Geografia fisica. Morfologia.

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1 Africa L'Africa è una delle sette parti del mondo e forma, con l'europa e l'asia, il Continente Antico, di cui costituisce la sezione isolata sud-occidentale. Si estende in latitudine per ca. 72 (da 37 o 20' nord a 34 o 50' sud) e in longitudine per ca. 69 (da 17 32' ovest a 51 23' est). Ha forma tozza, con la sezione settentrionale massiccia ed espansa verso ovest, cui si salda la sezione meridionale a forma di triangolo con l'apice rivolto a sud. I confini dell'africa sono prevalentemente marittimi, essendo essa unita al resto del Continente Antico solo per mezzo dell'istmo di Suez (dal 1869 tagliato dall'omonimo canale). A nord ha il Mar Mediterraneo, a est l'oceano Indiano e il Mar Rosso, a ovest l'oceano Atlantico. Il suo territorio si espande su poco più di 30 milioni di km 2, pari a un quinto delle terre emerse.

2 Geografia fisica Morfologia. Il continente africano è principalmente orientato su un asse nord-sud, ha una forma tozza, dallo sviluppo costiero poco articolato, grossomodo triangolare, allargata nella parte settentrionale che si assottiglia in corrispondenza della zona a sud dell'equatore. Il continente è completamente circondato dal mare ad eccezione di una piccola zona in corrispondenza dell'istmo di Suez, a nord è bagnato dal mar Mediterraneo, a est dal mar Rosso e dall'oceano Indiano, a ovest dall'oceano Atlantico. Gli unici collegamenti con gli altri continenti sono rappresentati dalla penisola del Sinai che lo lega all'eurasia. Lo stretto di Gibilterra e il canale di Sicilia lo separano dall'europa. La distanza dal punto più settentrionale (Ras ben Sakka, immediatamente a ovest di Cap Blanc, in Tunisia, a 37 21' N) al punto più meridionale (Cape Agulhas in Sudafrica, a 34 51'15" S) è pari a circa km mentre dal punto più occidentale (Capo Verde, a 17 33'22" O) a quello più orientale (Ras Hafun in Somalia, 51 27'52" E) è pari a circa km. Lo stato più grande del continente è il Sudan mentre quello più piccolo sono le Seychelles, un arcipelago al largo della costa orientale. Lo stato più piccolo sulla terraferma è invece il Gambia. L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m. Le montagne più alte dell'africa si trovano sempre in prossimità della Rift Valley: sono il Ruwenzori (5110 m di altitudine), il Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania e il Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo. Questi ultimi sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano spento, il Camerun (4071 m di altitudine). L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m. Le maggiori altitudini dell'africa si trovano in prossimità della Rift Valley: si tratta del Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania, del Kirinyaga o Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo e delle cime più alte della Catena del Ruwenzori (5110 m di altitudine), tra l'uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Kilimangiaro e Kirinyaga sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano inattivo dal 2000, il Camerun (4071 m di altitudine). Il continente può essere diviso in due aree geografiche, una pianeggiante situata nella parte settentrionale e la zona degli altopiani che occupa il resto del continente. Nella parte settentrionale del continente, dall'oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo ( km²); la sua superficie è principalmente pianeggiante, ma vi si trovano anche rilievi che raggiungono i m. s.l.m. A nord-ovest il deserto è delimitato dalla catena dell'atlante e a nord-est lo separa dal Mediterraneo un altopiano roccioso che digrada fino al delta del Nilo. A meridione il Sahara sfuma in un'area pianeggiante semi-arida chiamata Sahel. Il Deserto del Sahara, attraversato dal Tropico del Cancro (23 27' latitudine nord), si trova nell'africa settentrionale, tra 16 di longitudine ovest e 35 longitudine est. Si estende per una lunghezza di circa 4000 km, con l'unica interruzione della Valle del Nilo, e per una larghezza km dal Mediterraneo fino alle regioni centrali dell'africa, dove il passaggio da deserto a savana è a volte assai incerto e stabilito da fattori di ordine climatico. Il Sahara non ha un aspetto uniforme, si identificano infatti diversi tipi di paesaggio: l'hamada, deserto di roccia nuda, liscia, incisa e lavorata dai venti che forma acute e taglienti schegge, il serir, formato da uno strato di ciottoli e ghiaia e l' erg, chiamato anche idean, nel Sahara centrale, formato dalle caratteristiche