GUIDA ALLA DESCRIZIONE

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1 Ministero delle Politiche Agricole e Forestali Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo Sezione di Genesi, Classificazione e Cartografia del Suolo Regione Toscana Dipartimento Sviluppo Economico Servizio Foreste e patrimonio agroforestale GUIDA ALLA DESCRIZIONE DEI SUOLI IN CAMPAGNA E ALLA DEFINIZIONE DELLE LORO QUALITA Maggio 2002 A cura di Lorenzo Gardin Edoardo A.C. Costantini Rosario Napoli Con contributi di Roberto Barbetti Andrea Lachi Letizia Venuti Maria Letizia Viti

2 INDICE INDICE...2 PREMESSA...6 INTRODUZIONE...7 Note sulle variabili da rilevare...7 Riferimenti generali...7 ANAGRAFE DELL OSSERVAZIONE...8 Codice del rilevamento...8 Tipo di osservazione...8 Numero dell osservazione...8 Data...8 Codice dei rilevatori...8 Provincia e comune...8 Località...8 CARTA TOPOGRAFICA... 8 Tipo di carta...8 Denominatore della scala...8 Sigla della carta...8 AEROFOTO... 9 Volo...9 Strisciata...9 Numero di foto...9 COORDINATE... 9 Fuso...9 Coordinate...9 FOTO DEL PROFILO... 9 CARATTERI DELLA STAZIONE...10 TOPOGRAFIA Quota...10 Pendenza...10 Esposizione...11 CARATTERI DELLA SUPERFICIE Aspetti superficiali...11 Copertura percentuale di materiale organico non decomposto...11 Rocciosità...12 Pietrosità superficiale...12 Fessure in superficie...13 USO DEL SUOLO E VEGETAZIONE Uso del suolo...13 Tipo di vegetazione reale...14 Grado di copertura della vegetazione...14 MORFOMETRIA Curvatura del sito...15 MORFOLOGIA Natura della forma...17 Elemento morfologico...22 GEOLOGIA Descrizione della formazione geologica...24 Descrizione del substrato...24 a) Substrato consolidato...24 Litotipo...24 Stato di alterazione...26 Soluzioni di continuità...26 Durezza...26 b) Substrato non consolidato minerale...26 Origine...26 Pagina 2

3 Granulometria...26 Stato di alterazione...26 Qualità dei materiali minerali...26 c) Substrato non consolidato organico...26 Stato di alterazione dei materiali organici...26 Qualità dei materiali organici...27 d) Descrizione del materiale parentale...27 Origine...27 Composizione granulometrica...29 Qualità dei materiali minerali...30 Relazioni fra parent material e substrato...30 EROSIONE E DEPOSIZIONE Erosione reale: tipo e intensità...30 Area interessata da erosione...31 Deposizione...31 DESCRIZIONE DEL PROFILO...32 Codice orizzonte...32 ORIZZONTI DIAGNOSTICI Orizzonti diagnostici Soil Taxonomy...32 Orizzonti diagnostici World Reference Base...32 PROFONDITÀ, SPESSORE E LIMITE INFERIORE Profondità del limite inferiore dell'orizzonte...32 Spessore...32 Tipo...32 Andamento...34 ORIZZONTI ETEROGENEI UMIDITÀ COLORE DELLA MASSA Colore...34 Modalità di determinazione e localizzazione...34 FIGURE DI OSSIDO-RIDUZIONE E SCREZIATURE Colore...35 Abbondanza...35 Tipo e localizzazione...35 Dimensioni...35 Evidenza...35 TESSITURA Classe tessiturale USDA...36 Triangolo tessiturale USDA...37 Classe granulometrica Soil Taxonomy...38 Triangoli classi granulometriche Soil Taxonomy...39 SCHELETRO Abbondanza...40 Dimensioni...40 Forma...40 Litotipo...40 Stato di alterazione...40 PH DI CAMPAGNA CONSISTENZA Resistenza a rottura e grado di cementazione...41 Modalità di rottura...42 Adesività...43 Plasticità...43 STRUTTURA Forma...44 Dimensione...45 Grado di aggregazione...45 Relazione fra la struttura primaria e la struttura secondaria...45 CONDUCIBILITÀ IDRAULICA SATURA CONCENTRAZIONI Natura e composizione...47 Pagina 3

4 Abbondanza...47 Dimensioni...47 MACROPOROSITÀ Pori...48 Abbondanza...48 Dimensioni...48 Fessure (vuoti planari compresi interamente nell ambito dell orizzonte)...48 Quantità...48 Dimensioni...48 PELLICOLE Abbondanza...49 Spessore...49 Localizzazione...49 FACCE DI PRESSIONE E SCORRIMENTO Tipo...49 Abbondanza...50 RADICI Dimensioni...50 Quantità...50 Andamento...50 ATTIVITÀ BIOLOGICA Tipo...50 Quantità...51 EFFERVESCENZA ALL HCL Grado...51 Localizzazione...51 STIMA DELLA DENSITÀ APPARENTE CAMPIONAMENTO CARATTERI E QUALITA DEL SUOLO...53 FALDA SUPERFICIALE Tipo di falda...53 Tipo di alimentazione...54 Profondità dal piano campagna al limite superiore...54 Profondità dal piano campagna al limite inferiore...54 Durata annuale cumulativa...54 RISCHIO DI INONDAZIONE Frequenza...54 Durata...55 SCORRIMENTO SUPERFICIALE (RUN-OFF) PROFONDITÀ UTILE ALLE RADICI ACCESSIBILITÀ, LIMITAZIONI ED IMPEDIMENTI ALL'APPROFONDIMENTO DELLE RADICI PROFONDITÀ DELLA ROCCIA GESTIONE DELLE ACQUE Tipo...57 Scopo...57 DRENAGGIO INTERNO CLASSIFICAZIONE E CORRELAZIONE...59 CLASSIFICAZIONE FAO Anno di edizione...59 Sottounità...59 Specificatori delle sottounità (terzo livello)...59 CLASSIFICAZIONE SOIL TAXONOMY Anno di edizione Soil Taxonomy...59 Ordine...59 Sottordine...59 Grande Gruppo...59 Sottogruppo...59 Classe tessiturale...59 Classe mineralogica...59 Classe di reazione...59 Pagina 4

5 Classe di temperatura del suolo...59 Classe di attività dei cationi di scambio...59 Altre caratteristiche...59 CLASSIFICAZIONE WRB Anno di edizione WRB...59 Gruppo pedologico di riferimento (1 livello)...59 Unità di livello inferiore (2 livello; 1 qualificatore) qualificatore qualificatore qualificatore...60 DESCRIZIONE DEI PRINCIPALI CARATTERI E QUALITÀ FUNZIONALI DEL SUOLO COLLEGAMENTO DEL PROFILO ALLE UNITÀ TIPOLOGICHE DI SUOLO Unità tipologica...60 Sottounità tipologica...60 Grado di correlazione...60 COLLEGAMENTO DELLA T RIVELLATA AL PROFILO ALLEGATI...61 Glossario dei termini geomorfologici...61 Glossario dei termini per l origine di materiali parentali organici...66 Glossario dei termini per l origine di materiali non consolidati...66 QUALITA DEL SUOLO DERIVATE Sensibilità all incrostamento superficiale potenziale...69 Capacità depurativa del suolo...69 Capacità di accettazione delle piogge...69 Gruppo idrologico...70 Stima AWC (Available Water Capacity, capacità di acqua disponibile)...70 Stima della stabilità degli aggregati...73 Stima della capacità d aria...73 Metodo di conversione dello scheletro da volume in peso...74 Classificazione della composizione granulometrica del substrato inconsolidato correlata alla metodologia del Progetto CARG...76 Tavole sinottiche per la stima percentuale di copertura...79 Metodo di stima della C.S.C...82 Stima della quantità del contenuto in sostanza organica...83 Stima della saturazione in basi...84 CODICI DI CLASSIFICAZIONE FAO SOIL MAP OF THE WORLD, REVISED LEGEND Sottounità...86 Specificatori delle sottounità (terzo livello )...64 CLASSIFICAZIONE SOIL TAXONOMY Ordine...88 Sottordine...88 Grande gruppo...88 Sottogruppo...91 Classi mineralogiche...94 Classi granulometriche...94 Classi di temperatura...95 Classi di reazione...96 Classi di attività dei cationi di scambio...96 Altre famiglie...96 WORLD REFERENCE BASE (WRB98) Gruppo pedologico WRB...97 Unità dei livelli inferiori...97 Prefisso...97 BIBLIOGRAFIA...98 INDICE ANALITICO Pagina 5

6 PREMESSA Questo manuale è frutto di una collaborazione attuata tra l Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo di Firenze e la Regione Toscana nell ambito dei progetti "Metodologie pedologiche: definizione di criteri e specifiche per la realizzazione, conservazione, aggiornamento e consultazione della carta dei suoli d Italia in scala 1: " e Realizzazione della banca dati dei suoli della Regione Toscana volta alla realizzazione di una guida per la descrizione dei suoli in campagna funzionale alle esigenze operative della Regione Toscana e compatibile con le metodologie messe a punto a livello nazionale. Il manuale riprende il lavoro fatto nell ambito del progetto Cartografia pedologica nelle Unità Operative Territoriali del sud Italia (Gardin et al., 1998) e lo integra con i risultati del progetto SINA, sottoprogetto Banca dati dei suoli (Sulli e Costantini, 1999a, 1999b) e del progetto Metodologie pedologiche, in particolare sottoprogetto 2, gruppo di lavoro Manuale di rilevamento (Carnicelli e Wolf, 2001) e gruppo di lavoro Metodologie divulgative, a cura di C. Scotti e G. Sarno, ed infine del Manuale delle procedure per un Database Georeferenziato dei Suoli Europei versione 1.1. Sono presenti inoltre indicazioni e contributi forniti da altri sottoprogetti, in particolare dai sottoprogetti di validazione delle metodologie nelle regioni del centro e nord Italia. Allo stesso tempo, il manuale è stato reso coerente con la banca dati delle osservazioni pedologiche e delle unità tipologiche predisposta dal Centro Nazionale di Cartografia Pedologica (www.issds.it/cncp). Significato delle sigle dei riferimenti bibliografici più usati; altri riferimenti in bibliografia. Carnicelli e Wolf (2001): progetto Metodologie pedologiche, sottoprogetto 2, gruppo di lavoro Manuale di rilevamento, a cura di Carnicelli S., Wolf U. e Ferrari G.A. Costantini (1991): Costantini E. e Favi E., in: Cremaschi M. e Rodolfi G, (a cura di ).Il Suolo. NIS, Roma 1991 DBEU (1999): Manuale delle procedure per un Database Georeferenziato dei Suoli Europei versione 1.1 FAO (1990): FAO - Guidelines for Soil Description (1990) ISSDS (1997): si intende quanto previsto per il manuale e per il database proposto dal gruppo di lavoro dell Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo di Firenze RER (1995): si intende quanto riportato nella Normativa tecnica generale - carta dei suoli regionale scala 1: redatta dall ufficio pedologico della Regione Emilia -Romagna (1995) Sanesi (1977): CNR - Guida alla descrizione del suolo (1977) Shoeneberger (1998): Shoeneberger P.J., Wysocky D.A., Benham E. C., Broderson W.D. (1988). Field Book for describing and sampling soils ver. 1.1 NSSC USDA SSM (1993): Soil Survey Manual ed SINA (1999): Banca Dati dei Suoli così come sviluppata nel relativo sottoprogetto del progetto SINA Pagina 6

7 INTRODUZIONE Note sulle variabili da rilevare Le singole variabili possono essere: CODIFICATE: sono riportati il codice e la descrizione dei codici; possono essere numerici o alfanumerici. Alcuni codici validi per tutte le variabili codificate sono riportati qui di seguito: non rilevabile variabile per cui è stata verificata l impossibilità di descrizione nel momento del rilevamento (ad es. determinare la larghezza massima di fessure in suoli con caratteri vertici quando il suolo è molto umido da tempo), ma non assente Codici numerici assente variabile di cui è stata verificata l assenza 0 non rilevata Variabile non rilevata, dato mancante; in nota si potrà spiegarne le cause 999 Gli spazi lasciati in bianco vengono identificati in sede di Banca Dati come "missing" cioè "dati mancanti" ovvero come variabile non determinata, non rilevata, per cui se al rilevatore preme far osservare che una variabile ricade nelle due categorie sopra citate, deve specificarlo utilizzando i codici appropriati. NON CODIFICATE: si riferiscono essenzialmente a variabili quantitative non classate; sono riportati il numero delle cifre richieste, l'eventuale presenza di decimali, come descrivere la variabile e l'unità di misura di riferimento (metri, millimetri, percentuali in peso o in volume, etc). Sono anche indicate classi di raggruppamento di importanza tassonomica o applicativa, per avere un riferimento ai valori limite su cui porre l'attenzione, e se possibile da evitare nella descrizione per non rendere incerta una classificazione a partire da questi valori. Per le variabili non codificate relative all abbondanza, se il carattere è assente occorre immettere sempre 0 (ze ro); se non è determinato lasciare il campo vuoto; solo in nota si potrà specificare la causa della non rilevazione della variabile (non pertinente, ritenuta non importante, non rilevabile in quel momento). IN FORMA DI NOTA: la descrizione della variabile è libera. Alcune variabili vengono compilate esclusivamente sotto forma di nota, altre variabili invece presentano una parte codificabile e una parte sotto forma di nota. La possibilità di compilare note deve essere intesa per tutte le variabili, anche quando non espressamente riportata. Riferimenti generali Per la descrizione del suolo si considera la profondità standard del profilo di 2 metri mentre la larghezza di almeno 1,5 metri. Nella lavagnetta che sarà posta in alto a sinistra sopra al metro, verrà indicata la data, il codice del rilevamento, il tipo e il numero dell'osservazione e la località (Località + Comune) di riferimento. Si avrà cura di fotografare il profilo in posizione frontale, escludendo le pareti laterali di scavo, e di fotografare il paesaggio a cui il profilo si riferisce. Pagina 7

8 ANAGRAFE DELL OSSERVAZIONE Codice del rilevamento Variabile non codificata; si consiglia una lettera seguita da due numeri; es. V01. Tipo di osservazione Variabile codificata; segnare il tipo di osservazione secondo le seguenti codifiche: Codice P T O Q Descrizione Profilo Trivellata Osservazione superficiale, speditiva Pozzetto, profilo non standard Numero dell osservazione Variabile non codificata; segnare il numero progressivo dell' osservazione. Data Variabile non codificata; è riferita al giorno della descrizione dell'osservazione. Codice dei rilevatori Variabile codificata; è necessario che a ciascun rilevatore sia assegnato un codice. Provincia e comune Variabile codificata; indicare il codice della provincia e del comune; è preferibile usare i codici Istat. Località Variabile non codificata; indicare il nome della località più vicina al punto di osservazione. CARTA TOPOGRAFICA Si intende il supporto cartaceo ove vengono riportate in campagna le osservazioni pedologiche. Tipo di carta Variabile codificata; Codice Descrizione 1 IGM 2 CTR 3 ALTRE Denominatore della scala Variabile codificata; Codice Descrizione Sigla della carta Variabile non codificata; es. 119 III NO Pagina 8

9 AEROFOTO Indicare volo, strisciata e numero della foto aerea su cui si riporta l osservazione. Volo Variabile non codificata; indicare l anno, la denominazione del volo aereo o la scala della foto. Strisciata Variabile non codificata; indicare la sigla della strisciata del volo. Numero di foto Variabile non codificata; indicare il numero del fotogramma. COORDINATE La variabile fuso può essere omessa nella scheda se l'area di rilevamento ricade in un solo fuso; non tralasciare invece di inserirla nel database. Fuso Variabile non codificata; ci si riferisce al fuso del sistema UTM; per l Italia 32 e 33 o Gauss-Boaga: fuso est e fuso ovest. Coordinate Variabile non codificata; viene richiesta l'approssimazione massima a 10 m. es. E N FOTO DEL PROFILO Di ciascuna foto scattata si inserisca la sigla identificativa della fotografia, data dal concatenamento dei seguenti codici: codice di rilevamento, tipo di osservazione, numero di osservazione, soggetto della fotografia (vedi tabella qui sotto), numero foto (numero progressivo per ogni soggetto della foto). La sigla identificativa della foto costituisce anche il nome del file del formato digitale. Soggetto della fotografia: Codice Descrizione P Profilo nella sua interezza L Paesaggio a cui il profilo si riferisce S Stazione, intorno del profilo O Particolare di uno o più orizzonti o figure pedogenetiche Esempio: LG1P22P2 identificativo della foto LG1P22P2.jpg nome del file del formato digitale Sigla rilevamento LG1 Sigla tipo di osservazione P Numero di osservazione 22 Sigla soggetto della fotografia P Numero della fotografia 2 Pagina 9

10 CARATTERI DELLA STAZIONE Si intende per stazione o sito l area ristretta intorno all osservazione puntiforme, mentre per ambiente l area più vasta necessaria per individuare e caratterizzare in modo corretto le relazioni tra paesaggio e suolo osservato. TOPOGRAFIA Quota Variabile non codificata; si esprime in metri sul livello del mare. Specificare se valore negativo. Pendenza Variabile non codificata; rilevare con appositi strumenti il valore della pendenza della stazione arrotondato all'unità. Per le aree di pianura tale valore può essere compilato a tavolino. Si riportano, da Costantini E. (1991), le classi di pendenza attualmente in uso: Descrizione Classe in % Superficie pianeggiante < 5 Superficie a debole pendenza 6-13 Superficie a moderata pendenza Superficie a forte pendenza Superficie scoscesa Superficie molto scoscesa > 60 Si riporta una tabella di corrispondenza tra valori di inclinazione espressi in angoli e valori di pendenza espressi in percentuale: Valori inclinazione e pendenza corrispondenza angolo valore % % Angolo Angolo % 0 0,00 0,1 0,2 1 0,34 1 1,7 2 1,09 2 3,5 5 2,52 5 8,7 10 5, ,3 15 8, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,7 I valori degli angoli sono espressi in gradi e primi sessagesimali. Pagina 10

11 Esposizione Variabile non codificata; immettere il valore dell azimut nord in gradi sessagesimali. es. esposizione nord = 360, esposizione sud = 180, esposizione nord-ovest = 270 ; per pendenze <5% immettere 0 (zero). Nord 360 NO 315 NNO 338 NNE 23 NE 45 ONO 293 ENE 78 Ovest 270 Est 90 OSO 248 ESE 113 SO 225 SSO 203 SSE 158 SE 135 Sud 180 CARATTERI DELLA SUPERFICIE Aspetti superficiali Variabile codificata; da Ca rnicelli e Wolf (2001). ASPETTI PEDO e BIOLOGICI ASPETTI ANTROPOGENICI STATO DEL SUOLO Codice Descrizione Codice Descrizione Codice Descrizione FE fessurazione LS livellato o spianato AR arato di recente CS croste strutturali SS assolcato LL altre lavorazioni CD croste sedimentarie SP sistemato a porche CC coltura o inerbimento in atto ES efflorescenze saline CM compattato da macchine NN nudo post raccolto o sfalcio US complessi organo-sodici compattato da vegetazione spontanea su suolo CA NE dispersi animali agricolo SM self-mulching AL altri spandimento recente di sostanza OO organica AS cumuli da animali scavatori TL turricole da lombrichi TT GL RI GI AL gallerie interfaccia suoloneve rimescolamento da mammiferi gilgai altri PP AL pacciamato copertura di materiali tecnologici di scarto Copertura percentuale di materiale organico non decomposto Variabile non codificata; da ISSDS (1997); inserire il valore percentuale stimato utilizzando le tavole sinottiche di riferimento riportate in Appendice. altri Pagina 11

12 Rocciosità Variabile non codificata; specificare la percentuale di copertura degli affioramenti rocciosi (materiale con diametro >50 cm, non rimuovibile con le normali lavorazioni). Se il carattere è assente immettere 0 (zero). Si riportano, da ISSDS 97, le classi di rocciosità attualmente in uso: Descrizione Classe in % assente 0 scarsamente roccioso 0-2 roccioso 2-10 molto roccioso estremamente roccioso roccia affiorante >90 Pietrosità superficiale Variabile non codificata; per ciascuna delle seguenti classi dimensionali, da SSM (1993): Descrizione Classe in cm pietrosità piccola (ghiaia) <7,5 pietrosità media (ciottoli) 7,5-25 pietrosità grande (pietre e massi) immettere il valore percentuale di abbondanza. Se il carattere è assente immettere 0 (zero) per ogni classe. Si riportano, da ISSDS 97, le classi di abbondanza attualmente usate: Descrizione Classe in % assente 0 molto scarsa 0-0,3 scarsa 0,3-1 comune 1-3 frequente 3-15 abbondante molto abbondante affioramento di pietre >90 La tabella successiva può servire come aiuto nella stima della frequenza superficiale di elementi grossolani, secondo le classi dimensionali di appartenenza. I valori di distanza sono intesi come distanza media in metri tra i bordi di un elemento ed i 5 elementi più vicini della stessa dimensione. I calcoli sono originali (da Carnicelli e Wolf 2001) e non confrontabili con quelli riportati da USDA-SCS. (1) (2) Frequenza % Distanza, IN METRI, fra elementi grossolani di diametro: 1,2 cm (1) 7,5 cm 14 cm (2) 25 cm 40 cm 0, ,1 0,35 2, ,3 0,2 1,3 2,3 4,2 6,5 1 0,11 0,7 1,3 2,3 3,5 2 0,08 0,5 0,9 1,6 2,5 3 0,06 0,4 0,7 1, ,05 0,3 0,5 1 1,5 15 0,03 0,16 0,3 0,5 0,8 25 0,02 0,12 0,2 0,4 0,6 40 0,013 0,08 0,15 0,25 0,4 50 0,01 0,06 0,12 0,21 0, ,006 0,035 0,06 0,12 0, ,003 0,02 0,04 0,07 0, ,001 0,01 0,017 0,03 0,05 Ø medio geometrico; classe 0,2-7,5 cm Ø medio geometrico; classe 7,5-25 cm Pagina 12

