Manifesto di intenti

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1 COORDINAMENTO SARDO NON BRUCIAMOCI IL FUTURO Manifesto di intenti Chi siamo Il 10 Luglio 2011, a Macomer, è stato costituito il Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro, che riunisce comitati, organizzazioni e gruppi territoriali di cittadini impegnati sul tema della gestione corretta dei rifiuti/materiali post consumo e della produzione e distribuzione innovativa dell energia, con l obiettivo di porre al centro dell attenzione del mondo politico e dell opinione pubblica la questione dei materiali post consumo e dell'energia nella nostra Isola, intesa come gestione corretta dell'intero ciclo dei rifiuti e dell'approvvigionamento energetico nel rispetto dell'ambiente, dei prodotti delle nostre campagne, della salute e del lavoro, diritti fondamentali di tutti i cittadini. impegnarsi a livello regionale per una modifica del Piano Regionale dei Rifiuti e del Piano Energetico, che preveda: a) la dismissione dell'incenerimento dei rifiuti con la realizzazione di Centri Riciclo a chiusura di tutto il ciclo dei materiali post consumo; b) la produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili sostenibili, evitando il ricorso a processi di combustione rivendicare il diritto dei cittadini ad avere accesso alle informazioni ed essere ammessi a partecipare ai processi decisionale (Convenzione Aarthus, Convenzione UN/ECE, sottoscritta dalla Comunità europea, Direttiva 2003/35/CE) La nostra posizione I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente ( D. Lgs. 152/2006 ). La dismissione della pratica dell incenerimento dei rifiuti trova la sua ragione nella necessità di eliminare un sistema che non da garanzie per la chiusura del loro ciclo, per la salute e per le tasche dei cittadini. Lo Stato incentiva i gestori degli inceneritori che producono energia, per 8 anni dallo loro costruzione, attraverso i certificati verdi (CIP6), unici in Europa a fare ciò e per questo motivo la Comunità Europea ha aperto una procedura di infrazione contro l Italia. I gestori degli inceneritori in questo modo possono vendere la propria produzione elettrica a un costo di circa il doppio rispetto a quanto può fare chi produce elettricità usando metano, petrolio e carbone. I costi di tali incentivi ovviamente vengono scaricati sulle nostre bollette elettriche (+7%) che per questo sono le più care d Europa. Questo spiega anche perché gli inceneritori dopo 8 anno/10 anni diventano un ferrovecchio e sono da rifare! Gli inceneritori non eliminano affatto i rifiuti ma si limitano a trasformali prevalentemente in stato gassoso, aumentandone il volume, sotto forma di emissioni nocive e in un 25-30% di frazione solida di ceneri residue ad elevato contenuto di sostanze tossiche; non sono alternativi alle discariche, necessitando di una discarica di servizio dove depositare le ceneri di fondo residue nonché le ceneri volanti dei sistemi di abbattimento e i filtri contenenti sostanze tossiche ad elevata concentrazione. La soluzione è il potenziamento della raccolta differenziata e la dotazione di infrastrutture per il riciclo completo dei materiali raccolti. Per quanto riguarda il Piano Energetico, questo deve essere incentrato sull'autonomia energetica a favore di politiche di risparmio, sull impiego di fonti di energia rinnovabile gestiti in maniera sostenibile nell ambito territoriale e sulla creazione di una rete di distribuzione intelligente e informatizzata. Siamo convinti che sia necessario perseguire con convinzione e determinazione obiettivi che consentano il superamento definitivo dell incenerimento e delle combustioni nella gestione del ciclo dei rifiuti e nella produzione di energia.