dune di sabbia. Nel Sahara mancano totalmente corsi d'acqua e quindi l'idrografia è rappresentata da una rete di valli disseccate e di fiumi fossili (arabo widyan, pl. di wadi, "fiume" o "letto del fiume") orientati verso il Niger, il Ciad, e il Nilo, nei quali scorre l'acqua solo in caso di piogge eccezionalmente abbondanti. Ricchissima è invece la circolazione sotterranea alimentata da numerose falde poste a diverse profondità che danno origine alla grande maggioranza delle oasi. Nella parte meridionale del continente africano vi sono altre due zone desertiche di rilievi, quella del Namib e quella del Kalahari. Il primo, arido da oltre 80 milioni di anni, si ritiene che sia uno dei deserti più antichi del mondo. Rappresenta una ecoregione di grandissimo interesse per geologi e biologi, con una fauna e una flora costituita in gran parte di specie endemiche altamente adattate a questo ambiente particolarmente ostile. Il territorio del Namib è in gran parte incluso in aree naturali protette, la più importante della quale è il Namib-Naukluft National Park, il parco nazionale più esteso dell'africa. Il nome "Namib" (da cui "Namibia") deriva dalla lingua del popolo Nama che abita la regione, e significa "luogo vasto". Il deserto del Namib occupa la parte costiera della Namibia occidentale, affacciata sull'oceano Atlantico. Si estende dal fiume Uniab a nord fino alla città di Luderitz a sud, e dall'oceano a ovest fino ai piedi della Scarpata del Namib a est. Da nord a sud l'estensione complessiva è di circa 1300 km; da est a ovest varia fra 80 e 200 km. La superficie complessiva si aggira intorno ai km². Il Namib meridionale (fra Luderitz e il fiume Kuiseb) è costituito da una cintura di dune fra le più alte e spettacolari al mondo, spesso caratterizzate da colori molto intensi, di tonalità comprese fra il rosa e l'arancione. Procedendo da sud verso nord, la sabbia cede il posto al deserto sassoso e roccioso, che caratterizza quasi tutta l'area di altopiano compresa fra Sossusvlei e il fiume Swakop, situata a cavallo del Tropico del Capricorno. Il terreno in quest'area è in gran parte pianeggiante, ma non mancano formazioni montuose e canyon anche

3 importanti, come il complesso sistema della Moon Valley. Sebbene il suolo sia in gran parte sassoso, le dune riappaiono in diversi luoghi. Soprattutto nella parte settentrionale del deserto, l'interazione fra gli umidi e freddi venti oceanici, legati alla corrente del Benguela, e l'aria più calda e secca proveniente dal deserto provoca nebbie intense. Tali nebbie sono state in passato responsabili di molti naufragi; la parte nord del deserto viene chiamata skeleton coast ("costa degli scheletri") proprio a causa dei numerosi relitti di navi insabbiatesi qui. Alcuni di tali relitti si trovano oggi a decine di metri dalla costa, a testimonianza del fatto che il deserto (e quindi la costa) sta lentamente espandendosi verso ovest avanzando verso il mare. Dal punto di vista climatico, la caratteristica primaria del Namib è la scarsità di precipitazioni, oltretutto caratterizzate da un andamento stagionale poco predicibile. Nella parte occidentale, la media annuale è inferiore ai 5 mm, mentre nella fascia più orientale arriva al massimo a 85 mm. Questa aridità si deve a diversi fattori. I venti provenienti dall'oceano Indiano perdono gran parte della loro umidità nel passaggio sopra i monti Drakensberg, e arrivano alla Scarpata del Namib asciutti, scendendo sul deserto. I venti provenienti dall'atlantico, raffreddati dalla Corrente del Benguela, si trovano schiacciati dall'aria più calda e leggera proveniente da est. Di conseguenza, l'umidità non riesce a salire in quota e formare nuvole; tuttavia, per lo stesso motivo, la nebbia è un fenomeno frequente, soprattutto nelle zone costiere. La scarsità delle precipitazioni si riflette nella quasi totale assenza di acqua superficiale. I pochi corsi d'acqua sono quasi sempre secchi, e anche quando raccolgono acqua il loro corso è bloccato dalle dune. Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa dell'africa meridionale, che si estende per circa km 2.. È il quarto deserto al mondo per estensione. È parte di un immenso altopiano africano e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica. Includendo, oltre al deserto vero e proprio, anche il bacino semiarido che lo comprende si ottiene un'area di oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana, e vuol dire "la grande sete". Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa in parte arido e in parte semiarido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 C. In inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che in media può essere sotto lo zero, e di notte sono frequenti le gelate. Le uniche riserve permanenti d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dalle saline, tra cui le più grandi sono quelle di Makgadikgadi in Botswana e di Etosha in Namibia. Il Kalahari ha una serie di riserve naturali, tra cui la Central Kalahari Game Reserve (Riserva di caccia del Kalahari Centrale) la seconda area protetta più grande del mondo, Tra gli animali che vivono nella regione vi sono le iene, i leoni, i suricati, diverse specie di antilopi (incluso l'orice), e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie. Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei San (Boscimani), che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel, e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo, che si trova a Orapa nel regione del Makgadikgadi, nel nord-est del deserto. Coste e isole Paragonato con l'ampiezza della superficie, lo sviluppo costiero del continente è relativamente ridotto, con una lunghezza complessiva di circa km (l'europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa km di coste). La costa si presenta compatta, priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti. Sul Mar Mediterraneo, verso nord, si affacciano due importanti golfi: il Golfo della Sirte, davanti alla Libia, e il Golfo di Gabes, davanti alla catena dell'atlante. Le coste sono per lo più scoscese, con i rilievi che arrivano spesso fino al mare. Coste pianeggianti si trovano principalmente in Libia ed Egitto, dove le coste sono basse e sabbiose e spesso desertiche, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Nel Golfo di Guinea e in Mozambico, lungo le coste si sviluppano acquitrini e banchi sabbiosi che rendono difficoltosa la navigazione. L'unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar (la quarta più grande del mondo); isole di dimensioni minori si trovano lungo gran parte della costa. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sia sul versante dell'atlantico (per esempio Madeira, Canarie e Capo Verde) che su quello dell'oceano Indiano (per esempio le Comore e le Seychelles). C'è anche un'altra isola sulla costa della Tanzania: Zanzibar. Idrografia In Africa vi sono vaste zone areiche, ovvero prive di corsi d'acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d'acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari). La fascia centrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d'acqua che sfociano nel mare, principalmente nell'oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di km di lunghezza, sfocia nell'oceano Atlantico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l'orange, che sfocia nell'oceano Atlantico, e lo Zambesi, l'unico grande fiume a sfociare nell'oceano Indiano.

4 Il principale fiume africano è il Nilo col suo affluente Kagera, che è stato fino a poco tempo fa anche il fiume più lungo del mondo (6.671 km) superato recentemente dal Rio delle Amazzoni (6.868Km). Le sue sorgenti sono nell'africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall'altopiano Etiopico, e il Nilo Bianco, emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l'africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un'ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l'egitto veniva anticamente chiamato "dono del Nilo". La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni. Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica della Rift Valley, ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l'uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganica. Ambienti naturali L'Africa presenta tradizionalmente una grande varietà di ambienti ed ecosistemi molti dei quali sono unici al mondo. La parte settentrionale del continente è occupata in gran parte dal gigantesco deserto del Sahara, mentre a sud di questo, l'ambiente predominante è la grande savana,l'immensa distesa erbacea teatro dei grandi safari per turisti. Nella zona equatoriale,in particolare nel bacino del Congo,vi sono invece le grandi foreste tropicali, estese anche su buona parte della zona del Golfo di Guinea. Altre aree desertiche si trovano nella zona del Corno d'africa e nella zona sud-ovest del continente, dove si trova il grande deserto del Kalahari. Un' estesa foresta pluviale occupa anche la parte orientale del Madagascar, per il resto ricoperto da savane. Paesaggi tipicamente di alta montagna si trovano nell'altopiano Etiopico.

