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2 Si ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per il contributo alla realizzazione del presente volume. Si ringrazia inoltre: 2011 Associazione Kwizera Onlus Ogni riproduzione e/o diffusione parziale o totale in qualsiasi modalità è proibita senza preventivo consenso da parte di Associazione Kwizera Onlus. II Edizione Gennaio 2013 Impaginazione, stampa, progetto grafico: Conceptio srl Piano di Coreglia - LU - - Tel Kwizera - Rwanda pag. 2

3 Associazione Kwizera Onlus Kwizera Rwanda a cura di Martino Ghilotti Kwizera - Rwanda pag. 3

4 Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità. Benedetto XVI: Deus caritas est Kwizera - Rwanda pag. 4

5 Prefazione Nel decennale della fondazione dell Associazione Kwizera Onlus, dedichiamo questo libro a tutti coloro che, in questi anni, ci hanno seguito con simpatia e sostenuto con grande vicinanza nell attività svolta a favore della popolazione del Rwanda. Perché il tutto non si riducesse a una semplice elencazione, seppur doverosa nei confronti dei tanti benefattori, delle realizzazioni portate a termine nel periodo, abbiamo cercato di tratteggiare, senza alcuna pretesa di completezza, un sintetico quadro del contesto sociale in cui il lavoro associativo è andato concretizzandosi. Rimane in noi la segreta speranza di riuscire a condividere con i lettori parte delle esperienze vissute dai vari volontari che negli anni si sono succeduti nelle missioni nel paese delle mille colline. In questo senso, crediamo che al di là della limitatezza delle parole scritte, saranno le numerose fotografie che corredano il volume a far rivivere, almeno in parte, la realtà con cui siamo venuti a contatto. In particolare, non poche di queste fotografie, che danno voce a quella variegata umanità fatta di bambini, uomini, donne e anziani, hanno la capacità di veicolare, nel loro disarmante realismo, le forti emozioni che hanno permeato gli autori di quegli scatti. Quei luoghi, quelle immagini, quella gente ti entrano dentro fino al profondo del cuore, tanto da poter dire che quel viaggio ti ha segnato la vita e, da allora, tutto prende una visione nuova. Ecco, se queste pagine riuscissero a far giungere al lettore l eco lontana di queste sensazioni, avrebbero raggiunto il loro scopo. Avremmo la certezza che l attività dell Associazione a favore delle persone, le cui vite e i cui volti, squarciando il velo dell anonimato, hanno fatto il loro ingresso, con pudore e discrezione, nelle nostre case, proseguirà anche per il prossimo decennio, potendo contare su tante persone partecipi del loro destino. Franco Simonini Presidente dell Associazione Kwizera Onlus Kwizera - Rwanda pag. 5

6 Per gentile concessione degli autori, riprendiamo ampi stralci del capitolo dedicato al Rwanda, all interno del libro Miracolo Africano Edizioni Il Sole 24 Ore , in cui vengono riletti con taglio giornalistico gli ultimi vent anni di storia rwandese, dalla guerra civile alla ricostruzione del paese. Allo stato dei fatti, si tratta di una rivisitazione che, nelle sue linee generali, è largamente accettata a livello internazionale, anche se non da tutti condivisa, in primis dagli sconfitti della guerra civile. Per pervenire a una ricostruzione storica, che superi l inevitabile e contingente prospettiva dei vincitori, ci vorrà un profondo lavoro degli storici che sappiano indagare le dinamiche, anche sotterranee, di quanto accaduto in Rwanda. Solo allora, dopo un percorso che richiederà molto tempo, lo sappiamo bene noi italiani che non abbiamo ancora totalmente chiuso i conti con il nostro secondo dopoguerra, la riconciliazione potrà trovare alimento anche dalla condivisione della lettura della propria storia. Lo chiedono le centinaia di migliaia di vittime, tutte indistintamente rwandesi. Kwizera - Rwanda pag. 6

