Salmo 1 Beatus vir qui non abiit

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1 Salmo 1 Beatus vir qui non abiit Felice chi de rei sprezza 1 le infide Lusinghe, aborre dai lor pravi 2 esempi, Nè a dileggiar 3 l altrui virtù si asside 4 Dottor fra gli empi. Ma nel voler di Lui che tutto regge Posto il desio, con intelletto d amore Ripensa notte e dì l augusta legge Del suo Signore. Come piantato presso a fluid onda 5 Vegeto cresce giovinetto arbusto, Che la campagna un dì farà gioconda Di pomi onusto 6 : Nè appassito cadrà delle sue foglie Il primo onor: tal ei dal ciel cortese Vedrà compiute del suo cuore le voglie In tutte imprese 7. Non così gli empi, non così: tremendo, Inesorabil fato li minaccia, Qual pula 8 cui dal suol Borea 9 tremendo Subito caccia. Verrà, verrà di Dio l alto giudizio, Nè baldi 10 allor sorgeranno gli stolti, Nè dagli egregi spirti al sodalizio Godranno accolti 11. Chè sovra i giusti la bontà divina Veglia, e li adduce 12 a gloriosa sorte: Mentre il lor calle 13 i reprobi 14 trascina A certa morte. Felice chi de rei sprezza 15 le infide Lusinghe, aborre dai lor pravi 16 esempi, Nè a dileggiar 17 l altrui virtù si asside 18 1 sprezza: disprezza. 2 pravi: malvagi. 3 dileggiar: deridere. 4 si asside: siede. 5 fluid'onda: fiume. 6 onusto: carico. 7 tal imprese: perché egli vedrà compite dal Dio cortese tutti i desideri del suo cuore nelle sue imprese. 8 Qual pula: cascame della trebbiatura dei cereali. 9 Borea: vento del settentrione. 10 baldi: animosi; insolenti. 11 al sodalizio godranno accolti: avranno il piacere di essere accolti nella riunione. 12 li adduce: li porta. 13 lor calle: la loro strada, il loro destino. 14 reprobi: i malvagi. 15 sprezza: disprezza. 16 pravi: malvagi. 17 dileggiar: deridere. 18 si asside: siede. 1

2 Salmo 2 Quare fremuerunt gentes Qual onda! qual fremere Di turbe furenti! Perchè si sollevano Convulse le genti, E seco ravvolgono 1 Fra i torbidi sdegni Fallaci 2 disegni? Insorgono i principi E i re della terra: Da tutti esce unanime Un grido di guerra, Un grido, onde sfidano (Ardir non più visto!) L Eccelso e il suo Cristo. Rompiamo i lor vincoli 3, Bestemmiano; infranto Ne vada l obbrobrio Del giogo 4. Frattanto Colui che sull etere Sovrano s asside Gli ascolta e deride. Ma l ira già fervida Dal sen gli trabocca: Scoloransi 5 i perfidi; Egli apre la bocca: - Son io che di Solima Sul mondo il sacrai 6 ; Lui sire io giurai. Ei scopra a voi 7 nunzio D eterno consiglio Tu sei, Iddio dissemi, Tu sei mio Figlio: Ecco, oggi io ti genero, Divino germoglio, Consorte al mio soglio 8. Tu chiedimi, e suddite Ne avrai le universe Famiglie dei popoli Per l orbe disperse. Tu i rei con man ferrea Flagella e tempesta: Qual creta li pesta 9. Udisti or voi principi, Voi regi? Almen pari Siate ora, e all Altissimo Servir non vi gravi 10. Di lode a lui trepidi Gli omaggi recate E il Figlio adorate. Che mai non vi stermini Quell ira ventura 11, Quell ira implacabile Che in ciel si matura. Felice tra i turbini Fia sol che sorrida Chi al Cristo si affida. 1 E seco ravvolgono: tessono nel loro cuore. 2 Fallaci: menzogneri. 3 vincoli: catene. 4 L obbrobrio del giogo: la vergogna dell oppressione. 5 Scoloransi: impallidiscono. 6 il sacrai: lo consacrai. 7 scopra a voi: vi riveli. 8 Consorte al mio soglio: compagno sul mio trono. 9 Qual creta li pesta: schiacciali come argilla. 10 non vi gravi: non vi pesi. 11 ventura: prossima. 2

3 Salmo 3 Domine, quid multiplicati sunt Perchè tanti, o mio Dio, veggo a crucciarmi 1, Muover rubelli 2 e con sì cruda 3 rabbia? Ahi, molti a danni miei levansi in armi! E di me blasfemar 4 con empie labbia Li odo, onde il cor mi sanguina di duolo: No, nel Signor non fia che scampo egli abbia. E pur sei tu, gran Dio di Giuda, il solo Usbergo 5 mio, tu la mia gloria e il vanto, Per cui domo io vedrò l avverso stuolo 6. Ah! non indarno dalle ambasce affranto, Volsimi a Te: chè gli amorosi lai 7 Dolce accogliesti dal tuo monte santo. Io mi giaceva disfrancato 8 e i rai 9 Serrati al sonno ancor, quand in un lampo Per tua mercè fui desto e mi levai. Mi prema pur di mille squadre un campo 10, Non temerò. Deh! tu alla mia riscossa Sorgi, o mio forte Signor, vieni al mio scampo 11. Che già vid io la formidabil possa Onde 12 tu i rei che tanta a me fan guerra Flagelli 13 e il pazzo ardir ne infrangi e l ossa. Perocchè aperto 14 il sappia omai la terra D ogni vittoria è l arbitro il Signore. Deh! sul popol che a te fido s atterra 15 Vegli, o Padre del Ciel, sempre il tuo cuore. 1 crucciarmi: infastidirmi. 2 rubelli: ribelli. 3 cruda: crudele. 4 blasfemar: bestemmiare. 5 Usbergo: protezione; rifugio. 6 l avverso stuolo: il nemico. 7 lai: lamenti. 8 disfrancato: privo di libertà; abbattuto. 9 i rai: gli occhi. 10 Mi prema campo: anche se dovessi avere innumerevoli nemici. 11 vieni al mio scampo: vieni a liberarmi. 12 Onde: con cui. 13 flagelli: percuoti. 14 aperto: apertamente. 15 s atterra: si prostra. 3

