossibili negli stati ordinari di coscienza: sopportazione del dolore, incredibili atti di forza, di violenza, di crudeltà, di abnegazione. Secondo Le Bon, quindi, è il leader a creare il gruppo sfruttando la naturale tendenza alla sottomissione delle persone ordinarie, tramite l uso di simboli, di riti, di gesti teatrali, di illusioni drammatiche, di processi di comunicazione evocativi, fortemente emozionali, esagerati, affermativi, ripetitivi. È escluso, in quanto inefficace, ogni appello alla ragione. D altra parte le persone hanno un desiderio inconscio di essere dominate e finiscono in genere con adorare coloro che le sottomettono tramite questo processo carismatico. Attraverso l obbedienza e la partecipazione al gruppo i deboli acquistano identità e godono di un illusione di potenza: per questo la partecipazione li fa sentire liberi e realizzati, anche se in realtà vivono in stato d oppressione. Le Bon divenne famoso come un nuovo Machiavelli : Roosevelt volle incontrarlo, De Gaulle usava spesso citarlo, Stalin ne studiò meticolosamente i lavori e Hitler è stato definito il suo migliore allievo. Anche Mussolini fu un suo fervido ammiratore: «Ho letto tutta l opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua Psicologia delle folle. È un opera capitale alla quale spesso ritorno» (Mussolini, 1926). Nel 900 il mondo si riempie di personaggi carismatici nella politica, nell economia, nello spettacolo, nello sport. Infatti, le tecniche di costruzione del carisma, grazie anche all emergere di nuovi media come radio, cinema e, più tardi, televisione si affermano su vasta scala. Questo processo raggiunge il culmine tra la fine del secolo scorso e l inizio del nuovo millennio, quando si assiste allo sviluppo esponenziale delle tecnologie informatiche e, soprattutto, della rete delle reti, il magico web, allo stesso tempo risorsa infinita e medium carismatico per eccellenza, in quanto evidentemente dotato di qualità superumane. Per molte persone in tutto il mondo il web è uno dei principali strumenti con cui si acquisiscono informazioni, valutazioni, previsioni e consigli su una infinità di aspetti che vanno dalle scelte di consumo, alle decisioni di investimento, alle opinioni, alle interpretazioni di fatti, alla vita di relazione. In molti ambiti il web è anche il principale canale di comunicazione, sia a livello interpersonale, sia a livello organizzativo. Il fatto che le funzioni una volta tipiche del computer stiano gradualmente divenendo comuni a molti dispositivi, a cominciare dai telefoni cellulari fino ad arrivare alle fotocamere e ai sistemi di navigazione satellitare, e più di recente anche agli elettrodomestici e a molti altri oggetti di uso comune (Internet Of Things, IOT) ha contribuito ad accelerare e diffondere questi fenomeni. E tutti questi oggetti possono attivarsi nel momento giusto e in ogni luogo per suggerire, proporre, ricordare, avvertire. Di fatto la capacità persuasiva della tecnologia ci segue e si manifesta anche nei luoghi e nei momenti più impensati, in cui magari non accetteremmo la presenza e le o- «...se, rispetto a determinati comportamenti, una componente ambientale funziona come un processo che, se si svolgesse nella testa, non esiteremmo ad accettare come parte del processo cognitivo, allora quella componente dell ambiente è effettivamente parte del processo cognitivo stesso.»

4 il Punto Fisso pagina 4 pinioni di qualunque altro essere umano. Eppure, non sono passati neanche tanti anni da quando, nel 1943, Thomas Watson, destinato a divenire presidente dell IBM, profetizzò che il mercato mondiale non avrebbe mai potuto assorbire più di cinque computer all anno! Nella prefazione al volume Supersizing the Mind, di Andy Clark (2008), David Chalmers racconta come l iphone abbia gradualmente assunto alcune delle funzioni centrali del suo cervello. Tale straordinario apparato ha infatti rimpiazzato una parte della sua memoria, immagazzinando numeri di telefono e indirizzi che non molto tempo prima avrebbe dovuto ricordare a memoria. Ha registrato alcuni suoi desideri conservando, ad esempio, i nomi dei piatti preferiti nei vari ristoranti che frequenta. Viene utilizzato per fare calcoli, controllare i conti, cercare informazioni su Google, pianificare sia le attività di lavoro che il tempo libero. Stimola anche sogni a occhi aperti quando, nei momenti d ozio, o comunque quando la concentrazione si allenta, David distrattamente richiama dai suoi archivi o da internet parole e immagini. Alcuni suoi amici sostengono che è diventato così dipendente dall iphone che dovrebbe farselo impiantare nel cervello. Tuttavia, secondo la teoria delle mente estesa, ciò non farebbe altro che velocizzare i vari processi ed eliminare la necessità di usare le mani, in quanto l apparato è ormai in ogni caso parte dei suoi processi cognitivi. La tesi centrale della teoria della mente estesa afferma che in alcuni casi componenti esterne interagiscono con il cervello in modo tale da divenire parte della mente. Ciò è meglio specificato dal Principio di parità (Clark and Chalmers, 1998) secondo il quale se, rispetto a determinati comportamenti, una componente ambientale funziona come un processo che, se si svolgesse nella testa, non esiteremmo ad accettare come parte del processo cognitivo, allora quella componente dell ambiente è effettivamente parte del processo cognitivo stesso. Le condizioni che stabiliscono la parità sono le seguenti: la risorsa esterna deve essere disponibile rapidamente e invocata regolarmente; le informazioni recuperate devono essere accettate in modo automatico; le informazioni contenute nella risorsa devono essere facilmente accessibili quando occorrono. Chiunque si avvalga di risorse come Google o Wikipedia sa bene che il principio di parità è perfettamente rispettato. Riportiamo comunque con qualche modifica il famoso esempio utilizzato dagli autori per chiarire questo concetto. Supponiamo che Mario decida di andare a cena fuori. Per scegliere il ristorante si affida alla sua eccellente memoria che gli permette di richiamare immediatamente i locali che ha già provato, quelli consigliati dagli amici e, naturalmente, i loro indirizzi. Supponiamo che anche Alberto decida di cenare fuori. A differenza di Mario, Alberto ha pochissima memoria, e ne è chiaramente consapevole. Perciò usa memorizzare moltissime informazioni potenzialmente utili su appositi file ordinatamente conservati sul suo tablet. Tra queste, naturalmente, ci sono i nomi dei ristoranti già sperimentati, con le sue impressioni e valutazioni, quelli consigliati dagli amici e i relativi indirizzi. È evidente che in questo caso il tablet di Alberto giochi un ruolo perfettamente analogo a quello della memoria per Mario, e possa quindi essere considerato una parte fondamentale dei suoi processi cognitivi. La produzione di strumenti cognitivi, in grado cioè di interagire con la mente, e la trasmissione intergenerazionale del loro impiego è una caratteristica del cervello umano. Ed è anche evidente, dal punto di vista evoluzionistico, che l accumularsi di tali strumenti sta modificando l organizzazione delle funzioni cognitive. Basta pensare all uso di una calcolatrice per rendercene conto: chi si sognerebbe oggi di fare operazioni aritmetiche complicate a mente o a mano? Chi sa ancora estrarre una radice manualmente? Una conseguenza immediata della teoria delle mente estesa è che gli strumenti cognitivi e- sterni forniscono un canale attraverso il quale

