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2 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 2 in collaborazione con in cooperation with A cura di curated by Enrico Mascelloni, Marinella Caputo, Marco Bastianelli Con il patrocinio di: Ministero Affari Esteri Italiano Regione Umbria Provincia di Perugia UPI Comune di Perugia Exibart Istituto Nazionale d Arte Contemporanea

3 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 3 a cura di MONUMENTAL AFRICA Maestri d Africa in terra d Umbria CERP, Centro Espositivo Rocca Paolina Perugia 13 Dicembre Gennaio 2014

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5 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 5 Presentazione Enrico Mascelloni, il curatore di questo catalogo prodotto a corredo della rassegna Monumental Africa, Maestri d Africa in Terra d Umbria, sezione della più ampia rassegna Umbria, Terra di Maestri, è un amico antico di GSI Italia e un curioso e appassionato ricercatore delle culture altre e delle loro produzioni materiali. La sua competenza è garanzia della qualità delle opere e degli artisti selezionati e illustrati in queste pagine. L originalità della pittura, e più in generale della cultura africana rispetto ai nostri canoni espressivi, trova migliore comprensione e interpretazione se teniamo presente quanta parte essa ha avuto nella formazione dell arte moderna e contemporanea occidentale. L Africa è uno scrigno traboccante di risorse materiali e immateriali, che autorizzano a sperare in un suo possibile futuro sviluppo, se solo gli appetiti dei potentati economici mondiali e le stesse bramosie dei suoi figli peggiori ne permettessero la realizzazione. Il perché di una esposizione di opere africane all interno di una rassegna di opere di artisti umbri, trova ragione nel legame di GSI Italia con comunità africane beneficiarie di Umbria, Terra di Maestri. Donne e bambini di uno dei Paesi più poveri di quel continente, il Burkina, in equilibrio instabile tra carestie ricorrenti e povertà permanenti. Ma anche i nuovi poveri della porta accanto nelle nostre città, beneficiari dei piccoli prestiti d onore che GSI Italia ha attivato nel territorio di sua insistenza. United Artists for Africa è oramai una piccola folla di artisti, che nel corso di questi anni sta crescendo di numero e nella consapevolezza di una responsabilità sociale della categoria nella solidarietà locale e internazionale. La contingenza economica, penalizzante anche il mondo dell arte, dagli attori della produzione materiale a quello della distribuzione e del consumo, non ha impedito ai più di conservare il sentimento di condivisione e di generosità verso i bisognosi, della cui schiera talvolta in questi tempi anche gli artisti corrono il rischio di entrare a far parte. In questa consapevolezza e a maggiore ragione a tutti loro va il ringraziamento di GSI Italia, per la sensibilità e la disponibilità, segno di appartenenza a questa informale e preziosa associazione che abbiamo voluto nominare United Artists for Africa. Un ringraziamento ai partner di questa operazione di cultura e di solidarietà. La Provincia di Perugia che ha permesso la realizzazione della rassegna nel Centro Espositivo della Rocca Paolina, il Corriere dell Umbria che ha curato la pubblicazione della sezione espositiva italiana, i patrocinatori Ministero degli Affari Esteri, Regione Umbria, Comune di Perugia, Unione delle Provincie di Italia, Exibart, Istituto Nazionale di Arte Contemporanea, i curatori degli allestimenti espositivi e dei cataloghi. Di questo che state leggendo per la sezione africana e di quello della sezione italiana. A tutti noi, promotori, curatori, lettori e visitatori delle mostre, il piacere di operare da cittadini del mondo attivi, convinti che il bene e il bello siano categorie sociali e non solo morali, che è possibile coniugare la solidarietà con l ottimismo della volontà e l arte con la consapevolezza di una nostra partecipazione a un progetto creativo universale. Protagonisti responsabili e inclusivi in una comunità di appartenenza allargata. A tutti voi, buona lettura di queste pagine e buona visione delle mostre allestite nelle magnifiche sale del Centro Espositivo della Rocca Paolina e qui di seguito illustrate. 5 Antonio Loiacono Presidente di GSI Italia

