Articoli pubblicati nel 2003 per la Rubrica Balena Verde sul Quotidiano Magna Graecia Sud Europa

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1 Articoli pubblicati nel 2003 per la Rubrica Balena Verde sul Quotidiano Magna Graecia Sud Europa MOBILITA' ALL'EMILIANA: IMPOSSIBILE CONCILIARE TRASPORTO CON L'AMBIENTE Per la Lega Ambiente Emilia Romagna, la situazione regionale della mobilità regionale e la qualità ambientale è sconfortante Lo afferma il rapporto annuale di Legambiente sull'ecosistema urbano in Emilia Romagna, elaborato dall'istituto Ambiente Italia. La provincia estense ha 'solo' 62,2 auto per 100 abitanti, è quella dove si consuma meno carburante (619 kep annuo per abitante), è quarta nella qualità dell'aria in relazione alle polveri sottili (PM10). Segue la Provincia di Bologna che ha il tasso minore di motorizzazione delle province dell'emilia Romagna (57 auto per 100 abitanti che non comprendono però le auto forestiere, i consumi piuttosto bassi di carburante, 710 Kep, e una qualità dell'aria tra le peggiori in regione). Al terzo posto Modena con bassi consumi di carburante (713 Kep), 3/a nella qualità dell'aria, ma 66 auto per 100 abitanti. Quarta Parma, penalizzata dalla qualità dell'aria, la peggiore della regione anche se ha 'solo' 63 auto per 100 abitanti e consumi di benzina e gasolio contenuti (719 Kep per abitante anno). Proseguendo nella classifica c'e' Rimini, con un numero basso di automobili immatricolate ('solo' 62,2 per 100 abitanti), una qualità dell'aria tra le migliori ma con 777 Kep di carburanti consumati (il dato sui carburanti fa rilevare un elemento importante della mobilità originata dal turismo). Sesta è Piacenza con oltre 64 auto per 100 abitanti, un alto consumo di carburanti e una qualità atmosferica migliore delle altre (almeno per quanto riguarda il particolato). Settima Forli', con quasi 65 auto per ab., oltre 1000 kep di Benzina e gasolio per persona e 45 ug/mc di PM10. In coda Reggio Emilia (67,1 auto per 100 abitanti, kep di carburanti per abitante e 48,7 ug/mc di polveri sottili), ma la maglia nera spetta alla provincia di Ravenna che si classifica la peggiore per numero di auto (68,1 auto per 100 abitanti), per i kep consumati in un anno per ogni abitante e penultima nella qualità dell'aria con 51 ug/mc. Le fonti dello studio - precisa la nota di Legambiente - sono l'automobile Club d'italia per i dati sul tasso di motorizzazione; il Bollettino Petrolifero del Ministero delle Attività Produttive per i carburanti e i Comuni per i dati sulla qualità dell'aria. Dalla valutazione comparata di questi tre elementi escono indicazioni interessanti che vanno comunque assunte con alcune avvertenze: gli automezzi sono soltanto quelli immatricolati nella provincia citata e non quelli provenienti da altre zone (particolarmente pesante per la città di Bologna); i quantitativi di carburanti sono soltanto quelli prelevati dagli impianti situati nei territori delle varie province; la qualità dell'aria si riferisce alle città capoluogo e non a tutta l'area provinciale. ''Da questi dati - osserva Legambiente Emilia-Romagna - esce un quadro sconfortante sulla qualità ambientale della mobilità regionale. I consumi di carburante sono altissimi e quasi tutti superiori alla media nazionale (670 Kep per abitante). Reggio Emilia, Ravenna e Forli' si collocano fra le cinque province d'italia che consumano più carburante per abitante. C'e' un numero spropositato di automezzi: Ravenna è 11/a, alla pari con Torino (su 103 province italiane) per numero di automezzi circolanti; Reggio Emilia 17/a, Forli' 32/a. Per la cattiva qualità dell'aria (PM10 per metro cubo) Parma è al 7/o posto fra le 70 località che hanno inviato i dati del monitoraggio del PM10; Ravenna al 19/0; Bologna al 20/o; Reggio Emilia al 24/o. Riteniamo - conclude Legambiente nel suo comunicato - che i dati dimostrino ampiamente problemi di qualità delle politiche territoriali e della mobilità realmente praticate e l'assenza di iniziative veramente efficaci adatte ad invertire la rotta. Bisogna davvero spostare traffico dalla strada alla rotaia e dal mezzo privato al trasporto collettivo. Purtroppo, anche dall'intesa fra Regione e Governo di queste ultime settimane, non pare emergano novità positive''.

2 DA KYOTO A SCANZANO UNA STRADA TUTTA IN SALITA PER IL MINISTRO MATTEOLI Bilancio di fine anno per le politiche ambientali nel dossier presentato alla stampa nei primi giorni di gennaio. La sfida di Kyoto sul clima ma anche quella delle energie rinnovabili: queste in ordine temporale le ultime battaglie 2003 sulle quali il ministero dell'ambiente ha concentrato la taskforce antinquinamento. Ma nel bilancio di fine anno, che in realtà da' conto di tutto il lavoro svolto dal 2001 fino a oggi, sono 11 in totale gli eco-pacchetti messi a punto per liberare le città dallo smog, salvare il clima, tutelare la natura. Un'operazione a 360 gradi che comprende anche l'impegno di educare al rispetto dell'ambiente. E con il bilancio i primi risultati. Il capitolo anti-smog (inquinamento e mobilità) chiude con 120mila motorini ecologici e alcune centinaia di taxi e veicoli a metano già in circolazione nelle città italiane e un investimento di 115 milioni di euro nel biennio Finanziato anche il programma salva-monumenti (4,5 mln di euro) per progetti dimostrativi di mobilità alternativa nelle città d'arte. Firmati accordi di programma con Lombardia ed Emilia Romagna. ''Per superare le continue emergenze - scrive il ministro dell'ambiente, Altero Matteoli, nel dossier di fine anno - è stata avviata una strategia di lungo termine che, attraverso un mix di interventi che agiscano sulla qualità dei carburanti, sulle caratteristiche dei veicoli, sull'incentivazione e fluidificazione del trasporto pubblico, sul riscaldamento, sulla mobilità, sugli orari di lavoro e in generale sui tempi delle città, riesca ad invertire l'attuale situazione''. Sempre in campo mobilità, avviati piani anti-rumore per abbassare il volume delle strade e autostrade e quello delle ferrovie. Nel mirino anche l'elettrosmog che può contare su regole precise e stringenti. Rimanendo in tema di aria, il capitolo Cambiamenti climatici e attività internazionali vede in prima fila il Protocollo di Kyoto, protagonista assoluto della Conferenza mondiale sul clima che si è chiusa a Milano lo scorso 12 dicembre. AGRICOLTURA BIOLOGICA, ITALIA QUARTO PAESE PRODUTTORE IN EUROPA Il vecchio Continente traccia per tutto il mondo sviluppato le linee guida per un'agricoltura pulita Anche Islanda, Norvegia e Liechtenstein si sono allineati alla normativa comunitaria e partecipano come osservatori ai lavori di gestione in sede di Commissione. E la legislazione europea rappresenta un modello ripetibile anche per Argentina, Australia, Canada, Usa, Israele, Giappone, Svizzera, che hanno adottando o stanno elaborando provvedimenti quadro e sistemi di sostegno. Tra i Quindici è la Grecia a vantare il primato per ettari certificati 'verdi', seguita dal Regno Unito, dall'italia e dalla Finlandia. Si tratta di Paesi che hanno applicato con entusiasmo crescente gli indirizzi del Codex Alimentare: aumentare la diversità biologica, accrescere l'attività' biologica dei suoli e mantenerne la fertilità: riciclare i rifiuti suscettibili di trasformarsi in concimi naturali; puntare sulle risorse rinnovabili nei sistemi agricoli; promuovere il corretto uso delle risorse; tutelare la qualità biologica in tutte le fasi di produzione e distribuzione commerciale. Si tratta di linee guida uniformi ai principi del regolamento comunitario, e che comprendono anche le limitazioni normative sugli ingredienti non agricoli: additivi, aromi, coloranti, minerali. E che regolano anche i divieti all'impiego di organismi modificati e trattamenti ionizzanti. La spiga circondata di stelle, che spicca sul logo comunitario certifica che il prodotto riconosciuto contenga almeno per il 90% ingredienti di origine biologica, che e' stato sottoposto ai controlli di legge in tutte le fasi, compreso l'imballaggio e l'etichettatura. L'attività' di sorveglianza e ispettiva comincia nelle aziende agricole, attraverso l'applicazione di misure di controllo sull'esecuzione del programma di produzione a livello dei singoli appezzamenti, di una contabilità che consenta la rintracciabilità dei prodotti e, nel caso di animali, della visione integrata dell'allevamento. Gli altri ambiti

