marmitte Grazie al boom delle auto ibride, in picchiata le emissioni di gas di scarico inquinanti.e si intravede il traguardo di quelle a zero CO2.

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1 R eporter nuovo Porcellum Che fine farà? Anno VI - Numero 2-16 novembre 2012 marmitte Intervista Pasquino: Se è il "gallo" a fare l'uovo Primo piano Con le ibride il mercato va Informazione La verità non fa male pulite Grazie al boom delle auto ibride, in picchiata le emissioni di gas di scarico inquinanti.e si intravede il traguardo di quelle a zero CO2. Quindicinale della Scuola Superiore di Giornalismo della LUISS Guido Carli

2 R 3 Che fine farà il porcellum? 8Vieni avanti premier! 12 La soluzione è in un mix L affannosa ricerca di un sistema elettorale idoneo a sostituire il pasticcio ideato da Calderoli stenta a produrre risultati.con il rischio che ne venga fuori una porcata bis Tra i militanti Pd e Pdl tempi e atmosfere contrastanti nella scelta dei candidati per la corsa a palazzo Chigi Sfida all'ultimo cliente Tommaso Tommasi: "Non credo che si arriverà a un solo tipo di propulsione, coesisteranno ibride, endotermiche ed elettriche" 6Quando è il "gallo" a fare l'uovo 10 Con due motori si vince 13 Il lingotto sta alla finestra Impazzano i discount, da Tuo Dì al Todis, mentre i supermercati rispondono a colpi di campagne promozionali. E il cliente ci guadagna In un mercato dell auto in crisi, aumentano le vendite delle ibride. Ostacoli invece per quelle totalmente elettriche. Un ampia gamma di modelli all undicesima edizione di H2 Roma. La Fiat per ora punta sul metano. Pronto ad impegnarsi nelle nuove tecnologie quando il mercato sarà maturo Un successo di qualità 16 Il traghetto di Xi Jinping Al nuovo leader il compito di portare la Cina verso un economia meno rigida. Per continuare a crescere serve più democrazia 17 Quei Mormoni così mormorati In Russia i giovani filo-putin sospettano 18 che siano spie della Cia gradite al correligionario Romney. La verità non fa male A colloquio con Vittorio Roidi sul caso del bambino, E vorrebbero che se ne andassero. strattonato dalla polizia. Diritto a conoscere i fatti e ad approfondirli, ma nel rispetto dei limiti e senza trasformarli in telenovelas 19 Via di Ripetta della battaglia Sulla pedonalizzazione fronti contrapposti tra negozianti e residenti ma con reciproci cambi di campo. E 20 intanto sono tornate le macchine Morire d'amour Nel film di Haneke, premiato a Cannes, Georges 21 accetta la scelta di Anne. Il film dà nuovi spunti all acceso dibattito sulla libertà di scegliere il fine vita. Stadio in luogo Roma e Lazio impegnate in un derby che forse non si giocherà mai: chiedono pesanti ritorni in termini di costruzioni aggiuntive Quel "Giglio" appassito 22 SOMMARIO Con l azienda lattiero-casearia la Reggiana aveva realizzato con diciassette anni d anticipo su quel che poi ha fatto la Juventus. Ma la storia finì Con una metafora, Gianfranco Pasquino descrive le fasi evolutive della legge per andare alle urne. Bocciata la formula mista ispano-tedesca Intervista a Tonino Faranda, fondatore del marchio TuoDì. Nessun timore per il contrattacco della concorrenza. Il marchio resterà sono in Italia

3 R POLITICA Che fine farà il porcellum? L affannosa ricerca di un sistema elettorale idoneo a sostituire il pasticcio ideato da Calderoli stenta a produrre risultati.con il rischio che ne venga fuori una porcata bis. Federica Ricca 3 SISTEMA FRANCESE - Doppio turno - 23% bonus - Forte governabilità SISTEMA TEDESCO - Proporzionalità pura - Doppio voto, uno su collegi uninominali, uno su lista bloccata - Correttivi per garantire la governabilità SISTEMA SPAGNOLO - Proporzionale - Alta soglia di sbarramento - No preferenze SISTEMA ITALIANO - Soglia di sbarramento - Liste bloccate formulate da segreterie di partito - Forte premio di maggioranza Porcellum sì, porcellum no. Nella giostra politica degli ultimi mesi, in attesa della fine del governo tecnico e delle elezioni di primavera, nel calderone è stata inserita anche la discussione sulla legge elettorale. E mentre i partiti liti- gano ogni giorno sui possibili cambiamenti da apportare al sistema attuale, il famigerato Porcellum, i politologi ragionano sulle effettive conseguenze politiche che si rischia di produrre in Italia. Sullo sfondo restano la richiesta e la moral suasion del Presidente della Repubblica e del Presidente del consiglio: bisogna agire in modo da garantire all Italia un nuovo sistema elettorale il prima possibile. Ma sono i partiti a dover trovare un accordo. E potrebbe non essere facile. Il Pdl, infatti, sembra voler abbandonare la legge 270/2005, mentre il Pd dà segnali discordanti e i partiti minori cercano il sistema migliore in grado di garantire loro la sopravvivenza. L ultima proposta è quella di Silvio Berlusconi di abrogare il Porcellum e approvare il sistema utilizzato in Spagna. Si tratterebbe del cosiddetto metodo d Hondt, proporzionale, con un alta soglia di sbarramento e senza preferenze, in grado, secondo il Cavaliere, di garantire la governabilità. I due nodi sempre più difficili da sciogliere, considerati ostacolo o, da alcuni, alibi per la non approvazione di una riforma elettorale, rimangono la soglia di sbarramento e il premio di maggioranza. Altra questione in agenda sono le liste bloccate, cioè l impossibilità per gli elettori di indicare una preferenza. Come si sa, l attuale sistema, un unicum a livello mondiale, prevede soglie di sbarramento diverse tra Camera e Senato, un premio di maggioranza assegnato su base regionale e liste preparate dai partiti. Ma oltre all ipotesi spagnola, sul tavolo ci sono anche opzioni che vanno verso i sistemi francese o tedesco. Nel primo caso si avrebbe un doppio turno, in cui al partito uscito vincitore dalle urne viene assegnato un bonus di 23 punti percentuali per governare. E questa una delle caratteristiche del sistema francese che ha effetti fortemente maggioritari poiché, trattandosi di collegi uninominali, solo i candidati dei maggiori partiti hanno realmente la possibilità di aggiudicarsi la vittoria. Un punto delicato della questione è il livello della soglia che i partiti e le coalizioni devono raggiungere per ottenere il premio di maggioranza. E anche quì, scattano le strategie politiche. Non a caso, i partiti che sulla carta hanno meno possibilità di vincere "è fondamentale trovare un compromesso tra esigenze di governabilità e necessità di rappresentare tutte le forze presenti nel panorama politico."

4 5 R POLITICA alle prossime elezioni del 2013, vale a dire Pdl e Lega, vogliono che la soglia venga posta molto in alto, in modo che non scatti il premio di maggioranza, mentre Pd e Sel preferiscono una soglia bassa per assicurarsi una maggioranza ampia. Posizioni già riproposte in occasione del voto in Commissione affari costituzionali del Senato, dove è stato approvato un emendamento alla legge elettorale, in base al quale si deve superare il 42,5 % delle preferenze per ottenere un premio del 12,5%. Cosa succederebbe, però, se in Italia si importasse il modello francese? I partiti sarebbero sicuramente portati a unirsi in coalizioni vaste concentrate verso il centro, tagliando fuori le frange parlamentari estreme. Altra ipotesi è quella di scegliere il sistema tedesco, proporzionale puro, seppure con un duplice voto: uno in collegi uninominali maggioritari e uno su lista bloccata. Il presupposto politico originario della legge elettorale in questo caso è la presenza di due partiti grandi come la Cdu/Csu e l Spd in Germania e un terzo partito minore (l Fdp), che otteneva dunque un forte potere di coalizione. Si tratta di un presupposto che fa crollare l ipotesi del modello tedesco senza correttivi. In Italia, infatti, i partiti minori sono molti, e i due partiti principali, Pd e Pdl, non sono ancora abbastanza forti e coesi al loro interno da costituire due realtà affermate. Restano anche da considerare le cosiddette leggi di Duverger. Si tratta di vere e proprie norme sulle conseguenze delle leggi elettorali sui sistemi partitici, elaborate dal politologo francese. A suo giudizio, una legge elettorale proporzionale o maggioritaria a doppio turno creerebbe un sistema multipartitico, mentre una legge maggioritaria a turno unico favorirebbe la nascita di un sistema bipartitico. Sebbene si tratti di una normativa che subisce anche l influenza di altri fattori, come la cultura politica e la composizione della classe politica, generalmente ha avuto riscontri positivi. Il che comporta una riflessione attenta per comprendere le conseguenze di una determinata riforma elettorale, nonché per analizzare le precondizioni necessarie per l importazione di un modello straniero. Tanto più che in Italia, ora che sulla scena si impongono nuove formazioni minori, come il Movimento 5 stelle, diventa fondamentale trovare un compromesso tra esigenze di governabilità e necessità di rappresentare tutte le forze presenti nel panorama politico. Ciò diventa anche più importante, se si pensa che la maggioranza del Parlamento è la stessa che poi si ritroverà a scegliere il prossimo Presidente della Repubblica, in quello che sarà il lungo anno 2013.Ma tra dibattiti e aggiustamenti vari, il rischio è ch ne venga fuori un soggetto strano, magari un porcellum bis.

