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1 6 Primo piano Primo piano Venerdì 11 novembre Venerdì 11 novembre 2011 Business Cars Indagine coordinata dalla Procura di Vibo e condotta da Finanza e carabinieri Evidenziato come il reato di usura sia molto diffuso nel Vibonese «Teniamo gli occhi aperti» Il procuratore Mario Spagnuolo sull esito dell inchiesta Impr enditori sotto strozzo Dieci misure di custodia cautelare. Due le articolazioni da un lato i vibonesi, dall altro i catanzaresi e i reggini di GIANLUCA PRESTIA VIBO VALENTIA - Un fiume continuo di denaro. Contanti, assegni, ma anche proprietà immobiliari e, soprattutto, automobili. Tante automobili, ovviamente di lusso. Due articolazioni. La prima con a capo i vibonesi, la seconda guidata da persone del Reggino e del Catanzarese. Tre gli imprenditori messi sotto strozzo, uno dei quali, dopo essere arrivato al limite poiché travolto dai debiti, ha denunciato tutto ai carabinieri che, unitamente alla Guardia di Finanza, ieri mattina hanno chiuso il cerchio attorno a 10 persone destinatarie di un provvedimento di custodia cautelare a firma del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Vibo, Gabriella Lupoli, che ha accolto parzialmente la richiesta formulata dalla Procura della Repubblica vibonese, nella persona del capo dell'ufficio Mario Spagnuolo, che invece riguardava 22 persone. Contestualmente sono stati sottoposti a sequestro, in quanto provento di usura, un appartamento sito a Soriano e quattro autovetture, per un valore complessivo di Valore nettamente inferiore a quella che era stata la richiesta della Procura che si aggirava sui 10 milioni di euro e che potrebbe essere reiterata nuovamente al gip. A finire nella rete degli investigatori Maurizio Camera, 36 anni, nato a Melito Porto Salvo (Rc) ma residente ad Ardore (Rc); Carmine Franco, 35 anni, di Catanzaro; Luciano Latella, 48 anni, di Ardore; Adriano Sesto, 37 anni, di Lamezia Terme; Giovanni Battista Tassone, 56 anni di Soriano, nel Vibonese (Alias Cappucci - no ); suo figlio Nazzareno Francesco, 21 anni; Nazzareno Pugliese, 62 anni di San Costantino Calabro (VV); Luigi Caré, 47 anni di Serra San Bruno (VV); e Girolamo Macrì, 33 anni si Soriano Calabro. È riuscito a fuggire alla cattura Massimo Zappia, 35 anni, nato a Bovalino ma domiciliato in Benestare (RC). Tutti accusati, a vario titolo di usura, minacce ed estorsione. Per i vibonesi, inoltre, il gip ha riconosciuto l'esistenza del vincolo associativo Ȯperazione Business Cars, l'hanno chiamata gli inquirenti che ieri mattina presso la sede della procura di Vibo hanno illustrato i dettagli. Nello specifico, l'indagine è nata, come detto, dopo la denuncia di uno degli imprenditori messi sotto usura, Giuseppe Mariano Iennarella, titolare di un autosalone a Serra San Bruno. Una denuncia spontanea che ha consentito al personale del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, guidato dal colonnello Michele Di Nunno, unitamente agli uomini del Comando Provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, agli ordini del colonnello Daniele NOMI E VOLTI DEGLI ARRESTATI Giovanni Battista Tassone Luigi Caré Adriano Sesto Scardecchia e alla Polizia giudiziaria della Procura, diretta dal luogotenente Stefano Marando, di accertare l'esistenza di due consorterie criminali operanti sul territorio calabrese che, avvalendosi del vincolo associativo, con minacce ed estorsioni, applicavano alle proprie vittime un tasso usuraio dall'864% al 1503,8% annuo, ovvero dal 72% al 136,71% mensile. Le indagini hanno consentito di portare alla luce l esistenza di due articolazioni che si passava - no il titolare dell autosalone di Serra San Bruno con richieste usurarie sempre maggiori. Nel momento in cui la vittima, ma anche gli altri due imprenditori, non poteva far fronte all enorme quantità di debito accumulato con il passare dei mesi, era costretto a dare la merce. E, quindi, via con le automobili di lusso i beni immobili e quant altro. In buona sostanza, la prima collaborazione è stata utile agli investigatori per individuare altre posizioni che hanno portato a scoprire fallimenti di società effettuati a regola d'arte, interessi economici ben precisi, promesse di vendita di terreni di valore di milioni di euro. Tutto questo è stato annotato sui taccuini dagli investigatori che hanno raccolto un impres - sionante volume di dati e certificati che sono stati presentati al giudice Lupoli, il quale li ha valutati, decidendo, pertanto, l emis - sione delle misure cautelari a carico delle 10 persone destinatarie della misura in carcere e ai domiciliari e l iscrizione nel registro degli indagati di altre dodici. Per la precisione a finire in carcere sono stati Camera, Franco, Latella, Pugliese, Caré e Giovanni Battista Tassone. Gli altri sono in regime di arresti domiciliari. Francesco Tassone Maurizio Camera Massimo Zappia (ricercato) Nazzareno Pugliese Carmine Franco Il logo dell operazione antiusura Girolamo Macrì Luciano Latella IL PRECEDENTE Macrì a processo per altro caso di usura VIBO - Tra gli arrestati dell operazione Business Cars figura, come visto, Girolamo Macrì. Il 33enne di Soriano Calabro, nei confronti del quale il gip ha deciso la misura dei domiciliari, era stato coinvolto nel 2009 in un analoga operazione, denominata Low Cost, condotta dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno. Vittima del presunto giro di usura un commerciante di Soriano che aveva ricevuto dai presunti strozzini somme che andavano da a euro, per un prestito totale di euro. La somma, al tasso usurario stimato, in soli due anni avrebbe maturato un interesse di euro, così da far salire il debito dell'imprenditore, tra capitale ed interessi, a circa euro. In relazione a quella vicenda, davanti al tribunale collegiale di Vibo Valentia si sta celebrando il processo che vede imputati, oltre al 32enne, altre quattro persone. Una sesta ha optato per il giudizio abbreviato. Gli episodi si erano verificati dal giugno del 2008 all'aprile del 2009, data in cui il commerciante, ormai strozzato dai debiti ed intimorito dalle presunte e continue minacce di morte da parte dei presunti usurai, si era rivolto ai carabinieri denunciando tutto e facendo, in tal modo, partire l inchiesta. (gl. p.) «Quando si presentano denunce la risposta dello Stato è rapida e decisa» Da sinistra Marando, Scardecchia, Spagnuolo e Di Nunno (foto Lo Gatto) VIBO VALENTIA - Qualche mese addietro aveva riferito che la casella delle denunzie spontanee faceva segnare quota zero. Non era così. Già, perché le dichiarazioni dell'imprenditore Iennarella avevano modificato il numero, ma tutto era rimasto sotto silenzio. Procura, Gdf e Arma se la sono custodita gelosamente, lavorando sotto traccia per inchiodare i presunti responsabilidell'imponente girodi usurache avevapraticamente ridottosul lastrico tre imprenditori della provincia vibonese. Mario Spagnuolo, ieri mattina durante la conferenza stampa, lo ha detto chiaramente. Anzi, l'ha proprio ribadito: «Nel momento in cui viene presentata una denunciada partedi vittime di estorsioni, usura e quant'altro, la risposta della Procura sarà immediata, compatibilmente con i tempi tecnici. Non si guarderà in faccia nessuno finché non si arriverà ad individuare i responsabili dei reati». Il magistrato, che ha spedito per conoscenza gli atti alle procure distrettuali di Reggio Calabria e Catanzaro, ha affermato ciò anche perché supportato da dati oggettivi: dalle prime dichiarazioni spontanee del titolare dell'autosalone di Serra all'emissione delle ordinanze di custodia cautelare è passato meno di un anno. In mezzo tutta un'articolata attività tecnica di investigazione basata non soltanto sulle intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti ed osservazioni (eseguita dall'arma e dal personaledi PGdella Procura), maanche dicostanti e delicati risconti bancari (effettuata dal Nucleo di PT della Gdf). «Vibo Valentia è una provincia ai primi posti per quanto riguarda il fenomeno dell'usura, perciò non bisogna abbassare la guardia - ha specificato in conferenza stampa - Quella che abbiamo seguito è una vicenda che richiedeva una professionalità altamente qualificata nel ricostruire tutti gli aspetti. Purtroppo il motore dell'economia vibonese è anche, se non soprattutto, il mercato dell'usura. Non solo e PER SAPERNE DI PIÙ Mario Spagnuolo, capo della Procura di Vibo Valentia non tanto quella bancaria, almeno lì si ragiona, si discute. Ma in questo contesto è presente un circuito ormai preponderante rispetto al mercato legale del credito. In una difficoltà estrema quale quella che il nostro Stato sta vivendo, questo circuito è destinato a prendere sempre più piede». Business Cars è la più importante operazione di usura degli ultimi anni. L'ultima era stata l'operazione Flash e risaliva al «Tutto - ha aggiunto il procuratore capo - è partito dalla denuncia di un imprenditore che vivendo in una situazione di difficoltà si era rivolto a queste persone iniziando a scendere le scale che lo avrebbero portato all'inferno». Ma la sola dichiarazione in sé non si rivela sufficiente e costringe gli investigatori ad avviare l'attività investigativa certosina di ricostruzione. E, così, sono venuti alla luce tutti gli aspetti dell'inchiesta con lerichieste deipresuntiusurai chequando notano difficoltà nell'arrivare ad avere il contante, si fannoconsegnare la merce da parte delle vittime, consistente in automobili di lusso e appartamenti. «Troviamo, quindi, un meccanismo estremamente complesso di cui è stato difficile dare una dimensione probatoria determinato dal fatto che le vetture venivano smistate a varie concessionarie fino a quando l'ultimo destinatario, che aveva pagato in buona fede la merce, non si è trovato in grosse difficoltà a causa delle irregolarità del certificato di proprietà». È emerso, insomma, tutto un contesto economico parallelo ed illegale, particolarmente complesso. La conclusione è stata la firma del gip Lupoli sulla richiesta di custodia cautelare per oltre venti persone,ma cheviene accoltasolo per10, ma il numero degli indagati è di molto superiore. Due le associazioni che collaborano tra di loro, scambiandosi le vittime, ai cui rispettivi vertici c'erano Maurizio Camera per i reggini e Giovanni Battista Tassone per i vibonesi. Ma l'inchiesta non si ferma certo qui. Essa, che ha provocato uno squarcio nel mondo dell'usura, sarà destinata ad allargarsi. «Noi - ha concluso il procuratore Spagnuolo - aspettiamo le segnalazioni di quelle persone che intendono allentare il nodo della cravatta (il riferimento al soprannome dato agli usurai: cravattai )». gl. p. Tassi usurari che variavano dall 864% al 1503% annuo VIBO VALENTIA - Due, come detto, le articolazioni scoperte dagli investigatori. La prima, quella dei reggini e dei catanzaresi facente capo a Maurizio Camera; la seconda, quella dei vibonesi che aveva al vertice Giovanni Battista Tassone, indicato dagli stessi inquirenti, personaggio vicino al clan Mancuso di Limbadi, il quale nella sua attività poteva contare sul figlio Francesco. La prima associazione, operante nelle province di Reggio Calabria e Catanzaro, composta da 12 soggetti, tutti con gravi pregiudizi di polizia quali omi - cidio doloso, occultamento di cadavere, associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, abuso su minore di anni 14, estorsione e truffa, concedeva a Iennarella, nel novembre del 2007, un prestito di euro pretendendo ed ottenendo fino all'ottobre 2008, quale contropartita, autovetture per un valore di mercato superiore a euro, corrispondendo allo stesso somme di denaro assolutamente irrisorie. Da tali condotte derivava l'applicazione sul modestissimo ammontare iniziale di un tasso di interesse usuraio pari al 1503,80 % annuo, ovvero pari al 136,71% mensile. In tal modo, complessivamente, a fronte di un originario prestito, come detto, di euro gli stessi ricevevano dal titolare dell'attività commerciale in totale la somma di euro. Il sodalizio criminoso, onde monetizzare la dazione usuraria consistente Per un prestito iniziale di un imprenditore è stato costretto a corrispondere una somma enorme, pari a euro in circa 55 autoveicoli, alcune delle quali di grande pregio, per valore complessivo stimato in circa euro, si è avvalso di una rete di 10 autosaloni e una concessionaria conniventi operanti nei comuni di Catanzaro, Lamezia Terme, Rosarno, Ardore, Bovalino, Satriano, e Vibo Valentia. La seconda associazione, operante nel Vibonese e composta da 10 persone, alcune delle quali con pregiudizi di polizia quali truffa, usura e riciclaggio, vicini alla cosca Mancuso di Limbadi, aveva concesso sempre a Iennarella, in più soluzioni, nel periodo compreso tra maggio 2008 e febbraio 2010, un prestito complessivo di euro pretendendo ed ottenendo, a titolo di interessi, euro in contanti, 2 autovetture del valore di euro e, per il rientro definitivo, l'ulteriore corresponsione della somma di euro, ottenuta mediante minacce esplicite. Tra i beni posti a garanzia del prestito usuraio ottenuto, figurava la cessione di una importante proprietà immobiliare sita a Goito, nel mantovano, il cui valore commerciale è pari a euro. in tal modo sull'originale prestito di euro venivano corrisposti interessi usurari pari all'864% annuo ovvero del 72% mensile. Le altre due vittime del giro di usura sono Rocco Antonio Mannella e Domenico Bellissimo. Il primo, anch'egli commerciante di auto nell'arco temporale dal 2005 al 2009, a fronte di un prestito iniziale di euro, è stato costretto a corrispondere interessi usurari pari a euro euro in contanti ed un'autovettura del valore di euro; il secondo, commerciante ambulante, tra il 2008 e il 2010, a fronte di un prestito iniziale di euro ha dovuto pagare interessi usurari pari a euro in contanti ed una unità immobiliare ad uso commerciale di sua proprietà, del valore di euro. Al riguardo, e su questo gli investigatori hanno sottolineato la gravità, il presunto usuraio, tramite un apposito contratto, l'aveva ceduta in locazione all'usurato, cioè a quello che era stato il legittimo proprietario, il quale si era visto costretto addirittura a pagare un canone annuo pari a euro. gl. p. Le minacce a una delle vittime: «Te la faccio pagare, ti ammazzo» VIBO VALENTIA - Come sempre avviene, nel momento in cui la vittima non riesce più a far fronte alle continue richieste degli usurai diventa bersaglio delle loro minacce. E, in questo caso, gli investigatori, attraverso le microspie captano un episodio che si verifica il 23 luglio dello scorso anno ed e sintomatico del clima di terrore al quale Iennarella era costretto a sottostare e della tattica afflittiva, intimidatoria e costrittiva messa in atto da Giovanni Battista Tassone. La mattina di quel giorno il titolare dell autosalone di Serra San Bruno si sarebbe dovuto incontrare con una persona che risultava essere suo creditore. Il tramite tra queste due persone era Luigi Caré. Ma quest ultimo, secondo quanto riporta il gip Lupoli, gli ha teso una trappola e anziché condurlo da questo individuo lo porta da Tassone in un luogo isolato ed in aperta campagna nei pressi di un fiume il cui rumore delle acque copre e camuffa gli altri suoni. Una volta a quattr occhi Tassone avrebbe minacciato di morte l imprendi - tore serrese e solo la sua prontezza, dettata anche dalla consapevolezza di essere un bersaglio, gli aveva permesso di sottrarsi alla morsa in cui sta per essere stretto e di fuggire a bordo della propria vettura. Tuttavia, Tassone non aveva mollato la presa ed a bordo della propria auto lo aveva inseguito raggiungendolo in prossimità di un incrocio. Qui la vittima è stata costretta a rallentare la corsa vedendosi affiancare da Tassone il quale lo avrebbe minacciato di morte: 'Mpami, ti scannu cumu a nu capriattu - veni, t'ahju i vidiri - picchi' ha fattu sta' cosa? - t'a fazzu pagari, t'ammazzu. Per sua fortuna, Iennarella, pur comprensibilmente impaurito, è riuscito a riprendere la fuga avendo, tuttavia, il suo inseguitore sempre alle calcagna. Inseguimento che ha avuto termine solo nel momento in cui i due sono arrivati in prossimità del del centro abitato della frazione Piscopio di Vibo Valentia. A quel punto Tassone aveva fatto marcia indietro. gl. p. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

2 8 Primo piano Primo piano Venerdì 11 novembre Venerdì 11 novembre 2011 Patenti facili La Polizia stradale ha sgominato un associazione dedita a pilotare gli esami A giorni la risoluzione del contratto con Enertech Conto alla rovescia per la discarica Motorizzazione nella bufera Diciassette misure cautelari e 144 indagati eccellenti nell inchiesta Isola felice della Procura di Lamezia di PASQUALINO RETTURA IL POLITICO Francesco Laudadio e gli esami pilotati NATO a Catanzaro il 28 febbraio del '49, sposato con tre figli, è funzionario della Motorizzazione civile. E' stato consigliere comunale a Catanzaro nel 1990 ed è stato componente il comitato dei garanti dell'usl n.18; in seguito è stato anche presidente della commissione Attività economiche del Comune di Catanzaro. E' stato il più votato dei consiglieri comunali eletti durante la campagna elettorale per l'elezione diretta del sindaco di Catanzaro del '94. Ha ricoperto l'incarico di vicepresidente della seconda commissione permanente "Sviluppo Economico" ed è stato assessore ai Trasporti nella Giunta regionale guidata da Giuseppe Meduri. Per ultimo, ha guidato la società mista Ambiente&Ser - vizi, su indicazione dell ex sindaco, Rosario Olivo. Oggi è indagato per gli esami pilotati. LAMEZIA TERME - Anche chi non parlava e non capiva la lingua italiana riusciva a ottenere la patente. Numerosi infatti i cittadini cinesi che, corrompendo titolari di scuole guida, dirigenti e funzionari delle motorizzazioni civili di Catanzaro e Reggio Calabria, riuscivano a ottenere l abilitazione alla guida non solo delle auto ma anche di mezzi per trasporti di merce pericolosa (certificato Adr). Insomma ogni autoscuola che faceva parte della cricca (una a Lamezia, un altra di Curinga ma anche due di Catanzaro, una di Soverato e una di Praia a Mare), era diventata una vera e propria isola felice. Questo infatti il nome in codice dell operazione eseguita dalla polizia stradale di Lamezia Terme e dalla squadra di polizia giudiziaria del compartimento polizia stradale di Catanzaro. Un operazione che ha interessato le province di Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza. Dopo oltre quattro anni di indagini il pm della procura della Repubblica di Lamezia, Domenico Galletta, ha chiesto e ottenuto dal gip di Lamezia, Carlo Fontanazza, 17 ordinanze di misure cautelari personali. Otto persone sono finite agli arresti domiciliari (ma la procura aveva chiesto il carcere) e per nove è stata disposta la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di residenza. Per tutti, l'accusa, a vario titolo, è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, all'abuso d'ufficio, al falso ed alla truffa ai danni dello Stato. Un inchiesta che si è abbattuta in particolare sulla Motorizzazione civile di Catanzaro e di Reggio Calabria. Agli arresti domiciliari infatti ci sono finiti il direttore facente funzione della Motorizzazione di Catanzaro, Gaetano De Salvo e il direttore della Motorizzazione di Reggio, Gaspare Pastore (resosi irreperibile). Arresti domiciliari anche per Vincenzo De Sensi, titolare di una scuola guida di Lamezia; Achille Amendola, collaboratore di De Sensi; Carmelo Tripodi, ex esaminatore della Motorizzazione di Catanzaro; Roberto Arcadia, ingegnere, attuale Ctu nominato dalla procura per la discarica Alli di Catanzaro; Sebastiano Fruci, titolare di una scuola guida di Curinga e Luigi Zullo, «falso ingegnere» e che gli inquirenti hanno definito il «faccendiere». Per altre nove persone è scattato l obbligo di dimora, tutte riconducibili a titolari e collaboratori di scuole guida e di agenzie di disbrigo pratiche con sede in Catanzaro e provincia e nell'alto tirreno cosentino, faccendieri nonchè i clienti stessi che, per avere la patente e l abilitazione alla guida di mezzi per trasporto di merci pericolose, avrebbero pagato fino a 3000 euro, mentre i dirigenti e funzionari delle motorizzazioni avrebbero intascato mazzette. Da quì anche l ipotesi accusatoria di concussione. Una operazione che - secondo quanto illustrato nella conferenza stampa tenuta dal procuratore della Repubblica di Lamezia, Salvatore Vitello, dal comandante del compartimento polstrada di Catanzaro, Ugo Nicoletti e dal comandante della sottosezione della polizia stradale di Lamezia, Francesco Manzo - ha consentito anche il sequestro preventivo di 66 patenti di guida, 50 certificati di formazione professionali Adr e di 195 veicoli sottoposti a collaudo straordinario mediante la produzione di relazioni tecniche apocrife. Gli investigatori, infatti, con l'ausilio di supporti tecnologici oltre che con le tradizionali tecniche investigative dell'appostamento e del pedinamento, sono riusciti a smascherare e smantellare la presunta associazione per delinquere e quella che si ritiene una rete corruttiva che operava all'interno della Motorizzazione Civile per il fraudolento rilascio di documenti di guida e certificazioni amministrative in cambio di laute, ma illecite, dazioni di denaro. A insospettire la polizia stradale era stata l'alta percentuale di candidati, che pur risiedendo in altre provincie italiane, si iscriveva presso l autoscuola lametina di De Sensi, in particolare, per conseguire il certificato Adr (obbligatorio per condurre veicoli per il trasporto di merci pericolose), presso la quale, senza effettuare il corso previsto dalla normativa in materia o addirittura senza partecipare all'esame, riusciva ad ottenere il documento abilitativo alla guida. Analogamente, nello stesso periodo, la polizia stradale rilevava che stranamente molteplici aspiranti extracomunitari, tra cui molti cinesi, pur non parlando e comprendendo la lingua italiana, si rivolgevano alla Motorizzazione di Catanzaro per conseguire la patente di guida, talvolta riuscendovi nonostante il giorno delle prove fossero regolarmente a lavoro in altra sede o grazie all'ausilio dell'esaminatore compiacente. «Succedeva anche - ha spiegato il procuratore Vitello - che se un perito abilitato a rilasciare il certificato Adr veniva incaricato della pratica, veniva sistematicamente boicottato dai vari faccendieri». E lo spunto investigativo, secondo quando ha illustrato il comandante della polizia stradale di Lamezia, Manzo, è arrivato da una fonte confidenziale «ma anche le denunce di varie autoscuole che perdevano clienti perchè non facevano parte della cricca. Questa indagine - ha aggiunto Manzo - è andata avanti senza non poche difficoltà vista la grande mole di documenti esaminati ed i numerosi interrogatori. Ed ha avuto una doppia valenza: repressiva e preventiva. Il certificato Adr, ottenuto senza aver seguito e superato il corso previsto, avrebbe infatti potuto avere conseguenze in caso di incidente o altro». La conferenza stampa degli inquirenti tenutasi alla procura della Repubblica di Lamezia Terme per l operazione Isola felice L ORDINANZA Fino a 3000 euro per non fare l esame di TERESA ALOI CHE FOSSE un'isola felice - da qui il nome in codice dell'operazione portata avanti dalla polizia stradale di Lamezia Terme e del compartimento di Catanzaro coordinata dalla Procura lametina - gli inquirenti non hanno impiegato molto tempo a capirlo. Bastava infatti scorrere l'alta percentuale di iscritti, provenienti da tutta Italia, in alcune scuole guida di Lamezia e Curinga. Dove, secondola ricostruzione, bastava poco per ottenere il rilascio del documento di guida. Un'isola felice appunto dove chiunque, pagando otteneva ciò di cui aveva maggiormente bisogno che sia stata la patente o un un certificato per condurre veicoli per il trasporto di merci pericolose. E, i candidati, nella gran parte stranieri tra cui molti cinesi, erano disposti a pagare grossecifre- anchefinoatremila euro - pur di evitare l'esame o ottenere i certificati Adr o collaudi per le auto. Ad insospettire i poliziotti, che hanno avviato le indagini nel 2007, non solo quegli elenchi - infiniti - di gente prenotate nelle varie scuole guida ma anche ilfatto (accertato nel corsodelle indagini) che nel giorno dell'esame molti candidati cinesi non erano presenti presso gli uffici della motorizzazione di Catanzaro perchè si trovavano a lavoro in altre regioni. E, a leggere lecarte, neppure iproblemi linguistici avrebbero rappresentato un ostacolo perchè, in alcuni casi è emerso che loro, gli esaminandi stranieri, pur non comprendendo la lingua italiana, riuscivano comunque a sostenere l'esame grazie alla complicità degli esaminatori che gli fornivanole rispostealledomandedei testperla patente. Tutto già pronto, dunque, secondo un meccanismo ben collaudato che ha portato all arresto di otto persone, alle quali sono stati concessi i domiciliari, mentre altre nove sono state sottoposte all obbligo di dimora - nell'ambito dell'operazione sono state denunciate in stato di libertà 144 persone - le cui accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all'abuso d'ufficio, al falso ed alla Nei registri mancava anche la firma dei docenti truffa ai danni dello Stato. È stato necessario l'ausilio di supporti tecnologici oltre che le tradizionali tecniche investigative dell'appostamentoedel pedinamento, perriuscire a smascherare e smantellare l 'asso - ciazione per delinquere e la rete corruttiva che operava all'interno della Motorizzazione Civile per il fraudolento rilascio di documenti di guida e certificazioni amministrative in cambio di denaro. E, nell organizza - re le sedute di esami nulla veniva lasciato al caso perché si destinava alle aule impiegati compiacenti a beneficio dei candidati predestinati ad ottenere la patente. Del resto era impossibile, per un cittadino straniero che non parlava e comprendeva la lingua italiana superare l esame alla luce della considerazione che gli esami teorici, in più di un caso, non si svolgevano con il metodo informatizzato e quindi, in assenza di traduzione simultanea. Lo spiegano bene gli inquirenti nell ordinanza dove punto per punto vengono descritti gli episodi che di fatto portavano ad un unico fine: il conseguimento del titolo di guida o i certificati necessari per condurre veicoli atti a trasporti particolari. E per ottenerli si faceva ricorso anche a certificazioni ideologicamente e materialmente false, perchè c era anche chi si sedeva in aula pur non avendo la residenza nel territorio della provincia di Catanzaro. Senza dimenticare il rilascio di quei nulla osta allo svolgimento dei corsi di formazione - obbligatori per il conseguimento dell Adr- che venivano prodotti anche in mancanza del presupposto di legge, in quanto l attività formativa, propedeutica e obbligatoria, non veniva svolta affatto e di essa veniva fornita, secondo il castello accusatorio, una documentazione carente, anche in apparenza, dei requisiti dettati dalle normative vigenti. Ilregistrodel corsononrisultavaregolarmente tenuto in quanto non venivano indicati gli argomenti trattati e non risultava regolarmente firmato dai docenti, non venivano osservate le ore e le giornate di corso. Tutti presupposti, è bene ricordarlo, previsti in via obbligatoria per l ammissio - ne al successivo esame. IL PARTICOLARE Arcadia, l ingegnere che c u s t o d i va Alli IL 20 ottobre scorso, Roberto Arcadia, custode giudiziario della discarica catanzarese di Alli, aveva fatto desistere dal lanciarsi nel vuoto un operaio che minacciava di lanciarsi dal tetto dell'inceneritore dell'impianto di smaltimento dei rifiuti per via di quei ritardi nei pagamenti che non gli permettevano una certezza economica per la sua famiglia. Ieri, il suo nome compare nell'ordinanza relativamente all'operazione denominata in codice Isola felice portata avanti dalla Polizia stradale di Lamezia Terme e coordinata dalla Procura della Repubblica lametina. Perché l ingegnere Roberto Arcadia, così come si legge nelle carte, nella sua qualità di funzionario della Motorizzazione civile della città capoluogo di regione, Roberto Arcadia, d accordo con altri, rilasciava certificati di approvazione falsi per veicoli allestiti o trasformati perché fondati su relazioni tecniche false; rilasciava patenti facili, false - come esaminatore destinato allo scopo - rilasciando inoltre certificazioni altrettanto contraffatte. (t.a.) LE PERSONE COINVOLTE AI DOMICILIARI Pastore Gaspare De Sensi Vincenzo Fruci Sebastiano Arcadia Roberto De Salvo Gaetano Tripodi Carmelo Amendola Achille Zullo Luigi OBBLIGO DI DIMORA Laudadio Francesco Cristini Andrea Scalzo Andrea Sola Nicola Marino Giulio Oliveto Nicola Iozzo Antonio Vecchi Gennaro Sgro Rosina INDAGATI Aiudi Davide Alberti Fabio Alberti Michele Amato Andrea Amendola Enzo Ancora Angelo Aprile Carlo Damiano Arena Renato Barbieri Salvatore Bardhi Adriatik Baur Bernhard Franz Ben Khalifa Sofiene Beqari Blerdian Berlingeri Carmen Bilotta Davide Bonelli Luigi Bonjaku Asllan Borelli LUigi Bouraya Mohamed Bracci Manuele Cai Guangming Calabria Daniele Campolattano Pasquale Canario Ciro Cangemi Vito Capasso Domenico Caridà Angela Careri Antonio Carioti Sergio Casaccio Francesco Casale Michele Cerra Pasquale Chiarella Salvatore Cimino Maria Luisa Coletti Francesco Colotti Michele D alto Giuseppe Daniele Andrea De Sensi Luigi Del Rio Sandro Gaetano Destro Mario Di Marzio Antonio Di Tommaso Giuseppe Dong Chunyan Dottorini Cosimo Damiano Falcone Valter IL FATTO Fausciana Rocco Favitta Salvatore Flauto Lorenzo Fornari Angelo Fuda Mario Gabriele Antonio Gallina Domenico Ganterer Elmar Giacomantonio Marta Giglio Marcello Gigliotti Giovanni Grampone Antonio Gu Nianchun Hausbergher Adriano Huang Liang Huang Yushuang Iiritano Antonio Isopo Stefano di ANTONIO LIOTTA CATANZARO - Potrebbe essere questione di giorni, se non di ore, per chiudere una volta per tutte la partita della risoluzione del contratto che lega la Enertech alla discarica di Alli. Una pratica da cui dipende il futuro gestionale del sito e che potrebbe finalmente sbloccare una situazione di stallo che rischia di paralizzare lo smaltimento dei rifiuti in città e nella provincia. E così, negli ultimi giorni, si sono intensificati gli incontri tra le parti (Ufficio del commissario delegato per l emergenza ambientale, rappresentanti della Enertech e custodi giudiziari della discarica) per procedere nelle varie fasi burocratiche preliminari alla chiusura definitiva della vicenda. Ancora ieri si è proceduto a un La discarica di Alli sopralluogo nell impianto per verificare lo stato di consistenza e prendere atto dello stato dei luoghi. Un incontro, tra l altro, che ha fatto registrare un assen - za che non poteva passare inosservata: quella di Roberto Arcadia, uno dei due custodi giudiziari nominati dal giudice per le indagini preliminari, Abigail Mellace (insieme alla dottoressa Patrizia Cudoni) dopo l ultimo sequestro della discarica avvenuto a metà ottobre. L ingegnere Arcadia, infatti, è stato coinvolto proprio ieri nell inchie - sta Isola felicei della polizia stradale di Lamezia Terme che ha portato all arresto di otto In tilt il sistema dei trasporti nel capoluogo Bloccati 9 mezzi in attesa di revisione L INCHIESTA delle patenti facili manda in tilt il sistema dei trasporti nella città capoluogo. In che senso? È presto detto. Agli atavici problemi dell Azienda che, a Catanzaro, si occupa della mobilità cittadina, da ieri si sono sommati anche i disagi derivanti dal rallentamento dei servizi degli uffici della Motorizzazione i cui dirigenti e funzionari sono finiti al centro del provvedimento adottato dal Gip del Tribunale di Lamezia Terme. Nel provvedimento figurano, oltre all attuale direttore della Motorizzazione Civile di Reggio Calabria, il direttore della Motorizzazione Civile di Catanzaro, il Capo Area Conducenti ed un altro funzionario del medesimo Ente, unitamente a titolari e dipendenti di autoscuole e di agenzie di disbrigo pratiche con sede in Catanzaro e provincia e nell alto tirrenico cosentino. Una situazione che ha causato anche dei problemi nel sistema del trasporto catanzarese è peggiorato a causa del fatto che sei mezzi pubblici, sempre in attesa di essere revisionati, non sono stati consegnati alla Amc dalla motorizzazione a causa dell'interruzione di tutte le attività dovuta alle problematiche legali che hanno riguardato i vertici dirigenziali dell'azienda. Le indagini hanno avuto inizio quando gli agenti della polizia stradale hanno notato l alta percentuale di candidati che, pur risiedendo in altre province italiane, si iscriveva presso autoscuole del lametino per conseguire le cosidette patenti facili. Potrebbe arrivare l affidamento diretto all Ufficio regionale La Cava Antonino Lega Massimo Leone Giampiero Leone Maurizio Lin Haiyong Lin Xinhua Lo Guarro Giuseppina Lombardo Luigi Lucia Brunella Mangano Roberto Manni Alessio Marano Tindaro Francesco Martino Giuseppe Maruccio Antonio Mastrantonio Vincenzo Mellea Patrizia Merante Savina Minni Carmine LA REAZIONE persone, alle quali sono stati concessi i domiciliari, mentre altre nove sono state sottoposte all obbligo di dimora (altre 144 persone sono state denunciate in stato di libertà). Uomo di fiducia per la Procura catanzarese, tanto da ottenere l incarico in - gombrante di gestire l impian - to di smaltimento dei rifiuti catanzarese in un fase delicatissima, Arcadia è finito ora nelle maglie delle indagini della Procura di Lamezia Terme. Ma tant è. Un altro incontro è previsto per oggi e i movimenti che si registrano in queste ore fanno pensare che sia ormai a un passo la chiusura definitiva dell iter che porterà alla risoluzione del contratto di affidamento, fermo restando l eventuale contenzioso che potrebbe insorgere tra l Ufficio del commissario e la società che finora ha gestito l impianto. La procedura in questione, infatti, è di risoluzione per inadempimento e prevede l even - tuale risarcimento del danno sofferto, in questo caso dall Uffi - cio del commissario: scontato il muro contro muro con la Enerterch, che pare essere pronta a respingere al mittente ogni addebito. Per quanto riguarda gli scenari futuri due ipotesi in ballo: l affidamento diretto all Ufficio del commissario o quello temporaneo a un altra ditta specializzata, in attesa di avviare una nuova procedura di bando per l affidamento di gestione della discarica catanzarese. Doris Lo Moro annuncia un interrogazione «ISOLA FELICE ha scoperchiato un vaso di pandora, in cui la Calabria giocava un ruolo di primissimo piano nella licenza di patenti guida, anche speciali diventando un punto di riferimento per tutta la Penisola. Un malcostume che si protrae da tempo e che vede, secondo gli inquirenti, il coinvolgimento oltre che delle autoscuole anche di esponenti di primo piano degli uffici provinciali della Motorizzazione Civile di Catanzaro e Reggio Calabria. Le autoscuole calabresi erano diventate meta di pellegrinaggio soprattutto per la comunità cinese». Lo afferma la parlamentare del Pd Doris Lo Moro. «A questo punto - aggiunge. diventa necessario ritirare le patenti ottenute illegalmente nelle autoscuole finite nel mirino della magistratura e impedire che sia messa a rischio l incolumità pubblica. Il Ministero dei Trasporti dovrà verificare il modus operandi degli Uffici della motorizzazione in Calabria». Lo Moro annuncia un inter - rogazione al Ministro dei Trasporti e al Ministro dell Interno sulla vicenda. L ingresso di una delle autoscuole coinvolte nell inchiesta sulle patenti Mohammadi Bagher Molinaro Fabrizio Salvucci Carmine Sambito Rosario Sansoni Raffaele Savio Emidio Senise Vincenzo Shu Haishi Sinanaj Behar Singh Gopal Spampinato Agatino Spataro Giovanni Spedini Tullo Stigliano Carlo Suka Gentjan Tedesco Luigi Tiselita Nutu Torcassi Luigi Unterleitner Mattias Valieri Johnny Venere Gennaro Veraldi Rosa Vigilante Enrico Viscione Antonio Viscione Daniele Vono Andrea Vono Daniele Vricella Mario Wu Suiping Wu Wanyun Wu Zengguang Zhao Huanyong Zunino Ezio E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