3 sottoposti a sorveglianza dall'autorità' comunitaria e nazionale sono quelli relativi alle unità di preparazione delle derrate alimentari, gli importatori, i trasportatori IL PRESIDENTE LULA ALLE STRETTE ANNUNCIA UN PROGRAMMA PER L'AMAZZONIA Le associazioni ambientaliste presentano il conto al premier brasiliano, contro di lui anche il suo ministro all'ambiente Marina Silva Il governo brasiliano ha annunciato un nuovo programma per la protezione dell'amazzonia, che entrerà in vigore nei primi mesi del Il governo Lula, riferisce la stampa, si è visto obbligato a prendere misure urgenti dopo che negli ultimi mesi sono stati diffusi dati sul peggioramento della situazione ecologica e sociale in Amazzonia. Molti enti e Ong ambientali accusano il governo di aver fatto poco o niente per la preservazione dell'amazzonia e addirittura di aver fatto il gioco delle multinazionali. Tra l'agosto 2001 e l'agosto quando ancora era presidente Fernando Henrique Cardoso - sono andati distrutti chilometri quadrati di foresta, un tasso di disboscamento superiore persino agli anni del regime militare che cercava di «colonizzare» l'amazzonia. Si tratta quindi di correre ai ripari al più presto, tanto più che il ministro dell'ambiente Marina Silva ha già minacciato in più occasioni le dimissioni se non si fosse adottato un piano d'emergenza ecologico. Il programma prevede una diagnosi approfondita dei problemi endemici dell'amazzonia - tanto ambientali quanto sociali, che come insegna la Carta della Terra dell'onu devono essere considerati inseparabili - e l'elaborazione di strategie e interventi integrati tra tutti i ministeri, e non più azioni sporadiche e isolate, in gran parte a carico del ministero dell'ambiente, che tra l'altro dispone di fondi e stanziamenti molto scarsi. L'obiettivo fondamentale, già annunciato dal presidente Lula in varie occasioni e ribadito nel suo discorso di fine anno, è quello di conciliare sviluppo economico e umano e preservazione ambientale. Altra novità annunciata rispetto ai piani precedenti è l'attenzione verso le terre abbandonate, quelle sfruttate per un certo periodo dopo il disboscamento e poi lasciate a se stesse quando comincia a declinare la produttività - una situazione che interessa quasi un terzo dell'area disboscata: solo nel Mato Grosso ci sarebbero da 12 a 15 milioni di ettari di terre abbandonate. «Si tratta di uno spreco tanto peggiore - si legge nella dichiarazione programmatica del piano - se si considera che mentre nuove aree sono disboscate senza sosta per l'espansione dell'attività agricola, l'allevamento del bestiame e lo sfruttamento del legname pregiato, gran parte delle aree già disboscate non è sfruttato in modo adeguato». Tra i grandi «colpevoli» ambientali indicati nel programma l'allevamento del bestiame, l'espansione delle colture estensive di soia, lo sfruttamento illegale del legname, i cantieri stradali e i lavori pubblici, l'insediamento di nuove colonie e cittadine, e l'occupazione illegale delle terre. ARTICOLO COLONNA A SINISTRA RICICLAGGIO, LA SVOLTA DEL MINISTRO MATTEOLI Un regolamento per rendere veloce l'applicazione del decreto ministeriale del maggio scorso con il quale si impone a tutte le pubbliche amministrazioni di comprare almeno il 30% dei loro beni e manufatti fra i prodotti realizzati con materiale riciclato. Lo ha annunciato il Ministro dell'ambiente Altero Matteoli in visita al salone ''Ecomondo'' a Rimini. 'Gli uffici del ministero ci stanno già lavorando, secondo il ministro che attribuisce molto importanza a questo decreto tanto da considerarlo ''una svolta'' in materia di politica ambientale. Matteoli si è anche augurato che entro la fine di novembre possa essere approvata definitivamente dal Senato la

4 legge delega chiesta dal Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale anche con l'emanazione di testi unici. Secondo Matteoli si potrà dare soprattutto alle imprese, ma non solo a loro, punti di riferimento più certi e precisi. Il ministro insiste dunque sulla necessita', anche per favorire le produzioni da materiale riciclato, di proseguire in Italia la battaglia per potenziare la raccolta differenziata dei rifiuti. "Il resto va nei termovalorizzatori per produrre energia'' riducendo drasticamente la quota che è portata in discarica, ha osservato Matteoli che ha lamentato, ogni volta che si vuole costruire un termovalorizzatore, la nascita di comitati che non sempre - ha fatto capire - sono spontanei. ''La lobby delle discariche è molto forte in Italia e in altre parti del paese qualcosa di diverso o di molto spurio fa la parte del leone'' alludendo agli interessi della criminalità. Quanto alla raccolta differenziata (i dati globali che però si riferiscono al 2000 assicurano che l'italia è al 14,4%) Matteoli ha giudicato un obiettivo importante quello di raggiungere la quota del 35% e demagogico pensare di alzare questa percentuale. Alcuni comuni, anche grandi come Lucca lo hanno superato - ha precisato il ministro - ma le grandi città sono tutte molto lontane e anche nel sud c' è ritardo, anche se ci sono segnali di ''una ripresa molto forte nella raccolta differenziata''. Infine il ministro ha voluto rimarcare che i fondi a disposizione del suo dicastero con la finanziaria sono di poco superiori a quelli dell'anno passato e di non avere quindi le risorse per dare incentivi maggiori ai comuni che sono in ritardo ARTICOLO CENTRALE CRISI ENERGETICA. IL PARLAMENTO CORRE AI RIPARI L'Aula di Montecitorio ha approvato il Decreto legge antiblackout senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato. Hanno votato si' tutti i gruppi della maggioranza (227 voti), mentre hanno detto no i deputati delle opposizioni (114). I Verdi non hanno partecipato al voto per protesta contro i contenuti del Dl. Il provvedimento contiene misure studiate per garantire il funzionamento delle centrali elettriche e per abbassare le probabilità di un nuovo blackout. Il Decreto legge semplifica le procedure per la localizzazione delle centrali elettriche e affida questo compito alla Conferenza Stato-Regioni. Una volta presa una decisione in quella sede gli enti locali non possono più opporsi. Il provvedimento consente di aumentare la temperatura delle acque di scarico delle centrali termoelettriche. La deroga sui livelli termici delle acque si allunga fino al 30 giugno Per esigenze di copertura del fabbisogno nazionale può essere inoltre autorizzato, con decreto del ministro delle Attività produttive di concerto con il titolare dell'ambiente, il lavoro di alcune centrali anche in deroga ai limiti previsti per le emissioni dei gas di scarico nell'atmosfera e relativi alla qualità dell'aria. I due ministeri potranno cioè decidere deroghe sulle emissioni per consentire un uso più intenso delle centrali ma solo in situazioni di emergenza e di difficoltà. Anche in questo caso l'autorizzazione sarà possibile fino al 30 giugno L'altra norma caratterizzante del decreto, prevede l'unificazione della proprietà e della gestione della rete di trasmissione nazionale di energia elettrica e la successiva privatizzazione del soggetto nato dall'unificazione. La privatizzazione dovrà essere decisa con un decreto del presidente del Consiglio, da emanare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. Dal primo luglio 2007 è previsto infine un tetto (fissato al 20 per cento) al possesso delle reti da parte dei soggetti che operano nel settore, con riferimento in particolare a quei soggetti ancora sotto il controllo pubblico Articolo di piede pagina L'ECOPASTORALE: I DIECI COMANDAMENTI DEI VESCOVI ITALIANI PER UNA ECOLOGIA CON L'ANIMA

5 La commissione per la Pastorale dei problemi sociali e del lavoro dei vescovi italiani sta mettendo a punto un seminario sugli ''stili di vita'' capaci di contribuire alla tutela della natura. Questa è l'indicazione venuta dalla riunione dei delegati ''per la giustizia e per la salvaguardia del creato'', coordinata da don Paolo Tarchi. Questo seminario, della durata di un giorno, si terrà a Roma nel marzo 2004, e sarà realizzato in collaborazione con l'ufficio per la Pastorale della famiglia della Conferenza episcopale italiana. Secondo Don Tarchi l'obiettivo pastorale è di andare oltre un generico ecologismo, per delineare piste e soluzioni concrete e praticabili, capaci di incidere nella dimensione quotidiana delle persone. Grande attenzione sull'uso dell'acqua, sui modi del consumo, sulle implicazioni dei prodotti legati al commercio equo e solidale fino al modo di organizzare gli spazi e la qualità della vita nella propria casa''. Un altro obiettivo sullo sfondo del seminario dell'anno prossimo è quello di giungere alla scrittura di una sorta di ''Decalogo'' aggiornabile nel tempo, per offrire alle famiglie e ai singoli alcuni parametri capaci di saldare, in una prospettiva unitaria, i principi del Vangelo, l'attenzione alla natura e alla biosfera e le esigenze della famiglia. In Italia non si parte da zero. Nel Triveneto, da alcuni anni è attiva l'esperienza dei ''Bilanci di famiglia di giustizia e di solidarieta''' che coinvolge alcune centinaia di persone. Con una tecnica analoga a quella dei ''gruppi di acquisto'' si punta a far si' che possano quadrare le risorse finanziarie disponibili con l'acquisto di prodotti di qualità, certificati anche sotto il profilo di un basso impatto ambientale in quanto a rifiuti ad essi collegati. Questi bilanci, nati inizialmente col sostegno di microcooperative finanziarie dette 'Mag' (una sorta di banca etica su scala regionale), prevedono nei limiti del possibile una sorta di compensazione tra chi ha un reddito maggiore e chi invece dispone di meno risorse. Questi ''bilanci'' praticati anche da una parte degli associati al movimento ''Beati i costruttori di pace'' con epicentro a Padova, hanno attirato l'interesse anche di uomini e di donne di buona volontà, lontani dai circuiti parrocchiali e dall'associazionismo cattolico e attivi sul versante della tutela ambientale ARTICOLO COLONNA DI DESTRA LE SENTINELLE VERDI COMPIONO 181 ANNI: LA FIDUCIA DEGLI ITALIANI E' NEI FORESTALI Gli italiani vedono l'agente forestale coraggioso, ambientalista, capace e soprattutto al primo posto per la fiducia dei cittadini tra le forze di polizia. Il tutto secondo un sondaggio realizzato dall'abacus, che ha intervistato un campione della popolazione nazionale con età superiore ai 18 anni. Rispetto all'anno scorso, l'esito della ricerca indica un tasso di fiducia da parte ella popolazione, in crescita del 23%. La fiducia degli italiani si attesta al 91% del campione d'italiani a cui l'istituto di ricerche ha sottoposto un questionario. Un dato soddisfacente e indicativo, che giunge in occasione elle celebrazioni per il 181/esimo anniversario della fondazione del Corpo delle guardia forestali, che peraltro saranno presto oggetto di una riforma organizzativa con una legge che ne dovrebbe rafforzare il ruolo nell'impegno a difesa del patrimonio ambientale, e l'organico oggi in sofferenza. L'analisi effettuata dall'abacus rileva, quest'anno, anche un livello di notorietà in crescita del 7%: il 94% degli intervistati, infatti, dichiara di conoscere il Corpo Forestale dello Stato, mentre lo scorso anno in un'analoga ricerca il dato emerso era l'87%. Sono risultati che determinano certamente un nuovo ottimismo verso il sistema di tutela e prevenzione posto a garanzia del cittadino da parte del Corpo Forestale dello Stato e che, constatazione ancor più rilevante, ne confermano il ruolo istituzionale. In qualità di polizia ambientale, le competenze attribuite dagli intervistati agli agenti della Forestale sono la difesa dei boschi dagli incendi (63%), le attivita' di controllo del territorio (39%) e di sorveglianza nei parchi e nelle aree protette (30%). Il Corpo Forestale dello Stato è riconosciuto come un'istituzione dotata di un proprio ruolo autonomo e strategico nel sistema della sicurezza ambientale. Il giudizio sull'importanza delle competenze del Corpo Forestale, è in crescita. Il 77% degli intervistati si è detta certa che l'importanza del Corpo Forestale è destinata ad aumentare in futuro. La propensione, dunque, ma soprattutto l'orientamento nei confronti dell'istituzione che sono registrati presentano una crescente