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9 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 9 MONUMENTAL AFRICA L'arte africana contemporanea è morta, viva l'arte africana L'arte africana contemporanea fa cadere ogni certezza man mano che se ne approfondiscono gli esiti, com'è tipico di tutti i fenomeni complessi. Una delle più ricorrenti vuole che vi siano comuni denominatori tipicamente africani in ogni opera. In realtà, tra artisti attivi in Angola e in Senegal, in Kenya e in Sudafrica i trait d'union sono assai labili, per non dire inesistenti. Il Continente è infatti enorme e variegato, se le logiche convergenti dei vari colonialismi sono state incapaci di creare una politica comune, figuriamoci cosa possono aver combinato sul fronte di una cultura condivisa. Ma gli specialisti davano a priori per scontato che ce ne fosse una ben stagliata e, com è ben noto, chi cerca accanitamente qualcosa che non esiste finisce per trovarla. Naturalmente generica, e come tale incapace di sopportare il primo approfondimento serio. I linguaggi dell'arte contemporanea africana sono diversissimi l'uno dall'altro e anche le tematiche variano abbondantemente, persino nel percorso del medesimo artista. L'assenza pressoché totale di istituzioni pubbliche o private (musei, gallerie, figure intermedie come i critici...) ha favorito una dispersione del fenomeno, che infatti si è andato disponendo sul Continente (naturalmente stiamo parlando di Africa Subsahariana) e senza poter contare su poli d'attrazione particolarmente forti, come potevano esserlo, per l'arte occidentale, la Parigi di inizio '900 e la New York verso la sua fine. Non è infatti raro trovare alcuni tra i protagonisti maggiori in aree periferiche e ben lontane dai poli metropolitani (Seni Camara tra tutti), sebbene la grande città resti anche in Africa il luogo di maggiore effervescenza artistica. Sono state e restano rare anche le dichiarazioni programmatiche, mentre l'esistenza di movimenti artistici, di gruppi coesi da un medesimo linguaggio è più un processo di convergenza promozionale che altro, tantoché i più noti tra loro (per esempio gli scultori Makonde o quelli Shona) si sono aggregati e persino qualificati per linee etniche, disponendosi poi lungo percorsi turistici. Tale disposizione mutevole e aprogrammatica delle presenze artistiche non ha certo favorito una globalizzazione degli stili e delle tendenze com'è avvenuto altrove. Il processo in questione, anche nell'arte, è sempre stato eminentemente economico e l'arte contemporanea africana non sembrava promettente in quel senso. E tuttavia il sistema dell'arte aveva bisogno che nulla restasse scoperto, nemmeno l'africa. Una serie d'istituzioni orientate in senso globalizzante si è installata in qualche metropoli africana e si è dunque cercato di stimolarvi una nuova arte contemporanea che fosse presentabile anche nelle loro mostre. Alcune tra esse, come Africa Remix, hanno simulato la sua esistenza, soprattutto coinvolgendo artisti d'origine africana che vivono in occidente. Poco male, in fondo, se non fosse che la qualità è scarsa (non che altrove sia memorabile...). Magari migliorerà in seguito. E tuttavia anche per l'africa si apre lo stesso panorama che abbiamo visto altrove. Il termine arte contemporanea, in tale scenario, significa solo in minima parte l'arte che viene fatta oggi ; esso qualifica piuttosto l'arte che può essere inscritta nel sistema di cui sopra. Da tempo è diventato un controsenso parlare di arte contemporanea italiana o tedesca o magari russa. La proliferazione di Biennali internazionali non è infatti casuale, trattandosi dell'unico contenitore possibile per un'arte contemporanea che, dopo la finanza, è il territorio che si è più rapidamente globalizzato e che per sopravvivere deve continuamente valorizzarsi nell'arena globale. Com'è ovvio, anche l'arte africana contemporanea è finita. È finita come quella italiana o francese o inglese, ma il tutto è accaduto in maniera più radicale e più rapida. La già citata carenza d'istituzioni in loco, al tempo della sua prima discesa nel sistema dell'arte occidentale, l'aveva immediatamente e senza mediazioni internazionalizzata, nel senso, cioè, che un artista o un contesto artistico semplicemente non esisteva sino a che non veniva preso in considerazione da un milieu internazionale. Tutti gli artisti africani invitati alla mostra Les magiciens de la terre (1989) erano attivi ben prima di essa e avevano già maturato in pieno il proprio linguaggio; molti avevano già esposto fuori dall'africa e tuttavia solo un contenitore di prestigio internazionale come il Beabourg ha concesso loro per la prima volta una visibilità adeguata. Quasi tutti gli artisti presenti in quella rassegna (e alcuni tra loro lo sono anche in questa) erano nati in epoca coloniale e la loro arte parlava il linguaggio dell'affrancamento dal colonialismo, anche quando non era direttamente interessata alle questioni politiche o a quelle sociali, 9