4 Salmo 4 Cum invocarem Supplice a te col pianto Chiesi al mio duol conforto E tu, mi udisti, o Santo, E di salute 1 mi adducesti al porto. Del qual 2 mi fosti allora, Mi sii pietoso anch oggi e m odi ancora. Dunque non ancor sazio, Mortali, è l odio indegno, Onde a sì vile strazio 3 Fu la mia gloria da Voi fatta segno? Perchè vi allaccia il core D una fallace ombra di ben l amore 4? Udite, e chiaro e aperto Vi sia l eterno fato Al suo fedele il serto 5 Sovra Giacobbe volle Iddio serbato Nè mai di tale ai preghi 6 Fia che il possente suo favor dinieghi. Se l ira in voi si scalda Ragion la tempri e attuti 7 : Nei vostri petti i baldi Sensi chiudete solitari e muti. Placabil ostia 8 offrite E larga nel Signor speme 9 nutrite. Ma dir la turba ascolto Sperar che vale? Oh Dio! Raggiò, raggiò il tuo volto A noi propizio e n esultò il cor mio Quando ci dier si ampi Frutti e vigneti ed olii e biade i campi. Per te di falli puro 10, Signor io poserò; All ombra tua securo Pronte le ciglia al sonno inchinerò 11, Poi che in romita 12 stanza Rocca invitta mi fia l alma speranza. 1 di salute: di salvezza. 2 Del qual: Come. 3 strazio: scherno. 4 Perchè l amore?: Perché v'inganna il cuore l amore di una falsa ombra di bene? 5 il serto: la corona. 6 preghi: preghiere. 7 attuti: smorzi. 8 ostia: offerta, vittima. 9 speme: speranza. 10 di falli puro: senza peccati. 11 inchinerò: chiuderò. 12 romita: solitaria. 4

5 Salmo 5 Verba mea auribus percipe Padre del ciel m ascolta: al prego 1 mio Che tra i sospiri a te s innalza, attese 2 Porgi le orecchie mio Signor, mio Dio! Deh sull alba i miei voti empi 3 cortese! Vedi, sull alba a te dinanzi aspetto, Qual uomo, cui certa speme al cor s apprese 4 Chè Nume tu non sei, ch abbi diletto D infami opre 5, nè accogli alla tua corte Maligni spirti, o ingiusti al tuo cospetto. Ma tu sei santo, e ogni uomo che per le torte Strade s aggira abborri 6, e quanti han presti 7 Alla menzogna i labbri, adduci a morte 8. Sì Santo, e la feroce alma detesti Di chi sangue sitisce 9, e a schifo hai l empio Fabro 10 d inganni e di consigli infesti 11 ; Mentre effondi su me copia 12 fuor d esempio De tuoi favori onde a me dato fia Di trar devoto amor di nuovo al tempio. Deh tu nell alta tua ragion la via Che a te mena 13, o Signor, m apri e m invola 14 All ostil gregge che m incalza e spia, Gregge, che pravo 15 ha il core, atra la gola 16, Che puzzo esala di scoperti avelli 17, La bocca immonda e infida la parola. Deh, tu di tanta empiezza, ultor 18 sui felli Piomba e li sperdi al par delle lor trame. Rammenta, o Dio, che ci sono a te rubelli. E quei che a te fidate hanno 19 lor brame, Perennemente esultino felici Da te raccolti entro il divin velame. Ah sì: quanti il tuo nome ha in terra amici Tutti sciolgono a te di laude il canto, Poi che al giusto dal ciel tu benedici, E di tua grazia gli fai scudo e vanto. 1 prego: preghiera. 2 attese: attente. 3 empi: esaudisci. 4 s apprese: s afferrò. 5 ch'abbi opre: cui piaccia il male. 6 abborri: odi, detesti. 7 han presti: hanno pronti. 8 e quanti a morte: tu fai morire coloro che sono pronti a mentire. 9 di chi sitisce: di chi ha sete di sangue; l omicida. 10 Fabro: costruttore, orditore. 11 infesti: ostile. 12 copia: abbondanza. 13 a te mena: a te conduce. 14 m'invola: rapiscimi. 15 pravo: malvagio; iniquo; crudele. 16 atra la gola: Parlano male. Atra: lett.: scura, nera. 17 avelli: tombe. 18 ultor: vendicatore. 19 fidate hanno: hanno affidato. 5