5 il Punto Fisso pagina 5 è possibile ristrutturare atteggiamenti, orientamenti, percezioni e giudizi delle persone; ad esempio, se riusciamo a modificare alcuni file nel tablet di Alberto possiamo drasticamente influire sulle sue scelte e sui suoi comportamenti: l equivalente di un piccolo lavaggio del cervello. È del tutto evidente come questi processi vengano deliberatamente usati per orientare gli acquisti e influire sul comportamento dei consumatori. Il web permette infatti un livello di personalizzazione delle proposte senza precedenti. Attraverso raffinate tecniche di profiling, le abitudini, i bisogni e i gusti degli utenti possono essere ricostruiti con estrema precisione. Possono così essere forniti suggerimenti, informazioni, proposte che risultano quasi sempre graditi proprio perché percepiti come corrispondenti a reali esigenze; e se anche non si manifesta il comportamento effettivamente desiderato, l utente non si sente disturbato e non ritiene di aver subito invasioni della privacy. Se poi l intervento della tecnologia è non solo fortemente personalizzato, ma anche veicolato al momento giusto (come i suggerimenti che appaiono quando viene effettuata una ricerca su Google) l efficacia può essere veramente notevole. Meno evidente è il ruolo che il web sta assumendo nella ristrutturazione delle opinioni e delle credenze del pubblico. Ciò avviene innanzitutto attraverso sofisticate operazioni di framing (cfr. La Bella e La Bella, 2011) che sfruttano la possibilità di combinare testo, suoni, grafici, figure, video, animazioni, collegamenti ipertestuali, simulazioni per creare messaggi ad alto livello di impatto; tutto può avere inizio anche da una interazione debole, come ad esempio l invio di una se questa colpisce l attenzione, l utente, con un semplice click, viene attirato su un sito all interno del quale può venire coinvolto anche emotivamente. Il superamento del trade-off tra reach e richness è considerato da molti il vantaggio più importante delle tecnologie dell informazione rispetto ai media tradizionali. Questi ultimi, infatti, per raggiungere molti contatti (reach) devono via via sacrificare la ricchezza dell informazione trasmessa (richness): maggiore è il numero di persone raggiunte da un messaggio, minore è la profondità del messaggio stesso in termini di contenuti. Il web, invece, garantisce la scalabilità: è possibile aumentare all infinito il raggio d azione nella riproduzione e distribuzione di contenuti senza perdere nulla rispetto all esperienza originale, che può essere anche interattiva. C è poi la possibilità di restare anonimi (anche se meno spesso di quanto possa sembrare). L anonimità, anche se solo apparente, rende più liberi di esprimersi su argomenti sensibili. Questa apertura, paradossalmente, ci rende più vulnerabili perché abbassa i filtri nei confronti dei messaggi e delle opzioni che ci vengono proposte. Qualche volta ciò aiuta a cambiare in meglio, potendo ricercare consigli e assistenza che le inibizioni ci impediscono di chiedere a viso aperto. In altri casi, però, apre una breccia a manovre persuasive particolarmente subdole. Naturalmente quanto sopra implica un elevato «I media tradizionali per raggiungere molti contatti devono via via sacrificare la ricchezza dell informazione trasmessa: maggiore è il numero di persone raggiunte da un messaggio, minore è la profondità del messaggio stesso in termini di contenuti. Il web, invece, garantisce la scalabilità: è possibile aumentare all infinito il raggio d azione nella riproduzione e distribuzione di contenuti senza perdere nulla rispetto all esperienza originale.»