7 Introduzione Rwanda. La pace possibile Un racconto dell orrore. Un milione di persone massacrate in meno di tre mesi. Corpi sgozzati e decapitati a colpi di machete. Crani e schiene spezzate a bastonate. Un ecatombe di donne bambini, uomini, anziani, ragazzi. Di chiunque non riusciva a fuggire alla furia omicida dei soldati, delle milizie paramilitari, ma anche dei vicini di casa incitati dalle radio e dalle autorità a partecipare al genocidio, eliminando chiunque appartenesse all etnia tutsi. Per diverse settimane, le descrizioni che nell estate del 1994 giungevano in Europa su quanto stava succedendo in Rwanda lasciarono incredulo il mondo. Purtroppo erano vere. Dal genocidio a Davos Quindici anni dopo sorge il dubbio di aver sbagliato indirizzo. Eppure è proprio la stessa nazione quella che oggi viene descritta, nelle valutazioni degli organismi internazionali, come uno degli Stati emergenti dell Africa. Il paese che piace ai chief executive titola, nel 2007, la rivista americana Fortune citando una lista di commenti elogiativi dei manager di grandi aziende statunitensi dell informatica e telecomunicazioni (Google, Terracom, Alltel), del settore agroalimentare (Costa, Starbuck), della grande distribuzione (Columbia Sportsware) delle costruzioni (Bechtel) che hanno iniziato a operare e in parte anche a investire nel Paese delle mille colline. Il clima per fare affari è decisamente positivo conferma la Banca Mondiale che nel 2010 colloca il Rwanda al quarto posto in Africa nella graduatoria Doing business. Graduatoria che tiene conto (con criteri misurabili oggettivamente ) dei tempi burocratici per aprire società e pagare le tasse, della trasparenza legislativa, della efficacia delle leggi, della libertà di esercizio delle attività economiche. Nel Continente, il Paese è preceduto solo da Sudafrica, Mauritius, Bostwana e Namibia. Tutti Paradisi fiscali tranne il primo. Il Rwanda non lo è. Nel mondo si classifica al sessantasettesimo posto della classifica. Noi italiani siamo più indietro: settantottesimi. Chi atterra all aeroporto di Kigali è avvertito; niente sacchetti in plastica. Inquinano l ambiente. Il Rwanda è uno dei pochi Paesi in Africa ad avere un sistema giudiziario indipendente, ha un basso livello di corruzione e comunque c è un serio impegno delle Istituzioni a combatterla, le elezioni si svolgono correttamente, il 50% dei parlamentari sono donne, gli abitanti hanno accesso a giornali e radio liberi e indipendenti. Le carenze non sono nel quadro istituzionale ma, semmai, nell adeguata disponibilità di competenze e di risorse umane qualificate. Sono alcune delle considerazioni riportate dai funzionari di Bruxelles in occasione dell esame periodico a cui vengono sottoposti gli Stati che beneficiano di aiuti comunitari. Quando, nel gennaio 2009, a Davos si apre l edizione annuale del Forum dove i gran- Kwizera - Rwanda pag. 7

8 di dell economia si trovano per tracciare il futuro della globalizzazione, il presidente rwandese Paul Kagame viene invitato a salire in cattedra: Spiegaci come avete fatto il miracolo? La risposta (che è anche una richiesta): Con gli investimenti che ci dovete portare voi.. Sì, ma c è anche altro. La pacificazione avviata nel Rwanda, quale che sia il giudizio che si vuole dare su Kagame (a essere diplomatici può venire definito come un tipo deciso ), e l esito finale (che dipenderà dalla capacità di estendere e consolidare lo sviluppo economico) è stato un capolavoro di politica. Quella vera. Decisa a fare i conti col sangue, l umiliazione, la vendetta, l ingiustizia e di trovare ugualmente una via d uscita. Bloccando il circolo infernale della violenza. Fisico asciutto, orecchie a sventola, Paul Kagame a due anni è già un mini-esule. Uno dei tanti. Suo padre per timore delle conseguenze dei pogrom in atto nel Paese contro l etnia tutsi, si è rifugiato con la famiglia in Uganda assieme ad altre decine di migliaia di persone. Altri (la maggior parte) hanno trovato rifugio in Congo, nel Burundi, in Tanzania, qualcuno anche in Kenya. In Uganda Paul riesce a frequentare la scuola secondaria dove si inizia alla politica. Ancora ragazzo si arruola nell esercito di liberazione di Museveni. Kagame lo segue assieme ad altri giovani rwandesi. Il loro vero obiettivo non è tanto liberare l Uganda, quanto di porre le premesse per combattere in Rwanda: lì vogliono tornare. Fanno parte del Movimento nazionale di Resistenza (NRA) di Museveni, ma contemporaneamente, all interno, fondano un entità separata, il Fronte Patriottico Rwandese (RPF). La collaborazione prosegue anche quando Museveni riesce a conquistare il potere. I rwandesi e l RPF sono ormai parte organica del suo esercito. Qualche volta imboscano un po di armi e per questo motivo, talora, il capo si arrabbia. Ma poi lascia perdere: Museveni ha lo sguardo lungo e nella regione dei Grandi Laghi sa che c è una stratificazione di conflitti irrisolti che trascendono i confini del suo Paese. Ha bisogno di alleati e Kagame e l RPF saranno i primi della lista [...]. Il suo eroe preferito [di Kagame] è Che Guevara. Eppure, per gli intrecci della politica, il futuro leader rwandese, dopo gli anni di guerriglia al seguito di Museveni, viene addestrato militarmente negli Stati Uniti. Washington infatti finanzia e appoggia sia Museveni che i suoi alleati: sono in gioco interessi economici e nella Regione dei Grandi Laghi gli americani, interessati alle immense ricchezze del Congo, si confrontano con le ex potenze coloniali, Belgio e Francia, che invece appoggiano i dittatori della regione. Tornato in Africa dopo l esperienza americana, Kagame diventa uno dei capi del Fronte Patriottico Rwandese (RPF). E ormai giunto il momento di tentare il rientro e l instaurazione di un nuovo Governo a Kigali. La prima avanzata avviene nel 1990 ma Kwizera - Rwanda pag. 8