6 sintonia con le aspettative del Paese. Trovandosi in pericolo in un territorio rurale o montano, il 53% degli intervistati, infatti, si rivolgerebbe a un agente forestale e, in caso d'incendio, il 30% contatterebbe il 1515 numero d'emergenza ambientale del Corpo Forestale. Primario anche il riferimento sulla modernità delle attrezzature in dotazione: il 54% manifesta un giudizio positivo esprimendo come, tra continuità e innovazione, a cavallo di tre secoli di storia si sia reso fattibile il modello di crescita di un'istituzione votata a coniugare tradizione e innovazione. Un importante motivo di soddisfazione scaturisce anche dalle recenti iniziative avviate dal Corpo Forestale nel campo della comunicazione istituzionale. ARTICOLO COLONNA A SINISTRA OZONO AI MASSIMI LIVELLI: IL 2003 L'ANNO PIU' PERICOLOSO Nell'Estate 2003, in vaste zone d'italia e d'europa si è registrato il livello più elevato di inquinamento da ozono dell'ultimo decennio. Lo rende noto l'agenzia per l'ambiente, facendo conoscere i risultati di uno studio effettuato dall'agenzia europea per l'ambiente, che sarà oggetto di dibattito alla prossima riunione dei ministri Ue dell'ambiente, lunedì 27 ottobre. In Italia, in 82 stazioni di rilevamento sulle 122 distribuite su tutto il territorio nazionale, sono stati superati i limiti di inquinamento consentiti dalla normativa europea, fissati attualmente in 240 microgrammi al metro cubo di aria. L'agenzia europea evidenzia che le concentrazioni massime sono state di 368 microgrammi al metro cubo, mentre quelle medie generali si sono attestate sui 205. Dallo studio dell'agenzia europea, secondo l'apat, emerge che nonostante in Italia siano state notevolmente ridotte le emissioni dei precursori dell'ozono, risulta tuttavia confermata la situazione allarmante dovuta alla presenza di smog foto-chimico nei mesi estivi. Il fenomeno riguarda però anche gli altri Paesi del Bacino Mediterraneo, a causa delle incredibili condizioni climatiche della scorsa estate. Secondo l'apat, il tempo a lungo caldo e soleggiato, abbinato agli inquinanti atmosferici emessi essenzialmente dal traffico, dall'industria e dalla vegetazione, è stato all'origine di episodi geograficamente estesi e di lunga durata con concentrazioni elevate e dannose di ozono a livello del suolo. Tale situazione - secondo l'agenzia dell'ambiente - potrebbe ripetersi in una qualsiasi delle estati future in presenza di temperature al di sopra della media, sino a quando l'applicazione delle misure previste dalla legislazione vigente non porterà, verso l'anno 2010, ad una riduzione più importante delle emissioni dei cosiddetti 'precursori', all'origine dell'inquinamento da ozono a livello del suolo. Contrariamente allo strato di ozono stratosferico che protegge dalle radiazioni dannose del sole, l'ozono a livello del suolo può provocare gravi problemi alla salute umana e danni agli ecosistemi, ai raccolti e ai materiali. Le temperature elevate peggiorano la situazione. Con nuove vittime: tutto il patrimonio forestale e boschivo italiano, aggredito dall'ozono. La situazione più grave nel sud Italia, dove il mix di calore e alti valori d'ozono, diventano veri killer per i polmoni verdi del Mediterraneo. Articolo di piede pagina IL MINISTERO DEI TRASPORTI A DIFESA DELL'AMBIENTE ALPINO: I PERMESSI A PUNTI PER GLI AUTOTRASPORTATORI

7 Un decreto del Direttore Generale per l'autotrasporto di persone e cose del Ministero dei Trasporti ha disposto il regime del pacchetto di ecopunti per il terzo quadrimestre Il sistema degli ecopunti è stato istituito con l'adesione dell'austria all'ue, come strumento transitorio di tutela del vulnerabile territorio alpino, dall'impatto ambientale prodotto dai mezzi in transito. L'obiettivo era una riduzione progressiva dell'inquinamento di ossido di azoto fino al 60 per cento entro il L'assegnazione del pacchetto di permessi di transito si basa su due criteri: il numero dei passaggi compiuti dalle aziende di autotrasporto europee dal 1991 in poi e il valore delle emissioni di ossido di azoto di ogni veicolo, in modo che i transiti concessi siano maggiori proporzionalmente alle minori emissioni. Il decreto razionalizza il sistema, articolato su quote quadrimestrali valorizzando il consumo del contingente 2003 in modo da venire incontro alle esigenze delle imprese che hanno già terminato o che stanno per terminare la propria assegnazione. A questo fine il provvedimento costituisce un Fondo nazionale conto terzi per l'anno 2003, sul quale far confluire gli ecopunti facenti parte del contingente 2003 che non sono stati distribuiti fino al Faranno parte del Fondo i pacchetti residui delle imprese che a quella data hanno ottenuto l'assegnazione della prima quota relativa al primo quadrimestre 2003 e che non hanno raggiunto la percentuale di utilizzo per accedere agli ecopunti della seconda quota del primo quadrimestre. Contribuiranno a rimpinguare il Fondo anche i 'buoni' delle imprese che hanno ottenuto l'assegnazione per il primo quadrimestre 2003 e non hanno raggiunto la quota percentuale di utilizzo per poter ottenere gli ecopunti del secondo. E quelli delle imprese che hanno conseguito la prima quota dell'assegnazione per il secondo quadrimestre e che non hanno raggiunto la quota percentuale di utilizzo per poter ottenere gli ecopunti della seconda quota del secondo quadrimestre. Potranno accedere al Fondo fino ad esaurimento le imprese che al 20 ottobre hanno terminato la propria assegnazione di ecopunti; quelle che daranno fondo al loro contingente successivamente al 20 ottobre 2003; e quelle che al 20 ottobre hanno ottenuto l'assegnazione della prima quota relativa al primo quadrimestre, ma che non hanno raggiunto la percentuale di utilizzo per accedere agli ecopunti della seconda quota del primo quadrimestre. Il decreto riordina la materia per il Ma resta aperta la questione della legittimità di un sistema che è nato come transitorio e che ha prodotto già discriminazioni tra gli stessi Stati membri, attraverso la deroga concessa a due Paesi, Grecia e Portogallo, esentati dall'onere di 'pagare' il transito dei loro mezzi pesanti nella zona alpina. Ad oggi è ancora profondo il solco che divide Parlamento, Consiglio e Commissione europea ARTICOLO CENTRALE ELETTROSMOG: LE REGIONI ITALIANE SI FANNO IL CHECK UP L'elettrosmog minuto per minuto. L'Italia si dota di una rete nazionale di monitoraggio che ha l'obiettivo di tenere sotto verifica in tempo reale, 24 ore su 24, le emissioni delle stazioni radiotelevisive e degli impianti di telefonia mobile. Il progetto, voluto dal ministero delle Comunicazioni, è in fase avanzata di realizzazione. Sono quasi un milione e ottocentomila i dati raccolti nel primo anno e circa 120 le centraline già distribuite alle ARPA, le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale, durante una prima fase sperimentale del progetto, il 10% cioè rispetto alle indicazioni della dotazione finale che prevede, ad oggi, 1205 centraline attive in tutta Italia alla fine di tutto il progetto. E, le prime, parziali, informazioni danno un quadro della situazione definita dai tecnici tranquilla sul fronte delle emissioni. Tanto che ''anche in vicinanza degli impianti, in particolar modo quelli di telefonia mobile, i valori di campo sono risultati di 5-6, ma anche 10 volte inferiori rispetto ai limiti fissati dalla normativa nazionale, che è la più restrittiva rispetto all'europa e perfino agli USA''. Braccio operativo del ministero la Fondazione Bordoni che ha stipulato protocolli di intesa con le ARPA di 19 Regioni (la Campania si muove su un altro piano). Alle Agenzie regionali per l'ambiente spetta anche il compito di validare i dati raccolti. Una copia finisce poi nel cervellone nazionale del ministero delle Comunicazioni che ha attivato un centro di raccolta dati, curato dalla Fondazione