13 Nella tabella non sono elaborati valori percentuali superiori ad 85 perché per occupare uno spazio maggiore i frammenti grossolani devono presentarsi accatastati (spazio a tre dimensioni e non più a due, come nel modello utilizzato per il calcolo percentuale tramite distanze), oppure in miscele con molte dimensioni. Fessure in superficie Variabili non codificate; indicare per un area di circa 100 m 2 il numero, la lunghezza, la larghezza e la profondità (valori più frequenti di circa 10 misurazioni) in cm delle fessure presenti in superficie; se le fessure sono assenti immettere 0 (zero) al numero di fessure. USO DEL SUOLO E VEGETAZIONE Uso del suolo Variabile codificata. Secondo le codifiche sottoelencate, da ISSDS 97, usare il livello con maggiore (es. 230) o minore (es. 200) approssimazione a seconda dell opportunità. Codice Descrizione 100 coltura foraggera permanente 110 prato permanente asciutto 120 prato permanente irriguo 200 seminativo avvicendato 210 frumento, orzo, avena 220 mais, sorgo, (ciclo estivo) 230 risaia 240 coltura orticola in pieno campo 250 barbabietola da zucchero 260 soia 270 prato avvicendato 280 erbaio 290 seminativo arborato 291 seminativo arborato a olivo 292 seminativo arborato a vite 293 seminativo arborato a olivo e vite 294 seminativo arborato a frutteto misto 300 coltura agraria legnosa 310 vigneto 311 vigneto con olivo secondario 320 frutteto 321 pomacee 322 drupacee 340 castagneto da frutto 350 noceto 360 piccoli frutti 370 oliveto 371 oliveto con vigneto secondario 380 agrumeto 390 altre 400 coltura arborea forestale 410 pioppeto 420 resinose 430 latifoglie 500 bosco ceduo 510 ceduo di latifoglie caducifoglie 520 ceduo di latifoglie sempreverdi 530 ceduo invecchiato e/o degradato 540 ceduo appena utilizzato 600 bosco ad altofusto 610 fustaia latifoglie senza ceduo dominato 620 fustaia conifere senza ceduo dominato 630 fustaia mista senza ceduo 660 area appena tagliata a raso 670 fustaia lat. con ceduo dominato 680 fustaia conif. con ceduo dominato 700 bosco misto e altre situazioni 710 ceduo composto 720 ceduo coniferato 730 ceduo composto e coniferato 740 bosco degradato(copertura <20%) 800 pascolo 810 pascolo arborato e/o cespugliato 820 prato-pascolo 900 altre utilizzazioni 910 suolo nudo 911 calanco 912 corpo o nicchia di frana 913 nevaio e ghiacciaio 950 verde attrezzato 960 scavo antropico 970 cava 971 torbiera 981 corso d acqua 982 lago 983 spiaggia e duna costiere 984 area urbana 985 area umida 986 marcita Pagina 13

14 Tipo di vegetazione reale Variabile codificata; secondo le codifiche sottoelencate, da ISSDS 97, usare i codici con maggiore (es. B13) o minore (es. B00) approssimazione a seconda dell opportunità. Codice A00 A01 A02 A03 A04 A05 A06 A07 A08 B00 B01 B02 B03 B04 B05 B06 B07 B08 B09 B10 B11 B12 B13 B14 B15 B16 B17 B18 C00 C01 C02 C03 C04 D00 D01 D02 D03 D04 D05 D06 D07 Descrizione formazione di latifoglie sempreverdi lecceta prevalenza di leccio con sempreverdi a prevalenza di leccio con decidue a prevalenza di sughera a prevalenza di sempreverdi secondarie mista solo sempreverdi mista con decidue piantagione di eucalipto formaz. di latifoglie a riposo invernale a prevalenza di roverella a prevalenza di cerro a prevalenza di farnia a prevalenza di rovere a prevalenza di frainetto a prevalenza di robinia a prevalenza di olmo a prevalenza di pioppo tremulo a prevalenza di castagno a prevalenza di carpino nero e frassino prevalenza di carpino bianco prevalenza di faggio faggeta faggeto abetina mista solo decidue mista con latifoglie sempreverdi mista con conifere a prevalenza di ontano napoletano formazione di latifoglie igrofile saliceto saliceto a pioppi alneto (ontano nero e bianco) formazione a frassino angustifolia formazione di aghifoglie termofile pineta di pino domestico pineta di pino d Aleppo formazione dominata da pino marittimo cipresseta mista con latifoglie sempreverdi mis ta con latifoglie decidue formazione a pino insigne E00 E01 E02 E03 E04 E05 E06 E07 E08 E09 F00 F01 F02 F03 F04 G00 G01 G02 G03 G04 G05 G06 H00 H01 H02 H03 H04 H05 I00 I01 I02 I03 I04 I05 I06 I07 I08 I09 formazione di aghifoglie meso e microtermiche bosco di pino silvestre formazione di pino nero d'austria pineta di pino laricio pineta di pino calabro abetina piantagione di douglasia peccete lariceto formazione chiusa arbustiva (mugheto) formazione arbustiva termoxerofila macchia mediterranea stadio più o meno aperto di bassi arbusti ericeto ginestreto (Genista, Ulex) formazione arbustiva mesotermofila corileto ginestreto a Cytisus scoparius calluneto roveto felceto misto formazione arbustiva microtermica ontaneto (ontano verde) rodoreto vaccinieto mugo-ericeto formazione di arbusti prostrati formazione erbacea formazione erbacea infestante delle colture prateria mediterranea prateria montana formazione erbacea pioniera su detrito formazione erbacea pioniera su greto fluviale prateria pioniera di altitudine formazione erbacea nitrofila e ruderale erbe e suffrutici alofiti costieri erbe acquatiche e palustri Grado di copertura della vegetazione Variabile codificata, da ISSDS 97. Codice Descrizione Copertura in % 1 estremamente basso <10 2 molto basso basso alto molto alto >75 Pagina 14

15 MORFOMETRIA Curvatura del sito Variabile codificata. Indicare la geometria prevalente del sito rispetto alle sezioni verticale ed orizzontale passanti per il punto di osservazione. In generale le dimensioni areali cui fare riferimento per la stima della curvatura sono in termini metrici o decametrici, e quindi la curvatura va riferita al sito. Fonte del dato: Shoenberger (1998). Codice Sezione verticale Sezione orizzontale LL lineare lineare LC lineare concavo LV lineare convesso CL concavo lineare CC concavo concavo CV concavo convesso VL convesso lineare VC convesso concavo VV convesso convesso Esempio di definizione della curvatura in ambiente collinare e montano (da Sulli e Costantini, 1999b) Pagina 15

16 MORFOLOGIA E composta dalle voci natura della forma ed elemento morfologico, entrambi da valutare per differenti scale di percezione. Le parti che sono oscurate nella sottostante tabella indicano variabili che non ha senso compilare alla scala considerata, in quanto un unico elemento morfologico non può spaziare in termini uniformi per chilometri, né la natura della forma può esistere compiutamente su una superficie di poche decine di m 2. I valori dimensionali indicati per la scala sono orientativi; non è necessario il rispetto rigido, mentre è invece fondamentale la rappresentazione delle diverse scale di percezione. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Tipologia Scala km 2 (1) Scala hm 2 (2) Scala dm 2 (3) Natura della forma Elemento morfologico Immaginiamo di aprire un profilo in ambiente montano, su di un versante inciso da vallecole, in una porzione di questo interessata da dissesti gravitativi (del tipo soil slip). Il profilo è collocato sulla schiena che divide due vallecole secondarie. La sintesi della posizione morfologica potrà essere codificata come segue: Tipologia Scala km 2 (1) Scala hm 2 (2) Scala dm 2 (3) Natura della forma EV EDF Elemento morfologico SCS Se invece il sito del profilo si trovasse in un paesaggio uguale al precedente, ma anziché sulla schiena fosse sul versante di una vallecola (in cui le linee di deflusso sono grosso modo parallele), non lontano dalla linea di displuvio, per cui la superficie adiacente più alta è una sommità e quindi ha pendenza minore, la sintesi della posizione morfologica sarebbe codificata come segue: Tipologia Scala km 2 (1) Scala hm 2 (2) Scala dm 2 (3) Natura della forma EV EDF Elemento morfologico VAFS Natura della forma Per natura della forma si intendono, specificamente, le modalità di genesi della morfologia che si sta esaminando. In ambienti di pianura, la natura della forma, alla scala di percezione più dettagliata, rappresenta il supporto morfologico per l individuazione della sottounità di suolo. Le voci incluse sono quindi selezionate come rilevanti da questo punto di vista. Sono omessi i termini descrittivi di natura geometrica, poiché questa informazione viene già fornita dalla morfometria e dall elemento morfologico, e risulterebbe ridondante. Sono incluse soltanto le forme sulle quali esiste una certa probabilità di trovare un suolo di estensione sufficiente da meritare di essere rilevato. Variabile codificata; la codifica è su 2 livelli; il primo livello (colonna di sinistra) ha natura generale, è inteso come onnicomprensivo ed è obbligatorio. Il secondo livello si sforza di comprendere tutti i casi noti e rilevanti, ma non ha l ambizione di esservi riuscito. Si raccomanda, se nessuna variabile del secondo livello risulta pienamente adeguata, di indicare la forma al primo livello e riportare in nota la descrizione della natura della forma. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). A00 AV AT AA AR AG AU FORME DI ORIGINE ANTROPICA Livellamento, versante rimodellato Versante terrazzato Area di accumulo Area archeologica Arginatura per canale o altra opera Area urbanizzata ATI ATD ATM ATC AAD AAR ARR ARD integro degradato terrazzamento meccanizzato versante ciglionato discarica di rifiuti o inerti riporto di terra area archeologica in rilievo area archeologica depressa Pagina 17

17 C00 CD CV CI CR CP FORME DI ORIGINE CARSICA Depressione carsica Valle fluvio -carsica Versante carsificato Ripiano carsificato Pietraia carsica (griza o grisè) CDD CDC CDV CDA CDU CDR CDE CDP CDT CDI CDH CVT CVV CVA CVC dolina a fondo piatto dolina di crollo dolina di subsidenza dolina aperta uvala uvala di crollo uvala aperto polje polje aperto rilievo residuale (chicot) hum ripiano con tracce di reticolo fluvio-carsico valle secca valle cieca o valle di sorgente canyon carsico S00 SD SR SV SC SS FORME DERIVANTI DA STRUTTURA E TETTONICA Depressione tettonica (graben) Rilievo tettonico (horst) Versante di faglia Cuesta Superficie strutturale SSD superficie strutturale dissecata SSO superficie strutturale ondulata V00 VR VA VT VC VL VD VP FORME DI ORIGINE VULCANICA Cratere Caldera Depressione vulcano-tettonica Cono vulcanico Colata lavica Cupola o domo lavico Plateau vulcanico VRM VCC VCS VCP VCL cratere di esplosione (maar) cono di cenere cono di scorie cono poligenico cono di lava W00 WD WI WA WE FORME DI ORIGINE EOLICA Dune Area interdunale Area di accumulo eolico Superficie o conca di deflazione WDS WDP WDA WIL dune stabilizzate dune spianate duna appoggiata area interdunale periodicamente allagata (lama) Pagina 18

18 E00 FORME DEL MODELLAMENTO EROSIVO 1 EF Versante/i in frana EFN EFC ED Versante/i dissestato/i EDR EDS EDF EDC EDB EDI EDL EL Versante/i lineare ELN ELR ELA ELS EV Versante con vallecole EVN EVA EVR EVS EVI EVC EVR EVP EVE EVT EI Versante aggradato sospeso con vallecole EIC EIR EIP EIE EIT EC Canale di valanga EG Pediment o glacis d erosione ET Rilievo residuale (tor) ES Superficie di spianamento ESP ESS ESD ER Resto di terrazzo EA Forme di accumulo EAS EAC EAV EAT EAP nicchia di frana corpo di frana versante dissestato da creep (reptazione) versante dissestato da soliflusso versante dissestato da frane di suolo (soil slips) versante con calanchi versante con biancane incisione catastrofica cartografabile colata da trasporto in massa non aggradato regolare aggradato aggradato sospeso non aggradato non aggradato, in incisione catastrofica regolare regolare, in incisione catastrofica aggradato aggradato, in incisione catastrofica aggradato con vallecole riempite a conca aggradato con vallecole riempite a fondo piatto aggradato con vallecole reincise aggradato con vallecole in reincisione catastrofica con vallecole in incisione catastrofica con vallecole riempite a conca con vallecole riempite a fondo piatto con vallecole reincise con vallecole in reincisione catastrofica forma spianata forma semispianata forma dissecata falda di detrito da crollo (talus) cono (o coni coalescenti) di detrito cono di valanga torbiera di versante glacis d accumulo P00 PT FORME DI ORIGINE FLUVIALE (IN PIANURA) Terrazzo fluviale PTI PTO PTX PTY terrazzo dissecato terrazzo con superficie ondulata terrazzo con tracce di canali intrecciati terrazzo con tracce di canali singoli Pagina 19

19 PP PC PD F00 FA FL FT PTM paleoalveo a canale singolo, su terrazzo PTB paleoalveo a canali intrecciati, su terrazzo PTR basso terrazzo Piana pedemontana PPC conoide PPE conoidi coalescenti PPD depressione di interconoide PPX paleoalveo a canali intrecciati, su conoide PPY paleoalveo a canale singolo, su conoide PPF glacis d accumulo Piana alluvionale (in piana bonificata sostituire la lettera C della sigla con la B; ad es. PBD, PBI, ecc.) PCD dosso in pianura alluvionale PCI isola fluviale PCF alveo attivo a canali intrecciati PCG golena PCN argine naturale (levee) PCT area di tracimazione PCZ depressione PCV ventaglio o canale di rotta PCC ventaglio o canale di rotta distale PCE piana alluvionale elevata PCB bacino interfluviale PCM paleoalveo a canale singolo PCW paleoalveo a canali intrecciati PCX area con tracce di canali intrecciati PCY area con tracce di canali singoli Delta (in delta bonificato sostituire la lettera D della sigla con la E; ad es. PEP, PED, ecc.) PDP piana deltizia PDD dosso in piana deltizia PDA argine naturale (levee) PDT area di tracimazione PDZ depressione PDW alveo inattivo PDV ventaglio di rotta PDB bacino intercanale FORME DI FONDOVALLE Piana alluvionale di fondovalle (in piana bonificata sostituire la lettera A della sigla con la B; ad es. FBA, FAF, ecc.) FAA fondovalle indifferenziato FAF alveo attivo a canali intrecciati FAM alveo di corso effimero o semieffimero FAY fondovalle con tracce di canali singoli FAX fondovalle con tracce di canali intrecciati FAB fondovalle con substrato roccioso subaffiorante FAR fondovalle riempito FAS fondovalle sospeso Piana di riempimento e/o prosciugamento lacustre (In piana bonificata sostituire la lettera L della sigla con la D; ad es. FDM, FDS, ecc.) FLM a prevalenza minerale FLS a prevalenza minerale, sospesa FLO a prevalenza organica (torbiera) Terrazzo fluviale FTI dissecato FTO con superficie ondulata FTX con tracce di canali intrecciati FTY con tracce di canali singoli Pagina 20

20 FC FE FR FS Conoidi Terrazzo d erosione Conca di riempimento complesso Conca di riempimento complesso, sospesa FCC FCE FCD FCF conoide conoidi coalescenti depressione di interconoide glacis d accumulo G00 GC GS GN GG GT GB GF GM GD FORME GLACIALI E PERIGLACIALI Circo glaciale Conca di sovraescavazione Nicchia di nivazione Valli glaciali Terrazzo di erosione glaciale Colata di blocchi (e rock glaciers) Forme di accumulo fluvioglaciali Rilievi morenici Superficie interessata da crioturbazione GSR GGU GGS GFK GFS GFR GMF GML GMA GMI GMD conca di sovraescavazione riempita valle glaciale ad U valle glaciale sospesa esker piana di alluvionamento proglaciale (Sandur) rilievi di alluvionamento proglaciale (Kame) morena frontale morena laterale morena di fondo, morena di ablazione depressione intermorenica drumlin M00 FORME DI ORIGINE MARINA, LAGUNARE E LACUSTRE MT Terrazzo marino ML Terrazzo lacustre MA Piattaforma d abrasione MAP piede di falesia (talus) MP Piana costiera (in piana bonificata sostituire la lettera P della sigla con la B; ad es. MBF, MBS, ecc.) MPF piana di fango MPS piana di sabbia MPP palude MPC cordone MPD duna MPM canale di marea MPA piana di marea MPL fascia di oscillazione lacustre 1 In caso che si adattino più definizioni, al di la di quanto indicabile con le diverse scale di percezione, fare riferimento alla definizione che influenza maggiormente i caratteri e la distribuzione dei suoli. Pagina 21

21 Elemento morfologico Riunisce i concetti di posizione rispetto alla forma e di geometria del sito rispetto all ambiente. Variabile codificata fino al secondo livello (due lettere). Seguire la chiave semplice di seguito; se la risposta è sì, procedere a destra, se no, verso il basso. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Si No la superficie è pianeggiante, e estesa abbastanza da rendere trascurabili i processi di versante le superfici adiacenti sono più alte, con pendenza maggiore, in almeno due direzioni Piano le superfici adiacenti sono anch'esse Pianura PP P pianeggianti o corpi d'acqua altro Ripiano PR le superfici adiacenti sono più alte in Depressione D tutte le direzioni le superfici adiacenti sono più alte in due opposte o tre direzioni le superfici adiacenti sono più le superfici adiacenti sono più basse in basse, con pendenza maggiore, tutte le direzioni in almeno due direzioni Sommità S le superfici adiacenti sono più basse in opposte due o tre direzioni, e poco diverse nelle altre le superfici adiacenti sono più basse in due direzioni opposte e più alte nelle altre due una superficie adiacente più alta è una sommità, piano o depressione aperta, le più basse sono depressioni o piani altro Versante V la superficie adiacente più alta è una sommità o piano la superficie adiacente più bassa è una depressione o piano altro Depressione chiusa DC Depressione aperta DA Culmine Cresta Sella Versante semplice Parte alta del versante Parte bassa del versante Parte media del versante SU SC SS VS VA VB VM Pianura PP Ripiano PR Depressione chiusa DC Depressione aperta DA la linea di impluvio è pianeggiante Depressione aperta DAA la linea di impluvio ha una Doccia DAD pendenza prevalente Culmine SU Cresta SC la linea di displuvio è pianeggiante Cresta SCC o ondulata la linea di displuvio ha una Schiena SCS pendenza prevalente Sella SS la linea di displuvio è ondulata Sella SSS drenaggio parallelo Faccia VSF Versante semplice VS drenaggio radialmente divergente Naso VSN drenaggio radialmente convergente Testa VST Parte alta del versante drenaggio parallelo Faccia VAF VA drenaggio radialmente divergente Naso VAN drenaggio radialmente convergente Testa VAT Parte media del versante drenaggio parallelo Faccia VMF VM drenaggio radialmente divergente Naso VMN drenaggio radialmente convergente Testa VMT Parte bassa del versante drenaggio parallelo Faccia VBF VB drenaggio radialmente divergente Naso VBN drenaggio radialmente convergente Testa VBT Pagina 22

22 Gli elementi di versante, escluso il versante semplice, si qualificano ulteriormente secondo le loro relazioni con le superfici a monte e a valle, in base alle voci e alla tabella seguenti. A pendenza crescente: La superficie adiacente più alta ha pendenza minore, la più bassa ha pendenza maggiore o uguale A pendenza decrescente: La superficie adiacente più alta ha pendenza maggiore, la più bassa ha pendenza minore o uguale A pendenza massima : Le superfici adiacenti più alte e più basse hanno pendenza minore A pendenza minima : Le superfici adiacenti più alte e più basse hanno pendenza maggiore, oppure la superficie ha una pendenza opposta a quella generale del versante A pendenza A pendenza A pendenza massima A pendenza minima crescente decrescente Faccia VAF Spalla, VAFS - Costa, VAFC - Naso VAN Spalla, VANS - Costa, VANC - Testa VAT Spalla, VATS - Costa, VATC - Faccia VMF Spalla, VMFS Fianco, VMFF Costa, VMFC Gradino, VMFG Naso VMN Spalla, VMNS Fianco, VMNF Costa, VMNC Gradino, VMNG Testa VMT Spalla, VMTS Fianco, VMTF Costa, VMTC Gradino, VMTG Faccia VBF - Piede, VBFP Costa, VBFC - Naso VBN - Piede, VBNP Costa, VBNC - Testa VBT - Piede, VBTP Costa, VBTC - Pagina 23

23 GEOLOGIA Descrizione della formazione geologica Indicare il numero di foglio geologico della Carta geologica d Italia al , la sigla della formazione e il suo nome per esteso. Se vi sono altre carte geologiche più dettagliate, es. CARG, aggiungere in nota il codice di altre carte geologiche e la sigla ed il nome della formazione riportato sulla carta. Descrizione del substrato Per substrato si intende la formazione rocciosa, consolidata o no, che si trova al di sotto del materiale parentale (vedi definizione più avanti). Si descriva ciò che è osservabile direttamente in campagna, nel profilo o in posizioni limitrofe. A seconda del tipo di substrato si descrivono differenti caratteri; esso può essere consolidato, non consolidato minerale, non consolidato organico. a) Substrato consolidato Litotipo Variabile codificata, fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Y Non rilevabile; usare anche per substrati non omogenei, con frequenti differenziazioni MA0000 ROCCE MAGMATICHE MA1000 ROCCE IGNEE MA1100 ROCCE PLUTONICHE DA ACIDE AD INTERMEDIE MA1101 Granito MA1102 Granodiorite MA1103 Diorite MA1104 Tonalite MA1105 Sienite MA1106 Monzonite MA1200 ROCCE PLUTONICHE DA BASICHE AD ULTRABASICHE MA1201 Gabbro MA1202 Anortosite MA1203 Peridotite MA1204 Pirossenite MA2000 ROCCE VULCANICHE E IPOABISSALI MA2100 ROCCE IPOABISSALI E VULCANICHE CONSOLIDATE MA2101 Riolite MA2102 Porfido MA2103 Dacite MA2104 Latite MA2105 Trachite MA2106 Andesite MA2107 Basalto MA2108 Fonolite MA2109 Nefrite MA2110 Nefelinite MA2111 Leucitite MA2112 Ossidiana MA2200 ROCCE VULCANICHE PIROCLASTICHE MA2201 Tephra MA2202 Surge Deposito da flusso piroclastico; comprende le ignimbriti MA2203 Cenere Depositi piroclastici di dimensioni <2 mm MA2204 Ceneri di caduta Ceneri con strutture dicaduta riconoscibili. I materiali sono legati a risalita di gas nel flusso piroclastico, che le porta al di sopra del flusso stesso con successiva ricaduta in ambiente atmosferico MA2205 Pomici, scorie e brecce Pomice: roccia vetrosa vescicolata, generalmente di colore chiaro e bassa densità. Si dis tingue dalle scorie per diverso colore in quanto le scorie sono più scure e più dense, senza riferimento al chimismo. La breccia (vulcanica) indica depositi costituiti da frammenti di roccia a Pagina 24