9 il regime rwandese, appoggiato da Francia, Belgio e dal Congo del generale Mobutu, riesce a contenere l RPF che comunque assume il controllo di alcune aree nel Nord del Paese vicino all Uganda. Ci sono successivi tentativi di invasione seguiti da negoziati di mediazione che si tengono in Tanzania, nella città di Arusha. Alla fine un compromesso viene raggiunto. L RPF verrà invitato a far parte del Governo. L accordo è siglato dal presidente Juvenal Habyarimana. A Kigali, capitale del Rwanda, si instaura un nuovo Esecutivo in cui sono largamente rappresentati i partiti moderati che cercano una conciliazione nazionale. Lo sviluppo può cominciare. Dopo una serie di cambiamenti diventa primo ministro Dismas Nsensiyaremye, un hutu moderato. Eccellente ingegnere chimico, il premier avvia nel paese un nuovo sistema di credito cooperativo: premessa indispensabile per creare lavoro e investimenti anche da parte dei piccoli coltivatori, commercianti, artigiani. La trama estremista Ma gli estremisti rwandesi, che finora hanno appoggiato Habyarimana, sono contrari a qualsiasi mediazione e hanno già provveduto a preparare la vendetta. Che sarà terribile. Il Presidente ne è perfettamente consapevole ma cerca di mantenersi in bilico. Verso il mondo esterno, gli alleati francesi, belgi, la comunità internazionale, Habyarimana ha bisogno di mostrare un volto ragionevole e aperto al compromesso politico. All interno lascia spazio libero a chi incita all odio razziale. Sono sia l esercito che i paramilitari dell Interhamwe Mpuza Mugambe. Un supporto decisivo è fornito dagli apparati di propaganda. Da mesi è scesa sul sentiero di guerra la Radio delle Mille Colline che, tra un brano rock e uno di musica congolese, invita i giovani hutu ad armarsi contro gli sfruttatori tutsi: - Schiacciateli come topi! Nel frattempo, il Governo di Kigali provvede a controllare che nelle carte di identità sia ben identificato chi è hutu e chi è tutsi. La mediazione internazionale è fragile. Il responsabile delle operazioni di mantenimento della pace dell ONU e futuro segretario generale, Kofi Annan, blocca il generale canadese Romeo Dallaire, capo del contingente ONU in Rwanda che, in una serie di comunicazioni successive, lo avverte che si sta preparando un massacro. In particolare gli impedisce di sequestrare un carico di armi e munizioni provenienti da tutte le parti del mondo: Israele, Belgio, Francia, Israele, Gran Bretagna. Armi sbarcate da un aereo militare francese e destinate alla fazione dell esercito che fa direttamente capo al presidente Habyarimana. Non farà tempo a usarle. La sera del 6 aprile 1994 due missili lanciati nelle vicinanze dell aeroporto di Kigali colpiscono la cabina e il timone di coda dell aereo su cui il Presidente sta atterrando in compagnia del leader del Burundi, Cyprien Ntaryamira. Kwizera - Rwanda pag. 9