6 Salmo 6 Domine ne in furore tuo Miserere mei Domine Deh non garrirmi 1 o Dio, nel tuo disdegno 2 E al saettar del vindice 3 tuo braccio Nell ira tua deh non mi porre a segno! Miserere di me! languente io giaccio; Mi rendi il vigor prisco 4 infino all ossa Dal terror folgorato ahi! lasso agghiaccio. E di tal colpo ho l anima percossa, Che più non parole 5. E tu, Signor, tardi? Nè il dì m addici 6 della mia riscossa? Deh a me ripiega gli amorosi sguardi, E il viver mio difendi, e della cruda Morte, benigno, da me torci 7 i dardi; Chè di te, fra i sepolcri, o Dio di Giuda, Memoria non avanza, e qual mai canto A te sciorrebbe 8 alma di membri ignuda 9? Nube m infosca di mestizia il ciglio 10, Che, quale ad uomo cui smaga 11 età cadente, Mi vien manco dell oste il fero piglio 12. Oh via da me, su, gitene 13 repente Voi tutti, o spirti nequitosi 14. Udio Della mia voce il suon l Onnipotente. Sull etra 15 ascese l umil prego mio, E i miei caldi sospiri ebbe raccolti Pietosamente nel suo grembo Iddio. D onta sian carchi 16, e trepidi e sconvolti Ne vadan coloro che a me fan guerra: Retrorso l orme subito 17, ed i volti Pieghino rossi di vergogna a terra! Io gemo ahimè, da mille angosce affranto, E al tornar delle tenebre il giaciglio Irrigo ognor di sconsolato pianto. 1 non garrirmi: non rimproverarmi. 2 disdegno: sdegno; ira. 3 vindice: vendicatore. 4 prisco: originale. 5 Che più non parole: sono diventato muto. 6 m addici: mi indichi. 7 torci: allontana. 8 sciorrebbe: scioglierebbe. 9 alma di membri ignuda?: una persona morta. 10 Nube ciglio: una nuvola triste incupisce il mio volto. 11 smaga: diminuisce. 12 dell oste piglio: il minaccioso aspetto del nemico. 13 gitene: andate via; fuggite. 14 spirti nequitosi: anime malvagie. 15 Sull'etra: al cielo. 16 D'onta sia carchi: siano pieni di vergogna. 17 Retrorso subito: fatto subito dietro-front. 6

7 Salmo 7 Domine Deus meus In te posa, in te solo ogni mia speme, Signor mio Dio: dalla nemica rabbia Deh tu mi salva, che a tergo 1 mi preme; Tal, che il maligno a soverchiar non m abbia Nè qual leone un dì me scerpi il frale 2 Senza più schermo dalle vuote labbia. Ah, s io cotesto osai, Padre immortale, Se al mio persecutor l auguste chiome Io spogliar volli e mal rendere male, M incalzi egli e raggiungami, e sì come Vil fango le mie membra al suol deprima, E sperda nella polvere il mio nome. Deh sorgi orsù sdegnoso, e ti sublima 3 Nel viso a miei nemici, e il tuo giudizio Vindice, o Dio, del tuo fedel intìma. Già t accerchia dei popoli il comizio 4 ; Or tu sovr essi nel tuo soglio 5 ascendi. Nazioni, Iddio già siede al grande uffizio 6. Deh tu la causa mia scerni 7 e difendi, Tu l innocente dagli ingiusti insulti Francheggia 8, o Santo, deh! tu ragion mi rendi. Non sian più oltre i peccatori inulti 9 : E il tuo cultor 10, drizza 11 a nobil segno O Dio, che leggi nei pensier più occulti. Appo 12 il Forte è il mio scudo e il mio sostegno, Appo colui, ch ha di salvar diletto 13 Gli spirti, che a virtù volser l ingegno 14. Sì, v ha un Giudice in cielo dolce all uom retto. E a perversi tremendo, ancor che tardi A lui talor s accenda l ira in petto. Se di mutar sue vie l empio non guardi 15, Ecco già già la spada ei vibra, e l arco Tende, e ne scocca fiammeggianti dardi. Miser! d insana cupidigia carco La colpa ei concepì nella sua mente: Quindi ne sparse il doloroso carco. Dischiuse al gramo 16 un baratro: demente! Chè non s avvide a cui lo dischiudea: In quell abisso ei piomberà repente. Sovra il suo capo, il mal che ordito avea Tornar udrassi 17 e sotto il grave pondo Del suo fallir 18 cadrà l anima rea. Allor del core un cantico giocondo Mi sia dolce intonar sulla mia cetra A lui che i fati del soggetto mondo Con arcana ragion tempra dall etra. 1 a tergo: alle spalle. 2 mi scerpi il frale: mi dilani il corpo. 3 ti sublima: ergiti di fronte. 4 il comizio: l adunanza. 5 soglio: trono. 6 uffizio: cerimonia. 7 scerni: vedi. 8 Francheggia: libera. 9 inulti: assolti, impuniti. 10 cultor: fedele; chi ti rende culto. 11 drizza: dirigi. 12 Appo: presso. 13 ch'ha diletto: gli piace. 14 a virtù l'ingegno: vissero virtuosi. 15 Se non guardi: se il malvagio no cambia condotta. 16 gramo: povero; umile. 17 tornar udrassi: ripiomberà. 18 fallir: peccato. 7