5 6 R L'INTERVISTA Quando è il gallo a "fare" l'uovo Con una metafora, Gianfranco Pasquino descrive le fasi evolutive della legge per andare alle urne. Bocciata la formula mista ispano-tedesca. Federica Ricca "L attuale sistema non ha nessun punto di forza». Lo sostiene con decisione il politologo Gianfranco Pasquino, a proposito della vigente legge elettorale e per descrivere l iter di approvazione della riforma ricorre ad un insolita ma efficace metafora. Quanto alle caratteristiche dell attuale sistema, dice: "Al massimo, gli si può concedere che la soglia d accesso alla Camera è relativamente buona, mentre quella al Senato, da un lato è troppo elevata, dall altro deve essere applicata su scala nazionale. La possibilità di candidatura in tutte le circoscrizioni è semplicemente un obbrobrio. Sul premio di maggioranza, purché nazionale, si può discutere, sia quanto all entità sia sui requisiti per ottenerlo. A mio modo di vedere, la percentuale minima dei voti da ottenere dovrebbe essere 40. All obiezione che nelle condizioni date non lo otterrebbe nessun partito, la mia replica è: meglio così ". Quale sarebbe la formula migliore da importare in Italia date le particolari precondizioni politiche del sistema? Quale, invece, la formula peggiore? "La formula peggiore da importare è sicuramente quella della combinazione di pezzi di sistemi elettorali di più paesi. La macedonia ispanotedesca Senato, cioè, la soglia del 42,5 % e il premio del 12,5 %? è indigeribile. Combinazio- "Fatto apposta per impedire a ni varie, folcloristiche e partigiane, di elementi maggioritari e elementi proporzionali, per di più elaborati con il solo intento di favorire la propria parte politica, vanno respinte ai chiunque, soprattutto ad un partito da solo, di ottenere il premio, questo penosissimo emendamento incoraggia la formazione di coalizioni inevitabilmente e assolutamente eterogenee, mittenti. Nell Europa continentale, messe su per ottenere il premio in paesi di dimensioni simili all Italia, esistono due sistemi elettorali che hanno funzionato in maniera apprezzabile sin da quando sono stati introdotti: il sistema proporzionale tedesco e il maggioritario a doppio turno francese. Chi voglia importare quello tedesco lo deve prendere in blocco. Quanto al sistema francese, sarei al massimo disposto a discutere della clausola di passaggio al secondo turno, che in Francia è del 12,5 per cento: dunque, molto alta. Ma, davvero, c è qualcuno che pensa di sapere inventare un sistema elettorale più adatto e migliore di questi due?". Che tipo di conseguenze potrebbe avere l ultimo emendamento alla legge elettorale approvato in Commissione affari costituzionali del senza nessuna garanzia che poi sapranno governare il paese. Gli italiani dovrebbero protestare. Aggiungo qui il mio subemendamento. Se una coalizione che ha ottenuto il premio si sfascia in Parlamento, tutti gli eletti grazie al premio tornano a casa. Subsubemendamento: se nessuno raggiunge quella soglia, quei seggi non saranno assegnati e il parlamento avrà la sua meritata, doverosa, utile cura dimagrante". Secondo lei, il sistema elettorale è una variabile dipendente o indipendente rispetto al sistema partitico? "La gallina sistema dei partiti scodella l uovo sistema elettorale. Dopo due o tre elezioni, dall uovo sistema elettorale esce un bel gallo che mette "La macedonia ispano-tedesca è indigeribile."

6 R 7 "Le regole del voto debbono essere condivise e gradite dagli elettori, meno che mai dai partiti attualmente esistenti". in ordine la gallina sistema dei partiti e i partiti pulcini (alcuni pulcinella ). Vale a dire che un sistema elettorale crea opportunità e vincoli che i partiti possono e debbono sapere utilizzare. Per fortuna, è provato che i dirigenti di partito e i loro intellettuali di riferimento sbagliano, qualche volta alla grande, cosicché opportunità e vincoli possono continuare ad essere sfruttati in condizioni mutate. Il Mattarellum è stato uno di questi errori, non clamoroso, ma reale". A suo avviso, quale forza politica ha realmente intenzione e volontà di modificare la legge elettorale il prima possibile? "Nessuna. Tutti i dirigenti e tutti i capi corrente gongolano. Continueranno a nominare i loro parlamentari. Nessuno dovrà spaccarsi la schiena e rovinarsi la gola a fare campagna elettorale. Forse solo il centro-destra, ovvero il PdL, a causa della sua disastrosa frammentazione e del suo declino numerico ha almeno un unico interesse urgente: ridurre al minimo il premio di maggioranza che non riuscirebbe mai ad ottenere". Quale peso dovrebbe avere l invito del Presidente della Repubblica ad agire il prima possibile? "Il Presidente della Repubblica, il mio predicatore preferito di saggezza istituzionale e di virtù civiche, fa il suo dovere, con ammirevole ostinazione. Sa anche, e ne ha avuto numerose conferme, che questi partiti e i loro dirigenti sono disposti ad offrire il loro ipocrita omaggio verbale alle sue parole senza né volere né potere né sapere come ottemperare. Almeno il Presidente dixit et salvavit animam suam. Partiti e dirigenti sono meno ambiziosi, più pagani e più mondani, mirano a salvare il seggio, sì, lo so, devo dire la poltrona, loro e quella degli amici e dei compagni". Quale riforma sarebbe in grado di garantire la necessaria governabilità, conciliandola con la rappresentatività di tutte le forze presenti nel panorama politico, considerando anche le nuove formazioni come Movimento 5 stelle? "Soltanto il doppio turno francese offre l opportunità, ancorché non la certezza, che nel prossimo parlamento ci sarà una maggioranza in grado di dare vita a un governo. Poi, la governabilità dipenderà dalla coesione della maggioranza di governo, i cui esponenti dovranno ricordarsi di avere stretto patti fra i loro partiti e L'INTERVISTA i loro elettori, dalla lealtà, parola e comportamento inusuale nella politica italiana, e naturalmente dalle capacità dei governanti e del prossimo presidente della Repubblica". Sembra che, negli ultimi anni, a spingere verso una riforma elettorale siano più che altro le strategie politiche del momento. Come fare per rendere più stabili e condivise le regole del voto? "In un mondo ideale, che non si è mai chiamato Italia, le regole del gioco elettorale verrebbero ispirate da un principio fondamentale, un imperativo categorico quasi kantiano: dare più potere agli elettori. Un opinione pubblica robusta e vibrante e giornalisti indipendenti e competenti potrebbero martellare i loro rappresentanti all insegna della richiesta non negoziabile più potere agli elettori, che, naturalmente, dovrebbe venire estesa anche ad una drastica riforma delle leggi relative ai referendum. Le regole del voto debbono essere condivise e gradite dagli elettori, non dai partiti, meno che mai dai partiti attualmente esistenti". POLITOLOGO SUPER Gianfranco Pasquino è Presidente della Società Italiana di Scienza Politica, e Senior Adjunct Professor al Bologna Center della Johns Hopkins University. Accademico dei Lincei dal luglio 2005, fa parte del Consiglio Scientifico della Enciclopedia Italiana. E direttore della rivista di libri e recensioni 451. Condirettore con Norberto Bobbio e Nicola Matteucci del Dizionario di Politica (UTET 2004, 3a ed.), di recente ha pubblicato: La rivoluzione promessa. Lettura della Costituzione italiana (Bruno Mondadori-Pearson 2011); Politica è (Casadeilibri 2012) e Finale di partita. Come tramonta una Repubblica (Egea febbraio 2013).