10 Chi ha lanciato gli ordigni? La vicenda non è mai stata interamente chiarita. Ma la ricostruzione più credibile, dalle testimonianze raccolte negli anni successivi, è quella di un azione preparata dall ala più oltranzista dei movimenti hutu. E anche la più verosimile: rischiavano di restare tagliati fuori dagli accordi di Arusha. (1) Uccidi! L episodio offre il preteso per scatenare il massacro che Dallaire temeva. L esercito rwandese e le milizie paramilitari utilizzano i mitra e i fucili. Alla popolazione vengono distribuiti migliaia di machete importati dalla Cina. Il primo ministro Dismas Nsensiyaremye viene uccisa dalla guardia presidenziale di Habyarimana a cui i soldati delle Nazioni Unite (belgi e ghanesi) consegnano le armi. Questo non li salverà da una fine atroce. Dallaire chiede rinforzi. Ritiene che una forza di interposizione di 5mila uomini possa essere sufficiente a evitare il massacro o per lo meno a creare un corridoio di fuga per i tutsi che cercano di fuggire. Ma gli Stati Uniti e il presidente Clinton si oppongono, nonostante l avvertimento lanciato dalla CIA in un rapporto ufficiale nel quale si sosteneva che il fallimento dell accordo di Arusha avrebbe provocato un massacro. I pochi soldati ghanesi, belgi e tunisini del contingente Onu mostrano determinazione e coraggio. Quelli del Bangladesh si rivelano un disastro. A questo punto non ci sono più freni. C è chi parla oggi di ottocentomila morti, chi di oltre un milione. I veri numeri non li sapremo mai ma il senso dell operazione è inequivocabile: si tratta di genocidio, di pulizia etnica. Tutta la popolazione hutu viene incoraggiata a partecipare anche se il bersaglio è spesso un vicino di casa con cui, in precedenza, non sono mai esistiti motivi di tensione. Chi fa resistenza subisce minacce e intimidazioni. Ci sono vicende terribili, da tragedia greca. Persone costrette ad ammazzare con le proprie mani mogli e figli, perché dell altra etnia. E se alla fine qualcuno tenta di opporsi o di fermare il massacro, fa la stessa fine delle vittime. Nelle statistiche delle persone uccise figurano decine di migliaia di hutu che hanno fatto resistenza, anche solo passiva, contro l eccidio. L ascesa di Kagame I macellai che hanno scatenato i massacri si appoggiano sul terrore, sono capaci di uccidere gente inerme, ma non hanno alcuna consistenza militare. Avviene così che in poche settimane, appoggiato dall Uganda, l RPF riesce a rientrare nel Paese e a conquistare la capitale. Si forma un governo di coalizione a cui partecipa quello che resta dei partiti moderati. A dirigerlo viene chiamato Pasteur Bizimungu, un hutu, ex presidente della società Kwizera - Rwanda pag. 10

11 elettrica rwandese. Ma dietro le quinte, a tirare le fila del nuovo è Paul Kagame, che assume la carica di vicepresidente pur mantenendo il comando delle Forze Armate impegnate nella guerra che nel frattempo si è trasferita in Congo. Dopo qualche anno, quando la situazione interna e quella militare si stabilizzano, Kagame congeda Bizimunbgu, e si fa nominare presidente. Nel 2003 legalizza la sua posizione con un elezione che viene generalmente considerata come regolare. Democrazia sulla carta In realtà la gestione Kagame, soprattutto nei primi anni, è tutto fuorché un modello di democrazia. Con gli oppositori, usa la mano pesante. Uno dei primi a farne le spese è lo stesso Bizimungu. In crescente dissenso con il leader per l intolleranza mostrata nei confronti di ogni opposizione interna, tenta di formare un proprio movimento, il partito per il rinnovamento democratico (PRD). Ma viene immediatamente incarcerato per una serie di presunti reati: appropriazione indebita, formazione di milizia armata. A cui si aggiunge l accusa passepartout con cui Kagame provvede a eliminare tutti gli avversari e gli oppositori più temibili: istigazione alle divisioni etniche. Un analogo trattamento è riservato alla stampa. Bonaventure Bizumuremyi, editore di Umuseso, e Charles Kabonero proprietario di Umuvugizi, unici giornali che si permettono, in alcuni casi, di criticare il Governo e i suoi rappresentanti, diventano oggetto di continue minacce da parte di squadristi armati e polizia. Vengono anche multati ripetutamente, con accuse pretestuose. Riconciliazione e verità Kagame ha in mano il Governo e l esercito, ma il Paese è da ricostruire e il compito sembra sovrumano. Si pone, innanzitutto un problema di pacificazione tra la popolazione. Centinaia di migliaia di normali cittadini hutu sono fuggiti assieme ai leader e alle milizie che hanno scatenato il massacro. Temono la vendetta dei tutsi anche se Kagame li invita a ritornare. Ha avvertito i suoi che non tollererà ritorsioni individuali. Per chi sgarra c è l esecuzione immediata. I profughi esitano. Prevale la paura del castigo. In cambio centinaia di migliaia di tutsi che erano fuggiti negli anni precedenti in Congo, Tanzania, Uganda tornano nel Paese dove sono rimasti anche 1,3 milioni di ragazzi senza genitori. Uccisi durante le stragi successive. E quasi un terzo della popolazione giovanile di tutto il Rwanda. Sono questi i maggiori problemi. D ora in poi uomini e donne, vittime ed esecutori materiali di assassini e violenze dovranno attingere acqua alla stessa fontana, entrare negli stessi negozi, partecipare alle medesime cerimonie, mandare i figli nella stessa Kwizera - Rwanda pag. 11