6 il Punto Fisso pagina 6 livello di credibilità del web. La credibilità è una qualità percepita; per certi aspetti, è come la bellezza: è presente soprattutto negli occhi dell osservatore, anche se non si può negare che esistano fattori oggettivi che influenzano nello stesso modo le percezioni di tutti. Da questo punto di vista il web è una miniera di contraddizioni. Proprio per le sue caratteristiche di apertura, infatti, è possibile trovare siti che costituiscono autentiche risorse e siti completamente fasulli; non mancano inoltre tentativi di frode, di phishing e di hacking. Ciò nonostante, si può affermare che il web ha acquistato una credibilità crescente. In alcune fasce di popolazione e specialmente tra i giovani il web è già oggi la principale fonte di informazione. Ciò si deve in primo luogo alla perdita di credibilità dei media tradizionali, ritenuti per lo più legati a interessi di parte, mentre il web è considerato libero e indipendente. Inoltre la pubblicazione di commenti e opinioni da parte del pubblico contribuisce alla credibilità dei siti. Veri o falsi che siano tali commenti, è evidente che ciò sia del tutto impossibile per qualunque altro strumento di comunicazione: è impensabile che un quotidiano o una rivista pubblichi tutti i commenti dei propri lettori, così come non è possibile per le reti radiofoniche e televisive dare spazio a tutti coloro che dovessero richiederlo. La pervasività del web sociale ha gradualmente trasformato il modo con cui percepiamo il nostro sistema relazionale: già oggi, per i più giovani, non c è quasi più relazione che non sia sostenuta e alimentata tramite web. E per l esistenza stessa di un gruppo è essenziale il collante dei social network. Non è un caso che oggi i partiti e i politici più importanti si avvalgano massicciamente del web, anche se gli stessi politici e partiti manifestano di tanto in tanto insofferenza verso la libertà e l indipendenza della rete, avanzando proposte che con intenti moralizzatori cercano di nascondere il vero fine di sottoporla a qualche forma di controllo. Non è difficile creare artificialmente un aura di credibilità per un sito: architettura raffinata, contenuti formalmente ben presentati, facilità di accesso e di ricerca interna, aspetto autorevole, link abbondanti, finte recensioni di utenti entusiasti possono trarre in inganno anche i più e- sperti dei navigatori. Si ricorre spesso a particolari metodologie (Search engine optimization e Search engine marketing) per aumentarne il traffico e farne salire il ranking nei motori di ricerca (non è un caso che Google faccia di tutto per mantenere il più possibile riservati i parametri su cui basa il ranking delle pagine web). Una volta che un sito abbia superato una determinata soglia, la crescita dei volumi di traffico e dei link si autoalimenta: è nata una nuova star, in grado di fare opinione e tendenze. Agostino La Bella Riferimenti A. La Bella e A. La Bella (2011) Convincere e motivare. Scienza e tecnica della persuasione, Angeli, Milano. A. Clark (2008) Supersizing the mind. Embodiment, action, and cognitive extension, O- xford University Press. A. Clark & D. Chalmers (1998) The extended mind, Analysis, 58, pp «La pervasività del web sociale ha gradualmente trasformato il modo con cui percepiamo il nostro sistema relazionale: già oggi, per i più giovani, non c è quasi più relazione che non sia sostenuta e alimentata tramite web.»

7 il Punto di Fuga pagina 7 L ARTE DEL RICICLO CON IL VETRO Il Punto di Fuga, di Guendalina Capece Riciclare in modo creativo la plastica, e in particolar modo le bottiglie di plastica, è più semplice del riciclare il vetro in quanto la materia prima è più duttile e sottile. Nonostante lo spessore e la durezza delle bottiglie o dei barattoli di vetro, ci sono, tuttavia, diversi metodi per poterli sfruttare in modo alternativo e creare veri e propri oggetti di design o di uso comune originali e utili. Utilizzare le bottiglie intere può dare origine a innumerevoli mobili e utensili dei quali, di seguito, ne riportiamo alcuni tra i più rappresentativi. Un primo esempio è la sedia sdraio costituita di bottiglie di vetro al posto del legno. La struttura è fatta in metallo, ma le bottiglie costituiscono la seduta e lo schienale. Non sarà molto comoda e confortevole, ma è molto o- riginale e stylish! Il tavolino da caffè è costituito da bottiglie di birra unite insieme a forma piramidale ed è in grado di sostenere circa 90 kg di peso. Un idea originale per i tanti bar e caffetterie che ci sono in tutto il mondo! Per l arredamento di casa, un originale tavolino basso realizzato a mano, utilizzando i fondi di diverse bottiglie di vari colori per la parte superiore e acciaio (rigorosamente riciclato anch esso!) per la struttura. Ogni tavolo diventa così un pezzo unico! «Anche una parete di cemento può diventare originale inserendo dei fondi di bottiglia colorati di diverse forme!»

8 il Punto di Fuga pagina 8 Anche una parete di cemento può diventare originale inserendo dei fondi di bottiglia colorati di diverse forme! Oppure una parete con effetto vetrata che lasci filtrare la luce anche attraverso la divisione muraria. Utilizzare materiale di riciclaggio per realizzare alberi di Natale particolari e personalizzati è un'abitudine sempre più diffusa. Particolarmente suggestivi sono quelli realizzati con bottiglie di vino o birra, sia da abitazione sia da esterno. A fondo pagina alcune foto tra le più belle del web. Ci sono poi tante idee per l arredamento: scaffali, soprammobili, appendiabiti, lampade, bicchieri, taglieri, vassoi e molto altro ancora davvero un esplosione di creatività e di arredamento eco-sostenibile fai-da-te! Qualche tecnica per lavorare il vetro da riciclare e la contaminazione con qualche altro materiale naturale o proveniente da riciclo e il gioco è fatto! Non ci si deve infatti spaventare pensando che il vetro sia difficile da lavorare: in realtà tagliare in due parti una bottiglia di vetro è più semplice e meno pericoloso di quanto si possa pensare! Bastano un filo di cotone (o di canapa), un tagliavetro, alcol, della carta abrasiva, un accendino e un recipiente profondo che andrà riempito con acqua fredda e ghiaccio. Il