2 Il Piano Regionale dei Rifiuti e il Piano Energetico Regionale Il Piano Regionale dei Rifiuti e il Piano Energetico Regionale sono stati adottati e approvati dalla sola Giunta regionale ma non sono mai stati trasformati in legge dal Consiglio regionale. I Piani rappresentano quindi un indirizzo che può essere modificato, adeguato e interpretato dalla giunta regionale in carica, come già avvenuto in questi ultimi anni. La necessità di mantenere in attività gli inceneritori, di potenziarli e di incrementarli deriva non solo dalla scelta sconsiderata di crescita della percentuale dei rifiuti da incenerire ma anche dalla sua subordinazione al Piano Energetico Regionale, con proposte di impianti di elevata potenza alimentati a biomassa non sostenibili sul piano dell'approvvigionamento ed equiparabili agli inceneritori per i danni alla salute e all'ambiente. Gli elementi di maggiore criticità e di inattualità del Piano Regionale dei Rifiuti riguardano sostanzialmente: la scarsa considerazione attribuita all obiettivo prioritario della prevenzione dei rifiuti. Il Piano prevede una riduzione dei rifiuti del 5% al 2012 rispetto ai dati del 2006, riduzione che si è attestata nel 2009 a quota 2,74%, un risultato molto modesto anche in relazione a quanto previsto e realizzato in altre regioni; l assenza di analisi critiche sugli aspetti socio-sanitari e sulle correlazioni inceneritori/ neoplasie. Sono disponibili numerose ricerche a livello nazionale e internazionale, condivise da una parte sempre più crescente del mondo medico e scientifico, che suggeriscono un responsabile atteggiamento di precauzione per l incenerimento dei rifiuti; la previsione del solo incenerimento del rifiuto secco indifferenziato con una sproporzionata e sconsiderata crescita della percentuale dei rifiuti da trattare con l incenerimento che passa da quota 20% a 35%. Tale valore è in controtendenza con quanto avviene a livello nazionale (10-12%) ed europeo (± 20%) e in netta contraddizione con quanto affermato dallo stesso piano, dove si postula una minimizzazione della presenza sul territorio regionale di impianti di termovalorizzazione ; l assenza di una strategia regionale finalizzata a recepire in tempi ragionevoli le migliori tecnologie di gestione dei Rifiuti, come fra l altro stabilito dalla Direttiva 2008/98/CE; il mancato adeguamento qualitativo e quantitativo degli impianti finalizzati al recupero di materia (compostaggio, valorizzazione dei rifiuti da raccolta differenziata, piattaforme ecologiche, etc.); la rigidità del quadro tecnico-gestionale (ATO unico e subambiti) che non ha mai funzionato e ha deresponsabilizzato gli enti locali; Sul fronte del Piano Energetico Regionale (PEARS) occorre evidenziare le seguenti criticità: gli investimenti nella produzione d energia elettrica sono poco strategici, piuttosto tesi allo sfruttamento prevalente e immediato del carbone e all esportazione della produzione in surplus. La produzione di Energia elettrica in Sardegna, ottenuta per il 96% da combustibili fossili, è superiore a quella della richiesta interna, con il prezzo del MWh mediamente superiore del 30-35% di quello del resto del Paese. L alto costo della produzione dovrebbe fa venire meno i presupposti economici che consentono l attuale esportazione di energia elettrica e la programmazione del raddoppio di tale esportazione, come prevede il Piano; non emerge il contributo della regione Sardegna per il raggiungimento dell obiettivo di riduzione del 6,5% delle emissioni CO2 che lo stato Italiano si era impegnato ad accogliere con il Protocollo di Kyoto; rispetto, poi alle più recenti deliberazioni della UE, il Piano è ben lontano da una programmazione che permetta una riduzione del 20% di emissioni, una produzione del 20% da energia rinnovabile e il raggiungimento di un risparmio energetico del 20%. La Sardegna è oggi tra i maggiori produttori di CO2 se si considera che la produzione media pro capite è di 11 tonn./anno, superiore del 40% alla media nazionale. Questo perché oggi utilizziamo come fonti di produzione energetica quasi esclusivamente (96% ) combustibili fossili (carbone e derivati del petrolio).

3 Il PEARS prevede sostanzialmente il raddoppio delle emissioni di CO2 rispetto al 1990, in aperta violazione degli accordi internazionali di Kyoto. Secondo i dati contenuti nel PEARS, infatti, le emissioni sarde di CO2 ammontavano nel 1990 a 16,8 milioni di tonnellate (Mt), salite a 24,6 nel 2000 (+ 46% in dieci anni); con gli interventi di efficienza previsti nel PEARS, le emissioni dovrebbero arrivare a 27 Mt entro il 2015; senza questi interventi il livello salirebbe a 29 Mt di CO2; tra le fonti energetiche rinnovabili prevale il ricorso alle biomasse con progetti anche in fase avanzata di autorizzazione o autorizzati per inceneritori a biomassa di grande taglia compresi tra 18 e 50 MW (Buddusò, Porto Torres e Assemini). Nel PEARS si prevede una produzione energetica