7 8 R POLITICA Vieni avanti premier! Tra i militanti Pd e Pdl tempi e atmosfere contrastanti nella scelta dei candidati per la corsa a palazzo Chigi Leonardo Rafanelli Nello storico circolo di Via dei Giubbonari, in pieno centro di Roma a pochi passi da Campo dei Fiori, c'è sempre qualcuno che passa a registrarsi per votare alle primarie. Non c'è la coda, ma il flusso è costante. Per adesso, spiegano i responsabili, arrivano i militanti e i più informati: quelli che, nonostante i tempi che corrono, seguono ancora con attenzione la politica e hanno già deciso chi scegliere tra Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato. L election day è fissato per domenica 25 novembre, quando scadrà il tempo per iscriversi all albo degli elettori del centrosinistra. Un eventuale ballottaggio tra i primi due candidati si terrà domenica 2 dicembre. Nell attesa si parla di politica, e soprattutto di numeri: I votanti delle precedenti primarie sono stati circa tre milioni dice Alberto Tanzilli, presidente della Commissione Garanzia della Federazione Romana del Pd e non bisogna andare sotto, perché sarebbe un fallimento". Lo stesso, per altri motivi, ha detto anche Matteo Renzi, convinto che una partecipazione ristretta finirebbe per favorire il suo avversario nella corsa alla candidatura, Pier Luigi Bersani. Eppure, specie tra le file del Pd, non si vuol sentir parlare di influenze sull'assetto finale del partito: "Il congresso - spiegano a Via dei Giubbonari - ci sarà l'anno prossimo, ma queste primarie non possono e non devono influenzarlo. Servono per scegliere chi guiderà la coalizione di centrosinistra, non il capo del partito. Per un motivo anche molto semplice: i voti che vanno a Vendola, ad esempio, non si saprebbe come collocarli all'interno della competizione nel Pd". Le primarie non sostituiranno il congresso, quindi, almeno per il Partito Democratico. Ma se si guarda al centrosinistra nel suo complesso, tra i frequentatori dei circoli è ben presente la consapevolezza che i differenti candidati potrebbero "Carlo Leoni (Sel): Una vittoria di Renzi potrebbe significare la fine del centrosinistra" spostare gli equilibri della coalizione in modo determinante. È questa la posta in gioco, e lo sanno bene i sostenitori di Sinistra, Ecologia e Libertà e di Nichi Vendola. Al circolo di Testaccio, durante una cena organizzata proprio per prepararsi alle primarie, c è anche Carlo Leoni, della presidenza nazionale del partito. Subito prima dell appello ai militanti per favorire la più ampia partecipazione possible al voto, spiega che una vittoria di Renzi potrebbe significare anche la fine del centrosinistra, visto che il sindaco di Firenze ha fatto capire che il Pd potrebbe decidere in quel caso di fare da solo. Noi invece, sottoscrivendo la carta di intenti, abbiamo detto fin dall'inizio che sosterremo lealmente chiunque vinca le primarie. E in caso di vittoria di Renzi, sarebbe ancora più determinante il contributo di Sel". Anche i sostenitori di Bersani appaiono consapevoli dello spostamento di equilibri che le primarie potrebbero determinare. "Bisogna votare per il candidato che unisce affermano ancora in Via dei Giubbonari e l'attuale segretario del Partito Democratico riteniamo possa essere una figura riconoscibile come leader da tutti". Certo, all'interno di Sel non mancano dubbi sulle posizioni di Bersani, giudicate in alcuni momenti troppo vicine a quelle dell Udc. Ma su una cosa paiono tutti d accordo: questa volta non c è un vero favorito, e le primarie del centrosinistra non erano mai state così aperte. Nelle sedi del Popolo della Libertà ancora non si parla di primarie, o comunque se ne parla poco. Fuori non ci sono manifesti di campagna elettorale, né avvisi. I tempi, spiegano, sono prematuri: bisogna ancora decidere in che modo

8 9 R POLITICA "Non bisogna pensare alle primarie come alla ricetta per curare tutti i mali, ma come a un punto di partenza si voterà (col sistema americano, si dice) e quali saranno le candidature, per presentare le quali c'è tempo fino al 19 novembre. Riferimenti chiari alle primarie si trovano invece sulla pagina web del Pdl, dove già ci sono date e regolamento. Si voterà regione per regione, in tre turni: il 20 gennaio 2013 andranno alle urne Piemonte, Valle D Aosta, Toscana, Umbria e Puglia, il 27 gennaio 2013 sarà la volta di Veneto, Sardegna, Marche, Emilia Romagna e Campania, e infine, il 3 febbraio 2013, toccherà a Friuli Venezia Giulia, Liguria, Basilicata, Sicilia, Calabria, Trentino Alto Adige e Abruzzo. Per adesso, in televisione e sui giornali tengono banco i dubbi di Silvio Berlusconi, che pare abbia accolto freddamente la decisione di utilizzare le primarie e che per ora mantiene il silenzio, mentre circolano voci addirittura su una sua lista alternativa. Del resto l avvocato modenese Giampiero Samorì, vicino al Cavaliere, si è detto pronto a candidarsi, mentre la figlia Marina Berlusconi ha smentito l ipotesi di un suo impegno in questo senso. In ogni caso, nel partito c'è chi guarda alle primarie come a una grande novità per il Pdl, in grado di far tornare i cittadini a parlare di politica. "Il loro peso sarà devastante spiega Dario Antoniozzi, capogruppo Pdl e vicepresidente del consiglio del XX Municipio per chi in questi anni ha preferito il palazzo al territorio". Il candidato favorito, per il momento, resta Angelino Alfano, ma potrebbero essere in molti a raccogliere la sfida. Antoniozzi, però, rassicura circa il rischio di una pericolosa frammentazione del partito: "Se ci fosse un solo candidato prosegue significherebbe che non è cambiato niente. Invece il rinnovamento di Alfano parte proprio da qui. Un partito che aspira a tornare ad essere il primo non può che essere rappresentato da diverse sensibilità". Anche nel Pdl, quindi, si guarda alle primarie come strumento per venire incontro alla domanda di democrazia interna ai partiti. E in quest ottica c è chi pensa alla reintroduzione delle preferenze, come lo stesso Antoniozzi che, eletto al XX Municipio proprio attraverso questo meccanismo, se ne definisce un forte sostenitore: Sono la condicio sine qua non dice per lanciare un forte messaggio di cambiamento, sia all interno del partito che all esterno. Il vero corto circuito che si è generato in questi anni tra la politica e la gente è proprio nato da una mancanza di rappresentanza. Ritengo che sia finito il tempo dei nominati e che la parola debba tornare agli elettori. Pur tenendo conto, avverte Antoniozzi, che non bisogna pensare alle primarie come alla ricetta per curare tutti i mali, ma al limite come a un punto di partenza.

9 R Con due motori si vince In un mercato dell auto in crisi, aumentano le vendite delle ibride. Ostacoli invece per quelle totalmente elettriche. Un ampia gamma di modelli all undicesima edizione di H2 Roma { PRIMO PIANO Riccardo Porcù e Francesca Romanelli 10 Un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia, scriveva il futurista Filippo Tommaso Marinetti. Oggi, a ottant anni di distanza, non è più la velocità il mito che l auto moderna tenta di rincorrere, ma un ideale molto più pragmatico: il risparmio e la riduzione di emissioni inquinanti. Il mercato europeo è, infatti, in profonda crisi. Nel mese di ottobre le immatricolazioni hanno avuto un calo pari al 12,4% e si tratta dell undicesimo mese consecutivo in negativo. Una recessione dalla quale sembra ormai impossibile uscire contando solo sulle tecnologie tradizionali, legate ai motori endotermici. E allora largo alle innovazioni. La principale novità sul mercato è senza dubbio il vero e proprio boom delle auto ibride, che con il loro doppio motore, elettrico e a combustione interna, assicurano una sostanziale diminuzione delle emissioni inquinanti e hanno ormai lo stesso prezzo della versione diesel. Le vendite, infatti, sono già salite al 30%, con quasi auto immatricolate nei primi nove mesi del Il primato va a Toyota, la prima casa automobilistica ad avere scommesso con forza nel settore già nel 1997; seguita dal gruppo Psa, Peugeot e Citroen, e da Honda, nettamente staccate. Un mercato in controtendenza ma ancora troppo di nicchia, appena lo 0,28% del totale di vetture in circolazione in Italia. Tanti, invece, gli ostacoli alla diffusione delle auto totalmente elettriche. Si tratta, infatti, di vetture ancora troppo costose, con poca autonomia (200 km) e tempi di ricarica decisamente lunghi. Per non parlare della scarsezza di punti per il rifornimento. Innovazione e sostenibilità si sono incontrate in questi giorni a H2Roma, manifestazione giunta quest anno alla sua undicesima edizione, che raccoglie le principali novità nel campo della tecnologia e della mobilità. H2Roma è nata in modo unico - spiega il presidente Fabio Orecchini - Fabio Orecchini: Chi non coglie questa opportunità non avrà uno sviluppo industriale adeguato. da un idea dei ricercatori indipendenti e ha attirato l attenzione dei grandi costruttori di automobili e delle agenzie per l energia e i trasporti. In questa edizione abbiamo ben sette anteprime nazionali. Un grande ritorno è quello della tecnologia a idrogeno, già sperimentata a partire dai primi anni 2000 e successivamente accantonata. Oggi, invece, si torna a investire in questo progetto che risulta molto competitivo e conveniente, sia per i rapidissimi tempi di ricarica (qualche minuto) che per la grande autonomia (700 km). Due caratteristiche che potrebbero garantire la supremazia sulle altre tecnologie eco-compatibili. Bisognerà però attendere il 2015 per i primi modelli e per verificarne l impatto sul mercato; anche se ad H2 Roma è arrivato in esclusiva TeRRa, primo Suv a idrogeno di Nissan. Insomma, questo momento di crisi potrebbe anche stimolare una forte spinta propulsiva nel campo dell innovazione sostenibile. Si tratta di un occasione unica e storica per la nascita di nuove tecnologie per i prossimi decenni. Chi non coglie ora questa opportunità non avrà uno sviluppo industriale adeguato, conclude Fabio Orecchini. E allora, che il futuro abbia inizio.