5 L'estrema parte nord-ovest del continente, la zona settentrionale di Algeria,Tunisia e Marocco, e la punta meridionale, presentano ambienti tipicamente mediterranei. Clima. Tagliata a metà dall'equatore e compresa per ca. quattro quinti nella zona dei tropici, l'africa, per la sua stessa struttura tozza, per la presenza dei bordi rialzati che limitano tutt'intorno la massa degli altopiani, isolandoli dall'influsso moderatore dei mari, presenta situazioni climatiche assai diverse da regione a regione. È possibile tuttavia stabilire in sintesi una fascia equatoriale con temperature elevate, scarse escursioni termiche stagionali, piogge abbondanti distribuite lungo tutto il periodo dell'anno, con massimi solstiziali. A nord e a sud di questa, si stendono due fasce a clima tropicale, con temperature sempre elevate, ma escursioni termiche annue più sensibili e piogge periodiche (zenitali) alternate a uno o due periodi secchi. Le regioni del Sahara, del Kalahari e della Namibia sono caratterizzate da clima desertico con elevatissime temperature nella stagione estiva, escursioni termiche annue e diurne abbastanza notevoli, precipitazioni scarsissime o nulle. Infine le estreme regioni settentrionali e australi godono di clima mediterraneo, con temperature non eccessivamente elevate nella stagione estiva, inverni miti per il benefico influsso del mare, piogge invernali a nord, estive nella Regione del Capo. Flora. Vegetazione e colture sono strettamente connesse con le diverse zone climatiche. Nelle estreme aree settentrionali e australi allignano i pini, le querce, gli agrumi, la vite, l'olivo, la palma e si coltivano frumento, riso, legumi e cotone: tutte colture che, con il caffè e il tabacco, si estendono anche nelle zone più calde, là dove l'altitudine esercita un'azione mitigatrice. Nelle zone desertiche, si hanno solo specie vegetali adattate a vivere negli ambienti aridi, tranne che nelle oasi dove l'affioramento delle falde acquifere sotterranee permette la crescita delle palme da dattero e la coltivazione di cereali e ortaggi. Steppe erbose e savane caratterizzano le aree subtropicali: qui, tra le altissime erbe, si levano alberi giganteschi come il baobab, il sicomoro, l'albero del pane; lungo i grandi corsi d'acqua si estendono poi le fitte foreste a galleria così chiamate perché i rami degli alberi si uniscono a volta sul fiume. Si hanno infine, nella zona equatoriale, le lussureggianti foreste pluviali, quasi impenetrabili, dove prosperano essenze pregiate come il teak, il palissandro, l'ebano e il mogano. Colture delle zone tropicali ed equatoriali sono, tra le altre, la canna da zucchero, il caucciù e il banano. Fauna. Nelle zone temperate dell'africa, oltre agli animali delle aree mediterranee europee, si trovano sciacalli, iene, coccodrilli, avvoltoi, aironi. Animali tipici dei deserti sono i cammelli e i dromedari, utilissimi perché possono sopportare a lungo la sete, il digiuno e la fatica. Nelle steppe e nelle savane, ricche di erbe commestibili, prosperano gazzelle, antilopi, struzzi, elefanti, giraffe, zebre e numerosi altri animali erbivori, insidiati e seguiti nelle loro migrazioni stagionali alla ricerca di cibo da feroci carnivori come leoni e leopardi. Nelle foreste vergini, che con il loro intrico di enormi alberi e il loro sottobosco, ricco di specie, impediscono ai grossi animali ogni agevole spostamento, la fauna è costituita prevalentemente da scimmie (tra cui il gorilla e lo scimpanzé) e da numerosissime varietà di rettili, uccelli e insetti, animali o di piccole dimensioni o adatti a vivere sugli alberi, spostandosi da una pianta all'altra in cerca di cibo. Idrografia. Alla morfologia prevalentemente tabulare del continente si devono i vastissimi bacini idrografici in cui esso si divide. Tra i grandi fiumi che ne sono i collettori, il primo posto spetta al Nilo, tributario del Mar Mediterraneo, cui affluiscono le acque di buona parte dell'africa Orientale; seguono il Congo, che convoglia all'oceano Atlantico le acque equatoriali; lo Zambesi e il Limpopo che all'oceano Indiano portano quelle dell'africa centro-meridionale e infine il Niger e l'orange, che versano nell'oceano Atlantico rispettivamente le acque delle regioni centro-occidentale e meridionale. Amplissime, estendendosi su circa un quarto del continente, sono poi le zone endoreiche (bacini dei laghi Ciad e Ngami) e quelle areiche (Saharae Kalahari) prive di deflusso al mare, in cui i corsi d'acqua si disperdono per evaporazione o assorbimento. I laghi occupano per la maggior parte il fondo di alcuni tratti delle fosse tettoniche (Niassa, Tanganica, Kivu, Edoardo, Alberto, Turkana). Il solo Vittoria, il più esteso dell'africa e uno dei più vasti del mondo, è un tipico lago di altopiano. Il Ciad, lo Ngami, il Makarikari non sono che vasti acquitrini, a superficie variabile, secondo le stagioni. Geografia umana Popolazione.

6 L'Africa, pur con oltre un miliardo di abitanti e una densità che si aggira intorno alle 34 unità per km 2, è una delle parti del mondo meno popolate. La distribuzione della popolazione è molto disuguale tra regione e regione, in quanto le aree desertiche e quelle a clima equatoriale sono pressoché disabitate o assai scarsamente popolate, mentre in alcune regioni, come nelle terre coltivate della valle del Nilo, si incontrano densità elevatissime con valori medi intorno ai 700 abitanti per km 2. Densità di abitanti per km 2 si hanno di frequente nell'africa mediterranea, in alcune zone della costa di Guinea, dell'africa orientale e nella zona del Capo. Etnologia. L'impenetrabilità dell'africa la divide naturalmente e culturalmente in due entità assai diverse: Africa bianca e Africa nera. Più recentemente l'invasione araba e europea ha mutato molte cose: si tratta però prevalentemente di mutazioni culturali. Tra i gruppi razziali indigeni del Nord Africa non mancano elementi europoidi come i Berberi, cui si sono aggiunti di recente un certo numero di Arabi. Nell'Africa subsahariana la maggior parte degli abitanti ha la pelle scura. Gli Stati dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una piccola, ma significativa, presenza di gruppi bianchi ed asiatici: i primi sono i cosiddetti afrikaner, i secondi immigrarono in epoca coloniale per contribuire ai lavori pubblici effettuati in quei paesi. In particolare l'africa nera presenta invece vari gruppi razziali propri, fra loro diversi: Sudanidi: abitano il Sudan centrale e occidentale; Nilotidi: occupano il bacino del Nilo, nella sua più alta porzione; Congolidi: si trovano nella Guinea e nel Congo; Cafridi: popolano la porzione meridionale del continente. Questi ultimi due gruppi vengono spesso designati con il nome di Bantu. Un posto a sé hanno i Pigmei che si trovano specialmente nell'africa centrale, e i Boscimani che occupano il deserto del Kalahari. Abbiamo inoltre gli Ottentotti. Lingue. Le