9 il Punto di Fuga pagina 9 procedimento è semplice: prima di tutto, per procedere in assoluta tranquillità e sicurezza, è consigliato indossare guanti e occhiali protettivi. Si inizia poi con il tracciare la parte in cui si vuole praticare il taglio con un tagliavetro, si continua bagnando il filo a disposizione con l alcol e legandolo intorno alla bottiglia nel punto in cui è stata effettuata l incisione. In seguito si dà fuoco al filo, facendo ruotare la bottiglia fino a che il fuoco non si spegne. È possibile quindi immergere la bottiglia, fino al punto in cui si vuole dividerla, nel recipiente contenente acqua fredda e ghiaccio. Lo sbalzo termico repentino dividerà la bottiglia nelle due parti desiderate. A questo punto sarà sufficiente passare la carta abrasiva sul bordo, per evitare che resti irregolare e possa diventare tagliente. Questa procedura può essere utilizzata più volte per creare le forme che servono per le varie cose da realizzare!

10 il Punto di Fuga pagina 10 Se poi avete il pollice verde, potete sbizzarrirvi anche in giardino con numerose idee originali che lo renderanno davvero unico: vialetti, aiuole, lampade, portafiori, fontane e gazebo realizzati utilizzando sempre bottiglie di vetro, possibilmente di diversi colori, perché più sono colorate, più suggestivo è l effetto dei raggi del sole che vi passano attraverso. E non bisogna pensare che certe cose vengano realizzate solo da chi ha una certa manualità o immaginazione: il semplice riuso in alcuni casi è davvero strabiliante! Come ad esempio quello dei barattoli che si trasformano in porta-sapone, porta-foto o palle di Natale e delle provette da laboratorio riempite con liquidi di vari colori e trasformate in lampadario o trasformate in originali portaspezie. Guendalina Capece «Se poi avete il pollice verde, potete sbizzarrirvi anche in giardino con numerose idee originali che lo renderanno davvero unico: vialetti, aiuole, lampade, portafiori, fontane e gazebi realizzati utilizzando sempre bottiglie di vetro, possibilmente di diversi colori, perché più sono colorate, più suggestivo è l effetto dei raggi del sole che vi passano attraverso.»

11 il Punto Scientifico pagina 11 ATTENTI ALLE COSTANTI DEL TEMPO il Punto Scientifico, di Arnaldo D Amico Solo oggi ci si rende che, ormai da tempo, viviamo in un mondo in cui le possibilità interattive tra le persone vicine e/o lontane sono notevolmente aumentate. Gran parte del nostro tempo viene investito a rispondere alle innumerevoli , a inviare messaggi e a dialogare attraverso le numerose tecnologie comunicative ampiamente disponibili e a basso costo. I messaggi diventano sempre più brevi perché occorre fare presto, sempre più presto: addirittura in alcune imprese americane il dialogo elettronico interno, tra impiegati, avviene cercando di evitare le vocali per poter utilizzare al meglio il tempo disponibile. Il risultato è che sempre più spesso i messaggi non vengono pienamente compresi. Il tempo è divenuto una vera ossessione. Ne è un emblematico esempio l aumento della frequenza dei cosiddetti picchi di arricchimento di certe categorie umane e professionali. Un secolo fa, quando ancora dominava il latifondismo, la ricchezza veniva accumulata su base annuale (le occasioni erano legate alle periodicità della mietitura, della vendemmia, della raccolta della frutta, ai trasporti intercontinentali via mare, etc.). Successivamente i tempi si sono accorciati: con l avvento della tecnologia del cemento armato, ad esempio, il settore delle costruzioni ha consentito arricchimenti su base semestrale e oggi trimestrale. L industria ha poi giocato un ruolo determinante, sviluppando e immettendo sul mercato prodotti sempre nuovi in tempi sempre più brevi. Oggi la frequenza di certe operazioni finanziarie che fanno rimbalzare ingenti capitali nei diversi e mutabili domini delle macro-economie è divenuta così alta che anche gli addetti ai lavori stentano a comprenderne le motivazioni e a seguirne le evoluzioni. Questo rapido susseguirsi di eventi che impattano fortemente sulla società e di messaggi informativi sta mettendo a dura prova le no- «Inizia a diffondersi non solo la sensazione di una ridotta capacità di controllo ma anche un senso di solitudine, di disorientamento, quasi di oppressione legati, senza dubbio, alla limitazione del nostro sistema biologico di elaborazione dati..»