8 Bordoni, che sta anche realizzando un database per dare la possibilità a tutti di collegarsi a un sito dedicato e consultare le rilevazioni. Oltre alle centraline già distribuite alle ARPA, sono in distribuzione circa altri 200 termometri di rilevazione delle emissioni elettromagnetiche. Gli impianti di rilevazione sono tutti a stretto regime ecologico: basso l'impatto ambientale, piccoli armadietti bianchi, in stile di quelli per il pronto soccorso, tutti alimentati a energia solare e rispondenti a un capitolato tecnico molto restrittivo e particolareggiato. Sul fronte della programmazione, la realizzazione della rete di monitoraggio nazionale dovrà rispondere a precise linee guida che dovranno essere approvate da un comitato strategico ad hoc. Tra queste, secondo le prime indiscrezioni, il criterio di distribuzione delle centraline: una ogni 50mila abitanti. Una rete di monitoraggio che ha già dato i suoi frutti a livello di comunicazione con i cittadini. E' in viaggio dalla fine di giugno, infatti, il BluBus della Fondazione Bordoni: in tutto 60 tappe in sei mesi. Con alcune sorprese. Una su tutte: a Viterbo, su Piazza della Rocca, dove campeggia una grande stazione radiobase, gli stessi cittadini hanno verificato che il campo era di 0,5 volt/mt mentre il limite di legge è di 6 volt/m. Quindi si può dire che spesso si è impressionati dalla presenza delle antenne, ma poi i valori delle emissioni sono bassi ARTICOLO COLONNA DI DESTRA UNA SPERANZA PER IL FIUME SARNO, ARRIVANO I SOLDI PER LA BONIFICA I 170 chilometri del fiume Sarno, definito dagli ecologisti il corso d'acqua più inquinato d'europa, saranno interamente ripuliti. La premessa per farlo è il carotaggio dei sedimenti accumulati da anni di scarichi industriali, da quelli delle concerie dell'irpinia, all'industria conserviera del pomodoro dell'agro nocerino, e dello sversamento degli scarichi di comuni ancora non dotati di fogne. Il bando per il carotaggio sarà indetto entro il mese di novembre dal commissario straordinario di governo per la bonifica, generale Roberto Lucci. L'annuncio è venuto nel corso della manifestazione indetta a Scafati, uno dei centri più grossi attraversati dal fiume, alla quale hanno partecipato il ministro per l'ambiente Altero Matteoli, il presidente della commissione di inchiesta sul Sarno, senatore Carmine Cozzolino, il vicepresidente della Regione Antonio Valiante, il presidente della provincia di Salerno Alfonso Andria, e i sindaci della zona. La parola d'ordine per la bonifica è realismo. Alla quale il commissario di governo aggiunge il rispetto dei tempi, stretti, fissati sulla propria agenda, che segna al 2005 il completamento della bonifica. Il ministro per l'ambiente ha tracciato il quadro delle risorse disponibili e di quelle ancora mancanti. Al commissariato per la bonifica sono stati assegnati 338 milioni e 259 mila euro (314 milioni e 592 mila dei quali investiti). Mancano ancora 20 milioni di euro per l'alto Sarno (impianto di Mercato San Severino), che saranno reperiti tra risorse del ministero e del Cipe, 31 milioni per le fogne (26 verranno dalla Regione Campania), e 85 milioni di euro per la foce del fiume. Infine, per la bonifica del fiume e dei suoi affluenti, occorreranno altri 80 milioni di euro. Un programma ambizioso, oggi più che mai necessario, che ha sempre meno l'aspetto di un'azione ecologista e sempre di più quella dell'attenzione verso la salute dei cittadini. Il fiume Sarno, simbolo della morte che scorre lungo le rive di quelli che un tempo erano i fiumi della Campania Felix, solo grazie a cospicui interventi economici, può sperare di tornare ad essere un fiume normale. I VELENI DEL NORD IN VIAGGIO VERSO CASERTA: E' DISASTRO AMBIENTALE La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto un centinaio di rinvii a giudizio per la più grande inchiesta sul traffico di rifiuti mai realizzata in Italia

9 Dalle industrie più pericolose delle regioni settentrionali alla provincia di Caserta ed in altre aree del Sud Italia. Questo il viaggio di oltre 100 milioni di quintali di rifiuti tossici smaltiti illegalmente da un'organizzazione criminale ramificata in tutta Italia, dagli anni 90 ad ora. Il traffico è stato scoperto con la complessa indagine, denominata Operazione Cassiopea, da parte del Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente a Caserta, che ha portato alla richiesta di oltre 100 rinvii a giudizio da parte del pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie. Disastro ambientale associazione per delinquere, truffa ed abuso d'ufficio, avvelenamento d'acque, realizzazione e gestione di discariche abusive, getto pericoloso di cose, i reati contestati. E' questa la più grande storia ed indagine di traffici illeciti mai realizzata in Italia. Le indagini dei carabinieri, sono iniziate alla fine del 1999 a seguito di un sequestro eseguito presso un impianto di conglomerati bituminosi nell'hinterland napoletano. In seguito le indagini si sono sviluppate in ambito nazionale ed hanno portato all'accertamento dello smaltimento illegale di circa un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi, particolarmente nocivi. Altissimo il rischio cancerogeno: polveri da abbattimento fumi delle industrie siderurgiche e metallurgiche, ceneri da combustione olio minerale, morchie oleose e di verniciatura, pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici non alogenati, fanghi da trattamento acque di processo di depurazione d'industrie chimiche ed acque reflue industriali, inchiostro di scarto, melme acide, fanghi di potabilizzazione e chiarificazione delle acque. A guadagnare dal pericoloso traffico di rifiuti, un circuito criminale sostenuto da legami e connivenze fra ditte di trasporto rifiuti, agenzie d'intermediazioni, centri di stoccaggio, attività di recupero rifiuti e impianti di smaltimento. I rifiuti provenivano dai poli industriali situati in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana principalmente da industrie siderurgiche, metallurgiche, cartarie e conciarie e, attraverso ditte compiacenti abilitate al trasporto, all'intermediazione, al recupero ed allo stoccaggio, erano smaltiti illegalmente in siti localizzati in provincia di Caserta, nonché in altre località di Umbria, Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sardegna. Il traffico avveniva attraverso operazioni di falsificazioni di documentazione amministrativa, certificati di analisi dei rifiuti, formulari di identificazione dei rifiuti, documenti di trasporto e fatture, che hanno consentito di simulare il recupero dei rifiuti speciali in fatiscenti ed a volte inesistenti impianti di recupero, mentre in realtà erano smaltiti illegalmente in cave dismesse, terreni e capannoni. Il trasporto era caratterizzato da percorsi antieconomici ed anomali, organizzati e programmati dagli intermediari in maniera tale da assicurare i rifiuti pericolosi allo smaltimento illecito, al conferimento ed immissione nei cicli produttivi, alla declassificazione in rifiuto non pericoloso tramite la simulazione di trattamenti e di operazioni di recupero, attraverso la falsificazione dei certificati di analisi, nonché attraverso l'adozione sistematica del classico artifizio denominato 'giro bolla' per la falsificazione dei documenti di trasporto, raggiungendo quindi i siti di smaltimento finale. Per evitare che i reati rilevati evolvessero verso gravi conseguenze, i carabinieri hanno ottenuto il sequestro preventivo e giudiziario delle aree, degli impianti e dei mezzi. In tutto 18 aree, tra cui cave, fornaci, aziende agricole ed impianti di recupero adibiti a discariche abusive di rifiuti e 25 autoarticolati utilizzati per il trasporto dei predetti rifiuti. Le attività investigative hanno portato nel tempo a 114 perquisizioni locali, eseguite presso aziende dislocate in 27 province del territorio nazionale, con relativi sequestri di copiosa documentazione e alla denuncia di 182 persone per singoli reati presso diverse procure del territorio nazionale ONU, RUSSIA E MEDIO ORIENTE IN SOCCORSO DEL MAR CASPIO Iran, Russia, Kazakhstan, Azerbaigian e Turkmenistan, paesi che si affacciano sul Caspio, si sono accordati per un programma ambientale sotto tutela Onu, per la tutela di quello che è il più vasto mare chiuso al mondo, minacciato dall'inquinamento industriale, specie petrolifero, e dalla pesca intensiva. Un area di enorme importanza ecologica, oggi il simbolo più terribile

10 dello sviluppo industriale sovietico, nell'era comunista. Sono diversi i siti ambientali disastrati dalle politiche forsennate di sviluppo dell'ex Patto di Varsavia, ma il Mar Caspio è l'incubo concreto: profughi ambientali, morti, malattie, estinzione di flora e fauna, distruzione di un paesaggio unico al mondo. Si cerca ora di fare marcia indietro, con questo accordo firmato nei giorni scorsi a Teheran. Un accordo non facile, visto che le trattative erano in corso da un decennio, per risolvere il grave problema ambientale. L'accordo fornirà una base adatta affinché Iran, Russia, Kazakhstan, Azerbaigian e Turkmenistan, interagiscano e adempiendo i loro impegni nei confronti del delicato e fragile ecosistema del Caspio. A New York, il segretario generale dell'onu Kofi Annan ha, tramite un portavoce, definito l'intesa ''un efficace passo avanti per la regione'', congratulandosi con i firmatari per ''aver inviato, ai loro popoli e al mondo, il messaggio che la cooperazione multilaterale per uno sviluppo sostenibile è non solo essenziale, ma possibile''. ''Quando sarà stato ratificato, questo trattato - che è il primo accordo legalmente vincolante tra tutte e cinque le nazioni che si dividono il Mar Caspio - gioverà alla salute e al sostentamento di centinaia di milioni di persone'', ha aggiunto il portavoce dell'onu. Negli ultimi anni, l'equilibrio ecologico del Caspio è andato sempre più aggravandosi. Colpevoli sotto gli occhi di tutti, gli scarichi industriali, il grande incremento delle trivellazioni petrolifere con perdite di greggio e metanifere, a causa delle tecniche obsolete di estrazione e stoccaggio. In più la pesca eccessiva, che pone il problema della sopravvivenza, a mediolungo termine, dello storione, da cui si ricava il caviale; e la comparsa di una nuova specie di medusa, che si sta rapidamente diffondendo. Secondo l'unep, l'agenzia dell'onu che si comporta come una specie di Croce Rossa per l'ambiente, circa 200 specie animali che popolano attualmente il Caspio rischiano l'estinzione. Con l'accordo, i Paesi rivieraschi si impegnano a combattere e ridurre l'inquinamento, risanare l'ambiente degradato, utilizzare le risorse in modo razionale e in prospettiva di lungo termine, cooperare tra loro e con le organizzazioni internazionali per proteggere l'ecosistema. CAMBIAMENTI CLIMATICI, ENERGIA, EMISSIONI GAS KILLER: I MINISTRI DELL'AMBIENTE EUROPEI IN TASK FORCE I paesi europei iniziano a muovere i primi passi concreti dopo l'incontro congiunto fra i Ministri dell'energia e dell'ambiente e alti funzionari degli Stati membri, degli Stati in Accessione, degli Stati candidati e della Norvegia, insieme ai rappresentanti della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e dell'agenzia Europea dell'ambiente, tenuto grazie all'organizzazione della presidenza italiana dell'unione Europea. Obiettivo dell'incontro era discutere come integrare le politiche ambientali e quelle energetiche allo scopo di perseguire l'obiettivo dello sviluppo sostenibile in un'europa Allargata. In questa prospettiva, l'apertura dei mercati energetici offrirà nuove opportunità. Il dibattito ha confermato un'ampia convergenza sul fatto che gli obiettivi della protezione dell'ambiente e, nello stesso tempo, della copertura della domanda di energia, con sicurezza di approvvigionamenti, salvaguardando la competitività dell'industria europea, si supportano a vicenda. E' stata inoltre sollevata la questione relativa al dibattito a livello europeo sul futuro della diversificazione delle fonti energetiche. E' estremamente urgente affrontare la sfida del cambiamento climatico, come dimostrato di recente da eventi atmosferici catastrofici in molte parti del mondo. Il cambiamento climatico è una sfida globale e richiede una risposta coerente a livello globale. Il protocollo di Kyoto rappresenta un primo importante passo nell'affrontare questa sfida, sulla quale vi è il pieno impegno dell'ue. In futuro dovranno essere fatti dei passi che vadano oltre questi primi impegni. E' stato inoltre riconosciuto che il rafforzamento della cooperazione con la Russia nel settore energetico e nella protezione ambientale, incluso l'impiego dei meccanismi di Kyoto,