24 spigoli vivi in matrice fine da scarsa ad assente MA2206 Depositi piroclastici Da processi fluviali, lacustri o marini rimaneggiati SE0000 ROCCE SEDIMENTARIE SE1000 ROCCE SEDIMENTARIE CLASTICHE SE1100 ROCCE SEDIMENTARIE CLASTICHE CONSOLIDATE O POCO CONSOLIDATE SE1101 Conglomerato o Costituita per >25% da granuli di dimensioni >2 mm rudite SE1102 Arenite Classe granulometrica dominante sono le sabbie, di qualsiasi origine e composizione SE1103 Silcarenite a Il termine arenaria indica una composizione silicoclastica. Dovrebbe cemento siliceo essere quindi ristretto alla sole silcareniti, con un contenuto di SE1104 Silcarenite a granuli silicoclastici >50% cemento calcareo SE1105 Calcarenite Prevalenza di granuli carbonatici (>>50%) SE1106 Siltite Classe granulometrica dominante il limo, di qualsiasi origine e composizione SE1107 Argillite Classe granulometrica dominante l argilla. Solo sedimenti cementati o sovraconsolidati SE1108 Torbidite Strati alternati arenitico/siltitici ed argillosi (emipelagiti); da risedimentazione per flussi gravitativi in acque profonde. Sinonimo obsoleto: flysch SE1109 Marna Rocce clastiche o miste (clastico/chimiche) composte da argille e carbonato di calcio in quantità comprese tra circa 35 e 65%. Argille marnose e Marne argillose sono termini intermedi tra argille e marne. Marne calcaree e Calcari marnosi sono termini intermedi tra marne e calcari SE1110 Calcare clastico (calcirudite) Roccia costituita per >25% da granuli >2mm, con composizione prevalente carbonatica (es. brecce legate ad ambienti di piattaforma carbonatica) SE1111 Diaspri SE1112 Lignite SE2000 ROCCE SEDIMENTARIE EVAPORITICHE E/O DI ORIGINE ORGANOGENA E/O DI PRECIPITAZIONE CHIMICA SE2001 Calcare SE2001E Calcare evaporitico SE2001F Calcare fossilifero Roccia composta principalmente da frammenti carbonatici di origine biologica SE2001O Calcare oolitico e pisolitico SE2001L Calcare lacustre SE2001C Calcare cavernoso SE2001S Calcare selcifero SE2002 Travertino SE2003 Dolomia SE2004 Diatomite SE2005 Gesso e anidrite SE2006 Alite Corpi rocciosi la cui composizione principale è data da cloruro di sodio ed eventualmente altri sali di natura evaporitica SE2007 Selce ME0000 ROCCE METAMORFICHE Si considerano le più diffuse od a cui si possono ricondurre la maggior parte dei tipi presenti in Italia ME1001 Scisto ME1002 Fillade ME1003 Quarzite ME1004 Gneiss ME1005 Serpentinite ME1006 Anfibolite ME1007 Granulite Pagina 25

25 ME1008 ME1009 ME1010 ME1011 ME1012 ME1013 ME1014 ME1015 Eclogite Migmatite Marmo Calcescisto Metamorfiti di contatto Breccia tettonica Cataclasite Milonite Stato di alterazione Variabile codificata; fonte del dato: FAO 1990, modificato. Si osserva sulla frazione >2 mm di materiali minerali quando presente, con l esclusione del caso del sedimento di suolo, che, se rilevante, va descritto in nota. Codice Descrizione LA fresco o leggermente alterato alterazione assente o molto debole AA poco alterato l alterazione parziale è evidenziata da cambiamento di colore tra l interno e l esterno; il nucleo interno rimane relativamente inalterato e la consistenza originale è perduta in piccola parte RA mediamente alterato L alterazione della parte esterna induce arrotondamento di frammenti angolari in origine e/o riduzione dimensionale. MA fortemente (molto) alterato tutti i minerali primari (esclusi i più resistenti) sono alterati; i materiali grossolani si possono rompere o addirittura sbriciolare con un debole sforzo. Soluzioni di continuità Variabile codificata, fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Codice CA CF CV Descrizione assenti fessurato vacuolare CFE CFM CFP fratture distanti <10 cm fratture distanti >10 e <100 cm fratture distanti >100 cm Durezza Variabile codificata, fonte del dato: Shoeneberger (1998). Codice Descrizione D Duro L escavazione con piccone con colpi da sopra la testa è da moderatamente e marcatamente difficile a impossibile S Soffice Criteri del contatto paralitico secondo Soil Taxonomy b) Substrato non consolidato minerale Origine Vedi stessa variabile in materiale parentale. Granulometria Vedi stessa variabile in materiale parentale. Stato di alterazione Vedi stessa variabile in substrato consolidato minerale. Qualità dei materiali minerali Vedi stessa variabile in materiale parentale. c) Substrato non consolidato organico Stato di alterazione dei materiali organici Variabile codificata. In base alla scala di Von Post. Pagina 26

26 Codice Distinguibilità delle strutture dei tessuti vegetali Caratteri del liquido che cola dalle dita Materiale che fuoriesce tra le dita Residuo che rimane in mano Stato di decomposizione H0 ottima (inalterate) pulito e assente brunogiallastro H1 molto buona chiaro nessuno non pastoso torbido, bruno praticamente assente H2 buona molto scarso H3 pastoso scarso H4 moderata molto poco molto pastoso moderato H5 scarsa, più evidente circa 1/3 in nei materiali estremamente volume elevato strizzati pastoso H6 scarsa molto torbido circa 1/2 H7 circa 2/3 assente, solo residui legnosi molto elevato assente poco decomposti H8 quasi tutto praticamente quasi completo H9 tutto nessuno completo Orizzonti genetici dei suoli organici Fibric (Hi) Hemic (He) Sapric (Ha) NB. Le sigle per orizzonti di suolo organico riportate in questa tabella sono quelle indicate da ST, anche se non esiste una perfetta coincidenza tra le definizioni di Von Post ed i criteri discriminanti usati da ST (USDA-NRCS ). Qualità dei materiali organici Variabile codificata. Codice Definizione EF depositi emiorganici fibrosi EP depositi emiorganici non fibrosi OE depositi organici erbacei (in genere) OG depositi organici da graminacee OS depositi organici a sfagni e/o muschi OL depositi organici legnosi MI depositi organici eterogenei AL altri depositi organici (specificare in nota) d) Descrizione del materiale parentale Per materiale parentale (o materiale genitore) si intende il materiale non consolidato (incoerente, debolmente coerente, pseudocoerente od anche coerente, se la cementazione è dovuta a processi pedogenetici) da cui il suolo deriva. Origine Variabile codificata. La seguente tabella, da Carnicelli e Wolf (2001), riguarda l origine dei materiali parentali e dei substrati non consolidati. EO GL DEPOSITI EOLICI (Non vulcanici) Deposito eolico DEPOSITI GLACIALI Depositi glaciali o fluvioglaciali EOS EOL EOF Sabbie eoliche Loess Deposito eolico fine GLA Deposito glaciale assiale GLS Deposito glaciale laterale GLM Deposito glaciale frontale GLF Deposito glaciofluviale Pagina 27

27 MATERIALI NON TRASPORTATI RE Residuo DEPOSITI PREVALENTEMENTE GRAVITATIVI CO Colluvio CR Depositi di crollo CF Depositi di frana CL Depositi di colata MATERIALI DIVERSI Y Depositi di origine sconosciuta DA Depositi antropici MATERIALI ORGANICI OO Depositi organici OT Torba DEPOSITI VULCANICI VF Depositi freato-magmatici VV Depositi piroclastici (tephra) VP Depositi piroclastici da caduta VC Depositi di colata piroclastica (tufi non cementati) VL Lahar DEPOSITI IN O DA ACQUE AC Sedimenti marini litoranei AM Sedimenti marini AL Sedimenti lacustri, o fluviolacustri GLL GLP RED RES REC Deposito glaciolacustre Deposito periglaciale Detrito in posto Saprolite Residuo di dissoluzione COA Depositi da lavorazioni agricole AVG Glacis d accumulo CLD CLT Colata di detrito Colata di fango COA Depositi da lavorazioni agricole DAA Riporti di terra a fini agricoli DAU Riporti di terra a fini non agricoli DAR Rifiuti DAC Inerti di cava DAI Scarti di miniera o industriali ACE ACS ACD ACP ACC ACT ACF ACB ACR Depositi di estuario Depositi di spiaggia Sabbie di cordone Depositi di palude salmastra Depositi di canale tidale Depositi di piana tidale Depositi di falesia o costa alta Depositi cementati da carbonati Depositi cementati da sostanza organica e/o ossidi AMR Sedimenti marini grossolani AMS Sabbie marine AMP Argille e limi marini AMC Sedimenti marini con assetto caotico, o indifferenziato ALR ALS ALF ALD Sedimenti lacustri grossolani Sabbie fluviolacustri Argille e limi fluviolacustri Fanghi diatomitici Pagina 28

28 AP AF AV Sedimenti palustri Sedimenti fluviali Depositi di versante ALC Fanghi calcarei OF Fanghi organici 1 APM Prevalentemente minerali APO Prevalentemente organici APV Misti AFC AFP AFB AFH AFF Depositi di canale Depositi di piena ad alta energia Depositi di piena a bassa energia Colmate Depositi di conoide AFF Depositi di conoide AVA Alluvioni di versante AVG Glacis d accumulo Composizione granulometrica Adattata sulla base dei raggruppamenti e modificatori riportati dal Soil Survey Manual e dalla Field Guide for Soil Description (semplificati). Per i frammenti grossolani: informalmente e per comodità, i termini fanno solo riferimento alle classi dimensionali; frammenti a spigoli vivi, strettamente non definibili come ghiaia, ciottoli o pietre, si considerano comunque con questi termini; la distinzione in base alla forma è introdotta con la variabile seguente. La quantità si intende in volume sull intero volume dello strato (vuoti compresi). La classe dimensionale da usare nella denominazione è la più grande, a meno che una classe inferiore non rappresenti almeno (circa) il doppio in volume. Esempio: una sabbia con il 30% di ghiaia e il 14% di ciottoli è una sabbia molto ghiaiosa, mentre con il 20% di ghiaia e il 12% di ciottoli è una sabbia ciottolosa. Per le definizioni della classi di materiali grossolani, vedere al capitolo sullo scheletro degli orizzonti. Variabile codificata. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). La seguente tabella riguarda la composizione granulometrica dei materiali parentali e dei substrati non consolidati. Codice Classe Descrizione MATERIALI FINI Frammenti grossolani <15% S Sabbioso Classi USDA: sabbiosa, sabbiosa franca A Argilloso Classi USDA: argilloso-sabbiosa, argilloso-limosa, argillosa M Limoso o franco Classi USDA: tutte le altre MATERIALI MISTI Frammenti grossolani >15% e <90% Classe dei materiali fini con l aggiunta di: GG Ghiaioso Frammenti grossolani 15-35%, di cui più di 2/3 ghiaia MG Molto ghiaioso Frammenti grossolani 35-65%, di cui più di 2/3 ghiaia EG Estremamente ghiaioso Frammenti grossolani 65-90%, di cui più di 2/3 ghiaia CC Ciottoloso Frammenti grossolani 15-35%, di cui più di 1/3 ciottoli MC Molto ciottoloso Frammenti grossolani 35-65%, di cui più di 1/3 ciottoli EC Estremamente ciottoloso Frammenti grossolani 65-90%, di cui più di 1/3 ciottoli PP Pietroso Frammenti grossolani 15-35%, sia ghiaia che ciottoli <2 volte le pietre MP Molto pietroso Frammenti grossolani 35-65%, sia ghiaia che ciottoli <2 volte le pietre EP Estremamente pietroso Frammenti grossolani 65-90%, sia ghiaia che ciottoli <2 volte le pietre Esempi: SGG, SMG, SEG, ACC, AMC, AEC etc. MATERIALI Frammenti grossolani >90% GROSSOLANI F Frammentale, con l aggiunta di: G Ghiaioso Frammenti grossolani >90%, di cui più di 2/3 ghiaia C Ciottoloso Frammenti grossolani >90%, di cui più di 1/3 ciottoli P Pietroso Frammenti grossolani >90%, sia ghiaia che ciottoli <2 volte le pietre Esempi: FG, FC, FP MATERIALI PIROCLASTICI Anche se rielaborati, purché riconoscibili TC Cenere Elementi >2 mm <15% Pagina 29

29 TCP Cenere con pomici Elementi >2 mm 15-65%, elementi >2 mm per oltre i 2/3 <64 mm, chiari con densità bassa 1 TCS Cenere con scorie Elementi >2 mm 15-65%, elementi >2 mm per oltre i 2/3 <64 mm, scuri con densità alta 2 TCB Cenere con bombe Elementi >2 mm 15-65%, elementi >2 mm per oltre 1/3 >64 mm TP Pomici Elementi >2 mm >65%, per oltre i 2/3 <64 mm, chiari con densità bassa 1 TS Scorie Elementi >2 mm >65%, per oltre i 2/3 <64 mm, scuri con densità alta 2 TB Bombe Elementi >2 mm >65%, per oltre 1/3 >64 mm 1 tipiche del vulcanismo acido/medio 2 tipiche del vulcanismo basico Qualità dei materiali minerali La variabile consente di dichiarare la composizione dei materiali minerali anche quando il litotipo non sia riconoscibile. Variabile codificata. Codice Descrizione SA salino GS gessoso CA calcareo DO dolomitico CD calcareo e dolomitico SI silicatico PC piroclastico MM misto, molto eterogeneo SS sedimento di suolo (1) AL altro Y non determinabile, ignoto (1) materiale che mostra caratteri chiaramente dovuti alla pedogenesi, ma la cui organizzazione non è quella di un orizzonte di suolo, interpretato come materiale di suolo trasportato dopo la pedogenesi. Relazioni fra parent material e substrato Variabile codificata, da ISSDS 97. Si intende evidenziare il tipo di rapporto esistente fra il materiale parentale dal quale si è originato il suolo e il substrato sottostante. Codice Tipo di relazione Definizione 1 assente non esiste nessun rapporto fra i due; es. copertura loessica su roccia calcarea 2 imperfetto esiste un rapporto debole fra i due; es. colluvio di materiale a litologia calcarea e cristallina su substrato calcareo 3 stretto esiste un rapporto totale fra i due: essi coincidono; es. materiale di alterazione calcareo su substrato calcareo EROSIONE E DEPOSIZIO NE Erosione reale: tipo e intensità Variabile codificata. Fonte del dato: ISSDS (1997). Codice Descrizione 0 assenza di erosione 1 erosione idrica diffusa moderata (sheet erosion) 2 erosione idrica incanalata moderata (rill erosion) 3 erosione idrica incanalata forte (gully erosion) 4 erosione eolica moderata 5 erosione eolica forte 6 erosione di massa per crollo 7 erosione idrica diffusa forte 8 erosione di massa per scivolamento e scoscendimento 9 soliflussione e creeping Pagina 30

30 Area interessata da erosione Variabile codificata; si intende indicare la percentuale di superficie della stazione che è interessata dai fenomeni erosivi sopra indicati. Fonte del dato: FAO (1990) Codice Classe in % > 50 Deposizione Variabile codificata; fonte del dato: ISSDS 97. Codice Descrizione 0 assenza di deposizione 1 deposizione idrica 2 deposizione eolica 3 deposizione gravitazionale Pagina 31

31 DESCRIZIONE DEL PROFILO Codice orizzonte Variabile codificata. Per l indicazione degli orizzonti minerali e organici e per i requisiti di ogni suffisso, vedasi Keys to Soil Taxonomy ed. 1998, Soil Survey Manual ed. 1993, Field Guide for Soil Description ed Fare uso delle lettere principali O A E B C R (indicando se presenti le transizioni es. AB, BC... o la compresenza di più orizzonti es. A/B, E/B...) e dei suffissi sotto elencati: Suffisso Criteri di determinazione a sostanza organica fortemente decomposta (humus) b orizzonte sepolto c concrezioni o noduli d strato addensato (impedente la penetrazione radicale) e sostanza organica moderatamente decomposta f suolo permanentemente ghiacciato o ghiaccio (permafrost); non stagionale; ghiaccio sottosuperficiale continuo ff suolo permanentemente ghiacciato (permafrost secco ); non stagionale; ghiaccio non continuo g forte gleyificazione h accumulo illuviale di complessi organici i sostanza organica poco o non decomposta j accumulo di jarosite jj evidenze di crioturbazione k accumulo di carbonati secondari m forte cementazione pedogenetica n accumulo pedogentico di sodio scambiabile o accumulo di ferro e alluminio residuali (pedogentici) p strato arato o con altri disturbi di origine antropica q accumulo di silice secondaria r roccia alterata s accumulo illuviale di ferro ed alluminio ss facce di scivolamento t accumulo di argilla illuviale v plintite w sviluppo di aggregazione e evidenze di colo razione (all interno di B) x caratteri di fragipan y accumulo pedogenetico di gesso z accumulo pedogenetico di sali più solubili del gesso ORIZZONTI DIAGNOSTIC I Orizzonti diagnostici Soil Taxonomy Variabile codificata; vengono considerati gli orizzonti definiti dalla Soil Taxonomy (ed. 1998). Orizzonti diagnostici superficiali : Epipedon 01 antropico 02 histico 03 mollico 04 ochrico 05 melanico 06 plaggen 07 umbrico Orizzonti diagnostici subsuperficiali 08 agrico 09 albico 10 argillico 11 calcico 12 cambico 13 duripan 14 fragipan 15 gypsico 16 kandico 17 natrico 18 oxico 19 petrocalcico 20 petrogypsico 21 salico 22 sombrico 23 spodico 24 sulfurico 25 glossico 26 placico Pagina 32

32 Orizzonti diagnostici World Reference Base Variabile codificata; vengono considerati gli orizzonti diagnostici per il WRB (ed. 1998). Orizzonti diagnostici superficiali 01 antraquico 02 chernico 03 histico 04 idragrico 05 irragrico 06 melanico 07 mollico 08 plaggico 09 ochrico 10 ortico 11 terrico 12 umbrico Orizzonti diagnostici subsuperficiali 13 albico 14 andico 15 argico 16 calcico 17 cambico 18 cryico 19 durico 20 ferralico 21 ferrico 22 folico 23 fragico 24 fulvico 25 gypsico 26 natrico 27 nitico 28 petrocalcico 29 petrodurico 30 petrogypsico 31 petroplintico 32 plintico 33 salico 34 spodico 35 solforico 36 takyrico 37 vertico 38 vitrico 39 yermico PROFONDITÀ, SPESSORE E LIMITE INFERIORE Profondità del limite inferiore dell'orizzonte Variabile non codificata; si indichi in cm il limite inferiore minimo, medio e massimo dell orizzonte. Per gli orizzonti/strati posti al di sopra del piano di riferimento con valore zero, la profondità si indica con valore 0 (zero) in tutti i campi, mentre si dichiarano i dati misurati per la variabile successiva SPESSORE. In caso di limite inferiore non visibile, cioè non raggiunto dall osservazione, indicare la misura della profondità della parte visibile sotto MINIMA ed utilizzare il valore 99 (non determinabile) sotto MEDIA e MASSIMA. La compilazione di tutti e tre i campi (min, med, max) è obbligatoria. Spessore Si riporti lo spessore minimo, medio e massimo dell orizzonte (in cm); esempio Limiti Profondità limite inferiore (cm) Spessore (cm) minimo medio massimo minimo medio massimo Oi Ap Btx 40-60/ BC 60/80-100/ C 100/120-? NB: da notare che i valori relativi alla profondità media, e allo spessore minimo medio e massimo, non sono sempre immediatamente deducibili dal limiti. Tipo Variabile codificata; Codice Descrizione 1 abrupto se il passaggio avviene entro 2 cm 2 chiaro se il passaggio avviene tra 2-5 cm 3 graduale se il passaggio avviene tra 5-15 cm 4 diffuso se il passaggio avviene tra oltre 15 cm 5 sconosciuto non raggiunto

33 Andamento Variabile codificata; Codice Descrizione 1 lineare senza ondulazioni 2 ondulato ondulazioni più larghe che profonde 3 irregolare ondulazioni più profonde che larghe 4 discontinuo con interruzioni 5 a glosse con penetrazioni a forma di lingua; tipicamente di un orizzonte eluviale in un orizzonte illuviale sottostante ORIZZONTI ETEROGENEI Se siamo in presenza di orizzonti eterogenei, complessi, e si ritiene importante separarne la descrizione, si descrivano i due orizzonti in sequenza con le stesse profondità. Si potrà aggiungere in nota la natura e le caratteristiche del loro rapporto. Es Ap2/Bk si descrive l Ap2 da 40 a 80 con le sue carateristiche e il Bk da 40 a 80 con le sue caratteristiche. In nota si potrà riportare la percentuale dell uno e dell altro e tutte le altre specifiche ritenute imp ortanti. esempio Designazione orizzonte Profondità limite inferiore (cm) Descrizione dei caratteri dell orizzonte minimo medio massimo Ap 0-40 Ap Descrizione dell Ap Ap2/Bk Ap2/Bk oppure Ap2/ Descrizione dell Ap2 Ap2/Bk oppure /Bk Descrizione del Bk UMIDITÀ Variabile codificata; Codice Descrizione 1 secco contenuto idrico inferiore o uguale al punto di appassimento 2 umido contenuto idrico tra il punto di appassimento e la capacità di campo 3 molto umido (senza acqua libera) contenuto idrico prossimo alla capacità di campo 4 bagnato contenuto idrico superiore alla capacità di campo, presenza di acqua libera COLORE DELLA MASSA Da rilevare, secondo l opportunità, sia umido che secco. Indicare il colore con il codice Munsell e il tipo di determinazione e localizzazione. Colore Variabile non codificata; secondo le tavole Munsell indicare Hue, Value e Chroma Modalità di determinazione e localizzazione Variabile codificata. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Scegliere la modalità di descrizione più opportuna secondo le caratteristiche del suolo e le finalità del rilevamento. Codice Descrizione di modalità e localizzazione Note MS superfici di piccoli aggregati Gli aggregati di dimensioni medie o grandi devono essere sempre rotti per il/i colore/i di massa interno MB faccia di rottura (broken) Colore della superficie non naturale, ottenuta con la rottura dell'aggregato o massa non aggregata MF frantumato Con campioni minerali ML frantumato e lisciato (rubbed, crushed & smoothed), solo umido Con materiali minerali, umidi od inumiditi appositamente, e colori troppo variegati. Serve per individuare un colore medio dominante Pagina 34

34 MR MP frantumato e lisciato (rubbed) pressato, da umido a bagnato Con materiali organici FIGURE DI OSSIDO-RIDUZIONE E SCREZIATURE Suddivise in principali e secondarie; se presenti altre, specificare in nota. Colore Variabile non codificata; secondo le tavole Munsell indicare Hue, Value e Chroma. I colori sono normalmente riferiti a condizioni di suolo umido, altrimenti specificare in nota. Abbondanza Variabile non codificata; indicare il valore percentuale rilevato; se assenti immettere 0 (zero); si riporta per confronto le seguenti classi di abbondanza; Descrizione Classe in % assenti 0 molto scarse 0-2 scarse 2-5 comuni 5-15 molte abbondanti dominanti >50 Tipo e localizzazione Variabile codificata. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Codice Descrizione OMR masse in condizioni di riduzione, o impoverite, in assenza di aree di arricchimento di Fe +++ o Mn visibili OMI masse impoverite di ferro, in presenza di aree di arricchimento di Fe +++ o Mn visibili OMF masse arrichite di Fe +++(*) OCI masse intorno a pori o strutture organiche, con impoverimento di ferro OCF masse intorno a pori o strutture organiche, con arricchimento di Fe +++ OFI facce di aggregati, con impoverimento di ferro OFF facce di aggregati, con arricchimento di Fe +++ LIT screziature dovute a litocromia (*) si intendono materiali di suolo in cui la percentuale prevalente sia comunque costituita dalla massa originaria Dimensioni Variabile non codificata; indicare il valore medio in mm delle screziature; si riportano, da SSM (1993), le seguenti classi dimensionali: Descrizione Classe in mm piccole < 5 medie 5-15 grossolane > 15 Evidenza Variabile codificata; da SSM (1993). Codice Descrizione 1 debole screziature con stesso hue della matrice che differiscono per 1 chroma o 2 value 2 distinta screziature con stesso hue della matrice che differiscono per 2-4 chroma o 3-4 value o che hanno hue di una pagina vicina (2.5 unità) e non più di 1 chroma e 2 di value 3 screziature con hue di due pagine vicine (5 unità) e stesso chroma e value, o almeno 1 chroma e marcata 2 value se hue differisce di una pagina (2.5 unità) Pagina 35