12 il Punto Scientifico pagina 12 stre menti. Inizia a diffondersi non solo la sensazione di una ridotta capacità di controllo ma anche un senso di solitudine, di disorientamento, quasi di oppressione legati, senza dubbio, alla limitazione del nostro sistema biologico di elaborazione dati. Da un racconto di un amico: «Ricordo che molti anni fa, vivendo in una casa di campagna adiacente alla strada che dal centro del paese porta al cimitero, avevo occasione di osservare l accompagnamento dei defunti. Prima si sentivano le campane suonare da morto, poi dopo una decina di minuti si vedeva la processione con in testa il parroco seguito da qualche chierichetto tutti vestiti di bianco, poi ancora le quattro persone che portavano sulle proprie spalle il feretro, e infine i parenti più stretti, gli amici intimi, i conoscenti e qualcuno con la bicicletta che portava a mano e che avrebbe utilizzato poi per il percorso inverso. Durante il tristissimo suonare delle campane (sol-do sol-do ) la zia pronunciava le solite parole: chiudi le persiane che passa il morto. Così ci si metteva dietro le finestre e dalle fessure si guardava, con il fiato sospeso, lo scorrere della processione. Sentivamo le preghiere lamentate e il rumore delle scarpe striscianti nel brecciolino bianco. Il suono delle campane terminava quando il feretro raggiungeva il cimitero. Dietro di me la zia raccontava la storia del defunto. Dopo circa un ora la gente rientrava alla spicciolata e i commenti si accavallavano con brevi pause: ha finito di soffrire, lascia un figlio e una moglie poveri, è stato meglio così, che il Signore lo prenda con sé, era un lavoratore onesto e buono, peggio per chi resta. E così a quei tempi c era tempo per commuoversi; si desiderava sapere la storia dettagliata di chi lasciava questo mondo, per confrontarla con la nostra, per trarne qualche utile insegnamento, in ogni caso una cosa era certa: si pensava al trapasso tutti insieme e a quello che sarebbe stato il nostro ultimo momento: così la morte di qualcuno si faceva strada in noi, la sentivamo attraverso impalpabili brividi, la comprendevamo meglio e per lungo tempo ce la ricordavamo. Ora salvo casi particolari e specifici sembra che non sia più così: chi muore muore, meglio lui che io, la vita continua, chissà a chi ha lasciato la sua eredità, quando tocca a me si vedrà! L atto della morte non viene più compreso pienamente, viene allontanato, non se ne deve parlare a lungo, infastidisce, se ne ha paura come se fosse un a- spetto estraneo della nostra vita mentre ne è l essenza ultima e inesorabile. E se ne parlava ancora la sera, nel dopolavoro, e ancora nei giorni seguenti in modo che dopo qualche tempo si sapevano dettagli e insegnamenti che ancora mi ritrovo in qualche ripostiglio nella mente, indelebili ricordi che mi hanno aiutato a superare le difficoltà della vita; l immersione totale nel dolore degli altri ha sviluppato in me forte il senso di solidarietà e comprensione per le miserie della vita che il destino mi ha fatto incontrare.» Parlavamo di limitazione del nostro sistema biologico di elaborazione dati. Tale limitazione, che ovviamente varia da individuo a individuo e ancora dall'età, dal tipo di formazione e di educazione, dalla città di provenienza etc., riguarda la costante di tempo di apprendimento e di discernimento che possiamo chiamare tau biologica.

13 il Punto Scientifico pagina 13 Attorno a noi l evoluzione dei dati si propone con costanti di tempo sempre più ridotte che possiamo chiamare tau ambientale e le difficoltà di comprendere quanto ci circonda stanno obiettivamente crescendo e ciò è vero in numerosi contesti disciplinari. Pensiamo, appunto, alla percezione della morte: oggi la notizia della caduta di un aereo con decine di persone a bordo, il numero dei defunti nell'ultimo bombardamento o i dati sul numero di incidenti mortali in Europa non ci commuove più. Non abbiamo tempo sufficiente per dare spazio e forma alla commozione e ai suoi benefici effetti. Oggi il tempo della riflessione è ridotto al punto in cui la tau ambientale (relativa per esempio ai fenomeni comunicativi) è divenuta in media così piccola da non essere più percepita pienamente dal nostro sistema sensoriale di apprendimento tau biologica. Il risultato è che ci si illude di leggere e interpretare la realtà ma in effetti stiamo sentendo solamente i valori medi, quelli che, come noto, non portano informazione e quindi conoscenza. Questa situazione ripetuta n-volte nell arco della giornata può generare, in alcune persone, un senso di disadattamento che può sfociare nell individualismo. Il passo successivo nel declino degli asset comportamentali è lo spostamento verso l autoreferenzialità che prefigura un mondo costruito secondo i nostri immediati e convenienti desideri. La non realizzazione di tali desideri genera tristezza fino ad arrivare a una latente disperazione. Questo processo degenerativo, necessariamente semplificato in questa circostanza, può generare deviazioni anche consistenti dal cammino delle storie di ciascuno di noi. Quanto detto può essere verificato sperimentalmente allorquando una sequenza di impulsi di durata sempre minore (ambiente sollecitante) viene applicata a un filtro passa basso (persona). Si nota che al di sotto di una certa durata caratteristica di tali impulsi il filtro non risponde più, o meglio risponde sempre allo stesso modo poiché viene a mancare da parte del filtro la sensibilità sufficiente a reagire al proprio ingresso. Ciò ha a che fare, inequivocabilmente, con l eccessiva distanza tra la costante di tempo della sollecitazione tau ambientale e quella del filtro tau biologica. Si genera, dunque, un punto di rottura tra l interesse dell individuo verso i cambiamenti e il tasso di dati sollecitanti e quando questi ultimi si presentano con eccessiva rapidità, diventa fisiologica l impossibilità a seguirli. Cosa ci suggerisce tutto questo? Che è fondamentale che l'immersione delle persone nel flusso dei dati (parole, immagini, suoni, concetti, etc.) debba avvenire con nuove modalità, molte delle quali ancora da esplorare, che tenga maggiormente conto delle esigenze conoscitive delle singole persone e che permetta a queste di avere percezione del tempo che passa e di dargli il giusto valore. In questo modo sarà più facile riuscire a superare quel senso di disadattamento e quella necessità di solitudine che si sta impossessando dei nostri rapporti, siano essi affettivi, familiari o lavorativi. La sfida è, dunque, lanciata: si tratta di individuare rimedi, atteggiamenti, strategie nell incalzante mondo delle rapide variazioni affinché si ritorni a essere consapevoli fruitori del proprio tempo. Che se ne parli su Il punto, per la prima volta, è di buon auspicio per la promozione di piccoli ma utili passi verso una più soddisfacente comprensione dei fenomeni ineludibili a cui abbiamo dato cenno sinteticamente ma che, secondo il mio modesto modo di vedere, meriterebbero ben più consistenti impegni intellettuali e una attenzione pluridisciplinare. Arnaldo D Amico «...ci si illude di leggere e interpretare la realtà ma in effetti stiamo sentendo solamente i valori medi, quelli che, come noto, non portano informazione e quindi conoscenza.»