8 Salmo 8 Domine Dominus noster 1 O Santo, o altissimo Dio nostro, come Quaggiù mirabile Splende il tuo nome. 2 Sulle magnifiche Superne sfere La gloria adergesi Del tuo potere. 3 Sei tu che ai pargoli La lingua snodi A sciorre il cantico Delle tue lodi, 4 E con l ingenuo Labbro, il livore Fiacchi dell empio Nemico ultore. 5 Veggo l eterea Volta infinita, Lavoro egregio Delle tue dita. 6 Veggo l argentea Luna, e le stelle Che tu sì lucide Adornasti e belle; 7 Veggo, ed estatico Chiedo: Chi è mai L uom, che a lui memore Rivolge i rai? 8 E in lui sì tenere Tue cure poni Di tanti ornandolo Eletti doni? 9 Di poco agli angeli Minor creato; Tu l hai di gloria Incoronato; 10 E sovra l opere Della tua mano Gli hai dato l inclito Onor sovrano. 11 Quanti mai vagano Per campi e selve D agni e di tauri Greggi, e di belve. 12 E quei che fendono In vario stuolo Col nuoto il pelago L aere col volo. 13 E tutti, quai sudditi A piè gli hai posto. Su tutti, principe Hai l uom preposto. 14 O Santo, o altissimo Dio nostro, o come Quaggiù mirabile Splende il tuo nome. 8

9 Salmo 9 Confitebor tibi Domine... narrabo omnia mirabilia tua. A Te dall imo cor 1, gran Dio, s appresta L ali a discorrer l umile mio canto Encomiator 2 di tue preclare gesta. In te letiziar m è dolce, o Santo, Per te menar tripudio 3, e dell invitto Tuo nome estoller 4 sulla cetra il vanto. Venia fero il nemico al gran conflitto; Ma retro volse alla tua vista il piede, E smarrito ogni ardir cadde sconfitto. Chè a me tu desti in tua ragion 5 mercede, E l equa lance 6 tolta arbitro in mano Ti sublimasti 7 sull eterea sede. Tuonò tua voce sullo stuol profano, E giacque; e il nome ne covrì l oblio, E il covrirà fino al dì più lontano. Stempraronsi 8 le spade al popol rio, Le sue città struggesti, e in un sol suono La sua fama di subito vanio. E tu sempre a te simile sul trono Ti stai, donde con somma dirittura 9, Giudichi, eterno Re, l orbe a te prono. Intanto al tapinel 10 torre secura Offri d asilo e dolce aita allora Che da presso 11 l incalza la sventura. Però qual evvi che il tuo nome onora Sua speme affigge in quell alma pietate Che diserto non lascia uom che la implora? A Lui che regna in Solima 12, cantate, Inni ergete all Eccelso, e fra le genti Di sua virtù le imprese annunziate. Che ultor severo i loro acciar cruenti Ei ben rimembra 13, nè sarà che mai Sprezzi dei grami 14 gli angosciosi accenti 15. Di me pietà, Signor! Odi i miei lai 16, Vedi il nemico ardir tu che di morte Dall atre soglie libero mi trai. Di Sionne io così presso alle porte Narrerò le tue laudi, e sopra ai vinti Per la vittoria esulterò del Forte. Nell abisso ch ei fer 17 vedransi estinti, E nella rete ascosa ad altrui danno Coi loro pie cadran gli iniqui avvinti. Posa, nè resta dalle insidie un tratto 18 E a lui predar, pure a predarlo agugna 19, Finchè non l abbia nei suoi lacci tratto. Vinta così nella difficil pugna La semplicetta turba 20 all uom fatale Cade protesa 21 sotto l avid ugna. Delle terrene cose a Dio non cale 22, Pensa il ribaldo, e da quest ima chiostra Volti altrove gli sguardi ha l Immortale. Odi, o Signor? Deh alla difesa nostra Sorgi, solleva la tua destra ultrice, E dei pusilli memore ti mostra. Perchè mai contro a te la rea cervice Scuote il superbo? Ahi misero! a se stesso Mentendo: il ciel di ciò non cura, ei dice. Ma il tuo ciglio 23 penètra ogni recesso, E la tua mano i lai pietosamente Raccoglie e il duolo di langue 24 oppresso. Vittime allor del lor proprio inganno, Ai crudi colpi del flagel superno, Qual sia di Giuda il Dio conosceranno. 1 dall'imo cor: dal profondo del cuore. 2 Encomiator: lodatore. 3 menar tripudio: gioire. 4 estoller: esaltare. 5 in tua ragion: secondo la tua giustizia. 6 lance: bilancia. 7 Ti sublimasti: ascendesti. 8 Stempraronsi: persero la tempra, la durezza. 9 dirittura: giustizia; equità. 10 al tapinel: al povero. 11 allor che da presso: quando da vicino. 12 Solima: Gerusalemme. 13 rimembra: ricorda. 14 dei grami: degli sventurati. 15 accenti: parole. 16 i lai: grida sconsolate di dolore. 17 fer: costruirono. 18 un tratto: un momento. 19 agugna: desidera ansiosamente. 20 turba: popolo. 21 protesa: prostrata. 22 non cale: non interessa. 23 tuo ciglio: tuo sguardo 24 di langue: dalla debolezza. 9