10 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 10 sia che fosse radicata nelle culture locali o le avesse trascurate preferendogli i linguaggi che venivano dall'europa. D'altronde, il punto nodale della liquidazione del colonialismo non è il rifiuto della cultura dei colonizzatori, che è operazione impossibile o al più schizofrenia integralista, come nel caso dell'organizzazione nigeriana Boko Haram (che infatti significa letteralmente scongiura la cultura occidentale ), ma il suo utilizzo per i propri scopi. Sarebbe demenziale rifiutare le sonde di prospezione petrolifera solo per il fatto di essere state inventate dai colonialisti, e infatti non le rifiuta nessuno; ma sarebbe egualmente limitante rifiutare alcune tecniche e persino alcuni linguaggi dell'arte solo perché vengono dalla metropoli già coloniale. Non a caso, sono i ferrivecchi della sottocultura occidentale che riconoscono la purezza dell'arte africana solo quando somiglia ai feticci e alle sculture tribali. Chi teme la contaminazione tra le culture è quasi sempre chi farfuglia anche sulla contaminazione delle razze. Quella che chiamavamo arte contemporanea africana era piena di contaminazioni. Era sporca e ibrida come ogni linguaggio (e ogni lingua) che si rispetti. La sua fine non deve dar adito a rimpianti: ha dato ciò che le era possibile, e è stato molto. In questa mostra non c'è dunque una sola opera che non sia il prodotto di contaminazioni complesse e multiple. Alcuni artisti furono i protagonisti di quella che, sino a pochi anni fa, potevamo chiamare arte contemporanea africana : Lilanga, Tokoudagba e Cheff Mwaii, scomparsi in anni recenti, ne furono i grandi vecchi, come Esther Mahlangu, che nei villaggi N'Debele ancora dipinge i muri delle case e delle chiese e in Italia ha affrescato la nuova 600 Fiat in occasione della sua presentazione al Lingotto di Torino. Amebedé Mouleau, ancora attiva a novant'anni, è la sola a essersi tenuta al riparo da contaminazioni esplicite con la cultura visiva e promozionale di altri luoghi, tant è che è uscita allo scoperto solo in tempi assai recenti, ma affabulando tanto i connesseur d'arte tribale che quelli d'arte contemporanea. E tuttavia la sua eccellenza non sta in una supposta purezza, bensì in un'universalità evidente: l'intensità di sguardo dei suoi personaggi dialoga nel tempo e nello spazio con i kuroi attici e con i ritratti stupefatti dal mondo di alcuni suoi colleghi di altri luoghi. Ben più contaminato è il realizzatore di bare a soggetto Paa Joe, già assistente del loro inventore Kane Kwai. Almighty God, Onyango, Lokossou, Papisto Boy, Manga e Dago appartengono alla generazione successiva e pongono su un crinale assediato la vitalità dell'africa. Ogni loro opera è un attentato alle banalità che si sentono raccontare sulle loro terre. Non temono l'abisso del disastro africano, ma ne escono per andare a parare altrove. Ochieng, Tchif e Loona sono dei giovani che hanno già maturato linguaggi forti e autonomi. Ma a quale contesto apparterrebbero, dunque, questi artisti poco più che ventenni, se l'arte africana contemporanea, come affermo in questo testo, è scomparsa? Certamente ne proiettano l'ibrida grandezza sin dentro questi nostri anni, e tuttavia rischiano di restare schiacciati tra i madonnari etnici e quelli che l'opera te la possono mostrare solo al computer. A essere scomparsa è la plausibilità di una definizione come arte contemporanea africana, e non certo gli artisti africani di talento. Sulla scorta di quanto detto sopra, forse qualche comune denominatore, sottile e poco invadente, possiamo persino divertirci a tracciarlo. Se qualcuno dovesse chiedermene uno, risponderei una certa nonchalance nel fregarsene dei riti e dei linguaggi dell'arte globalizzata (nessuno tra i nostri artisti si è mai trasferito in occidente, persino quelli come Lilanga o Dago che vi sarebbero stati accolti a braccia aperte). Sembrerebbe non essercene alcun altro, se non quello che vale per ogni artista degno di tal nome: la capacità di costruire mondi potenti e di comunicarli a chiunque abbia voglia di visitarli. Ma questa mostra vuole suggerirne un altro ancora: la predisposizione dei migliori artisti africani alla monumentalità, al cimento pubblico che rende monumentali anche opere, come quelle di Amebedé, di piccolo formato, ma tutte rigorosamente prodotte per i contesti sacri del vudù. Per il resto, ognuno tra gli artisti scelti per questa mostra è rappresentato da almeno un lavoro di grande dimensione, insieme ad altri più piccoli ma capaci di confermarne la tendenza al far grande : la consapevolezza che l'arte migliore sfonda i muri delle case e delle capanne e all'occorrenza sa far la voce grossa. Quel che ci vuole, ritengo, per dialogare da pari a pari con i progetti di Antonio Loiacono e con la sua calma vitalità africana. Enrico Mascelloni 10