12 scuola. Vivere fianco a fianco, affacciati sullo stesso cortile. Com è possibile? Bisognerebbe trovare le parole adatte per dare una spiegazione di quanto accaduto. Per riconoscersi in un principio di verità condiviso. Ma su quali basi? La riapertura del ciclo delle vendette appare inevitabile. Impossibile ricorrere alla giustizia ordinaria anche perché, come spiegherà più tardi lo stesso Kagame, non si sarebbe mai riusciti a processare e incarcerare tutti coloro che avevano commesso un omicidio. Non ci sarebbero stati né i giudici né le prigioni sufficienti. In pratica, non ci sarebbe stato più un Paese da governare. Per questo, appena insediato, il neopresidente punta tutte le sue carte su un vasto progetto di riconciliazione, anche se sono in pochi a dargli credito. Missione impossibile? Il suo Governo decide di fare una distinzione: chi ha organizzato e pianificato il massacro sarà giudicato da tribunali ordinari. Ed è così che decine di dirigenti politici, alti funzionari, leader locali e ministri vengono accusati e arrestati. Per gli altri partecipanti alle violenze, il Governo decide di recuperare dei tribunali che in qualche modo già esistevano. Si chiamano Gacacas e sono composti da leader e capifamiglia locali che tradizionalmente hanno il compito di giudicare su delitti e questioni minori: furti, dissidi familiari. Le sedute avvengono in pubblico. Quando c è un colpevole, questi confessa e il tribunale in genere decide una compensazione. Nelle nuova versione le Gacacas vengono rafforzate nei loro poteri. Hanno la possibilità (a differenza degli analoghi tribunali di riconciliazione sudafricani) di punire e infliggere ammende o lavori sostitutivi. Si mettono così all opera diecimila corti giudicanti che il Paese non si sarebbe mai potuto permettere se avesse dovuto appoggiarsi su funzionari stipendiati e strutture statali. Certo, il risultato non è sempre omogeneo. Impossibile evitare casi di giudici parziali o corrotti. Le vendette filtrano. Non mancano episodi di intimidazione e le uccisioni di testimoni o di membri delle Gacacas. Il sistema delle compensazioni è insoddisfacente: lo sfacelo del Paese ha colpito anche i colpevoli che raramente hanno beni o mezzi per ripagare le vittime. Difficile anche ristabilire i diritti di proprietà. Ulteriori tensioni sorgono quando cominciano a uscire dalle prigioni coloro che sono stati giudicati dai tribunali normali. L impianto generale però tiene: le Gacacas consentono - talora meglio dei tribunali regolari - di stabilire una verità che alcuni potranno non riconoscere ma che può essere generalmente condivisa. Le critiche restano. Le divisioni anche: difficile che hutu e tutsi, che ormai si riconoscono a vista, frequentino gli stessi posti. Tuttavia il risultato è inoppugnabile: il ciclo della vendetta è chiuso. Per tutti, parlare di etnia è tabù. Quando si accenna al tema il ritornello immediato è sempre lo stesso: non c è differenza, io sono rwandese. Imposto forse, ma non è un risultato da poco. Kwizera - Rwanda pag. 12

13 La costruzione dello Stato Probabilmente l intero sistema non avrebbe funzionato se, in parallelo, il Governo non fosse riuscito ad avviare quello che era mancato per troppo tempo: lo sviluppo economico e la costruzione dello Stato. Il rimorso per il mancato intervento delle Nazioni Unite e per il ritardo con cui l America e l Europa si sono accorte che a Kigali stava avvenendo un genocidio, fanno piovere sul Paese una buona dose di aiuti internazionali. Che questa volta però, non vengono sprecati. Il Rwanda ci mette anche del suo e diventa uno dei pochissimi Stati in Africa dove si pagano le tasse. Nel corso degli anni diventa così possibile riempire le scuole, che oggi sono gratuite e obbligatorie per nove anni. Tre quarti della popolazione è ormai protetto da un assicurazione sanitaria per prestazioni elementari. Due terzi ha accesso all acqua. Kagame come Museveni, gestisce il potere in modo autoritario, ma il risultato in Rwanda è molto diverso. Il presidente mantiene un polso ferreo nella lotta alla corruzione. Sa anche che per ottenere risultati credibili in questo campo, occorre pagare i funzionari dello Stato in modo adeguato. In cambio, evita di gonfiarne il numero. Lancia un segnale eloquente eliminando le auto di Stato. Attua un forte decentramento amministrativo articolato su trenta distretti. Il Paese gli crede. E lo rispetta ancora. Riccardo Barlaam e Massimo Di Nola (dal libro Miracolo Africano edizioni Il Sole 24 Ore) (1) Nota del curatore Per completezza va ricordato che è tuttora pendente presso la Giustizia francese un procedimento, instaurato dai parenti dei tre francesi membri dell equipaggio deceduti nell abbattimento dell aereo, in cui il giudice istruttore francese ipotizza che mandanti ed esecutori dell attentato debbano ricercarsi nei vertici del FPR, tanto da aver spiccato, nel novembre 2006, nove mandati d arresto internazionali contro uomini politici e militari molto vicini all attuale presidente rwandese. Tale iniziativa ha portato all immediata rottura delle relazioni diplomatiche tra Francia e Rwanda ristabilitesi solo nel novembre Kwizera - Rwanda pag. 13