35 TESSITURA In questo manuale viene chiamata classe tessiturale USDA quella definita nel SSM (1993) come textural class, viene invece chiamata classe granulometrica Soil Taxonomy quella definita nelle chiavi della Soil Taxonomy (1998) come particle-size class. Variabile non codificata; inserire le stime percentuali delle frazioni granulometriche relative (argilla, sabbia totale, sabbia molto fine e scheletro < 75 mm) (*). Sulla scheda di campagna così come nella banca dati è importante segnalare la stima della tessitura per ciascun orizzonte, in modo particolare per quelli che non saranno analizzati. Classe tessiturale USDA Si riporti la stima effettuata in campagna. Variabile codificata; riferita alla terra fine ( < 2mm), secondo il triangolo USDA che prevede le seguenti misure delle particelle : Particella Classe in mm argilla <0,002 limo 0,002-0,050 sabbia molto fine 0,050-0,100 sabbia fine 0,100-0,250 sabbia media 0,250-0,500 sabbia grossolana 0,500-1,0 sabbia molto grossolana 1,0-2,0 e le seguenti classi: A argilla 40% o più di argilla, 45 % o meno di sabbia e meno del 40% di limo AL argilla limosa 40% o più di argilla e 40 % o più di limo AS argilla sabbiosa 35% o più di argilla e 45 % o più di sabbia FLA franco limoso argillosa Dal 27% (compreso) al 40 % (escluso) di argilla e 20% o meno di sabbia FA franco argillosa Dal 27% (compreso) al 40 % (escluso) di argilla e dal 20% (escluso) al 45 % (compreso) di sabbia. FSA franco sabbioso argillosa Dal 20 % (compreso) al 35 % (escluso) di argille, meno del 28 % di limo e più del 45 % di sabbia FL franco limosa 50% o più di limo e dal 12 % (compreso) al 27 % (escluso) di argilla, o dal 50 % al 80 % (escluso) di limo e meno del 12 % di argilla. L limo 80 % o più di limo e meno del 12 % di argilla F franca Dal 7 % (compreso) al 27 % (escluso) di argilla, dal 28 % (compreso) al 50 % (escluso) di limo e 52 % o meno di sabbia. FS franco sabbiose Dal 7 al 20 % di argilla, più del 52% di sabbia, e % di limo più 2 volte % di argilla è maggiore o uguale di 30; o meno del 7% di argilla, meno del 50 % di limo e più del 43% di sabbia. 25% o più di sabbia molto grossa e grossa e meno del 50% di ogni altro tipo FSG franco sabbioso grossolana di sabbia FSM franco sabbiosa 30% o più di sabbia molto grossa, grossa e media, ma meno del 25% di sabbia molto grossa e meno del 30% di sabbia fine e molto fine FSF franco sabbioso fine 30% o più di sabbia fine e meno del 30% di sabbia molto fine o 15-30% di sabbia molto grossa, grossa e media FSV franco sabbioso molto fine 30% o più di sabbia molto fine o 40% o più di sabbia fine e molto fine metà della quale è costituita da sabbia molto fine, ed inoltre meno del 15% di sabbia molto grossa, grossa e media SF sabbie franche Tra il 70 e il 91 % di sabbia e % di limo più 1,5 volte % di argilla è uguale o maggiore di 15; e % di limo più 2 volte % di argilla è minore di 30 SFG sabbia franca grossolana 25% o più di sabbia molto grossa e grossa e meno del 50% di ogni altro tipo di sabbia SFM sabbia franca 25% o più di sabbia molto grossa, grossa e media e meno del 50% di sabbia fine e molto fine SFF sabbia franca fine 50% o più di sabbia fine; oppure meno del 25% di sabbia molto grossa, grossa e media e meno del 50%di sabbia molto fine SFV sabbia franca molto fine 50% o più di sabbia molto fine S sabbie Più dell 85% di sabbia e % di limo più 1,5 volte % di argilla è minore di 15. Pagina 36

36 SAG sabbia grossolana 25% o più di sabbia molto grossa e grossa e meno del 50% di ogni altro tipo di sabbia SAM sabbia 25% o più di sabbia molto grossa, grossa e media e meno del 50% di sabbia fine e molto fine SAF sabbia fine 50% o più di sabbia fine; oppure meno del 25% di sabbia molto grossa, grossa e media e meno del 50% di sabbia molto fine SAV sabbia molto fine 50% o più di sabbia molto fine Si ricorda che se è presente dello scheletro, la classe tessiturale va qualificata con gli aggettivi appositi (vedi variabile scheletro). Es. con classe tessiturale franco limosa con scheletro = 10% di 10 mm di diametro, la classe tessiturale diventa: franco limosa debolmente ghiaiosa media con classe tessiturale sabbioso franca con scheletro = 38% di 200 mm di diametro, la classe tessiturale diventa: sabbioso franca molto ciottolosa Triangolo tessiturale USDA Classi USDA: 1: argilloso 2: argilloso limoso 3: franco argilloso limoso 4: argilloso sabbioso 5: franco argilloso sabbioso 6: franco argilloso 7: limoso 8: franco limoso 9: franco 10: sabbioso 11: sabbioso franco 12: franco sabbioso Y% Z% X% Il triangolo riportato sopra è del tipo a tre entrate (argilla Y, limo Z e sabbia X). Pagina 37

37 Il triangolo riportato sopra è del tipo a due entrate (argilla e sabbia hanno valori costanti per le perpendicolari ai rispettivi assi) e prevede la determinazione del limo per differenza. Le due cifre riportate nei punti di intersezione sono rispettivamente la percentuale relativa all argilla e quella relativa alla sabbia Classe granulometrica Soil Taxonomy Variabile codificata; sono riportate le classi granulometriche Soil Taxonomy di più comune utilizzo; per l elenco completo vedere in allegato la variabile Classe granulometrica del sistema di classificazione Soil Taxonomy. a) scheletro (frammenti di roccia con diametro >= 2 mm) >35% pietre, ciottoli, ghiaia e sabbia molto grossolana; la quantità di terra fine è troppo piccola per FRM frammentale riempire alcuni degli interstizi più larghi di 1 mm di diametro la terra fine è sufficiente a riempire alcuni degli interstizi più larghi di 1 mm di diametro SKS scheletrico sabbiosa la terra fine è sabbiosa SKF scheletrico franca la terra fina è franca SKA scheletrico argillosa la terra fine è argillosa b) scheletro (frammenti di roccia con diametro >= 2 mm) <35% SAB sabbiosa la terra fine è una sabbia più grossa della sabbia molto fine o una sabbia franca più grossa della sabbia molto fine franca FRA franca la terra fine è una sabbia molto fine franca, una sabbia molto fine o una tessitura più fine; l' argilla è inferiore al 35% FGR franco il 15% o più delle particelle è costituito da sabbia fine ( ) o più grossolana grossolana compresi i frammenti di roccia fino a 75 mm; nella terra fine l'argilla è < 18% FFI franco fine il 15% o più delle particelle è costituito da sabbia fine ( ) o più grossolana compresi i frammenti di roccia fino a 75 mm; nella terra fine l'argilla è > 18% e <35% LGR limosa meno del 15% delle particelle è costituito da sabbia fine ( ) o più grossolana grossolana compresi i frammenti di roccia fino a 75 mm; nella terra fine l'argilla è < 18% LFI limosa fine meno del 15% delle particelle è costituito da sabbia fine ( ) o più grossolana compresi i frammenti di roccia fino a 75 mm; nella terra fine l'argilla è > 18% e <35% ARG argillosa la terra fine contiene il 35% o più di argilla AFI fine la terra fine contiene dal 35 al 59% di arg illa AMF molto fine la terra fine contiene il 60% o più di argilla Pagina 38

38 Triangoli classi granulometriche Soil Taxonomy Per la determinazione delle classi indicate nel primo triangolo deve essere considerata solo la terra fine ( < 2 mm). Le sigle tra parentesi indicano le classi con scheletro > 35% in volume. Per la determinazione delle classi franche (secondo triangolo), per la % di sabbia deve essere considerato come base di calcolo l insieme della terra fine e della ghiaia ( < 75 mm), e la sabbia molto fine deve essere sottratta dalla % della sabbia totale. Nella classe granulometrica sabbiosa (SAB) la sabbia molto fine deve essere minore del 50% (cioè la sabbia deve essere più grossolana delle classi tessiturali della sabbia molto fine o della sabbia franca molto fine); altrimenti si rientra nella classe franca. Pagina 39

39 SCHELETRO Frammenti litoidi superiori a 2 mm di diametro. Diviso in principale e secondario e altro; se presenti altre tipologie, specificare in nota. Abbondanza Variabile non codificata; indicare la percentuale in volume. Se il carattere è assente immettere 0 (zero); si riportano da SSM (1993), le classi di abbondanza più diffuse e l'aggettivo da preporre all aggettivo dimensionale (es. scarsamente ghiaioso ) da usare per la classe tessiturale: Descrizione Classe in % Aggettivo assente 0 scarso 0-5 scarsamente comune 5-15 scarsamente frequente abbondante molto molto abbondante >70 estremamente Dimensioni Variabile non codificata; inserire le dimensioni in mm del diametro (forma dello scheletro da 1 a 4) o della lunghezza (forma dello scheletro 5 (piatta)) più frequenti; si riportano le classi dimensionali più in uso, da SSM (1993) e l'aggettivo per la classe tessiturale. Descrizione (forme arrotondate, subarrotondate, angolari, irregolari) Classe in mm Aggettivo ghiaia fine 2-5 ghiaioso fine ghiaia media 5-20 ghiaioso medio ghiaia grossolana ghiaioso grossolano ciottoli ciottoloso pietre pietroso massi > 600 pietroso a blocchi Descrizione (forma piatta) Classe in mm Aggettivo schegge scheggioso scaglie scaglioso pietre pietroso massi > 600 pietroso a blocchi Forma Variabile codificata; indicare la forma dello scheletro riferendosi ai seguenti criteri, da Schoenemberger (1998): Codice Descrizione Criteri di definizione 1 arrotondata la superficie dello scheletro è regolare e le linee di raccordo non presentano spigoli vivi 2 subarrotondata la superficie presenta lievi irregolarità (profondità delle cavità sempre inferiore ad un terzo della loro dimensione minore) ma le linee d i raccordo non presentano spigoli vivi 3 angolare la superficie delle facce è regolare o lievemente irregolare e le linee di raccordo presentano spigoli vivi 4 irregolare la superficie è irregolare e le linee di raccordo presentano spigoli vivi e/o arrotondati 5 piatta lo scheletro presenta una dimensione inferiore alla metà delle altre; Litotipo Variabile codificata; vedi stessa variabile in substrato consolidato minerale. Stato di alterazione Variabile codificata; quella che segue è la stessa tabella del substrato consolidato minerale. Pagina 40

40 Codice Definizione Descrizione LA fresco o leggermente alterato alterazione assente o molto debole AA poco alterato l alterazione parziale è evidenziata da cambiamento di colore tra l interno e l esterno; il nucleo interno rimane relativamente inalterato e la consistenza originale è perduta in piccola parte RA mediamente alterato L alterazione della parte esterna induce arrotondamento di frammenti angolari MA fortemente (molto) alterato in origine e/o riduzione dimensionale. tutti i minerali primari (esclusi i più resistenti) sono alterati; i materiali grossolani si possono rompere o addirittura sbriciolare con un debole sforzo. ph DI CAMPAGNA Variabile non codificata; da determinare in campagna con apposita attrezzatura o reagenti. CONSISTENZA Resistenza a rottura e grado di cementazione Variabili codificate; la resistenza a rottura su aggragati è obbligatoria. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). La resistenza a rottura su aggregati va in parte a sostituire ed integrare in modo più articolato i vecchi termini di struttura "incoerente" (single grain) e "massiva". La verifica della resistenza a rottura si realizza su uno o più cubetti isodimensionali di 3 cm di lato. Se il campione non è ottenibile perché le particelle non sono aggregate e si separano prontamente, oppure l'evidenza dell'aggregazione è molto debole, la resistenza a rottura è di tipo "sciolto" (SC), mentre se è possibile ottenere uno o più blocchetti standard si eseguirà la prova di resistenza, assegnando all'orizzonte la classe di competenza secondo i codici e le istruzioni che seguono. Caratteristiche di resistenza il campione di riferimento si frantuma (si deforma) applicando uno sforzo per il tempo di 1 secondo Resistenza a rottura Aggregati e campioni standard isodimensionali di ~3 cm di lato condizioni secche(1) condizioni umide(2) campione non ottenibile SC sciolto SC sciolto DE si ottiene a malapena un campione; nessuno sforzo tra pollice ed indice (<1 N) minimo (<3 N) tra pollice ed indice estremamente modesto (<8 N) esercitato tra pollice ed indice molto modesto (<20 N) tra pollice ed indice modesto (<40 N) tra pollice ed indice distesi; la forza necessaria è molto inferiore al massimo sforzo che la maggior parte dei rilevatori può esercitare lentamente notevole (<80 N) tra pollice ed indice distesi; quasi il massimo sforzo che la maggior parte dei rilevatori può esercitare SO soffice MF PD AD poco duro abbastan za duro DU duro MR molto friabile Croste ed aggregati lamellari lunghi ~1 1,5 cm DM DB DP FR friabile FP condizioni secche(1) estremam. debole molto debole debole poco debole poco forte RE resistente FO forte 3 molto resistente FM molto forte Grado di cementazione Aggregati e campioni standard isodimensionali di ~3 cm di lato dopo un ora di immersione in acqua non cementato estrem. debole molto debole 4 debole Pagina 41

41 moderato (<160 N) esercitato tra molto estrem. estrem. MD ER FE le mani a tenaglia duro resistente forte 5 moderato sotto il piede (<700 N) contro una estrem. poco superficie dura, con tutto il peso ED PR duro rigido del corpo (circa 70 kg) 6 forte colpo di martello di 2 kg lasciato cadere da <15 cm (3) (<3 J); non molto RG rigido RG rigido 7 si deforma con il peso di tutto il forte corpo colpo di martello ( 3 J) lasciato molto molto RR RR cadere da 15 cm rigido rigido 8 indurito (1) per secco s'intende il campione secco all'aria (2) per umido s'intende il campione con contenuto idrico inferiore alla capacità di campo (3) per calcolare la distanza in cm con un oggetto di peso noto, ma diverso da 2 kg, basta applicare il seguente calcolo: distanza in cm = (30/peso dell oggetto in kg) Nel caso di orizzonti con grado di aggregazione moderato o forte (codici 4 o 5) e con aggregati di dimensioni inferiori a ~1 cm, la resistenza a rottura va sempre considerata di tipo "sciolto, soffice, molto friabile, estremamente o molto debole", secondo le condizioni di umidità e le forme dominanti. Soltanto nei casi in cui le dimensioni degli aggregati siano ben superiori ad 1 cm la variabile resistenza a rottura può essere riferita al comportamento di singoli aggregati, ma l'esecuzione della prova è considerata OPZIONALE. Se le dimensioni dei blocchetti/aggregati campionabili non corrispondono ai 2,8 3 cm di lato standard, lo sforzo in Newton si potrà correggere con questo calcolo: N cercato = (2,8 [cm] / dimensione del campione [cm] ) 2 x N stimato Ad es., con aggregati poliedrici subangolari umidi di equivalente corrispondente a circa 15 mm (aggregazione poliedrica subangolare media) che si deformano con uno sforzo "estremamente modesto" (N=5) il calcolo darà N cercato = 17 [(2,8 cm/1,5 cm) 2 x 5 = 17], per cui la resistenza a rottura dell'aggregato umido rientrerà nella classe "friabile" (FR), mentre con gli stessi aggregati secchi, che si deformano con uno sforzo "modesto" (N=30) il calcolo darà N cercato = 105, per cui la resistenza a rottura dell'aggregato secco rientrerà nella classe "molto duro" (MD). Modalità di rottura Variabile codificata. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). La prova si svolge in orizzonti minerali ed emiorganici, in condizioni naturali da umido a bagnato, su uno o più cubetti di 3 cm di lato ed esercitando una pressione crescente tra pollice ed indice tenuti distesi (in pratica è la stessa prova sullo stesso campione per la resistenza a rottura, se le condizioni di umidità naturale all'atto del rilevamento sono quelle adatte). Per la prova di Fluidità non è necessario un vero e proprio cubetto, basta una manciata di campione allo stato bagnato che viene stretto progressivamente con la mano a pugno. La variabile non va considerata come obbligatoria in tutte le situazioni, ma la sua descrizione è decisamente consigliabile nei seguenti casi: qualora si sospetti che l'orizzonte in questione sia un fragipan (o fragipan-like), definire la Fragilità. qualora si sospetti che l'orizzonte in questione abbia caratteri andic o tixotropici ( ad es. in Andosols, Oxisols e Spodosols), definire la Viscosità. qualora l'orizzonte sia emiorganico o minerale entro un suolo con caratteri molto idromorfi ed in falda (od in aree depresse in cui i materiali parentali sono depositi fluviolacustri, deltizi, o torbosi), definire la Fluidità. Codice FR SF DE NV PV VV Definizione Descrizione delle modalità della prova, quando l'orizzonte è: FRAGILITÁ (Brittleness) fragile mantiene dimensioni e forma finché non si rompe improvvisamente semi -fragile si comprime, ma si osservano fenditure; si romp e prima di essere compresso a circa la metà dello spessore originario deformabile può essere compresso oltre la metà dello spessore originario senza fenditure o rotture VISCOSITÁ (Smeariness)/ caratteri di TIXOTROPIA 1 non viscoso (non tixotropico) a rottura non fluidifica, le dita non scivolano poco viscoso (poco a rottura fluidifica, le dita scivolano, ma sulle dita non rimangono tixotropico) tracce d acqua moderatamente viscoso a rottura fluidifica, le dita scivolano e rimangono tracce d acqua (moderatamente tixotropico) sulle dita umido umido Pagina 42

42 MV molto viscoso (molto tixotropico) a rottura fluidifica, le dita scivolano ed il materiale è untuoso; acqua facilmente visibile sulle dita FLUIDITÁ NF non fluido nessun materiale fluis ce tra le dita tende a fluire tra le dita, ma stringendo con forte pressione la PF poco fluido maggior parte del materiale rimane nella mano bagnato fluisce facilmente tra le dita, ma una parte del materiale rimane nel FF moderatamente fluido palmo dopo una forte pressione la maggior parte fluisce tra le dita e ben poco materiale rimane nel MF molto fluido palmo anche dopo una debole pressione 1 Per tixotropia si intende una caratteristica tipica dei suoli collassabili, in cui la massa del suolo allo stato bagnato passa improvvisamente allo stato liquido quando sottoposta a vibrazioni (vedi anche in 4.13 sulle modalità di manipolazione del campioncino per determinare la tessitura). Adesività Variabile codificata. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Codice Definizione Descrizione Applicando una pressione tra pollice ed indice e separando poi le dita: 31 non adesivo nessuna particella di suolo aderisce 32 debolmente adesivo 33 adesivo 34 molto adesivo il campione aderisce sia al pollice che all indice in modo ben percepibile, ma quando le dita si separano esso tende a staccarsi nettamente dall una o dall altra e non si estende in modo apprezzabile il campione aderisce chiaramente sia al pollice che all indice e tende ad estendersi fino a staccarsi da una sola parte anziché da ambedue il campione aderisce così fortemente tra pollice ed indice che quando si separano le dita esso tende decisamente ad allungasi, fino a rompersi in parte sul pollice ed in parte sull indice Si lavori un campioncino di suolo e si aggiunga acqua fino al punto in cui non aderisce più alle dita ed è possibile formare una pallina ± stabile. A questo contenuto di umidità (corrispondente circa alla capacità di campo del campione) si è superato il limite di adesività (sticky point). Si continua a lavorare il campioncino, eventualmente con piccole aggiunte d'acqua, fino a che non si manifestano più cambiamenti nel comportamento della pallina (normalmente 1-2 minuti di manipolazioni, secondo il contenuto idrico iniziale ed il contenuto nella frazione più fine). A questo punto viene raggiunta la massima plasticità, cioè il limite di plasticità (plasticity point), dal momento che il campioncino è in grado di cambiare costantemente forma quando sottoposto ad una forza e di mantenere la nuova forma al cessare della forza applicata. Al punto di massima plasticità il campioncino viene pressato ed arrotolato tra le palme delle mani formando, se possibile, un cilindretto di 4 cm di lunghezza. Secondo il comportamento del cilindretto fatto scorrere tra indice e pollice, è possibile assegnare il campione alle seguenti classi di plasticità. Plasticità Variabile codificata. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Codice Definizione Descrizione Arrotolando il cilindretto tra pollice ed indice: 41 non plastico non si riesce a formare un cilindretto lungo 4 cm e spesso 6 mm 42 debolmente si riesce a formare un cilindretto lungo 4 cm e spesso 6 mm, che sopporta il proprio peso, plastico ma diminuendo lo spessore a 4 mm il cilindretto non sopporta il proprio peso 43 plastico si può formare un cilindretto lungo 4 cm e spesso 4 mm, che sopporta il proprio peso, ma un cilindretto spesso 2 mm non è in grado di sopportarlo 44 molto plastico si può formare un cilindretto lungo 4 cm e spesso 2 mm, che sopporta il proprio peso Dal momento che adesività e plasticità sono caratteri sensoriali legati soprattutto alla quantità e qualità della frazione argillosa, è possibile stimare in campagna il contenuto percentuale di argilla tenendo conto riassuntivamente delle sensazioni e reazioni prodotte dalla manipolazione del campioncino. Pagina 43