11 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 11 SEDE FOLIGNO Viale Roma Foligno (PG) Tel Fax

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13 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 13 A L M I G H T Y G O D A M E B E D É M O U L E O C HEF MWA I CYPRIEN TOKOUDAGBA DAVID OCHIENG ELOI LOKOSSOU ESTER MAHLANGU GEORGES LILANGA ISMAILA M A N G A L O O N A ( L E O N A R D N G U R E ) O U S M A N E N D I AY E D A G O PA A J O E (JOSEPH ASHONG) PAPISTO BOY (PAPE MAMADOU SAMB) RICHARD ONYANGO T C H I F ( F R A N C I S N I C A I S E T C H I A K P E ) A L M I G H T Y G O D A M E B E D É M O U L E O C HEF MWA I CYPRIEN TOKOUDAGBA DAVID OCHIENG ELOI LOKOSSOU ESTER MAHLANGU GEORGES LILANGA ISMAILA M A N G A L O O N A ( L E O N A R D N G U R E ) O U S M A N E N D I AY E D A G O PA A J O E (JOSEPH ASHONG) PAPISTO BOY (PAPE MAMADOU SAMB) RICHARD ONYANGO T C H I F ( F R A N C I S N I C A I S E T C H I A K P E ) 13

14 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 14 ALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD AL Senza titolo acrilico su tavola cm 122x62 14

15 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 15 ALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD ALM Euridice acrilico su tavola cm 185x250 15

16 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 16 ALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD ALM Bambino con serpente acrilico su tavola cm 78x122 16

17 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 17 MALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD ALMIGHTY GOD ALM Senza titolo acrilico su tavola cm 122x62 17

18 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 18 AMEBEDÉ MOULEO AMEBEDÉ MOULEO AMEBEDÉ MO Senza titolo caolino su terracotta cm 46x26x45 18

19 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 19 AMEBEDÉ MOULEO AMEBEDÉ MOULEO AMEBEDÉ MO Senza titolo caolino su terracotta cm 59x40x20 19

20 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 20 CHEF MWAI CHEF MWAI CHEF MWAI CHEF MWAI CHE Colonna dell'indipendenza, acrilico su legno intagliato cm 248x37x32 20

21 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 21 E CHEF MWAI CHEF MWAI CHEF MWAI CHEF MWAI CHE Mau Mau, riconsegna delle armi, fotografia cm 51X76,5 21

22 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:00 Pagina 22 CYPRIEN TOKOUDAGBA CYPRIEN TOKOUDAGBA CYPR Senza titolo, 2003 acrilico su tela cm 135x75 22

23 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 23 RCYPRIEN TOKOUDAGBA CYPRIEN TOKOUDAGBA CYPR Senza titolo, 2003 acrilico su tela cm 135x75 23

24 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 24 DAVID OCHIENG DAVID OCHIENG DAVID OCHIENG Battle in the city, 1999 acrilico e flatting su tela cm 120x160 24