lingue parlate in Africa si possono riunire in due grandi gruppi: quello camito-semitico, prevalentemente diffuso nel Nord, e quello bantu-sudanese parlato nel Centro e nel Sud. Il primo gruppo comprende i linguaggi autoctoni camitici, parlati da Berberi, Somali, Copti, Galla (e secondo alcuni glottologi anche da Ottentotti e Boscimani), ai quali, in epoca storica, si sono sovrapposti linguaggi di origine semitica, quali l'arabo e l'amarico etiopico. Il secondo raggruppa un gran numero di idiomi sudanesi spesso sostanzialmente differenti tra loro e risalenti a ceppi diversi, e gli idiomi bantu, più omogenei, che risalgono a un unico ceppo. Le principali famiglie di lingue africane secondo la classificazione corrente sono: lingue afro-asiatiche, nilotico-sahariane, i due gruppi di lingue niger-kordofaniane, lingue khoisan e lingue austronesiane (Madagascar) In diverse parti del Nordafrica e dell'africa Orientale si parlano lingue appartenenti a un vasto gruppo correlato alle lingue semitiche parlate anche nell'asia sudoccidentale; le lingue di questo gruppo sono complessivamente note come lingue afro-asiatiche. I principali sottogruppi sono le lingue semitiche (Nordafrica e Corno d'africa), le lingue cuscitiche (Corno d'africa), le lingue berbere (Nordafrica, Sahara e Sahel) e le lingue ciadiche (Africa Occidentale e Centrale). Le lingue più diffuse della famiglia sono l'arabo (semitica), l'amarico (semitica), l'oromo (cuscitica) e lo hausa (ciadica). Il gruppo nilotico-sahariano include più di un centinaio di lingue non del tutto omogenee, la cui classificazione è tuttora controversa presso i linguisti. Vi appartengono lingue parlate in Sudan, Etiopia, Uganda, Kenya, Tanzania settentrionale e anche alcune lingue dell'africa Centrale e Occidentale. I principali sottogruppi sono le lingue komuz, le lingue sahariane, le lingue songhai, le lingue fur, le lingue maban, le lingue centrosudanesi, le lingue kunama, le lingue berta, e le lingue sudanesi orientali. Le lingue sudanesi orientali includono due importanti sottogruppi, le lingue nilotiche e le lingue nubiane. Fra le lingue di questa famiglia ci sono il luo, l'ateker e il masai. Le lingue niger-kordofaniane sono il gruppo linguistico più numeroso dell'africa (e probabilmente del mondo). I tre principali sottogruppi il cosiddetto gruppo Niger-Congo A, il gruppo Niger-Congo B (anche noto come gruppo delle lingue bantu), e le lingue kordofaniane. La classificazione di queste lingue è controversa, e in particolare non tutti i linguisti considerano corretto classificare separatamente le lingue kordofaniane e non (per esempio) le lingue mande. A questo gruppo appartengono tra l'altro le lingue mande, il wolof, il fula, il dogon, le lingue gbe, le lingue bantu (fra cui lo swahili e lo zulu), lo yoruba e l'igbo. Il gruppo delle lingue khoisan include circa 50 idiomi, parlati complessivamente da meno di persone fra Namibia, Botswana e Angola. Si considerano appartenenti al gruppo anche due lingue presenti in Tanzania, il sandawe e lo hadza. Anche in questo caso la classificazione del gruppo è tuttora discussa. Le lingue khoisan sono caratterizzate dalla peculiarità fonetica delle cosiddette "consonanti clic", un gruppo di consonanti occlusive con un suono simile a uno schiocco. Questo tipo di suoni si trova anche in alcune lingue bantu (come lo zulu e lo xhosa), ma si tratta sempre del risultato dell'influenza delle lingue khoisan.