11 potrà facilitare una sua decisione circa la ratifica del Protocollo. Su questa base l'ue dovrebbe impegnarsi ad avviare un dialogo costruttivo con la Russia. Alla luce delle precedenti considerazioni, i Ministri ritengono che sia importante continuare l'integrazione fra le politiche ambientali e quelle energetiche. Dunque carte bollate, impegni scritti, proposte: i Ministeri dell'ambiente dei paesi europei possono mettersi al lavoro. Intervento italiano in Irak per la salvaguardia dell'area fluviale del Tigri e dell'eufrate "The new Eden" è il piano di cooperazione italo-irachena stabilito con l'obiettivo di risolvere le due più urgenti problematiche ambientali del paese arabo: il miglioramento delle risorse idriche e il ripristino dell'area umida alla foce del Tigri e dell'eufrate, un tempo definita "i giardini dell'eden". Il documento presentato il 23 luglio scorso a Roma dal Ministro Altero Matteoli, dall'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Mel Sembler e dal Presidente della Iraq Foundation, Rend Rahim Franche, muove i primi decisivi passi, grazie anche allo stanziamento di quasi un milione di euro, da parte del Ministero dell'ambiente. Tale cifra é destinata a finanziare interamente la prima fase del programma che con l'ausilio del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, stilato poco dopo la fine del conflitto sarà completata nel marzo del Il piano prevede la ricognizione per quantificare l'idrologia regionale, inclusa l'idrodinamica delle zone umide e l'uso ottimale dei bacini artificiali e delle risorse idriche in generale, per poi definire i meccanismi di finanziamento per la fornitura di impianti per la potabilizzazione delle acque, il ripristino di sistemi idrici per l'agricoltura e la formazione del personale locale. Il progetto consentirà, inoltre, di individuare gli interventi prioritari da effettuare e di localizzare le aree critiche del paese dove il degrado ambientale, con infrastrutture fatiscenti, causa alla popolazione gravi disagi. "The new Eden" partirà con l'ausilio di esperti italiani ed internazionali, coordinato da Azzam Alwash dell'iraq Foundation, e sarà sviluppato prevalentemente a Bagdad e Bassora, nelle sedi dell'iraq Foundation. La crisi idrica è il più grave rischio ambientale per l'iraq e il progetto "The new Eden" è il primo passo di un lungo cammino. SORGERÀ IN BASILICATA IL CIMITERO PER LE SCORIE NUCLEARI MADE IN ITALY Dalla chiusura del nucleare una scelta non più rinviabile ma la polemica resta altissima Da qualche parte bisognava metterle queste scorie tutte italiane. La scelta, difficile, rinviata sin dai tempi della chiusura del nucleare. Si parlava di realizzare 20 cimiteri, uno per regione, anche per sottolineare l'esigenza di dividere tra tutte le popolazioni, l'ingombrante eredità post nucleare. Esigenze di sicurezza geologica e strutturale hanno fatto decidere per la realizzazione in Basilicata, a Scanzano Jonico del sito nazionale per le scorie nucleari. Il consiglio dei ministri ha infatti approvato un decreto con il quale si individua nella località lucana il luogo dove accogliere le scorie nucleari accumulate dalla dismissione delle centrali italiane e da attività di ricerca. Il sito dovrebbe accogliere scorie di alta e media durata. Il sito ha lo stesso quadro geologico di quello nazionale degli Usa ed è considerato il migliore per le sue caratteristiche di stabilità, secondo un'analisi del servizio geologico nazionale. Si tratta di trasportare nel sito circa 60mila metri cubi.il ''cimitero'' geologico di scorie sarà situato a una profondità di 800 metri in una grande area a base di salgemma, sottile ai lati e spessa al centro, vecchia di sette milioni di anni e quindi in grado di dare il top delle garanzie di stabilità. Il sito si trova in mezzo a due grossi letti di argilla spessi alcuni centinaia di metri. Una

12 morfologia, quindi in grado di mettere in sicurezza, scorie che restano attive per migliaia di anni. Il luogo scelto è quindi ritenuto ''ideale'' dai tecnici. Individuato già circa sei anni fa dal servizio geologico nazionale, è ''sostanzialmente equivalente alle condizioni del sito nazionale scelto in Usa per lo stesso scopo. ll posto è isolato ed è impermeabile grazie all'argilla''. Ovviamente ci sarà un'attività' permanente di monitoraggio. In lizza per ospitare il deposito c'erano 200 siti, ridotti a 6-7 nell'ultimo periodo. La quantità di scorie è quantificabile come un campo di calcio per un'altezza di oltre 20 metri. L'opera si avvarrà di fondi pari a 1000 miliardi di vecchie lire derivanti dal budget stabilito in ogni bolletta elettrica come stabilito quando furono dismesse le centrali nucleari italiane. L'opera sarà completata in meno di dieci anni. Nel frattempo saranno previsti depositi temporanei di stazionamento in loco. L'individuazione del deposito unico nazionale corrisponde a un obbligo comunitario ma anche a un voto unanime espresso in Commissione Ambiente. Per gestire l'operazione il decreto nomina il generale Carlo Jean a Commissario del Governo, la realizzazione è affidata alla Sogin. Fortissime le polemiche da parte degli ambientalisti ed in particolare dei deputati verdi e di Lega Ambiente. Si parla di scelta paramilitare e di sfregio permanente ad una terra che aveva invece scelto una vocazione di tipo turistico. E' stata fatta una scelta che condizionerà l'area per secoli, senza nemmeno consultare le istituzioni locali e i cittadini: questo il commento del presidente di Legambiente Ermete Realacci dopo che il governo ha individuato in Basilicata una località dove depositare le scorie nucleari. Il Governo replica parlando del sito più sicuro d'europa, sottolineando la mancata proposta alternativa da parte proprio degli ecologisti. Sul piede di guerra le popolazioni locali, per una scelta difficile ma non più prorogabile. Un deciso 'no' è stato espresso anche della Casa delle libertà lucana al deposito nucleare di Scanzano Jonico (Matera). I capigruppo consiliari dell'udc, Antonio Melfi, Forza Italia, Antonio di Sanza e Alleanza nazionale, Egidio Digilio chiedono al presidente del consiglio, Aldo Radice, la convocazione urgente di una seduta straordinaria dell'assemblea per discutere della questione IN TOSCANA PRIMO ACCORDO ANTISMOG ITALIA TRA COMUNI, FIAT, PIAGGIO. Sconti fino al 35% per i veicoli a metano per il trasporto merci Primo accordo in Italia tra enti locali, aziende produttrici di veicoli commerciali e categorie economiche per rinnovare il parco mezzi per il trasporto merci e migliorare la qualità dell'aria. E' stato tra Regione Toscana, i Comuni di Firenze e Livorno, Fiat, Piaggio e le associazioni di categoria. Grazie all'intesa, saranno assicurati sconti fino al 35% nell'acquisto di mezzi ecologici alimentati a metano in sostituzione dei veicoli commerciali non catalizzati,responsabili del 50% delle emissioni di polveri fini. Con la sostituzione dei mezzi commerciali più inquinanti, la Regione Toscana conta di abbattere fino al 70% le emissioni di PM10. La firma del protocollo di intesa, avvenuta con i primi blocchi della circolazione, a Firenze e a Livorno, dei veicoli più inquinanti non catalizzati e diesel (immatricolati prima del 1993 i privati e prima del '94 i commerciali). Regione e Comuni firmatari si impegnano a adottare tutte le iniziative per promuovere la sostituzione dei vecchi veicoli commerciali e mettono a disposizione di commercianti ed artigiani incentivi per sostituire il proprio mezzo di lavoro con un veicolo a metano che andranno a sommarsi a quelli previsti dall'accordo di programma siglato da ministero dell'ambiente, Fiat e Unione Petrolifera. A questi incentivi, che vanno da a euro a seconda del peso del veicolo, si aggiungono anche gli sconti - per una somma equivalente a quella delle agevolazioni pubbliche - che Fiat e Piaggio applicheranno

13 sull'acquisto di veicoli commerciali leggeri a metano o a doppia alimentazione. Sommando, appunto, incentivi e agevolazioni delle aziende, in alcuni casi si arriverà fino al 34-35% in meno del costo di un veicolo a metano che diventa così fortemente concorrenziale rispetto allo stesso modello alimentato a diesel o a benzina. ''I veicoli commerciali leggeri - ha spiegato l'assessore all'ambiente della Regione Toscana Tommaso Franci - sono responsabili all'incirca del 50% delle emissioni di PM10, le polvere fini, nonostante rappresentino una quota assai piccola del parco veicolare dal punto di vista numerico. Nell'area omogenea fiorentina, su veicoli immatricolati i mezzi commerciali a gasolio sono , ma emettono il 50% delle PM10. Percentuali analoghe valgono per Livorno''. Regione Toscana e Comuni firmatari dell'accordo - ha riferito Franci - metteranno a disposizione circa euro per gli incentivi. ''Il metano secondo il comunicato della Fiat sull'accordo, è l'unica risposta concreta e alternativa ai motori tradizionali. Ma la domanda stenta a decollare perché il cliente crede ancora che il metano produca costi aggiuntivi ed è ancora diffusa la convinzione, errata, che al metano siano applicate diverse restrizioni. Per esempio, non è vero, come molti credono, che i mezzi a metano non possono parcheggiare nei sotterranei. ECOHITECH AWARD 2003 PREMIATE LE AZIENDE PIÙ ECOLOGICHE Medaglia verde per Epson, Canon e De Longhi Sono stati consegnati a Milano il premio ECOHITECH AWARD 2003, promosso da Consorzio Ecoqualit, Wwf italia e Regione Lombardia per le imprese che risparmiano energia e rispettano l'ambiente. Epson è stata premiata per aver eliminato il piombo dalle paste saldati e aver sostituito le sostanze inquinanti nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Canon Italia per il coinvolgimento dei rivenditori nella raccolta di tonnellate di rifiuti contenenti sostanze inquinanti per l'ambiente. De Longhi per l'utilizzo di una tecnologia aria-acqua che permette un risparmio del 20 per cento dei consumi rispetto ai normali condizionatori. Con loro anche altre aziende che hanno investito in tecnologie rispettose dell'ambiente. L'Award Ecohitech è stato assegnato nell'ambito di un convegno sulle novità delle recenti direttive europee riguardanti il comparto elettrotecnico, elettronico e informatico, normativa che si occupa della corretta gestione del fine vita dei prodotti tecnologici e della sostituzione delle sostanze pericolose. Un'ulteriore iniziativa che sottolinea l'importanza di accentuare l'attenzione sulla responsabilità sociale delle imprese. Intanto 14 associazioni ed ONG italiane hanno promosso la campagna 'Meno beneficenza più diritti. "L'obiettivo di questa campagna fare in modo che la produzione estera controllata direttamente o indirettamente dalle aziende europee avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e delle comunità locali e garantisca il rispetto e la protezione dell'ambiente. L INNOVAZIONE AL SERVIZIO DELLA CONOSCENZA E DELLA PREVENZIONE Dai sistemi di monitoraggio alla diffusione della cultura ambientale Convegno a Milano dal 24 Novembre 2003 al Teatro Dal Verme Palazzo delle Stelline Un convegno-incontro che potrebbe sembrare strettamente per gli addetti ai lavori. Invece si tratta di un appuntamento per fare il punto sui dati e sulle politiche delle singole Agenzie ambientali. Dati ambientali, in particolare per quanto riguarda le acque che servono ad indicare le strade amministrative ma soprattutto tecnologiche per affrontare i problemi di inquinamento. Grande attenzione alla questione della prevenzione e del monitoraggio. Si tratta di un evento che, ormai tradizionalmente, offre al sistema l occasione di verificare le attività svolte dalle singole agenzie, proiettandole negli scenari e nelle operazioni future, in un quadro caratterizzato da continua evoluzione. I due temi portanti di quest anno, oltre alle consuete