25 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 25 ELOI LOKOSSOU ELOI LOKOSSOU ELOI LOKOSSOU EL Maschera casco 8b, 2007 legno dipinto cm 33x26x36 25

26 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 26 ELOI LOKOSSOU ELOI LOKOSSOU ELOI LOKOSSOU EL Maschera casco 6d, 2007 legno dipinto cm 41x28x42 26

27 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 27 ESTER MAHLANGU ESTER MAHLANGU ESTER MAHLA Senza titolo, 2010 acrilico su tela cm 106x156 27

28 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 28 ESTER MAHLANGU ESTER MAHLANGU ESTER MAHLA Senza titolo, 2010 acrilico su tela cm 71x93 28

29 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 29 ESTER MAHLANGU ESTER MAHLANGU ESTER MAHLA Senza titolo, 2010 acrilico su tela cm 77x82 29

30 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 30 GEORGES LILANGA GEORGES LILANGA GEORGES LILA Senza titolo acrilico su legno scolpito cm 22x57x21 30

31 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 31 GEORGES LILANGA GEORGES LILANGA GEORGES LILA Senza titolo inchiostro e gouache su carta cm 45x58 31

32 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 32 GEORGES LILANGA GEORGES LILANGA GEORGES LILA Senza titolo, 1999 acrilico su tela cm 168x114 32

33 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 33 GEORGES LILANGA GEORGES LILANGA GEORGES LILA Senza titolo, 2000 acrilico su tavola cm 80 (diametro) 33

34 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 34 GEORGES LILANGA GEORGES LILANGA GEORGES LILAI Senza titolo, 2000 acrilico su tavola cm 80 (diametro) 34

35 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 35 ISMAILA MANGA ISMAILA MANGA ISMAILA MANGA IS Paysage Bamako, l attente, 2013 acrilico, ruggine, laterite, matita di piombo e vernici su tela cm 120x148 35

36 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 36 ISMAILA MANGA ISMAILA MANGA ISMAILA MANGA IA Paysage urbain, mére et enfant: Bamako, la cour, 2012 acrilico, ruggine, laterite, matita di piombo e vernici su tela cm 176X122 36

37 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 37 LOONA (LEONARD NGURE) LOONA (LEONARD NGUR Dago Martket acrilico su tela cm 70x77 37

38 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:01 Pagina 38 LO ONA (LEONARD NGURE) LOO NA (LEONARD NGUR L Senza titolo acrilico su tela cm 116x91 38

39 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 39 LOO NA (LEONARD NGURE) LOO NA (LEONARD NGUR Senza titolo acrilico su tela cm 91x130 39

40 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 40 OUSMANE NDIAYE DAGO OUSMANE NDIAYE DAGO OU O Femme terre foto su carta fotografica cm 140x210 40

41 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 41 OUSMANE NDIAYE DAGO OUSMANE NDIAYE DAGO O Femme terre foto su carta fotografica cm 150x100 41

42 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 42 OUSMANE NDIAYE DAGO OUSMANE NDIAYE DAGO OUP La Guerre foto su lastra plastica cm 100x148 42

43 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 43 UPAA JOE (JOSEPH ASHONG) PAA JOE (JOSEPH ASHONG Bara Nokia, 2004 legno intagliato e dipinto con inserto di tessuto all'interno e serramenti in ferro cm 61x72x175 43

44 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 44 PAA JOE (JOSEPH ASHONG) PAA JOE (JOSEPH ASHONG 44

45 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 45 PAA JOE (JOSEPH ASHONG) PAA JOE (JOSEPH ASHONG Bara barile legno intagliato e dipinto con inserto di tessuto all'interno e serramenti in ferro cm 63 (diametro)x180 45

46 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 46 PAA JOE (JOSEPH ASHONG) PAA JOE (JOSEPH ASHONG 46

47 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 47 PAPISTO BOY (PAPE MAMADOU SAMB) PAPISTO BOY (P Mama Wata acrilico su tela cm 163x200 47

48 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 48 PAPISTO BOY (PAPE MAMADOU SAMB) PAPISTO BOY (P Osama acrilico su tela cm 163x200 48

49 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 49 PAPISTO BOY (PAPE MAMADOU SAMB) PAPISTO BOY (P Senza titolo acrilico su tela cm 161x200 49