10 11 R PRIMO PIANO IL NUOVO CHE AVANZA Sono il nuovo che avanza, il futuro alle porte. Consumi ridotti, emissioni contenute e affidabilità, tutto sembra spingere verso una diffusione delle macchine ecocompatibili. Ma come funzionano? L'ibrido, finora la tecnologia innovativa più diffusa, si fonda su un meccanismo molto simile al bi-fuel, con una doppia propulsione garantita da un motore endotermico, benzina o diesel, e un motore elettrico, spesso una batteria agli ioni di litio con capacità variabili di chilowattora. In base al livello di sviluppo della tecnologia ibrida, il supporto elettrico può svolgere una funzione di turbo (è l'ibrido di prima generazione che interviene in aiuto del motore endotermico solo in caso di necessità, garantendo una trazione 4x4) o un vero e proprio ruolo di motore trainante, attivandosi dalla partenza, per percorrere, da solo, tratti dai 7 ai 25 km. In ogni fase di frenata o decelerazione il motore elettrico si ricarica, grazie a un sistema di recupero dell'energia cinetica dei freni molto simile al Kers della Formula 1. Più difficile lo sviluppo delle auto elettriche, che trasformano direttamente la corrente elettrica in energia meccanica e, quindi, in moto, impresso alla macchina. Poca autonomia, lunghi periodi di ricarica (le batterie agli ioni di litio vanno tenute in carica anche 6 ore) prezzi elevati e poche colonnine di rifornimento nelle città ne limitano la diffusione. Così come sembra ancora lontano lo sviluppo su larga scala del motore a idrogeno. Ma in pochi anni tutto può cambiare e, già oggi, i motori ecocompatibili sembrano pronti per le nostre città. Provare per credere.

11 R La soluzione è in un mix Tommaso Tommasi: "Non credo che si arriverà a un solo tipo di propulsione, coesisteranno ibride, endotermiche ed elettriche" { PRIMO PIANO 12 Riccardo Porcù e Francesca Romanelli Il mercato dell auto ingrana una nuova marcia, all insegna delle tecnologie eco-compatibili. In Europa questa fase è ancora embrionale. Quali sono le principali prospettive per la mobilità? Ne parliamo con Tommaso Tommasi, direttore di InterAutoNews. Pochi e poco efficaci gli investimenti nelle nuove tecnologie in Italia, a differenza di altri paesi europei. A cosa è dovuto questo gap? "Uno dei motivi principali degli scarsi investimenti nelle nuove tecnologie sono sicuramente i costi, basti vedere i dati delle immatricolazioni. Non si può certo impostare il lavoro di una fabbrica se non c è un assorbimento significativo dei veicoli ivi prodotti da parte del mercato. L ibrido, invece, sta avendo un successo maggiore, sebbene si tratti sempre di dati molto contenuti rispetto alle vendite globali. In Italia ci si aggira intorno a qualche migliaio di unità". Prima l'ibrido e poi l'elettrico? "Ritengo che siano determinanti le decisioni dello Stato e delle istituzioni locali nello sviluppo di certe soluzioni. Sono un sostenitore della prima ora dell auto elettrica, che ho subito ritenuta la vera soluzione per il traffico urbano. Ha così tanti vantaggi in termini di ecologia, spazio occupato e consumi energetici che è evidente che il suo futuro si lega specificamente alla dimensione cittadina. E poi l auto elettrica per andare da Roma a Milano già c è e si chiama Frecciarossa. La trazione elettrica esiste ed è nata anche per motivi fortemente ecologici". Ipotesi di scuola: 2025 l auto elettrica è ormai una realtà e ha soppiantato tutte le altre tecnologie. Non si porrebbe un problema di approvvigionamento analogo alla benzina attuale? E come si andrebbe a creare l elettricità necessaria? "Nessuno ritiene possibile una riconversione totale del parco macchine circolante da macchine con carburanti convenzionali a elettrico. La ricerca poi andrà avanti in quel settore con le possibili innovazioni nell idrogeno. Ci sarà sempre un mix di sistemi di produzione. Non credo assolutamente che si arriverà a un solo tipo di propulsione perché ogni paese ha livelli di motorizzazione diversi, dimensioni diverse. In certi casi, inoltre, la mobilità è molto più vasta rispetto all Italia, dove trasporto privato e pubblico si dovranno mischiare in modo coerente e in modo intercambiabile". Nel quadro delle nuove tecnologie al servizio della mobilità, una delle principali novità sembra essere l auto elettrica. I dati sulle vendite restano, però, ancora abbastanza deludenti e i costi elevati. È un panorama sconfortante? " Non si può impostare il lavoro di una fabbrica se non c è un assorbimento dei veicoli prodotti da parte del mercato" "I dati di vendita delle auto elettriche sono davvero modestissimi. Si parla di circa unità in Europa e in Italia, nei primi sette mesi del 2012, le immatricolazioni sono state soltanto 316. Sono veramente cifre ridicole rispetto all impegno preso dall industria di settore. La ragione è, però, evidente: il prezzo del prodotto è molto elevato e le prestazioni sono buone, ma non esaltanti. L'autonomia, poi, con i suoi soli 100 km di solito spaventa un consumatore abituato ai km del serbatoio di una macchina endotermica. Il vero problema, però, restano i tempi di ricarica. Le persone solitamente vanno alla pompa di benzina, a rifornirsi e hanno finito in pochi minuti mentre solo di recente le ricariche stanno iniziando ad arrivare ad un minimo di mezz ora di attesa". Molte case straniere sperimentano con successo le nuove tecnologie. Fiat, invece, si limita a investire in vetture a metano e Gpl. C è forse un po di miopia da parte del Lingotto? "Io sono convinto che la Fiat stia commettendo un errore clamoroso. E evidente che ci sarà uno sviluppo di forme alternative ai motori convenzionali, ben oltre quelli a gas. Sulla vendita di vetture a metano e Gpl, poi, sarebbe da aprire un capitolo a parte. I dati ci parlano di poche stazioni di rifornimento di metano, e in quelle zone dove i rifornimenti sono difficoltosi o addirittura non esistono, le vendite restano significative. Ciò significa che c è chi trae vantaggio dai premi per acquistare vetture alternative e poi usa la benzina, proprio come tutti gli altri. Il bi-fuel, infatti, consente di viaggiare anche soltanto con uno dei due tipi di propulsione, se non c'è il gas allora si usa il carburante tradizionale".