7 Le lingue indigene del Madagascar hanno un'origine completamente diversa da quelle diffuse nel continente, a appartengono al ceppo delle lingue austronesiane. Una classificazione definitiva delle lingue africane non è ancora stata realizzata, e numerose lingue rimangono difficili da ascrivere ai gruppi citati sopra. Fra le lingue ancora non chiaramente classificate si possono citare l'ongota, lo shabo, il laal e il jalaa. Il colonialismo ha dato origine a numerose lingue creole derivate in parte o completamente da lingue indoeuropee. Di particolare rilievo è l'afrikaans, derivato dalla lingua neerlandese e parlato in Sudafrica e in Namibia, soprattutto dalla popolazione bianca. Fra le lingue creole derivate dall'inglese ci sono il krio (Sierra Leone) e il pidgin english dell'africa Occidentale (Camerun e Nigeria); di derivazione lingua portoghese sono il creolo di Capo Verde e il creolo della Guinea-Bissau (parlato anche in Senegal); dal francese derivano il creolo delle Seychelles e il creolo di Mauritius; dall'arabo il juba (Sudan) e il nubi (Uganda e Kenya). Religioni. Nell'Africa Settentrionale e Orientale è particolarmente diffuso l'islamismo, introdotto dagli Arabi. L islam ha sviluppato un suo profilo originale e personalizzato inserito in diverse componenti locali: L'area egiziana, dove si è sviluppata da tempo una cultura arabo-islamica, modello per tanti paesi, benché la permanenza cristiana sotto la forma copta sia molto presente. L'area maghrebina, dove la faticosa sintesi arabo-berbera e il decisivo incontro-scontro coloniale con i francesi hanno gettato le basi per un Islam arabo occidentalizzato aperto e conservatore allo stesso tempo, con una tendenza all'intransigenza e una permanenza delle solidarietà religiose in forme classiche di confraternite o in forma moderna di associazioni. L'area nilotica, dove la ricerca di una fusione tra cultura araba e cultura africana continua a generare sussulti religiosi e politici. L'area dell'africa occidentale, dove l'influenza dell'islam maghrebino e la grande varietà delle culture locali hanno generato forme diversificate di Islam regionale o "Islam di confraternite" (i muridi del Senegal, gli

8 homalli del Mali) e le ultime indipendenze hanno permesso loro l'occasione di un'affermazione culturale nazionale e moderna. L'area nord-centrale (dal Ciad al Nord della Nigeria e del Camerun) dove l'islam arabo-egiziano e quello maghrebino hanno sviluppato sultanati ed emirati importanti con stati di tendenza teocratica. L'area etiopico-somala, in cui si sente la vicinanza alla cultura araba-yemenita. L'area "swahili", ossia l intera parte orientale del continente africano e, soprattutto il Kenya, l'uganda e la Tanzania. Qui l'islam si è presentato in una più grande diversità di gruppi etnici (africani, arabi, indo-pakistani) e di scuole canoniche. Il suo incontro con la cultura bantu l'ha portata a una sintesi originale che si è, finora, raramente espressa. Questi sette "volti" dell'africa musulmana, sintetizzati grossolanamente, non rappresentano delle forme religiose definitive. Le prime tre sono di civiltà arabo-islamica, le altre quattro di cultura africana e di religione musulmana. Se l'incontro storico tra l'islam e queste società africane ha dato inizio a queste forme "regionali" e locali, la convivenza di domani svilupperà certamente "modalità nuove", equilibri aggiornati e sintesi impreviste nell era della post-modernità. In Abissinia è praticato il cristianesimo di rito copto; gli Europei professano le varie confessioni cristiane che, per l'attività delle missioni, hanno un certo numero di proseliti anche tra le popolazioni negre. Queste ultime, tuttavia, per la maggior parte, praticano tuttora forme diverse di idolatria, attribuendo virtù soprannaturali a oggetti (feticismo), ad animali (totemismo) o a forze della natura (animismo). Il Cristianesimo in Africa giunse già nel I secolo propagandosi rapidamente, tanto che alla caduta dell'impero Romano d'occidente, il Cristianesimo contava un gran numero di proseliti soprattutto nei grandi centri urbani dei paesi mediterranei. La sua penetrazione in Nubia fu successiva, nel medioevo vi si installarono regni cristiani, per poi passare all'etiopia ed arrestare la propria espansione, successivamente si trova in singole regioni come l'antico regno del Ghana e lungo i confini dei regni