43 STRUTTURA Suddivisa in primaria e secondaria; per struttura primaria si intende quella maggiormente evidente. Forma Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice Descrizione 0 assente suolo privo di strutturazione 1 lamellare a forma di lamelle, con la dimensione verticale molto ridotta rispetto a quelle orizzontali 2 prismatica i ped sono prismi con le due dimensioni orizzontali di lunghezza inferiore a quella verticale. In genere le facce sono ben distinguibili e i vertici angolari 3 poliedrica i ped sono poliedri isodiametrali dotati di superfici piane e curve; i vertici sono aguzzi e le angolare facce piane 4 poliedrica i ped sono poliedri isodiametrali dotati di superfici piane e curve; predominano le facce subangolare arrotondate con vertici smussati 5 granulare i ped sono poco porosi (pori da molto scarsi a comuni) e sferoidali, le loro superfici sono poco in contatto 6 grumosa i ped sono porosi (pori da abbondanti a molto abbondanti) e sferoidali, le loro superfici sono poco in contatto 7 cuneiforme i ped sono a forma di cuneo con spigoli acuti (wedge-shaped) 8 nuciforme i ped sono tendenzialmente cubici, con facce lucenti; questa struttura è generalmente associata ai suoli ricchi in argilla e in ossidi di ferro (nitisols) 9 colonnare i ped hanno le due dimensioni orizzontali di lunghezza inferiore a quella verticale. In genere le estremità sono arrotondate 10 di roccia incoerente stratificazioni di sedimentazione 11 di roccia coerente roccia da molto alterata a non alterata Per maggiori indicazioni sui caratteri discriminati delle varie tipologie di strutture si veda: Soil Survey Manual ed. 1993, Keys to Soil Taxonomy ed (struttura cuneiforme per i vertisuoli), FAO - Guidelines for Soil Profile Description ed (struttura nuciforme) e CNR - Guida alla Descrizione del Suolo (struttura granulare e grumosa). Pagina 44

44 Dimensione Variabile codificata; inserire il codice relativo alle dimensioni degli aggregati secondo la seguente tabella, da SSM (1993) modificato: Forma Codice Classe dimensionale prismatica e poliedrica e granulare lamellare colonnare nuciforme e grumosa cuneiforme Dimensioni in mm 1 fine <2 <20 <10 <2 <20 2 media grande molto grande >10 >100 >50 >10 >100 Grado di aggregazione Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice 1 sciolto o incoerente 2 massivo debolmente sviluppata moder. sviluppata fortemente sviluppata Descrizione non è osservabile alcuna aggregazione e neppure una chiara disposizione ordinata di linee naturali di minore resistenza. Questi suoli, se smossi, si separano in particelle elementari individuali. In alcuni casi le particelle elementari possono essere tenute insieme dalla tensione superficiale dell acqua. non è osservabile alcuna aggregazione e neppure una chiara disposizione ordinata di linee naturali di minore resistenza. Questi suoli, se smossi, si spezzano in masse che possono essere facilmente sbriciolate (o rotte) in pezzi più piccoli, o possono rimanere ben unite. gli aggregati sono poco formati, poco durevoli, e sono evidenti ma non distinti in un suolo indisturbato. Se smo sso, il suolo si rompe in un certo numero di aggregati interi, molti aggregati spezzati e una grande quantità di materiale disaggregato. gli aggregati sono ben formati, poco durevoli e sono evidenti ma non distinti in un suolo indisturbato. Se smosso, il suolo si rompe in un insieme composto di molti aggregati interi e distinti, alcuni spezzati ed una parte di materiale non aggregato. gli aggregati sono durevoli, ben evidenti se il suolo è indisturbato, aderiscono debolmente l uno con l altro e possono venire separati con una separazione netta quando il suolo è smosso. Il materiale del suolo smosso è composto per la maggior parte da aggregati interi ed include un po di agggregati rotti ed una piccola parte, o niente, di materiale non aggregato. Relazione fra la struttura primaria e la struttura secondaria Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice Descrizione 1 strutture compresenti 2 primaria dentro secondaria 3 primaria tendente a secondaria Pagina 45

45 CONDUCIBILITÀ IDRAULICA SATURA Si intende la permeabilità primaria verticale per porosità. Variabile codificata; inserire le voci riportate dal seguente schema, da SSM (1993). Stima conducibilità idraulica satura elevata media media Codice Classe Ksat (mm/s) 1 molto alta >100 2 alta (100-10) 3 moderatam. alta (10-1) 4 moderatam. bassa (1-0,1) bassa 5 bassa (0,1-0,01) 6 molto bassa (<0,01) Proprietà dell orizzonte classe granulometrica frammentale, scoriacea, pomicea, idro. materiale incoerente della classe granulometrica sabbiosa o scheletrico sabbiosa rientrante nelle classi granulometriche della sabbia o della sabbia grossolana. più dello 0,5 % di pori medi o più grossolani ad andamento verticale con alta continuità. materiale molto friabile, friabile, soffice o incoerente delle classi granulometrica sabbiosa e scheletrico sabbiosa (rientranti in altre classi tessiturali), franco grossolana, mediale, mediale pomicea, scheletrico mediale, pomicea cenerosa, scheletrico cenerosa, scheletrico idro, idro-pomicea. struttura granulare moderatamente o fortemente sviluppata quando molto umida o bagnata; struttura poliedrica fortemente sviluppata di ogni dimensione o prismatica più piccola della molto grossolana molte figure superficiali eccetto facce di pressione o slickensides sulle facce verticali delle unità strutturali. da 0,5 a 0,2 % di pori medi o più grossolani ad andamento verticale con alta continuità altro materiale delle classi granulometriche sabbiosa o cenerosa di altre classi di consistenza eccetto che la estremamente resistente e la cementata. da 18 a 35 % di argilla con struttura moderatamente sviluppata (eccetto la lamellare) o con struttura prismatica molto grossolana figure superficiali comuni eccetto facce di pressione o slickensides sulle facce verticali delle unità strutturali. da 0,1 a 0,2 % di pori medi o più grossolani ad andamento verticale con alta continuità materiale di classi granulometriche sabbiose estremamente resistente o cementato da 18 a 35 % di argilla con altre condizioni di struttura e figure superficiali (eccetto facce di pressione e slickensides) o >35 % di argilla e struttura moderatamente sviluppata eccetto la lamellare o la prismatica molto grossolana presenza di pori medi o più grossolani verticali con alta continuità ma < 0,1% di pori medi o grossolani verticali in generale argilla >35 % e cementazione continua moderata o debole sono presenti una delle seguenti caratteristiche: struttura moderatamente sviluppata; struttura debolmente sviluppata con poche o priva di figure superficiali; struttura lamellare; facce di pressione o slickensides molte o comuni. materiale uniformemente indurito o fortemente cementato e radici meno che comuni argilla >35 % e struttura massiva o evidenza di strati deposizionali orizzontali e radici meno che comuni Pagina 46

46 CONCENTRAZIONI Suddivise in principali e secondarie; se presenti altre, specificare in nota. Natura e composizione Variabile codificata; da SSM (1993) e Schoeneberger (1998) modificati. NATURA COMPOSIZIONE concentrazioni cristalli noduli concrezioni pendenti croste soffici non identificata carbonato di calcio gessosa ferrosa ferro-manganesifera cloruro di sodio altri ossidi e idrossidi sostanza organica, ferro e alluminio 74 Definizioni da SSM (1993) Cristalli: concentrazioni formatesi nel suolo, singole o a gruppi, che appaiano con forme cristalline. Noduli: concentrazioni facilmente separabili dalla massa del suolo che hanno bordi ben definiti ma non presentano una chiara organizzazione interna. Concrezioni: concentrazioni facilmente separabili dalla massa del suolo con bordi ben definiti e con un organizzazione interna simmetrica intorno ad un punto, ad una linea o ad un piano Concentrazioni soffici: concentrazioni che non possono essere rimosse dal suolo come unità discrete e che non hanno bordi ben definiti. Pendenti: concentrazioni, generalmente di carbonato di calcio, di forma verticale allungata, che si formano sulle superfici inferiori dello scheletro. Abbondanza Variabile non codificata; inserire il valore percentuale stimato; se il carattere è assente immettere 0 (zero). Si riportano per confronto le classi di abbondanza più in uso, da SSM (1993), modificato: Classe in % Descrizione 0 assenti 0-2 poche 2-20 comuni abbondanti >40 molto abbondanti Dimensioni Variabile non codificata; indicare il valore in mm delle concentrazioni più comuni. Si riportano per confronto le classi dimensionali più in uso Da SSM (1993). Classe in % Descrizione <2 estremamente piccole 2-5 molto piccole 5-20 piccole media >76 grandi Pagina 47

47 MACROPOROSITÀ Comprende i pori principali, pori secondari e le fessure. Pori Abbondanza Variabile non codificata; indicare la percentuale di pori utilizzando per la stima le tavole sinottiche di riferimento riportate in Appendice. Se il carattere è assente immettere 0 (zero). Si riportano, da Sanesi (1977), per confronto le classi di abbondanza percentuale più in uso: Classe in % Descrizione 0 assenti 0-0,1 molto scarsi 0,1-0,5 scarsi 0,5-2 comuni 2-5 abbondanti >5 molto abbondanti Dimensioni Variabile non codificata; indicare il valore in mm dei pori più diffusi, utilizzando per la stima le tavole sinottiche di riferimento riportate in Appendice. Si riportano da ISSDS (1997), per confronto le classi dimensionali più in uso: Classe in mm Descrizione <0,5 molto fini 0,5-1 fini 1-2 medi 2-5 grandi >5 molto grandi Fessure (vuoti planari compresi interamente nell ambito dell orizzonte) Quantità Variabile non codificata; immettere il numero di fessure presenti per dm 2 ; se il carattere è assente immettere 0 (zero). Si allegano, da ISSDS (1997), per confronto le classi più in uso: Classe (numero per dm 2 ) Descrizione 0 assenti 0-10 scarse comuni >25 abbondanti Dimensioni Variabile non codificata; indicare il valore della larghezza in mm. Si allegano, da ISSDS (1997), per confronto le classi attualmente in uso: Classe in mm Descrizione < 1 molto sottili 1-3 sottili 3-5 medie 5-10 larghe >10 molto larghe Pagina 48

48 PELLICOLE Suddivise in principali e secondarie; se presenti altre tipologie, specificare in nota. Tipo Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice Descrizione 1 argilla 2 sabbia o limo 3 sost. organica 4 ferro e argilla 5 ferromanganese 6 agricutans 7 indeterminate Abbondanza Variabile non codificata; inserire il valore percentuale di abbondanza. Se il carattere è assente immettere 0 (zero). Si riportano, da ISSDS (1997), per confronto le classi più in uso: Classe in % Descrizione 0 assenti 0-10 scarse comuni >50 abbondanti Spessore Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice Descrizione 1 sottili <0,2 mm 2 medie 0,2-0,5 mm 3 spesse >0,5 mm Localizzazione Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice Descrizione 1 tra i granuli (ponti) 2 nei pori 3 sulle facce degli aggregati 4 a lamelle 5 sullo scheletro FACCE DI PRESSIONE E SCORRIMENTO Tipo Variabile codificata; Codice Descrizione 1 facce di pressione 2 facce di pressione e scorrimento (slickensides) 3 facce di pressione e scorrimento (slickensides) angolate abbastanza da individuare piani intersecantisi Pagina 49

49 Abbondanza Variabile non codificata; inserire il valore percentuale di abbondanza. Se il carattere è assente immettere 0 (zero). Si riportano, da ISSDS (1997), per confronto le classi più in uso: Classe in % Descrizione 0 assenti 0-10 scarse comuni >50 abbondanti RADICI Dimensioni Variabile non codificata; indicare le dimensioni in mm delle radici più frequenti. Si allegano, da SSM (1993), per confronto le classi attualmente in uso: Classe in mm Descrizione <1 molto fini 1-2 fini 2-5 medie 5-10 grossolane >10 molto grossolane Quantità Variabile non codificata; specificare il numero di radici presenti in 100 cm 2. Se il carattere è assente immettere 0 (zero). Si allegano per confronto le classi attualmente in uso, da SSM 1993 e Schoeneberger (1998): Classe (numero di radici su 100 cm 2 ) Descrizione radici fini e molto fini radici da medie a molto grossolane Assenti 0 0 poche Comuni Molte >5 Abbondanti >200 Andamento Variabile codificata; Codice Descrizione 1 orizzontale 2 suborizzontale 3 verticale 4 subverticale ATTIVITÀ BIOLOGICA Tipo Variabile codificata; da SINA (1999). fare riferimento alla tipologia delle tracce (coproliti, canali, alterazione dei resti vegetali, etc.) o al rilevamento diretto degli esseri viventi; per il riconoscimento delle tracce e dei tipi sarebbe utile una descrizione molto sintetica di uno specialista; si riporta una suddivisione in base ai phylum principali della fauna che interessa il suolo (con in più i funghi). Le voci carboni e manufatti sono state introdotte per questo campo per evitare di aggiungerne un altro apposito. Pagina 50

50 Codice Descrizione criteri identificativi (esempio) 1 mammiferi tipi: talpe, roditori in genere, etc. tracce: canali di escavazione di sezione da 5 cm o più, microrilievi, etc. 2 anellidi tipi: lombrichi descrizione: vermi cilindroidi divisi in segmenti, etc. tracce: canali di escavazione di 1-2 cm, coproliti allungati, etc. 3 artropodi tipi : larve di insetti (mosche, coleotteri, lepidotteri), formiche, termiti, crostacei terrestri (porcellini di terra), aracnidi, acari (zecche e simili) descrizione: animali previsti di arti (6 le formiche, 8 i ragni) e articolazioni in genere tracce: nidi, canali, coproliti e uova millimetriche 4 molluschi tipi : gasteropodi terrestri (lumache e simili) descrizione: animali provvisti di conchiglia con corpo molle, etc. 5 nematodi descrizione: vermi millimetrici tracce: danni agli apparati radicali delle colture 6 funghi tracce: alterazione fungina del materiale vegetale, miceli fungini, tuberi (tartufi), etc. 7 non determinato 8 carboni 9 manufatti laterizi, plastiche o altro Quantità Variabile codificata; da ISSDS (1997), è segnalata con i seguenti termini generali: Codice Descrizione 0 assente 1 scarsa 2 comune 3 abbondante EFFERVESCENZA ALL HCL Si faccia uso di HCl a concentrazione 1N, che si ottiene combinando una parte di HCl concentrato (37%) con 11 parti di acqua distillata. Grado Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice Descrizione dell effervescenza Carbonati totali stimati in % Effetti all udito Effetti alla vista 0 nessuna 0 nessuno nessuno 1 molto debole 0,5 scarsamente udibile nessuno 2 debole 2 moderatamente udibile appena visibile 3 notevole 5 facilmente udibile bolle fino a 3 mm 4 violenta >10 facilmente udibile bolle fino a 7 mm Localizzazione Variabile codificata; da ISSDS (1997). Codice Descrizione 1 generalizzata (matrice e frammenti) 2 localizzata alla terra fine 3 localizzata nei frammenti grossolani 4 localizzata nelle concentrazioni secondarie STIMA DELLA DENSITÀ APPARENTE Variabile codificata; inserire il codice corrispondente alla classe di densità Codice Classe di densità apparente 1 bassa (<1,2) 2 media (1,2-1,4) 3 alta (>1,4) Pagina 51

51 La densità apparente può essere stimata con il seguente metodo (da Siebe et al., 1996), valido per i suoli secchi e correlato alle classi tessiturali USDA. Caratteristiche del suolo Il coltello penetra nel suolo limitatamente e solo con uno sforzo notevole, il campione prelevato rimane integro e non si disgrega con la pressione delle dita Il coltello penetra nel suolo con difficoltà per 1-2 cm, il campione prelevato si divide in pochi frammenti che si rompono con una notevole pressione delle dita Il coltello si può introdurre con uno sforzo limitato, il campione prelevato si divide in pochi frammenti che si rompono con una moderata pressione delle dita S, SF, FSA, AS, L e FS 1 Classi USDA F, FL A, e FS 2 AL,FLA e FA Valori di densità apparente in g/cm 3 Classe di densità apparente > 1,9 > 1,8 > 1,6 Alta 1,8 1,6 1,4 1,6 1,4 1,2 Con una debole pressione del coltello il suolo si disgrega in molti frammenti. 1,4 1,2 1,0 Il campione si disgrega completamente ad una debole pressione delle dita, si vedono molti pori grossi e molto grossi 1,2 1,0-1 Parte della classe: con limo < 30 % 2 Parte della classe: con limo > 30 % Media Bassa Se il contenuto di sostanza organica è > 2% la densità apparente si riduce di 0,03 g/cm 3 per ogni punto percentuale. Nel caso di suoli con caratteri tixiotropici la densità apparente si riduce di valori compresi tra 0,2 e 0,5 g/cm 3 in funzione della quantità di alluminio attivo. CAMPIONAMENTO Indicare con S gli orizzonti che sono stati campionati per le varie analisi di laboratorio. Segnare con N in caso contrario. Pagina 52

52 CARATTERI E QUALITA DEL SUOLO FALDA SUPERFICIALE Il rilevamento della falda è riferito al solo spessore di suolo indagato (1,5-2 m di profondità ma anche oltre se alla base della fossa si usa la trivellata) e dovrebbe provenire da una combinazione di osservazioni dirette in campagna e da altre informazioni indirette come interviste ad agricoltori, Consorzi di Bonifica, articoli, pubblicazioni se queste sono utili nel definire la stessa falda superficiale. Citare in nota la fonte dell'informazione e segnalare, se possibile, se si tratta di corpo d'acqua continuo o di una lente limitata. Nel caso di falde temporanee di ambienti collinari e montani è importante poter indicare i caratteri relativi alla durata e ai limiti della falda stessa. Tipo di falda Variabile codificata. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001).Vedi anche figura di seguito. Codice Definizione Descrizione Z assente Questo codice va usato quando si è certi che il sito non sia interessato da una falda superficiale. Se vi sono delle incertezze, ma non è possibile ottenere informazioni locali, sarà preferibile il codice Y NC non confinata Questa situazione si verifica quando gli strati di suolo che sono immediatamente sopra il limite superiore della falda hanno permeabilità uguale o superiore agli strati che costituiscono 1'acquifero. Il livello dell'acqua non risale una volta aperto il profilo o eseguita una trivellata SC semiconfinata Questa situazione si verifica quando gli strati di suolo che sono immediatamente sopra il limite superiore della falda non sono impermeabili, ma hanno permeabilità inferiore agli strati che costituiscono l'acquifero. Il livello dell'acqua risale una volta aperto il profilo o eseguita una trivellata CO confinata Questa situazione si verifica quando gli strati di suolo che sono immediatamente sopra il limite superiore della falda sono impermeabili. Strati completamente impermeabili raramente si trovano vicino alla superficie, ma può succedere (per es. suoli con strati a tessitura molto fine che sovrastano strati a tessitura sabbiosa). Il livello dell acqua risale una volta aperto il profilo o eseguita una trivellata (è difficile in questo caso distinguere la falda confinata dalla semiconfinata. In genere la falda semiconfinata ha una frangia capillare più alta rispetto a quella della falda confinata) Y confinata o semiconfinata Variabile da utilizzare quando NON SI È CERTI DEL TIPO DI FALDA (specialmente in caso di trivellata) Pagina 53

53 Tipo di alimentazione Variabile codificata; fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Codice Definizione S superficiale P profonda mista. In alcuni casi, in certi periodi dell'anno, può succedere che alla falda ad alimentazione superficiale M si aggiunga anche l'effetto della falda ad alimentazione profonda W non rilevante, non pertinente Se alla variabile TIPO DI FALDA sono stati assegnati i codici Z oppure Y, usare qui il codice W. Profondità dal piano campagna al limite superiore Variabile non codificata. Si scrive il dato stagionale istantaneo (riferito all'epoca del rilevamento) misurato sul posto (espresso in cm). La profondità va misurata subito senza aspettare che la falda risalga, specialmente nel caso di falda confinata in pressione. Le classi di profondità, da SSM (1993), attualmente in uso sono: Descrizione Classe in cm molto superficiale <25 superficiale moderatamente profonda profonda molto profonda >150 Se alla variabile TIPO DI FALDA sono stati assegnati i codici Z, (falda assente), non compilare questo campo. Profondità dal piano campagna al limite inferiore Variabile non codificata. Si scrive il dato misurato sul posto (espresso in cm) se si incontra il livello impermeabile inferiore entro 150 cm. Se non è stata osservata presenza di falda ed alla variabile TIPO DI FALDA sono stati assegnati i codici Z (falda assente), non compilare questo campo. Durata annuale cumulativa Variabile non codificata. Si inserisce il valore stimato espresso in numero di mesi. Si allegano anche le classi di durata annuale attualmente in uso: Descrizione Classe molto transitoria presente <1 mese transitoria presente 1-3 mesi comune presente 3-6 mesi persistente presente >6 ma <12 mesi permanente sempre presente Se non è stata osservata presenza di falda ed alla variabile TIPO DI FALDA sono stati assegnati i codici Z (falda assente), non compilare questo campo. RISCHIO DI INONDAZIONE Frequenza Variabile codificata; secondo le classi riportate di seguito che esprimono la probabilità dell'evento nell'arco di 10 anni: si consideri il tempo di ritorno sulla base di serie storiche documentate o in base alla testimonianza orale degli abitanti. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Codice Descrizione 0 assente evento non prevedibile o con frequenza ed intensità irrilevante per l'uso agro-forestale 1 rara 1-5 volte/ 100 anni 2 occasionale 5-50 volte/100 anni 3 frequente >50 volte/100 anni 4 comune le classi (2) e (3) per certi scopi possono essere raggruppate 5 sconosciuto dato non disponibile Pagina 54

54 Durata Variabile codificata; secondo le classi riportate di seguito Indica il tempo di durata dell inondazione; valgono gli stessi criteri di accertamento della voce precedente. Fonte del dato: SINA (1999). Codice Descrizione Tempo 1 estremamente breve <4 h 2 molto breve 4-48 h 3 breve 2-7 g 4 lunga 7-30 g 5 molto lunga > 30 g 6 non determinata - SCORRIMENTO SUPERFICIALE (RUN-OFF) Lo scorrimento superficiale (già detto drenaggio esterno ) si definisce come perdita di acqua da un area per scorrimento sopra la superficie del suolo (SSM, 1993). Le classi sotto elencate vanno intese come indici dello scorrimento superficiale, cioè come una stima per determinate condizioni stazionali, da considerarsi quindi come classi di riferimento. Fonte del dato: ISSDS (1997) su base concettuale FAO (1990). Codice Descrizione 1 trascurabile T 2 molto basso MB 3 basso B 4 medio M 5 alto A 6 molto alto MA Per la determinazione della classe di scorrimento superficiale si deve definire la pendenza della stazione e la conducibilità idraulica satura del suolo così come riportato successivamente in questo manuale. Pendenza Conducibilità idraulica satura % molto alta moder. alta moder. bassa bassa molto bassa alta Concavità 1 T T T T T T <1 T T T B M A 1-5 T MB B M A MA 5-10 MB B M A MA MA MB B M A MA MA 20 B M A MA MA MA 1 è un area dalla quale dell acqua non può uscire per scorrimento; le classi di conducibilità sono quelle riportate alla variabile relativa. PROFONDITÀ UTILE ALLE RADICI Variabile non codificata; inserire la profondità reale in cm degli orizzonti che possono essere interessati dalle radici. Si assume come orizzonte impenetrabile alle radici quello che presenta una radicabilità inferiore al 30%. La radicabilità è intesa come percentuale di volume di suolo esplorabile dalle radici e può essere stimata da caratteristiche del profilo e dalla distribuzione delle radici presenti (se presenti) nel suolo. Orizzonti impenetrabili o difficilmente penetrabili possono essere: la roccia, i sedimenti consolidati, i densipan, i fragipan, i duripan e gli orizzonti petrocalcici, petrogipsici, petroferrici, placici, orizzonti con falda permanente. Si riportano da FAO (1990) e SSM (1993) le classi più usate: Descrizione Classe in cm Molto scarsa <25 Scarsa Moderatamente elevata Elevata Molto elevata >150 Pagina 55