14 Nota del curatore Le foto e i testi che compongono questo lavoro tentano di accompagnare il lettore in un ideale viaggio alla scoperta di un piccolo paese africano, il Rwanda, e alla conoscenza dell attività che qui, da un decennio, svolge l Associazione Kwizera Onlus. I testi che concorrono a formare i diversi capitoli non sono che semplici appunti di viaggio che tentano di dare voce alle fotografie, tutte, salvo espressa specificazione, opera dei vari volontari che, negli anni, si sono susseguiti, nelle diverse missioni. All interno dei diversi capitoli fanno la loro comparsa dei box contenenti brevi note a corredo del testo principale. Le note datate sono attinte dal blog Albe rwandesi (http://alberwandesi.blogspot.com), e appunto per questo denominate Post, essendo le rimanenti inedite. Nella sezione Reportage e Dall inviato compaiono contributi personali e di terzi, già comparsi in passato sulla rivista dell Associazione. Tutti i dati riportati a corredo delle informazioni sono stati raccolti, con la necessaria attenzione, presso fonti uffi ciali e, ove possibile, fra loro incrociati; ci scusiamo tuttavia per gli eventuali errori che dovessero emergere. PARTE I - Rwanda appunti di viaggio pag. 14

15 PARTE I Rwanda Appunti di viaggio PARTE I - Rwanda appunti di viaggio pag. 15

16 E diffi cile trovare sulla cartina dell Africa il minuscolo Rwanda, un paese grande quanto il nostro Piemonte con una densità abitativa di 406 abitanti per chilometro quadrato, la più alta dell intero continente africano. Il vicino Congo, grande come l intera Europa occidentale ha solo 29 abitanti per chilometro quadrato. United Nations-Rwanda, Map n.3717, Rev. 10 june 2008 Nome ufficiale: Ordinamento politico: Capitale: Superficie: Popolazione: Densità: Crescita demografica annua: Religione: Republika y u Rwanda Rep. presidenziale Kigali Kmq ab. censimento ab./kmq 2,60% Catt. 56,5%, prot. 37%, musulmana 2% Mortalità infantile: Aspettativa di vita: Ind. sviluppo umano: Moneta: PIL (PPA): Popolazione urbana: Pop. sotto soglia povertà: Economia: 6,55% 58,02 anni 0, / 187 stati Franco ruandese 1 Euro / 800 Frw circa 12,160 miliardi USD 18% 60% Agricoltura, turismo PARTE I - In viaggio verso il Rwanda pag. 16