10 Ah! sian travolti giù nel cieco averno 25 Quanti mai sono i peccator, cui tema Non punge 26, nè memoria dell Eterno! Che sordo il Ciel non sia sino all estrema Ora al tapin 27 che dolorando prega Nè fia che indarno senza posa 28 ei gema. Or ti leva, o Dio grande, e a me ti piega, Sorgi e fiacca 29 il mortal che mi fa guerra, E sulle genti l ira tua dispiega. Piomba sovr esse, e le sgomenta e atterra Sì che per prova omai sappian i rei Incirconcisi ch essi pur son terra 30. Ma deh! perchè, perchè, lunge ito sei 31, E in tanta ambascia, o Santo d Israello, Più non odi il mio pianto e i voti miei? Vedi, ah!, qual erge altero il fello 32 La testa, e quale nell ordita fraude Da lui colto si strugge il poverello. A se medesmo quel maligno applaude Pago e satollo 33 d ogni suo desiro, E dei furati averi a se da laude 34. Oltraggia ei baldo 35 il Re del sommo empiro, E sua nequizia restar crede inulta 36, Chè niun pensiere a Dio leva il suo spiro 37. Perverse ognor di lui son l opre, occulta De tuoi giudizi, e al suo veder la via, Guata i nemici, e sbuffando gl insulta. Perocchè dice nel suo cor; non fia Ch io mai vacilli, nè sarà mai tocca 38 Da importuno malor la vita mia. Maledizion dai labbri suoi trabocca, Amaro fiele e perfidia omicida; Son travaglio e dolor sulla sua bocca. Nelle romite 39 ville egli si annida, Meditando al favor delle tenèbre, Agguati al giusto, purchè alfin l uccida. Nè da lui torce l invide palpèbre 40 E qual entro a covil leone in atto Di caccia ei posa nelle sue latèbre 41 : A te ripara il povero fidente, Tu sei l aita nell estremo lutto Al fanciul cui vien meno ogni parente. Oh pera 42 alfin del peccator distrutto Il nerbo, e tal su lui caggia 43 vendetta, Che del suo mal oprar non colga frutto. Di Solima perenne in su la vetta Fia tuo l impero, e delle genti il seme Sterpato 44 fia dalla tua terra eletta. Ai desir del tuo popolo che geme Deh! in tua benignità l orecchio intendi 45, E ne assicura la concetta 46 speme. Tu del pupillo le ragion difendi E dell umil che in pianto si consuma, E chiaro e aperto il tuo giudizio rendi Sì che mortal di sè più non presuma. 25 averno: oltretomba. 26 cui tema non punge: non hanno timore. 27 tapin: povero; misero. 28 senza posa: ininterrottamente. 29 fiacca: colpisci; indebolisci. 30 son terra: sono mortali. 31 lunge ito sei: sei andato lontano. 32 il fello: l empio. 33 Pago e satollo: contento e sazio. 34 E dei laude: si vanta dei beni rubati. 35 baldo: insolente. 36 E sua nequizia inulta: e pensa che la sua malvagità resti impunita. 37 il suo spiro: la sua anima. 38 tocca: toccata. 39 romite: solitarie; isolate. 40 torce palpèbre: distoglie l'invidioso sguardo. 41 posa latèbre: si acquatta nei suoi nascondigli. 42 pera il nerbo: perisca la forza. 43 caggia: cada; piombi. 44 seme sterpato: la discendenza divelta. 45 intendi: porgi. 46 concetta: concepita. 10

11 Salmo 10 In Domino speravi Nel Signor, nell Invitto io mi affido D Israel. Che tentate, o codardi: Fuggi al monte, dicendomi, al nido Ei ripara, qual timido angel? Ecco, i perfidi han teso già l arco, Sulla corda già drizzano i dardi, Pure attesi 1 a conquidere 2 al varco Là tra ombre dei giusti il drappel. Che mi dite? Ogni speme è distrutta; Giace al suol con le infrante colonne La magion per tua mano costrutta: Che più resta all uomo pio? Che farà? Che farà? Che gli resta? La fede. (Non l udiste)? nel Dio di Sionne Nel Signor, che nel tempio risiede E immortale nei cieli starà. Schiuse ognor le divine palpèbre Sulla terra ei sovrano le affigge 3 : Scrutatrici dell ime latèbre 4 Ai mortal ei le appunta 5 nel cor. Vede il giusto, e con alto consiglio La virtù ne cimenta 6, e lo affligge; L empio vede e il ribaldo, e il suo ciglio D una nube si vela d orror. Ahi tremenda vendetta! Ei riversa D infiammate saette un torrente Fuoco e zolfo alla gente perversa Sta servato e rio turbo 7 laggiù. Fonte Iddio della giustizia perfetta Egli è padre ad ogni alma innocente; Dei suoi giusti nel cor si diletta Sol pregiando mondezza 8 e virtù. 1 attesi: pronti. 2 conquidere: conquistare. 3 affigge: fissa. 4 ime latèbre: i profondi nascondigli. 5 appunta: fissa. 6 cimenta: rafforza; irrobustisce. 7 turbo: torbido. 8 pregiando mondezza: apprezzando l'innocenza. 11