50 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 50 RICHARD ONYANGO RICHARD ONYANGO RICHARD O Mombasa coach, Volvo n.12, 1999 acrilico e flatting su tela cm 120x162 50

51 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 51 ORICHARD ONYANGO RICHARD ONYANGO RICHARD Kenya Railways, 1992 acrilico e flatting su tela foto cm 120x157 51

52 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:02 Pagina 52 TCHIF (F RANCIS NICAISE TCHIAKPE) TCHIF (FRANCIS Senza titolo, 2009 terra, argilla, pigmenti, colla, corda e colori su tela cm 111x211 52

53 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:03 Pagina 53 TCHIF (FRANCIS NICAISE TCHIAKPE) TCHIF (FRANCIS Senza titolo, 2009 terra, argilla, pigmenti, colla, corda e colori su tela cm 121x201 53

54 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:03 Pagina 54 54

55 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:03 Pagina 55 A L M I G H T Y G O D A M E B E D É M O U L E O C HEF MWA I CYPRIEN TOKOUDAGBA DAVID OCHIENG ELOI LOKOSSOU ESTER MAHLANGU GEORGES LILANGA ISMAILA M A N G A L O O N A ( L E O N A R D N G U R E ) O U S M A N E N D I AY E D A G O PA A J O E (JOSEPH ASHONG) PAPISTO BOY (PAPE MAMADOU SAMB) RICHARD ONYANGO T C H I F ( F R A N C I S N I C A I S E T C H I A K P E ) A L M I G H T Y G O D A M E B E D É M O U L E O C HEF MWA I CYPRIEN TOKOUDAGBA DAVID OCHIENG ELOI LOKOSSOU ESTER MAHLANGU GEORGES LILANGA ISMAILA M A N G A L O O N A ( L E O N A R D N G U R E ) O U S M A N E N D I AY E D A G O PA A J O E (JOSEPH ASHONG) PAPISTO BOY (PAPE MAMADOU SAMB) RICHARD ONYANGO T C H I F ( F R A N C I S N I C A I S E T C H I A K P E ) 55