55 ACCESSIBILITÀ, LIMITAZIONI ED IMPEDIMENTI ALL'APPROFONDIMENTO DELLE RADICI Variabili codificate, obbligatorie. Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). Il carattere descrive le cause che concorrono alla valutazione sulla profondità utile alle radici. LIMITAZIONI (1) IMPEDIMENTI (2) Codice Descrizione Codice Descrizione LZ nessuna limitazione IZ nessuna impedenza LC compattazione e bassa macroporosità (o compattazione elevata e macroporosità IC contatto paralithic) praticamente assente LE movimenti di contrazione-espansione IF scarsità di ossigeno e fenomeni riduttivi (falda) IE scarsa aerazione chimismo sfavorevole (ad es. nutrienti, eccesso IN di sodio, ecc.) LA bassa ritenuta idrica contatto lithic continuo od orizzonte cementato IM in continuità LS quantità critiche di frammenti grossolani o concentrazioni IX cause sconosciute (3) LN chimismo sfavorevole (ad es. nutrienti) AI altre cause (aggiungere nota in chiaro) LF contatto lithic fessurato LM orizzonte cementato discontinuo LX cause sconosciute (3) AL altre cause (aggiungere nota in chiaro) (1) Per limitazioni si intende che l'orizzonte/strato presenta cause che non impediscono lo sviluppo radicale, ma lo limitano fortemente (2) Per impedimenti si intende che l'orizzonte/strato non permette assolutamente la penetrazione di radici (3) Quando in un orizzonte non si osserva nessuna delle causa note di limitazione od impedenza all accesso delle radici, ma l andamento delle radici stesse, in relazione agli orizzonti sopra e sottostanti, indica una condizione sfavorevole. PROFONDITÀ DELLA ROCCIA Indica la profondità in cm dell orizzonte R inteso come roccia integra (o comunque coerente), che sottostà al suolo o a materiali incoerenti (definizione di bedrock in SSM 1993). Di seguito si riportano le classi previste da SSM (1993). Classe Valore (cm) molto superficiale <25 superficiale moderatamente profondo profondo molto profondo >150 Pagina 56

56 GESTIONE DELLE ACQUE Questa variabile composita si riferisce essenzialmente alle dimensioni dell ambiente, anche se può essere difficile, ad esempio, riconoscere l esistenza di sistemi di drenaggio sotterranei a questo livello. Nell incertezza ricorrere alle note in chiaro, specialmente se il rilevatore ritiene utile indicare condizioni specifiche legate al sito. Nel DBEU (1999) la variabile Gestione delle acque sembra ristretta a situazioni tipiche degli ambienti agricoli di pianura. In questo manuale il significato è stato ampliato, con integrazioni che comprendano anche aspetti gestionali di ambienti collinari e montani. Tipo Variabile codificata; fonte del dato: DBEU (1999), con integrazioni. Codice Descrizione 01 con pompe 02 con fossi 03 con tubi drenanti interrati 04 drenaggi con aratro-talpa 05 rippatura o scasso profondo 06 baulatura dei campi 07 irrigazione permanente per sommersione e/o scorrimento superficiale 08 irrigazione permanente a pioggia 09 irrigazione permanente a goccia 10 irrigazione non permanente di soccorso 11 baulatura e fossati 12 fossetti in traverso e fossi di guardia (in versante) 13 sistemazioni idraulico-forestali di versante 14 sistemazioni idrauliche di fondo (su corso/i d acqua) 15 sistemazioni con paravalanghe (sia attive che passive) 16 sistemazioni idrauliche di ripristino ambientale Scopo Variabile codificata; fonte del dato: DBEU (1999), con integrazioni. Codice Descrizione 1 diminuire il ristagno (drenaggi) 2 diminuire gli stress da siccità (irrigazione) 3 diminuire la salinità (interventi di drenaggio) 4 diminuire sia il ristagno che gli stress da siccità 5 diminuire sia il ristagno che la salinità 6 limitare erosione idrica superficiale (in collina) 7 limitare movimenti di massa (in collina e montagna) 8 limitare l erosione di fondo e di sponda Pagina 57

57 DRENAGGIO INTERNO Variabile codificata. Fonte del dato: FAO (1990) e SSM (1993). Qualità del suolo relativa alla frequenza e alla durata dei periodi durante i quali il suolo non è saturo o è parzialmenete saturo di acqua; ci si riferisca alle condizioni stagionali più limitanti. Codice 1 Eccessivamente drenato Descrizione Questi suoli hanno una conducibilità idraulica alta (da 10 a 100 µm/s) e molto alta (>100 µm/s) e un basso valore di acqua utilizzabile (AWC bassa o molto bassa, <100 mm). Non sono adatti alle colture almeno che non vengano irrigati. Sono suoli privi di screziature. 2 Piuttosto eccessivamente drenato Questi suoli hanno una alta conducibilità idraulica (da 10 a 100 µm/s) ed un più alto valore di acqua utilizzabile (AWC bassa o moderata, >50 mm ma <150 mm). Senza irrigazione possono essere coltivate solo un ristretto numero di piante e con basse produzioni. Sono suoli privi di screziature. 3 Ben drenato Questi suoli trattengono una quantità ottimale di acqua (AWC elevata o molto elevata, >150 mm) ma non sono abbastanza umidi in superficie o per un periodo abbastanza lungo nella stagione di crescita da condizionare negativamente le colture. Sono suoli di solito privi di screziature. 4 5 Moderatamente ben drenato Piuttosto mal drenato Questi suoli sono abbastanza umidi in superficie per un periodo sufficientemente lungo da condizionare negativamente le operazioni di impianto e raccolta delle colture mesofitiche almeno che non venga realizzato un drenaggio artificiale. I suoli moderatamente ben drenati hanno comunemente uno strato a bassa conducibilità idraulica (da 0,1 a 0,01 µm/s) uno stato di umidità relativamente alto nel profilo, un apporto di acqua per infiltrazione o alcune combinazioni fra queste condizioni. Hanno figure di ossidoriduzione comuni almeno sotto i 75 cm. Questi suoli sono abbastanza umidi in superficie o per un periodo sufficientemente lungo da ostacolare gravemente le operazioni di impianto, di raccolta o di crescita delle piante almeno che non venga realizzato un drenaggio artificiale. I suoli piuttosto mal drenati hanno comunemente uno strato a bassa conducibilità idraulica, un elevato stato di umidità nel profilo, un apporto di acqua per infiltrazione o una combinazione fra queste condizioni. Generalmente hanno figure di ossidoriduzione da comuni ad abbondanti almeno sotto i 50 cm; possono anche mostrare screziature da ristagno temporaneo dovute alla presenza di una suola di aratura. 6 Mal drenato Questi suoli sono generalmente umidi vicino o in superficie per una parte considerevole dell'anno, cosicché le colture a pieno campo non possono crescere in condizioni naturali. Le condizioni di scarso drenaggio sono dovute ad una zona satura, ad un orizzonte con bassa conducibilità idraulica, ad infiltrazione di acqua o ad una combinazione fra queste condizioni. Generalmente hanno figure di ossidoriduzione da comuni ad abbondanti entro i primi 50 cm. 7 Molto mal drenato Questi suoli sono umidi vicino o in superficie per la maggior parte del tempo. Sono abbastanza umidi da impedire la crescita di importanti colture (ad eccezione del riso) almeno che non vengano drenati artificialmente. Generalmente hanno screziature con chroma 2 abbondanti fin dalla superficie del suolo. Pagina 58

58 CLASSIFICAZIONE E CORRELAZIONE La classificazione del suolo tentativa che si consiglia di fare sempre in campagna potrà essere scritta come nota sulla scheda di rilevamento. La registrazione in banca dati avviene invece per variabili codificate. Per tutti i sistemi di classificazione previsti è sempre necessario esprimere l anno di edizione. CLASSIFICAZIONE FAO Anno di edizione Variabile non codificata; si indichi l anno di edizione in 2 cifre. La Soil map of the world. Revised legend che sovente viene usata come classificazione, è del Sottounità Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Specificatori delle sottounità (terzo livello) Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. CLASSIFICAZIONE Soil Taxonomy Anno di edizione Soil Taxonomy Variabile non codificata; si indichi l anno di edizione in 2 cifre. Ordine Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Sottordine Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Grande Gruppo Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Sottogruppo Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Classe tessiturale Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Classe mineralogica Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Classe di reazione Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Classe di temperatura del suolo Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Classe di attività dei cationi di scambio Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Altre caratteristiche Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. CLASSIFICAZIONE WRB Anno di edizione WRB Variabile non codificata; si indichi l anno di edizione in 2 cifre. Il WRB edizione italiana è del Gruppo pedologico di riferimento (1 livello) Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Unità di livello inferiore (2 livello; 1 qualificatore) Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. Pagina 59

59 2 qualificatore Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. 3 qualificatore Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. 4 qualificatore Variabile codificata; si faccia uso dei codici riportati negli Allegati. Se non classificato lasciare in bianco. DESCRIZIONE DEI PRIN CIPALI CARATTERI E QUALITÀ FUNZIONALI DEL SUOLO Evidenziare sinteticamente in forma di nota quei caratteri e qualità del suolo che si ritengono più rilevanti e rappresentativi del suolo in esame; in particolare quelli funzionali alla sua gestione, quelli legati ai principali processi pedogenetici, quelli maggiormente relazionabili agli aspetti paesaggistici. Le finalità di questa breve descrizione sono sia riassumere i caratteri salienti del profilo sia favorire la correlazione tipologica. COLLEGAMENTO DEL PROFILO ALLE UNITÀ TIPOLOGICHE DI SUOLO Si riporta la sigla della tipologia di suolo di riferimento e il grado di correlazione dell osservazione alla tipologia. Unità tipologica Variabile non codificata; si riferisce alla sigla della unità tipologica di riferimento, sia serie, famiglia, o unità di suolo generica. Si consiglia l'uso di tre lettere maiuscole. Sottounità tipologica Variabile non codificata; si riferisce per esempio alla fase di riferimento (da codificare in ordine crescente, a partire da 1 che indica la fase tipica). Grado di correlazione Variabile codificata; si riporti il grado di correlazione dell osservazione alla tipologia secondo i seguenti codici e significati: Codice Descrizione B caposaldo (benchmark) profilo di riferimento della sottounità per scopi divulgativi T tipico osservazione i cui caratteri ricadono interamente nel range di variabilità della sottounità tipologica di suolo. R rappresentativo osservazione che ha caratteri, qualità e orizzonti che possono essere utilizzati per stimare la variabilità statistica della sottounità. Ha anche caratteri, qualità e orizzonti diversi da quelli delle osservazioni tipiche, ma che non sono tra quelli utilizzati per la correlazione. Concorrono a formare il profilo modale insieme alle osservazioni tipiche C correlato osservazione che non ha i caratteri, qualità e orizzonti scelti come comun denominatore per la correlazione dei suoli della sottounità. Non viene utilizzata per stimare la variabilità statistica della sottounità, né per formare il profilo modale. COLLEGAMENTO DELLA TRIVELLATA AL PROFILO Indicare la sigla del profilo a cui si ritiene possa essere associata una trivellata o un altro profilo eseguito. Pagina 60

60 ALLEGATI Glossario dei termini geomorfologici Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001) Area di tracimazione: porzione di piana alluvionale, generalmente depressa, soggetta a inondazione con frequenze elevate 1 per superamento di argini naturali o artificiali. Con le golene e i ventagli di rotta è indicata in ambiente legislativo col termine aree golenali. Alveo attivo a canali intrecciati: area di migrazione di canali intrecciati; si identifica per osservazione in aree percorse non di recente dall acqua (greto). Alveo di corso effimero o semieffimero: per regime effimero o semieffimero si intende un alveo caratterizzato da grandi variazioni di portata e sezione (ad es. fiumara, wadi). Argine naturale (levee): rilievo costruito da deposizioni di tracimazioni successive, adiacente o a breve distanza da un canale attivo attualmente od attivo in passato. Bacino interfluviale: porzione di piana alluvionale, posta a quota più bassa rispetto ai canali, soggetta a inondazione con frequenze di ordine da decennale a centenario 1 Basso terrazzo: terrazzo fluviale caratterizzato da basso dislivello (tipicamente <10m) rispetto ad una sottostante piana alluvionale, e/o da scarpata molto dolce; è un terrazzo esondabile, ma con frequenza di esondazione molto bassa 1. Caldera: depressione più o meno circolare formata dall esplosione e/o collasso di un edificio vulcanico, contenente uno o più coni vulcanici di dimensioni inferiori; confronta con cratere di esplosione. Canale di marea: strettamente, via d acqua tra una laguna costiera e il mare, percorsa dall acqua in sensi opposti secondo la marea. Con riferimento pedologico è soprattutto un canale abbandonato, con depositi caratteristici. Canale di rotta: canale scavato da corso d acqua che supera argini naturali ed artificiali con frequenza più o meno variabile. Può assumere grandi dimensioni, soprattutto in lunghezza, quando è il risultato di corsi d acqua maggiori (canale di rotta distale). Canali intrecciati: sistema fluviale costituito da canali ripetutamente intrecciati che vanno a formare un sistema anastomizzato. Il termine comprende la definizione anglosassone di braided, che è più restrittiva. Canali singoli: detti anche Monocursali, cioè canali fluviali che mostrano anastomizzazione inesistente od occasionale; si suddividono in: Canali rettilinei Canali a bassa sinuosità Canali meandriformi. Circo glaciale: nicchia scavata nei fianchi montuosi sotto la dorsale, occupata in passato da ghiacciai a circo o dalla testata di ghiacciai vallivi. Colata di blocchi: corpo di deposito non selezionato, contenente anche materiali molto grossolani, risultante da trasporto glaciale. Eqivale al termine rock glacier e si riferisce a colate contenenti ghiaccio e da questo cementate, una situazione in cui non si fanno osservazioni. Tuttavia il termine viene spesso usato per indicare rock glacier fossili, privi di ghiaccio. Conca di riempimento complesso: conca di riempimento prodotto da processi diversi, susseguitisi nel tempo o agenti in contemporanea su parti diverse della stessa depressione. Conca di sovraescavazione: conca chiusa verso valle, in contropendenza, originata dall erosione glaciale; un riempimento o un lago possono mascherare la contropendenza. Conca di sovraescavazione riempita: conca di sovraescavazione riempita da depositi detritici o lacustri, che mascherano la contropendenza. Cono di detrito: espressione morfologica di un corpo sedimentario costituito da materiali grossolani depositati allo sbocco di una incisione a forte pendenza in un versante molto ripido Conoide: espressione morfologica di un corpo sedimentario costituito da depositi di un corso d acqua in corrispondenza di una brusca diminuzione della pendenza di fondo. Si considera forma di versante se il conoide è collocato allo sbocco di una valle minore in una valle più grande, nel qual caso ha di norma dimensioni limitate e pendenze significative. Si considera forma di pianura pedemontana se situato allo sbocco in pianura o in una valle molto grande, nel qual caso ha di norma grande estensione e pendenze molto limitate. Cordoni: rilievi allungati paralleli alla linea di costa, costituiti da materiali di spiaggia sommersa più o meno sollevati relativamente alla costa, in tempi successivi alla formazione; oppure da materiali di spiaggia temporaneamente sommersa.. Altri termini equivalenti sono barra, scanno. Confronta: duna. Cratere di esplosione (maar): depressione più o meno circolare formata dall esplosione e/o collasso di un edificio vulcanico; spesso contiene un lago (lago di maar). Confronta: caldera. Cuesta: rilievo asimmetrico, prodotto dall erosione differenziale di strati rocciosi alternati, di diversa resistenza e immersi uniformemente (monoclinali) con angolo tipicamente inferiore al 15%. Caratterizzata da un versante lungo e a minore pendenza (versante di immersione) tipicamente impostato su uno strato del litotipo più resistente, e da un versante breve e ripido tagliato attraverso gli strati (a reggipoggio). Pagina 61

61 Forme di accumulo fluvioglaciale: rilievi costituiti da deposizioni dei torrenti glaciali. Depressione carsica aperta: depressione carsica che, per evoluzione successiva alla formazione, ha visto smantellato una parte del rilievo che la racchiudeva, trasformandosi in depressione aperta o in porzione di un versante. Si consiglia l uso solo nei casi in cui la apertura è consistente, con erosione di una parte dei materiali di riempimento. La semplice apertura di una via di drenaggio esterno può essere indicata usando il termine depressione aperta a livello di elemento morfologico. Depressione di interconoide : depressione che si forma tra due conoidi contigui in seguito all aggradazione verticale di questi ultimi. Depressione in piana alluvionale o deltizia: questa forma si trova in aree di minore aggradazione verticale della piana alluvionale (ad es. tra dossi); la forma depressa può essere accentuata dal fenomeno della subsidenza differenziale, che in genere si manifesta con modalità più evidenti proprio nelle aree depresse a causa della presenza di depositi fini e di depositi organici. Dissecato/a (detto di varie forme): una forma in origine pianeggiante (terrazzo, superficie strutturale, superficie di spianamento) che, in seguito a un cambiamento del livello di base, presenta un reticolo di incisioni profonde, spesso a pareti ripide, ma in cui la superficie originale è ancora riconoscibile e raccordabile. In mancanza di una superficie originale riconoscibile, usare le forme di versante appropriate. Superfici formanti ripiani possono presentarsi contemporaneamente dissecate e ondulate; in fase discendente la distinzione non è critica, ma in fase ascendente si dovrebbe riportare il codice all aspetto di maggior rilevanza pedologica. Dolina: depressione carsica formata da processi di dissoluzione ed eventuale crollo. Si distingue tra: Dolina a fondo piatto, se dominata da processi di dissoluzione e con depositi fini; Dolina di crollo, a fondo irregolare e con depositi grossolani; Dolina di subsidenza, formatasi su rocce calcaree coperte da sedimenti di varia origine; con forma simile alla dolina a fondo piatto, ma in cui i materiali di riempimento hanno origini non legate ai processi carsici. Dosso in piana alluvionale o deltizia: rilievo nastriforme convesso, a sinuosità variabile e costituito da deposizioni di un fiume con tendenza a corso pensile, in un contesto di aggradazione verticale della pianura. È costituito da un complesso di corpi sedimentari di alveo e di argine naturale e dunque da depositi tendenzialmente sabbiosi e limoso sabbiosi. Drumlin: forma allungata nella direzione di movimento del ghiacciaio, con versante a monte più ripido, formato dall erosione glaciale su materiali non coerenti. Duna: rilievo allungato, costruito dall azione del vento. Assume un significato particolare nella piana costiera, dove la sua formazione è più probabile. Si identifica facilmente dalla buona classazione delle sabbie e dalla loro stratificazione incrociata. Duna appoggiata: (o duna d ostacolo) duna che, nella sua migrazione, si è arrestata contro un rilievo, perdendo la caratteristica forma. Può essere stata successivamente erosa ed essere sospesa, cioè separata dal fondovalle da un tratto di versante su materiali diversi. Si identifica soprattutto dai materiali e dal loro assetto. Duna spianata: duna obliterata nella forma e talvolta nelle peculiarità del sedimento a causa di azioni antropiche o comunque da processi non eolici; ancora riconoscibile in foto aerea nelle sue forme essenziali. Esker: espressione morfologica di un deposito fluvioglaciale; dorsale lunga e sinuosa formatasi sotto un ghiacciaio, per riempimento di galleria percorsa da un torrente subglaciale. Falda di detrito da crollo (talus): fascia di accumulo di materiali grossolani, alla base di un versante ripido o molto ripido in rocce dure, prodotta da crolli dal versante soprastante Fascia di oscillazione lacustre: fascia pianeggiante compresa tra i livelli massimi e minimi di un lago, che rimane emersa o sommersa in seguito a variazioni di livello stagionali o climatiche a breve termine. Fondovalle con substrato roccioso subaffiorante : fondovalle attualmente dominato da processi erosivi di fondo, con copertura sedimentaria sottile; è facilmente riconoscibile per la dominanza del substrato roccioso in un alveo non incassato o per la presenza di affioramenti rocciosi tra i depositi di fondovalle. Fondovalle riempito: fondovalle in cui i processi di aggradazione (alluvionale e/o colluviale) hanno superato ampiamente la capacità di trasporto del corso/i d acqua; è caratterizzato da topografia piana o leggermente concava, mentre l asta di drenaggio può essere: a) assente; b) insignificante ris petto alle dimensioni del bacino e/o fortemente asimmetrica; c) profondamente incassata in un alveo stretto, a causa di una ripresa dell incisione. In quest ultimo caso, si passa gradualmente al fondovalle sospeso. Fondovalle sospeso: fondovalle in cui una ripresa dell incisione ha causato un forte abbassamento del livello dell asta di drenaggio, con asportazione di una parte del riempimento. La distinzione rispetto al fondovalle riempito e al terrazzo fluviale non è critica, salvo la coesistenza nello stesso paesaggio; per fondovalle sospeso si intende in genere una situazione in cui il riempimento occupa ancora l intera larghezza di una valle, salvo una parte asportata verso lo sbocco della valle stessa, con forma a ferro di cavallo. Glacis d accumulo: superficie di raccordo tra un versante e una sottostante superficie pianeggiante, generalmente concavo lungo la pendenza, costruito da vari processi di deposizione Golena: porzione di piana alluvionale soggetta a inondazione con frequenze di ordine annuale, non separata dal corso d acqua da un argine naturale. Con le aree di tracimazione e i ventagli di rotta è indicata in ambiente legislativo col termine aree golenali. Pagina 62