12 Salmo 11 Salvum me fac Domine Signor, deh tu m aita 1! Uom più non vive di nequizia mondo 2, L antica fè del mondo E quasi ormai sparita. Finto parla 3 ciascun, dai labbri miele Spargendo mentre in core alletta il fiele 4. Oh sperda alfine il Santo Ogni fastosa 5 lingua e adulatrice! Sfolgori 6 ogni uom che dice: Dei nostri labbri il vanto Si estolla 7 : al dir, che libero dal seno Ne sgorga, qual Signor porrà mai freno? Ma già dall etra 8 intendo Parlar l Eterno: all ansie, ai mesti accenti Dei miseri dolenti Ecco che io sorgo e scendo. E in viso al crudo che lo irride e sprezza 9 Col mio braccio il tapin 10 meno a salvezza. Oh divine parole, Pure non men che argento il più saggiato, Sette volte purgato, Che mai vedesse il sole! Tu parlasti, e tu fido, o Dio, da questa Schiatta 11 per sempre a noi campar t appresta. Ahi secol miserando A cui sem giunti! Per sentieri obliqui 12 1 m aita: aiutami. 2 di nequizia mondo: senza peccato. 3 Finto parla: mente. 4 alletta il fiele: raccoglie veleno. 5 fastosa: superba. 6 Sfolgori: fulmini. 7 Si estolla: s innalzi. 8 dall etra: dal cielo, dall etere. 9 al crudo sprezza: al crudele che lo deride e disprezza. 10 il tapin: il misero. 11 Schiatta: gentaglia (peggiorativo). 12 obliqui: disonesti. 12

13 S aggirano gli iniqui Insidie ognor tramando; Mentre d orgoglio tumida 13 si leva La più vil feccia dei figliuoli d Eva. 13 tumida: gonfia; boriosa; orgogliosa. 13

14 Salmo 12 Usquequo, Domine, E fia, Signor, che nell eterno oblio Senza un tuo sguardo mai resti io sepolto? E fia, che i giorni miei menar degg io 1 Sempre angoscioso e in lagrime disciolto? Dunque ognor baldo 2 il mio nemico, o Dio, Starà sovra il tuo servo, e altero in volto 3? Deh mira e m odi: e afforza il ciglio mio 4, Chè di morte non sia dall ombre avvolto. Deh mai non dica: io l ho pur vinto, il fero; Nè i tristi 5 del mio mal s abbiano il vanto 6 Poscia che in te, Padre pietoso, io spero. Spero e m allegro già di tua vittoria, Già mi circonda il tuo favor, già il canto Al possente tuo nome ergo 7 di gloria. 1 giorni miei menar degg'io: devo vivere. 2 ognor baldo: sempre insolente. 3 altero in volto: orgoglioso; altezzoso. 4 ciglio mio: gli occhi miei. 5 tristi: i malvagi. 6 s'abbiano il vanto: presumano. 7 ergo: innalzo. 14

15 Salmo 13 Dixit insipiens in corde suo No, Dio non v è: disse in suo cor perverso Lo stolto e blasfemò 1. Qual gregge immondo Giace nel brago 2 immerso D ogni nequizia il gener nostro 3 al fondo; Nè v ha tra tanti ahimè!, fremo di sdegno Non v ha chi al ben oprar ponga l ingegno 4. Dall alto Iddio dei sempiterni cerchi Volse ai mortali i rai, se un uom v emerga Saggio che Lui ricerchi. Ahi! tutti vede, quanti il mondo alberga Rapiti dal rio vortice 5, nè scopre Sol un di tanti, che l bene adopre 6. Ma non verrà mai forse il dì che chiaro L inviso vero 7 al fellon riluca 8, Che ingiustamente opraro 9, E, come il pan per cibo si manduca, La grama plebe laniar 10 coi denti, Nè al supremo Signor fur reverenti? Da ogni insidia securi e da ogni offesa Veggio i malnati tremar quali foglie; Chè dei giusti a difesa Ha l Eterno e i lor gemiti raccoglie. Stolti! Il tapin voi deridete, e pio Lo sconsolato fe ricorso a Dio. E a lui ricorre dal servaggio 11 affranto Il popol suo. Deh chi sarà quel forte Che alfin dal loco santo Sorga vendicator di sue ritorte 12? 1 blasfemò: bestemmiò. 2 nel brago: nella melma. 3 il gener nostro: l'umanità. 4 Non ingegno: Non c è nessuno che faccia il bene. 5 dal rio vortice: dal vorticoso fiume (del male). 6 Sol ben adopre: neanche uno che faccia il bene. 7 L'inviso vero: l'odiosa verità. 8 L inviso riluca: L odiata verità al malvagio splenda. 9 opraro: si comportarono. 10 La grama plebe laniar: il povero popolo dilaniarono. 11 dal servaggio: dalla schiavitù. 15