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57 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:03 Pagina 57 Gli artisti ALMIGHTY GOD (ANTONY KWAME AKOTO) Nasce nel 1950 a Kumasi (Ghana), dove vive e lavora. Il suo nome significa enfaticamente Dio Onnipotente, perché oltre a essere un pittore è anche uno stimato predicatore e guaritore. Inizia come decoratore di camion e prosegue come sign painter, cioè pittore d'insegne pubblicitarie per piccole attività commerciali. Diviene il principale interprete di questo linguaggio artistico, molto diffuso nel suo Paese. La qualità e la sbalorditiva varietà delle opere, in molti casi visionarie e in altri pressoché iperrealiste, lo impongono come uno dei più sorprendenti protagonisti dell'arte contemporanea africana. Tra i Sign Painters dell'intera Africa Occidentale Almighty God è quello che che sa meglio trasformare una committenza limitante in un campo inesausto d'energia creativa (Virginia Ryan). L'apparizione, l'epifania domina il racconto evangelico di Richard Onyango come il racconto sincretista del pittore di strada Almighty God, il quale non esita ad assumere su di sé la funzione epifanica, quella cioè di manifestare destino e significato attraverso la scrittura metaforica tracciata con pennelli e colori (Martina Corgnati). A partire dalla fine degli anni '80 tiene numerose mostre in Europa e negli USA. Nel 1991 viene invitato alla mostra Africa Explores, presentata in vari musei americani. Nel 2003 è il protagonista di Almighty God e gli Apostoli di Accra (Umbertide e Roma). La sua prima personale africana si tiene all'alliance Francaise s di Accra (Ghana) nel 2006; la prima personale internazionale ha luogo ai Magazzini del Sale di Siena (2007). AMEBEDÉ MOULEO Nasce a Aklakou (Togo), dove vive e lavora. Come la maggior parte delle ragazze Ewé inizia presto a modellare l'argilla e a fabbricare utensili d'uso domestico in terracotta. A partire dagli anni '50 comincia a realizzare sculture in terracotta trattate con il caolino per gli altari vodoon. La perizia nell'esecuzione e la complessità dell'articolazione spaziale distinguono le sue opere dalla maggior parte di quelle realizzate per gli stessi scopi nella regione. Il suo nome comincia a circolare tra i rari frequentatori occidentali dell'area, prevalentemente italiani. Nonostante le sue opere siano rare (lavora quasi esclusivamente su commissione) la Galleria Akka di Roma ne acquisisce una quantità sufficiente per realizzare un'ampia personale (Roma 2012). Viene invitata a varie mostre sull'arte contemporanea africana come Hic Sunt Leones (Napoli 2006 ), Monumental Africa (Roma 2009) e Chi ci salverà dai Messia? (Firenze 2011). CHEF MWAI Mheru (Mount Kenya) 1932 Malindi 2006 Armiere dei Mau Mau durante la lotta di decolonizzazione dai britannici, Chef Mwai acquisisce una notevole perizia nel modellare le parti in legno dei fucili. Contemporaneamente ottiene una macchina fotografica e comincia a scattare alcune foto. Nel 1963 sarà nel luogo giusto al momento giusto: i Mau Mau riconsegnano le armi nello stadio di Mheru al nuovo presidente Jomo Kenyatta e Chef Mwai riprende tutta la cerimonia in 21 scatti magistrali. Viene congedato assegnandogli una licenza di cacciatore di elefanti e dopo tale attività che si protrae sino alla metà degli anni '70 torna sul Mount Kenya e si trasferisce con tutta la famiglia (assai allargata...) a metri d'altezza, in una specie di fortino. Continua a scolpire, attività che non avrà mai soluzioni di continuità. Nel 1989 conosce Sarenco e sebbene si trasferirà a Malindi solo molto più tardi (2001) comincia a esporre in Africa e in Europa nella mostra itinerante del 1996-'97 Sarenco and the Malindi connection (Black gallery, Verona; Stadtheater, Furth; VAC, Ventabren-Marsiglia). CYPRIEN TOKOUDAGBA Abomey (Benin) Esordisce nella decorazione delle pareti dei templi vodoon e prosegue la sua attività di scultore e pittore restaurando (a cura dell'unesco) i bassorilievi dipinti del Palazzo Reale di Glelè (Abomay). La sua arte si concentra sulla rappresentazione delle divinità vodoon. Nelle tele di grandi dimensioni che l'hanno reso celebre in occidente combina con libertà emblemi dei re di Abomey, i simboli delle divinità (Terra, Fuoco, Acqua, Aria) e oggetti rituali. La sintesi di figure e simboli dà ai suoi quadri l aspetto di curiosi rebus. Nel 1989, lascia per la prima volta il Benin in occasione della mostra Les Magiciens de la Terre al Centre Georges Pompidou di Parigi, dove realizza delle grandi sculture in cemento dipinto, delle stesse dimensioni e tipologie di numerose altre realizzate in boschi sacri e in istituzioni pubbliche del suo Paese. A partire dal 1992 espone nelle mostre internazionali organizzate dalla Fondazione Pigozzi in vari 57