62 Hum: rilievo residuale all interno di un polje od uvala, in origine delimitato da pareti ripide; può presentarsi smussato per erosione successiva. Morena di fondo, morena di ablazione: forme di deposizione glaciale nel letto del ghiacciaio; la parte superiore del deposito (morena di ablazione) si distingue in genere dalla parte profonda (morena di fondo) per una disposizione più caotica dei ciottoli. Morena frontale: rilievo arcuato, formato da depositi glaciali alla fronte di un ghiacciaio. Morena laterale: argine situato lungo il margine di un ghiacciaio. Movimenti franosi: si considerano profondi quei movimenti che interessano in modo significativo la roccia inalterata, superficiali quelli limitati a suolo, o residuo. Nicchia di frana: superficie esposta da un fenomeno franoso di massa; secondo il tipo specifico di frana può assumere geometrie diverse: le più comuni sono concave (Nicchia in senso stretto) o piatte (Superficie di scivolamento). Nicchia di nivazione: incavo in roccia sui fianchi montani, in luoghi adatti all accumulo e alla conservazione della neve. Paleoalveo: traccia di alveo fluviale abbandonato dal corso d acqua. I depositi all interno del canale abbandonato sono solitamente più grossolani rispetto alla piana circostante, ma è anche comune che il canale non più attivo, essendo depresso, abbia accolto acque di esondazione provenienti da alvei attivi vicini e quindi si sia andato riempiendo di depositi da decantazione di acque torbide. In questi casi il riempimento è di solito formato da depositi argillosi (il classico clay plug dei laghi meandro). Paleoalveo a canali intrecciati su conoide : paleoalveo del tipo a canali intrecciati (vedi canale intrecciato), in un conoide. Paleoalveo a canale singolo su conoide: paleoalveo del tipo a canale singolo (vedi canale singolo o monocursale), in un conoide. Pediment o glacis d'erosione: forma erosiva su roccia, piana o debolmente inclinata, originatasi per arretramento parallelo di un rilievo montuoso e quindi tipicamente collocata alla sua base. Piana alluvionale di fondovalle: area pianeggiante, costruita o attualmente interessata da prevalenti fenomeni di deposizione alluvionale, sul fondo di una valle che non è abbastanza estesa da essere considerata pianura. Piana alluvionale elevata: porzione di piana alluvionale soggetta a inondazione con frequenze di ordine da decennale a centenario 1, posta a quota più elevata rispetto al canale; possono coesistere diverse piane aluvionali elevate, a frequenza di inondazione decrescente con la quota. Piana costiera: pianura costiera che subisce o ha subito processi di modellamento e deposizione dovuti all azione del mare o di un lago. Una pianura costiera di costruzione esclusivamente o prevalentemente fluviale rientra nel concetto di pianura alluvionale o terrazzi fluviali. Piana deltizia: superficie pianeggiante a monte di un delta maggiore; specificatamente, piana alluvionale caratterizzata da frequenti anastomosi di canali distributori separati dai loro stessi bacini di piena. Per la parte verso il mare del sistema deltizio, usare il termine semplice delta. Piana di alluvionamento proglaciale (sandur, outwash plain): piana di deposizione fluvioglaciale formata dai torrenti che escono dalla fronte di un grande ghiacciaio. Piana di fango: area posta tra cordoni o dune, oppure a monte di cordoni o dune; è costruita (per azione attuale o passata) dalla deposizione di materiali fini in ambiente palustre o litoraneo. Piana di marea: in senso stretto è una superficie piatta intertidale; con riferimento pedologico è soprattutto una superficie abbandonata per variazione del livello relativo del mare, con depositi caratteristici. Piana di sabbia: area posta tra cordoni o dune, oppure a monte di cordoni o dune; è costruita (per azione attuale o passata) dalla deposizione di materiali sabbiosi in ambiente palustre o litoraneo (spiaggia), con o senza contributo eolico. Piattaforma d abrasione: superficie pianeggiante, prodotta dall erosione marina o lacustre a carico di materiali preesistenti l innalzamento del livello del mare o lago. Nei casi che ci interessano è fossile o inattiva, cioè non è più interessata da processi erosivi, in seguito ad abbassamento del livello del mare o lago, o a innalzamento tettonico della costa. Piede di falesia: corpo di accumulo di detriti, anche grossolani, prodotti dall azione erosiva delle onde al limite verso terra di una piattaforma d abrasione, dove si forma una falesia, cioè una scarpata a forte pendenza che non ospita suolo. Plateau vulcanico: tipo particolare di superficie strutturale derivante dalla deposizione di lave o piroclastiti in ampie superfici pianeggianti o ondulate, in genere basaltiche, prodotte da attività di tipo fissurale (trappi, giare in Sardegna). Possono avere acquisito morfologie più complesse in seguito a evoluzione tettonica e/o erosiva successiva alla deposizione. Polje: depressione carsica di dimensioni chilometriche, con fondo piano e versanti relativamente ripidi, prodotti dall associazione di processi di dissoluzione con motivi strutturali; nella maggior parte dei casi associati con depressioni tettoniche. Resto di terrazzo: porzione di terrazzo fluviale che, per erosione, risulta completamente isolata dall originario sistema o sequenza di terrazzi e piana alluvionale. Pagina 63

63 Rilievi di alluvionamento proglaciale (kame): superfici di deposizione fluvioglaciale, in forme di conoide, terrazzi o monticelli, create dai torrenti che escono dalla fronte di un grande ghiacciaio. Rilievi morenici: forme create da materiali accumulati o deposti direttamente dai ghiacciai, tipicamente con granulometria molto varia. Rilievo residuale (tor, chicot) : rilievo risultante da processi molto spinti di alterazione/erosione (tor) e/o carsismo (chicot); è costituito da varie combinazioni di pinnacoli rocciosi e ammassi di frammenti di grandi dimensioni. Ripiano con tracce di reticolo fluvio-carsico: superficie strutturale o di spianamento in paesaggio carsico, caratterizzata dalla presenza di diverse valli fluvio -carsiche di piccole dimensioni Sospesa (conca o piana di riempimento): riempimento che, per successiva incisione, ha visto asportata una parte del materiale costituente il riempimento stesso, in genere nei pressi di uno sbocco a valle della piana o conca. Superficie di spianamento: forma spianata o semispianata, localizzata sui fianchi o alla sommità di rilievi; superficie con debole energia di rilievo (come riferimento generico: metri per km 2 per le superfici spianate, valori doppi per le superfici semispianate), di genesi complessa e talvolta relitta (paleosuperficie); si forma per azione di agenti erosivi che producono una superficie pianeggiante non correlata con la disposizione degli strati geologici. Confronta: Superficie strutturale, Terrazzo fluviale, Terrazzo di erosione. Superficie strutturale: superficie pianeggiante, sommitale e di versante, controllata da strutture stratigrafiche o tettoniche del substrato litologico. Confronta: Superficie di spianamento, Terrazzo d erosione, Terrazzo Fluviale. Superficie strutturale ondulata: superficie strutturale dolcemente ondulata, in genere per cicli evolutivi comprendenti fasi di incisione e riempimento. Le superfici strutturali che formano ripiani possono presentarsi contemporaneamente dissecate e ondulate; in una analisi morfologica in fase discendente la distinzione non è essenziale, ma in fase ascendente (dopo i rilievi in campo) si dovrebbe riportare il codice (SSD oppure SSO) che meglio identifica l aspetto di maggior rilevanza per i processi pedogenetici rilevati. Terrazzo con superficie ondulata: terrazzo fluviale che presenta una superficie dolcemente ondulata per autocompattazione di materiali diversi o per cicli evolutivi comprendenti fasi di incisione e riempimento. Superfici formanti ripiani possono presentarsi contemporaneamente dissecate e ondulate; in fase discendente la distinzione non è critica, ma in fase ascendente si dovrebbe riportare il codice all aspetto di maggior rilevanza pedologica. Terrazzo con tracce di canali intrecciati: terrazzo fluviale la cui superficie presenta tracce di un reticolo idrografico a canali intrecciati (braided), non più attivo. Terrazzo con tracce di canale singolo: terrazzo fluviale la cui superficie presenta tracce di un reticolo idrografico a canale singolo, non più attivo. Terrazzo d erosione: forma simile ad un terrazzo fluviale, ma non impostata su sedimenti fluviali. Si distingue dalla superficie di spianamento per la concordanza con gli strati geologici e dalla superficie strutturale per la mancanza di relazione con il piano di deposizione o dislocazione dei materiali. Terrazzo d erosione glaciale: (o spalla glaciale) gradino o sequenza di gradini risultanti dalla reincisione di una valle glaciale a U. Terrazzo dissecato: terrazzo fluviale diffusamente inciso da solchi di erosione. Superfici formanti ripiani possono presentarsi contemporaneamente dissecate e ondulate; in fase discendente la distinzione non è critica, ma in fase ascendente si dovrebbe riportare il codice all aspetto di maggior rilevanza pedologica. Terrazzo fluviale: forma creata dall incisione e parziale smantellamento di una piana alluvionale o conoide in seguito ad abbassamento importante del livello di base. Confronta terrazzo di erosione, superficie strutturale, superficie di spianamento Terrazzo lacustre: superficie parallela alla riva, ma rialzata o gentilmente pendente verso il livello del lago, costruita da deposizione di sedimenti lacustri e successiva regressione del livello relativo del lago. Si distingue dalla piattaforma di abrasione per la sua natura aggradante, cioè costruita da sedimenti, e non erosiva, cioè formata dall erosione di materiali preesistenti. Più difficile è potenzialmente la distinzione rispetto a terrazzi fluviali posti nei pressi della costa. La distinzione si può basare su un analisi geometrica dell andamento delle scarpate rispetto alla costa e ai corsi d acqua, attuali o passati. Terrazzo marino: superficie parallela alla costa, ma rialzata o gentilmente pendente verso il livello del mare, costruita da deposizione di sedimenti marini e successiva regressione del livello relativo del mare. Si distingue dalla piattaforma di abrasione per la sua natura aggradante, cioè costruita da sedimenti, e non erosiva, cioè formata dall erosione di materiali preesistenti. Più difficile è potenzialmente la distinzione rispetto a terrazzi fluviali posti nei pressi della costa. La distinzione si può basare su un analisi geometrica dell andamento delle scarpate rispetto alla costa e ai corsi d acqua, attuali o passati. Uvala: depressione carsica generalmente formata dalla coalescenza di più doline; si distingue in base alla natura delle doline (vedi) che lo formano. Valle fluvio-carsica: depressione aperta in paesaggio carsico, con geometria tipica di valle, priva di asta di drenaggio o con asta di portata sproporzionatamente piccola rispetto all area del bacino. Valle glaciale a U: (anche doccia glaciale o truogolo) Valle con sezione trasversale ad U. Risulta da un rimodellamento, per erosione sui fianchi e sul fondo, di solchi vallivi preesistenti. Valle glaciale sospesa: valle glaciale laterale con sbocco a gradino su valle principale più profonda. Ventaglio di rotta: porzione in genere depressa entro una piana alluvionale e soggetta a frequente inondazioni per rottura di argini naturali o artificiali. Con le golene e le aree di tracimazione è indicata in ambiente legislativo col Pagina 64

64 termine aree golenali. Il termine ventaglio di rotta può essere usato anche per ventagli non più attivi o collegati a canali abbandonati; in tal caso le inondazioni frequenti si riferiscono a condizioni non più attuali e non si tratta più di aree golenali. Ventaglio di rotta distale: ventaglio di rotta posto al termine di canali di rotta molto lunghi, generati dai corsi d acqua maggiori. Versante di faglia: versante fortemente condizionato nella geometria e nella dinamica dalla presenza di una o più faglie. Versante (e ripiano) carsificato: versante (o ripiano) che presenta una alta frequenza di forme carsiche, come inghiottitoi, campi carreggiati, karren ecc. VERSANTI DI MODELLAMENTO EROSIVO: definizioni per i diversi casi dei versanti da erosione idrica, gruppi EV-EI-ES: Vallecola: incisione di piccole dimensioni da ruscellamento concentrato; fa parte del processo di dissecamento e smantellamento di un versante non più in equilibrio con il livello di base, ed è un modo molto frequente di rimodellamento di un versante. La distinzione tra valle e vallecola non si può porre su rigide definizioni dimensionali o di processo, in quanto fanno parte di un continuum naturale. Le vallecole sono impostate su un versante, hanno in genere disposizione a pettine e pendenza di fondo molto simile a quella del versante stesso. Vallecole reincise: riempite da sedimenti in passato, attualmente in rinnovata incisione; sono visibili resti dell originario fondo a conca o piatto Vallecole riempite a conca: vallecole con fondo concavo, incise e in seguito riempite da sedimenti, con contributo importante di sedimenti provenienti dai fianchi ( colluvio senso lato); nel nostro ambiente gioca un ruolo primario il trasporto di suolo da lavorazioni agricole Vallecole riempite a fondo piatto: vallecole con fondo piatto, incise e in seguito riempite da sedimenti, con contributo dominante di sedimenti trasportati lungo la vallecola stessa Versante lineare: versante privo di vallecole Versante non aggradato: in nessuna parte del versante sono presenti fasce o aree di deposizione; anche le eventuali vallecole non sono riempite; la convessità nel senso della pendenza è la morfometria dominante, specialmente alla scala di percezione corrispondente alla lunghezza dell intero versante Versante regolare: sostanzialmente, il versante a profilo sinusoidale, o convesso-concavo, della geomorfologia classica; la fascia di deposizione si trova nella parte bassa (piede del versante, footslope) e non occupa oltre (circa) un terzo della lunghezza del versante Versante aggradato: la fascia di deposizione si trova nella parte bassa e occupa oltre (circa) un terzo della lunghezza del versante Versante aggradato sospeso: la fascia di deposizione non si trova nella parte bassa, ma nelle parti media o alta; in questi casi una fase di incisione fluviale al piede si è verificata, o è in corso, successivamente alla fase di deposizione Versante (vari) in erosione catastrofica: versante percorso da gullies con eventuali badlands associate Versante con vallecole in reincisione catastrofica: le vallecole sono reincise, con formazione di gullies ed eventuali badlands associate 1 Lo stato delle conoscenze relative ai cambiamenti climatici a scala pluridecennale/secolare consiglia di considerare questi riferimenti come approssimativi e non rigidi. Pagina 65

65 Glossario dei termini per l origine di materiali parentali organici Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001) In ordine alfabetico. Fanghi calcarei: depositi lacustri organogeni o misti, in genere qualsiasi deposito lacustre limoso o più fine, ricco di calcare. Confronta: fanghi diatomitici. Fanghi diatomitici: depositi lacustri organogeni, da precipitazione di gusci (silicei) di diatomee; si presentano come materiali molto fini, di colore chiaro, non reattivi all acido cloridrico. Confronta: fanghi calcarei. Fanghi lacustri organici: materiali organici generici depositati in ambiente lacustre, normalmente con contenuto minerale piuttosto elevato. Confronta: torba. Materiali organici: per la distinzione tra materiali organici e minerali, vedi la definizione di orizzonti organici Organici - depositi: materiali organici generici. Palude salmastra - depositi di: depositi delle depressioni retrostanti o intervallate a dune litoranee o cordoni, che attraversano normalmente fasi di sommersione in acqua salmastra. Normalmente dominati da limi o argille, possono talvolta essere ± organici. Rifiuti organici: materiali organici accumulati a scopo di smaltimento, anche quando riutilizzati nel tempo. Torba: deposito organico di ambiente semiterrestre (palustre, ma non solo). Glossario dei termini per l origine di materiali non consolidati Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001) In ordine alfabetico Alluvioni di versante: depositi di versante da trasporto idraulico più o meno canalizzato. Si riconoscono soprattutto per avere evidenze di selezione granulometrica e stratificazione; queste possono anche essere deboli, ma se riconosciute sono comunque indicatrici di trasporto idraulico. Confronta: colluvio, glacis d accumulo Canale - depositi di: materiali tipici del letto (abbandonato) di canali non anastomizzati, e dell area di migrazione di canali anastomizzati (braid plain); non sono sempre facilmente riconoscibili, specialmente quando la fase a canali anastomizzati non è attuale, e sfumano nei depositi di piena ad alta energia. Nel caso di materiali decisamente grossolani, tuttavia, è consigliabile utilizzare questo termine; notare che si riconoscono fasi passate in cui sistemi di canali anastomizzati hanno deposto su aree molto più estese di quelle ipotizzabili dall osservazione dei sistemi oggi esistenti. Confronta: depositi di piena ad alta energia Canale tidale - depositi di: depositi vari in ambiente di canale tidale, o di marea Cementati da carbonati depositi: depositi litoranei cementati da carbonati ( panchina, beach rock ), possibilmente di origine pedogenetica. Cementati da sostanza organica o ossidi depositi: depositi litoranei cementati da sostanza organica e ossidi, formatisi dall interazione tra orizzonti illuviali molto profondi e falde salate ( coffee rock ). Colata - depositi di: depositi da frane del tipo colata, con trasporto su distanze superiori a quelle tipiche per altri tipi di frana e forme caratteristiche, come lobi terminali e argini naturali; si distinguono in base alla composizione in colate di detrito e di fango. Colata di detrito: deposito di frane del tipo colata, interessanti materiali grossolani (>50% >2 mm, debris flow) Colata di fango: deposito da frane del tipo colata, con prevalenza di materiali fini (<50% >2 mm, mudflow) Colata piroclastica - depositi di: materiali espulsi da un eruzione vulcanica e depositati dopo un tragitto in aria a bassa quota, parallelo alla superficie; anche, depositi da flusso piroclastico o surge, rientrano sotto questa voce se non cementati. Confronta: depositi piroclastici di caduta Colluvio: deposito di versante privo di strutture, o selezione granulometrica, riconducibili al trasporto idraulico; dovuto a movimenti di massa con contributo secondario di flussi non canalizzati. Confronta: alluvioni di versante, glacis d accumulo Colmate: materia li simili ai depositi di piena a bassa energia, ma risultanti dall azione dell uomo, a scopo di bonifica idraulica. Conoide depositi di: sedimenti a composizione rapidamente variabile e stratificazione complessa, tipici degli ambienti di conoide alluvionale; utilizzati sia nella categoria sedimenti fluviali sia nella categoria depositi di versante per la difficoltà di stabilire un limite preciso e per la generale similitudine esistente tra piccole conoidi (versante) e grandi conoidi (fluviale). Cordone (barra, scanno) - depositi di: sabbie depositate nei cordoni litoranei (vedi). Confronta: sabbie eoliche Crollo depositi di: depositi, normalmente grossolani e angolari, derivanti da frane di crollo e ribaltamento in substrati consolidati (talus, falda detritica), o da rielaborazione su brevi distanze degli stessi (ghiaioni), nel qual caso possono mostrare qualche selezione granulometrica Depositi di origine sconosciuta: materiali parentali di origine non identificata. Detrito in posto: prodotto del disfacimento, prevalentemente fisico, di substrati consolidati o meno, in fasi precedenti la pedogenesi vera e propria; non ha subito significativi processi di trasporto. Ad esempio, grus. Confronta: saprolite Pagina 66

66 Eolico - deposito: qualsiasi materiale depositato per caduta da correnti d aria, purché non originato direttamente da eruzioni vulcaniche Eolico fine - deposito: deposito eolico contenente significative quantità di argilla (secondo alcuni autori, oltre un quartile della distribuzione granulometrica ha dimensioni <0.002 mm) (parna, lehm). Confronta: loess Esplosione freato-magmatica depositi di: depositi di composizione caotica sul fondo di una caldera creata da una esplosione freato-magmatica; tipici dei vulcani laziali. Estuario depositi di: depositi vari in ambiente di estuario Falesia o costa alta depositi di: depositi, normalmente grossolani, originati dalla rielaborazione in ambiente marino dei prodotti dell erosione di una costa rocciosa. Fanghi calcarei: depositi lacustri organogeni o misti, in genere qualsiasi deposito lacustre limoso o più fine, ricco di calcare. Confronta: fanghi diatomitici Fanghi diatomitici: depositi lacustri organogeni, da precipitazione di gusci (silicei) di diatomee; si presentano come materiali molto fini, di colore chiaro, non reattivi all acido cloridrico. Confronta: fanghi calcarei Fanghi lacustri organici: materiali organici generici depositati in ambiente lacustre, normalmente con contenuto minerale piuttosto elevato. Indicati sia tra i depositi organici che tra i depositi lacustri. Confronta: torba Frana - depositi di: depositi di composizione varia e spesso con assetto caotico, derivanti da frane di vario tipo, in materiali diversi. Glaciale assiale - deposito: combinazione di depositi di ablazione e depositi supraglaciali; poiché le osservazioni si fanno dopo il ritiro del ghiacciaio, i due depositi sono tipicamente mescolati. Glaciale frontale - deposito: materiali depositati alla fronte di un ghiacciaio (morena frontale) Glaciale laterale - deposito: materiali depositati sui fianchi di un ghiacciaio (morena laterale) Glaciofluviale - deposito: materiale trasportato da ghiacciai e successivamente rielaborato da acque di fusione dei ghiacciai stessi, legato a forme tipo delta, kame, esker etc. (vedi) Glaciolacustre - deposito: materiali normalmente fini (<2 mm), trasportati da ghiacciai, rielaborati da acque di fusione e depositati in ambiente lacustre (laghi proglaciali). Spesso finemente stratificati come varve o ritmiti. Glacis d accumulo: depositi di versante di cui è impossibile identificare la natura, gravitativa o idraulica, o composti da una mescolanza inestricabile dei due tipi. Deriva dal termine SGN per la forma corrispondente. Confronta: colluvio, alluvioni di versante Inerti di cava: materiali accumulati come scarti di coltivazione di cave di inerti. Confronta: scarti di miniera o industriali Lahar: deposito derivante dal trasporto idraulico catastrofico di depositi piroclastici non cementati; simile ad un mudflow, ma di dimensioni superiori e prodotto da eventi più importanti. Lavorazioni agricole - depositi da: depositi di versante non selezionati e privi di strutture, dovuti all accumulo nel tempo degli effetti non deliberati delle lavorazioni agricole. Spesso riconoscibili da anomalie nella distribuzione dei frammenti grossolani, come un improvviso aumento verso la superficie; in ambienti di lunga coltivazione o di interventi particolarmente energici (scassi). Riportati sia sotto la voce depositi prevalentemente gravitativi sia sotto la voce depositi antropici, data la loro natura intermedia. Confronta: riporti di terra a fini agricoli, colluvio Loess: deposito eolico a composizione granulometrica dominata dal limo, con un certo possibile contenuto di sabbia fine. Confronta: deposito eolico fine Materiali non trasportati: prodotti del disfacimento, fisico o chimico, di substrati consolidati o meno, in fasi precedenti la pedogenesi vera e propria. Da utilizzare in tutti i casi in cui si ritiene il suolo direttamente derivato dal substrato. Materiali organici: per la distinzione tra materiali organici e minerali, vedi la definizione di orizzonti organici Organici - depositi: materiali organici generici Palude salmastra - depositi di: depositi delle depressioni retrostanti o intervallate a dune litoranee o cordoni, che attraversano normalmente fasi di sommersione in acqua salmastra. Normalmente dominati da limi o argille, possono talvolta essere più grossolani. Periglaciale - deposito: deposito legato a fenomeni periglaciali, come soliflusso, geliflusso, rock glaciers, valanghe etc.; può avere composizione granulometrica molto variabile, dai limi a materiali molto grossolani. Piana tidale - depositi di: depositi vari in ambiente di piana tidale, o di marea Piena a bassa energia - depositi di: materiali da argillosi a limoso-sabbiosi tipici delle aree di tracimazione, di ristagno e delle porzioni distali di ventagli di rotta e argini naturali Piena ad alta energia - depositi di: materiali soprattutto sabbiosi, ma anche più grossolani, tipici delle aree prossimali al canale in genere; confronta: depositi di canale Piroclastici - depositi (tephra): generico per materiali espulsi da un eruzione vulcanica e depositati dopo un tragitto in aria; da usare quando manchi una identificazione più accurata Piroclastici da caduta - depositi: materiali espulsi da un eruzione vulcanica e depositati dopo un tragitto in aria a quota massima elevata, in forme polverulenti. Confronta: depositi di colata piroclastica Prevalentemente gravitativi - depositi: depositi dovuti all azione dominante della gravità, anche se un certo ruolo dell acqua non può spesso essere del tutto escluso. Residuo di dissoluzione: materiale fine (<2 mm) sovrastante rocce calcaree o gessose dure, senza evidenze immediate di fenomeni di trasporto (terra rossa e simili nel caso dei calcari). Il contributo di depositi eolici e/o Pagina 67