3 12 Venerdì 11 novembre ore in Calabria Le trivellazioni erano state autorizzate dal Ministero nei pressi dell area archeologica e della riserva marina Stop all Eni a Capocolonna Dietrofront del Comune di Crotone che sospende il permesso per il nuovo pozzo di GIACINTO CARVELLI Il sindaco Va l l o n e in Consiglio aveva detto di non sapere CROTONE - Il Comune di Crotone fa marcia indietro sul permesso a costruire rilasciato lo scorso 8 luglio alla società Ionica Gas Spa, controllata Eni, per la Realizzazio - ne lavori per adeguamento postazione presso il Cluster C finalizzati alla perforazione del Pozzo Hera Lacinia 18. Con un apposita ordinanza, datata 28 ottobre scorso, e notificata già alla società, il responsabile del settore 4 ha sospeso per 30 giorni «a partire dalla data di notifica dell avvio del procedimento di annullamento del permesso a costruire n. 93 /Nc dell 8 luglio 2011 atteso che la società Jonica Gas manca della necessaria autorizzazione alla perforazione del pozzo Hera Lacinia 18 nonché della relazione prescritta al punto A6 del decreto del Ministero dell Ambiente della tutela del territorio e del mare del 18 luglio 2011». Con una lettera, la dirigente del settore pianificazione e gestione del territorio, Elisabetta Dominijanni, inoltre, ha richiesto alla società Ionica Gas di «produrre e trasmettere al Comune di Crotone la relazione aggiornata nel rispetto del decreto ministeriale del 10 gennaio 2008 nella quale siano evidenziati i precauzionali interventi di garanzia di eventuali eventi sismici, prescritta al punto A6 del decreto del Ministero dell Ambiente e la autorizzazione alla perforazione del pozzo Hera Lacinia 18». In pratica si tratta di quel provvedimento che era stato già annunciato nel corso del consiglio comunale dedicato proprio alla questione metano ed ai rapporti con l Eni, svoltosi lo scorso fine settembre. Al termine della riunione, molto accesa e partecipata, il Consiglio ha approvato un documento col quale si chiede all'amministrazione guidata dal sindaco Peppino Vallone di verificare tutte le autorizzazioni alla luce dei nuovi fatti emersi nella vicenda. Fu proprio in quella seduta che il sindaco, suscitando non poche perplessità e polemiche, disse di non saper nulla del provvedimenti di autorizzazione alla società energetica, scaricando, di fatto, tutte le responsabilità ai dirigenti, e, in particolare, a chi aveva firmato l atto autorizzativo; in pratica, Elisabetta Dominijanni, che è, poi, la stessa dirigente che ha firmato adesso anche la sospensione. Nella missiva indirizzata dal dirigente alla Ionica Gas, viene ripercorso anche l iter della questione, che è iniziata con la richiesta presentata l 11 maggio 2010 e successive integrazioni e, come si legge nella missiva della dirigente «facendo obbligo al titolare della concessione, al direttore dei lavori ed all assuntore dei lavori di comunicare per iscritto la data di inizio dei lavori, almeno 10 giorni prima e stabilendo i termini di inizio dopo il 15 settembre 2011 e la conclusione entro il 15 aprile 2012». Inoltre, la dirigente Dominijanni ha sottolineato anche il rischio legato anche al erosione costiera della zona interessata, Nella relazione geologica allegata al Piano regolatore comunale, infatti, in merito a località Tonnara si legge: «proprio a valle del pozzo Agip a quota 42 metri sul livello del mare, sul terrazzo di abrasione marina, a pochi metri dal piano di campagna, si vede chiaramente il contatto tra la roccia argillosa pseudo coerente, le Una suggestiva immagine di Capocolonna sabbie e l arenarie del Tirreniano ( ) La linea di costa è chiaramente in fase i continua evoluzione con fenomeni erosivi in atto. Tutta l area in prossimità dell isobata 2 dovrà essere protetta con una scogliera in parte sommersa ed in parte affiorante fino alla quota di metri 1 sul livello del mare». Per la Dominijanni, l erosione in questione, in una zona vicina, nei pressi della struttura Atlantis, la località conosciuta come l Irto sulla strada per Capocolonna, ha portato a «cedimenti continuati di spiaggia di argilla e massi di pietra arenaria». Un altro punto rilevante evidenziato nella lettera della dirigente comunale è quello in cui si evidenzia che «non è pervenuto questo ente nessun atto autorizzativo circa la perforazione del pozzo Hera Lacinia 18 da parte del ministero competente. Essendo continua la dirigente - le opere di cui al permesso a costruire n. 93/Nc a supporto della realizzazione del pozzo de quo, si sottende che, non essendo ancora autorizzato lo stesso, non ha ragione d essere una autorizzazione di trasformazione del territorio, seppur temporanea, a questa legata». Nella missiva, infine, si evidenzia che «la procastinabilità delle operazioni di trasformazione ( ) consente l approfondimento delle indagini sul territorio a tutti gli enti a cui è stato notificato il decreto del ministero dell Ambiente, nonché all Area marna protetta Capo Rizzuto, e che si invitano, eventualmente, a comunicare le proprie osservazioni e approfondimenti in merito ai pareri espressi, in relazione dal sopravvenuto decreto». In attesa, dunque, che la società trasmetta l autorizzazione necessaria alla perforazione del pozzo Hera Lacinia 18 e la relazione aggiornata del rispetto del decreto ministeriale, «il permesso di costruire n. 93/ Nc scrive la dirigente comunale si intende sospeso». Questo, dunque, l appiglio trovato dal Comune per quell auspicato provvedimento di revoca per autotutela; un altra puntata di una telenovela che, c è da giurarci, riserverà ancora altre puntate e non è detto che ci sia, poi, neanche il lieto fine. La concessione delle autorizzazioni in un tratto a ridosso della zona archeologica e dell area marina Capo Rizzuto aveva scatenato la mobilitazione degli ambientalisti con l occupazione simbolica di Capocolonna. Regione e Provincia di Reggio parti civili A Locri prima udienza del processo Crimine di PASQUALE VIOLI SIDERNO - E' partito ieri a Locri lo stralcio in rito ordinario del processo Crimine. Davanti ai giudici del collegio presieduto da Alfredo Sicuro c'erano 34 imputati. Nell'affollatissimaaula deltribunale di Locri gli avvocati, dopo una lunga costituzione delle parti, hanno avanzato le loro eccezioni preliminari. In diversi hanno chiesto il trasferimento, per incompetenza territoriale, del processo ai Tribunali di Reggio Calabria o Palmi, ma i giudici hanno rigettato dopo poco le richieste del collegio della difesa, anche dopo le opposizioni dei pubblici ministeri Maria Luisa Miranda e Antonio De Bernardo che hanno sottolineato come Polsi, e dunque la Locride abbiano giocato un ruolo centrale nell impianto accusatorio. E' stataintanto stralciataieri laposizione di Roberto Commisso, che a causa di un difetto di notifica non sarà per adesso giudicato insieme agli altri imputati, ma per lui si è deciso di fissare un'udienza il prossimo gennaio per poi decidere se ci saranno le condizioni di riunificarei procedimenti.accoltetutte le costituzioni di parte civile, dalla Maria Luisa Miranda Regione alla Provincia di Reggio Calabria, dal Ministero dell'interno all'anas alle associazioni antiracket. E ieri, in avvio di udienza, a bloccare per diverso tempo il dibattimento è stato il malore di Antonio Commisso, classe 1925, che a causa di uno scompenso cardiaco è statoricoverato in ospedale. Per l'87enne è stato necessario eseguire degli accertamenti in pronto soccorso per poi passare al ricovero nel reparto di geriatria, dove l'anziano presunto boss è piantonato a vista. Udienza rinviata a febbraio E' partito quindi anche a Locri, a quasi un anno e mezzo didistanza dalmaxi blitz, il processo scaturito dall'indagine della Dda reggina denominata Cri- mine. Le indagini avevano documentato più di 40 summit tenuti dagli indagati nell'arco dei due anni di indagine, spesso organizzati durante cresime, battesimi e matrimoni. Dall'inchiesta dell'antimafia reggina era venuto fuori il nuovo assetto della 'ndrangheta, con una sorta di cupula che aveva potere decisionale tra il Nord e il Sud dell'italia. Nel troncone processuale che si sta celebrando a Reggio Calabria sono state chieste dalla Procura pene esemplari. Si riaccende lo scontro fra enti La Stasi: «Sul Porto di Gioia Tauro la Regione è attiva» di MICHELE ALBANESE GIOIA TAURO Si riaccendono striscianti le polemiche e lo scontro tra enti all ombra del porto di Gioia Tauro tra la Regione da una parte e la Provincia di Reggio dall altra. E la Vice Presidente Antonella Stasi ha tentare di chiarire la vicenda: «Alle critiche pervenute vorremmo rasserenare gli animi e contribuire ad essere, come sempre, costruttivi» -sostiene la Stasi che comunque non manca di rinfocolare la polemica. «Al tavolo promosso da Di Loreto, voluto dalla Provincia di Reggio, non è stato invitato né il Presidente della Regione né la sottoscritta che comunque sta seguendo con attenzione le varie fasi sull at - tuazione dell Apq di Gioia Tauro e anche quello che compete lo sviluppo dell area industriale. La Regione sta continuando a lavorare per superare le criticità Antonella Stasi sull Apq riguardanti i lavori di competenza di Rfi». Subito dopo, però la stessa Stasi ammette con preoccupazione puntando ildito controrfi che «le opere non sono partite ma non si conosce neanche lo stato dei progetti e soprattutto non si riescono ad ottenere risposte chiare. A questo si aggiunge la beffa delle ultimi paventanti tagli sui treni in Calabria. E importante oggi creare una forte sinergia, lavorando insieme in modo compatto anche con i ministeri competenti al fine di incidere con chi crede di poter scrivere e firmare atti importanti comeun Accordo di Programma Quadro, e poi disattenderli facendo trascorrere un tempo esagerato senza dare risposte». Chiaro l affondo a Rfi. «Allo stato attuale, ci sono degli incentivi specifici che riguardano leimprese, che al momento non possono essere spesi. In particolare l Apq prevede 50 milioni di euro, di cui 25 milioni messi a disposizione dalla Regione con fondi Por 2007/2013 ed altri 25 milioni messi a disposizione del Ministero dello Sviluppo che però sappiamo non potranno partire se prima non vengono investiti il 35% delle risorse destinate alle infrastrutture. In ogni caso - ha sottolineato la vicepresidente - i lavori dell Apq non sono fermi. Sono ormaiquasi ultimatii lavori relativi all amplia - mento del canale di ingresso al porto ed è pronto il progetto, con i relativi pareri positivi di Rfi e Ministero delle Infrastrutture, e che consentiranno in breve tempo di mandarea bando, la realizzazione del gateway ferroviario, infrastruttura importante per il rilancio della logistica». Poi la Stasi ricorda che corso dell ultima riunione La vice pr esidente della Giunta «Servono forti sinergie» del Comitato dell Autorità Portuale di Gioia Tauro è stata approvata la realizzazione del primo capannone da mq per la logistica, da realizzarsi nella zona franca, destinato ad aziende che vogliono insediarsi nell'area ed usufruire dei vantaggi ivi previsti. La vice presidente poi introduce un altro tema caldo, quello della piattaforma del freddo collegata al progetto del rigassificatore e quasi a voler mandare un messaggio afferma: «Importante sarebbe sicuramente aggiungere le opportunità derivanti dalla realizzazione della cosiddetta piastra del freddo, discussione per la quale la Regione non è stata ancora interessata, confermando che al momento opportuno saremo pronti ad intervenire». E mentre annuncia che «continuerà a riunirsi nei prossimi giorni il tavolo convocato dal Ministero delle Infrastrutture, che sarà convocato a Catanzaro dove, la Provincia ed i comuni non sono interlocutori diretti perchénon invitati» ricorda quasi a voler mettere alcuni paletti ben precisi che«il Ministerovede la Regione come ente deputato a rappresentare sia la Provincia che gli enti locali, ma così come successe alla scorsa riunione, nessuno ne preclude la presenza». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

4 14 Calabria 24 ore Venerdì 11 novembre 2011 Il latitante Sebastiano Pelle arrestato agli imbarcaderi di Reggio Calabria grazie alle microspie satellitari Beccato al porto grazie ai Gps I carabinieri del Ros controllavano la zona ormai da diverse settimane di GIUSEPPE BALDESSARRO REGGIO CALABRIA - I Gps segnavano sempre lo stesso punto di arrivo. Tutti al porto di Reggio si fermavano. Le macchine dei familiari di Sebastiano Pelle, 57 anni, latitante da 16, da qualsiasi posto partissero, dopo qualche giro, sempre in quella zona si fermavano. Inizialmente i carabinieri neanche ci avevano fatto caso. Pensavano forse a dei normali viaggi in Sicilia. Quando poi hanno incrociato gli orari degli arrivi delle auto e quelli delle navi traghetto, sino sono accorti che qualcosa non andava, che non coincidevano. Per questo si sono messi a controllare il porto. Una scommessa, legata ad un sottile filo che però ha dato i frutti sperati. Così i carabinieri del Ros di Reggio Calabria, nella tarda serata di mercoledì hanno messo le manette ai polsi di uno degli ultimi latitanti storici della ndrangheta di San Luca. La locride l avevano già battuta passo passo con l aiuto dei carabinieri della territoriale e dei cacciatori. Sapevano che da quelle parti non c era, ma sapevano anche che non poteva essere troppo lontano. Ed infatti, la lunga fuga di Pelle si è interrotta a pochi passi dal molo da cui partono le navi veloci per la Sicilia, nella penombra di una notte da lupi. Erano da poco passate le 21 quando gli uomini del Reparto operativo speciale hanno notato un uomo chiuso nel suo cappotto che si muoveva lentamente come se aspettasse qualcuno. Strano, troppo strano. Così dopo un giro di telefonate con i vertici dell Arma provinciale hanno deciso di fare una verifica. E stata quasi una sorpresa scoprire che quel signore dall aria tranquilla era proprio Sebastiano Pelle. Non c è neanche stato bisogno di altre verifiche. E stato sufficiente guardarlo in faccia per scoprire che era identico all ul - tima foto segnaletica risalente a una ventina di anni addietro. Invecchiato un pò certo, ma identico. Non aveva documenti, nè armi a doso e non ha neppure tentato di negare la propria identità, lasciandosi ammanettare senza proteste. Sebastiano Pelle, deve scontare una pena definitiva a 14 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti. «Non è molto cambiato nei tratti somatici ha detto il procuratore capo Giuseppe Pignatone e l importanza della sua cattura sottolinea la capacità e la volontà dello Stato di garantire la sicurezza dei territori e di rendere effettive le sentenze emesse che non devono restare solo sulla carta». Per il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, delegato delle indagini sulla fascia ionica reggina, «la cattura di Sebastiano Pelle è indicativa del fatto che il personaggio ricopra ruoli di primissimo piano organizzativo nella ndrangheta e nella cosca d origine. Non poteva non essere che nella provincia di Reggio - ha commentato Gratteri an - che se in questi anni le cosche di San Luca hanno subito durissimi colpo dallo Stato e sottoposte a costanti controlli di polizia». Sebastiano Pelle è nipote del defunto boss Antonio Pelle detto gambazza, cugino quindi dei Pelle falcidiati dalla Dda reggina con l operazione Reale. Un uomo dunque, che apparteneva ad un casto mafioso importante, anche se messo alle corde dalla giustizia. «E un arresto che corona un impegno investigativo accurato e prolungato ha detto il generale Mario Parente, comandante del Ros frutto dell implementazione di delicati servizi investigativi». Il tenente colonnello Marco Russo, comandante del Ros di Reggio Calabria, ha infatti parlato «di pedinamenti e analisi di decodifica di risultanze di Gps, che hanno portato alla conclusione che il porto di Reggio era divenuto un luogo cal - do di particolare interesse investigativo, con automezzi che si muovevano in orari poco logici. Le analisi ci hanno dato ragione». Sebastiano Pelle IL PROFILO Il boss ai vertici del traffico di droga Tra gli elementi di spicco della cosca aspromontana fin dagli anni 80 Il padrino è ricercato da undici anni. La prima denuncia già nel 1981 e otto anni più tardi il primo reato associativo Peppe u capra : lo stratega delle cosche di San Luca di GIOVANNI VERDUCI di PASQUALE VIOLI SIDERNO - Sebastiano Pelle è per la Dda di Reggio Calabria un boss di rango assoluto. Sia per i legami di parentela che lo inquadrerebbero di diritto ai vertici delle 'ndrine di San Luca, sia perché ha saputo in passato dimostrare di avere un ruolo centrale nei traffici criminali. Sebastiano Pelle, sebbene non sia mai stato condannato per il delitto di associazione mafiosa, per i magistrati sarebbe a pieno titolo in organico alla cosca di riferimento della sua famiglia, è nipote diretto Te s t i m o n i e pentiti lo indicano come o rg a n i c o SIDERNO - A soli venti anni il suo nome è finito sul mattinale delle forze dell ordine. Giuseppe Giorgi u capra, boss in fuga di San Luca, già da giovane sgomitava per trovare il suo giusto spazio nel panorama criminale della Locride. Quello che oggi, dopo gli arresti di massa richiesti dai magistrati dalla Dda di Reggio Calabria, è il più importante fra i padrini in fuga della ndrangheta reggina venne segnalatoe denunciato,perla prima volta, dai carabinieri di San Luca per concorso in detenzione e porto abusivo di una pallottola per pistola. Poca cosa per colui che, per gli ambienti investigativi della provincia di Reggio Calabria, è il vero e proprio stratega dell omonima cosca sanluchese e vanta una parentela importante con la cosca Romeo staccu. Solo due anni dopo, però, GiuseppeGiorgio proseguela sua carrieracriminale conun fermo di polizia giudiziaria per rapina a mano armata, porto e detenzione di armi. Tali disavventure giudiziarie - spiegano gli investigatori dell Arma - colorate da un assidua frequentazione di pregiudicati, gli valgono nell'86 la misura della diffida di pubblica sicurezza. Tale provvedimento non è riuscito, tuttavia, Carlo Pieroni e Stefano Russo Uno dei bunker trovati dai carabinieri a stimolare l'attivazione di alcun processo di revisione critica del proprio percorso criminale, in quanto già nell'88 si è ritrovato nuovamente indagato per ricettazione e nell'89 inserito nel contesto di una ben organizzata associazione per delinquere di stampo mafioso. Giuseppe Giorgi u capra, del mammasantissima Antonio Pelle Gambazza ed è legato alla famiglia Romeo Staccu. Oggi il boss di San Luca risulta destinatario di un'ordine di custodia cautelare del 1993 per traffico di stupefacenti, e per questo reato è stato condannato a 14 anni di reclusione. A tracciare un quadro delle figura di Sebastiano Pelle ci avevano pensato negli anni passati le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Francesco Fonti, dichiarazioni che poi trovavano puntuale conferma nelle indagini e si integravano con quelle rese anche da altro pentito, Paolo Campolo. Ulteriori elementi indiziari sono stati forniti dalle dichiarazioni rese dal portiere di uno stabile di Milano dove era ubicato un appartamento indicato dal pentito Fonti come base logistica operativa del gruppo criminale di San Luca utilizzata almeno a partire dal 1985 sino agli inizi degli anni '90. Il portiere indicava sostanzialmente come assidui frequentatori dell'immobile Giuseppe Giorgi, alias U capra, Antonio Romeoe Sebastiano Pelle. In particolare l'appartamento individuato nei pressi di Piazza Argentina di Milano era utilizzato dagli uomini della cosca di volta in volta coinvolti nei traffici criminali come punto di scambio della droga e dazione del corrispettivo in denaro liquido. L'accesso all'appartamento, conosciuto da pochissimi e fidatissimi uomini della famiglia, era consentito esclusivamente dietro la dizione di una parola d'ordine e segnali convenzionali concordati di volta in volta dagli interessati. Le dichiarazioni rese dai due collaboratori e le successive indagini degli investigatori confermavano il ruolo di primissimo piano della consorteria mafiosa costituita dalla consorteria di San Luca e da Sebastiano Pelle nell'ambito della gestione del traffico di sostanze stupefacenti a livello non solo nazionale ma anche internazionale. Sopra Giuseppe Giorgi e accanto il procuratore Pignatone e il generale Parente (ph Sapone) poi, è stato coinvolto nel procedimento nato dall'operazione Lady O e nel procedimento Sorgente. Nel primo il boss di San Luca viene condannato, in primo grado, a 15 ani di reclusione confermata dai giudici d'appello; nel secondo viene condannato a 23 anni di reclusione, ridotti a 17 dai giudici d'appello. Nuove indagini Gli Aquino fra i primi obiettivi sensibili SIDERNO - Sono rimasti in undici dentro l elenco dei latitanti di massima pericolosità ricercati dalle forze dell ordine. La pattuglia calabrese, dopo l arresto di Sebastiano Pelle, si è ulteriormente ridotta. Oggi all appel - lo del gruppo interforze che cura la redazione dell elenco nazionale mancano solamente: Domenico Condello u pacciu, dominus delle cose di mafia sulla città dello Stretto egiuseppe Giorgi u capra, personaggio di grande levatura criminale della Locride e stratega dell omonima cosca di San Luca. Sulle loro tracce ci sono, da tempo, i militari dell Arma del comando provinciale e quelli della Squadra mobile che, come si narra negli ambienti investigativi, in diverse occasioni pare siano andati molto vicini alla loro cattura. L elenco dei trenta ricercati più pericolosi, ormai da tempo e su scelta del ministro dell Interno, non viene più aggiornato ma, è giusto ricordarlo, il bacino di estrazione dei criminali da catturare è assai ricco e variegato. Nel database degli investigatori, in particolare di quelli che lavorano nella Locride, nelle prime posizioni ci sono i fratelli Rocco e Giuseppe Aquino. Per la loro cattura si stanno impegnando le migliori risorse investigative della provincia e, anche ieri, sono state effettuate diverse perquisizioni a Marina di Gioiosa. gio.ve. Sono due, infine, i provvedimenti pendenti a carico di GiuseppeGiorgi: unordinedi esecuzione per la carcerazione emesso il 13 ottobre del 2000 dalla Procura Generale della Repubblica - Ufficio esecuzioni penali - di Reggio Calabria in quanto condannato alla pena di anni 17 di reclusione per reati in materia di sostanze stupefacentie unprovvedimento di esecuzione di pene concorrenti nei confronti di un condannato in stato di libertà e contestuale ordine di esecuzione in data 12 luglio 2007 dalla Procura Generale della Repubblica - Ufficio esecuzioni penali - di Catania in quanto condannato alla pena di anni 28 e mesi 6 di reclusione - multa di ,00 euro, con l interdizione dai pubblici uffici perpetua, l interdizione legale durante pena e la libertà vigilata per tre anni. Giuseppe Giorgi, infine, è latitante dal 1995 e per la sua cattura sono state diramate le ricerche anche in ambito internazionale. 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5 Idee e società 59 Venerdì 11 novembre 2011 La presidente del museo «Non riceviamo più i finanziamenti» di FRANCESCO SORGIOVANNI MUSABA Sos. E' emergenza al Museo Santa Barbara di Mammola, nella Locride, dopo il crollo della copertura del chiostro che dà accesso all'intero complesso. A causa delle forti precipitazioni dei giorni scorsi ha ceduto all'improvviso la struttura in legno, che era stata realizzata oltre venti anni fa a protezione dell'antica terme-cisterna romana all'interno del chiostro del complesso monastico, luogo che ospita la sede della Santa Barbara Art Foundation e importanti opere esposte nel parco. Oltre cento metri quadrati di tavole e travi, con altro materiale bituminoso, ridotti a un cumulo,e chesoloper uncaso non hanno procurato danni alle persone. Infatti, il crollo è avvenutodurantela notteead accorgersi per prima è stata la presidente del MuSaBa, Hiske Maas, che insieme all'artista Nik Spatari, nel 1969, hanno fatto nascere l'importante istituzione culturale nel cuore della Calabria. Un cumulo di macerie che sta anche a significare il pericolo di definitiva chiusura ad un processo culturale tirato avanti per anni a via di stenti, di appelli, di sacrifici personali. Di denunce, avolte, da partedei responsabili del MuSaBa verso chi ha sempre tentato di bloccare quella che l architetto Bruno Zevi ha definito visione utopistica del patrimonio mediterraneo. E l'ultima denuncia èdi ierie portala firmadella battagliera Hiske Maas, musa ispiratrice e compagna di una vita dell'artista Spatari. Il mancato intervento per il restauro e consolidamento da parte della Regione Calabria (intervento finanziato dall'ex assessore Saverio Zavettierinel lontano2004 -fondi POR Calabria 2000/ Asse II Beni Culturali) - scrive Maas - ha comportato il crollo della copertura dell'antica terme-cisterna romana all'interno del chiostro dell'antico complesso, oggi Museo, danneggiando gravemente l'opera d'arte monumentale dell'artista austriaco Karl-Heinz Steck, Lancia, del L'artista di Innsbruck ha progettato e realizzato per la fondazione del MuSaBa un'opera che aveva la funzione di contrastare la restaurata-reinventata facciata della millenaria ex cappella del complesso monastico. Una lancia di cinque metri in ferro, cemento, legno, pittura e fogli d'oro conficcata su un lato dell'edificio storico. Il suo danneggiamento è la metafora dell'indifferenza di molti agli appelli lanciati dall'altura del Torbido. Sono anni che subiamo sgarbi istituzionali - afferma la presidente del museo -, perché le richieste non vengono onorate, perché c'è una slealtà obiettiva nei rapporti, contro ogni ipotesi di collaborazione Musaba di Mammola Sos per il crollo Il cedimento della copertura del chiostro ha danneggiato un opera conmusaba.e poiprogettifinanziati, anche per lavori urgentissimi, come questo, che attengono alla salvaguardia e alla sicurezza, non vengono avviati per motivi incomprensibili. Un cedimento prevedibile se si considera che nessun intervento è stato possibile attuare sulla struttura in legno, da quando è stata installata, per mancanza di fondi. Circa cinque anni fa risulta un finanziamento erogato dalla Regione Calabria di ,35 (Il 50%delle spese lo deve sostenere la fondazione) per lavori di conservazione e restauro innovativo dell'ex complesso monastico Santa Barbara (Regione Calabria - Por Calabria Risorse Culturali Misura Recupero, Restauro, Valorizzazione e gestione del patrimonio Architettonico e paesaggistico privato di interesse pubblico), nel quale ospitare la cospicua e pregevole col- L opera di Karl-Heinz Steck danneggiata dal crollo; in alto: i resti della copertura che ha ceduto A Roma lo spettacolo tratto dal libro di Leporace Toghe rosso sangue La legalità va in scena DALLA morte della giustizia alla giustizia della morte una linea rossa, del rosso del sangue, unifica tristemente l'italia nella sua storia picupa. Nell'arco di 25 anni, dal 1969 al 1994, 27 magistrati italiani hanno perso la vita per mano della mafia, della 'ndrangheta, del terrorismo rosso, di quello nero, di soliti ignoti o di tristemente noti. Con pochissime eccezioni, oltre alla pena di morte decretata dai mandanti e decantata dagli esecutori, tali magistrati hanno subito una nuova morte: l'oblio. Per rendere giustizia a questi martiri della Giustizia nasce Toghe rosso sangue, primo libro di Paride Leporace, direttore del Quotidiano della Basilicata, giunto oggi alla quinta edizione e adattato drammaturgicamente da Giacomo Carbone. Sulla scena protagoniste dello spettacolo teatrale - dal 6 al 18 dicembre a Roma alla Casa delle Culture - sono le storie di 6 magistrati: Agostino Pianta, ucciso il 17 marzo del 1969 a Brescia, Emilio Alessandrini, colpito a morte nel 1979 da un killer di Prima Linea durante gli anni di piombo; Mario Amato, assassinato nel 1980 da terroristi di estrema destra; Bruno Caccia, vittima della 'ndrangheta nel 1983; Paolo Borsellino, barbaramente ucciso il 19 luglio del 1992 dalla mafia, Paolo Adinolfi, magistrato romano scomparso nel La storia di questi giudici attraversa la storia dell'italia: dagli errori giudiziari verso il singolo cittadino ai processi sommari dei Nuclei Armati Rivoluzionari, dal Padrino di Coppola e Brando alla Magliana di Placido e Scamarcio, dalle micce corte di Prima Linea ai lunghi strascichi di Via D'Amelio, dalla sabbia e dal vento della Calabria alle vendette delle 'ndrine per le vie della grigia Torino, dalle stragi di Stato allo stato di scomparso di Paolo Adinolfi. Quattro voci, quattro attori, quattro anime avvolte da un'atmosfera tra il realismo e il noir e da una scenografia essenziale, che mirano con rabbia e con amore ad un teatro che non spettacolarizza ma, senza condanne nè valutazioni politiche, silenziosamente grida un omaggio a uomini morti nell'adempimento del loro dovere: un omaggio al loro senso dello Stato. Un vecchio Stato di appena 150 anni. r. c. lezione d'arte contemporanea di cui dispone la Fondazione. I lavori, a quanto assicura la stessa responsabile del museo, sono stati eseguiti e in essi non erano compresi quelli di manutenzione della copertura crollata ieri, che invece eranoinseriti inunaprogettazione più complessiva, che finora non avrebbetrovato adeguata copertura finanziaria da parte delle istituzioni preposte. Nel corso di questi 40 anni - aggiunge ancora Hiske Maas - è stato offerto dalla Fondazione un permanente centro di ricerca e formazione artisticoarchitettonica ottenendo piccoli contributi scemati nel tempo. Dal 2008 la Fondazione non percepisce nemmeno quei minimi contributi. L'urgenza del problema strutturale del MuSaBa, progetto a lungo termine, non può essere un alibi per l'immobilismo regionale. Orabisogna farein modo di riavviare il cammino sul Paolo Borsellino parco del Museo Santa Barbara, scrignodi inestimabilipitture, disegni, grafiche e sculture di artisti del livello di Baj, Bertini, Giacometti, Macario, Persico, Ricci, Scanavino, Scanga, Schifano, Shiao, per finire all'altro grande artista Rotella. Colpensiero trale antiche mura del complesso monastico dove trova spazio Il sogno di Giacobbe, uno straordinario dipinto tridimensionale di 240 metri quadrati che copre tutto lo spazio della volta e dell'abside della cappella antica dell'abbazia di Santa Barbara. L'opera, realizzata da Nik Spatari tra il 1991 ed il 1995, racconta l'epopea di Giacobbe, prescelto da Dioper fargrande Israelee portare il suo nome, attraverso il figlio Giuseppe fino in Egitto. Ma allo stesso tempo racconta la vita, con le sconfitte e le vittorie, i dolori e gli amori, di un uomo messo alla prova. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