14 sessioni dedicate ai centri tematici nazionali e all epidemiologia e all osservatorio per l organizzazione e il personale del Sistema agenziale, saranno il telerilevamento ambientale e l utilizzo delle acque, cui la conferenza dedicherà due giorni strutturati in sessioni plenarie e parallele. Il Consiglio federale delle Agenzie ambientali, ha approvato il programma della settima conferenza delle Agenzie Regionali e di quelle provinciali per l'ambiente, che quest anno sarà organizzata a Milano, dal 24 al 26 Novembre Si tratta di un evento che, ormai tradizionalmente, offre al sistema l occasione di verificare le attività svolte dalle singole agenzie, proiettandole negli scenari e nelle operazioni future, in un quadro caratterizzato da continua evoluzione. I due temi portanti di quest anno, oltre alle consuete sessioni dedicate ai centri tematici nazionali e all epidemiologia e all osservatorio per l organizzazione e il personale del Sistema agenziale, saranno il telerilevamento ambientale e l utilizzo delle acque, cui la conferenza dedicherà due giorni strutturati in sessioni plenarie e parallele. Per informazioni e per adesioni si può contattare lo Staff Organizzativo fino a venerdì 21 novembre ai recapiti / , Responsabili da contattare sono Aristide Marini Tel Massimo Tamburelli Tel Maria Teresa Tripodi Tel Ivana Lombardi Tel SORGERÀ IN BASILICATA IL CIMITERO PER LE SCORIE NUCLEARI MADE IN ITALY Dalla chiusura del nucleare una scelta non più rinviabile ma la polemica resta altissima Da qualche parte bisognava metterle queste scorie tutte italiane. La scelta, difficile, rinviata sin dai tempi della chiusura del nucleare. Si parlava di realizzare 20 cimiteri, uno per regione, anche per sottolineare l'esigenza di dividere tra tutte le popolazioni, l'ingombrante eredità post nucleare. Esigenze di sicurezza geologica e strutturale hanno fatto decidere per la realizzazione in Basilicata, a Scanzano Jonico del sito nazionale per le scorie nucleari. Il consiglio dei ministri ha infatti approvato un decreto con il quale si individua nella località lucana il luogo dove accogliere le scorie nucleari accumulate dalla dismissione delle centrali italiane e da attività di ricerca. Il sito dovrebbe accogliere scorie di alta e media durata. Il sito ha lo stesso quadro geologico di quello nazionale degli Usa ed è considerato il migliore per le sue caratteristiche di stabilità, secondo un'analisi del servizio geologico nazionale. Si tratta di trasportare nel sito circa 60mila metri cubi.il ''cimitero'' geologico di scorie sarà situato a una profondità di 800 metri in una grande area a base di salgemma, sottile ai lati e spessa al centro, vecchia di sette milioni di anni e quindi in grado di dare il top delle garanzie di stabilità. Il sito si trova in mezzo a due grossi letti di argilla spessi alcuni centinaia di metri. Una morfologia, quindi in grado di mettere in sicurezza, scorie che restano attive per migliaia di anni. Il luogo scelto è quindi ritenuto ''ideale'' dai tecnici. Individuato già circa sei anni fa dal servizio geologico nazionale, è ''sostanzialmente equivalente alle condizioni del sito nazionale scelto in Usa per lo stesso scopo. ll posto è isolato ed è impermeabile grazie all'argilla''. Ovviamente ci sarà un'attività' permanente di monitoraggio. In lizza per ospitare il deposito c'erano 200 siti, ridotti a 6-7 nell'ultimo periodo. La quantità di scorie è quantificabile come un campo di calcio per un'altezza di oltre 20 metri. L'opera si avvarrà di fondi pari a 1000 miliardi di vecchie lire derivanti dal budget stabilito in ogni bolletta elettrica come stabilito quando furono dismesse le centrali nucleari italiane. L'opera sarà completata in meno di dieci anni. Nel frattempo saranno previsti depositi temporanei di stazionamento in loco. L'individuazione del deposito unico nazionale corrisponde a un obbligo comunitario ma anche a un voto unanime

15 espresso in Commissione Ambiente. Per gestire l'operazione il decreto nomina il generale Carlo Jean a Commissario del Governo, la realizzazione è affidata alla Sogin. Fortissime le polemiche da parte degli ambientalisti ed in particolare dei deputati verdi e di Lega Ambiente. Si parla di scelta paramilitare e di sfregio permanente ad una terra che aveva invece scelto una vocazione di tipo turistico. E' stata fatta una scelta che condizionerà l'area per secoli, senza nemmeno consultare le istituzioni locali e i cittadini: questo il commento del presidente di Legambiente Ermete Realacci dopo che il governo ha individuato in Basilicata una località dove depositare le scorie nucleari. Il Governo replica parlando del sito più sicuro d'europa, sottolineando la mancata proposta alternativa da parte proprio degli ecologisti. Sul piede di guerra le popolazioni locali, per una scelta difficile ma non più prorogabile. Un deciso 'no' è stato espresso anche della Casa delle libertà lucana al deposito nucleare di Scanzano Jonico (Matera). I capigruppo consiliari dell'udc, Antonio Melfi, Forza Italia, Antonio di Sanza e Alleanza nazionale, Egidio Digilio chiedono al presidente del consiglio, Aldo Radice, la convocazione urgente di una seduta straordinaria dell'assemblea per discutere della questione IN TOSCANA PRIMO ACCORDO ANTISMOG ITALIA TRA COMUNI, FIAT, PIAGGIO. Sconti fino al 35% per i veicoli a metano per il trasporto merci Primo accordo in Italia tra enti locali, aziende produttrici di veicoli commerciali e categorie economiche per rinnovare il parco mezzi per il trasporto merci e migliorare la qualità dell'aria. E' stato tra Regione Toscana, i Comuni di Firenze e Livorno, Fiat, Piaggio e le associazioni di categoria. Grazie all'intesa, saranno assicurati sconti fino al 35% nell'acquisto di mezzi ecologici alimentati a metano in sostituzione dei veicoli commerciali non catalizzati,responsabili del 50% delle emissioni di polveri fini. Con la sostituzione dei mezzi commerciali più inquinanti, la Regione Toscana conta di abbattere fino al 70% le emissioni di PM10. La firma del protocollo di intesa, avvenuta con i primi blocchi della circolazione, a Firenze e a Livorno, dei veicoli più inquinanti non catalizzati e diesel (immatricolati prima del 1993 i privati e prima del '94 i commerciali). Regione e Comuni firmatari si impegnano a adottare tutte le iniziative per promuovere la sostituzione dei vecchi veicoli commerciali e mettono a disposizione di commercianti ed artigiani incentivi per sostituire il proprio mezzo di lavoro con un veicolo a metano che andranno a sommarsi a quelli previsti dall'accordo di programma siglato da ministero dell'ambiente, Fiat e Unione Petrolifera. A questi incentivi, che vanno da a euro a seconda del peso del veicolo, si aggiungono anche gli sconti - per una somma equivalente a quella delle agevolazioni pubbliche - che Fiat e Piaggio applicheranno sull'acquisto di veicoli commerciali leggeri a metano o a doppia alimentazione. Sommando, appunto, incentivi e agevolazioni delle aziende, in alcuni casi si arriverà fino al 34-35% in meno del costo di un veicolo a metano che diventa così fortemente concorrenziale rispetto allo stesso modello alimentato a diesel o a benzina. ''I veicoli commerciali leggeri - ha spiegato l'assessore all'ambiente della Regione Toscana Tommaso Franci - sono responsabili all'incirca del 50% delle emissioni di PM10, le polvere fini, nonostante rappresentino una quota assai piccola del parco veicolare dal punto di vista numerico. Nell'area omogenea fiorentina, su veicoli immatricolati i mezzi commerciali a gasolio sono , ma emettono il 50% delle PM10. Percentuali analoghe valgono per Livorno''. Regione Toscana e Comuni firmatari dell'accordo - ha riferito Franci - metteranno a disposizione circa euro per gli incentivi. ''Il metano secondo il comunicato della Fiat sull'accordo, è l'unica risposta concreta e