14 il Punto di Fuga pagina 14 L ASD TOR VERGATA SAILING CLUB A che Punto è l Impresa?, di Massimo Giannini Il 10 maggio scorso si è tenuta la giornata di presentazione del Tor Vergata Sailing Club alla presenza del Magnifico Rettore, docenti, studenti e professionisti del settore velico. L iniziativa nasce per diffondere gli sport velici e del mare in genere, per creare una comunità di docenti e studenti che possano condividere questa passione. È un modo per rendere il rapporto tra i docenti e gli studenti sempre più stretto e collaborativo, superando il modello rigido gerarchico al quale siamo abituati. L esperienza più che decennale dei prestigiosi istituti di formazione del mondo anglosassone in questo senso deve far riflettere. Le attività sportive, i circoli culturali, le associazioni studentesche sono parte integrante e pulsante del Campus, una Polis dove studenti e docenti condividono le loro esperienze, veicolano le informazioni, costruiscono uno spirito di corpo e fanno crescere l idea di appartenenza. La vela peraltro, per la sua particolarità, è una disciplina che ben si presta a queste finalità. Richiede conoscenze tecniche anche non banali come la fluidodinamica delle vele e della barca spirito di abnegazione spesso si fanno regate in condizioni meteo molto dure disciplina come dicono i vecchi marinai in barca comanda uno solo. Il lavoro di gruppo è la chiave per un buon risultato sportivo. Ognuno ha un ruolo ben definito, che non deve intralciare il lavoro degli altri ma al tempo stesso deve operare in armonia e in sincrono con il resto dell equipaggio. Ognuno è tutto e uno nello stesso tempo. Spesso si discute, anche animatamente, ma si risolve nella bar- «Il lavoro di gruppo è la chiave per un buon risultato sportivo. Ognuno ha un ruolo ben definito, che non deve intralciare il lavoro degli altri ma al tempo stesso deve operare in armonia e in sincrono con il resto dell equipaggio.»

15 A che Punto è l Impresa? pagina 15 ca. Come ogni piccola comunità la solidarietà e l obiettivo comune alla fine prevalgono sugli individualismi. La prima esperienza del club è stata la partecipazione al ventitreesimo campionato invernale di Fiumicino nella classe crociera-tecno. Come tutte le cose nate un pò per gioco, innescata da me e da Agostino La Bella, abbiamo messo insieme un equipaggio molto e- terogeno per età, esperienza velica, professionale e ruolo accademico. Le persone non si conoscevano e alcune non erano mai salite su una barca. Eppure la magia della vela ci ha consentito di effettuare delle regate di tutto rispetto. L equipaggio è cresciuto in fretta sia umanamente che tecnicamente e abbiamo sfiorato il podio per una manciata di minuti. Quest anno vorremmo riprovare questa fortunata alchimia, magari con qualche compagno nuovo in modo da offrire ad altri studenti e colleghi la possibilità di fare questa esperienza. Il circolo sta cercando, anche se nelle difficoltà economiche di dover reperire sponsor e- sterni, di allargare il più possibile le proprie iniziative anche avvalendoci degli amici di Accademia del Mare, una ASD di Fiumicino molto attiva da anni nel settore scuola vela e regata di altura. Cercheremo di portare studenti, colleghi e personale dell Ateneo ai corsi iniziazione per far nascere in loro questa febbre. Il 12 giugno scorso abbiamo organizzato un'uscita collettiva grazie al Circolo Velico Fiumicino e coinvolto più di 50 persone tra studenti, docenti e personale amministrativo. E stata una bella giornata di sole e di mare e in molti hanno subito il fascino della vela. Speriamo di essere capaci di mantenere viva questa emozione. In conclusione quindi, l ASD Tor Vergata Sailing Club, di cui il Magnifico Rettore è il Presidente che ci ha sempre supportato e incoraggiato pubblicamente, vuole instaurare uno spirito non solo marinaresco ma contribuire a creare un senso di appartenenza al nostro Ateneo, migliorare il rapporto tra gli studenti e i docenti che superi la stretta gerarchia dicotomica attuale, favorire e sviluppare un clima amichevole di crescita comune e, non ultimo, anche la speranza di poter contribuire scientificamente al mondo della nautica, attraverso le tecnologie moderne, gli studi di idrodinamicità, l architettura e l ingegneria portuale e soprattutto di riuscire a creare una nautica low cost, come esiste in Francia e altri paesi a forte vocazione marinara, che avvicini le famiglie e gli individui con redditi normali a questo settore. Un obiettivo che il nostro Paese continua a non centrare, nonostante i tanti appelli e iniziative succedutesi negli anni. Una follia tutta italiana in un Paese che è storicamente, culturalmente e geograficamente legato al mare e al suo sfruttamento turistico e industriale. Appuntamento quindi al ventiquattresimo campionato invernale di Fiumicino e alle iniziative future di corsi vela, serate tematiche e, perché no, anche a belle spaghettate! Massimo Giannini Per aderire all Associazione o conoscere più in dettaglio le attività e i programmi dell associazione, si può contattare il prof. Massimo Giannini o il prof. Agostino La Bella