6 24 Reggio Venerdì 11 novembre 2011 Il sostituto pg Santo Melidona chiede la conferma delle condanne di primo grado Prima Luce riparte in Appello Alcuni degli imputati furono scarcerati per decorrenza dei termini di CLAUDIO CORDOVA A Bagnara il primo appuntamento dell associazione Riferimenti Pronta la Gerbera Gialla Un convegno sulla figura dell imprenditore Gennaro Musella Di FRANCESCO IERMITO IL SOSTITUTO procuratore generale Santo Melidona ha chiesto alla Corte d Assise d Appello di Reggio Calabria la condanna di tutti gli imputati del processo Prima luce. Si tratta dell iter processuale scaturito da una vecchi indagine della Direzione distrettuale antimafia reggina sulla faida di Sant Ilario dello Ionio, paese della Locride. Il processo, come detto, ha una lunga storia. Infatti dopo le condanne di primo e secondo grado, è ritornato al cospetto dei giudici di Reggio Calabria, a seguito di una serie di traversie. Nonostante le condanne in primo e in secondo grado dei soggetti coinvolti, i tempi siderali di redazione delle motivazioni della sentenza portarono alla scarcerazione degli imputati, se non detenuti per altra causa. Ne venne fuori un scandalo che finì sulle testate nazionali che puntarono l indice contro la lentezza della giustizia. Successivamente la Cassazione annullò la sentenza di secondo grado grado e rinviò le carte a Reggio Calabria per un nuovo giudizio. Il sostituto pg Melidona, dunque, ha chiesto ieri la conferma dell ergastolo, così come disposto dalle sentenze precedenti, per Giuseppe Belcastro e Tommaso Romeo, entrambi ritenuti PRENDE il via il prossimo 14 novembre il percorso nazionale della Gerbera Gialla , promosso dal coordinamento nazionale antimafia Riferimen - ti con il patrocinio del Ministero alla Pubblica Istruzione e quello della presidenza del Consiglio Regionale della Calabria. L associazione ha organizzato un incontro incentrato sulla figura di Gennaro Musella, vittima innocente di mafia, che si terrà presso la città a lui tanto cara, Bagnara Calabra. Alla conferenza dal titolo Oltre la Memoria, Gennaro Musella - Imprenditoria e legalità, prenderanno parte tra gli altri il presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, il presidente del Consiglio Regionale, Francesco Talarico, l autore di una biografia sull imprenditore salernitano di prossima pubblicazione, Ulisse di Palma, il sindaco di Bagnara Calabra, Cesare Zappia, un rappresentante dell Associa - zione Olimpia e il presidente nazionale del coordinamento, Adriana Musella. L idea di far iniziare il percorso nazionale proprio a Bagnara Calabra risale a questa estate, in occasione della premiazione di Adriana Musella con L Amo d Oro 2011 per il sociale, un premio all intraprendenza mediterranea organizzato dall Associa - zione Olimpia. Nel corso della serata, lo stesso sodalizio organizzatore propose pubblicamente all amministra - zione comunale di intitolare la piazza più grande della città all'ingegner Musella dal momento che l imprenditore rappresenta, a tutti gli effetti, un personaggio storico rilevante per la cittadina del basso Tirreno. La proposta fu accolta con grande emozione dal vicesindaco, Giuseppe Spoleti, il quale si impegnò pubblicamente a farla approvare in giunta. Il percorso Gerbera Gialla in - teresserà tutto il territorio nazionale e si concluderà il 3 Maggio 2012, trentennale dell'attentato a Gennaro Musella, a Reggio Calabria, in presenza delle più alte istituzioni nazionali, tra cui il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Soddisfazione per l'iniziativa che avrà lo scopo di sensibilizzare le nuove generazioni è stata manifestata da Adriana Musella che ha dichiarato: «Grazie al nostro pluriennale impegno, oggi constato la nascita di una coscienza critica che prima mancava soprattutto tra i giovani. Ricordo che quando ho iniziato la mia attività, in Calabria si negava persino l esistenza del fenomeno mafioso. Da allora abbiamo seminato molto e con grande soddisfazione posso affermare che oggi i giovani non sono quelli di 20 anni fa. Essi non ignorano ma conoscono perfettamente la realtà che li circonda; sono informati, discutono del fenomeno e manifestano la loro indignazione. Scendere in piazza non è un gesto inutile, come tanti pensano, poiché dimostra la ribellione dei giovani alla criminalità organizzata e la loro voglia di cambiare». E conclude: «Venticinque anni fa, insieme al giudice Caponnetto, ho creduto fortemente che si potesse scrivere una storia nuova solo attraverso le giovani generazioni e oggi ho la conferma che la mia idea era giusta». Ecco dove il padre sparò al figlio di FABIO PAPALIA responsabili dell omicidio di Emanuele Quattrone. Per associazione e narcotraffico, inoltre, erano stati condannati i fratelli Domenico e Vincenzo D Agostino, rispettivamente a 26 anni e 25 anni 4 mesi di carcere. Per quest ultimo, l accusa ha chiesto una condanna a 24 anni di reclusione. Conferma della sentenza di condanna per Luciano D Agostino, cugino dei fratelli Domenico e Vincenzo, che era stato punito con 19 anni di carcere. L indagine Prima luce, coordinata dall allora pm Nicola Gratteri (oggi procuratore aggiunto), puntò la propria attenzione sulle famiglie mafiose di Piero Grasso e Adriana Musella Tentò di uccidere il figlio tossicodipendente il gip lo condanna a 16 anni di reclusione SPARÒ al figlio tossicodipendente, condannato a 16 anni di carcere per tentato omicidio. Una condanna pesantissima, quella inferta ieri mattina dal Gip Vincenzo Pedone nel giudizio abbreviato a carico di Giuseppe Caridi, l'uomo di 73 anni che lo scorso aprile sparò tre volte con un fucile da caccia calibro 12 contro il proprio figlio, A.G.C di 35 anni, mentre ancora giaceva nel letto. Una tragedia dell'esasperazione, con l'anziano padre costantemente pressato dalle richieste di dinaro da parte del figlio tossicodipendente, che lo minacciava continuamente di morte. Furono le Volanti dell'ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, allora dirette dal vice questore aggiunto Fabio Catalano con la collaborazione del commissario capo Enrico Palermo, a intervenire in un appartamento di via Sbarre Superiori, dove poco prima erano stati segnalati alla Sala operativa della Questura dei colpi d'arma da fuoco. Gli agenti trovarono il giovane riverso in un lago di sangue nella propria camera Sant Ilario dello Ionio, coinvolte in una sanguinosa guerra di mafia, durata diversi anni. Il processo si divise poi in due diversi tronconi. Uno celebrato con il rito ordinario al Tribunale di Locri, l altro con l abbre - viato a Reggio Calabria. In entrambi i casi furono dure le condanne per gli imputati che, però, non impedirono la scarcerazione di Belcastro, a causa della lentezza dei giudici estensori delle motivazioni di condanna d Appello. Tommaso Romeo, l altro ergastolano, sarebbe stato scarcerato insieme a Belcastro, se non fosse Prestipino a Palermo parla delle donne di ndrangheta «LE DONNE della Ndrangheta hanno un ruolo sostanziale e non più solo formale. Oggi sono le vere custodi del potere mafioso all interno delle famiglie calabresi. Da indagini recenti è emerso come siano loro a tenere la cassa della contabilità e fare da tramite tra il carcere e l esterno». Lo ha detto il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino, a marginedellapresentazionedel numero67dellarivista distoria escienze socialimeridiana, allabottega di Libera a Palermo. Il seminario è organizzato dall asso - ciazione di don Ciotti edall università di Palermo. «Le donne della Ndrangheta esercitano un potere di influenza, pur non potendo occupare spazi propri del potere maschile o partecipare a riunioni, affiliazione, e riti di iniziazione», scrive Ombretta Ingrascì nel suo saggio su Donne, Ndrangheta e ndrine. Tra le storie raccontate c è anche quella di Giusy Vitale, reggente del mandamento di Partinico e collaboratrice dal 2005, descritta dalla studiosa Alessandra Dino come un funambolo. «Tenta di sfidare il contesto maschilista che la circonda, ma è costretta ad accettare le sue regole, pagando in prima persona la violenza di un mondo che la esclude osserva - Nel voler dimostrare che una donna sa fare le stesse cose di un uomo non si accorge o non vuole prendere coscienza di essersi identificata col modello maschile che la opprimeva». Nicola Gratteri da letto. La vittima, che si trovava agli arresti domiciliari, era stata attinta da colpi d'arma da fuoco al volto e alla parte alta del torace. Dopo una breve quanto proficua attività info-investigativa gli agenti delle Volanti accertarono che era stato proprio il padre, armatosi di un sovrapposto da caccia legalmente detenuto, a esplodere i 3 colpi contro il figlio prima di allontanarsi dall'appartamento. L'anziano fu individuato subito dopo, grazie anche all'elicottero del V Reparto Volo, da una pattuglia delle Volanti nei pressi della villetta di via Botteghelle, nei pressi della scuola Gal - luppi. Condotto in Questura l'uomo ammise le proprie responsabilità, spiegando anche di aver perso la moglie da stato gravato da un altra condanna al carcere a vita rimediata nel processo Valanidi, nato da una maxioperazione della Dda nel contrasto alle cosche, a metà degli anni 90. Nelle prossime settimane la parola passerà alle difese degli imputati. Qundi si arriverà ad una nuova sentenza di secondo grado da sottoporre alla Cassazione. Aula bunker Alta tensione Colamonici dà il via alla sua r equisitoria HA DISCUSSO solo la parte riguardante il reato associativo. Il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Marco Colamonici, concluderà il proprio intervento, con le relative richieste, il prossimo 12 gennaio nell'ambito dello stralcio di abbreviati del procedimento Alta tensione, celebrato contro le cosche Borghetto- Zindato-Caridi, federate alla potente famiglia di Libri di Cannavò. Una trentina di imputati, la maggior parte dei soggetti implicati nell'operazione, eseguita il 29 ottobre 2010 dalla Squadra Mobile diretta da Renato Cortese, ha scelto di essere giudicata con il rito ordinario. Questo stralcio di abbreviati, però, riveste comunque un'importanza non da poco, perché vede alla sbarra alcuni tra i soggetti di vertice dei sodalizi, egemoni nei territori di San Giorgio Extra, Modena e Ciccarello, investigati dal pm Colamonici: Antonino Arabesco, Antonino Caridi, Antonino Idotta, Francesco Zindato, Gaetano Andrea Zindato, nonché il collaboratore di giustizia Carlo Mesiano. Personaggi di indubbio spessore criminale come il genero del defunto boss Mico Libri, Antonino Caridi, già condannato, anche in appello, nell'ambito del processo Testamento, ma anche Francesco Zindato, detto Checco, accusato dell'omicidio Lauteta, ucciso per motivi passionali, e il giovane Gaetano Andrea Zindato, già condannato, anche in appello, in uno stralcio del cosiddetto processo Campolo. cla. cor. circa tre anni, l'anziano era convinto che la donna fosse stata portata alla tomba dall'aver fatto una malattia dello stato di tossicodipendenza del figlio. Seguì l'arresto in flagranza per tentato omicidio mentre l'arma fu recuperata dietro una porta dello stesso appartamento. Il giovane, invece, trasportato ai Riuniti e ricoverato in Rianimazione, è sopravvissuto alle ferite. Il Gip ha concordato con la richiesta di colpevolezza avanzata dal pm Annalisa Arena, sebbene la pubblica accusa avesse chiesto una pena, 12 anni di reclusione, inferiore a quella poi effettivamente inferta dal Gip Pedone, che ha condannato Giuseppe Caridi per tentato omicidio a scontare 16 anni di carcere. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

7 di MICHELE ALBANESE ROSARNO - E'nebuloso e pieno di misteri il ferimento avvenuto l'altro ieri pomeriggio di Giovanni Nocera, il giovane di 33 anni di Rosarno. La vittima dovrà chiarire alla Polizia molte cose che allo stato appaiono poco chiare. A cominciare dall'effettiva dinamica dei fatti, dal luogo della sparatoria,dalla modalitàe da altre circostanze come ad esempio l'identità della persona che lo ha accompagnato in ospedale sui quali si cerca di fare chiarezza. Si aspetta che le sue condizioni migliorino per essere nuovamente sentito dagli agenti della polizia del commissariato di Gioia Tauro, diretti dal vice-questore Francesco Rattà e coordinati dal sostituto Antonio D'Amato. Nel frattempo sono emerse alcune incongruenze rispetto alla versione che lo stesso Nocera dopo essere stato accompagnatoin ospedaleapolistena ha raccontato alla Polizia. La prima quella più macroscopica è legata al luogo della sparatoria. Nocera ha dichiarato che stava camminando a piedi lungo la via Nazionale Nord nei pressi dell'attuale presidio del nucleo anticrimine della Polizia, e che ad un certo punto si è sentito un bruciore alla gamba accorgendosi di essere stato attinto da un colpo di pistola. Versione questa che ha fatto scattare alcuni accertamenti della Polizia che sul posto indicato da Nocera non ha trovatonetracce disanguene bossoli esplosi. Segno questo che forse le cose sono andate in maniera diversa. Altro aspetto non secondario è legato al proiettile che lo avrebbe raggiunto. Si è accertato che il giovane è stato raggiunto alla coscia destra da alcune schegge di proiettile e non da un colpo dipistola. Ed anchein questo caso le ipotesi su come so- Piana Venerdì 11 novembre Ufficio di Corrispondenza: Piazzetta 21 Marzo, Polistena Tel/Fax A Rosarno gli inquirenti sono al lavoro per decifrare il tentato omicidio di Giovanni Nocera Un agguato dai mille risvolti Tanti i lati oscuri rispetto alla versione fornita dalla vittima alla polizia Controlli della polizia Anche il Comune di Gioia Tauro ha dato il proprio assenso al patto dei sindaci Sostenibilità energetica e ambiente Via libera del consiglio comunale: «Ridurre del 20% le emissioni di gas serra» di ALESSANDRO TRIPODI GIOIA TAURO - Attraverso un comunicato diramato dal presidente del Consiglio comunale, Domenico Cento, si rende noto che anche Gioia Tauro sottoscrive il patto dei sindaci ed accoglie l'iniziativa lanciata dall'unione Europea per la sostenibilità energetica ed ambientale entro il Il civico consesso, nella seduta di lunedì scorso, in seguito ad una partecipata discussione, ha votato all'unanimità un documento proposto dall'assessore all'ambiente Domenico Savastano. A Palazzo Alemanni incontro con i sindaci di Città degli Ulivi Il futuro della sanità e piano di rilancio del porto: le rassicurazioni di Scopelliti di FRANCESCO PAPASIDERO CATANZARO - La tanto attesariunione trai sindacidella Piana e il governatore Scopelliti c'è stata. Alcuni dei primi cittadini, in rappresentanza dell'associazione Cit - tà degli Ulivi, come il presidente Zampogna, esindaci di Terranova Salvatore Foti, di San Pietro di Caridà Mario Masso ed il vicesindaco di Gioia Jacopo Rizzo, hanno quindipotuto discuteredelle problematiche del territorio insieme al presidente della Giunta Regionale e agli assessori Mancini e Stillitani. Tanti i punti affrontati. In primis la sanità. Su questo Scopelliti è stato chiaro. «Il presidente Scopelliti - ha detto il sindaco di Scido e presidente di Città degli Ulivi Giuseppe Zampogna - è stato abbastanza disponibile ad aprire un confronto con il territorio della Piana di Gioia Tauro sulle problematiche che gli abbiamo sottoposto durante l'incontro». L assessore Mancini e il governatore Scopelliti Due, ovviamente i punti critici su cui si è basata la discussione della rappresentanza di primi cittadini in questa trasferta catanzarese: il porto di Gioia Tauro e la sanità. «Per quello che riguarda il porto, Scopelliti ci ha detto di aver incontrato i vertici di Contship, e che sono in programma una serie di iniziative per il rilancio dello scalo. Per quel che riguarda la sanità, il presidente ha garantito il suo impegno per il rafforzamento dell'esistente. Per quel che riguarda la costruzione del nuovo complesso ospedaliero, Scopelliti ha ribadito come all'atto del suo insediamento si sia trovato davanti ad una decisione presa daisuoi predecessori, e che per lui, comunque, non è importante dove l'o - spedale sarà costruito, ma che invece venga costruita una struttura degna di tale nome per poter dare risposte concrete ai cittadini». A Palazzo Alemanni la rappresentanza di primi cittadini ha anche parlato di trasporti, di ambiente e di urbanistica. «Abbiamo fatto presenti i problemialla mancata copertura finanziaria del bando per la riqualificazione dei centri storici e le difficoltà che i comuni stanno ravvisando su questo tema». Alla fine, come proposto dal sindaco di Cinquefrondi Cascarano durante la riunione di lunedì scorso, Zampogna egli altrisindaci presenti ieri a Catanzaro hanno invitato ufficialmente il presidente Scopelliti ad un incontro pubblico. Il primo step propedeutico per questo incontro sarà quello di stilare, durante la prossima riunione dei sindaci, una sorta di memorandum su cui scrivere i problemi del territorio pianigiano. Problemi ai quali il governatore si è detto pronto a dare risposte nell'incontro che lo stesso avrà con i sindaci della Piana di Gioia Tauro. no diverse rispetto alla versione raccontata da Nocera. Ma c'è un terzo punto sul quale si concentrano l'attenzione della Polizia. Nocera ha raccontato che dopo essersi accorto di essere rimasto ferito ha fermato un passante facendosi accompagnare in ospedale. Questa persona, allo stato ignota, sembra essere sparita nel nulla. Nessuno, nemmeno il Nocera sa chi è e soprattutto perché dopo aver accompagnato presso il prontosoccorsodi Polistenailferito si è dileguato facendo perdere le sue tracce. Possibile che lo stesso Nocera non sapesse chi fosse? E poi perché non ha aspettato in ospedale per accertarsi delle condizioni del giovane che aveva soccorso? Ma ci sarebbe di più. Nocera, sembra,abbia dichiarato di aver lasciato la sua auto nei pressi del luogo dove è avvenuto il ferimento. «L'Amministrazione comunale è ora impegnata a lavorare per predisporre un piano d'azione vincolante - è scritto nella nota - con l'obiettivo di ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas serra attraverso politiche locali che promuovano il ricorso alle energie rinnovabili e puntino al miglioramento dell'efficienza energetica nel territorio comunale tramite misure di risparmio e razionalizzazione dei consumi». Per l'intera Giunta, quello approvato in Consiglio è un documento importante che può concretamente aiutare l'amministrazione ad investire nelle politiche energetiche e a pianificare la sostenibilità ambientale della città. «Ci metteremo subito al lavoro - hanno dichiarato Savastano e Cento - perché l'adesione del Comune non deve essere solo formale. Costituiremo un tavolo operativo con il coinvolgimento dei settori di competenza, ma anche della parte attiva della società civile della città - hanno continuato - per arrivare in breve tempo all'adozione del piano d'azione per l'energia sostenibile (Paes) e candidare Gioia Tauro nel contesto europeo agli eventuali finanziamenti che saranno destinati alle città che realizzano buone pratiche in Ancheinquesto casogliaccertamenti della Polizia avrebbero dimostrato altro, nelsenso chel'auto dellavittima è stata trovata regolarmente chiusa in un luogo diverso da quello indicato da Nocerale cuicondizioni disalute sono per fortuna buone. I sanitari del reparto di chirurgia vascolare dei Riuniti di Reggio Calabria dove era stato trasferito da Polistena perché siriteneva chepotesse essere stata lesa l'arteria femorale hanno escluso questo rischio, per cui Nocera dopo i controlli è stato riportato nel nosocomio di Polistena. I misteri su come sono andati i fatti dovranno essere chiariti presto dallo stesso Nocera. Il giovane, imparentato con i Bellocco di Rosarno, è ufficialmente incensurato anche se in passato è stato indagato per reati contro il patrimonio. tema di sostenibilità energetica e ambientale». Fra le possibili azioni candidabili nell'ambito del Paes sono compresi gli interventi per l'efficienza, il risparmio e il miglioramento energetico del patrimonio comunale, la pianificazione energetica dello sviluppo urbano del territorio, il miglioramento dell'efficienza energetica nel settore residenziale privato, la mobilità sostenibile e la promozione dell'uso di veicoli a basso impatto ambientale, la promozione delle fonti di energia rinnovabile nel territorio comunale e la crescita della cultura della sostenibilità ambientale nei cittadini. Rocco Camillò si consegna alla polizia Spaccio a Taurianova Finisce in manette anche il terzo pusher TAURIANOVA -Nel tardopomeriggio mercoledì gli agenti dei Commissariati di Taurianova ecittanova hannotratto in arresto Rocco Camillò, 33 anni, natoa Polistenama residente a San Giorgio Morgeto. Camillò che era risultato irreperibile dal giorno precedente allorquando, personale della Squadra Mobile di ReggioCalabria direttadarenato Cortese e del Commissariato di Taurianova, diretto dal vice-questore, Andrea Ludovico. operando sotto le direttive del questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, aveva eseguito l'ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dal gip del Tibunale di Palmi, Fulvio Accurso, su richiesta del sostituto procuratore di Palmi Antonio D'Amato, traendo in arresto: Agostino Pratticò di 29 anni e Francesco Giovinazzo di 26 anni. Camillò, accompagnato dal proprio legale di fiducia, si consegnava agli uomini del vice-questore, Andrea Ludovico. L'arrestato che vanta a proprio carico segnalazioni specifiche in materia di stupefacenti, al termine delle operazioni di Polizia Giudiziaria veniva accompagnato presso la sua abitazione per rimanervi in regime di arresti domiciliari. L'operazione. eseguita dalla Polizia di Stato aveva trovato origine da una serie di attività investigative,supportata da attività di natura tecnica nei confronti di numerosi soggetti originari di Taurianova, nonché di paesi limitrofi, sospettati di essere dediti all'illecito spaccio di sostanze stupefacenti. Gli agenti del Commissariato di Taurianova nel corso dei servizi di appostamento, pedinamento ed attività di osservazione, avevano conseguito risultati positivi nei confronti dialcunidegli indagatiiquali erano statitrovati inpossesso di sostanza stupefacente (del tipo cocaina e marijuana) detenuta ai fini dello spaccio. m. a. 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8 Cosenza 21 Venerdì 11 novembre 2011 Dopo i proiettili sparati contro due negozi, nella notte sono state bruciate due automobili Racket, summit in prefettura Magistrati e forze dell ordine si confrontano sull emergenza intimidazioni di ANTONIO MORCAVALLO ANCORA atti intimidatori in città. Dopo i colpi di pistola esplosi contro le vetrate di due attività commerciali nei gironi scorsi, nella passata notte sono stati registrati due incendi dolosi. In fiamme sono andate due autovetture. In entrambi i casi le automobili sono state cosparse di liquido infiammabile e poi bruciate. Atti che fanno crescere l allarme criminalità in città. Con l ipotesi investigativa principale seguita dalle forze dell ordine che porta sulla pista di una nuova ondata di estorsioni. Ipotesi sulla quale lavora la Squadra Mobile della Questura, da dopo gli spari contro i negozi (Charter e il bar New Continental). Per quella che potrebbe divenire anche una vera e propria emergenza, per fronteggiare la quale è stata decisa una riunione urgente in prefettura Ṗer quanto riguarda le due automobili bruciate, invece, al momento, l unica certezza sembra essere quella dell atto doloso. La prima vettura, una Fiat Panda, è stata incendiata la scorsa notte, intorno alle 22 su via Popilia. L auto era regolarmente parcheggiata sotto casa del proprietario, un uomo di 48 anni. Appena scoppiato l incendio un passante ha lanciato l allarme. Sul posto sono accorse le pattuglie della Squadra Volante e una squadra del Comando provinciale dei Vigili del fuoco. Al termine delle operazioni di spegnimento, gli agenti di polizia, coordinati dal vicequestore Pietro Gerace, hanno provveduto ai rilievi del caso. Vicino l automobile è stata rinvenuta una bottiglia di plastica con dentro della benzina. Chiaro il messaggio. Il proprietario dell auto, sentito Auto della polizia L incidente intorno alle 11,30 nel tratto rendese. Ferite lievi per una donna Circolazione in tilt sulla Ss107 Uno scontro tra due automobili blocca per un ora la Silana-Crotonese UNO SCONTRO fortuito tra due auto, ieri intorno alle 11,30 ha bloccato il traffico sulla Ss107. L incidente, per fortuna con un solo ferito lieve (una donna), si è verificato nel tratto della Silana- Crotonese del comune di Rende, nella zona di Piano Monello. Immediato l allarme lanciato da un automobilista che ha allertato il 118. Sul luogo dell incidente sono intervenute le forze dell ordine e una ambulanza. Prestate le cure alla donna rimasta ferita, che si trovava alla guida di una Fiat Punto, gli agenti della Polizia Stradale e una squadra di addetti dell Anas hanno provveduto alla rimozione dei mezzi. Le automobili coinvolte nel sinistro si erano messe di traverso sulla carreggiata, bloccando di fatto la circolazione stradale. Le operazioni per liberare la Ss 107 hanno richiesto circa un ora. E sulla frequentata arteria che attraversa Rende e Cosenza si sono create delle lunghe code sia in direzione Paola che in direzione Sila. La circolazione sulla Ss 107 è tornata regolare intorno a mezzogiorno. a.mor. Il Sap davanti alla Stradale se la prende con il dirigente Provenzano Due proteste dei poliziotti L Ugl polizia penitenziaria chiede il rispetto del sindacato DOPO la protesta unitaria di tutti i sindacati di Polizia, vigili del fuoco e Forestali, contro i tagli del Governo, ieri gli uomini in divisa sono tornati in strada per far sentire la propria voce. E il proprio disagio. Un presidio dell Ugl Polizia penitenziaria ha affollato ieri il marciapiedi davanti il carcere di Cosenza. Il Sap, invece, ha manifestato davanti alla sede della Polizia Stradale a via Popilia. Una doppia protesta che ha portato in piazza la particolare situazione che vivono anche le forze dell ordine e che, come detto, nelle passate settimane aveva portato i sindacati di Polizia a chiedere un obolo ai cittadini per poter fare il pieno alla automobili di servizio. Con il presidio dell Ugl davanti al carcere Cosmai di Cosenza, i sindacalisti dela Penitenziaria hanno manifestato la volontà di ripristinate corrette relazioni sindacali. La Segreteria Regionale Ugl Polizia Penitenziaria, ha riscontrato, come è scritto nel volantino diffuso ieri, «un sostanziale attacco alle libertà sindacali dell'ugl». «L'occasione è utile - si legge ancora nel documento distribuito agli automobilisti di passaggio - per evidenziare lo stato di abbandono in cui versa il personale della Calabria». Presente in strada anche il segretario nazionale aggiunto Tonino Mancini, che ha voluto manifestare la vicinanza al personale penitenziario che operanella casacircondariale di Cosenza. In particolare, è stato sottolineato dallo stesso Mancini, vicinanza «per i gravissimi fattidi cuiè statovittima il Segretario regionale dell'ugl Polizia penitenziaria, Andrea Di Mattia, prima oggetto di minacce a mezzo lettera anonima assieme al Vice Segretario Regionale Carlo D'Angelo, poi destinatario di reiterati rilievi disciplinari unitamente ad altri dirigenti sindacali in servizio in diverse sedi della regione Calabria». Insieme ai sindacalisti calabresi, presente a manifestare in strada, con tanto di striscione, anche una delegazione proveniente dalla Puglia. La seconda protesta in divisa si èconsumata davantiallasede di via Popilia della Stradale. In campo per la difesa dei propri colleghi è sceso il Sindacato autonomo di Polizia (Sap). Il sindacato, è stato spiegato durante la manifestazione di protesta, «stigmatizza il comportamento del dirigente della Sezione di Polizia Stradale di Cosenza». Il riferimento è a Provenzano, come recitano i manifesti affissi sul luogo della protesta. «Nei trascorsi tre anni di sua gestione di un ufficio così importante - spiega la segreteriaprovinciale delsap - numeroso personale da lui diretto, ha preferito produrre domanda di trasferimento per altri posti di Polizia della provincia (cosa mai successa in passato). In tale periodo sono stati aperti molti contenziosi a frontedei quali assume particolare gravità lo stato narcotizzante del Dipartimento, il quale, nonostante le conferme avute da diverse ispezioni ministeriali, non ha provveduto al momento alla soluzione della crisi, anche a cospetto di un trend di risultatinegativiper l anno 2010». Il Sap, inoltre, dice che la vita dei propri iscritti viene talmente condizionata, da poterla «definire mobbizzata». «Le continue violazioni dell accordo nazionale quadro - sostiene ancorailsap -hannodeterminato sia questa organizzazione sindacale che le altre a non sottoscrivere gli accordi decentrati, e solo ora, dopo le proteste,probabilmente sipotrà raggiungere una intesa con la dirigenza del Compartimento Polizia Stradale Calabria, che dovrà escludere per il futuro indebite articolazioni lavorative prodotte dalla dirigenza di Sezione a scapito dei colleghi». a. mor. dalle forze dell ordine, non ha riferito di minacce o di richieste estorsive. Il secondo rogo doloso che nella passata notte ha mandato in fumo un auto si è registrato nei pressi di via Romualdo Montagna, nell area dell ex Cartiera di Bilotti. Anche in questo caso è stata data alle fiamme una Fiat Panda. L incendio, definito doloso dalla verifica dei Vigili del fuoco, è stato appiccato intorno alle 2,30. In questo caso, potrebbe esserci un movente, però. Infatti, il proprietario del mezzo ha riferito agli agenti della Squadra Volante che sono intervenuti insieme ai pompieri, di aver avuto una discussione con alcuni ragazzi. Questo poco prima dell incendio. L uomo avrebbe ripreso i giovani che avevo abbandonato dell im - mondizia proprio vicino alla I soccorsi sul luogo dell incidente L Ugl davanti al carcere e, sotto il Sap a via Popilia propria automobile. Poi il rientro in casa e, a distanza di pochi minuti, l incendio. Sul posto è intervenuta anche la Polizia Scientifica per i rilievi. Intanto oggi, alle 11, in prefettura si terrà un vertice per quello che sembra essere diventato una vera emergenza, ovvero il racket delle estorsioni. Al summit con il prefetto Cannizzaro prenderanno parte il questore Anzalone, il comandante provinciale dell Ar - ma, Ferace, il procuratore capo di Cosenza, Dario Granieri, alcuni magistrati della Procura bruzia, oltre ai vertici della altre forze dell ordine. Sul piatto eventuali contromisure da assumere per mettere un freno al nuovo dilagare di atti intimidatori e, soprattutto, a quel racket del pizzo che ci sta dietro. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