17 In viaggio verso il Rwanda Se vuoi sapere chi sono, se vuoi che t insegni ciò che so, cessa momentaneamente di essere ciò che tu sei e dimentica ciò che tu sai. Tierno Bokar Si raggiunge il Rwanda, che si trova un centinaio di chilometri sotto l equatore nell emisfero sud, con l aereo. Siamo, infatti, in pieno centro Africa, distanti migliaia di chilometri dall Oceano Atlantico dalla parte del Congo e dall Oceano Indiano dalla parte della Tanzania, senza che dai porti principali della costa vi siano collegamenti ferroviari, almeno fino ad oggi; solo ora si sta, infatti, progettando una linea ferroviaria che da Dar er Salam colleghi il Rwanda e il Burundi. Si va da Roma o Milano con la compagnia aerea etiopica, che impone però lo scalo di Addis Abeba, o più comodamente da Bruxelles con un volo diretto. Le nove ore di volo sono assicurate dalla compagnia belga Brussels Airlines (a un prezzo che varia tra 800 e 1200 euro circa a seconda dei periodi) che ha ereditato la tratta dall ex compagnia di bandiera Sabena, approdata in Rwanda al seguito dell amministrazione coloniale belga. Il Belgio ha infatti amministrato il Rwanda a partire dal 1916, a seguito dell invasione dal Congo, e ufficialmente dal 1924 su mandato della Società delle Nazioni, subentrando alla Germania a cui il Rwanda, unitamente al Tanganika e al Burundi, era stato assegnato al congresso di Berlino del 1884/1885, dove le potenze europee si erano spartita l Africa. L amministrazione belga è cessata nel 1962, data dell indipendenza. I legami tra la vecchia potenza coloniale e la ex colonia permangono tuttora: un intreccio di rapporti economici e culturali è sopravvissuto alla proclamazione dell indipendenza. Bruxelles è oggi sede di una foltissima colonia rwandese e punto di riferimento della nuova borghesia del paese africano. Ultimamente, a conferma dell interesse che il Rwanda sta suscitando a livello internazionale, anche la compagnia olandese KLM ha inaugurato un volo diretto da Amsterdam a Kigali, la capitale rwandese. Si parte, fatte le vaccinazioni richieste a livello internazionale (febbre gialla), con la scorta necessaria di medicinali utili ad affrontare gli imprevisti di un paese equatoriale; nella sostanza, se si osservano le normali cautele che si devono usare in paesi africani nell assumere cibi e soprattutto bibite e acqua, l unico vero rischio è la malaria. Già prima di partire il Rwanda presenta il proprio biglietto da visita di paese sorprendentemente orientato alla modernizzazione, seppur all interno di inevitabili contraddizioni: il visto d ingresso necessario per entrare nel paese vi è recapitato direttamente a casa per , dopo aver compilato un Prima di affrontare questo nostro viaggio alla conoscenza di una realtà diversa e lontana con la giusta prospettiva e senza essere fuorviati dagli occhiali della nostra cultura, giunge quanto mai opportuna questa raccomandazione di un saggio africano, Tierno Bokar, rivolta al viaggiatore che si avvicina all Africa. La nuova bandiera nazionale rwandese adottata nel 2001 Lo stemma della repubblica con il motto Unità, Lavoro, Patriottismo PARTE I - In viaggio verso il Rwanda pag. 17

18 form reperibile sul sito internet del ministero dell immigrazione. Si arriva all aeroporto della capitale Kigali alle 19 (stessa ora della nostra nei periodi di vigenza dell ora legale). Appena sbarcati bisogna adempiere al pagamento della tassa d ingresso, ridotta di recente a 30 dollari rispetto ai precedenti 60 e alla compilazione di un questionario in cui bisogna fornire tutte le informazioni del caso: cosa si viene a fare, dove si alloggia, chi sono i referenti locali. Prima di uscire dalla zona arrivi, ci si imbatte in cartelli che ricordano che in Rwanda non si possono utilizzare le borse di plastica, pena salatissime multe. Superati i controlli doganali, non particolarmente invasivi, ci si affaccia sul salone arrivi dove, se si viaggia in estate, si sarà accolti da un pullulare di cartelli esibiti da delegazioni di istituti, parrocchie, gruppi che attendono l arrivo dei volontari. In effetti, nel periodo feriale la stragrande maggioranza dei viaggiatori è rappresentata da volontari in missione estiva. Lo si capisce dall abbigliamento e dal numero e dalla dimensione delle valigie al seguito: troppe e troppo voluminose per il contenuto di una semplice vacanza. D altra parte in Rwanda ci sono scarse occasioni di turismo, se si esclude il classico tour per visitare i gorilla di montagna dei monti Virunga. Nelle valigie, in aggiunta a quanto di stretta necessità personale, il bravo volontario c inzeppa tutto ciò che può essere utile, una volta giunto a destinazione nelle comunità in cui andrà ad operare: si va dalle attrezzature informatiche al materiale scolastico, da capi di vestiario a qualche medicinale, peraltro non nelle quantità che sarebbe necessaria, stante il divieto introdotto dal governo d importare medicinali se non passando dai canali ufficiali. PARTE I - In viaggio verso il Rwanda Post it In viaggio verso Kigali Il viaggio inizia con il trasferimento da Malpensa a Bruxelles. L aereo è pieno, ben oltre la metà dei passeggeri è rappresentata da africani che fanno ritorno nel paese d origine, sfruttando il periodo feriale italiano. La gran parte ha come destinazione Dakar, la capitale del Senegal. Sono tutti sovraccarichi di bagagli, tanto da sforare i pesi in franchigia con l inevitabile discussione con l addetta al check-in che rivendica il pagamento del peso in esubero. L abbigliamento curato e il contorno di telefonini di ultima generazione e di qualche pacco regalo di prodotti informatici garantiscono sicuramente l ammirazione e la riconoscenza di chi li sta attendendo in patria. Danno tutti la sensazione di nutrire un certo compiacimento, come di chi ce l ha fatta, magari dopo essere arrivato su un barcone. A Bruxelles sul volo per Kigali la musica cambia. Anche questo volo è pieno: c è una buona rappresentanza di volontari e folti gruppi di rwandesi e ugandesi, visto che il volo fa scalo anche a Entebbe-Kampala. I rwandesi sono rappresentati da giovani e intere famiglie, con bambini al seguito, facenti parte della foltissima colonia rwandese di Bruxelles e da rappresentanti della ricca borghesia di Kigali che hanno nella capitale belga il tradizionale punto di riferimento europeo per acquisti, studi e affari. Numerosi sono i giovani in carriera,in giacca e cravatta d ordinanza che non disdegnano di mostrare il loro status, fatto di apparati informatici e stampa e pubblicazioni specialistiche, specchio del particolare attivismo in cui si trova l economia rwandese da qualche anno a questa parte. Agosto 2009 pag. 18