58 Catalogo Africano.qxp:Layout 1 04/12/13 23:03 Pagina 58 s musei (tra l'altro al Guggenhiem di Bilbao e alla Saatchi Gallery di Londra); nel 1995 tiene una personale alla Serpentine Gallery di Londra; nel 2000 è la volta de Il Ritorno dei Maghi al Palazzo dei Sette di Orvieto; nel 2004 è stato invitato a Africa remix (Hayward.. Gallery, Londra; Kunsthalle, Dusseldorf; Centre Pompidou, Parigi); nel 2009 alla II Biennale di Malindi (Kenya). DAVID OCHIENG Nasce nel 1974 a Hola, nel Tana River district (Kenya). Vive e lavora a Malindi (Kenya) e a Kampala (Uganda). Nel 1992 si trasferisce a Malindi, dove lavora come assistente nello studio del fratello, il già celebre Richard Onyango e entra a far parte della Malindi Artist's Proof. Ochieng ne mutua la pittura sontuosa e di buon calibro tecnico, ma ne cambia le tematiche, soprattutto inventandone una di forte carica politica: un centauro nero superarmato e ribelle al potere, in continuo scontro con polizie e eserciti. È l'antico e inossidabile tema dell'eroe ribelle (Enrico Mascelloni). Se l arte è sempre produzione di Catastrofe ed irruzione dell immaginario individuale sull equilibrio tettonico del linguaggio sociale, questo ci permette di affermare l inevitabilità di un arte contro. Tutte le arti diventano marziali e il processo creativo diventa allestimento di un arsenale iconografico di opere di combattimento (Achille Bonito Oliva). Presto abbandona lo studio del fratello e alterna i soggiorni a Malindi con altri a Kampala, dove realizza vasti cicli murali in edifici pubblici e privati. La sua prima mostra è nel 1994 alla Malindi Artist's Proof (Malindi). Nel 1996-'97 partecipa alla mostra itinerante Sarenco and the Malindi connection (Black gallery, Verona; Stadtheater, Furth; VAC, Ventabren-Marsiglia). Le sue prime personali sono del 1999 al MAMCO (Ginevra), alla galleria Fabrica Eos (Milano) e alla Franco Cancelliere Arte Contemporanea (Messina), in cui espone con il fratello Onyango nella mostrafratelli si nasce. Dal 2000 a oggi è invitato a numerose mostre come Africa nera Hic Sunt Leones a Castel dell'ovo (Napoli 2006) e la III Biennale di Malindi (Malindi 2011). ELOI LOKOSSOU Nasce nel 1958 a Cové (Benin), dove vive e lavora. Le opere di Lokossou nascono in contiguità con il contesto delle maschere Geledé, che ha a Cové uno dei suoi principali luoghi produttivi e rituali. Ma a partire dagli anni '80 l'artista ne rinnova la tipologia insieme al compagno di strada Amidou Dessou, inserendo nell'insieme tradizionale oggetti stranianti come motociclette e aerei. Le opere di Lokossou sono oggetti a cui è facile togliere ogni valore strumentale, a favore di una fruibilità non condizionata da retaggi o fini localistici. Si offrono, quindi, ad una fruizione estetica, ad essere parimenti apprezzati da chiunque, ovunque (Guglielmo Lisanti). Nel 1989 i due artisti, che condividono lo studio, vengono invitati alla mostra Le magiciens de la terre, sebbene, nel catalogo, sia prevalentemente citato Dessou, che tuttavia negli anni successivi rarefarerà la sua produzione di maschere, sino a cessarla quasi del tutto. Lokossou proseguirà invece con continuità a elaborare sempre nuove soluzioni e contaminazioni. Nel 2004 partecipa alla rassegna Exhanges et Sinergye a Bruxelles. Nel 2009 e nel 2011 viene invitato alla II e III edizione della Biennale di Malindi (Kenya). Del 2011 è la partecipazione alla mostra Arte africana presso il Centro Helio Oiticica di Sao Paulo (Brasile). Nel 2003 tiene la sua prima personale africana all'alliance Francaise s di Cotonou (Benin) e nel 2011 la sua prima personale europea alla Galleria Akka di Roma ESTHER MAHLANGU Nasce nel 1935 nella Gauteng region (N'Debele district), dove vive e lavora. La vita e l'arte dell'artista sudafricana sono strettamente legate alla cultura della società N'Debele e in particolare alla tradizione trasmessa da madre in figlia di dipingere interamente le pareti esterne delle case e degli edifici pubblici. Di tale tradizione la Mahlangu è la maggiore interprete, al punto che la sua attività e le sue mostre internazionali hanno reso nota la cultura e l'arte N'Debele, con le sue complesse e stagliate cosmogonie astratte, campite da colori puri e forti. Il notevole successo ha orientato l'artista a alternare le realizzazioni murali con altre opere su supporti in tela, prevalentemente per il mercato internazionale. Nel 1989 è invitata alla mostra Les magiciens de la Terre (Beabourg, Parigi), in cui realizza un murale di grandi dimensioni, il primo di numerosi altri fuori dall'ambito tribale di appartenenza, tra cui la facciata della BMW di Washington (2002) e tutti gli edifici della Malindi Artist's Proof in occasione della II Biennale di Malindi (2009). Viene invitata a numerose mostre internazionali, come la Biennale di Lione (2000) e la Biennale di Malindi (2011). Nel 2006 affresca un modello della nuova 500 FIAT in occasione della sua presentazione al Lingotto di Torino. Nel 2010 tiene la sua più vasta personale presso la galleria Franco Riccardo di Napoli. 58

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