16 il Punto Letterario pagina 16 OLTRE IL LINGUAGGIO L importanza della gestualità il Punto Letterario, di Federica Lorini «Ogni gesto di un essere umano è sacro e pregno di conseguenze» scrive Paulo Coelho in Sono come il fiume che scorre (2006). Effettivamente gran parte della comunicazione avviene proprio attraverso i gesti grazie alla capacità che hanno di veicolare in modo più chiaro e convincente i pensieri e mantenere l'interazione più solidale e costruttiva. La comunicazione gestuale è, forse, la forma di espressione più antica, quella ideata dall uomo che, prima ancora di scoprire il linguaggio verbale e iconico, ha trovato in esso un modo per instaurare rapporti con i propri simili. I gesti sono pressoché infiniti: dai più semplici (il movimento della testa per e- sprimere assenso o diniego) ai più complessi ed elaborati che nel caso del teatro o della danza possono diventare vera e propria narrazione. È anche per questo che il linguaggio cinesico, e in particolare quello gestuale, ha da tempo riscosso grande interesse tra gli studiosi tanto per il suo uso quanto per la sua origine e decodificazione. Attraverso queste tre grandi lenti di ingrandimento (usage, origin e coding) due studiosi di comunicazione della Scuola di Palo Alto, Paul Ekman e Wallace Friesen, hanno proposto cinque principali categorie di gesti. 1) Gesti illustratori: sono quelli che accompagnano il parlato modificandolo e integrandolo (ad esempio riprodurre con le mani la forma dell'oggetto di cui si sta parlando). Direttamente legati al discorso, ne chiariscono il contenuto: possono ripetere, sostituire, contraddire o accrescere l informazione fornita verbalmente e sono i più efficaci perché stimolano nel destinatario del messaggio iconico sia l'emisfero sinistro che quello destro grazie all'associazione con il movimento fisico che favorisce un immagazzinamento delle informazioni più duraturo e incorrotto nel tempo. 2) Gesti emblematici: detti anche simbolici, sono quelli più vicini alla categoria verbale perché sono dotati di autonomia semantica e possono sostituire vere e proprie frasi. È il caso del gesto per chiedere l ora o ancora portarsi la mano all orecchio, formando con le dita una cornetta, che sostituisce la frase «sentiamoci per telefono». Sono molto efficaci perché possono essere usati quando la comunicazione verbale è ostacolata o resa difficoltosa ad esempio per il rumore o la differenza linguistica. 3) Gesti regolatori: sono quelli che servono a mantenere o segnalare un cambiamento di ruolo nell interazione. Sono per lo più cenni del capo, espressioni del volto, scambi di sguardi e veri e propri gesti manuali ad esempio la consueta alzata di mano per essere ammesso a parlare. Il più delle volte vengono usati come segnali di attenzione e, più in generale, di feedback.

17 il Punto Letterario pagina 17 4) Gesti emotivi: si tratta per lo più di espressioni del volto, di natura psicosomatica e, pertanto, difficilmente controllabili. Un esempio è il rossore improvviso oppure semplicemente mostrarsi più impacciati. Sono molto utili perché permettono al comunicatore di esprimere le proprie emozioni e al destinatario del messaggio di comprendere meglio la personalità di chi ci sta di fronte. 5) Gesti adattivi o adattatori: sono quelli che agiscono sul piano emozionale e servono a entrare in contatto emotivo con l interlocutore. Sono spesso privi di finalità e sono per lo più inconsapevoli come ad esempio lisciarsi un indumento, alzare il bavero della giacca o togliere un pelucco dal maglione. Ekman e Friesen ammettono che queste categorie non hanno carattere di esclusività, nel senso che un gesto può appartenere a più di una categoria. Naturalmente una classificazione dei gesti può essere effettuata seguendo vari parametri. Una delle più note, cosiddetta universale, è quella elaborata da Robert A. Barakat che distingue quattro categorie di gesti. Gesti autistici: gesti personali che sono direttamente legati al parlato, all'intonazione melodica e alle altezze di tono e servono per marcare i tratti grammaticali e ad esprimere una parte di significato (spesso emozionale) che non viene codificato verbalmente. Gesti indotti culturalmente: movimenti del corpo che sono il prodotto dell'inserimento del soggetto entro una certa cultura. Questi gesti sono appresi inconsciamente e, altrettanto inconsciamente, riprodotti. Ne fanno parte certi modi di camminare e di sedere, di inchinarsi e di muovere la testa. Gesti semiotici: segni che sono i sostituti di espressioni verbali ma non universali. Si tratta, cioè, di gesti che hanno significato solo all'interno di una determinata cultura, mentre il loro apparire in un ambito culturale diverso può essere completamente sprovvisto di significato, o, accidentalmente, avere un significato diverso. Gesti tecnici: formano dei sistemi specifici di gruppi particolari, che li utilizzano professionalmente quando la comunicazione verbale è impossibile, interdetta o inadatta. È il caso dei codici gestuali dei monaci di clausura, quelli dei sordomuti, degli indiani d America ma anche quelli dei venditori d asta, degli arbitri, dei camionisti, dei mercanti e così via. Ma come entrano in relazione gesto e parola? Fondamentalmente essi possono entrare in relazione attraverso quattro differenti livelli: La lingua è subordinata al gesto (il codice cinesico prevale, cioè, su quello verbale. Si parla di gesto traduzione poiché è il gesto il vero portatore del messaggio e la parola serve solo come strumento interpretativo. È il caso soprattutto dei gesti simbolici che, abbiamo visto, a volte si rivelano più esaustivi delle parole). Il gesto è subordinato alla parola (il codice verbale prevale su quello cinesico e il messaggio è veicolato essenzialmente attraverso le parole. Viene detto gesto situazionale ed é il caso dei gesti illustratori e adattivi che, infatti, non hanno significati autonomi ma conferiscono al messaggio verbale maggiore incisività comunicativa). Parola e gesto sono interdipendenti (linguaggio cinesico e verbale concorrono unitamente a costituire il messaggio integrandosi a vicenda. Si parla di gesto tandem e riguarda soprattutto i gesti regolatori che, infatti, hanno un significato tale da risultare completo solo se verbalizzato). Parola e gesto non sono correlati (linguaggio verbale e linguaggio cinesico non hanno correlazioni evidenti. È il caso dei gesti emotivi i quali, non a caso, sono chiamati spesso gesti slegati proprio perché non sono direttamente riconducibili all informazione verbale alla quale si rapportano. Questo, per grandi linee, il rapporto tra linguaggio squisitamente verbale e linguaggio gestuale che fa parte, appunto, del linguaggio cinesico e del linguaggio paraverbale. Quest ultimo, tuttavia, non si compone solo di gesti bensì di un ampia serie di componenti che analizzeremo nel prossimo numero de Il Punto. Federica Lorini