da biomassa di materiali legnosi o derivati per 135 MW di potenza nominale e una produzione stimata in 945 GW. Tali valori sono fortemente sovradimensionati rispetto alla massa legnosa effettivamente prelevabile in Sardegna (circa tonn/anno) che sono in grado di alimentare centrali a biomasse di potenza nominale non superiore ai 25 MW, meno di 1/5 di quelle previste. Tali inceneritori a biomassa cosi sovradimensionati posso essere adibiti ad incenerimento di rifiuti solidi urbani, anche extraregionali, tenendo conto che la legislazione italiana, non conforme alla normativa europea e per questo sottoposta a procedura di infrazione, assimila la parte non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani alle biomasse; vengono privilegiati i grandi campi fotovoltaici e i grandi parchi eolici piuttosto che il fotovoltaico domestico e il mini eolico; Questo grandi campi e parchi vengono gestiti prevalentemente dai grandi produttori di energia da combustibili fossili, con scarsi benefici sul territorio e grandi vantaggi finanziari a favore dei produttori (certificati verdi); Il metanodotto che dovrebbe attraversare la Sardegna sostanzialmente non è costruito per i Sardi: la sua capacità di trasporto (8-10 miliardi di m3/anno) supera abbondantemente le richieste del settore civile e industriale Sardo (poco meno di un miliardo di m3/anno). Il piano prevede un impiego di 2 miliardi di m3/anno di metano nell isola; l eccedenza dovrebbe servire per la produzione d energia elettrica per la quale sarebbe necessario un impianto a ciclo combinato a gas naturale (GNCC) con potenza superiore ai 600 MW e quindi ulteriore produzione di gas clima alteranti. I vantaggi economici del metanodotto sono tutti da dimostrare; nessuna delle regioni dell Italia meridionale in cui passa un grosso metanodotto può vantare un miglioramento delle proprie condizioni di sviluppo (economico o, in particolare, industriale) come conseguenza della disponibilità del metano. Per quanto riguarda gli usi civili, va ricordato come, a distanza di molti anni dalla costruzione di un metanodotto, in Sicilia e in Calabria, a causa della mancata realizzazione delle infrastrutture locali, meno del 40% delle famiglie abbia accesso all uso del metano. Le nostre proposte La nostra proposta alternativa agli inceneritori punta alla realizzazione di Centri Riciclo Integrali. Tali centri, già presenti in numerose realtà, operano non solo per la selezione, lo stoccaggio e il ritiro dei materiali da parte del circuito CONAI, ma hanno messo a punto tecnologie innovative: 1. l estrusione a bassa temperatura del residuo secco (quello che gli inceneritori bruciano) per la produzione di granulato sintetico (la sabbia sintetica), con effettiva chiusura del ciclo e realizzazione di ulteriori risorse economiche. Si tratta di una nuova linea di produzione di granulati, che trovano utilizzo nel settore dello stampaggio e in edilizia come sostituto della sabbia nei calcestruzzi, come aggregato alleggerente nelle malte cementizie, come legante per manufatti in cemento, ecc. 2. la tecnologia per il recupero di materiali da pannolini e pannoloni, che rappresentano il 5% del totale dei rifiuti. Grazie a queste nuove tecnologie i Centri possono effettuare un riciclo integrale del rifiuto altrimenti non recuperabile. Residuerebbe così soltanto una percentuale tra il 3 e il 5% di tutti i rifiuti, un residuo inertizzato che può essere stoccato in attesa di tecnologie per il recupero. L avvio di un diverso ciclo dei rifiuti, basato esclusivamente sulla filiera della raccolta differenziata e del riciclo, produrrà immediati benefici sul piano economico-finanziario e occupazionale in relazione alla riduzione dei costi impiantistici e di conferimento, al recupero di ingenti risorse derivate dal riciclo dei materiali, all azzeramento, a regime, dei costi ambientali e sanitari connessi alla tossicità di inceneritori e discariche e all aumento della manodopera. Lungo tutta la filiera viene privilegiata la qualità di selezione a beneficio anche dell occupazione, potenziando la selezione manuale. Sul versante energetico proponiamo: 1. la graduale dismissione delle grandi centrali di produzione combustione per consentire alla