9 22 Cosenza Venerdì 11 novembre 2011 E' TERMINATA ieri, davanti alla Corte d assise d appello di Catanzaro, la lunghissima requisitoria del sostituto procuratore generale Eugenio Facciolla nell ambito del processo di secondo grado per 47 Tra i delitti eccellenti quello di Cosmai imputati coinvolti nella maxi operazione antimafia denominata «Missing». L inchiesta, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e dal Ros dei carabinieri, puntò a fare luce su due sanguinose guerre di mafia combattute sul territorio cosentino tra gli anni '70 e '90, con la ricostruzione, tra l altro, di decine di omicidi di 'ndrangheta. Una lunga scia di sangue versato fra Cosenza e il suo hinterland nell ambito del contrasto fra i gruppi criminali cosentini. Fu Nella lunga esposizione descritti tutti gli omicidi della guerra di mafia Missing, finita la requisitoria Il pg Facciolla depositerà per iscritto le richieste di pena una guerra terribile, che lasciò sulle strade decine di morti, fra cui anche il direttore del carcere di Cosenza, Sergio Cosmai, freddato mentre a bordo della sua Fiat 500 stava andando a prendere la figlioletta all uscita di scuola. Fu una guerra senza esclusione di colpi, durante la quale l or - dine dei boss era quello di eliminare quante più persone possibili del clan rivale. A Cosenza per tutti gli Un veroe propriogiocattolo sessuale, da utilizzare a proprio piacimento e poi magari mandare via. La terribile storia di cui è protagonista un ragazzo di 27 anni, con disagi psichici, sta per conoscere un suo primo epilogo. Ieri infatti c è stata la richiesta pene delpmantonello BrunoTridicoperle dieci persone che hanno scelto il rito abbreviato. Altri tre protagonisti di questa vicenda, maturata in un contesto di incredibile degrado sociale, hanno scelto invece il rito ordinario. Tutti sono accusati di violenza sessuale, anche di gruppo, aggravata da pratiche particolarmente violente. Abbiamo a che fare, ha ricordò il gip Marletta nella sua ordinanza, con rapporti anali, orali e sadomaso. Gli attuali indagati avrebbero utilizzato a loro piacimento Antonio, costretto a partecipare ai loro giochi erotici sia passivamente che attivamente. I luoghi sono i più disparati: dal chiosco per le fototessere alla palestra di via Milelli,passando peri casolariabbandonati della periferia. Un rapporto sessuale si sarebbe consumato anche all'interno di una roulotte, con un letto e le tende ai finestrini ha ricordato Antonio(il nomeè difantasia) aicarabinieri. Tale roulotte si trovava in via Popilia, nei pressi di uno sfasciacarrozze. Lì il giovane sarebbe stato costretto dal suo violentatore (che si faceva chiamare Pinuzzo ) ad essere protagonista sia attivo che passivo di quell'abuso. E in un'occasione Pinuzzo, ex usciere del Comune di Cosenza, che aveva conosciuto tre anni prima in una pizzeria alle porte del centro storico, gli diede 20 euro a rapporto consumato;in un'altra,invece,pretese da Antonio la stessa cifra per comprare per sè una catenina d'oro. Dicendogli che era una cosa normale, uno degli indagati avrebbe portato Antonio a fare sesso in una casa abbandonata vicino all'aci in via Popilia Per la morte di una donna, deceduta dopo essere stata dimessa Prosciolti 3 medici dell ospedale Uno degli indagati mentre ha un malore sulle scale della caserma dell Arma e anche alla palestra aperta della scuola di via Milelli. Lepenerichieste sonostatediquattro anni di reclusione per Giuseppe Santoro, 55 anni, a cui il pm ha contestato la scarsa collaborazione e pure la particolare violenza di alcune pratiche sadomaso messe in atto nei confronti della vittima. Treanni sono stati invece richiesti permassimo Lo Monaco, 39 anni, e Ferdinando Mele, 55, cui è contestata solo la violenza semplice e non di gruppo. 3 anni e 4 mesi per Pasquale Andali, 51, Giuseppe anni 80 si è vissuto una specie di coprifuoco perchè gli esponenti dei gruppi giravano sempre armati pronti a sparare alla vista di un picciotto rivale. Per essere uccisi bastava poco, anche il semplice sospetto di essere uno specchietto cioè uno che monitorava spostamenti e abitudini per organizzare gli agguati. Sono morti anche dei bambini, in questa vicenda, come il piccolo Pasqualino Perri ucciso mentre era a cena col padre (vero obiettivo dell agguato) o Francesco Bruni jr. Ragazzi di quartiere sono stati sequestrati, uccisi e dati alle fiamme nelle loro auto Ė proprio alle storie dei diversi delitti, inquadrandoli nel contesto della faida per la supremazia sul territorio, si è dedicato il pg nella sua discussione durata diverse udienze e conclusasi ieri mattina, prima del rinvio del processo alla data del 16 novembre, quando Facciolla presenterà per iscritto le proprie singole richieste nei confronti dei vari imputati. A quel punto avranno inizio le arringhe dei numerosi difensori impegnati, che oggi hanno avanzato una richiesta di riapertura del dibattimento sulla quale i giudici (presidente Palma Talerico, consigliere Marco Petrini), si sono riservati di decidere. Il processo di primo grado per i 47 imputati si concluse, il 17 maggio 2010 davanti alla Corte d as - sise di Cosenza, con quattro condanne all ergasto - lo, quelle di Romeo Calvano, Gianfranco Ruà, Pasquale Pranno e Franco Un semplice sospetto bastava per essere uccisi Pugliese, 49,Antonio Donvito,35 CosimoPastorella, 46,VincenzoGagliano, 59. E stata stralciata invece la posizione di Aldo De Rose, 56 anni, per un impedimento professionale del suo avvocato Paolo Pisani. Un ultimo imputato, Antonio Santoro, 66 anni, aveva chiestoil ritoabbreviatocondizionato alla presentazione di ulteriori elementi di prova. La documentazione presentata dai suoi avvocati è stata però giudicata dal gip Salvatore Carpino irrilevante ai fini della vicenda. La posizione dell imputato quindi sarà definita nel corso del processo ordinario. Ovviamentetutto ilprocesso digioca sulla capacità della vittima di esprimere un valido consenso. I vari atti sessuali sono stati riconosciuti dagli indagati, i quali hanno affermato che la vittima era pienamente consensiente. Vi sono però le perizie effettuate, tre in tutto, che affermano che Antonio ha ritardi psichici e soprattutto non riesce a dire di no. Il processo riprenderà il prossimo 22 novembre, quando il nutrito collegio difensivo (avvocati Matteo Cristiani, Amalia Falcone, Giuliana Ricioppo, Luigi Bonofiglio, Angelo Nicotera, Paolo Pisani, Giuseppe Lanzino, Pasquale Vaccaro e Dario Scrivano) proveranno a smontare le tesi del pm Tridico. Perna, altre 32 condanne a pene comprese tra i 12 ed i 29 anni di reclusione, e 11 assoluzioni, tra cui quella del boss reggino Pasquale Condello, detto «il supremo». Fra i condannati anche i collaboratori di giustizia che hanno dato un consistente contributo alle indagini. Tutti gli imputati che sono stati ritenuti colpevoli, sono stati condannati anche al risarcimento danni, da liquidare in sede civile, nei confronti delle parti civili che si sono costituite nei loro confronti ossia i familiari di Cosmai, Luce, Amendola, Mosciaro, Gigliotti e Osso, i Comuni di Cosenza, Rende, Amantea, Scalea, Paola e San Lucido, la Regione Calabria e la Provincia di Cosenza. La difesa dice che i rapporti erano consensuali, tutto si gioca sulla capacità d intendere della vittima «Gli orchi vanno condannati» Il pm chiede circa 20 anni di carcere per il gruppo che abusò di un disabile PROSCIOLTI perchè il fatto non sussiste. Questa la decisione del gip Branda, in duienza preliminare, in ordine a tre medici dell Annunziata di Cosenza. Gli imputati erano Francesco Crocco, 54 anni, Stefano Fucile, 49 anni e Donato Fornaro, 52 anni che operano al Pronto Soccorso e al reparto di Otorino dell ospedale civile di Cosenza. I tre erano accusati di omicidio colposo per la morte di una donna, Giovanna Cardamone, 62 anni all epoca dei fatti, che era stata ricoverata d'urgenza per dei forti dolori alla testa. Il sospetto è che le condizioni della donna siano state sottovalutate dai medici, che l'avevano visitata, dimettendola, tre giorni prima del decesso. La signora Cardamome, accompagnata da un'amica, si era recata, intornoalle 13,alPronto soccorsodell'ospedale dell'annunziata lamentando un forte mal di testa e una fastidiosa sensazione di vomito. La donna è stata quinti inviata al reparto di Otorino-laringoiatria, dove le è stata prescritta una terapia rino-farmacologica, pare un semplicetrattamento con lospray. Quindi il ritorno al Pronto soccorso, dove è stato mostrato ai sanitari l'esito della visita specialistica. La signora è stata così dimessa, senza essere sottoposta - questa la lagnanza dei familiari - ad ulteriori esami radiologici o tac. Sulla vicenda il pm Salvatore Di Maio aveva avanzato richiesta di archiviazione anche sulla base delle perizie tecniche che avevano accertato un qualche nesso di casualità fra la condotta postain esseredai medicie ildecesso. L archiviazione, però, era stata chiesta alla luce della sentenzafranzese della Corte di Cassazione inbase allaquale peraccertare le responsabilità professionali ci deve essere un altogrado di probabilitàche conuna condotta esemplare dei sanitari il paziente possa sopravvivere. Nel caso in questione non era così certo, almeno stando alle perizie, che la donna sarebbe sopravvissuta comunque. Da qui la richiesta di archiviazione perchè il fatto non costituisce reato. Il gip Di Ledda, però, nel luglio del 2011 aveva rigettato la richiesta del pm, invitandolo a formulare l impu - tazione. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio e l udienza preliminare di ieri. La difesa degli imputati, composta dagli avvocati Franz Caruso, Pierluigi Pugliese e SergioSangiovanni, hannocontestato leperizie dei consulenti del pm ed hanno insistito sull insussistenza del fatto. Di più. Hanno prodotto delle perizie difensive che hanno smontato quelle dell accusa. In più avevano eccepito la nullità della consulenza perchè quando è stato disposto l esame autoptico sulla donna (aprile 2010) l esame non era stato notificato alll imputato ed essendo l accer - tamento irripetibile è da considerarsi nullo. Il gup ha accolto le tesi difensive prosciogliendo di medici perchè il fatto non sussiste. Udienza rinviata al 24 per l ammissione agli atti Abusi alle allieve di pianola Scontro sulle prove E STATA una udienza molto difficile quella relativa a Salvatore De Marco, tutta incentrata sulla ammissione delle prove. De Marco, 34 anni di Belsito, è un professore di musica accusato di aver abusato sessualmente di due sue giovani allieve, entrambi minorenni. L uomoè difesodagliavvocati Maurizio Nucci e Gabriele Volpe, del foro di Cosenza che hanno svolto indagini difensive eieri hanno portatoin aula diversi Dvd. In questi sono stati filmati le persone sentite per la difesa, è stata filmata anche la riproduzione di una lezione tenuta dal maestro e una planimetria dell apparta - mento. I Dvd sono stati tutti periziati per evitare manipolazioni dei filmati. Nello specifico la difesa aveva sentito 54 testimoni. I filmati si sono concentrati sui luoghi della presunta violenza sessuale, ossia le stanze dell'ex delegazione municipaledi Grimaldi, dove il professore teneva le sue lezioni private di musica. La parte civile, rappresentata da Amelia Ferrari e da Marina Pasqua per il centro Lanzino che si è costituito parte civile già in udienza preliminare, ha prodotto anch es - sa diverso materiale probatorio, compreso alcune certificazioni mediche sullo stato di salute della minore che dall epoca dei fatti sarebbe rimasta profondamente segnata. Lo scontro tecnico in aula è stato molto acceso. Alla fine il giudice ha deciso di rinviare ad un udienza interlocutoria, fissata il prossimo 24 novembre in cui si deciderà quali prove ammettere agli atti. I fatti contestati spaziano dal settembredel2008 almaggiodel 2009, quando cioè la prima presunta vittima (T. A.) si è confidata con la madre, raccontandole delle violenze. La quattordicenne parlò di palpeggiamenti e strofinamenti. Raccontò anche di essere stata portata in una stanza, dove sarebbe statasottoposta adaltri abusi ben più pesanti. BREVI TRUFFA Operazione costo zero DOPO anni è iniziato ieri il processo scaturito dall operazione Co- sto zero che vede alla sbarra una presunta associazione dedita alla commissione di diverse truffe ai danni di esercizi commerciali e finanziarie, per l ac - quisto di beni di consumo. Durante una perquisizione a casa di due degli imputati furono rinvenute tutta una serie di finti documenti, di computer e altro materiale che permetteva la compilazione di falsi documenti per accedere alle finanziarie e quindi acquistare dei beni. Gli imputati sono Francesco Cozza, 45 anni; Patrizia Mandarino, 42; Simona Mandarino34 e Giampiero Castiglia, 39. Tutti, difesi dagli avvocati Giuseppe Malvasi, Marco Amantea e Giovanni Cadavero, sono accusati di truffa aggravata. TELESIS Torna il libertà Fabio Foggetti IL TDL di Catanzaro ha disposto ieri la scarcerazione di Fabio Foggetti, 24 anni, implicato nell operazione Telesis che puntava a sgominare il presunto clan Bruni. Era accusato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga e lesioni personali. Nel luglio scorso la Cassazione ha decretato l an - nullamento della presunta associazione ritenendo che non sussistono gli elementi che provano la presenza di una organizzazione stabile. Ieri la scarcerazione del ragazzo da parte del Riesame, difeso dagli avvocati Marcello Manna e Gaetano Morrone E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

10 Corigliano e costa jonica Cosenza 39 Venerdì 11 novembre 2011 Corigliano. L uomo denunciato da sette connazionali r eclutati con la promessa di un lavoro stabile Stroncato mercato delle braccia Lotta al caporalato: la Guardia di Finanza arresta un rumeno di 35 anni di MATTEO LAURIA CORIGLIANO - È lotta al caporalato a Schiavonea. Le manette ai polsi scattano per un rumeno 35enne, residente nel borgo marinaro, abitualmente a bordo sin dalle prime ore dell alba di un furgone per il trasporto nei campi di braccianti agricoli, spesso connazionali. Ad operare i militari della tenenza della guardia di Finanza di Corigliano, dopo una denuncia presentata da sette cittadini rumeni che ha consentito di stroncare un mercato di brac - cia messo in piedi dal 35enne. I meccanismi di adescamento sono i soliti: la lusinga di un futuro migliore per i sette malcapitati direttamente nel loro paese di origine. Poi la promessa di un impiego quali braccianti alle dipendenze di una non meglio specificata azienda agricola operante a Sibari, dietro pagamento di regolare salario. Una volta giunti in Italia i sette rumeni, cinque uomini e due donne, sono stati avviati al lavoro nei campi direttamente alle dipendenze del connazionale che li ha reclutati. Dopo circa una settimana di lavoro il caporale, contando sul fatto che i sette erano alloggiati in un locale di fortuna ed erano privi di mezzi di sussistenza, ha iniziato a corrispondere loro un salario molto inferiore a quello pattuito, dichiarando che la differenza serviva a coprire le spese di viaggio. Non contento di ciò, trattiene i loro passaporti pretendendo, per la restituzione, la somma di duecento euro a testa. Dopo avere ricevuto le denunce le Fiamme gialle, in stretto coordinamento con la procura della repubblica del Tribunale di Rossano, programmano un incontro tra il potenziale estortore e le sue vittime che avreb- Cassano. In appello rigettata l estradizione Diritti Civili «Affidare Alexandrina ai servizi sociali» di FRANCESCO MOLLO CASSANO - Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello aigiudici della Cortedi Appello di Catanzaro per chiedergli di concedere l affida - mento ai servizi alla ventiquattrenne rumena Alexandrina Natalina Lacatus, arrestata martedì 26 aprile 2011 dai carabinieri di Corigliano in esecuzione di un mandato di cattura emesso dai magistrati del suo Paese per omicidio colposo in relazione alla morte dei suoi tre figlioletti, Diana, Sebastian e Nicoletta, di tre, due e un anno, avvenuta, in Romania, il 28 dicembre I piccoli lo ricordiamo hannoperso lavitadurante un incendiosviluppatosi per cause accidentali mentre la giovanissima mamma era uscita per andare a comprare del pane, lasciando i suoi tre figlioletti a letto,a dormire, e con il caminetto acceso per riscaldare la stanzetta, in quel Alexandrina Lacatus La Guardia di Finanza di Corigliano freddissimo pomeriggio d inverno. Al suo ritorno aveva trovato l abitazione invasa dal fuoco, aveva rotto il vetro, si era buttata con coraggio nelle fiamme, per tentare di salvare i suoi tre figli. Purtroppo non ce l aveva fatta. Mentre si trovava in Italia, dove era arrivata raggiungendo una zia, per cercare di distrarsi e ricominciare a vivere, è stata arrestata e rischiava l estradizione e tre anni di carcere nel suo Paese. Dopo l arresto è rimasta nel carcere di Castrovillari sino al 31maggio scorso,quando dagli stessigiudici dellacorte di Appello è stata respinta la richiesta di estradizione avanzata dalla procura generale e lesono stati concessi gli arresti domiciliari in Calabria. La Corte di Appello di Catanzaro con due diversi pronunciamenti ha rigettato la richiesta di estradizione, ha confermato gli arresti domiciliari alla ragazza, difesa dagli avvocati Brandi Cordasco Salmena e Lucente. Ora, terminato il periodo di prova con gli psicologi e l assi - stente sociale, Alexandrina vivea Sibari;da sola, dopo che il marito, un giovane marocchino, per lavoro è emigrato al Nord. È in attesa dell affidamento per ritornare completamente libera. Ma il provvedimento tarda ad arrivare. «Oggi(ieri, ndr) racconta Corbelli - la ragazza mi ha telefonato per chiedermi di aiutarla in questa ultima battaglia, vorrebbe l affidamen - to e la libertà di potersi trasferire a Reggio Calabria, dove vivono due zii, per poter lavorare. Chiedo ai giudici un ultimo atto umanitario: la concessione dell affidamento ai servizi; l atto finale di una bellissima pagina di giustizia giusta e di grande umanità». bero accettato di "riscattare" i rispettivi passaporti. Incontro che avverrà presso il Quadrato Compagna di Schiavonea, alla presenza dei finanzieri poco distanti. A trattativa conclusa i finanziari intervengono bloccando il presunto caporale. Colto in flagranza, è stato tratto in arresto con l accusa di estorsione e successivamente rimesso in libertà. I sette rumeni, a causa delle loro precarie condizioni economiche sono stati avviati presso la Caritas di Corigliano per la necessaria assistenza. L azione portata a termine dalle fiamme gialle di Corigliano rientra nell opera di prevenzione in un settore ad alta valenza sociale e si inquadra in un piu ampio dispositivo di contrasto a quelle forme di sfruttamento della manodopera e di lavoro nero che rappresentano una delle fondamentali missioni di polizia economica e finanziaria che il corpo persegue a tutela dell economia legale. Lo spaccato che esce fuori si conferma inquietante: il salario equivale ad un euro a cassetta, e tutto questo attraverso l intermediazio - ne di sfruttatori di professione. I documenti di identità intanto sono stati sequestri e restituiti ai legittimi titolari. Corigliano Il centro d eccellenza chiuderà il 25 novembre CORIGLIANO Dal prossimo 25 novembre, il Centro di Eccellenza di via Machiavelli allo scalo, chiuderà i battenti. In una lettera inviata ai commissari prefettizi, Antonio Gioiello, presidente dell as - sociazione Mondiversi che gestisce la struttura, ha comunicato l intenzione di sospenderne le attività. Gioiello, dunque, ha annunciato la volontà di sospendere ogni attività esterna relativa ai servizi ed alle sale del Centro di Eccellenza dal 25 novembre «in mancanza di un riscontro formale» già da temporichiesto agli alla stessa commissione straordinaria. «Sono mesi che aspettiamo una risposta aveva detto il presidente Gioiello agli inizi di novembre essendo in scadenza la convenzione di gestione». Ora le preoccupazioni sono divenute una realtà. Nella missiva inviata all Ariella, il presidente di Mondiversi precisa diaver rifiutato tutte le prenotazioni sull utilizzo della sala convegni da quella data. Da quando è stato inaugurato nel 2008, il Centro di Eccellenza ha dato sfogo alle tantissime iniziative culturali, politiche, ai dibattiti ed agli incontri pubblici della città di Corigliano.Uno deipochissimi spazi, dunque, divenuto nel tempo una vera e propria agorà sociale. Per questi motivi, ancheil portavocedel Forum del Terzo Settore, Angelo Gallo, ha dato notizia di aver richiesto ai commissari straordinari, un incontro urgente con l obiettivo di individuare una soluzione. l. l. Corigliano. La Guardia costiera ha accertato scarichi nel torrente Sigilli a un depuratore di LUCA LATELLA Corigliano I Montera dal presidente del Consiglio Ta l a r i c o CORIGLIANO I coniugi Montera, genitori della piccola Giulia, mercoledì scorso hanno incontrato il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico a Palazzo Campanella a Reggio Calabria. Nei giorni precedenti, la famiglia Montera aveva contattato la struttura del presidente dellamassima assiseregionale per richiedere un incontro con lo scopo di informare sui problemi di salute che affliggono la bambina. Gabriele Montera ha rammentato, nel corso di un appuntamento cordiale, che in qualità di presidente dell as - sociazione Una lottaper la vita proseguirà nelle battaglie contro i casi di malasanità mentre la signora Maria non ha risparmiato lamentele nei confronti della sanità coriglianese. Montera ha anche invitato il presidente del Consiglio regionale a sposare l iniziativa in programma il prossimo 3 dicembre, organizzata per raccogliere fondi necessari allecure edai viag - gi della speranza. A proposito di sanità, i genitori della piccola Giulia hanno invitato ad innalzare la qualità dell offerta sanitaria, piuttosto che chiudere o spostare i vari reparti ospedalieri della zona. A Talarico hanno fatto notare anche «l assenza di strutture riabilitative idonee, in Calabria, a praticare riabilitazione motoria, respiratoria e di neurovisione». A conclusione dell incontro avvenuto è giunta anche la notizia secondo la quale, nei prossimi giorni, la trasmissione della Rai Telecamere salute si occuperà del caso. l. l. Sigilli all ingresso dell impianto CORIGLIANO Posti i sigilli al depuratore di Villaggio Frassa. Nei giorni scorsi, a seguito di alcuni controlli in materia di tutela dell ambiente costiero e marino, la Guardia Costiera ha sottoposto a sequestrato penale il depuratore. Gli uomini appartenenti alla Capitaneria di porto di Corigliano hanno sottoposto a sequestro penale preventivo, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale di Rossano, l impianto di depurazione comunale sito in località Villaggio Frassa Ḋopo aver effettuato delle verifiche tecniche svolte dai militari della Guardia Costiera, in collaborazione con i tecnici dell Agenzia Regionale per l Ambiente, è stato accertato che l impianto effettuava scarichi di reflui nel torrente Leccalardo, affluente del torrente Malfrancato, con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla normativa in vigore. I responsabili sono stati segnalati all Autorità giudiziaria per la violazione delle norme del Codice penale in materia di ambiente e tutela delle bellezze naturali. Gli inconvenienti riscontrati dai militari della Guardia costiera e dai tecnici dell Arpacal verranno eliminati dalla ditta che ha in gestione l impianto. Continua, quindi, costante, l attività di vigilanza degli uomini della Capitaneria di porto di Corigliano agli ordini del Capitano Antonio D Amore, per la salvaguardia dell ambiente marino e costiero. Così come prosegue, anche nel Compartimento marittimo di Corigliano, in sintonia con le direttive della Direzione marittima di Reggio Calabria, l aggiornamento del documento programmatico della zona marittima, attraverso l analisi del territorio, l individuazione delle criticità e la definizione delle misure più idonee a garantire la sicurezza marittima intesa in senso globale. «La tutela dell ambiente costituisce, fanno sapere dalla Guardia Costiera, è aspetto preminente dell attività svolta lungo i litorali e la task-force composta da Capitanerie di porto, Arpacal e Regione Calabria Dipartimento ambiente, ha ormai assunto un ruolo strategico nel controllo ambientale e nella prevenzione di abusi che possano danneggiare la qualità del mare». TRIBUNALE DI ROSSANO UFFICIO ESECUZIONI IMMOBILIARI Dr. Vincenzo Quaranta Il Giudice dell Esecuzione, nella procedura esecutiva immobiliare iscritta al n. 24/2004 R.G.E. (omissis) DISPONE la Vendita Senza Incanto dei seguenti beni, per il giorno alle ore 10:30 dinanzi a sé nella sala delle udienze civili di questo Tribunale: Lotto Unico: Fabbricato ad uso commerciale/artigianale sito in Corigliano Calabro (CS) alla località Santa Lucia, composto da un piano terra, da un piano seminterrato, e da lastrico solare. Il tutto per una superficie di mq Tali unità insistono su una maggiore area comprensiva di corte recintata con muretto e sovrastante ringhiera, confinante con strada comunale Santa Lucia ed altre proprietà. Vi è concessione edilizia n. 36 del 1979, ma l attuale stato dei luoghi non è conforme al progetto approvato, e le difformità non sono sanabili per come risulta dalla relazione peritale integrativa. E riportato in catasto al foglio 75 particella: 20 sub 1 piano terra, 20 sub 2 lastrico solare, e 20 sub 3 seminativo ZC. 2, categoria C/2 e cl.9 Prezzo base Euro ,00. Scadenza presentazione offerte: ore 12:00 del Copia dell ordinanza di vendita nonché della consulenza tecnica sono pubblicate sul sito internet Ogni altra informazione potrà essere richiesta alla Cancelleria Esecuzioni del Tribunale di Rossano ( tel ), presso cui sarà possibile visionare la relazione peritale di stima; Gli interessati alla visione dell immobile e all acquisizione di ogni notizia utile all acquisto potranno contattare il Dr. Carlo Plastina - Custode Giudiziario - (tel ) mentre per informazioni di tipo tecnico potranno contattare direttamente il CTU che ha redatto la perizia, i cui recapiti potranno essere acquisiti presso la cancelleria esecuzioni del Tribunale. 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11 Catanzaro 25 Venerdì 11 novembre 2011 Il corpo di Antonio Aloi venne ritrovato semicarbonizzato in un casolare a settembre 2010 Operaio ucciso, «difesa violata» Si apre con un eccezione il procedimento a carico di Alfredo Trapasso di TERESA ALOI SI È APERTO con un'eccezione sollevata dalla difesa davanti alla Corte d'assise presieduta da Giuseppe Nei (a latere Domenico Commodaro) - eccezione rigettata - il processo a carico di Alfredo Trapasso, catanzarese di 31 anni, accusato di avere ucciso Antonio Aloi, l'uomo di 39 anni trovato la sera del 16 settembre 2010 semicarbonizzato in un casolare abbandonato di Simeri Crichi, un centro in provincia di Catanzaro Ṗer l imputato, a circa un anno di distanza, il pubblico ministero Paolo Petrolo ha chiesto, l 8 settembre scorso, il giudizio immediato - un rito speciale caratterizzato dalla mancanza dell'udienza preliminare- considerando le prove certe e gli elementi sufficienti a carico dell'uomo. Ed è stata proprio contro tale scelta che i difensori di Alfredo Trapasso, gli avvocati Luigi Falcone e Nicola Cantafora hanno sollevato l eccezione sostenendo che sarebbe stato volato il diritto di difesa e che dunque il procedimento avrebbe dovuto invece passare per l'udienza preliminare. Subito dopo, la Corte d Assise ha ammesso i mezzi di prova richiesti dal pubblico ministero e dagli avvocati prima di rinviare all'udienza del prossimo 10 gennaio, quando sarà affidato al perito - Antonio Pititto- l'incarico di trascrivere alcune intercettazioni ritenute utili alla definizione del giudizio. Erano stati i carabinieri del Reparto operativo provinciale e della Compagnia di Sellia Marina a trovare quel cadavere dopo la segnalazione di alcuni automobilisti che, percorrendo Il luogo dove avvenne l omicidio di Antonio Aloi Per Massimo Bevilacqua Armi in auto Sconto di pena Il sacerdote di Progetto Sud rimarca l opportunità dell apertura ai cittadini stranieri L immigrazione diventa una ricchezza Convegno a tema organizzato dal Lions Club. Tra gli ospiti, don Panizza di FRANCESCO CIAMPA Sottolineate le difficoltà causate dagli uffici Alfredo Trapasso «IN Calabria nel 2020 ci sarà bisogno di ottantaquattromila adulti in età da lavoro». Dunque, «il valore della diversità sta diventando una necessità» anche grazie alla forza lavoro offerta dall'immigrazione. Descrive un'integrazione senza veli, fattadi sacrificie risvoltieconomici, don Giacomo Panizza, il sacerdote della Progetto Sud di Lamezia, «prete simbolo della lotta alla criminalità» come lo definisce il vicesindaco di Catanzaro, Maria Grazia Caporale. Don Giacomo parla al convegno sul tema Le diversità come incontrodelle cultureel'integrazione dei popoli promosso mercoledì scorso dal Lions Club in collaborazione con la commissione Pari opportunità della Provincia. E subito, il sacerdote, mette a fuoco il taglio pratico di chi opera ogni giorno con i migranti.in ballo-spiega- «c'èlafatica dell'accoglienza», «l'incontro con questi mondi mi ha fatto capire che se vuoi crescere devi fare fatica, devi aprirti». Il concetto viene rilanciato con un pizzico di polemica: «La fatica dell'integrazione si ha anche quando gli uffici non funzionano. Le nove persone con me potrebbero ottenere I GIUDICI della Corte d Ap - pello hanno ridotto la condanna a carico di Massimo Bevilacqua, arrestato all inizio di aprile per detenzione di munizioni e pistola clandestina. E così, l uomo difeso dagli avvocati Gregorio Viscomi e Arturo Bova ha riportato due anni e euro (in primo grado -con il rito abbreviato - era stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione e euro di multa. L uomo era stato arrestato dopo un controllo stradaledei carabinieri, che lo avevano fermato a bordo dell Audi A4 su cui viaggiava insieme ad un altro (l uomo patteggiò un anno e dieci mesi di reclusione), dopo aver notato che l auto aveva effettuato un cambio di direzione alla vista dei militari. Nella macchina, dove si trovavano anche due bimbi, i militari avevano trovato una pistola semiautomatica di fabbricazione spagnola calibro 45 con matricola abrasa ed il relativo munizionamento. t.a. Da sinistra: Caporale, Armignacca, Roca, Roperto, Iuliano, Leonetti, Reppucci, Morano Cinque il passaporto ovunque ma non a Catanzaro», tuona il prete. Il vicesindaco di Catanzaro, Maria Grazia Caporale, guarda alla primavera araba e alla«gente che provieneda culture tribali e che pratica ancora l'infibulazione».da quidue avvertimenti.il primo: «Il problema non può essere solo dell'italia». Il secondo: «Integrazione deve significare che chi viene qui deve rispettare le nostre regole come hanno fatto i nostri emigranti in America». Il prefetto di Catanzaro, Antonio Omicidio Citriniti. In aula il 6 L udienza slitta a dicembre È STATO rinviato a causa dell impedimento di alcuni difensori ilprocesso acarico di Cosimo Berlingieri e Gianluca Passalacqua accusati dell omicidio del giovane universitario di 24 anni Massimiliano Citriniti, accoltellato a morte il 22 febbraio 2009 fuori dal Centro commerciale Le Fornaci.E cosìsitorna inaulailprossimo 6 dicembre quando saranno sentitidanilo Sinopoli e Mario Cappellano, nipoti di Cosimo Berlingieri. Il processo e proseguirà anche il la strada provinciale che conduce a Soveria Simeri, dove tra l'altro si stava svolgendo la festa patronale, avevano notato le fiamme che fuoriuscivano dall'immobile in disuso. Drammatica la scena che si presentò agli occhi dei vigili del fuoco del distaccamento di Sellia Marina, giunti in contrada Petrara, località Merano: sicuri che si trattasse di un incendio magari appiccato per far pulizia di sterpaglie, si erano imbattuti in una scena raccapricciante: il corpo senza vita del giovane Aloi, era ancora coperto da alcuni giornali inzuppati da liquido infiammabile cosparso. I rilievi effettuati dai militari del Reparto investigazioni scientifiche permisero di fornire una prima ricostruzione dei fatti. Aloi 22 dicembre, giorno che potrebbe essere dedicato alla requisitoria del pm Simona Rossi. Secondo quanto contestato ai due imputati (difesi da Salvatore Staiano, Gregorio Viscomi enicola Tavano), Citriniti sarebbe stato ucciso dopo uno scherzo fatto con della schiuma spruzzata in faccia ad un minorenne rom, che avrebbe dato vita ad una lite iniziata dentro al centro commerciale, e ripresa all esterno più tardi, dove- Citriniti è stato ucciso. t.a. Reppucci, guarda all'immigrazione «che fa crescere il Pil» attraverso il lavoro (spesso nero) nei campi, nelle famiglie o nell'edilizia. Poifissa i paletti: «Integrazione non significa stravolgere le identità, ma certe norme vanno rispettate. E se tutti andassero in giro con il chador non sarei d'accordo». Molteplici gli approcci in campo. L'aspetto legislativo ètra questi. Ma «il diritto oggi si sta trovando impreparato a governare la complessità della società multiculturale», spiega Elena Morano Cinque, presidente alla Provincia della Commissione Pari opportunità e giurista. «La difficoltà dell'integrazione è bilaterale» osserva invece il questore di Catanzaro, Vincenzo Roca, a proposito del «pregiudizio» degli italiani verso gli stranieri e viceversa. L'assessore comunalealla Cultura, Nicola Armignacca, parla anche in veste di docente e si sofferma sul ruolo della scuola: «La scuola italiana - scandisce - è molto più preparata che in altri paesieuropei. In Francia ad esempio esistono ancora classi speciali fatte di stranieri di età diverse». Il giornalista Vinicio Leonetti modera i lavori e sottolinea i due lati della Calabria: quello solidale di Badolato e quello psicotico di chi, come «a Lamezia la scorsa primavera», colpevolizzò gli stranieri per furti «compiuti da lametini nelle case di altri lametini». IlLions Clubdicelasua. «Siamoin 202 nazioni e se non parliamo noi di integrazione chi può farlo?», osserva Roberto Iuliano, presidente del Lions Club Catanzaro Mediterraneo. «Vogliamo fare capire che il diverso non è un nemico», afferma la responsabile distrettuale Rosanna De Luca. Concorda la responsabile circoscrizionale Lucia Abiuso («la diversità è un valore ma anche una ricchezza»). Mentre per il governatore del Distretto 108 YA, Michele Roperto, la diversità è«il motore della storia». sarebbe stato accompagnato nel casolare, quindi contro di lui sarebbero stati esplosi quattro colpi di pistola calibro 7,65, come dimostrarono i bossoli repertati, uno dei quali alla testa. Quindi, l'incendio che risparmiò una parte del volto, permettendo ai carabinieri di avere certezze sull'identità. L'intervento tempestivo dei vigili del fuoco fece il resto scongiurando la distruzione del telefono cellulare della vittima che portò i militari diritti verso il quartiere Gagliano, dove Aloi risiedeva. Nel processo le parti civili, sono rappresentate dall avvocato Carlo Petitto (legale delle figlie minori); dall avvocato Antonella Prestia (la moglie); dall av - vocato Andrea Gareri (la madre e le sorelle). BREVI A LIDO Anziana scippata al mercato rionale ANCORA un raid delinquenziale nel quartiere lido: uno scippo consumatosi all'interno del mercato rionale. A finire nel mirino dei malviventi C.C., un'anziana donna alla quale è stata sottratta la propria borsa. Secondo quanto riferito, la donna si è sentita sfilare la propria borsa da un individuo presumibilmente di nazionalità extracomunitaria, che si è dileguato tra la folla facendo perdere le proprie tracce. Il tutto mentre lei si trovava davanti a una bancarella intenta a valutare se effettuare alcune compere o meno. Scarso il bottino: l'anziana donna nella borsa conteneva pochi quattrini, quelli rimasti dalle compere, qualche effetto personale di poca rilevanza, ma non documenti o altri effetti personali importanti. (w.p.). A SQUILLACE Maltratta la moglie Oggi dal gip PROVERA' a spiegare i motivi che lo hanno portato ad alzare le mani sulla moglie. Assistito dal suo legale Belgacem Elamri, 43 anni, di nazionalità magrebina, arrestato martedì dai carabinieri a Squillace con la contestazione di maltrattamenti in famiglia comparirà oggi davanti al giudice per le indagini preliminari Assunta Maiore. Era stata la moglie dell'operaio a presentarsi in visibile stato di agitazione e con vistosi lividi al collo dai carabinieri, denunciando che l'uomo, nel corso di un litigio per futili motivi, aveva tentato di strangolarla. L'uomo era stato rintracciato nell'abitazione della coppia, Immediatamente i militari lo avevano bloccato e accompagnato in caserma. Dai racconti della donna era stato possibile ricostruire e dimostrare che in passato il coniuge aveva avuto altri comportamenti violenti. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