12 R PRIMO PIANO Il Lingotto sta alla finestra La Fiat per ora punta sul metano. Pronto ad impegnarsi nelle nuove tecnologie quando il mercato sarà maturo 13 Riccardo Porcù Elettrico, ibrido e idrogeno le nuove frontiere dell'auto mondiale? Le grandi marche di mezza Europa ci credono e investono nelle nuove tecnologie ecocompatibili. E la Fiat? Il Lingotto sembra intenzionato a scommettere su metano ed efficienza dei motori endotermici. Una strategia finora vincente, con effetti benefici sul mercato italiano in profonda crisi. Stiamo consolidando il nostro ruolo di leader nel mercato del Gpl, abbiamo diffuso più di mezzo milione di auto a metano in Europa che è largamente più della somma di ibride ed elettriche prodotte in questo periodo. E' la dimostrazione che oggi il consumatore apprezza questa soluzione assicura Maurizio Consalvo, Powertrain Portfolio & Features Planning Director della Fiat. Ma se oggi metano e Gpl sono al primo posto tra le nuove tecnologie, non è detto che tra qualche anno elettrico e ibrido non siano in grado di soppiantarli. Quando l'elettrico, l'ibrido, la fusione fredda o qualsiasi altra cosa saranno delle soluzioni in grado di garantire competitività e sostenibilità ambientale, ecco quando una qualche tecnologia sarà matura allora noi la adotteremo risponde Consalvo. Una strategia pragmatica che relega la Fiat a un ruolo attendista nello sviluppo di innovazioni ecocompatibili. Eppure fino a pochi anni fa il Lingotto credeva, e molto, nell elettrico. Nel corso degli anni Novanta, infatti, Panda, Seicento e Cinquecento ebbero tutte uno sviluppo nell elettrico con la versione Elettra dei tre modelli. Una tecnologia ancora oggi all avanguardia. Cambio automatico, sistema di recupero energia in frenata e consumi ridotti, il futuro con vent anni d'anticipo. Appena qualche anno di rodaggio e le tre citycar vennero lanciate sul mercato, all'alba del 2000, quasi come simbolo di una nuova era. Forse troppo in anticipo. Costi ragguardevoli (oltre 22mila euro) e prestazioni modeste (appena 100Km/h di velocità massima nelle migliori condizioni di guida e impossibilità di superare pendenze maggiori del 25%) fecero naufragare quasi immediatamente le tre rivoluzionarie vetture, rendendole delle rarità per collezionisti. Ma oggi una Fiat elettrica esiste ancora. E' la 500e, espressamente richiesta dal governo Obama nell'ambito dell'accordo per finanziare Fiat nell'acquisizione di Chrysler. Un atto dovuto, subito giudicato dall'amministratore delegato Marchionne un investimento in perdita. Ma le nuove tecnologie, oltre a proiettarci nel futuro, creano anche nuovi posti di lavoro e la riapertura degli stabilimenti. Perché, quindi, non riadattare proprio quelli Fiat in via di chiusura? Una riconversione degli stabilimenti alle nuove tecnologie sarebbe sicuramente ragionevole ma l'unica cosa che conta è la competitività sul mercato - replica Consalvo - Creo posti di lavoro e occupazione solo se sono in grado di vincere la battaglia commerciale in Europa, battendo i miei concorrenti. Concretezza e pragmatismo prima di tutto. Per il futuro, ripassare più tardi. Una riconversione degli stabilimenti alle nuove tecnologie sarebbe ragionevole ma l'unica cosa che conta è la competitività sul mercato

13 R ECONOMIA All'ultimo cliente Impazzano i discount, da Tuo Dì al Todis, mentre i supermercati rispondono a colpi di campagne promozionali. E il cliente ci guadagna Beatrice Tomasini 14 Sconti, promozioni, offerte speciali ma senza rinunciare alla qualità. Ecco il segreto del successo dei discount dove fare la spesa costa quasi la metà rispetto al classico supermercato. A Roma continuano a moltiplicarsi i punti vendita low-cost e la città è invasa da volantini che annunciano nuove aperture promettendo occasioni da record: una bottiglia di Morellino di Scansano a 2,89, solo qualche centesimo di meno per una di olio extravergine di oliva. E ancora 1,29 per due hamburger di carne e soli 29 centesimi per una confezione di passata di pomodoro. Dunque la battaglia si gioca tutta sui prezzi a ribasso. Nella capitale l ultimo a scendere in campo è stato il nuovo discount Tuo Dì a Via Ravenna nelle vicinanze di Piazza Bologna. Ma nel quartiere non è il solo: ce ne sono altri anche a Via Zara, Piazza Ledro e Via Tagliamento, oltre ad altri marchi come Todis e Dico. In tempi di crisi economica, risparmiare è un esigenza di molte famiglie e i grandi gruppi hanno lanciato una dura controffensiva. I supermercati cercano di adeguarsi attraverso promozioni e prodotti sottocosto mentre i discount contrattaccano con raffiche di prezzi ancora più bassi. Insomma è un duello all ultimo cliente: I prodotti sono di qualità, nonostante il basso costo, e si risparmia il doppio, racconta una studentessa in fila alla cassa. Basta saper scegliere. E sono propri i giovani, gli anziani e gli immigrati, insomma le categorie più deboli e schiacciate dalla crisi, ad essere le principali clienti. Certo i prodotti non sono di marca, anche se qualcosa si trova, come la Nutella o la Coca Cola, la merce è esposta in scatoloni di cartone, non ci sono banchi del fresco e il personale è ridotto. Misure necessarie per tagliare i costi e mantenere standard di qualità. I prezzi bassi derivano infatti dal minor costo del processo di approvvigionamento, produzione, distribuzione, vendita e comunicazione. Lo ha capito bene Antonino Faranda, presidente del Gruppo Tuo che comprende discount come Tuo Dì, i supermercati Despar Interspar e Eurospar, oltre ai brand AsSo, Inpiazza e Ingrande. Le origini del suo successo derivano da un intuizione strategica avuta nei lontani anni 90: importare dalla Germania il modello dell hard discount, quello no brand, e adattarlo alle esigenze e alle abitudini della clientela italiana. Una novità assoluta, una tipologia distributiva completamente nuova per il centro-sud Italia ma vincente: investire su un progetto di arredo dei negozi moderno ed essenziale e attuare una politica di selezione dell assortimento proposto che tenesse conto del rapporto qualità-prezzo. Un successo. Dall inizio del 2012 sono stati aperti sei nuovi Tuo Dì a Roma, città che detiene il record con oltre 90 punti vendita. L espansione del Gruppo Tuo, l attenzione al sociale con il sostegno a varie organizzazioni onlus e la lotta alla Mafia con la denuncia del racket di Capo d Orlando in Sicilia, hanno portato Faranda a ricevere nel 2009 l onorificenza di Cavaliere dal Lavoro dal presidente della Repubblica Napolitano. Siciliano di nascita, proprio per sfuggire all organizzazione criminale, Faranda fu costretto a trasferirsi a Roma negli anni Novanta dove aprì il primo discount con il marchio Tuo. Da quel momento è stata un ascesa continua fino ad arrivare nel 2011 ad avere circa 4500 dipendenti e a fatturare una cifra astronomica come mille milioni di euro. "Le origini del successo: importare dalla Germania il modello dell hard discount"

14 15 R { Un successo di qualità Intervista a Tonino Faranda, fondatore del marchio TuoDì. Nessun timore per il contrattacco della concorrenza. Il marchio resterà sono in Italia Beatrice Tomasini ECONOMIA La concorrenza è spietata ma la catena di discount TuoDì non conosce crisi.ce lo spiega il suo fondatore. Cavalier Faranda, quali sono i punti di forza del successo del gruppo TuoDì? I nostri negozi sono definiti dei punti vendita semplici ed essenziali, dei veri "Discount di qualità", moderni e comodi, con una scelta di propri prodotti a marchio proprio, che garantiscono quindi un ottimo rapporto qualità-prezzo. Uno dei nostro plus è la proposta dei prodotti freschi, dall'ortofrutta alla macelleria e alla gastronomia, così, ogni cliente può fare la spesa e trovare tutto l'assortimento del classico supermercato ma ad un prezzo molto conveniente. Come nasce l'idea di trasferire in Italia il modello di discount? Da sempre ho vissuto l'esperienza del commercio, la mia famiglia si dedicava con successo alla distribuzione alimentare all'ingrosso e nello stesso tempo, volevo sperimentare strade nuove, per cui l'esperienza del Discount che avevo conosciuto al'estero, mi ha sicuramente spinto a trasferire in Italia, e, in particolare, nella Capitale, questo modello distributivo che poteva avere successo conferendogli però una marcata impronta italiana, fatta di qualità, assortimento, prezzo e prossimità. A fronte di un sensibile aumento della concorrenza (altri discount e iniziative promozionali/sottocosto dei supermercati), Tuodì come intende muoversi? Il marchio proprio, prerogativa del TuoDì, è già la risposta adeguata agli attuali bisogni del clienti. Oggi infatti, si è molto più attenti al prezzo e, allo stesso tempo, ai prodotti genuini. Pertanto il cliente è disposto a tralasciare la marca e a fidelizzarsi su un prodotto conveniente per il rapporto qualità-prezzo. Nonostante la grossa concorrenza, il nostro obiettivo è proprio quello di differenziarci sempre più dal classico supermercato, proponendo un offerta sempre più ampia di prodotti a marchio proprio, che riescono a mantenere alta la nostra competitività sul fronte dei prezzi. Ci sono in cantiere piani di espansione in Italia e in Europa? La nostra rete, ad oggi è principalmente concentrata nel Centro Italia e maggiormente nella Capitale, per cui c'è sicuramente l'intenzione di sviluppare il nostro modello di Discount di qualità, in altre grandi città italiane. Nonostante la volontà ormai diffusa di muoversi verso l'estero, io personalmente ad oggi sono maggiormente orientato a favorire lo sviluppo e la crescita in Italia. Che consigli darebbe a un giovane che volesse impegnarsi nel settore imprenditoriale? Secondo lei, al momento ce ne sono le condizioni? Il momento socio-economico che stiamo vivendo sicuramente potrebbe non favorire lo sviluppo nel settore imprenditoriale soprattutto in Italia ma, a mio avviso, se un giovane ha delle ambizioni, e si sente pronto a intraprendere un percorso imprenditoriale, posso consigliare solo di non arrendersi ai primi ostacoli e dotarsi di tanto coraggio, impegno e, soprattutto, perseveranza.