18 il Punto Letterario pagina 18 SFOGLIANDO QUA E LÀ... il Punto Letterario, di Federica Lorini Il desiderio di essere come tutti, di Francesco Piccolo «Il 22 giugno 1974, al settantottesimo minuto di una partita di calcio, sono diventato comunista». Inizia così Il desiderio di essere come tutti, il nuovo romanzo di Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega L autobiografia di un ragazzo di Caserta che era comunista pur non frequentando il partito, che si riconosceva nella politica e nello stile umano di Enrico Berlinguer e che poi è finito a vivere nell Italia di Berlusconi. Una vera e propria autobiografia politico-esistenziale nella quale eventi storici si intrecciano con momenti ed esperienze personali, emergenze sanitarie, delusioni sentimentali, cataclismi naturali e senso di inadeguatezza. Quella di Piccolo è una lucida e umana riflessione condotta da un uomo normale, tifoso di basket, amante della letteratura e simpatizzante di sinistra all'interno di un nucleo familiare i cui dissidi si giocano tra un padre fascista e una madre iper apprensiva. Un libro facile, leggero, da leggere tutto di un fiato anche grazie allo stile divertente e piacevole, a tratti scanzonato e ironico, al quale l'autore ci ha sempre abituati. Perché leggerlo? Perché è un libro anomalo e portentoso, che è allo stesso tempo il romanzo storico della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva. Un libro nel quale rispecchiarsi, tanto per affinità quanto per opposizione ideologica, rileggendo momenti e rivivendo ricordi di una storia tutta italiana. Donne, di Andrea Camilleri Donne di Andrea Camilleri è un romanzo in cui il maestro siciliano è alle prese con un indagine molto complicata: dipingere l'universo femminile e i suoi innumerevoli misteri. Da Angelica a Zina, sono ben trentanove le donne alle quali è dedicata questa splendida raccolta di racconti, donne mitologiche, eroine del passato ma anche personaggi reali, le figure femminili più importanti nella vita dell'autore. Ecco allora che il lettore viene condotto per mano attraverso le imprese ben note di Elena di Troia, di Giovanna d Arco, di Antigone ma anche di giovani donne siciliane che hanno riempito, sebbene in modi diversi, la vita, le serate e il cuore del grande Camilleri. Grazie

19 il Punto Letterario pagina 19 al suo inconfondibile stile l'autore ci mostra autentici affreschi di vita quotidiana che parlano del percorso di crescita che molte persone hanno vissuto: i primi imbarazzi, le impellenze adolescenziali, le follie della prima giovinezza, i primi amori, la guerra, la paura. Trentanove splendidi e commuoventi omaggi alle donne e all'arte di saperle raccontare con passione, amore carnale, ma anche affetto e stima per le tante donne volitive ed emancipate che hanno costellato la vita dello scrittore agrigentino. Perché leggerlo? Perché Donne di Andrea Camilleri è un magnifico regalo che una delle più grandi penne della letteratura italiana fa al genere femminile, e un impagabile possibilità di conoscenza che fa al genere maschile. Norwegian wood, di Haruki Murakami Particolare è la storia editoriale di questo romanzo, uno dei più clamorosi casi letterari giapponesi di tutti i tempi. Norwegian Wood fu scritto da Haruki Murakami nel 1987 ma in Italia fu pubblicato solo nel 1993 con il titolo Tokyo Blues. Recentemente Einaudi ne ha curato una nuova edizione pubblicata con il titolo originale. Il romanzo è un lungo flashback, narrato in prima persona dal protagonista Watanabe Tōru che, a bordo di un aereo al suono di Norwegian Wood dei Beatles, ricorda con precisione un fatto avvenuto diciassette anni prima e che ha segnato la sua giovinezza: l'incontro casuale con Naoko, la fidanzata di Kizuki, il suo unico amico, morto suicida pochi mesi prima. Il ricordo della bella e fragile Naoko sarà lo spunto per ripercorrere i difficili anni dell università, dell'adolescenza, del dissidio tutto interiore tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli altri e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi. Paragonato da molti critici al giovane Holden, anche Toru è perpetuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare tanto nella vita quanto nell'amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Un libro estremamente arricchente per quanto malinconico, triste e sofferente ma dotato di una carica emotiva senza pari e da un sottile filo di speranza che si può riassumere in uno dei passi che, personalmente, ho più apprezzato: per quanto una situazione possa sembrare disperata, c è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all'oscurità. Perché leggerlo? Perché ti prende l anima e il cuore, perché è il libro di chi ama scavare sotto la superficie, leggere tra le righe, riflettere con serietà ma anche concedersi una liberatoria risata apparentemente senza motivo.

20 l Appunto L Appunto pagina 20

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