12 Gazzetta del Sud Venerdì 11 Novembre Attualità. LA TRAGEDIA DEL PIRATA Scagionato Fabio Carlino Pantani, il pusher assolto in Cassazione «Morte senza colpevoli» Prosciolto dall accusa di aver provocato, con la vendita di cocaina purissima, l overdose del ciclista Mariano Parise ROMA «Assolto per non aver commesso il fatto»: con questa formula, di proscioglimento da ogni accusa, la Cassazione ha annullato la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione per Fabio Carlino, il trentatreenne leccese ex titolare di una agenzia di ragazze immagine di Rimini, accusato di aver causato la morte del ciclista Marco Pantani avendogli fornito cocaina purissima insieme a due complici. Più di così, Carlino non poteva ottenere e per lui è, infatti dice la «fine di un incubo». Annullata anche la multa di 19 mila euro, e la provvisionale di 300 mila euro fissata in primo grado a carico dell imputato e in favore dei familiari di Pantani. «È una vergogna! È una ingiustizia! Eravamo certi di vincere. In Italia si possono rovinare le persone e poi farla franca!», ha commentato Tonina Belletti, la mamma del Pirata. «C è stato un primo grado del processo ha aggiunto la signora Tonina in cui si è iniziato a comprendere chi poteva essere il colpevole, poi tutto è stato confermato in sede di appello, mentre la Cassazione ha finito per dire il contrario. Non esiste giustizia». Marco Pantani Marco Pantani morì di overdose a 34 anni il 14 febbraio del 2004, in una camera del residence «Le Rose» di Rimini. Aveva comperato trenta grammi di coca pochi giorni prima, il nove febbraio. Il suo fornitore, Fabio Miradossa, con Carlino divideva un appartamento non lontano dall ultimo rifugio del campione. Della consegna era stato incaricato Ciro Veneruso. Carlino, invece, si era chiamato fuori e aveva detto al suo coinquilino: «Non voglio più Pantani che bussa alla porta». C era troppa puzza di guai, e Carlino non ne voleva. Già a dicembre, l atleta, che a giugno aveva cercato di disintossicarsi in clinica, era stato salvato da un al - tra overdose solo grazie all inter - vento di alcuni amici. Miradossa e Veneruso hanno patteggiato davanti al gip di Rimini, il 28 novembre 2005, una pena di quattro anni e dieci mesi di reclusione il primo, e a tre anni e dieci mesi il secondo. Carlino, invece, ha giocato fino in fondo, e ha vinto, la carta del processo. Che nei due verdetti di merito ci fosse più di qualcosa che non andava, era già emerso dalla requisitoria del Sostituto procuratore generale della Cassazione Oscar Cedrangolo che aveva criticato, per l assenza di prove, le precedenti pronunce di condanna del Tribunale di Rimini del 24 gennaio 2008, e della Corte di Appello di Bologna del 23 novembre «Ho la sensazione che la notorietà del personaggio e la spettacolarizzazione data dai media alla sua morte aveva detto il Pg abbiano influito nella distribuzione, in misura eccedente, delle responsabilità per il decesso di Pantani». Cedrangolo, pertanto, aveva chiesto alla Sesta sezione penale di azzerare la condanna per il concorso nella morte di Pantani e di confermare, invece, la responsabilità per il concorso in spaccio. I supremi giudici sono andati oltre e hanno accolto in pieno il ricorso della difesa. «Con questa decisione della Cassazione, Fabio Carlino è stato completamente assolto da entrambe le due imputazioni per le quali era stato condannato: insomma è totalmente estraneo sia alla vicenda dello spaccio di droga, sia a quella della morte di Pantani», sottolinea l av - vocato Alessandro Gamberini, che ha difeso Carlino. Non si dà pace, invece, Paolo Pantani, il padre del Pirata. «Prima hanno distrutto Marco, ed ora vogliono distruggere anche noi. È evidente si sfoga che sotto questa tragedia c è qualcosa di poco chiaro. Certe cose non dovrebbero succedere. Tutti sanno come sono andati i fatti, tutti sanno di chi è la responsabilità della morte di nostro figlio, ma non riusciamo ad ottenere giustizia. In Italia tante cose non vanno e fra queste c è anche il nostro caso. Comunque io tengo duro, c è Marco ad aiutarci». La sentenza è stata criticata anche da Vittorio Savini, assessore allo sport del comune di Cesenatico, grande amico del campione: «Non conosco tutti i dettagli sull evolversi del processo, tuttavia personalmente parto dal presupposto che le persone responsabili dello spaccio di droga devono pagare per ciò che hanno commesso. Del resto è inequivocabile che, se nessuno avesse ceduto queste sostanze, Marco sarebbe ancora vivo. Non voglio passare per una persona con dei preconcetti, ma se alla Corte di Appello ci sono state delle sentenze, devono esserci dei motivi. Non credo alla pressione dei mass media come una possibile causa di una condanna affrettata. Gli spacciatori, chiunque essi siano, devono pagare per i danni arrecati alle altre persone». Polizia sul luogo della sparatoria in piazza Nicosia, a Roma CAPITALE VIOLENTA Forse uno sgarro Roma, agguato in pieno centro Una persona ferita Lorenzo Attianese ROMA Tre proiettili all addome per uno sgarro dovuto probabilmente a una questione di denaro legata all attività della sala giochi. Un episodio su cui cala, sempre più insistente, l ombra della criminalità organizzata. Anche la Dda di Roma indaga sull agguato avvenuto mercoledì sera in pieno centro nella Capitale, dove un pregiudicato romano di 48 anni, Paolo Marcoccia, è stato ferito in piazza Nicosia. Cittadini e negozianti sono ancora increduli per quanto è successo. Lo stesso sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha chiesto allo Stato di «prestare più attenzione alla Capitale per evitare l occupazione del territorio da parte di queste bande». Stessa preoccupazione è espressa dall opposizione, che punta il dito però contro il Campidoglio, parlando di «città senza controllo». Sul fronte delle indagini non si esclude ancora nessuna pista. Ma tutto sembra far pensare che l episodio possa essere legato all attività di Marcoccia, che gestisce una sala giochi in una traversa di via della Scrofa assieme al fratello, il quale è il titolare dell attività. L uomo, sposato e con figli, è stato ascoltato ieri dagli agenti della Squadra Mobile in ospedale. Marcoccia, che ha precedenti per scommesse clandestine, stupefacenti, associazione a delinquere e rapina, ha detto di non sapere chi lo possa aver aggredito. Gli agenti, che hanno interrogato anche alcuni testimoni, stanno vagliando le immagini delle telecamere in strada e si indaga anche sulla vita privata dell uomo. Nel centro storico di Roma, nella zona dell agguato, molti negozianti sono andati a lavoro ancora «sconcertati».

13 10 Calabria Venerdì 11 Novembre 2011 Gazzetta del Sud. LAMEZIA TERME Secondo la procura c era un organizzazione formata da dirigenti della Motorizzazione di Catanzaro e autoscuole: 17 persone arrestate Patenti senza esami in vendita a 3 mila euro Cinesi e altri stranieri arrivavano da mezza Italia per comprare a caro prezzo la documentazione necessaria Giuseppe Natrella LAMEZIA TERME Il procuratore Salvatore Vitello tra i comandanti Ugo Nicoletti e Francesco Manzo della polizia stradale; Gaetano De Salvo nel riquadro Avevamo messo su un organizza - zione per taroccare patenti di guida e altri benefici violando la legge. Sono 161 le persone coinvolte nell operazione Isola felice portata a termine ieri mattina dopo quattro anni d indagini dalla polizia stradale di Lamezia Terme, con la collaborazione della squadra di polizia giudiziaria del compartimento stradale di Catanzaro, ed eseguita tra Catanzaro, Reggio e Cosenza. I particolari dell attività giudiziaria sono stati illustrati in una conferenza stampa dal procuratore lametino Salvatore Vitello, dal comandante provinciale della polizia stradale Ugo Nicoletti, e da Francesco Manzo che guida la Stazione lametina. Complessivamente sono 17 le persone raggiunte dal provvedimento del giudice delle indagini preliminari del Tribunale lametino, Carlo Fontanazza, che nell ac - cogliere la richiesta del sostituto procuratore Domenico Galletta non ha applicato ad 8 dei 17 indagati gli arresti in carcere ma quella dei domiciliari. I destinatari dei provvedimenti sono il direttore facente funzioni della Motorizzazione civile di Catanzaro, Gaetano De Salvo, 51 anni, di Messina; l'ingegnere Roberto Arcadia, 46 anni di Catanzaro, funzionario della stessa Motorizzazione; Carmelo Tripodi, 65 anni di Siderno; Vincenzo De Sensi, 49 anni, titolare di una scuola guida di Lamezia; Achille Amendola, 40 anni, collaboratore di De Sensi; Sebastiano Fruci, 58 anni, titolare di un autoscuola a Curinga; Luigi Zullo, 65 anni, pensionato di Catanzaro, definito dagli inquirenti il "faccendiere", e l ex direttore della Motorizzazione di Reggio Gaspare Pastore. Gli indagati sottoposti all ob - bligo di dimora sono Francesco Laudadio, 62 anni di Catanzaro, dipendente della Motorizzazione, ed alcuni titolari di autoscuola. Si tratta di Giulio Marino, 57 anni, di Tortora (Cs); Nicola Oliverio, 56 anni, di Saracena (Cs); Andrea Cristini, 21 anni, di Catanzaro; Andrea Scalzo, 32 anni, di Catanzaro; Nicola Sola, 45 anni, di Mormanno; Antonio Iozzo, 40 anni di Chiaravalle; Gennaro Vecchi, 37 anni, di Lamezia Terme; Rosina Sgrò, 41 anni, di Lamezia Terme. Per il Gip tutti consentivano di conseguire la patente non solo con documentazioni false ma anche attraverso condotte di concussione. Insomma gli indagati avevano creato un vizioso circuito al quale si accedeva con il pagamento di somme di denaro da parte degli aspiranti autisti fino a 3 mila euro, spesso senza sostenere l esame, una patente oppure un certificato per guidare veicoli per il trasporto di merci pericolose (Adr). L indagine ha permesso di svelare un organizzazione che con la complicità di funzionari della Motorizzazione civile e di alcune autoscuole di Lamezia Terme, Catanzaro, e di Praia a Mare, immettevano sulle strade patentati a rischio. Un inchiesta, ha spiegato ieri il procuratore Salvatore Vitello, «con una doppia valenza: repressiva e preventiva come, ad esempio, riguardo al certificato Adr obbligatorio per condurre veicoli per il trasporto di merci pericolose che, ottenuto senza aver seguito e superato il corso previsto, avrebbe potuto avere conseguenze in caso d incidente o altro». L attività principale degli inquirenti s è concentrata su Lamezia perché, ha spiegato il procuratore, «nel circondario, in città ed a Curinga, c erano autoscuole al centro di questa attività di falsificazione e di profitto per il rilascio delle patenti, ma anche le modifiche ai veicoli fatte sulla base di una relazione tecnica fasulla, redatta da un falso professionista». Luigi Zullo, il «faccendiere» secondo gli investigatori, era in possesso del timbro di un ingegnere, di numerosi documenti in bianco muniti del protocollo della Motorizzazione civile, di un timbro di un officina autorizzata e di certificati d origine di veicoli firmati in bianco. Nell inchiesta anche diverse intercettazioni. Da cui emerge, è stato spiegato dal procuratore, che le autoscuole di Lamezia «facevano da propulsore con la complicità della dirigenza e di funzionari della Motorizzazione catanzarese. Una complicità che non era concorso, ma una vera e propria organizzazione, perché c era una distribuzione di ruoli: chi procacciava i clienti e chi reclutava i clienti che arrivavano da tutto il territorio nazionale». Nel provvedimento del Gip sono iscritti nel registro degli indagati altre 144 persone. Tra i provvedimenti anche il sequestro preventivo di 66 patenti di guida, 50 certificati di formazione professionale Adr e 195 veicoli sottoposti a collaudo straordinario mediante la produzione di relazioni tecniche con firme false. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all'abuso d'ufficio, al falso ed alla truffa ai danni dello Stato, in questo caso il ministero delle Infrastrutture e trasporti. Le indagini sono state coordinate dal sostituto Galletta che ha segnalato al ministero e alle Province competenti, quella di Catanzaro e Cosenza, l apertura delle indagini prospettando la chiusura delle autoscuole coinvolte. Tutto è partito quando gli agenti della polizia stradale hanno notato l'alta percentuale di candidati che, pur risiedendo in altre province italiane, si iscriveva in un'autoscuola lametina per ottenere l autorizzazione a guidare veicoli per merci pericolose. Dagli accertamenti sono emersi numerosi casi in cui veniva rilasciata la patente senza esami. L'accusa sostiene che i funzionari della Motorizzazione incassavano soldi per certificati e patenti. È emerso che molti cittadini stranieri, diversi dei quali cinesi, si rivolgevano ad un autoscuola lametina per ottenere, con la complicità di funzionari della Motorizzazione catanzarese, patenti in modo facile. C erano cinesi che arrivavano da tutta Italia ed in molti casi gli agenti della Polstrada di Lamezia hanno avuto modo di accertare che nel giorno dell'esame non erano presenti negli uffici della Motorizzazione perché si trovavano a lavoro in altre regioni. In altri casi è venuto fuori che gli stranieri, pur non comprendendo la lingua italiana, riuscivano comunque a sostenere l'esame grazie alla complicità degli esaminatori che gli fornivano le risposte alle domande dei test. LA PARLAMENTARE INTERROGA DUE MINISTRI SULLA NECESSITÀ DI CONTROLLARE GLI UFFICI Lo Moro: l inchiesta ha scoperchiato un vaso di Pandora LAMEZIA TERME. «La brillante operazione messa a segno dalle forze dell ordine e dalla magistratura lametina, pone dei problemi che non possono essere sottovalutati. L'inchiesta Isola felice ha scoperchiato un vaso di pandora, in cui la Calabria giocava un ruolo di primissimo piano nella licenza di patenti guida, anche speciali diventando un punto di riferimento per tutta la Penisola». Così la parlamentare Doris Lo Moro, del Partito democratico, in un interrogazione rivolta ieri ai ministri delle Infrastrutture e dell Interno. Per Lo Moro si tratta di «un malcostume che si protrae da tempo e che vede, secondo gli inquirenti, il coinvolgimento oltre che delle autoscuole anche di esponenti di primo piano degli uffici provinciali della Motorizzazione Civile di Catanzaro e Reggio Calabria. Le autoscuole calabresi erano diventate meta di pellegrinaggio soprattutto per la comunità cinese. A questo punto diventa necessario ritirare le patenti ottenute illegalmente nelle autoscuole finite nel mirino della Doris Lo Moro magistratura e impedire che sia messa a rischio l'incolumità pubblica. Il ministero dei Trasporti», continua l esponente dell opposizione, «dovrà verificare il modus operandi degli uffici della motorizzazione in Calabria». Ai ministri Altero Mattioli e Roberto Maroni l onorevole chiede «se e come s intende intervenire nella vicenda al fine di garantire che non vengano Complicità tra alcuni dirigenti della Motorizzazione civile e diverse autoscuole Domenico Galletta utilizzati documenti abilitativi (patenti e certificati per condurre veicoli per trasporto di merci pericolose) ottenuti ilegalmente». La seconda richiesta è «se e come s intende intervenire per assicurare una maggiore vigilanza sulle Motorizzazioni civili e per garantire, con meccanismi suscettibili di verifica o con normative più appropriate, trasparenza e correttezza nell attività di tali strutture periferiche dello Stato». Per Lo Moro l obiettivo è «evitare che patenti e certificati per trasporti di merci pericolose conseguiti illegalmente possano continuare ad essere utilizzati, con gravi rischi dal punto di vista della circolazione stradale per l incolumità pubblica; il sequestro disposto in sede giudiziaria non esonera, infatti, l amministrazione dalle verifiche e dalle valutazioni di sua competenza. Il secondo problema», sottolinea la parlamentare, «è di assicurare una maggiore vigilanza sulle motorizzazioni e di garantire, con meccanismi suscettibili di verifica o con normative più appropriate, trasparenza e correttezza nell attività di tali strutture periferiche dello Stato». Tra l altro il sostituto procuratore lametino Domenico Galletta che coordina l indagine ieri, come atto dovuto, ha dato comunicazione al ministero guidato da Matteoli e alle Province di Catanzaro e Cosenza dell apertura dell indagine con l imputazione di alcuni dirigenti della Motorizzazione civile di Catanzaro, ma anche di una decina di titolari d autoscuole sparse in mezza Calabria, tra Lamezia Terme, Catanzaro e Praia a Mare, sul Tirreno cosentino. C è la probabilità che dopo questa comunicazione il ministero sospenda la validità delle autorizzazioni alle aziende coinvolte che si occupano di scuola guida, e quindi la chiusura dell attività. L elenco firmato dal Gip lametino Tutti i nominativi dei 161 indagati di Isola felice Aiudi Davide Alberti Fabio Alberti Michele Amato Andrea Amendola Achille Amendola Enzo Ancora Angelo Aprile Carlo Damiano Arcadia Roberto Arena Renato Barbieri Salvatore Bardhi Adriatik Baur Bernhard Franz Ben Khalifa Sofiene Beqari Blerdian Berlingieri Carmen Bilotta Davide Bonelli Luigi Bonjaku Asllan Borelli Luigi Bouraya Mohamed Bracci Manuele CAI Guangming Calabria Daniele Campolattano Pasquale Canario Ciro Cangemi Vito Capasso Domenico Caridà Angela Careri Antonio Carioti Sergio Casaccio Francesco Casale Michele Cerra Pasquale Chiarella Salvatore Cimino Maria Luisa Coletti Francesco Colotti Michele Cristini Andrea D Alto Giuseppe Daniele Andrea De Salvo Gaetano De Sensi Luigi De Sensi Vincenzo Del Rio Sandro Gaetano Destro Mario Di Marzio Antonio Di Tommaso Giuseppe Dong Chunyan Dottorini Cosimo Damiano Falcone Valter Fausciana Rocco Favitta Salvatore Flauto Lorenzo Fornari Angelo Fruci Sebastiano Fuda Mario Gabriele Antonio Gallina Domenico Ganterer Elmar Giacomantonio Marta Giglio Marcello Gigliotti Giovanni Grampone Antonio Gu Nianchun Hausbergher Adriano Huang Liang Huang Yushuang Iiritano Antonio Iozzo Antonio Isopo Stefano La Cava Antonino Laudadio Francesco Lega Massimo Leone Giampiero Leone Maurizio Lin Haiyong Lin Xinhua Lo Guarro Giuseppina Lombardo Luigi Lucia Brunella Il Tribunale di Lamezia Mangano Roberto Manni Alessio Marano Tindaro Francesco Marino Giulio Martino Giuseppe Maruccio Antonio Mastrantonio Vincenzo Mellea Patrizia Merante Savina Minni Carmine Monammadi Baghet Molinaro Fabrizio Montagna Antonio Morano Giuseppe Musca Salvatore Napoli Rocco Nappo Ciro Nicodemo Donato Notarianni Angela Oldano Luca Andrea Oliveto Nicola Palazzone Davide Alvaro Pan Jinhuang Papaleo Ezio Papaleo Pietro Parisi Francesco Gregorio Pasqualino Vincenzo Pastore Gaspare Pepe Giuseppe Persiani Giuseppe Petrillo Vincenzo Piacente Gianluca Pjetri Alberti Reale Nunzio Renzi Angelo Righetti Eduardo Rodigari Matteo Rossi Mauro Rotundo Roberto Rugari Arnaldo Salerno Antonio Salvucci Carmine Sambito Rosario Sansoni Raffaele Savio Emidio Scalzo Andrea Senise Vincenzo Sgrò Rosina Shu Haishi Sinanaj Behar Singh Gopal Sola Nicola Spampinato Agatino Spataro Giovanni Spedini Tullo Stigliano Carlo Suka Gentjan Tedesco Luigi Tiselina Nutu Torcassi Luigi Tripodi Carmelo Unterleitner Mattias Valieri Johnny Vecchi Gennaro Venere Gennaro Veraldi Rosa Vigilante Enrico Viscione Antonio Viscione Daniele Vono Andrea Vono Daniele Vricella Mario Wu Liangjin Wu Suiping Wu Wanyun Wu Zengguang Zhang Xiaonu Zhao Huanyong Zullo Luigi Zunino Ezio