15 R { Il traghetto MONDI di Xi Jinping Al nuovo leader il compito di portare la Cina verso un economia meno rigida. Per continuare a crescere serve più democrazia Tiziano Rugi 16 Dieci anni sprecati. Sembra un paradosso parlare così di un Paese che dal 2000 a oggi ha quadruplicato la sua economia, è diventato il primo esportatore mondiale, ha esteso una minima copertura medica dal 20 al 95% della popolazione. E, soprattutto, si è imposto come seconda potenza mondiale e locomotiva dell economia globale. Ma la realtà è un altra: la Cina è vulnerabile. Lo sa bene lo stesso primo ministro uscente Wen Jiabao: alla fine del suo mandato ha dovuto riconoscere che lo sviluppo della Cina degli ultimi dieci anni è sbilanciato, scoordinato e insostenibile e nessuno dei problemi strutturali economici e politici è stato affrontato. Ecco perché ai leader della quinta generazione, i nove componenti del comitato permanente del Politburo, il vertice del sistema, scelti il 14 novembre scorso durante il 18 Congresso del Partito comunista che avranno in mano le sorti della nazione per i prossimi dieci anni, spetta il difficile compito di traghettare la Cina in un futuro carico di timori e incertezze. Ma Xi Jinping, il nuovo segretario del partito e dunque numero uno del Paese scelto come successore di Hu Jintao e il primo ministro Li Keqiang sono gli uomini giusti per adottare riforme ormai improrogabili? è difficile rispondere avverte Carlo Jean, esperto di geopolitica perchè le decisioni nel partito sono frutto di giochi interni di potere e raccomandazioni. L unica certezza è che la Cina proseguirà sulla strada del capitalismo di Stato. La caduta in disgrazia di Bo Xilai, leader dei neomaoisti e principale oppositore di Xi spiega - è il chiaro segnale che nel Politburo ha avuto la meglio la corrente degli economisti. Stesso discorso per i vertici dell esercito, dove sono stati scelta tutti i fedelissimi al partito, ma è stato escluso il generale Liu Yuan, sostenitore della necessità di maggiore democrazia. Insomma, scelte di continuità con il precedente regime. Eppure, in Cina i problemi economici e politici abbondano. Il primo dato a preoccupare è il tasso annuale di crescita, sceso al 7,5%, il livello più basso da vent anni a questa parte: se questo trend rimanesse stabile, fa notare Jean, sarebbe impossibile per il nuovo gruppo dirigente raggiungere gli ambiziosi obiettivi del prossimo piano quinquennale. L eccesso di capacità produttiva ha annullato i profitti di gran parte delle industrie e il costo del lavoro nel prossimo decennio sarà troppo alto per continuare ad attrarre investimenti. La corruzione dell élite politica ha assunto dimensioni insostenibili. Inoltre il sistema bancario è minacciato dal loro forte indebitamento con imprese di proprietà dello Stato: il governo, infatti, continua a fare affidamento sugli investimenti per spingere la crescita mentre i consumi delle famiglie rivestono un ruolo molto meno importante. E proprio dalla società civile potrebbero in futuro arrivare i maggiori problemi per il regime: il divario tra ricchi e poveri è cresciuto a tal punto che il 10% della popolazione controlla il 60% della ricchezza del Paese. Senza contare le differenze tra le aree urbane e le campagne sottosviluppate. Il rischio è l acuirsi dei tumulti e delle rivolte sociali, avverte Jean: Fino a poco tempo fa, i cinesi si stavano arricchendo a un ritmo così rapido che molti di loro non si interessavano nemmeno a come erano governati. Ma oggi è più difficile per il Partito comunista mantenere il potere basando il consenso interno sulla crescita economica. E infatti i disordini e le manifestazioni di protesta si sono quadruplicati rispetto a dieci anni fa, ormai sono più di 180 mila l anno: lo spettro di una nuova piazza Tiananmen potrebbe spingere Xi a scelte più coraggiose come accadde Den Xiaoping, vent anni prima di lui. Carlo Jean: L unica certezza è che la Cina proseguirà sulla strada del capitalismo di Stato

16 R MONDI Quei Mormoni così mormorati In Russia i giovani filo-putin sospettano che siano spie della Cia gradite al correligionario Romney. E vorrebbero che se ne andassero Francesca Romanelli 17 Un biglietto aereo per Washington. Sola andata. Anche se, seduto nello studio ovale, non troveranno il loro candidato alla Casa Bianca. è questa la destinazione che i giovani filo- Putin consigliano ai rappresentanti russi della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, meglio nota come Chiesa mormone. Una provocazione inscenata a Mosca alla vigilia del voto per eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti e che è arrivata, non a caso, quando per la prima volta un appartenente a questa fede era uno dei due contendenti in lizza. Li etichettano come esponenti della Cia, agenti esteri e spie. All origine di tutto ci sarebbe un recente discorso in cui il premier Putin ha affermato di voler monitorare le organizzazioni religiose, soprattutto le sette totalitarie che rappresentano una minaccia per la società con la loro caccia di anime e di proprietà. Insomma, anche se Mitt Romney non è diventato il 45 Presidente degli Stati Uniti, la sua corsa alla Casa Bianca ha acceso i riflettori della scena mondiale sul suo credo religioso. I mormoni, in effetti, sono una branca del cristianesimo piuttosto singolare, con caratteristiche che li rendono interessanti ma, al tempo stesso, ne complicano l inserimento nella società. Come è noto, questa Chiesa è concentrata nello Stato americano dello Utah (il 70% della popolazione è di fede mormone) e la capitale Salt Lake City ne è la sede mondiale e il centro spirituale riconosciuto. Si tratta di una comunità piuttosto piccola, molto chiusa e con una forte tradizione missionaria. E' interessante notare che quasi tutte le posizioni più importanti nella gerarchia clericale sono occupate da mormoni originari degli Stati Uniti, un altro elemento che ne rafforza la profonda identità americana. Singolarità di questa Chiesa è che, originariamente, prevedeva l'instaurazione di un'economia di tipo comunitario e la discussa pratica della poligamia. Fattori che furono di ostacolo anche nel rapporto con lo stato federale americano. Almeno fino 1896, quando lo Utah entrò a far parte degli Stati Uniti a tutti gli effetti, accettando una sostanziale assimilazione ai costumi prevalenti e abolendo la poligamia. Secondo i loro canoni, i mormoni devono dedicarsi a una vita di lavoro, onestà, servizio e carità. Tra gli obblighi: astenersi da alcolici, tabacco, bevande calde (té e caffé) e consumare poca carne. Vi sono inoltre pratiche interne non solo religiose, ma anche sociali ed economiche. Non sorprende dunque che in Russa, "I mormoni sono una branca del cristianesimo con caratteristiche interessanti ma che, al tempo stesso, ne complicano l inserimento nella società". come già successo altrove, i mormoni sembrino rappresentare una sorta di mondo a parte, per di più ormai legato a quel contesto americano in cui fu per loro assai difficile muovere i primi passi. La proverbiale distanza si è però progressivamente ridotta negli ultimi anni, specialmente dopo le Olimpiadi invernali di Salt Lake City del 2002, che sono state un occasione di scambio e di grande apertura verso le altre culture. UN ADEPTO DI NOME MITT Le influenze religiose nel programma di Williard Mitt Romney, candidato sconfitto alla Casa Bianca, sono evidenti, nonostante la Chiesa mormona avesse ufficialmente esternato la propria neutralità politica prima del voto. Romney, infatti, si era dichiarato contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e all aborto ed è sempre stato un fermo sostenitore della famiglia tradizionale. Ha poi espresso in più occasioni l intenzione di cancellare le spese mediche a sostegno dei metodi contraccettivi. Inoltre, l ex-candidato alla presidenza degli Stati Uniti, come la maggioranza dei mormoni praticanti, annovera nel suo percorso di vita una missione in Francia durata trenta mesi, che aveva lo scopo di convertire alla propria religione il maggior numero di persone possibili.