4 Sardegna di raggiungere gli obbiettivi dell accordo di Kyoto. 2. Investimenti nella ricerca sui danni alla salute causati dalle condizioni ambientali modificate dalle combustioni e per la tutela della qualità dei nostri prodotti alimentari. Le migliori tecnologiche (filtri a manica e scrubber denitificatori e desolfuratori) introdotte negli ultimi 20 anni hanno consentito una riduzione delle emissioni di polveri totali degli ossidi di azoto e di zolfo, ma le problematiche inerenti le poveri fini e ultrafini (PM 2,5 e PM 0,1) e le nano-particelle rimangono irrisolte; così come quelle relative all emissione di arsenico, altri metalli e isotopi radioattivi. Tutto questo è alla base di numerose patologie tumorali, infiammatorie e degenerative che penalizzano fortemente le popolazione dell isola. 3. l'introduzione graduale della produzione di energia da fonti rinnovabili quali solare (fotovoltaico, termico e termodinamico) ed eolico il più possibile distribuita, prevalentemente a vantaggio degli usi domestici, scoraggiando la realizzazione di mega impianti; 4. l avviamento di una rete di distribuzione interna efficiente, indirizzata al risparmio energetico e alla riduzione delle interruzioni improvvise, tramite reti intelligenti e informatizzate di distribuzione (smart grid) in grado di armonizzare produzione e consumo; 5. interconnessioni con supergrid informatizzate e riconversione delle reti di interconnessione attualmente operanti solo per l esportazione di energia prodotta da combustione, con grave danno per la salute dei Sardi e senza beneficio economico alcuno. Con il Supergrid in pratica si rafforza la rete elettrica, rendendola più capillare, fluida, intelligente, controllabile ed elastica (anche su scala continentale), condizioni necessarie sia per la crescita delle fonti rinnovabili (soprattutto eolico), che per reggere i picchi di domanda elettrica, anche per il prossimo futuro (ad esempio nei trasporti, con l'avvento delle auto ibride e elettriche). CHIEDIAMO 1. Una revisione del Piano Regionale dei Rifiuti Solidi Urbani, soprattutto per quanto riguarda la scelta esclusiva dell incenerimento del rifiuto secco indifferenziato, che preveda la sospensione dei progetti di realizzazione di nuovi inceneritori in Sardegna, la dismissione di quelli esistenti e la possibilità di chiudere il ciclo dei rifiuti ricorrendo a tecnologie alternative che puntino al recupero, riciclo e riuso. 2. Un'attenzione particolare al problema dei Rifiuti Industriali in quanto la Sardegna è la regione d'italia con l estensione più vasta di territorio inquinato da attività industriali pregresse o ancora attive ( ha circa, un sesto dell isola), dove è necessaria una seria politica di bonifiche. 3. Una revisione del Piano Energetico Regionale in relazione alle reali necessità della nostra comunità, che punti alla dismissione degli impianti a combustione e sia indirizzata al risparmio energetico e alla produzione energetica sostenibile da fonti rinnovabili. In sede europea sono stati assunti diversi impegni in questo senso con il Patto delle Isole dell'europa ("Pact of Islands"), il Patto dei Sindaci ("Covenant of Mayors.) e il Piano d'azione per l'energia sostenibile insulare (ISEAP). Questi patti, sottoscritti da più di 2200 città e comuni europei prevedono una serie di obiettivi a favore dell efficienza energetica e dello sviluppo dell energia sostenibile, con l impegno di andare oltre gli obiettivi fissati dalla UE per il 2020 (riduzione delle emissioni di CO2 di almeno il 20%), attraverso l attuazione di un Piano di Azione per l Energia Sostenibile per le aree di attività pertinente ai loro territori. 4. Il coinvolgimento diretto dei cittadini nella fase di revisione e attuazione dei due Piani Regionali, tramite la costituzione di un Comitato dei Garanti con la presenza di tecnici e studiosi dei vari settori, indicati anche da ordini professionali, associazioni e comitati dei cittadini impegnati sui temi dei rifiuti, dell'energia e della salute. Il compito del Comitato dei Garanti dovrebbe essere di verifica di tutte le fasi del processo affinché si sviluppino in modo corretto e trasparente, l informazione al pubblico sia chiara ed esaustiva, controllando che le diverse posizioni trovino ascolto e vi sia un adeguato approfondimento nei diversi momenti di discussione pubblica o nel corso dei lavori di gruppi in vari settori. Il Comitato dei Garanti dovrebbe poter valutare in generale che il processo si svolga regolarmente, rispettando tutti gli impegni assunti pubblicamente, controllare che tutti i risultati e le diverse posizioni in campo trovino spazio nel processo e scegliere gli esperti per approfondire tutte le questioni tecniche, in modo che il confronto tra diverse posizioni sia equilibrato e completo.

5 Aderiscono al Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro Comitato Non Bruciamoci il Futuro MACOMER Medici per L'Ambiente - ISDE Sardegna Cagliari Social Forum Comitato Popolare Contro l'inceneritore di Ottana Comitato per l'ambiente - Olbia Comitato Non Bruciamoci il Futuro Cagliari Circolo Legambiente - Macomer Circolo Legambiente - Tonara MPS Movimento Pastori Sardi CIA confederazione Italiana Agricoltori Nuoro Coldiretti Nuoro E' in via di formalizzazione l'adesione di Comitato di Tempio Comitato di Sassari Comitato del Medio Campidano Il Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro è sostenuto da ProgRes Progetu Rèpùblica Sinistra Ecologia Libertà della Sardegna Indipendentes pro Silanus Movimento Indipendentistas Claudia Zuncheddu IRS Indipendentzia Republica de Sardinia

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