16 alternativa ai motori tradizionali. Ma la domanda stenta a decollare perché il cliente crede ancora che il metano produca costi aggiuntivi ed è ancora diffusa la convinzione, errata, che al metano siano applicate diverse restrizioni. Per esempio, non è vero, come molti credono, che i mezzi a metano non possono parcheggiare nei sotterranei. ECOHITECH AWARD 2003 PREMIATE LE AZIENDE PIÙ ECOLOGICHE Medaglia verde per Epson, Canon e De Longhi Sono stati consegnati a Milano il premio ECOHITECH AWARD 2003, promosso da Consorzio Ecoqualit, Wwf italia e Regione Lombardia per le imprese che risparmiano energia e rispettano l'ambiente. Epson è stata premiata per aver eliminato il piombo dalle paste saldati e aver sostituito le sostanze inquinanti nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Canon Italia per il coinvolgimento dei rivenditori nella raccolta di tonnellate di rifiuti contenenti sostanze inquinanti per l'ambiente. De Longhi per l'utilizzo di una tecnologia aria-acqua che permette un risparmio del 20 per cento dei consumi rispetto ai normali condizionatori. Con loro anche altre aziende che hanno investito in tecnologie rispettose dell'ambiente. L'Award Ecohitech è stato assegnato nell'ambito di un convegno sulle novità delle recenti direttive europee riguardanti il comparto elettrotecnico, elettronico e informatico, normativa che si occupa della corretta gestione del fine vita dei prodotti tecnologici e della sostituzione delle sostanze pericolose. Un'ulteriore iniziativa che sottolinea l'importanza di accentuare l'attenzione sulla responsabilità sociale delle imprese. Intanto 14 associazioni ed ONG italiane hanno promosso la campagna 'Meno beneficenza più diritti. "L'obiettivo di questa campagna fare in modo che la produzione estera controllata direttamente o indirettamente dalle aziende europee avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e delle comunità locali e garantisca il rispetto e la protezione dell'ambiente. L INNOVAZIONE AL SERVIZIO DELLA CONOSCENZA E DELLA PREVENZIONE Dai sistemi di monitoraggio alla diffusione della cultura ambientale Convegno a Milano dal 24 Novembre 2003 al Teatro Dal Verme Palazzo delle Stelline LONDRA, 20 NOV - E' entrata oggi in funzione la prima centrale eolica offshore britannica, che ha gia' avviato la distribuzione di elettricita' alla terraferma. La North Hoyle Offshore Windfarm ha una capacita' produttiva di 60 Megawatt ed e' ancorata a circa 8 chilometri dalla costa del nord del Galles. L'accensione e' stata festeggiata contemporaneamente nel nord del Galles e a Londra con avvenimenti organizzati dal fornitore di energia Npower e dal gruppo ecologista Greenpeace. L'avvenimento e' un grande passo avanti nell'azione della Gran Bretagna contro l'emissione dei gas a effetto serra. Il primo ministro Tony Blair ha dichiarato:''sono molto contento di festeggiare quella che solo pochi anni fa sarebbe stata un' alleanza impensabile, quella tra Npower e Greenpeace, e la loro inaugurazione della centrale North Hoyle''. Ci sono voluti otto mesi per portare a termine il progetto, che compensera' il rilascio di tonnellate di anidride carbonica nell'atmosfera all'anno e che portera' energia pulita a case. Stephen Tindale, direttore di Greenpeace UK, ha commentato: ''Il riscaldamento globale e' la piu' grossa minaccia al nostro pianeta, ma l'energia che scorre oggi verso la terraferma dimostra che abbiamo una soluzione per affrontarla. E' un'ottima notizia per il futuro di tutti''. E Stephen Timms, sottosegretario dell'energia, ha detto: ''Abbiamo stabilito un obbiettivo: per il 2010 vogliamo che il 10% della nostra energia sia generata da risorse rinnovabili ed e' ovvio che fino all'80% di tale energia derivera' da centrali eoliche come questa, la prima centrale eolica offshore su grande scala in Gran Bretagna. E' uno sviluppo pioneristico.'' Greenpeace e la Npower hanno oggi anche annunciato la creazione del 'Npower Juice Fund', un fondo destinato ad assistere lo sviluppo di progetti per lo sviluppo di energia rinnovabile come quella generate dalle onde o dalle maree

17 I RIFIUTI TOSSICI RIFIUTATI DA TUTTI: SCANZANO RIPETE IL SUO NO IL MINISTRO GIOVANARDI CHIARISCE LA SITUAZIONE Una ecostoria all'italiana, molti gridano pochi ragionano, resta la polemica I rifiuti tutti italiani che nessun comune italiano vuole. La storia di Scanzano, l'allarme che ora tocca il territorio di casaccia in provincia di Roma, continuano ad occupare la scena politica italiana. Protagonisti principali le proteste, i proclami, le affermazioni più o meno scientifiche. Un coro di grida isteriche e mediatiche, dove il ragionamento e la discussione non trovano posto. Continua dunque la querelle nucleare sulle rive joniche. Il prossimo 2 dicembre il ministro dell'ambiente Altero Matteoli sarà sentito dalla commissione parlamentare di controllo sulle cosiddette ecomafie in relazione alla vicenda del sito nucleare di Scanzano Jonico.Audizioni fortemente volute dal centro destra ed in particolare dal senatore Pino Specchia di Alleanza Nazionale, proprio per dare un carattere più ragionato all'intera discussione. In particolare, il 3 dicembre si terrà l'audizione del gen. Carlo Jean, presidente della Sogin, e del governatore della Basilicata Filippo Bubbico. Una serie di audizioni in tal senso erano state sollecitate dal senatore Pino Specchia di Alleanza Nazionale, componente della commissione. Proprio il senatore di Alleanza Nazionale ha dichiarato alla stampa "che non può mancare il contributo della nostra commissione su un argomento così importante e delicato riguardante un'area a forte vocazione agroalimentare. Sulla questione delle scorie radioattive a Scanzano Jonico ora si apre una fase di dibattito e tutto è in discussione. Proprio nei giorni scorsi è anche intervenuto il ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno a margine di un convegno intitolato ''Donne e Sviluppo''. Il Ministro ha sottolineato l'importanza di prendere una decisione perché nulla sarebbe peggio di non dare una soluzione al problema. L'allarme si sposta in queste ore a Roma per l'ipotesi che la Casaccia possa diventare la destinazione delle scorie nucleari gia rifiutate da Scanzano Jonico. Le dichiarazioni del direttore generale dell'enea Giovanni Lelli al 'Corriere della Sera' hanno sorpreso un po' tutti e scatenato la polemica. Il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, nell'attesa di una secca smentita, ha sottolineato che si tratta di un fatto ''inaccettabile e che la Provincia di Roma è pronta ad opporsi all'eventualità' che nuove scorie arrivino nel suo territorio, interpretando la necessaria difesa della salute e della sicurezza dei propri cittadini''. Mentre il presidente della Regione Lazio Francesco Storace si dice ''stanco di leggere di iniziative spropositate che servono solo a provocare panico e terrore fra i cittadini''. A smentire le affermazioni del Direttore generale dell'enea è il Vice Commissario straordinario dell'enea' Pierluigi Scibetta che ha evidenziato come una soluzione di questo tipo non tenga in debita considerazione le problematiche già emerse in tema di messa in sicurezza degli attuali centri di stoccaggio gestiti dalla Nucleco e della difficile convivenza della comunità dei lavoratori presenti nel centro della Casaccia, con le imponenti misure di sicurezza e presidio militare che questi problemi hanno causato. Il deposito della Casaccia - sostiene il WWF - potrebbe essere eventualmente una soluzione temporanea per una piccola parte delle scorie presenti in Italia, ma non risolutiva del problema per gli oltre mc di scorie presenti nel nostro paese. Mentre l'agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat) rileva come l'edificio incriminato, denominato ''Opec 2 e situato nel cuore del centro Casaccia dell'enea, non e' un deposito per scorie radioattive e tanto meno può essere considerato una alternativa al deposito definitivo nazionale. Insomma una lunga polemica con una soluzione che al momento non si intravede. A dare un punto a capo ci pensa il Ministro Giovanardi con le sue dichiarazioni a LA STAMPA: ''Scanzano non e' stato affatto scelto. Nel decreto del governo c'e' solo scritto che, in base alla graduatoria dei siti possibili indicati dagli studiosi, al primo posto e' risultato Scanzano, la commissione dovrà compiere verifiche approfondite con l'ausilio di altri scienziati''. ''Non solo -

18 continua -. La settima scorsa, il governo, accogliendo le proteste dei lucani, ha deciso che nel frattempo le scorie resteranno dove sono, cioè a Caorso, Trino Vercellese, Latina''. GLI AFFARI SPORCHI NELL'HINTERLAND NAPOLETANO DEL CONSORZIO MILANO PULITA Arresti e fermi per chiudere l'ennesima attività illegale di stoccaggio rifiuti Sono 22 i provvedimenti cautelari - si tratta di arresti e misure interdittive - emessi dalla procura di Napoli, a seguito di indagini dei carabinieri del Noe, a carico di altrettanti imprenditori accusati, a vario titolo di aver organizzato una complessa e articolata attività di traffico illecito di rifiuti esteso in tutta Italia. L'attività illegale, secondo le indagini, si sostanziava in operazioni di intermediazione, trasporto, sversamento e stoccaggio di enormi quantità di rifiuti provenienti da diverse società di smaltimento del centro e nord Italia (tra cui la 'Nuova Esa srl') nonché da alcuni consorzi per la gestione dei rifiuti solidi urbani tra i quali spiccano il consorzio Milano Pulita e la Tev. Tali società simulavano la 'lavorazione' dei rifiuti (separazione tra 'fase secca e umida') presso impianti situati in diverse parti d'italia che erano nella disponibilità del gruppo criminale, invece poi sversavano nelle cave in ricomposizione ambientale e paesaggistica e in terreni controllati dagli indagati. Tutto ciò, secondo gli investigatori, avrebbe determinato un ingente guadagno illecito per gli indagati e, soprattutto, come hanno sottolineato i magistrati della Procura napoletana ''un incalcolabile danno ambientale''. Gli indagati, grazie a questo traffico hanno movimentato nel solo periodo novembre 2002-maggio 2003 circa 40mila tonnellate di rifiuti con un giro d'affari di euro, con l'evasione dell'ecotassa per circa 500mila euro. Nel corso di una inchiesta a questa collegata sono stati fermati anche sei esponenti del clan camorristico dei casalesi tra cui Luigi Venosa che ricopre una posizione verticistica nel clan di Casal di Principe. Nel corso di queste indagini e' emerso interesse delle organizzazioni malavitose a gestire e controllare le attività imprenditoriali nel settore del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti. I fermati non hanno evitato a sovrapporre richieste estorsive a quelle già imposte da alcuni appartenenti a sodalizi criminali PESCATORI NEOZELANDESI ADOTTANO UN CUCCIOLO DI SQUALO BIANCO Due pescatori neozelandesi hanno fatto nascere alcuni cuccioli di squalo dopo che la madre, un grande squalo bianco di cinque metri e mezzo, e' rimasta incagliata nella loro rete da pesca ed e' morta. Secondo quanto riferisce il New Zealand Herald i due pescatori, Dwayne Havord e Daniel Scott, avevano trovato l'animale morto nella loro rete, 45 chilometri al largo da Auckland. Scott ha raccontato che dopo aver tagliato la rete e rimosso la femmina di squalo, hanno visto che era incinta e che i cuccioli si muovevano dentro di lei. Dopo aver praticato una sorta di parto cesareo post mortem, hanno trovato quattro cuccioli, lunghi circa un metro e 80. ''Due erano già morti ma gli altri due erano vivi: li abbiamo tenuti in acqua finche non si sono allontanati al largo. E' stata una cosa che ci ha fatto sentire bene''. Hanno dichiarato al giornale gli emozionantissimi pescatori. Secondo l'ecologo marino Clint Duffy, del ministero dell'ambiente, si e' trattato di un caso raro, dato che nella letteratura scientifica mondiale si ha notizia di sole 10 femmine incinte di grande squalo bianco che siano state catturate, vive o morte. Il temutissimo grande squalo bianco in realtà attacca l'uomo solo per errore, non ne ama la carne che sputano subito e preferiscono la loro dieta a base di foche. E' una specie protetta al largo delle coste di Usa, Australia e Sudafrica. La storia è diventata di primo piano in Australia e Nuova Zelanda dove l'attenzione all'ambiente e in generale alla protezione degli