16 Quando Iddio ha rimessi al patrio ostello Oh, il lieto dì che a Israel fia quello. 12 ritorte: catene. 16

17 Salmo 14 Domine, quis habitavit Chi fia 1, che a te d accanto Nell alma tua magion, gran Dio, soggiorni? Qual nel tuo monte santo Mortal fia degno di menar suoi giorni 2? Uom, che d integri affetti Dell onesto alle norme agguaglia l opre 3, Nè con fallaci detti 4 Infosca il vero 5, che al tuo cor si scopre; Uomo, che al suo simile Oltraggio non recò, nè insidie tese, Ed i maligni a vile Temore, tributo ai giusti tese 6. Uom, che trepido 7 giura Nè sacrilego mente al suo fratello! Nè per ingorda usura Smunge con l oro il sangue al tapinello 8. Uom, che non fa mercato Dell oppressa innocenza, a pro del forte: Chi tal oprò, beato Si starà sempre con l eletta corte 9. 1 Chi fia: chi sarà. 2 menar suoi giorni?: vivere? 3 Dell onesto l opre: uniforma il suo operato alle norme dell onesto. 4 fallaci detti: menzogne. 5 Infosca il vero: oscura la verità. 6 Ed i maligni tese: intimorì i maligni, rendendo giustizia ai fedeli. 7 trepido: con ansia. 8 tapinello: povero. 9 corte: può indicare il popolo o il cielo (sinonimo di Dio). 17

18 Salmo 15 Conserva me Domine... Padre del ciel, tu sola mia speranza, Deh mi francheggia 1. Il mio Signor tu sei, Tu se Colui che tutti adempie e avanza 2 I desir miei. Tale al mio Dio giurai. Poi che a me bello Sarà ne fidi 3 suoi porre ogni affetto, Nel glorioso popol d Israello A lui diletto. O insensati spirti di mortali, Che a altro segno battono i lor vanni 4! Qual tristo aimè li attende ampio di male Pondo 5 e d affanni! Lungi ch io mai de sozzi idoli a tempi D uman sangue stillanti il piè rivolga, O che a lor nomi memore con gli empi La lingua sciolga! Sorte preclara, oltre ogni dir gioconda Ch ogni tesauro, ogni possanza oscura, Non ha simil nè prima nè seconda La mia ventura 6. A lui, che nella mente mi ragiona Dei santi veri, io darò laude e onore, Chè a lui lodar la notte ancor, mi sprona Vigile il cuore. Sempre, ove ch io mi volga e ch io mi guati 7, Tu innanzi, o Dio, mi stai, tu sempre al fianco: Perchè i miei passi io movo a te fidati 8 Securo e franco. Quindi di gioia il core in me sfavilla E il labbro esulta, e sciolta ancor dall alma In te sperando poserà tranquilla Un dì la salma 9. Chè non vorrai che il Santo tuo ne ciechi Abissi peregrin sua stanza fermi 10, Nè che offesa al suo velo 11 il morso rechi D impuri vermi. Tu conte 12 a me farai le arcane 13 vie Dell alma vita; chè al tuo destro lato Io del tuo lume nell eterno die 14 Vivrò beato. 1 mi francheggia: liberami. 2 adempie e avanza: esaudisce e precorre. 3 fidi: sono i precetti di Dio. 4 i lor vanni!: le loro ali! 5 tristo Pondo: peso cattivo. 6 ventura: futuro, destino. 7 mi guati: veda. 8 a te fidati: che confidani in te. 9 la salma: il corpo. 10 sua stanza fermi: fissi la sua dimora. 11 velo: divinità. (Allusione al velo del tempio di Gerusalemme). 12 conte: manifeste. 13 arcane: occulte. 14 die: giorno. 18

19 Salmo 16 Exaudi, Domine, justitiam meam... Sovvienmi, o Dio, poichè innocente io sono; La voce ascolta d umil labbro e schietto Che aiuto implora dal celeste trono. Il mio giudizio dal tuo volto aspetto; Veggano gli occhi tuoi se opera veruna Contra le eterne osai leggi del retto 1. Tu provasti il mio cor, tu nella bruna Notte il saggiasti scrutator severo, Nè pravitate in me si parve alcuna 2. Fra le umane nequizie amico al vero, Io sulla fè di tue parole sante, Per questo aspro m aggiro ermo 3 sentiero. Or deh! nelle tue strade il vacillante Mio pie tu afforza, si che mai non pieghi 4 Fuori dell orma tua le incerte piante 5. Signor, che grazia ai fidi tuoi non neghi, Come già udisti i miei sospir dolenti, Deh! odi anch oggi i lagrimati preghi. Di tua pietà rifulgano i portenti 6 ; Sei tu quel Dio che d ogni reo periglio Fai salvi que che a te vengon fidenti. Da costor che rubelli al tuo consiglio Sono a me avversi, mi difendi quale Uomo fa del lume che ne avviva il ciglio 7 ; E come ai suoi pulcini angel regale, Dagli empi che mi danno sì crudo affanno Deh! tu mi scherma di tue provvide ale 8. Vedi com essi a me d intorno stanno, Fatti dal sazio cor vieppiù crudeli, Nè dal superbo millantar ristanno 9 ; Sempre i miei passi, dove ch io mi celi Spiando, e sopra me l atre palpebre Tenendo immote 10 del mio sangue aneli 11. Così fiuta il leon fra le tenèbre, E il lioncello alla ferina guerra Così s assetta nelle sue latèbre 12. Or che più tardi? Ah sorgi, e invadi, atterra, Conquidi 13 il tristo, e il frale mio da lui Campa 14, o Forte, e da rei schiavi 15 alla terra, Da questi contra te pugnanti a cui Gioconda arride la mondana stanza 16 E che tu adempi 17 dei tesori tui, Tal che satolli d ogni desianza 18 Non pur son essi, ma d egual dovizia Gode il loro seme 19 e a nati suoi n avanza. Di me così non fia, che alla giustizia Devoto, un dì dal mortal sonno sciolto, Inebriato d eternal letizia M affisserò nel tuo beato volto. 1 del retto: della giustizia, della rettitudine. 2 nè alcuna: non è stata trovata in me nessuna malvagità. 3 m aggiro: cammino lungo questo solitario sentiero. 4 non pieghi: non ponga. 5 le incerte piante: i piedi vacillanti. 6 i portenti: le meravigliose imprese. 7 uomo ciglio: come fa un uomo quando protegge gli occhi dallo splendore della luce. 8 tu mi ale: difendimi con le tue sollecite ali. 9 Nè ristanno: né smettono di pronunciare insolenze superbe. 10 e sopra immote: fissandomi con sguardo malvagio. 11 aneli: avidi, desiderosi. 12 così latèbre: così siede fra i suoi nascondigli. 13 conquidi il tristo: conquista il malvagio. 14 e il frale campa: e libera il mio corpo da lui. 15 da' schiavi: rendi schiavi. 16 arride mondana stanza: il mondo, chi non ama la legge del Signore. 17 adempi: colmi. 18 satolli desianza: sazi di ogni desiderio. 19 seme: discendenza.