19 Dio passa la giornata altrove, ma alla sera rientra a dormire in Rwanda. Proverbio rwandese Nelle valigie spesso trovano posto anche attrezzi da lavoro che servono per gli interventi sul campo, stante la difficoltà, specie nei villaggi, di disporre del necessario: spesso, infatti, reperire un cacciavite o una pinza diventa un problema. All uscita dell aeroporto t accoglie il Rwanda, piccolo paese grande quanto il nostro Piemonte con i suoi 10,537 milioni di abitanti, con un tasso di crescita del 2,60% annuo e una densità di 400 abitanti per kmq, la più alta dell intero continente africano, causa non secondaria dei problemi del piccolo Rwanda. E buio pesto già da tempo. Siamo all equatore e quindi la giornata è di 12 ore di luce e 12 ore di buio, tutti i giorni dell anno, con il sole che sorge verso le 6/6,30 e tramonta verso le 18,30, con l immediata discesa delle tenebre, pur nell alternarsi delle stagioni. La temperatura è decisamente gradevole; mediamente nel corso dell anno la temperatura si aggira sui 20 gradi, con punte che non oltrepassano i 30 gradi, mentre alla sera e nelle ore notturne, soprattutto nelle zone montagnose, l aria si fa più pungente e, se si fanno due passi dopo cena, ci si deve coprire adeguatamente. Arrivando ad agosto si è nel pieno della stagione secca, a cui fanno da corollario due stagioni delle piogge, da metà settembre a dicembre la piccola stagione delle piogge e da marzo a giugno la grande stagione delle piogge, e una piccola stagione del sole nei mesi di gennaio e febbraio. Un simile clima e la conformazione geografica fanno del Rwanda un paese ad alta vocazione agricola. Alla sera, appena dopo le 18, improvvisa cala la notte, mentre al mattino il sole sorge verso le 6/6,30. Post it Cena al Sole e Luna Per chi arriva a Kigali dall Italia è quasi d obbligo la cena al Sole e Luna, punto d incontro di un po tutti gli europei, e non solo, della capitale rwandese. Il gestore del Sole e Luna è un italiano di Vicenza, Dionigi. Venuto qui negli anni novanta come volontario vi ha messo radici: si è sposato con una giovane rwandese che gli ha dato due bei bambini. Dapprima ha gestito il punto di ristoro di cui la diocesi di Byumba dispone sul lago di Rwesero, in prossimità del piccolo seminario, poi si è trasferito a Kigali. Qui potendo già contare su quei clienti che dalla capitale si spingevano fin sul lago di Rwesero per gustare qualche buon piatto italiano, ha aperto, sulla strada che conduce all aeroporto, appunto il Sole e Luna che gestisce con crescente successo, potendo annoverare una clientela numerosa e qualificata. Vi si mangiano delle ottime tilapie al forno(pesci di lago) e pizze, che nulla hanno da invidiare a quelle italiane. Per la verità, fatte le debite proporzioni, anche il prezzo non si discosta di molto da quelli italiani. Agosto 2009 PARTE I - In viaggio verso il Rwanda pag. 19

20 Nell ultimo tratto di volo, dopo aver sorvolato le immense distese desertiche, ci appare il verde del Rwanda, il paese delle mille colline. Al ritorno lo spettacolo sarà diverso. Partendo alla sera, l Africa vi apparirà totalmente nera, rarissime sono, infatti, le luci delle città. Questa immagine di un continente avvolto nel buio più completo dice più di tanti trattati. L Africa deve ancora decollare. PARTE I - In viaggio verso il Rwanda pag. 20

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