nubiani. L'avvento, nel VII secolo, dell'islam ridusse la diffusione del cristianesimo tanto che nel giro di alcuni secoli quest'ultima religione era in molte regioni scomparso, resistendo in Etiopia e nelle comunità copte in Egitto. Molti cristiani ed ebraici si convertirono all'islam, anche per motivi quali gli svantaggi economici, la mancanza di chiese e l'isolamento delle comunità. Nuovo impulso al cristianesimo arrivò al tempo delle prime spedizioni europee in Africa, e soprattutto dopo che il Papa sancì il dominio dei re spagnoli sui territori africani da essi occupati, ed ottenne i migliori risultati nel Congo grazie all'intercessione dei sovrani portoghesi, dove si sviluppò una gerarchia ecclesiastica che diede vita ad una fervida vita cristiana. Nelle regioni sopra dette, il cristianesimo si diffuse largamente si consolidò fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, in seguito alla quale ad esempio i missionari tedeschi abbandonarono le colonie, ma la religione era talmente radicata che già negli anni 1950 erano sorte chiese autonome con una gerarchia ecclesiastica quasi completamente africana. Il Protestantesimo giunse nel continente africano solo verso il XVIII secolo tramite dei sacerdoti addetti alle colonie europee, di cui pochi si occuparono delle popolazioni autoctone. Le missioni tedesche operarono specialmente in Africa occidentale e nel Sud Africa, finché verso l'ultima decade del XIX secolo l'interesse si spostò verso le colonie conquistate dall'impero Tedesco nell'africa orientale. Cristianesimo e religioni autoctone africane contengono differenze che le rendono due entità diametralmente opposte: Le religioni autoctone ignorano il loro fondatore, non hanno un vero testo sacro ed una dottrina sistematica, mentre il cristianesimo è indissolubilmente legato al suo fondatore Gesù Cristo, alla Bibbia ed a una dottrina nei cui fondamenti tutte le chiese cristiane si trovano concordi. Le religioni naturistiche non possono essere scisse dal mondo circostante e dalla loro concezione magica, contemplando l'uomo quale membro della comunità, mentre il cristianesimo si rivolge al singolo individuo, che deve prendere autonomamente la decisione di adesione alla fede. Il nuovo cristiano è anche costretto ad instaurare nuove relazioni con il mondo circostante, abbandonando l'essenza magica. Questi sono aspetti che rendono il cristianesimo estraneo alle popolazioni africane di religione naturistica, si aggiunga che il missionario che porta la parola della Bibbia è solitamente bianco, e quindi esteriormente straniero. A questo si è aggiunto inizialmente il trasferimento puro e semplice di edifici, immagini, canti e riti in luoghi profondamente diversi, senza tentativi di adattamento al contesto africano. Queste manchevolezze sono state spesso superate dal fervore missionario, anche se rimane evidente la distanza tra "Africani" e "Bianchi". Le divergenze arrivano a concetti religiosi quali la poligamia, la libagione, la circoncisione, ovvero manifestazioni di paganesimo che l'individuo ricerca quali soluzioni per il suo bisogno di usanze su basi precedenti. La soluzione a questo duplice problema deve tener conto innanzi tutto della cura delle anime e delle tante diverse realtà religiose regionali. Malgrado quindi la sua sostanziale estraneità, il cristianesimo è in grado di riempire il vuoto spirituale degli africani causato dal regresso delle religioni naturistiche. Dare una risposta ai molti problemi tuttora insoluti del continente è la via da seguire per il cristianesimo, da questo punto di vista c'è l'aspirazione a una confessio africana, capace di risolvere specifiche questioni africane in base al Vangelo ed alla dottrina ufficiale. Le prime testimonianze della presenza dell'ebraismo in Africa sono contenute nei papiri di Elefantina risalenti al V secolo a.c. Già dal tempo della nascita di Gesù viveva in Nordafrica una numerosa comunità a seguito della diaspora, il cui centro principale era Alessandria d'egitto. Successivamente il giudaismo penetrò anche nell'interno, soprattutto nelle oasi del Sahara e nel Sudan. Fin dall'antichità, comunque, molti Berberi del Nordafrica professavano la religione ebraica. L'esponente più famoso fu la Kahina, che combatté contro le prime invasioni arabe al comando della tribù berbera giudaizzata dei Ğerawa.

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