67 vulcanici, e del trasporto su versanti, può essere importante, ma è difficilmente identificabile in campagna o con analisi di base. Rifiuti: materiali accumulati a scopo di smaltimento, anche quando riutilizzati nel tempo (aeroporto di Osaka) Riporti di terra a fini agricoli: materiali accumulati da azioni deliberate, finalizzate a scopi agricoli, come livellamenti, terrazzamenti e simili. Confronta: depositi da lavorazioni agricole Riporti di terra a fini non agricoli: materiali accumulati da azioni deliberate, finalizzate a scopi non agricoli, come livellamenti e simili. Sabbie eoliche: depositi eolici con composizione granulometrica dominata da particelle delle dimensioni delle sabbie. Confronta: loess Saprolite: prodotto dell alterazione prevalentemente chimica di substrati, consolidati o meno; privo di struttura ma può presentare figure pedogenetiche. Spesso caratterizzato da perdita completa delle caratteristiche meccaniche del substrato, conservandone però le strutture (stratificazione, elementi grossolani identificabili come fantasmi etc.). Confronta: detrito in posto Scarti di miniera o industriali: materiali accumulati come scarti di coltivazione di miniere o di lavorazioni industriali. Confronta: inerti di cava Sedimenti fluviali: si è ritenuto di non introdurre la complessa sistematica dei sedimenti fluviali, e di riassumere le categorie con una suddivisione approssimata (vedi: depositi di canale, di piena ad alta o bassa energia), indubbiamente un po grossolana, ma sicuramente di maggiore praticità. Sedimenti lacustri o fluviolacustri: molti sedimenti clastici in ambiente lacustre hanno una componente fluviale, per cui il termine fluviolacustre è più comprensivo e spesso più esatto. Sedimenti marini litoranei: sedimenti marini in ambiente litoraneo; da definire, se possibile, in modo esteso, quindi considerati in modo più analitico. Sedimenti marini: categoria destinata a substrati non consolidati. Nella trattazione si sono usati termini granulometrici perché di uso universale, mentre i dettagli genetici sono forniti dalla descrizione delle formazioni. Spiaggia - depositi di: depositi tipici dei diversi microambienti costituenti il sistema spiaggia (esclusi i cordoni), generalmente sabbiosi o più grossolani Torba: deposito organico di ambiente semiterrestre (palustre, ma non solo). Vulcanici - depositi: la definizione dei depositi vulcanici si sovrappone parzialmente con quella dei litotipi. Pagina 68

68 QUALITA DEL SUOLO DERIVATE Si intende come derivata una qualità da ricavare attraverso regole, matching tables, pedofunzioni, in una fase successiva alla descrizione di campagna. Sensibilità all incrostamento superficiale potenziale Variabile non codificata espressa da un rapporto numerico. Viene usato per valutare la tendenza di un suolo a formare croste superficiali; viene calcolato con la seguente relazione, da RER (1995) e SINA (1999): 15, Lf + 0, 75Lg i = A + 10SO dove Lf = % limo fine (0,002-0,02 mm) Lg = % limo grosso (0,02-0,05 mm) A = % argilla SO = % sostanza organica Si riportano per confronto le seguenti classi: Classe Descrizione < 1,2 basso 1,2-1,6 moderato > 1,6 elevato Capacità depurativa del suolo Valuta la capacità del suolo di degradare rapidamente la sostanza organica apportata con i liquami, liberando gli elementi nutritivi in forma assimilabile dalle colture e di adsorbire alcuni composti a potenziale azione inquinante (Cu, Zn, eccetera). Deriva da una stima indiretta effettuata utilizzando i seguenti caratteri pedologici: contenuto in scheletro entro 1 m di profondità, profondità utile per le radici, capacità di scambio cationico, ph secondo il seguente schema: Fonte del dato: RER (1995) Scheletro < 35% > 35% Capacità di scambio cationico (meq/100 g) Profondità utile alle radici <50 cm cm >100 cm ph > 6,5 < 6,5 > 6,5 < 6,5 > 6,5 < 6,5 > < > < Sono distinte le seguenti classi fondamentali: Codice Classe 1 molto alta 2 alta 3 moderata 4 bassa 5 molto bassa Capacità di accettazione delle piogge Si riferisce alla capacità del suolo di accettare apporti idrici senza che si verifichino fenomeni di ruscellamento superficiale o sottosuperficiale e di percolazione profonda. Deriva da stima indiretta effettuata utilizzando i seguenti caratteri del suolo: Drenaggio interno, Pendenza, Profondità di un orizzonte a lenta permeabilità, Permeabilità degli orizzonti al di sopra di quello con permeabilità lenta, secondo il seguente schema: Pagina 69

69 Drenaggio 3 ben drenato Profondità orizz. a permeabilità lenta (cm) Pendenza 0-8% 8-16% 16-35% Permeabilità al di sopra dello strato a permeabilità lenta Elevata Media Lenta Elevata Media Lenta Elevata Media Lenta > <40 *** *** *** *** *** *** *** *** *** > *** moderat. ben drenato < > *** 5 5 piuttosto mal *** 5 5 drenato < (Da Jarvis e Mackney (1979) in RER, 1995) dove: Codice Classe di capacità di accettazione delle piogge 1 Molto alta 2 Alta 3 Moderata 4 Bassa 5 Molto bassa Gruppo idrologico Variabile non codificata; fonte del dato: SSM (1993), modificata; dato necessario per l applicazione del metodo Curve Number Codice A B C D Parametri di stima Conducibilità idraulica satura molto alta o nella metà superiore della classe alta e la presenza di acqua libera interna è molto profonda Conducibilità idraulica satura nella metà inferiore della classe alta o nella metà superiore della classe moderatamente alta e la presenza di acqua libera interna è profonda o molto profonda Conducibilità idraulica satura nella metà inferiore della classe moderatamente alta o nella metà superiore della classe moderatamente bassa e la presenza di acqua libera interna è più profonda della classe superficiale Conducibilità idraulica satura è inferiore alla metà superiore della classe moderatamente bassa e/o la presenza di acqua libera interna è superficiale o molto superficiale e da transitoria a permanente I termini in corsivo fanno riferimento alla classazione della conducibilità idraulica satura del SSM -1993, ed alla classificazione della falda (Internal Free Water) proposta dallo stesso testo (vedere le voci relative nel presente manuale). Stima AWC (Available Water Capacity, capacità di acqua disponibile) Si riporta un esempio per effettuare la stima dell AWC fatta secondo Thomasson & Jones (1989) e Thomasson in Hodgson (1997), in parte modificata. Per ognuno degli orizzonti presenti nei primi 150 cm di spessore o sino al limite inferiore della profondità utile alle radici se più superficiale: a. definire la classe tessiturale del Soil Survey of England and Wales (SSEW); di seguito ne sono riportati i limiti tessiturali: Pagina 70

70 Tab. 1 Classi tess. limiti tessiturali in % SSEW A S L Clay 2 35 < 45 < 45 Silty clay Sandy clay < 20 Sandy clay loam 3 18; < Clay loam 3 18; < 35 20; < 50 > 20 Silty clay loam 3 18; < 35 < 20 Silt loam 3 < 18 < 20 Sandy silt loam 3 < 18 20; < 50 Sandy loam 2 < 18 50; L+2A 30 Loamy sand 1 > 70; < 91 L+1,5A 15; L+2A < 30 Sand 1 >85 L+1,5A <15 1 classi che corrispondono esattamente con le omonime classi USDA 2 classi che hanno una corrispondenza quasi completa con le omonime classi USDA 3 classi che non hanno o hanno solo una corrispondenza parziale con le classi USDA gli aggettivi fine, media e grossolana che compaiono nella tabella 3 sono riferiti alle dimensioni delle sabbie secondo i limiti granulometrici del SSEW; che sono i seguenti: Tab. 2 SSEW USDA Clay <0,002 mm Clay <0,002 mm fine 0,002-0,006 Silt medium 0,006-0,02 Silt 0,002-0,05 coarse 0,02-0,06 fine 0,06-0,2 fine-v,fine 0,05-0,25 Sand medium 0,2-0,6 Sand medium 0,25-0,5 coarse 0,6-2 coarse-v.coarse 0,5-2 b. stimare o calcolare la densità di compattamento (= densità apparente + 0,009% argilla) individuare nella tabella 3 il valore di AWC corrispondente alla classe granulometrica SSEW e alla densità di compattamento, valore espresso in mm per 10 cm di spessore di suolo Tab. 3 Classe tessiturale SSEW AWC (mm) orizzonte A AWC (mm) orizzonte B e C Densità di compattamento (gcm -3 ) bassa <1,4 media 1,4-1,75 alta >1,75 argillosa (15) 16 (8) 13 (7) argilloso limoso (15) 15 (8) 12 (7) argilloso sabbioso (14) 15 (10) 13 (8) franco sabbioso argilloso (14) 15 (10) 13 (8) franco argillosa (14) 16 (10) 12 (7) franco limoso argillosa (12) 17 (10) 12 (6) franco limosa (17) 22 (14) 15 (9) franca limosa sabbiosa fine (16) 21 (15) 15 (9) franca limosa sabbiosa media (13) 17 (11) 15 (9) franca limosa sabb. gross (17) 19 (11) 15 (7) franca sabbiosa fine 18 22(17) 18 (13) 17 (11) franco sabbiosa media 17 17(13) 15 (11) 11 (8) franco sabbiosa gross (15) 16 (11) 11 (8) sabbiosa franca fine (13) 15 (13) - sabbioso franca media (9) 9 (6) - sabbioso franca gross (7) 8 (6) - sabbiosa fine - 14 (12) 14 (12) - sabbiosa media 12 7 (5) 7 (5) - sabbiosa gross. - 5 (4) 5 (4) - Pagina 71

71 c. stimare la percentuale di scheletro presente nella sezione di riferimento e individuare il valore di AWC per i tipi di roccia, pietre e ghiaie riportati nella tab.4, valori espressi in mm per 10 cm di spessore equivalente di roccia; questa tabella può essere utilizzata anche per orizzonti Cr o R Tab. 4 Tipi di roccia, pietre ( > 75 mm) o ghiaie ( < 75 mm) AWC Tutte le rocce o pietre coerenti e compatte 1(0,5) Arenarie friabili a tessitura media o grossolana 3 (2) Rocce o pietre metamorfiche o magmatiche alterate 4 (2) Calcari dolomitici o oolitici friabili 4 (3) Arenarie friabili a tessitura fine 5 (3) Rocce o pietre friabili argillose o siltose 8 (5) Calcari friabili a grana fine (chalk) 10 (7) Ghiaia di litotipi non porosi 2 (1) Ghiaia di litotipi porosi (in particolare i litotipi friabili descritti sopra) 5 (3) I valori tra parentesi indicano l acqua facilmente disponibile (tra 0,05 e 2 bar di pressione); le caselle vuote coincidono con valori di fatto non rilevabili o non supportati da prove sperimentali. Calcolare il valore di AWC come nel seguente esempio: Suolo profondo 120 cm. Orizzonte Ap di 30 cm, tessitura sabbiosa franca media (corrispondente a 13 mm di AWC per 10cm di suolo), scheletro pari al 5% del volume totale del suolo costituito da ghiaia di litotipi porosi (corrispondente a 5 mm di AWC per 10 cm di spessore equivalente di roccia); AWC orizzonte Ap = 13 * 3 * 95% + 5 * 3 * 5% = ,7 mm = 37,7 mm mm di AWC per 10 cm di roccia equivalente percentuale del suolo occupata dallo scheletro decimetri dell'orizzonte AWCorizzonteAp = 13* 3 *95% + 5 * 3* 5%= mm = 37.7mm percentuale dell'orizzonte formata da terra fine mm di AWC per 10 cm di spessore Orizzonte Bw di 60 cm; densità di compattamento bassa, tessitura sabbioso franca grossolana ( AWC 11 mm), scheletro pari al 10% del volume totale del suolo costituito da ghiaia di litotipi porosi ( AWC 5 mm); AWC orizzonte Bw = 11*6*90% + 5*6*10% = 59,4 mm + 3 mm = 62,4 mm Orizzonte C di 30 cm; densità di compattamento media, tessitura sabbioso franca grossolana ( AWC 8 mm), scheletro pari al 30% del volume totale del suolo costituito da ghiaia di litotipi porosi ( AWC 5 mm); AWC orizzonte C = 8*3*70% + 5*3*30% = 16,8 mm + 4,5 mm =21,3 mm AWC totale = 37,7+62,4+21,3 = 121,4 121 mm Pagina 72

72 Stima della stabilità degli aggregati Metodo di stima di Schlinchting e Blume (1966). In campagna si immergono 10 aggregati di 1-3 mm di diametro in una capsula di porcellana piena d acqua di dimensioni adeguate (10-20 ml), si fa ruotare lentamente per ca. 30 secondi e si stima come segue codice descrizione parametri di stima 1 molto alta non si ha disgregazione 2 alta dominano i frammenti grandi su quelli disgregati di piccolo diametro 3 media uguale numero di frammenti grandi e piccoli 4 moderata dominano i frammenti piccoli disgregati su quelli di grandi non disgregati 5 bassa solo frammenti piccoli disgregati e torbidità dell acqua rilevabile 6 molto bassa disgregazione completa e alta torbidità dell acqua. Stima della capacità d aria Si definisce come capacità d aria la differenza tra la porosità totale e l acqua trattenuta del suolo a 0,05 bar (capacità di campo); viene fatta coincidere dagli autori (Hall et al., 1977) alla % dei pori con diametro > 0,06 mm, e indica di fatto l areazione del suolo in condizioni di saturazione ma con drenaggio libero. Indicare la capacità d aria (in % sul volume totale dell orizzonte), secondo il metodo di stima esposto di seguito (Hall et al., 1977): Capacità d aria Classe tessiturale per differenti classi di packing density orizzonti SSEW bassa media alta < 1,40 gcm -3 1,40-1,75 gcm -3 > 1,75 gcm -3 Argilla A % 5-10 % (5-10 %) E,B,C % < 5 % Argilla sabbiosa A E,B,C - (5-10 %) 5-10 % Argilla limosa A % % - E,B,C % < 5 % Franco sabbiosa argillosa A (10-15 %) % - E,B,C % < 5 % Franco argillosa A % 5-10 % (< 5 %) E,B,C > 20 % % < 5 % Franco limosa argillosa A % 5-10 % - E,B,C % % < 5 % Franco limosa A - (10-15 %) - E,B,C - (10-15 %) - franco limosa sabbiosa A % % - E,B,C > 20 % % - Franco sabbiosa A > 20 % % (< 5 %) E,B,C > 20 % % % Sabbia franca A > 20 % > 20 % - E,B,C > 20 % > 20 % (10-15 %) Sabbia E,B,C (> 20 %) > 20 % (> 20 %) N.B.: le classi tessiturali sono quelle del SSEW (vedi stima AWC); l orizzonte A è da intendersi come sinonimo di topsoil, gli orizzonti E, B e C come sinonimo di subsoil. La packing density si ottiene dalla seguente relazione: p.d.= densità apparente (bulk density) + 0,009% clay e può essere stimata con il metodo già esposto in precedenza; i valori tra parentesi sono supportati da un numero di osservazioni ritenute in numero non sufficiente; le caselle vuote coincidono con valori di fatto non rilevabili o non supportati da prove sperimentali. Pagina 73

73 Metodo di conversione dello scheletro da volume in peso Fonte del dato: Carnicelli e Wolf (2001). La stima più precisa che si possa fare con separati minerali di Ø equivalente 2 cm è quella per setacciatura e pesata su un camp ione adeguato (da 2 a 3 kg), mentre per particelle di dimensioni molto maggiori può essere utilizzata la stima visiva. I dati risultanti non sono però confrontabili in quanto una parte dei frammenti viene definita in termini di peso% ed un'altra in termini di volume%. La conversione dei frammenti da peso a volume è legata alla densità dei frammenti stessi, in rapporto alla densità del restante volume di terra fine (=densità apparente del suolo esclusi i separati con Ø equivalente >2 mm), e può essere spiegata con questa formula: Vf % = 100 Pf % Pf % + [(100 - Pf %) / Rd] In cui Vf % = percentuale in volume di frammenti grossolani Pf % = percentuale in peso di frammenti grossolani Rd = rapporto di densità tra terra fine e frammenti grossolani (DA tf / DA fr ) La tavola che segue permette di selezionare un appropriato rapporto di densità, per entrare poi nella figura seguente ( ) e leggere direttamente il valore volumetrico in base alla percentuale in peso dei frammenti, o viceversa secondo le necessità. Tavola dei rapporti di densità (Rd) tra densità apparente della terra fine (DA tf ) e dei frammenti (DA fr ): Densità terra fine (Mg m -3 ) Rocce piroclastiche Densità dei frammenti grossolani (*) (Mg m -3 ) Rocce ignee Rocce sedimentarie silicee mafiche peridotiti (ceneri) 1,8 2,0 2,2 2,4 2,8 2,7 2,8 3,0 3,2 0,6 1 0,7 1 0,23 0,8 1 0,29 0,27 0,9 1 0,50 0,45 0,41 0,38 0,35 0,33 0,32 0,30 0,28 1,0 0,56 0,50 0,45 0,42 0,38 0,37 0,36 0,33 0,31 1,1 0,61 0,55 0,50 0,46 0,42 0,41 0,39 0,37 0,34 1,2 0,67 0,60 0,55 0,50 0,46 0,44 0,43 0,40 0,38 1,3 0,72 0,65 0,59 0,54 0,50 0,48 0,46 0,43 0,41 1,4 0,78 0,70 0,64 0,58 0,54 0,52 0,50 0,47 0,44 1,5 0,83 0,75 0,68 0,62 0,58 0,56 0,54 0,50 0,47 1,6 0,89 0,80 0,73 0,67 0,62 0,59 0,57 0,53 0,50 1,7 0,85 0,77 0,71 0,65 0,63 0,61 0,57 0,53 1,8 0,82 0,75 0,69 0,67 0,64 0,60 0,56 1,9 0,79 0,73 0,70 0,68 0,63 0,59 2,0 0,77 0,74 0,71 0,67 0,62 (*) le rocce metamorfiche hanno ± la stessa densità delle rocce ignee, mentre sia le rocce ignee che quelle metamorfiche in condizioni alterate hanno ± la stessa densità delle rocce sedimentarie. Per la conversione di frammenti grossolani da percento in peso a percento in volume (o viceversa), in funzione del rapporto di densità (Rd) tra densità apparente della terra fine e dei frammenti. Nella seguente figura ogni curva rappresenta un diverso rapporto di densità. Pagina 74

74 Tavola di conversione tra volumi e peso Percentuale in volume Percentuale in peso Esempio pratico di calcolo. Ammettiamo di disporre dei seguenti dati, sia analitici che stimati in campo: stime di campo dati di laboratorio volume % frammenti cm 5 peso % frammenti 5-20 mm 16 volume % frammenti 7,6-15 cm 10 peso % frammenti 2-5 mm 12 volume % frammenti 2-7,6 cm 15 peso % terra fine 2 mm 72 densità apparente (DA fr ) Mg m -3 2,4 densità apparente terra fine (DA tf ) Mg m -3 1,52 Volendo trasformare i valori in peso dei frammenti in valori volumetrici %, si determina Rd entrando nella tavola con il valore di densità apparente della terra fine (non disponendo del valore determinato in laboratorio, anche DA tf va stimato) e con il valore stimato di densità dei frammenti (DA fr ), oppure si applica la formula. Rd = 0,63 Dalla figura si ottiene: volume % frammenti tra 5 e 20 mm = 10,7 volume % frammenti tra 2 e 5 mm = 7,9 Questi valori percentuali delle ghiaie fini e medie, derivati dalle determinazioni in peso, non possono però essere semplicemente aggiunti alla stima visuale dei frammenti più grossolani dal momento che questi ultimi sono stati esclusi dal campione sottoposto a setacciatura. I frammenti grossolani troppo grandi per essere sottoposti a setacciatura (e stimati visualmente) occupano il 30% in volume [100-( ) = 70; ammesso che la quantità di macrovuoti e cavità sia poco importante] ed i frammenti più piccoli sottoposti a setacciatura occupano il 18,6% (10,7+7,9) del volume rimanente, cioè il 13,0%. I volumi % occupati dalle varie frazioni grossolane saranno: Pagina 75

75 volume frammenti cm = 5% volume frammenti 7,6-15 cm = 10% volume frammenti 2-7,6 cm = 15% volume frammenti 5-20 mm = 7,5% volume frammenti 2-5 mm = 5,5% volume totale frammenti > 2 mm = 43,0% Calcoli analoghi possono essere adottati nel caso che interessi avere la definizione in peso % delle varie classi di frammenti grossolani. Classificazione della composizione granulometrica del substrato inconsolidato correlata alla metodologia del Progetto CARG Per agevolare la correlazione con il sistema di classificazione granulometrica utilizzato dal Sevizio Geologico Nazionale (Progetto CARG) si riportano le relative speifiche. Uno dei parametri più importanti di un sedimento è la dimensione delle sue particelle. Generalmente la dimensione è espressa da uno scalare e, se le particelle fossero ipoteticamente sferiche, è evidente che esso indicherebbe il valore del diametro. Tuttavia, per esperienza, sappiamo che le particelle sono sempre di forma irregolare, per cui quando parliamo del loro diametro intendiamo un valore medio dei diametri massimo, minimo e intermedio. Vista l impossibilità di misurare direttamente le dimensioni reali di ogni singolo clasto che costituisce il sedimento, si preferisce adottare soluzioni più concrete e pratiche quali la costruzione di classi granulometriche, a ciascuna delle quali appartengono sedimenti convenzionalmente considerati sferici, con un diametro compreso in un certo intervallo dimensionale e al quale sia stato dato un nome universalmente riconosciuto. Si utilizza in tale senso come riferimento la scala granulometrica di Udden-Wentworth (da A practical approach to sedimentology di R. Lindholm) riportata in tabella: Attraverso i dati granulometrici è possibile calcolare le percentuali di sabbia, limo e argilla per la costruzione del triangolo granulometrico, nel quale sono definiti i limiti percentuali di appartenenza di un sedimento ad una delle classi granulometriche previste o ad una classe mista, per ottenere una classificazione del sedimento sulla base granulometrica. La classificazione riguarda la composizione granulometrica del materiale e consente di individuare un dato campione sulla base delle frazioni granulometriche dei suoi componenti. Pagina 76

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