19 animali è altissima. I pescatori sono diventati delle vere e proprie star dei vari network televisivi ed hanno già rilasciato decine di interviste per raccontare la loro storia.. GREENPEACE & BLAIR: LA STRANA ALLEANZA CONTRO I GAS SERRA Nasce la prima centrale eolica in mezzo al mare di fronte alle coste del Galles E' entrata oggi in funzione la prima centrale eolica offshore britannica, che ha già avviato la distribuzione di elettricità alla terraferma. La North Hoyle Offshore Windfarm ha una capacità produttiva di 60 Megawatt ed e' ancorata a circa 8 chilometri dalla costa del nord del Galles. L'accensione e' stata festeggiata contemporaneamente nel nord del Galles e a Londra con avvenimenti organizzati dal fornitore di energia Npower e dal gruppo ecologista Greenpeace. L'avvenimento e' un grande passo avanti nell'azione della Gran Bretagna contro l'emissione dei gas a effetto serra. Il primo ministro Tony Blair ha dichiarato in un comunicato stampa ufficiale: ''Sono molto contento di festeggiare quella che solo pochi anni fa sarebbe stata un'alleanza impensabile, quella tra Npower e Greenpeace, e la loro inaugurazione della centrale North Hoyle''. Ci sono voluti otto mesi per portare a termine il progetto, che compenserà il rilascio di tonnellate di anidride carbonica nell'atmosfera all'anno e che porterà energia pulita a case. Stephen Tindale, direttore di Greenpeace UK, ha commentato: ''Il riscaldamento globale e' la più grossa minaccia al nostro pianeta, ma l'energia che scorre oggi verso la terraferma dimostra che abbiamo una soluzione per affrontarla. E' un'ottima notizia per il futuro di tutti''. E Stephen Timms, sottosegretario dell'energia, ha detto: ''Abbiamo stabilito un obbiettivo: per il 2010 vogliamo che il 10% della nostra energia sia generata da risorse rinnovabili ed e' ovvio che fino all'80% di tale energia deriverà da centrali eoliche come questa, la prima centrale eolica offshore su grande scala in Gran Bretagna. E' uno sviluppo pioneristico.'' Greenpeace e la Npower hanno oggi anche annunciato la creazione del 'Npower Juice Fund', un fondo destinato ad assistere lo sviluppo di progetti per lo sviluppo di energia rinnovabile come quella generate dalle onde o dalle maree. L'Inghilterra è tra i paesi europei, insieme alla Norvegia, quello che sta investendo di più per l'energia eolica e per l'energia ricavabile dalle maree, non potendo investire sul solare, che resta in prima linea nelle politiche energetiche rinnovabili dei paesi mediterranei ed in particolare di Spagna e Italia. DIMENTICARE SCANZANO DOPO AVER DIMENTICATO KYOTO Le Agenzie Ambientali Internazionali presentano i dati dell'annuario: è sempre più guerra tra l'uomo e ambiente, aumentano i gas serra, migliora la situazione in Italia Spenta la protesta di Scanzano, l'opinione pubblica sembra dimenticare che l'equilibrio ecologico ed ambientale non è solo questione del proprio orticello. I dati presentati nei giorni scorsi nell'annuario dei dati Ambientali realizzato dalle Agenzie Ambientali internazionali dell'onu, presentano in maniera gelida e tecnica quello che è successo. Dimenticata Scanzano, dimenticata ancor di più Kyoto. Le popolazioni lucane festeggiano una vittoria di Pirro, una vittoria di chi non guarda al di là del proprio territorio, come se fosse slegato dal resto del pianeta. Il protocollo di Kyoto è sempre più un inattuato elenco di buoni propositi. Lo denunciano i dati dell'annuario, una relazione che inchioda governi e comunità locali alle

20 proprie responsabilità. L'attuale andamento delle emissioni di gas serra - infatti - si allontana dagli obiettivi prefissati dal protocollo Kyoto (riduzione del 6,5% rispetto all'anno 1990). Nel periodo dal 1990 al 2001 invece le emissioni di gas serra totali continuano a crescere (in particolare l'anidride carbonica equivalente è cresciuta nel decennio del 7% e con una flessione di appena lo 0,7% dal 2000). Dall'anno 2000, inoltre, il metano (CH4) è diminuito dello 0,35%, mentre il monossido di azoto (N2O) è aumentato dell'1,9% e l' F-gas è aumentato del 40%. La situazione poco favorevole è confermata anche dai dati sull'inquinamento atmosferico del Paese. Nel 2002, l'86% delle stazioni ha registrato almeno un superamento dei limiti previsti per l'ozono(o3) e nel 40% i superamenti sono perdurati oltre 50 giorni. In circa la metà delle stazioni la media annua delle concentrazioni medie giornaliere di particolato fine (Pm10) ha mostrato valori superiori al limite per la protezione della salute. La stessa tendenza vale per il benzene (C6H6). Quanto alle risorse idriche, l'italia è un paese potenzialmente ricco d'acqua (il volume medio delle piogge risulta superiore alla media europea), la cui disponibilità 'teorica', tuttavia, non coincide con quella 'effettiva' a causa della natura irregolare dei deflussi e delle carenze del sistema infrastrutturale esistente. La disponibilità di risorsa idrica si riduce, infatti, dai 164 miliardi di metri cubi teorici annui, ai circa 52 miliardi di metri cubi utilizzabili. La carenza di disponibilità si verifica soprattutto nelle regioni meridionali, anche a causa della distribuzione stagionale delle precipitazioni che risultano fortemente concentrate nel periodo autunnale e invernale. Altri importanti fattori che contribuiscono a ridurre la disponibilità della risorsa sono i prelievi per intensità d'uso molto elevate (si utilizza il 78% della risorsa disponibile) e l'inquinamento, che può rendere l'acqua inadatta agli usi potabile e ambientale. Meglio è la situazione rifiuti. Negli ultimi due anni, la produzione totale - rivela l'annuario - dei rifiuti, mostra un rallentamento del trend di crescita. Nel 2001 ammonta a circa 120 milioni di tonnellate. I rifiuti speciali raggiungono un valore di 90 milioni di tonnellate, dove 4,2 milioni sono classificati come 'pericolosi', 31 come 'inerti' e sono praticamente tre volte tanto i rifiuti 'urbani' che risultano assestati su una quantità pari a 29,4 milioni di tonnellate. Prende piede la cultura della differenziazione, che nel 2001 ha costituito il 17,4% del totale della raccolta. Qualche dato confortante arriva dal sensibile aumento delle Zone di protezione speciale (Zps). Dal 1997 al 2003 il numero di queste zone e' passato da 96 a 377 e la loro superficie da circa 812 mila ettari a quasi 2 milioni. Questo dato permette di valutare positivamente la risposta istituzionale dell'italia, soggetta nel 1993 a procedura di infrazione, alle richieste dell'unione Europea. Di contro l'analisi delle specie animali minacciate evidenzia che oltre il 70% dei vertebrati risulta essere minacciato. Il quadro negativo e' confermato anche dall'analisi delle specie endemiche: il 22,4% delle specie seriamente minacciate sono endemismi che per la loro rarità possono essere considerati in grave pericolo di estinzione INQUINAMENTO E AUMENTO DELLE MALATTIE RESPIRATORIE Un convegno internazionale ad Ancona per discutere di come affrontare l'emergenza L'inquinamento ambientale sotto accusa, come fattore di rischio del diffondersi di malattie respiratorie: è uno degli argomenti di grande attualità, visto il ritorno delle polveri sottili in una concentrazione che i tecnici considerano pericolosa per la salute umana, che è stato trattato nell'incontro svolto ad Ancona la scorsa settimana nella sala Verdi del Teatro della Fortuna. All'iniziativa dal titolo "CURAREDUCANDO" sono intervenuti i medici Gabriele Frausini e Pierpaolo Isidori. In tutta Italia. Come nel resto dei paesi europei, si sta verificando un preoccupante evolversi delle patologie polmonari che ormai colpiscono il 25 per cento della popolazione e sono ai primi posti tra le cause di morte. Le malattie respiratorie (asma bronchiale, bronchite cronica, enfisema polmonare, tumori al polmone, infezioni broncopolmonari), infatti, in assenza di misure efficaci, sono destinate a diventare una delle emergenze di carattere sanitario più frequenti, La persistenza di fattori di rischio come l'inquinamento ambientale ed il fumo di tabacco rappresenta la maggior causa di accrescimento di questa patologia. «Noi riteniamo - hanno affermano i due medici in un

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