14 Gazzetta del Sud Venerdì 11 Novembre Calabria COSENZA Il presidente ha incontrato i vertici e i dipendenti dell azienda alla presenza dell assessore Mancini e del consigliere delegato Orsomarso Scopelliti: ecco il piano salvavita delle FdC Ingenti risorse dal Por Fesr per importanti interventi infrastrutturali su ferro in tutta la Calabria Elvira Madrigrano COSENZA Le Ferrovie della Calabria si risvegliano dal coma e tornano lentamente a respirare con l ossigeno fornito dai messaggi regionali. È stato il governatore Giuseppe Scopelliti a girare la bombola con la mascherina rappresentata dal piano salvavita aziendale che, almeno sulla carta, sembra davvero funzionare. Un progetto presentato nel corso d un incontro con le camicie azzurre nella sede di Vaglio Lise, a Cosenza, con i vertici della società e i sindacati. Clara Ricozzi, presidente di FdC, ha chiarito: «Per la prima volta mi sento fiduciosa sul futuro dell azienda perché ho visto trasformare le parole in fatti. Grazie alla somma che verrà versata e alla riduzione della spesa potremmo operare con maggiore efficienza riqualificando al meglio la struttura ed offrendo ottimi servizi». Quindi, è toccato a Scopelliti esplorare l ac - cordo: «Da oggi questa azienda ha un futuro chiaro. D altronde non potevamo perdere il patrimonio storico rappresentato da Ferrovie della Calabria. Abbiamo salvaguardato i livelli occupazionali e l accordo stipulato dalle organizzazioni sindacali, dall azienda e dalla Regione lo scorso 26 ottobre rappresenta un passo fondamentale per raggiungere l obiettivo di salvare e rilanciare Ferrovie della Calabria». Nel percorso tracciato dalla Regione per uscire dalla crisi sono previste tappe obbligatorie come un finanziamento di 20 milioni di euro, mediante l accensione di un mutuo per la riqualificazione delle infrastrutture ferroviarie la cui istruttoria è in fase conclusiva. E, poi, il programma di rilancio dell azienda prevede pure «l im- pulso, il concreto avvio e l attesa conclusione a giorni delle attività finalizzate alla trascrizione dallo Stato alla Regione degli immobili di Ferrovie della Calabria, colmando un ritardo di oltre dieci anni (dall accordo di programma del 2001) e consentendo nel rapido prosieguo l alienazione dei beni non utili all esercizio con il reinvestimento del ricavato; la copertura finanziaria (prima inesistente) con fondi del Por Fesr per quasi 300 milioni di euro di importanti interventi infrastrutturali su ferro come: la riqualificazione del tratto di Catanzaro e la realizzazione del prolungamento per Germaneto (pendolo) delle linee di Ferrovie della Calabria; la realizzazione della metrotranvia di Cosenza-Rende, suscettibile di futuro collegamento con le linee ferroviarie (tram-treno) e l incremento delle tariffe dei servizi su gomma, ferme da oltre 12 anni, al quale seguirà entro questo mese di novembre l adeguamento delle tariffe dei servizi ferroviari. L accordo stipulato consente una riduzione dei costi, riportando l equilibrio fra le entrate e le uscite, che garantirà dal 2012 il pareggio di bilancio e l annullamento del deficit che si attestava nel 2010 a circa 12 milioni di euro, cioè a circa il 20% del fatturato aziendale». Traguardi finanziari saldati con il mastice dell unità tra le parti che non si sono più mosse in ordine sparso ma che sono riuscite a incanalarsi su un percorso unitario, l unico sentiero percorribile per lasciare il tunnel della crisi. Una cura ricostituente che servirà a rinvigorire il tessuto aziendale delle Ferrovie della Calabria che negli ultimi tempi sembrava risucchiato da una crisi senza via d uscita. E il nuovo profilo emerso dal vertice di ieri ha offerto motivi di soddisfazione al presidente Scopelliti: «Voglio evidenziare come quella odierna sia una pagina molto positiva per la Calabria perchè la sinergia tra l attuale classe politica, quella manageriale e quella sindacale ha prodotto un risultato straordinario risolvendo un grande problema. È questa la strada da seguire, all insegna del confronto, del dialogo e del forte senso di responsabilità da parte di tutte le componenti, affinchè questo sia soltanto il primo passo per il rilancio definitivo dell azienda». All incontro hanno partecipato anche il consigliere delegato ai Trasporti, Fausto Orsomarso, e l assessore al Bilancio, Giacomo Mancini. Orsomarso, ha evidenziato «l importanza del gioco di squadra in un momento molto delicato in attesa di redigere il Piano regionale dei Trasporti». L asses - sore al Bilancio e Programmazione comunitaria Giacomo Mancini ha elencato: I numeri li ha elencati l assessore Giacomo Mancini: 6,5 milioni di euro sono quelli destinati ai trasporti, 135milioni quelli stanziati per la metropolitana leggera di Catanzaro e 160 per quella di Cosenza. Numeri che, a parere di Mancini, dimostrano come «la classe dirigente guidata dal presidente Scopelliti sia molto attenta nella valutazione degli investimenti e abbia dato in un anno e mezzo tante risposte al territorio». Il governatore Giuseppe Scopelliti parla alla platea FOTO ARENA LAMEZIA T. Domani l inaugurazione dell ampliamento Nuovo terminal all aeroporto Record di 2 milioni di passeggeri AGRICOLTURA L assessore e il governatore fanno il punto sugli aiuti comunitari distribuiti tramite l Arcea Domanda unica, già erogato il 50% dei fondi Elena Sodano CATANZARO È di 400 milioni di euro il plafond che l assessorato regionale all Agricoltura grazie ai finanziamenti dell Unione Europea mette a disposizione degli imprenditori calabresi che operano nel comparto agricolo. Per gestire al meglio le sue risorse e per dare agli imprenditori la possibilità di avere in Calabria una struttura di riferimento, l assessorato si avvale dell Arcea, l agenzia che svolge le funzioni di organismo pagatore, per la Regione Calabria, degli aiuti derivanti dalla politica agricola comunitaria. La strategia messa in atto dalla Regione è stata presentata dallo stesso assessore regionale all Agricoltura e Foreste Michele Trematerra alla presenza del presidente della Giunta Regionale Giuseppe Scopelliti e del direttore generale del dipartimento Giuseppe Zimbalatti. L Arcea è all opera e, grazie ad un finanziamento complessivo di 250 milioni di euro, ha erogato a 107 mila aziende agricole beneficiarie della cosiddetta Domanda Unica una prima tranche pari a 125 milioni di euro che rappresentano un acconto del 50% dell intera somma. Il saldo verrà pagato ai beneficiari nel prossimo mese di dicembre a conclusione dell iter istruttorio. Ma di cosa si tratta? In sintesi la Domanda Unica è un modello dichiarativo che il titolare di un azienda agricola deve utilizzare per chiedere di essere ammesso ai benefici comunitari previsti dal Regolamento (CE) n. 1782/03, pertanto la presentazione della domanda stessa è l unica modalità che consente di ottenere il pagamento degli aiuti a cui si ha diritto. La Domanda Unica favorisce la semplificazione amministrativa e riduce gli adempimenti a carico degli agricoltori poiché permette di richiedere contestualmente più pagamenti attraverso la compilazione e L assessore Michele Trematerra la presentazione, appunto, di un unica istanza. Nel corso della conferenza stampa inoltre è stato riferito che grazie al raggiungimento degli obiettivi di spesa del Piano di Sviluppo Rurale sono stati già Vincenzo Speziali LAMEZIA TERME. Due milioni di passeggeri e un nuovo terminal. È quanto festeggerà la Sacal, la società di gestione dell aeroporto di Lamezia Terme, che domani aprirà la nuova ala di raccordo con l aerostazione finanziata nel primo lotto con fondi europei. Per l occasione saranno presenti Vito Riggio, presidente dell Enac, e Vincenzo Speziali che guida il consiglio d amministrazione dell azienda. «L'importante traguardo dei due milioni di passeggeri», ha sottolineato Speziali, «è il frutto di una costante azione di potenziamento dei voli, delle tratte e dei servizi offerti dalla Sacal. L aeroporto si caratterizza sempre di più come la grande e privilegiata porta d accesso della Calabria, ma anche come una moderna struttura idonea per la valorizzazione delle eccellenze regionali, a partire erogati altri 70 milioni di euro a oltre 7 mila beneficiari. Come dire, finalmente la Regione ha capito che senza i finanziamenti europei non si va da nessuna parte e che quindi è inutile stringere la cintura romana quando c è un aurea sacca europea da sfruttare per una Calabria con perenni ritardi nello sviluppo. «È una sfida che abbiamo accolto dimostrando che non siamo secondi a nessuno ha detto Trematerra -, e l Arcea è l interfaccia per molti imprenditori agricoli che non dovranno più andare a Roma per risolvere i loro problemi. C è la volontà da parte di questo Governo di far decollare il comparto agricolo facendolo diventare uno dei settori trainanti della nostra economia». Ma quando in Calabria arrivano dall Unione Europea finanziamenti importanti, i signori della truffa, finemente formati da mamma ndrangheta, cercano di tessere la tela per accaparrarsi le risorse. Sulla da quelle agroalimentari e dell artigianato artistico». Per Speziali, senatore del Pdl, «questa infrastruttura si conferma come una delle più dinamiche del Paese. L aumento costante dei passeggeri significa anche necessità di nuovi investimenti finalizzati all erogazione di servizi sempre più efficienti, moderni e tecnologicamente avanzati. Successi e traguardi», ha concluso il presidente della società mista, «sono il frutto di uno sforzo collettivo compiuto negli anni sul piano nazionale e regionale. Continueremo a lavorare in sinergia con tutte le istituzioni competenti per far crescere ulteriormente l aeroporto lametino». piaga delle truffe per intercettare i fondi comunitari sia il presidente Scopelliti, sia l Assessore Trematerra hanno assicurato che «è stato avviato un monitoraggio dettagliato di tutte le aziende che hanno fatto richiesta di finanziamento e che dovranno dimostrare di avere capacità finanziaria adeguata ed essere in grado di dare corso a tutti i punti previsti nel bando. Sono stati attivati inoltre degli accordi con la Guardia di Finanza e tutte le procedure per il controllo e la rintracciabilità dei finanziamenti erogati». Scopelliti ha detto che «così come per i Fesr e Fse anche in agricoltura siamo in perfetta sintonia con i fondi comunitari e manterremo gli impegni entro il prossimo 31 dicembre. Questo risultato dimostra la capacità di incidere in un settore come l agricoltura, che sappiamo quanto sia importante, come confermano le ultime rilevazioni, in termini di Pil per la nostra regione»., Un investimento da 28 mln per ridurre il digital divide Progetto banda larga, intesa con il ministero dello sviluppo Danilo Colacino CATANZARO L hanno ribattezzato progetto Banda Larga, il programma che prevede la realizzazione di infrastrutture in fibre ottiche - almeno fino a 20 Mbit - per illuminare le aree più interne della Calabria. Un piano molto ambizioso, nel quale la Regione ha investito oltre 28 milioni di euro ricavati dalla somma di fondi comunitari (23 milioni di euro) e ulteriori ingenti risorse interne (circa 5 milioni). Una scommessa del governatore Giuseppe Scopelliti e dell as - sessorato all Agricoltura che ha destinato all iniziativa ben 13 milioni a vantaggio soprattutto delle zone rurali, garantendo così il raggiungimento di oltre 40 mila punti di acceso attualmente non serviti dalla rete veloce. Ieri sulla materia è stato siglato un protocollo d intesa fra l assessore all Agricoltura Michele Trematerra e il direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico Francesco Saverio Leone, accompagnato dal capo dipartimento per le Telecomunicazioni dello stesso dicastero Rossella Lehnus. Accanto a loro il dg del dipartimento regionale al Personale Umberto Nucara e il dg dell assessorato all Agricoltura Giuseppe Zimbalatti. Trematerra ha definito l investimento «quello di importo unitario più elevato che il presidente Scopelliti mi ha affidato, per un programma in attuazione fino al 2015». E Leone: «La convenzione che ci apprestiamo a firmare sancisce l avvio effettivo del piano, che sarà ultimato entro 24 mesi ad opera della ditta appaltatrice Infratel SpA, società in house del nostro ministero». La dott. Lehnus si è invece soffermata sui riflessi dell intro - duzione della Banda Larga: «Il digital divide non sarà più un problema. Ridurremo le aree del territorio scoperte dalla rete veloce dal 13,60% al 6. Elimineremo gli apparati ormai obsoleti, sostituendoli con quelli moderni». Concetti ripresi dall avv. Nucara: «Stiamo gettando le basi per costruire un autostrada digitale. Non è il grande sogno del Ponte sullo Stretto, ma qualcosa di immediato. Porteremo la luce dove prima c era il buio». A conclusione, il prof. Zimbalatti ha messo in risalto l attenzione rivolta ai piccoli paesi che rischiano di essere dimenticati. Ieri nella commissione anti ndrangheta Il vibonese Masciari racconta il suo calvario REGGIO CALABRIA. L audizione di Pino Masciari, testimone di giustizia, e imprenditore edile del Vibonese costretto a lasciare la Calabria dopo avere denunciato chi cercava di imporgli il pizzo, ha destato interesse e riflessione nella commissione regionale contro la ndrangheta, presieduta da Salvatore Magarò. Masciari ha ricordato «quasi venti anni di calvario, soprattutto per mia moglie ed i miei figli, costretti a vivere sempre nascosti ed esiliati dalla Calabria», ringraziando il ministero dell Interno ed il sottosegretario Alfredo Mantovano per l aiuto fornito. «Avevo cantieri aperti a Lipsia, Dresda, Berlino ed oltre 250 dipendenti in Calabria ha ricordato Masciari e mi sono ritrovato disoccupato dalla sera alla mattina». «L'omertà è il primo alleato naturale della ndrangheta dice Magarò ma una storia di coraggio come quella di Pino Masciari deve sospingerci tutti a fare di più. Masciari merita più attenzione non solo come testimone di giustizia, ma come portatore di una esperienza, di un fulgido esempio che va raccontato in Calabria e nel resto d Italia». «La testimonianza, drammatica e commovente, di Pino Masciari è un esempio che va veicolato in ogni parte della Calabria», commenta Salvatore Pacenza (Pdl). E Bruno Censore (Pd) osserva che dalla testimonianza di Masciari «c è la prova che la ndrangheta condiziona ogni ipotesi di crescita». REGIONE CALABRIA AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI CATANZARO AVVISO DI GARA In esecuzione alla delibera N del 02/ 11/2011, l A.S.P. di Catanzaro ha avviato Procedura negoziata per la fornitura chiavi in mano, mediante leasing operativo di n. 4 AMBULANZE. L IMPORTO COMPLESSIVO DEL PRESENTE APPALTO È PARI AD ,00 + I.V.A. Gli importi ed i canoni semestrali a base d asta per ciascun lotto sono così fissati: LOTTO Q.tà Oggetto del lotto CIG Prezzo unitario Canone semestrale automezzo a base per singola d asta (al netto ambulanza a base dell IVA) d asta (al netto dell IVA) 1 N. 2 Ambulanze in configurazione e ,00 cad. h 4.000,00 cad. + IVA base + IVA 2 N. 2 Ambulanze per il soccorso F7 h ,00 cad. h 9.000,00 cad.+ IVA avanzato + IVA Termine di consegna: 90 giorni naturali e consecutivi dalla lettera di aggiudicazione. Il capitolato speciale d appalto e la documentazione complementare sono gratuitamente scaricabili dal sito sez. Gare e Appalti, e dal sito sez. Bandi di gara. Termine per la presentazione delle offerte: ore del 29/11/2011 presso l U.O.C. Acquisizione Beni e Servizi A.S.P. Catanzaro - Via G.Bruno Soverato ( CZ ). Le eventuali richieste di chiarimenti dovranno pervenire entro e non oltre le ore del 22/11/2011. Ulteriori informazioni in merito alla gara potranno essere richieste presso : U.O.C. Acquisizione Beni Servizi A.S.P. di Catanzaro - Via G. Bruno, SOVERATO tel fax Il responsabile del procedimento: Dott. Giuseppe Luca Pagnotta Il Direttore dell U.O.C. Acquisizione Beni e Servizi: Dir. Francesco Tropea Il DIRETTORE GENERALE ASP di Catanzaro: Dott. Gerardo Mancuso

15 Gazzetta del Sud Venerdì 11 Novembre Calabria. REGGIO La pista seguita dai carabinieri mercoledì sera ha portato alla cattura nel porto cittadino del pericoloso latitante della ndrangheta di San Luca Il boss Pelle stava cercando un contatto Pignatone: «Lo Stato garantisce la sicurezza dei territori». Gratteri: «Preso un principe del narcotraffico» Paolo Toscano REGGIO CALABRIA Non hanno faticato a riconoscerlo i carabinieri che, mercoledì sera, poco prima delle 21, l hanno intercettato mentre vagava all interno del porto cittadino, forse alla ricerca di un contatto. A sedici anni dall ultima immagine ufficiale, Sebastiano Pelle, oggi cinquantasettenne, dal punto di vista somatico è cambiato pochissimo. Solo qualche ruga, qualche ciuffo bianco tra i capelli leggermente meno folti rappresentano le novità rispetto alla foto scattata qualche tempo prima dell inizio della sua lunga latitanza. E da uccel di bosco il nipote del defunto boss di San Luca Antonio Pelle, alias Ntoni Gambazza, ha scalato la classifica del programma speciale di ricerca degli elementi più pericolosi fino a collocarsi stabilmente ai primi posti. Che ci facesse Pelle mercoledì sera a Reggio, all interno dell area portuale dopo una giornata campale, con la città flagellata per ore dall ondata di maltempo che ha interessato l'area dello Stretto, dovrà essere chiarito dalle indagini. L esponente di primo piano di una delle famiglie storiche della ndrangheta jonica, indicato come uno dei principi del narcotraffico, non ha comunque battuto ciglio quando si è visto attorniato dagli uomini dell Arma. «Vi state sbagliando ci ha provato Pelle non sono io quello che cercate». Ma, secondo gli investigatori, il latitante ha impiegato poco a realizzare che non era il caso di insistere, facendosi ammanettare senza opporre resistenza. Non aveva documenti addosso e neppure borse, telefoni cellulari o contenitori. È stato, quindi, portato nella sede del comando provinciale dove gli è stato notificato l ordine di carcerazione emesso dopo il passaggio in giudicato di una condanna a 14 anni di reclusione per reati di narcotraffico commessi dal mese di agosto 1986 all'aprile 1993 a San Luca, Bovalino e altre località del territorio nazionale. Alla cattura del latitante si è giunti al termine di complesse indagini condotte da un gruppo di lavoro dei carabinieri del comando provinciale di Reggio e del Ros, coordinati dalla Dda, a cui hanno partecipato i Cacciatori dello squadrone eliportato di Vibo Valentia. In particolare, monitorando costantemente con Gps e pedinamenti gli spostamenti di alcuni soggetti ritenuti fiancheggiatori del latitante, l attenzione degli investigatori si era concentrata su Reggio, dove si erano registrate soste ricorrenti nei pressi della zona portuale. I particolari della cattura sono stati forniti in conferenza stampa, nella sede del comando provinciale dell Arma, dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall aggiunto Nicola Gratteri, dal comandante del Ros generale Mario Parente, dal vice comandante provinciale tenente colonnello Carlo Pieroni, dal comandante del Ros provinciale tenente colonnello Stefano Russo, dal comandante del gruppo di Locri tenente colonnello Giuseppe De Liso, dal comandante del reparto investigativo reggino maggiore Michele Miulli, dal comandante del nucleo investigativo di Locri maggiore Alessandro Mucci e dal capitano Francesco Cinnirella comandante del Goc Cacciatori. Nel ricordare che Sebastiano Pelle non è molto cambiato nei tratti somatici, il procuratore Giuseppe Pignatone ha aggiunto: «L importanza della sua cattura sottolinea la capacità e la volontà dello Stato di garantire la sicurezza dei territori e di rendere effettive le sentenze emesse dai giudici a conclusione dei processi, che non devono restare solo sulla carta». Per il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, delegato delle indagini sulla fascia ionica reggina, «la cattura di Sebastiano Pelle è indicativa del fatto che il personaggio ricopra ruoli di primissimo piano organizzativo nella ndrangheta e nella cosca d origine. Un principe del narcotraffico che non poteva non essere che nella provincia di Reggio anche se in questi anni le cosche di San Luca hanno subito durissimi colpo dallo Stato e sottoposte a costanti controlli di polizia. Come emerge da molte indagini la carica di crimine è stata sottratta alle famiglie di San Luca e attribuita a Mico Oppedisano, a causa degli scontri sanguinosi dovuti alla faida Francesco Cinnirella, Alessandro Mucci, Giuseppe De Liso, Nicola Gratteri, Giuseppe Pignatone, Mario Parente, Carlo Pieroni, Stefano Russo e Michele Miulli all interno del locale». «È un arresto che corona un impegno investigativo accurato e prolungato ha detto il generale Parente frutto dell implementazione di delicati servizi investigativi». Sebbene mai condannato per 416 bis, Sebastiano Pelle aveva un ruolo di primo piano nel contesto della ndrangheta di San Luca sia per il pieno coinvolgimento nel narcotraffico, sia per i legami parentali originari e acquisiti con vertici delle cosche Pelle Gambazza e Vottari Frunzu (ha spostato Caterina Vottari). Risulta inoltre legato alla famiglia Romeo Staccu (la suocera è zia del capocosca Antonio Romeo). Sebastiano Pelle era inseguito da ordine di carcerazione dovendo scontare 14 anni di reclusione e la libertà vigilata, a pena espiata, per la durata di 3 anni. Il provvedimento di custodia cautelare era stato emesso nell aprile del 1996 a carico di Sebastiano Pelle, di suo fratello Antonio, del cugino Salvatore Pelle Gambazza (fratello di Giuseppe, reggente della cosca e personaggio principale dell inchiesta sfociata nell operazione Reale ), di Giuseppe Romeo e dei suoi nipoti Antonio e Stefano Romeo, di Pasquale Voci. L ordinanza scaturiva dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia e di persone informate sui fatti cui conseguivano puntuali riscontri operati da vari uffici di polizia giudiziaria interessati, per la parte di rispettiva competenza, alla vicenda del traffico di stupefacenti. In particolare le dichiarazioni rese dal collaboratore Francesco Fonti, a carico di Sebastiano Pelle, trovavano puntuale conferma e integravano quelle rese anche da altro collaboratore di giustizia, Paolo Campolo. Operazione della Dda di Roma con 30 arresti La cocaina giungeva dentro lattine di palmito ROMA. «Questa volta non riescono a trovarla». Erano sicuri di farla franca, certi che il maxi quantitativo di droga, cocaina purissima, sarebbe arrivata in Italia senza intoppi. Ma al porto di Livorno, nell aprile scorso, i carabinieri del nucleo investigativo di Roma sono riusciti a scovare all interno di un container circa kg di droga, occultata in lattine di pal - mito, a bordo di una nave cargo proveniente dal Cile. Un sequestro record che unito a quello del 12 novembre dello scorso anno a Gioia Tauro, 1000 kg trovati sempre a bordo di una nave, e i 400 kg sequestrati nel settembre 2010 a Bogota, rappresentano una delle più importanti operazioni svolte in Italia contro il narcotraffico. Droga appartenuta a una sola organizzazione criminale che riusciva a nasconderla anche in bambole di legno, materiale d imbal - laggio, pannelli e parquet in legno, telai in metallo di carrelli agricoli. In totale sono 30 gli arresti eseguiti su ordinanza emessa su richiesta della Dda di Roma, dal responsabile Giancarlo Capaldo e dai pm Diana De Martino e Maria Cristina Palaia e che hanno colpito una organizzazione operante in più località italiane e all estero, responsabile dell im - Sebastiano Pelle dopo la cattura Sebastiano Pelle nel 1995 portazione in Europa di ingenti carichi di cocaina dalla Colombia. E in Colombia la notte scorsa è stato arrestato Alessandro Pugliese, gestore di un ristorante, ritenuto l anello di collegamento tra il gruppo criminale colombiano e quello italiano composto da personaggi di origine calabrese riconducibili a Vincenzo Barbieri, morto ammazzato lo scorso 12 marzo in un agguato a San Calogero, in provincia di Vibo (i risvolti locali dell inchiesta li approfondiamo nelle cronache provinciali). Nel corso di una conferenza stampa il col. Lorenzo Sabbatino ha spiegato che la droga, una volta giunta sul mercato, avrebbe fruttato circa 500 milioni di euro. «Come una piccola Finanziaria», ha affermato il comandate provinciale dell Arma, Maurizio Mezzavilla. Gli atti dell inchiesta saranno ora trasmessi alla Procura di Reggio Calabria. (r.rc) VIBO VALENTIA Il complesso giro, con tassi di interesse sino al 1.500%, scoperto da Procura, Gdf, e Carabinieri: 9 persone arrestate e una ricercata Linee di credito usuraio attive dalla costa jonica alla tirrenica Marialucia Conistabile VIBO VALENTIA Prestiti a strozzo coast to coast. Dallo Jonio al Tirreno si muovevano i flussi usurai con interessi da capogiro, fluttuanti dall 864% al % annuo, cioè dal 72% al 136,71% mensile. Nessuna forbice nei rendimenti cravattari da una costa all al - tra, ma solo benefici per quanti nel corso degli anni si sarebbero passati un commerciante del Vibonese, operante nel settore vendita di autovetture nuove e usate, spremendolo come un limone. E dallo Joino al Tirreno ad azionare le infernali linee di credito sa - rebbero state due associazioni, una attiva nelle province di Reggio Calabria e Catanzaro, l altra nel Vibonese. Un sistema scoperto nel corso dell operazione Bu - siness cars condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, guidato dal col. Michele Di Nunno e dai carabinieri di Pg (luog. Stefano Marando) e del Comando provinciale, al cui vertice vi è il ten. col. Daniele Scardecchia, di Vibo Valentia con il coordinamento del procuratore Mario Spagnuolo. Attività che, scattata dopo la denuncia di un commerciante al quale se ne sono aggiunti altri due ha portato gl inquirenti a chiudere il cerchio sul complesso e vorticoso giro fi - nanziario nell arco di un anno. Contante, assegni, autovetture di grossa cilindrata e beni immobili, la trama del canovaccio seguito dai due gruppi che pur di recuperare i salatissimi interessi non avrebbero esitato a mettere le mani su ogni segmento dei patrimoni delle loro vittime. In un caso addirittura, un ambulante, che in due anni a fronte di un prestito di 20mila euro aveva sborsato interessi usurai pari a 53mila euro in contanti e ceduto un locale a uso commerciale del valore di 40mila euro, era stato costretto a pagare 2mila e 400 euro all anno per l af - fitto dello stesso locale. Dieci le misure cautelari (6 in carcere e 4 ai domiciliari) disposte dal gip del Tribunale di Vibo, Gabriella Lupoli su richiesta della Procura e nove quelle eseguite. All appello, infatti, manca Massimo Zappia, 35 anni originario di Il luogotenente Stefano Marando, il ten. col. Daniele Scardecchia, il procuratore Mario Spagnuolo e il col. Michele Di Nunno Bovalino ma residente a Benestare (domiciliari) da tempo latitante. Quattro ordinanze sono state eseguite da finanzieri e carabinieri tra le province di Reggio e Catanzaro; cinque nel Vibonese. Nel primo caso a essere arrestati sono stati: Maurizio Camera, 36 anni, di Melito Porto Salvo e Luciano Latella, 48 anni, entrambi residenti ad Ardore; Carmine Franco, 35 anni di Catanzaro e Adriano Sesto, 37 anni di Lamezia Terme (posto ai domiciliari). Nel Vibonese militari dell Arma e Fiamme gialle all alba, a Soriano, hanno bussato alle porte di Giovanni Battista Tassone, 56 anni (alias Cappuccino) e del figlio Francesco, di 21 anni (domiciliari). Di Soriano anche Girolamo Macrì, di 33 anni (domiciliari). A San Costantino Calabro è stato arrestato Nazzareno Pugliese, di 62 anni, mentre a Serra San Bruno Luigi Carè, di 47 anni. I reati loro contestati vanno dall usura aggravata, all abusiva intermediazione finanziaria e all estorsione. Nell ambito dell operazione Business cars inoltre è stato disposto dal gip il sequestro preventivo di un appartamento a Soriano di mille metri quadrati e di quattro autovetture: un Audi A3; un Audi A4 sw; una Fiat Multipla e una Punto 1.3 Multi jet. I guai del commerciante ori - ginario di Serra sarebbero iniziati tra novembre e dicembre All epoca avrebbe chiesto un prestito di 15mila euro a Sesto il quale, non avendone la disponibilità, l avrebbe indirizzato a Camera, che la somma gli avrebbe dato con l impegno di restituire tutto entro una settimana o, al massimo, dieci giorni. Impegno non mantenuto che avrebbe innescato un infernale meccanismo. Il commerciante, infatti, sino a ottobre 2008 sarebbe stato costretto a cedere, come contropartita e a prezzi irrisori, autovetture per un valore di mercato superiore a 500mila euro. Un pacchetto di 55 autovetture, valore un milione e 300mila euro, monetizzato dal sodalizio attraverso una rete di 10 autosaloni e 1 concessionaria tra Catanzaro, Lamezia, Rosarno, Ardore, Bovalino, Satriano, Vibo. Nel giugno del 2008 il commerciante avrebbe invece aperto il capitolo vibonese, chiedendo un prestito a Tassone. E neanche sul versante tirrenico le cose sarebbero andate meglio. In due anni, infatti, a fronte di un prestito complessivo di 127mila e 500 euro, il sodalizio avrebbe preteso (a titolo di interessi) 113mila e 600 euro in contanti, 2 auto (valore 44mila euro) e per il rientro definitivo la corresponsione di 400mila euro, ottenuta attraverso convincenti minacce. Tra i beni posti a garanzia del prestito usuraio anche la cessione di una proprietà immobiliare nel Mantovano del valore di un milione e 600mila euro.