17 R COSTUME E SOCIETà La verità non fa male A colloquio con Vittorio Roidi sul caso del bambino, strattonato dalla polizia. Diritto a conoscere i fatti e ad approfondirli, ma nel rispetto dei limiti e senza Rita Ricci 18 è ancora grande l eco delle polemiche sul video del bambino di Padova, strappato a foza a scuola dalla polizia per essere affidato al padre. Il filmato è subito rimbalzato nei telegiornali e su internet fino a numerosi programmi di approfondimento. Se sia giusto mandarlo in onda lo abbiamo chiesto a Vittorio Roidi, ex Rai e Messaggero, docente di etica e deontologia professionale alla Sapienza di Roma. Sulla newsletter Giornalismo e democrazia lei invita a non sfruttare ulteriormente l episodio del bambino conteso di Padova, il cui video è stato trasmesso in anteprima da Chi l ha visto, ma dice anche che dare notizie di interesse pubblico è nostro preciso dovere. Come si conciliano le due cose? è proprio questo il nostro problema, nel senso che non c è una ricetta. Non c è scritto sui manuali, ciascun mezzo di informazione può avere una sua dimensione e modalità diversa. Fare o non fare un intervista, con chi, quali domande: tutto è sub iudice ed è soggettivo. Dove ci si deve fermare? Chiaramente la cronaca va fatta,la differenza sarà il modo di occuparsene: scrivere 10 righe o 100 righe, mettere i nomi dei soggetti coinvolti o le iniziali, approfondire. Non crede che la spettacolarizzazione fatta dalle varie reti televisive sia pure con trasparenti intenti commerciali alla fine possa essere utile ad affrontare questo ed altri problemi così delicati? La spettacolarizzazione è un termine dietro al quale possono esserci cose diverse. Il problema è sempre quello di porsi dei limiti. Il giornalismo non deve scadere nell intrattenimento. Anche se la narrazione di un fatto è triste è sempre meglio che trasformare la storia in una commedia, in un palcoscenico, in uno spettacolo teatrale. Il punto è che la cronaca interessa i lettori, ma esiste un problema di quantità e non solo di qualità: certe trasmissioni sembrano telenovelas, non danno alcuna nuova informazione, cercano solo di sfruttare quell evento per fare audience, ma è sbagliato usare per questo scopo le storie vere e la sofferenza delle persone In quali altri casi che lei ricordi si è ecceduto e quali sono state le valutazioni degli ordini professionali di cui lei è stato uno dei dirigenti? Negli ultimi anni sono moltissimi i casi che hanno riguardato i minori: da Avetrana a Yara. La storia di Yara è stata trattata diversamente anche per merito del comportamento dei genitori. Avetrana è il caso limite: si è parlato troppo di tutto e ancora siamo lì a rimestare nel calderone mediatico. E gli ordini professionali non hanno ancora gli strumenti per intervenire nel limitare l abuso di infotainment. In un volumetto del fascista rosso Stanis Ruinas dedicato alle regole di comportamento per i giornalisti durante il regime, si parla della bonifica delle notizie: non tutto quello che succede si deve sapere. Siamo molto lontani da questa filosofia, ma non crede che alcune sollecitazioni, anche recenti, rischino di riportarci a quel tipo di censura? Capisco il problema: bonificare le notizie o dare tutto. I migliori giornalisti di 30 anni fa dicevano nessun pudore nessuna pruderie nessun limite altrimenti si incorre nella censura o peggio nell autocensura. Non credo che sia giusto dire tutto. Da allora sono stati fatti passi in avanti nella concezione nel diritto di cronaca e si è compreso che ci sono delle cose che non ho diritto di mandare in onda perché non hanno attinenza col fatto. L idea del giornalista che scrive ogni cosa altrimenti si autocensura, risulta ormai superata. C è qualcosa da aggiungere alle regole che già conosciamo perché sia prodotta una corretta informazione per i lettori e gli spettatori? Il problema centrale è la necessità di istituire il canone della presunzione di innocenza. La Carta dei Doveri fu sancita nel '93 per evitare che i giudici proibissero durante le indagini preliminari la totale pubblicazione di qualunque documento nel corso di Tangentopoli, una norma deontologica che permetta ai giornalisti di lavorare entro precisi limiti. Ma allora che dire del frequente ricorso al retroscena? Un caso concreto di retroscena è quando si parla di vicende sportive, in quel campo lì sembrerebbe tutto tranquillo, invece si scopre che dietro ci sono delle grandi magagne, c è il doping, le scommesse, i reati. Non ve li raccontiamo? In tutte le forme di giornalismo c è lo stesso problema di andare a vedere cosa c è dietro certi comportamenti e con quale etica. "Il punto è che la cronaca interessa i lettori, ma esiste un problema di quantità e non solo di qualità"

18 R { COSTUME E SOCIETà Via di Ripetta della battaglia Sulla pedonalizzazione fronti contrapposti tra negozianti e residenti ma con reciproci cambi di campo. E intanto sono tornate le macchine 19 Alfonso Piromallo Metti un mercoledì pomeriggio in via di Ripetta. Metti i commercianti che hanno voglia di parlare della sua chiusura alle auto e ti portano in giro, mostrandoti documenti, raccolte di firme e perorando la propria causa. Metti qualcuno disposto ad ascoltarli e il gioco è fatto. Da piazza Augusto Imperatore a piazza del Popolo il traffico continua a scorrere. È un percorso antico - lo hanno inaugurato i romani il primo secolo avanti Cristo anche se tirato a nuovo dopo la ripavimentazione voluta dal Comune lo scorso ottobre. Quando ti affacci alle vetrine dei negozianti, l iniziale diffidenza verso i giornalisti che tanto hanno scritto di questa strada negli ultimi mesi lascia presto spazio alla voglia di dire la propria. Se qui passa sta cosa chiudemo tutti, Noi commercianti siamo quasi tutti d accordo, sono i residenti che non vogliono, Abbiamo raccolto oltre mille firme tra residenti e negozianti, vogliamo che si parta subito con la sperimentazione. Tutti hanno qualcosa da dire e ognuno aggiunge un particolare: l opposizione dei colleghi di via del Babuino al progetto (circostanza smentita dal presidente dell associazione dei commercianti di quella via, Paolo Antonacci), i dati dell aumento delle vendite durante la chiusura al traffico per i lavori e così via. Per capire qualcosa ascoltiamo Marco Farro, presidente dell Associazione di via di Ripetta, quella della raccolta firme consegnate al sindaco Gianni Alemanno il giorno della chiusura dei lavori. Le obiezioni dice Farro - sono tutte false. Semplicemente non sono supportate da dati: si dice che se si chiude la strada al traffico ne risentiranno le attività commerciali, ma l esperienza di via del Corso smentisce questa teoria. Se chiedessimo ai commercianti di quella strada di tornare al traffico auto ti direbbero tutti immediatamente di no. Non tutti, però, condividono questa tesi: sono in sei su sessanta a non aver firmato la petizione. Noi non siamo contrari alla pedonalizzazione in generale. afferma Annibale, il macellaio Siamo contrari a farla allo stato degli atti. Vogliamo parcheggi al di fuori dell area pedonale, la riqualificazione di piazza Augusto Imperatore e aree di carico e scarico per i commercianti, oltre che i posteggi per i portatori di handicap. Anche altri commercianti sono preoccupati per la possibile perdita di clientela: Il mio ristorante dice il titolare di Mare lavora per gente abituata a un servizio alto. Questo comprende anche la possibilità di arrivare facilmente al locale. Le mie esigenze vanno tenute in considerazione come quelle degli altri. Ma il problema principale per tutti è quello dei parcheggi. Il piano del Comune ne prevedeva la costruzione di alcuni interrati nella zona, fra i quali Passeggiata di Ripetta. Il progetto, però, non è accolto con favore da tutti. Il Comitato Ripetta, presieduto dalla principessa Benedetta Borghese, mette in evidenza i problemi di tenuta strutturale dei palazzi circostanti, il pericolo per le aree verdi e i disagi alla mobilità che l intervento potrebbe comportare. Obiezioni a cui risponde il presidente dell Associazione abitanti del centro storico, Viviana Di Capua: Se si devono costruire dei parcheggi, l amministrazione deve prendere una decisione e portarla avanti. Per noi la pedonalizzazione deve essere fatta con o senza la costruzione dei parcheggi interrati. Ne va della qualità della vita degli abitanti della zona. Intanto l assessore alle attività produttive, Davide Bordoni, ha annunciato lo slittamento della sperimentazione dell area pedonale a dopo le festività natalizie. A quanto pare per una passeggiata senza auto nella via storica di Roma bisognerà aspettare il "Noi non siamo contrari alla pedonalizzazione. Siamo contrari a farla allo stato degli atti.