20 Salmo 17 Diligam te, Domine Te mia virtù sovrana amo, o gran Dio; Per te di santo ardore dentro divampo, O mia salute e propugnacol 1 mio. Sì, di Giuda il Signore m è fido scampo, E in lui posa tutta la speranza; Egli è mio scudo e mio sostegno in campo. A lui mi volsi, che ogni laude avanza 2, E quel pietoso mi schermì con forte Braccio dalla nimica oltracotanza 3. Qual uomo cui soverchiò l avversa sorte, Fra i torrenti d abisso, ond era cinto, Io transbasciava 4 oimè già presto a morte. E dei bui regni sulle soglie spinto, Già mi sentiva, ahi misero! lo spiro Dalle ritorte dell averno avvinto 5. Fra quelle ambasce al Re del sommo Empiro Sclamai piangendo, e di sua grazia al trono Dall imo cor levai caldo un sospiro. O fortuna! All etere quel suono Salse, e l orecchio all Immortal percosse Sì che a miei preghi il fece atteso e prono. Ed ecco ratto tremando si scosse La terra, e sino all ultime radici Le alpestri rocce traballar commosse. Chè d ira fumigar 6 le sue narici E viva bragia le sue labbra accese Che vampeggiò rompendo in fiamme ultrici 7. Crollò 8 l Eterno i cieli, e giù discese, E di tetra caligine ferale 9 Ampia sotto a suoi piè falda 10 distese. Sovra un cocchio di Chèrubi 11 regale Montò veloce, e il vol per l aere sciolse, Volò de venti rapido sull ale. 1 propugnacol: fortezza. 2 che ogni laude avanza: al di sopra di ogni lode. 3 oltracotanza: superbia. 4 transbasciava: scendevo verso. 5 lo spiro avvinto: lo spirito prigioniero delle catene degli inferi. 6 fumigar: emisero fumo. 7 fiamme ultrici: fiamme vendicatrici. 8 Crollò: smosse, scrollò. 9 ferale: mortale. 10 ampia falda: grande mantello (protezione) 11 Cherùbi: Cherubini. Di nubi un nembo a se d intorno accolse E, qual d arcano padiglion fra i veli, Tra i più cupi vapor si ravvolse 12. Al trasparir il suo fulgor pei cieli Si ritrassero i nuvoli e repente Ecco grandine grossa, ed ignei teli 13. Tuona dall alto allor l Onnipotente E alla sua voce ecco maggior procella D ignee saette e di gragniuola ingente 14. Vibra di qua di là le sue quadrella 15 ; E sotto al fitto turbine dispare Rotta e diserta la genia rubella. Soffia irato sui fiotti 16 ; e sgrida il mare; E rifuggendo dall equoreo piano L acque 17, dell orbe il fondo ignudo appare. Quindi dal sommo vertice la mano Cortese a me distende e dalla pugna Incolume mi trae dell oceàno. Per tal forma l Eccelso all avid ugna 18 Mi sottrae del fierissimo avversaro Ed al reo stuolo che a miei danni agugna 19. Forti dell arme ei sopra me piombaro 20 Nel dì del mio travaglio e Dio m offerse Del suo paterno amor ombra a riparo. Ed ampio a libertà varco m aperse E securo mi fe dai lacci il piede Poichè gli sguardi al suo fedel converse. Giusto Signor, dalla superna 21 sede La purezza ei notò dell opre mie E pari diemmi in sua ragion mercede 22. Chè all are io mai delle bugiarde e rie Deità non fui volto 23, e mio diletto 12 Tra si ravvolse: si rinchiuse tra le nubi più oscure. 13 ignei teli: fulmini. 14 procella ingente: tempesta di fulmini e di grandine. 15 quadrella: frecce. 16 sui fiotti: sui flutti del mare. 17 E rifuggendo l acque: ritirandosi le acque dal mare. 18 avid ugna: dalle mani avide (del nemico). 19 Ed al reo agugna: all avversario che desidera il mio danno. 20 piombaro: piombarono. 21 superna: celeste. 22 E pari mercede: mi diede un degno premio secondo la sua giustizia. 23 Chè volto: mai mi sono diretto verso gli altari di dei bugiardi e malvagi.

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