16 36 Cronaca di Reggio Venerdì 11 Novembre 2011 Gazzetta del Sud. INCHIESTA ENTOURAGE La Dda ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i detenuti nell ambito dell indagine sui rapporti tra imprenditori e cosche Ndrangheta e appalti, quattro a processo Pietro Siclari, Antonino Votano, Pasquale Buda e Francesco Ranieri in Tribunale il 19 gennaio prossimo Paolo Toscano Giudizio immediato. L ha disposto il gip Trapani per quattro imputati detenuti nell ambito del procedimento Entourage, nato da un inchiesta della Dia che aveva ricostruito un sistema illegale nel settore dei lavori pubblici basato sui rapporto tra imprenditori reggini e mafiosi per dividersi la torta degli appalti. Accogliendo la richiesta dei magistrati della Dda Antonio De Bernardo e Giuseppe Bontempo, il gip ha fissato per il 19 gennaio prossimo, davanti al Tribunale, l inizio del processo a carico di Antonino Votano, Pietro Siclari, Pasquale Buda e Francesco Ranieri. Votano sarà chiamato a rispondere dell accusa di associazione mafiosa, gli altri tre sono imputati di estorsione. I quattro erano finiti in prigione il 6 aprile scorso insieme con Antonio Cutrì, Francesco Gregorio Quattrone e Stefano Pasquale Suraci che, a loro volta, avevano visto alleggerita la loro posizione ed erano stati rimessi in libertà. Nei loro confronti e nei confronti delle altre 53 persone coinvolte nel procedimento (tutti nell agosto scorso hanno ricevuto l'avviso di conclusione indagini a firma del procuratore Giuseppe Pignatone e dei sostituti De Bernardo e Bontempo) la Dda procede nelle forme del rito ordinario. L operazione Entourage era scattata il 17 novembre dello scorso anno. Con i sette arresti c era stata anche l interdizione per due mesi applicata a 30 imprenditori denunciati per turbativa d asta. Dalle indagini della Dia era giunta la conferma di un dato storico della ndrangheta, ovvero il rapporto che è sempre esistito tra imprenditori reggini e mafiosi per controllare destinazione e guadagni negli appalti pubblici. Pesanti le accuse contestate agli arrestati: concorso in associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e danneggiamento aggravati dalla modalità mafiose, rapina, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco. Oltre al provvedimento di custodia cautelare, il gip Kate Tassone aveva ritenuto che ci fossero gli estremi per adottare una misura cautelare nei confronti di trenta imprenditori l ordinanza interdittiva per due mesi con il divieto di esercitare attività professionali e imprenditoriali nel settore dell'edilizia pubblica. L indagine era stata avviata nel Gli investigatori della Dia avevano accertato l esistenza di un rigido sistema di controllo delle commesse pubbliche nella provincia reggina. La ricostruzione della turbativa di numerosi appalti pubblici aveva evidenziato l esistenza di un cartello di imprese che in regime di monopolio si consentiva anche di cedere l'appalto aggiudicato, previo pagamento della tangente in natura, utilizzando per altro lavoro manovalanza e macchinari della ditta favorita. Il cartello, secondo quanto emerso dalle indagini, avvalendosi dell opera di personaggi che conoscevano bene i meccanismi della normativa in materia di pubblici incanti e dei sistemi ed erano in grado di aggirarla, era riuscito a ottenere le aggiudicazioni, predisponendo, a tavolino, le offerte in modo da preordinare il nome della ditta vincitrice. Un momento importante per le indagini era stata la perquisizione a casa di un indagato: erano stati trovati significativi riscontri sotto forma di timbri e documenti riferibili a numerose imprese edili del reggino, partecipi del sistema. Dalle indagini era emerso, inoltre, che il cartello non guardava in faccia nessuno. Un esempio era stato colto nelle condotte estorsive poste in essere nel giugno 2006 a Piale di Villa S. Giovanni, in danno della ditta Edilimpianti di Francesco Lombardo, cognato di Antonino Votano. L'imprenditore aveva subito una prima richiesta estorsiva con l imposizione della fornitura di cemento e, successivamente, il danneggiamento di un escavatore. Per Pietro Siclari, uno degli imputati che il 19 gennaio prossimo dovrà comparire in Tribunale, mentre si trovava detenuto nell'ambito dell'operazione Entou - rage, sono arrivati altri guai giudiziari. Il 9 ottobre scorso, infatti, è stato raggiunto da un altra ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip nell ambi - to dell operazione Reggio Nord, condotta a conclusione di un in - chiesta sulle attività delle cosche attive tra centro cittadino, Villa San Giovanni e Campo Calabro. Tra gli arrestati di quella operazione figurava anche Pasquale Rappoccio, facoltoso imprenditore cittadino risultato in affari propio con Pietro Siclari. Rappoccio, ex patron di Viola Basket e Medinex, è accusato di avere affittato nel luglio 2010 il Limoneto a soggetti vicini alla cosca Condello, pur avendo la consapevolezza che dietro l affare c era la cosca capeggiata dal boss latitante Domenico Condello, alias Micu u pacciu, cugino e successore di Pasquale Condello, dopo la sua cattura, al comando di uno dei più potenti gruppi della 'ndrangheta cittadina. L imprenditore Pietro Siclari: per lui giudizio immediato OPERAZIONE SISTEMA Ieri gli interrogatori di garanzia Santo e Antonio Crucitti hanno rigettato tutte le accuse Sedici anni di carcere all uomo che al colmo dell esasperazione aveva rivolto il fucile contro il giovane Sparò al figlio tossicodipendente, condannato Sedici anni di reclusione. È la condanna inflitta dal gup Vincenzo Pedone a G.C., 73 anni, imputato del tentativo di uccidere il figlio trentacinquenne. L anziano era stato protagonista di una drammatica vicenda familiare scatenata dalla presenza sinistra della droga. Ad agire era stato un padre esasperato dai comportamenti del figlio. Un uomo che, ad un certo punto, non riuscendo più anda andare avanti, si era armato di fucile e aveva sparato contro il proprio figlio. L epilogo tragico era stato scongiurato dalla prontezza e celerità dei soccorsi. L episodio si era registrato nella mattinata del 19 aprile scorso. Intorno alle sette una Volante della Questura era intervenuta in un appartamento di via Sbarre Superiori dove erano stati segnalati dei colpi d arma da fuoco. Gli agenti entrando nell appartamento avevano trovato sanguinante A.G.C., che si trovava agli arresti domiciliari ed In occasione del tentato omicidio, in via Sbarre Superiori era intervenuta una Volante della Questura I due Crucitti, ieri, hanno scelto di parlare. Assistiti dagli avvocati di fiducia Francesco Calabrese, Giuseppe Alvaro e Davide Barillà, i due indagati nell ambito dell operazione Sistema, hanno fornito al gip Domenico Santoro una lettura dei fatti dal loro punto vista. Antonio Crucitti ha spiegato al giudice quali fossero i rapporti che lo legano allo zio Santo e ha rigettato ogni accusa soprattutto per quanto riguarda la palestra che è al centro delle indagini e ha negato che questa appartenesse allo zio e lui fungesse da prestanome. Dal canto suo, il presunto boss di Condera e Pietrastorta Santo Crucitti, interrogato per rogatoria nel carcere di Benevento dove si trova recluso, ha ribadito che la sua condotta era stato attinto da colpi d arma da fuoco al volto e a una mano. I poliziotti accertavano che l anziano padre, esasperato dalle pressanti richieste di denaro da parte del figlio, tossicodipendente, che lo minacciava continuamente anche di morte se non avesse esaudito i suoi desideri, aveva poco prima esploso contro di lui tre colpi di fucile da caccia calibro 12 e, convinto di averlo ucciso, si era allontanato subito dopo non reggendo sarebbe stata del tutto lecita e ha respinto tutte le accuse che gli hanno mosso i magistrati della Procura antimafia. Scena muta di fronte al giudice per le indagini preliminari, invece, hanno fatto Domenico Surace, difeso dagli avvocati Francesco Calabrese e Carlo Morace; Carmine Polimeni, Sandrino Amedeo Aurora e Antonino Minniti, quest ultimo difeso dagli avvocati Giorgio e Gaetano Vizzari. Dunque, sono stati interrogati sei indagati sugli otto che sono stati arrestati. Oggi sarà il turno di Domenico Polimeni e Michele Crudo di essere interrogati. Anche loro due avranno l opzione di parlare e fornire una loro spiegazione davanti al giudice oppure di esercitare il diritto di non rispondere. (p.g.) Furto al Cilea Il pm Rocco Cosentino ha chiesto la convalida dell arresto e la custodia cautelare in carcere per Luigi Belgio, Antonio Talinucci e Filippo Foti, accusati di tentato furto al teatro Cilea. Gli avvocati Antonio Cordova e Rosa Maria Messina (in rappresentanza dell avv. Antonio Managò) hanno eccepito di non avere potuto visionare gli atti e chiesto la nullità dell interrogatorio. Il gip Silvana Grasso ha accolto l eccezione degli avvocati e ha rinviato di 24 ore l udienza di convalida degli arresti dei tre indagati per il tentato furto al Cilea. nemmeno la vista di quello che aveva causato. Trasportato ai Riuniti, il giovane veniva sottoposto a un lungo intervento chirurgico. Poi c era stato in ricovero in Rianimazione con prognosi riservata. L autore del tentato omicidio veniva localizzato dagli agenti di una Volante nei pressi della villetta di via Botteghelle nei pressi della scuola Galluppi. L anziano non opponeva alcuna resistenza all arresto. Condotto in Questura, ammetteva le proprie responsabilità per cui veniva arrestato in flagranza per il reato di tentato omicidio. Anche l arma utilizzata veniva recuperata e sequestrata dai poliziotti. Ieri, davanti al gup Vincenzo Pedone, è stato definito il giudizio celebrato con il rito abbreviato. Il pm ha chiesto la condanna dell imputato a 12 anni di reclusione. Dopo l intervento del difensore, l avvocato Giuseppe Aiello che ha chiesto il minimo della pena, il giudice si è ritirato in camera di consiglio. Al rientro in aula ha dato lettura del verdetto di condanna a 16 anni di reclusione. All imputato non sono state riconosciute le attenuanti generiche. (p.t.) Federico aveva avuto 27 anni in Tribunale Mancava l estradizione cancellata la pena La Corte d appello (Lilia Gaeta presidente, Adriana Costabile e Angelina Bandiera giudici) dichiara di non doversi procedere perchè manca l estradizione e cancella la condanna a 27 anni di reclusione inflitta a Lorenzo Federico in primo grado, a conclusione dello stralcio dell operazio - ne Olimpia 3. Federico era accusato di associazione mafiosa quale presunto appartenente alla cosca Serraino, del tentato omicidio di Armando Bevilacqua e di una serie di rapine compiute negli anni Novanta (in un caso gli era stato contestato anche il sequestro di persona). Per i fatti che gli venivano contestati nella terza fase dell operazione Olim - pia, Federico era stato processato e condannato ma la sentenza era stata annullata dalla Corte d appello e gli atti erano tornati al primo grado. Nel nuovo processo celebrato in Tribunale l accusa aveva chiesto la condanna di Federico a trent anni di carcere. I giudici avevano giudicato l imputato colpevole in ordine a tutti i reati contestati e l avevano condannato a 27 anni di carcere. Ieri, in Corte d appello, il sostituto procuratore generale Francesco Mollace ha preliminarmente evidenziato come per alcuni reati era intervenuta la prescrizione. In ordine al tema principale il rappresentante dell accusa ha affermato che non c era prova neanche della detenzione di Federico, così come della libertà nel periodo successivo all estradizio - ne. La Corte ha dichiarato di non doversi procedere. (p.t.) Il Cappuccino, ex parroco a Sant Elia di Ravagnese, giudicato colpevole anche dalla Corte d Appello Atti sessuali su una ragazzina, tre anni al frate Piero Gaeta È stata confermata anche dalla seconda sezione della Corte d Appello presideuta da Lilia Gaeta (a latere Adriana Costabile e Angelina Bandiera) la condanna a tre anni di reclusione nei confronti dell ex parroco di Sant Elia di Ravagnese, il frate cappuccino P.C. di 77 anni, colpevole anche per i giudici di secondo grado dei reati di atti sessuali su una minorenne e atti osceni in luogo pubblico. Il sostituto procuratore generale Franco Mollace ha chiesto la conferma della pena inflitta dall allora gup Santo Melidona. E la richiesta del pg è stata accolta in pieno dalla Corte d Appello che non solo ha confermato la pena detentiva ma ha confermato anche il Il frate è stato condannato anche per atti osceni in luogo pubblico risarcimento nei confronti dei genitori della vittima che si erano costituiti parte civile ed erano rappresentati dall avv. Nino Delfino. Il difensore del frate si è battuto per cercare di fare attenuare la pena nei confronti del proprio assistito avanzando prima un eccezione procedurale perché la querela era stata presentata dopo che erano state effettuate le intercettazioni che hanno inchiodato il Cappuccino. E poi, dopo che la Corte ha respinto l eccezione, ha chiesto ai giudici di giudicare il religioso per reati di minore gravità. I giudici, invece, non hanno tenuto conto delle richieste avanzata dalla difesa e hanno confermato in toto la sentenza emessa in primo grado con il rito abbreviato che ha già comportato lo sconto di un terzo della pena per l imputato. I fatti oggetto del processo si sono svolti quando la vittima aveva appena 13 anni e il frate era parroco a Sant Elia di Ravagnese. La gente cominciò presto a parlare delle attenzioni che il settantenne P.C. stava rivolgendo all adolescente e da lì presero il via le indagini che accertarono i fatti che portarono prima all arresto del frate in flagranza di reato e poi alla sua condanna in primo grado. Ieri, dunque, è giunto a conclusione anche il secondo capitolo di questa turpe storia giudiziaria. Un storia che, da qualunque prospettiva la si guardi, lascia un retrogusto amaro per i protagonisti e per il reato in sè che mette in luce tutta la miseria umana.

17 Gazzetta del Sud Venerdì 11 Novembre ROSARNO Giovanni Nocera dovrà spiegare il colpo di arma da fuoco alla gamba Ferimento del nipote di Bellocco troppi misteri frenano l indagine Migliorano le sue condizioni. Pochi indizi a supporto dell inchiesta Gioacchino Saccà GIOIA TAURO Sono considerate notevolmente migliorate le condizioni di Giovanni Nocera il trentatreenne di Rosarno che intorno alle diciotto di mercoledì si è presentato ai sanitari del pronto soccorso dell ospedale di Polistena con una ferita da arma da fuoco alla coscia destra. Da Polistena Nocera, che aveva perso parecchio sangue, soprattutto per motivi precauzionale - temendo che la ferita potesse interessare l arteria femorale - era stato trasferito a Reggio Calabria dove comunque, già ieri, le sue condizioni venivano considerate non preoccupanti per cui è stato rinviato al Santa Maria degli Ungheresi. C'è la quasi certezza che lo stesso sia stato colpito da colpo di arma da fuoco, partito presumibilmente da un automatica a canna corta di medio calibro, ma non c'è al momento alcuna o conferma che il ferimento possa essere avvenuto sulla via Nazionale Nord di Rosarno così come riferito dallo stesso Nocera. La vittima del ferimento ha raccontato ai poliziotti di avere sentito all improvviso, mentre procedeva a piedi, un forte bruciore alla gamba accorgendosi subito dopo di perdere sangue. Un ferimento dai contorni poco chiari, insomma, per non dire misterioso per il quale gli agenti della Sezione investigativa del Commissariato di Polizia di Gioia Tauro, che operano sotto le direttive del Vicequestore Francesco Rattà col coordinamento del sostituto della Procura di Palmi dott. D Amato, sono sempre a lavoro, senza tralasciare alcun particolare per tentare di dare una svolta alle indagini. Sull'attività investigativa c'è il massimo comprensibile riserbo e non è stato possibile apprendere particolari di sorta. Si sa per certo che in via Nazionale Nord, nella zona indicata da Nocera, quale teatro ferimento, non pare siano state trovate tracce di sangue o bossoli esplosi per poter risalire alla possibile arma dalla quale sarebbe partito il colpo mentre la sua stessa utilitaria, dalla quale, secondo il racconto, era appena sceso al momento del ferimento, sarebbe stata trovata in garage. Era stato effettuato già mercoledì sera un primo sopralluogo e gli specialisti della Scientifica, stando a quel che è stato possibile appurare, avrebbero ripetuto il tentativo anche nella prima mattinata di ieri. Le indagini, insomma, pare proprio debbano ripartire da zero e questo non esclude, dunque, che possano essere seguite anche altre strade nel tentativo di fare luce sul ferimento di Giovanni Nocera, nipote di Giuseppe Bellocco (che sta scontando una pesante condanna in un carcere di massima sicurezza del Nord Italia), che a Rosarno ha destato non poca sensazione per motivi facilmente intuibili, soprattutto perché il centro della Piana sta vivendo un momento che fa registrare una vera e propria escalation di atti criminosi. Giuseppe Bellocco il giorno dell arresto Reggio Tirrenica CITTANOVA Si rinnova l iniziativa Prevenzione del diabete domenica visite gratuite Flavia Bruzzese CITTANOVA Anche quest anno, grazie all iniziativa del dott. Gaudenzio Stagno, diabetologo internista componente nazionale dell associazione diabetologi, domenica prossima, dalle ore 8.30 alle ore 12.30, in piazza S.Rocco un team di medici e operatori sanitari effettueranno gratuitamente uno screening per coloro che vorranno sottoporsi all esame della glicemia. Dalla stessa piazza alle ore 11,00 partirà la P a s s e g- giata della Salute, durante la quale verranno date informazioni su alimentazione e attività fisica. L a p p u n t a- mento costituisce un o c c a- sione di rilevante importanza anche alla luce della crescente diffusione della patologia diabetica, che coinvolge sempre più i calabresi. Motivo questo che sicuramente farà registrare anche quest anno un affluenza numerosa. PALMI Maestro, l imputato Pietro Calipa si difende PALMI. Sono proseguite anche nell udienza di ieri, al tribunale di Palmi, le arringhe degli avvocati difensori nell ambito del procedimento che prende il nome dall operazione Maestro. Martedì scorso, il sostituto procuratore antimafia della Dda di Reggio Calabria, Roberto Di Palma, aveva chiesto 91 anni di carcere complessivi. Ieri è toccato all avvocato Mirna Raschi in difesa di Francesco Cosoleto (richiesta di condanna a 10 anni di reclusione) ed il primo intervento del collegio difensivo di Angelo Boccardelli (avvocati Giacinto Licursi e Francesco Calabrese) su cui pende una richiesta di condanna a 12 anni di reclusione. Per diverse ore i legali hanno incalzato con la loro contestando le accuse mosse dalla Dda, ribadendo al contempo l estraneità del suo assistito allo scenario tracciato dal pm. A fare da apripista agli interventi dei due legali, sono state le dichiarazioni spontanee dell imputato Pietro Calipa (richiesta di condanna a 12 anni di reclusione): «È pesante la mia richiesta di condanna per aver accompagnato 3 volte a Roma Rocco Molè o per aver fissato degli appuntamenti. Su 37 mila telefonate che mi sono state intercettate solo una mi viene contestata. Basta questa per un 416? Che razza di indagato sono? Da cosa mi devo difendere? Se ho sbagliato è giusto pagare, ma per cosa?», sono stati alcuni degli interrogativi posti alla presidenza del Tribunale, concludendo: «Chiedo un giudizio equo e il coraggio di saper assolvere». (i.p.) La preside dell istituto Piria Russo con alcuni ragazzi stranieri L INIZIATIVA In primo piano il Piria Patto Rosarno-Siena per corsi di formazione riservati agli stranieri Giuseppe Lacquaniti ROSARNO Un iniziativa di elevato spessore culturale è stata attivata dall Istituto di Istruzione Superiore R. Piria di Rosarno, in collaborazione con la prestigiosa Università per Stranieri di Siena, un ateneo che annovera anni di esperienza nella formazione didattico-linguistica in tutta Italia. Grazie al protocollo d intesa siglato tra le due istituzioni, la Scuola rosarnese apre i propri cancelli al mondo della cultura multietnica, attraverso una proposta a beneficio di discenti, docenti e dei tanti stranieri presenti sul territorio calabrese, un of - ferta esclusiva mirante alla formazione culturale vissuta in un ottica multi-razziale e multi-culturale. Dal 21 novembre, infatti, nell ambito della formazione didattica per docenti e diplomati, partiranno i corsi Di- tals di I e II livello, un titolo culturale che valuta la preparazione teorico-pratica nel campo dell insegnamento a stranieri e garantisce un certo grado di omologazione tale che la sua validità legale in Italia e all estero è riconosciuta a pieno titolo. Il centro Ditals di Siena ha ricevuto nel 2006 il Label Europeo dal Ministero del Lavoro. «I corsi e la certificazione Cils ricono - sciuta come titolo ufficiale di competenza linguistica si precisa in un comunicato del Piria rilasciano un titolo di studio che attesta il grado di competenza linguistico-comunicativa in italiano come L2». La loro frequenza è aperta ai cittadini stranieri o italiani residenti all este - ro, che necessitano di una certificazione della conoscenza linguistica italiana riconosciuta dal Ministero dell Università, «in ottemperanza con quanto indicato nel Quadro Comune di Riferimento Linguistico Europeo del Consiglio d Europa, e fruibile ai fini lavorativi, come requisito essenziale per l otteni - mento del permesso di soggiorno in Italia, per l iscrizione alle Università Italiane». Per la preside Mariarosaria Russo, «quella dell alta formazione Ditals e Cils, costituisce una realtà affidata ad un istituto d istruzione superiore che vanta punte d ec - cellenza in ambito formativo, un offerta unica sul versante alto-tirrenico calabrese».

18 42 Reggio Tirrenica Venerdì 11 Novembre 2011 Gazzetta del Sud. SANITÀ Grandi manovre per tentare di tamponare le polemiche provocate dall atto aziendale dell Asp Ospedale, contentino a Gioia Mediazione per evitare il trasferimento a Polistena dell Unità di cardiologia Alfonso Naso GIOIA TAURO Ospedale, grandi manovre. Una serie di contatti e di comunicazioni stanno ruotando intorno al nosocomio Giovanni XIII. Già la settimana prossima il direttore generale dell Asp di Reggio Rosanna Squillacioti, unitamente al presidente della Commissione regionale per la sanità, Nazzareno Salerno, arriveranno a Gioia per un sopralluogo tecnico sull ospe - dale. Le trattative, ancora tenute sotto traccia, riguardano le incongruenze tra la bozza dell atto aziendale reggina e il decreto di riordino della rete ospedaliera emesso dal Commissario Giuseppe Scopelliti. Tutto ruota intorno alle strutture di cardiologia, urologia e nefrologia. Dopo l azzeramento dei posti letto previsto dal decreto 106, si tenta adesso di accorpare l Unità cardiologica con quella della Medicina che nella nuova versione potrebbe vedere annessa una struttura di cardiologia con la denominazione di medicina cardiovascolare. Si tratta pure per scorporare i posti assegnati all ospedale di Polistena, sempre nel reparto cardiologico, nel limite comunque indicato dal decreto di riordino degli ospedali che fissa il tetto di 227 posti letto per i due nosocomi. In sostanza si ragiona su un interscambio tra le due strutture, rimanendo comunque Polistena come struttura spoke e Gioia come ospedale gene - rale. Il motivo sarebbe quello di mantenere un identità all ospe - dale gioiese che raccoglie il bacino di utenza della fascia costiera della popolazione della Piana (complessivamente oltre 60mila abitanti) e che per poter continuare a svolgere le sue funzione di presidio con la specialità di chirurgia deve necessariamente avere la spalla della cardiologia. Peraltro il reparto è molto funzionale ed operativo nonostante la mancanza dell Utic promessa, appaltata ma mai definitivamente completata e consegnata. Diverso sembra, invece, il destino di urologia. Qui la struttura sembra orientata verso una delocalizzazione dal momento che in base alle normative ministeriali nel piano delle acuzie non viene ritenuta necessaria negli ospedali denominati generali. Diverso discorso per l ortope - dia. Le ragioni della nuova costituzione della divisione a Gioia stanno nel fatto che vicino esiste il porto di Gioia e che in base ad una statistica interna all Asp circa il 60% dei pazienti che giungono a Polistena (attualmente unica struttura presente in ambito di posti letto di Ortopedia) arriva dalla fascia costiera. Anche in questo caso l Asp intende ad una integrazione tra le strutture di riferimento della Piana. Da decidere, e questo potrà arrivare a breve, invece è il destino della nefrologia. Nel reparto gioiese da alcuni mesi sono stati attivati due posti per la dialisi. Adesso occorrerà capire come verrà posizionata la struttura collocata nell ala dell ospedale da poco portata completamente a nuovo. La logica che sarà seguita per la stesura definitiva dell atto aziendale è quella di un traghettamento della sanità della Piana in vista della gara per la realizzazione del nuovo ospedale a Palmi. Se il tutto andrà per il verso giusto il nosocomio gioiese potrebbe ottenere, quindi, la chirurgia, la medicina con annessa una funzionalità di cardiologia, l ortopedia, la Sar e il Pronto soccorso, unitamente alle divisioni di servizi. Da anni lavori in corso nel nuovo reparto dell Utic all ospedale di Gioia Tauro GIOIA TAURO Aggiornato il processo d appello per 11 imputati Cent anni di storia, si riparte PALMI. È stato aggiornato all udienza di fine novembre il processo d appello relativo all operazione Cent anni di storia dinanzi alla Corte d Appello di Reggio Calabria presieduta dalla dott.ssa Iside Russo. Nel frattempo il Pg ha ottenuto dalla Corte la sospensione dei termini di custodia cautelare. In primo grado a Palmi furono comminate 11 condanne e 4 assoluzioni. Girolamo Mommo Molè classe 61 condannato a 17 anni di reclusione; Domenico Molè classe 62 condannato a 16 anni di reclusione; Girolamo Molè classe 63 detto Il gancio era stato condannato a 5 anni e 6 mesi. Dodici gli anni di condanna per Giuseppe Alvaro; i due figli, Antonio e Natale Alvaro sono stati invece condannati a 9 anni di reclusione. Per Giuseppe Piromalli condanna a 15 anni di reclusione. Pesanti le condanne anche nei confronti di Pietro D Ardes, l imprenditore a capo della cordata romana che acquisì la Cooperativa All Service, per il quale erano stati decretati 11 anni di reclusione e l avvocato Giuseppe Mancini condannato a 9 anni di reclusione. Per Gianluigi Caruso, uno dei liquidatori All Service la condanna è stata a 5 anni. Per Giuseppe Pino Arena, considerato dall accusa intraneo alla cosca Molè la condanna è stata a 4 anni e 8 mesi. Le quattro assoluzioni, oltre a Giorgio Dal Torrione, riguardarono Lorenzo Arcidiaco, Vincenzo Priolo e Marco Fantone altro liquidatore della All Service. (i.p.) LO SCONTRO Braccio di ferro tra i sindaci Bellofiore replica agli «insulti» di Tripodi: «Parole oltraggiose» Vincenzo Toscano GIOIA TAURO Il sindaco Bellofiore non ci sta e ingaggia un braccio di ferro con il suo collega di Polistena, Michele Tripodi. La sanità è il terreno di scontro. «Nel rispondere al Sindaco di Polistena esordisce Bellofiore mi limiterò semplicemente a censurare quel livore con il quale, lo stesso ha voluto affondare attacchi alla mia persona che ritengo gravemente lesivi della mia dignità oltreché della mia attività istituzionale, ma anche oltraggiosi nei confronti dei miei cittadini e di tutti i residenti della Piana. Chi mi insulta continua Bellofiore e mi definisce sciocco, strisciante e meschino sa benissimo che da anni con chiarezza e fermezza sostengo la realizzazione dell ospedale unico e che nel farlo lascio da parte ogni campanile, ipotizzando la chiusura di tutte le strutture vecchie ed obsolete del nostro territorio, compreso Gioia Tauro e Polistena, che se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, come il collega di Michele Tripodi, si reggono su strutture ben lontane da standars di sicurezza e sanitari degni di un paese civile, probabilmente prive di adeguamenti sismici e relativi collaudi, e quindi potenzialmente pericolose per l incolumità stessa dei pazienti. Ma su questi aspetti ad oggi, nonostante l evidenza nota a tutti, si è calato solo un muro di omertoso silenzio». Bellofiore ricorda la scelta dei sindaci, poi rimossa e dimenticata: «Inoltre, riflettendo, la cosa strana e quasi paradossale è che l unica cosa che si può definire strisciante e meschina è l azione politica di chi ha sovvertito la volontà, democraticamente espressa di 24 sindaci della Piana che avevano stabilito di voler realizzare l ospedale unico al centro della stessa. Nel farlo hanno adoperato ogni tipo di menzogna, come quella di chi fino a poco tempo fa dichiarava che i terreni dell ospedale di Palmi fossero gratuiti, mentre sappiamo tutti che fino ad oggi sono costati alla Regione circa 230 mila euro ma la Corte dei Conti, ultimamente, li ha stimati in un prezzo non inferiore a 350 mila». «È importante incalza che si sappia che i terreni, circa 17 ettari, di proprietà della Regione Calabria in zona centrale rispetto a tutta la Piana ci sono già, e precisamente lungo la provinciale Gioia Tauro-Rizziconi, Questo sarebbe un bel risparmio per la Regione di oltre 350 mila euro». Non riesco ancora a capire, pur sforzandomi, la logica portata avanti dalla Regione che è la stessa dell ex governatore Agazio Loiero, dalla sua Asp 5 di RC e condivisa dal Sindaco Michele Tripodi con la quale si dice di voler puntare, con la costruzione del nuovo ospedale a Palmi, su due centri esterni, uno sulla costa e uno nell entroterra e si decida invece oggi di puntare tutto sull ospedale di Polistena periferico rispetto al centro della Piana. Perché, nell attesa della realizzazione del nuovo Ospedale, allora non puntare già da oggi su due centri (Gioia Tauro e Polistena) equilibrando il peso di entrambe le strutture? Questo apparirebbe giusto per tutti. Rivendico con forza pari dignità per le due strutture di Gioia Tauro e Polistena in modo da garantire il diritto alla salute per tutto un territorio con più di abitanti». SEMINARA Operazione Topa : in secondo grado le richiese del pg Danilo Riva «Confermate le condanne dei Gioffrè» Ivan Pugliese PALMI La conferma della condanne comminate in primo grado dal Tribunale di Palmi. È questa la richiesta avanzata nell udienza di mercoledì scorso dal sostituto procuratore generale di Reggio Calabria, Danilo Riva, nell ambito del procedimento Topa, che vede alla sbarra i presunti affiliati alle cosche di Seminara. In primo grado, il Tribunale sancì nove condanne e un assoluzione. Rocco Antonio Gioffrè venne condannato a 7 anni di reclusione, il sindaco uscente Antonio Marafioti a 6 anni e 6 mesi di reclusione; condannati anche Carmelo Buggè e il L ex sindaco Antonio Marafioti vice sindaco Mariano Battaglia puniti con 6 anni di reclusione. Per Vittorio Vincenzo Gioffrè, Antonio Giuffrè, Vincenzo Gioffrè, Domenico Gioffrè e Adriano Gioffrè il Tribunale comminò 5 anni e 6 mesi di carcere ciascuno. Unico assolto nel procedimento fu Antonino Tripodi. Dalle richieste di conferma di condanna emesse lo scorso 30 aprile 2010 è inevitabilmente escluso Rocco Antonio Gioffrè, nel frattempo deceduto. Il procedimento Topa nasce dall omonima operazione condotta dai Carabinieri che, nel novembre 2007, in esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare disposte dal Gip di Reggio Calabria. Nel mirino la famiglia Gioffrè di Seminara che, secondo il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Roberto Di Palma, avrebbe condizionato il libero voto del comune di Seminara imponendo un proprio candidato, poi eletto nella figura di Marafioti, costringendo l altro pretendente, Battaglia, dopo una serie di incontri, a ritirarsi dalla competizione. Secondo l ipotesi accusatoria, dunque, gli esponenti della famiglia Gioffrè, avrebbero controllato l esito delle elezioni. L operazione Topa dal luogo dove si svolgevano gli incontri, portò inevitabilmente allo scioglimento del consiglio comunale. CONSIGLIO COMUNALE Fronte politico compatto contro il progetto del rigassificatore Gioia Tauro è stanca di essere colonizzata GIOIA TAURO. Ha lasciato sicuramente il segno l ultima seduta del Consiglio comunale di Gioia Tauro nel corso della quale è passato all unanimità, ovvero con in voti di tutti i diciotto presenti (undici della maggioranza e sette dell o p- posizione), la revoca dell a u- torizzazione accordata in data 16 dicembre 2009 dalla Commissione straordinaria per l insediamento nell area portuale dell impianto di rigassificazione. E il fatto nuovo, degno di nota, è rappresentato da una decisione bipartisan nella storia del Consiglio in carica dalla primavera dello scorso anno che lascia intendere che finalmente per la prima volta i due schieramenti si siano trovati d accordo con identità di vedute. Il Sindaco Bellofiore, nella sua lunghissima relazione sull'argomento, non ha esitato a puntare il dito sulle decisioni che riguardano Gioia Tauro, la sua area portuale e la sua area industriale, che arrivano - anzi piovono dall alto - senza alcun rispetto e senza tenere conto delle capacità decisionali di una popolazione, ovvero di una intera città, che da anni subisce imposizioni per le quali a nulla valgono i rifiuti e le proteste. «Ci hanno imposto il maxidepuratore, è arrivato poi l inceneritore (sindaco Alessio) e poi il raddoppio (sindaco Dal Torrione), poi è stata la volta del rigassificatore è la considerazione riportata alla lettera dal Sindaco Bellofiore ma Gioia Tauro è stanca. Ed è stanca perchè ha pagato fin troppo senza che attese più che giustificate si concretizzassero così come autorizzano le aspirazioni di un territorio che ha solo e sempre pagato». In quest ultima seduta di luneì s c o r- so del Consiglio comunale non è passato inosservato quanto affermato dalla rappresentante del PdL, Anna Maria Stanganelli, che motivando il proprio no all i n s e- diamento del rigassificatore ha voluto sottolineare il pericolo che lo stesso, per il quale non c'è neanche il placet del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, rappresenta per il territorio, ricordando che questo nuovo megaimpianto «ha un potenziale di un milione di tonnellate di tritolo». (g.s) CINQUEFRONDI I resti di un edificio termale di epoca romana In contrada Mafalda affiorano i segni di un tesoro archeologico Attilio Sergio CINQUEFRONDI Prime ed importanti scoperte in contrada Mafalda dopo appena 4 giorni dall avvio della campagna di scavi, sotto forma di stage per studenti universitari, patrocinata dalla Provincia, che si concluderanno il 3 dicembre e che interesseranno anche la chiesa interna al convento di San Filippo d Argirò di contrada Busale. Sono emerse nuove strutture, si potrebbe trattare dei resti di dell edificio termale ospitato nell area residenziale di una villa romana di età imperiale, tra il II e IV secolo dopo Cristo. Tra le scoperte, un mattone romano con un bollo, dal quale si potrà risalire all officina che ha fornito i materiali per la costruzione della villa. Sulla stessa area, sono venuti alla luce una pavimentazione. Trattasi probabilmente dei resti di un al - tra parte termale dell insedia - mento romano. Le ricerche sono volte anche a stabilire se nella stessa zona, vi fosse un insediamento greco, prima che i romani vi costruissero la villa, probabilmente divisa in zona residenziale e zona di produzione agricola. In contrada Mafalda abbiamo incontrato il consigliere provinciale Giuseppe Longo e l archeologo Francesco Cuteri, responsabile degli scavi in atto a Cinquefrondi, sotto la direzione della dott.ssa Maria Teresa Iannelli responsabile archeologa dell area per la Soprintendenza ai beni archeologici. Cuteri innanzitutto ha voluto spiegare Una fase degli scavi in contrada Mafalda come si sia partiti dalle indagini risalenti alla campagna di scavi del Dopo la fase di ripulitura della struttura semi circolare monumentale, sono iniziati i nuovi scavi che hanno portato alla scoperta di nuovi indizi riguardanti una struttura molto complessa. L archeologo Cuteri ci ha anche informati che al momento, dopo 4 giorni di scavi, non c'è alcuna conferma, come sostenuto da molti studiosi, che una parte della villa romana fosse stata trasformata in una chiesa. Ampliando l area di ricerca, Paola Papasidero, Elisa Mesiano, Maria Viscomi, Francesco De Leo, Angela D Agostino, Carmela Bilotto, tutti studenti delle Università di Reggio, Cosenza e Messina, grazie anche alla collaborazione degli operai del Comune di Cinquefrondi, hanno scoperto resti di un edificio, con tanto di pavimentazione, che dovrebbero far parte della zona termale della villa. In contrada Busale, grazie agli operai della Comunità Montana, è stata bonificata l area in cui sorgono i resti del convento di San Filippo d Argirò, dove, gli studenti guidati dall ar - cheologo Francesco Cuteri, per stabilire se realmente il convento sia stato fondato in età bizantina, interverranno sulla chiesa del convento di San Filippo. «Alla luce di quanto ho visto finora ha affermato l archeolo - go Cuteri si può già ipotizzare, per la primavera, di promuovere un intera giornata di studi per presentare i risultati. L occasio - ne giusta per promuovere un incontro sulla Calabria in età romana con specialisti ed appassionati». Il consigliere provinciale Giuseppe Longo si è augurato che «sia l opportunità giusta perché Cinquefrondi si riappropri delle proprie radici storiche e si sviluppi una cultura archeologica che appassioni anche le nuove generazioni».