19 R { Morire COSTUME E SOCIETà d'amour Nel film di Haneke, premiato a Cannes, Georges accetta la scelta di Anne. Il film dà nuovi spunti all acceso dibattito sulla libertà di scegliere il fine vita Federica Ricca 20 «Non c è alcuna ragione per continuare a vivere. Io non voglio più». Dopo anni di vita insieme, di vita piena, Anne si ammala e, col tempo, rimane paralizzata, incapace di essere autonoma, incapace di continuare a suonare il suo pianoforte. E confessa di non farcela più. E Georges, il marito, quando si rende conto che non c è altro da fare, la soffoca con un cuscino, nonostante l amore. O forse proprio per quello. Quando si riaccendono le luci mentre scorrono i titoli di coda, l intera sala rimane impietrita. E questo l effetto del film Amour di Michael Haneke, ultima Palma d Oro a Cannes e gran successo nelle sale cinematografiche italiane. E anche se la storia di Georges e Anne è spietata e tenera allo stesso tempo, il film di Haneke non ha riaperto in Italia il dibattito che da sempre caratterizza il tema del fine vita, pur dandogli nuovi spunti di riflessione. Un tema estremamente complicato e delicato, perché smuove l etica, la concezione della dignità delle persone, l idea dell autodeterminazione, la religiosità ma anche l intimo sentimento dell amore. Può una persona perfettamente cosciente decidere come si debba disporre del proprio corpo in caso sopraggiunga una malattia che non gli permetta più di esprimere tale scelta? E mentre la legge fatica a rispondere a questa domanda, diversi comuni italiani hanno creato una raccolta di dichiarazioni anticipate di trattamento dei cittadini residenti, in base all articolo 32 della Costituzione, che sancisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. E il confine tra la vita e la morte sta tutto in quel se non. Lo insegnano i casi di morti tristemente eccellenti, come Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Lucio Magri e Luca Coscioni. Con sfumature diverse, questi quattro casi di vite al confine con la sopravvivenza, hanno riempito negli ultimi anni le pagine dei giornali italiani e i testi delle dichiarazioni di parlamentari. A partire da Luca Coscioni, il primo in Italia a rifiutare cure mediche che lo avrebbero costretto a dipendere da una macchina, scegliendo come morire, o meglio come non vivere. L ultimo caso, o almeno l ultimo conosciuto, è stato quello di Lucio Magri. Un anno fa, uno dei fondatori del Manifesto, rimasto vedovo della moglie, è partito per la Svizzera, dove aveva scelto di morire con la tecnica del suicidio assistito, illegale nel nostro Paese. L Italia è, infatti, uno dei molti Stati in cui non esiste legislazione che disciplini le tante forme di morte accompagnata : eutanasia, suicidio assistito, testamento biologico. E in tutte le occasioni in cui qualcuno ha chiesto di staccare la spina, la politica si è mossa in difesa o contro una decisione che, al contrario, dovrebbe essere intima. Da un lato c è chi, come Ignazio Marino e Emma Bonino sostiene sia necessario astenersi dal giudicare «le scelte estreme di altri». In merito alla scelta di Magri, Marino ha infatti dichiarato: «Non mi sento autorizzato a scrutare oltre quei confini della coscienza individuale che ritengo sacri». Mentre la Bonino, nella prefazione del libro di Carlo Troilo Liberi di morire, in cui l autore punta i riflettori sui tanti casi di eutanasia clandestina, ha suggerito di eliminare la stessa parola eutanasia, «perché essa ha ormai assunto una connotazione negativa e inquietante». Per la senatrice sarebbe più opportuno parlare di morte dignitosa. Dall altro lato, posizioni legate al mondo cattolico sostengono che la scelta di morire in realtà rappresenti solo l incapacità di gestire e affrontare il dolore. Ma ad oggi, l unico tentativo di garantire una dichiarazione anticipata di trattamento in Italia, è ancora fermo al Senato, dopo l approvazione della Camera dei deputati dell anno scorso. La vita è una questione di scelte. Lo è anche la morte? Tornando al film Amour, Georges, quando Anne è ancora cosciente, dice: «Niente di tutto questo merita di essere messo in mostra». E forse sta già meditando la fine che le infliggerà e che infliggerà a se stesso. Per amore. "La vita è una questione di scelte. Lo è anche la morte?"

20 R { SPORT Stadio in luogo Roma e Lazio impegnate in un derby che forse non si giocherà mai: chiedono pesanti ritorni in termini di costruzioni aggiuntive Beatrice Tomasini 21 È tempo di derby fra Roma e Lazio ma stavolta la rivalità si gioca su un altro campo: quello degli stadi di proprietà, una partita finora molto difficile perchè senza regole precise. La Roma sembra essere in vantaggio e probabilmente sarà una delle prossime squadre italiane, dopo la Juventus, ad avere un proprio stadio e, nei giorni scorsi, è stato il presidente giallorosso James Pallotta a chiarire lo stato di avanzamento di questo progetto da 200 milioni di euro: Abbiamo già avuto numerosi incontri con il sindaco di Roma, con gli uffici tecnici del Comune e infine con l advisor Cushman & Wakefield e siamo arrivati a una short list di 3 aree dove costruire il nuovo impianto. Secondo indiscrezioni, la zona candidata ad ospitare lo stadio sarebbe quella Tor di Valle su terreni di proprietà del costruttore romano Luca Parnasi, che potrebbe anche rilevare parte delle azioni della società giallorossa. Gli altri siti in lizza sarebbero Bufalotta del costruttore Claudio Toti e un area industriale dismessa dall Eni a Testaccio, anche se questa possibilità sembra la più remota di tutte. La decisione finale è attesa entro fine anno o al massimo a inizio 2013 e la costruzione, nelle migliori ipotesi, entro il Sul versante Curva nord, i tifosi laziali continuano a contestare il loro presidente Claudio Lotito colpevole di temporeggiare nel progetto di costruzione di uno stadio di proprietà in attesa del varo della cosiddetta Legge sugli stadi. Eppure nell ormai lontano 2005, fu proprio il presidente biancoceleste ad annunciare la volontà di costruire uno Stadio delle aquile ma da quel giorno non sono mai stati presentati un progetto dettagliato o studi di fattibilità sull opera. Io sono rimasto ancora alla legge che deve essere approvata, queste le ultime dichiarazioni di Lotito. La posta in gioco del patron biancoceleste è alta: costruire circa unità abitative e altre attività commerciali come corollario del nuovo stadio nei terreni agricoli edificabili sulla Tiberina di sua proprietà. Intenzioni che sembrano confermate dalle sue stesse dichiarazioni in risposta alla possibilità di ampliare lo stadio Flaminio e di trasformarlo in un impianto della società biancoceleste: Col Flaminio che ce fai? Se uno vuole che la Lazio dopo uno, due anni chiuda, allora questa è la soluzione. Ormai sono passati tre anni da quando la legge per la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi è stata approvata dal Senato. Oggi, dopo una lunga permanenza alla Camera in Commissione Cultura, il progetto è tornato a Palazzo Madama per il varo definitivo. Ma la strada per l emanazione della cosiddetta Legge sugli stadi è ancora molto lunga e tortuosa. Il passaggio più discusso della normativa riguarda il rischio di speculazioni edilizie a vantaggio dei privati, e cioè i soggetti destinati ad accollarsi tutte le spese della costruzione dei nuovi stadi di proprietà. Si teme che possano pretendere un ritorno economico con la possibilità di edificare complessi residenziali, appartamenti e attività commerciali nei pressi dei nuovi impianti sportivi. Ma uno stop è arrivato dall ala ambientalista del Partito Democratico che ha presentato trenta emendamenti in cui si chiede una limitazione della volumetria edificabile e della parte residenziale. Il passaggio più discusso della normativa riguarda il rischio di speculazioni edilizie a vantaggio dei privati

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