19 Gazzetta del Sud Venerdì 11 Novembre Reggio Ionica. IL GOTHA DELLA NDRANGHETA Prima udienza ordinaria Processo Crimine respinte le eccezioni Resta competente il Tribunale di Locri Momenti di tensione per il malore dell 86enne Antonio Commisso, subito ricoverato in ospedale Rocco Muscari LOCRI Il Tribunale di Locri si è dichiarato competente per territorio a celebrare il processo Crimine, che si è aperto ieri mattina nei confronti di 34 imputati che hanno scelto il giudizio ordinario. Unificata anche la posizione di un altro imputato, Antonio Angelo Cianciaruso, tratto in arresto nell ope - razione Crimine 2, relativamente alla contestazione associativa riferita al locale di Singen. Un altra posizione, quella di Roberto Commisso, sarà probabilmente riunificata al procedimento principale il 19 gennaio, dopo che il Tribunale ha dovuto stralciare la posizione per difetto di notifica ad uno dei legali. Il processo si è aperto con il malore accusato in aula da Antonio Commisso, 86 anni, detto u quagghia, soccorso e trasportato all ospedale di Locri. Gli stato diagnosticato un problema cardiaco ed è stato ricoverato nel reparto di Geriatria, è seguito dall equipe dell unità cardiologica. Il presunto anziano capo dell omonima cosca sidernese, detenuto a Bari, era stato trasportato ieri mattina dal carcere di Catanzaro, dove è stato trasferito in vista del processo e dove è sempre presente una divisione medica. Dopo la forzata interruzione, il processo è ricominciato con circa 200 persone in aula, tra addetti ai lavori, detenuti e pubblico, in mezzo a un impeccabile servizio di controllo di carabinieri e polizia con gli interventi del nutrito collegio difensivo che ha sollevato l eccezione di incompatibilità territoriale. In particolare l avvo - cato Armando Veneto, difensore insieme all avv. Pietro Catanoso, di Francesco Gattuso, presunto capo locale di Croce Valanidi, ha eccepito che la Dda non ha individuato il luogo in cui si sarebbe formata la nuova mafia e, perciò, non potrebbe scegliere il giudice di competenza, che sarebbe per l imputato quello di Reggio. Dello stesso avviso gli avvocati Marco Tullio Martino e Maria Antonietta Cestra, per Giuseppe Antonio Primerano, presunto capo locale di Fabrizia. Mentre l avv. Giuseppina Sibio ha indicato Vibo Valentia quale sede per Rocco Bruno Tassone, ritenuto capo del locale di Cassari di Nardodipace. Tra gli altri difensori che hanno chiesto lo stralcio l avv. Marco Gemelli, in sostituzione dell avv. Antonio Managò, ha fatto notare che per Domenico Gangemi, presunto capo del locale di Genova, è stato notificato un nuovo titolo custodiale emesso dal gip ligure, per un associazione operativa in quella regione. Di conseguenza anche lui ha chiesto di riconoscere l incompetenza del tribunale di Locri. Contro l eccezione difensiva sono intervenuti i pm Maria Luisa Miranda, Antonio De Bernardo e Giovanni Musarò. In particolare il sostituto Miranda ha rilevato che per il reato di associazione per delinquere è competente il giudice del luogo dove è stato iniziato il reato permanente che, come si evince già dal dispositivo del gup distrettuale, è riconducibile a Polsi, quale sede della nuo - va mafia formata nel corso della riunione di Montalto. Il pm ha rilevato che, comunque, nel procedimento il reato più grave va individuato in quello contestato ad esponenti della cosca Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica, iniziati nel 2003, riferibili a una presunta estorsione, che richiama gli altri reati contestati. Su quest ul - timo assunto dell accusa si è basato il rigetto dell eccezione difensiva da parte del Tribunale, (presidente Alfredo Sicuro, giudici Adriana Cosenza e Giovanna Sergi). Il Tribunale in chiusura, ha ammesso le prove e l esame di oltre 200 testi, rinviando il processo al 13 febbraio. Il banco delle parti nell aula del tribunale di Locri. Nel riquadro, l imputato Antonio Commisso AFRICO Nel mirino della GdF un azienda di autotrasporto Frode fiscale, sequestro di beni Antonello Lupis ROCCELLA Un impresa individuale di Africo è finita nel mirino della Guardia di Finanza per frode fiscale. È di 360 mila euro il valore dei beni mobili e immobili sottoposti a sequestro preventivo dalla tenenza di Bianco, che dipende dalla Compagnia di Locri diretta dal maggiore Ferdinando Mazzacuva, su disposizione del gip di Reggio Calabria, Silvana Grasso, che ha accolto la richiesta del pm Matteo Centini e i risultati investigativi prodotti dalle Fiamme Gialle. I sigilli hanno riguardato un imponente immobile da 11 vani, altri due immobili di misure più ridotte, quattro terreni e un autovettura. Stando a quanto riferito dagli investigatori della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Reggio le indagini, partite da una verifica fiscale compiuta nei confronti del titolare dell impresa, attiva nel settore dell autotrasporto, avrebbero consentito di accertare redditi sottratti al fisco per 1 milione di euro e un imposta sul valore aggiunto evasa per 250 mila euro. Il sequestro si è reso possibile in virtù dell applicazione dell art. 321 del codice di procedura penale che consente all au - torità giudiziaria di sottoporre a sequestro preventivo (nel corso delle indagini preliminari) i beni che potrebbero eventualmente essere destinatari di un provvedimento di confisca a seguito dell esito del procedimento penale. CARERI Maltempo, i tre centri abitati in ginocchio Giuseppe Pipicella CARERI Scuole chiuse a Careri fino a tutta la giornata di ieri a causa del maltempo che ha causato danni e tanto allarme nei tre centri abitati del Comune e nelle campagne circostanti: Careri centro, Natile Nuovo e Natile Vecchio. Ieri il sindaco Gaetano Pipicella ha inviato alla Prefettura, alla Protezione Civile, alla Regione e alla Provincia, una dettagliata relazione sui danni causati dagli eventi alluvionali alle strutture pubbliche e private, alle coltivazioni e agli allevamenti, colpiti dallo straripamento di alcuni torrenti e valloni. Secondo la relazione del tecnico comunale, geom. Francesco Cosenza, il fango ed i detriti hanno ostruito le condotte per la raccolta delle acque bianche nei tre centri abitati dove si sono verificati anche crolli di cornicioni, balconi, e dove alcuni vecchie abitazioni sono pericolanti mentre la viabilità è stata compromessa da smottamenti e frane che hanno ostruito la sede stradale. Si è ulteriormente aggravato il movimento franoso esistente da oltre un anno nella contrada Stalle dove già un anno addietro sono crollate alcune abitazioni. Altra situazione di rischio lungo la frana del Calamaddeo che già un anno addietro ha sconvolto la fertile zona limitrofa andando a causare l interruzione della viabilità per lunghi tratti. L ufficio tecnico comunale segnala pure che la provinciale Careri-Natile Nuovo risulta non transitabile in vari tratti a causa del fango che si è riversato sulla sede stradale. LOCRI Con la requisitoria del pm Antonio De Bernardo Stamattina inizia la discussione sull omicidio di Salvatore Cordì LOCRI. Con la requisitoria del sostituto procuratore della Dda reggina, Antonio De Bernardo, inizia questa mattina davanti alla Corte d assise di Locri, la discussione del processo ai presunti esecutori materiali dell omicidio di Salvatore Cordì: Michele Curciarello e Antonio Martino. Con loro è imputato Antonio Panetta, presunto organizzatore dell omicidio del cinese, che è accusato anche di associazione per delinquere di stampo mafioso. Si chiude, quindi, il dibattimento a quasi due anni dal rinvio a giudizio dei tre imputati tratti in arresto nel corso dell operazione denominata Pioggia di Novembre, eseguita dagli agenti del Commissariato di polizia di Siderno il 19 dicembre del Un processo che si è snodato lungo un istruttoria particolarmente complessa, nel corso della quale la Corte d assise di Locri (presidente Amelia Monteleone, giudice a latere Angelo Ambrosio) si è trovava dinnanzi a una mole di atti e testimonianze sostenuti con professionalità e competenza da entrambe le parti. Il processo è giunto alla fase finale con l assunzione di una perizia, eseguita dal maresciallo Marco Romeo, sull asserita presenza di residui di polvere da sparo sugli indumenti e sul corpo dei presunti autori dell assassi- Il presidente Amelia Monteleone nio, che ha demolito alcune certezze portate avanti dai consulenti di parte. Un nodo, quello dello stub, sul quale si è concentrato l ultimo esame testimoniale di ieri, dell ispettore capo Leonardo Spagnolo, dell ufficio di polizia scientifica del Commissariato di siderno. Il testimone, su domande del pm De Bernardo, ha ribadito di aver proceduto al lavaggio delle proprie mani prima di effettuare il sequestro degli indumenti in uso ai due imputati principali, che hanno posto nelle apposite buste i reperti. Sul punto i difensori, avvocati Staiano, Albanese e Mazza, hanno contestato all ispettore che il dato non si evince dai verbali e dalla precedente testimonianza. L udienza si è conclusa con la produzione di una nutrita documentazione da parte degli avvocati Luca Maio e Giuseppe Mammoliti, nell interesse di Panetta. (r.m.) REGGIO CALABRIA Faida di Sant Ilario: rinviato dalla Cassazione per 5 imputati Prima luce, aperto il procedimento d appello-bis LOCRI. Con la richiesta della conferma della sentenza di secondo grado nei confronti dei cinque imputati ritenuti appartenenti alle opposte consorterie di Sant Ilario dello Jonio dei D Agostino e dei Belcastro-Romeo, si aperto davanti alla Corte d assise d appello di Reggio Calabria il processo Prima Luce, rinviato lo scorso giugno dalla Cassazione. Dopo la relazione introduttiva esposta dal giudice dott.ssa Cappello (presidente Finocchiaro), il pg Santo Melidona ha concluso l intervento chiedendo la conferma dell ergastolo per Giuseppe Belcastro e Tommaso Romeo, accusati dell omicidio di Emanuele Quattrone, eseguito il 15 agosto del 1990, nel corso del quale è rimasto ferito anche Vincenzo Siciliano. Omicidio per il quale la Cassazione, su ricorso degli avvocati Antonio Managò e Adriana Bartolo, aveva annullato con rinvio rispetto alla posizione di Belcastro, ritenuto il presunto capo dell omonima cosca di Sant Ilario. Il procuratore generale ha chiesto altresì la conferma della pena per Vincenzo, Domenico e Luciano D Agostino, rispettivamente condannati dalla Corte d assise di appello di Reggio Calabria, in diversa composizione, alle pene di 25, 26 e 18 anni, per il reato associativo in materia di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Reato per il quale la prima sezione della Suprema Corte aveva annullato con rinvio nei confronti dei tre imputati ritenuti, a vario titolo, al vertice dell omonima consorteria criminale operante a Sant Ilario e Canolo. A chiusura dell udienza la Corte ha rinviato al 18 novembre per l inizio degli interventi del collegio difensivo, precisamente con l arringa dell avv. Paolo Tommasini, nell interesse di Domenico D Agostino difeso anche dall avv. Eugenio Minniti che discute anche per Vincenzo D Agostino. Lo stesso giorno interverranno l avv. Adriana Bartolo per Giuseppe Belcastro, gli avvocati Sandro Furfaro e Cosimo Albanese per Tommaso Romeo, infine il professore Nico D Ascola nell interesse di Luciano D Agostino. Le arringhe difensive si concludono a metà dicembre con l intervento dell avvocato Antonio Managò in difesa di Giuseppe Belcastro. (r.m.) SIDERNO Clan Commisso, 70 imputati Inchiesta Recupero depositate le richieste di rinvio a giudizio LOCRI. La Distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i 70 indagati dell opera - zione Recupero o Bene Comune, eseguita nei confronti di presunti organizzatori, promotori ed affiliati del clan Commisso di Siderno il 14 dicembre dello scorso anno dalla Polizia di Stato, in particolare il Commissariato di Siderno, e dai Carabinieri di Reggio Calabria e del gruppo territoriale di Locri. L in - chiesta è stata coordinata dalla Dda guidata dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall ag - giunto Nicola Gratteri, e dal sostituto Antonio De Bernardo. Gli indagati sono ritenuti a vario titolo responsabili, unitamente a Giuseppe Commisso, u mastro, 64 anni nei confronti del quale si procede separatamente nell ambito dell opera - zione Crimine, in abbreviato dove sono stati chiesti nei suoi confronti 20 anni di carcere di appartenere a un associazione mafiosa operante a Siderno e zone limitrofe, nonché oltre i confini nazionali, specificatamente in Canada nella città di Toronto. Dalle risultanze investigative la Dda reggina ha ipotizzato un ruolo di vertice anche per Alessandro Figliomeni, ex primo cittadino di Siderno, ritenuto la longa manus della cosca Commisso nelle istituzioni locali. Il 55enne ex amministratore, attualmente recluso nel carcere di Parma, in regime di 41-bis, avrebbe ricoperto un Alessandro Figliomeni ruolo apicale all interno del sodalizio criminale rivestendo il la carica di santista. La presunta consorteria della ndrangheta sarebbe stata organizzata in diversi gruppi criminali, tra loro collegati, e finalizzata al controllo del territorio ed alla commissione di una serie indeterminata di delitti tra cui estorsioni, danneggiamenti delitti contro la persona, (quali gli omicidi di Salvatore Salerno, Agostino Salerno, Rocco Alì, il tentato omicidio di Vincenzo Salerno), intestazione fittizia di attività economiche a prestanome, riciclaggio, traffico di sostanze stupefacenti, nonché all acquisizione in via diretta o indiretta della gestione o del controllo di attività economiche, all ingerenza nella vita politica locale ed al conseguimento di profitti e vantaggi ingiusti. (r.m.) BOVALINO Intimidazione le richieste di Mittiga al prefetto BOVALINO. L atto intimidatorio consumato una settimana addietro contro il sindaco Tommaso Mittiga (ignoti malviventi gli hanno nottetempo bruciato il primo piano della casa di campagna ) sarà oggetto di discussione in un Consiglio comunale convocato dal presidente Mario Signati per martedì alle ore 16 sessione straordinaria. Parteciperanno i presidenti del Comitato e dell Assemblea dei sindaci della Locride, Ilario Ammendolia e Pietro Crinò, e altri sindaci. Intanto Mittiga ha avuto un incontro con il Comitato provinciale per l ordine e la sicurezza nel corso di un vertice in Prefettura. Ovviamente si è parlato del grave atto intimidatorio messo in atto contro il sindaco Mittiga, apprezzato uomo di scuola e di cultura e personaggio politico aperto al dialogo e sempre disponibile al confronto con i cittadini. Sull incontro il sindaco non ha voluto rilasciare dichiarazioni anche se ha confermato che non ha chiesto e non gli è stata offerta alcuna vigilanza o scorta. Ha chiesto, però, maggiore attenzione per il controllo del territorio, il potenziamento della Caserma dei carabinieri e del Commissariato di polizia con mezzi moderni. Ha pure sollecitato il prefetto a un forte interessamento per il finanziamento del progetto per l in - stallazione del sistema di video sorveglianza. (g.p.)

20 46 Reggio Ionica Venerdì 11 Novembre 2011 Gazzetta del Sud. L EMERGENZA Sul tavolo dagli ospedali ai rifiuti solidi urbani, passando per Sorical e dissesto. Ammendolia: «Non risposte immediate, ma promesse sì» I sindaci della Locride ricevuti da Scopelliti Il governatore: «Avrete i servizi indispensabili per il decollo». A Siderno incontro del Pd su temi della sanità Aristide Bava SIDERNO Una folta delegazione dei sindaci della Locride ha incontrato ieri mattina a Palazzo Alemanno di Catanzaro, il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. L incontro è stato definito dai primi cittadini abbastanza proficuo, anche se tra le molte cose positive che si sono discusse è emerso, purtroppo, un dato negativo in relazione all ormai nota problematica dei (mancati) finanziamenti per i borghi storici, situazione che si trascina dalla precedente legislatura regionale. Secondo quanto si è appreso, non ci sono soldi, e molti Comuni, che hanno dato il via e, in qualche caso, completati i lavori, avranno, adesso, le loro gatte da pelare. Unica speranza è che il presidente Scopelliti riesca a strappare qualche finanziamento in sede governativa anche perché aveva già esposto il problema al ministro Fitto, ma con la crisi di governo in atto c è poco da stare tranquilli. Alla riunione era anche presente l assessore regionale al Bilancio Giacomo Mancini, che è stato recentemente nella Locride per un incontro con i sindaci sui fondi Pisl, nonché il vicepresidente della Giunta regionale, Antonella Stasi e l assessore al lavoro Francescantonio Stillitani. Per i sindaci della Locride erano presenti il presidente del Comitato, Ilario Ammendolia (Caulonia), il presidente dell Assemblea, Pietro Crinò (Casignana), il sindaco di Siderno, Riccardo Ritorto, quelli di Locri Giuseppe Lombardo, di Roccella Giuseppe Certomà, di Bovalino Tommaso Mittiga, di Ardore Giuseppe Campisi, di Sant Ilario Pasquale Brizzi e di Martone Giorgio Imperitura. Scopelliti in un recente incontro a Siderno. Sotto: Battaglia, Panetta, Fragomeni e Boccuti, del Pd sidernese Molti gli argomenti approfonditi nel corso dell incontro. Tra questi, in particolare, la problematica della portualità con riguardo alle realizzazioni previste per Monasterace, Locri e Bovalino. Riflettori puntati anche sul fenomeno boschivo e sul dissesto idrogeologico. Note positive per quanto riguarda la depurazione; secondo i responsabili regionali la Locride è già compresa nel nuovo piano Cipe che sarà approvato nei prossimi giorni. È stato affrontato anche il problema Sorical: i sindaci hanno lamentato l esosità delle tariffe dell acqua e la necessità che vengano dilazionati i debiti dei Comuni. Scopelliti ha dato la disponibilità ad affrontare il problema in maniera organica. L attenzione si è poi spostata sulla sanità, e più speficatamente sull ospedale di Locri. Il presidente Giuseppe Scopelliti, ancora una volta ha evidenziato che da parte della Giunta regionale c è grande attenzione verso i problemi della Locride e, quindi, anche per il settore sanitario. A questo proposito è spuntata anche l ipotesi di dotare la Neonatologia dell ospedale di locri della T.i.n. (Terapia intensiva neonatale). Sarebbe certamente una buona conquista per la struttura. Ad ogni buon conto Scopelliti ha ribadito che l Ospedale di Locri non perderà nulla. Ha anche insistito sul fatto che la Regione ha preso a cuore le sorti del territorio della Locride e che si farà di tutto per garantire in tempi brevi i servizi indispensabili per far decollare questa parte di Calabria, ricordando anche che è imminente l arrivo dei fondi Fas che consentiranno di migliorare le infrastrutture dei vari comuni. «La Regione ha detto Scopelliti ha molto a cuore le sorti della Locride e cercheremo di offrire, sin da subito, quei servizi indispensabili per far definitivamente decollare questa parte di territorio calabrese». Il sindaco di Siderno Riccardo Ritorto, al suo ritorno, ha voluto evidenziare la grande disponibilità dimostrata da Scopelliti e, soprattutto, il buon rapporto che si è ormai creato tra i sindaci della Locride e le strutture regionali. Un viatico molto importante per il futuro. Ilario Ammendolia, notoriamente molto cauto in giudizi positivi verso la Regione, pur ritenendo l incontro interlocutorio («ci sono state promesse ha ammesso anche se non ci sono state risposte immediate») ha affermato che «l attenzione per la Locride è molto alta» ed auspicato che le verifiche dei prossimi giorni diano risposte positive. SIDERNO. Molte le lamentele, ma scarse le proposte. È la sintesi dell incontro organizzato dal Pd di Siderno sulla sanità della Locride alla presenza dei consiglieri regionali, amministratori locali e cittadini. Avrebbero dovuto partecipare i consiglieri regionali Demetrio Battaglia, Franco Pacenza e Carlo Guccione, ma gli ultimi due sono stati bloccati dal maltempo. L incontro, presente al tavolo di presidenza anche il capogruppo Gabriella Boccuti, è stato aperto dalla segretaria politica Maria Teresa Fragomeni, che ha affermato che il Pd sidernese è dell avviso che la salute sia «un diritto al quale non si può rinunciare e del quale non si può essere privati solo perchè le istituzioni tentano di far quadrare i conti chiudendo le strutture sanitarie». Una questione che è di natura sociale ma che ha precisato ricordando la sua professione di commercialista non è neanche funzionale all economicità: la chiusura dei reparti non comporta alcun risparmio se si considera che costringe i pazienti a spostarsi fuori regione per sottoporsi ad esami e terapie specialistiche. Le ha fatto eco il consigliere comunale, e leader locale del partito, Domenico Panetta che ha aggiunto che «quelle di chiudere strutture che funzionano, come è avvenuto per l ospedale di Siderno, sono decisioni che arrecano disagio alla popolazione, ed impoveriscono il territorio». Panetta ha sviluppato una lunga relazione, auspicando, poi, che dall incontro emergesse una proposta costruttiva per migliorare l atto aziendale, che rischia di ridurre la possibilità di cura per i pazienti locridei ed impoverisce il territorio sia dal punto di vista dei servizi che da quello economico. Quindi l intervento del dott. Vincenzo De Angelis (che si è soffermato sulla necessità del polo oncologico) e di Angelo Errigo, che ha espresso le sue riserve sulla conduzione dell Asp. E ancora quello del sindaco di Roccella, Giuseppe Certomà, a cui, peraltro, sono stati riservati molti applausi per aver creato un sistema di raccolta differenziata che sta divenendo un vero esempio per molti comuni, proprio nel momento in cui la Locride è nuovamente in stato di precarietà per le note vicende che si stanno accompagnando all attività di Locride Ambiente. L'esempio della differenziata di Roccella, è stato detto, sarebbe da applicare alla sanità calabrese: gestione virtuosa per ridurre i disagi e contenere la spesa. Tra gli altri interventi, interessanti quelli della cardiologa Emmida Multari e dei sindacalisti Michele Firmo e Paolo Fragomeni. E ancora quelli più generalizzati dell altra sindacalista Mimma Pacifici, e di Vincenzo Carnà. Quindi l atteso intervento del consigliere regionale Demetrio Battaglia, che ha messo sotto accusa il presidente Scopelliti e la manager Rosanna Squillacioti per i tagli, assicurando che terrà conto delle lamentele ascoltate e si attiverà per cercare di garantire la Locride, già «tagliata fuori ha detto da ogni cosa». Nella sostanza non c è stata una proposta concreta ma, come ha precisato, Maria Teresa Fragomeni, sono emerse molte considerazioni che adesso saranno portate dal Pd nel Consiglio comunale, già convocato, su richiesta proprio del Pd, per lunedì. (a.b.) LOCRI Il prefetto risponde picche ai consiglieri di minoranza: «Non c è notizia di reati» «Una Commissione d accesso? Impossibile» Pino Lombardo LOCRI La richiesta dell invio a Locri della Commissione d accesso avanzata dai gruppi consiliari di minoranza, sarebbe inaccoglibile. È il risultato, interlocutorio, emerso dall incontro tenutosi a Reggio tra i cinque consiglieri, Francesco Macrì, Raffaele Sainato, Giovanni Calabrese, Alfonso Passafaro e Anna Francesca Capogreco e il prefetto Luigi Varratta. I cinque si erano recati in prefettura per richiedere l invio a Locri della Commissione o di ispettori del ministero dell Economia col compito di verificare le cause e le responsabilità della crisi in cui si dibatte la città. Il tutto nel convincimento che l amministrazione guidata da papè Lombardo a loro CAMINI Il secondo scoperto dal sindaco Furti di materiale edile al cimitero e alla materna CAULONIA. Due furti in pochi giorni a Camini. Ignoti malviventi, forse gli stessi, hanno preso di mira prima il cimitero e poi la scuola materna. Nel camposanto i malfattori hanno portato via da alcune cappelle grondaie in rame e in alluminio. Nella struttura scolastica, soggetta a lavori di ristrutturazione, hanno smontato e portato via quasi tutti i radiatori. Ad accorgersi di quest ultimo furto è stato il primo cittadino Francesco De Agostino che ha notato, a un orario insolito, la porta della scuola aperta. (a,s,) La scuola visitata dai ladri L ex sindaco Fracesco Macrì giudizio sarebbe caratterizzata da una sorta di «incapacità a governare» e non avrebbe alcun progetto finalizzato a far uscire la città dall attuale situazione, limitandosi a lamentare che le casse comunali sono vuote e che l uni - caa via praticabile sarebbe la dichiarazione di dissesto finanziario. Nel ribadire al prefetto la richiesta di verificare «non solo su questi primi sei mesi di amministrazione Lombardo ma anche su gli ultimi 15 anni di amministrazione cittadina», ha evidenziato l ex sindaco Macrì la gestione della cosa pubblica facendo emergere, laddove ve ne fossero, le gravi irregolarità o le situazioni di ingerenze ilecite, i cinque hanno accompagnato la loro richiesta con la consegna di alcune delibere della giunta Lombardo e di altre nell arco dell ultimoquindi - cennio. Il prefetto, dopo aver ascoltato con attenzione le motivazioni adottate da Macrì e soci, con grande franchezza esprimeva forti perplessità circa la possibilità dell invio della Commissione d accesso. Una richiesta «non praticabile» secondo il prefetto, a meno di «fornire chiare notizie di reato». Come non praticabile, ha aggiunto Varratta, era quella già avanzata dallo stesso sindaco Lombardo, dell invio di un funzionario della prefettura esperto in materia finanziaria per verificare se le condizioni economiche siano tali da consigliare la dichiarazione di dissesto finanziario. Un azione simile ha fatto presente il prefetto la può decidere solo il ministro delle Finanze. SIDERNO Si presenta il libro di Condemi L amore e la rivoluzione dai cinque Martiri ad oggi SIDERNO. Oggi sarà presentato presso il salotto letterario della libreria Mondadori il libro del giudice Luigi Condemi Amore e rivoluzione (ottobre 1847) edito da Laruffa. Nel romanzo le vicende storiche e quelle sentimentali si dipanano e si intrecciano in un sistema di flashback tra passato e presente, dove la Calabria mostra il suo volto autentico, drammatico e gioioso allo stesso tempo. Protagonista è un magistrato che, per il centocinquantenario dell unità d Italia, ha in animo di scrivere un saggio sul processo a carico dei cinque martiri di Gerace, fucilati dai Borboni nel L incontro con una giovane docente lo trascina in una travolgente storia d amore. Alla presentazione, che avrà luogo alle 17 saranno presenti oltre all autore e all editore Domenico Laruffa, gli studiosi Vincenzo Cataldo, Domenico Romeo e Marilisa Lombardo. Altro incontro per la presentazione del libro avrà luogo domani a Palazzo Amaduri di a Gioiosa Jonica. (a.b.) ROCCELLA Denunciati diportisti e sequestrate imbarcazioni RIACE. Persone non ancora identificate si sono introdotte in un immobile in disuso del Comune (era una scuola materna) asportando 17 termosifoni. Sul furto stanno indagando i carabinieri. ARDORE. Ignoti vandali hanno danneggiato uno sportello Atm installato all esterno dell ufficio postale. Ad accorgersi del danneggiamento e a denunciare subito l accaduto ai carabinieri, sono stati i responsabili dell ufficio. ROCCELLA. Il gip di Locri, dopo averne convalidato l arresto, ha ordinato la scarcerazione dei due indiani arrestati a mercoledì per rissa e minacce, rivolte anche ai carabinieri. ROCCELLA. A seguito di un vasto servizio di controllo effettuato all interno dell area del porto Delle Grazie, i militari dell Ufficio circondariale marittimo e della Guardia Costiera hanno denunciato all autorità giudiziaria tre persone, delle quali non sono state rese note le generalità, e sottoposto a sequestro nove imbarcazioni. Nel corso del controllo i militari hanno accertato che diversi diportisti avevano ormeggiato le loro imbarcazioni in modo precario e, soprattutto, in aree non idonee e non predisposte né all attracco, né alla sosta. Da qui la denuncia a piede libero di tre diportisti e il sequestro preventivo delle imbarcazioni che arrecavano pericolo alla navigazione. ROCCELLA Alla messa nella Matrice Grande folla di fedeli per il ventennale di p. Francesco Carlino Don Carlino, al centro, durante la celebrazione eucaristica Stefania Parrone ROCCELLA Folta partecipazione di fedeli provenienti anche da Benestare, Caulonia, Siderno ed altri comuni della zona, alla messa di ringraziamento per il ventennale di sacerdozio di padre Francesco Carlino. La toccante celebrazione si è svolta nella chiesa matrice di Roccella, dove padre Carlino, 49 anni, si è insediato da qualche settimana come nuovo parroco, subentrando a don Antonio Perri. Don Carlino nell omelia ha ringraziato il Signore per il dono del sacerdozio, «una perla preziosa che ci viene donata in vasi di creta» ed ha ripercorso i suoi vent anni di ministero, dall ordinazione per le mani del vescovo mons. Ciliberti alla scelta di partire dopo appena un mese come missionario per l Africa. «La mia formazione di uomo e sacerdote deve molto alla sapienza e alla tenerezza delle giovani comunità cristiane dell Africa dove ho trovato anche la gioia e l en - tusiasmo delle celebrazioni liturgiche», ha raccontato padre Francesco che per 13 anni ha vissuto in Zaire, Ruanda e Congo, evangelizzando ed insegnando anche nei seminari. Alla celebrazione liturgica del ventennale erano presenti, infatti, anche alcuni giovani sacerdoti africani che operano nella diocesi locrese (tra cui don Zephirin Ombomi e don Rigobert Elanguì) e che sono stati suoi alunni in seminario negli anni di missione, trovando in lui anche un padre spirituale. A nome loro, è intervenuto don Zephirin, parroco di Agnana, per ringraziarlo della vocazione che lui lo ha aiutato a scoprire e maturare.

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